Parrocchia di San Martino a Vado

Strada in Casentino

InCammino... 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno III - N. 16    Gennaio  -  Febbraio  2006



L’uomo capace di Dio

 

 

 

SOMMARIO

 

 

q       Editoriale                                        pag. 3   Per arrivare a Dio

q       Spiritualità                                       pag. 4   Homo capax Dei

q       Le preghiere del mese                    pag. 6   Preghiere

q       Cosa dice la Chiesa                        pag. 8   La vera ricerca di Dio

q       La ragione e la fede                        pag. 9   Dio, la fede, la ragione

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 11  Preghiera per i giovani

 

q       Lectio Divina                                  pag. 15  Come possiamo crederti?

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 16   Statistica anno 2005

pag. 17   Gruppo Giovani

                                                                  pag. 18   Festa del catechismo

                                                                  pag. 20   Festa della Toscana

                                                                  pag. 22   Elisa Rialti e la CEI

 

q       Notizie dal Casentino                     pag. 25   Rubrica del direttore

q       Notizie dal Vicariato                       pag. 27   Si riparte dalle famiglie

 

 

q       Approfondimenti                             pag. 29   RU486 – Pillola abortiva

q       Varie                                                         pag. 31   Signore, non sono capace…

q       Per finire…                                    pag. 32   Senso della vita e ricerca

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 
 


 


Editoriale

 

“Per arrivare a Dio…”

 

Nell'ambito dell'ateismo, molti pensatori hanno affermato che parlare di Dio, ammettere la sua esistenza, ricercarLo significhi impoverire l'uomo, mortificare la sua posizione nell'universo; ma non c'è niente di più sbagliato di questo pensiero. La realtà è completamente all'opposto. L'uomo ha dentro di sè una capacità di Dio, un'apertura al Trascendente, al dialogo con Lui, un desiderio una sete insaziabile che  porta ad abbeverarsi alla sua Presenza. Se poi una persona tralascia questa potenzialità, questa componente spirituale che lo abita, nella vita non farà che vivere a metà aumentando quel senso di insoddisfazione che tante volte opprime l'animo umano.

La conoscenza naturale di Dio è una strada da tutti percorribile, tuttavia possiede varie difficoltà. La Rivelazione porta al superamento di esse e ci offre una conoscenza di Dio più perfetta, più rispondente alla verità.

Possiamo conoscere e parlare di Dio perchè Lui per primo si è fatto conoscere rivelando chi era. E' Dio che si è manifestato nel Figlio fattosi uomo; è Dio che si è rivelato nella storia di un popolo e continua a farsi presente nella storia personale di ognuno.

La Tradizione della Chiesa non ha mai negato che esistesse una via naturale per arrivare a credere in Dio, ma al tempo stesso ha presentato una via soprannaturale per giungere alla stessa mèta. Dio che ci invita ad amarLo per vivere in pienezza la vita, ha dato a tutti(a chi ha fede e a chi non ce l'ha) la chiave di accesso alla sua Realtà. E gli uomini, sia con un adeguato uso della ragione, sia con la fede e la ragione insieme, Lo raggiungono e credono in Lui.

 

 

Il vostro parroco, don Roberto


Spiritualità

di Antonella Fani

HOMO CAPAX DEI

 


È un titolo emblematico quello di questa sezione di spiritualità, nonché filone portante del corrente numero del giornalino. La frase latina, traducibile ―anche a senso― con “l’uomo è capace di Dio” ha un significato molto pregnante, decisamente più esteso del breve enunciato con cui si propone. In poche parole, di quale “capacità” umana stiamo parlando?

Dire che l’uomo è capace di Dio significa affermare che è costitutivamente aperto al Trascendente, a porsi in dialogo con Dio, ad aprirsi alla Rivelazione. È una capacità che indica una “potenzialità da attualizzare”: una disposizione naturale che, se non viene attualizzata, crea inevitabilmente una frattura. Scegliere di tralasciare la componente spirituale che ci abita significa, dunque, vivere a metà, lasciare spazio a quel senso di insoddisfazione che tante volte rischia di opprimere l’animo umano.

Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore di ogni uomo, proprio perché fatto a sua immagine e somiglianza e creato da Lui. L’uomo ha inoltre la capacità di conoscere un Dio che è personale, e non un’entità sovrannaturale astratta; conosce il Dio che è Padre creatore, che è Figlio che si incarna, che è Amore che dona la vita. Non a caso, l’Apostolo Paolo affermava davanti al popolo ateniese: «Ho trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio» (At 17,23).

Possiamo asserire, allora, che l’uomo ha una conoscenza naturale di Dio: questa è ravvisabile nel desiderio di eternità e di infinito presente in ognuno, nel bisogno umano di far riferimento ad un Dio. È inoltre dettata dall’esistenza del mondo stesso che richiama alla necessità di un “artefice” che l’abbia creato, che sia più grande della sua precarietà, ma nel quale si possa anche rispecchiare la bellezza di ciò che esiste.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che questa conoscenza naturale di Dio contiene molte difficoltà. Sebbene tanti aspetti richiamino alla necessità di un Principio divino da cui tutto l’esistente possa provenire, rimane la trascendenza assoluta di Dio, quel totalmente altro racchiuso nel mistero. Le sue vie non coincidono mai perfettamente con le nostre vie. Non a caso, Tommaso d’Aquino (ma non solo) affermava che siamo più vicini al vero nell’affermare “cosa Dio non è”, piuttosto che nel dire quali possano essere le “caratteristiche” di Dio. Dio, difatti, sarà sempre oltre gli schemi rigidi dei nostri concetti, la nostra mente non potrà mai arrivare a comprenderlo, le nostre parole saranno sempre insufficienti di fronte alla sua grandezza.

Più perfetta della conoscenza naturale, allora, sarà quella che abbiamo ricevuto dalla Rivelazione di Dio. Possiamo dunque conoscere e parlare di Dio perché Lui per primo si è fatto conoscere rivelando chi era: è Lui che si è manifestato nel Figlio fattosi uomo; è Dio che si è rivelato nella storia e che continua a farsi presente nella storia personale di ognuno.

Questa capacità di conoscenza dovrà poi riversarsi in una capacità di manifestazione e di azione, nel mettere in pratica quell’amore che trasforma la vita. Se, difatti, ogni nuovo sapere che acquisiamo modifica il nostro modo di essere, quanto più dovrà modificarlo la consapevolezza stessa di Colui dal quale abbiamo origine e che abita la nostra vita?

La conoscenza di Dio non potrà mai essere quella di un concetto vuoto, di una parola a cui non corrisponda un significato esperienziale. La conoscenza di Dio sarà veritiera solo quando si rifarà a quella del Padre rivelatoci da Gesù. Se Dio è amore, sarà la conoscenza di quell’amore abissale che tutto opera solo per amore e della sua successiva manifestazione in gesti concreti.

L’uomo ha dunque la capacità di conoscere, accogliere, manifestare, parlare,… di Dio; ma la prova più alta di tutto questo non sta in una possibilità umana che può diventare più o meno adeguata a ciò a cui è chiamata, ma nell’evento stesso di Dio che si fa uomo, di un uomo totalmente Dio. L’uomo può conoscere Dio, in ultima analisi, perché Dio stesso ha accettato di assumere tutta la fragilità e precarietà dell’esistenza umana, di “sottomettersi” alla creazione per  riportare l’uomo alla sua vera dignità. Conoscere Dio è conoscere il vero uomo tra gli uomini.



Le preghiere del mese

 

 


Cosa dice la Chiesa

 

LA VERA RICERCA DI DIO

 

Come interpretare ciò che in molti passi dice la Scrittura e cioè che essi “invocheranno e io non li esaudirò” (Pr 1,28)? Sicuramente tu sei misericordioso con tutti coloro che ti invocano; ma loro, pur invocando qualcuno, non invocano lui. Di costoro è detto: “Non hanno invocato Dio” (Sal 13,5). Invocano, ma non Dio.

Tu invochi ciò che ami; invochi ciò che chiami a te; invochi tutto ciò che vuoi venga a te. Se tu pertanto invochi Dio perché venga a te il denaro o una eredità o una dignità terrena, tu invochi queste cose che vuoi vengano a te. Quanto a Dio, lo consideri un mezzo per conseguire le tue voglie, non colui che esaudisce i tuoi desideri...

      Che cosa dovrai chiedere? Ciò che ti ha insegnato il Signore, il maestro celeste. Invoca Dio in quanto è Dio, ama Dio in quanto è Dio. Non c'è nulla meglio di lui! Desidera lui, e a lui anela! Guarda uno che invoca Dio in quell`altro salmo: “Una cosa ho chiesto al Signore, e questo richiederò. Che cosa ha chiesto? Di abitare nella dimora del Signore per tutti i giorni della vita mia. Per fare che cosa? Per contemplare il gaudio del Signore” (Sal 26,4).

Se dunque vuoi amare Dio, amalo con tutte le tue viscere e con casti sospiri. Siine innamorato, ardi per lui, anela a colui del quale non troverai niente di più gioioso, niente di più eccellente, niente di più lieto, niente di più duraturo. Che cosa infatti potrà durare più di ciò che è eterno? E non aver timore che, a un certo momento, se ne vada da te colui per il quale tu non vai perduto. Se dunque tu invochi Dio in quanto Dio, sta sicuro, sei esaudito!

 

      Agostino, Esposizioni sui Salmi, 85,8

 

 

               

 

 




 La ragione e la fede

di Antonella Fani

                                                                                                                                                               

DIO, LA FEDE, LA RAGIONE


 


Quando affermiamo la capacità dell’uomo di credere in Dio, molto spesso pensiamo che dipenda tutto dalla fede e quasi niente dalla ragione. Quante volte, difatti, sentiamo dire: «Beato te che hai fede!» oppure «Eh no, io non riesco a credere, a me la fede non è stata data…».

Sebbene si possa e debba considerare la fede come un requisito indispensabile nell’accostarsi a Dio, d’altro canto ciò non può essere visto come una contrapposizione tra questa virtù teologale (donata da Dio) ed un uso adeguato  della ragione. Infatti, sarebbe ben strano questo Dio che da un lato ci invita ad amarlo perché possiamo vivere con pienezza la vita, e dall’altro si diverte a dare solo ad alcuni la chiave di accesso a questo privilegio! No, questo non è il Dio di cui ci parla la fede cristiana, e non sarebbe neppure un Dio accettabile dalla nostra ragione.

La Tradizione della Chiesa ha affermato diversi modi per arrivare a credere in Dio. Non ha mai negato che esistesse una via naturale, accessibile a tutti. Questa conoscenza di Dio nasce in noi dallo stupore verso ciò che esiste, dalla bellezza che riscontriamo nel mistero dell’esistenza del mondo e della vita, dall’amore, dal desiderio di infinito e di una vita eterna, dalla speranza, dall’esistenza del bene, e così via. Una via, dunque, tutta razionale e ragionata.

Un’altra via per arrivare alla conoscenza di Dio, è quella soprannaturale che, invece, scopriamo accogliendo ciò che ci viene detto tramite la Rivelazione di Dio nella storia, ascoltando il messaggio di Gesù. Questa via non può essere facilmente “liquidata” solamente come frutto di una fede infusa e concessa a pochi eletti. Il Padre desidera che il suo amore sia per tutti, rivolto a tutti indistintamente e, dunque, accolto da tutti.

Quest’accoglienza attiva della Rivelazione ci viene presentata dalla Tradizione tramite il duplice principio dell’auditus fidei e dell’intellectus fidei. Il primo è l’“ascolto della fede” come acquisizione dei contenuti della Rivelazione trasmessi nella Sacra Scrittura, nella Tradizione, nel Magistero della Chiesa. Tali contenuti sono appresi con fiducia e non per essere messi, a-criticamente, in discussione.

 

 

 

 

Il secondo è un “ragionamento sulla fede” che si esplicita nella comprensibilità stessa delle verità di fede, nella loro comunicabilità, poiché esse hanno un preciso significato e un senso. Tali verità, dunque, oltre ad essere compatibili con l’intelligenza umana, se accolte ed indagate ragionevolmente, lasciano poi intravedere la pienezza di vita a cui siamo chiamati da Dio, pienezza di vita che si realizza nella conoscenza e pratica di tutto ciò che è bene e amore, e che ha origine nel Primo Bene e Amore.

L’esistenza della filosofia cristiana, come disciplina di studio, si aggiunge a testimonianza della veridicità di ciò che stiamo dicendo.

 

 

 

L’enciclica di Giovanni Paolo II Fides et ratio (ovvero “Fede e ragione”, che nella sua stesura ha raccolto il cospicuo contributo dell’allora cardinale Ratzinger) traccia alcune linee guida per la comprensione di questa disciplina che nei suoi due termini apparentemente in contrapposizione ―il termine “filosofia” e il termine “cristiana” si presta ad essere facilmente equivocata, sia da parte dei credenti (che la liquidano come una indebita razionalizzazione di ciò che spetta solo alla fede), sia da parte dei non credenti (secondo i quali si vuol far passare inopportunamente come ragionamento ciò che invece è solo frutto della fede). Riportiamo allora la chiarificazione data nell’articolo 76 della Fides et Ratio: «[Con “filosofia cristiana”] non si deve alludere ad una filosofia ufficiale della Chiesa, giacché la fede non è come tale una filosofia. Non ci si riferisce quindi semplicemente ad una filosofia elaborata dai filosofi cristiani, i quali nella loro ricerca non hanno voluto contraddire la fede, [ma] si intendono abbracciare tutti quegli importanti sviluppi del pensiero filosofico che non sarebbero stati realizzati senza l’apporto, diretto o indiretto, della fede cristiana».

La problematica sulla filosofia cristiana è in se stessa molto complessa e dibattuta, e sicuramente non esauribile in questo breve articolo. Dobbiamo per prendere atto come il mistero di Dio in cui siamo immersi possa diventare la chiave di lettura per ripensare, ragionevolmente, il mondo in cui viviamo.

 


Veglia di Preghiera

 

PREGHIERA PER I GIOVANI

 

Canto ed esposizione:

 

Lett~Quanti desideri dentro di me…grandi sogni! Ma c’è anche la paura di non farcela. La fatica, il dover stringere i denti, lottare per ottenere ciò che mi sta a cuore… Quante scelte da fare! La scuola, il mio futuro e chi mi dice che la scelta che farò sarà quella giusta? Se poi  sbaglio potrò tornare indietro?Qual è la mia strada? Il mio futuro?

 

Lett~Più si va avanti negli anni e si cresce più le nostre decisioni diventano importanti. Scegliere bene è segno di crescita. Non siamo però mai soli a scegliere: Gesù è sempre con noi; possiamo tenere davanti agli occhi e nel cuore le sue scelte perché prendano luce e forza le nostre. Egli con il dono dello Spirito guida i nostri pensieri e le nostre scelte.

 

Lett~Il mestiere di seguire Gesù è molto impegnativo: non consente distrazioni; un’occupazione a tempo pieno. Il Cristo è un maestro diverso dagli altri: l’aderire a lui non si presenta come un sedersi attorno ad una cattedra ma come un camminare dietro: un instancabile protendersi in avanti. Bisogna seguirlo e diventare suoi discepoli con pronta decisività: è una vita difficile, di disagio, di povertà, di stenti, ma è anche la via sicura. Non possiamo mai dimenticare chi è colui che chiama, chi seguiamo, dove egli vuole condurci, quali strumenti di grazia egli ci offre per renderci possibile seguirlo.

Lett~Se qualcuno vuol venire dietro  me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

 

Canto

 

Lett~Dall’Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della Santa Messa di chiusura della XV GMG

…Sono certo che anche voi, cari amici, sarete all’altezza di quanti vi hanno preceduto. Voi porterete l’annuncio di Cristo nel nuovo millennio. Tornando a casa non disperdetevi. Confermate ed approfondite la vostra adesione alla comunità cristiana a cui appartenete.

 

Da Roma, dalla città di San Pietro e di Paolo, il Papa vi accompagna con affetto e, parafrasando un’espressione di Santa Caterina da Siena, vi dice: se sarete quello che dovete essere, metterete a fuoco tutto il mondo!…...

tutti: Eccomi, eccomi, Signore io vengo; eccomi, eccomi, si compia in me la tua volontà.

 

1Lett~Dalle Fonti Francescane

La regola fondamentale di vita è questa, cioè vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire la dottrina di Nostro Signore Gesù Cristo, il quale dice: “Se vuoi essere perfetto va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”.

tutti: Eccomi, eccomi, Signore io vengo; eccomi, eccomi, si compia in me la tua volontà.

 

2Lett~Dal Vangelo di Giovanni

Allora Gesù domandò ai Dodici: “Forse volete andarvene anche voi?” Simon Pietro gli rispose: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole che danno la vita eterna. E ora noi crediamo e sappiamo che tu sei quello che Dio ha mandato.”

tutti: Eccomi, eccomi, Signore io vengo; eccomi, eccomi, si compia in me la tua volontà.

 

Pausa di silenzio per la riflessione e preghiera personale davanti a Gesù Eucarestia

 

¯Canto:

 

Lett~Gesù tu sei la nostra via. La via che ci indica i progetto del Padre. La via che ci porta alla felicità vera.  Gesù Tu sei la nostra verità. Fra le tante proposte di vita che ci vengono offerte e che ci vogliono sedurre, Tu ci riveli quella vera, quella che ci permette di costruire la nostra vita sulla roccia. Gesù Tu sei la nostra vita. Tu sei sempre vicino a noi, ci dai forza per vivere come Tu sei vissuto. Tu ci dai il coraggio e le energie sufficienti per fare ogni giorno, in ogni situazione, la volontà del Padre. Gesù Tu sei: il nostro campione, il nostro progetto, la nostra forza, la nostra gioia.

 

Lett~ Dalla lettera di Giovanni Paolo II – Febbraio 2000

Se vivere alla sequela del Signore diventa il valore supremo, allora tutti gli altri valori ricevono da questo la loro giusta collocazione ed importanza.

 

 

Chi punta unicamente sui beni terreni, risulterà perdente, nonostante le apparenze di successo: la morte lo coglierà con un cumulo di cose ma con una vita mancata. La scelta è dunque tra essere e avere, tra una vita piena e un’esistenza vuota, tra la verità e la menzogna.

tutti: Eccomi, eccomi, Signore io vengo; eccomi, eccomi, si compia in me la tua volontà.

 

Lett~Dalle Fonti Francescane

Ascoltate, miei signori, figli e fratelli, e prestate orecchi alle mie parole. Inclinate l’orecchio del vostro cuore e obbedite alla voce del figlio di Dio. Custodite nella profondità del vostro cuore i suoi precetti e adempite perfettamente i suoi consigli. Lodatelo poiché è buono ed esaltatelo nelle opere vostre, poiché per questo vi mandò per il mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla sua voce con la parola e con le opere e facciate conoscere a tutti che non v’è potente all’infuori di lui. Perseverate nella disciplina e nella santa obbedienza, e adempite con proposito buono e fermo quelle cose che gli avete promesso. Il Signore Iddio si offre a noi come a figli.

 

Pausa di silenzio per la riflessione e preghiera personale davanti a Gesù Eucarestia

 

¯Canto

                                                     

Lett~ Mi fido del Signore oppure alle volte ho un po’ paura di lui?

Signore alle volte faccio fatica a fidarmi di te, perché non ti vedo, non sento la tua voce. Fidarsi di te è un po’ come lanciarsi nel buio. Eppure io credo che tu sei l’amico che mi vuol bene, che non mi lasci mai. Il tuo sguardo mi accompagna ovunque, il tuo amore mi sostiene e mi fa andare avanti, anche quando non capisco più niente. Ti prego Signore donami occhi limpidi perché io sappia vedere il tuo volto amico nelle persone che mi metti a fianco e che mi aiutano a crescere.

 

TUTTI: Chiesi a Dio d’essere forte per eseguire progetti grandiosi:Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà. Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese:

 

Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio. Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:Mi ha fatto povero per non essere egoista. Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me: Egli mi ha dato l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro. Domandai a Dio tutto per godere la vita: Mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto. Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo, Ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno e quasi contro la mia volontà. Le preghiere che non feci furono esaudite. Sii lodato; o mio Signore, fra tutti gli uomini nessuno possiede quello che ho io!"

 

 

1Lett~Dalla catechesi del Card. Carlo Maria Martini in occasione della XV GMG

… Per realizzare questo impegnativo progetto di vita, rimanete in ascolto della sua parola, attingete vigore dai sacramenti, specialmente dalla Eucaristia e dalla Penitenza. Sono due atteggiamenti fondamentali, che nutrono la nostra santità, anzitutto l’ascolto della Parola. Diventi il Vangelo il vostro tesoro più prezioso nello studio attento e nell’accoglienza generosa; nella Parola del Signore troverete alimento e forza per la vita d’ogni giorno, troverete le ragioni di un impegno senza soste nella edificazione della civiltà dell’amore….

 

 

Ø    Ti presentiamo Signore questa candela che con la sua fiamma rappresenta la vita, vita che Tu ci hai donato e che ogni giorno ci cresce tra le mani.

Ø    Questi libri simboleggiano il nostro presente, la scuola, l’attività in cui siamo maggiormente impegnati e che ha il compito di formarci e di prepararci per il nostro futuro.

                       ….altre cose da presentare simbolicamente al Signore

 

Preghiere spontanee

 

Benedizione finale e reposizione

 

Canto


 

Lectio Divina

COME POSSIAMO CREDERTI?

 

Gli dissero: “Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo”.  Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero;  il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”.  Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”.  Gesù rispose: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”. Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”.  E dicevano: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?”.   (Gv 6,30-35.41-42)

Medita

 

Abbiamo dei segni concreti che ci aiutano a credere, che ci aprono alla vera fede. Il segno fondamentale è cercare ciò che veramente ci aiuta a vivere bene le nostre giornate, ciò che ci sazia, che toglie il velo della precarietà all’esistenza e della inutilità. In Cristo abbiamo la vita per sempre e solo lui è in grado di saziare la nostra fame di infinito…

Il Figlio di Dio è venuto come uno di cui abbiamo potuto conoscere il padre e la madre, un Dio che si è abbassato al nostro livello. Troviamo Dio proprio nella banalità del quotidiano, non nei grandi eventi della vita. E spesso, possiamo trovarlo dove non avremmo mai pensato…

Prega

 

   Tu sei la Sapienza che ha creato il mondo, Tu sei il principio e la fine, Tu sei l’amore inesauribile nel quale ho la vita.

   Non abbiamo un altrove verso cui dirigerci.

   Apri i nostri occhi: dischiudici i misteri della vita, la profondità dell’essere.

Un pensiero per riflettere

Fede è cercare colui che non conosci, conoscere colui che non vedi, vedere colui che non tocchi, toccare colui che non ami, amare colui che già ti ha cercato, ti ha conosciuto, ti ha visto, ti ha toccato, ti ha amato. E’ fidarsi di chi si è già fidato di te, affidando alle tue fragili mani un dono d’amore che vale ogni rischio......Il dono del “suo pane”.


Casella di testo: STATISTICA  ANNO  2005

Notizie della nostra Comunità

 

 

BATTESIMI

CANDIA FRABCESCO 20/02:2005;         FALCONE NICOLA     20/03/2005

GIUDI DAVIDE            27/03/2005;          PELUSO ALESSIA        l7/04/2005

BENUCCI EMMA              l5/05/ 2005;          CANDIA LORENZO     10/07/2005

FORZINI STEFANO e NICCOLO’    10/07/ 2005

CAROTA ELISABETTA                     24/07 /2005

 

COMUNIONI          22 MAGGIO 2005

BIONDI FRANCESCA, CECCARELLI FEDERICO, LANINI RICCARDO, MORADEI NICCOLO', Paggetti oscar,  PAGGETTI MANUEL TAPINASSI ANDREA, TRIBOLINI FRANCESCA, TRIBOLINI LORENZO, VETTORI ALESSANDRO

 

CRESIME              30 APRILE 2005

CANDIA GIULIA, CECCARELLI ANDREA, CECCAREKLI IRENE PISCARDI MIRIANA, RIALTI FILIPPO, RIALTI LUCA, TIZZANO MATTEO

 

MATRIMONI

COLOZZI LEONARDO     PECORINI SILVIA                 3 aprile 2005

CIAMPELLI CLAUDIO     BONDI ILENIA                    7 maggio 2005

FABBRI RAFFAELE          COLOZZI ELENA                16 luglio 2005

SABATINI DANIELE         COLOZZI MICHELA           31 luglio 2005

CAMPRIANI IACOPO       PAGGETTI ARIANNA     4 settembre 2005

 

DEFUNTI

(Nome, data morte, età)

LACHI ELISA   17-01 anni 94;                RUSPONI CORRADO 22-02 anni 91

GIUSTI ANNA 07-03 anni 94;           GIANNOTTI CLORINDA 13-03 anni 96

FRANCIONI MAURO 15-03 anni 79;              FARSINI ALBA 31-03 anni 84

CONTICINI GIANFRANCO 19-04 anni 74;

GIANNOTTI NORISA 28-04  anni 81;          GARGIANI ELlA 16-10 anni 82

GLORIOSI GIUSEPPE 06-05 anni 73;         LUZZI SABATINA 02-l2 anni 78

PIERALLI ALFIERO 04-11 anni 56;         GIANNOTTI VELIA 23-11 anni 79

BRUNELLI ANGIOLO 02-12 anni 73;  BERTINI RAFFAELLO07-12 anni 89


 

Notizie della nostra Comunità

 

GRUPPO GIOVANI: Volontari al Centro Commerciale

 

Siamo ormai meravigliati continuamente dalla volontà e dalla disponibilità del gruppo giovani; molte volte li abbiamo ringraziati, fino a sembrare ripetitivi. Eppure ancora continuano a stupirci.

Cosa hanno fatto questa volta, vi chiederete. Una cosa non da poco. Ci hanno rappresentato tutti, come comunità cristiana e civile, presso la comunità allargata del Casentino, partecipando ad una iniziativa organizzata a livello di vallata presso il centro commerciale di Bibbiena.

Grazie alla proposta iniziale della Prof. Daniela Francioni, si sono resi disponibili nella raccolta di alimenti organizzata dall’Associazione Fondazione Banco Alimentare Onlus, organismo sovranazionale, che localmente è presieduto dal Prof. Roberto Rossi. Con la loro dedizione, hanno contribuito a raccogliere alimenti donati dagli acquirenti della COOP, che saranno distribuiti alle associazioni cattoliche che gestiscono mense italiane (una è presso la parrocchia zona Giotto di Arezzo) che accolgono barboni, extracomunitarii ecc.

Gli organizzatori, vista la disponibilità dei nostri ragazzi superiore alle migliori aspettative, hanno deciso di offrire una cena di ringraziamento che si svolgerà a gennaio. Tutta la comunità di Strada in Casentino, davvero, vi deve molto. Grazie anche ad Elena e Sara.

Ma non è finita qui. Oltre ai soliti impegni con gli incontri del gruppo in parrocchia (abbiamo visto i risultati allo spettacolo di Natale), i ragazzi stanno collaborando con la ProLoco per la gestione di un internet point presso la biblioteca comunale.

Il vostro impegno stimola anche noi adulti ad andare avanti pur nelle difficoltà. Tanti auguri ragazzi e grazie.                              

 


Notizie della nostra Comunità

 

NATALE 2005: FESTA DEL CATECHISMO

 

Natale, sempre più momento di estremo consumismo, momento di ostentazione di immagini ormai del tutto espropriate del sacro che hanno rappresentato per secoli; gli stessi presepi corrono questo rischio, messi alla stregua di alberi addobbati, di candele e lucine sfavillanti che si rincorrono per le strade di città e paesi, in mezzo a panettoni e beni di consumo, messi alla stregua di babbi natale e befane sempre più “firmati” a cui non credono più nemmeno gli stessi bambini, o meglio, smettono di crederci sempre più presto. In mezzo all’imperante nichilismo e relativismo culturale che si appropria di tutto e tutti, animi e coscienze, laiche e non, denunciato ormai quotidianamente dal Papa e dai vescovi, proporre momenti di riflessione all’interno delle comunità cristiane diventa sempre più difficile, in modo particolare avvicinandosi al Natale. La Parrocchia ha proposto varie iniziative. Una veglia di preghiera con esposizione eucaristica lunedì 19 dicembre, dal titolo “Dove lo si lascia entrare”, collegata alla serie di veglie programmate all’interno della pubblicazione che ogni due mesi raggiunge tutte le famiglie, offrendo momenti di formazione ed informazione. Inoltre ha programmato una serie di appuntamenti per il sacramento della confessione, ed il parroco, don Roberto, ha cercato di proporre in modo forte una pratica che ormai appare sempre più in disuso.

Domenica 18 dicembre nel teatro parrocchiale, la scuola materna Alterini, ha dato il via, con lo spettacolo di Natale dei bambini dell’asilo, ad una giornata di festa per l’intera comunità dei credenti. Il pomeriggio di una fredda ultima domenica di avvento è stato scaldato dalla gioia e dall’entusiasmo di tutti i ragazzi della parrocchia, che si sono preparati per questo evento. Infatti insieme ai bambini della scuola materna parrocchiale, anche tutte le classi del catechismo, corrispondenti alla prima elementare fino alla seconda media, si sono esibiti in canti, poesie e piccole recite, preparati negli incontri in parrocchia. Anche il gruppo giovani non è mancato, dimostrando piena disponibilità alle richieste della parrocchia, in un’età, quella fra i 14 ed i 18 anni, nella quale non è facile salire in un palco e presentarsi ad un pubblico.

In particolare Sr. Pellegrina e Sr. Elide hanno preparato una piccola recita sulla famiglia di Natale e sugli auguri a babbo e mamma; la prima elementare, con Silvia Pecorini, ha proposto poesie dal titolo “Ho nel cuore un presepe”; la terza elementare poesie dal titolo “La Luce” sotto la guida delle catechiste Laura Piantini e AnnaLisa Magni; la quarta elementare e la seconda insieme, con i catechisti, Elena Zampella, Tommaso Cassi e Sr. Pellegrina, hanno proposto canti e scenette con angeli e Pastori del presepe; la quinta elementare, con le catechiste Antonella Scipioni e Sr. Elide, in collaborazione con le insegnanti di scuola dell’obbligo, una piccola commedia dal titolo “Ve la ricordate questa storia?”; la prima media piccola commedia “Anche questo è Natale” guidata dalle catechiste Cristina del Sere e Antonella; seconda media una poesia animata di madre Teresa di Calcutta, diretta da M. Luisa Biondi e da Luigina Trapani; infine il gruppo giovani, animato con passione e dedizione da Elena Zampella e da Sara Cipriani, ha proposto un canto di riflessione sul significato del Natale. E poi tombola di solidarietà per un sacerdote della diocesi di Pisa che opera fra i bambini del Camerum.

Alla fine, comunque, il dubbio rimane: il messaggio che si cercato di trasmettere, con parole sincere da parte dei bambini e ragazzi, avrà superato i confini del “tutto uguale”, del “basta ritrovarsi e far festa”, “dei saluti e degli auguri formali” spogliati della gioia data dall’evento di un Dio che nasce, oggi come allora? Sarà passato il messaggio che il ridare vita e forma, recitata ed esposta, alla grotta di Betlemme con Maria e Giuseppe, il bue e l’asinello, i pastori e gli angeli, è qualcosa di più di una commemorazione, di una drammatizzazione, di una esposizione, ma significa e deve rappresentare una accoglienza attuale di Gesù che nasce oggi nel cuore di ognuno, se cercato e accolto?

Questo abbiamo sperato di trasmettere a tutti, ed anche a chi legge su queste colonne, auguriamo un Natale di “gioia piena” che nasce per chi Gesù lo incontra “dal vero”.

 


Notizie della nostra Comunità

 

FESTA DELLA TOSCANA ED EUROPA: A Strada in Casentino si rinsalda la collaborazione fra ProLoco e Parrocchia

 

Scriveva Jean Monnet, francese, uno dei padri fondatori dell’Europa: “Uniamo uomini, non Stati”. Personalmente penso che siano utili entrambe le cose, anche se la prima deve senz’altro precedere la seconda perché la collaborazione diventi efficace. Collaborare all’interno di piccole comunità come la nostra di Strada in Casentino, può sembrare facile, ma spesso si rivelano le medesime problematiche viste al macroscopico. La manifestazione di domenica 27 novembre che si è tenuta nel nostro paese, all’interno delle celebrazioni che la regione ha promosso in occasione della festa della Toscana, porta in sé un risultato, anche se indiretto, proprio in questa direzione.

La festa della Toscana, che nasce in memoria di un primato di non poco conto lasciatoci in eredità dall’austriaco Pietro Leopoldo, cioè l’abolizione della pena di morte del 1786, quest’anno aveva come tema L’Europa. La Proloco di Strada in Casentino, come tradizione di alcuni anni, ha organizzato una manifestazione sul tema dell’Unione Europea, che ha coinvolto i ragazzi delle scuole materne, quella comunale e quella privata della parrocchia, della scuola elementare e media, allo scopo di sensibilizzare e focalizzare la loro attenzione verso le tematiche europeiste. In particolare la Proloco ha voluto incentrare la manifestazione sulle “radici dell’Europa”. Risultato, una giornata piacevole, formativa e di sentita partecipazione da parte dei cittadini, che ha visto alla ribalta i lavori che i bambini e i ragazzi hanno svolto a scuola; canti, come l’emozionante esibizione dei bambini della scuola materna parrocchiale, che hanno proposto il tema “Europa una sola famiglia”, amabilmente diretti da Sr. Elide e Sr Pellegrina; disegni, cartelloni e tante bandiere dell’Europa realizzati dai bambini delle elementari; esecuzione musicale dell’Inno alla Gioia da parte dei ragazzi della scuola media. Il tutto a cornice di un rappresentazione in forma teatrale, intitolata “Viaggio nel tempo alla scoperta delle radici dell’Europa”. Questa ha proposto quadri con vestiti d’epoca, rappresentanti vari momenti storici - dall’impero romano all’incoronazione di Carlo Magno, dall’ editto di Pietro Leopoldo del 1786 alla liberazione ed i Trattati di Roma – cuciti insieme da un racconto al canto di un focolare di una nonna ai suoi nipoti. Un viaggio nel tempo che ha reso divertente e piacevole l’intera cerimonia.

Ma in tutto questo cosa c’entra la parrocchia? A prima vista niente, se non che la Proloco ha coinvolto in questa manifestazione direttamente persone che lavorano all’interno della comunità parrocchiale, e le ha coinvolte con spirito aperto e di collaborazione, apprezzando e non demolendo con posizioni di preconcetto, diversità di vedute. Visto l’ottimo rapporto e la fiducia concessa senza veti, è venuta spontanea la disponibilità a concedere il teatro parrocchiale per ospitare la cerimonia, dato che il maltempo, inatteso ed inaspettato, avrebbe impedito che all’aperto si ottenesse un analogo buon risultato.

E il risultato, sotto gli occhi di tutti, mostra un successo sopra le migliori previsioni, ma soprattutto suggella quell’unione sincera fra uomini, auspicata nel pensiero di Jean Monnet.

La Proloco di Strada in Casentino e la Parrocchia di San Martino a Vado, trovano così quell’armonia tipica degli uomini di buona volontà i quali, anche se per motivi a volte diversi, si uniscono per un bene comune; e l’offerta di momenti di aggregazione costituisce senza dubbio un bene prezioso per la formazione umana di tutte le persone, bambini, giovani, adulti e anziani.

Le basi di unione e collaborazione gettate in questi giorni, portano i germi per riproporre una fattiva cooperazione per manifestazioni storiche per la comunità di Strada in Casentino, promosse dalla parrocchia, come la rievocazione dei Magi e la Passione di Cristo.

Antonio FANI


Notizie della nostra Comunità

 

ELISA RIALTI e la HOPE MUSIC SCHOOL

Iniziativa del servizio nazionale per la pastorale giovanile della C.E.I.

Conferenza Episcopale Italiana

 

Ho partecipato, grazie all’invito di alcuni amici a questa esperienza indimenticabile e significatamene formativa. Si tratta di un seminario per interpreti (la Hope è una scuola di formazione anche per altre categorie come arrangiatori, compositori, animatori, autori ed orchestratori). *La musica è formativa. L’essere umano è relazionale affinché possa essere presente in ognuno di noi la capacità del linguaggio. Dobbiamo cercare di essere persone e non individui. La musica è il canale comunicativo tra noi ed il mondo. Innanzi tutto riuscire ad educarsi reciprocamente ed esserne fruitori e non consumatori.  La musica è un atto creativo, non solitario ed ha una valenza sociale. Non è importante esibirsi, ma comunicare. Il creativo non crea, ma interpreta.

Giornate “full immersion”: dalle 07.30 del mattino, alle 09.00 della sera all’insegna della musica. (ed anche dopo le 21.00 non c’è stato un attimo di tregua! Dovevamo preparare gli spettacoli per la sera, ad esempio duetti, vari accompagnamenti corali e musicali, vari commenti e varie riflessioni. Insomma, un piccolo “grande fratello” musicale. Per tutta la settimana non sapevamo cosa succedesse al di fuori di “Villa Campitelli” (struttura situata in Frascati – Roma adibita ad albergo, sala conferenze, auditorium, casa vacanze.. che ci ha ospitato per il nostro seminario). Primi tre giorni di seminario (domenica pomeriggio, lunedì e martedì mattina) lezioni di logopedia e foniatria con la dott. Federica Calvi, sul corretto uso della voce e della respirazione. Lezione del martedì pomeriggio con la cantante Tosca (ha dettato con Ron, vincendo Sanremo con “vorrei incontrarti fra cent’anni” ed ha cominciato a cantare quand’era piccola nel coro parrocchiale!). Persona deliziosa, molto schietta che ha ancora qualche perplessità riguardo i “trabocchetti” della celebrità… Diventare famoso può risultare molto pericoloso alle persone “deboli” e che non hanno abbastanza fiducia nei propri mezzi. Per questo la cosa fondamentale, in ogni campo, è la fiducia in se stessi.

Lezione del mercoledì (mattina) Luca Ingelosanti e Francesco Morettini (collaborano con la Warner, arrangiatore l’uno, autore di testi l’altro. Quest’ultimo ha diretto un paio di volte l’orchestra di Sanremo. Hanno prodotto “Carlotta”, la cantante di “frena!” e composto vari brani sanremesi). Cominciamo con gli ascolti: ognuno di noi (23 seminaristi in tutto) presenta il proprio brano; per lo più cover (cioè canzoni già esistenti e reinterpretate). Alla fine mi accorgo che solo io mi sono preparata su canzoni inedite (cioè composte per me che fanno parte di un progetto discografico futuro). Devo dire che è un punto a mio favore, perché su un inedito, riesci a comunicare cose mai sentite prima; le sfumature sono tutte farina del tuo sacco; mentre nelle cover non puoi pretendere di avvicinarti minimamente a mostri sacri come Mina, Battisti, De Gregari..A quel punto devi cercare di “creare” qualcosa di nuovo in una canzone già sentita e non è così facile.. comunque andiamo avanti.

Mercoledì (pomeriggio Gatto Panceri (attualmente collabora con Gianni Moranti, Mina, Mietta, Giorgia, Renato Zero, autore tra l’altro di “vivo per lei”, canzone che ha venduto sei milioni di copie in giro per il mondo, interpretata da Bocelli e Giorgia).

Gatto Panceri: ho avuto l’impressione che fosse stato “scottato” dal successo. Ha costantemente la puzza sotto il naso ed una giustificazione per qualunque cosa dice.. però un ottimo professionista: mi sono trovata a cantare davanti a Lui solo con chitarra e microfono (stile Carmen Consoli) con una grinta che non ho mai avuto prima. Mi ha messo a mio agio e di conseguenza avrei potuto cantare per ore ininterrottamente..non ero emozionata e neanche nervosa; ero lì per fare ciò che amo di più in assoluto: la musica.

P.S. è venuta a trovarci anche “Linda” ma è andata via subito dopo per un impegno urgente.

Spettacolo serale presentato da Giampiero Perone (umorista, comico di Zelig) ci ha fatto morire dal ridere.

Giovedì (mattina): Vincenzo Incenso (collabora con Renato Zero, di Cataldo, Patty Pravo; autore di testi per Zarrillo). Più che “raccontare” una canzone bisogna “raccontarci” attraverso la canzone.

Vincenzo mi ha chiesto cosa mi sarei aspettata da questa esperienza: in tutta risposta gli ho detto che gli amici e docenti che ho imparato a conoscere in 3-4 giorni è come se l’avessi conosciuti da anni. Di natura, sono una persona poco espansiva e timida, eppure qui dentro riesco ad “aprirmi”, prendo iniziative, mi apro all’altro..una volta tanto ho fiducia in me stessa!

Giovedì (pomeriggio): Luca Barbarossa (cantautore romano, vincitore di Sanremo con “portami a Ballare”). Ogni volta che ci cimentiamo in un pezzo cosiddetto “inarrivabile” dobbiamo mettere in conto il coefficiente di difficoltà: bisogna imitare un cantante fino ad un certo punto.

Giudizio strettamente personale su Luca Barbarossa: non bada molto alla capacità tecnica od intonazione dell’interprete. Essendo cantautore non si sbilancia molto sulle critiche. Avrei preferito qualche giudizio in più.

Venerdì: Sergio Bardotti (autore televisivo: canzonissima ad esempio. Per nove anni direttore artistico di Sanremo. E’ stato colui che ha introdotto la musica brasiliana in Italia. Autore di canzoni per i New Trolls “quella carezza della sera”, collaboratore e coautore di testi per Dario Baldambembo “amico è” e Segio Endrigo “per fare un albero, ci vuole un fiore”; attualmente è un critico musicale).

Che cosa ho capito con la lezione di Bardotti? Che Sanremo è un grande teatrino pieno di insidie con i giochi già fatti. Il suo motto è: “chi mena per primo, mena due volte” immaginatevi un po’..

Sabato: lezione con Stefano Cenci (compositore, arrangiatore, consulente musicale di programmi e sigle televisive, autore della canzone “brivido felino”, duetto di Mina e Cementano). *Una lezione di vita la sua…

Ore 19.00, tutti alla Messa, celebrata da Padre Beppe (soul tutor e nostro punto di riferimento in questa settimana. Ex allievo Hopete e polistrumentista). Abbiamo cantato tutti insieme, con quattro chitarre e due organi: una festa per il Signore!

Domenica:….è tempo di saluti: vorrei ringraziare ogni singola persona perché tutti quanti, nessuno escluso mi hanno fatto sentire persona e non personaggio. Finalmente ho trovato la sorgente dove poter attingere quella che si chiama “fiducia in se stessi e nei propri mezzi”. Sta a me farne un fiume in piena. Grazie Hope, grazie ragazzi, perché niente è per caso, ognuno è parte di un progetto.

Dovrei aprire un capitolo a parte per quanto riguarda i miei “compagni di viaggio” 22 ragazzi, venuti da tutta Italia con il progetto comune di fare musica. Con alcuni di loro sono in costante contatto: ci vedremo presto a Loreto per un concerto e sicuramente ci sarà la “rimpatriata” a fine gennaio e a fine marzo: i cosiddetti “work shop”, seminari formativi di approfondimento (per vedere se abbiamo lavorato bene a casa). Non vedo l’ora di rimettermi a lavoro!

Elisa Rialti

 


Notizie dal Casentino

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

 

LA CAMPANA DI CASTEL SAN NICCOLO’

 

Per secoli ha scandito le ore degli abitanti di Strada, oggi giace maestosa sotto la torre che un tempo l’ha ospitata e rimane lì a ricordo dei tempi che furono.

Vi voglio raccontare una storia che forse i più giovani non conosceranno, la storia di una campana, per la precisione la campana posta nel villaggio del castello di Strada. Triste e solitario veglia su Castel San Niccolò l’antico maniero, con i suoi resti abbraccia e domina il suo villaggio. Quello che un tempo fu uno dei più potenti feudi del Casentino oggi è stato salvato dalla totale rovina dal maestro Giovanni Biondi, che con la sua dedizione ha permesso al castello dei Conti Guidi di sopravvivere nel tempo. Ed è proprio da Giovanni Biondi che ho appreso la storia della “Campana”, così cara al popolo di Strada. Si racconta che quando la Repubblica fiorentina ritirò i propri podestà, gli abitanti del villaggio intorno al castello e quelli delle frazioni circostanti si organizzarono ed elessero un proprio podestà; nacque così la municipalità di Castel San Niccolò. Meo Nannotto da Doccia è il nome del primo podestà  originario di Strada ed è sotto il  suo governo che gli uomini del paese nel 1515 “colle loro borse” fecero costruire una campana di bellissimo suono. Si dice infatti che in fondo al villaggio si trova la torre civica di struttura un po’ pesante soprattutto nella enorme raggiera dell’orologio. Questa  era una delle cinque torri di cinta che fu trasformata in torre campanaria per accogliere la bellissima campana che porta incisa questa scritta:“Mentem sanctam spontaneam Deo et patriae liberationem Damianus de Florentia fecit anno Domini MCCCCCXV”.

La storica campana aveva un suono bellissimo, dalla forma simile ad una gonna di una dama medievale e fatta con una lega speciale: bronzo, oro e argento. Dove questa sia stata fusa non se ne ha certezza anche se alcuni ipotizzano a Doccia, una delle frazioni che guarda al castello; probabilmente quel luogo aveva delle fonderie, infatti un tempo le comunità erano autonome, ad esempio al castello, si sa, che c’era un mulino, un forno ed alcune fonderie per le armi, si produceva tutto il necessario per vivere e per difendersi. C’è una leggenda che parla di una campana da un suono così forte che può essere percepito anche da lontano. Si racconta che una certa Matelda moglie di Tigrino il Vecchio, signore di Strada si dovette trasferire a Firenze e chiese ai suoi sudditi di non suonare la campana, ma essi a causa del suo mancato ritorno disobbedirono; la campana suonava e lei che si trovava alla Consuma ne riconobbe il suono e dal dolore svenne. A questa Matelda era particolarmente legata e sembra che vi avesse riversato tutti i suoi oggetti preziosi. La campana della leggenda non è quella di Nannotto Da Doccia perché Matelda è vissuta nel 1300 ed è quindi antecedente di due secoli.  E’ stato trovato un documento del 1350 circa in cui si legge che si deve restaurare una torre per issarvi una campana che sembra essere quella della leggenda. La campana, quella della municipalità, nel 1948 per inneggiare alla vittoria di un partito in un clima di totale liberazione si ruppe. Il martello dell’orologio e il batacchio della campana si incontrarono e poiché questa era surriscaldata si staccò; per il paese l’evento fu sinonimo di tristezza, c’era ormai un legame affettivo con quel suono divenuto familiare. Alcuni tentarono di risaldarla, ma non fu possibile, altri pensarono di prendere un’impronta e rifonderla, ma sembra che così facendo i metalli preziosi sarebbero vaporizzati privando la campana del suo caratteristico suono. Fino a quando nel 1983 per iniziativa di Giovanni Biondi e Roberto Ristori fu istituito un Comitato per la Campana, fu raccolta grazie alla solidarietà del paese un’ingente somma che permise di riacquistare una nuova campana, che ancora oggi suona a tutte le ore del giorno.

La vecchia campana fu sistemata inizialmente all’ingresso del municipio, poi su richiesta dei castellani fu riportata sotto le mura del castello, sulla piazzetta antistante la Chiesa di San Niccolò, dove riposa meritatamente.

 


Notizie dal Vicariato

 

Vicariato del Casentino:

si riparte dalle famiglie

 

Domenica 4 dicembre, a Prato di Strada, nel Casentino fiesolano, incontro per le famiglie organizzato dal vicariato del Casentino in collaborazione con la Diocesi di Fiesole. Incontro fortemente voluto dai parroci locali e da Mons. Andrea Lombardi, oltre che dai soliti caparbi laici che non si stancano mai di sognare, anche per il Casentino, offerte di formazione per gli adulti. Ho esordito con lo slogan “si riparte dalle famiglie” perché penso che attualmente il gruppo che si è formato domenica e che ha preparato un calendario nutrito per i mesi a venire, sia l’unica realtà vicariale in essere. Da sempre ritengo che, soprattutto per il territorio isolato del Casentino, visti i fallimenti delle proposte formative diocesane valdarnesi, che dagli anni ’80 in poi sono state le uniche offerte proposteci, si debbano creare centri locali, chiaramente a livello del vicariato, visto che, con i campanili ed i particolarismi, siamo alla fine tutti perdenti. E questo per tutte le realtà di pastorale dette di frontiera: pastorale dopocresima, giovani, adulti, famiglie. Solo così, potranno prendere valore e divenire allettanti anche le proposte della diocesi, in quanto indirizzate a gruppi già costituiti.

Venendo alla cronaca della giornata, voglio iniziare con un abbraccio fraterno a tutte le famiglie che da pioniere si sono tuffate in questa esperienza: da Pratovecchio (6 coppie) da Stia (1 coppia) da Strada (4 coppie) da Prato di Strada (1 coppia), le famiglie si sono confrontate, dopo la recita delle lodi mattutine, basandosi su un canovaccio offerto da don Roberto BRANDI, parroco di Contea e Presidente della Commissione diocesana per la famiglia. Don Roberto, a cui va dato merito di enorme disponibilità, visto che ha sostituito Mons Andrea Lombardi all’ultimo momento, ha saputo stimolare tutte le famiglie a riflettere sull’essenza stessa del sacramento del matrimonio, proponendo una chiave di lettura per molti segno di novità e stimolo a ripensarsi come coppia. Consapevoli di non voler assumere identità a modello per gli altri, sentendo la necessità di rispondere prima di tutto alle proprie miserie interne alla coppia, è nata tuttavia l’esigenza di porsi domande su come rispondere ad interrogativi sui problemi di coppia più estremi: l’attenzione ai separati ed alla loro possibilità di continuare a seguire un cammino di fede all’interno delle comunità. L’incontro è stato vitale e partecipato attivamente in generale: a parte i soliti “chiacchieroni”, compreso chi scrive, ciascuno ha trovato l’interesse e il clima adatto per esprimersi e confrontarsi.

Questo è stato per me forse l’aspetto più rilevante: essere riusciti a instaurare un rapporto aperto, direi quasi confidenziale, subito al primo incontro. E, cosa non da poco, essersi salutati con la richiesta e la voglia di ritrovarsi al più presto. In effetti già un programma tematico e di date è stato fissato, con l’auto e la direzione dei gruppi famiglia della diocesi. È stato preso anche l’impegno di essere presenti alla giornata diocesana della famiglia, in calendario per il 2 giugno 2006 a Montevarchi.

Particolarmente lieto di questa nuova realtà dovrebbe essere il nostro vescovo, che ci chiede, in vista della imminente visita pastorale alla diocesi, di organizzare missioni popolari delle famiglie alle famiglie. L’incontro di domenica potrebbe divenire un punto di partenza e di forza, fondamentale in questa direzione.

Un grazie alle suore orsoline di Parto di Strada che ci hanno accolto nella loro casa (approfitto dell’occasione per fare i migliori auguri a Sr. Rosina, nuova madre superiora della casa); un grazie a don Guido Pratesi, che ci ha circondato col suo affetto traboccante di simpatia e la sua premura pastorale e liturgica.

Infine un augurio: un arrivederci su queste colonne per poter descrivere gli sviluppi ed i progressi del gruppo, perché, grazie alla preghiera di ciascuno, il Signore ci sia vicino e ci stimoli a continuare per la promozione prima di tutto sacramentale, ma anche culturale e sociale della famiglia nel nostro territorio. E davvero tutti siamo testimoni dell’attualità di questa esigenza promozionale.


Approfondimenti

RU 486 - Pillola abortiva

Alto tasso di fallimenti, effetti collaterali fisici e psicologici, costi di gestione. Ecco l'altra faccia della RU 486. E che la "semplificazione" dell'aborto sia una falsità lo dice anche l'amministratore delegato per l'Italia dell'azienda che produce il "farmaco" (ma qual è, nella fattispecie, la "malattia"??): "il farmaco richiede come elemento tassativo l'assistenza medica e la distribuzione tramite i consultori" (La Repubblica, 4-11-1989)

Il Comunicato ufficiale del Comitato Scienza & Vita

Le recenti notizie riportate dagli organi di informazione inerenti la sperimentazione della pillola abortiva RU486 nel nostro paese e la ventilata possibilità che essa, su sollecitazione di un primario di un ospedale della regione Toscana, diventi pratica abortiva routinaria rendono necessario puntualizzare la questione dell'aborto chimico e più in generale dell'aborto nel suo complesso, considerando sia i risvolti medici, che quelli etici e giuridici.  La possibilità di effettuare l'aborto mediante la somministrazione dell'associazione mifepristone-misoprostol, più conosciuta come RU486, è stata da talune parti prospettata come un avanzamento della tecnica al servizio della salute della donna. Alcune fonti hanno persino introdotto il termine "aborto dolce". D'altra parte, come afferma il medico tedesco, dottor Alblas, "il modo in cui i medici spiegano le differenti opzioni è in grado di influenzare in maniera talora decisiva la scelta della donna". Edulcorare la procedura abortiva con RU486 collide con la verità accertata dalla letteratura medico-scientifica. La pillola abortiva, scoperta all'inizio degli anni '80, è stata per la prima volta commercializzata in Francia nel 1988. Benché il prodotto sia stato inserito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella lista di "farmaci essenziali", nel mondo occidentale le strutture sanitarie sono tali da rendere inutile l'uso della RU486 per la prevenzione delle complicanze infettive o emorragiche a seguito dell'aborto chirurgico (la mortalità dell'aborto chirurgico in anestesia locale è pari a 0,15 casi ogni 100.000 aborti). Non risultano quindi chiare le motivazioni mediche in base alle quali taluni personaggi spingono affinché sia consentita la pratica dell'aborto mediante RU486. Sotto nessun profilo è possibile dimostrare la superiorità della metodica chimica rispetto a quella chirurgica. Gli effetti collaterali che la donna deve patire dopo aver assunto la RU486 comprendono dolore o crampi (93,2% dei casi), nausea (66,6%), debolezza (54,7%), cefalea (46,2%), vertigini (44,2%), perdite di sangue più prolungate che richiedono una trasfusione nello 0,16% dei casi. Questo significa che se tutte le donne abortissero in Italia mediante la RU486, ogni anno 209 di loro dovrebbero subire una trasfusione. Persino l'analisi dei costi non si rivela vantaggiosa per la RU486: negli Stati Uniti si paga 487 dollari per l'aborto medico contro i 468 di quello chirurgico. In Italia tale differenza sarebbe ancora maggiore, considerando che, in ossequio alla legge 194, la donna dovrebbe rimanere ricoverata dal momento dell'assunzione della prima compressa fino al termine dell'aborto. Per quanto esposto, a quanti, senza alcun supporto scientifico, accusano coloro che sono contrari all'introduzione della RU486 di voler privare le donne di uno strumento utile per abortire con minore sofferenza e maggiore sicurezza, rispondiamo che tali affermazioni non possono che derivare da ignoranza scientifica, o da malafede ideologica, entrambe qualità che non servono la verità, né possono recare beneficio alle donne.

La legge 194 ha "prodotto" in quasi 30 anni di applicazione oltre 4 milioni di aborti; una popolazione superiore a quella dell'intera nostra regione sparita nel nulla. Dall' irrilevanza sotto il profilo penale degli aborti eseguiti in conformità alle norme della legge 194/78 non se ne può fare discendere l'equazione: aborto=diritto civile. Il nostro ordinamento non ha introdotto un illimitato "diritto" di aborto, ma lo consente a determinate condizioni, ossia quando vi è pericolo per la salute fisica o psichica della madre, che devono essere accertabili (cd. aborto "terapeutico"). L'asserita "semplificazione" derivante dall'introduzione della pillola abortiva, lungi dal garantire meglio il ricorso della donna all'interruzione della gravidanza (che però, come detto, non sussiste come diritto sic et simpliciter), renderebbe reale il rischio di poter aggirare il senso della legge e le procedure che essa ha contemplato al fine di far emergere l'aborto dalla "clandestinità".
Dunque, oggi la RU 486 impone una scelta alle istituzioni coinvolte nella vicenda: se far prevalere la spinta libertaria che, come molti sostengono, soggiacerebbe alla Legge 194, ovvero la lettera delle sue disposizioni, sebbene mai concretamente attuate.


 

 

Varie

 

SIGNORE, NON SONO CAPACE…

 

Credo, Signore, che sarei capace di compiere una volta, qualche atto straordinario. Un'azione che impegnerebbe tutto me stesso, se fossi sconvolto da una sventura, colpito da un'ingiustizia, se uno dei mie cari fosse in pericolo...

Ma ciò che mi umilia e spesso mi scoraggia, e che non sono capace di donare la mia vita pezzo a pezzo, giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, donare, sempre donare... e darmi!
Questo non posso farlo e tuttavia è certamente ciò che tu mi chiedi...
Ogni giorno mille frammenti di vita da donare, in mille possibili gesti d'amore, che più non si vedono tanto sono abituali, e più non si notano tanto sono banali, ma di cui tu mi dici di aver bisogno per mettere insieme un'offerta e perché un giorno io possa dire in verità: Ai miei fratelli io ho donato tutta la mia vita.

E' ciò che desideri, Signore, ma non ne sono capace... non posso farlo, lo so, ed ho paura.

 

Figliolo, io non ti chiedo di riuscire sempre, ma di provarci sempre.
E soprattutto ascoltami, ti chiedo di accettare i tuoi limiti, di riconoscere la tua povertà e di farmene dono, perché donare la propria vita non vuol dire donare soltanto le proprie ricchezze, ma anche la propria povertà, i propri peccati.

Fa' questo, figliolo, e con i pezzi di vita sciupata, da te sottratti a tutti coloro che aspettano, colmerò i vuoti, dandoti in cambio la durata, perché nelle mie mani la tua povertà offerta, diventerà ricchezza per l'eternità.

 

                                                                              Michel Quoist

 

 


 Per finire…

 

SENSO DELLA VITA E RICERCA

 

Qual è il senso della nostra vita?

Qual è il senso di tutti i viventi in genere?

Dare una risposta a questa domanda

significa essere religiosi.

Tu mi chiedi: ha assolutamente senso porre questa domanda?

Io rispondo: chi percepisce la propria vita

e la vita dei suoi simili come priva di senso,

 non solo è infelice,

ma non è affatto in grado di vivere.

Albert Einstein

 

ggggggggggg

 

La mia intelligenza
come luce di un lampione
illuminava nella notte
un tratto di strada.
Ero fiero e sicuro,
credevo di capire

ogni cosa.
Ma poi alzando
lo sguardo,
solo allora, con tristezza,
ho scoperto
che quella luce
mi impediva
di contemplare
le stelle.

Enrico Ozzella