Parrocchia di San Martino a Vado

Strada in Casentino – Diocesi di Fiesole

In
Cammino...
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Bimestrale di Formazione ed Informazione

della Comunità di Strada in Casentino

 

 

 


 

 

 

 

 


Anno IV - N. 19  Luglio  -  Agosto  2006



La risposta dell’uomo a Dio

 

 

 

SOMMARIO

 

 

q       Editoriale                                        pag. 3   La risposta della fede

q       Spiritualità                                       pag. 4   Io credo -  noi crediamo

q       Le preghiere del mese                    pag. 6   Preghiere

q       Cosa dice la Chiesa                        pag. 8   La fede non è una marcia

                                                                                    trionfale

q       La ragione e la fede                        pag. 9    Umiltà: vizio o virtù?

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 11  L’esercizio dell’amore da parte

    della Chiesa

 

q       Lectio Divina                                  pag. 14  Abbiamo trovato il Messia

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 15   Gruppo Rinnovamento SS

pag. 17   Inaugurazione Attività circolo

                                                                  pag. 18   Bilanci in Numeri

                                                                  pag. 19   La Banda di Strada

                                                                  pag. 21   Prima Comunione ed Asilo

                                                                  pag. 22   Venticinque anni di amore

 

q       Notizie dal Casentino                     pag. 25   Rubrica del direttore

 

q       Approfondimenti                             pag. 26   Regione Toscana

q       Varie                                                         pag. 27   E il gufo disse…

q       Per finire…                                    pag. 28   Una telefonata con Dio

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 


 



Editoriale

 

La risposta della fede

 

Noi ci possiamo meravigliare, ma il modo di agire di Dio è un modo che garantisc la libertà umana. Questo comportamento Dio lo assume sempre nei confronti delle sue creature. Si fa conoscere, parla ad esse, chiama a seguirLo, tuttavia lascia libero ognuno di rispondere, anche se i tempi personali sono lunghi e diversi e talvolta il singolo risponda negativamente.

La risposta a Dio è quella della fede. Come ci insegnano due personaggi biblici quali Abramo e Giobbe, la fede si sostanzia di elementi che sono essenziali and un rapporto umano vero e profondo. Fede è fiducia in Dio; è fidarsi ed affidarsi a Lui. Sia la fiducia che l'affidamento hanno come componente intrinseca il rischio. Affidarsi a qualcuno comporta che l’altro ti possa tradire. Fede è Grazia e dono di Dio, ma anche cooperazione e cammino dell’uomo. Dio è una di quelle Realtà che chi lo trova ha sempre più bisogno di cercarLo e conoscerLo.

Un Cammino quello della fede che non è una marcia trionfale, ma che è cosparso di sofferenze e d'amore, di prove e di fedeltà da rinnovare ogni giorno (Benedetto XVI Udienza 24 Maggio 2006). Fede che deve essere percorso del singolo, ma che deve aprirsi ad un percorso di fede comunitario. Gli altri aiutano la nostra fede, la rendono gioiosa facendoci condividere la Realtà che si ama.

Se poi vogliamo possedere e vivere un atteggiamento spirituale che è presupposte all' "obbedienza della fede" lo troviamo nell'umiltà cristiana.

L'umiltà che non è un vizio, come diceva Aristotele, nè un mettersi da parte come affermava Hobbes; ma virtù che valorizzza la propria creaturalità, che conduce a mettere in gioco le proprie qualità (Rom12,3), che è vera fonte di libertà interiore capace di vanificare la superbia.

Maria è l'esempio più alto della fede perchè ha assunto il vestito dell'umiltà: "Il Signore ha guardato all'umiltà della sua serva".

 

Il vostro parroco, don Roberto


Spiritualità

di Antonella Fani

IO CREDO – NOI CREDIAMO

 


L’articolo 142 del Catechismo della Chiesa Cattolica evidenzia che la risposta adeguata dell’uomo alla Rivelazione di Dio è quella della fede. Con la fede l’uomo accetta la proposta di Dio: accogliere l’amore nella propria vita, esserne testimone con tutti, con generosità, delicatezza e rispetto.

Fede è avere fiducia in questo Dio che non forza le coscienze ma lascia liberi, che chiama ciascuno a seguirlo per amore, non per la mera osservanza di un comandamento.

La fede è affidamento: nessuno può affidarsi ad un’idea o ad un ideale, ma solo ad un persona.

Fidarsi ed affidarsi a qualcuno implica sia l’adesione ragionevole che la componente del rischio: è la regola di ogni rapporto umano ed anche del rapporto personale con Dio. Chiunque scelga di confidare un segreto ad un amico, di accogliere l’aiuto di un altro, sa bene che non potrà mai avere l’assoluta certezza di non essere tradito: eppure lo fa ugualmente, perché ci sono molti altri motivi, non razionalmente provabili, che lo portano a fare questa scelta.

Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma inoltre che la concretizzazione dell’atto di fede è quella della “obbedienza nella fede”. Anche in questo caso il significato di questa frase non è quello di una remissione passiva alla volontà di Dio.

La Bibbia ci riporta la storia di un personaggio come Abramo, il “padre nella fede”, la cui vita non è stata esente da dubbi, errori, perplessità… Eppure ha vissuto tutto questo nella fiducia che ogni situazione della sua vita dovesse avere un senso. Così in ogni circostanza è riuscito ad andare avanti e a scorgere la presenza e la Parola di Dio sulla sua vita.

Giobbe è un altro personaggio che, anche quando tutto gli crolla addosso, non rinuncia a chiedere perché, non rinuncia a volerne capire il senso. Intorno ha molti amici credenti che gli danno buoni consigli dicendo che non può permettersi di recriminare qualcosa a Dio. Eppure lui non cede ad una fede facile e rinunciataria: continua il cammino di sincerità con se stesso e con Dio. Continua a chiedere spiegazioni sul perché delle ingiustizie, della sofferenza, del male.

Maria è l’esempio più alto dell’obbedienza nella fede. Il Vangelo di Luca la chiama beata perché ha creduto. La beatitudine di Maria non è qualcosa di sovrannaturale: è felicità che inizia da subito. La risposta che ha dato a Dio non è stata calcolata a tavolino, non ha compreso tutto; eppure ha riconosciuto in quello che stava vivendo, che le accadeva, c’era una pienezza. Ha percepito maternamente il senso della propria vita. Se le difficoltà non sono mancate, più grandi sono state le gioie, più intense, e l’hanno accompagnata anche nei momenti duri.

La fede è grazia, dono di Dio, ma non solo. Ha bisogno della nostra cooperazione, della volontà di accoglierla.

È una fede che cerca di comprendere, che vuole attendere la risposta a ciò che non comprende.

La fede non è assenza di domande ma domanda che sa pazientare nell’attesa, che non rinuncia a non avere una risposta. La fede è pazienza portata avanti in questo tempo dove tutto corre veloce.

Il cammino di fede è sempre quello di un uomo che cerca come chi ha già trovato. È il paradosso di Dio: chi lo trova ha sempre più bisogno di cercarlo, non per rassicurarsi, non per guadagnarsi un posto in paradiso, ma per amore.

Il percorso di fede personale deve poi aprirsi anche ad un percorso di fede comunitario. Come una vita senza amici e senza le persone che ci vogliono bene sarebbe una vita infelice, così una fede solitaria non è possibile, non è sincera, non è gioiosa. È la necessità di condividere quello che si ama.

La comunicazione della propria fede non dovrebbe però mai essere proselitismo. La coscienza di un uomo non può essere forzata in nessun modo: anche in questo caso vale il principio che il fine non giustifica i mezzi, neppure per il fine più alto. Dio non vuole uomini prostrati ai suoi piedi come sudditi sottomessi: se avesse voluto questo, avrebbe saputo farlo molto bene da solo e senza bisogno del nostro aiuto. Al contrario è lui che si è piegato ed ha lavato i nostri piedi.

 Questo è l’esempio che ci è stato dato.

 

 



Le preghiere del mese

PREGHIERE

Casella di testo: Donami le energie per cercarti
 
Signore Dio mio, 
mia unica speranza, 
esaudiscimi, 
perché non cessi di cercarti 
vinto dalla fatica, 
ma continui a cercare 
il tuo volto 
continuando ad ardere. 
Donami le energie 
per cercarti, 
Tu che ti sei fatto trovare, 
Tu che mi hai dato 
sempre più 
la speranza di trovarti.

       S. Agostino, De Trinitate 15.28


 

 

 

 

Casella di testo: Vivere di te 

Chiamato ad annunciare 
la tua Parola, 
aiutami, Signore, a vivere di Te, 
e a essere strumento 
della tua pace. 

Assistimi con la tua luce, 
perché i ragazzi 
che la comunità mi ha affidato 
trovino in me un testimone 
credibile del Vangelo. 

Toccami il cuore 
e rendimi trasparente la vita, 
perché le parole, 
quando veicolano la tua, 
non suonino false 
sulle mie labbra. 

Esercita su di me 
un fascino così potente, 
che, prima ancora 
dei miei ragazzi, 
io abbia a pensare come Te, 
ad amare la gente come Te 
a giudicare la storia come Te. 

Tonino Bello

 

 

 

 

 

Casella di testo: Perché, o Signore
 
Perché, o Signore, 
mi risulta tanto difficile 
tenere il mio cuore rivolto a te? 
Perché la mia mente 
se ne va raminga in mille direzioni, 
e perché il mio cuore 
desidera cose 
che mi portano fuori strada? 
Fammi sentire la tua presenza 
in mezzo alle mie mille agitazioni. 
Il mio corpo stanco, 
la mia mente confusa 
e la mia anima inquieta, 
prendili tra le tue braccia 
e dammi un po' di riposo, 
un semplice quieto riposo.

Henri J.M. Nouwen, 
      		 Preghiere dal silenzio

Casella di testo: Ho cercato Dio

Ho cercato Dio 
con la mia lampada così brillante 
che tutti me la invidiavano. 
Ho cercato Dio negli altri. 
Ho cercato Dio 
nelle piccolissime tane dei topi. 
Ho cercato Dio nelle biblioteche. 
Ho cercato Dio nelle università. 
Ho cercato Dio 
col telescopio e con microscopio. 
Finché mi accorsi che 
avevo dimenticato quello che cercavo. 
Allora, spegnendo la mia lampada, 
gettai le chiavi, e mi misi a piangere... 
e subito, la Sua Luce fu in me...

Angelus Silesiius



Cosa dice la Chiesa

 

LA FEDE NON È UNA MARCIA TRIONFALE

 

All’udienza di mercoledì 24 maggio Benedetto XVI ha spiegato che “la fede non è una marcia trionfale”, ma “un cammino cosparso di sofferenze e di amore”. Riportiamo alcune parti del suo discorso, in cui ha spiegato il modo in cui il primo Papa, San Pietro, il pescatore di Galilea, è diventato l’apostolo.

 

Anche Pietro deve imparare a essere debole e bisognoso di perdono […].


La generosità irruente di Pietro non lo salvaguarda dai rischi connessi con l’umana debolezza. E’ quanto, del resto, anche noi possiamo riconoscere sulla base della nostra vita.


Di fronte alla croce, anche lui cede alla paura e cade: tradisce il Maestro […]. La scuola della fede non è una marcia trionfale, ma un cammino cosparso di sofferenze e di amore, di prove e di fedeltà da rinnovare ogni giorno.

Dagli ingenui entusiasmi dell’adesione iniziale, passando attraverso l’esperienza dolorosa del rinnegamento ed il pianto della conversione, Pietro è giunto ad affidarsi a quel Gesù che si è adattato alla sua povera capacità d’amore.

 

E mostra così anche a noi la via, nonostante tutta la nostra debolezza. Sappiamo che Gesù si adegua a questa nostra debolezza. Noi lo seguiamo, con la nostra povera capacità di amore e sappiamo che Gesù è buono e ci accetta

                                                          

Benedetto XVI

tratto dall’Udienza di mercoledì 24 maggio 2006

 

 




 La ragione e la fede

di Antonella Fani

UMILTÁ: VIZIO O VIRTÙ


Casella di testo: La prima via è l'umiltà, la seconda l'umiltà, 
la terza l'umiltà,
 e quante volte 
me lo chiederai,
 tante volte risponderò la stessa cosa. 
Sant’Agostino
L’umiltà, secondo la tradizione cristiana, appare come la caratteristica del vero credente. Eppure da molti filosofi non è stata considerata una gran qualità… Già Aristotele la annoverava tra i vizi. Secondo la sua definizione era virtuoso che sapeva mettere in pratica il “giusto mezzo”, mantenere un equilibrio in ogni azione. La virtù della magnanimità aveva due estremi: la vanità e l’umiltà, che dunque veniva automaticamente a trovarsi tra i vizi.

La tradizione cristiana ha invece ribaltato questo punto di vista, mostrando come l’umiltà non fosse per niente contraria alla generosità, alla capacità di dono di sè e di condivisione con gli altri. Eppure spesso è rimasta l’immagine del cristiano umile come quella di chi si svaluta, di chi deprezza se stesso magari nascondendo dietro tanta ostentata umiltà una strisciante superbia.

Il filosofo Hobbes negli Elementi di legge naturale e politica aveva definito l’umile come colui che è cosciente della propria debolezza: questo è visto dagli altri come una forma di  avvilimento e meschinità. Nietzsche, che ha usato parole di fuoco contro il cristianesimo ed ogni sistema che giudicava totalitario, ne Il crepuscolo degli idoli definì l’umiltà con queste parole: «Il verme, se calpestato, si attorciglia. È la sua saggezza. Riduce in tal modo la probabilità di venire calpestato di nuovo. Nel linguaggio della morale: umiltà». L’umile, allora, non sarebbe altro che colui che sa di non valere niente e per questo si mette da parte da solo per evitare di essere “calpestato” dagli altri.

Eppure il significato autentico dell’umiltà, dato dalla tradizione cristiana, non è quello del disimpegno, della mancanza d’iniziativa, del deprezzamento di sé,… cose che nascondono una velata suberbia. Tutto questo non è la vera umiltà cristiana, non è quella piccolezza e semplicità a cui Gesù tante volte ha fatto riferimento, ad esempio quando affermava che il regno di Dio è dei piccoli. Innanzitutto  l’umiltà è qualcosa di più di una semplice virtù umana (ed in questo senso aveva ragione Aristotele che non l’aveva inserita nell’elenco delle virtù). Umiltà non è semplicemente sinonimo di “modestia”, virtù naturale che prescinde dal rapporto personale con il Signore. L’umiltà è una virtù spirituale capace di produrre una piccolezza che non è deprezzamento di sé: è una piccolezza spirituale che, al contrario, valorizza la propria creaturalità. È una virtù che si acquisisce maturando la consapevolezza dell’esperienza di salvezza, di chi sa di essere stato rigenerato dallo Spirito Santo.

Per “valutare” la propria umiltà l’unico mezzo è quello di sostare nella lettura personale della Parola di Dio, di confrontarsi con essa, soprattutto con le provocazioni che vengono dal Vangelo. L’umiltà è creare un solido rapporto interiore con Dio e capacità di instaurare rapporti di comunione con gli altri. È donare se stessi in modo non ostentato, favorendo il dialogo con tutti. L’umiltà non è mettersi in un angolo ma darsi in modo incondizionato al prossimo, senza la speranza di ricevere altri vantaggi. Può essere accostata alla povertà di spirito di cui parla Gesù nel discorso della Montagna. L’umile sa riconoscere i propri limiti (anche davanti agli altri) al pari delle proprie qualità. Sa prendersi con leggerezza e profondità allo stesso tempo. San Paolo nella lettera ai Romani (Rm 12,3) rammentava di avere una giusta valutazione di sé: umiltà è allora avere un concetto sobrio di se stessi. Poco dopo fa un’affermazione “analoga” ponendo però l’attenzione sul rapporto interpersonale: «Gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm 12,10). Questa caratteristica virtù cristiana comporta non la coscienza della propria debolezza ma, al contrario, il mettere in gioco per gli altri le proprie qualità “limitate”. Limitate sì, ma pur sempre qualità che arricchiscono nella misura in cui vengono condivise. La vita cristiana chiama ad applicarsi con dedizione nel quotidiano, ad essere fedeli e disponibili nelle piccole cose come nelle grandi.

Sant’Antonio da Padova affermava che l’umiltà è uno dei modi con cui si mette in atto la giustizia. La considerava una via alla pienezza morale. Per lui non era importante l’osservanza (senza adesione interiore) di tante leggi e precetti, ma l’umiltà del cuore, l’apertura ai fratelli e la dolcezza dell’amore contemplativo. Questa umiltà appare come il vestito di chi sa rapportarsi con cuore sincero e libero con Dio e con gli altri, senza distinzioni di sorta.

 L’umiltà era descritta dal Santo come la vera fonte della libertà interiore, unico atteggiamento capace di vanificare la superbia. Se il superbo è sempre legato al giudizio degli altri, per essere adeguatamente considerato ai loro occhi, l’umile è libero dal giudizio altrui e, nella carità, si sente libero di fare ciò che vuole e di andare dove vuole.



Veglia di Preghiera

 

L’ESERCIZIO DELL’AMORE DA PARTE DELLA CHIESA

 

Canto d’inizio

 

Lettore 1: L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l'intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i suoi livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella sua globalità. Anche la Chiesa in quanto comunità deve praticare l'amore. Conseguenza di ciò è che l'amore ha bisogno anche di organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato.

L 2: La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi: «Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno» Luca ci racconta questo in connessione con una sorta di definizione della Chiesa, tra i cui elementi costitutivi egli annovera l'adesione all'«insegnamento degli Apostoli», alla «comunione», alla «frazione del pane» e alla « preghiera » (cfr At 2, 42).

L 3: L'elemento della «comunione»  viene concretizzato nei versetti sopra citati: essa consiste appunto nel fatto che i credenti hanno tutto in comune e che, in mezzo a loro, la differenza tra ricchi e poveri non sussiste più. Il nucleo essenziale è però rimasto nel tempo: all'interno della comunità dei credenti non deve esservi una forma di povertà tale che a qualcuno siano negati i beni necessari per una vita dignitosa.

 

Dagli Atti degli Apostoli (2, 42 – 47)

Essi ascoltavano con assiduità l'insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme. 43Dio faceva molti miracoli e prodigi per mezzo degli apostoli: per questo ognuno era preso da timore. 44Tutti i credenti vivevano insieme e mettevano in comune tutto quello che possedevano. Vendevano le loro proprietà e i loro beni e distribuivano i soldi fra tutti, secondo le necessità di ciascuno. 46Ogni giorno, tutti insieme, frequentavano il Tempio. Spezzavano il pane nelle loro case e mangiavano con gioia e semplicità di cuore. 47Lodavano Dio ed erano ben visti da tutta la gente. Di giorno in giorno il Signore aggiungeva alla comunità quelli che egli salvava.

 

Pausa di silenzio, preghiera e riflessione personale…

Canto

Dall’Enciclica Deus Caritas est (n. 28-29)

L 1:“L'amore — caritas — sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c'è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore per il prossimo. Lo Stato che vuole provvedere a tutto, che assorbe tutto in sé, diventa in definitiva un'istanza burocratica che non può assicurare l'essenziale di cui l'uomo sofferente — ogni uomo — ha bisogno: l'amorevole dedizione personale. Non uno Stato che regoli e domini tutto è ciò che ci occorre, ma invece uno Stato che generosamente riconosca e sostenga, nella linea del principio di sussidiarietà, le iniziative che sorgono dalle diverse forze sociali e uniscono spontaneità e vicinanza agli uomini bisognosi di aiuto.

L 2: Così possiamo ora determinare più precisamente, nella vita della Chiesa, la relazione tra l'impegno per un giusto ordinamento dello Stato e della società, da una parte, e l'attività caritativa organizzata, dall'altra. Si è visto che la formazione di strutture giuste non è immediatamente compito della Chiesa, ma appartiene alla sfera della politica, cioè all'ambito della ragione autoresponsabile. In questo, il compito della Chiesa è mediato, in quanto le spetta di contribuire alla purificazione della ragione e al risveglio delle forze morali, senza le quali non vengono costruite strutture giuste, né queste possono essere operative a lungo.

L 3: Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica. Non possono pertanto abdicare « alla molteplice e svariata azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune ».”

Preghiamo insieme: O Dio, che ci hai riuniti in una sola famiglia per vivere l’amore che ci hai donato e per realizzare la concordia fra di noi, aiutaci a riconoscerti nel nostro fratello più prossimo e nel vicino, a servirti nell’altro dimenticato e abbandonato e a riconoscere in ogni bisognoso il nostro prossimo. Fa’ che la famiglia cristiana possa contribuire a realizzare la famiglia umana della città, dello Stato e del mondo

Canto

 

Dai «Capitoli sulla carità» di san Massimo Confessore, abate

La carità è la migliore disposizione dell'animo, che nulla preferisce alla conoscenza di Dio. Nessuno tuttavia potrebbe mai raggiungere tale disposizione di carità, se nel suo animo fosse esclusivamente legato alle cose terrene. Chi ama Dio, antepone la conoscenza e la scienza di lui a tutte le cose create, e ricorre continuamente a lui con il desiderio e con l'amore dell'animo. Chi mi ama, dice il Signore, osserverà i miei comandamenti (cfr. Gv 14, 15). E aggiunge «Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri» (Gv 15, 17). Perciò chi non ama il prossimo, non osserva i comandamenti di Dio, e chi non osserva i comandamenti non può neppure dire di amare il Signore.

Beato l'uomo che è capace di amare ugualmente ogni uomo. Chi ama Dio, ama totalmente anche il prossimo, e chi ha una tale disposizione non si affanna ad accumulare denaro, tutto per sé, ma pensa anche a coloro che ne hanno bisogno.

Ad imitazione di Dio fa elemosine al buono e al cattivo, al giusto e all'ingiusto. Davanti alle necessità degli altri non conosce discriminazione, ma distribuisce ugualmente a tutti secondo il bisogno. Né tuttavia si può dire che compie ingiustizia se a premio del bene antepone al malvagio colui che si distingue per virtù e operosità.

L'amore caritatevole non si manifesta solo nell'elargizione di denaro, ma anche, e molto di più, nell'insegnamento della divina dottrina e nel compimento delle opere di misericordia corporale. Colui che, sordo ai richiami della vanità, si dedica con purezza di intenzione al servizio del prossimo, si libera da ogni passione e da ogni vizio e diventa partecipe dell'amore e della scienza divina.
Chi possiede dentro di sé l'amore divino, non si stanca e non viene mai meno nel seguire il Signore Dio suo, ma sopporta con animo forte ogni sacrificio e ingiuria e offesa, non augurando affatto il male a nessuno. Non dite, esclama il profeta Geremia, siamo tempio di Dio (cfr. Ger 7, 4). E neppure direte: La semplice e sola fede nel Signore nostro Gesù Cristo mi può procurare la salvezza. Questo infatti non può avvenire se non ti sarai procurato anche l'amore verso di lui per mezzo delle opere. Per quanto concerne infatti la sola fede: «Anche i demoni credono e tremano!» (Gc 2, 19). Opera di carità è il fare cordialmente un favore, l'essere longanime e paziente verso il prossimo; e così pure usare rettamente e ordinatamente le cose create.

Pausa di silenzio, preghiera e riflessione personale…

 

Preghiamo insieme: Signore Gesù fammi diventare come una ciotola: pronto a ricevere, pronto a dare, pronto a regalare, pronto ad essere rubato. Signore, fammi diventare una ciotola per Te, dalla quale prendi qualcosa, nella quale puoi mettere qualcosa. Trovi in me qualcosa che puoi prendere?Sono abbastanza prezioso perché Tu deponga qualcosa in me? Signore, fammi diventare come una ciotola per i miei simili, aperto all’amore e al bello che essi vogliono donare, aperto ai loro pensieri e alle loro pene, aperto ai loro occhi tristi e ai loro sguardi ansiosi che pretendono qualcosa da me.Signore, fammi diventare come una ciotola.

 

Canto

 

Preghiere

L1: Ti preghiamo, Trinità santissima, aiutaci ad essere sempre costanti nella preghiera, aiutaci a ricercare sempre nelle nostre giornate i tempi e gli spazi per metterci in dialogo con te, aiutaci a testimoniare nella vita la gioia e l’impegno che nascono dall’incontro con Te.

 

L2: Per il Papa e i sacerdoti affinché siano fedeli e assidui ministri del sacramento della Riconciliazione e molti fratelli e sorelle possano fare esperienza della paterna misericordia di Dio. Preghiamo

 

L 3: Per i giovani di tutto il mondo, aiutali, Signore, a non abbandonare quella strada di fede intrapresa con il battesimo. Fa che incoraggiati dalla tua parola possano seguire con gioia e fervore il cammino che Tu hai scelto per loro. Preghiamo

 

L 4: Signore, aiuta le nostre famiglie ad educare i figli al rispetto per tutti, avendo sempre Te come esempio supremo che hai amato tutti fino alla morte.    Preghiamo

 

L 5: Affinché, uniti nella preghiera e nella solidarietà, tutte le famiglie si possano accostare a Te con semplicità e gioia e possano, in questo tempo di Quaresima, riscoprire e vivere intensamente il Tuo amore e superare ogni difficoltà quotidiana che solo con la Tua benevolenza e con i tuoi insegnamenti si possono superare.  

Preghiere spontanee…

Benedizione                         Canto finale


 

 

Lectio Divina

 

ABBIAMO TROVATO IL MESSIA

 

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli trovò per primo suo fratello Simone, e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)" e lo condusse da Gesù.

Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)".  (Gv 1,35-42)

 

 

Medita

 

“Tu sei…”: L’apostolato della chiesa nascente conduce Pietro a Gesù nel senso che lo conduce ad un’esperienza di intimità inconsapevole con questo Personaggio che in due battute dimostra di conoscerne passato (“figlio di Giovanni”), presente (“tu sei”) e futuro (“ti chiamerai…”). Un Personaggio dalla capacità di riorganizzare la sua esistenza e ridefinirla soltanto a partire da uno sguardo profondo d’amore che costituisce il modo in cui Dio fissa coloro che vuole attirare a sé.

 

Prega

 

Signore, concedimi un vero incontro con te, di cercarti e scoprirti nella mia strada. Tante volte ho sentito parlare di te, ho pensato di trovarti dietro quelle parole, ma mi sembra di non sapere ancora cos’è un incontro vero, faccia a faccia con te.

Fammi ascoltare la tua voce, fa’ che ti ascolti pronunciare il mio nome…

 

 

Un pensiero per riflettere

 

L’annuncio di Gesù, pur necessario, deve cedere il passo ad un’esperienza diretta del Signore. Il Battista indicò l’Agnello, ma i due discepoli trascorsero una giornata con l’Agnello, così come Andrea annunciò il Messia, ma Pietro dovette vederlo faccia a faccia per comprendere che la sua identità, prima ancora che la sua stessa vita pratica, sarebbe radicalmente cambiata.


Notizie della nostra Comunità

 

RINNOVAMENTO CARISMATICO DELLO SPIRITO SANTO

Gruppo di Preghiera SACRA FAMIGLIA DI NAZARET

 


 Con la preghiera farete cose grandi

"Lo Spirito ci rivela Gesù"

di Don Serafino Falvo

Non basta che abbiamo ricevuto lo Spirito Santo. Bisogna che Lui riceva noi, inabissati tra le fiamme purificatrici e trasformanti della Pentecoste, che ci liberi, ci possegga, ci trasformi. E' col battesimo nello Spirito che ha inizio lo svecchiamento delle idee, la ricerca del cuore di nuove, fresche energie, il bisogno insopprimibile di correre con passione e con gioia, la smania sempre crescente di voler toccare il traguardo, senza stanchezza e senza ripensamenti. E' col fuoco dello Spirito che si bruciano le tappe, anche le più ardue e si abbattono gli ostacoli, anche i più insormontabili. E' soltanto annegando nell'oceano dello Spirito che s'inceneriscono tutti i veli, anche quelli invisibili agli occhi della carne, che ci hanno occultato il vero Volto di Cristo.

 

 

 

Messaggio da Medjugorje

del 25 Giugno 2006

"Cari figli, con grande gioia nel mio cuore vi ringrazio per tutte le preghiere che avete offerto per le mie intenzioni, in questi giorni. Sappiate, figlioli, non vi pentirete né voi, né i vostri figli. Dio vi ricompenserà con grandi grazie e meriterete la vita eterna. Io vi sono vicino e ringrazio tutti coloro che, durante questi anni, hanno accettato i miei messaggi, li hanno trasformati in vita e hanno deciso per la santità e la pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

 

La veggente Ivanka, che ha l’apparizione una volta all’anno, ogni 25 giugno, ha avuto oggi la sua regolare apparizione della Madonna. L’apparizione è durata 7 minuti nella sua casa. All’apparizione era presente la famiglia di Ivanka: suo marito ed i suoi 3 figli. La Vergine ha dato il seguente messaggio: “Cari figli, vi ringrazio per aver risposto alla mia chiamata. Pregate, pregate, pregate”. Come ci ha detto la veggente Ivanka, la Madonna era gioiosa ed ha parlato ad Ivanka del 7° segreto.

APPUNTAMENTI

Il primo mercoledì di ogni mese, recita vocazionale del S. Rosario allo Spirito Santo presso la cappella delle suore alle ore 21.00.

 

Riferimento: Sig.ra Amalia Bonciani


 

Notizie della nostra Comunità

 

2 GIUGNO: Apertura ufficiale delle attività del Circolo

 

Casella di testo: Don RobertoLa giornata di oggi mi riporta alla mente quell'ormai lontano 3 Settembre 1995 in cui alla presenza del Vescovo, delle diverse autorità del nostro territorio e dei rappresentanti dell'M.C.L. locale, procedemmmo alla cerimonia di inaugurazione degli spazi sportivi e ricreativi che oggi vediamo compreso Bar, locali sovrastanti e sala ex cinema" la cui opera di costruzione era iniziata già da molti anni indietro e si era poi sviluppata grazie all'impegno dei parroci che mi hanno preceduto e all' opera dei tanti volontari e benefattori, molti dei quali, purtroppo, non sono più presenti fra noi. Non nascondo che in questi ultimi anni è stato per me e per i miei più stretti collaboratori motivo di vera sofferenza e preoccupazione il vedere questi spazi, di proprietà della Parrocchia, soggetti ad un crescente stato di abbandono e deterioramento. Non ho potuto quindi fare a meno di mettere in atto atteggiamenti di apertura e di incoraggiamento nei confronti del gruppo giovani e del gruppo famiglie che, in stretto rapporto con gli organismi di partecipazione ecclesiale parrocchiale, si sono impegnati a dar vita ad iniziative di vario tipo volte alla crescita e formazione cristiana dei nostri ragazzi, delle famiglie stesse e di coloro che partecipavano e dando poi vita alla costituzione del Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II. Ringrazio oggi ancora una volta quei giovani e non più giovani che in questi ultimi mesi in particolare, hanno messo a disposizione energie, strumenti vari e mezzi per rimettere in funzione, abbellire, completare gli impianti e le strutture che oggi vediamo e che intendono utiliezzare in favore dei nostri ragazzi, delle nostre famiglie dei nostri anziani. Mi auguro che questo entusismo duri a lungo e cessino le polemiche e i contrasti che si sono ingiustamente verificati negli scorsi mesi. Auguro ai responsabili ed agli operatori del neo costituito Circolo Parrocchiale di  continuare ad operare in accordo con gli organismi di partecipazione ecclesiale parrocchiali. Mi auguro altresì che questi spazi sportivi e ricreativi siano occasione, non solo di divertimento ma anche esercizio all'osservanza delle regole di una corretta convivenza civile e fraterna fra coloro che li frequenteranno


 

Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II

                      Centro culturale sportivo ricreativo

 

BILANCI  IN  NUMERI

 

Ad un mese dalla riapertura degli spazi ex MCL e a sei mesi dalla nascita ufficiale del nostro circolo, facciamo un po’ di bilanci.

Iniziamo col ringraziare tutti i collaboratori ed i benefattori che in questi mesi ci hanno sostenuto. Il circolo conta a tutt’oggi oltre 300 iscritti, ed i locali ricreativi, sia interni che esterni, sono molto frequentati da bambini, ragazzi, giovani e famiglie della nostra comunità e delle frazioni vicine.

Lo spirito di servizio volontario anima le nostre iniziative. Sono già in essere alcuni mini-tornei e ci aspettiamo che in questa estate ci sia una buona partecipazione agli eventi sportive che promuoveremo.

I primi guadagni del circolo sono stati investiti nel trampolino elastico, che sta riscuotendo il “tutto esaurito” fra l’entusiasmo dei bambini; qualche genitore ci ha detto:”ce ne vorrebbero due !!”. Sono stati acquistati giochi ed arredi per il giardino.

Un grazie particolare a tutte le persone che si sono rese disponibili ai turni del bar: Elena Zampella, Maria Luisa Biondi, Paolo Tarani , Don Roberto, AnnaLisa Magni, Angiolino Marchi, Enrica Zampella, Marco Moradei, Paola Quaratesi, Selida Quaratesi, Francesco Rialti, Emiliana Paggetti, Silvio Paggetti, Paolo Tapinassi, Enrico Magni, Stefania Conticini.

Un grazie altrettanto particolare lo si deve ai veterani Paggetti, Giorgio e Clotilde, che ci hanno letteralmente “adottato”, dandoci, con smisurata generosità, il loro appoggio fattivo e continuato.

Un pensiero di gratitudine anche alla famiglia Gerini della Gepa, alla quale dobbiamo le nuove porte da calcetto, con l’aiuto del Sig. Silvano Landi e dei “ragazzi” Silvio e Paolo. Un grazie a Paolo Benucci per l’aiuto e per la splendida cornice al Gesù Misericordioso. Un grazie anche alla famiglia Danesi e a Maurizio Andreucci: sa lui perché!!

Non voglio tralasciare nei grazie, tutti quelli che ci sostengono con la loro presenza durante le iniziative varie, e le molte persone che ci sostengono con l’azione spirituale della preghiera, perché non ci dimentichiamo mai che, la nostra semina deve essere sempre finalizzata ad un  raccolto che sia per il Signore Gesù. E tutto sia sempre visto come Sua opera.

                                                                                              Antonio Fani - Presidente


Notizie della nostra Comunità

 

La Banda di Strada

Non è facile ricostruire con esattezza la storia della filarmonica di C.S.Niccolò, poiché documenti veri e propri, che ne comprovino la sua origine, non esistono. Ricercando nell'archivio comunale è stata trovata una delibera della giunta che porta la data del 6 maggio 1898, ma c'è chi afferma di aver sentito dire, in famiglia, che esistesse già nel 1879. Le notizie qui scritte sono frutto di un'inchiesta svolta fra le persone anziane del paese e che hanno collaborato volentieri, richiamando alla mente ricordi del passato. C.S. Niccolò, o Strada in Casentino, è stato sede di istituti religiosi molto importanti, che hanno contribuito notevolmente allo sviluppo della cultura fra il popolo. Uno dei primi fu quello dei Padri Gesuiti che restarono in paese fino al 1924. Essi, oltre all'insegnamento umanistico, davano molta importanza alla musica; per questo avevano assunto nel loro istituto il maestro Ugo Lambardi, perché impartisse lezioni di pianoforte e tenesse attiva la piccola banda formata dagli allievi. Questi accettò anche l'incarico d'istruire e dirigere la Banda Comunale di C.S. Niccolò dal 1902 al 1911. Gli successe il MQ Guido Ulivi eri sotto la cui guida raggiunse un alto grado di preparazione, tanto da imporsi all'attenzione anche di altri paesi della provincia di Arezzo, che spesso la invitavano perché si esibisse, coi suoi concerti, nelle più importanti giornate di festa. Il trasferimento dei Gesuiti al Collegio Mondragone (presso Frascati) privò la banda di un maestro tanto capace e zelante; così, ad un periodo di successi seguirono anni di inattività, cioè fino a quando l'Amministrazione comunale decise di assumere un impiegato, Carlo Cuspoli, che avesse anche capacità musicali. La banda riacquistò il suo prestigio, ma la doppia attività era troppo gravosa per il maestro che, dopo pochi anni, si dimise. Nuova inattività alla quale male si rassegnarono i musicanti, che pensarono di autogestirsi, eleggendo a "direttore" il migliore di essi. La scelta non fu difficile ed il sig. Sabatino Francioni, per le sue eccezionali capacità, meritò l'incarico che conservò, con entusiasmo, finché si trasferì a Perugia. Subentrarono come capi-banda prima il sig. Luigi Rossi e poi Libero Magni fino al 1956, ed in questo periodo si arrivò ad un organico di 60 elementi. L'attività della banda riprese successivamente nel 1972, grazie all'interessamento di un gruppo di giovani volenterosi e l'aiuto organizzativo per un corso di solfeggio della signorina Pucci. Venne nominato capo-banda il sig. Aldo Paggetti, che riuscì a mettere insieme un organico di circa 40 elementi, partecipando a tutte le manifestazioni civili e religiose del Comune e delle zone limitrofe. Da allora ad oggi si sono alternati periodi di inattività e di ripresa sotto la guida di vari direttori musicali quali: Giovanni Borri, Anna Polverini ed attualmente Silvia Carletti. L'andamento della banda può dirsi,ad oggi, soddisfacente, sebbene il numero dei componenti sia esiguo. La banda ha potuto partecipare al gemellaggio con la cittadina francese di Pegomas nel 2005, avvalendosi anche dell'aiuto e della collaborazione con la banda di Serravalle; collaborazione che si è poi riproposta anche nel raduno bandistico del 2 Giugno a Poppi ed in occasione della giornata del FAI a Strada in Casentino. È importante sottolineare l'andamento della scuola, di musica della banda, che ha inserito, e sta inserendo tuttora, nuovi elementi nell'organico bandistico. Vogliamo ricordare che la scuola di musica è aperta a tutti coloro che hanno voglia di suonare, grandi o piccini che siano. Ed anche la banda è aperta a tutti coloro che sanno suonare uno strumento musicale, ma che non hanno il coraggio, o semplicemente la voglia, di proporsi. Ogni aiuto dato alla banda riesce a far continuare questa tradizione, che deve sopravvivere nel nostro paese; e perché questa tradizione continui ancora a lungo ad allietare i giorni di festa, c'è bisogno dell'impegno, a dire la verità molto poco gravoso, di tutti: dai suonatori agli allievi, e soprattutto di coloro che amano ascoltarci. E ricordando che la banda è di tutto il paese, vogliamo invitare tutti quelli che ci vogliono ancora sempre presenti, a continuare a seguirci, a far parte della banda, perché la banda, ancor più che dei suonatori, è della gente che ascolta la sua musica.      

Giulio GRECHI

 

Notizie della nostra Comunità

 

PRIMA COMUNIONE 2006

 

11 GIUGNO 2006

Bagnoli Sara

Baldini Fiamma

Bucarelli Anna

Candia Marco

Cenni Sofia

Ciccone Veronica

Danesi Lorenzo

Danesi Raffaella

Mattoni Debora

Paggetti Chiara

Paggetti Francesca

Tarani Simone

Tozzi Federica – Verlato Giulio.

Catechiste: Sr. Pellegrina con l’aiuto di Elena Zampella

 

FESTA DI FINE ANNO PER L’ASILO ALTERINI

 

25 GIUGNO 2006

Ci lasciano per la scuola elementare i bambini:

Francini Pietro – Guidi Lorenzo

Sereni Chiara – Rossi Federico

Gerini Chiara – Nottoli Martina

Buzzatu Roxsana

 

Un grazie alle suore, alla prof. di inglese Vanna Lanini, a tutti i collaboratori e benefattori.

Speriamo di vedere tanti bambini anche il prossimo anno.


Notizie della nostra Comunità

 

MEDJUGORJE: Venticinque anni d’amore

 

Tanti miracoli sono stati fatti anche nel nostro paese: ecco lo scritto di una testimone, nostra parrocchiana…

 

La Madonna appare a Medjugorje da 25 anni. Durante questo periodo, quasi in ogni angolo del mondo, è giunta la notizia delle apparizioni a quelli che nel 1981 erano sei adolescenti e che oggi sono diventati devotissimi padri e madri di famiglia ai quali Maria affida i suoi messaggi per l’umanità.

Milioni di persone hanno avuto la grazia e la gioia di recarsi in questo luogo e, nonostante la Chiesa non si sia ancora pronunciata su questi avvenimenti, ogni anno vi giungono anche decine di cardinali, vescovi e migliaia di sacerdoti. Anche Giovanni Paolo II, che pure non ha mai preso pubblicamente una posizione ufficiale, spesso ha parlato privatamente di Medjugorje in termini molto positivi. Al vescovo brasiliano Krieder confidò: “Medjugorje è il centro spirituale del mondo”. E alla veggente Mirjana disse:” se non fossi Papa, sarei già a Medjugorje a confessare”. Dopo la sua morte inoltre sono state rese note alcune lettere nelle quali esprimeva con chiarezza il suo pensiero favorevole.

Il 6 agosto 1981, la Madonna si rivelò ai veggenti come la Regina della Pace e da allora è quasi impressionante la ripetitività e l’insistenza di quelle che possiamo definire le parole chiave dei suoi messaggi: “conversione”, “preghiera”, “pace”. Le apparizioni della Madonna costituiscono la risposta misericordiosa di Dio a un momento di grande smarrimento spirituale dell’umanità dovuto al dubbio, all’insicurezza e all’angoscia per il futuro che penetrano nelle coscienza. Gli uomini, secondo le affermazioni di Maria, stanno costruendo “un mondo nuovo senza Dio” solo con le loro forze e perciò sono infelici e senza gioia nel cuore (mess. 25/03/97) e aggiunge: “Dio mi manda tra voi per amore, per aiutarvi a capire che senza di Lui non c’è futuro, né gioia, ma soprattutto non c’è salvezza eterna”. (mess. 25/04/97). Tra le cose che più coinvolgono emotivamente nella storia di queste apparizioni ci sono i dieci segreti, conosciuti attualmente da tre dei sei veggenti, mentre i restanti tre ne conoscono solo nove; la loro straordinarietà consiste nel fatto che, per la prima volta, dei segreti verranno svelati prima della loro realizzazione, in modo che tutti possano verificarne l’autenticità. Ci sarà anche un segno che testimonierà la presenza della Madonna; sarà lasciato sulla collina delle prime apparizioni, il Podbrdo; sarà un segno “visibile, indistruttibile, bellissimo e che si vede che viene dal Signore”. La Madonna, però, ha invitato a non aspettare il segno per convertirsi.“…Questo, prima del segno visibile, è un tempo di grazia per i credenti. Perciò convertitevi e approfondite la vostra fede. Quando verrà il segno visibile, per molti sarà troppo tardi” (mess. 23/12/82). Mirjana ha avuto la responsabilità di rivelare i segreti e, in questo compito, sarà affiancata dal padre francescano Petar Ljubicie. Dieci giorni prima dell’avvenimento cui si riferisce ogni singolo segreto, Mirjana e padre Petar cominceranno una settimana di preghiera e di digiuno a pane e acqua, dopo la quale padre Petar renderà noto il segreto che si realizzerà dopo tre giorni. Nulla è trapelato del contenuto dei segreti se non che il Terzo si tratterà del segno che la Madonna lascerà sul Podbrdo e che il settimo, grazie alle preghiere e ai digiuni dei veggenti, è stato diminuito di gravità. A questo proposito, Viska, una dei veggenti, ha detto: “Non necessariamente ogni segreto dovrà realizzarsi. Perciò la Madonna ha detto che dobbiamo pregare e digiunare”. Che certi avvenimenti accadono o meno dunque dipende da noi e dalla nostra risposta all’appello della conversione. Scegliendo la via del male, è l’umanità che infligge a se stessa i più grandi castighi, compromettendo il suo futuro nel tempo e nell’eternità. Il futuro dipende da noi e perciò se ci sarà una forte adesione all’appello della conversione, se l’umanità tornerà a Dio, entrerà nel nuovo tempo della pace senza passare per una nuova grande tribolazione diversamente Dio, per salvare le nostre anime, dovrà necessariamente usare il linguaggio del dolore. Non è questo un messaggio di minaccia, ma un richiamo materno d’ispirazione evangelica “se non vi convertirete, perirete tutti” (Luca 13,3). Potrebbe quindi accadere che alcuni segreti restino tali perché la Madonna ha ottenuto la risposta che si aspettava da noi; dobbiamo allora operare perché sia così. Non ci è dato sapere quando il tempo dei dieci segreti avrà inizio e neppure cosa ci attenda dopo la rivelazione dell’ultimo segreto. Alcuni temono che quello sarà il momento della fine del mondo, ma la Madonna non parla mai di fine del mondo: nei suoi messaggi Ella afferma di essere venuta per costruire con noi il nuovo mondo della pace e di essere impaziente che si realizzi un tempo di primavera per l’umanità. Senza dubbio la Madonna non è qui per farci paura, ma per aiutarci con i suoi insegnamenti, i suoi avvertimenti e le sue preghiere in un passaggio difficile della storia. Il piano che Lei si è prefissata ha come obbiettivo la nostra salvezza in termini umani, ma soprattutto nella prospettiva dell’eternità. Il tempo di grazia che stiamo vivendo è un tempo di conversione e un tempo nel quale si creano le basi per un futuro di pace. Ringraziamo dunque la Madre Celeste per il suo immenso amore nei nostri confronti e seguiamo con profonda fede i suoi suggerimenti. E il 5 agosto non dimentichiamoci di festeggiare il suo compleanno poiché Lei stessa ha invitato i veggenti a farle gli auguri in questo giorno.

 

 

 

Un Salesiano nominato Segretario di Stato

Sostituisce il Cardinal Sodano per raggiunti limiti di età. È la prima volta che un salesiano ricopre una carica di così alto prestigio nella Chiesa.

Il Cardinale Tarcisio Bertone, 71 anni, è piemontese. È nato a Romano Canavese, in provincia di Torino e nella diocesi di Ivrea, il 1° dicembre 1934, ed è il quinto di otto figli. Fin da ragazzo era attratto dalla vocazione salesiana. Ha compiuto i suoi studi medi a Torino, nell'oratorio di Valdocco, ed ha fatto la prima professione religiosa nel 1950 ricevendo l'ordinazione sacerdotale all’età di 25 anni. Ha conseguito la licenza in Teologia alla Facoltà Teologica Salesiana di Torino, e in seguito la licenza e il dottorato in Diritto Canonico presso il Pontificio Ateneo Salesiano di Roma.


Notizie dal Casentino

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

IL NUOVO CENTRO POLIVALENTE DI CERROMONDO

2500 mq., 4 box per trattamenti riabilitativi una palestra e 8000 mq. di verde

 

Il Centro Polivalente Cerromondo, posto presso l’omonima località a Ponte a Poppi, inaugurato lo scorso dicembre, è pienamente funzionante.

La struttura, finanziata con i fondi USL e della Regione Toscana, costruita su terreno di proprietà comunale, è stata completata e arredata con i Fondi specifici della Montagna. Al suo interno ospita 20 posti letto circa di residenza assistita per non autosufficienti, 10 posti circa, un modulo residenziale per Alzhaimer e 4 posti di cure intermedie ad indirizzo riabilitativo. In merito alla parte dedicata alla residenza assistita siamo di fronte ad una forma residenziale in grado di fornire un’assistenza costante alla persona con un’attenzione  particolare alla qualità della vita secondo la logica della cura all’uomo nella sua interezza.

Le cure intermedie, invece, sono rivolte a persone dimissibili dall’ospedale, ma che per le loro condizioni non possono essere adeguatamente assistiti, oppure a persone che vengono segnalate dal medico in quanto le possibilità di assistenza domiciliare non offrono garanzie sufficienti in relazione alla situazione clinica ma in cui l’ospedalizzazione potrebbe essere ancora evitata. La struttura è dotata di ambulatori specialistici dove troveranno posto servizi come la fisiatria, la riabilitazione, la sede della continuità assistenziale e ospiterà  anche i 4 posti di cure intermedie ad indirizzo prevalentemente riabilitativo. Il paziente potrà scegliere la modalità di ricovero (residenziale cioè sulle 24 h, semiresidenziale sulle 12 h o sia con il rientro a casa per la notte), ed essere sottoposto nell’arco della giornata a trattamento riabilitativo intensivo per un più agevole recupero funzionale dopo malattie quali ictus, emorragia celebrale, fratture di femore. Il centro polivalente di 2000 mq al piano terra, 500 di seminterrato per i servizi, 8.000 mq di area verde, ha al suo interno un’ampia palestra attrezzata per la riabilitazione, 4 box completi di ogni confort sempre per i trattamenti riabilitativi, una cappella arredata grazie al contributo dell’ONLUS Agorà San Carlo Borromeo con opere di artigiani e artisti locali – da evidenziare il bellissimo Cristo in legno realizzato con una vecchia vite dall’artista Luciano Pierazzuoli - e le invetriate della ditta Nuovi Colori che arredano l’ampia sala da pranzo.


Approfondimenti

 

 

La Regione offre ormoni gratis

per chi cambia sesso

 

 

La regione Toscana è all’avanguardia nel peggio. Si è distinta per essere stata la prima a riconoscere nello Statuto regionale le forme di convivenza alternative al matrimonio. E le ASL toscane , prime nel territorio nazionale, hanno somministrato la pillola abortiva Ru486 alle loro pazienti senza sperimentazione. Con tutti i rischi del caso, viste le nuove notizie dagli USA, sperando che qualcuno, un giorno, se ne prenda la responsabilità.

Ora ecco la novità: una delibera della giunta, la numero 396 del 29 maggio scorso, ha deciso che la Regione si farà carico del “trattamento ormonale dei soggetti affetti da disturbo dell’identità di genere”. Tradotto significa che le ASL, ossia noi tutti, pagheranno le terapie ormonali di chi ha deciso di cambiare sesso, terapie che si fanno in attesa dell’operazione chirurgica vera e propria. L’assessore Enrico Rossi ha difeso il provvedimento con un generico discorso sul diritto alla saluto previsto dallo Statuto regionale.

Ci domandiamo se di fronte ai problemi che affliggono la sanità toscana - come le liste di attesa, la radioterapia, le carenze di organici, il nostro Ospedale di Bibbiena che vede in forse la sua esistenza, specialmente del punto nascita – forse, la precedenza, non spettava alle cure ormonali di chi ha deciso di cambiare sesso. Anche perché questi soggetti godono di ottima salute.

E infine, non meno importante, ci domandiamo: dove sono finiti i cattolici che governano nella coalizione di centro sinistra e che peso e che responsabilità hanno di fronte a tutto questo?

 

 

(Articolo tratto da Toscana Oggi del 11 giugno 2006)


 

 

Varie

 

E IL GUFO DISSE:


Si racconta di un uomo che arrivò in una città una fredda mattina d'inverNo. Come entrò nell'albergo, notò che ognuno là dentro girava scalzo, incluso il personale e i clienti. Sedutosi al tavolo per la colazione, incuriosito chiese al cameriere: "Perché non avete le scarpe? Non le conoscete?"
"Ovvio che conosciamo le scarpe!" replicò il cameriere un po' offeso.
"E allora perché non le calzate?" chiese il visitatore.

"Ah, questa è una buona domanda”, rispose il cameriere,
"Già! Perché non abbiamo le scarpe?"

Dopo colazione il visitatore volle fare un giro per la città, ammantata di neve. Anche per le strade la gente girava scalza. Stupito, chiese a un passante: "Perché non avete le scarpe? Non sapete che vi proteggono i piedi e rendono la vostra vita più confortevole?"

Il passante rispose: "Credetemi, signore, noi sappiamo tutto sulle scarpe.
Vede quell'edificio? Quella è una fabbrica di scarpe. Siamo così fieri di quella fabbrica che ci riuniamo là dentro una volta alla settimana e l'amministratore ci spiega quanto siano meravigliose e utili le scarpe!"

"E allora perché non le avete addosso?" insistette il visitatore.
"Ah, questa è davvero una domanda interessante" , rispose il passante.
"Già! Perché non abbiamo le scarpe?"

 

Quando si tratta di preghiera, molti cristiani sono come le persone di quella strana città. Sanno tutto sulla preghiera. Credono che essa sia utile. Sanno quante benedizioni e pace sgorghino dalla preghiera. Spesso in chiesa ascoltano anche prediche sull'importanza della preghiera. Ma se si chiede loro: "Perché non preghi di più?" Questi cristiani ti rispondono: "Già! E' una bella domanda. Perché non lo faccio?"

 

...O la preghiera trasforma la vita, o la vita eliminerà la preghiera.

 

 


 Per finire…

 

CONDIZIONI PER UNA TELEFONATA CON DIO

 

 

Controlla che il prefisso sia giusto.

Non comporre il numero senza pensarci bene

per non rischiare una telefonata a vuoto.

 

Non irritarti quando senti il segnale di "occupato".

Attendi e riprova.

Sei certo di aver composto il numero giusto?

 

Ricorda che telefonare a Dio non è un monologo.

Non parlare continuamente tu,

ma ascolta che cosa ha da dirti Lui.

 

In caso di interruzione controlla se non sei stato tu stesso

ad interrompere il collegamento.

 

Non abituarti a chiamare Dio unicamente in casi di emergenza, scegliendo solo il numero del pronto intervento.

 

Non telefonare a Dio soltanto nelle ore a tariffa ridotta,

ossia prevalentemente di Domenica.

Anche nei giorni feriali dovrebbe esserti possibile

una breve chiamata a intervalli regolari.

 

 

Ricordati sempre che le telefonate con Dio

non hanno scatti !