Parrocchia di San Martino a Vado

Strada in Casentino

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Anno III - N. 14    Settembre  -  Ottobre  2005



Dirsi cristiani

 

 

 

SOMMARIO

 

 

q       Editoriale                                        pag. 3   Dirsi Cristiani

 

q       Spiritualità                                       pag. 4   Un manuale di vita cristiana

 

q       Le preghiere del mese                    pag. 6   Preghiere

 

q       Cosa dice la Chiesa                        pag. 8   Testamento di un Martire

 

q       La ragione e la fede                        pag. 9   Fede e azione

 

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 11  Il coraggio dei Testimoni

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 15   festa della Parrocchia

                                                                  pag. 17   Festa Medioevale

                                                                  pag. 20   Centro estivo Parrocchiale

                                                                  pag. 21   AVIS

 

q       Notizie da Casentino                      pag. 23   Rubrica

 

q       Approfondimenti                             pag. 25   Evoluzionismo…

q       Varie                                                         pag. 26   La predica di san Francesco

q       Per i più piccoli                               pag. 27   Far piacere a Dio

q       Per finire…                                    pag. 28   I giovani: Il futuro

 

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 


 



Editoriale

 

“DIRSI CRISTIANI”

 

Nella nostra epoca, caratterizzata dalla cultura del relativismo e dell’affermazione della propria libertà individuale, c'è il rischio che anche il cristiano si sottragga agli impegni della sua realtà costitutiva cristiana.

Farsi la domanda: CHI E' IL CRISTIANO? QUALI SONO I TRATTI COSTITUTIVI DELLA SUA VERA IDENTITA'?, 'è senz'altro utile e necessario. Il credente ponendosi tali quesiti manifesta una ricerca di autenticità ed un impegno di conversione che sono profondamente evangelici. Il cristiano è prima di tutto un essere umano come tutti gli altri che vive nella società, segue le leggi di essa, si sposa, lavora, si diverte,…ecc

Un essere umano tuttavia che si qualifica per la fede in Dio, che ha scoperto come Amore che muove l'universo, Lo ama, Lo prega; una fede che riconosce in GESU' il Salvatore dell'uomo che incontra nella sua parola, nel mistero eucaristico , nella liturgia e da tale incontro trae energie per assumere nella quotidianità lo stile di vita del Figlio di Dio. Una persona, il cristiano, che sente di avere una missione nei confronti del mondo: essere sale e lievito di tutta la pasta umana. Una persona che vive nel mondo ,ma che anela a giungere al Regno Eterno. Una persona che professa la sua fede e la sua fede nutre il suo agire. Un agire che è sempre animato dal servire e dall'assicurare a tutti un amore incondizionato, come quello di Dio e di Gesù Cristo.

Per concludere: “DIRSI CRISTIANI” vuol dire essenzialmente ESSERLO E DIMOSTRARLO CON LA VITA E LE OPERE.

 

Il vostro parroco, don Roberto


Spiritualità

di Antonella Fani

 

UN MANUALE DI VITA CRISTIANA

 


La Lettera a Diogneto[1] è uno degli scritti più antichi (fine II secolo) in cui sono esposte le ca­ratteristiche essenziali della vita cristiana. In questo discorso, l’elemento di difesa della fede cri­stiana contro il paganesimo e il giudaismo è organizzato in fun­zione di una vera e propria esortazione ad aderire alla nuova fede. L’elemento teologico più ri­levante dell’A Diogneto sta nel tentativo di integrare l’esperienza religiosa cristiana con la vita quo­tidiana. Ne riportiamo a seguire un passo famoso: «I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per modo di vestire. […] Si sposano come tutti e generano figli, ma non abbandonano la prole […] Obbediscono alle leggi stabilite, ma la loro vita supera le leggi. Amano tutti, eppure da tutti sono perseguitati […] Sono poveri, ep­pure rendono ricchi molti; sono privi di tutto, eppure abbondano in tutto […] In una parola, ciò che l’anima è nel corpo, i cristiani sono nel mondo […] Dio li ha as­segnati a una posizione tanto importante che non è lecito sottrarvisi».

Questi brevi passaggi dell’opera citata, ci mostrano come dirsi cri­stiani non possa es­sere una nota a margine della vita, né, allo stesso modo, un puro segno di distinzione esteriore. I cristiani, già dai primi secoli, non volevano essere riconoscibili da usanze esterne, ma da atteggiamenti di vita diversi, tanto da potersi definire “principio vitale” del mondo, ciò per cui il mondo può avere dignità di vita.

Tutto questo collima con il prin­cipio evangelico del “lievito che fermenta la pasta”: i due composti non si distin­guono più, ma senza lievito la farina non diventerà mai pane.

Dove trovare oggi le coordinate della vita cristiana? Il Catechismo della Chiesa Cattolica, edito nel 1992 e diretto nella sua stesura dall’allora Cardinale Ratzinger - oggi Benedetto XVI - è un valido strumento dove si può trovare la summa della nostra fede; po­tremmo definirlo un “riassunto” (ma che riassunto!) dei principi base della nostra vita di fede.

Il Catechismo si propone di comprendere “cose nuove e cose antiche” (cf. Mt 13,52), dato che la fede è sempre la stessa, ed allo stesso tempo è sorgente di luci nuove, poiché è data nel vissuto di ogni uomo. La visione antropolo­gica che sta alla base della prospettiva cristiana è quella dell’uomo creato liberamente da Dio, che è da Lui sostenuto, e che trova la sua felicità cono­scendo e amando il Signore: il fine perfetto di questa vita e della vita eterna. Solo nella conoscenza di Dio, nella scoperta del vero amore, l’uomo diviene allora capace di azioni che realmente possono dirsi cristiane e di un amore incondi­zionato verso tutti. La fede cristiana o è una fede pratica, o altrimenti non è.

La stessa struttura del Catechi­smo della Chiesa Cattolica rispec­chia questa visione e vuole ac­compagnare, nella sua lettura e meditazione, a tale progetti di vita. Su quattro pilastri ben ordinati si regge la struttura del Catechismo, pilastri che ne caratterizzano la divisione interna nelle seguenti sezioni:

 

1. La professione di fede

2. La celebrazione del Mistero

3. La vita in Cristo

4. La preghiera

 

Questo è anche l’ordine da seguire nella propria vita per orientarsi radical­mente alla carità. Se la fede è pratica, tuttavia non parte dalla “mera pra­tica”, ma dalla conoscenza del Mistero, dal sapere e saper giusti­ficare i conte­nuti della nostra fede. Contenuti che vengono vissuti e celebrati in primo luogo nella liturgia, ambito di manifestazione per eccellenza del Mistero stesso. Solo nella conoscenza della fede e nella pra­tica liturgica si può real­mente agire cristianamente, vivere secondo lo stile di Gesù: ecco allora che la terza sezione del Catechismo della Chiesa Cattolica si occupa della “morale” cristiana, una morale che è un punto di ar­rivo d’amore, e non si partenza.

Alla preghiera non viene affidato l’ultimo posto, anche se potrebbe sembrare il “fanalino di coda”. Nella quarta sezione sono spiegati gli articoli del “Padre Nostro”: questo è dunque il coronamento di tutte le parti precedenti, dove la vita cri­stiana - che è vita in ricerca dell’amore più grande e della sua manifestazione a partire da ora - attinge tutto ciò che riceve dall’infinito Amore creatore e salvatore del Padre.

 

 

 

 


 

Le preghiere del mese

PREGHIERE

 


Casella di testo: Il mio sì

Io sono creato per fare e per essere qualcuno per cui nessun altro è creato. 
Io occupo un posto mio 
nei consigli di Dio, nel mondo di Dio: 
un posto da nessun altro occupato. 
Poco importa che io sia ricco, povero 
disprezzato o stimato dagli uomini: 
Dio mi conosce e mi chiama per nome. 
Egli mi ha affidato un lavoro 
che non ha affidato a nessun altro. 
Io ho la mia missione. 
In qualche modo sono necessario 
ai suoi intenti 
tanto necessario al posto mio 
quanto un Arcangelo al suo. 
Egli non ha creato me inutilmente. 
Io farò del bene, farò il Suo lavoro. 
Sarò un angelo di pace 
un predicatore della verità 
nel posto che Egli mi ha assegnato 
anche senza che io lo sappia, 
pur ch'io segua i Suoi comandamenti 
e Lo serva nella mia vocazione

		J.H. Newman

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dietro a Te

 

Noi vogliamo venire dietro a te, Gesù.
vogliamo continuare a seguirti,
passo, passo,
sulla via della Croce
portando nel cuore ogni fratello come amico.
Noi vogliamo essere per te amici fedeli
ma tu, Signore Gesù,
non permettere che ci lasciamo afferrare
dalla paura e dalla stanchezza.
Infondici l'ardore del tuo Spirito
per aderire a Te
e con Te dare la vita
in forza di quell'amore più grande
che abbraccia ogni creatura.
Amen.

Anna Maria Canopi

 

 
 

 

 

 

 

 

 


 


Casella di testo: Ho cercato Dio 

Ho cercato Dio 
con la mia lampada così brillante 
che tutti me la invidiavano. 
Ho cercato Dio negli altri. 
Ho cercato Dio 
nelle piccolissime tane dei topi. 
Ho cercato Dio nelle biblioteche. 
Ho cercato Dio nelle università. 
Ho cercato Dio 
col telescopio e con microscopio. 
Finché mi accorsi che 
avevo dimenticato quello che cercavo. 
Allora, spegnendo la mia lampada, 
gettai le chiavi, e mi misi a piangere... 
e subito, la Sua Luce fu in me...

Angelus Silesiius

 

 

 

 

 

 

 

Casella di testo: Dammi un cuore

O Gesù che tanto mi ami, 
ascoltami, te ne prego. 
Che la tua volontà 
sia il mio desiderio, 
la mia passione, il mio amore. 

Fa' che io ami quanto è tuo; 
ma soprattutto che io ami te solo. 

Dammi un cuore 
così pieno d'amore per te, 
che nulla possa distrarmi da te. 

Dammi un cuore fedele e forte, 
che mai tremi, né si abbassi. 
Un cuore retto che non conosca 
le vie tortuose del male. 
Un cuore coraggioso, 
sempre pronto a lottare. 
Un cuore generoso, 
che non indietreggia 
alla vista degli ostacoli. 
Un cuore umile e dolce come il tuo, 
Signore Gesù.
Tommaso d’Aquino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Cosa dice la Chiesa

TESTAMENTO DI UN MARTIRE

Se mi capitasse un giorno di essere vittima del terrorismo mi piacerebbe che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. Che pregassero per me. Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell'indifferenza dell'anonimato. La mia vita non ha un prezzo più alto di un'altra. Non vale di meno né di più. In ogni caso non ha l'innocenza dell'infanzia. Ho vissuto abbastanza per considerarmi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che mi può colpire alla cieca. Non posso auspicare una morte così; mi sembra importante dichiararlo. Infatti non vedo come potrei rallegrarmi del fatto che un popolo, che amo, sia indistintamente accusato dei mio assassinio. Sarebbe un prezzo troppo caro, per quella che forse chiameranno la grazia del martirio, doverla a un algerino qualsiasi, soprattutto se questi dice di agire nella fedeltà a ciò che crede essere l'islam. Conosco le caricature dell'islam che un certo Islamismo incoraggia. E' troppo facile mettersi la coscienza in pace, identificando questa religione con gli integrismi dei suoi estremisti. L'Algeria e l'Islam, per me, sono un'altra cosa, sono un corpo e un'anima. Evidentemente, la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno considerato con precipitazione un naïf o un idealista. Ma queste persone devono sapere che la mia più lancinante curiosità verrà finalmente soddisfatta. Ecco che potrò, a Dio piacendo, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell'Islam come Lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua Passione, investiti dal dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre stabilire la comunione, ristabilire la rassomiglianza, giocando sulle differenze. Questa vita perduta, totalmente mia, totalmente loro, rende grazie a Dio. E anche a te, amico dell'ultimo minuto, che non sapevi quel che facevi. Si, anche per te voglio prevedere questo "Grazie" e questo "Addio". E che sia dato a tutti di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piacerà a Dio, nostro Padre comune. Amen! Insciallah.

Christian de Chergé, cistercense




 La ragione e la fede

di Antonella Fani

FEDE E AZIONE


 


Il Credo che professiamo ogni Domenica alla Messa, che costi­tuisce la prima sezione del Cate­chismo della Chiesa Cattolica e che è il Simbolo della nostra fede, rappresenta la sintesi della dottrina cristiana. Infatti a partire dal II secolo d.C. si diffusero sempre più alcuni riassunti essenziali della fede cristiana, chiamati “profes­sioni di fede”, “Credo” o “Simboli della fede”. La parola greca “symbolon” stava a significare la metà di un oggetto spezzato, che fungeva da segno di riconosci­mento. Ecco dunque che il Credo, o simbolo della fede, non è altro che il “segno di riconoscimento dei cristiani”, ciò che tutti i cre­denti hanno in comune. Il simbolo della fede è dunque la raccolta di tutte le principali verità di fede[2]. Così la preparazione al Battesimo  comprendeva la consegna del Credo da imparare a memoria e la professione aperta del Simbolo re­citata pubblicamente, tradizione che è arrivata sino ai giorni nostri nella professione di fede dei genitori, del padrino e della madrina del battezzato.

I due Simboli principali sono il Simbolo degli Apostoli, così chia­mato perché è ritenuto il riassunto più fedele della fede degli Apo­stoli, e il più antico simbolo batte­simale della Chiesa di Roma; e il Simbolo Niceno – Costantinopo­litano, derivante dal lavorio dei prime due Concili Ecumenici, e tuttora comune tra le grandi Chiese d’Oriente e d’Occidente.

Il Credo ci esemplifica come credere significhi professare con parole ed opere. Se da una parte, seguendo il detto pluricitato del filosofo ateo B. Croce, «non pos­siamo non dirci cristiani» essendo cristiana la cultura che abbiamo respirato, allo stesso tempo non possiamo neppure, troppo somma­riamente, “dirci cristiani”: le nostre azioni, difatti, devono rispecchiare la fede che profes­siamo, e la fede professata deve essere l’alimento che nutre il nostro agire.

È un richiamo questo che va a toccare sia quella nostra “fede senza buone opere”, che le “buone opere senza fede”: passando dalla superficie in profondità, compren­diamo come sia l’intenzionalità di fede vissuta che muove ad un agire veramente pronto a donarsi con amore e giustizia verso il prossimo. È un richiamo, quello dell’intelligenza della fede, quello degli articoli del Credo conosciuti e vissuti, che stride con tutti i nostri giudizi sommari. Tali giu­dizi infatti ci fanno schierare o dalla parte di coloro che “preferi­scono non essere tra chi predica bene ma razzola male”, o dalla parte di chi fa dell’esteriorità della pratica cristiana (come il solo “andare a Messa”) uno “uno stru­mento per mettere a posto la propria coscienza”, quasi che la vita cristiana avesse tempi e luoghi in cui essere confinata.

Ma schierarsi nell’una o l’altra posizione, e il condannare la parte avversa, è insufficiente oltre che nocivo. La vera professione di fede richiama ognuno di noi a colmare tutte proprie deficienze, che sono mancanze, in fondo, di pari grado: tanto quelle dovute alle incoerenze di comportamento, così come quelle che si rifanno ad una mancata adesione alla vita li­turgica e della comunità parrocchiale.

È certo sempre più facile conso­larsi dicendo «C’è chi è peggio di me» piuttosto che migliorarsi: ma non è la soluzione che il Signore ci richiede. Il Signore guarda al cuore di ciascuno, e non fa con­fronti tra le persone: per cui ciascuno è responsabile di se stesso e dell’amore che desidera dare o non dare.

Nel Credo allora la lex credendi (ossia la nostra fede) si presenta in perfetta sinergia con la lex orandi (la preghiera liturgica, che ha il suo culmine nella celebrazione del Mistero Eucaristico, ovvero nella Messa); è qui che il dogma diventa mistero annunciato, vis­suto e pregato. In questo contesto liturgico – sacramentale il Sim­bolo diventa fonte di agape, di amore, di comunione e di azione nella Chiesa. Ecco allora che il tutto sfocia naturalmente nella lex vivendi et agendi, nel cristiane­simo che vive di fede, vita liturgica, amore concreto per il prossimo.

Non si può definire il Credo come un insieme di verità astratte da ripetere automaticamente al termine dell’omelia del sacerdote alla domenica, o in altri contesti liturgici nel quale sia prevista la professione di fede; il Simbolo della fede è una regola che sostiene la vita quotidiana, la pre­ghiera, la testimonianza, l’azione e la missione: lex credendi come lex vivendi, orandi, agendi et evangelizandi[3]. E fortunatamente, non ci sono sconti per nessuno.


Veglia di Preghiera

 

IL CORAGGIO DEI TESTIMONI

 

INTRODUZIONE: Dai tempi di Gesù, è sempre stato difficile predicare il vangelo autentico. Fin dai tempi di Geremia è un rischio fare il profeta. Se spesso ricordiamo con ammirazione la Chiesa dei martiri, non si di­mentichi che oggi più di ieri ci sono dei martiri...! La presenza dei cristiani dà fastidio perché la loro condotta è un giudizio severo sui prepotenti e la loro azione dirompente contro ogni signoria che non sia quella di Cristo. Questa sera Gesù ci ripete: «Non temete, non abbiate paura, non abbiate timore!» e ci esorta ad un'appassionata confessione di Cristo, senza vergo­gnarci di Lui.

Canto durante l’esposizione Eucaristica

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,26-33)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Non temete gli uomini, poi­ché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti.  E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uc­cidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.  Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.  Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!  Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.

 

Qualche momento di Adorazione silenziosa      aaaaaaaaaaaaaaa

 

L 1: «Non abbiate paura!». Ci dev’essere stata tanta tenerezza nella tua voce, quel giorno, mentre ti rivolgevi ai tuoi discepoli. Sapevi a cosa li mandavi incontro, eppure la verità alla fine avrebbe trionfato. La loro fidu­cia non doveva cedere allo scoraggiamento. Il Padre non li avrebbe mai abbandonati né persi di vista perché erano preziosi ai suoi occhi. Non si erano sbagliati nel puntare tutto sul Vangelo..

 

Tutti: fammi testimone del tuo vangelo, Signore! Dammi coraggio per non negare di conoscerti, quando i colleghi ridono parlando di te come di un mito e dei tuoi seguaci come di gente alienata. Dammi forza per non spa­ventarmi, quando mi accorgo che essere coerente con il tuo insegnamento può significare essere un perdente e trovare sbarrate molte strade nella so­cietà. Dammi la gioia di sapermi con te, quando resto isolato dagli amici che ritengono una perdita di tempo la preghiera e l'eucaristia. Dammi di superare ogni rispetto umano per non vergognarmi del vangelo,quando es­sergli fedele comporta il sentirmi 'diverso' dalla grande folla che fa opi­nione e costume. Fammi, o Signore, testimone del tuo amore!

 

Adorazione silenziosa…         aaaaaaaaaaaaaaaaaa

 

L2: Tre i motivi che rendono il cristiano missionario coraggioso e fidu­cioso del vangelo. Il primo sta nella certezza sicura del successo finale del messaggio di Cristo e del suo Regno: quello che oggi appare nascosto e povero, dovrà essere manifestato e si imporrà alla fine a tutti come realtà unica e vincente. "Non c'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato".

 

Tutti: Gridiamolo sui tetti che Dio è grande, che Dio ci ama, che Dio è presente, come il cuore dell'innamorato che, gonfio, vuole comunicare a tutti la sua esperienza. All'uomo indifferente oppure travolto dal caos della vita, Gesù annuncia il tenero volto di un Dio che cammina con noi. Gri­diamolo sui tetti!

 

Canto                      aaaaaaaaaaaaaaaaaa

 

 

L 3: Il secondo motivo di coraggio sta nel fatto che gli uomini possono ac­canirsi contro la vita del corpo, ma non hanno alcun potere sulla vera vita, quella che si fonda su Dio e avrà in Lui il suo compimento. "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire l'anima e il corpo nella geenna".

 

L 4: Terzo motivo di fiducia: Dio non può abbandonare chi si spende per Lui, Lui che si cura persino delle cose più semplici. "Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri". La Provvidenza di Dio sa e guida ogni cosa; e non in un modo generico, ma personalizzato, perché "perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati".

 

Tutti: Per te io sopporto l’insulto /e la vergogna mi copre la faccia;
sono un estraneo per i miei fratelli,/ un forestiero per i figli di mia madre.
Poiché mi divora lo zelo per la tua casa/ ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta. Io innalzo a te la mia preghiera,  Signore,/ nel tempo della benevolenza; per la grandezza della tua bontà,/ rispondimi, per la fedeltà della tua salvezza, o Dio. Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia;/ volgiti a me nella tua grande tenerezza. Vedano gli umili e si rallegrino; si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,/poiché il Signore ascolta i poveri /e non disprezza i suoi che sono prigionieri
. (Salmo 68)


Canto                 aaaaaaaaaaaaaaaa

 

 

L5: L'impegno è di riconoscere Gesù davanti agli uomini, apertamente: "Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli". Non è solo questione di superare "il rispetto umano"; una missione attende il cristiano: proclamare quell'unica verità che salva il mondo e gli uomini. Non è un lusso il vangelo, ma una necessità. Tanto più grave quindi la responsabilità di chi col battesimo è stato caricato della sua trasmissione e della testimonianza. E vengono in mente tutte le situazioni in cui ci vergogniamo di essere cristiani, in cui precisiamo di credere, sì, ma con molte parentesi, con molte obiezioni, per non sfigurare davanti alla "modernità", tutte le volte che tentiamo di fare i cristiani "politicamente corretti", quando cediamo ai compromessi per es­sere accolti in questo ipocrita mondo liberale che è liberale solo con chi la pensa come lui. Chi si tira indietro, chi si vergogna di Cristo e della pro­pria fede.. in famiglia, in ufficio, al club degli amici,...

 "..anch'io - dice Gesù - lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli"!

Adorazione Silenziosa         aaaaaaaaaaaaaa

 

 

L6: Essere cristiani costa. "L'amore ci spinge", diceva san Paolo. É l'a­more per Dio e per l'uomo che fa gridare sui tetti, è la percezione della sal­vezza che può riempire i cuori che ci fa uscire per indicare a chi vive nella paura e nella solitudine che esiste una pienezza e che questa pienezza ha il volto e lo sguardo di Cristo. Ma fare questo, costa. Costa in sguardi so­spettosi, in giudizi, in manipolazioni, in scelte dolorose, in persecuzioni.

Tanti cristiani sanno essere fedeli e coerenti, sanno essere coraggiosi e forti, nella loro vita ordinaria e nelle scelte importanti. Ma soprattutto è in­coraggiante pensare ai tanti martiri di tutti i tempi e soprattutto dei nostri tempi.

 

Tutti: “Al termine del secondo millennio la Chiesa è diventata nuova­mente la Chiesa dei martiri. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti - sa­cerdoti, religiosi, laici - hanno operato una grande semina di martiri in va­rie parti del mondo. E' una testimonianza da non dimenticare. Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quali "militi ignoti" della grande causa di Dio"  (G. Paolo II)

 

 

 

L7: "Che cosa hai rischiato tu per la tua fede?" dice il Cardinale Newman. Quando lungo la giornata avvertirò il peso, la fatica, il "pericolo" a cui mi espongono il credere e il testimoniare Gesù, riascolterò il suo "Non te­mete" e la buona notizia che lo fonda.

 

Silenzio                       aaaaaaaaaaaaaaaaaa

Preghiere spontanee
Padre nostro

 

L 8: Ci siamo riuniti in gruppo per un incontro di preghiera libera, sponta­nea, improvvisata. Forse ti abbiamo stancato, Signore. Ti abbiamo dette tante parole. Ciascuno di noi ha fatto del suo meglio per trovare parole dif­ficili, pensieri elaborati e d'effetto, richieste le più impensabili.
Hai accettato la nostra preghiera ma ci hai messo in crisi, Signore, attra­verso una riflessione di S.Agostino: "Altra cosa è il lungo amore.
Non mettiamo nell'orazione molte parole ma molta preghiera". La preghiera dunque, non consiste nel molto dire ma nel molto amare.
Più intenso è l'amore, più vera e silenziosa è la preghiera.

 

Casella di testo: «Non abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo! […] 
Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a Lui, riceve il centuplo.
Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita!»
(Benedetto XVI).
Orazione finale e Canto

 


Notizie della nostra Comunità

 

Quarta edizione della Festa della Parrocchia

 

Anche quest’anno il Consiglio Pastorale Parrocchiale ha organizzato la festa della Parrocchia, un momento di condivisione e di ritrovo insieme nei locali comunitari dell’area ricreativa sportiva di Viale Italia - Piazza Piave.

 Domenica 14 agosto alle ore 15.00 è iniziata la giornata suddivisa in quattro momenti. Il primo momento ha aperto la giornata con i giochi per i più piccini, i tornei di pallavolo, bocce e briscola organizzati da vari gruppi e rivolti ai giovani e adulti. Buona e numerosa la partecipazione della comunità, distribuita uniformemente nelle varie fasce di età, sia fra i giovani adulti e anziani. Durante questo primo momento, intorno alle 17.00 sono stati offerti a tutti cocomero e panini fritti a volontà. Il secondo momento è stato incentrato sulla S. messa all’aperto, partecipata dai presenti e da altri che si sono via via aggiunti; l’argomento tema della domenica è stato attualizzato dal parroco in funzione del significato che assume una giornata di ritrovo e di incontro, per una comunità parrocchiale, con parole di elogio verso coloro che si adoperano per la realizzazione di questi momenti o che semplicemente, ma con senso sincero di appartenenza, ne prendono parte.

Alla fine della S. Messa, animata con i canti da una parte del coro parrocchiale, don Roberto ha premiato, con medaglie di primo secondo e terzo classificato, i bambini delle tre squadre che si sono confrontate nei giochi del pomeriggio.

Durante la giornata sono stati esposti due pannelli del Campo estivo Parrocchiale, preparati dalle animatrici Elena e Sara, che hanno riproposto con foto e lavori pittorici, le tappe fondamentali del percorso formativo e ricreativo fatto dai bambini durante l’estate.

Terzo momento tradizionale, comune a tutte le altre edizioni, è stata la cena, per la quale ringraziamo tutte le persone che si sono sacrificate rinunciando ai momenti comunitari di svago del pomeriggio, per cucinare e preparare la tavolata che ha visto insieme una novantina di parrocchiani.

Visto il numero che ci ha colti un po’ impreparati, ci siamo dovuti arrangiare un po’ all’ultimo momento, cerando di accogliere tutti e sperando di non deludere nessuno. Ringraziamo comunque per la pazienza e lo spirito di servizio che ha animato tutti i presenti.

 

 

 

Ultimo momento quello serale, nei campi parrocchiali illuminati, con la finale dei tornei di pallavolo e bocce e un po’ di musica sotto la guida dei ragazzi del gruppo giovani, che ringraziamo a parte con quella attenzione particolare che il loro servizio svolto in parrocchia merita. Benedetto XVI a Colonia: “Sono felice di stare in mezzo ai giovani, di sostenerne la fede e di animarne la speranza”.

Bilancio positivo quindi per una giornata che ormai fa parte a pieno titolo degli appuntamenti che la parrocchia si dà nel percorso delle iniziative annuali.

Lunedì pomeriggio, ferragosto, Festa dell’Assunta, estemporaneo “scontro-incontro” di pallavolo fra il gruppo giovani e le “mamme” della parrocchia con Nutella Party e cocomero per tutti.


 

Notizie della nostra Comunità

 

SULLA STRADA DI DANTE: FESTA MEDIEVALE

AL CASTELLO DEI CONTI GUIDI DI SAN NICCOLO’

Circa due anni e mezzo fa un gruppo di persone, tra le quali il promotore Silvio Paggetti, si riuniva in una tiepida Domenica di Ottobre nella Piazza d’Armi del “Castello”. In quella sede fu vagliata l’ipotesi di dar vita ad una Festa a carattere medievale. A quell’incontro, solo discorsivo ma molto importante, ne sono seguiti molti altri nel corso dell’anno 2004 per definire da una parte l’organizzazione del Comitato Promotore e dall’altra le modalità organizzative della Prima Edizione della Festa Medievale.

Nei successivi incontri fu definita la struttura organizzativa del Comitato presieduto da Silvio Paggetti e composto da persone tra loro eterogenee per formazione e interessi. In questi incontri furono coinvolti i cosiddetti “Castellani” – Comunità del Castello – i quali oltre a dare un importante supporto logistico nella realizzazione della manifestazione misero a disposizione del Comitato il loro libretto di risparmio, il quale fu determinante per affrontare i primi oneri finanziari necessari per l’organizzazione dell’evento.

Così, dopo circa otto mesi di riunioni, spesso e volentieri contornate da cene, il 31 Luglio 2004 si è svolta la Prima Edizione della Festa Medievale “Sulla Strada di Dante”. Fu un autentico successo! Molte delle risorse a disposizione furono destinate alla promozione tant’è che in circa sei ore – dalle ore 17 alle ore 23 – si sono stimate circa 600/700 presenze nell’antico Maniero (circa 300 nella cena dentro il Castello, circa 200 nell’”Ostaria” e circa 100/200 come semplici visitatori).

In quella edizione fu curato prevalentemente l’allestimento del villaggio medievale e in parte anche la scenografia di apertura della Festa. È ovvio che essendo la prima edizione e non avendo un’ingente disponibilità finanziaria furono tralasciate alcune cose, come per esempio l’intrattenimento del dopo cena.

Finita la Festa e nell’entusiasmo del momento, il Comitato si attivò per la realizzazione della seconda edizione.

Il primo ostacolo da superare era la formalizzazione del Comitato Promotore. Dopo alcuni incontri fu optato per incorporare il Comitato Promotore nella Pro Loco di Strada in Casentino. Non nego che questo passaggio è stato più facile da descrivere che da fare anche perché, ormai tutti viviamo a Strada e sappiamo la difficoltà che ci sono per unire due gruppi a se stanti operanti in settori complementari. A mio modo di vedere la collocazione naturale del Comitato Festa al Castello è la Pro Loco poiché quest’ultima deve essere il punto di riferimento della manifestazioni paesane. In questo contesto la definizione dei doveri e dei diritti è molto importante, infatti da un lato le linee guida e modalità dei realizzazione dell’evento devono essere definite collegialmente tra il Consiglio della Pro Loco e i membri del Comitato – anch’essi tassativamente iscritti all’Associazione madre – e dall’altro piena autonomia del Comitato nella messa in opera delle decisioni.

Così ancora dopo circa dieci mesi di incontri il 23 luglio 2005 è stata realizzata la Seconda Edizione della Festa Medievale “Sulla Strada di Dante”, dove sono stati fatti importanti investimenti, uno su tutti l’acquisto di piatti e bicchieri in ceramica per servire la cena nel Castello.

Inoltre, in collaborazione con il nostro regista Antonio Fani, abbiamo contattato e portato a Strada in Casentino i “Musici e Terzieri di Castiglion Fiorentino” accompagnati da Falconieri e duellanti di spade.

Il tema della Seconda Edizione è stato la rievocazione storica di un matrimonio medievale. L’apertura della manifestazione è stata spostata dal Castello alle vie del paese di Strada in Casentino per rendere partecipe della manifestazione non solo l’antico Maniero, ma anche tutta la comunità, compresi gli esercizi commerciali, di Strada in Casentino.

Il corteo storico composto dalla Sposa – Tessa, i nobili di Vado, i “Musici e Terzieri di Castiglion Fiorentino, il popolo e la Misericordia in abiti neri è partito alle ore 17 dalla Chiesa di San Martino a Vado in direzione della cosiddetta “Piazzetta” (Piazza San Giovanni da Strada) per incontrare il Principe Guido Novello. Dopo l’incontro tra i due “promessi” sposi il corteo si è spostato, per offrire a tutti i presenti in onore delle imminenti nozze uno spettacolo di Sbandieratori, Musici, Falconieri e duellanti spadaccini, nella splendida Piazza delle Logge, qui oltre allo spettacolo l’invitato d’onore l’Illustre Poeta Fiorentino Lor Sig. Dante Alighieri  ha recitato alcuni passi della Divina Commedia.

Dopo tutto questo, il corteo si è diretto al Castello passando per la caratteristica “Strada Vecchia” per poi celebrare le nozze di fronte alla Cappella del Crocifisso nella piazzetta del Castello.

Fin lì tutto era andato bene, la scenografia aveva riscosso solo consensi e gli ospiti erano pronti per partecipare al banchetto di nozze. Purtroppo quando viene organizzata una festa dobbiamo fare i conti con il tempo e in quel caso questo non ci è stato amico, infatti circa verso le 19 si è scatenato un vero e proprio temporale estivo, che ha indotto molti dei presenti a riprendere il bus navetta, messo a disposizione per la Manifestazione dal Comune, in direzione opposta alla Festa. Gli organizzatori dopo il temporale e visto che ormai tutti gli allestimenti erano stati pregiudicati hanno optato per fare una cena in forma ridotta e meno coreografica tra le mura del Castello.

 

A parte questo inconveniente, la seconda edizione ha ancora dimostrato quali sono le potenzialità di questa manifestazione nella quale, a mio modo di vedere, va sicuramente investito sia da parte delle associazioni private che da parte degli enti pubblici. Questa manifestazione per due volte consecutive ha portato nel Paese circa 700/800 persone per cui sarebbe folle far disperdere un formato capace di valorizzare sia il Castello che il nostro splendido borgo di Strada in Casentino.

Prima di concludere vorrei però ringraziare tutte le persone che hanno lavorato per la realizzazione delle due edizioni della Festa Medievale “Sulla Strada di Dante”, i Castellani e il Maestro Giovanni Biondi per la loro disponibilità e fare un elogio particolare a Silvio Paggetti e Luca Bambagini. Silvio perché, oltre che ad essere Presidente del Comitato, a lui si deve l’idea della Festa e molto della sua realizzazione. Luca per la maestria e la volontà nella realizzazione delle strutture, senza la le quali sarebbe stato impensabile dar luogo alle due edizioni della Festa.

Leonardo Colozzi


Notizie della nostra Comunità

 

CENTRO ESTIVO PARROCCHIALE

 

Siamo quasi arrivati alla fine del nostro percorso, il Centro Ricreativo estivo “In Cammino” ha rispecchiato le nostre previsioni e le nostre speranze di riuscire a costruire qualcosa di buono per la nostra comunità.

Le adesioni per il mese di luglio sono state ben 25 e 15 per il mese di agosto; i bambini del ciclo scolastico elementare, con grande soddisfazione loro e dei genitori, hanno portato a termine i compiti estivi assegnati dalle maestre; i bambini che a giugno hanno lasciato l’asilo ed ora entreranno nel mondo della scuola inferiore, hanno ripassato letterine e numeri ed i più piccoli hanno giocato e sono diventati dei piccoli artisti del disegno con le tempere, colorandosi, per la gioia delle mamme, vestiti, mani e capelli.

Non solo si sono impegnati in tutto ciò, ma hanno sperimentato nuove attività di gruppo: lavoretti con la ceramica, con la pasta colorata, con il das, con il pongo, con i gessi, con le tempere e tanti giochi all’aperto.

Per essere la nostra prima esperienza ci ha dato grandi soddisfazioni e speriamo di poter proseguire anche nei prossimi anni in modo che il centro ricreativo estivo diventi una sicurezza per tutti i genitori che ci hanno dato fiducia.

Ringraziamo i ragazzi del gruppo giovani che, come sempre, ci accompagnano con il loro aiuto e la loro voglia di vivere nei nostri progetti, traendo da questi esperienze di servizio per la comunità e di vitta per il loro futuro.

Per il mese di settembre è prevista una uscita in gruppo ad un maneggio locale ed una festa di fine centro domenica 11 settembre in collaborazione con la Cooperativa COMMUNITAS di Pratovecchio.

Elena Zampella


 

Notizie della nostra Comunità

 

A.V.I.S.  Castel San Niccolò

 

L’AVIS Castel San Niccolò, che raggruppa i Donatori di Sangue dei comuni di Castel San Niccolò e Montemignaio, continua ad essere una bella realtà del nostro territorio. Nel corso della sua storia ultradecennale, (si festeggia quest’anno infatti il 35° Anniversario dalla fondazione), questa Associazione altamente benemerita, si è molto radicata nel territorio dei nostri comuni, tanto da contare oggi  220 donatori attivi i quali nel corso dell’anno 2004 hanno effettuato circa 400 donazioni, tra sangue intero e plasma. In questi ultimi tempi notiamo con soddisfazione che un numero sempre maggiore di giovani avverte il problema della mancanza di sangue e si avvicina a noi; ed è proprio a queste nuove giovani forze che la nostra già grande famiglia AVIS si affida con la consapevolezza che saranno loro in futuro a contribuire al suo consolidamento e rafforzamento.

Nella primavera scorsa, in occasione della assemblea annuale nel corso della quale  è stato approvato il bilancio consuntivo 2004 e quello si previsione 2005, si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle cariche sociali; a seguito di ciò sono risultati eletti: Franco Grechi (Presidente), Agostino Fabbri (Vice-Presidente), Serena Ongaro (Segretario), Sonia Checcacci, Riccardo Bassi, Claudio Bettini e Stefania Conticini, (Consiglieri). Il nuovo gruppo dirigente, ringraziando innanzitutto tutti i predecessori che hanno dato un così considerevole impulso alla Associazione, si è impegnato fino da subito in due progetti molto importanti: il reperimento di una nuova decorosa sede e l’organizzazione dei festeggiamenti per il 35° Anniversario della fondazione che ricordavamo sopra.

Il progetto della nuova sede si è ormai positivamente concluso grazie soprattutto alla generosità dell’Amministrazione Comunale di Castel San Niccolò, sempre particolarmente sensibile ai problemi sociali; infatti ci è stato concesso l’uso a titolo gratuito di un splendido locale in Piazza Pascoli di Strada In Casentino che opportunamente ristrutturato con l’aiuto di vari soci AVIS, è già diventato la nostra sede amministrativa; ma un grazie particolarmente sentito va al mio predecessore, il maestro Agostino, che in questo progetto ha creduto fino dall’inizio ed ha messo veramente tutto sé stesso.

Per quanto riguarda i festeggiamenti per il 35° anniversario della fondazione della sezione, fissati per il 28 agosto, ed ai quali parteciperanno varie delegazioni AVIS del centro Italia e Amministrazioni pubbliche, auspichiamo che gli stessi siano particolarmente sentiti soprattutto dalla popolazione; questa festa, oltre che a ricordare la nostra fondazione, deve essere soprattutto un momento importante di visibilità, per far conoscere di più l’AVIS e l’opera che svolge; se con questo riuscissimo anche ad avere un solo nuovo donatore, saremmo felici e potremmo certamente dire di avere raggiunto il nostro scopo principe.

 La donazione del sangue è un piccolo gesto che ognuno di noi può fare, non bisogna essere super uomini o super donne: basta essere in buona salute e non avere particolari problemi; un flacone di sangue può veramente salvare una vita umana.

Grazie nuovamente a tutti i donatori “vecchi”, a quelli “nuovi” ed a tutti coloro che vorranno in qualche modo contribuire a diffondere la nostra cultura del volontariato.

                                                                                             IL PRESIDENTE

                                                                                                Franco Grechi


Notizie dal Casentino

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

 

LA SCUOLA DI ECCELLENZA

Una scuola senza zaino è il progetto che cercherà di realizzare la scuola di Montemignaio nell’anno scolastico 2005/2006.

 

Settembre, tempo di scuola, ma anche di corse a comperare zaini, quaderni, lapis in cartoleria o al supermercato, l’importante è che sia alla moda, che faccia tendenza. Da questo anno le mamme di Montemignaio dedicheranno quel tempo a giocare con i loro figli o ad altro perché la scuola di Montemignaio cambia. Come, non si imparano più le tabelline e i verbi? No, non è così cari ragazzi, non fatevi illusioni, la sostanza rimane la stessa, cambia la forma. Del progetto, sicuramente notevole di cui solo fra qualche anno ne potremo giudicare la validità, ne abbiamo parlato con il sindaco di Montemignaio, Angiolino Sabatini.

Il Comune di Montemignaio venendo a conoscenza dell’esistenza di una Scuola di Eccellenza nel comune di Fabbriche di Vallico, in provincia di Lucca ed avute informazioni più dettagliate dall’IRRE, l’Istituto Regionale di Ricerca Educativa della Toscana, ha deciso di dare inizio a partire da questo anno scolastico al progetto di una scuola senza zaino. Si tratta dell’applicazione quasi integrale del metodo Montessori, dove i bambini sono al centro dell’attenzione, per cui non esistono né cattedra, né banchini. Quando entrano a scuola i bambini si mettono le scarpe da scuola, l’aula è arredata con dei tavoli intorno ai quali i bambini lavorano, nessuno ha cose proprie, le penne e i lapis sono ergonometrici e sono comuni a tutti. L’insegnante ha una poltroncina con delle rotelline e può girare intorno ai tavoli. All’interno dell’aula vi sono dei laboratori con tre computer collegati ad internet dove i bambini possono andare e, fin dalla prima elementare, imparano ad utilizzare questo strumento, ormai diventato indispensabile. Esistono anche laboratori per i pesi, le misure, tutto ciò che un bambino può toccare per avere così fin da piccolo la cognizione della geometria, della fisica. E’ presente anche un altro laboratorio più didattico, fatto di schede con esercizi per l’aritmetica, l’italiano, l’educazione linguistica. I bambini possono accedere ai laboratori da soli, viene così chiamata in causa la capacità di autocontrollo, di disciplina. Le spiegazioni avvengono in un angolo dell’aula, detto agorà,  sopraelevato  e dove vi sono dei tappeti. Le insegnanti, a cui spetta un maggior carico di lavoro, spiegano con un tempo calcolato dalla clessidra i programmi che sono quelli del ministero. I bambini non hanno zaino, ma ognuno ha in aula uno stiletto dove inseriscono le loro cose. All’inizio dell’anno viene loro consegnata una cartellina dove mettono i loro quadernini e il libro per fare i compiti. Quindi le famiglie non devono spendere quasi niente, se non un piccolo contributo iniziale per l’acquisto della cancelleria. La certificazione della scuola di eccellenza verrà data dall’IRRE, una volta verificato che tutti i canoni richiesti siano adeguati. Pertanto il comune di Montemignaio costruirà in località Brustichino una nuova scuola, con la partecipazione di un architetto dell’Irre, all’avanguardia, ma anche con l’idea di insegnare ai bambini ad aver rispetto dell’ecologia, del risparmio energetico e di tutto quel patrimonio così detto pubblico, di tutti, ma che purtroppo sembra non essere di nessuno. Inoltre, la scuola deve essere intesa il luogo dove tutti,  bambini e insegnanti, devono portare il massimo rispetto alle persone e all’ambiente.

Per la costruzione della nuova sede sono già stati individuati 190 mila euro e le altre risorse verranno ricavate dalla vendita dell’attuale scuola dove vi saranno costruiti degli appartamenti. Questo progetto è volto anche a salvare la scuola di Montemignaio e a renderla un punto di attrazione per i bambini delle frazioni vicine. La Provincia di Arezzo e la Comunità Montana del Casentino hanno intuito l’importanza di questa iniziativa anche per la salvaguardia dei paesi montani e hanno contribuito all’acquisto delle attrezzature e all’arredamento delle aule.

 


Approfondimenti

 

“Evoluzionismo casuale” o “Disegno intelligente”?

E’ di questi giorni la notizia che l’università americana di Harvard, il prestigioso ateneo del Massachusetts, ha deciso di stanziare un milione di dollari per un progetto di ricerca chiamato “Le origini della vita nell’universo”. Lo scopo dello studio sarà cercare di capire quale teoria, l’evoluzionismo darwiniano o il disegno intelligente, spieghi meglio lo sviluppo della vita nell’universo. Voglio sottolineare innanzitutto che entrambe le teorie non contrastano con il principio cristiano di “creazione” (espresso simbolicamente col racconto biblico della Genesi); nella creazione si parte da un intervento divino per l’inizio del “tutto” (detto da alcuni big-bang), in quanto la scienza con i suoi “metodi” non si può addentrare oltre l’“inizio”. E’ palese quindi che non si tratta di optare per una teoria che contrasti o meno con il credo cristiano sull’origine della vita, ma di un confronto su come, dopo quell’inizio, la vita si sia sviluppata ed evoluta. La teoria dell’evoluzionismo darwiniano ha alla base il concetto di “sviluppo casuale”, ossia una sequenza di eventi logici che esclude qualsiasi tipo di intervento divino. La teoria del cosiddetto disegno intelligente, sostiene invece che all’origine dello sviluppo dell’universo, troppo complesso per essere il risultato di un meccanismo d’evoluzione casuale, ci sarebbe una sorta di progetto soprannaturale (il progetto di Dio).

Personalmente ritengo che la percezione di un ordine, di un disegno, sia legata maggiormente alla nostra natura: ci si sente attratti più da un meccanismo di un orologio che da un cassetto in disordine. Tuttavia, che la creazione risponda a un disegno, non può essere dimostrato (ma neppure negato) da un punto di vista strettamente empirico. Il metodo scientifico è infatti vincolato a studiare solamente le correlazioni esistenti tra gli eventi con altri che li abbiano temporalmente preceduti, il tutto utilizzando esperimenti e procedure ripetibili. Ne consegue che un “disegno” non sarà mai in alcun modo scientificamente distinguibile dalla semplice “casualità”. Lo strano è che, con il progredire delle conoscenze, quella impressione di ordinata intelligenza, sebbene esclusa dal metodo, permane. Si può scacciarla dalla mente ritenendola irragionevole. Oppure si può ricercare in ogni aspetto della vita traccia di quel disegno, senza per questo poter escludere che si tratti solo di una crudele impressione. Personalmente posso dire che solo l’incontro con Cristo mi ha reso certo di un “disegno” su di me, sul mondo e quindi anche del suo trasparire nella natura.


 

 

Varie

 

LA PREDICA DI SAN FRANCESO

 

Un giorno, uscendo dal convento, san Francesco incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e buono e san Francesco gli voleva molto bene.
Incontrandolo gli disse: «Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare».
«Padre mio» rispose, «sai che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?».
Ma poiché san Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città, pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti. Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con i più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a portare un pesante recipiente pieno d'acqua.
Dopo aver attraversato più volte tutta la città, san Francesco disse: «Frate Ginepro, è ora di tornare al convento».

«E la nostra predica?».

«L'abbiamo fatta... L'abbiamo fatta» rispose sorridendo il santo.

 

Se hai in tasca il profumo del muschio non hai bisogno di raccontarlo a tutti. Il profumo parlerà in tua vece. La predica migliore sei tu.

 

                                                        Bruno Ferrero, tratto da “C’è qualcuno lassù”

 


 Per finire…

 

I GIOVANI: IL FUTURO!

 

Signore, siamo noi, i giovani,
ai quali tu affidi la missione

di infondere speranze buone,
speranze vere, speranze nuove.
Ma sappiamo che la nostra lotta sarà efficace
solo se lotteremo non per la nostra, ma per la tua verità,
non per la nostra, ma per la tua giustizia.
Insegnaci a lavorare duramente e comportarci lealmente,
a combattere senza pensiero delle ferite,
a prodigarci senza aspettare ricompensa.
Aiutaci a lottare per il bene difficile contro il male facile.
Impediscici di prendere abitudini che rovinano la vita.
Allora, Signore, potremo levarci in volo al di sopra delle città,
alto sul mondo, al di sopra del tempo,
e dare vestito di giovinezza a tutto.
Comprenderemo che nulla è "profano",
nulla, né le cose, né le persone,
ma che tutto ha una dimensione sacra.
Grazie, Signore, per la vita, per la giovinezza;
falla crescere nel nostro corpo e nel nostro cuore;
donala a piene mani; donala a tutti, anche a chi la sciupa;
è sempre un segno della tua risurrezione

 

 

 

 

 

Signore

 

che io ti cerchi

 

desiderandoti

 

e ti desideri

 

cercandoti

 

 

 

 

 



[1] Didachè. Lettere di Ignazio di Antiochia. A Diogneto, Paoline, Milano 2002.

[2] Cf. CCC n. 118.

[3] Cf. A. Amato, I simboli di fede, in «Il credo oggi», a cura di C. Dotolo, EDB, Bologna 2001.