Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino


EDIZIONE SPECIALE SU GIOVANNI PAOLO II
Anno
II N. 12 Maggio
– Giugno 2005
“Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a
Cristo”
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Il Pontificato di Giovanni Paolo II
q Il Vescovo pag.
5 Come la fontana del villaggio
q Il pensiero di Giovanni Paolo II pag. 7 Ecumenismo, viaggi, le donne
q Cosa dice
della civiltà dell’amore
q Cosa dice
l’enciclica più bella
q L’opinione pag. 13 Metropolita Russo
q I commenti pag. 14 Hanno detto del Papa…
q
questo dolore
q I Giovani pag. 16 Un saluto
q Gruppo giovani parrocchiale pag. 17 …nel nostro cuore
q L’approfondimento pag. 18
di giostra
q Cosa ha detto il Papa pag. 20 Giovanni Paolo II
pag.
23 Benedetto XVI
q Avvenimenti pag. 26 Incontri del vicariato
pag.
27 Concerto in Pieve
pag.
29 Campo estivo Parrocchiale
q Notizie della nostra comunità pag.
30 Mostra Omaggio a Francesco
NOTA: In questo
numero speciale sono state soppresse le rubriche tradizionali, alle quali diamo
appuntamento al prossimo numero.
Editoriale
IL PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO II
Presentare
un pontificato come quello di Giovanni Paolo II non è né agevole né facile. I
motivi sono evidenti ed intuibili: 1) Perchè è stato uno dei pontificati più
lunghi della storia del papato; 2) Perchè ha incontrato moltitudini di persone
nelle situazioni più disparate nei 104 viaggi apostolici, nelle 146 visite
pastorali alle chiese italiane, nell'incontro con i fedeli delle 317 parrocchie
visitate come vescovo di Roma; 3) Perchè è stato un papa che ha lasciato molti
documenti e testi nella sua azione di maestro e guida della Chiesa. Oltre alle
migliaia di discorsi, omelie, interventi in pubblico ed in privato ha scritto
14 Encicliche, 15 Esortazioni Apostoliche, 11 Costituzioni, 45 Lettere
Apostoliche e si è cementato anche nello scrivere cinque libri dal “Varcare le
soglie della Speranza” (Ottobre ‘94) all'ultimo “Memoria ed identità” (Febbraio
2005); 4) Perchè a differenza dei suoi immediati predecessori, IL CONCILIO, l'ha
dovuto non aprire (Giovanni XXIII), non chiudere (Paolo VI) ma ha dovuto
offrirne elementi di attualizzazione per il popolo di Dio,
Nell'organizzazione sociale che favorisce l'utilitarismo individuale o
settoriale,il fondamentalismo religioso intollerante e fanatico. Non possiamo
non ricordare che è stato il Papa che ha creato le GIORNATE MONDIALI DELLA
GIOVENTUI e che ha instaurato con i giovani, per due decenni, un rapporto unico
per durevolezza e forza. Indicava GESU’ CRISTO che lui seguiva, ma al tempo
stesso li accoglieva, nel vincolo dell'amore, anche nei loro modi estremi,
scandendo il ritmo di ciascuno negli abbracci, nelle musiche. E si è verificato
un fatto straordinario: più che invecchiava più essi lo sentivano giovane; più
lo vedevano debole più gli appariva forte. Per questo i GIOVANI han continuato
a vegliare in piazza S. Pietro per accompagnarlo alla fine del suo traguardo
personale. Parlando del papato di GIOVANNI PAOLO II non va sottaciuto un
aspetto che è stato unico e singolare nel suo genere. Non c'era mai stato un
papa che avesse mostrato nella sua prassi di vita l'apprezzamento di ciò che
esalta la prestanza fisica (nuotatore, sciatore, atleta…) ed al tempo stesso
non avesse paura di mostrare la vecchiaia con le sue pene e sofferenze accolte
sempre come risposta alla volontà di Dio e partecipazione alla passione di
Cristo a salvezza propria e del mondo. Ma questa è un toccare e rivelare la sua
santità e la tempra di un testimone autentico del Vangelo di Gesù. Vorrei
concludere questo editoriale constatando che i giornalisti spesso propongono
del pontificato una lettura sul versante del progressismo o conservatorismo, ma
questo è quanto di più sbagliato ci possa essere nella valutazione di un
ministero così alto come quello del Papa. Nella storia il cristianesimo deve
sempre trovare un equilibrio tra la fedeltà ai valori e principi evangelici e
l'adeguamento al mondo che cambia e si sviluppa in situazioni sempre nuove
nella vita degli uomini.
Il vostro
parroco, don Roberto
Il
Vescovo
Come
la fontana del villaggio
Attingendo a Cristo, Giovanni Paolo II è diventato,
secondo la felice espressione di un altro grande papa, il beato Giovanni XXIII,
come la fontana del villaggio, alla quale tutti possono attingere
gratuitamente. Ritengo un grande dono del Signore aver potuto attingere a quest’acqua
zampillante: negli incontri annuali della Conferenza Episcopale Italiana, nelle
visite che Egli ha fatto alle Chiese della Toscana, nei vari pellegrinaggi. In
particolare ricordo le quattro “visite ad limina” con il colloqui personale nel
suo studio, la concelebrazione eucaristica nella sua Cappella, il pranzo alla
sua mensa. Dal mio cuore sgorga il ringraziamento più sentito: grazie, Padre
santo, per l’affetto e l’attenzione! In me rimane indelebile in tutti i suoi
momento la visita pastorale alla nostra diocesi, qui a Fiesole il 18 ottobre
1986. grazie papa Giovanni Paolo II per quanto hai donato a tutta la realtà
fiesolana. E non possiamo dimenticare i tre grandi pellegrinaggi diocesani nei
quali ci ha accolti a Roma: nell’anno santo della redenzione del 1983-84, nella
restituzione della visita fatta a Fiesole quando il 26 settembre 1987,
ricevesti il numeroso pellegrinaggio nell’aula Paolo VI, nel pellegrinaggio di
oltre ottomila persone della nostra diocesi in piazza S. Pietro l’8 maggio del grande
giubileo del 2000. e come non ricordare la bellissima lettera inviata nel
settimo centenario della nascita del nostro vescovo sant’Andrea Corsini, il 30
novembre 2001?
Quanti giovani hanno potuto attingere a questa
sorgente! Le giornate mondiali della gioventù sono state una sua invenzione.
Quanti giovani della nostra diocesi si sono sentiti rinvigorire nella loro
fede, hanno trovato gioia e coraggio nell’incontro col papa: ricordiamo in
particolare la viva partecipazione, il silenzio profondo, la preghiera intensa
dei due milioni di giovani a Tor Vergata, nella giornata mondiale della
gioventù del
No solo! Tutta la chiesa è stata confortata dal suo
zelo apostolico instancabile, rimasto fedele alla preghiera fatta al momento
della sua elezione: “O Cristo, fa’ che io possa diventare ed essere servitore
della tua dolce potestà. Servitore della tua potestà che non conosce tramonto.
Fa’ che io possa essere un servo. Anzi, servo dei tuoi servi”. E questo
servizio lo ha svolto nei confronti di tutta l’umanità. Per cui vediamo questo
spettacolo unico e commovente che ci riempie di stupore: uomini e donne di
altre confessioni cristiane e di altre religioni, credenti e non credenti si
uniscono ai cattolici con viva partecipazione.
È l’umanità intera da lui mata e servita che oggi gli
rende l’omaggio della sua gratitudine, consapevole della grandezza umana e
spirituale di questo uomo. Ha servito l’umanità difendendo la verità dell’uomo
sempre e dovunque: la vita nei confronti della morte, la pace nei confronti
della guerra, la giustizia nei confronti dell’ingiustizia, la solidarietà verso
i poveri nei confronti dell’indifferenza dei popoli ricchi. Soprattutto, è
grazie a lui, alla sua coraggiosa difesa della pace, che è stata scongiurata
negli ultimi anni , una guerra di religione che avrebbe potuto avere
conseguenze catastrofiche! Rispettoso di tutti, ha elevato alto il suo
messaggio sino agli estremi confini della terra. E l’umanità intera ha capito
che non si trattava di parole vuote, ama che ognuna di esse era frutto di una
vita totalmente donata nell’amore, fino al supremo sacrificio di sé.
Luciano Giovanetti,
Vescovo
di Fiesole.
Il pensiero di Gioavnni Paolo II
I viaggi all'estero del pontificato
di Giovanni Paolo II
"Roma
non è più a Roma ma, proprio perché è cuore di una Chiesa pellegrina, è
diventata pellegrina anch'essa sulle strade del mondo".
Nelle
parole di Giovanni Paolo è questo il significato dei suoi numerosissimi
pellegrinaggi attraverso il pianeta. Ogni viaggio assume il valore di un
pellegrinaggio al santuario vivente del Popolo di Dio. "La bussola di
questo Pontificato non indica il nord ma l'umanità. Per questa gira ostinatamente
in tutte le direzioni", anche dove i cattolici sono una piccola parte:
vuole essere vicino a tutti. Tra i viaggi più rilevanti nella storia del
pontificato di Giovanni Paolo II ricordiamo in particolare quelli realizzati
all'insegna del dialogo ecumenico, interreligioso e politico: la visita alla Sinagoga
di Roma (1986), l'incontro con Fidel Castro a Cuba (1998), la preghiera
al Muro del Pianto di Gerusalemme durante il pellegrinaggio in Terra
Santa del 2000 e il viaggio in Grecia e in Siria (2001) che ha segnato
il disgelo con gli ortodossi e l'apertura all'Islam.
La
funzione sociale della proprietà privata dei mezzi di produzione e
l’annientamento della libertà della persona umana in un’economia socialista; la
difesa dei corpi intermedi, a cominciare dalla famiglia, e l’insistenza sul
principio di sussidiarietà orizzontale; l’idea che lo Stato debba intervenire
secondo il principio di solidarietà, ma con l’avvertenza che se è vero che il
Welfare State ha spesso posto rimedio “a forme di povertà e di privazione
indegne della persona umana”, non di rado, tuttavia, lo Stato assistenziale
“intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, provoca la
perdita di energie umane e l'aumento esagerato degli apparati pubblici,
dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli
utenti, con enorme crescita delle spese”; il riconoscimento della “giusta
funzione del profitto come indicatore del buon andamento dell’azienda”, pur se
“il profitto non è l'unico indice delle condizioni dell'azienda”; gli aspetti
positivi della globalizzazione, ma anche l’attenzione sui rischi che si scivoli
in una forma di neocolonialismo - ecco, sono stati questi soltanto alcuni dei
più urgenti problemi sociali affrontati dal Santo Padre. Così come, d’altra
parte, Egli si è più volte preoccupato dei mezzi di comunicazione di massa, i
quali “possono rendere un servizio inestimabile alla cultura, alla libertà e
alla solidarietà”, a patto però che non si deroghi mai da questi due grandi
principi: dire la verità e rispettare la dignità della persona umana. E,
più in particolare, il Papa è chiaro sul fatto che “coloro che lavorano per la
televisione hanno gravi responsabilità morali nei confronti delle famiglie, che
costituiscono la gran parte del loro pubblico.
Il Papa della pace e dell'incontro tra
le religioni.
Il Papa che ha viaggiato e scritto tanto
per essere il più vicino possibile a tutti i fedeli del mondo.
Il Papa che adorava i bambini, il teatro
e la montagna.
Il grazie delle donne a Giovanni Paolo
II
Le
donne del Centro Italiano Femminile hanno vissuto nella commozione e nella
preghiera le ore del trapasso di Giovanni Paolo II, il Grande Pontefice venuto
da lontano e come nessun altro più vicino alla gente di tutti i continenti, le
razze e le nazioni. La sua paternità universale si è identificata con la sua missione
di profeta e di araldo del Vangelo, di fautore di pace e di perdono, dai gesti
inconfondibili di amicizia e di tenerezza umana, di fortezza e di energia
nell’annuncio della verità sull’uomo e su Dio, proposta come unico aspetto di
un mistero d’amore, come icona potente di resurrezione e di misericordia.
L’Associazione
ha attinto costantemente luce e forza dalla ricchezza e dalla sapienza del suo
Magistero sociale, avvertendo che esso scaturiva da profondità di dottrina e da
altissima spiritualità, capace di coniugare il visibile e l’invisibile, il
temporale e l’eterno senza alcuna separatezza o scissione.
Il
suo insegnamento ancorato strettamente alla tradizione della Chiesa ha sempre
proposto orizzonti di novità come espressione di una perenne rivelazione nella
storia, come manifestazione del mistero e del volere divino da lui perennemente
cercato e amato nelle lunghe ore di preghiera, riscoperto e riabbracciato negli
incontri con le folle di tutto il mondo.
Di
tale insegnamento le donne sono state destinatarie privilegiate per la speciale
attenzione del suo magistero alla dignità e missione della donna, considerata
nella sua dimensione umana e cristiana, nonché per le numerose manifestazioni
di benevolenza paterna ricevute nelle udienze.
Giovanni
Paolo II è stato il primo Papa che si è rivolto direttamente alle donne in
occasione della Conferenza Mondiale di Pechino, che ha chiesto scusa alle donne
per le offese alla loro dignità, che ne ha valorizzato il pensiero e la
capacità di custodire i valori della sensibilità e della vita, che ha affidato
al genio femminile in modo particolare l’umanizzazione della cultura e la
diffusione della civiltà dell’amore.
Cosa
dice
“Giovanni Paolo il Grande”, “cantore della civiltà
dell’amore”
Giovanni
Paolo II, ha portato in tutte le piazze del mondo il Vangelo della speranza
cristiana, insegnando a tutti che la nostra morte non è che un passaggio verso
la patria del cielo. Là è il nostro eterno destino, ove ci attende Dio nostro
Padre. Il dolore del cristiano si trasforma subito in un atteggiamento di
profonda serenità. Ciò ci proviene dalla fede in Colui che ci ha detto: “Io
sono
Cardinal Sodano
Gli ultimi momenti
dell’arcivescovo Angelo Comastri con il Papa : “Con la sua passione ha scritto
l’Enciclica più bella”
L’arcivescovo Angelo Comastri, grande amico di Giovanni
Paolo, e di recente nominato da lui Vicario per lo Stato della Città del
Vaticano, ha raccontato gli ultimi momenti trascorsi nella stanza del Papa la
sera prima che morisse. Il prealto ha raccontato di aver ricevuto venerdì una
chiamata inaspettata dal Segretario personale del Papa, l’arcivescovo Stanislaw
Dziwisz, che lo invitava a salire nell’appartamento pontificio per ricevere la
sua ultima benedizione. “Io mi sono precipitato, evidentemente,
nell’appartamento del Santo Padre dove il Papa stava vivendo la sua sofferenza,
la sua passione e – direi – la sua battaglia fino alla fine”, ha affermato il
prelato, che ha predicato gli esercizi spirituali a Giovanni Paolo II e alla
Curia Romana tre anni fa. “Quando mi sono trovato davanti al Pontefice – ha
rivelato in una testimonianza trasmessa dalla “Radio Vaticana” – ho provato
un’emozione indescrivibile e in quel momento mi si sono sovrapposte le immagini
che la televisione ha mandato in onda la sera del Venerdì Santo quando ha
ripreso il Papa di spalle e il Papa teneva in mano il crocifisso rivolto verso
di lui”. “Guardandolo, proprio nel letto della sofferenza, ho detto: veramente
sei il Vicario di Cristo fino in fondo, lo sei nella passione che stai vivendo
con una edificazione che commuove il mondo”. “Ho anche detto: tante polemiche
sull’efficienza del Papa sono state fatte nei mesi scorsi, ma forse non abbiamo
capito che bisogna distinguere efficienza ed
efficacia. Ci sono persone efficienti che non sono efficaci
in niente, ci sono persone che non sono efficienti, come il Papa nel dolore, ma
di un’efficacia straordinaria”. “Il Papa nel dolore ha scritto la più bella
Enciclica, della sua vita, fedele a Gesù fino alla fine – ha spiegato –. Mi
sono inginocchiato, ho chiesto la benedizione al Santo Padre, il Papa ha mosso
appena la mano, ho visto che voleva benedirmi ma è ricaduta, allora io ho
appoggiato la mia testa sulla mano del Pontefice, ho pianto e mi sono fermato
alcuni istanti in silenzio”. “Poi sono uscito dalla camera del Papa tenendo con
me questo che io ritengo il mio personale testamento della sua ultima
benedizione”, ha concluso il prelato, figlio spirituale di Madre Teresa di
Calcutta.
All’umanità che talora sembra
smarrita e dominata dal potere del male, dell’egoismo e della paura,
il Signore risorto offre in dono
il suo amore che perdona, riconcilia e riapre l’animo alla speranza.
È amore che converte i cuori e
dona pace.
Quanto bisogno ha il mondo di
comprendere e di accogliere
Signore, che con la tua morte e
risurrezione
riveli l’amore del Padre, noi
crediamo in Te
e con fiducia ti ripetiamo
quest’oggi:
Gesù, confido in Te, abbi
misericordia di noi
e del mondi intero.
Giovanni Paolo II
L’opinione
Giovanni Paolo II
ha dato voce ai cattolici dell’ex Unione Sovietica
Dichiarazioni
del metropolita Tadeusz Kondrusiewicz
MOSCA, martedì, 5
aprile 2005. Giovanni Paolo II è diventato la voce dei cattolici dell’ex Unione
Sovietica, ha constatato l’Arcivescovo cattolico di Mosca in una intervista
concessa a ZENIT in cui analizza il lascito del Papa in Russia, un Paese che
non è mai arrivato a visitare. “Lo ricorderemo come il Papa che ci ha parlato,
ma allo stesso tempo come il Pontefice che si è espresso da parte nostra, nel
nostro nome quando noi non avevamo la possibilità di farlo”, ha affermato il
prelato. Come ha affermato nell’omelia di domenica scorsa, “i cattolici di
Russia hanno una riconoscenza particolare nei suoi confronti. Non possiamo
dimenticare l’amore del primo Papa slavo per
I
Commenti
Carlo
Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica italiana
”Egli
ha comunicato speranza e fiducia a tutti noi. Ha scolpito le coscienze con i
valori che danno senso e dignità alla vita delle persone e della società umana.
Giovanni Paolo II ha creduto nella forza dello spirito e ha testimoniato, con
il Suo indomito coraggio e la serenità nella sofferenza, la fortezza che
permette di affrontare qualsiasi ostacolo, di operare per il bene in ogni
circostanza. Egli continuerà a vivere nei nostri cuori, nella riconoscenza per
Silvio
Berlusconi, Primo Ministro della Repubblica italiana
“Tutti
gli siamo grati per l’opera infaticabile e sofferta che Egli ha svolto
incessantemente contro ogni forma di totalitarismo, di violenza, di
sopraffazione e di degrado morale, nel nome dei valori della Chiesa cattolica
che sono anche i valori supremi della dignità dell’uomo e della
solidarietà".
George
W. Bush, Presidente degli Stati Uniti d’America
“Il
Papa Giovanni Paolo II è stato un esempio e un ispiratore per milioni di
americani così come per tanti altri cittadini di tutto il mondo. Ricorderemo
sempre l’umile, saggio e coraggioso sacerdote che è diventato uno dei più
grandi leader morali al mondo. Siamo grati a Dio per averci mandato quest’uomo,
figlio della Polonia, che è divenuto Vescovo di Roma ed un eroe per tutte le
generazioni”.
Shimon
Peres, Vice-Premier di Israele
Il
Papa “ha incarnato il meglio dell’intera umanità e al contempo gli elementi
comuni dell’umanità. ...Le sue azioni e le sue dichiarazioni hanno trasformato
le relazioni tra la fede cattolica e quella ebraica ed hanno avuto risvolti
decisivi sull’impegno contro l’antisemitismo”.
Jacques
Chirac, Presidente della Francia
[La
storia] “considererà l’impronta e la memoria di questo eccezionale Sovrano
Pontefice, il cui carisma, la cui convinzione e compassione esprimevano il
messaggio evangelico con inedita risonanza sul teatro internazionale”.
Mahmoud
Abbas, leader palestinese
“Sentiremo
la mancanza di questa illustre figura religiosa, che ha dedicato la propria
vita alla difesa dei valori della pace, della libertà e dell’uguaglianza”.
Kofi
Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite
”Oltre
al suo ruolo di guida spirituale per più di un miliardo di uomini, donne e
bambini, egli è stato un instancabile avvocato della pace, un vero pioniere del
dialogo interreligioso e un grande stimolo per un’autocritica da parte della
Chiesa”.
Gerhard
Schröder, Cancelliere della Germania
Il
Papa “ha influenzato in molti modi l’integrazione pacifica dell’Europa.
Attraverso il suo lavoro e la sua impressionante personalità, ha cambiato il
nostro mondo”.
Giovanni Paolo II
muore con questo dolore
Nelle
ore che hanno visto consumarsi la lenta agonia di Giovanni Paolo II,
I
Giovani
Un ultimo saluto
per Giovanni Paolo II
«Vi ho cercato adesso siete venuti da me e per questo
vi ringrazio».
Con questa frase, così
toccante e commovente, il Pontefice ha chiamato a sé milioni di giovani per un
estremo saluto. Giovani che, come me, hanno sentito il bisogno di rendere
omaggio a chi, come ha saputo fare Giovanni Paolo II, li ha guidati verso la
strada della fede. Quella fede che fino a non molti anni fa mancava nelle
generazioni di ragazzi che non sentivano l'importanza del cammino divino, forse
spinti dalla mancanza di una guida spirituale e di una figura forte che li
sapesse trasportare nella via di Dio. Essere presente a Roma, nei giorni
seguenti alla morte del Papa, ha suscitato in me una reazione forte, di unità,
di integrità in un gruppo di ragazzi che solo Giovanni Paolo II è riuscito ad
unire, facendo respirare nell'aria, a tutti i presenti, un lieve vento di
speranza e commozione che fa ben sperare per gli anni che verranno. Sì, perché
oltre alla lacrime ed al dolore per la perdita di uomo così importante per la
nostra realtà, è saltato immediatamente agli occhi di tutti il forte sentimento
di pace ed unione che i giovani hanno dimostrato, oltre alla gratitudine e il
rispetto portati per il Papa. Sono certa che ogni persona, credente o non
credente, abbia trovato spunti di riflessione e parole di stimolo ed
incoraggiamento da parte di un uomo che ha fortemente amato i giovani e, come
nessun altro, ha avuto fiducia in loro.
Irene
PERINI
“L'umanità ha un bisogno imperioso della
testimonianza di giovani liberi e
coraggiosi, che osino andare controcorrente e proclamare con forza ed entusiasmo
la propria fede in Dio, Signore e Salvatore. Sapete anche voi, cari amici,
che questa missione non è facile. Essa diventa addirittura impossibile, se si
conta solo su se stessi. Ma "ciò che è impossibile agli uomini, è
possibile a Dio". I veri discepoli di Cristo hanno coscienza della propria
debolezza. Per questa ragione pongono tutta la loro fiducia nella grazia di Dio
che accolgono con cuore indiviso, convinti che senza di Lui non possono fare
nulla. Ciò che li caratterizza e li distingue dal resto degli uomini non sono i
talenti o le disposizioni naturali. E' la loro ferma determinazione a camminare
alla sequela di Gesù. Siate loro imitatori come essi lo furono di Cristo!
E "possa egli davvero illuminare
gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha
chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è
la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo
l'efficacia della sua forza”
(Giovanni Paolo Il)
Gruppo
Giovani Parrocchiale
Giovanni Paolo II …
nel nostro cuore
In questo numero del giornalino, vogliamo rendere
omaggio ad una persona che, morendo, ci ha lasciato una tristezza enorme: papa
Giovanni Paolo II. Il nostro cuore però, non si sente vuoto perché Lui lo ha
riempito, nel corso del suo pontificato, con i suoi insegnamenti, ma
soprattutto con il suo amore. Ognuno di noi vuole ricordarlo con un pensiero.
(Martina, Francesco) Sabato 2 aprile alle 21,37
si è spenta la vita di papa Giovanni Paolo, l’unico grande uomo che è riuscito
a riunire il mondo con la sua fervida fede. Però noi giovani non vogliamo
ricordare il girono della sua morte ma ogni giorno della sua vita che ci ha
riempito l’anima di amore. Ci ha insegnato ad amare a ad aiutare gli altri,
capendo l’importanza dei piccoli gesti. Ci ha insegnato a rispettare e a
perdonare il prossimo come lui stesso ha fatto. La sua morte non è una fine, ma
l’inizio della sua vita eterna nel regno dei cieli.
(Letizia, Ilaria, Sara, Valentina,
Alessandra) Tutto il mondo piange la scomparsa di un uomo importante che ha fatto
grandi cose ed è riuscito a riunire tutte le religioni del mondo, è riuscito a
perdonare il suo attentatore, ha continuato la sua missione nonostante le
malattie; la sua grandezza è apparsa ancora più grande quando per dargli
l’ultimo saluto si sono riuniti tutti i popoli del mondo.
(Amanda, Simone, Niccolò) L’Italia, l’Europa, tutto
il mondo piange un uomo che ha segnato la storia degli ultimi decenni: il papa
grande, il papa dei giovani, così lo chiamano nei telegiornali, nelle radio, le
persone. Tutti piangono un uomo che ha dedicato la sua vita per la pace, la
pace universale. “Papa santo subito!” Queste sono le parole della gente comune,
che soffre di questo momento, bandiere a mezz’asta come segno di lutto, visi
stanchi, lacrime che rigano il viso, commozione per tutti. Tutto il mondo si è
riunito in un grande dolore; al suo funerale erano presenti i più grandi capi
del mondo, da Bush agli sceicchi arabi. Come uomo umile è vissuto e come uomo
umile sarà ricordato. Ha svolto il suo “mestiere” con umiltà e semplicità, ma
soprattutto con affetto per tutti noi che lo ricorderemo per sempre. Vogliamo
rivolgergli un sincero e grande “TI VOGLIAMO BENE” e grazie per quello che ha
rappresentato e rappresenterà per sempre dentro di noi.
L’approfondimento
«La
fecondazione? Non è un giro di giostra»
Il
12 e 13 giugno saremo chiamati alle urne per decidere di un tema alquanto
delicato: la regolamentazione delle tecniche di fecondazione artificiale, detta
Procreazione medicalmente assistita. Siamo chiamati per decidere, votando SI,
di abrogare una legge che ha teso mettere delle limitazioni alla giungla che ha
imperato fino al 10 febbraio 2004, giorno in cui è stata approvata la legge
40/2004, entrata in vigore il 10 marzo 2004.
Questa
legge non è una legge “cattolica” ma è la migliore che si poteva ottenere.
Cercare di abbatterla sarebbe un errore gravissimo. Per questo si stanno
battendo contro il referendum, a favore dell’astensionismo, i vescovi, come
dichiarato dal presidente della conferenza episcopale Italiana Card. Camillo Ruini e come ribadito dal
nostro vescovo Mons. Luciano Giovanetti.
In prima linea da sempre per il diritto alla vita, c’è anche On. Carlo Casini, presidente del Movimento della Vita e conosciuto in
Casentino perché Toscano e presente più volte nella nostra vallata. Da un suo
libro ricordiamo che, alla base della legge 40/2004 vi è fondamentalmente un
solo argomento, ma è formidabile: l’uomo
è sempre uomo dal concepimento alla morte. Perciò ad ogni obiezione e ad
ogni critica è necessario rispondere con ragionamenti che partono da tale
evidenza. Da questo principio di umanità del concepito, derivano altri quattro
criteri fra loro collegati.
Il primato del figlio rispetto agli
adulti (convenzione Universale sui
diritti del fanciullo (1989)
Il principi di eguaglianza, con specifico riferimento all’embrione umano, verso il
quale esiste il dovere morale di sempre rispettarlo e sempre proteggerlo,
indipendentemente dalla modalità con la quale è stato procreato e
indipendentemente dal fatto che alcuni possano essere qualificati come
“soprannumerari”.
Il principio di precauzione; nel dubbio devono essere adottate le precauzioni che
possono salvare la vita, non quelle che possono distruggerla. Questo principio
è comunemente accettato negli ambiti della vita; si pensi in campo ecologico:
manipolazioni genetiche non devono essere prodotte (si pensi agli alimenti
geneticamente modificati) finché non vi sia la certezza e la prova che non
possano recare alcun danno. Nel caso di un terremoto, di una valanga, di un
attentato terroristico le ricerche delle vittime devono continuare finché
persiste dubbio sulla loro vita. Perché questo principio non deve operare anche
nel campo della bioetica? Perché si vogliono eliminare tutte le limitazioni
imposte dalla legge sulla produzione ed eliminazione degli embrioni in
soprannumero?
La
legge 40/2004, anche se non è una legge confessionale (la chiesa avrebbe voluto
molto di più) ha il merito di aver definito la qualità di essere umano al
figlio dell’uomo e della donna, fin dal momento della fecondazione e di aver
applicato anche a lui il principio di eguaglianza.
Questo
referendum, se ottenesse il suo intento, sarebbe molto più grave dell’aborto.
Nell’aborto il figlio può esistere contro la volontà degli adulti e la
decisione di sopprimerlo viene presa nel tumulto dei sentimenti, spesso nella
solitudine della donna, talvolta anche in presenza di oggettive difficoltà.
Invece l’embrione in vitro può essere soppresso per una fredda e premeditata
decisione di molte persone e la sua eliminazione può essere prevista e voluta
ancor prima di generarlo.
Chi
è contro la legge, e andrà a votare SI, dovrebbe legger il libro di Daniela
PAZIENZA e di suo marito “Io e la
fecondazione assistita”; una coppia che per sei anni ha cercato, senza
riuscirci, di mettere al mondo un figlio con svariate tecniche. Questo diario
racconta di un percorso impervio e durissimo, anche a livello fisico, tra
analisi estremamente invasive, prelievi di ovociti e trasferimento di embrioni.
Chi è a favore del referendum non vota per chi non può avere figli, ma solo per
chi trae profitti da queste tecniche.
Non
è vero infine, nella maniera più assoluta, che dalla soppressione di un
embrione si possano trarre benefici in termini di cura di malattie; inoltre
sono convinto che l’idea di proteggere la salute e la vita delle persone a
scapito della vita di qualcun altro, sia un errore molto grave, dalle
conseguenze nefaste.
Chi
dice, come alcuni politici di grido, di avere posizioni cattoliche sul concetto
della vita, ma che andrà a votare NO, fa solo il gioco degli oppositori, perché
il solo modo per vincere è astenersi, affinché il referendum non raggiunga il
numero legale del 50% +1 degli elettori. L’unico
modo per essere dalla parte della vita è non andare a votare.
Cosa ha detto il Papa
La disumanità della fecondazione artificiale
nel Magistero di Giovanni Paolo II
Nell’immensa eredità di riflessioni che il
Santo Padre ci ha lasciato sulla dignità della vita nascente e della
generazione umana, possiamo attingere tutto quanto serve, per comprendere la sfida epocale, come da più parti
è stata chiamata, che si sta giocando in Italia dopo l’approvazione della legge
40 sulla procreazione medicalmente assistita, e che è giunta ad una tensione
estrema in vista dei referendum abrogativi fissati per il 12 giugno. I “prezzi”
da pagare per la fecondazione artificiale, sono vari, e tutti chiaramente
indicati dal compianto Pontefice, e disseminati in tanti suoi memorabili
interventi magisteriali. Nell’ Angelus del 31 luglio 1994, Giovanni
Paolo II diceva che “in simili procedimenti l'essere umano viene defraudato del
diritto a nascere da un atto d'amore vero e secondo i normali processi
biologici, restando in tal modo segnato fin dall'inizio da problemi di ordine
psicologico, giuridico e sociale che lo accompagneranno per tutta la vita”.
Il 6 febbraio 1999, il Santo Padre affermava
che “c'è paternità e maternità anche senza la procreazione, ma la procreazione
non può essere divisa dalla paternità e dalla maternità. Un ulteriore “prezzo”
da pagare per la fecondazione artificiale è la rimozione del problema della
sterilità e dell’infertilità. La legge 40 sancisce il rispetto della gradualità,
cioè il ricorso alle tecnologie riproduttive solo quando tutte le vie
alternative si sono dimostrate inefficaci, sia in senso terapeutico (nella cura
della sterilità), sia rispetto alla prospettiva dell’adozione. Giovanni Paolo
II aveva più volte messo in chiaro che “compito dello scienziato è piuttosto
quello di investigare sulle cause della infertilità maschile e femminile,
per poter prevenire questa situazione di sofferenza negli sposi. L’auspicio è
che sulla strada della vera prevenzione e dell'autentica terapia la comunità
scientifica – l’appello va in particolare agli scienziati credenti - possa
ottenere confortanti progressi” Al contrario, l’interesse per la cura della
sterilità e dell’infertilità sono andati continuamente calando con l’avanzare
della mentalità “tecnologica” nella procreazione umana. Nel 2002, il Santo
Padre denunciava il fatto che “mentre la ricerca biomedica continua a
perfezionare metodi di fecondazione artificiale umana, sono pochi i fondi e le
ricerche destinati alla prevenzione e al trattamento dell'infertilità”. Ma il
“prezzo” più drammatico da pagare per la fecondazione artificiale è senza
dubbio la perdita cospicua e inevitabile di embrioni umani. L’enciclica Evangelium
Vitae del 1995 smascherava il vero volto della fecondazione artificiale,
affermando che “anche le varie tecniche di riproduzione artificiale, che
sembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non poche volte
con questa intenzione, in realtà aprono la porta a nuovi attentati contro la
vita” (n. 14). E continua: “Queste tecniche registrano alte percentuali di
insuccesso: esso riguarda non tanto la fecondazione, quanto il successivo
sviluppo dell'embrione, esposto al rischio di morte entro tempi in genere
brevissimi”. Le statistiche parlano chiaro: sul totale dei trasferimenti di
embrioni effettuati, la stragrande maggioranza non arriva alla nascita. Il III
Rapporto ESHRE, relativo ai dati europei del 1999, parla di una perdita di
embrioni pari all’89%. Anche per i “sopravvissuti”, d’altra parte, i rischi non
finiscono: vi sono chiare indicazioni nella letteratura scientifica di aumenti
significativi delle patologie genetiche e congenite nei nati da
fecondazione artificiale, proprio a causa del concepimento in vitro.
Senza contare il destino incerto degli embrioni crioconservati (congelati),
che, una volta soddisfatto il desiderio di maternità e di paternità dei loro
genitori, spesso non “interessano più”, e vengono “soppressi o utilizzati per
ricerche che, con il pretesto del progresso scientifico o medico, in realtà
riducono la vita umana a semplice ‘materiale biologico’ di cui poter
liberamente disporre” ( Evangelium Vitae, n. 14). Il desiderio di un
figlio da parte di una coppia di sposi non è dunque cosa buona? Lo è
certamente, tuttavia non ogni mezzo per realizzare tale desiderio è buono, e in
particolare non lo è un mezzo che di fatto, anche se non nelle
intenzioni, riduce tale figlio a semplice oggetto di tale desiderio,
pretendendolo come un diritto e cercandolo ad ogni costo, anche
al prezzo di aberrazioni come quelle fin qui considerate. “Ciò significherebbe
trattarlo alla stregua di una cosa!”, gridava Giovanni Paolo II nel citato Angelus
del 1994. E sottolineava che i genitori “devono volere il figlio con un amore
gratuito e oblativo, evitando di strumentalizzarlo ai loro interessi o alla
loro personale gratificazione”.
Infine: scegliere gli embrioni apparentemente
sani e eliminare quelli apparentemente malati. “Sotto questo profilo – diceva
Giovanni Paolo II ai membri della Pontificia Accademia per
Il
nuovo Papa Benedetto XVI
Ratzinger, ora Papa, invoca per l’Europa
un ritorno a Dio
"Premio San Benedetto per la promozione della vita e della
famiglia in Europa" SUBIACO, domenica, 10 aprile 2005.
Intervenendo a Subiaco, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, oggi
Papa Benedetto XVI, ha affermato che in Europa si assiste ad una deriva che
potrebbe cancellare Dio dalla vita pubblica per confinarlo ad un “ambito
soggettivo di residue culture del passato”. Nel ritirare il "Premio San
Benedetto per la promozione della vita e della famiglia in Europa",
conferitogli dalla Fondazione Sublacense Vita e Famiglia , il nuovo Papa Benedetto XVI, ha tenuto una relazione
nella quale ha affrontato la grave crisi culturale e d’identità che colpisce il
Vecchio Continente, ed ha indicato il terrorismo e le possibilità di
automanipolazione che l’uomo ha acquisito, come le due minacce più grandi per
l’umanità. In merito alle tecniche di clonazione il porporato ha rilevato che
così l’uomo “non viene più al mondo come dono del Creatore, ma come prodotto
del nostro agire, prodotto che, pertanto, può anche essere selezione secondo le
esigenze da noi stessi fissate”. “Su quest’uomo non brilla più lo splendore del
suo essere immagine di Dio - ha continuato il porporato -, che è ciò che gli
conferisce la sua dignità e la sua inviolabilità, ma soltanto il potere delle
capacità umane. Egli non è più altro che immagine dell’uomo di quale uomo?”. Dopo
aver riflettuto sull’evidenza che “la forza morale non è cresciuta assieme allo
sviluppo della scienza, anzi, piuttosto è diminuita”, Ratzinger ha spiegato che
“il vero, più grave pericolo di questo momento sta proprio in questo squilibrio
tra possibilità tecniche ed energia morale”. Il nuovo Papa ha precisato che la
morale non va confusa con il moralismo compreso nella sfera politico-partitica.
“Il moralismo politico degli anni Settanta, le cui radici non sono affatto
morte, - ha continuato Ratzinger -, fu un moralismo che riuscì ad affascinare
anche dei giovani pieni di ideali. Ma era un moralismo con indirizzo sbagliato
perché metteva l’utopia politica al di sopra della dignità del singolo uomo,
mostrando persino di poter arrivare, in nome di grandi obbiettivi, a
disprezzare l’uomo”. A questo proposito ha fatto un esempio in merito alla
distorsione del significato della pace: “Negli ultimi decenni abbiamo visto
ampiamente nelle nostre strade e sulle nostre piazze come il pacifismo possa
deviare verso un anarchismo distruttivo e verso il terrorismo”. Ratzinger ha
quindi sottolineato come sbagliato “un cristianesimo e una teologia che
riducono il nocciolo del messaggio di Gesù, il ‘Regno di Dio’, ai ‘valori del
Regno’, identificando questi valori con le grandi parole d’ordine del moralismo
politico (…) Dimenticandosi però, così, di Dio, nonostante sia proprio Lui il
soggetto e la causa del Regno di Dio”. Ha quindi affermato che “l’Europa ha
sviluppato una cultura che, in un modo sconosciuto prima d’ora all’umanità,
esclude Dio dalla coscienza pubblica, sia che venga negato del tutto, sia che
la sua esistenza venga giudicata non dimostrabile, incerta, e dunque appartenente
all’ambito delle scelte soggettive, un qualcosa comunque irrilevante per la
vita pubblica”. Ed ha ribadito che “in Europa si è sviluppata una cultura che
costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del
cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell'intera umanità”. Secondo
Ratzinger esiste “il tentativo di costruire la comunità umana assolutamente
senza Dio”. “Un albero senza radici si secca” ha sancito il porporato “il
rifiuto del riferimento a Dio, non è espressione di una tolleranza che vuole
proteggere le religioni non teistiche e la dignità degli atei e degli
agnostici, ma piuttosto espressione di una coscienza che vorrebbe vedere Dio
cancellato definitivamente dalla vita pubblica dell’umanità e accantonato nell’ambito
soggettivo di residue culture del passato”. Per il nuovo Papa è “il
relativismo, che costituisce il punto di partenza di tutto questo, diventa così
un dogmatismo che si crede in possesso della definitiva conoscenza della
ragione, ed in diritto di considerare tutto il resto soltanto come uno stadio
dell’umanità in fondo superato e che può essere adeguatamente relativizzato”.
Di questo passo, ha poi aggiunto “non si potrà più affermare che
l’omosessualità, come insegna
Avvenimenti
INCONTRI DEL
VICARIATO ZONA STRADA - MONTEMIGNAIO
Domenica 10 Aprile, si è svolto
presso i locali parrocchiali di Piazza Piave ed ex Cinema, l’incontro con
alcune famiglie di focolarini di Loppiano appartenenti al movimento Famiglie
Nuove, in occasione del FamilyFest che si terrà sabato 16 aprile. L’incontro è
stato suddiviso in due momenti: uno di ascolto delle esperienze delle famiglie
di Loppiano con la visione di un documento di presentazione della realtà del
movimento Famiglie nuove e del FamilyFest. Un secondo momento di condivisione e
confronto di esperienze comuni di famiglie della nostra zona che vivono
l’essere appartenenti ad un credo religioso, all’interno di una comunità
parrocchiale, confrontandolo con quelle esperienze che si vivono fra famiglie
appartenenti al movimento dei focolari. Intanto i bambini sono stati
intrattenuti da una ragazza di Loppiano che in collaborazione col gruppo
giovani di Strada, ha animato il pomeriggio dei figli. La serata si è conclusa
con una cena comunitaria organizzata dal gruppo di famiglie che gestisce i
locali ex-cinema.
Sabato 16 Aprile i Consigli Pastorali
Riuniti a Prato di Strada presso
Avvenimenti
Il “prete rosso” e il suo “Gloria”: Emozioni in
Pieve
Antonio
Vivaldi, violinista e compositore (nato a Venezia e morto a
Vienna). Venne ordinato sacerdote nel 1703 e in quel periodo fu nominato
maestro di coro e di violino nel celebre conservatorio dell' "Ospedale
della Pietà". Il prete rosso
(così fu chiamato, forse per il colore dei capelli, forse per il colore dei
suoi abiti), introdusse - soprattutto nel genere dei concerti - elementi armonici, melodici e strumentali di
largo respiro, con caratteri a volte simili alla futura sinfonia. Alla sua
produzione appartengono 78 concerti editi e più di 300 concerti inediti; sono
da ricordare – all’interno della sua sterminata produzione - la nota serie di 4
concerti "Le quattro stagioni"
ed il bellissimo oratorio "Juditha triumphans", per soli, coro e
orchestra.
LE
OPERE SACRE. Per quasi due secoli
dopo la sua morte non si ebbe notizia dell'esistenza di un grande corpus di
musiche vocali sacre composte da Vivaldi. La fortunata scoperta della maggior
parte di esse settant'anni fa e il successivo recupero di alcuni lavori sparsi,
hanno rivelato in quest'ambito un compositore di straordinaria fantasia e
originalità, degno di stare accanto a Bach e a Handel. Notevole è la loro
varietà formale: comprendono composizioni in uno o più movimenti; per solo
coro, per una o più voci soliste o per soli e coro; per un unico coro o per
doppio complesso corale. Quanto ai generi, vi compaiono intonazioni di sezioni
dell'Ordinarium Missae (Kyrie, Gloria, Credo) così come brani dei Vespri
(salmi, cantici, inni, responsori).
Gloria, per
due soprani e contralto solisti, coro a quattro voci miste, tromba, oboe,
violino solo (ad libitum), due violini, viola e basso RV 589
Ringraziamo vivamente l’amministrazione
comunale di Castel San Niccolò, ed in particolar modo il vice sindaco Ing.
Claudio POLVERINI che si è fatto promotore e realizzatore del concerto che
sabato 9 aprile alle ore
Ci auguriamo che questo evento non sia
isolato, ma segni l’inizio di una stagione che porti il livello culturale
musicale del nostro paese a crescere, per poter apprezzare maggiormente
proposte del genere.
Presente il Sindaco Paolo RENZETTI, che,
nel suo saluto introduttivo, ha voluto intitolare questa serata alla figura di
Giovanni Paolo II, prima di altre iniziative in memoria del compianto Pontefice
Romano.
Foto di Alfredo FANI
Avvenimenti
CAMPO SCUOLA ESTIVO PARROCCHIALE: In Cammino…
La nostra scuola Materna
Alterini, sorta per l’educazione cristiana dei figli del popolo, volendo essere
fedele alle sue origini, propone un’iniziativa per il prossimo periodo estivo.
Considerando che molti
genitori che lavorano non hanno la possibilità di affidare i figli nel tempo in
cui la scuola rimane chiusa, ci siamo sentiti sollecitati a costruire un
cammino ricreativo e formativo che copra quel periodo, come risposta ai bisogni
e necessità del tempo contemporaneo.
La scuola Materna Alterini
è lieta di offrire questo servizio alla popolazione del proprio paese e del
proprio territorio.
Il Responsabile, don
Roberto BRESCIANI
Maggiori informazioni si possono
reperire nel sito internet www.parrocchiastrada.net o direttamente presso la
scuola Materna Alterini.
L’iniziativa è rivolta ai bambini di
scuola materna ed elementare. Il campo scuola avrà inizio lunedì 13 giugno.
Le iscrizioni dovranno pervenire entro
il 20 maggio 2005.
Notizie della nostra Comunità
Nel
settembre 1997 dissi al Presidente della Mostra della Pietra Lavorata di
chiedere agli scultori e agli scalpellini che esponevano se erano disposti
a realizzare una scultura su una
formella di pietra delle dimensioni 60/80/6, da noi fornita, per lasciare un
ricordo nel tempo, qualora la mostra annuale non venisse più organizzata per
mancanza dì personale volontario, in quanto il nostro gruppo andava sempre più
a diminuire a causa di qualche decesso o per stanchezza di alcuni che non
potevano, o non volevano, più sostenere fatiche.
lo
proposi come TEMA da dare agli artisti "Madre Teresa di Calcutta"
mentre il Presidente della Mostra proponeva San Francesco. Il titolo "Omaggio
a Francesco" fu suggerito da Edek Osser.
L'iniziativa
prese il via lentamente. Cominciammo a procurarci alcune formelle di pietra e,
nel dicembre 1997, io scrissi a Padre Nicola, Custode della Basilica di San
Francesco di Assisi, pregandolo di farmi avere delle fotocopie di immagini dei
più caratteristici episodi della vita di San Francesco, per consegnarle agli
artisti insieme alle formelle di pietra. Era il periodo del terribile terremoto
che colpì anche Assisi. Nonostante ciò, dopo qualche giorno, la mia richiesta
fu esaudita. Nello stesso periodo mi recai anche al Convento Francescano di
Fiesole e al Santuario della Verna a chiedere altro materiale fotografico sulla
vita del Santo da distribuire a scultori e scalpellini. Padre Guardiano del
Convento Francescano di Fiesole era padre Rodolfo Cetoloni, attuale Vescovo di
Montepulciano, Pienza e Chiusi.
Quasi
tutte le formelle di pietra provengono da Alfero (Forlì), donate da: Stefano
Caminati e Figli, Lorenzo e Camillo Catani, Paolo e Gabriele De Luca. Tutti i
sostegni per le sculture sono stati costruiti nell'officina "GEPA"
dei Fratelli Giacobbe e Lido Gerini, i quali hanno fornito, gratuitamente,
ferro, vernici, manodopera, e hanno messo a disposizione macchinari e mezzi per
il trasporto. Alcuni artisti hanno realizzato la loro opera utilizzando
materiale proprio (pietra, marmo, legno, ceramica, bronzo, ecc.).
Le
sculture, realizzate su mia richiesta, sono state a noi donate con l'impegno di
cederle al Comune di Castel San Niccolò alle seguenti condizioni, confermate da
me verbalmente agli artisti, fra i quali Silvano Anania, Giudice in Arezzo, al
momento della consegna della sua opera:
1)
Realizzazione di un museo, nel locale acquistato dal Comune di Castel San
Niccolò dalla Cassa di Risparmio di Firenze a Strada in Casentino. - 2) Il
museo dovrà essere aperto al pubblico in ore e giorni stabiliti - 3) Le
sculture non potranno essere vendute né donate - 4) Il mio impegno è quello di
collaborare con il Comune per il buon funzionamento del Museo. lo potrò sempre
accedere al museo liberamente, anche per eventuali visite fuori orario di
persone che ne facciano richiesta - 5) Qualora il Museo dovesse essere, per
qualsiasi motivo, chiuso al pubblico, le opere da me richieste e ottenute e
tutti i sostegni in ferro dovranno tornare in mio possesso per essere cedute,
.d'accordo con gli artisti, al Sacro Convento di San Francesco di Assi5i, con
il mio personale intervento.
Per
concludere, mi sento in dovere di ringraziare: l'Amministrazione Comunale di
Castel San Niccolò, Magni Anna, Fani Alfredo, Puri Fabio, Luzzi Giuseppe, Landi
Luigi, Landi Luciano, Segatori Giuliano, Corsetti Claudio, Giangrasso Piero,
Rossi Luigi, Gandolfi Pietro, Vannini Enzo, Cenni Luca, Bigoni Roberto, Grechi
Franco, Guidotti Sonia, Martini Massimo, Paggetti Emilio, Vignali Vasco,
Vignali Gianni, Vignali Stefano, Landi Mario, Sereni Francesco, Bagnoli
Alberto, RiaIti Renato, Mariottini Roberto, Bruschini Santino, Fabbrini
Roberta, Giannotti Giuseppe, Landi Anna, Batistoni Eugenio, Landi Romano,
Boschi Rino, Rossi Ademo, Rossi Rino, Fabiani Daniele, Seghi Alboino, Dei
Mariella, Dei Orlando, Mangani Giuseppe, Paggetti Silvio, Maggi Lina, Danesi
Milva, Danesi Silvana, Cimarelli Giacomo, Carletti Giacomo, Sassoli Fausto,
Bertini Agnese, Pandolfi ltalo, Landi Claudio, Del Sere Cristina, Landi Vasco e
Toscoimballaggi. Un ringraziamento particolare va ai Caminati, ai Catani, ai De
Luca, ai Gerini, già menzionati, per la disinteressata e preziosa
collaborazione.
Silvano
Landi
Ogni azione e ogni cosa ha il suo valore!
"Andare a votare non risolve nulla" (Enrico De Mita). "Sulla
fecondazione il referendum non risolve nulla. La semplice abrogazione di alcuni
punti non ha valore costruttivo", è questo il senso di un intervento di
Enrico De Mita pubblicato sabato 12 marzo 2005 sul "Sole 24 Ore".
"Se migliorata--scrive il docente dell'Università Cattolica--allora
l'unica prospettiva è che essa non venga abrogata, evitando che possano opporsi
preclusioni giuridiche e politiche al suo miglioramento. Il modo tecnicamente
più sicuro per chi crede negli approfondimenti derivanti dalla scienza è,
secondo me, non partecipare al voto e rendere invalido il referendum". E
ciò perché "il cittadino ha il
diritto" di evitare che si raggiunga il quorum, "ritenendo
che la materia vada risolta in positivo dal Parlamento".
Referendum.
Domenica 12 e Lunedì 13 Giugno
Non andare a votare.
E’ un tuo diritto e dovere di cattolico “ADULTO”
Referendum.
Andare a votare NO, fa vincere il SI
Tratto da Avvenire 2005