Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino – Diocesi di Fiesole


Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino

Anno
IV - N. 19 Luglio -
Agosto 2006
La risposta dell’uomo a Dio
SOMMARIO
q
Editoriale pag.
3 La risposta della fede
q
Spiritualità pag.
4 Io credo - noi crediamo
q
Le preghiere del mese pag. 6 Preghiere
q
Cosa dice la Chiesa pag. 8 La fede non
è una marcia
trionfale
q
La ragione e la fede pag. 9 Umiltà:
vizio o virtù?
q
Veglia di preghiera
pag. 11 L’esercizio dell’amore da parte
della Chiesa
q
Lectio Divina pag. 14 Abbiamo trovato il Messia
q
Notizie della nostra comunità pag. 15 Gruppo Rinnovamento SS
pag. 17 Inaugurazione
Attività circolo
pag.
18 Bilanci in Numeri
pag.
19 La Banda di Strada
pag.
21 Prima Comunione ed Asilo
pag.
22 Venticinque anni di amore
q
Notizie dal Casentino pag. 25 Rubrica del
direttore
q
Approfondimenti pag. 26 Regione Toscana
q
Varie pag. 27 E il gufo
disse…
q
Per finire… pag. 28 Una telefonata con Dio
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in
Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
La risposta della fede
Noi ci possiamo
meravigliare, ma il modo di agire di Dio è un modo che garantisc la libertà
umana. Questo comportamento Dio lo assume sempre nei confronti delle sue
creature. Si fa conoscere, parla ad esse, chiama a seguirLo, tuttavia lascia
libero ognuno di rispondere, anche se i tempi personali sono lunghi e diversi e
talvolta il singolo risponda negativamente.
La risposta a Dio è quella
della fede. Come ci insegnano due personaggi biblici quali Abramo e Giobbe, la
fede si sostanzia di elementi che sono essenziali and un rapporto umano vero e
profondo. Fede è fiducia in Dio; è fidarsi ed affidarsi a Lui. Sia la fiducia
che l'affidamento hanno come componente intrinseca il rischio. Affidarsi a
qualcuno comporta che l’altro ti possa tradire. Fede è Grazia e dono di Dio, ma
anche cooperazione e cammino dell’uomo. Dio è una di quelle Realtà che chi lo
trova ha sempre più bisogno di cercarLo e conoscerLo.
Un Cammino quello della
fede che non è una marcia trionfale, ma che è cosparso di sofferenze e d'amore,
di prove e di fedeltà da rinnovare ogni giorno (Benedetto XVI Udienza 24 Maggio
2006). Fede che deve essere percorso del singolo, ma che deve aprirsi ad un
percorso di fede comunitario. Gli altri aiutano la nostra fede, la rendono
gioiosa facendoci condividere la Realtà che si ama.
Se poi vogliamo
possedere e vivere un atteggiamento spirituale che è presupposte all' "obbedienza
della fede" lo troviamo nell'umiltà cristiana.
L'umiltà che non è un
vizio, come diceva Aristotele, nè un mettersi da parte come affermava Hobbes;
ma virtù che valorizzza la propria creaturalità, che conduce a mettere in gioco
le proprie qualità (Rom12,3), che è vera fonte di libertà interiore capace di
vanificare la superbia.
Maria è l'esempio più
alto della fede perchè ha assunto il vestito dell'umiltà: "Il Signore ha
guardato all'umiltà della sua serva".
Il vostro
parroco, don Roberto
Spiritualità
di Antonella
Fani
L’articolo 142 del Catechismo della Chiesa Cattolica
evidenzia che la risposta adeguata dell’uomo alla Rivelazione di Dio è quella
della fede. Con la fede l’uomo accetta
la proposta di Dio: accogliere l’amore nella propria vita, esserne testimone
con tutti, con generosità, delicatezza e rispetto.
Fede è avere fiducia
in questo Dio che non forza le coscienze ma lascia liberi, che chiama ciascuno
a seguirlo per amore, non per la mera osservanza di un comandamento.
La fede è affidamento:
nessuno può affidarsi ad un’idea o ad un ideale, ma solo ad un persona.
Fidarsi ed affidarsi a qualcuno implica sia l’adesione ragionevole che la componente
del rischio: è la regola di ogni
rapporto umano ed anche del rapporto personale con Dio. Chiunque scelga di
confidare un segreto ad un amico, di accogliere l’aiuto di un altro, sa bene
che non potrà mai avere l’assoluta certezza di non essere tradito: eppure lo fa
ugualmente, perché ci sono molti altri motivi, non razionalmente provabili, che
lo portano a fare questa scelta.
Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma inoltre che la concretizzazione dell’atto di fede è quella della “obbedienza nella fede”. Anche in questo caso il significato di questa frase non è quello di una remissione passiva alla volontà di Dio.
La Bibbia ci riporta la storia di un personaggio come Abramo, il “padre nella fede”, la cui vita non è stata esente da dubbi, errori, perplessità… Eppure ha vissuto tutto questo nella fiducia che ogni situazione della sua vita dovesse avere un senso. Così in ogni circostanza è riuscito ad andare avanti e a scorgere la presenza e la Parola di Dio sulla sua vita.
Giobbe è un altro personaggio che, anche quando tutto gli crolla addosso, non rinuncia a chiedere perché, non rinuncia a volerne capire il senso. Intorno ha molti amici credenti che gli danno buoni consigli dicendo che non può permettersi di recriminare qualcosa a Dio. Eppure lui non cede ad una fede facile e rinunciataria: continua il cammino di sincerità con se stesso e con Dio. Continua a chiedere spiegazioni sul perché delle ingiustizie, della sofferenza, del male.
Maria è l’esempio più alto dell’obbedienza nella fede. Il Vangelo di Luca la chiama beata perché ha creduto. La beatitudine di Maria non è qualcosa di sovrannaturale: è felicità che inizia da subito. La risposta che ha dato a Dio non è stata calcolata a tavolino, non ha compreso tutto; eppure ha riconosciuto in quello che stava vivendo, che le accadeva, c’era una pienezza. Ha percepito maternamente il senso della propria vita. Se le difficoltà non sono mancate, più grandi sono state le gioie, più intense, e l’hanno accompagnata anche nei momenti duri.
La fede è grazia, dono di Dio, ma non solo. Ha bisogno della nostra cooperazione, della volontà di accoglierla.
È una fede che cerca di comprendere, che vuole attendere la risposta a ciò che non comprende.
La fede non è assenza di domande ma domanda che sa pazientare nell’attesa, che non rinuncia a non avere una risposta. La fede è pazienza portata avanti in questo tempo dove tutto corre veloce.
Il cammino di fede è sempre quello di un uomo che cerca come chi ha già trovato. È il paradosso di Dio: chi lo trova ha sempre più bisogno di cercarlo, non per rassicurarsi, non per guadagnarsi un posto in paradiso, ma per amore.
Il percorso di fede personale deve poi aprirsi anche ad un percorso di fede comunitario. Come una vita senza amici e senza le persone che ci vogliono bene sarebbe una vita infelice, così una fede solitaria non è possibile, non è sincera, non è gioiosa. È la necessità di condividere quello che si ama.
La comunicazione della propria fede non dovrebbe però mai essere proselitismo. La coscienza di un uomo non può essere forzata in nessun modo: anche in questo caso vale il principio che il fine non giustifica i mezzi, neppure per il fine più alto. Dio non vuole uomini prostrati ai suoi piedi come sudditi sottomessi: se avesse voluto questo, avrebbe saputo farlo molto bene da solo e senza bisogno del nostro aiuto. Al contrario è lui che si è piegato ed ha lavato i nostri piedi.
Questo è l’esempio che ci è stato dato.
Le preghiere del mese




Cosa
dice la Chiesa
All’udienza di mercoledì 24 maggio Benedetto XVI ha
spiegato che “la fede non è una marcia trionfale”, ma “un cammino cosparso di
sofferenze e di amore”. Riportiamo alcune parti del suo discorso, in cui ha
spiegato il modo in cui il primo Papa, San Pietro, il pescatore di Galilea, è
diventato l’apostolo.
Anche Pietro deve
imparare a essere debole e bisognoso di perdono […].
La generosità irruente di Pietro non lo salvaguarda dai rischi connessi con
l’umana debolezza. E’ quanto, del resto, anche noi possiamo riconoscere sulla
base della nostra vita.
Di fronte alla croce, anche lui cede alla paura e cade: tradisce il Maestro […].
La scuola della fede non è una marcia trionfale, ma un cammino cosparso di
sofferenze e di amore, di prove e di fedeltà da rinnovare ogni giorno.
Dagli ingenui entusiasmi dell’adesione iniziale, passando attraverso
l’esperienza dolorosa del rinnegamento ed il pianto della conversione, Pietro è
giunto ad affidarsi a quel Gesù che si è adattato alla sua povera capacità
d’amore.
E mostra così anche a
noi la via, nonostante tutta la nostra debolezza. Sappiamo che Gesù si adegua a
questa nostra debolezza. Noi lo seguiamo, con la nostra povera capacità di
amore e sappiamo che Gesù è buono e ci accetta
Benedetto
XVI
tratto dall’Udienza di mercoledì 24 maggio 2006
La
ragione e la fede
di
Antonella Fani
UMILTÁ: VIZIO O VIRTÙ
L’umiltà,
secondo la tradizione cristiana, appare come la caratteristica del vero
credente. Eppure da molti filosofi non è stata considerata una gran qualità…
Già Aristotele la annoverava tra i vizi. Secondo la sua definizione era
virtuoso che sapeva mettere in pratica il “giusto mezzo”, mantenere un
equilibrio in ogni azione. La virtù della magnanimità aveva due estremi: la
vanità e l’umiltà, che dunque veniva automaticamente a trovarsi tra i vizi.
La tradizione cristiana ha invece ribaltato questo
punto di vista, mostrando come l’umiltà non fosse per niente contraria alla generosità,
alla capacità di dono di sè e di condivisione con gli altri. Eppure spesso è
rimasta l’immagine del cristiano umile come quella di chi si svaluta, di chi
deprezza se stesso magari nascondendo dietro tanta ostentata umiltà una
strisciante superbia.
Il filosofo Hobbes negli Elementi di legge naturale e politica aveva definito l’umile come
colui che è cosciente della propria debolezza: questo è visto dagli altri come
una forma di avvilimento e meschinità. Nietzsche,
che ha usato parole di fuoco contro il cristianesimo ed ogni sistema che
giudicava totalitario, ne Il crepuscolo
degli idoli definì l’umiltà con queste parole: «Il verme, se calpestato, si
attorciglia. È la sua saggezza. Riduce in tal modo la probabilità di venire calpestato
di nuovo. Nel linguaggio della morale: umiltà». L’umile, allora, non sarebbe
altro che colui che sa di non valere niente e per questo si mette da parte da
solo per evitare di essere “calpestato” dagli altri.
Eppure il significato autentico dell’umiltà, dato
dalla tradizione cristiana, non è quello del disimpegno, della mancanza
d’iniziativa, del deprezzamento di sé,… cose che nascondono una velata suberbia.
Tutto questo non è la vera umiltà cristiana, non è quella piccolezza e semplicità
a cui Gesù tante volte ha fatto riferimento, ad esempio quando affermava che il regno di Dio è dei piccoli. Innanzitutto l’umiltà è qualcosa di più di una semplice
virtù umana (ed in questo senso aveva ragione Aristotele che non l’aveva
inserita nell’elenco delle virtù). Umiltà non è semplicemente sinonimo di “modestia”,
virtù naturale che prescinde dal rapporto personale con il Signore. L’umiltà è
una virtù spirituale capace di produrre
una piccolezza che non è deprezzamento di sé: è una piccolezza spirituale che, al contrario, valorizza la propria
creaturalità. È una virtù che si acquisisce maturando la consapevolezza
dell’esperienza di salvezza, di chi sa di essere stato rigenerato dallo Spirito
Santo.
Per “valutare” la propria umiltà l’unico mezzo è
quello di sostare nella lettura personale della Parola di Dio, di confrontarsi
con essa, soprattutto con le provocazioni che vengono dal Vangelo. L’umiltà è
creare un solido rapporto interiore con Dio e capacità di instaurare rapporti
di comunione con gli altri. È donare se stessi in modo non ostentato, favorendo
il dialogo con tutti. L’umiltà non è mettersi in un angolo ma darsi in modo incondizionato
al prossimo, senza la speranza di ricevere altri vantaggi. Può essere accostata
alla povertà di spirito di cui parla
Gesù nel discorso della Montagna. L’umile sa riconoscere i propri limiti (anche davanti agli altri) al
pari delle proprie qualità. Sa
prendersi con leggerezza e profondità allo stesso tempo. San Paolo nella
lettera ai Romani (Rm 12,3) rammentava di avere una giusta valutazione di sé:
umiltà è allora avere un concetto sobrio
di se stessi. Poco dopo fa un’affermazione “analoga” ponendo però l’attenzione
sul rapporto interpersonale: «Gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm 12,10). Questa caratteristica virtù cristiana
comporta non la coscienza della propria debolezza ma, al contrario, il mettere in gioco per gli altri le proprie
qualità “limitate”. Limitate sì, ma
pur sempre qualità che arricchiscono nella misura in cui vengono condivise. La
vita cristiana chiama ad applicarsi con dedizione nel quotidiano, ad essere
fedeli e disponibili nelle piccole cose come nelle grandi.
Sant’Antonio da Padova affermava che l’umiltà è uno
dei modi con cui si mette in atto la giustizia.
La considerava una via alla pienezza
morale. Per lui non era importante l’osservanza (senza adesione interiore)
di tante leggi e precetti, ma l’umiltà del cuore, l’apertura ai fratelli e la
dolcezza dell’amore contemplativo. Questa umiltà appare come il vestito di chi
sa rapportarsi con cuore sincero e libero con Dio e con gli altri, senza
distinzioni di sorta.
L’umiltà era
descritta dal Santo come la vera fonte della libertà interiore, unico atteggiamento capace di vanificare la
superbia. Se il superbo è sempre legato al giudizio degli altri, per essere adeguatamente
considerato ai loro occhi, l’umile è libero dal giudizio altrui e, nella
carità, si sente libero di fare ciò che vuole e di andare dove vuole.
Veglia
di Preghiera
♫ Canto d’inizio
Lettore 1: L'amore
del prossimo radicato nell'amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo
fedele, ma è anche un compito per l'intera comunità ecclesiale, e questo a
tutti i suoi livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla
Chiesa universale nella sua globalità. Anche la Chiesa in quanto comunità deve
praticare l'amore. Conseguenza di ciò è che l'amore ha bisogno anche di organizzazione
quale presupposto per un servizio comunitario ordinato.
L 2: La
coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai
suoi inizi: «Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano
ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva
parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno» Luca ci racconta questo in connessione
con una sorta di definizione della Chiesa, tra i cui elementi costitutivi egli
annovera l'adesione all'«insegnamento degli Apostoli», alla «comunione», alla
«frazione del pane» e alla « preghiera » (cfr At 2, 42).
L 3: L'elemento
della «comunione» viene concretizzato
nei versetti sopra citati: essa consiste appunto nel fatto che i credenti hanno
tutto in comune e che, in mezzo a loro, la differenza tra ricchi e poveri non
sussiste più. Il nucleo essenziale è però rimasto nel tempo: all'interno della
comunità dei credenti non deve esservi una forma di povertà tale che a qualcuno
siano negati i beni necessari per una vita dignitosa.
Dagli
Atti degli Apostoli (2, 42 – 47)
Essi ascoltavano
con assiduità l'insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente,
partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme. 43Dio
faceva molti miracoli e prodigi per mezzo degli apostoli: per questo ognuno era
preso da timore. 44Tutti i credenti vivevano
insieme e mettevano in comune tutto quello che possedevano. Vendevano
le loro proprietà e i loro beni e distribuivano i soldi fra tutti, secondo le
necessità di ciascuno. 46Ogni giorno, tutti
insieme, frequentavano il Tempio. Spezzavano il pane nelle loro case e mangiavano
con gioia e semplicità di cuore. 47Lodavano Dio
ed erano ben visti da tutta la gente. Di giorno in giorno il Signore aggiungeva
alla comunità quelli che egli salvava.
Pausa di
silenzio, preghiera e riflessione personale…
♫ Canto
Dall’Enciclica Deus Caritas est (n. 28-29)
L 1:“L'amore
— caritas — sarà sempre
necessario, anche nella società più giusta. Non c'è nessun ordinamento statale
giusto che possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Chi vuole
sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo. Ci
sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci sarà
solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle
quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore per il
prossimo. Lo Stato che vuole provvedere a tutto, che assorbe tutto in sé, diventa
in definitiva un'istanza burocratica che non può assicurare l'essenziale di cui
l'uomo sofferente — ogni uomo — ha bisogno: l'amorevole dedizione personale.
Non uno Stato che regoli e domini tutto è ciò che ci occorre, ma invece uno
Stato che generosamente riconosca e sostenga, nella linea del principio di sussidiarietà,
le iniziative che sorgono dalle diverse forze sociali e uniscono spontaneità e
vicinanza agli uomini bisognosi di aiuto.
L 2: Così
possiamo ora determinare più precisamente, nella vita della Chiesa, la
relazione tra l'impegno per un giusto ordinamento dello Stato e della società,
da una parte, e l'attività caritativa organizzata, dall'altra. Si è visto che
la formazione di strutture giuste non è immediatamente compito della Chiesa, ma
appartiene alla sfera della politica, cioè all'ambito della ragione
autoresponsabile. In questo, il compito della Chiesa è mediato, in quanto le
spetta di contribuire alla purificazione della ragione e al risveglio delle
forze morali, senza le quali non vengono costruite strutture giuste, né queste
possono essere operative a lungo.
L 3: Il
compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece
proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a
partecipare in prima persona alla vita pubblica. Non possono pertanto abdicare
« alla molteplice e svariata azione economica, sociale, legislativa,
amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e
istituzionalmente il bene comune
».”
Preghiamo
insieme: O Dio, che ci hai riuniti in una sola famiglia per
vivere l’amore che ci hai donato e per realizzare la concordia fra di noi,
aiutaci a riconoscerti nel nostro fratello più prossimo e nel vicino, a
servirti nell’altro dimenticato e abbandonato e a riconoscere in ogni bisognoso
il nostro prossimo. Fa’ che la famiglia cristiana possa contribuire a
realizzare la famiglia umana della città, dello Stato e del mondo
♫
Canto
Dai «Capitoli sulla carità» di san Massimo Confessore, abate
La
carità è la migliore disposizione dell'animo, che nulla preferisce alla conoscenza
di Dio. Nessuno tuttavia potrebbe mai raggiungere tale disposizione di carità,
se nel suo animo fosse esclusivamente legato alle cose terrene. Chi ama Dio,
antepone la conoscenza e la scienza di lui a tutte le cose create, e ricorre
continuamente a lui con il desiderio e con l'amore dell'animo. Chi mi ama, dice
il Signore, osserverà i miei comandamenti (cfr. Gv 14, 15). E aggiunge «Questo
vi comando: amatevi gli uni gli altri» (Gv 15, 17). Perciò chi non ama il
prossimo, non osserva i comandamenti di Dio, e chi non osserva i comandamenti
non può neppure dire di amare il Signore.
Beato
l'uomo che è capace di amare ugualmente ogni uomo. Chi ama Dio, ama totalmente
anche il prossimo, e chi ha una tale disposizione non si affanna ad accumulare
denaro, tutto per sé, ma pensa anche a coloro che ne hanno bisogno.
Ad
imitazione di Dio fa elemosine al buono e al cattivo, al giusto e all'ingiusto.
Davanti alle necessità degli altri non conosce discriminazione, ma distribuisce
ugualmente a tutti secondo il bisogno. Né tuttavia si può dire che compie ingiustizia
se a premio del bene antepone al malvagio colui che si distingue per virtù e operosità.
L'amore
caritatevole non si manifesta solo nell'elargizione di denaro, ma anche, e
molto di più, nell'insegnamento della divina dottrina e nel compimento delle opere di
misericordia corporale. Colui che, sordo ai richiami della vanità, si dedica
con purezza di intenzione al servizio del prossimo, si libera da ogni passione
e da ogni vizio e diventa partecipe dell'amore e della scienza divina.
Chi possiede dentro di sé l'amore divino, non si stanca e non viene mai meno
nel seguire il Signore Dio suo, ma sopporta con animo forte ogni sacrificio e
ingiuria e offesa, non augurando affatto il male a nessuno. Non dite, esclama
il profeta Geremia, siamo tempio di Dio (cfr. Ger 7, 4). E neppure direte: La
semplice e sola fede nel Signore nostro Gesù Cristo mi può procurare la
salvezza. Questo infatti non può avvenire se non ti sarai procurato anche
l'amore verso di lui per mezzo delle opere. Per quanto concerne infatti la sola
fede: «Anche i demoni credono e tremano!» (Gc 2, 19). Opera di carità è il fare
cordialmente un favore, l'essere longanime e paziente verso il prossimo; e così
pure usare rettamente e ordinatamente le cose create.
Pausa
di silenzio, preghiera e riflessione personale…
Preghiamo insieme: Signore Gesù
fammi diventare come una ciotola: pronto a ricevere, pronto a dare, pronto a
regalare, pronto ad essere rubato. Signore, fammi diventare una ciotola per Te,
dalla quale prendi qualcosa, nella quale puoi mettere qualcosa. Trovi in me
qualcosa che puoi prendere?Sono abbastanza prezioso perché Tu deponga qualcosa
in me? Signore, fammi diventare come una ciotola per i miei simili, aperto
all’amore e al bello che essi vogliono donare, aperto ai loro pensieri e alle
loro pene, aperto ai loro occhi tristi e ai loro sguardi ansiosi che pretendono
qualcosa da me.Signore, fammi diventare come una ciotola.
♫
Canto
Preghiere
L1: Ti preghiamo, Trinità santissima, aiutaci ad essere sempre costanti
nella preghiera, aiutaci a ricercare sempre nelle nostre giornate i tempi e gli
spazi per metterci in dialogo con te, aiutaci a testimoniare nella vita la
gioia e l’impegno che nascono dall’incontro con Te.
L2: Per il Papa e i sacerdoti affinché siano fedeli e assidui ministri del
sacramento della Riconciliazione e molti fratelli e sorelle possano fare
esperienza della paterna misericordia di Dio. Preghiamo
L 3: Per i giovani di tutto il mondo, aiutali, Signore, a non abbandonare
quella strada di fede intrapresa con il battesimo. Fa che incoraggiati dalla
tua parola possano seguire con gioia e fervore il cammino che Tu hai scelto per
loro. Preghiamo
L 4: Signore, aiuta le nostre famiglie ad educare i figli al rispetto per
tutti, avendo sempre Te come esempio supremo che hai amato tutti fino alla
morte. Preghiamo
L 5: Affinché, uniti nella preghiera e nella solidarietà, tutte le famiglie
si possano accostare a Te con semplicità e gioia e possano, in questo tempo di
Quaresima, riscoprire e vivere intensamente il Tuo amore e superare ogni
difficoltà quotidiana che solo con la Tua benevolenza e con i tuoi insegnamenti
si possono superare.
Preghiere spontanee…
Benedizione ♫ Canto finale
Lectio
Divina
Uno dei due
che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea,
fratello di Simon Pietro. Egli trovò per primo suo fratello Simone, e gli
disse: "Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)" e lo
condusse da Gesù.
Gesù, fissando
lo sguardo su di lui, disse: "Tu sei
Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire
Pietro)". (Gv 1,35-42)
Medita
“Tu sei…”: L’apostolato della chiesa nascente conduce Pietro a
Gesù nel senso che lo conduce ad un’esperienza di intimità inconsapevole con
questo Personaggio che in due battute dimostra di conoscerne passato (“figlio
di Giovanni”), presente (“tu sei”) e futuro (“ti chiamerai…”). Un Personaggio
dalla capacità di riorganizzare la sua esistenza e ridefinirla soltanto a
partire da uno sguardo profondo d’amore che costituisce il modo in cui Dio
fissa coloro che vuole attirare a sé.
Signore, concedimi un vero incontro con
te, di cercarti e scoprirti nella mia strada. Tante volte ho sentito parlare di
te, ho pensato di trovarti dietro quelle parole, ma mi sembra di non sapere
ancora cos’è un incontro vero, faccia a faccia con te.
Fammi ascoltare la tua voce, fa’ che ti
ascolti pronunciare il mio nome…
L’annuncio di Gesù, pur
necessario, deve cedere il passo ad un’esperienza diretta del Signore.
Il Battista indicò l’Agnello, ma i due discepoli trascorsero una giornata con
l’Agnello, così come Andrea annunciò il Messia, ma Pietro dovette vederlo
faccia a faccia per comprendere che la sua identità, prima ancora che la sua
stessa vita pratica, sarebbe radicalmente cambiata.
Notizie
della nostra Comunità
Con la preghiera farete cose grandi
"Lo
Spirito ci rivela Gesù"
di
Don Serafino Falvo
Non basta che abbiamo ricevuto lo
Spirito Santo. Bisogna che Lui riceva noi, inabissati tra le fiamme
purificatrici e trasformanti della Pentecoste, che ci liberi, ci possegga, ci
trasformi. E' col battesimo nello Spirito che ha inizio lo svecchiamento delle
idee, la ricerca del cuore di nuove, fresche energie, il bisogno insopprimibile
di correre con passione e con gioia, la smania sempre crescente di voler
toccare il traguardo, senza stanchezza e senza ripensamenti. E' col fuoco dello
Spirito che si bruciano le tappe, anche le più ardue e si abbattono gli
ostacoli, anche i più insormontabili. E' soltanto annegando nell'oceano dello
Spirito che s'inceneriscono tutti i veli, anche quelli invisibili agli occhi
della carne, che ci hanno occultato il vero Volto di Cristo.
Messaggio
da Medjugorje
del
25 Giugno 2006
"Cari
figli, con grande gioia nel mio cuore vi ringrazio per tutte le preghiere che
avete offerto per le mie intenzioni, in questi giorni. Sappiate, figlioli, non
vi pentirete né voi, né i vostri figli. Dio vi ricompenserà con grandi grazie e
meriterete la vita eterna. Io vi sono vicino e ringrazio tutti coloro che, durante
questi anni, hanno accettato i miei messaggi, li hanno trasformati in vita e
hanno deciso per la santità e la pace. Grazie per aver risposto alla mia
chiamata."
La veggente Ivanka, che ha
l’apparizione una volta all’anno, ogni 25 giugno, ha avuto oggi la sua regolare
apparizione della Madonna. L’apparizione è durata 7 minuti nella sua casa.
All’apparizione era presente la famiglia di Ivanka: suo marito ed i suoi 3
figli. La Vergine ha dato il seguente messaggio: “Cari figli, vi
ringrazio per aver risposto alla mia chiamata. Pregate, pregate, pregate”.
Come ci ha detto la veggente Ivanka, la Madonna era gioiosa ed ha parlato ad
Ivanka del 7° segreto.
APPUNTAMENTI
Il primo mercoledì di ogni mese, recita
vocazionale del S. Rosario allo Spirito Santo presso la cappella delle suore
alle ore 21.00.
Riferimento: Sig.ra Amalia Bonciani
Notizie della nostra
Comunità
2 GIUGNO: Apertura ufficiale delle
attività del Circolo
La giornata
di oggi mi riporta alla mente quell'ormai lontano 3 Settembre 1995 in cui alla
presenza del Vescovo, delle diverse autorità del nostro territorio e dei
rappresentanti dell'M.C.L. locale, procedemmmo alla cerimonia di inaugurazione
degli spazi sportivi e ricreativi che oggi vediamo compreso Bar, locali
sovrastanti e sala ex cinema" la cui opera di costruzione era iniziata già
da molti anni indietro e si era poi sviluppata grazie all'impegno dei parroci
che mi hanno preceduto e all' opera dei tanti volontari e benefattori, molti
dei quali, purtroppo, non sono più presenti fra noi. Non nascondo che in questi
ultimi anni è stato per me e per i miei più stretti collaboratori motivo di
vera sofferenza e preoccupazione il vedere questi spazi, di proprietà della Parrocchia,
soggetti ad un crescente stato di abbandono e deterioramento. Non ho potuto
quindi fare a meno di mettere in atto atteggiamenti di apertura e di
incoraggiamento nei confronti del gruppo giovani e del gruppo famiglie che, in
stretto rapporto con gli organismi di partecipazione ecclesiale parrocchiale,
si sono impegnati a dar vita ad iniziative di vario tipo volte alla crescita e
formazione cristiana dei nostri ragazzi, delle famiglie stesse e di coloro che
partecipavano e dando poi vita alla costituzione del Circolo Parrocchiale
Giovanni Paolo II. Ringrazio oggi ancora una volta quei giovani e non più
giovani che in questi ultimi mesi in particolare, hanno messo a disposizione
energie, strumenti vari e mezzi per rimettere in funzione, abbellire,
completare gli impianti e le strutture che oggi vediamo e che intendono utiliezzare
in favore dei nostri ragazzi, delle nostre famiglie dei nostri anziani. Mi
auguro che questo entusismo duri a lungo e cessino le polemiche e i contrasti
che si sono ingiustamente verificati negli scorsi mesi. Auguro ai responsabili
ed agli operatori del neo costituito Circolo Parrocchiale di continuare ad operare in accordo con gli
organismi di partecipazione ecclesiale parrocchiali. Mi auguro altresì che
questi spazi sportivi e ricreativi siano occasione, non solo di divertimento ma
anche esercizio all'osservanza delle regole di una corretta convivenza civile e
fraterna fra coloro che li frequenteranno
Circolo
Parrocchiale Giovanni Paolo II
Centro culturale sportivo ricreativo
BILANCI IN
NUMERI
Ad
un mese dalla riapertura degli spazi ex MCL e a sei mesi dalla nascita
ufficiale del nostro circolo, facciamo un po’ di bilanci.
Iniziamo col ringraziare
tutti i collaboratori ed i benefattori che in questi mesi ci hanno sostenuto.
Il circolo conta a tutt’oggi oltre 300 iscritti, ed i locali ricreativi,
sia interni che esterni, sono molto frequentati da bambini, ragazzi, giovani e
famiglie della nostra comunità e delle frazioni vicine.
Lo spirito di servizio
volontario anima le nostre iniziative. Sono già in essere alcuni mini-tornei e
ci aspettiamo che in questa estate ci sia una buona partecipazione agli eventi
sportive che promuoveremo.
I primi guadagni del circolo
sono stati investiti nel trampolino elastico, che sta riscuotendo il “tutto
esaurito” fra l’entusiasmo dei bambini; qualche genitore ci ha detto:”ce ne
vorrebbero due !!”. Sono stati acquistati giochi ed arredi per il giardino.
Un grazie particolare a
tutte le persone che si sono rese disponibili ai turni del bar: Elena Zampella,
Maria Luisa Biondi, Paolo Tarani , Don Roberto, AnnaLisa Magni, Angiolino
Marchi, Enrica Zampella, Marco Moradei, Paola Quaratesi, Selida Quaratesi,
Francesco Rialti, Emiliana Paggetti, Silvio Paggetti, Paolo Tapinassi, Enrico
Magni, Stefania Conticini.
Un grazie altrettanto
particolare lo si deve ai veterani Paggetti, Giorgio e Clotilde, che ci
hanno letteralmente “adottato”, dandoci, con smisurata generosità, il loro
appoggio fattivo e continuato.
Un pensiero di gratitudine
anche alla famiglia Gerini della Gepa, alla quale dobbiamo le nuove porte da
calcetto, con l’aiuto del Sig. Silvano Landi e dei “ragazzi” Silvio e Paolo. Un
grazie a Paolo Benucci per l’aiuto e per la splendida cornice al Gesù
Misericordioso. Un grazie anche alla famiglia Danesi e a Maurizio Andreucci: sa
lui perché!!
Non voglio tralasciare nei
grazie, tutti quelli che ci sostengono con la loro presenza durante le
iniziative varie, e le molte persone che ci sostengono con l’azione spirituale
della preghiera, perché non ci dimentichiamo mai che, la nostra semina deve
essere sempre finalizzata ad un raccolto che sia per il Signore Gesù. E tutto sia sempre visto
come Sua opera.
Antonio Fani
- Presidente
Notizie della nostra
Comunità
La Banda di Strada
Non è facile ricostruire con esattezza la storia della filarmonica di
C.S.Niccolò, poiché documenti veri e propri, che ne comprovino la sua origine,
non esistono. Ricercando nell'archivio comunale è stata trovata una delibera
della giunta che porta la data del 6 maggio 1898, ma c'è chi afferma di aver
sentito dire, in famiglia, che esistesse già nel 1879. Le notizie qui scritte
sono frutto di un'inchiesta svolta fra le persone anziane del paese e che hanno
collaborato volentieri, richiamando alla mente ricordi del passato. C.S.
Niccolò, o Strada in Casentino, è stato sede di istituti religiosi molto
importanti, che hanno contribuito notevolmente allo sviluppo della cultura fra
il popolo. Uno dei primi fu quello dei Padri Gesuiti che restarono in paese
fino al 1924. Essi, oltre all'insegnamento umanistico, davano molta importanza
alla musica; per questo avevano assunto nel loro istituto il maestro Ugo
Lambardi, perché impartisse lezioni di pianoforte e tenesse attiva la piccola
banda formata dagli allievi. Questi accettò anche l'incarico d'istruire e
dirigere la Banda Comunale di C.S. Niccolò dal 1902 al 1911. Gli successe il MQ
Guido Ulivi eri sotto la cui guida raggiunse un alto grado di preparazione,
tanto da imporsi all'attenzione anche di altri paesi della provincia di Arezzo,
che spesso la invitavano perché si esibisse, coi suoi concerti, nelle più
importanti giornate di festa. Il trasferimento dei Gesuiti al Collegio
Mondragone (presso Frascati) privò la banda di un maestro tanto capace e
zelante; così, ad un periodo di successi seguirono anni di inattività, cioè
fino a quando l'Amministrazione comunale decise di assumere un impiegato, Carlo
Cuspoli, che avesse anche capacità musicali. La banda riacquistò il suo
prestigio, ma la doppia attività era troppo gravosa per il maestro che, dopo
pochi anni, si dimise. Nuova inattività alla quale male si rassegnarono i
musicanti, che pensarono di autogestirsi, eleggendo a "direttore" il
migliore di essi. La scelta non fu difficile ed il sig. Sabatino Francioni, per
le sue eccezionali capacità, meritò l'incarico che conservò, con entusiasmo,
finché si trasferì a Perugia. Subentrarono come capi-banda prima il sig. Luigi
Rossi e poi Libero Magni fino al 1956, ed in questo periodo si arrivò ad un
organico di 60 elementi. L'attività della banda riprese successivamente nel
1972, grazie all'interessamento di un gruppo di giovani volenterosi e l'aiuto
organizzativo per un corso di solfeggio della signorina Pucci. Venne nominato
capo-banda il sig. Aldo Paggetti, che riuscì a mettere insieme un organico di
circa 40 elementi, partecipando a tutte le manifestazioni civili e religiose
del Comune e delle zone limitrofe. Da allora ad oggi si sono alternati periodi
di inattività e di ripresa sotto la guida di vari direttori musicali quali:
Giovanni Borri, Anna Polverini ed attualmente Silvia Carletti. L'andamento
della banda può dirsi,ad oggi, soddisfacente, sebbene il numero dei componenti
sia esiguo. La banda ha potuto partecipare al gemellaggio con la cittadina
francese di Pegomas nel 2005, avvalendosi anche dell'aiuto e della
collaborazione con la banda di Serravalle; collaborazione che si è poi
riproposta anche nel raduno bandistico del 2 Giugno a Poppi ed in occasione
della giornata del FAI a Strada in Casentino. È importante sottolineare
l'andamento della scuola, di musica della banda, che ha inserito, e sta
inserendo tuttora, nuovi elementi nell'organico bandistico. Vogliamo ricordare
che la scuola di musica è aperta a tutti coloro che hanno voglia di suonare,
grandi o piccini che siano. Ed anche la banda è aperta a tutti coloro che sanno
suonare uno strumento musicale, ma che non hanno il coraggio, o semplicemente
la voglia, di proporsi. Ogni aiuto dato alla banda riesce a far continuare
questa tradizione, che deve sopravvivere nel nostro paese; e perché questa
tradizione continui ancora a lungo ad allietare i giorni di festa, c'è bisogno
dell'impegno, a dire la verità molto poco gravoso, di tutti: dai suonatori agli
allievi, e soprattutto di coloro che amano ascoltarci. E ricordando che la
banda è di tutto il paese, vogliamo invitare tutti quelli che ci vogliono
ancora sempre presenti, a continuare a seguirci, a far parte della banda,
perché la banda, ancor più che dei suonatori, è della gente che ascolta la sua
musica.
Giulio
GRECHI
Notizie
della nostra Comunità
PRIMA
COMUNIONE 2006
11 GIUGNO 2006
Bagnoli
Sara
Baldini
Fiamma
Bucarelli
Anna
Candia
Marco
Cenni
Sofia
Ciccone
Veronica
Danesi
Lorenzo
Danesi
Raffaella
Mattoni
Debora
Paggetti
Chiara
Paggetti
Francesca
Tarani
Simone
Tozzi
Federica – Verlato Giulio.
Catechiste: Sr. Pellegrina
con l’aiuto di Elena Zampella
FESTA DI
FINE ANNO PER L’ASILO ALTERINI
25 GIUGNO 2006
Ci lasciano per la scuola elementare i
bambini:
Francini
Pietro – Guidi Lorenzo
Sereni
Chiara – Rossi Federico
Gerini
Chiara – Nottoli Martina
Buzzatu
Roxsana
Un grazie alle suore, alla prof. di
inglese Vanna Lanini, a tutti i collaboratori e benefattori.
Speriamo di vedere tanti bambini anche il
prossimo anno.
Notizie della nostra
Comunità
MEDJUGORJE: Venticinque
anni d’amore
Tanti miracoli sono stati fatti anche nel nostro
paese: ecco lo scritto di una testimone, nostra parrocchiana…
La Madonna appare a Medjugorje
da 25 anni. Durante questo periodo, quasi in ogni angolo del mondo, è giunta la
notizia delle apparizioni a quelli che nel 1981 erano sei adolescenti e che
oggi sono diventati devotissimi padri e madri di famiglia ai quali Maria affida
i suoi messaggi per l’umanità.
Milioni
di persone hanno avuto la grazia e la gioia di recarsi in questo luogo e,
nonostante la Chiesa non si sia ancora pronunciata su questi avvenimenti, ogni
anno vi giungono anche decine di cardinali, vescovi e migliaia di sacerdoti.
Anche Giovanni Paolo II, che pure non ha mai preso pubblicamente una posizione
ufficiale, spesso ha parlato privatamente di Medjugorje in termini molto positivi.
Al vescovo brasiliano Krieder confidò: “Medjugorje è il centro spirituale del
mondo”. E alla veggente Mirjana disse:” se non fossi Papa, sarei già a
Medjugorje a confessare”. Dopo la sua morte inoltre sono state rese note alcune
lettere nelle quali esprimeva con chiarezza il suo pensiero favorevole.
Il
6 agosto 1981, la Madonna si rivelò ai veggenti come la Regina della Pace e da
allora è quasi impressionante la ripetitività e l’insistenza di quelle che
possiamo definire le parole chiave dei suoi messaggi: “conversione”,
“preghiera”, “pace”. Le apparizioni della Madonna costituiscono la risposta
misericordiosa di Dio a un momento di grande smarrimento spirituale
dell’umanità dovuto al dubbio, all’insicurezza e all’angoscia per il futuro che
penetrano nelle coscienza. Gli uomini, secondo le affermazioni di Maria, stanno
costruendo “un mondo nuovo senza Dio” solo con le loro forze e perciò sono
infelici e senza gioia nel cuore (mess. 25/03/97) e aggiunge: “Dio mi manda tra
voi per amore, per aiutarvi a capire che senza di Lui non c’è futuro, né gioia,
ma soprattutto non c’è salvezza eterna”. (mess. 25/04/97). Tra le cose che più
coinvolgono emotivamente nella storia di queste apparizioni ci sono i dieci
segreti, conosciuti attualmente da tre dei sei veggenti, mentre i restanti tre
ne conoscono solo nove; la loro straordinarietà consiste nel fatto che, per la
prima volta, dei segreti verranno svelati prima della loro realizzazione, in
modo che tutti possano verificarne l’autenticità. Ci sarà anche un segno che testimonierà
la presenza della Madonna; sarà lasciato sulla collina delle prime apparizioni,
il Podbrdo; sarà un segno “visibile, indistruttibile, bellissimo e che si vede
che viene dal Signore”. La Madonna, però, ha invitato a non aspettare il segno
per convertirsi.“…Questo, prima del segno visibile, è un tempo di grazia per i
credenti. Perciò convertitevi e approfondite la vostra fede. Quando verrà il
segno visibile, per molti sarà troppo tardi” (mess. 23/12/82). Mirjana ha avuto
la responsabilità di rivelare i segreti e, in questo compito, sarà affiancata
dal padre francescano Petar Ljubicie. Dieci giorni prima dell’avvenimento cui
si riferisce ogni singolo segreto, Mirjana e padre Petar cominceranno una
settimana di preghiera e di digiuno a pane e acqua, dopo la quale padre Petar
renderà noto il segreto che si realizzerà dopo tre giorni. Nulla è trapelato
del contenuto dei segreti se non che il Terzo si tratterà del segno che la
Madonna lascerà sul Podbrdo e che il settimo, grazie alle preghiere e ai digiuni
dei veggenti, è stato diminuito di gravità. A questo proposito, Viska, una dei
veggenti, ha detto: “Non necessariamente ogni segreto dovrà realizzarsi. Perciò
la Madonna ha detto che dobbiamo pregare e digiunare”. Che certi avvenimenti
accadono o meno dunque dipende da noi e dalla nostra risposta all’appello della
conversione. Scegliendo la via del male, è l’umanità che infligge a se stessa i
più grandi castighi, compromettendo il suo futuro nel tempo e nell’eternità. Il
futuro dipende da noi e perciò se ci sarà una forte adesione all’appello della
conversione, se l’umanità tornerà a Dio, entrerà nel nuovo tempo della pace
senza passare per una nuova grande tribolazione diversamente Dio, per salvare
le nostre anime, dovrà necessariamente usare il linguaggio del dolore. Non è
questo un messaggio di minaccia, ma un richiamo materno d’ispirazione
evangelica “se non vi convertirete, perirete tutti” (Luca 13,3). Potrebbe
quindi accadere che alcuni segreti restino tali perché la Madonna ha ottenuto
la risposta che si aspettava da noi; dobbiamo allora operare perché sia così.
Non ci è dato sapere quando il tempo dei dieci segreti avrà inizio e neppure
cosa ci attenda dopo la rivelazione dell’ultimo segreto. Alcuni temono che
quello sarà il momento della fine del mondo, ma la Madonna non parla mai di
fine del mondo: nei suoi messaggi Ella afferma di essere venuta per costruire
con noi il nuovo mondo della pace e di essere impaziente che si realizzi un
tempo di primavera per l’umanità. Senza dubbio la Madonna non è qui per farci
paura, ma per aiutarci con i suoi insegnamenti, i suoi avvertimenti e le sue
preghiere in un passaggio difficile della storia. Il piano che Lei si è
prefissata ha come obbiettivo la nostra salvezza in termini umani, ma
soprattutto nella prospettiva dell’eternità. Il tempo di grazia che stiamo
vivendo è un tempo di conversione e un tempo nel quale si creano le basi per un
futuro di pace. Ringraziamo dunque la Madre Celeste per il suo immenso amore
nei nostri confronti e seguiamo con profonda fede i suoi suggerimenti. E il 5
agosto non dimentichiamoci di festeggiare il suo compleanno poiché Lei stessa
ha invitato i veggenti a farle gli auguri in questo giorno.
Un Salesiano nominato Segretario di Stato
Sostituisce il Cardinal Sodano per
raggiunti limiti di età. È la prima volta che un salesiano ricopre una carica
di così alto prestigio nella Chiesa.
Il Cardinale Tarcisio
Bertone, 71 anni, è piemontese. È nato a Romano Canavese, in provincia di
Torino e nella diocesi di Ivrea, il 1° dicembre 1934, ed è il quinto di otto
figli. Fin da ragazzo era attratto dalla vocazione salesiana. Ha compiuto i
suoi studi medi a Torino, nell'oratorio di Valdocco, ed ha fatto la prima
professione religiosa nel 1950 ricevendo l'ordinazione sacerdotale all’età di 25
anni. Ha conseguito la licenza in Teologia alla Facoltà Teologica Salesiana di
Torino, e in seguito la licenza e il dottorato in Diritto Canonico presso il
Pontificio Ateneo Salesiano di Roma.
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN
CASENTINO
A cura del direttore Silvia PECORINI
IL NUOVO CENTRO
POLIVALENTE DI CERROMONDO
2500 mq., 4 box per trattamenti riabilitativi una palestra e 8000 mq. di
verde
Il
Centro Polivalente Cerromondo, posto presso l’omonima località a Ponte a Poppi,
inaugurato lo scorso dicembre, è pienamente funzionante.
La struttura,
finanziata con i fondi USL e della Regione Toscana, costruita su terreno di
proprietà comunale, è stata completata e arredata con i Fondi specifici della
Montagna. Al suo interno ospita 20 posti letto circa di residenza assistita per
non autosufficienti, 10 posti circa, un modulo residenziale per Alzhaimer e 4
posti di cure intermedie ad indirizzo riabilitativo. In merito alla parte
dedicata alla residenza assistita siamo di fronte ad una forma residenziale in
grado di fornire un’assistenza costante alla persona con un’attenzione particolare alla qualità della vita secondo
la logica della cura all’uomo nella sua interezza.
Le cure
intermedie, invece, sono rivolte a persone dimissibili dall’ospedale, ma che per
le loro condizioni non possono essere adeguatamente assistiti, oppure a persone
che vengono segnalate dal medico in quanto le possibilità di assistenza
domiciliare non offrono garanzie sufficienti in relazione alla situazione
clinica ma in cui l’ospedalizzazione potrebbe essere ancora evitata. La
struttura è dotata di ambulatori specialistici dove troveranno posto servizi
come la fisiatria, la riabilitazione, la sede della continuità assistenziale e
ospiterà anche i 4 posti di cure
intermedie ad indirizzo prevalentemente riabilitativo. Il paziente potrà
scegliere la modalità di ricovero (residenziale cioè sulle 24 h,
semiresidenziale sulle 12 h o sia con il rientro a casa per la notte), ed
essere sottoposto nell’arco della giornata a trattamento riabilitativo
intensivo per un più agevole recupero funzionale dopo malattie quali ictus,
emorragia celebrale, fratture di femore. Il centro polivalente di 2000 mq al
piano terra, 500 di seminterrato per i servizi, 8.000 mq di area verde, ha al
suo interno un’ampia palestra attrezzata per la riabilitazione, 4 box completi
di ogni confort sempre per i trattamenti riabilitativi, una cappella arredata
grazie al contributo dell’ONLUS Agorà San Carlo Borromeo con opere di artigiani
e artisti locali – da evidenziare il bellissimo Cristo in legno realizzato con
una vecchia vite dall’artista Luciano Pierazzuoli - e le invetriate della ditta
Nuovi Colori che arredano l’ampia sala da pranzo.
Approfondimenti
La Regione offre ormoni gratis
per chi cambia sesso
La regione Toscana è all’avanguardia nel peggio. Si
è distinta per essere stata la prima a riconoscere nello Statuto regionale le
forme di convivenza alternative al matrimonio. E le ASL toscane , prime nel
territorio nazionale, hanno somministrato la pillola abortiva Ru486 alle loro
pazienti senza sperimentazione. Con tutti i rischi del caso, viste le nuove
notizie dagli USA, sperando che qualcuno, un giorno, se ne prenda la
responsabilità.
Ora ecco la novità: una delibera della giunta, la
numero 396 del 29 maggio scorso, ha deciso che la Regione si farà carico del
“trattamento ormonale dei soggetti affetti da disturbo dell’identità di
genere”. Tradotto significa che le ASL, ossia noi tutti, pagheranno le terapie
ormonali di chi ha deciso di cambiare sesso, terapie che si fanno in attesa
dell’operazione chirurgica vera e propria. L’assessore Enrico Rossi ha difeso
il provvedimento con un generico discorso sul diritto alla saluto previsto
dallo Statuto regionale.
Ci domandiamo se di fronte ai problemi che
affliggono la sanità toscana - come le liste di attesa, la radioterapia, le
carenze di organici, il nostro Ospedale di Bibbiena che vede in forse la sua
esistenza, specialmente del punto nascita – forse, la precedenza, non spettava
alle cure ormonali di chi ha deciso di cambiare sesso. Anche perché questi
soggetti godono di ottima salute.
E infine, non meno importante, ci domandiamo: dove
sono finiti i cattolici che governano nella coalizione di centro sinistra e che
peso e che responsabilità hanno di fronte a tutto questo?
(Articolo tratto da Toscana Oggi
del 11 giugno 2006)
Varie
E
IL GUFO DISSE:
Si racconta di un uomo che arrivò in
una città una fredda mattina d'inverNo. Come entrò nell'albergo, notò che
ognuno là dentro girava scalzo, incluso il personale e i clienti. Sedutosi al
tavolo per la colazione, incuriosito chiese al cameriere: "Perché non
avete le scarpe? Non le conoscete?"
"Ovvio che conosciamo le
scarpe!" replicò il cameriere un po' offeso.
"E allora perché non le
calzate?" chiese il visitatore.
"Ah, questa è una buona domanda”, rispose il
cameriere,
"Già!
Perché non abbiamo le scarpe?"
Dopo colazione il visitatore volle fare un giro per
la città, ammantata di neve. Anche per le strade la gente girava
scalza. Stupito, chiese a un passante: "Perché non avete le scarpe?
Non sapete che vi proteggono i piedi e rendono la vostra vita più confortevole?"
Il passante rispose: "Credetemi, signore, noi
sappiamo tutto sulle scarpe.
Vede
quell'edificio? Quella è una fabbrica di scarpe. Siamo così fieri di quella
fabbrica che ci riuniamo là dentro una volta alla settimana e l'amministratore
ci spiega quanto siano meravigliose e utili le scarpe!"
"E allora perché non le avete addosso?"
insistette il visitatore.
"Ah,
questa è davvero una domanda interessante" , rispose il passante.
"Già!
Perché non abbiamo le scarpe?"
Quando si tratta di preghiera, molti cristiani sono come le persone di
quella strana città. Sanno tutto sulla preghiera. Credono che essa sia utile.
Sanno quante benedizioni e pace sgorghino dalla preghiera. Spesso in chiesa
ascoltano anche prediche sull'importanza della preghiera. Ma se si chiede loro:
"Perché non preghi di più?" Questi cristiani ti rispondono:
"Già! E' una bella domanda. Perché non lo faccio?"
...O la
preghiera trasforma la vita, o la vita eliminerà la preghiera.
Per finire…
CONDIZIONI
PER UNA TELEFONATA CON DIO
Controlla
che il prefisso sia giusto.
Non
comporre il numero senza pensarci bene
per
non rischiare una telefonata a vuoto.
Non
irritarti quando senti il segnale di "occupato".
Attendi
e riprova.
Sei
certo di aver composto il numero giusto?
Ricorda
che telefonare a Dio non è un monologo.
Non
parlare continuamente tu,
ma
ascolta che cosa ha da dirti Lui.
In
caso di interruzione controlla se non sei stato tu stesso
ad
interrompere il collegamento.
Non
abituarti a chiamare Dio unicamente in casi di emergenza, scegliendo solo il
numero del pronto intervento.
Non
telefonare a Dio soltanto nelle ore a tariffa ridotta,
ossia
prevalentemente di Domenica.
Anche
nei giorni feriali dovrebbe esserti possibile
una
breve chiamata a intervalli regolari.
Ricordati
sempre che le telefonate con Dio
non
hanno scatti !