Parrocchia di San Martino a Vado

Strada in Casentino

In
Cammino...
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


EDIZIONE SPECIALE SU GIOVANNI PAOLO II

 

 

 

 

 

 

Anno II     N. 12   Maggio    Giugno  2005



“Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”

 

 

 

SOMMARIO

 

q       Editoriale                                        pag. 3  Il Pontificato di Giovanni Paolo II

q       Il Vescovo                                        pag. 5  Come la fontana del villaggio

q       Il pensiero di Giovanni Paolo II     pag. 7  Ecumenismo, viaggi, le donne

q       Cosa dice la Chiesa                        pag. 10 Giovanni Paolo il grande, cantore

   della civiltà dell’amore

q       Cosa dice la Chiesa                        pag. 11 Con la sua passione ha scritto

   l’enciclica più bella

q       L’opinione                                       pag. 13 Metropolita Russo

q       I commenti                                      pag. 14 Hanno detto del Papa…

q       La Cina                                           pag. 15 Giovanni Paolo II muore con 

   questo dolore

q       I Giovani                                         pag. 16 Un saluto

q       Gruppo giovani parrocchiale                   pag. 17 …nel nostro cuore

 

q       L’approfondimento                         pag. 18 La Fecondazione? Non è un giro

  di giostra

q       Cosa ha detto il Papa                     pag. 20 Giovanni Paolo II

         pag. 23 Benedetto XVI

q       Avvenimenti                                    pag. 26 Incontri del vicariato

         pag. 27 Concerto in Pieve

         pag. 29 Campo estivo Parrocchiale

q       Notizie della nostra comunità         pag. 30 Mostra Omaggio a Francesco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTA: In questo numero speciale sono state soppresse le rubriche tradizionali, alle quali diamo appuntamento al prossimo numero.

 


 


Editoriale

IL PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO II

Presentare un pontificato come quello di Giovanni Paolo II non è né agevole né facile. I motivi sono evidenti ed intuibili: 1) Perchè è stato uno dei pontificati più lunghi della storia del papato; 2) Perchè ha incontrato moltitudini di persone nelle situazioni più disparate nei 104 viaggi apostolici, nelle 146 visite pastorali alle chiese italiane, nell'incontro con i fedeli delle 317 parrocchie visitate come vescovo di Roma; 3) Perchè è stato un papa che ha lasciato molti documenti e testi nella sua azione di maestro e guida della Chiesa. Oltre alle migliaia di discorsi, omelie, interventi in pubblico ed in privato ha scritto 14 Encicliche, 15 Esortazioni Apostoliche, 11 Costituzioni, 45 Lettere Apostoliche e si è cementato anche nello scrivere cinque libri dal “Varcare le soglie della Speranza” (Ottobre ‘94) all'ultimo “Memoria ed identità” (Febbraio 2005); 4) Perchè a differenza dei suoi immediati predecessori, IL CONCILIO, l'ha dovuto non aprire (Giovanni XXIII), non chiudere (Paolo VI) ma ha dovuto offrirne elementi di attualizzazione per il popolo di Dio, la Chiesa. Ed è proprio in questo aspetto e dimensione, a mio modesto parere, la GRANDEZZA e la SINGOLARITA' del suo pontificato. Durante lo svolgersi del suo Ministero Petrino non ha fatto altro che prendere alcune VERITA' CONCILIARI e farne linee-guida del suo agire e del suo insegnare. Già il discorso all'indomani della nomina (Ottobre ‘78) e la prima Enciclica Redemptor Hominis (1979) ponevano la CENTRALITA' DI CRISTO nella Chiesa e nel mondo e la DIGNITA' DELLA PERSONA UMANA, come scelte primarie di vita spirituale e di cammino di civiltà dei popoli. Dal decreto sull'ecumenismo (Unitatigs Redintegratio) e dalla dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane (Nostra Aetate) maturavano gli incontri con gli EBREI nella sinagoga di Roma ed al muro del pianto; l'ingresso nella MOSCHEA di Damasco e la PREGHIERA PER LA PACE ad Assisi compiuta insieme a tutti i capi delle religioni della terra. Il tutto deciso e compiuto nella consapevolezza che un dialogo aperto e leale, oltre a riconoscere i valori di cui gli altri son portatori, avrebbe favorito il cammino verso la PIENEZZA della verità di CRISTO. E' stato il primo papa a dedicare un'intera enciclica alla donna (Mulieris Dignitatem 1988). Oltre a vincere la discriminazione esistente nella varie culture, ha presentato gli aspetti più validi e positivi nella MATERNITA' e nella VERGINITA' per il regno di Dio. Non è mancato, facendo eco alle grandi encicliche sociali,quali la RERUM NOVARUM di Leone XIII e la POPULORUM PROGRESSIO di PaoloVI, lo sguardo al mondo del lavoro (Laborem Exercens 1981) e la rilettura della dottrina sociale della Chiesa per le mutate condizioni odierne, denunciando la logica dei due blocchi ideologici USA-URSS; l'allargamento del fossato tra Nord e Sud del mondo ed invocando un'anima etica ai processi di mondializzazione in atto opponendosi alle "strutture di peccato" -così le chiama- per far emergere la SOLIDARIETA' come impegno costante per il bene comune ( Sollecitudo Rei Socialis 1987). Nella CENTESIMUS ANNUS (1991), documento che supera le “ideologie”, chiama l'uomo alla costruzione di un mondo più giusto. Accennando al superamento del Comunismo per la storia recente non è che si afferma che il Capitalismo sia il sistema più valido per proseguire. Ci si appella ad un'economia libera ma inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta a servizio della libertà umana integrale e della persona. Si individuano i nemici della crescita futura nel totalitarismo.

Nell'organizzazione sociale che favorisce l'utilitarismo individuale o settoriale,il fondamentalismo religioso intollerante e fanatico. Non possiamo non ricordare che è stato il Papa che ha creato le GIORNATE MONDIALI DELLA GIOVENTUI e che ha instaurato con i giovani, per due decenni, un rapporto unico per durevolezza e forza. Indicava GESU’ CRISTO che lui seguiva, ma al tempo stesso li accoglieva, nel vincolo dell'amore, anche nei loro modi estremi, scandendo il ritmo di ciascuno negli abbracci, nelle musiche. E si è verificato un fatto straordinario: più che invecchiava più essi lo sentivano giovane; più lo vedevano debole più gli appariva forte. Per questo i GIOVANI han continuato a vegliare in piazza S. Pietro per accompagnarlo alla fine del suo traguardo personale. Parlando del papato di GIOVANNI PAOLO II non va sottaciuto un aspetto che è stato unico e singolare nel suo genere. Non c'era mai stato un papa che avesse mostrato nella sua prassi di vita l'apprezzamento di ciò che esalta la prestanza fisica (nuotatore, sciatore, atleta…) ed al tempo stesso non avesse paura di mostrare la vecchiaia con le sue pene e sofferenze accolte sempre come risposta alla volontà di Dio e partecipazione alla passione di Cristo a salvezza propria e del mondo. Ma questa è un toccare e rivelare la sua santità e la tempra di un testimone autentico del Vangelo di Gesù. Vorrei concludere questo editoriale constatando che i giornalisti spesso propongono del pontificato una lettura sul versante del progressismo o conservatorismo, ma questo è quanto di più sbagliato ci possa essere nella valutazione di un ministero così alto come quello del Papa. Nella storia il cristianesimo deve sempre trovare un equilibrio tra la fedeltà ai valori e principi evangelici e l'adeguamento al mondo che cambia e si sviluppa in situazioni sempre nuove nella vita degli uomini.

Il vostro parroco, don Roberto

 
Il Vescovo

Come la fontana del villaggio

 


Attingendo a Cristo, Giovanni Paolo II è diventato, secondo la felice espressione di un altro grande papa, il beato Giovanni XXIII, come la fontana del villaggio, alla quale tutti possono attingere gratuitamente. Ritengo un grande dono del Signore aver potuto attingere a quest’acqua zampillante: negli incontri annuali della Conferenza Episcopale Italiana, nelle visite che Egli ha fatto alle Chiese della Toscana, nei vari pellegrinaggi. In particolare ricordo le quattro “visite ad limina” con il colloqui personale nel suo studio, la concelebrazione eucaristica nella sua Cappella, il pranzo alla sua mensa. Dal mio cuore sgorga il ringraziamento più sentito: grazie, Padre santo, per l’affetto e l’attenzione! In me rimane indelebile in tutti i suoi momento la visita pastorale alla nostra diocesi, qui a Fiesole il 18 ottobre 1986. grazie papa Giovanni Paolo II per quanto hai donato a tutta la realtà fiesolana. E non possiamo dimenticare i tre grandi pellegrinaggi diocesani nei quali ci ha accolti a Roma: nell’anno santo della redenzione del 1983-84, nella restituzione della visita fatta a Fiesole quando il 26 settembre 1987, ricevesti il numeroso pellegrinaggio nell’aula Paolo VI, nel pellegrinaggio di oltre ottomila persone della nostra diocesi in piazza S. Pietro l’8 maggio del grande giubileo del 2000. e come non ricordare la bellissima lettera inviata nel settimo centenario della nascita del nostro vescovo sant’Andrea Corsini, il 30 novembre 2001?

Quanti giovani hanno potuto attingere a questa sorgente! Le giornate mondiali della gioventù sono state una sua invenzione. Quanti giovani della nostra diocesi si sono sentiti rinvigorire nella loro fede, hanno trovato gioia e coraggio nell’incontro col papa: ricordiamo in particolare la viva partecipazione, il silenzio profondo, la preghiera intensa dei due milioni di giovani a Tor Vergata, nella giornata mondiale della gioventù del  2000, in quella notte di veglia e nella celebrazione della S. Messa il giorno dopo. È commovente che il papa abbia riservato ai giovani il so ultimo pensiero: “Vi ho chiamato e siete venuti: grazie!”

No solo! Tutta la chiesa è stata confortata dal suo zelo apostolico instancabile, rimasto fedele alla preghiera fatta al momento della sua elezione: “O Cristo, fa’ che io possa diventare ed essere servitore della tua dolce potestà. Servitore della tua potestà che non conosce tramonto. Fa’ che io possa essere un servo. Anzi, servo dei tuoi servi”. E questo servizio lo ha svolto nei confronti di tutta l’umanità. Per cui vediamo questo spettacolo unico e commovente che ci riempie di stupore: uomini e donne di altre confessioni cristiane e di altre religioni, credenti e non credenti si uniscono ai cattolici con viva partecipazione.

È l’umanità intera da lui mata e servita che oggi gli rende l’omaggio della sua gratitudine, consapevole della grandezza umana e spirituale di questo uomo. Ha servito l’umanità difendendo la verità dell’uomo sempre e dovunque: la vita nei confronti della morte, la pace nei confronti della guerra, la giustizia nei confronti dell’ingiustizia, la solidarietà verso i poveri nei confronti dell’indifferenza dei popoli ricchi. Soprattutto, è grazie a lui, alla sua coraggiosa difesa della pace, che è stata scongiurata negli ultimi anni , una guerra di religione che avrebbe potuto avere conseguenze catastrofiche! Rispettoso di tutti, ha elevato alto il suo messaggio sino agli estremi confini della terra. E l’umanità intera ha capito che non si trattava di parole vuote, ama che ognuna di esse era frutto di una vita totalmente donata nell’amore, fino al supremo sacrificio di sé.

 

Luciano Giovanetti,

Vescovo di Fiesole.

 



Il pensiero di Gioavnni Paolo II

 

Un Magistero all’insegna della cultura del dialogo

 

L'ecumenismo e il dialogo di Giovanni Paolo II

Nel 1994, parlando alla VI Assemblea Generale della “Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace”, Giovanni Paolo II disse: “Il dialogo è più che mai necessario. Infatti mentre le vecchie barriere cadono, ne emergono di nuove, ogni volta che le verità e i valori fondamentali vengono dimenticati o trascurati anche fra coloro che si professano religiosi. Attraverso il dialogo interreligioso siamo in grado di testimoniare quelle verità che costituiscono il punto di riferimento necessario per l’individuo e per la società: la dignità di ogni essere umano indipendente dalla sua origine etnica, dalla sua appartenenza religiosa” (Discorso alla VI Assemblea Generale della “Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace” del 3 novembre 1994). Uno dei punti su cui il Papa è ritornato molte volte in tutto il suo pontificato è stato quello dell’Ecumenismo e del Dialogo. Egli ha riconosciuto infatti con evidente chiarezza che solo dal dialogo è possibile che nasca la pace: “la religione non è, e non deve diventare, un pretesto per i conflitti, soprattutto quando l’identità religiosa, culturale ed etnica coincidono. La religione e la pace vanno di pari passo […]. Il compito che dovremo affrontare sarà quello di promuovere una cultura del dialogo” (Incontro in occasione dell’Assemblea Interreligiosa “Alle soglie del Terzo Millennio: la collaborazione fra le diverse religioni” del 28 ottobre 1999). Durante il suo lungo pontificato Giovanni Paolo II ha fatto sì che si sviluppasse questa cultura del dialogo: oltre ai numerosi incontri con i rappresentanti delle numerose confessioni cristiane, egli ha dedicato a questo tema una Enciclica, “Ut unum sint”, nell’anno 1995; inoltre ha favorito e realizzato due incontri di preghiera per la pace insieme a tutti i rappresentanti delle religioni mondiali nel 1986 e nel 2002 e nei numerosi viaggi ha avuto la possibilità di rivolgere parole e incoraggiamenti ai fedeli di altre religioni


 

I viaggi all'estero del pontificato di Giovanni Paolo II

 

"Roma non è più a Roma ma, proprio perché è cuore di una Chiesa pellegrina, è diventata pellegrina anch'essa sulle strade del mondo".

Nelle parole di Giovanni Paolo è questo il significato dei suoi numerosissimi pellegrinaggi attraverso il pianeta. Ogni viaggio assume il valore di un pellegrinaggio al santuario vivente del Popolo di Dio. "La bussola di questo Pontificato non indica il nord ma l'umanità. Per questa gira ostinatamente in tutte le direzioni", anche dove i cattolici sono una piccola parte: vuole essere vicino a tutti. Tra i viaggi più rilevanti nella storia del pontificato di Giovanni Paolo II ricordiamo in particolare quelli realizzati all'insegna del dialogo ecumenico, interreligioso e politico: la visita alla Sinagoga di Roma (1986), l'incontro con Fidel Castro a Cuba (1998), la preghiera al Muro del Pianto di Gerusalemme durante il pellegrinaggio in Terra Santa del 2000 e il viaggio in Grecia e in Siria (2001) che ha segnato il disgelo con gli ortodossi e l'apertura all'Islam.

 

Problemi della modernità nel pensiero di Giovanni Paolo II

 

La funzione sociale della proprietà privata dei mezzi di produzione e l’annientamento della libertà della persona umana in un’economia socialista; la difesa dei corpi intermedi, a cominciare dalla famiglia, e l’insistenza sul principio di sussidiarietà orizzontale; l’idea che lo Stato debba intervenire secondo il principio di solidarietà, ma con l’avvertenza che se è vero che il Welfare State ha spesso posto rimedio “a forme di povertà e di privazione indegne della persona umana”, non di rado, tuttavia, lo Stato assistenziale “intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, provoca la perdita di energie umane e l'aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese”; il riconoscimento della “giusta funzione del profitto come indicatore del buon andamento dell’azienda”, pur se “il profitto non è l'unico indice delle condizioni dell'azienda”; gli aspetti positivi della globalizzazione, ma anche l’attenzione sui rischi che si scivoli in una forma di neocolonialismo - ecco, sono stati questi soltanto alcuni dei più urgenti problemi sociali affrontati dal Santo Padre. Così come, d’altra parte, Egli si è più volte preoccupato dei mezzi di comunicazione di massa, i quali “possono rendere un servizio inestimabile alla cultura, alla libertà e alla solidarietà”, a patto però che non si deroghi mai da questi due grandi principi: dire la verità e rispettare la dignità della persona umana. E, più in particolare, il Papa è chiaro sul fatto che “coloro che lavorano per la televisione hanno gravi responsabilità morali nei confronti delle famiglie, che costituiscono la gran parte del loro pubblico.

Il Papa della pace e dell'incontro tra le religioni.

Il Papa che ha viaggiato e scritto tanto per essere il più vicino possibile a tutti i fedeli del mondo.

Il Papa che adorava i bambini, il teatro e la montagna.

 

 

 

Il grazie delle donne a Giovanni Paolo II

 

Le donne del Centro Italiano Femminile hanno vissuto nella commozione e nella preghiera le ore del trapasso di Giovanni Paolo II, il Grande Pontefice venuto da lontano e come nessun altro più vicino alla gente di tutti i continenti, le razze e le nazioni. La sua paternità universale si è identificata con la sua missione di profeta e di araldo del Vangelo, di fautore di pace e di perdono, dai gesti inconfondibili di amicizia e di tenerezza umana, di fortezza e di energia nell’annuncio della verità sull’uomo e su Dio, proposta come unico aspetto di un mistero d’amore, come icona potente di resurrezione e di misericordia.

L’Associazione ha attinto costantemente luce e forza dalla ricchezza e dalla sapienza del suo Magistero sociale, avvertendo che esso scaturiva da profondità di dottrina e da altissima spiritualità, capace di coniugare il visibile e l’invisibile, il temporale e l’eterno senza alcuna separatezza o scissione.

Il suo insegnamento ancorato strettamente alla tradizione della Chiesa ha sempre proposto orizzonti di novità come espressione di una perenne rivelazione nella storia, come manifestazione del mistero e del volere divino da lui perennemente cercato e amato nelle lunghe ore di preghiera, riscoperto e riabbracciato negli incontri con le folle di tutto il mondo.

Di tale insegnamento le donne sono state destinatarie privilegiate per la speciale attenzione del suo magistero alla dignità e missione della donna, considerata nella sua dimensione umana e cristiana, nonché per le numerose manifestazioni di benevolenza paterna ricevute nelle udienze.

Giovanni Paolo II è stato il primo Papa che si è rivolto direttamente alle donne in occasione della Conferenza Mondiale di Pechino, che ha chiesto scusa alle donne per le offese alla loro dignità, che ne ha valorizzato il pensiero e la capacità di custodire i valori della sensibilità e della vita, che ha affidato al genio femminile in modo particolare l’umanizzazione della cultura e la diffusione della civiltà dell’amore.

 

Cosa dice la Chiesa

 

“Giovanni Paolo il Grande”, “cantore della civiltà dell’amore”

Giovanni Paolo II, ha portato in tutte le piazze del mondo il Vangelo della speranza cristiana, insegnando a tutti che la nostra morte non è che un passaggio verso la patria del cielo. Là è il nostro eterno destino, ove ci attende Dio nostro Padre. Il dolore del cristiano si trasforma subito in un atteggiamento di profonda serenità. Ciò ci proviene dalla fede in Colui che ci ha detto: “Io sono la Risurrezione e la vita. Colui che crede in me, non morirà in eterno” (cfr Gv 11,25-26)…….. Quante volte, il Papa ha ripetuto in questi 26 anni che i mutui rapporti fra gli uomini e fra i popoli non si possono basare solo sulla giustizia, ma debbono essere perfezionati dall’amore misericordioso, che è tipico del messaggio cristiano. Giovanni Paolo II, anzi, Giovanni Paolo il Grande divenne così il cantore della civiltà dell’amore, vedendo in tale termine una delle definizioni più belle della “civiltà cristiana”. Sì, la civiltà cristiana è civiltà dell’amore, a differenza radicale di quelle civiltà dell’odio che furono proposte dal nazismo e dal comunismo…….. Dal cielo, Egli vegli sempre su di noi e di aiuti a “varcare quella soglia della speranza” di cui tanto ci aveva parlato. Questo suo messaggio rimanga per sempre scolpito nel cuore degli uomini d’oggi. A tutti, Giovanni Paolo II ripete ancora una volta le parole di Cristo: “Il Figlio dell’Uomo non è venuto al mondo per giudicarlo, ma per salvarlo” (cfr Gv 3,17). Giovanni Paolo II ha diffuso nel mondo questo Vangelo di salvezza, invitando tutta la Chiesa a chinarsi sull’uomo d’oggi per abbracciarlo e sollevarlo con amore redentivo. Sia nostro compito raccogliere il messaggio di chi ci ha lasciato e farlo fruttificare per la salvezza del mondo!

Cardinal Sodano

 

Gli ultimi momenti dell’arcivescovo Angelo Comastri con il Papa : “Con la sua passione ha scritto l’Enciclica più bella”

L’arcivescovo Angelo Comastri, grande amico di Giovanni Paolo, e di recente nominato da lui Vicario per lo Stato della Città del Vaticano, ha raccontato gli ultimi momenti trascorsi nella stanza del Papa la sera prima che morisse. Il prealto ha raccontato di aver ricevuto venerdì una chiamata inaspettata dal Segretario personale del Papa, l’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, che lo invitava a salire nell’appartamento pontificio per ricevere la sua ultima benedizione. “Io mi sono precipitato, evidentemente, nell’appartamento del Santo Padre dove il Papa stava vivendo la sua sofferenza, la sua passione e – direi – la sua battaglia fino alla fine”, ha affermato il prelato, che ha predicato gli esercizi spirituali a Giovanni Paolo II e alla Curia Romana tre anni fa. “Quando mi sono trovato davanti al Pontefice – ha rivelato in una testimonianza trasmessa dalla “Radio Vaticana” – ho provato un’emozione indescrivibile e in quel momento mi si sono sovrapposte le immagini che la televisione ha mandato in onda la sera del Venerdì Santo quando ha ripreso il Papa di spalle e il Papa teneva in mano il crocifisso rivolto verso di lui”. “Guardandolo, proprio nel letto della sofferenza, ho detto: veramente sei il Vicario di Cristo fino in fondo, lo sei nella passione che stai vivendo con una edificazione che commuove il mondo”. “Ho anche detto: tante polemiche sull’efficienza del Papa sono state fatte nei mesi scorsi, ma forse non abbiamo capito che bisogna distinguere efficienza ed

 

efficacia. Ci sono persone efficienti che non sono efficaci in niente, ci sono persone che non sono efficienti, come il Papa nel dolore, ma di un’efficacia straordinaria”. “Il Papa nel dolore ha scritto la più bella Enciclica, della sua vita, fedele a Gesù fino alla fine – ha spiegato –. Mi sono inginocchiato, ho chiesto la benedizione al Santo Padre, il Papa ha mosso appena la mano, ho visto che voleva benedirmi ma è ricaduta, allora io ho appoggiato la mia testa sulla mano del Pontefice, ho pianto e mi sono fermato alcuni istanti in silenzio”. “Poi sono uscito dalla camera del Papa tenendo con me questo che io ritengo il mio personale testamento della sua ultima benedizione”, ha concluso il prelato, figlio spirituale di Madre Teresa di Calcutta.

All’umanità che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dell’egoismo e della paura,

il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e riapre l’animo alla speranza.

È amore che converte i cuori e dona pace.

Quanto bisogno ha il mondo di comprendere e di accogliere la Divina Misericordia!

Signore, che con la tua morte e risurrezione

riveli l’amore del Padre, noi crediamo in Te

e con fiducia ti ripetiamo quest’oggi:

Gesù, confido in Te, abbi misericordia di noi

e del mondi intero.

Giovanni Paolo II

 


L’opinione

Giovanni Paolo II ha dato voce ai cattolici dell’ex Unione Sovietica

Dichiarazioni del metropolita Tadeusz Kondrusiewicz

MOSCA, martedì, 5 aprile 2005. Giovanni Paolo II è diventato la voce dei cattolici dell’ex Unione Sovietica, ha constatato l’Arcivescovo cattolico di Mosca in una intervista concessa a ZENIT in cui analizza il lascito del Papa in Russia, un Paese che non è mai arrivato a visitare. “Lo ricorderemo come il Papa che ci ha parlato, ma allo stesso tempo come il Pontefice che si è espresso da parte nostra, nel nostro nome quando noi non avevamo la possibilità di farlo”, ha affermato il prelato. Come ha affermato nell’omelia di domenica scorsa, “i cattolici di Russia hanno una riconoscenza particolare nei suoi confronti. Non possiamo dimenticare l’amore del primo Papa slavo per la Russia”. “Il mondo intero è stato testimone del suo desiderio incessante di sviluppare il dialogo e la collaborazione con la Chiesa ortodossa russa. Giovanni Paolo II si è rivolto in più di un’occasione al popolo russo e ai fratelli ortodossi”, ha detto. “Giovanni Paolo II ci ha dato fiducia: con il suo primo appello di aprire le porte e le frontiere a Cristo ha dato a noi cattolici dell’ex Unione Sovietica una nuova speranza”, ha quindi aggiunto l’Arcivescovo. “Giovanni Paolo II – ha proseguito – ha ricostruito e rinnovato le chiese cattoliche esistenti prima del 1917 ed ha amato molto la Russia. Lui era slavo e amava anche gli ortodossi”. “Il clima di speranza e di dialogo con gli ortodossi rimane. Siamo condannati al dialogo, e questa direzione presa del Papa deve andare avanti. Certo, è lo Spirito Santo che guida la Chiesa, ma noi siamo strumenti e dipende anche da noi che questo clima rimanga e si sviluppi”. “Ci sono stati tanti segni e parole anche in lingua russa come nel suo viaggio in Lituania che l’hanno avvicinato, e soprattutto questa icona della Vergine di Kazan riconsegnata dal cardinale Kasper”, ha constatato. “La gente lo amava: domenica scorsa tutte le Messe a Mosca erano piene come per Pasqua”, ha aggiunto il prelato. “Il Papa era vicino, aperto, ascoltava, suggeriva e voleva bene alla gente”, ha concluso l’Arcivescovo, che aveva fatto visita al Papa al policlinico Gemelli pochi giorni prima della sua morte.

I Commenti

 

Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica italiana

”Egli ha comunicato speranza e fiducia a tutti noi. Ha scolpito le coscienze con i valori che danno senso e dignità alla vita delle persone e della società umana. Giovanni Paolo II ha creduto nella forza dello spirito e ha testimoniato, con il Suo indomito coraggio e la serenità nella sofferenza, la fortezza che permette di affrontare qualsiasi ostacolo, di operare per il bene in ogni circostanza. Egli continuerà a vivere nei nostri cuori, nella riconoscenza per la Sua testimonianza, per il Suo esempio. Egli è stato vero apostolo di pace nel mondo intero. L'Italia, Roma - la Sua Diocesi che si sta riversando in Piazza San Pietro - piangono la perdita di un Padre, di una persona amata”.

Silvio Berlusconi, Primo Ministro della Repubblica italiana

“Tutti gli siamo grati per l’opera infaticabile e sofferta che Egli ha svolto incessantemente contro ogni forma di totalitarismo, di violenza, di sopraffazione e di degrado morale, nel nome dei valori della Chiesa cattolica che sono anche i valori supremi della dignità dell’uomo e della solidarietà".

George W. Bush, Presidente degli Stati Uniti d’America

“Il Papa Giovanni Paolo II è stato un esempio e un ispiratore per milioni di americani così come per tanti altri cittadini di tutto il mondo. Ricorderemo sempre l’umile, saggio e coraggioso sacerdote che è diventato uno dei più grandi leader morali al mondo. Siamo grati a Dio per averci mandato quest’uomo, figlio della Polonia, che è divenuto Vescovo di Roma ed un eroe per tutte le generazioni”.

Shimon Peres, Vice-Premier di Israele

Il Papa “ha incarnato il meglio dell’intera umanità e al contempo gli elementi comuni dell’umanità. ...Le sue azioni e le sue dichiarazioni hanno trasformato le relazioni tra la fede cattolica e quella ebraica ed hanno avuto risvolti decisivi sull’impegno contro l’antisemitismo”.

Jacques Chirac, Presidente della Francia

[La storia] “considererà l’impronta e la memoria di questo eccezionale Sovrano Pontefice, il cui carisma, la cui convinzione e compassione esprimevano il messaggio evangelico con inedita risonanza sul teatro internazionale”.

Mahmoud Abbas, leader palestinese

“Sentiremo la mancanza di questa illustre figura religiosa, che ha dedicato la propria vita alla difesa dei valori della pace, della libertà e dell’uguaglianza”.

Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite

”Oltre al suo ruolo di guida spirituale per più di un miliardo di uomini, donne e bambini, egli è stato un instancabile avvocato della pace, un vero pioniere del dialogo interreligioso e un grande stimolo per un’autocritica da parte della Chiesa”.

Gerhard Schröder, Cancelliere della Germania

Il Papa “ha influenzato in molti modi l’integrazione pacifica dell’Europa. Attraverso il suo lavoro e la sua impressionante personalità, ha cambiato il nostro mondo”.


La Cina

Giovanni Paolo II muore con questo dolore

La Santa Sede denuncia la detenzione in Cina di due Vescovi, un sacerdote e un laico

Nelle ore che hanno visto consumarsi la lenta agonia di Giovanni Paolo II, la Santa Sede ha denunciato la detenzione nella Cina Continentale di due Vescovi, un sacerdote e un laico. Un comunicato stampa pubblicato questo sabato da Joaquín Navarro-Valls ha rivelato che a Roma “giunge notizia che mercoledì, 30 marzo scorso, il Reverendo Tommaso Zhao Kexiun, della diocesi di Xuanhua(Cina Continentale), è stato fermato dalla polizia mentre tornava da un funerale”. “Non si sa dove egli sia, né si conosce il motivo del fermo”, denuncia il documento della Santa Sede. “Anche il Vescovo della medesima diocesi, l'85enne Mons. Filippo Pietro Zhao Zhendong, è stato arrestato il 3 e viene detenuto nella città di Jiangjiakou”, ha aggiunto il testo. La “domenica delle Palme, 20 marzo scorso, le forze di sicurezza nazionale hanno portato via S.E. Mons. Giacomo Lin Xili, di 86 anni, Vescovo di Wenzhou. Non si conoscono i motivi dell'arresto”, ha constatato Navarro-Valls. Il vescovo Lin Xili si trova nella lista di 19 Vescovi e 18 sacerdoti arrestati, scomparsi, o rinchiusi in campi di lavoro e di rieducazione. “Egli è uno dei Vescovi della chiesa clandestina che a fasi alterne vengono sequestrati e sottoposti a lavaggio del cervello per farli iscrivere a forza nell’Associazione Patriottica, l’organismo di controllo del Partito Comunista cinese, che ha fra i suoi scopi la nascita di una chiesa indipendente dal Papa”, ha dichiarato padre Bernardo Cervellera, direttore di “AsiaNews”. Le notizie sulla morte del Papa sono sparite da tutti i siti internet, e né le televisioni né i giornali hanno pubblicato una foto o riferito su quanto è accaduto a Roma. Pechino ha rotto le relazioni con la Santa Sede nel 1951, espellendo il Nunzio apostolico, l’arcivescovo Antonio Riberi. Per riannodare le relazioni, la Cina chiede due condizioni: che il Papa non interferisca nella situazione religiosa del Paese (fra le altre cose, che non nomini i Vescovi) e che rinunci ad intrattenere relazioni diplomatiche con Taiwan


I Giovani

Un ultimo saluto per Giovanni Paolo II

«Vi ho cercato adesso siete venuti da me e per questo vi ringrazio».

Con questa frase, così toccante e commovente, il Pontefice ha chiamato a sé milioni di giovani per un estremo saluto. Giovani che, come me, hanno sentito il bisogno di rendere omaggio a chi, come ha saputo fare Giovanni Paolo II, li ha guidati verso la strada della fede. Quella fede che fino a non molti anni fa mancava nelle generazioni di ragazzi che non sentivano l'importanza del cammino divino, forse spinti dalla mancanza di una guida spirituale e di una figura forte che li sapesse trasportare nella via di Dio. Essere presente a Roma, nei giorni seguenti alla morte del Papa, ha suscitato in me una reazione forte, di unità, di integrità in un gruppo di ragazzi che solo Giovanni Paolo II è riuscito ad unire, facendo respirare nell'aria, a tutti i presenti, un lieve vento di speranza e commozione che fa ben sperare per gli anni che verranno. Sì, perché oltre alla lacrime ed al dolore per la perdita di uomo così importante per la nostra realtà, è saltato immediatamente agli occhi di tutti il forte sentimento di pace ed unione che i giovani hanno dimostrato, oltre alla gratitudine e il rispetto portati per il Papa. Sono certa che ogni persona, credente o non credente, abbia trovato spunti di riflessione e parole di stimolo ed incoraggiamento da parte di un uomo che ha fortemente amato i giovani e, come nessun altro, ha avuto fiducia in loro.

Irene PERINI

 

“L'umanità ha un bisogno imperioso della testimonianza di giovani liberi e coraggiosi, che osino andare controcorrente e proclamare con forza ed entusiasmo la propria fede in Dio, Signore e Salvatore. Sapete anche voi, cari amici, che questa missione non è facile. Essa diventa addirittura impossibile, se si conta solo su se stessi. Ma "ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio". I veri discepoli di Cristo hanno coscienza della propria debolezza. Per questa ragione pongono tutta la loro fiducia nella grazia di Dio che accolgono con cuore indiviso, convinti che senza di Lui non possono fare nulla. Ciò che li caratterizza e li distingue dal resto degli uomini non sono i talenti o le disposizioni naturali. E' la loro ferma determinazione a camminare alla sequela di Gesù. Siate loro imitatori come essi lo furono di Cristo!

E "possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l'efficacia della sua forza”                                               (Giovanni Paolo Il)


Gruppo Giovani Parrocchiale

Giovanni Paolo II … nel nostro cuore

In questo numero del giornalino, vogliamo rendere omaggio ad una persona che, morendo, ci ha lasciato una tristezza enorme: papa Giovanni Paolo II. Il nostro cuore però, non si sente vuoto perché Lui lo ha riempito, nel corso del suo pontificato, con i suoi insegnamenti, ma soprattutto con il suo amore. Ognuno di noi vuole ricordarlo con un pensiero.

(Martina, Francesco) Sabato 2 aprile alle 21,37 si è spenta la vita di papa Giovanni Paolo, l’unico grande uomo che è riuscito a riunire il mondo con la sua fervida fede. Però noi giovani non vogliamo ricordare il girono della sua morte ma ogni giorno della sua vita che ci ha riempito l’anima di amore. Ci ha insegnato ad amare a ad aiutare gli altri, capendo l’importanza dei piccoli gesti. Ci ha insegnato a rispettare e a perdonare il prossimo come lui stesso ha fatto. La sua morte non è una fine, ma l’inizio della sua vita eterna nel regno dei cieli.

(Letizia, Ilaria, Sara, Valentina, Alessandra) Tutto il mondo piange la scomparsa di un uomo importante che ha fatto grandi cose ed è riuscito a riunire tutte le religioni del mondo, è riuscito a perdonare il suo attentatore, ha continuato la sua missione nonostante le malattie; la sua grandezza è apparsa ancora più grande quando per dargli l’ultimo saluto si sono riuniti tutti i popoli del mondo.

(Amanda, Simone, Niccolò) L’Italia, l’Europa, tutto il mondo piange un uomo che ha segnato la storia degli ultimi decenni: il papa grande, il papa dei giovani, così lo chiamano nei telegiornali, nelle radio, le persone. Tutti piangono un uomo che ha dedicato la sua vita per la pace, la pace universale. “Papa santo subito!” Queste sono le parole della gente comune, che soffre di questo momento, bandiere a mezz’asta come segno di lutto, visi stanchi, lacrime che rigano il viso, commozione per tutti. Tutto il mondo si è riunito in un grande dolore; al suo funerale erano presenti i più grandi capi del mondo, da Bush agli sceicchi arabi. Come uomo umile è vissuto e come uomo umile sarà ricordato. Ha svolto il suo “mestiere” con umiltà e semplicità, ma soprattutto con affetto per tutti noi che lo ricorderemo per sempre. Vogliamo rivolgergli un sincero e grande “TI VOGLIAMO BENE” e grazie per quello che ha rappresentato e rappresenterà per sempre dentro di noi.


L’approfondimento

«La fecondazione? Non è un giro di giostra»

Il 12 e 13 giugno saremo chiamati alle urne per decidere di un tema alquanto delicato: la regolamentazione delle tecniche di fecondazione artificiale, detta Procreazione medicalmente assistita. Siamo chiamati per decidere, votando SI, di abrogare una legge che ha teso mettere delle limitazioni alla giungla che ha imperato fino al 10 febbraio 2004, giorno in cui è stata approvata la legge 40/2004, entrata in vigore il 10 marzo 2004.

Questa legge non è una legge “cattolica” ma è la migliore che si poteva ottenere. Cercare di abbatterla sarebbe un errore gravissimo. Per questo si stanno battendo contro il referendum, a favore dell’astensionismo, i vescovi, come dichiarato dal presidente della conferenza episcopale Italiana Card. Camillo Ruini e come ribadito dal nostro vescovo Mons. Luciano Giovanetti. In prima linea da sempre per il diritto alla vita, c’è anche On. Carlo Casini, presidente del Movimento della Vita e conosciuto in Casentino perché Toscano e presente più volte nella nostra vallata. Da un suo libro ricordiamo che, alla base della legge 40/2004 vi è fondamentalmente un solo argomento, ma è formidabile: l’uomo è sempre uomo dal concepimento alla morte. Perciò ad ogni obiezione e ad ogni critica è necessario rispondere con ragionamenti che partono da tale evidenza. Da questo principio di umanità del concepito, derivano altri quattro criteri fra loro collegati.

Il primato del figlio rispetto agli adulti (convenzione Universale sui diritti del fanciullo (1989)

Il principi di eguaglianza, con specifico riferimento all’embrione umano, verso il quale esiste il dovere morale di sempre rispettarlo e sempre proteggerlo, indipendentemente dalla modalità con la quale è stato procreato e indipendentemente dal fatto che alcuni possano essere qualificati come “soprannumerari”.

Il principio di precauzione; nel dubbio devono essere adottate le precauzioni che possono salvare la vita, non quelle che possono distruggerla. Questo principio è comunemente accettato negli ambiti della vita; si pensi in campo ecologico: manipolazioni genetiche non devono essere prodotte (si pensi agli alimenti geneticamente modificati) finché non vi sia la certezza e la prova che non possano recare alcun danno. Nel caso di un terremoto, di una valanga, di un attentato terroristico le ricerche delle vittime devono continuare finché persiste dubbio sulla loro vita. Perché questo principio non deve operare anche nel campo della bioetica? Perché si vogliono eliminare tutte le limitazioni imposte dalla legge sulla produzione ed eliminazione degli embrioni in soprannumero?

La legge 40/2004, anche se non è una legge confessionale (la chiesa avrebbe voluto molto di più) ha il merito di aver definito la qualità di essere umano al figlio dell’uomo e della donna, fin dal momento della fecondazione e di aver applicato anche a lui il principio di eguaglianza.

Questo referendum, se ottenesse il suo intento, sarebbe molto più grave dell’aborto. Nell’aborto il figlio può esistere contro la volontà degli adulti e la decisione di sopprimerlo viene presa nel tumulto dei sentimenti, spesso nella solitudine della donna, talvolta anche in presenza di oggettive difficoltà. Invece l’embrione in vitro può essere soppresso per una fredda e premeditata decisione di molte persone e la sua eliminazione può essere prevista e voluta ancor prima di generarlo.

Chi è contro la legge, e andrà a votare SI, dovrebbe legger il libro di Daniela PAZIENZA e di suo marito “Io e la fecondazione assistita”; una coppia che per sei anni ha cercato, senza riuscirci, di mettere al mondo un figlio con svariate tecniche. Questo diario racconta di un percorso impervio e durissimo, anche a livello fisico, tra analisi estremamente invasive, prelievi di ovociti e trasferimento di embrioni. Chi è a favore del referendum non vota per chi non può avere figli, ma solo per chi trae profitti da queste tecniche.

Non è vero infine, nella maniera più assoluta, che dalla soppressione di un embrione si possano trarre benefici in termini di cura di malattie; inoltre sono convinto che l’idea di proteggere la salute e la vita delle persone a scapito della vita di qualcun altro, sia un errore molto grave, dalle conseguenze nefaste.

Chi dice, come alcuni politici di grido, di avere posizioni cattoliche sul concetto della vita, ma che andrà a votare NO, fa solo il gioco degli oppositori, perché il solo modo per vincere è astenersi, affinché il referendum non raggiunga il numero legale del 50% +1 degli elettori. L’unico modo per essere dalla parte della vita è non andare a votare.


 Cosa ha detto il Papa

 

La disumanità della fecondazione artificiale nel Magistero di Giovanni Paolo II

 

Nell’immensa eredità di riflessioni che il Santo Padre ci ha lasciato sulla dignità della vita nascente e della generazione umana, possiamo attingere tutto quanto serve, per comprendere la sfida epocale, come da più parti è stata chiamata, che si sta giocando in Italia dopo l’approvazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, e che è giunta ad una tensione estrema in vista dei referendum abrogativi fissati per il 12 giugno. I “prezzi” da pagare per la fecondazione artificiale, sono vari, e tutti chiaramente indicati dal compianto Pontefice, e disseminati in tanti suoi memorabili interventi magisteriali. Nell’ Angelus del 31 luglio 1994, Giovanni Paolo II diceva che “in simili procedimenti l'essere umano viene defraudato del diritto a nascere da un atto d'amore vero e secondo i normali processi biologici, restando in tal modo segnato fin dall'inizio da problemi di ordine psicologico, giuridico e sociale che lo accompagneranno per tutta la vita”.

Il 6 febbraio 1999, il Santo Padre affermava che “c'è paternità e maternità anche senza la procreazione, ma la procreazione non può essere divisa dalla paternità e dalla maternità. Un ulteriore “prezzo” da pagare per la fecondazione artificiale è la rimozione del problema della sterilità e dell’infertilità. La legge 40 sancisce il rispetto della gradualità, cioè il ricorso alle tecnologie riproduttive solo quando tutte le vie alternative si sono dimostrate inefficaci, sia in senso terapeutico (nella cura della sterilità), sia rispetto alla prospettiva dell’adozione. Giovanni Paolo II aveva più volte messo in chiaro che “compito dello scienziato è piuttosto quello di investigare sulle cause della infertilità maschile e femminile, per poter prevenire questa situazione di sofferenza negli sposi. L’auspicio è che sulla strada della vera prevenzione e dell'autentica terapia la comunità scientifica – l’appello va in particolare agli scienziati credenti - possa ottenere confortanti progressi” Al contrario, l’interesse per la cura della sterilità e dell’infertilità sono andati continuamente calando con l’avanzare della mentalità “tecnologica” nella procreazione umana. Nel 2002, il Santo Padre denunciava il fatto che “mentre la ricerca biomedica continua a perfezionare metodi di fecondazione artificiale umana, sono pochi i fondi e le ricerche destinati alla prevenzione e al trattamento dell'infertilità”. Ma il “prezzo” più drammatico da pagare per la fecondazione artificiale è senza dubbio la perdita cospicua e inevitabile di embrioni umani. L’enciclica Evangelium Vitae del 1995 smascherava il vero volto della fecondazione artificiale, affermando che “anche le varie tecniche di riproduzione artificiale, che sembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non poche volte con questa intenzione, in realtà aprono la porta a nuovi attentati contro la vita” (n. 14). E continua: “Queste tecniche registrano alte percentuali di insuccesso: esso riguarda non tanto la fecondazione, quanto il successivo sviluppo dell'embrione, esposto al rischio di morte entro tempi in genere brevissimi”. Le statistiche parlano chiaro: sul totale dei trasferimenti di embrioni effettuati, la stragrande maggioranza non arriva alla nascita. Il III Rapporto ESHRE, relativo ai dati europei del 1999, parla di una perdita di embrioni pari all’89%. Anche per i “sopravvissuti”, d’altra parte, i rischi non finiscono: vi sono chiare indicazioni nella letteratura scientifica di aumenti significativi delle patologie genetiche e congenite nei nati da fecondazione artificiale, proprio a causa del concepimento in vitro. Senza contare il destino incerto degli embrioni crioconservati (congelati), che, una volta soddisfatto il desiderio di maternità e di paternità dei loro genitori, spesso non “interessano più”, e vengono “soppressi o utilizzati per ricerche che, con il pretesto del progresso scientifico o medico, in realtà riducono la vita umana a semplice ‘materiale biologico’ di cui poter liberamente disporre” ( Evangelium Vitae, n. 14). Il desiderio di un figlio da parte di una coppia di sposi non è dunque cosa buona? Lo è certamente, tuttavia non ogni mezzo per realizzare tale desiderio è buono, e in particolare non lo è un mezzo che di fatto, anche se non nelle intenzioni, riduce tale figlio a semplice oggetto di tale desiderio, pretendendolo come un diritto e cercandolo ad ogni costo, anche al prezzo di aberrazioni come quelle fin qui considerate. “Ciò significherebbe trattarlo alla stregua di una cosa!”, gridava Giovanni Paolo II nel citato Angelus del 1994. E sottolineava che i genitori “devono volere il figlio con un amore gratuito e oblativo, evitando di strumentalizzarlo ai loro interessi o alla loro personale gratificazione”.

Infine: scegliere gli embrioni apparentemente sani e eliminare quelli apparentemente malati. “Sotto questo profilo – diceva Giovanni Paolo II ai membri della Pontificia Accademia per la Vita nel 1998 – è doveroso denunciare l’insorgere e il diffondersi di un nuovo eugenismo selettivo, che provoca la soppressione di embrioni e di feti affetti da qualche malattia”, talora avvalendosi di dottrine infondate che vorrebbero posticipare l’inizio della vita personale in un momento successivo alla fecondazione.


Il nuovo Papa Benedetto XVI

 

Ratzinger, ora Papa, invoca per l’Europa un ritorno a Dio

 

"Premio San Benedetto per la promozione della vita e della famiglia in Europa" SUBIACO, domenica, 10 aprile 2005.

Intervenendo a Subiaco, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, ha affermato che in Europa si assiste ad una deriva che potrebbe cancellare Dio dalla vita pubblica per confinarlo ad un “ambito soggettivo di residue culture del passato”. Nel ritirare il "Premio San Benedetto per la promozione della vita e della famiglia in Europa", conferitogli dalla Fondazione Sublacense Vita e Famiglia , il nuovo Papa Benedetto XVI, ha tenuto una relazione nella quale ha affrontato la grave crisi culturale e d’identità che colpisce il Vecchio Continente, ed ha indicato il terrorismo e le possibilità di automanipolazione che l’uomo ha acquisito, come le due minacce più grandi per l’umanità. In merito alle tecniche di clonazione il porporato ha rilevato che così l’uomo “non viene più al mondo come dono del Creatore, ma come prodotto del nostro agire, prodotto che, pertanto, può anche essere selezione secondo le esigenze da noi stessi fissate”. “Su quest’uomo non brilla più lo splendore del suo essere immagine di Dio - ha continuato il porporato -, che è ciò che gli conferisce la sua dignità e la sua inviolabilità, ma soltanto il potere delle capacità umane. Egli non è più altro che immagine dell’uomo di quale uomo?”. Dopo aver riflettuto sull’evidenza che “la forza morale non è cresciuta assieme allo sviluppo della scienza, anzi, piuttosto è diminuita”, Ratzinger ha spiegato che “il vero, più grave pericolo di questo momento sta proprio in questo squilibrio tra possibilità tecniche ed energia morale”. Il nuovo Papa ha precisato che la morale non va confusa con il moralismo compreso nella sfera politico-partitica. “Il moralismo politico degli anni Settanta, le cui radici non sono affatto morte, - ha continuato Ratzinger -, fu un moralismo che riuscì ad affascinare anche dei giovani pieni di ideali. Ma era un moralismo con indirizzo sbagliato perché metteva l’utopia politica al di sopra della dignità del singolo uomo, mostrando persino di poter arrivare, in nome di grandi obbiettivi, a disprezzare l’uomo”. A questo proposito ha fatto un esempio in merito alla distorsione del significato della pace: “Negli ultimi decenni abbiamo visto ampiamente nelle nostre strade e sulle nostre piazze come il pacifismo possa deviare verso un anarchismo distruttivo e verso il terrorismo”. Ratzinger ha quindi sottolineato come sbagliato “un cristianesimo e una teologia che riducono il nocciolo del messaggio di Gesù, il ‘Regno di Dio’, ai ‘valori del Regno’, identificando questi valori con le grandi parole d’ordine del moralismo politico (…) Dimenticandosi però, così, di Dio, nonostante sia proprio Lui il soggetto e la causa del Regno di Dio”. Ha quindi affermato che “l’Europa ha sviluppato una cultura che, in un modo sconosciuto prima d’ora all’umanità, esclude Dio dalla coscienza pubblica, sia che venga negato del tutto, sia che la sua esistenza venga giudicata non dimostrabile, incerta, e dunque appartenente all’ambito delle scelte soggettive, un qualcosa comunque irrilevante per la vita pubblica”. Ed ha ribadito che “in Europa si è sviluppata una cultura che costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell'intera umanità”. Secondo Ratzinger esiste “il tentativo di costruire la comunità umana assolutamente senza Dio”. “Un albero senza radici si secca” ha sancito il porporato “il rifiuto del riferimento a Dio, non è espressione di una tolleranza che vuole proteggere le religioni non teistiche e la dignità degli atei e degli agnostici, ma piuttosto espressione di una coscienza che vorrebbe vedere Dio cancellato definitivamente dalla vita pubblica dell’umanità e accantonato nell’ambito soggettivo di residue culture del passato”. Per il nuovo Papa è “il relativismo, che costituisce il punto di partenza di tutto questo, diventa così un dogmatismo che si crede in possesso della definitiva conoscenza della ragione, ed in diritto di considerare tutto il resto soltanto come uno stadio dell’umanità in fondo superato e che può essere adeguatamente relativizzato”. Di questo passo, ha poi aggiunto “non si potrà più affermare che l’omosessualità, come insegna la Chiesa cattolica, costituisce un obiettivo disordine nello strutturarsi dell’esistenza umana. Ed il fatto che la Chiesa è convinta di non avere il diritto di dare l’ordinazione sacerdotale alle donne viene considerato, da alcuni, fin d’ora inconciliabile con lo spirito della Costituzione europea”. Nell’ultima parte della sua relazione Ratzinger ha spiegato “che abbiamo bisogno di radici per sopravvivere e che non dobbiamo perdere Dio di vista, se vogliamo che la dignità umana non sparisca”. “Soltanto la ragione creatrice, e che nel Dio crocifisso si è manifestata come amore, può veramente mostrarci la via. (…) Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. (…) Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini”.“Abbiamo bisogno di uomini come Benedetto da Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, si sprofondò nella solitudine più estrema, riuscendo, dopo tutte le purificazioni che dovette subire, a risalire alla luce a ritornare e a fondare a Montecassino, la città sul monte che, con tante rovine, mise insieme le forze dalle quali si formò un mondo nuovo”.


Avvenimenti

 

INCONTRI DEL VICARIATO ZONA STRADA - MONTEMIGNAIO

          Domenica 10 Aprile, si è svolto presso i locali parrocchiali di Piazza Piave ed ex Cinema, l’incontro con alcune famiglie di focolarini di Loppiano appartenenti al movimento Famiglie Nuove, in occasione del FamilyFest che si terrà sabato 16 aprile. L’incontro è stato suddiviso in due momenti: uno di ascolto delle esperienze delle famiglie di Loppiano con la visione di un documento di presentazione della realtà del movimento Famiglie nuove e del FamilyFest. Un secondo momento di condivisione e confronto di esperienze comuni di famiglie della nostra zona che vivono l’essere appartenenti ad un credo religioso, all’interno di una comunità parrocchiale, confrontandolo con quelle esperienze che si vivono fra famiglie appartenenti al movimento dei focolari. Intanto i bambini sono stati intrattenuti da una ragazza di Loppiano che in collaborazione col gruppo giovani di Strada, ha animato il pomeriggio dei figli. La serata si è conclusa con una cena comunitaria organizzata dal gruppo di famiglie che gestisce i locali ex-cinema.

          Sabato 16 Aprile i Consigli Pastorali Riuniti a Prato di Strada presso la Casa di Accoglienza delle suore Orsoline, hanno pregato insieme, cenato “abbondantemente” e poi si sono confrontati sulla possibilità di organizzare una giornata insieme nel periodo estivo. E’ stata fissato un incontro a Ristonchi per la domenica 21 agosto. Gli incontri comuni dei consigli pastorali, che si sono svolti in questo inverno, stimolati da tutti i parroci e dal coordinatore don Roberto, in occasione del piano pastorale sulla parrocchia indetto dal Vescovo, cominciano a portare i frutti. Si è creato un gruppo di persone che sente una appartenenza comune al territorio, oltre che alla propria realtà parrocchiale, e vede di buon auspicio iniziative riunite come quella di un gruppo giovani di vallata.


 

Avvenimenti

 

Il “prete rosso” e il suo “Gloria”: Emozioni in Pieve

 

Antonio Vivaldi, violinista e compositore (nato a Venezia e morto a Vienna). Venne ordinato sacerdote nel 1703 e in quel periodo fu nominato maestro di coro e di violino nel celebre conservatorio dell' "Ospedale della Pietà". Il prete rosso (così fu chiamato, forse per il colore dei capelli, forse per il colore dei suoi abiti), introdusse - soprattutto nel genere dei concerti -  elementi armonici, melodici e strumentali di largo respiro, con caratteri a volte simili alla futura sinfonia. Alla sua produzione appartengono 78 concerti editi e più di 300 concerti inediti; sono da ricordare – all’interno della sua sterminata produzione - la nota serie di 4 concerti "Le quattro stagioni" ed il bellissimo oratorio "Juditha triumphans", per soli, coro e orchestra.

LE OPERE SACRE. Per quasi due secoli dopo la sua morte non si ebbe notizia dell'esistenza di un grande corpus di musiche vocali sacre composte da Vivaldi. La fortunata scoperta della maggior parte di esse settant'anni fa e il successivo recupero di alcuni lavori sparsi, hanno rivelato in quest'ambito un compositore di straordinaria fantasia e originalità, degno di stare accanto a Bach e a Handel. Notevole è la loro varietà formale: comprendono composizioni in uno o più movimenti; per solo coro, per una o più voci soliste o per soli e coro; per un unico coro o per doppio complesso corale. Quanto ai generi, vi compaiono intonazioni di sezioni dell'Ordinarium Missae (Kyrie, Gloria, Credo) così come brani dei Vespri (salmi, cantici, inni, responsori).

Gloria, per due soprani e contralto solisti, coro a quattro voci miste, tromba, oboe, violino solo (ad libitum), due violini, viola e basso RV 589

 

Ringraziamo vivamente l’amministrazione comunale di Castel San Niccolò, ed in particolar modo il vice sindaco Ing. Claudio POLVERINI che si è fatto promotore e realizzatore del concerto che sabato 9 aprile alle ore 21.00 ha incantato l’uditorio di Strada in Casentino. Il Coro Polifonico del Conservatorio di Musica di Perugia è stato energicamente diretto dal M.stro Carlo PALESCHI e accompagnato dal gruppo strumentale del Conservatorio. Particolarmente suggestiva la presenza strumentale del cembalo, antesignano del pianoforte. In tutto oltre 70 elementi che hanno mirabilmente eseguito il Gloria di Vivaldi. Repertorio della serata anche Mozart, con “Ave Verum” ed “Esultate, jubilate”. La cornice naturale della Pieve romanica, ha coronato di bellezza, l’alta espressione musicale che riecheggiava fra le campate.

Ci auguriamo che questo evento non sia isolato, ma segni l’inizio di una stagione che porti il livello culturale musicale del nostro paese a crescere, per poter apprezzare maggiormente proposte del genere.

Presente il Sindaco Paolo RENZETTI, che, nel suo saluto introduttivo, ha voluto intitolare questa serata alla figura di Giovanni Paolo II, prima di altre iniziative in memoria del compianto Pontefice Romano.

 

 

 

 

Foto di Alfredo FANI

 

 

 


Avvenimenti

 

 

CAMPO SCUOLA ESTIVO PARROCCHIALE:  In Cammino…

 

Presentazione dell’iniziativa

 

La nostra scuola Materna Alterini, sorta per l’educazione cristiana dei figli del popolo, volendo essere fedele alle sue origini, propone un’iniziativa per il prossimo periodo estivo.

Considerando che molti genitori che lavorano non hanno la possibilità di affidare i figli nel tempo in cui la scuola rimane chiusa, ci siamo sentiti sollecitati a costruire un cammino ricreativo e formativo che copra quel periodo, come risposta ai bisogni e necessità del tempo contemporaneo.

La scuola Materna Alterini è lieta di offrire questo servizio alla popolazione del proprio paese e del proprio territorio.

 

Il Responsabile, don Roberto BRESCIANI

 

Maggiori informazioni si possono reperire nel sito internet www.parrocchiastrada.net o direttamente presso la scuola Materna Alterini.

 

 

L’iniziativa è rivolta ai bambini di scuola materna ed elementare. Il campo scuola avrà inizio lunedì 13 giugno.

Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 20 maggio 2005.


Notizie della nostra Comunità

 

COME E' NATA LA MOSTRA "OMAGGIO A FRANCESCO"

 

Nel settembre 1997 dissi al Presidente della Mostra della Pietra Lavorata di chiedere agli scultori e agli scalpellini che esponevano se erano disposti a  realizzare una scultura su una formella di pietra delle dimensioni 60/80/6, da noi fornita, per lasciare un ricordo nel tempo, qualora la mostra annuale non venisse più organizzata per mancanza dì personale volontario, in quanto il nostro gruppo andava sempre più a diminuire a causa di qualche decesso o per stanchezza di alcuni che non potevano, o non volevano, più sostenere fatiche.

lo proposi come TEMA da dare agli artisti "Madre Teresa di Calcutta" mentre il Presidente della Mostra proponeva San Francesco. Il titolo "Omaggio a Francesco" fu suggerito da Edek Osser.

L'iniziativa prese il via lentamente. Cominciammo a procurarci alcune formelle di pietra e, nel dicembre 1997, io scrissi a Padre Nicola, Custode della Basilica di San Francesco di Assisi, pregandolo di farmi avere delle fotocopie di immagini dei più caratteristici episodi della vita di San Francesco, per consegnarle agli artisti insieme alle formelle di pietra. Era il periodo del terribile terremoto che colpì anche Assisi. Nonostante ciò, dopo qualche giorno, la mia richiesta fu esaudita. Nello stesso periodo mi recai anche al Convento Francescano di Fiesole e al Santuario della Verna a chiedere altro materiale fotografico sulla vita del Santo da distribuire a scultori e scalpellini. Padre Guardiano del Convento Francescano di Fiesole era padre Rodolfo Cetoloni, attuale Vescovo di Montepulciano, Pienza e Chiusi.

Quasi tutte le formelle di pietra provengono da Alfero (Forlì), donate da: Stefano Caminati e Figli, Lorenzo e Camillo Catani, Paolo e Gabriele De Luca. Tutti i sostegni per le sculture sono stati costruiti nell'officina "GEPA" dei Fratelli Giacobbe e Lido Gerini, i quali hanno fornito, gratuitamente, ferro, vernici, manodopera, e hanno messo a disposizione macchinari e mezzi per il trasporto. Alcuni artisti hanno realizzato la loro opera utilizzando materiale proprio (pietra, marmo, legno, ceramica, bronzo, ecc.).

Le sculture, realizzate su mia richiesta, sono state a noi donate con l'impegno di cederle al Comune di Castel San Niccolò alle seguenti condizioni, confermate da me verbalmente agli artisti, fra i quali Silvano Anania, Giudice in Arezzo, al momento della consegna della sua opera:

1) Realizzazione di un museo, nel locale acquistato dal Comune di Castel San Niccolò dalla Cassa di Risparmio di Firenze a Strada in Casentino. - 2) Il museo dovrà essere aperto al pubblico in ore e giorni stabiliti - 3) Le sculture non potranno essere vendute né donate - 4) Il mio impegno è quello di collaborare con il Comune per il buon funzionamento del Museo. lo potrò sempre accedere al museo liberamente, anche per eventuali visite fuori orario di persone che ne facciano richiesta - 5) Qualora il Museo dovesse essere, per qualsiasi motivo, chiuso al pubblico, le opere da me richieste e ottenute e tutti i sostegni in ferro dovranno tornare in mio possesso per essere cedute, .d'accordo con gli artisti, al Sacro Convento di San Francesco di Assi5i, con il mio personale intervento.

Per concludere, mi sento in dovere di ringraziare: l'Amministrazione Comunale di Castel San Niccolò, Magni Anna, Fani Alfredo, Puri Fabio, Luzzi Giuseppe, Landi Luigi, Landi Luciano, Segatori Giuliano, Corsetti Claudio, Giangrasso Piero, Rossi Luigi, Gandolfi Pietro, Vannini Enzo, Cenni Luca, Bigoni Roberto, Grechi Franco, Guidotti Sonia, Martini Massimo, Paggetti Emilio, Vignali Vasco, Vignali Gianni, Vignali Stefano, Landi Mario, Sereni Francesco, Bagnoli Alberto, RiaIti Renato, Mariottini Roberto, Bruschini Santino, Fabbrini Roberta, Giannotti Giuseppe, Landi Anna, Batistoni Eugenio, Landi Romano, Boschi Rino, Rossi Ademo, Rossi Rino, Fabiani Daniele, Seghi Alboino, Dei Mariella, Dei Orlando, Mangani Giuseppe, Paggetti Silvio, Maggi Lina, Danesi Milva, Danesi Silvana, Cimarelli Giacomo, Carletti Giacomo, Sassoli Fausto, Bertini Agnese, Pandolfi ltalo, Landi Claudio, Del Sere Cristina, Landi Vasco e Toscoimballaggi. Un ringraziamento particolare va ai Caminati, ai Catani, ai De Luca, ai Gerini, già menzionati, per la disinteressata e preziosa collaborazione.

Silvano Landi

 

Ogni azione e ogni cosa ha il suo valore!

"Andare a votare non risolve nulla" (Enrico De Mita). "Sulla fecondazione il referendum non risolve nulla. La semplice abrogazione di alcuni punti non ha valore costruttivo", è questo il senso di un intervento di Enrico De Mita pubblicato sabato 12 marzo 2005 sul "Sole 24 Ore". "Se migliorata--scrive il docente dell'Università Cattolica--allora l'unica prospettiva è che essa non venga abrogata, evitando che possano opporsi preclusioni giuridiche e politiche al suo miglioramento. Il modo tecnicamente più sicuro per chi crede negli approfondimenti derivanti dalla scienza è, secondo me, non partecipare al voto e rendere invalido il referendum". E ciò perché "il cittadino ha il diritto" di evitare che si raggiunga il quorum, "ritenendo che la materia vada risolta in positivo dal Parlamento".

Referendum.

Domenica 12 e Lunedì 13 Giugno

Non andare a votare.

 

E’ un tuo diritto e dovere di cattolico “ADULTO”

Referendum.

Andare a votare NO, fa vincere il SI

Tratto da Avvenire 2005