Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino


Numero
Speciale sul
Piano Pastorale Diocesano

Anno
III - N. 18 Maggio - Giugno
2006
Parrocchia e Parola di Dio
SOMMARIO
q
Editoriale pag.
3 Comunità e Parola
q
Da Fiesole pag.
4 Il Vescovo
q
Le preghiere del mese pag. 5 Preghiere
q
La Diocesi pag. 6 Il piano
Pastorale
q
Veglia di preghiera
pag. 14 Uniti intorno alla
Parola
di Dio
q
Lectio Divina pag. 18 Accogli la Parola di Dio
q
Notizie della nostra comunità pag. 19 Rinnovamento dello Spirito
pag. 20 Circolo Parrocchiale
pag. 21 Gruppo Giovani
pag. 22 Cresima 2006
q
Notizie dal Casentino pag. 23 Rubrica del
direttore
q
Approfondimenti pag. 25 Ruini ed il
Rinnovamento SS
pag. 25 Il codice
da Vinci
q
Per finire… pag. 27 Evangelizzazione
Questo
numero del giornalino, come tutti i numeri precedenti, è scaricabile in formato
elettronico, sul sito web della parrocchia:
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in
Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
“Comunità e Parola”
Parola di Dio: vincolo di
comunione
La Bibbia è un grande libro il cui fascino
umano, artistico e religioso è universalmente riconosciuto. Racconta
un'avvincente esperienza capace di coinvolgere anche l'uomo di oggi.
Ma è sopratutto un libro religioso che
racconta la storia di un Dio che cerca l’uomo e che poi, si fa uomo Egli stesso.
Non si può non leggere questo libro: si rischierebbe di camminare nella vita a
tentoni.
Il piano pastorale diocesano ci ha
richiamato al primato della Parola di
Dio per la crescita nella fede, per la formazione della coscienza, per
l'illuminazione delle scelte personali e comunitarie, per il nutrimento della
vita ecclesiale.
La Parola di Dio ci ha detto Gesù nel
vangelo è come "un seme"; a noi tutti farlo scendere e sviluppare nel
terreno profondo della nostra vita.
Il vostro parroco, don Roberto
Il nostro Vescovo
Nel
cammino che ci conduce verso la celebrazione del Congresso eucaristico diocesano,
che si svolgerà a partire dall’autunno 2006, la nostra comunità diocesana è
invitata a riflettere sulle due sorgenti di vita e di grazia attraverso le
quali Dio nutre il suo popolo: il pane della Parola e quello spezzato del Corpo
e del Sangue di Cristo. È dunque opportuno che, quest’anno, la nostra riflessione
si soffermi con impegno sul primato della parola di Dio nella vita della Chiesa
e dei credenti e che ci interroghiamo sulla presenza della Parola prima di
tutto nella liturgia, poi più ampiamente in tutta la vita della comunità cristiana.
È
quello che ci aiuterà a fare il Piano pastorale per l’anno 2005/2006, che
affido con gioia a ognuno di voi, perché anche il cammino di questo nuovo anno
sia condotto nella comunione e nella fraternità e perché tutti insieme ci
mettiamo in ascolto del Padre che parla attraverso il suo Figlio Gesù Cristo.
Come
recita il celebre motto di san Girolamo, «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza
di Cristo». Tanto più conosceremo e conformeremo la nostra vita sul modello
della parola di Dio, tanto più saremo cristiani autentici, popolo che riceve da
Cristo la sua piena e definitiva identità.
Se
lo augurava con forza la costituzione conciliare Dei Verbum sulla divina rivelazione, un importantissimo documento
che incoraggio a riprendere in mano e rileggere in questo anno dedicato alla
parola di Dio, magari anche attraverso incontri specifici su di esso: «Come dall’assidua frequenza del mistero eucaristico si accresce
la vita della Chiesa, così è lecito sperare nuovo impulso alla vita spirituale
dall’accresciuta venerazione per la parola di Dio, che “permane in eterno”» (DV 26).
Ancora
una volta affido l’inizio dell’anno pastorale all’intercessione materna di Maria,
della quale il Vangelo ci dice che meditava nel suo cuore tutto quello che
aveva ascoltato e visto del suo Figlio Gesù (cfr. Lc 2,19). Sia lei a guidarci in questo anno pastorale, nel quale
desideriamo imparare a vivere della Parola così come lei ha vissuto,
dall’annuncio dell’angelo a Nazaret fino al giorno di Pentecoste.
+ Luciano, vescovo
Le
preghiere del mese


Il piano pastorale della Diocesi
In quel
tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna di nome Marta lo accolse nella
sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di
Gesù, ascoltava la sua parola.
Lc 10,38-39
1. La rivelazione, dialogo tra Dio e l’uomo
Da
sempre l’uomo è in attesa di una parola
che gli chiarisca il senso della vita e della sua presenza nel mondo. Da parte
sua, la Chiesa non si stanca di annunciare al mondo che questa Parola è stata a noi definitivamente rivelata in Gesù Cristo.
«Piacque infatti a Dio, nella sua bontà e
sapienza, rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà,
mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello
Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della natura divina.
Con questa Rivelazione, il Dio invisibile nel suo grande amore parla agli
uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli e ammetterli alla
comunione con sé» (DV 2).
La Rivelazione è una “conversazione” di Dio con gli uomini dovuta all’iniziativa del
suo amore, un dialogo che edifica la comunione e stabilisce una alleanza:
· Dio chiama, convoca, interpella gli uomini; i credenti
che ascoltano sono dunque i chiamati e la comunità dei
credenti è l’assemblea dei convocati.
· Dio racconta, interpreta l’uomo, l’esistenza e la
storia, insegna. Così la parola di Dio si fa giudizio, promessa,
consolazione, insegnamento.
· Dio si esprime, parla di sé, rivela agli uomini se
stesso e la sua intima vita, per invitarli e ammetterli alla comunione
di vita con sé.
Il culmine della rivelazione
e la sua piena manifestazione coincidono con la nascita nella storia del Figlio di Dio Gesù Cristo: «Dio che aveva già parlato nei tempi antichi
molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in
questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2). Gesù è il “Sì” di Dio a tutte le promesse e a tutte le profezie:
colui che “ricapitola” in sé tutte le Scritture.
2. La liturgia, luogo dell’incontro e dell’ascolto della Parola
La liturgia
è la scuola per eccellenza dell’incontro
e dell’ascolto della parola di Dio. Nella celebrazione liturgica, infatti,
la sacra Scrittura viene pronunziata in diversi modi e raggiunge il cuore dei
fedeli con efficacia sempre nuova. In essa si rende presente il Cristo: è lui
che parla, infatti, quando nell’assemblea radunata viene proclamata la parola
di Dio (cfr. SC 7).
La parola biblica posta al centro della celebrazione
cristiana ha un valore di memoriale: chi la ascolta non intende
una storia antica, ma partecipa in prima persona al compimento del fatto proclamato
e contempla l’azione di Dio nell’oggi della Chiesa in preghiera. Valgono per ogni
assemblea liturgica le parole pronunciate da Gesù nella sinagoga di Nazaret:
«Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi»
(Lc
4,21). «Ogni volta pertanto che la Chiesa, riunita dallo Spirito Santo nella celebrazione
liturgica, annunzia e proclama la parola di Dio, sa di essere il nuovo popolo,
nel quale l’alleanza, sancita negli antichi tempi, diventa finalmente piena e
completa» (OLM 7).
La liturgia
della Parola è parte integrante ed essenziale di ogni azione liturgica e
deve essere celebrata in modo che favorisca la meditazione e il raccoglimento.
Per questo, «il dialogo tra Dio e gli uomini, sotto l’azione dello Spirito
Santo, richiede brevi momenti di silenzio, adatti all’assemblea, durante i
quali la parola di Dio penetri nei cuori e provochi in essi una risposta nella
preghiera» (OLM 28).
3. La fede
nasce dall’ascolto
Se la Rivelazione è una Persona che mi parla, mi
cerca, mi chiama e invita, allora la
parola di Dio va innanzitutto ascoltata. L’ascolto attento è la
prima attitudine del dialogo: un’attenzione non solo al messaggio, ma a chi pronuncia il messaggio. Un
ascolto disponibile, amorevole, obbediente, “sapienziale”: conoscenza vitale,
assaporata, che mette in gioco tutte le facoltà dell’uomo e sfocia in quella
“fede obbediente”, la quale è consenso, abbandono, impegno che afferra tutta la
vita. Così ammonisce l’apostolo Giacomo: «Siate di quelli che
mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi» (Gc 1,22).
Un giorno fu chiesto al professor
Giorgio La Pira quale fosse il problema più grave del nostro tempo e, con
meraviglia da parte dei presenti, rispose che il vero dramma dei nostri giorni
è la mancanza del silenzio. Immersi
in una cultura e in una società dove dominano l’immagine, il frastuono,
l’efficienza, è urgente recuperare il senso e il valore del silenzio.
Di questo stile di ascolto attento e accogliente
della Parola occorre che siano caratterizzate in modo particolare le nostre
comunità parrocchiali: «Ogni parrocchia dovrà aprire spazi di
confronto con la parola di Dio, circondandola di silenzio, e insieme di riferimento
alla vita» (VMP 13). Un
appello che papa Benedetto XVI ha rivolto ai giovani di tutto il mondo:
«Aiutate gli uomini a scoprire la vera stella che ci indica la strada: Gesù
Cristo! Cerchiamo noi stessi di conoscerlo sempre meglio per poter in modo
convincente guidare anche gli altri verso di Lui. Per questo è così importante
l’amore per la Sacra Scrittura e, di conseguenza, importante conoscere la fede
della Chiesa che ci dischiude il senso della Scrittura» (Omelia per la chiusura della GMG 2005, Colonia 21 agosto 2005).
Se
rimanete fedeli alla mia parola sarete davvero miei discepoli.
Gv 8,31
1. Dio educa il suo popolo
Il
rapporto tra Dio e il suo popolo è permeato da una costante sollecitudine educativa. Dio educa pazientemente e
progressivamente il popolo che si è scelto perché impari a dialogare con lui. È
la grande esperienza dell’esodo, il cammino che, attraverso il passaggio del
mare e i quaranta anni nel deserto, conduce i figli di Israele alla scoperta
del vero Dio. Ma è soprattutto in Gesù
Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, che si rivela il volto del vero Maestro dell’umanità, la sola via
che conduce alla conoscenza della verità di Dio e dell’uomo.
Per essere ministri
della Parola (Lc
1,2) occorre esser prima suoi ascoltatori, non occasionali ma perseveranti: «La parola di Cristo dimori tra
voi abbondantemente» (Col 3,16). Più che affidatari della
Parola, occorre essere affidati alla
Parola. Può veramente annunciare solo chi riconosce il dovere di una
formazione permanente all’accoglienza della Parola, alla sua lettura e
meditazione assidua, e quanto sia importante trasmettere agli altri l’amore
alle Scritture e all’ascolto.
1a. Educare
alla Parola nella liturgia
Come leggiamo nel nostro Libro
sinodale, «mai
come nella liturgia il divino Seminatore sparge il seme della Parola ed
evangelizza la sua Chiesa, la fa crescere nella fede, la riempie di speranza e
di carità e la sospinge incessantemente alla missione» (n. 77). È dunque
essenziale che le nostre celebrazioni liturgiche vivano e favoriscano
l’incontro con la parola di Dio. In particolare, è opportuno ricordare che
«nella celebrazione della messa, le letture
bibliche non si possono né tralasciare né ridurre, né sostituire con
letture non bibliche». Allo stesso modo, una cura particolare sarà necessaria
per formare i lettori e il salmista
in vista della proclamazione della Parola nella liturgia, autentico «ministero»
ecclesiale in favore dell’assemblea radunata. Ma sarà anche necessario rendere il luogo dell’annuncio confacente
alla sua funzione, sostituendo precari ed occasionali leggii con un vero e
proprio ambone «elevato, stabile, ben curato e opportunamente decoroso» (OLM 32). Si abbia poi «cura speciale per l’omelia, la quale è
parte integrante della celebrazione, strumento essenziale per introdurre il mistero
e attualizzarlo nella vita» (Libro Sinodale, norma 5,1). Anche il rito della Penitenza, infine, va collocato nell’ambito della
proclamazione della parola biblica, specialmente nella forma di celebrazioni comunitarie.
2. Abitati dalla Parola per diventare Parola
Una
forma attraverso la quale la Chiesa fin dai primi secoli costruisce e si educa
a un rapporto vitale e fecondo con la parola di Dio è la cosiddetta lectio divina, itinerario di lettura di una pagina biblica, che comporta
alcuni passi da fare con ordine (lectio,
meditatio, oratio, contemplatio, actio) affinché si realizzi un incontro trasformante con la parola di
Dio. La lectio divina costituisce
così l’elemento formativo privilegiato per la vita personale dei credenti.
Nella nostra diocesi non mancano, specialmente in alcuni monasteri, buone
esperienze di lectio divina che
meritano di essere seguite e fatte conoscere.
È importante anche coltivare
«l’assiduo contatto, personale e
comunitario con la Bibbia, diffondendone il testo, promuovendone la conoscenza,
anche con incontri e gruppi biblici» (CVMC 49). Le esperienze in proposito sono abbastanza diffuse nelle
nostre parrocchie, particolarmente quelle dei centri di ascolto e dei gruppi
del Vangelo, nei quali con regolarità si legge, si medita e si prega
insieme la parola di Dio: un impegno particolarmente significativo che è
importante diffondere e incrementare capillarmente nel tessuto della vita
diocesana.
2.a La catechesi
Il
costante impegno della Chiesa di educare e far crescere nella fede costituisce il compito e il contenuto della catechesi.
Come ci ricorda
il Libro sinodale, è essenziale
«un’azione pastorale che conduca alla riscoperta e alla consapevolezza
progressiva e personale della fede, mediante una catechesi permanente, o itinerario catecumenale, che segua
gradualmente il cristiano dall’infanzia alle successive fasi della vita» (n.
53). Una catechesi nella quale prima sono i catechisti e poi i catechismi, anzi
prima ancora sono le comunità ecclesiali: «la catechesi deve diventare perciò
opera di una comunità viva che, con i suoi fatti e le sue parole, si offre come
il primo catechismo vivente ed efficace» (ivi).
A questo proposito, la prima urgenza è
quella di catechisti e animatori pastorali che tutta la comunità diocesana
e parrocchiale si impegna a individuare al proprio interno, a incoraggiare e a
formare nel loro compito specifico di insegnanti, educatori e testimoni.
3. Alcuni itinerari formativi alla luce
della Parola
Parlando in occasione del
convegno della diocesi di Roma (6-9 giugno 2005), papa Benedetto XVI ha
indicato l’impegno in favore delle famiglie come una necessità ineludibile da
parte della comunità ecclesiale «non soltanto perché questa fondamentale realtà
umana oggi è sottoposta a molteplici difficoltà e minacce e quindi ha particolare
bisogno di essere evangelizzata e concretamente sostenuta, ma anche perché le famiglie cristiane costituiscono una
risorsa decisiva per l’educazione alla fede». Anche nella nostra diocesi
sono in atto esperienze significative che vogliono non solo ricordare ai
genitori gli impegni presi in occasione del battesimo dei figli, in ordine alla
loro educazione alla fede, ma anche riproporre loro percorsi di catechesi e
formazione spirituale a partire da un rinnovato incontro con la parola di Dio,
nella lectio divina,
nella preghiera e nell’ascolto.
Anche per i giovani si
tratta di offrire nuove opportunità di incontro e di ascolto della parola di
Dio, perché venga reso loro possibile il decisivo incontro con il Signore Gesù.
«Sta a noi incarnare, nella nostra situazione, questo sguardo di amore di
Cristo per i giovani. Sta a noi evangelizzare con fiducia il mondo giovanile,
gettando le reti più al largo possibile, e anzitutto portando i giovani a scoprire pienamente il vangelo, affinché essi
stessi ne diventino annunciatori ai loro coetanei nella famiglia, nella scuola,
nel lavoro, nel tempo libero e nella società in generale» (Libro
sinodale, n. 79). E questo anche mediante coraggiose e
radicali scelte di vita evangelica. Un ascolto rinnovato della Parola ci aiuti
a individuare nuovi itinerari giovanili
per le nostre comunità, ma anche ci solleciti a ricercare i nostri giovani
nei loro vissuti concreti, anche quelli più lontani dalla vita ecclesiale. Non
c’è dubbio che tutto questo chiede continuamente di rivedere modi, tempi e stile del nostro impegno pastorale.
Infine, è importante riconoscere che un luogo
privilegiato per l’ascolto della parola di Dio e per la formazione e la
crescita nella fede è rappresentato dalle associazioni e dai movimenti
ecclesiali. È grande il numero di laici, uomini e donne, che, attraverso
l’appartenenza a queste realtà, hanno maturato una forte esperienza di responsabilità e di servizio, e non di rado
anche un’eloquente testimonianza di santità: la nostra diocesi gode, a questo
proposito, di numerosi esempi. In particolare, intendiamo sottolineare la
lunghissima esperienza dell’Azione
cattolica che ha fatto della formazione il suo principale impegno.
Io, il Signore, mi sono fatto ricercare da chi non
mi interrogava, mi sono fatto trovare da chi non mi cercava. Dissi: “Eccomi, eccomi”
a gente che non invocava il mio nome. Ho teso la mano ogni giorno a un popolo
ribelle; essi andavano per una strada non buona, seguendo i loro capricci, un
popolo che mi provocava sempre, con sfacciataggine.
Is 65,1-3
1. La Bibbia, grande codice dell’umanità sa incontrarne le domande
vitali
Nell’Omelia conclusiva della GMG
2005, Benedetto XVI ha affermato: «Da sempre tutti gli uomini, in qualche modo
aspettano nel loro cuore un cambiamento, una trasformazione del mondo». È
un’aspettativa segreta che continua a nascondersi anche nelle nostre società
segnate dall’indifferenza e dall’individualismo. Tornano così ad affiorare gli interrogativi fondamentali
dell’esistenza: che senso ha la nostra vita? Chi è l’uomo? Perché la morte
e il dolore innocente? È ancora possibile amare? Qual è il destino ultimo di ognuno
di noi?
Domande di fronte alle quali la
parola di Dio non è affatto priva di risposta. È questo l’annuncio gioioso che
il mondo attende dalla comunità cristiana ed essa non deve dare per scontato
che si sappia bene chi è Gesù Cristo, che si conosca la Scrittura, che si abbia
una qualche esperienza di Chiesa. C’è bisogno di un rinnovato primo annuncio
della fede. Forse le comunità cristiane hanno perduto la coscienza viva del
patrimonio di sapienza che Dio ha loro affidato, una ricchezza disseminata nei
due millenni della loro storia al cui cuore sta la “buona notizia” che sono
state mandate ad annunciare al mondo intero, ma che talvolta danno l’impressione
di aver nascosto sotto il moggio. Eppure, da sempre la Bibbia è stata
considerata il grande codice della
cultura occidentale (N. Frye). Intorno alle sue pagine possono raccogliersi
uomini di ogni estrazione, dai più semplici ai più colti, credenti o atei.
E questo perché la Bibbia, in realtà, parla
più dell’uomo che di Dio: anzi, affermando che l’uomo è creato ad immagine
di Dio, suggerisce anche si potrà partire da alcune qualità umane per intuire
qualcosa dell’Essere divino. Essa, poi, presenta un’idea così nobile e completa
dell’uomo da poter essere condivisa, appunto, anche da chi non crede se si accosta
ad essa senza pregiudizi.
1.a. I valori
umani nella Bibbia
Quali sono i valori umani verso cui l’uomo di oggi è
più sensibile? Anzitutto la vita che
è il dono primordiale, la base su cui si appoggiano tutti gli altri innumerevoli
doni, un dono di cui nessuno può essere privato (neppure Caino!), non soggetto
a nessuna condizione o limitazione, di cui nessuno può mai disporre (né con la
violenza né per legge) e al quale si può rinunciare solo per dare testimonianza
a Dio e per grande amore gratuito come ha fatto Gesù.
Col valore e la qualità della vita sono
correlati altri importanti valori. Qualche esempio:
·
Le risorse ambientali come bene comune. La Terra è di
Dio e l’uomo ne è usufruttuario e amministratore. Essa non può essere sfruttata
in modo dissennato o inquinata fino a livelli a rischio per la stessa
sopravvivenza (Lv 25).
· Sobrietà. Un certo distacco
dall’affanno del possedere e dell’accumulare. Lo stress da consumismo sfrenato
porta a stili di vita che, di fatto, non danno gioia (Lc 12,13-34).
· Giustizia e pace. I due termini non sono
separabili: è sotto gli occhi di tutti che quando si creano e si accumulano
ingiustizie, si pongono le premesse per guerre e rivoluzioni (Is 56,1-7; Sal 71).
· Il dialogo e il perdono come
metodo. La
tolleranza e la pazienza di Dio verso buoni e cattivi sono una pedagogia che
non prevede integralismi e nessuno, davanti a Dio è così puro da poter
scagliare la pietra al posto suo (Mt
5,21-26).
· L’amore e la fratellanza
universale
pur nelle diversità. Questo porta a riconoscere e ad accogliere come un valore
la complessità delle culture e delle scelte religiose rifiutando di imporre,
con la forza, un unico modello in uno scontro fra civiltà o religioni (Mt 5,35-48).
2. Un’offerta diversificata
Come Gesù stesso ha
illustrato nella parabola del seminatore (cfr. Mt 13), i punti di partenza di coloro che si possono avvicinare
alla parola di Dio possono essere molteplici. Occorre dunque diversificare
le offerte.
·
Quanto
ai tempi: da pochi incontri sporadici su temi e valori prescelti nello
stile della conferenza e del dibattito lungo il corso dell’anno, per giungere
ad incontri più frequenti.
·
Quanto ai linguaggi: da quello artistico – iconografico
(accostamento all’arte cristiana come occasione di stimolo alla conoscenza
delle fonti bibliche) a quello cinematografico, storico – scientifico,
archeologico, biblico – letterario, temi di attualità rivisitati alla luce
della Parola, ecc., coinvolgendo sempre le persone nel dialogo.
·
Quanto
ai livelli d’approfondimento e ai metodi: si possono ipotizzare dei
corsi, magari a dimensione di Unità Pastorale, riguardanti un dato libro della
Scrittura o una serie di tematiche con lezioni tenute da persone competenti.
Forse
ancora più utile è il metodo dei piccoli gruppi guidati da un animatore,
laico o religioso, in cui fare una
· lettura popolare, abbastanza semplice, di
tipo continuativo oppure di tipo antologico come nelle letture domenicali.
· lettura viva, che cerchi di attualizzare
la parola confrontando con essa le situazioni ed i problemi della vita quotidiana,
· lettura pastorale, che cerchi di aiutare le
singole persone a vivere gli insegnamenti del Signore camminando sulla insieme
a tutta la comunità e riflettendo su problemi e bisogni in essa presenti.
· lettura a temi specifici, tenendo conto delle
peculiarità del gruppo (gruppi di genitori che si pongono il problema di
parlare di Gesù ai figli, gruppo di maestri, di personale sanitario...)
Non si tratta di partire da
zero ed i sussidi adatti, nelle librerie cattoliche sono abbondanti. Toccherà
al Consiglio Pastorale scegliere e programmare un itinerario, cercare la disponibilità
di un gruppetto di animatori, (meglio se hanno già frequentato esperienze
giovanili di formazione, magari la Scuola Diocesana di Teologia), sostenerli
aiutandoli a preparare insieme gli incontri mentre acquistano gradualmente
abilità e sicurezza. Bisogna comunque ricordare che il vangelo si comunica da
persona a persona, ma solo i cristiani convinti di oggi saranno i messaggeri di
domani.
I temi presentati in questa sezione sono tratti dal
testo divulgato dalla Diocesi e sono stati ampiamente discussi dai consigli
pastorali delle parrocchie. Nella nostra zona pastorale di Strada-Montemignaio
si sono svolti riunioni collegiali, integrate da una Lectio Divina fatta a
Prato di Strada e da un incontro con un delegato del Vescovo che si è svolto a
Strada il 7 aprile 2006. La segretaria Cristina del Sere redigerà una relazione
consuntiva degli approfondimenti emersi nel corso degli incontri.
Veglia di Preghiera
Preghiera introduttiva:
Apri i miei
occhi Signore, perché io veda le meraviglie della tua Legge. Togli il velo dal
mio cuore mentre leggo le Scritture. Sii benedetto, Signore, perché mi insegni
i tuoi decreti. Parola del Padre, fammi dono della tua parola; tocca il mio
cuore e illumina i miei sensi; apri le mie labbra e riempile della tua lode. La
potenza del tuo Santo Spirito sia nel mio cuore e sulle mie labbra perché io
proclami degnamente e con rettitudine le tue parole. Tu, che come carbone
ardente toccasti le lebbra del profeta purificandole dal peccato, ora tocca
anche queste di me peccatore; liberami da ogni sozzura e rendimi capace di
proclamare i tuoi insegnamenti. (Lancelot Andrewes, Vescovo inglese del XVII
secolo)
Canto d’inizio
Lettore: La Chiesa è una
comunione fraterna e anche le sue strutture sono al servizio di questa
comunione. Preghiamo insieme per riprendere coscienza che la comunione è però
innanzitutto un dono di Dio, da richiedere continuamente nella preghiera e da
far crescere attraverso l’ascolto della Parola e la celebrazione del mistero
cristiano nella liturgia. Proclamiamo
insieme il salmo:
Tutti: Ecco quanto è buono e
quanto è soave/ che i fratelli vivano insieme!
E’ come olio profumato sul capo,/ che
scende sulla barba, sulla barba di Aronne,
che scende sull’orlo della veste.
E’ come rugiada dell’Ermon/ che scende sui
monti di Sion.
Là il Signore dona la benedizione/ e la
vita per sempre.
Gloria al Padre…
Dagli
Atti degli Apostoli (2,42-48)
Essi ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli
apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e
pregavano insieme.
Dio faceva molti miracoli e prodigi per mezzo degli apostoli: per
questo ognuno era preso da timore. Tutti i credenti vivevano insieme e
mettevano in comune tutto quello che possedevano. Vendevano le loro proprietà e
i loro beni e distribuivano i soldi fra tutti, secondo la necessità di ciascuno.
Ogni giorno, tutti insieme, frequentavano il tempio. Spezzavano il pane nelle
loro case e mangiavano con gioia e semplicità di cuore. Lodavano Dio, ed erano
benvisti da tutta la gente. Di giorno in giorno il Signore faceva crescere il
numero di quelli che giungevano alla salvezza.
Silenzio e riflessione personale
Lettore 1: Quello
che più appare, nella Chiesa, è l’aspetto organizzativo: vescovi e preti, messe
e battesimi, uffici e registri, corsi di catechismo e organizzazioni di
volontariato, raccolte di aiuti per il terzo mondo, tribunali e leggi. Ma è
soltanto questo la Chiesa? Nel suo progetto iniziale come doveva organizzarsi
per essere a servizio della causa del regno di Dio ereditata da Gesù? Fin dagli
inizi la chiesa si è organizzata come una “comunione”.
Lettore 2: Questo
dato emerge continuamente dagli “Atti degli apostoli”. Tutto quello che
esisteva, aveva senso se era di aiuto per diventare una “comunione” di persone, segnata da amicizia, amore, preghiera,
assistenza ai poveri. La ragione di questo organizzarsi come comunione era di natura religiosa: far
vivere in mezzo agli uomini la comunione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo, all’origine del disegno grandioso di salvezza, e far partecipare anche
gli uomini alla comunione divina.
Lettore 3: Per i discepoli,
l’incontro con Dio è avvenuto in Gesù. Per noi, oggi, questo incontro esplicito
con Dio avviene nella Chiesa. Ma avviene se la Chiesa è segno, luogo di comunione. Solo a questa condizione chi entra
in contatto con la Chiesa, entra in contatto con Dio. Realizzare una chiesa-comunione significa, oggi, creare
rapporti di fraternità fra i cristiani e anche i non cristiani. Fraternità significa
amore disinteressato, servizio vicendevole, uguaglianza tra tutti, perdono
reciproco, attenzione ai poveri e ai piccoli.
Preghiamo dicendo insieme:
Illumina,
Signore, gli occhi della mia mente perché possa vedere la Chiesa
nella
luce della fede che sola rivela ciò che essa è veramente.
Io credo, Signore, che la comunità
cristiana, al di là di ogni apparenza, nasce e prende vita non da una volontà umana,
ma dallo Spirito Santo.
Io credo che la realtà della Chiesa è più
grande delle persone visibili che la compongono:in essa è presente Gesù con il
suo Spirito.
Io credo che è lui, lo Spirito Santo che apre alla fede e che unisce i credenti
in
una comunità di amore.
Vieni,
Spirito Santo, scendi nel mio cuore e donami la forza per mettermi a servizio della
mia comunità cristiana. Amen
Canto
Il fuoco (di Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole)
Sei
persone, colte dal caso nel buio di una gelida nottata, su un'isola deserta, si
ritrovarono ciascuna con un pezzo di legno in mano. Non c'era altra legna nell'isola
persa nelle brume del mare del Nord. Al
centro un piccolo fuoco moriva lentamente per mancanza di combustibile. Il
freddo si faceva sempre più insopportabile. La prima persona era una donna, ma
un guizzo della fiamma illuminò il volto di un immigrato dalla pelle scura. La
donna se ne accorse. Strinse il pugno intorno al suo pezzo di legno. Perché
consumare il suo legno per scaldare uno scansafatiche venuto a rubare pane e
lavoro? L'uomo che stava al suo fianco
vide uno che non era del suo partito. Mai e poi mai avrebbe sprecato il suo bel
pezzo di legno per un avversario politico. La terza persona era vestita
malamente e si avvolse ancora di più nel giaccone bisunto, nascondendo il suo
pezzo di legno. Il suo vicino era certamente ricco. Perché doveva usare il suo
ramo per un ozioso riccone? Il ricco sedeva pensando ai suoi beni, alle due
ville, alle quattro automobili e al sostanzioso conto in banca. Le batterie del
suo telefonino erano scariche, doveva conservare il suo pezzo di legno a tutti
i costi e non consumarlo per quei pigri e inetti. Il volto scuro dell'immigrato
era una smorfia di vendetta nella fievole luce del fuoco ormai spento. Stringeva
forte il pugno intorno al suo pezzo di legno. Sapeva bene che tutti quei
bianchi lo disprezzavano. Non avrebbe mai messo il suo pezzo di legno nelle braci
del fuoco. Era arrivato il momento della vendetta. L'ultimo membro di quel
mesto gruppetto era un tipo gretto e diffidente. Non faceva nulla se non per
profitto. Dare soltanto a chi dà, era il suo motto preferito. Me lo devono
pagare caro questo pezzo di legno, pensava.
Li trovarono così, con i pezzi di legno stretti nei pugni, immobili nella morte
per assideramento. Non erano morti per il freddo di fuori, erano morti per il
freddo di dentro.
Canto
Dal Magistero di
Giovanni Paolo II
La
Chiesa vede nell’Eucaristia il sacramento che, oltre a costituirla, dà forma
alla sua esistenza. Non è forse l’Eucaristia il segno dell’unità e il vincolo
della carità che insieme lega il corpo ecclesiale? La comunione eucaristica
diventa così la forma della comunione ecclesiale. Sottolineare ciò significa
richiamare il compito che impegna tutto il popolo di Dio ad essere “segno e strumento dell’intima unione con Dio
e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen
Gentium 1). Impegna i sacerdoti a essere ministri di quella carità
pastorale che non solo scaturisce dall’Eucaristia ma trova nella celebrazione
di questa la sua più alta realizzazione. Sollecita le persone consacrate a
ritrovare nell’Eucaristia la sorgente di sempre rinnovato dono a Dio e alla sua
Chiesa. Per tutti fedeli laici impegnati nelle varie attività apostoliche
l’Eucaristia è l’alimento che sostenta l'impegno missionario e ne assicura
l’efficacia profonda. E’ l’Eucaristia che fa la Chiesa e la nutre, come un
tempo la manna nutrì il popolo dell’Antica Alleanza e gli permise di sopravvivere
durante i quarant’anni di cammino nel deserto. Durante i quarant’anni ma non
oltre. Solo l’Eucaristia consente di vincere la morte.
Silenzio e riflessione personale
Preghiera
comune:
1)
Grazie, Signore Gesù, 3)Aiutaci ad amare
perché con il Battesimo la
nostra comunità cristiana
ci hai chiamato a far parte e a
metterci con disponibilità
della
tua Chiesa. al
suo servizio.
2)Fa’
che nutriamo la nostra fede 4)
Liberaci, Signore,
con l’ascolto della tua Parola da ogni
individualismo
con la fedeltà all’Eucaristia e rendici
operatori sinceri
e la preghiera quotidiana. di pace,
di concordia e di unità.
Tempo
per le preghiere spontanee…
Padre
Nostro….
Canto
finale
Lectio
Divina
Dalla 1° lettera ai
Tessalonicesi (2,13)
“Proprio per questo
anche noi ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola
divina della predicazione, l'avete accolta non quale parola di uomini, ma, come
è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete.”
Medita
L’avete
accolta…: Dio tramite la
Scrittura parla al nostro cuore. Occorre silenzio e meditazione per farla
dimorare nel nostro cuore. Accogliere la Parola di Dio è liberarsi dai timori e
dai pregiudizi per aprirsi all’amore gratuito di Dio che tutto copre, tutto
spera, tutto sopporta..
Opera in voi…: Accogliendo la Parola ci apriamo all’amore vero, e dunque alla comunione
con tutti.
Voglio credere
che il nome santo di Dio, unico Signore degli uomini e dei popoli sia un nome
di pace, che pronunciato con fede crei comunione tra le genti e che il disegno
di Dio sulla storia sia un disegno di salvezza.
Voglio
credere che tutti gli uomini siano figli dello stesso Padre, fratelli in Gesù
Cristo, che tutti sulla terra abbiano uguale dignità e gli stessi diritti
fondamentali e che siamo chiamati a formare nel mondo la grande famiglia dei
figli di Dio prospera e pacifica.
Voglio
credere che lo Spirito di Dio promuova azioni di riconciliazione e apra
sentieri di pace e che la missione della Chiesa oggi nel mondo sia la
promozione, la testimonianza e il servizio generoso alla pace per un mondo di
fraternità e di vita.
Nei
momenti di dubbio, di incertezza, perdita di fede nei confronti di Dio, di ostilità
verso gli altri, possiamo chiedere aiuto al Signore, invece di tentare di cavarcela
con le nostre gambe e le nostre presupposizioni.
Un
uomo, una volta, attratto e incerto di fronte alla richiesta di fede di Gesù,
gli rispose: «Credo Signore, aiutami nella
mia incredulità».
Notizie della nostra
Comunità
Con la preghiera farete cose grandi
Meditazione
di P. Jozo Zovko
La Madonna, Madre della Chiesa, appare, parla e guida.
Con la sua presenza fisica insegna ed ha un grande influsso materno nei cuori
dei suoi figli.
Ella sta cambiando il cuore, il comportamento, la
mentalità, la vita dei suoi “cari figli”.
Accettando i messaggi della Madre con il cuore umile,
l’uomo cambia e cambia anche la situazione in cui vive e così inizia il
cambiamento di tutto il mondo.
Lo scopo dei messaggi non è l’informazione, ma il seme
della conversione, del cambiamento della nostra vita pratica cristiana; un seme
che deve germogliare e portare tanto frutto.
I messaggi sono la grazia che ci permette di fare una
straordinaria esperienza cristiana. Milioni di persone hanno deciso col cuore
umile e obbediente di stare con la Madonna per poter crescere nella fede,
nell’amore, nella pace.
Carissimi figli, io prego affinché meditando la sua
parola, la Madre vi ispiri ad essere un esempio perseverante per gli altri e vi
renda consapevolmente felici perché avete risposto alla Sua chiamata.
Messaggio
da Medjugorje
del
25 aprile 2006
“Coraggio figlioli! Ho deciso di guidarvi sulla via
della santità. Rinunciate al peccato e incamminatevi sulla via della salvezza,
la via che ha scelto mio Figlio. Attraverso le vostre tribolazioni e sofferenze
Dio troverà per voi la via della gioia. Perciò, figlioli, pregate. Noi vi siamo
vicini col nostro amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
APPUNTAMENTI
Il primo
mercoledì di ogni mese, recita vocazionale del S. Rosario allo Spirito Santo
presso la cappella delle suore alle ore 21.00.
Sabato 13
maggio ore 19.00 cena a bse di panini e pizze a Ristonchi e poi alle ore 21.00
S. Messa con processione esterna.
Riferimento: Sig.ra Amalia Bonciani
Tel. 0575 570124
Notizie della nostra
Comunità
Domenica in Albis: la festa
annuale
del Circolo Parrocchiale
Giovanni Paolo II
Domenica
23 aprile, si è celebrato la Festa della Divina Misericordia. Il Circolo Parrocchiale
Giovanni Paolo II, in onore al Papa di cui prende il nome e su invito
dell’attrice Claudia Koll, l’ha scelta come festa annuale dei soci.
Questa
festa è stata voluta ed istituita nel 2002 da Papa Wojtyla ed assume un significato
particolare visto che Giovanni Paolo II ci ha lasciati per la casa del Padre
nella ricorrenza di questa festa, che inizia dopo i vespri del sabato.
L’intenzione
del Circolo è promuovere, nel corso degli anni, con iniziative varie, la devozione
alla Divina Misericordia.
Per
quest’anno, visti i problemi organizzativi delle strutture, ci si è limitati
alla sola festa religiosa, proponendo l’indulgenza plenaria. Per il prossimo
anno speriamo di fare di più.
Vogliamo
ringraziare sentitamente la signora Paola Boncompagni, che tanto si è impegnata
in prima persona per questa iniziativa.
Taglio dei PINI
Sabato
22 aprile un gruppo di volontari, sotto la guida della ditta Gianni Gerini,
hanno finalmente liberato l’area esterna del circolo parrocchiale, dalla
presenza dei pini ed abeti che ormai erano diventati pericolosi per persone e cose.
Vogliamo
ringraziare di cuore tutti i volontari, specialmente Paolo Bucarelli, Michele
Ciccone e Lorenzo Falcone, che oltre alla loro opera, hanno messo a disposizione
i mezzi privati delle loro ditte e la loro professionalità.
Un
ringraziamento anche a tutto il gruppo di anziani che si è preso l’impegno di
riaprire in forma autogestita il bar e che ci darà una mano nel risistemare il
pallaio e gli interni del bar.
Notizie della nostra
Comunità
Gruppo Giovani: il mercatino di pasquetta
AZIONI CHE
FANNO BENE AL CUORE
In occasione
della fiera di Pasquetta abbiamo organizzato un mercatino di beneficenza, il
cui ricavato è stato interamente devoluto al nostro amico missionario in
Mozambico, Padre Martin Pietro, il
quale dedica, da quando era giovane, la sua vita ai bambini malati di lebbra e
alle loro famiglie. Noi abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo l'anno scorso
quando per problemi di salute, dovute alle pessime condizioni di vita in Mozambico,
è dovuto tornare in Italia, suo paese d'origine, per operarsi. È stata un’esperienza
unica perché in questo piccolo uomo (potete vederlo nella foto, insieme
I ai suoi ragazzi) abbiamo toccato con mano l'amore per il prossimo e
soprattutto l'amore per Dio, la sua fede smisurata a in Lui, seguendo in ogni
attimo l'esempio di Gesù: donare la propria vita senza chiedere nulla in
cambio. Con il mercatino di pasquetta, che tutti avrete visto allestito presso
il cancello delle suore, siamo riusciti a fere un versamento di €.310,00. In
dicembre avevamo fatto un altro versamento di €.117,00 con il ricavato della
Messa di Stefano Bonciani.
Vorremmo
ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla nostra raccolta: grazie per
la vostra generosità. Ringraziamo infinitamente Amalia per averci fatto
conoscere Padre Martin, Antonio per la sua preziosa collaborazione, tutte le
persone che ci hanno donato il materiale per il mercatino e soprattutto Don Roberto
,sempre aperto alle nostre iniziative. Un ringraziamento speciale va anche a
tutti i ragazzi del gruppo giovani che ci rendono ogui giorno sempre più
pieridi loro, con la loro voglia di fare e di cambiare il mondo.
Elena e Sara
Notizie della nostra
Comunità
CRESIMA 2006
Domenica 23 aprile 6 ragazzi della
nostra parrocchia, un adulto e una ragazza della parrocchia della Torre hanno
ricevuto dal Vescovo la Cresima. Con questo sacramento si conclude un percorso,
iniziato insieme con la maestra Luigina Trapani alcuni anni fa, quando erano
dei bambini di prima elementare. Ora sono già grandi e devo dire con un po' di
dispiacere mi rincresce non potersi ritrovare più il martedì per i nostri
incontri settimanali. Sono sempre venuti con gioia e divertimento e di questo
sono soddisfatta. Spero che di questi anni passati insieme sia rimasto dentro
loro qualcosa di buono e non soltanto le nostre partite a UNO o a SCARABEO.
Devo anche ringraziare tutti i genitori perché sono sempre stati presenti e
disponibili ad ogni nostra iniziativa e abbiamo formato un bel gruppo unito.
Che altro dire sono tutti
eccezionali e bravi ragazzi e spero che continuino così frequentando il gruppo
giovani. Ora ve li presento in rigoroso ordine alfabetico : Babazzi Niccolò,
Bucarelli Daniele, Corsetti Marilù, Nibi Federica, Paggetti Eleonora, Tribolini
Lorenzo.
Un abbraccio e un sincero in bocca
al lupo per il vostro cammino nella vita della nostra parrocchia.
Maria Luisa Biondi
Centro Estivo 2006
Visto il grande successo dell’anno passato, accolto
positivamente da tutta la comunità di Strada e zone limitrofe, anche per questa
estate la Parrocchia, insieme al Circolo Parrocchiale, nei locali della Scuola
Materna Alterini e nell’area ricreativa di Viale Italia, organizza
“In
Cammino…”
Centro estivo per ragazzi di scuola materna,
elementare e media dal 12 giugno al 31 agosto, dal lunedì al sabato dalle 7.30
alle ore 13.00
Per informazioni prendi la brochure in parrocchia o
scaricala dal sito www.parrocchiastrada.net
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A cura del
direttore Silvia PECORINI
UN PONTE CON IL PASSATO: IL PONTE
ROMANICO DI CETICA
All’inizio
del paese di Cetica, laddove sorge un luogo chiamato Castagneto vi è una vecchia
stradina che volta a sinistra e ci conduce verso i ruderi del castello di
Sant’Angelo, passando attraverso un vecchio ponte romanico, dove ancora a
piccoli tratti è visibile un selciato in pietra silice. Nonostante la sua
evidente precarietà, che richiede un intervento immediato, rimane intatta la
sua possanza e la sua maestosità che si impone agli occhi dei visitatori. Solo
il rumore dell’acqua del fiume Solano rompe il silenzio di quel luogo, che un
tempo fu tanto fiorente e pieno di vita.
Oggi
è lì a testimonianza di un’epoca che non esiste più se non nella memoria e
nell’immaginazione di chi ama e rimane ancorato alle radici del passato.
Nell’antichità il ponte era qualcosa di eccezionale, ad esempio i Greci
conoscevano i ponti di legno, di pietra e quelli su barche, ma gli usi erano
limitati. Bisogna aspettare i Romani per vedere un miglioramento e un
perfezionamento delle tecniche di costruzione richieste dal grande sviluppo
della città e dalla vastissima rete stradale imperiale.
Il
ponte di Cetica, di impianto medievale, risale al 1200/1300 e fu costruito per
collegare la località di Castagneto al mulino Lanini, che ormai da tempo ha
cessato la sua attività, e probabilmente anche per raggiungere il castello.
Centrale doveva essere il suo ruolo, come attraversamento pedonale per il
passaggio di tutte quelle persone che con il mulo, con il cavallo, con il
carretto oppure semplicemente con un paniere si recavano al mulino per macinare
i prodotti che la terra gli offriva. Sicuramente sarà servito anche per il
passaggio dei cavalieri, dei conti, delle contesse verso quel castello, che
ormai non esiste più e molti ne ignorano la sua passata esistenza. Il ponte,
realizzato in muratura portante, presenta un andamento a sesto lievemente
ribassato, volgarmente definito a “schiena d’asino” per la particolare andatura
che assume la strada soprastante, che ne segue la curvatura.
Questa
particolarità aggiunta alla massa poderosa delle spalle contrastante con
l’esilità delle arcate in chiave, dona a questo ponte una singolare snellezza e
arditezza poco comune. In Casentino si ritrovano 4/5 ponti a schiena d’asino ed
hanno una caratteristica comune: sorgono nei pressi di mulini ad acqua perché
questo risultava l’unico modo per raggiungerli. Il ponte di Cetica è alto,
snello, ben rifinito e con particolari architettonici che ci fanno intendere
che la costruzione era di un certo valore, come dimostra la presenza nel punto
di spicco dell’arco la modanatura in pietra serena, lavorata a scalpello. Il
ponte sorge per un lato su uno scoglio e probabilmente questo è uno dei motivi
per cui è ancora in piede resistendo alle usure del tempo, nonostante presenti
dei grossi sintomi di cedimento. L’assoluta mancanza di qualunque tipo di manutenzione nel corso dei
secoli ha comportato il progressivo dilavamento della malta di connessione dei
conci murari, a causa delle acque piovane che sono penetrate attraverso il
lastrico di pavimentazione, innescando un processo irreversibile di degrado,
con profonde lesioni nella muratura di riempimento.
Ad
aggravare la situazione i muschi e i rampicanti, che penetrando con le radici
dentro i giunti di connessione delle pietre aumentano ancora di più il degrado della malta e il distacco dei
conci murari.
Quanti
secoli di storia vi sono scritte tra quelle pietre che solo un intervento
dell’uomo può salvare…
Approfondimenti
Il Cardinale Ruini riconosce i carismi
del Rinnovamento nello Spirito
E invita i suoi membri all’impegno missionario e a farsi “scuole vive di
preghiera”
Intervenendo il 22 aprile a Rimini, il Cardinale
Camillo Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha
riconosciuto i carismi del Rinnovamento nello Spirito (RnS) ed ha invitato gli
oltre ventimila presenti a testimoniare il Vangelo, “ubbidendo a Dio piuttosto che agli uomini”. Richiamando
l’attenzione sul fatto che il Vangelo di Marco elenca i segni che accompagnano
quelli che credono, tra cui “parleranno lingue nuove”, “imporranno le mani ai
malati e questi guariranno”, il Cardinale Ruini rivolgendosi ai presenti ha
sottolineato: “Quei doni e quelle opere dello Spirito di cui voi stessi fate
esperienza e vi rallegrate”. I carismi o “doni spirituali” sono stati donati
alla Chiesa nel giorno di Pentecoste. Il Rinnovamento Carismatico Cattolico
(RCC) ha fra i suoi obiettivi quello di promuovere l’accoglienza e l’uso dei
carismi non solo all’interno del RCC ma anche nell’ambito di tutta la Chiesa.
Il porporato ha quindi invitato il Rinnovamento nello Spirito “ad essere lievito e fermento nella Chiesa,
a cominciare dalle parrocchie”, affidandogli anche la cura delle vocazioni
al sacerdozio e alla vita consacrata. Il Cardinal Ruini, ha infine indicato i
principali ambiti di vita quotidiana in cui operare per portare la testimonianza
del Vangelo: in primo luogo la famiglia e l’accoglienza alla vita, poi il lavoro,
la salute, la difesa della “tradizione” e infine la “cittadinanza”, con tutte
le responsabilità sociali, economiche e politiche che essa comporta. “I Vescovi
italiani vi sono vicini, confidano in voi e attendono molto da voi”, ha infine
concluso.
“Il Codice da Vinci” visto dal Vaticano
In un film diretto dal giornalista Mario Biasetti,
alcuni funzionari vaticani come il Cardinale nigeriano Francis Arinze
commentano per la prima volta il romanzo che sfida la Chiesa Cattolica, visto
che afferma che Gesù Cristo ha avuto dei figli da Maria Maddalena. “Ci sono
altre religioni che, nel caso in cui si insultino i loro fondatori, non si
limiterebbero solamente a parlare. Ma chiarirebbero la faccenda in modo
doloroso”, ha affermato il Cardinal Arinze parlando del romanzo di Dan Brown
“Il Codice da Vinci”. Il film di Biasetti, “Il Codice da Vinci. Un inganno
spettacolare”, realizzato dall’agenzia televisiva “Rome Reports”, cerca di
aprire un dibattito sul romanzo e sul film di Ron Howard, che arriverà presto
sugli schermi, affrontando questioni sconcertanti sollevate dal best seller.
Leonardo da Vinci ha usato la sua arte per rivelare
segreti sul Santo Graal? L’Opus Dei è un’organizzazione segreta che conta degli
assassini tra i suoi membri?
Il cristianesimo è il più grande insabbiamento della
storia?
Il film cerca di dimostrare l’assurdità di queste tesi
e non mancheremo di segnalarvene la messa in onda.
La linea dell’Opus Dei è stata evitare ogni polemica
su
“Il Codice Da Vinci” e di cogliere l’occasione per
far conoscere la Chiesa
Dall’uscita nel 2003 del romanzo di Dan Brown “Il
Codice da Vinci” fino ad ora con l’imminente proiezione della sua trasposizione
cinematografica, l’Opus Dei ha sempre evitato ogni polemica, cercando di
cogliere l’occasione per far meglio conoscere la realtà della Chiesa. Nel
presentare una comunicazione sul lavoro svolto dall’Opera in questi ultimi, i
portavoce hanno riferito che la Prelatura dell’Opus Dei “si è impegnata a evitare
qualsiasi tipo di polemica o contrasto. “L’idea di fondo è stata quella di
approfittare di questa occasione per far conoscere meglio al grande pubblico
cosa sia veramente la Chiesa, chi sia Gesù e cosa faccia l’Opus Dei”. “Le
autorità dell’Opus Dei hanno chiaramente indicato l’obiettivo: difendere la
verità su Gesù e sulla Chiesa in unità con i Vescovi e le Conferenze Episcopali
e tutti i cristiani, con un tipo di comunicazione amichevole, positiva,
‘cristiana’”. Da parte sua, l’Opera “non ha chiesto nessun tipo di censura. Vediamo
gli effetti positivi. Il primo effetto positivo, è stato il “rafforzamento
della collaborazione inter-ecclesiale”: “molte realtà della chiesa in diverse
parti del mondo stanno collaborando per fornire informazioni sulla verità dei
vangeli e sulla fede cattolica”. “Molte persone in questi tre anni hanno
ammesso che il libro è stato occasione di riavvicinamento alla Chiesa e alla
fede”. Il secondo effetto positivo è stato il “dialogo con i media”: “si è
generato un interesse per i temi della fede che ha permesso la diffusione di
una migliore conoscenza della Chiesa, di Gesù e della storia”. “In sostanza si
è generato un movimento di opinione che ha a poco a poco ricollocato il ‘Codice
da Vinci’ nel giusto posto di ‘opera di fantasia. La lezione impartita da
questo “caso” internazionale è che “la trasparenza, la serenità, la
disponibilità al dialogo, sono caratteristiche irrinunciabili per la corretta
comunicazione dei contenuti della fede”.
…per finire
Evangelizzare con i mezzi di comunicazione è più
necessario che mai, afferma il Papa
Realizzando un “ministero profetico” e limitando l’azione di proselitismo delle sette
Benedetto XVI ritiene che in
questo momento sia più necessario che mai evangelizzare attraverso i mezzi di comunicazione.
“Perché la Parola del Vangelo sia ascoltata in ogni luogo e perché
l’insegnamento della Chiesa influisca profondamente sulle coscienze, sulle
mentalità e sui costumi, l’uso dei mezzi di comunicazione sociale, in
particolare la radio e la televisione, diventa più necessario che mai”, ha
affermato il Papa.
“Grazie a questi mezzi, la
Chiesa potrà compiere meglio il suo ministero profetico, in particolare per
limitare l’azione delle sette, che utilizzano ampiamente le nuove tecnologie
per attirare e confondere i fedeli”, ha spiegato.
Secondo Benedetto XVI, “i mezzi
di comunicazione moderni permettono un’attività di educazione, animata dalla passione
per la verità, così come un’azione volta a difendere la libertà e il rispetto
della dignità della persona e a favorire l’autentica cultura”.
In questo
contesto, ha sottolineato che “anche l’evangelizzazione della famiglia costituisce
una priorità assoluta”.


Anche
il Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo
II può beneficiare di questo aiuto in più che voi tutti potete dare tramite
la compilazione del CUD, del modello 730 e del Modello UNICO.
La
destinazione del 5 per mille non comporta per il contribuente alcuna spesa,
sono soldi che lo Stato destina alle associazioni.
Codice Fiscale 9 2 0 4 8 3 9 0 5 1 9
Vi
preghiamo di diffondere la notizia, perché più siamo a firmare e più cose
possiamo realizzare.
Grazie di cuore a tutti.