Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino


Anno
III - N. 14 Settembre -
Ottobre 2005
Dirsi cristiani
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Dirsi Cristiani
q Spiritualità pag.
4 Un manuale di vita cristiana
q Le preghiere del mese pag.
6 Preghiere
q Cosa dice
q La ragione e la fede pag. 9 Fede e azione
q Veglia di preghiera pag.
11 Il coraggio dei Testimoni
q Notizie della nostra comunità pag.
15 festa della Parrocchia
pag.
17 Festa Medioevale
pag.
20 Centro estivo Parrocchiale
pag.
21 AVIS
q Notizie da Casentino pag. 23 Rubrica
q Approfondimenti pag. 25 Evoluzionismo…
q Varie pag. 26 La predica di san Francesco
q Per i più piccoli pag. 27 Far piacere a Dio
q Per finire… pag.
28 I giovani: Il futuro
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in
Casentino (AR) Autorizzazione Tribunale
di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
“DIRSI CRISTIANI”
Nella nostra epoca, caratterizzata dalla
cultura del relativismo e dell’affermazione della propria libertà individuale,
c'è il rischio che anche il cristiano si sottragga agli impegni della sua
realtà costitutiva cristiana.
Farsi la domanda: CHI E' IL CRISTIANO? QUALI
SONO I TRATTI COSTITUTIVI DELLA SUA VERA IDENTITA'?, 'è senz'altro utile e
necessario. Il credente ponendosi tali quesiti manifesta una ricerca di
autenticità ed un impegno di conversione che sono profondamente evangelici. Il
cristiano è prima di tutto un essere umano come tutti gli altri che vive nella
società, segue le leggi di essa, si sposa, lavora, si diverte,…ecc
Un essere umano tuttavia che si qualifica
per la fede in Dio, che ha scoperto come Amore che muove l'universo, Lo ama, Lo
prega; una fede che riconosce in GESU' il Salvatore dell'uomo che incontra
nella sua parola, nel mistero eucaristico , nella liturgia e da tale incontro
trae energie per assumere nella quotidianità lo stile di vita del Figlio di
Dio. Una persona, il cristiano, che sente di avere una missione nei confronti
del mondo: essere sale e lievito di tutta la pasta umana. Una persona che vive
nel mondo ,ma che anela a giungere al Regno Eterno. Una persona che professa la
sua fede e la sua fede nutre il suo agire. Un agire che è sempre animato dal
servire e dall'assicurare a tutti un amore incondizionato, come quello di Dio e
di Gesù Cristo.
Per concludere: “DIRSI CRISTIANI” vuol dire
essenzialmente ESSERLO E DIMOSTRARLO CON
Il vostro parroco, don Roberto
Spiritualità
di Antonella
Fani
Questi brevi passaggi dell’opera citata, ci mostrano
come dirsi cristiani non possa essere una nota a margine della vita, né, allo
stesso modo, un puro segno di distinzione esteriore. I cristiani, già dai primi
secoli, non volevano essere riconoscibili da usanze esterne, ma da
atteggiamenti di vita diversi, tanto da potersi definire “principio vitale” del
mondo, ciò per cui il mondo può avere dignità di vita.
Tutto questo collima con il principio evangelico del
“lievito che fermenta la pasta”: i due composti non si distinguono più, ma
senza lievito la farina non diventerà mai pane.
Dove trovare oggi le coordinate della vita cristiana?
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, edito nel 1992 e diretto nella sua
stesura dall’allora Cardinale Ratzinger - oggi Benedetto XVI - è un valido
strumento dove si può trovare la summa
della nostra fede; potremmo definirlo un “riassunto” (ma che riassunto!) dei
principi base della nostra vita di fede.
Il Catechismo si propone di comprendere “cose nuove e
cose antiche” (cf. Mt 13,52), dato che la fede è sempre la stessa, ed allo
stesso tempo è sorgente di luci nuove, poiché è data nel vissuto di ogni uomo. La
visione antropologica che sta alla base della prospettiva cristiana è quella
dell’uomo creato liberamente da Dio, che è da Lui sostenuto, e che trova la sua
felicità conoscendo e amando il Signore: il fine perfetto di questa vita e
della vita eterna. Solo nella conoscenza di Dio, nella scoperta del vero amore,
l’uomo diviene allora capace di azioni che realmente possono dirsi cristiane e
di un amore incondizionato verso tutti. La fede cristiana o è una fede pratica, o altrimenti non è.
La stessa struttura del Catechismo della Chiesa
Cattolica rispecchia questa visione e vuole accompagnare, nella sua lettura e
meditazione, a tale progetti di vita. Su quattro pilastri ben ordinati si regge
la struttura del Catechismo, pilastri che ne caratterizzano la divisione
interna nelle seguenti sezioni:
1. La professione di fede
2. La celebrazione del Mistero
3. La vita in Cristo
4. La preghiera
Questo è anche l’ordine da seguire nella propria vita
per orientarsi radicalmente alla carità. Se la fede è pratica, tuttavia non
parte dalla “mera pratica”, ma dalla conoscenza
del Mistero, dal sapere e saper giustificare i contenuti della nostra
fede. Contenuti che vengono vissuti e celebrati in primo luogo nella liturgia, ambito di manifestazione per
eccellenza del Mistero stesso. Solo nella conoscenza della fede e nella pratica
liturgica si può realmente agire cristianamente, vivere secondo lo stile di
Gesù: ecco allora che la terza sezione del Catechismo della Chiesa Cattolica si
occupa della “morale” cristiana, una morale che è un punto di arrivo d’amore,
e non si partenza.
Alla preghiera non viene affidato l’ultimo posto, anche
se potrebbe sembrare il “fanalino di coda”. Nella quarta sezione sono spiegati
gli articoli del “Padre Nostro”: questo è dunque il coronamento di tutte le
parti precedenti, dove la vita cristiana - che è vita in ricerca dell’amore
più grande e della sua manifestazione a partire da ora - attinge tutto
ciò che riceve dall’infinito Amore creatore e salvatore del Padre.
Le preghiere del mese

Dietro a Te Noi vogliamo venire
dietro a te, Gesù. Anna Maria Canopi
vogliamo continuare a seguirti,
passo, passo,
sulla via della Croce
portando nel cuore ogni fratello come amico.
Noi vogliamo essere per te amici fedeli
ma tu, Signore Gesù,
non permettere che ci lasciamo afferrare
dalla paura e dalla stanchezza.
Infondici l'ardore del tuo Spirito
per aderire a Te
e con Te dare la vita
in forza di quell'amore più grande
che abbraccia ogni creatura.
Amen.


Cosa
dice
Se mi capitasse un giorno di essere vittima del terrorismo mi
piacerebbe che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero
che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. Che pregassero per me. Che
sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate
nell'indifferenza dell'anonimato. La mia vita non ha un prezzo più alto di
un'altra. Non vale di meno né di più. In ogni caso non ha l'innocenza
dell'infanzia. Ho vissuto abbastanza per considerarmi complice del male che
sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che mi può colpire alla
cieca. Non posso auspicare una morte così; mi sembra importante dichiararlo.
Infatti non vedo come potrei rallegrarmi del fatto che un popolo, che amo, sia
indistintamente accusato dei mio assassinio. Sarebbe un prezzo troppo caro, per
quella che forse chiameranno la grazia del martirio, doverla a un algerino
qualsiasi, soprattutto se questi dice di agire nella fedeltà a ciò che crede
essere l'islam. Conosco le caricature dell'islam che un certo Islamismo
incoraggia. E' troppo facile mettersi la coscienza in pace, identificando
questa religione con gli integrismi dei suoi estremisti. L'Algeria e l'Islam,
per me, sono un'altra cosa, sono un corpo e un'anima. Evidentemente, la mia
morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno considerato con precipitazione
un naïf o un idealista. Ma queste persone devono sapere che la mia più
lancinante curiosità verrà finalmente soddisfatta. Ecco che potrò, a Dio
piacendo, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui
i suoi figli dell'Islam come Lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di
Cristo, frutti della sua Passione, investiti dal dono dello Spirito, la cui
gioia segreta sarà sempre stabilire la comunione, ristabilire la
rassomiglianza, giocando sulle differenze. Questa vita perduta, totalmente mia,
totalmente loro, rende grazie a Dio. E anche a te, amico dell'ultimo minuto,
che non sapevi quel che facevi. Si, anche per te voglio prevedere questo "Grazie"
e questo "Addio". E che sia dato a tutti di ritrovarci, ladroni
beati, in Paradiso, se piacerà a Dio, nostro Padre comune. Amen! Insciallah.
Christian de Chergé, cistercense
La
ragione e la fede
di
Antonella Fani
FEDE E AZIONE
Il Credo che professiamo ogni Domenica
alla Messa, che costituisce la prima sezione del Catechismo della Chiesa
Cattolica e che è il Simbolo della nostra fede, rappresenta la sintesi della dottrina
cristiana. Infatti a partire dal II secolo d.C. si diffusero sempre più alcuni
riassunti essenziali della fede cristiana, chiamati “professioni di fede”,
“Credo” o “Simboli della fede”. La parola greca “symbolon” stava a significare la metà di un oggetto spezzato, che fungeva da
segno di riconoscimento. Ecco dunque che il Credo, o simbolo della fede, non è
altro che il “segno di riconoscimento dei cristiani”, ciò che tutti i credenti
hanno in comune. Il simbolo della fede è dunque la raccolta di tutte le
principali verità di fede[2]. Così
la preparazione al Battesimo comprendeva
la consegna del Credo da imparare a memoria e la professione aperta del Simbolo
recitata pubblicamente, tradizione che è arrivata sino ai giorni nostri nella
professione di fede dei genitori, del padrino e della madrina del battezzato.
I due Simboli principali sono il Simbolo degli Apostoli, così chiamato perché è ritenuto il riassunto più
fedele della fede degli Apostoli, e il più antico simbolo battesimale della
Chiesa di Roma; e il Simbolo
Niceno – Costantinopolitano, derivante dal
lavorio dei prime due Concili Ecumenici, e tuttora comune tra le grandi Chiese
d’Oriente e d’Occidente.
Il Credo ci esemplifica come credere significhi
professare con parole ed opere. Se da una parte, seguendo il detto pluricitato
del filosofo ateo B. Croce, «non possiamo non dirci cristiani» essendo
cristiana la cultura che abbiamo respirato, allo stesso tempo non possiamo
neppure, troppo sommariamente, “dirci cristiani”: le nostre azioni, difatti, devono
rispecchiare la fede che professiamo, e la fede professata deve essere
l’alimento che nutre il nostro agire.
È un richiamo questo che va a toccare sia quella
nostra “fede senza buone opere”, che le “buone opere senza fede”: passando
dalla superficie in profondità, comprendiamo come sia l’intenzionalità di fede
vissuta che muove ad un agire veramente pronto a donarsi con amore e giustizia
verso il prossimo. È un richiamo, quello dell’intelligenza della fede, quello degli articoli del Credo conosciuti e
vissuti, che stride con tutti i nostri giudizi sommari. Tali giudizi infatti
ci fanno schierare o dalla parte di coloro che “preferiscono non essere tra chi predica bene ma razzola male”, o dalla parte di chi fa dell’esteriorità della
pratica cristiana (come il solo “andare a Messa”) uno “uno strumento per
mettere a posto la propria coscienza”, quasi
che la vita cristiana avesse tempi e luoghi in cui essere confinata.
Ma schierarsi nell’una o l’altra posizione, e il
condannare la parte avversa, è insufficiente oltre che nocivo. La vera professione di fede richiama ognuno di noi a
colmare tutte proprie deficienze, che sono mancanze, in fondo, di pari grado:
tanto quelle dovute alle incoerenze di comportamento, così come quelle che si
rifanno ad una mancata adesione alla vita liturgica e della comunità
parrocchiale.
È certo sempre più facile consolarsi dicendo «C’è
chi è peggio di me» piuttosto che migliorarsi: ma non è la soluzione che il
Signore ci richiede. Il Signore guarda al cuore di ciascuno, e non fa confronti
tra le persone: per cui ciascuno è responsabile di se stesso e dell’amore che
desidera dare o non dare.
Nel Credo allora la lex credendi (ossia la nostra fede) si presenta in perfetta
sinergia con la lex
orandi (la preghiera liturgica, che ha
il suo culmine nella celebrazione del Mistero Eucaristico, ovvero nella Messa);
è qui che il dogma diventa mistero annunciato, vissuto e pregato. In questo
contesto liturgico – sacramentale il Simbolo diventa fonte di agape, di amore, di comunione e di azione nella Chiesa.
Ecco allora che il tutto sfocia naturalmente nella lex vivendi et agendi, nel cristianesimo che vive di fede, vita
liturgica, amore concreto per il prossimo.
Non si può definire il Credo come un insieme di
verità astratte da ripetere automaticamente al termine dell’omelia del
sacerdote alla domenica, o in altri contesti liturgici nel quale sia prevista
la professione di fede; il Simbolo della fede è una regola che sostiene la vita
quotidiana, la preghiera, la testimonianza, l’azione e la missione: lex credendi come lex vivendi, orandi, agendi et evangelizandi[3]. E fortunatamente, non ci sono sconti per
nessuno.
Veglia
di Preghiera
INTRODUZIONE: Dai tempi di Gesù, è sempre stato difficile predicare
il vangelo autentico. Fin dai tempi di Geremia è un rischio fare il profeta. Se
spesso ricordiamo con ammirazione
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt
10,26-33)
In
quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Non temete gli uomini, poiché non
v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba
essere manifestato. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e
quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti. E non abbiate paura di quelli che uccidono il
corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha
il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. Due passeri non si vendono forse per un
soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo
voglia. Quanto a voi, perfino i capelli
del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più
di molti passeri! Chi dunque mi
riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio
che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo
rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.
Qualche momento di Adorazione silenziosa aaaaaaaaaaaaaaa
L 1: «Non abbiate
paura!». Ci dev’essere stata tanta
tenerezza nella tua voce, quel giorno, mentre ti rivolgevi ai tuoi discepoli.
Sapevi a
cosa li mandavi incontro, eppure
la verità alla fine avrebbe trionfato. La loro fiducia non doveva cedere allo
scoraggiamento. Il Padre non li avrebbe mai abbandonati né persi di vista
perché erano preziosi ai suoi occhi. Non si erano sbagliati nel puntare tutto
sul Vangelo..
Adorazione silenziosa… aaaaaaaaaaaaaaaaaa
L2: Tre i motivi che rendono il cristiano missionario
coraggioso e fiducioso del vangelo. Il primo sta nella certezza sicura del
successo finale del messaggio di Cristo e del suo Regno: quello che oggi appare
nascosto e povero, dovrà essere manifestato e si imporrà alla fine a tutti come
realtà unica e vincente. "Non c'è nulla di nascosto che non debba essere
svelato, e di segreto che non debba essere manifestato".
Tutti: Gridiamolo sui tetti che Dio è grande, che
Dio ci ama, che Dio è presente, come il cuore dell'innamorato che, gonfio,
vuole comunicare a tutti la sua esperienza. All'uomo indifferente oppure
travolto dal caos della vita, Gesù annuncia il tenero volto di un Dio che
cammina con noi. Gridiamolo sui tetti!
Canto aaaaaaaaaaaaaaaaaa
L 3: Il secondo motivo di coraggio sta nel fatto che gli
uomini possono accanirsi contro la vita del corpo, ma non hanno alcun potere
sulla vera vita, quella che si fonda su Dio e avrà in Lui il suo compimento. "Non abbiate paura di quelli che
uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto
colui che ha il potere di far perire l'anima e il corpo nella geenna".
L 4: Terzo motivo di fiducia: Dio non può abbandonare chi
si spende per Lui, Lui che si cura persino delle cose più semplici. "Due
passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a
terra senza che il Padre vostro lo voglia. Non abbiate dunque timore: voi
valete più di molti passeri".
L5: L'impegno è di riconoscere Gesù davanti agli uomini,
apertamente: "Chi dunque mi
riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio
che è nei cieli". Non è solo questione di superare "il rispetto
umano"; una missione attende il cristiano: proclamare quell'unica verità
che salva il mondo e gli uomini. Non è un lusso il vangelo, ma una necessità.
Tanto più grave quindi la responsabilità di chi col battesimo è stato caricato
della sua trasmissione e della testimonianza. E vengono in mente tutte le
situazioni in cui ci vergogniamo di essere cristiani, in cui precisiamo di
credere, sì, ma con molte parentesi, con molte obiezioni, per non sfigurare
davanti alla "modernità", tutte le volte che tentiamo di fare i cristiani
"politicamente corretti", quando cediamo ai compromessi per essere
accolti in questo ipocrita mondo liberale che è liberale solo con chi la pensa
come lui. Chi si tira indietro, chi si vergogna di Cristo e della propria
fede.. in famiglia, in ufficio, al club degli amici,...
"..anch'io - dice Gesù - lo rinnegherò
davanti al Padre mio che è nei cieli"!
Adorazione Silenziosa aaaaaaaaaaaaaa
L6:
Essere cristiani costa. "L'amore ci spinge", diceva san
Paolo. É l'amore per Dio e per l'uomo che fa gridare sui tetti, è la
percezione della salvezza che può riempire i cuori che ci fa uscire per
indicare a chi vive nella paura e nella solitudine che esiste una pienezza e
che questa pienezza ha il volto e lo sguardo di Cristo. Ma fare questo, costa.
Costa in sguardi sospettosi, in giudizi, in manipolazioni, in scelte dolorose,
in persecuzioni.
Tanti
cristiani sanno essere fedeli e coerenti, sanno essere coraggiosi e forti,
nella loro vita ordinaria e nelle scelte importanti. Ma soprattutto è incoraggiante
pensare ai tanti martiri di tutti i tempi e soprattutto dei nostri tempi.
Tutti: “Al termine del
secondo millennio
L7: "Che cosa hai rischiato tu per la tua
fede?" dice il
Cardinale Newman. Quando lungo la
giornata avvertirò il peso, la fatica, il "pericolo" a cui mi
espongono il credere e il testimoniare Gesù, riascolterò il suo "Non temete"
e la buona notizia che lo fonda.
Silenzio aaaaaaaaaaaaaaaaaa
L 8: Ci siamo riuniti in gruppo per un incontro di preghiera
libera, spontanea, improvvisata. Forse ti abbiamo stancato, Signore. Ti
abbiamo dette tante parole. Ciascuno di noi ha fatto del suo meglio per trovare
parole difficili, pensieri elaborati e d'effetto, richieste le più
impensabili.
Hai accettato la nostra preghiera ma ci hai messo in crisi, Signore, attraverso
una riflessione di S.Agostino: "Altra cosa è il lungo amore.
Non mettiamo nell'orazione molte parole ma molta preghiera". La preghiera
dunque, non consiste nel molto dire ma nel molto amare.
Più intenso è l'amore, più vera e silenziosa è la preghiera.
Orazione finale e Canto
Notizie della nostra
Comunità
Quarta edizione della Festa
della Parrocchia
Anche
quest’anno il Consiglio Pastorale Parrocchiale ha organizzato la festa della
Parrocchia, un momento di condivisione e di ritrovo insieme nei locali
comunitari dell’area ricreativa sportiva di Viale Italia - Piazza Piave.
Domenica 14 agosto alle ore 15.00 è iniziata
la giornata suddivisa in quattro momenti. Il primo momento ha aperto la
giornata con i giochi per i più piccini, i tornei di pallavolo, bocce e
briscola organizzati da vari gruppi e rivolti ai giovani e adulti. Buona e
numerosa la partecipazione della comunità, distribuita uniformemente nelle
varie fasce di età, sia fra i giovani adulti e anziani. Durante questo primo
momento, intorno alle 17.00 sono stati offerti a tutti cocomero e panini fritti
a volontà. Il secondo momento è stato incentrato sulla S. messa all’aperto,
partecipata dai presenti e da altri che si sono via via aggiunti; l’argomento
tema della domenica è stato attualizzato dal parroco in funzione del
significato che assume una giornata di ritrovo e di incontro, per una comunità
parrocchiale, con parole di elogio verso coloro che si adoperano per la
realizzazione di questi momenti o che semplicemente, ma con senso sincero di
appartenenza, ne prendono parte.
Alla
fine della S. Messa, animata con i canti da una parte del coro parrocchiale,
don Roberto ha premiato, con medaglie di primo secondo e terzo classificato, i
bambini delle tre squadre che si sono confrontate nei giochi del pomeriggio.
Durante
la giornata sono stati esposti due pannelli del Campo estivo Parrocchiale,
preparati dalle animatrici Elena e Sara, che hanno riproposto con foto e lavori
pittorici, le tappe fondamentali del percorso formativo e ricreativo fatto dai
bambini durante l’estate.
Terzo
momento tradizionale, comune a tutte le altre edizioni, è stata la cena, per la
quale ringraziamo tutte le persone che si sono sacrificate rinunciando ai
momenti comunitari di svago del pomeriggio, per cucinare e preparare la
tavolata che ha visto insieme una novantina di parrocchiani.
Visto
il numero che ci ha colti un po’ impreparati, ci siamo dovuti arrangiare un po’
all’ultimo momento, cerando di accogliere tutti e sperando di non deludere
nessuno. Ringraziamo comunque per la pazienza e lo spirito di servizio che ha
animato tutti i presenti.
Ultimo
momento quello serale, nei campi parrocchiali illuminati, con la finale dei
tornei di pallavolo e bocce e un po’ di musica sotto la guida dei ragazzi del
gruppo giovani, che ringraziamo a parte con quella attenzione particolare che
il loro servizio svolto in parrocchia merita. Benedetto XVI a Colonia: “Sono felice di stare in
mezzo ai giovani, di sostenerne la fede e di animarne la speranza”.
Bilancio
positivo quindi per una giornata che ormai fa parte a pieno titolo degli
appuntamenti che la parrocchia si dà nel percorso delle iniziative annuali.
Lunedì
pomeriggio, ferragosto, Festa dell’Assunta, estemporaneo “scontro-incontro” di
pallavolo fra il gruppo giovani e le “mamme” della parrocchia con Nutella Party
e cocomero per tutti.
Notizie della nostra
Comunità
SULLA STRADA DI DANTE: FESTA MEDIEVALE
AL CASTELLO DEI CONTI GUIDI DI SAN NICCOLO’
Circa
due anni e mezzo fa un gruppo di persone, tra le quali il promotore Silvio
Paggetti, si riuniva in una tiepida Domenica di Ottobre nella Piazza d’Armi del “Castello”. In quella sede fu vagliata l’ipotesi
di dar vita ad una Festa a carattere medievale. A quell’incontro, solo
discorsivo ma molto importante, ne sono seguiti molti altri nel corso dell’anno
2004 per definire da una parte l’organizzazione del Comitato Promotore e
dall’altra le modalità organizzative della Prima Edizione della Festa
Medievale.
Nei
successivi incontri fu definita la struttura organizzativa del Comitato
presieduto da Silvio Paggetti e composto da persone tra loro eterogenee per
formazione e interessi. In questi incontri furono coinvolti i cosiddetti
“Castellani” – Comunità del Castello – i quali oltre a dare un importante
supporto logistico nella realizzazione della manifestazione misero a
disposizione del Comitato il loro libretto di risparmio, il quale fu
determinante per affrontare i primi oneri finanziari necessari per
l’organizzazione dell’evento.
Così,
dopo circa otto mesi di riunioni, spesso e volentieri contornate da cene, il 31
Luglio 2004 si è svolta
In
quella edizione fu curato prevalentemente l’allestimento del villaggio
medievale e in parte anche la scenografia di apertura della Festa. È ovvio che
essendo la prima edizione e non avendo un’ingente disponibilità finanziaria
furono tralasciate alcune cose, come per esempio l’intrattenimento del dopo
cena.
Finita
Il
primo ostacolo da superare era la formalizzazione del Comitato Promotore. Dopo
alcuni incontri fu optato per incorporare il Comitato Promotore nella Pro Loco
di Strada in Casentino. Non nego che questo passaggio è stato più facile da
descrivere che da fare anche perché, ormai tutti viviamo a Strada e sappiamo la
difficoltà che ci sono per unire due gruppi a se stanti operanti in settori
complementari. A mio modo di vedere la collocazione naturale del Comitato Festa
al Castello è
Così
ancora dopo circa dieci mesi di incontri il 23 luglio 2005 è stata realizzata
Inoltre,
in collaborazione con il nostro regista Antonio Fani, abbiamo contattato e
portato a Strada in Casentino i “Musici e Terzieri di Castiglion Fiorentino”
accompagnati da Falconieri e duellanti di spade.
Il
tema della Seconda Edizione è stato la rievocazione storica di un matrimonio
medievale. L’apertura della manifestazione è stata spostata dal Castello alle
vie del paese di Strada in Casentino per rendere partecipe della manifestazione
non solo l’antico Maniero, ma anche tutta la comunità, compresi gli esercizi
commerciali, di Strada in Casentino.
Il
corteo storico composto dalla Sposa – Tessa, i nobili di Vado, i “Musici e
Terzieri di Castiglion Fiorentino, il popolo e
Dopo
tutto questo, il corteo si è diretto al Castello passando per la caratteristica
“Strada Vecchia” per poi celebrare le nozze di fronte alla Cappella del
Crocifisso nella piazzetta del Castello.
Fin
lì tutto era andato bene, la scenografia aveva riscosso solo consensi e gli
ospiti erano pronti per partecipare al banchetto di nozze. Purtroppo quando
viene organizzata una festa dobbiamo fare i conti con il tempo e in quel caso
questo non ci è stato amico, infatti circa verso le 19 si è scatenato un vero e
proprio temporale estivo, che ha indotto molti dei presenti a riprendere il bus
navetta, messo a disposizione per
A
parte questo inconveniente, la seconda edizione ha ancora dimostrato quali sono
le potenzialità di questa manifestazione nella quale, a mio modo di vedere, va
sicuramente investito sia da parte delle associazioni private che da parte
degli enti pubblici. Questa manifestazione per due volte consecutive ha portato
nel Paese circa 700/800 persone per cui sarebbe folle far disperdere un formato
capace di valorizzare sia il Castello che il nostro splendido borgo di Strada
in Casentino.
Prima
di concludere vorrei però ringraziare tutte le persone che hanno lavorato per
la realizzazione delle due edizioni della Festa Medievale “Sulla Strada di
Dante”, i Castellani e il Maestro Giovanni Biondi per la loro disponibilità e
fare un elogio particolare a Silvio Paggetti e Luca Bambagini. Silvio perché,
oltre che ad essere Presidente del Comitato, a lui si deve l’idea della Festa e
molto della sua realizzazione. Luca per la maestria e la volontà nella
realizzazione delle strutture, senza la le quali sarebbe stato impensabile dar
luogo alle due edizioni della Festa.
Leonardo
Colozzi
Notizie della nostra
Comunità
CENTRO ESTIVO PARROCCHIALE
Siamo
quasi arrivati alla fine del nostro percorso, il Centro Ricreativo estivo “In
Cammino” ha rispecchiato le nostre previsioni e le nostre speranze di riuscire
a costruire qualcosa di buono per la nostra comunità.
Le
adesioni per il mese di luglio sono state ben 25 e 15 per il mese di agosto; i
bambini del ciclo scolastico elementare, con grande soddisfazione loro e dei genitori,
hanno portato a termine i compiti estivi assegnati dalle maestre; i bambini che
a giugno hanno lasciato l’asilo ed ora entreranno nel mondo della scuola
inferiore, hanno ripassato letterine e numeri ed i più piccoli hanno giocato e
sono diventati dei piccoli artisti del disegno con le tempere, colorandosi, per
la gioia delle mamme, vestiti, mani e capelli.
Non
solo si sono impegnati in tutto ciò, ma hanno sperimentato nuove attività di
gruppo: lavoretti con la ceramica, con la pasta colorata, con il das, con il
pongo, con i gessi, con le tempere e tanti giochi all’aperto.
Per
essere la nostra prima esperienza ci ha dato grandi soddisfazioni e speriamo di
poter proseguire anche nei prossimi anni in modo che il centro ricreativo
estivo diventi una sicurezza per tutti i genitori che ci hanno dato fiducia.
Ringraziamo
i ragazzi del gruppo giovani che, come sempre, ci accompagnano con il loro
aiuto e la loro voglia di vivere nei nostri progetti, traendo da questi
esperienze di servizio per la comunità e di vitta per il loro futuro.
Per
il mese di settembre è prevista una uscita in gruppo ad un maneggio locale ed
una festa di fine centro domenica 11 settembre in collaborazione con
Elena
Zampella
Notizie della nostra
Comunità
L’AVIS Castel San Niccolò,
che raggruppa i Donatori di Sangue dei comuni di Castel San Niccolò e
Montemignaio, continua ad essere una bella realtà del nostro territorio. Nel
corso della sua storia ultradecennale, (si festeggia quest’anno infatti il 35°
Anniversario dalla fondazione), questa Associazione altamente benemerita, si è
molto radicata nel territorio dei nostri comuni, tanto da contare oggi 220 donatori attivi i quali nel corso
dell’anno 2004 hanno effettuato circa 400 donazioni, tra sangue intero e
plasma. In questi ultimi tempi notiamo con soddisfazione che un numero sempre
maggiore di giovani avverte il problema della mancanza di sangue e si avvicina
a noi; ed è proprio a queste nuove giovani forze che la nostra già grande
famiglia AVIS si affida con la consapevolezza che saranno loro in futuro a
contribuire al suo consolidamento e rafforzamento.
Nella primavera scorsa, in
occasione della assemblea annuale nel corso della quale è stato approvato il bilancio consuntivo 2004
e quello si previsione 2005, si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle
cariche sociali; a seguito di ciò sono risultati eletti: Franco Grechi
(Presidente), Agostino Fabbri (Vice-Presidente), Serena Ongaro (Segretario),
Sonia Checcacci, Riccardo Bassi, Claudio Bettini e Stefania Conticini,
(Consiglieri). Il nuovo gruppo dirigente, ringraziando innanzitutto tutti i
predecessori che hanno dato un così considerevole impulso alla Associazione, si
è impegnato fino da subito in due progetti molto importanti: il reperimento di
una nuova decorosa sede e l’organizzazione dei festeggiamenti per il 35°
Anniversario della fondazione che ricordavamo sopra.
Il progetto della nuova
sede si è ormai positivamente concluso grazie soprattutto alla generosità
dell’Amministrazione Comunale di Castel San Niccolò, sempre particolarmente
sensibile ai problemi sociali; infatti ci è stato concesso l’uso a titolo
gratuito di un splendido locale in Piazza Pascoli di Strada In Casentino che
opportunamente ristrutturato con l’aiuto di vari soci AVIS, è già diventato la
nostra sede amministrativa; ma un grazie particolarmente sentito va al mio
predecessore, il maestro Agostino, che in questo progetto ha creduto fino
dall’inizio ed ha messo veramente tutto sé stesso.
Per quanto riguarda i
festeggiamenti per il 35° anniversario della fondazione della sezione, fissati
per il 28 agosto, ed ai quali parteciperanno varie delegazioni AVIS del centro
Italia e Amministrazioni pubbliche, auspichiamo che gli stessi siano
particolarmente sentiti soprattutto dalla popolazione; questa festa, oltre che
a ricordare la nostra fondazione, deve essere soprattutto un momento importante
di visibilità, per far conoscere di più l’AVIS e l’opera che svolge; se con
questo riuscissimo anche ad avere un solo nuovo donatore, saremmo felici e
potremmo certamente dire di avere raggiunto il nostro scopo principe.
La donazione del sangue è un piccolo gesto che
ognuno di noi può fare, non bisogna essere super uomini o super donne: basta
essere in buona salute e non avere particolari problemi; un flacone di sangue
può veramente salvare una vita umana.
Grazie nuovamente a tutti i
donatori “vecchi”, a quelli “nuovi” ed a tutti coloro che vorranno in qualche
modo contribuire a diffondere la nostra cultura del volontariato.
IL PRESIDENTE
Franco Grechi
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A
cura del direttore Silvia
PECORINI
Una
scuola
senza zaino è il progetto che cercherà di realizzare la scuola di
Montemignaio nell’anno scolastico 2005/2006.
Settembre,
tempo di scuola, ma anche di corse a comperare zaini, quaderni, lapis in
cartoleria o al supermercato, l’importante è che sia alla moda, che faccia
tendenza. Da questo anno le mamme di Montemignaio dedicheranno quel tempo a
giocare con i loro figli o ad altro perché la scuola di Montemignaio cambia.
Come, non si imparano più le tabelline e i verbi? No, non è così cari ragazzi,
non fatevi illusioni, la sostanza rimane la stessa, cambia la forma. Del
progetto, sicuramente notevole di cui solo fra qualche anno ne potremo
giudicare la validità, ne abbiamo parlato con il sindaco di Montemignaio,
Angiolino Sabatini.
Il
Comune di Montemignaio venendo a conoscenza dell’esistenza di una Scuola di Eccellenza nel comune di
Fabbriche di Vallico, in provincia di Lucca ed avute informazioni più
dettagliate dall’IRRE, l’Istituto Regionale di Ricerca Educativa della
Toscana, ha deciso di dare inizio a
partire da questo anno scolastico al progetto di una scuola senza zaino. Si
tratta dell’applicazione quasi integrale del metodo Montessori, dove i bambini
sono al centro dell’attenzione, per cui non esistono né cattedra, né banchini.
Quando entrano a scuola i bambini si mettono le scarpe da scuola, l’aula è
arredata con dei tavoli intorno ai quali i bambini lavorano, nessuno ha cose
proprie, le penne e i lapis sono ergonometrici e sono comuni a tutti.
L’insegnante ha una poltroncina con delle rotelline e può girare intorno ai
tavoli. All’interno dell’aula vi sono dei laboratori con tre computer collegati
ad internet dove i bambini possono andare e, fin dalla prima elementare,
imparano ad utilizzare questo strumento, ormai diventato indispensabile.
Esistono anche laboratori per i pesi, le misure, tutto ciò che un bambino può
toccare per avere così fin da piccolo la cognizione della geometria, della
fisica. E’ presente anche un altro laboratorio più didattico, fatto di schede
con esercizi per l’aritmetica, l’italiano, l’educazione linguistica. I bambini
possono accedere ai laboratori da soli, viene così chiamata in causa la
capacità di autocontrollo, di disciplina. Le spiegazioni avvengono in un angolo
dell’aula, detto agorà,
sopraelevato e dove vi sono dei
tappeti. Le insegnanti, a cui spetta un maggior carico di lavoro, spiegano con
un tempo calcolato dalla clessidra i programmi che sono quelli del ministero. I
bambini non hanno zaino, ma ognuno ha in aula uno stiletto dove inseriscono le
loro cose. All’inizio dell’anno viene loro consegnata una cartellina dove
mettono i loro quadernini e il libro per fare i compiti. Quindi le famiglie non
devono spendere quasi niente, se non un piccolo contributo iniziale per
l’acquisto della cancelleria. La certificazione della scuola di eccellenza
verrà data dall’IRRE, una volta verificato che tutti i canoni richiesti siano
adeguati. Pertanto il comune di Montemignaio costruirà in località Brustichino
una nuova scuola, con la partecipazione di un architetto dell’Irre,
all’avanguardia, ma anche con l’idea di insegnare ai bambini ad aver rispetto
dell’ecologia, del risparmio energetico e di tutto quel patrimonio così detto
pubblico, di tutti, ma che purtroppo sembra non essere di nessuno. Inoltre, la
scuola deve essere intesa il luogo dove tutti,
bambini e insegnanti, devono portare il massimo rispetto alle persone e
all’ambiente.
Per
la costruzione della nuova sede sono già stati individuati 190 mila euro e le
altre risorse verranno ricavate dalla vendita dell’attuale scuola dove vi
saranno costruiti degli appartamenti. Questo progetto è volto anche a salvare
la scuola di Montemignaio e a renderla un punto di attrazione per i bambini
delle frazioni vicine.
Approfondimenti
“Evoluzionismo
casuale” o “Disegno intelligente”?
E’
di questi giorni la notizia che l’università americana di Harvard, il prestigioso
ateneo del Massachusetts, ha deciso di stanziare un milione di dollari per un
progetto di ricerca chiamato “Le origini
della vita nell’universo”. Lo scopo dello studio sarà cercare di capire
quale teoria, l’evoluzionismo darwiniano o il disegno intelligente, spieghi
meglio lo sviluppo della vita nell’universo. Voglio sottolineare innanzitutto
che entrambe le teorie non contrastano con il principio cristiano di
“creazione” (espresso simbolicamente col racconto biblico della Genesi); nella
creazione si parte da un intervento divino per l’inizio del “tutto” (detto da
alcuni big-bang), in quanto la scienza con i suoi “metodi” non si può
addentrare oltre l’“inizio”. E’ palese quindi che non si tratta di optare per
una teoria che contrasti o meno con il credo cristiano sull’origine della vita,
ma di un confronto su come, dopo quell’inizio, la vita si sia sviluppata ed
evoluta. La teoria dell’evoluzionismo darwiniano ha alla base il concetto di “sviluppo
casuale”, ossia una sequenza di eventi logici che esclude qualsiasi tipo di
intervento divino. La teoria del cosiddetto disegno intelligente, sostiene invece
che all’origine dello sviluppo dell’universo, troppo complesso per essere il
risultato di un meccanismo d’evoluzione casuale, ci sarebbe una sorta di
progetto soprannaturale (il progetto di Dio).
Personalmente
ritengo che la percezione di un ordine, di un disegno, sia legata maggiormente
alla nostra natura: ci si sente attratti più da un meccanismo di un orologio
che da un cassetto in disordine. Tuttavia, che la creazione risponda a un
disegno, non può essere dimostrato (ma neppure negato) da un punto di vista
strettamente empirico. Il metodo scientifico è infatti vincolato a studiare
solamente le correlazioni esistenti tra gli eventi con altri che li abbiano
temporalmente preceduti, il tutto utilizzando esperimenti e procedure
ripetibili. Ne consegue che un “disegno” non sarà mai in alcun modo scientificamente
distinguibile dalla semplice “casualità”. Lo strano è che, con il progredire
delle conoscenze, quella impressione di ordinata intelligenza, sebbene esclusa
dal metodo, permane. Si può scacciarla dalla mente ritenendola irragionevole. Oppure
si può ricercare in ogni aspetto della vita traccia di quel disegno, senza per
questo poter escludere che si tratti solo di una crudele impressione.
Personalmente posso dire che solo l’incontro con Cristo mi ha reso certo di un
“disegno” su di me, sul mondo e quindi anche del suo trasparire nella natura.
Varie
Un giorno,
uscendo dal convento, san Francesco incontrò frate Ginepro. Era un frate
semplice e buono e san Francesco gli voleva molto bene.
Incontrandolo gli disse: «Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare».
«Padre mio» rispose, «sai che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla
gente?».
Ma poiché san Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta
la città, pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e
negli orti. Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono
qualche parola con i più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a
portare un pesante recipiente pieno d'acqua.
Dopo aver attraversato più volte tutta la città, san Francesco disse: «Frate
Ginepro, è ora di tornare al convento».
«E la nostra
predica?».
«L'abbiamo
fatta... L'abbiamo fatta» rispose sorridendo il santo.
Se hai in tasca il profumo del muschio non
hai bisogno di raccontarlo a tutti. Il profumo parlerà in tua vece. La predica
migliore sei tu.
Bruno
Ferrero, tratto
da “C’è qualcuno lassù”
Per finire…
I GIOVANI: IL FUTURO!
Signore,
siamo noi, i giovani,
ai quali tu affidi la missione
di infondere
speranze buone,
speranze vere, speranze nuove.
Ma sappiamo che la nostra lotta sarà efficace
solo se lotteremo non per la nostra, ma per la tua verità,
non per la nostra, ma per la tua giustizia.
Insegnaci a lavorare duramente e comportarci lealmente,
a combattere senza pensiero delle ferite,
a prodigarci senza aspettare ricompensa.
Aiutaci a lottare per il bene difficile contro il male facile.
Impediscici di prendere abitudini che rovinano la vita.
Allora, Signore, potremo levarci in volo al di sopra delle città,
alto sul mondo, al di sopra del tempo,
e dare vestito di giovinezza a tutto.
Comprenderemo che nulla è "profano",
nulla, né le cose, né le persone,
ma che tutto ha una dimensione sacra.
Grazie, Signore, per la vita, per la giovinezza;
falla crescere nel nostro corpo e nel nostro cuore;
donala a piene mani; donala a tutti, anche a chi la sciupa;
è sempre un segno della tua risurrezione
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Signore |
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che io ti cerchi |
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desiderandoti |
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e ti desideri |
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cercandoti |
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