Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino


Anno
III - N. 17 Marzo - Aprile 2006
Dio viene incontro all’uomo
SOMMARIO
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Editoriale pag.
3 Amati…oltre misura
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Spiritualità pag.
4 I segreti di Dio, rivelati da Dio
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Le preghiere del mese pag. 6 Preghiere
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Cosa dice la Chiesa pag. 8 La vera ricerca
di Dio
q
La ragione e la fede pag. 9 Io posso
davvero amare Dio?
q
Veglia di preghiera
pag. 11 Preghiera sull’Enciclica
“Dio è amore”
q
Lectio Divina pag. 15 Questo è il tempo
q
Notizie della nostra comunità pag. 16 Rinnovamento dello Spirito
pag. 17 In cammino con i Magi
q
Notizie dal Vicariato pag. 19 Formazione degli sposi
q
Notizie dal Casentino pag. 21 Rubrica del
direttore
q
Approfondimenti pag. 23 La
commozione per Gesù
pag. 24 Dalla
cronaca…
q
Curiosità pag. 25 Una
storiella…
q
Buon Umore pag. 26 Barzellette
dei piccoli
q
Varie pag. 30 I dieci
motivi per cui non mi la-
vo mai
q
Per finire… pag. 31 La
Rivelazione
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in
Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
“AMATI…OLTRE MISURA”
Non c'è alcun dubbio che la Religione
cristiana è una Religione Rivelata. Dio mettendosi a parlare di Sé ci ha
rivelato, tra l'altro, anche i suoi intimi segreti. Ci ha rivelato il DISEGNO
DI BENEVOLENZA a favore degli uomini, quello cioè di “…far partecipare, per
grazia dello Spirito Santo, tutti gli uomini alla vita divina, quali suoi figli
adottivi nel suo unico Figlio"( Compendio Catechismo Chiesa Cattolica). Ci
ha fatto conoscere la RICHIESTA DI PARTECIPARE AL SUO AMORE ed alla Sua bontà
rivolta a tutti.
La vita divina in noi non è altro che
cercare e mettere in pratica il bene e l'amore in ogni circostanza della vita.
Non si tratta di seguire certamente il motto: va' dove ti porta il cuore, che è
una scelta puramente soggettiva ed individualistica. Tanto è vero che Dio attraverso
la Bibbia, il Suo agire nella storia, la venuta di Gesù, ci ha dato le
coordinate giuste per guidare le nostre scelte. Ci ha rivelato le sfaccettature
del Suo amore così distante e diverso dal nostro.
Leggere e meditare la Sua parola ci porta
alla conoscenza di tale amore ed a permetterci di trasformarlo in sostanza
della nostra vita.
Dio ha collocato - ci
dice Salviano di Marsiglia - nel "divino governo del mondo" sia nel mondo
degli animali come negli esseri umani, l'amore verso le proprie opere e verso
le proprie creature perchè comprendessimo la sua Paternità e l'Amore smisurato
con cui Egli ama le sue creature. E tutto questo fa esclamare a San Paolo: “Chi
ci separerà dall'Amore di Dio in Cristo?”( Rom 8,35).
Dio ci ama più che un
padre il proprio figlio, il Suo Amore è davvero oltre misura.
Il vostro parroco, don Roberto
Spiritualità
di Antonella
Fani
Sembra strano, ma Dio ci ha rivelato
i suoi più intimi segreti.
Si dice che la religione
cristiana sia una religione rivelata
e, parlando di Dio, si parla di rivelazione.
Ma che cosa intendiamo di preciso con tutto ciò? Quali segreti ci ha svelato
Dio con la sua rivelazione?
Dio, attraverso la storia del
popolo di Israele, la venuta di Gesù, la missione della Chiesa, la Sacra
Scrittura, la Tradizione Apostolica, il Magistero della Chiesa continua a metterci
al corrente di chi è Lui e di chi siamo noi.
Per trovare una più chiara
risposta possiamo inoltre soffermarci sulla risposta alla sesta domanda del
Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica che si esprime in questi termini:
«Dio,
nella sua bontà e sapienza, si
rivela all’uomo. Con eventi e parole rivela Se stesso e
il suo disegno di benevolenza,
che ha prestabilito dall’eternità in Cristo a favore dell’umanità. Tale disegno
consiste nel far partecipare, per grazia
dello Spirito Santo, tutti gli uomini alla vita divina, quali suoi figli
adottivi nel suo unico Figlio».
Questa breve affermazione ci
spiega perché Dio abbia deciso di rivelarsi all’uomo, come lo abbia fatto e lo
faccia tutt’ora, che cosa Egli riveli, quali siano le caratteristiche di ciò
che rivela. La motivazione iniziale della Rivelazione, il fine che Dio vuole raggiungere
con essa, nonché il filo conduttore di
tutta questa storia (che è anche la nostra), non è altro che la partecipazione al Suo amore e alla Sua bontà,
per prendere parte anche alla Sua vita divina.
Partecipare alla sua vita
divina, conoscere i segreti della sua sapienza e vivere secondo i suoi precetti
non è altro che cercare e mettere in
pratica il bene e l’amore in ogni momento della nostra vita. Cercare
l’amore non implica una scelta a caso o puramente soggettiva, seguendo il motto
del “va’ dove ti porta il cuore”. Dio ci ha dato le coordinate della direzione
giusta in cui andare mediante la venuta del suo Figlio, di Gesù: lui ci ha dato
l’esempio del vero bene e di un amore che è pronto a tutto. Difatti, che senso avrebbe andare dove ci
porta il cuore se poi ci porterebbe a scegliere quello che non ci rende realmente
felici?
Leggendo la
Bibbia, ed in particolare il Nuovo Testamento, non veniamo a contatto con un
semplice libro di racconti e credenze passate, ma con la storia di tutti gli uomini,
con la “storia” di Dio che è la storia di Dio per noi e la nostra
storia. Leggere la Bibbia è il modo privilegiato per comprendere chi è Dio e
chi siamo noi, per iniziare a gustare le misteriose sfaccettature del Suo amore,
così grande e, spesso, così distante dal nostro, anche dai nostri atti più generosi.
A tale proposito, San
Bernardo di Chiaravalle amava ricordare che
la fede cristiana non è “una religione del libro”, ma della Parola di Dio e che questa parola non è scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente. Non si può
pertanto dire di conoscere Dio se non si conosce e medita la sua Parola.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica,
ci rimanda spesso all’importanza della lettura e della meditazione della Sacra
Scrittura: lettura che, però, deve essere fatta con l’aiuto dello Spirito Santo
e sotto la guida del Magistero della Chiesa, prestando attenzione al contenuto
e all’unità di tutta la Scrittura, integrandola nella Tradizione viva della Chiesa,
nel rispetto della coesione delle verità di fede tra loro.
La Bibbia, come libro, non è
di facile interpretazione, e non solo per un problema di traduzione. Ogni brano,
difatti, nasconde molteplici significati e livelli di lettura (letterale, allegorico,
anagogico e simbolico) che devono emegere dal testo stesso.
Leggere la Bibbia ha dunque poco
valore se si crede di poterla affrontare come un romanzo storico, o se la si studia
con l’intenzione di giudicarla e di scoprire in essa le eventuali contraddizioni
logiche. La Scrittura Sacra è la storia dell’amore di Dio per il suo popolo: di
un amore che, in quanto tale, sa anche sfuggire alle regole della logica se ciò
serve a non rinunciare ad essere tale; di un amore che si lascia scoprire solo
da chi si lascia amare.
Le
preghiere del mese




Cosa
dice la Chiesa
LA
VERA RICERCA DI DIO
Perché debbo fermarmi a parlare dell`uomo,
quando gli stessi animali più piccoli fanno tutto per la brama di beni futuri?
Quando le formiche nascondono nei loro cunicoli sotterranei chicchi di ogni
genere, li depositano, li ammassano tutti per amore della loro stessa vita? Le
api, quando costruiscono il fondo dei favi o colgono il polline dei fiori,
perché vanno in cerca del timo se non per desiderio del miele? E perché si affannano
dietro i fiori, se non per amore della futura prole? Dio dunque, che infonde anche
agli animali più piccoli l`amore per le loro opere, avrà privato solo se stesso
dell`amore per le sue creature? Tanto più che l`amore per ogni realtà buona discende in noi dal suo amore sublime.
E` lui infatti la fonte, l`origine di tutto; e poiché, come sta scritto: «In lui viviamo, ci muoviamo e siamo» (At 17,28),
da lui abbiamo ricevuto tutto l`affetto con cui amiamo le nostre creature.
Ma tutto il
mondo, tutto il genere umano è una sua creatura. Così dall`amore con cui amiamo le nostre creature egli ha voluto che noi
comprendessimo quanto egli ama le sue creature. Infatti, come leggiamo, “l`intelletto contempla la sua realtà visibile
per il tramite di ciò che è stato fatto” (Rm 1,20); così egli volle che noi
comprendessimo il suo amore per noi dall`amore che egli ci ha dato per i nostri
cari. E come volle - come sta scritto - «che
ogni paternità e in cielo e in terra prendesse nome da lui» (Ef 3,15),
volle anche che noi riconoscessimo il suo affetto paterno. E dirò solo paterno?
Anzi più che paterno. Lo prova la voce del Salvatore nel Vangelo, che dice: «Tanto infatti Dio ha amato questo mondo da
dare il suo Figlio unico per la vita del mondo» (Gv 3,16).
E l`Apostolo dice: «Dio non perdonò a
suo Figlio, ma lo sacrificò per noi. Come dunque con lui non ci avrà donato
tutto?» (Rm 8,32).
Ecco
dunque, come ho detto: Dio ci ama più che un padre il proprio figlio. […] Chi potrà dunque misurare l`amore di Dio
verso di noi?
Salviano
di Marsiglia, Il divino governo del mondo, 4,9-10
La ragione e la fede
di
Antonella Fani
IO, POSSO DAVVERO AMARE
DIO?
I dubbi di fede attraversano
il cuore di ogni uomo. Non è sempre facile credere in Dio, né scorgere la sua
presenza nel mondo, in questo mondo che appare troppo sofferente per abitare la
Sua presenza. Ma c’è una domanda ancora più radicale di quella che ne mette in
dubbio l’esistenza, che va oltre la “mera” credenza in Lui, ed è questa: si può amare Dio?
Rispondere non
può essere facile per nessuno. Se lo è, può esserlo solo a parole, ma non con
la vita, non con i fatti, non con il cuore. Avere la pretesa di dire: «Io amo
Dio», significa avere presente,
davanti agli occhi e nel cuore, il “Termine” di riferimento di quest’amore,
aver costruito un rapporto personale e quotidiano con Lui, proprio come richiede
ogni rapporto d’amore. Non si ama in astratto,
ma si ama sempre qualcuno da cui ci
si sente amati.
Papa Benedetto XVI, in un
articolo di introduzione e chiarificazione alla sua prima enciclica “Dio è
amore”, ha rassicurato rispondendo alla domanda in questi termini:
«Sì, possiamo amare Dio, dato che Egli non è rimasto in una
distanza irraggiungibile, ma è entrato
ed entra nella nostra vita. Viene verso di noi, verso ciascuno di noi, nei sacramenti attraverso i quali opera
nella nostra esistenza; con la fede della Chiesa,
attraverso la quale si rivolge a noi; facendoci
incontrare uomini, che sono da lui toccati, e trasmettono la sua luce; con
le disposizioni attraverso le quali
interviene nella nostra vita; con i segni della creazione, che ci ha donato. Egli non ci ha solo offerto l’amore, bensì lo ha vissuto per primo e bussa in tanti modi al nostro cuore per suscitare il nostro amore di risposta».
Possiamo allora amare Dio
“solo” in risposta al Suo amore. Possiamo amare Dio perché Lui ci ama. Non si
ama davvero finché non si sente nel cuore e nella propria vita di essere amati.
Dio ci viene incontro in ogni
momento: nella Chiesa, nei sacramenti, attraverso persone che lo testimoniano,
negli eventi della vita, nello stupore della creazione… E sta a noi decidere se
fidarsi di questa rivelazione oppure
no. Sta a noi dare del tempo per instaurare con Lui questo dialogo quotidiano,
oppure no.
Dobbiamo tenere presente che la rivelazione
non può essere dimostrata matematicamente ma rimane misteriosa. Chi fa
esperienza di Dio, chi dice di averlo “incontrato” o di averne riconosciuto la
presenza, è misteriosamente cosciente di
ciò che Egli ha operato ed opera in lui, ma senza poterne dare all’esterno una
prova oggettiva. Perché tutto questo? Perché, razionalmente e deduttiva-mente,
si conoscono e dimostrano solamente i concetti, mai le persone; perché Dio
chiede a ciascuno di essere testimone
tra i fratelli, non di dimostrare qualcosa a qualcuno nella presunzione di
farci superiori agli altri.
La Rivelazione
avviene in questo mondo abitato dagli uomini, si trasmette attraverso parole ed
azioni, dipende ―in parte― dalla
disponibilità a farsene “carico”. In questo processo, l’uomo non si mostra mai
totalmente passivo: è fondamentale che ognuno dia il suo assenso all’incontro. Dipende
dalla volontà personale, così come dal grado di “spiritualità” raggiunto.
La Rivelazione presuppone
la libertà umana, l’atto di scelta personale, la fiducia in qualcosa di impercettibile
ai sensi esterni; presuppone una scelta libera, perché Dio non esercita costrizioni.
L’assimilazione della rivelazione di Dio richiede riflessione, preghiera, tempo, e ha bisogno di tutta l’attività intellettuale dell’uomo.
Dio, secondo la tradizione cristiana si rivela
con la sua Parola, una Parola creatrice.
Gesù, il Figlio del Padre, è la Parola di Dio incarnata. Nel mondo, tuttavia,
sono presenti tante religioni che parlano di Dio in modo diverso. Esistono
dunque più rivelazioni? Sebbene ogni religione contenga degli elementi di
verità ―così afferma anche la Chiesa Cattolica―, qual è quella che ha
la pienezza della verità?
A tal proposito, trovo proficuo, in questo contesto,
riportare una frase significativa del filosofo e teologo Piero Coda:
«Io sostengo che la rivelazione di un Dio sofferente
e che aspira all’altro è più alta di quella di un Dio che si soddisfa e si basta
da solo. In questo modo si scopre l’umanità suprema di Dio, umanità che diviene
il suo unico attributo. Dio è mistero e
libertà. Egli è amore e umanità. Ma non è né potenza, né potere, né
dominio; non è né giudice né castigo, ecc. In altre parole è completamente
sprovvisto di questi attributi umanizzati, sociomorfici».
Il Dio cristiano è
l’unico che si fa uomo tra gli uomini, che partecipa pienamente alla nostra
vita. Con Gesù cadono le aspettative di un Dio che possa risolvere magicamente
i problemi, per aprirsi quelle di un Dio vicino, accanto alle sofferenze di
ogni uomo, maestro d’amore e di vita vera.
Veglia
di Preghiera
Cel: Nella sua Lettera
Enciclica il Papa Benedetto XVI ci sprona alla vita secondo l’amore, la
fraternità e la carità operosa fra noi e verso gli altri; ciò tuttavia non
prima di averci ricordato che ogni amore proviene da Dio, che noi stessi siamo
stati resi oggetti del suo amore e che in alcun modo possiamo interpretare
l’amore nel puro senso egoistico. L’uomo è amato dal Signore per vivere in armoniosa
relazione con Lui nella totalità della sua persona, ma è chiamato, singolarmente
e nella Chiesa, ad essere portatore di amore verso gli altri con atti di
generosità e carità concreta. Disponiamoci all’ascolto della Parola e alla
verifica della nostra condotta cristiana.
Canto per
l’esposizione Eucaristica
Silenzio di
adorazione
Brano
tratto dall’Enciclica di Benedetto XVI Deus
caritas est (n. 5 – 6)
“L'epicureo Gassendi, scherzando, si rivolgeva a
Cartesio col saluto: «O Anima!». E Cartesio replicava dicendo: «O Carne!». Ma
non sono né lo spirito né il corpo da soli ad amare: è l'uomo, la persona, che
ama come creatura unitaria, di cui fanno parte corpo e anima. Solo quando
ambedue si fondono veramente in unità, l'uomo diventa pienamente se stesso.
Solo in questo modo l'amore — l'eros
— può maturare fino alla sua vera grandezza.
Oggi non di rado si rimprovera al cristianesimo del passato di esser
stato avversario della corporeità; di fatto, tendenze in questo senso ci sono
sempre state. Ma il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è
ingannevole. L'eros degradato a
puro « sesso » diventa merce, una semplice « cosa » che si può comprare e
vendere, anzi, l'uomo stesso diventa merce. In realtà, questo non è proprio il
grande sì dell'uomo al suo corpo. Al contrario, egli ora considera il corpo e
la sessualità come la parte soltanto materiale di sé da adoperare e sfruttare
con calcolo. Una parte, peraltro, che egli non vede come un ambito della sua
libertà, bensì come un qualcosa che, a modo suo, tenta di rendere insieme
piacevole ed innocuo. In realtà, ci troviamo di fronte ad una degradazione del
corpo umano, che non è più integrato nel tutto della libertà della nostra
esistenza, non è più espressione viva della totalità del nostro essere, ma
viene come respinto nel campo puramente biologico. L'apparente esaltazione del
corpo può ben presto convertirsi in odio verso la corporeità. La fede cristiana,
al contrario, ha considerato l'uomo sempre come essere uni-duale, nel quale spirito
e materia si compenetrano a vicenda sperimentando proprio così ambedue una
nuova nobiltà. Sì, l'eros vuole
sollevarci « in estasi » verso il Divino, condurci al di là di noi stessi, ma
proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni
e di guarigioni. Come dobbiamo configurarci concretamente questo cammino di
ascesa e di purificazione? Come deve essere vissuto l'amore, perché si realizzi
pienamente la sua promessa umana e divina? Una prima indicazione importante la
possiamo trovare nel Cantico dei Cantici,
uno dei libri dell'Antico Testamento ben noto ai mistici. Secondo l'interpretazione
oggi prevalente, le poesie contenute in questo libro sono originariamente canti
d'amore, forse previsti per una festa di nozze israelitica, nella quale
dovevano esaltare l'amore coniugale.”
Breve Silenzio
Dal
Cantico dei Cantici (2, 10 – 16)
[10]Ora
parla il mio diletto e mi dice: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché,
ecco, l'inverno è passato, è cessata la pioggia, se n'è andata; i fiori sono
apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora
si fa sentire nella nostra campagna. Il fico ha messo fuori i primi frutti e le
viti fiorite spandono fragranza. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia
colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro».
Prendeteci le volpi, le volpi piccoline che guastano le vigne, perché le nostre
vigne sono in fiore. Il mio diletto è per me e io per lui. Egli pascola il
gregge fra i figli.
Breve
silenzio
Canto
Dalla
Prima Lettera di Giovanni (4, 7-13. 19-20)
7Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore
è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. 8Chi non ama
non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9In questo si è manifestato
l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo,
perché noi avessimo la vita per lui. 10In questo sta l'amore: non
siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo
Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
11Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo
amarci gli uni gli altri. 12Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo
gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi. 13Da
questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto
dono del suo Spirito.
19Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. 20Se
uno dicesse: "Io amo Dio", e odiasse il suo fratello, è un mentitore.
Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non
vede. 21Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio,
ami anche il suo fratello.
Lettura di aiuto
alla rifessione personale:
Nell’intero contesto della Prima Lettera
di Giovanni viene sottolineato il collegamento inscindibile
tra amore di Dio e amore del prossimo. Entrambi si richiamano così strettamente
che l'affermazione dell'amore di Dio diventa una menzogna, se l'uomo si chiude
al prossimo o addirittura lo odia. L'amore per il prossimo è una strada per
incontrare anche Dio e che il chiudere gli occhi di fronte al prossimo rende
ciechi anche di fronte a Dio.
Silenzio
di adorazione e riflessione davanti a Gesù Eucarestia
La presenza di Dio (Paulo Coelho, I racconti del maktub)
Il padre cistercense Marcos Garcia disse: "Talvolta Dio
riporta indietro alcune benedizioni per aiutare le persone a comprenderle
meglio. Dio sa fino a che punto può esaminare un'anima, e non va mai oltre quel
limite. In quei momenti, non diciamo mai: 'Dio mi ha abbandonato'. Se il
Signore ci impone una prova di grande pazienza, ci fornisce sempre di un
sufficiente numero di grazie - probabilmente più del necessario - per
superarla. Quando sentiamo lontana la Sua presenza, dovremmo chiedere a noi
stessi: 'Riusciamo a capire come far uso di ciò che ha messo sul nostro cammino?'".
Silenzio
Preghiera
declamata da dei lettori alternata dal ritornello corale cantato:
Ubi caritas
et amor, ubi caritas Deus ibi est
L 1: O Signore delle cose, che conoscevi tutto sin
dall’eternità, e tutto hai creato per amore, facendo sì che la natura stessa parlasse
di Te e lodasse la tua Maestà, ispiraci il desiderio di lodarti nella
creazione e in ogni singola opera; e a valorizzare ciascuno degli elementi che
hai posto in essere. Rit: Ubi caritas…..
L 2: O Signore della vita, nel famoso cantico delle creature,
ricevi la lode di tutti gli esseri viventi che hai creato per amore e
nell’amore mantieni nell’esistenza; tu che sei amore nel far sì che tutti
vivano, aiutaci a riconoscere la vita
sin dal suo primo concepimento, a tutelare la
vita umana sempre più esposta ai pericoli e agli sfruttamenti Rit
L 3: O Signore provvidente che nel tuo amore infinito ai
voluto salvare l’uomo e in modo multiforme lo vuoi ricondurre a te, libero dal
male e dal peccato; tu che nel tuo Figlio per amore dell’umanità hai pagato il
prezzo del nostro riscatto ricongiungendo in Lui la terra al cielo, insegnaci
ad usufruire della grazia del tuo perdono e inculca in ciascuno lo spirito
della conversione affinché, liberi dal peccato, camminiamo in novità di vita Rit:
Ubi caritas…
L 6: O Signore istitutore della Chiesa, tu che per amore e
per la salvezza dell’umanità hai voluto affidare ai tuoi apostoli il mandato di
annuncio e di testimonianza della tua Parola; che hai reso ogni battezzato
partecipe del tuo sacerdozio e della tua missione, fa’ che non ci stanchiamo di
esprimere fedeltà e zelo nella missione di evangelizzazione a partire dalla
comunione vicendevole fra’ di noi e dalla condivisione nel nostro essere Chiesa Rit:
Ubi caritas…
L 7: O Signore misericordioso verso gli ultimi; tu che hai
amato tutti senza distinzione, nutrendo però maggiore predilezione verso i
poveri e i sofferenti; tu che hai voluto sanare le infermità e le indigenze
materiali dei miseri e degli esclusi, fa’ che nella nostra dimensione di
cultura, di società e di vita ecclesiale sappiamo essere latori del tuo amore
nella concreta attenzione verso coloro che hanno bisogno. Rit:
Ubi caritas…
Celebrante: O Signore, manda il tuo Spirito di discernimento nella
nostra contemporaneità, perché possiamo apprezzare il dono della corporeità
come elemento di unione con lo spirito. Aiutaci a vivere l’amore verso il
prossimo sulla scia del Dio amore che non si vede ma che si ama nel fratello
affinché possiamo meritare la grazia e la gioia del tuo premio senza fine. Per
Cristo Nostro Signore. Amen
Canto
di reposizione
Lectio
Divina
«Dopo che Giovanni fu consegnato, Gesù si recò nella
Galilea predicando il vangelo di Dio e dicendo:"Il momento è compiuto e il regno di Dio si è
avvicinato; convertitevi e credete al vangelo". Passando lungo il mare
della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le
reti in mare; erano infatti pescatori.
Gesù disse loro: "Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori
di uomini". E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco
oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre
riassettavano le reti; e subito li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre
Zebedèo sulla barca con i garzoni, si allontanarono dietro a lui.» (Mc 1,14-20)
Medita
“Il momento
è compiuto……”: è il Kairos, è il
tempo in cui avviene la manifestazione di Gesù. Gli antichi distinguevano tre
tempi: il passato (tempo prima della creazione), il tempo della creazione
(presente); e il tempo futuro, quello alla fine del mondo. La venuta di Gesù
sta invece ponendo una problematica nuova, e cioè che il tempo della pienezza
non sarà quello futuro , ma il tempo adesso, della sua venuta nella carne. Il
tempo presente, quello della nostra vita, diventa KAIROS, il tempo per eccellenza,
della pienezza, il centro verso il quale e dal quale tutto prende senso ultimo.
Dio mio,
insegnami ad usare bene il tempo che tu mi dai e ad impiegarlo bene, senza
sciuparne.
Fa' che io
ami il tempo che tanto assomiglia alla Tua grazia perche' esso porta tutte le
opere alla loro fine e alla loro perfezione senza che noi abbiamo l'impressione
di parteciparvi in qualche modo.
Questo
tempo, questo frammento di storia, è un tempo preziosissimo. Non dobbiamo aspettare
un altro tempo, ma dobbiamo saper vivere questo tempo, perché è quello su cui
ogni cosa deve essere costruita in modo bello e vero. Si è compiuto il tempo.
Proprio qui, nel nostro tempo, noi abbiamo la possibilità di giocarci l'altro
tempo, se sappiamo cogliere 'questo' tempo, quello in cui Cristo stesso si è
fatto manifesto a noi.
Notizie della nostra
Comunità
Con la preghiera farete cose grandi
Meditazione
di P. Jozo Zovko
In questo prezioso e bellissimo messaggio, la nostra
Madre, La Regina della pace, ci chiama suoi collaboratori, suoi figli: “vi
invito ad essere portatori del vangelo nelle vostre famiglie”. Innanzitutto il
Vangelo non si porta come fosse una merce da vendere. Non si tratta come un
qualsiasi libro. Che cosa è il Vangelo? Prima di tutto è il tabernacolo dove
vive la Parola “VIVENTE” del nostro Signore. Non è quindi un libro ma una “PERSONA”.
Il Vangelo è Gesù, Gesù vivo ed Egli parla perché è il Maestro, guarisce perchè
è il Guaritore. Ci chiede di essere con Lui ogni Giorno. Non possiamo imparare
a pregare col cuore se non ascoltiamo e non meditiamo la Parola di Dio nella
Bibbia. È per questo che la nostra madre ci vuole portatori del vangelo nelle
nostre Famiglie.
Nelle nostre famiglie troviamo ogni genere di libri; non
basta dire che questo non è buono o è peccaminoso. L’antidoto e la potenza che
possono eliminare questo buio è solo la Bibbia. Dobbiamo leggere la Parola di
Dio ogni giorno. Leggere un passo della Sacra Scrittura prima di iniziare la preghiera
della famiglia.
Messaggio
da Medjugorje del 25 gennaio 2006
“Cari figli, anche oggi vi invito ad essere portatori
del vangelo nelle vostre famiglie. Non dimenticate, figlioli, di leggere la
Sacra Scrittura. Mettetela in un luogo visibile e testimoniate con la vostra
vita che credete e vivete la Parola di Dio. Io vi sono vicino con il mio amore
e intercedo davanti al mio Figlio per ognuno di voi. Grazie per aver risposto
alla mia chiamata.”
APPUNTAMENTI
Il primo
mercoledì di ogni mese, recita S. Rosario allo Spirito Santo presso la cappella
delle suore alle ore 21.00
Riferimento: Sig.ra Amalia Bonciani
Tel. 0575 570124
Notizie della nostra
Comunità
In cammino con i Magi
La parrocchia di San Martino a Vado, insieme alla
ProLoco di Strada in Casentino ed in collaborazione con il Comune di Castel San
Niccolò, ha proposto per il 6 gennaio una sorta di presepe vivente. Questa
edizione è stata dedicata alla memoria della Signora Paola Venturini, scomparsa una anno fa, e che tanto si era dedicata
alle rappresentazioni che si svolgono nel nostro paese. La scelta è stata
quella di ricreare nella piazza del paese una Betlehem in miniatura, con
quattro punti caratteristici intorno ai quali si è mosso il corteo dei Magi. I
tre Re, con il loro seguito, per un totale di 15 personaggi, sono stati accolti
all’arrivo a Betlemme, da una folla di popolo in costume, per poi dirigersi ai
vari punti fissi della piazza, come il presidio romano del censimento e il
castello di Erode. Queste scene, messe a punto grazie alla collaborazione di pochi
volontari per la cui disponibilità e dedizione va il nostro sincero affetto e
ringraziamento, sono state ideate da Piero Giangrasso che ha curato la
scenografia della piazza. Di particolare effetto anche la capanna, realizzata
interamente in legno, dentro la quale si trovava la sacra famiglia insieme ad alcuni
pastori e a tanti teneri angioletti, personificati dai bambini più piccoli. Per
i più grandicelli invece, emozioni sulla stella. Infatti la stella cometa, elemento
in movimento che ha percorso più volte l’intera piazza, ruotando intorno al
corteo dei Magi, è stata realizzata da venti ragazzi vestiti di bianco che
sorreggevano lo strascico bianco di un mantello. Un grazie a Renata, Luisa,
Marina e Emiliana che, su incarico del parroco, curano la custodia degli abiti.
Un grazie anche a Sr. Elide per la disponibilità.
Elemento di novità e stato quello di integrare il
punto vendita e di ristoro della ProLoco all’interno della rappresentazione; è
stato creato infatti, un negozio tipico del villaggio di Giuda, detto “Betlehem
- Casa del pane” al quale si è soffermato anche il corteo dei Magi alla ricerca
del luogo in cui fosse nato il “Re”. Il tutto incorniciato idealmente da una
splendida giornata di sole e da musiche e commenti, con i quali abbiamo cercato
di far ripercorrere, anche a livello interiore, il cammino alla ricerca del Dio
fatto uomo. Una ricerca che, non è solo da commemorare o rappresentare, ma che
si deve riscoprire attuale in ognuno di noi, oggi come duemila anni fa. Le
tracce di commento proposte, che tutti hanno potuto seguire grazie al libretto
che è stato distribuito in 200 copie all’ingresso della piazza, sono state
tratte dalle riflessioni di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI sulla ultima
GMG di Colonia, che aveva come tema proprio il cammino dei Magi. Quindi
quest’anno, la rappresentazione ha potuto avere commenti di alto rilievo teologico
e pastorale. Voci prestate ai commenti quelle delle catechiste Cristina,
Antonella ed Elena, oltre a don Roberto che ha letto i brani del vangelo di Matteo.
Alla fine della rappresentazione, il parroco,
circondato da tutti i bambini del paese e delle frazioni vicine, ha impartito
la benedizione tradizionale dell’Epifania, ai piedi della sacra famiglia ed ha
finito proponendo il bacio di Gesù bambino a tutti gli intervenuti nella
piazza.
Infine la tanto attesa befana, che dopo una prima
fermata alla casa di riposo, dove l’Amministrazione Comunale aveva preparato le
calze per gli anziani, è arrivata anche in piazza accolta da tutti i bambini e
ragazzi presenti, per i quali la ProLoco aveva preparato le calze, offerte
gratuitamente.
Ringraziamenti finali a tutta la ProLoco di Strada in
Casentino, all’Amministrazione comunale e a tutti quelli che, a titolo
personale, si sono impegnati.
Commenti di gradimento per la giornata, che è stata
seguita da tutto il paese anche nei giorni a seguire, tramite le riprese andate
in onda su una televisione locale. Senza dubbio è stato un evento positivo per
la comunità, che ha offerto l’opportunità di un momento di ritrovo singolare.
Notizie dal Vicariato
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A cura del
direttore Silvia PECORINI
Perché l’8 marzo e che senso ha ancora oggi festeggiarlo?
Dopo un breve excursus storico cercheremo di capire come si festeggia e quali
conquiste le donne hanno ottenuto.
Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al
lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie
dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le orribili
condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni
giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della
fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato
il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme.
Tra loro vi erano molte immigrate, tra cui anche italiane, donne che cercavano
di sollevarsi dalla miseria con il lavoro. Successivamente Rosa Luxemburg propose
questa data come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, in
ricordo dell’avvenuta tragedia. Questo triste episodio ha dato inizio, negli
anni successivi, ad una serie di celebrazioni dapprima circoscritte ai soli
Stati Uniti che avevano come unico scopo il ricordo della terrificante sorte toccata
alle operaie morte nel rogo della fabbrica. Con il tempo le
iniziative intraprese avevano come protagoniste le rivendicazioni femminili in
merito al lavoro e alla condizione sociale. Così la data dell'8 marzo assunse
un'importanza mondiale, diventando, anche grazie alle associazioni femministe,
il simbolo delle oppressioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei
secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto. Non si trattava
di una festa, dunque, ma un giorno per riflettere sulla condizione femminile e
come migliorarla.
Ma caliamoci nella realtà del Casentino per capire che
ruolo vi occupa la donna. Sicuramente le ragazze di oggi vivono in una società
meno maschilista e patriarcale e hanno una maggiore libertà di vivere e fare
esperienze. Ha ancora senso festeggiare oggi l’8 marzo e che differenze ci sono
rispetto a trenta anni fa? Questa festa rappresenta ancora le donne e i loro diritti,
è davvero sinonimo di emancipazione oppure è diventata l’ennesima occasione
commerciale? Associare la festa della donna alla compagnia, alle risate è molto
semplice. Se un tempo l’8 marzo era l’occasione per uscire, per andare in
discoteca a ballare con le amiche, per trascorrere una serata diversa
all’insegna del divertimento, della rivendicazione della libertà,
dell’indipendenza dall’uomo e dalla famiglia, oggi tutto questo non c’è più.
Festeggiare l’8 marzo significa andare una serata in più in discoteca, è diventata
ormai una festa commerciale con mimose e cioccolatini e la sera tutti fuori a
cena o in discoteca magari ad assistere a uno spogliarello. Oggi si festeggia
non in ricordo di, ma per onorare la donna nel suo essere femminilità. Così sono
in molte a rifiutare l'immagine della donna proposta dalla società odierna, non
si riconoscono in questa giornata.
Qualche convegno o dibattito di rito, giusto per ricordarci
quanto le donne occidentali stiano bene rispetto a quelle del sud del mondo e non
abbiano quindi motivo e diritto di avanzare richieste. Oggi alle donne si
riconosce uguale dignità rispetto all’uomo, anche sul piano giuridico e
sociale, ma è veramente così? Credo che sia necessario riappropriarsi di questa
giornata, per farla ritornare un momento di riflessione e di confronto, non
lotte per la parità tra sessi, ma per riflettere
sul ruolo effettivo della donna e dell’uomo all’interno della famiglia e della
società.
Una serata in discoteca a prendere la sbronza o a
fumare una sigaretta in più, o ad assistere ad uno streaptease è una conquista?
Ci sono ben altre conquiste per cui le donne in Casentino dovrebbero lottare
come il diritto ad un lavoro che rispecchi le specifiche attitudini
professionali e personali. L’emancipazione
la si deve conquistare nella quotidianità, sul posto di lavoro, in famiglia,
nella società e rivendicare quei diritti che sono prima di tutto diritti
dell’uomo in quanto tale.
Approfondimenti
LA
COMMOZIONE PER GESU’…
Enorme novità quest’anno al
cinema, per la proposta del film per bambini nel periodo natalizio. Una svolta
per la Disney che cambia genere: basta con film trasudanti buonismo ecologista
e poco più.
Forse tutto è iniziato con lo
shock di “The Passion”. Mel Gibson – pur
avendo contro tutta l’industria cinematografica – ha raccontato la cruda e
struggente passione di Gesù e ha sbancato, ha travolto ogni record di successo.
Così tutti si sono accorti che la figura di Gesù è di gran lunga la più
affascinante di tutti i tempi e che i cristiani non sono soltanto bersagli da
irridere e da infamare (nei film), ma sono anche un grande pubblico mondiale. Ecco
come arrivano “Le
cronache di Narnia”. Sia chiaro, questo film, tratto dal racconto di Clive
Staples Lewis (uno dei grandi convertiti inglesi del Novecento), è innanzitutto
una grande e bella storia (il libro è da anni un classico e ha venduto nel
mondo anglosassone circa cento milioni di copie). Ma è facilissimo capire di
chi parla la narrazione. Il Leone Aslan, sanguinante e moribondo, che ha sacrificato la vita per la
salvezza dei suoi piccoli amici, ci ricorda Cristo.
Giustamente “Tempi” gli ha
dedicato una copertina col titolo: “Nasce Cristo il Leone”. E’ una metafora antica perché “il
Leone di Giuda” è uno dei titoli di Gesù nell’Apocalisse (5,5): “uno dei
Vegliardi mi disse: non piangere più, (perché) ecco il Leone della tribù di
Giuda, il Germoglio di Davide, ha vinto”. E ha vinto proprio sacrificando se
stesso per i suoi amici e per tutti. E’ questo ricordo di Cristo che commuove
nel film. Dopo l’inverno e l’inferno delle ideologie si avvicina il tempo che
previde Bernanos: “verrà un giorno in cui gli uomini non potranno pronunciare
il nome di Gesù senza piangere”. Ancora una volta torna “fra la gente gente”
(come diceva don Giussani) la grande nostalgia di Gesù, del gigante che
attraversa le pagine dei Vangeli e che continua anche oggi a sedurci, come fa
da duemila anni.
Approfondimenti
Benedetto XVI considera un grave errore oscurare le
funzioni della famiglia attribuendo ad altre forme di unione il suo
riconoscimento giuridico specifico. Incontrando le autorità di Roma, il Papa ha
anche chiesto aiuti concreti per le coppie giovani, affinché possano formare
una famiglia. L’intervento del Papa ha luogo in un momento in cui alcune forze
politiche del Paese hanno proposto di introdurre in Italia il “Patto civile di
solidarietà” (PACS), una forma di riconoscimento giuridico delle coppie di
fatto, anche omosessuali. Il matrimonio come istituzione, ha detto il Papa ai politici,
“non è una indebita ingerenza della società o dell’autorità, l’imposizione di
una forma dal di fuori, è invece esigenza intrinseca del patto dell’amore
coniugale”. “Non si tratta qui di norme peculiari della morale cattolica, ma di
verità elementari che riguardano la nostra comune umanità: rispettarle è
essenziale per il bene della persona e della società”, ha aggiunto. Secondo il
Pontefice, da una parte “sono quanto mai opportuni tutti quei provvedimenti che
possono essere di sostegno alle giovani coppie nel formare una famiglia e alla
famiglia stessa nella generazione ed educazione dei figli: al riguardo vengono
subito alla mente problemi come quelli dei costi degli alloggi, degli
asili-nido e delle scuole materne per i bambini più piccoli”. Dall’altra, ha
aggiunto, “è un grave errore oscurare il valore e le funzioni della famiglia
legittima fondata sul matrimonio, attribuendo ad altre forme di unione impropri
riconoscimenti giuridici, dei quali non vi è, in realtà, alcuna effettiva
esigenza sociale
Curiosità
Un
professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso
vasetto di marmellata vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi, di circa 3 cm
di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno
ed essi risposero di sì. Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di
piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente. Ovviamente i
piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora una volta il
Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una
volta, dissero di sì. Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di
sabbia e la versò dentro il vasetto. Ovviamente la sabbia riempì ogni altro
spazio vuoto lasciato e coprì tutto. Ancora una volta il Professore chiese agli
studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero di sì, senza
dubbio alcuno. Allora il Professore tirò fuori, da sotto la scrivania, un
bicchiere d’acqua e la versò completamente dentro il vasetto, inzuppando la
sabbia. Gli studenti risero."Ora," disse il Professore non appena svanirono
le risate, "voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la
vostra vita. I sassi sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri
amici, la vostra salute, i vostri figli - le cose per le quali se tutto il
resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena. I piselli sono le altre
cose per voi importanti:come il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto.
La sabbia è tutto il resto... le piccole cose.""Se mettete dentro il
vasetto per prima la sabbia," continuò il Professore "non ci sarebbe
spazio per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate
tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio
per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle cose che vi rendono
felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite
con gli amici. Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare
l'auto. Prendetevi cura dei sassi per prima - le cose che veramente contano.
Fissate le vostre priorità... il resto è solo sabbia." Una studentessa allora
alzò la mano e chiese al Professore cosa rappresentasse l’acqua. Il Professore
sorrise. "Sono contento che me l'abbia chiesto. Era giusto per dimostrarvi
che non importa quanto piena possa essere la vostra vita, perché c'è sempre
spazio per ciò che, come l’acqua, tutto permea e completa: Gesù ed il suo immenso amore per noi.
Buon Umore
Io mangio, tu mangi, egli
mangia, noi mangiamo, voi mangiate, essi digiunano perché il cibo è finito.
Io telefono, tu telefoni,
egli telefona, noi telefoniamo, voi telefonate, essi pagano la bolletta.
Qual è il colmo per una
scuola? Non avere l’albero maestro.
Pierino al babbo: “Babbo,
oggi a scuola abbiamo fatto l’esplosivo!”
E il babbo distratto: “E
domani che farete a scuola?”
Pierino: “Scuola, quale
scuola?”
Il martello al cacciavite:
“E’ vero che hai rotto con la vite?”
“Si, era troppo svitata”
“Perché pianti lamette da
barba con le patate?”
“Perché così nascono già
sbucciate”
Che cosa ci fa un cane in
mezzo a due colonne?Un can - cello
Come si chiama il più famoso
medico inglese? Sir – inga
Qual è il cane più
battagliero? Can - none
Stupendo questo tramonto,
starei a guardarlo dalla mattina alla sera!
Che differenza c’è tra una
gallina ed un pulce?
Nessuna, sono tutte e due
mamme di pulcini.
LABIRINTI. Partendo dalla
lettera con la freccia entrante, segui il percorso fino ad arrivare alla
freccia uscente. Alla fine del percorso otterrai il nome di due sciatori italiani.
Varie
I
DIECI MOTIVI PER CUI NON MI LAVO MAI
Non andare a
Messa è perdere l’occasione di incontro col Signore, con la sua Parola e col
suo Corpo, nel mistero della comunione ecclesiale.
In una
parrocchia americana, il parroco, decisamente seccato dalle scuse addotte nel
corso degli anni dai parrocchiani per non andare a messa, inserì "I dieci
motivi per cui non mi lavo mai" nel bollettino domenicale:
1. Sono stato
obbligato quando ero piccolo.
2. Le persone che si
lavano sono ipocriti: pensano di essere più puliti degli altri.
3. Ci sono così
tanti tipi di sapone, che non so decidere quale sia il migliore.
4. Ero abituato a
lavarmi, poi ho cominciato ad annoiarmi ed ho smesso.
5. Mi lavo solo in
occasioni particolari, come Natale e Pasqua.
6. Nessuno dei miei
amici si lava.
7. Comincerò a
lavarmi quando sarò più vecchio e più sporco.
8. Non riesco a
trovare il tempo.
9. Il bagno non è
mai caldo abbastanza in inverno o fresco a sufficienza in estate.
10. I produttori di
sapone cercano solo i tuoi soldi.
Per finire…
LA
RIVELAZIONE
Giovanni Climaco
“Dio è Amore.
Chi volesse definirlo sarebbe come un cieco
che vuole contare i granelli della sabbia del mare”.
ggggggggggg
Fratel Carlo Carretto
Fin quando senti un contrasto
tra il tuo lavoro e la tua preghiera
vuol dire che non sei ancora arrivato
alla contemplazione.
Perché non è detto
che Dio si riveli mentre sei in
ginocchio,
Dio può rivelarsi mentre guidi la
macchina,
Dio può rivelarsi mentre stai riposando
o stai giocando.