Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino
Anno II N. 11 Marzo – Aprile 2005
Avrete la vita per sempre
SOMMARIO
con Cristo
morte
croce
pag. 17 Gruppo donne del ricamo
pag. 18 Gruppo donne AC
pag. 19 Il teatro come la fenice
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)
DIRETTORE RESPONSABILE
: Silvia PECORINIREDAZIONE
: Via Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
SALVATI NELLA SOFFERENZA
Da quando è apparsa sulla terra, la persona umana, ha sempre sentito nella sua interiorità la ricorrente ed angosciante domanda: perché la sofferenza, il dolore? E questo perché il mistero della sofferenza fa parte integrante della vita e non può essere eliminato. Su questa realtà sembra quasi inutile indagare!
Se noi, per esempio, ci poniamo a riflettere a livello personale, siamo nel buio più profondo: perché la sofferenza tocca quel soggetto e risparmia quell'altro? Perché il giusto talvolta pare castigato dal dolore più che il malvagio?
Tuttavia è opportuno fare un cammino di approfondimento del problema. Il cristiano tenta di trovare un po' di luce nella Parola di Dio e nell'evento Gesù Cristo.
Nonostante che il mistero rimanga sovrano, tuttavia qualche piccola luce si accende attorno a lui.
La prima luce è questa: Gesù Cristo, Figlio di Dio, assumendo la nostra condizione umana, ha accettato le gioie della vita come la sofferenza di essa. Ora se non è stata sconveniente per il Figlio di Dio, non lo può essere per noi. Un qualche senso, un qualche valore lo dovrà pure avere. Al dolore Gesù ha unito la consapevolezza dell'amore di Dio. E la sofferenza l'ha vissuta unendola e avvolgendola nell'amore del Padre.
La seconda luce è la seguente: tutta la teologia cattolica afferma che Gesù Cristo ci ha redenti con la sofferenza della Passione e della Croce. Qui veniamo a scorgere il valore di purificazione e di redenzione della sofferenza. Il soffrire è provare il male, ma in Cristo diventa la più solida base del bene definitivo: la salvezza eterna.
A queste considerazioni teologiche ne vanno aggiunte altre a livello umano.
La sofferenza, ci matura e ci fa crescere facendoci diventare persone adulte, capaci di accogliere fino in fondo la nostra vita. Ci ricorda che non siamo onnipotenti ed autosufficienti, ma creature del Signore e che abbiamo bisogno della sua Presenza. Ci apre agli altri facendoci uscire dal nostro egoismo, rendendoci misericordiosi di fronte agli errori degli altri. Concludendo, dalla visione cristiana della sofferenza, viene a noi, l'invito ad accogliere totalmente la nostra vita con la parte di dolore che comporta, a darle un senso unendola alla sofferenza di Gesù Cristo, affinché emerga l'interiore maturità e grandezza spirituale donata dalla Grazia.
Il vostro parroco, don Roberto
Spiritualità
SOFFERENZA E AMORE
Il tempo della Quaresima è un tempo di attesa, come l’Avvento, in cui ci prepariamo all’evento della piena manifestazione di Gesù come Signore della vita, che vince la sofferenza e la morte, che porta a pieno compimento il senso dell’esistenza di ogni uomo. Tre sono gli atteggiamenti con cui vivere questo momento particolare dell’anno liturgico: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Non sono comportamenti da operare esteriormente, ma interiormente: la preghiera ci rammenta la nostra non autosufficienza, il fatto che abbiamo bisogno di rivolgerci a Dio Amore. Il digiuno ci educa a superare le difficoltà della vita e ad offrire questi momenti al Signore Gesù in unione col suo sacrificio. L’elemosina è propria dell’amore stesso: il dono ci dispone all’apertura verso gli altri, non chiudendoci nel nostro benessere egoistico. Dobbiamo vivere la Quaresima nella consapevolezza del Signore Risorto, attendendo questo evento centrale della nostra fede.
La Pasqua difatti è per noi cristiani l’evento più importante di tutto l’anno: è nella notte di Pasqua che celebriamo l’ingresso nella "nuova creazione" in cui il Risorto ci immette. Se nel Natale festeggiamo il mistero dell’Incarna-zione, di Dio che si fa uomo, adesso ci prepariamo a ricordare che la resurrezione di Gesù dona una vita che non muore, una vita eterna. Ogni vita, breve o lunga, felice o sofferente,
partecipa di questo destino unico e misterioso: non un destino tragico ordinato all’angoscia dell’avvicinarsi della morte, ma una pienezza infinita.
Momenti di sofferenza e di gioia si alternano nella vita di ciascuno di noi: la sofferenza, il male a volte dilagante, sono il grande scandalo della vita umana perché incomprensibili, ingiu-sti, discordanti con un Dio che si presenta come Dio di amore.
Se Dio è amore onnipotente perché il dolore? Se Dio è giusto perché la sofferenza anche di chi compie il bene? Se Dio è buono perché il male? Tentare di cercare le cause del male non porta molto lontano: di fatto tutto ciò resta un mistero.
Di questa paradossalità dell’esistenza umana ci parlano il libro di Giobbe e quello del Qoelet. Giobbe è l’uomo giusto, che vive osservando in modo perfetto la legge di Dio. Ad un certo punto inizia ad essere "perseguitato" da Satana che vuol dimostrare come il suo amore non sia gratuito, ma solo frutto di interesse perché Dio gli assicura una vita felice. La vita di Giobbe diventa allora una lotta in continua perdita: la sua famiglia è distrutta, resta privo di tutti i suoi averi, morte su morte condiziona la sua esistenza. È una sofferenza ingiusta che vede Dio lasciare Giobbe in mano a Satana. Il libro del Qoelet invece ci pone di fronte alla vanità di tutte le cose che esistono sulla terra: la nostra vita non è altro che un soffio, tutto è in balia alla precarietà, la sofferenza domina, niente è per sempre, si nasce
per morire. La Bibbia così ci parla di Dio di riflesso: è la vita dell’uomo l’argomento centrale, vita che è sotto lo sguardo del Signore. Uno sguardo che però talvolta sembra assente, o peggio ancora indifferente alle difficili situazioni. Il libro di Giobbe e del Qoelet sono "aperti": non danno cioè delle soluzioni, ma ci interpellano dal profondo perché le loro domande e le incertezze sono in fondo le nostre domande e incertezze. Il mistero della sofferenza fa parte integrante di questa vita e non può essere eliminato. Averne paura o pensare di poter eludere i momenti di dolore non risolve la situazione, casomai l’aggrava solamente.
Se non abbiamo soluzioni, possiamo però osservare ciò che il Padre e il Figlio, nella comunione dello Spirito, hanno scelto di manifestare: Gesù si è sottoposto totalmente alla condizione umana, il Figlio si è incarnato dive-nendo pienamente uomo e accettando la gioia della vita come il dolore. Solo in una cosa si è distinto da noi uomini: per il modo di amare. Gesù è stato un uomo capace di amare con il cuore di Dio. Di fronte a Lazzaro ha pianto; di fronte alle sofferenze e al disorien-tamento degli uomini si è commosso. Se possiamo dire che nessuno ha amato come Gesù, dobbiamo anche dire che nessuno ha sofferto come lui. Al dolore ha unito la coscienza totale di che cosa fosse l’amore di Dio: ha sentito pienamente dentro di sé la forza del bene contraria alla potenza del male che dilania l’esistenza umana. L’unico insegnamento di Gesù è stato quello dell’amore: se il male non si può eliminare dalla vita, non è però neppure l’ultima parola su di essa.
Non ha senso evitare la sofferenza: è una cosa impossibile. La vera vittoria è invece quella dell’amore, perché ciò che resterà di noi sarà solo quello. Ecco allora la resurrezione di Gesù: lui si è donato fino in fondo ed in lui, primo uomo che ha avuto la vita eterna, siamo stati associati alla nuova creazione aperta a una vita senza fine.
Lasciarsi vincere dalla paura del dolore, pensare che sia preferibile morire piuttosto soffrire è in ultima analisi rinunciare ad amare.
Umanamente poi il dolore ha anche un significato educativo importante: è il dolore ci fa crescere davvero e diventare persone adulte, sagge, capaci di accogliere vita fino in fondo. La sofferenza ci ricorda che non siamo onnipotenti e autosufficienti, ma che siamo creature del Signore. Essa ci evita di dimenticare che siamo figli di Dio, che abbiamo bisogno della sua presenza. Il dolore ci apre agli altri, alla solidarietà, ci fa uscire dal nostro egoismo; ci rende misericor-diosi, non giustizieri di fronte agli errori altrui. Il male ci dà la consapevolezza della nostra responsa-bilità, del fatto che non ci si può accontentare solo delle cose materiali.
Allora questo tempo di Quaresima ci aiuti a comprendere che la sofferenza coperta dall’amore è la vera vittoria sul male, il luogo dove possiamo già assaporare quella vita per sempre che tanto desideriamo.
Le preghiere del mese
PREGHIERE
Cosa dice la Chiesa
LA SOFFERENZA COME UNIONE CON CRISTO
All'interno di ogni singola sofferenza provata dall'uomo e, parimenti, alla base dell'intero mondo delle sofferenze appare inevitabilmente l'interrogativo: perché? E' un interrogativo circa la causa, la ragione, ed insieme un interrogativo circa lo scopo (perché?) e, in definitiva, circa il senso. Esso non solo accompagna l'umana sofferenza, ma sembra addirittura determinarne il contenuto umano, ciò per cui la sofferenza è propriamente sofferenza umana.
[…] Attraverso i secoli e le generazioni è stato costatato che nella sofferenza si nasconde una particolare forza che avvicina interiormente l'uomo a Cristo, una particolare grazia. Ad essa debbono la loro profonda conversione molti Santi, come ad esempio San Francesco d'Assisi, Sant'Ignazio di Loyola, ecc. Frutto di una tale conversione non è solo il fatto che l'uomo scopre il senso salvifico della sofferenza, ma soprattutto che nella sofferenza diventa un uomo completamente nuovo. Egli trova quasi una nuova misura di tutta la propria vita e della propria vocazione. Questa scoperta è una particolare conferma della grandezza spirituale che nell'uomo supera il corpo in modo del tutto incomparabile. Allorché questo corpo è profondamente malato, totalmente inabile e l'uomo è quasi incapace di vivere e di agire, tanto più si mettono in evidenza l'interiore maturità e grandezza spirituale, costituendo una commovente lezione per gli uomini sani e normali. Questa interiore maturità e grandezza spirituale nella sofferenza certamente sono frutto di una particolare conversione e cooperazione con la Grazia del Redentore crocifisso. E' lui stesso ad agire nel vivo delle umane sofferenze per mezzo del suo Spirito di verità, per mezzo dello Spirito Consolatore. […] E' lui — come Maestro e Guida interiore — ad insegnare al fratello e alla sorella sofferenti questo mirabile scambio, posto nel cuore stesso del mistero della redenzione. La sofferenza è, in se stessa, un provare il male. Ma Cristo ne ha fatto la più solida base del bene definitivo, cioè del bene della salvezza eterna. Con la sua sofferenza sulla Croce Cristo ha raggiunto le radici stesse del male: del peccato e della morte. Egli ha vinto l'artefice del male, che è Satana, e la sua permanente ribellione contro il Creatore. Davanti al fratello o alla sorella sofferenti Cristo dischiude e dispiega gradualmente gli orizzonti del Regno di Dio: di un mondo convertito al Creatore, di un mondo liberato dal peccato, che si sta edificando sulla potenza salvifica dell'amore. E, lentamente ma efficacemente, Cristo introduce in questo mondo, in questo Regno del Padre l'uomo sofferente, in un certo senso attraverso il cuore stesso della sua sofferenza. La sofferenza, infatti, non può essere trasformata e mutata con una grazia dall'esterno, ma dall'interno. E Cristo mediante la sua propria sofferenza salvifica si trova quanto mai dentro ad ogni sofferenza umana, e può agire dall'interno di essa con la potenza del suo Spirito di verità, del suo Spirito Consolatore.
Dalla Lettera Apostolica "Salvifici Doloris" di Giovanni Paolo II
La ragione e la fede
EUTANASIA: L’ASSURDO DELLA BUONA MORTE
Da sempre l’uomo si è interrogato sul problema del male, l’uomo con i suoi desideri che tendono all’infinito, con quel richiamo inscritto nella sua natura ad andare oltre la morte. La condizione umana è consapevole di questa tensione irrisolvibile che denota la dualità della persona stessa, corpo e spirito, finito e infinito, materiale e immateriale. Il diritto alla vita si impone sempre e comunque e l’obbligo a non uccidere è la legge morale fondamentale su cui si basa la prima possibilità della sopravvivenza della specie umana su questo pianeta. I desideri di bene e di felicità però contrastano spesso con le troppe difficoltà presenti, con la sofferenza, le ingiustizie, il male, la malattia e la morte.
La vita umana è sempre degna di essere vissuta in ogni situazione? La sofferenza, oltre ad essere negatività, può avere un ulteriore senso e venire trasfigurata dall’amore?
Nella nostra società si riscontra ormai una difficoltà oggettiva a pensare la morte, la decadenza fisica, il dolore. Lo dimostra la ricorrenza ai continui interventi di chirurgia plastica: la presunzione è diventata così grande da far pensare di poterci autocreare… ma a quale immagine e somiglianza?
Il materialismo in cui siamo immessi fa cercare l’eternità nelle cose o nella mera sopravvivenza biologica: i nostri desideri di felicità diventano ciechi e miseri. Si perde la saggezza che cerca pienezza di vita in ogni dimensione, corporale e spirituale, che vuole un progetto di vita non per l’immediato. Non si valuta più come il bene che ciascuno riesce ad operare non cade nel nulla
Ogni uomo, anche nelle condizioni di sofferenza più disperate, ha sempre il diritto alla vita perché conserva la sua dignità di persona umana. In questo il cristianesimo ha affermato inoltre, in base all’esempio dato da Gesù, come sia proprio nel dolore che il Signore è particolarmente vicino. Sebbene il dolore e la malattia a volte sembrino sfigurare l’uomo, non si può mai considerare umano e giustificabile il ricorso all’eutanasia, alla "buona morte". Può la morte essere buona?
Un vero messaggio umano, così come anche il cristianesimo afferma, non mira ad accelerare la fine terrena, ma a trasfigurare ogni realtà operando nell’amore. L’eutanasia è una rinuncia, è essere dei perdenti nei confronti delle proprie paure. Il vero coraggio sta nel dare e cercare dei motivi di speranza e di amore: ci vuole più forza ad amare nella sofferenza che ad arrendersi ad essa e solo l’uomo può essere capace di fare questo. Dobbiamo sostenere quei gesti che ognuno di noi apprezza e ammira nel profondo. Chi non rimane stupito di fronte a tanto coraggio?
L’invito è a scegliere sempre la vita, perché la nostra speranza è segno di un’esistenza che non muore.
Veglia di Preghiera
LE SETTE PAROLE DI GESÙ SULLA CROCE
VEGLIA DI PREGHIERA DAVANTI ALLA CROCE
Canto d’inizio
Lettore 1: La sofferenza acquista alla luce della fede valore di salvezza: unisce intimamente al mistero pasquale. La sofferenza non è mai la parola ultima. Nelle difficoltà si cela sempre la speranza e la certezza della risurrezione. Le sette parole dette da Gesù sulla croce ci educano a comprendere il mistero della sofferenza umana vista sotto la luce dell’amore di Dio.
La prima frase: OGGI SARAI CON ME IN PARADISO
Lettura del Vangelo:
Con Gesù crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". Ma l’altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male". E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso". (Mc 15,27; Lc 23,39-43)Riflessione: Sono parole solenni e sicure : con esse Gesù ci fa capire che la sua Croce, scelta per amore e per fedeltà al Padre, è salvezza per tutti coloro che si affidano a Lui. Sono parole che testimoniano e portano fino alle estreme conseguenze il chiaro desiderio di Dio Padre espresso dal profeta Ezechiele: "Com’è vero che io vivo - dice Dio - io non godo della morte del peccatore, ma che il peccatore desista dalla sua condotta e viva" (Ez 33,11). Sono parole di ‘salvezza’ fin da adesso, da ‘oggi’: una salvezza che vuol dire vita piena di senso, non un fallimento - vita vera, perché abitata dall’amore misericordioso del Signore.
CANTO
La seconda frase: PADRE PERDONALI…
Lettura del Vangelo: I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: "Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce! ". Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: "Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo". Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno".
(Mc 15,22-26.29-32a; Lc 23,34)Riflessione:
Gesù invoca il Padre suo perché offra il perdono ai suoi crocifissori. Il Figlio di Dio non muore condannando o imprecando: scusa i suoi persecutori e prega per loro. Si tratta di un gesto significativo: Gesù manifesta coerenza con quanto aveva insegnato: "Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano" (Mt 5,44). Si tratta di parole sconvolgenti : con esse Gesù rivela che anche dalla croce splende il vero Volto di Dio Padre, "ricco di misericordia" (Ef 2,4). Si tratta di una preghiera che nasce dal cuore "mite ed umile" di Cristo: con essa Gesù testimonia che è possibile rompere la catena della violenza, per mezzo del perdono, capace di suscitare vita.CANTO
La terza parola: DONNA ECCO TUO FIGLIO
Lettura del Vangelo: Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio! ". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre! ". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (Gv 19,25-27)
Riflessione: Da queste parole scaturisce e riceve senso la maternità di Maria verso ogni cristiano: da Cristo morente sulla croce Maria viene data ad ognuno di noi come Madre dolcissima. Queste parole, piene di tenerezza e di affetto, significano che la maternità di Maria trova continuazione nella Chiesa, simboleggiata e rappresentata da Giovanni: come Maria, la Chiesa è chiamata a generare nuovi "figli di Dio", attraverso l’ascolto della Parola e la sequela di Cristo fino alla croce. Sotto la croce nasce la nuova comunità dei credenti: essa vede in Maria la Madre che li genera alla fede nel Figlio suo. Per il discepolo amato e per ognuno di noi, allora, accogliere Maria come Madre vuol dire accogliere la Chiesa come Madre, e viceversa. Affidandoci Maria, Cristo vuole dirci che la Chiesa è un bene e un tesoro prezioso, da accogliere come un dono affidatoci da Lui morente sulla croce.
CANTO
La quarta frase:
DIO MIO PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?
Lettura del Vangelo: Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni? , che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: "Ecco, chiama Elia! ". Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: "Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce". (Mc 15,33-36)
Riflessione: È il grido non di un disperato, ma del Figlio di Dio, Gesù, che sente di vivere ancora una profonda relazione con suo Padre, sebbene percepito assente e lontano. È la domanda dell’uomo Gesù, e di ogni persona umana, sul "perché" della sofferenza degli innocenti, della verità dei buoni che viene sconfitta, dell’amore che sembra essere inutile. È la preghiera gridata da Gesù - l’uomo giusto abbandonato nelle mani dei violenti - che non chiede a Dio giustizia, né tanto meno vendetta, ma la Sua compagnia, per poter restare sulla croce fino in fondo.
CANTO
La quinta frase: HO SETE
Lettura del Vangelo: Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse, per adempiere la Scrittura: " Ho sete ". Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. (Gv 19, 28-29)
Riflessione: È domanda che esprime il bisogno fisico di bere. Ma soprattutto esprime una profonda esperienza del limite umano: non siamo capaci di darci da soli l’acqua che ci disseta, che dà senso al nostro profondo desiderio di vivere una vita degna di essere chiamata tale. Alla Samaritana Gesù aveva chiesto: "Dammmi da bere", ed a lei si era rivelato come il solo capace di donare un’acqua che diventi "sorgente che zampilla per la vita eterna" (cfr. Gv 4,7.14). Dalla croce ripete anche ad ognuno di noi: solo Lui è l’acqua vera per ogni nostra sete - gli altri ci offrono solo aceto, anestetici che ci intontiscono e danneggiano!
CANTO
La sesta frase: TUTTO È COMPIUTO
Lettura del Vangelo: Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto!". (Gv 19, 29-30)
Riflessione: Sono compiute le Scritture, che facevano dire a Cristo per bocca del profeta: "Padre, non hai gradito né sacrifici né olocausti; mi hai preparato un corpo: ecco che io vengo per fare la tua volontà" (cfr. Sl 40, 7-9). È compiuta la volontà di amore del Padre che "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" ((Gv 3,16).
È compiuta la missione del Figlio, che aveva detto di sé: "Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato" (Gv 6,38) - una volontà di Vita in pienezza: "Io sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza" (Gv 10,10).
È compiuta la salvezza del mondo, perché Gesù è nato, è vissuto, muore, e soprattutto risusciterà "non per condannare il mondo, ma per salvare il mondo" (Gv 12,47).
CANTO
La settima frase:
PADRE NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO
Lettura del Vangelo: Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo, spirò. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: "Veramente quest’uomo era Figlio di Dio! ". (Lc 23,44-46; Mc 15,39)
Riflessione: È la preghiera della consegna definitiva e fiduciosa di sé al Padre: ci fa capire che la vita di Gesù non termina sconfitta in un tragico punto di domanda, ma nella serenità di chi porta a compimento la sua vita consegnandola a chi gliel’aveva data. È preghiera aperta ad un’ulteriore parola del Padre: a questa consegna, il Padre risponderà ridonando la vita al Figlio, nella risurrezione. È preghiera che ci svela il senso profondo non solo della nostra morte, ma anche della nostra vita: essa è (o dovrebbe essere) un continuo, sereno e fiducioso consegnarci e abbandonarci a Dio, nostro Padre. Anche l’ultima parola di Cristo sulla croce diventa per noi "vangelo", buona notizia per la nostra esistenza di cristiani: ci aspetta sempre l’abbraccio benedicente del Padre, capace di accogliere e di infondere serenità, fiducia, Vita sempre più vera.
CANTO
Gesto
Preghiere spontanee
Preghiera conclusiva: O Dio, che hai rivelato il mistero della tua sapienza nella follia della croce, donaci di riconoscere nella Passione la gloria del tuo Figlio, perché la sua croce sia sempre per noi fonte di speranza e di pace. Per Cristo, nostro Signore. Amen.
CANTO
Musica
♫
CRESCENDO E cERCANDOSono stato anch’io
sotto un passaggio di stelle e nel cuore Dio fu come nella notte un tuono;
ho viaggiato il mio destino
tra l’anima e la pelle
muto in ogni addio
da solo il vento non ha suono
Io non chiedo un poco più di pane
ma che tu lo mangi insieme a me
e non credo che ci sia una pace mai
se la pace non è dentro te.
E così crescendo e cercando, qui e altrove e come e quando, troveremo infine chissà la via della felicità.
Ogni dì crescendo e cercando, si ma dove, domani o quando, prenderemo insieme la scia del tempo della fantasia.
Sono stato già in tutti i luoghi
del mondo in qualunque età
e mille storie quasi uguali.
Ho volato ma mi sogno da sempre
sullo sfondo ma la vita va,
è appena un battito di ali.
Io dispero che mi dia da bere
chi non sa la sete che cos’è
e sospiro per aver del bene se solo può far bene pure a te un soffio d’amore
E così crescendo e cercando, qui e altrove e come e quando, troveremo infine chissà la via della felicità.
Ogni dì crescendo e cercando, si ma dove, domani o quando, prenderemo insieme la scia del tempo della fantasia
…crescendo e cercando
la via della felicità
(Claudio Baglioni –2005)
Spunti per la riflessione
L’ultima canzone di Claudio Baglioni ha davvero un testo interessante e segna una nuova maturità dell’artista. Già dal titolo si rivela una progressione in positivo: l’ottica è quella di una crescita e ricerca in ogni tappa della vita animata dal desiderio di felicità.
"Sono stato anch’io…":
queste frasi ricordano degli episodi biblici ben riconoscibili… li ricordi? Abramo e la discendenza, il mistero del nome di Dio a Mosè e Giacobbe, Elia e il mormorio del vento leggero…► Pensi che sia importante saper leggere in questo senso le canzoni?
► Quale impatto ha Dio nella tua vita?
► Perché secondo te Claudio Baglioni afferma che "da solo il vento non ha suono?"
"E così crescendo e cercando…": Queste due parole sono il cuore del testo: non si presentano mai separate, ma coordinate sintatticamente.
► Credi sia possibile crescere senza cercare?
► Cosa pensi valga la pena di essere cercato nella vita?
► Cercare porta comunque a crescere?
"Io dispero che…" :
► Che senso ha per te questa frase?
Notizie della nostra Comunità
RINNOVAMENTO CARISMATICO DELLO SPIRITO SANTO
Gruppo di Preghiera SACRA FAMIGLIA DI NAZARET
Con la preghiera farete cose grandi
Uberto Biagiotti
è morto a giugno 2004. Ho conosciuto Uberto per la prima volta nel 1991 quando con Stefano abbiamo fatto il primo pellegrinaggio a Medjugorje.Scriveva sulla sofferenza:
L'uomo di fronte alla sofferenza
Perché? Ogni uomo si pone questa domanda: "Perché soffrire, e ...poi... perché morire!"
La mia vita non è stata diversa da quella di tante altre persone, anche se ognuno di noi ha la sua storia. La gioia e la sofferenza mi hanno accompagnato dalla mia infanzia fino ad ora.
Dio mi ha dato una sensibilità molto spiccata che mi ha permesso di condividere con gli altri momenti di dolore e momenti di felicità estremamente intensi. In ogni età si soffre, ma forse in maniera diversa. Da piccolo mi sentivo fragile, a volte solo, pur avendo una famiglia eccezionale. Da adolescente ho vissuto il dualismo fra il bene e il male che si camuffa da falso bene e che poi ti fa soffrire perché sai di avere sbagliato.
A 22 anni la sofferenza della malattia grave quando non ti è permesso di fare progetti e quando le cose umane che prima contavano si sono relativizzate tutte. La sofferenza ti annulla, cambia, i sapori e le sensazioni non sono più le stesse e hai bisogno di aiuto. Eppure la vita continua e a volte diventa "normale "soffrire e in certi momenti il dolore diventa una strana" felicità".
Io credo in Gesù ed in Gesù crocifisso e poi risorto. Il nostro Dio si fa uomo" uomo dei dolori che ben conosce il patire" per dare il valore al dono più grande che Dio ci può dare: la sofferenza, il sacrificio che non è altro che la sua donazione unita alla nostra donazione.
Io credo che la sofferenza sia l'amore puro. Per amore ci si sposa per condividere le croci e le gioie insieme.
Per amore si soffre nel parto per mettere al mondo i figli e poi si soffre per educarli e crescerli; per amore si abbandona se stessi per fare i missionari nella nostra vita.
Quando un giorno pregando nella chiesa di Soci chiedevo al Signore di insegnarmi ad amare, ad un certo momento gli dissi:" Signore dimmi come mi ami Tu?". La mia attenzione si posò sul Crocifisso sopra all'altare e nel mio cuore sentii la sua risposta :" io ti amo di un amore crocifisso".
Queste parole mi hanno sempre accompagnato dandomi forza e serenità.
La sofferenza più grande è quando intorno a te tutto si fa buio e ti senti abbandonato perché quando si soffre veramente si diventa crocifissi. A Gesù è permesso solo di patire inchiodato e annullato sulla croce perché vuole guarire il mondo, vuole insegnarci la via dell'amore e della resurrezione: la croce!
Io sto portando la croce che Gesù ha deciso per me. Sono povero, incapace, a volte, anzi spesso, umanamente sono molto debole nell'accettare ma credo nelle parole di San Paolo:" Chi ci separerà dall'amore di Cristo?
Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? …Io sono infatti persuaso che né morte, né vita; né angeli, né principati, né presente, né avvenire, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore."
Dobbiamo imparare da Maria a stare ai piedi della croce ad amare il Crocifisso così come lo ha fatto Lei: Gesù ha detto :"Ho sete", gli uomini gli hanno dato aceto, Maria lo ha dissetato col suo amore mentre i due cuori trafitti dalla spada erano uniti in un unico cuore che ha vinto il mondo.
"Non abbiate paura: spalancate le porte a Cristo" ha detto il Santo Padre.
Questa è la mia e la nostra speranza; con Gesù e Maria vincerò.
Riferimento: Sig.ra Amalia Bonciani
Tel. 0575 570124
Notizie della nostra Comunità
GRUPPO DONNE DEL RICAMO
Come ogni anno, abbiamo partecipato alla Fiera di Natale, vendendo i nostri lavori e abbiamo così inviato il ricavato a quattro diverse attività missionarie. Di queste quattro una è la missionaria Luciana Bastiani, che da tanti anni opera nel Laos e nella Thailandia. Anni fa questa missionaria è venuta a trovarci a Strada e ci ha illustrato e parlato della sua missione, attraverso un filmino che ci ha dimostrato quanta fatica e lavoro occorreva fare. Particolarmente commovente era vedere il difficile cammino che i missionari dovevano fare attraverso la giungla, per arrivare ad un lebbrosario, dove erano attesi da tanti malati, parecchi bambini, ai quali occorrevano medicinali e cibo. Il loro arrivo era una festa per tutti. L'altra missione, alla quale è andata una parte del ricavato, è quella dove opera don Carlo Donati, ossia il Burghina-Faso. Questa è una missione alla quale noi donne del ricamo, mandiamo sempre denaro e indumenti per i bambini. Non abbiamo però dimenticato la missione dove operava padre Terenzio Biondi, nel sud Africa. Anche se il missionario ora è in Italia per motivi di salute e di età, il nostro interessamento non si è esaurito.
Attraverso Padre Aliboni, che è sempre stato un suo collaboratore, inviamo ancora alla missione di padre Terenzio il nostro aiuto.
Ultimi nell'elenco dei beneficati, l'associazione "Medici senza frontiere" che opera dove c'è il bisogno di assistenza e carità.
Coordinatrice del gruppo: Sig.ra Giuliana RISTORI
Notizie della nostra Comunità
GRUPPO FEMMINILE AZIONE CATTOLICA
La Parrocchia Missionaria
La nota pastorale dei Vescovi "Il volto missionario della Parrocchia in un mondo che cambia" è stato al centro dei lavori dell'ultima assemblea generale della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana). Dal testo emerge la convinzione profonda che la Chiesa italiana ritiene di non poter fare a meno della Parrocchia sia per il suo legame con il territorio sia per il richiamo ad un processo del rinnovamento della pastorale protagonista attiva della "nuova evangelizzazione" ed impegnata a riappropriarsi del suo volto missionario. Dal legame tra parrocchia e territorio scaturiscono indicazioni in ordine all'impegno caritativo, sociale e culturale. Viene presentata la "pastorale integrata" nella diocesi, tra le parrocchie, con riferimento anche alle unità pastorali con le atre realtà ecclesiali. E infine si occupa dei protagonisti della missione nella Parrocchia: i sacerdoti, il parroco anzitutto, i religiosi e le religiose, i laici. Nella Parrocchia occorre impegnarsi per contribuire alla conversione missionaria di essa, cioè la nostra attenzione sia per tutte le persone e famiglie che abitano nel nostro paese; sia la Parrocchia visibile soprattutto nella liturgia, non continui a parlare unicamente con quelli che si radunano nei luoghi della comunità, ma sappia andare verso i luoghi di tutti; comunichi il Vangelo nei luoghi di vita ed allora tutti i laici che frequentano l'Eucarestia della domenica si sentiranno responsabili di testimoniare ed annunciare il Vangelo e di far vivere la loro Parrocchia con lo stesso affetto con cui si impegnano per le loro famiglie.
Da ricordare:
La Parrocchia è una comunità in cui la gente si sente in comunione di fede di azione e di carità
La Parrocchia è missionaria si deve preoccupare dei lontani pregando per loro nella Messa
La Parrocchia è comunità eucaristica che ama anche chi non frequenta la Messa domenicale.
Coordinatrice del gruppo: Sig.ra Laura PIANTINI
Avvenimenti
Il Teatro Parrocchiale come la Fenice
Con questo Carnevale 2005 è iniziata una nuova era per il teatro parrocchiale di Strada in Casentino. Ex cinema, alla cui edificazione si deve l’opera appassionata ed instancabile di un gruppo di persone che tanto hanno fatto in passato per la Parrocchia di Strada, si vede ora di nuovo in auge. Un gruppo di famiglie del Consiglio Pastorale, attive all'interno della Chiesa, ha intrapreso l’iniziativa di ridare vita a quella sala un tempo movimentata e affollata. Certo questi non sono più gli anni del cinema, viste le difficoltà a sopravvivere un po’ ovunque nella vallata. E allora perché non prendere spunto dal ciò che si sta facendo a Stia, nell’ex cinema parrocchiale. Una sala polivalente, aperta a tutti. Non autogestita però dai ragazzi per evitare il rischio di degradazione. Aperta a tutti in modo organizzato e all'insegna della pastorale. Il gruppo giovani rimane comunque un punto fermo nella organizzazione e nel lavoro di ripristino degli ambienti. Grazie alla partecipazione di molte persone alle feste proposte in questo carnevale, siamo riusciti ad ottenere l’accantonamento di un po’ di fondi che ci serviranno per riorganizzare gli spazi interni con la modifica del sistema di ancoraggio e di distribuzione delle poltroncine perché passino da fisse come lo erano prima a movibili, per l’uso diversificato della sala. Altre misure urgenti sono: la messa a norma delle uscite di sicurezza, l’impianto di illuminazione di emergenza, l'impianto di amplificazione, oltre che opere di manutenzione ordinaria, come imbiancatura, ripristino di intonaci, sgombro di locali che erano finiti per divenire solo un deposito. Non si crederebbe senza vedere quanto "modernariato inutile" è stata accumulato nel corso degli anni nel sotto palco del teatro. Già in passato, dallo stesso gruppo di genitori, era stato riorganizzato il palco, con il ripristino degli scenari, delle quinte, del sipario e dell’impianto elettrico.
Grazie all'aiuto di Enrico Magni, che ringrazio, abbiamo ripristinato il funzionamento dei ventilconvettori anche se tanto andrebbe fatto all’impianto di riscaldamento. Per quanto riguarda il tetto, oggetto di infiltrazioni di acqua nel periodo natalizio, di notevole entità, tanto da vederci costretti a rimuovere alcuni pannelli insonorizzanti deteriorati e divenuti pericolosi, siamo arrivati alla conclusione che la cosa migliore per evitare questi disagi, è riprendere il vecchio sistema di chi ci ha preceduto, ossia una pulizia del tetto organizzata e continua. Per questo il gruppo che ora gestisce il teatro si è preso l’impegno di pulire una volta al mese il tetto mediante spazzatura dei canali di raccolta reflui meteorici. Così ci dovremo organizzare anche per l’acquisto di una scala atta a tale scopo. Per la pulizia interna abbiamo in animo di acquisire un armadietto metallico per riporre tutti i materiali e prodotti per le pulizie.
Ringraziamo don Roberto per la fiducia che ci ha accordato lasciandoci gestire il teatro; ringraziamo tutti quelli che si danno da fare con entusiasmo e che lavorano sodo per la riuscita delle iniziative e durante i lavori di manutenzione; invitiamo chiunque lo desideri ad unirsi a noi. Speriamo di riuscire a creare un luogo in cui lo spirito di accoglienza della nostra comunità parrocchiale di Strada in Casentino possa rendersi visibile a tutti ed attiri persone all’interno delle iniziative pastorali della Chiesa.
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A cura del Direttore Silvia PECORINI
LA CASA ALBERGO DI STRADA IN CASENTINO
Una risposta alla sofferenza e alla solitudine
Era il 16 marzo 1975 quando a Strada in Casentino l’ECA, Ente Comunale Assistenza, realizzò un’opera sociale di notevole spessore: la casa albergo per anziani e il Centro Socio Sanitario Diurno, collocati in un edificio di Piazza Vittorio Veneto, situato al centro del paese. La costruzione, un tempo adibita a infermeria, fu completamente rinnovata e ampliata con criteri moderni e funzionali. Al Centro Socio Sanitario o tramite questo, alle dirette dipendenze dell’Amministrazione Comunale, venivano erogate prestazioni allo scopo di favorire quanto più a lungo la permanenza di persone anziane e inabili nel proprio ambiente naturale, familiare e sociale. Nella Casa Albergo, gestita dall’ECA, venivano accolti anziani residenti in alloggi inadeguati o in località isolate, le persone temporaneamente inabili, quelle che non potevano essere assistite dai parenti, e tutti coloro che privi di assistenza e soli ne richiedessero l’ospitalità. Ed è proprio su questa parola che è bene richiamare l’attenzione dei lettori, perché la Casa funzionava come un vero albergo, con piena libertà di uscire e di ricevere i propri parenti, la Casa Albergo aveva come criterio di base la temporaneità dell’assistenza sia perché l’anziano poteva ritornare in famiglia, sia perché potevano migliorare le sue condizioni di salute. In un giornale dell’epoca si legge " La realizzazione è tanto più importante in quanto nata in un piccolo centro e per opera di volenterosi che non hanno lesinato sforzi per raccogliere i finanziamenti necessari. Il massimo impulso è dovuto a Gemma Francioni che nella sua qualità di Presidente dell’ECA ha condotto per anni l’iniziativa fino all’attuale compimento…". Cambia inoltre il concetto di assistenza, l’anziano risulta inserito in un contesto sociale, non più una visione puramente caritativa. Erano, infatti, i benestanti a erogare carità alle persone più indigenti, come si legge nell’epigrafe posta all’entrata della Casa Albergo: "A Riconoscenza ed emulazione oblazione dalle lire 500 pro ambulatorio del Comune di Castel San Niccolò… Anno MCMXXVI Congr. Carità".
Nel 1977 l’ECA fu soppressa e la gestione della Casa Albergo è passata all’Amministrazione Comunale. Si tratta attualmente di una struttura mista, parte Residenza Sociale Assistita e parte Residenza Sanitaria Assistenziale, con 7 posti per ospiti autosufficienti e 14 posti per ospiti non autosufficienti. La casa di riposo serve per dare risposta a dei casi limite, oggi si cerca il più possibile di mantenere la persona all’interno del proprio ambiente. L’anziano non deve essere un isolato o un emarginato, ma la nostra società e quindi noi dobbiamo prendercene cura attraverso l’attenzione, il rispetto, la solidarietà, perché si tratta in primis di un uomo, di una persona.
Avvenimenti
Sr. Teresina
: da Strada...ad "apostola e madre nel nome di Dio"
Giovedì 3 febbraio si è spenta Sr Teresina GIANNOTTI. Nata a Strada 88 anni fa, giovanissima era entrata a far parte dell'ordine delle suore Orsoline. Laureata in lettere, aveva fondato la prima scuola media delle Orsoline nel 1942 a Calolzio. A Roma ha contribuito alla apertura della scuola media; in Sardegna ha operato sempre a favore dei più deboli e di chi aveva bisogno. Consigliere e vicario generale dell'ordine per molti anni, negli anni novanta è tornata a Calolzio ed è divenuta madre superiora. finché nell'ultimo periodo si è gravemente ammalata.
Ha detto la madre generale Sr. Letizia Pedretti:
Ç Incarnava pienamente il carisma del nostro ordine, in quanto apostola e madre nel nome di Dio. Era una vera suora orsolina ÈRiportiamo un testimonianza di l'ha conosciuta.
Carissima suor Teresina. sono venuta a trovarti a nome di tutti quelli che a Roma ti hanno conosciuta e stimata come una persona di valore. Manchi da parecchi anni, però nessuno ti ha dimenticata. L'intuizione di Madre Tecla nel mandarti ad aprire la Scuola Media in Valmelaina, in una comunità scolastica già straripante di alunni, ha trovato certamente in te, così umana nelle relazioni, una persona preparata professionalmente e con una lunga esperienza di insegnamento. Roma aveva bisogno di te, del tuo modo di fare, intraprendente, aperto, coraggioso, coinvolgente nell'amicizia e nel tuo condividere le responsabilità. Roma aveva bisogno della tua solida formazione spirituale e in campo educativo, e della tua fedeltà all'Istituto che hai saputo comunicare con fermezza. E Gesù che hai servito ed amato ti ha resa unica e irripetibile nell'avere e nel dare speranza. unica nel modo d'incontrare e nel dono di capire. Nell'edificare una complessità funzionante, sei stata. una pietra insostituibile. Ti abbiamo conosciuta come una persona originale nel bene. Rendiamo qui omaggio alla tua vita e alla tua genialità dinamica. Quel tuo andare senza pane, senza denaro, senza borsa essenziale anche nel vestito, oggi ci dice che le cose più importanti sono invisibili. Colui che ti ha amata così ti ha fatta sostare in questo ultimo tratto di tempo per sollevarti prima dell'alba, nell'ora della giornata, che per te, è cominciata splendente.
Suor Felicina Arisci
Varie
LA GROTTA AZZURRA
Era un uomo povero e semplice. La sera, dopo una giornata di duro lavoro, rientrava a casa spossato e pieno di malumore.
Guardava con astio la gente che passava in automobile o quelli seduti ai tavolini del bar.
"Quelli sì che stanno bene", brontolava l'uomo,pigiato nel tram, come un grappolo d'uva nel torchio. "Non sanno cosa vuol dire tribolare... Tutte rose e fiori, per loro. Avessero la mia croce da portare!".
Il Signore aveva sempre ascoltato con molta pazienza i lamenti dell'uomo. E, una sera, lo aspettò sulla porta di casa.
"Ah, sei tu, Signore?" disse l'uomo, quando lo vide. "Non provare a rabbonirmi. Lo sai bene quant'è pesante la croce che mi hai imposto". L'uomo era più imbronciato che mai.
Il Signore gli sorrise bonariamente."Vieni con me. Ti darò la possibilità di fare un'altra scelta", disse.
L'uomo si trovò all'improvviso dentro una enorme grotta azzurra.
L'architettura era divina. Ed era tempestata di croci:piccole, grandi, tempestate di gemme,lisce,contorte.
"Sono le croci degli uomini", disse il Signore,"scegline una". L'uomo buttò con malagrazia la sua croce in un angolo e, fregandosi le mani, cominciò la cernita.
Provò una croce leggerina. ma era lunga e ingombrante. Si mise al collo una croce da vescovo, ma era incredibilmente pesante di responsabilità e sacrificio.
Un'altra, liscia e graziosa in apparenza, appena fu sulle spalle dell'uomo cominciò a pungere come se fosse piena di chiodi.
Afferrò una croce d'argento, che mandava bagliori, ma si sentì invadere da una straziante sensazione di solitudine e abbandono.
La posò subito. Provò e riprovò, ma ogni croce aveva qualche difetto.
Finalmente, in un angolo semibuio, scovò una piccola croce, un po' logorata dall'uso. Non era troppo pesante, né troppo ingombrante. Sembrava fatta apposta per lui. L'uomo se la mise sulle spalle con aria trionfante. "Prendo questa!", esclamò. Ed uscì dalla grotta.
Il Signore gli rivolse il suo sguardo dolce dolce. E in quell'istante l'uomo si accorse che aveva ripreso proprio la sua vecchia croce: quella che aveva buttato via entrando nella grotta. E che portava da tutta la vita.
Bruno Ferrero, Il canto del Grillo
Pagine aperte…
LA PAGINA DEI LETTORI
Abbiamo ricevuto questa Preghiera da Vincenzo Gargiani. La pubblichiamo come esempio e testimonianza di tutte quelle associazioni cattoliche che sostengono le persone sofferenti.
PREGHIERA PER I VOLONTARI DI TUTTE LE ASSOCIAZIONI
Signore Iddio che hai detto che il comandamento più grande e' quello di amare il nostro prossimo come noi stessi, concedi dunque a tutti i volontari la salute, la forza, la volontà e l'umiltà per continuare a soccorrere ed aiutare nel Tuo Nome, i nostri fratelli sofferenti e bisognosi. Fai che possiamo essere sempre più numerosi; tocca il cuore di tante persone, soprattutto dei giovani che numerosi vivono spesso una esistenza vuota e senza ideali. Ispirali ad unirsi a noi affinché scoprano i veri valori della vita. Sii sempre vicino a tutti noi, specialmente nei momenti di pericolo e di stanchezza, affinché il Tuo santo aiuto ci permetta di superare tutte le difficoltà e proseguire cosi' nella missione che ci hai affidato. Ti ringraziamo, Signore, per averci fatto provare la gioia di portare un po' di sollievo in tanti nostri simili che, purtroppo sono stati o sono tuttora nel dolore. Assistili, o Dio misericordioso, con il Tuo amore e fai che la nostra opera sia continuata da quelli che verranno dopo di noi. Ricordati Padre, di tutti i volontari tuoi figli che non sono più tra noi e di tutti quelli che in ogni parte del mondo e sotto tutte le diverse bandiere, hanno sacrificato nobilmente la loro vita per seguire il Tuo comandamento: accoglili tutti in Paradiso e dona il Tuo conforto alle loro famiglie.
Buon Umore
BARZELLETTE SUI MEDICI ECCETERA ECCETERA
Perché i chirurghi usano la mascherina in sala operatoria?
Risposta: Per non farsi riconoscere.
Un tale si reca dall'oculista perché vede delle stelline davanti agli occhi.
La segretaria prende i suoi dati e gli fa qualche domanda:
Ha visto un medico?
No! Le ho detto che vedo solo le stelline!
C'E' UN FARMACISTA IN SALA ?
Un medico deve tenere un conferenza. Ha stampato
il suo testo a computer, ma poi ha preso degli appunti
a mano. Quando arriva agli appunti si accorge con orrore
che non riesce più a leggere la sua scrittura.
Alza gli occhi dal foglio e chiede al pubblico:
C'è un farmacista in sala, per caso?
CONTENTO LEI…
Un veterinario si sente poco bene e va da un medico.
Il dottore comincia a compilare una lunga cartella con i sintomi, la sua storia precedente, le malattie che ha avuto, eccetera.
Il veterinario infastidito, lo interrompe: Scusi, ma non può fare come faccio io con i miei pazienti che mi basta guardarli, poi faccio la diagnosi e li curo?
Certo. - ribatte il medico con un sogghigno. - ma se la cura non funziona, guardi che dovrò abbatterla…
IO SONO IL MARITO !!!
Un uomo chiama agitatissimo il pronto soccorso.
Per finire…
LA PIETRA SCARTATA DAGLI UOMINI…
…RACCOLTA DA DIO
Ho trovato estremamente importante nella mia vita la lettura di questo brano proposto da un padre gesuita quando ho fatto il mese di Esercizi Spirituali Ignaziani. Sono considerazioni che dovrebbero avere un peso rilevante in ciascuno di noi per farcia amare in pienezza quel mistero che è la vita umana. Così, come diceva il Piccolo Principe,
"l’essenziale è invisibile agli occhi"."La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo; ecco l’opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi" (Salmo 118)
La prima cosa che salta all’occhio incontrando una persona disabile è proprio la sua disabilità. È significativo che questa sia, almeno di solito, impossibile da nascondere. La condizione di disabilità rende manifesta una mancanza, indica un limite, dichiara un deficit: lo esprime, lo comunica, ne parla anche al di là delle parole. La normalità delle persone "normodotate", invece, viene costruita anche mediante l’occultamento di difetti, anomalie, diversità. Si può addirittura dire che nella misura in cui un deficit o un’anomalia è occultabile, la persona che ne è portatrice è normale; nella misura in cui il deficit è evidente e non occultabile, la persona è disabile. In questo senso le persone disabili sono più trasparenti delle altre: esse rivelano ciò che le altre nascondono.
La situazione di deficit rivela la condizione umana. Infatti "morte" e "deficit" sono sinonimi: la morte è il venire a mancare dei giorni, delle cose, di parti di noi, di persone care, infine di tutto ciò che siamo. Nelle persone disabili si rende manifesto in particolare il venire a mancare, il non essere di una parte di noi, di una qualche funzione del corpo o della mente. Ma la fede cristiana ci dice che Gesù è venuto a liberare dalla morte tutti gli esseri umani – poiché tutti sono mortali, tutti bisognosi della vita eterna che hanno perduto – . Agli occhi di Dio tutti gli esseri umani sono portatori di deficit, tutti sono menomati e disabili. In questo senso la trasparenza delle persone disabili, oltre che un paradigma della condizione umana, è anche profezia: rivela agli esseri umani come Dio li vede.
Tratto da
La meraviglia. Il Salmo 118
dal punto di vista dell’handicap.
Stefano Toschi,
Ed. Insieme, Bitonto 1997
UN GRAZIE....
Un grazie di cuore al Direttore Responsabile del giornalino, Silvia PECORINI.
Giornalista e nostra compaesana, è da alcuni numeri, presente con una sua rubrica fissa sul Casentino.
Laureata in lettere, è regolarmente iscritta all'ordine dei Giornalisti della Toscana.
Da questo numero, il giornalino parrocchiale "In Cammino…" è regolarmente registrato al Tribunale di Arezzo.
Una massima....
"…Aveva sperimentato quanto è nocivo all'anima comunicare tutto a tutti, e sapeva che non può essere uomo spirituale colui che non possiede nel suo spirito segreti più numerosi e profondi di quelli che potevano essere letti sul viso e giudicati in ogni loro parte dagli uomini. Si era infatti imbattuto in persone che esteriormente mostravano di essere d'accordo con lui, mentre la pensavano diversamente: in sua presenza lo applaudivano, in sua assenza lo deridevano; e questi lo avevano influenzato e, qualche volta, gli avevano reso un poco sospette anche persone, che venivano a lui con sentimenti retti.
Così purtroppo spesso avviene che la malignità cerca di screditare tutto ciò che è puro, e poiché la menzogna è vizio di molti, si finisce per non credere più alla sincerità dei pochi."
(San Bonaventura, fonti francescane 487)