Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino – Diocesi di Fiesole


Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino
Anno
IV - N. 20 Settembre - Ottobre 2006
Credo in Dio Padre
SOMMARIO
q
Editoriale pag.
3 Dio si rivela
q
Spiritualità pag.
4 Chi è Dio Padre?
q
Le preghiere del mese pag. 6 Preghiere
q
Cosa dice la Chiesa pag. 8 Che io
cerchi sempre il tuo volto
q
La ragione e la fede pag. 9 Quale onnipotenza di Dio?
q
Veglia di preghiera
pag. 11 L’incomprensibile amore
del Padre
q
Lectio Divina pag. 15 Tutto mi è stato dato
q
Notizie della nostra comunità pag. 16 Pellegrinaggio in Terra Santa
pag. 17 Festa della Parrocchia
pag.
18 Circolo parrocchiale
pag.
19 Centro estivo
pag.
20 Rassegna letteraria
q
Per riflettere pag.
21 Etica dell’amministrazione
q
Notizie da Casentino pag. 22 Rubrica
q
Approfondimenti pag. 24 Islam
pag.
25 Legge 40
pag.
26 La pace ed il Papa
pag.
27 Teologia interna
q
Varie pag. 29 La Divina Misericordia
pag.
30 San Giuseppe, padre buono
q
Per finire… pag. 31 Una lettera d’amore del Padre
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in
Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
“DIO SI RIVELA”
Nell'avvicinare
i misteri cristiani, il primo che incontriamo è quello dell' Unità e Trinità di
Dio. Dio è Uno ma in tre Persone: Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo. Un
Dio quello cristiano che si è rivelato gradualmente nella storia e che ha
espresso il massimo della Rivelazione nell'inviare il proprio Figlio Gesù.
Prendendo
in mano la Bibbia troviamo che all’ inizio ha voluto essere definito come
JAHVE’ (" Io sono colui che sono") lasciando la sua realtà nella
penombra desiderando di essere accolto liberamente nella vita dell'uomo.
Successivamente
troviamo l'appellativo di " SIGNORE" volendo essere considerato il
primo riferimento del cuore di ognuno.
Gesù
poi ha completato la descrizione parlando espressamente che DIO è Bontà, che è
Tenerezza Paterna e Materna insieme che nella misericordia è Accoglienza del
peccatore.
Ha
parlato di Dio TRINITA’ che si rivela nell'amore e che vive al suo interno ed
all’esterno uno scambio ed una comunicazione incessante di amore.
Per
non cadere nelle immagini errate di un Dio" Padre-Padrone" che non
vuole che i suoi siano liberi, o di un Dio "violento" da cui tenersi
lontani o di un Dio " oppressivo" distante e freddo, occorre meditare
profondamente la Sacra Scrittura in ciò che dice di Se Stesse" per
conoscerLo sempre più.
E
come dice e suggerisce S. Agostino: " ...fa sì che non cessi di cercarTI che cerchi sempre il tuo VOLTO con
ardore".
Il vostro parroco, don Roberto
Spiritualità
di Antonella
Fani
Quello dell’Unità e Trinità di Dio è uno dei misteri fondamentali della religione cristiana. Forse è il più “incomprensibile”: la ragione vuole che cose e persone diverse siano realtà distinte e differenti. Eppure, per i cristiani, Dio è uno e molteplice allo stesso tempo, è “uno” in “tre persone”.
Così, tenendo sempre presente che Dio è “uno”, non possiamo dire che, tuttavia, sia indifferente parlare del Padre, del Figlio o dello Spirito Santo. Essendo persone diverse, hanno “caratteristiche” diverse, sebbene non “intacchino” minimamente nell’unità della natura divina.
Il “Padre” è la prima persona della Trinità. La Bibbia mostra che Dio ha rivelato il suo nome sin dall’Antico Testamento: ha rivelato a Mosè di essere il «Dio dei padri» (Esodo 3,6), volendo con ciò significare la sua fedeltà che non viene mai meno. Ha poi detto di chiamarsi «Jahvè» (Esodo 3,14), traducibile con la frase “io sono colui che sono”, perché Dio vuole lasciare nel mistero il suo nome. Egli non vuole essere definito, “precisato”, “descritto”, ma che ci apriamo al suo amore nel mistero della sua presenza . Desidera abitare ed essere accolto liberamente nella vita di ciascuno, e per questo ha scelto di rivelarsi personalmente nella vita di ciascuno.
Un altro nome che Dio “si dà” è quello di Signore: tale “appellativo” è lo stesso che si darà anche Gesù. Ciò significa che Dio vuole essere il primo riferimento nel cuore di ogni uomo: non per la propria “autoglorificazione”, ma perché solo ognuno può scoprire, nella banalità del quotidiano, la sua grandezza, la pienezza della propria vita e della Sua Presenza.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che Dio Padre è allo stesso tempo verità e amore, inscindibili l’uno dall’altro. Dio non è verità che opprime e si impone con una giustizia arbitraria, ma la verità che si rivela attraverso e solo nell’amore.
La fede cristiana è nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e non “nei nomi”. Padre, Figlio e Spirito condividono tutto: le persone sono in una relazione indissolubile, che è la loro stessa vita. Dio non abita in una solitudine incomunicabile, ma in una comunicazione incessante d’amore.
Dio è relazione: per questo l’uomo, che è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, soffre la solitudine, sente di “morire” nella solitudine, ha necessità di amicizia e di vivere in relazione. Non a caso la dimensione sociale è costitutiva della natura umana, e raggiunge la sua pienezza solo se imita la relazione d’amore esistente nella Trinità, solo se modellata su questo scambio.
È Gesù, il Figlio incarnato, che ha rivelato pienamente e “senza mediazioni” il Padre: in lui l’amore del Padre si è fatto concreto e visibile, la vita del Padre si è fatta concreta e visibile. Dio è bontà; è sollecitudine verso ogni figlio; è tenerezza paterna e materna.
La paternità e maternità umana dovrebbero essere modellate su quella divina: questo perché la gioia della vita familiare può essere vissuta pienamente solo se vissuta dentro un amore “assoluto”.
Purtroppo, spesso, esperienze negative all’interno della propria famiglia finiscono per influenzare negativamente anche l’immagine che ciascuno ha di Dio Padre. Così Dio sembra un “padre-padrone” che non vuole che i propri figli siano liberi; oppure un Dio violento, da cui tenersi lontani; o ancora un Dio oppressivo, distante, freddo,…
Ecco che, un esercizio utile a ciascuno di noi in questo periodo, potrebbe essere quello di meditare “ciò che Dio dice di se stesso, cioè meditare sulle “vere immagini” di Dio che ci sono date dalla Sacra Scrittura, ed in particolare da Gesù. Dio si è “descritto” e proprio così deve essere creduto ed accolto.
Per “comprenderlo” è indispensabile credere che l’amore può tutto, aprire il cuore, ascoltare con silenzio e attenzione la Parola di Dio e la propria esperienza.
Le ferite “invisibili” della nostra vita possono essere rimarginate solo dall’accoglienza e dal perdono, indipendentemente dalle nostre colpe, perché ognuno desideri la vita per sempre.

Le
preghiere del mese



Cosa
dice la Chiesa
CHE
IO CERCHI SEMPRE IL TUO VOLTO
Signore
nostro Dio, crediamo in te, Padre e Figlio e Spirito Santo. Perché la Verità
non avrebbe detto: Andate, battezzate tutte le genti nel nome del Padre e
del Figlio e dello Spirito Santo (Mt
28,19), se tu non fossi Trinità. […] E se tu fossi Dio Padre e fossi
pure il Figlio tuo Verbo, Gesù Cristo, e il vostro dono lo Spirito Santo, non
leggeremmo nelle Scritture: Dio ha mandato il Figlio suo (Gal 4,4; Gv 3,17), né tu, o unigenito, diresti dello Spirito Santo: Colui
che il Padre manderà in mio nome (Gv
14,26) e: Colui che io manderò da presso il Padre (Gv 15,26).
Dirigendo la mia attenzione verso questa
regola di fede, per quanto ho potuto, per quanto tu mi hai concesso di potere,
ti ho cercato e ho desiderato di vedere con l’intelligenza ciò che ho creduto,
e ho molto disputato e molto faticato. Signore mio Dio, mia unica speranza,
esaudiscimi e fa’ sì che non cessi di cercarti per stanchezza, ma cerchi sempre
il tuo volto con ardore. Dammi tu la forza di cercare, tu che hai fatto sì di
essere trovato e mi hai dato la speranza di trovarti con una conoscenza sempre
più perfetta. Davanti a te sta la mia forza e la mia debolezza: conserva
quella, guarisci questa. Davanti a te sta la mia scienza e la mia ignoranza;
dove mi hai aperto ricevimi quando entro; dove mi hai chiuso, aprimi quando
busso. Fa’ che mi ricordi di te, che comprenda te, che ami te. Aumenta in me
questi doni, fino a quando tu mi abbia riformato interamente. So che sta
scritto: Quando si parla molto, non manca il peccato (Pr 10,19), ma potessi parlare soltanto
per predicare la tua parola e dire le tue lodi! Non soltanto eviterei allora il
peccato, ma acquisterei meriti preziosi, pur parlando molto.
[…]
Parlando di te, un sapiente nel suo libro, che si chiama Ecclesiastico, ha
detto: Molto potremmo dire senza giungere alla meta, la somma di tutte le
parole è: lui è tutto (Sir 43,29).
Quando dunque arriveremo alla tua presenza, cesseranno queste «molte parole che
diciamo senza giungere a te»; tu resterai, solo, tutto in tutti (1Cor 15,28), e senza fine diremo una
sola parola, lodandoti in un solo slancio e divenuti anche noi una sola cosa
con te.
Agostino,
La Trinità, 15,51
La ragione e la fede
di Antonella Fani
QUALE ONNIPOTENZA DI DIO?
Tante volte ci sembra di aver
ormai già sentito dire di tutto sulla “bontà” di Dio, tanto “sbandierata” dai
cristiani, ma tuttavia spesso così distanti dagli ideali professati. Questo
“essere” di Dio sembrerebbe capace di risolvere ogni problema umano, ma, tra le
affermazioni e le prese di posizione, tante domande rimangono e si affacciano
propria vita.
• Perché Dio, che è
giustizia, può perdonare “ingiustamente” i peccati più atroci?
• Perché se Dio esiste, non si manifesta
chiaramente? Forse siamo solo noi uomini ad avere la necessità di illuderci
dell’esistenza di Dio?
• Perché se Dio porta
“amore”, nel suo nome gli uomini costruiscono odio, sopraffazione e violenza?
• Perché se Dio è libertà, la
Chiesa impone regole?
• Perché se Dio è giustizia
tanta disparità nel mondo?
• Perché se Dio è buono non
si oppone al male che affligge ingiustamente
e lascia l’uomo nella sofferenza?
• Perché Dio non punisce
chiaramente e visibilmente i peccatori? …
Queste sono solo alcune delle
domande che, volente o nolente, devono
abitare il cuore di ciascuno di noi.
Così, nell’affrontarle, c’è
chi si ribella e rifiuta Dio, non riuscendo a dare risposta e vedendo solo le
contraddizione delle religioni; c’è anche chi le “nega” a se stesso, rifugiandosi
nei “dogmi”, cercando di imporre verità senza amore; c’è chi accetta tutto passivamente,
tentando di assolvere i precetti minimi della religione, e via dicendo.
Così, ognuno fa quel che può…
ma si può fare anche di più, se si vuol vivere e comprendere davvero la propria
fede.
A tutte queste domande non ci
sono e non si possono dare risposte risolutive. Le contraddizioni sono presenti
perché la vita umana è complessa e va presa per quello che è. Possiamo
accennare a delle “linee guida” generali, ma servono a poco se ciascuno
non dà del tempo alla risoluzione di questi “enigmi”. Certo, forse sarebbe più
facile fare a meno di tutto ―delle domande, della religione e di Dio―: ma non potremo non ammettere che, se Dio esiste,
farne a meno non sarà “indifferente”.
Ecco allora qualche linea guida
da meditare davanti alla concretezza della propria vita e alla luce della
Parola di Dio.
• Il perdono di Dio è secondo una giustizia che guarda alla salvezza del
peccatore prima di tutto. La salvezza di ogni uomo è la vita eterna, e questo è
più importante del peccato…
• Dio si è
rivelato apertamente ed in modo misterioso: questo per non dare troppe
regole, ma per farsi accogliere nel cuore…
• Le regole e l’obbedienza ad
una religione non sono solo oppressione, ma anche rispetto dell’altro, attenzione
al diverso, via di amore e di libertà, e via dicendo: dipende da come vengono
vissute…
• L’onnipotenza di Dio è quella dell’amore assoluto, che non ha
invidia, ma desidera solo il bene dell’altro. Questa semmai è la regola su cui Dio
“si regola”…
• Gli errori umani non sono gli errori di Dio: la Chiesa è “La”
via di salvezza che il Figlio ci ha dato, via divina da cui non possiamo
prescindere, ma anche via umana in cammino e non esente da errori…
• Il perdono è regolare la giustizia oggettiva sull’“oggettività” di una
realtà di più grande valore: la vita di un’altra persona…
• Dio è accoglienza, vicinanza, presenza, fedeltà in ogni momento, anche in
quelli in cui sembra più distante…
Ognuno di noi ha un “metro”
per misurare il bene e il male con una taratura precisa… ma siamo sicuri che
sia la stessa che utilizza Dio? E siamo sicuri che la nostra, indubbiamente,
sia la migliore?
L’atteggiamento con cui ha
vissuto Gesù è stato quello della mitezza
ed umiltà del cuore: un atteggiamento di apertura, non giudizio, pazienza.
È l’atteggiamento di chi non valuta secondo il “sapere”, ma quello di chi si
mette al pari dell’altro, come “uomo tra gli uomini”, dove il rispetto della
dignità di ognuno e il desiderio di comunione sono più importanti di una verità
non vissuta.
La verità si mette in pratica
solo se è una verità per l’uomo, che
cerchi di rispettare i tempi dell’altro per aiutarlo a progredire nel bene,
secondo i modi e le possibilità di ciascuno.
w'wvw'vw'wvw'wvw'w
Veglia
di Preghiera
♫ Canto d’Esposizione Eucaristica
Lettore: Al Padre (di Dag Hammarskjold)
Tu, che io non conosco ma a cui appartengo. Tu, che non comprendo,
ma da cui ricevo il mio destino - abbi pietà di noi, così che
davanti a Te
nell'amore e nella fede, nella giustizia e nell'umiltà, possiamo seguirti
con abnegazione e coraggio e incontrarTi nel silenzio.
Non so chi - o che cosa - ha posto la domanda, non ricordo neppure
quando ho risposto, ma ad un certo punto ho risposto sì a Qualcuno
e da quell'ora ho avuto la certezza che l'esistenza ha un senso
e che perciò la mia vita nell'abbandono di sé ha uno scopo.
Da quel momento ho saputo che cosa vuol dire non guardare indietro
e non essere con ansietà solleciti per il domani.
Lettore 1: Il Padre che ha creato il mondo e che ha
voluto personalmente ciascuno di noi, ci chiama a contemplarlo nel Figlio,
nell’Amore donato al mondo. Dio è dovunque una sua creatura vive, anche se
troppo spesso la mediocrità o, ancor peggio, la malvagità umana sfigurano la
sua immagine.
L 2:
Tuttavia la fedeltà di Dio non viene mai meno: per quanto l’uomo possa peccare
ed odiare, il Padre non arriverà mai ad odiare un suo figlio, o a volere che
questo si perda per sempre. Malvagità che a noi sembrano imperdonabili non lo
sono per Dio, che è sempre disposto ad accogliere un pentimento sincero. Dio vuole comunione e redenzione, non separazione
e perdizione.
L 3: La
parabola del “padre misericordioso” raccontata nel Vangelo di Luca ci apre alla contemplazione dell’infinito
amore del Padre. Gesù ha parlato in parabole duemila anni fa, ma queste sono le
stesse che dice ancora oggi a ciascuno di noi perché possa “comprendere” Dio e
se stesso, modellando i propri criteri a quelli del Padre, e non viceversa. Non
è un lavoro facile… ma la Grazia viene in aiuto alla nostra volontà, quando da
sola non riesce a superare i limiti della fragile natura umana.
L 4: Ascoltiamo
in silenzio attento le parole del Vangelo: ciascuno di noi è uno dei personaggi del racconto,
ciascuno di noi deve imparare a sentirsi libero nella casa del proprio Padre…
Dal Vangelo secondo Luca
(15,11-32)
Disse
ancora Gesù: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre,
dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le
sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose,
partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli
cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli
abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe
voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre
hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre
e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più
degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e
si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e
commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli
disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di
esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il
vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai
piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,
perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato
ritrovato. E cominciarono a far festa…
L
1: Il padre ama il proprio figlio, come Dio ama personalmente
ognuno di noi. Per questo accetta la richiesta del figlio che si vuole
allontanare da lui. È un amore che lascia liberi, pur sapendo che l’altro è
nell’errore. L’amore non è mai possesso. Ogni figlio è libero di continuare ad
amare il Padre o di sottrarsi al suo amore…
L
2: L’amore comporta dei rischi che devono essere corsi, e il
padre della parabola, che ama davvero, ha il coraggio di immergersi totalmente
nell’accoglienza della libertà altrui… anche se sa che il figlio sta sbagliando…
L
3: Il figlio, nel male, diventa consapevole del suo errore.
Decide di fare ritorno dal padre, forse più per mancanza che per amore. Il
padre sa tutto questo. Non gli dice niente. Nessun rimprovero. Solo l’amore che
accoglie e che già ha dimenticato tutto. Invece della punizione, il dono
nuovamente di tutto: più di prima. Chi potrà capire l’amore di questo padre?
Meditazione silenziosa davanti a Gesù
Eucarestia…
Preghiera
Tutti:
Padre Nostro che hai dimora ovunque, in ogni luogo dei cieli e della terra,ma
che aneli soprattutto essere nel cuore di ogni uomo, negli angoli più insidiosi
e cupi,nelle anime più devastate, sia gloria al nome Tuo.Fa’ che sappiamo
accoglierti dentro di noi e donarti;in ogni nostro gesto traspaia la Tua
presenza, affinché possiamo costruire insieme a Te quel regno di pace per il
quale ci hai creati. Fa’ che sappiamo chinare il capo, docili dinnanzi al Tuo
sguardo misericordioso, che sappiamo abbandonarci con fiducia al Tuo abbraccio.
Oggi stai qui con noi, Signore, Padre di tutti noi.
♫ Canto
Dal Vangelo secondo Luca
(15,11-32)
Il figlio
maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica
e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo
gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello
grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva
entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io
ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai
dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo
figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai
ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me
e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo
tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
L
1: Il figlio maggiore ha scelto di fare una vita
“impeccabile”: responsabile, è stato in casa senza chiedere e pretendere nulla
di più. E di fronte al ritorno del “peccatore”, a ragione (secondo i nostri
canoni comuni) non accetta un’accoglienza così festosa del padre: una mancanza
di rispetto anche nei suoi riguardi…
L
2: Di fronte al “giusto” rimprovero del figlio maggiore, il
padre gli fa notare l’oggettività della situazione: perché, se aveva tali
sentimenti, non ha mai chiesto di più? Perché si è negato i propri desideri?
Perché anche lui non ha desiderato la libertà al di sopra di tutto?...
L
3: Che richieste strane… il figlio maggiore desiderava amare
ed essere amato dal padre. Per questo non ha mai cercato di soddisfare solo se
stesso. E ora il padre dimostra di voler più bene ad un traditore che al figlio
fedele?...
L
4: Il padre lo invita a riflettere solo su due cose: lui non
fa divisione di sostanze e di amore: gli ha donato tutto. Tutto è suo, non ha
bisogno di chiedere nulla, né di beni né di amore. Questa è la prima cosa. Deve
imparare a rallegrarsi per il perdono di ogni fratello peccatore, senza
pretendere punizioni, senza gelosie e invidie, senza regole giuridiche.
L’amore, non l’invidia, caratterizza i figli del Padre…
Meditazione silenziosa davanti a Gesù
Eucarestia…
Preghiera
Tutti:
Padre, stai qui con noi anche se abbiamo peccato, guarda le nostre mani
vuote tese verso di Te, a sfiorare il Tuo volto. Cancella il peso delle nostre
colpe e riuniscici in un abbraccio insieme a tutti i nostri fratelli, perché
tutti possiamo essere in pace dinnanzi a Te e amarci come Tuoi figli. La Tua
luce sia forza, Signore, e guida ai nostri passi. Sostieni il nostro cammino
verso strade
chiare e rette, allontana i nostri occhi dalle oscure vie
che ci attorniano. Perché vogliamo essere i Tuoi figli benedetti, vogliamo
sempre sentire la Tua mano lieve
poggiata sul capo e porterTi chiamare ogni giorno, limpidamente, amorevolmente, con
il nome dolce di Padre.
♫ Canto
Da: Padre Nostro
se… di T. Lasconi
Dio perdona sempre. È una sua promessa. Anche se i nostri
peccati fossero rossi come il sangue, lui è pronto a renderli bianchi come la
neve. E il suo perdono non è semplice. “lasciamo perdere, non è successo
niente”, ma è una forza nuova che dà la capacità di riprendere a camminare con
lui con più lena e più gioia. Il suo perdono non mette una pezza sopra gli
errori e le debolezze, ma rende nuovi,
freschi, rinati.
Preghiere
intervallate da un canone cantato
L
1: Signore ti ringrazio, quando mi
fai capire che anche l'uomo adulto ha bisogno del Padre. Signore ti ringrazio,
quando mi fai constatare che senza di Te il mondo, anche perfezionato dalle
tecnologie, non farà mai progressi. Signore ti ringrazio, quando mi fai toccare
con la mano che l'uomo, senza la Tua grazia rimarrà sempre lupo contro l'altro
uomo. ♫ Canto…
L 2:Signore ti benedico, per tutte le volte che
colmi le falle delle mie delusioni. Signore ti benedico, per ogni volta che,
additandomi i veri valori della vita, tappi i buchi dei miei insuccessi e dei
miei peccati. Signore ti benedico, quando riempi col Tuo amore i buchi profondi
della mia solitudine. Signore ti benedico, quando mi mandi il Tuo Spirito Consolatore
per farmi uscire dalla angoscia. ♫ Canto…
L 3: Signore ti lodo, quando mi sostieni nei
miei fallimenti, ricordandomi che chi possiede Te, possiede tutto. Signore ti
lodo, quando nella mia presunzione di poter fare da solo, mi affaccio al
baratro della disperazione e Tu mi afferri con la Tua mano paterna e forte.
Signore ti lodo, quando la paura del dolore mi fa rifugiare nelle Tue braccia
paterne. ♫ Canto…
Preghiere
spontanee per chi vuole ringraziare, o lodare, o benedire il Signore…
Benedizione
♫ Canto finale
Lectio
Divina

& Medita
&
“Venite a me…”: In ogni momento, nella serenità o nelle difficoltà, possiamo rivolgerci
a Dio Padre attraverso il Figlio, per ricevere sollievo ed essere consolati. Il
Padre si è rivelato attraverso Gesù, perché solo Gesù è il Figlio, generato dal Padre. Conoscere Dio significa
conoscere il suo amore e il suo perdono infinito.
“Prendete il mio giogo…”: Ricevere sollievo equivale a caricarsi di un peso? …
Gesù offre questa soluzione: affrontare le vicende della vita togliendo le
asprezze, mitigando il forte carattere, pazientando con gli altri.
Signore Gesù, concedimi un cuore come il tuo cuore,
che sappia conoscere il Padre come tu l’hai conosciuto, per essere veramente
suo figlio, per sentirmi veramente tale in ogni momento...
Apri i miei occhi come hai fatto con tanti ciechi: alleggerisci
il mio cuore duro e freddo…
Mitiga le asprezze e durezze, aprimi ad accogliere il
perdono e a saper perdonare…
Conoscere il Padre significa prima di tutto uscire da se
stessi, dal proprio egocentrismo, per rivolgerci verso un Altro. Solo
conoscendo Dio possiamo arrivare a conoscerci come lui ci conosce:
rischiare di scoprire il suo “giudizio” su di noi per vedere che è migliore del
nostro…
È questa conoscenza di Dio che ci fa conoscere a noi stessi, per
trovare in Lui la forza di far “esplodere” tutte le nostre qualità e
potenzialità, nella via del bene. In Dio tutto ci è dato, niente di bene ci è
tolto…
Notizie della nostra
Comunità
dal 10 al 17 giugno 2006
Prima di intraprendere questo pellegrinaggio mi ero
proposta di scrivere in questo giornalino le emozioni che avrei vissuto in
Terra Santa. Non immaginavo che questo sarebbe stato un’impresa pressoché
impossibile, visto che, giunta là, le emozioni che ho provato non possono
essere spiegate semplicemente con le parole. Nemmeno le fotografie, possono
servire come specchio di quello che è realmente la Terra Santa. Ne ho fatte 288
pensando di poter portare con me le immagini e le sensazioni di quei giorni, ma
nessuna di esse rispecchia il mio vissuto di allora.
Ho passato 7 giorni nei quali dall’alba fino al
tramonto ho sentito per la prima volta nella vita, di sognare, di sentire, di
vedere Gesù, la sua vita, la sua morte e la sua resurrezione, nei posti dove
Lui ha vissuto. Le emozioni sono state tante e sicuramente tutti i luoghi erano
uno più bello dell’altro, perché la Terra Santa è tutta bellissima; non solo
nel paesaggio ma anche e soprattutto per l’arricchimento spirituale che lascia
ad ogni pellegrino.
Le nostre guide spirituali, Padre Terenzio, Padre
Ottaviano e fr. Enrico, i tre frati cappuccini che ci hanno accompagnato, si
sono manifestate delle meravigliose persone e ci hanno guidato in modo straordinario.
Semplicità, serenità, amore per la vocazione, serietà, grande cuore, simpatia e
dolcezza li hanno caratterizzati. Un grazie di cuore a tutti e tre.
Non posso terminare senza esprimere la mia grande
tristezza per quello che in questi giorni sta accadendo in Terra Santa. È grande
l’amarezza di sapere che si sta distruggendo (se non il più bello) uno dei
posti più particolare del mondo, la terra di Gesù. Spero che come noi, molte
persone ascoltino il santo Padre quando ci chiede di pregare perché cessi
questa guerra e possa tornare la pace nella terra che ha visto nascere la
nostra storia e la nostra vita di cristiani. Gilda Novellino
Notizie della nostra
Comunità
FESTA DELLA PARROCCHIA NUMERO 5
Domenica 27 agosto, in una insperata
giornata di non pioggia, si è svolta la quinta edizione della festa della
parrocchia.
Un pomeriggio insieme trascorso nei
locali sede del circolo parrocchiale, all’insegna dell’allegria e della gioia
dello stare in comunione. Come ha detto don Roberto, nell’omelia della S. Messa
celebrata all’aperto nel campo polivalente, la parrocchia non è altro che un
insieme di famiglie, unite dalla fede comune in Cristo Gesù. Famiglie che non
si chiudono in “egoismi” interni, che non pensano solo ai figli ed al lavoro
personale, ma che dedicano parte del loro tempo alla comunità, al bene dei
propri fratelli di fede.
Con un po’ di fatica per tutti i
volontari che si sono adoperati per la riuscita della giornata, i quali voglio
ringraziare per primi con tanta riconoscenza, si può dire con orgoglio che
tutto sia riuscito per il meglio. A partire dalla dimostrazione di “minimoto”
che ha animato il pomeriggio, per arrivare al gruppo giovani che ci ha allietato
con musica di ascolto e Karaoke; dal gruppo che ha seguito la cena comunitaria,
a quelli che hanno lavorato per l’allestimento degli spazi interni ed esterni.
Fra le novità, l’altalena nel parco giochi per bambini, ottenuta grazie
all’impegno di Gianni e Lido Gerini. Un ringraziamento finale a tutte quelle
famiglie che, pur non avendo il tempo di offrire una disponibilità ai servizi
di volontariato per il circolo, ci sostengono in altri modi, per coprire le
necessità degli spazi della parrocchia. E ,credetemi, non sono poche.
Grazie a tutti.
Notizie della nostra
Comunità
Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II
Estate davvero speciale per questa prima esperienza
che i volontari del Circolo hanno portato avanti con tanta passione e dedizione,
senza l’aspettativa di nessun tornaconto personale.
Siamo a quota 430 tessere e l’entusiasmo generale ci
dà grande soddisfazione. Ci sono stati alcuni problemi di comportamento da
parte di alcuni che sono sfociati in danneggiamenti ed atti vandalici nei
confronti delle attrezzature (vetro spogliatoi, rete basket, tappeto elastico
del trampolino). Il Presidente ha sporto regolare denuncia ai Carabinieri, per
una questione di correttezza nei confronti di tutti i soci. Abbiamo provveduto
alla riparazione, e, con non poca soddisfazione, abbiamo riscosso la solidarietà
generale che, in questi casi, risulta più efficace di una denuncia.
Silvio Paggetti ha organizzato i tornei di pallavolo
e calcio a cinque maschile, Paolo Tarani il torneo di tennis, Luisa torneo di
pallavolo e ,con l’aiuto di Bennu (al secolo Niccolò Benucci) torneo di Yu-Gi-Oh.
Bellissima e ben riuscita anche la giornata del quadrangolare di calcio a 5
femminile, per la quale ringraziamo tutte le squadre intervenute ed in particolare
Elisa Rialti. Un grazie anche a Daniele Gerini per la serata di tiro con
l’arco.
Un grazie altrettanto sentito ad Angiolino Trapani che ha arbitrato con passione e
competenza le partite del torneo di calcetto e a Giacomo Giustini
che ha arbitrato con pazienza le partite del torneo di pallavolo. Nella
pallavolo si sono sentite emozioni forti sia in termini di partecipazione degli
atleti che del pubblico spettatore. Ragazzi, giovani e ragazzi over 40, in
squadre miste venute fuori da un sorteggio, si sono affrontati con grinta e tenacia
mostrando un attaccamento agonistico inaspettato. Bocce, ping pong, calcio
balilla, partite a carte per i più anziani e non, hanno animato le sere di
questa estate 2006.
Notizie della nostra
Comunità
Centro
estivo 2006
Seconda edizione dell’iniziativa parrocchiale
Il giorno 12
giugno le porte del centro estivo “In Cammino” si sono aperte per il secondo
anno consecutivo; molta è stata la gioia, mia e dei miei collaboratori, nel
vedere entrare bambini provenienti da tutto il Casentino. Le iscrizioni in questi
tre mesi sono praticamente raddoppiate rispetto all’anno passato. Le nostre
attività sono state molte, divise tra gli spazi della scuola materna Alterini
e, grande novità di questo anno, tra gli spazi del nuovo circolo parrocchiale
Giovanni Paolo II, che ha messo a disposizione tutta l’area esterna e
soprattutto il divertentissimo tappeto elastico, attrazione preferita dai
bambini.
Le nostre giornate
sono state organizzate tra gioco e studio, attività di gruppo divise in fasce
di età e momenti condivisi da tutti. Durante il centro estivo abbiamo
organizzato due uscite: una nel mese di giugno in piscina, dove i bambini hanno
nuotato e passato una giornata in allegria; una nel mese di luglio in un
maneggio, dove sono stati a contatto con la natura e con gli animali, provando
l’emozione di cavalcare poni e cavalli. Il centro estivo “in Cammino” saluterà
i bambini e i genitori, unito a chiunque voglia partecipare, alla grande festa
di chiusura che si terrà domenica 10 settembre presso il circolo parrocchiale.
Per finire, vorrei
ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile questa esperienza: il
parroco, don Roberto, sempre aperto ad iniziative innovative ed utili alla
comunità; suor Elide e suor Pellegrina, le quali, pur avendo sulle spalle il
peso dell’anno scolastico, sono andate avanti senza sosta; i ragazzi del gruppo
giovani che anche in questa estate, hanno regalato parte del loro tempo libero
ai bambini, a Sara, Imma e a tutti i volontari del circolo parrocchiale. Un
ultimo grazie ai genitori che ci hanno dato fiducia ed appoggio nell’affidarci
i loro bambini; proprio ai bambini va il mio ultimo abbraccio forte, con la
speranza di rivederli il prossimo anno.
Notizie della nostra
Comunità
Rassegna Letteraria “In
Cammino con Gesù”:
Terza edizione in collaborazione con la Diocesi
È partita la
campagna promozionale per la partecipazione alla terza edizione della Rassegna
di testimonianze letterarie “In cammino con Gesù”, che la parrocchia organizza
per il mese di novembre, in occasione dei festeggiamenti del santo
patrono.Anche quest’anno alcune novità non di poco conto.
Innanzitutto la
collaborazione con la Diocesi di Fiesole,
la quale per volontà del Vescovo Luciano e su proposta del vicario foraneo don
Carlo Corazzasi, in occasione del Congresso Eucaristico Diocesano, ha scelto la
nostra rassegna come “evento di apertura”. Un ringraziamento di cuore al nostro
Vescovo e a don Carlo che premiano il nostro impegno nei confronti di una
iniziativa del tutto nuova che ha attirato attenzione un po’ da tutta Italia.
Per l’occasione è stata inserita nel bando della rassegna, una sezione straordinaria dedicata
all’Eucarestia, dal titolo “Mistero Eucaristico nel Cammino di fede”. Bella la
presentazione di Mons. Andrea Lombardi, vicario episcopale per i laici , nella
quale ha sottolineato come nel “cammino con Gesù” il segno che ci garantisce la
sua compagnia sia proprio l’Eucarestia.
Ricordiamo per
chi non avesse mai letto della nostra rassegna, le due sezioni nelle quali è
divisa, in cui si accettano forme di espressione letterarie in poesia, come
preghiera, ed in prosa come racconto di una esperienza di fede. Le due sezioni
sono suddivise in fasce di età o ambiti: ambito prima comunione, ambito
cresima, abito giovani, ambito adulti laici. Il tutto riservato ai soli LAICI.
Madrina della rassegna l’attrice Claudia Koll che è stata con noi per la prima edizione e che speriamo di rivedere anche quest’anno. L’anno passato sono stati presenti alla premiazione l’on. Carlo Casini ed il prof. Alessandro Fo. Significativa la testimonianza di una persona premiata l’anno passato: era emozionata soprattutto per il fatto che la sua esperienza potesse essere di stimolo e di aiuto per altre persone. Per questo non posso che augurami, per finire, di vedere molti di voi che leggete, autori ed attori della rassegna. Attori di una testimonianza di fede vissuta da trasmettere anche ad altri.
Antonio
FANI
Per riflettere
Se vi è capitato di aprire un libro
di diritto sarete sicuramente incappati nella frase "la diligenza del buon padre di famiglia".
Ora quello che sfugge, è perché, amministratori
e politici in generale, spesso non si ricordino di queste 7 parole che
straripano in molti testi e che in teoria avrebbero dovuto e dovrebbero
leggere.
Ecco alcuni estratti in cui si usano
queste parole, richiamate peraltro in molti articoli (ex 1176) del Codice civile.
Il Procuratore Generale della Corte
dei Conti nella relazione di apertura della anno giudiziario 2000, sottolinea:
“…gli amministratori pubblici si devono rendere consapevoli che le pubbliche
funzioni debbono essere svolte con la diligenza del buon padre di famiglia e
cioè con quel complesso di cure e di cautele che l’amministratore pubblico deve
impiegare per osservare i propri compiti, i quali sono finalizzati alla soddisfazione
delle esigenze della collettività a cui, in sostanza, sono sottratte le risorse
finanziarie necessarie per l’amministrazione."
Ed ancora: …"La diligenza del
buon padre di famiglia sta a indicare che il pubblico amministratore, durante
lo svolgimento dei propri compiti e nell’adozione delle proprie scelte, deve
adottare quella diligenza che è solitamente usata, in identiche circostanze, dal
responsabile della cellula costituente la società: la famiglia."
Non a caso il diritto ha preso ad
esempio la condotta del padre “buono” di famiglia e non di altri (ad esempio di
un singolo). Nella responsabilità che per natura, si impone al genitore, ossia
al padre (o madre) “buono”, si identifica una innata propensione al bene e al
giusto.
Sarebbe un notevole vantaggio per la
collettività, se politici ed amministratori operassero, nelle loro scelte, con
la "diligenza del buon padre di
famiglia". E ciò non solamente per un fatto etico, di buona condotta
cristiana, ma anche, come si è visto sopra, per il semplice rispetto della
legge, che proprio questo impone.
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A cura del direttore Silvia PECORINI
CETICA: Storia,
vicende e popolazione di una comunità rurale
del Pratomagno
Presentata nella Sala Consiliare del
Comune di Castel San Niccolò
un’importante pubblicazione storica
La storia, “maestra di vita”, è stata la musa
ispiratrice di Marco Porcinai, un uomo di formazione prettamente economica, ma
con una grande passione che lo ha portato, dopo una lunga ricerca di archivio,
a scrivere un libro su Cetica e la valle del Solano. Fin da sempre appassionato
di storia, prima toscana e poi fiorentina, spinto dal desiderio di conoscere in
modo più approfondito le terre da cui provengono parte delle sue origini, si è
mosso in questa direzione. Il legame con il territorio quindi non si è spezzato,
così è stato quasi naturale che a un certo punto della sua vita nascesse il
desiderio di scoprire qualcosa di questa terra della quale tutto sommato fino
ad ora si sapeva poco. Il primo passo è stato quello di andare a cercare negli
archivi dei documenti antichi che citassero queste comunità. La ricerca parte
dall’anno 1000 con delle prime notizie su Cetica e sulla Valle del Solano,
citate sui documenti degli imperatori germanici e poi inizia a tratteggiare la
storia di questa zona attraverso le vicende dei Conti Guidi. L’analisi dei
documenti termina al 1776, data in cui il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo,
abolisce le amministrazioni locali e di conseguenza anche le autonomie
amministrative che aveva la comunità di Cetica. La parte centrale del lavoro è
quella dedicata al Comunello di Cetica, un vero e proprio comune, piccolo, ma
con tutte le caratteristiche. Interessante risulta essere il modo in cui si facevano
le nomine delle varie cariche, come si sceglievano le persone, quali erano le
oligarchie che si costituivano in modo da creare gruppi di potere, quali erano
i vari incarichi del comune. Tra le figure particolari emerge quella del
“campaio”, una specie di guardia il cui compito era di girare per il territorio
per controllare che non venissero commessi reati contro i beni delle persone,
tra cui anche gli animali.Viene anche menzionato “il sindaco dei malefizi”, un
tipico personaggio del medioevo, estratto a sorte, che doveva girare per il
comune a spiare affinché non venissero commessi reati. Era una figura talmente
odiata dalla popolazione che nessuno ambiva ad occupare questo ruolo.
La comunità di Cetica e in parte quella di Garliano
erano proprietare di beni chiamati beni comuni o collettivi, molto antichi, addirittura
risalenti ad ancor prima della dominazione dei Guidi e sembra che questi
venissero goduti da tutta la popolazione residente. Questi beni erano fonte di
entrata della comunità perché tutti gli anni li mettevano all’incanto e quindi
ottenevano un compenso che poi veniva destinato all’utile di tutta la comunità.
Il bene principale erano i mulini, all’epoca quattro, infatti risulta che ogni
comunità aveva il suo mulino perché questi costituivano una privativa pubblica
cioè l’esercizio dei mulini competeva esclusivamente al comune di Castel
San Niccolò, che li metteva all’incanto
e i proventi ricavati servivano per il bilancio del comune. Negli statuti
c’erano delle norme severissime sull’esercizio dei mulini che prevedevano
l’obbligo da parte della popolazione di servirsi esclusivamente di questi
quattro mulini per la macinazione dei cereali, delle castagne, dei legumi. Sul
territorio si trovavano sparsi altri piccoli mulini che però potevano macinare
solo le ghiande, le norme cambiarono nel 1775 quando il Granduca liberalizzò
tutto e i mulini incrementarono.
Una parte molto interessante del libro è dedicata allo
studio della popolazione rurale grazie alla consultazione del catasto del 1427,
il primo catasto descrittivo, conservato nell’archivio di Stato di Firenze,
dove i beni erano solo descritti. Tutti gli abitanti del contado, del distretto
fiorentino furono chiamati a presentare in quell’anno la portata dove il
capofamiglia elencava in successione tutti i beni che possedeva e poi la
composizione della famiglia, le cosiddette bocche, i debiti e i crediti e il
bestiame posseduto. Ogni bene aveva la sua valutazione, alla fine si rilevava
quello che si chiamava l’imponibile fiscale sul quale veniva applicata
l’imposta. Grazie a questa consultazione è stata ricostruita in parte
l’economia della zona, le attività, i beni
e in pratica emerge che questa gente era molto povera, c’era una grande
miseria, i benestanti erano pochissimi e arrivare alla fine della giornata non
era poi facile. La stragrande maggioranza della popolazione possedeva la casa,
l’orto e la vigna, qualche pezzo di terra da arare, il castagneto e prati da
pascolo sul Pratomagno. I dati ricavati hanno mostrato che la composizione
delle famiglie rispetto a quello che si
può pensare non era elevata, le famiglie più numerose risultano quelle composte
da quattro persone, era una popolazione abbastanza giovane e l’aspettativa di vita
era tra i 40 / 50 anni.
Approfondimenti
Storie di buona convivenza con l’Islam
Luigi Accattoli del “Corriere della Sera” mostra i musulmani in Italia
L’inchiesta
ha avuto il contributo del Servizio Nazionale per il Progetto culturale della
Conferenza Episcopale Italiana (CEI).
“Direi che le
storie mi venivano spontaneamente alle mani – osserva Accattoli –: bastava che
io, arrivando in una città o in una parrocchia di Roma, poniamo per una conferenza,
chiedessi: conoscete qui qualche musulmano che vive pacificamente e si è bene
inserito? Fatta questa domanda veniva subito la risposta: vada da questa
associazione, si rivolga al tale volontario della Caritas, visiti quella
libreria…”. Da qui a venire in contatto con storie di buona convivenza il passo
è stato breve: “Ecco la scoperta di sette musulmani che studiano alla
Gregoriana, di uno che lavora in Vaticano, di un altro che fa il sacrestano in
una parrocchia di Milano, di immigrati islamici che sono diventati dirigenti
della Caritas, sindaci, responsabili di uffici delle ACLI e così via”. “Bisogna
distinguere quattro interlocutori islamici: l’Islam che prega, il
fondamentalismo islamico, l’islamismo politico e il terrorismo islamista”, spiega
il giornalista. “L’Islam che prega va onorato: esso rappresenta – secondo gli
specialisti – l’85% dell’intero Islam: è a questo che di preferenza io mi sono
rivolto per cercare le mie storie”, ha detto Accattoli, che da 24 anni è
giornalista del “Corriere della Sera”, mentre da 30 anni collabora con la
rivista “Il Regno”. “Il fondamentalismo islamico va combattuto culturalmente –
ha sottolineato –. All’islamismo politico si deve reagire politicamente e il
terrorismo islamista va prevenuto e represso, con l’intelligence e con le armi,
ma non con la guerra, che coinvolge i popoli e ingrossa la sfida del terrore:
la incoraggia, la inasprisce, la moltiplica”. “Nella quotidianità credo che la
migliore reazione al terrorismo islamista sia l’incoraggiamento alla buona
convivenza – ha osservato Accattoli –. Far conoscere la convivenza già
realizzata è una variante di questa azione, particolarmente adatta a un
giornalista quale io sono”. Tra gli intervistati ci sono musulmani che lavorano
alle ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), alla Caritas, al Centro
Astalli, studenti della Pontificia Università Gregoriana, così come membri del
Movimento dei Focolari.
Approfondimenti
Autorizzano di nuovo ciò che la legge 40
e gli elettori avevano proibito
Il presidente di Scienza e
vita, Bruno Dallapiccola, è deluso dal voto del 20 luglio in Senato. Parla di
“sconfitta subita in maniera anche brutale e senza rispetto per la storia
d’Italia”. Della mozione dell'Unione presentata dal ministro Fabio Mussi e
votata da 152 senatori parla come di “una trappola, tesa da navigati politici a
persone forse in buona fede, forse no, che ci sono cascati come allocchi,
abbandonando posizioni condivise”. Grande delusione nei confronti della
senatrice Paola Binetti, fondatrice del comitato Scienza e vita, che ha votato
la mozione. Quei cattolici in Senato non hanno capito che quella mozione è una
reale sconfitta. E’ una sconfitta per tutti coloro che nell’area cattolica e
non solo, visto che Scienza e vita è un comitato trasversale che accoglie laici
e cattolici, tenevano saldo il principio che la vita inizia al momento del
concepimento.
ANCHE IN POLITICA SERVONO ESEMPI DI FEDE E GESTI CONCRETI
''Sulla difesa della vita non ci possono essere compromessi. Non ha
alcun senso dunque qualsiasi trattativa politica che abbia ad oggetto la
ricerca sulle cellule staminali embrionali''. L'Osservatore Romano in un articolo
commenta cosi' le ultime vicende legate alle iniziative parlamentari in materia
di ricerca sulle staminali. Nessun riferimento esplicito alla posizione assunta
dalla senatrice Paola Binetti, cosi' come dagli altri senatori cattolici dell'Unione
che hanno dato il via ad un ''compromesso'' ritenuto dalle autorita' ecclesiastiche
non in linea con il Magistero, ma il quotidiano della Santa Sede sembra proprio
rivolgersi a loro in un passo dell'articolo: ''non e' accettabile la soluzione
trovata nei giorni scorsi in Senato sulla mozione presentata dalla maggioranza.
La convergenza - si legge - su presunti compromessi che dovrebbero rendere
accettabili principi che non lo sono tradisce un ossequioso omaggio alle
ragioni della politica, in sfregio alla coerenza e al rispetto del magistero
della Chiesa''. Per il Vaticano e' chiaro che ci sarebbe, invece, bisogno ''di
recuperare la fierezza della propria fede: non basta evidentemente proclamare
la propria appartenenza ad un'area di riferimento, vantare conoscenze che
possano giustificare la richiesta di voti. Servono,
anche in politica, esempi di fede vissuta, gesti concreti, il coraggio di
opporre con forza un no, un'obiezione che sgorghi dal profondo della propria
coscienza. Sempre che si abbia il buon gusto di ascoltarla, la propria
coscienza di cattolico''.
Approfondimenti
Il Papa e la pace in medio Oriente
Più volte il Papa ha preso la parola per presentare la
posizione della Santa Sede chiedendo innanzitutto un immediato
cessate-il-fuoco, l’aiuto umanitario alle martoriate popolazioni, e un dialogo
che tenga conto dei diritti di tutti gli Stati e popoli coinvolti nel
conflitto. La voce del Papa si è levata fermamente per porre fine al bagno di
sangue che si sta verificando in quella regione.
In una intervista concessa ad alcuni canali televisivi
di lingua tedesca e a “Radio Vaticana”, mandata in onda il 13 agosto, ha
affrontato la questione mediorientale. La Santa Sede non vuole alcun potere
politico. Ma noi vogliamo appellarci ai cristiani e a tutti coloro che si
sentono in qualche modo interpellati dalla parola della Santa Sede, affinché
vengano mobilitate tutte le forze che riconoscono che la guerra è la peggiore
soluzione per tutti”. “Non porta nulla di buono per nessuno, neppure per gli apparenti
vincitori. Noi lo sappiamo molto bene in Europa, in seguito alle due Guerre
Mondiali”, ha quindi aggiunto. “Ciò di cui tutti hanno bisogno è la pace. Vi
sono forze morali che sono pronte per far comprendere che l'unica soluzione è
che dobbiamo vivere insieme”. “Queste forze noi vogliamo mobilitare: i politici
devono trovare le strade affinché questo possa avvenire il più rapidamente
possibile e soprattutto in modo durevole”.
Marcia Perugia-Assisi per la
giustizia e la pace
Su richiesta del Papa, si sono
riuniti per pregare per la pace i pastori e i fedeli della Chiesa in Terra
Santa. L'Eucaristia è stata concelebrata dal Rappresentante Pontificio in
Israele e Palestina, monsignor Antonio Franco, da Sua Beatitudine Monsignor
Michel Sabbah, Patriarca di Gerusalemme dei Latini e dagli Ordinari cattolici
di Terrasanta. “Il popolo libanese ha il
diritto all’integrità e alla sovranità del suo Paese; il popolo israeliano ha
il diritto a vivere in pace nel proprio Stato; e il popolo palestinese ha il
diritto a vivere in una patria libera e sovrana”, ha spiegato il prelato.
“La violenza di queste settimane sta distruggendo un promettente modello di
convivenza, costruito nel corso dei secoli, dove una pluralità di comunità,
persino di convinzioni religione molto differenti, hanno imparato che il solo
modo per vivere in pace e sicurezza ed utilizzare in maniera creativa le
proprie risorse umane e diversità è il dialogo e la stretta cooperazione”, ha
affermato il rappresentante papale. “Possa la legge non arrivare mai al punto
di sanzionare un risultato ottenuto con la sola forza – ha concluso-. Ciò
sarebbe la rovina della civiltà, la sconfitta della legge internazionale, e un
fatale esempio per altre aree che si trovano in questa regione e, in verità,
per il mondo intero”.
Approfondimenti
TEMO PIU’ CERTI TEOLOGI CHE “IL CODICE DA VINCI”
“Il fumo di Satana è entrato nel Tempio di
Dio”, disse drammaticamente Paolo VI. E anche Papa Ratzinger ci mette in
guardia dagli Anticristi che sono fra noi, più insidiosi di certi attacchi
calunniosi dei nemici esterni (come il romanzo di Dan Brown). Per esempio sulla
Resurrezione…
Sulla prima pagina della
Stampa un editoriale di Gian Enrico Rusconi – noto intellettuale laico - ha
ammesso che la storiella inventata da Dan Brown è “avventurosa e calunniosa”,
ma ha spiegato che i cattolici non devono fare le “vittime”, non devono reagire
alle calunnie e anzi devono unirsi al suddetto Brown per demolire anch’essi la
Chiesa.
Rusconi è così a digiuno di
cattolicesimo che non sa nemmeno che proprio questo “suicidio”, da decenni, è
il vero problema del mondo cattolico. Una quantità di teologi, “intellettuali
cattolici” e “pastori” si sono accodati al mondo, a balorde teorie mondane e a
ideologie assurde (dalla vulgata marxista della teologia della liberazione,
alla fissa psicoanalitica, dalla gnosi di un certo ecumenismo conciliare,
all’esegesi storico-critica di Bultmann).
Già Paolo VI lo denunciò con
parole pesantissime: “da qualche parte il fumo di Satana è entrato nel Tempio
di Dio… L’apertura al mondo fu una vera invasione del pensiero mondano nella
Chiesa”. Ed ancora nel 1974, con dolore, il papa parlò di “coloro che tentano
di abbattere la Chiesa dal di dentro”. In un famoso colloquio con Jean Guitton,
Paolo VI usò toni quasi apocalittici. Ricordò la frase di Gesù nel Vangelo di
Luca: “quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla
terra?”. La applicò ai giorni nostri. Disse: “Ciò che mi colpisce quando
considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra
talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che
questo pensiero non-cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il
più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa”.
Con il vigoroso pontificato
di Giovanni Paolo II e il lavoro ventennale del cardinale Ratzinger è stata
compiuta un’opera immane, di ritorno all’ortodossia: specialmente nella fede
del popolo cristiano che oggi non appare più così subalterno a ideologie
mondane. Ma il ceto intellettuale e teologico lo è. Proprio alle loro
fumisterie dottrinali era rivolto il messaggio del papa: “La risurrezione di
Cristo è il dato centrale del cristianesimo, verità fondamentale da riaffermare
con vigore in ogni tempo, poiché negarla come in vario modo si è tentato di
fare e si continua a fare o trasformarla in un avvenimento puramente spirituale,
è vanificare la stessa nostra fede. ‘Se Cristo non è risuscitato – afferma san
Paolo – allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede’.
Ecco a chi erano rivolte e come si spiegano le parole di Benedetto XVI. Il
quale penso che tema molto più l’avvelenamento delle sorgenti operato
dall’interno della Chiesa che non gli attacchi esterni, in fondo risibili, come
quello di Dan Brown. Una volta, quando era ancora cardinale, Ratzinger
intervenne a un convegno di esegeti e con la sua voce dolce e mite esordì con
una bomba atomica: “Nella ‘Storia dell’Anticristo’ di Wladimir Soloviev, il
nemico escatologico del Redentore (il drago, ossia il demonio) si raccomanda
segnatamente ai credenti come teologo e per aver scritto un’opera che gli vale
il riconoscimento di pioniere in questo campo. L’Anticristo, celebre esegeta!
Con questo paradosso Solovev – circa cento anni fa – ha messo in luce
l’ambivalenza questa problematica”.
Più chiaro di così non si
può. L’Anticristo non è uno dei tanti diffamatori esterni, che attaccano la
Chiesa da fuori. Ma un celebre teologo. La Chiesa non ha paura dei nemici esterni
perché ha la promessa che mai prevarranno, ma teme solo la demolizione della
fede dall’interno: “quando il Figlio dell’Uomo tornerà troverà ancora la fede
sulla terra?”.
Un anno fa anche il cardinal
Ratzinger, scrivendo per papa Wojtyla la Via Crucis del venerdì santo, ricordò
quelle terribili parole di Gesù. E disse che Gesù trovò la risposta quando si
trovò inchiodato sulla croce. Tutti i suoi se n’erano scappati. Ma era rimasta
Maria: “I discepoli sono fuggiti, ella non fugge. Ella sta lì, con il coraggio
della madre, con la fedeltà della madre, con la bontà della madre e con la sua
fede che resiste all’oscurità…. Sì, in questo momento egli lo sa: troverà la
fede. Questa, in quell’ora, è la sua grande consolazione”.
Non è un caso se
dall’oscurità degli anni Settanta la fede è rinata grazie a un papa totalmente
mariano, grazie ai santuari mariani (da Lourdes a Medjugorje), grazie a
movimenti e opere (come Radio Maria) nati sotto la protezione della Madonna.
Perciò il papa, parlando del mese di maggio, dedicato alla Vergine ha chiesto
di “riscoprire la funzione materna che Lei svolge nella nostra vita, affinché
siamo sempre discepoli docili e testimoni coraggiosi del Signore risorto. A
Maria affidiamo le necessità della Chiesa e del mondo intero, specialmente in
questo momento segnato da non poche ombre”.
Non a caso Maria è così
malsopportata da tutti i modernismi teologici.
Varie
La
Divina Misericordia
Molti, purtroppo, si ricordano di affidarsi alla
Divina misericordia, solo nel giorno della domenica in Albis, mossi soprattutto
dal desiderio di poter usufruire del grande dono dell’indulgenza plenaria. Eppure
Gesù ci parla della sua Misericordia in ogni giorno della nostra vita,
particolarmente quando ci nutriamo della Santa Eucaristia. È nell’Ostia santa
che è contenuto il testamento della Divina Misericordia, misericordia infinita
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Quindi per poter godere di tutti i
privilegi che Gesù ha promesso a quanti si accostano al culto della D.M. è necessario ricordare che OGNI GIORNO ci si
deve rivolgere con fiducia assoluta all’Amore e alla Misericordia del Padre;
OGNI GIORNO si devono compiere con l’azione, la parola e la preghiera, atti di
misericordia verso il prossimo, perché Amore di Dio e Amore dei fratelli sono
indissociabili. Santa M.F.Kowalska ha lasciato scritto nel suo diario: “Provo
un dolore tremendo, quando osservo le sofferenze del prossimo. Tutti i dolori
del prossimo si ripercuotono nel mio cuore”. Queste parole sono la dimostrazione
di quale sia il punto di condivisione a cui conduce l’amore quando è misurato
sull’amore di Dio. Non è facile amare di un amore profondo, fatto di un
autentico dono di sé. Questo amore si apprende solo alla scuola di Dio, al
calore della Sua carità. Fissando lo sguardo su di Lui, sintonizzandoci colk
suo cuore di Padre, diventiamo capaci di guardare ai fratelli con occhi nuovi,
in atteggiamento di gratuità e di condivisione, di generosità e di perdono.
Tutto questo è MISERICODIA. Santa M.F.Kowalska ci ha lasciato nel suo diario le
sei forme di devozione alla D.M. che Gesù stesso le ha dettato. La prima
consiste nella venerazione dell’immagine di Gesù Misericordioso. Il sangue che
sgorga dalla ferita del costato evoca il sacrificio della croce ed il dono
eucaristico, l’acqua ci ricorda il battesimo ed il dono dello Spirito Santo; lo
sguardo leggermente abbassato, quello stesso sguardo che nostro Signore aveva
sulla croce, ci ricorda le parole dette da Gesù alla santa: “Figlia mia, dì che
sono l’Amore e la Misericordia in persona”.
Amiamo dunque e veneriamo questa immagine che è per
noi pegno di salvezza eterna e ripetiamo ogni giorno con tutta la nostra
fiducia e nel più totale abbandono alla volontà del Padre: “Gesù confido in Te”.

Varie
SAN
GIUSEPPE, PADRE BUONO
L'uomo Gesù, è diventato grande accanto a un
altro "calco" del "Padre buono", il semplice Giuseppe.
Certamente lui per primo ha imparato a chiamare papà. Certamente l'ha guardato
con ammirazione, con fiducia, da lui ha preso sicurezza e protezione, oltre che
gli insegnamenti per guadagnarsi da vivere.
Un papà
straordinario che vive la vita di tutti i giorni, fa il falegname, è conosciuto
in paese, Nazareth, tanto che suo figlio ha, presso la gente, la sua impronta.
È chiamato, infatti; figlio del falegname
e, conseguentemente, ne riceve la dignità e i limiti. Da lui ci si
aspettano alcune cose e non altre, non ci si aspetta che tenga insegnamenti in
sinagoga o che faccia miracoli.
Agli
occhi del figlio, certamente, un miracolo è questo stesso padre, con la sua
fede altissima. Il solo fatto che abbia accettato di essergli padre, di avere
autorità su di lui, di proteggerlo a partire dal mistero della sua nascita, fa
della paternità di Giuseppe la più grande lezione vivente del Padre buono.
È
proprio questo semplice uomo che introduce il figlio al mistero della paternità.
[…] È questo papà che lo ha messo in contatto con 1' autorità del Padre buono,
facendogli respirare l'aria di mistero, accettato, condiviso, buono, datore di
senso. In ciascuno di questi sogni gli è chiesto di prendere con sé la madre (Non temere di prendere con te ... Lc 1,20)
e poi, per tre volte il bambino e sua
madre (Mt 2,13.20.22).
È così che Giuseppe trasmette al bambino che
cosa sia la paternità: essa è essenzialmente un prendere con sé. Padre è uno che decide di prendere con sé, cioè di
custodire, di assumersi delle responsabilità. Prendere con sé
comporta il mettersi a disposizione.
E così il bambino a lui affidato, che lo guarda e
impara da lui, è messo di fronte a un'altra connotazione della paternità, il
trovarsi là dove non ci si aspettava. […] Gli eventi della vita del figlio
tirano fuori il padre da tutte le sue barricate, fino a quando non solo è il
figlio stesso a guidare il padre, ma anche a prendersene cura, ad accompagnarlo
nell'ultimo viaggio come pensiamo sia accaduto a Giuseppe.
Tratto da M.
Zattoni ‑ G. Gillini,
La trappola
del Padre buono
Per finire…
UNA
LETTERA D’AMORE DEL PADRE:
|
Figlio mio, forse non mi conosci, ma Io so tutto di
te… So quando ti siedi e quando ti alzi… Conosco a fondo i tuoi modi di essere…
Perfino ogni capello sul tuo capo è contato… Perché ti ho creato a mia immagine… In me vivi, ti muovi, ed esisti… Ho scelto te nel
disegno del creato…
Sei stato creato in maniera meravigliosa … Ti
ho intessuto nel seno di tua madre… E ti ho portato alla luce nel giorno della
tua nascita … Coloro che non mi conoscono hanno dato una
falsa immagine di me … Non sono rabbioso, sono invece
l’espressione completa dell’amore … E desidero offrirti tutto il mio amore … Semplicemente perchè sei mio figlio, ed Io
sono tuo padre… Ogni dono perfetto che ricevi proviene
dalla mia mano… Perchè provvedo a tutto ciò di cui hai bisogno… Il miei
piani per il tuo futuro sono
sempre stati pieni di speranza… Perchè ti amo di un amore eterno… I miei pensieri per te sono più numerosi
dei granelli di sabbia… Non cesserò mai di farti del bene… Perchè tu appartieni a me, e sei il mio
tesoro… Desidero realizzarti con tutto il mio cuore è tutta l’anima mia… E voglio mostrarti cose grandi e
meravigliose… Se mi cercherai con tutto il tuo cuore, mi troverai… Diletti in me ed Io ti darò quel che il
tuo cuore desidera… Perché sono Io che ti ho dato quei
desideri… Io sono la tua più grande consolazione… Sono il padre che ti consola in ogni tua
afflizione… Quando hai il cuore spezzato, ti sono
vicino… Come un pastore porta un agnello, Io
ti porto vicino al mio cuore… Un giorno asciugherò ogni lacrima dai tuoi
occhi… Sono tuo padre, e ti voglio bene come ne
voglio a mio figlio Gesù… Perchè in Gesù si è realizzato il mio amore
per te… Egli è l’impronta esatta della mia
essenza… E’ venuto a mostrare che io sono con te, non contro di te… E a dirti che non sto contando i tuoi
peccati… Gesù è morto perché noi
ci riconciliassimo…
La
sua morte è stata la massima espressione del mio amore per te… Ho donato ogni cosa che amavo per
guadagnare il tuo amore… Se ricevi il dono di mio
figlio Gesù, ricevi anche me…
E nulla ti separerà mai
più dal mio amore…
Torna a casa e darò la
più grande festa mai vista in cielo…
Sono sempre stato e sempre ti sarò Padre… Ciò che mi chiedo è...vuoi essere mio
figlio?… Ti aspetto…
…con Amore il tuo Papà, Dio Onnipotente |
Sal 139,1 At
17,28 Ef
1,11-12 |