Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino – Diocesi di Fiesole


Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino
Anno
IV - N. 21 Novembre -
Dicembre 2006
Credo in Gesù Cristo
SOMMARIO
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Editoriale pag.
3 Chi è Gesù
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Spiritualità pag.
4 Gesù, vero uomo e vero Dio
q
Le preghiere del mese pag. 6 Preghiere
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Cosa dice la Chiesa pag. 8 Gesù: Logos
di Dio
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La ragione e la fede pag. 9 Discorsi
“pericolosi”
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Veglia di preghiera
pag. 11 Ciò che era fin da principio
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Lectio Divina pag.
15 E il Verbo si fece carne
q
Notizie della nostra comunità pag. 16 Ricordiamo i defunti
pag. 17 Catechismo
pag.
18 Gruppo Giovani
pag.
19 Circolo Parrocchiale
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Notizie da Casentino pag. 20 Rubrica
q
Approfondimenti pag. 22 Speciale
Verona 2006
pag.
26 Mons. Gastone Simone
pag.
27 Veltroni e la ricerca di Dio
q
Varie pag. 28 Padre Livio
e Radio Maria
pag.
30 L’uomo nel pozzo
q
Per finire… pag. 31 Esperienza di Dio
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in
Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
CHI E’
GESU’
E' naturale che tra i cristiani, anche se
sorretti da generazioni e generazioni di credenti e da una bimillenaria
tradizione, sorga la domanda: chi è Gesù? Qual è la sua vera identità? E la
risposta non può essere che quella che da la fede. Gesù è vero uomo e vero Dio.
Questa è la sostanza del credere in Gesù Cristo.
La storia della salvezza ha questo momento
centrale: Dio è venuto in mezzo a noi tramite il Figlio. In Cristo ogni uomo è
riconciliato col Padre, può vivere nella vita divina e nel costante perdono di
Dio.
GESU' VERO UOMO vuol dire che si è sottomesso ai limiti
umani, alle difficoltà della nostra vita; fu uomo di carne e di sangue, di cuore
e di Spirito. E' il mistero dell'Incarnazione. Non sarebbe giusto dire
semplicemente che Egli è l'uomo più vicino a Dio,il più potente dei profeti.
Non è un uomo divinizzato: è Dio fatto uomo. Non ha incominciato a essere
Figlio di Dio quando è nato dalla vergine Maria. Tutto ciò che Egli ha vissuto
nella sua storia terrena, crediamo che l’ha vissuto come Figlio di Dio e non
per meritare di diventarLo.
GESU' VERO DIO vuol significare che le dimensioni
dell'umanità le ha accolte e vissute con il cuore di Dio. Ha messo l'amore per
gli altri e la dedizione incondizionata al primo posto. I vangeli ci presentano
un Gesù che ha accolto tutti, non ha ribattuto all'ingiurie, non si è imposto,
ma si è presentato all'attenzione ed all'accettazione degli ascoltatori. E
questo perchè Lui non solo conosceva la Verità, ma era la Verità. Secondo S.
Giovanni Gesù è anche IL LOYOS = Parola di Dio, Comunicazione di Dio. Gesù ha
preso il volto del Comunicatore e del Testimone e lo stesso devono fare i
cristiani: non imporre le loro opinioni,ma testimoniarle in modo coerente nelle
parole e nella vita. Il Cristo è UOMO, DIO, LOYOS (PAROLA) per tutti gli uomini e per l'universo. Non
dipende dagli uomini il mistero dell'Incarnazione divina; dipende dagli uomini
che il Cristo sia conosciuto, amato, creduto.
Il più grande peccato dell'uomo e delle società contemporanee è la pretesa di poter
fare a meno di Gesù e di Dio.
Il vostro parroco, don Roberto
Spiritualità
di Antonella
Fani
La seconda sezione del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica riporta una bella immagine del mosaico del trionfo della Croce, che si trova nella basilica di San Clemente a Roma. Il Compendio presenta spesso alcune immagini come introduzione agli argomenti da trattare, che danno un accesso “più immediato” al Mistero e veicolano un messaggio che può essere recepito da tutti. Al centro del mosaico si trova la croce di Cristo, con Maria e Giovanni ai suoi piedi; sui bracci della croce sono raffigurate dodici colombe che simboleggiano i dodici apostoli. Ancor più interessante è la presenza di un cespuglio di acanto, che si dirama tutt’intorno, carico di fiori e frutti: simboleggia la morte in croce di Gesù che arricchisce la nostra vita, che le dona un senso nuovo e la carica di fiori e di frutti. Gesù fa rifiorire tutta l’umanità, riconciliandola con il Padre, dopo la separazione causata dal peccato.
La nuova vita in Cristo, donata agli uomini, ha posto fine alla separazione: in Cristo ogni uomo è riconciliato col Padre, può vivere nella vita divina, nel costante perdono di Dio.
Il mistero della morte e resurrezione di Gesù è il nodo della fede cristiana, nodo che ci tiene uniti in questa vita divina. Ogni cristiano dovrebbe, prima di tutto, far trasparire sul suo volto una serenità costante perché, nonostante tutte le difficoltà della vita, Dio stesso è venuto in mezzo a noi tramite il Figlio. È Dio stesso che ci ha insegnato come guardare la vita con i suoi occhi.
Lascia
segni d’amore dietro i tuoi passi

Gesù ha rivelato che il Regno di Dio era finalmente giunto in mezzo agli uomini. Il nome “Gesù” significa “Dio salva”: è Dio stesso, allora, che ci libera dal peccato. Ma qual è il peccato fondamentale dell’uomo simboleggiato dalla disubbidienza di Adamo ed Eva ― cioè di ogni uomo ― nel giardino dell’Eden? L’aspetto centrale della disubbidienza umana è la pretesa di poter fare a meno di Dio, che assume forma ed aspetti diversi nel corso della storia e nella vita personale di ciascuno.
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Signore |
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non posso cercarti |
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se tu non m'insegni, |
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nè trovarti |
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se tu non ti mostri |
Non a caso, nel suo discorso tenuto all’università di Ratisbona, Benedetto XVI ha ribadito come la gran parte dei conflitti religiosi sia causata dall’Occidente stesso, e da tutte quelle società che pretendono di fare a meno della presenza di Dio. L’uomo è diventato a servizio della scienza, mentre in realtà dovrebbe essere la scienza a servizio dell’uomo.
Gesù si è presentato come vero Dio e vero uomo: si è sottomesso ai limiti umani, alle difficoltà della vita, ma allo stesso tempo le ha accolte e vissute con il cuore di Dio. Ha messo l’amore per gli altri al primo posto, una dedizione incondizionata a tutti, affermando che anche la legge di Dio è funzionale a questo. Se i comandamenti non ci aiutano al rispetto e all’amore per tutti, anche per chi è contro di noi o di un’altra fede religiosa, i comandamenti non servono: non perché inutili in se stessi, ma perché non interpretati e vissuti correttamente dall’uomo.
Credere che la fede in Gesù costruisca un’armatura di dogmi per avere la verità in tasca, e per combattere contro gli eventuali nemici di turno, è fraintendere totalmente il messaggio cristiano. Gesù si è esposto agli attacchi; egli per primo non ha ribattuto alle ingiurie: lui, che non solo conosceva la verità, ma era la verità.
Cosa significa allora tutto ciò?
Significa, in primo luogo, che la verità non si “impone”, ma si “espone”: i cristiani non devono a tutti i costi cercare di convincere gli altri alle loro opinioni, ma devono semplicemente testimoniarle in modo coerente, nelle parole e nella vita. Il resto viene da sé, perché è Dio che agisce nel cuore, nella coscienza di ciascuno.
I Vangeli ci presentano un Gesù che ha accolto tutti, mostrando spesso che quelli che si credevano più vicini erano i più lontani, e viceversa. E noi non siamo diversi.
Sono questi gli aspetti davanti a cui ognuno non dovrebbe mai smettere di mettersi in discussione, su cui dovrebbe misurare la propria credibilità come testimone autentico del Signore: perché, d’altronde, «se fate il bene a coloro che vi fanno il bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno così…»[1].
Le
preghiere del mese
Libero in Cristo
Cristo,
mio redentore.
Sono libero quando accetto
la
libertà degli altri.
Sono libero quando riesco
ad essere
persona.
Sono libero quando non credo
nell'impossibile.
Sono libero se la mia unica legge è l'amore. Sono libero quando credo che Dio è
più grande
del mio peccato.
Sono libero quando solo l'amore riesce a incantarmi.
Sono libero se mi accorgo
che ho bisogno degli altri.
Sono libero quando
sono capace di ricevere
la felicità che mi regalano
gli altri.
Sono libero se solo la verità può farmi cambiare strada.
Sono libero se posso rinunciare
ai miei diritti.
Sono libero quando amo il
bene
del mio prossimo più della mia stessa libertà.
Primo Mazzolari
Cristo necessario
Tu ci sei necessario, o
Cristo,
solo vero maestro delle verità
recondite e indispensabili
della vita, per conoscere
il nostro essere e il nostro
destino,
e la via per seguirlo.
Tu ci sei necessario,
o Redentore nostro, per
scoprire
la nostra miseria e per
guarirla;
per avere il concetto
del bene e del male
e la speranza della santità;
per deplorare i nostri peccati
e averne il perdono.
Tu ci sei necessario,
o Cristo, o Signore, o Dio con noi,
per imparare l'amore vero
e per camminare nella gioia
e nella forza della tua carità,
lungo il cammino
della nostra via faticosa,
fino all'incontro finale
con te amato, con te atteso,
con te benedetto nei secoli
Paolo
VI
Non
rubatemi
Per favore, non rubatemi
la mia serenità.
E la gioia che nessun tempio
ti contiene, o nessuna chiesa
t'incatena:
Cristo sparpagliato
per tutta la terra,
Dio vestito di umanità:
Cristo sei nell'ultimo di tutti
come nel più vero tabernacolo:
Cristo dei pubblicani,
delle osterie dei postriboli,
il tuo nome è colui
che-fiorisce-sotto-il-sole.
David Maria Turoldo
Innanzi
a te
Come è bello Signore
stare innanzi a Te, guardarti
e sentirmi guardato, parlarti e sentirti parlare, ascoltarti e
sentirmi ascoltato, cercarti e trovarti,
amarti e sentirmi amare.
Come è bello Signore
stare innanzi a te, sapere che tu sei lì, in quel pezzo di pane,
sapere che passi i giorni
interi
e le notti, chiuso
in quel tabernacolo
ad aspettare chi come me,
preso da tanti impegni, dimentica
la cosa più importante,
la cosa più preziosa.
Come è bello Signore
stare insieme a te.
Il mio cuore carico di peccati
sembra scoppiare, ma l'amore
che esce da quel tabernacolo
mi dà speranza,
mi dà la forza di rialzarmi,
mi dà il coraggio
di chiederti perdono,
mi dà la gioia di gridare a tutti:
Come è bello Signore
stare insieme a te
Anonimo
Cosa
dice la Chiesa
GESÙ:
“LOGOS” DI DIO
La violenza è in contrasto con la natura
di Dio e la natura dell'anima. "Dio non si compiace del sangue - egli dice
-, non agire secondo ragione, “σὺν
λόγω” (sùn lògo), è contrario alla natura di Dio. […] Per
convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio
braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si
possa minacciare una persona di morte…".
A questo puntosi apre, nella comprensione
di Dio e quindi nella realizzazione concreta della religione, un dilemma che
oggi ci sfida in modo molto diretto. La
convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di
Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso? Io penso
che in questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciò che è greco
nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia.
Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, il primo versetto
dell’intera Sacra Scrittura, Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo
con le parole: "In principio era il λόγος
(logos)".
È questa proprio la stessa parola che usa l'imperatore: Dio agisce
“σὺν λόγω”, con logos. Logos
significa insieme ragione e parola –
una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione.
Giovanni con ciò ci ha donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio,
la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica
raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il logos,
e il logos è Dio, ci dice l'evangelista. L'incontro tra il messaggio
biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. […]
Nel profondo, vi si tratta dell'incontro
tra fede e ragione, tra autentico illuminismo
e religione. Partendo veramente dall'intima natura della fede cristiana e,
al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II
poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura
di Dio.
Benedetto XVI, Fede, ragione e
università
La ragione e la fede
di Antonella Fani
DISCORSI “PERICOLOSI”
Le polemiche sul discorso di
Benedetto XVI all’università di Ratisbona non sono ancora finite, e così, nel
procedere della discussione, si sono formati due schieramenti differenti:
quelli de “il papa ha sbagliato”, confortati,
in fondo, dalla granitica certezza che la Chiesa sbagli sempre, comunque e dovunque;
e quelli de “il papa ha ragione”,
perché ha tutto il diritto di dire ciò che pensa. Ma sappiamo ciò che il papa
pensa? Abbiamo letto e compreso le sue parole?
Nonostante ciò, dal fronte “papa/Chiesa
sbagliano” si sostiene che il discorso del papa è stato un attacco personale
all’Islam; che questa sua presa di posizione ha messo in crisi il dialogo interreligioso;
che la Chiesa deve imparare a pensare alle “cose di casa sua”, invece che
“mettere il becco” in ciò che non la riguarda; che il papa doveva essere più
prudente… e via dicendo. Invece, dal fronte “papa/Chiesa hanno ragione” viene
il coro delle voci che condanna la violenza, che sostiene la libertà religiosa
e di pensiero, che aspira alla reciprocità, ecc.
Benché la seconda posizione
sia per se stessa più ragionevole e
giusta della prima (se la
definizione di “giustizia” non è cambiata ed è ancora, almeno, la virtù di chi
cerca il “giusto mezzo”…), per risolvere il problema non è sufficiente
decidersi se schierarsi da una parte o dall’altra. Il problema è, principalmente,
capire se ci sia un problema e quale esso sia.
Credo che ogni persona di buon senso
concordi sul fatto che un discorso di cinque pagine non possa essere riassunto
da una frase di tre righe riportata sui giornali e dalla tv, peraltro
estrapolata dal contesto generale del discorso stesso. Detto ciò, allora,
parafrasando una celebre frase di un film, “non ci resta che piangere” perché,
forse, è proprio il buon senso ciò che ci ha abbandonato.
Nel clou della polemica,
dalla Santa Sede e da alcune testate giornalistiche non sono mancati repentini
tentativi di chiarimento, ma si può facilmente spengere un incendio? Il discorso
di Benedetto XVI non è certo alla portata di tutti, e ci vogliono tempo, conoscenze
specifiche e “voglia” per capirne le sfumature e le
intenzioni profonde.
Allora la domanda è questa:
perché i giornalisti animano polemiche così
pericolose affermando il falso? E perché questo succede così frequentemente,
non solo a riguardo della Chiesa? Mi limito ad ipotizzare due possibili risposte
(tentando di contenere la polemica, ma di dare anche ragione alla verità): la
prima è tali giornalisti siano sensibili solo al “Dio denaro” della linea politica
di turno, delle vendite di giornali e dell’audience televisivo, e totalmente
indifferenti alla diversità tra vero e falso, tra bene e male, tra giusto e ingiusto,
tra vita e morte. La seconda è che siano non solo incapaci di fare il proprio
lavoro (non sapendo tirar fuori un ragno dal buco davanti ad un discorso come
quello fatto da Benedetto XVI), ma anche totalmente privi di quel buon senso di
cui sopra, che accompagna anche un bambino delle elementari quando inizia in
classe a fare i suoi primi “riassunti”.
Detto ciò, passando dalla
necessaria polemica (almeno in questo caso) all’informazione, è possibile
sintetizzare il discorso del papa? In parte sì, estrapolando alcuni nuclei
tematici del discorso
storico-filosofico-teologico da lui pronunciato e guardando allo spirito di tali affermazioni. Ecco,
allora, uno schema che può aiutarci a comprenderlo e a vedere che non c’è
pericolosità alcuna, né per la ragione, né per la fede
1)
La causa della violenza
religiosa è la pretesa di scindere la fede dalla ragione, perché la sola fede
conduce al fondamentalismo, così come la sola ragione
2)
Il papa ha condannato
ogni forma di violenza in nome della religione, qualunque essa sia (e dunque
anche quella islamica, citando opinioni storiche)
3)
Se Dio è amore e
misericordia non può volere le guerre e la morte degli uomini, ma il bene e la
vita
4)
Dio non può essere eliminato dalla vita degli
uomini e la società deve prestare attenzione a questo fatto
5)
Ad ogni uomo deve essere
garantita libertà di coscienza in materia religiosa; la fede è dialogo personale
di ogni uomo con Dio e non costrizione
6)
La religione cristiana
ha assunto l’eredità della filosofia greca, e il cristianesimo si è pertanto
sempre mantenuto in dialogo con la ragione
7)
Nel Vangelo di Giovanni
il Figlio è chiamato Logos, cioè “ragione-parola”,
Colui che era sin da Principio e che si è incarnato
8)
Nel cristianesimo ci
sono stati tentativi di separare ragione e fede, filosofia e teologia, ma sono
stati limitati dalla Chiesa stessa, perché la libertà assoluta di Dio non può volere
il male umano
9)
La fede non può essere
ridotta a filosofia, ma non si può neanche legittimare una deellenizzazione del
cristianesimo
10)
Ragione e fede devono
stare insieme e in modo nuovo: la teologia come interrogativo sulla ragione
della fede deve aver posto nelle università
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Veglia
di Preghiera
♫ Canto d’Esposizione Eucaristica
Lettore 1: La ricerca di Dio è sempre stata un problema ma oggi
pare che lo sia più che in passato. Da un’epoca di contestazione si vive oggi
in un’epoca di composta indifferenza; non ci si dà più pena di cercare veramente
come stiano le cose circa l’esistenza e la natura di Dio. Eppure si continua a
festeggiare il Natale! La Chiesa e i giovani cristiani si trovano oggi di fronte
al compito urgente ed impegnativo di suscitare di nuovo l’interesse e la curiosità
per la questione di un Dio che viene ancora a farsi uomo: non è facile trovare
l’interlocutore, neppure quello critico!
Lettore2: Il nipote di Rabbi Baruch, il ragazzo Jehiel, giocava
un giorno a nascondino con un altro ragazzo. Egli si nascose ben bene e attese
che il compagno lo cercasse. Dopo aver atteso a lungo uscì dal nascondiglio; ma
l’altro non si vedeva. Jehiel si accorse allora che quello non l’aveva mai cercato.
Questo lo fece piangere, piangendo corse nella stanza del nonno e si lamentò
del cattivo compagno di gioco. Gli occhi di Rabbi Baruch si riempirono allora
di lacrime ed egli disse: “Così dice anche Dio: “Io mi nascondo, ma nessuno mi
vuole cercare” (M. Buber, I racconti dei
Chassidim, Garzanti, Milano 1985, p. 140).
Dalla prima lettera di San Giovanni
Apostolo (1Gv 1-14)
Ciò che era fin da principio,
ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò
che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il
Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l`abbiamo veduta e di
ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il
Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo
annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra
comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo,
perché la nostra gioia sia perfetta. Parola di Dio
Pausa di silenzio
Lettore 3: “…ciò
che noi abbiamo udito…” Cosa può succedere quando nel silenzio
della solitudine comincia a risuonare
una voce amica… “come sono belli sui monti i passi di chi reca una buona
notizia” ; la prima grande scoperta è che non si è da soli, Qualcuno ci sta
venendo incontro. Allora la ricerca si fa più entusiasta e la memoria come
forziere si apre lasciando riecheggiare le voci che ci hanno accompagnato nel
nostro passato.
♫ Canto
Dal messaggio di Giovani Paolo II alla grande veglia di Tor Vergata della GMG
(19 agosto 2000)
Cari giovani, è difficile
credere in un mondo così? Nel Duemila è difficile credere? Si è difficile. Non è i! caso di nasconderlo.
E' difficile, ma con l'aiuto della grazia è possibile, come Gesù spiegò a Pietro; "Né la carne né il sangue te l'hanno
rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,17). Questa sera vi consegnerò il Vangelo. È il dono che il Papa vi lascia in questa veglia indimenticabile. La parola
contenuta in esso è la parola di Gesù. Se l'ascolterete
nel silenzio, nella
preghiera, facendovi aiutare a comprenderla per la
vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori, allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando
giorno dopo giorno la vita per Lui.
In realtà, è Gesù che cercate
quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di
quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae, è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al
compromesso; e Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita;
è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere
che altri vorrebbero soffocare. E' Gesù che
suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi
inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.
Cari giovani del secolo che inizia, dicendo «sì» a Cristo, voi dite «sì»
ad ogni vostro più nobile ideale. Lo prego perché Egli regni nei vostri cuori e
nell'umanità del nuovo secolo e millennio. Non abbiate paura di affidarvi a Lui
Egli vi guiderà vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione.
Lettore 4: “…ciò che noi
abbiamo veduto…e contemplato…” Tra i tanti atteggiamenti che caratterizzano la nostra vita
c’è quello dell’attesa. Attesa di che cosa? Pensiamo a noi e
alle nostre “attese”. Attesa di felicità, desiderio di essere ricchi, attesa di
essere “importanti”. Chiediamoci: Importanti per chi? O per che cosa? L’Attesa
tra le attese è l’ATTESA DI CRISTO. Cosa significa ATTESA DI CRISTO? Per molto
tempo le persone hanno vissuto con questo desiderio: l’incontro con il Cristo!
Hanno camminato per molto tempo, ma con quel desiderio inquieto di ATTESA,
proprio come quando si aspetta un amico… è questo il senso della culla vuota
portata da alcuni nostri amici: vogliamo allargare lo spazio del cuore lasciando
un posto vuoto, il Suo! È da qui che dobbiamo partire per ritrovare il vero
senso del Natale. Questa ATTESA deve coinvolgerci, deve metterci in moto. È
questa attesa che ci fa vedere la vita in modo diverso. L’avvento di Cristo è
un momento importante di questo nostro camminare: facciamo sbocciare il desiderio
di attenderlo contemplando l’esperienza dei pastori. Essi hanno molto da
insegnarci sull’attesa e sui desideri capaci di mettere in moto.
Lettore 5:
“…ciò che le nostre mani hanno toccato…”A volte ci assale il dubbio che in fondo il Natale
passi lasciando tutto come prima; le nostre preghiere, magari anche viste
realizzate con gli occhi del cuore, rimangano solo belle parole. Abbiamo
l’esigenza di “toccare”: dopo aver ascoltato una voce, visto un volto, nasce il
desiderio di stringere le mani dell’amico, di sfiorare la mano di quel Dio che
“ci ricrea” ogni volta. È il grido che sale dal cuore del mondo ogni notte di
Natale: Pace sulla terra!
Pausa di silenzio
♫ Canto
Lettore 6: ATTENDERE (di . Debruyrnne , Ecoute, Seigneur, ma prière )
Non
amo attendere nelle file. Non amo attendere il mio turno. Non amo attendere il
treno. Non amo attendere prima di giudicare. Non amo attendere il momento
opportuno. Non amo attendere un giorno ancora. Non amo attendere perché non ho
tempo e non vivo che nell'istante. D'altronde tu lo sai bene, tutto è fatto per
evitarmi l'attesa: gli abbonamenti ai mezzi di trasporto e i self-service, le
vendite a credito e i distributori automatici, le foto a sviluppo istantaneo, i
telex e i terminali dei computer, la televisione e i radiogiornali. Non ho
bisogno di attendere le notizie: sono loro a precedermi. Ma tu Dio tu hai
scelto di farti attendere il tempo di tutto un Avvento. Perché tu hai fatto
dell'attesa lo spazio della conversione, il faccia a faccia con ciò che è nascosto,
l'usura che non si usura. L'attesa, soltanto l'attesa, l'attesa dell'attesa, l'intimità con
l'attesa che è in noi, perché solo l'attesa desta l'attenzione e solo
l’attenzione è capace di amare.
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Lascia segni |
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d'amore |
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dietro i tuoi passi |
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Pausa di silenzio
♫ Canto
Celebrante: Alimentati dalla Parola, sostenuti dalla
testimonianza dei nostri compagni di cammino, rinnovati dall’esperienza
dell’udire, del vedere e del toccare rivolgiamo a Dio padre le nostre
preghiere.
Tutti: Ci hai fatto per Te Signore, e il nostro cuore non ha
pace finché non riposa in Te
¨ Ti preghiamo,
Signore, per la Chiesa: alle soglie del terzo millennio sappia annunciare con
coraggio e gioia la buona notizia che Dio si è fatto uomo per la nostra
salvezza, preghiamo.
¨ Ti preghiamo,
Signore, per il nostro Papa Benedetto XVI: il tuo Spirito li accompagni perché
sappiano guidare il tuo popolo alle sorgenti della vita, preghiamo.
¨ Ti preghiamo,
Signore, per tutti i giovani: nella loro ricerca di felicità e di amore possano
incontrare Te, fonte di ogni vita, preghiamo.
¨ Ti preghiamo,
Signore, per gli uomini delusi dalla vita, tristi e senza speranza: possano
trovare luce nella tua parola e sostegno nella comunità di cristiani,
preghiamo.
¨ Ti preghiamo,
Signore, per tutti noi: insegnaci a scoprire i segni della tua manifestazione
nell’oggi della vita, fa’ che Ti sappiamo riconoscere in ogni uomo e nei fatti
della vita quotidiana, preghiamo.
Preghiere
spontanee
Celebrante: Benedici
Padre, questi tuoi figli ed accompagnali con la tua presenza perché possano
riconoscere il Cristo Signore e renderne testimonianza con la voce e con la
vita. Egli che vive e regna nei secoli dei secoli.
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il Signore ti benedica |
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nei giorni di sole |
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e nei giorni di pioggia |
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ti benedica ogni sera |
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e ogni mattina |
Benedizione
♫ Canto finale
Lectio
Divina

& Medita
&
“In principio era il Verbo… e il Verbo si fece carne…”:
Queste parole sconvolgono la nostra
vita ogni volta che le sentiamo?
L’Assoluto che si fa
vicinissimo a noi, che si fa uno di noi, esposto ad ogni difficoltà della vita,
alle sue incognite. Dio entra in quel mondo che spesso anche noi non vorremmo
vedere, un mondo dove il male a volte è più visibile del bene, e ne soffre,
come ognuno di noi, impotente. Solo una “potenza” conserva: quella di un amore
che è l’amore di Dio.
Verbo Eterno, Figlio del Padre, tu che sei disceso in
mezzo agli uomini per amore, per ricondurre ognuno al cuore del Padre, aiutaci
a contemplare questo dono così grande, a non darlo mai per scontato…
Signore Gesù, aiutaci a metterci in discussione di
fronte a tutto ciò in cui pensiamo di aver ragione: tu solo sei la Verità, e la
Verità è un Dio che diventa uomo, è l’Uomo che dimora in Dio…
Dio con noi, facci assaporare il
gusto della vita, della vita piena, in qualunque situazione e condizione…
Dio non ci ha amati per gioco. Dio non si è fatto uomo con
qualche trucco; si è sottomesso alle condizioni della vita, come lo siamo noi.
L’amore fa sempre esporre, non può far rimanere chiusi in se stessi. Esige di
essere partecipato. Esige anche una risposta.
Dio vuole mettere in crisi le nostre certezze: quelle di chi
pensa di poter bastare solo a se stesso, o di poter vivere guardando ai piccoli
interessi quotidiani. L’amore è disposto a lasciarsi uccidere, per vivere per
sempre.
Notizie della nostra
Comunità
Novembre:
Ricordiamo i nostri cari defunti

Notizie della nostra
Comunità
ANNO CATECHISTICO 2006/2007
FESTA DEL CATECHISMO
Domenica
22 ottobre 2006 si è svolta la tradizionale festa di inizio anno catechistico,
come ormai la parrocchia propone ai bambini ed alla comunità da vari anni.
Tradizione quindi, all’insegna della gioia e della condivisione del cammino di
iniziazione cristiana che viene offerto ai nostri ragazzi. Un impegno che deve
coinvolgere tutti, non solo parroco e catechisti. L’azione formativa della
famiglia, resa con l’esempio dato ai figli, resta elemento fondamentale per la
trasmissione della fede, come ha detto il parroco nell’omelia, al pari del
cammino catechistico. È il nostro futuro che è in ballo, il futuro come
cristiani, la capacità che avremo di trasmettere alle generazioni future quel
credo che ci è stato tramandato da secoli; ed anche Strada è piena di simboli che
testimoniano questo impegno di quelli che ci hanno preceduto, prima la Pieve. Da
segnalare anche la presenza di molti bambini che provengono da piccole
parrocchie vicine e che accogliamo con gratitudine in quanto segno di stima nei
nostri confronti e frutto di arricchimento reciproco.
La
giornata si è aperta con la S. Messa animata dai bambini del catechismo e dal
gruppo giovani e si è conclusa nel pomeriggio con giochi vari organizzati al
Circolo Parrocchiale. Grazie a tutti i volontari che si sono impegnati nei vari
giochi e al bar.
Per
quest’anno il catechismo è così organizzato:
Prima classe:
Maria Luisa Biondi con Eleonora e Marilù
Seconda classe: Anna
Polverini
Terza classe:
Elena Zampella
Quarta classe:
Laura Piantini
Quinta classe: Sr
Pellegrina
Prima Media: Sr.
Elide con Antonella
Seconda Media:
Cristina del Sere
Antonella Scipioni
Gruppo Giovani: Sara
Trapani
ed Elena Zampella
Notizie della nostra Comunità
GRUPPO GIOVANI
CCiao a Tutti !!
Vogliamo comunicarvi che dal mese di ottobre 2006 sono
ricominciati gli incontri del Gruppo Giovani: ogni giovedì sera alle ore 21.00
presso la sala delle suore ci troveremo come gli anni passati per parlare,
ridere, scherzare e soprattutto porci domande su di noi, sul nostro futuro, su
ciò che succede intorno a noi, alla nostra piccola realtà, sempre ben coscienti
di voler camminare sul palmo della mano di Gesù.
Siamo contenti di ricominciare con le nostre attività,
soprattutto con il giornalino J
Cogliamo l’occasione per presentarvi le New Entry di
quest’anno:
Niccolò Babazzi, Marilù Corsetti,
Eleonora Paggetti e Lorenzo Tribolini.
RAGAZZI: Siamo davvero felici di accogliervi!!
Vogliamo anche esprimere il nostro rammarico per chi
ha lasciato il gruppo, con la speranza che un giorno possano ritornare di nuovo
o che l’esperienza fatta con noi abbia lasciato un segno nel loro percorso formativo,
o meglio, per dirla come Gesù, che il seme gettato lasci un segno !
Infine vi salutiamo con la promessa di mettervi al
corrente dei (nostri) progetti e delle (nostre) attività che ci proponiamo di
fare per tenere sempre unito e compatto il gruppo, unito prima di tutto, nel
Signore.
A presto,
I ragazzi del gruppo giovani
PS: Vogliamo cortesemente avvisare quelle persone che,
per una nostra disattenzione, non ricevessero correttamente il numero corrente
del giornalino, che possono comunque trovarlo presso la Pieve e la Cappella o
presso il Circolo Giovanni Paolo II.
Scusate e grazie.
Notizie
della nostra Comunità
Il
circolo Parrocchiale che opera nei locali di Viale Italia e Piazza Piave è, dal
punto di vista giuridico, un associazione sportiva dilettantistica, iscritta al
CONI ed affiliata al Centro Sportivo Italiano CSI.
“La
famiglia è costruttrice di valori e non solo di campioni”. Con queste parole martedì
5 settembre il Cardinale Tarciso Bertone,
ha inaugurato a Genova la nuova stagione del Centro Sportivo Italiano.
Nell’incontro,
il Csi ha presentato la nuova stagione associativa 2006-2007, con il calendario
dei numerosi appuntamenti di attività sportiva e formativa. Sul leit motif “Liberiamo lo sport dai cattivi maestri” che
ha accompagnato il Csi in questi ultimi mesi, l’associazione dedicherà al tema “Lo sport mette in gioco la famiglia”
la riflessione della prossima stagione.
Sul tema è intervenuto il Cardinale Bertone, che si è domandato: “Ma
qual è il modello a cui si ispirano i ragazzi di oggi? Molti vorrebbero diventare
calciatori, ma la cosa importante è che prendano come modello non i calciatori
ricchi e senza valori, bensì i campioni che sono tali sia nella sconfitta che
nella vittoria”.
Per
questo, il porporato ha detto di ammirare “nel Csi la preoccupazione, non solo
per lo sviluppo della tecnica a vantaggio del corpo, capolavoro di Dio, ma
anche l'intenzione di utilizzare lo sport come strumento educativo, sulla scia
dell'esempio di numerosi grandi maestri, tra i quali Bosco”
Infatti,
“gli allenatori non sono solo tecnici, ma educatori”. “Tempo fa – ha raccontato
–, dialogando con ‘Mister Trapattoni’,
mi raccontò che, al giorno d'oggi, l'allenatore è ormai diventato uno
psicologo, un direttore spirituale, che aiuta a superare le fragilità umane,
quando si cade in depressione e si perde il senso della vita”.
“La famiglia deve essere
trasmettitrice di valori; non deve costruire nei figli campioni a qualsiasi
costo e con qualunque mezzo. Il figlio deve diventare campione nella vita”.
Notizie
dal Casentino
Rubrica VIVERE IN
CASENTINO
A cura del direttore Silvia PECORINI
LA PIEVE DI BUIANO
Qualche tempo fa mi venne
segnalata da una persona amante del bello, la chiesa di Santa Maria a Buiano
per la sua bellezza, ma cosa ancor più grave per il desolante stato di abbandono
in cui riversa.
Nonostante la sua valenza storica
l’attuale paesaggio che la circonda e l’ambiente circostante non rende merito
ad un’opera d’arte che nel tempo è stata soggetta alla mano indelebile e
modellatrice dell’uomo.
Santa Maria sorge su uno dei
colli di Buiano, un piccolo borgo agricolo, ed è la terza grande pieve dopo
Santo Stefano alla Chiassa e Sant’Antonio a Socana, posta lungo una strada
moderna che ripercorre le linee di un’antica via lungo la quale nel Medioevo nacquero
molte pievi battesimali.
La strada in questione è la
Via Maior, così denominata da Alberto Fatucchi, che si trova citata in un
documento del XI secolo, quando la situazione viaria del Casentino era quasi
uguale a quella di epoca romana; maior è una latinizzazione di un volgare “via
maggio”, che sta a significare strada principale.
La suddetta strada nel
Medioevo era un nodo vitale per il Casentino, che dava impulso all’arte, alla
civiltà, all’economia. Da questa si diramavano due arterie: una in direzione
della Romagna, l’altra in direzione di Firenze.
Le prime notizie della pieve
risalgono al XI secolo e si ritrovano nelle memorie della Badia di Strumi già dal 1010, quando un
certo Rodolfo di Ringhizza donò a Prataglia due pezzi di terra posti nel
piviere di Buiano; e nelle memorie di Camaldoli dove si apprende che la Pieve
era sotto l’influenza degli Ubertini di Valenzano.
Maria Bracco nel testo
“Architettura e scultura romanica del Casentino” dedica un importante capitolo
sulle origini del termine pieve, per poi portare ad esempio ciò che accadde a
Santa Maria.
Si dice, infatti, che la
pieve non era solo sinonimo di forza spirituale, ma anche potenza economica a
cui erano devolute le decime dei popoli sottoposti; le decime erano ambite
anche dai signori locali o per porre la pieve sotto il loro dominio oppure per
esautorarla usando così le offerte per la loro cappella. A testimonianza di ciò
si ritrovano molte cappelle edificate nel castello del Signore ed accadeva
spesso che queste, seguendo l’ascesa della potenza del feudatario, crescevano
di importanza tanto da sostituire la pieve nel suo ruolo di guida.
Tale sorte subì Santa Maria
a Buiano, che gradualmente fu superata dalla chiesa di San Marco a Poppi, la
cappella posta dentro le mura del castello dei Conti Guidi.
La Pieve insieme al castello di Fronzola, “posto sopra
un poggio quasi un miglio a libeccio di Poppi”, fu assegnata a Federico I
Barbarossa della Badia di Capolona. Oggi
è sotto la potestà della parrocchia di Poppi.
Nel 1968 sono iniziati
i restauri della pieve a cura della
Sopraintendenza ai Beni Ambientali che hanno portato alla luce importanti
scoperte. Le ricerche fatte rivelano un insediamento di epoca romana, sulle cui
basi è poi sorta la chiesa di Santa Maria a Buiano, probabilmente si trattava
di una grande villa di età imperiale di cui sono stati riconosciuti i
suspensoria che nell’antichità servivano a riscaldare gli ambienti e ciò ci fa
ipotizzare la presenza di un edificio termale. Queste terme vengono ricondotte
ad un mansio, una stazione di tappa situata lungo le antiche strade romane, attrezzate
in modo da consentire il ristoro e l’alloggio dei viaggiatori. Tale mansio era
forse posto lungo una strada alla destra
dell’Arno o lungo una villa rustica.
Sotto la chiesa è posta una
cripta di struttura molto semplice con una doppia fila di colonnine che
richiama il motivo delle tre navate dell’edificio soprastante. L’origine della
cripta risale al culto dei Santi. Infatti alcune chiese avevano la fortuna di
possedere il corpo del santo e da ciò l’uso di porre le sacre spoglie in una
tomba ben visibile dietro l’altare.
La pieve è così bella che merita di essere visitata, ma soprattutto rivalutata perché rappresenta una parte importante del nostro patrimonio culturale e non può essere abbandonata a se stessa.
Approfondimenti
SPECIALE VERONA 2006
A Verona, dal 16 al 20
ottobre scorso, il Congresso che ha riunito la Chiesa Italiana tutta, per
individuare gli obiettivi del prossimo decennio: nascerà un documento pastorale
che questa Assemblea, nel maggio 2007, sarà chiamata a consegnare alla Chiesa che
è in Italia.
Papa
BENEDETTO XVI
Ecco
le linee:"La Chiesa non è e non intende
essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il
bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un
duplice livello il suo contributo specifico". E
continua: "La Chiesa contribuisce a far sì che ciò che è giusto
possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato. A tal fine sono
chiaramente indispensabili le energie morali e spirituali che consentano di
anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una
categoria sociale, o anche di uno Stato: qui di nuovo c'è per la Chiesa uno
spazio assai ampio, per radicare queste energie nelle coscienze, alimentarle e
irrobustirle".
Secondo
Papa Ratzinger, "il compito immediato di
agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società
non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come
cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più
grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a
dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero
della Chiesa e animati dalla carità di Cristo".
Nei
confronti della scuola cattolica “sussistono ancora, in qualche misura, antichi
pregiudizi, che generano ritardi dannosi, ormai non
più giustificabili, nel riconoscerne la funzione e nel permetterne in concreto l’attività”. Il Papa ha espresso apprezzamento anche “per il grande lavoro formativo ed educativo che le singole Chiese non si stancano di svolgere in Italia, per la loro attenzione pastorale alle nuove generazioni e alle famiglie”. Ha inoltre ricordato il grande impegno nella testimonianza della carità, soprattutto da parte delle Caritas, in Italia e in altri Paesi del mondo.
“Nella
nostra epoca, nonostante tutti i progressi compiuti, il male non è affatto
vinto” anzi “il suo potere sembra rafforzarsi”: lo ha detto Benedetto XVI. “La
persona umana non è soltanto ragione e intelligenza – ha spiegato -. Porta dentro
di sé, iscritto nel più profondo del suo essere, il bisogno di amore, di essere
amata e di amare a sua volta. Perciò si interroga e spesso si smarrisce di fronte
alle durezze della vita, al male che esiste nel mondo e che appare tanto forte
e, al contempo, radicalmente privo di senso”. In particolare nella nostra
epoca, ha fatto notare il Papa, “nonostante tutti i progressi compiuti, il male
non è affatto vinto; anzi, il suo potere sembra rafforzarsi e vengono presto
smascherati tutti i tentativi di nasconderlo, come dimostrano sia l’esperienza
quotidiana sia le grandi vicende storiche. Ritorna dunque, insistente, la
domanda se nella nostra vita ci possa essere uno spazio sicuro per l’amore
autentico e, in ultima analisi, se il mondo sia davvero l’opera della sapienza
di Dio”.
“No
a forme deboli e deviate di amore e alle contraffazioni della libertà, come
anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è calcolabile a manipolabile”:
è stato ribadito dal Benedetto XVI. Il Papa ha ricordato come “un’educazione
vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi
vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà
sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita”.
Tra le “grandi sfide” da fronteggiare in Italia, oltre alle “guerre e il terrorismo,
la fame e la sete, alcune terribili epidemie”, il Santo Padre ha ricordato “il
rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori
e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano” in
particolare “riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal
concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul
matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme
di unione che contribuirebbero a
destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile
ruolo sociale”.
Per
Tettamanzi, vescovo di Milano, "il pluralismo della
presenza politica dei cattolici in Italia è un bene solo se diventa efficace,
cioè se c'è una attenzione ai valori". Si tratta cioè di
corroborarlo con una unità di fondo su temi come il nascere e il morire. "I
laici - ha spiegato - su questo hanno un ruolo specifico: le
questioni antropologiche nella loro vastità e novità devono essere affrontate e
decise da tutti insieme seconda la loro specificità. Ma ciascuno si
riprenda in mano tutti i giorni il Santo Vangelo, che ci dà luce e ci
guida".
Musica. La
Conferenza Episcopale Italiana, in occasione del 4° Convegno Ecclesiale
nazionale ha commissionato, in collaborazione con la Fondazione Arena di
Verona, un oratorio sacro intitolato Resurrexi. L’iniziativa si collega a una
tradizione che nel passato ha visto istituzioni ecclesiastiche e singole persone
in ruolo molto attivo nella committenza in tutti campi dell’arte,
particolarmente nel campo musicale. A questo ruolo, appannatosi tra ‘800 e
‘900, oggi si vuole dare una ripresa con l’opera affidata a due artisti
contemporanei, ai quali è stato proposto un soggetto alquanto impegnativo,
incentrato sulla resurrezione di Cristo e sugli eventi che lo hanno immediatamente
accompagnato e caratterizzato.
"La
scelta del soggetto è stata in qualche modo obbligata perché si innesta nel
tema del Convegno Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo e nel percorso
di preparazione e di svolgimento - spiega Monsignor Domenico Mogavero,
Sottosegretario della Cei -. Accanto a queste considerazioni di base, va
sottolineato il fatto che si è voluto coniugare e sviluppare il tema del
Convegno, oltre che con la metodologia tipica di simili manifestazioni, anche
attraverso
linguaggi
di maggiore immediatezza e con un diverso impatto comunicativo ed emotivo: nel
nostro caso attraverso il linguaggio della poesia e della musica. L’oratorio
non è, perciò, un evento collaterale di intrattenimento, ma un momento
espressivo del programma che presenta il Risorto sotto altra luce".
Pur nella “confusione che viene dai
fondamentalismi e dai fautori del secolarismo”, gli uni e gli altri accomunati
– secondo Camdessus, presidente delle Settimane sociali francesi – dal fatto
“che al minimo pretesto esplodono, riuscendo ad occupare i mass media ed
esercitando una specie di intimidazione sottile a livello culturale”, i “germogli
di speranza” non mancano. Ha parlato della “comparsa di una nuova generazione
di laici che si mobilitano perché la vita della loro Chiesa continui”. “Ancora
più evidente – ha aggiunto - è il contributo, in un certo senso ancora più sconcertante,
delle comunità nuove portatrici di un forte slancio spirituale, forse meno
spettacolare di un tempo ma privo di ogni complesso di fronte al politicamente
corretto”. Il presidente delle Settimane sociali francesi ha anche ricordato la
“richiesta sempre più frequente fatta ai cristiani di esprimersi in modo più
incisivo, perché gli uomini sono assetati di senso”. Infine ha affermato che
“soprattutto viene data una risposta dalla vita delle parrocchie e delle comunità
religiose, così che i cristiani si esprimano come cristiani sempre di più”,
ricordando le “tante battaglie in cui sono messi in discussione l’uomo e la sua
dignità”, in cui “i cristiani sono presenti in prima linea”.
Approfondimenti
Gastone Simoni Liberi ma non dispersi
Cattolici, società e politica oggi
Il
Collegamento Sociale Cristiano riunisce e mette in rete persone e gruppi locali
con l'intento di contribuire a rendere più vivo l'interessamento e l'impegno
civile e politico dei cattolici e di favorirne sia la formazione spirituale e
culturale, sia la coesione più grande possibile nell'ambito del vasto, vario e
articolato movimento cattolico e in mezzo alla società. Liberi ma non dispersi contiene il Manifesto,
le idee e la proposta del Collegamento Sociale Cristiano. Ponendosi in
controtendenza non certo alla maturità e alla libertà dei cattolici ma piuttosto
al «dogma» della loro diaspora, il libro può comunque offrire un ulteriore
motivo di riflessione a quanti hanno a cuore che la società civile e politica
di oggi e di domani non sia privata del «sale» e della «luce» dell'ispirazione
e della testimonianza cristiana.
“Di
fronte agli immensi problemi etico-sociali dei nostri giorni, il richiamo alla
carità e il dovere della fratellanza spingono i cristiani in politica nei
diversi schieramenti a ritrovarsi insieme, oltre che per pregare, anche per
riflettere e se possibile agire in vista di rendere il mondo migliore": lo
ha detto a Roma mons. Gastone Simoni, vescovo di Prato, alla presentazione del
libro. Secondo Paola Bignardi di “Retinopera”, “l'ispirazione alla dottrina
sociale cattolica rappresenta, nell'odierno bipolarismo, un percorso
unificante, anche se non omologante, in cui ricordare che ciò che unisce è più
grande di ciò che ci divide". Savino Pezzotta ha messo in guardia sullo
“scivolamento etico della nostra società” e per Gianni Alemanno “soltanto dalla
fede può venire la 'spinta' per affrontare le enormi sfide che il mondo oggi
presenta”. Pierluigi Castagnetti ha sottolineato che “il dovere dei credenti è
di non disperdere il patrimonio del cattolicesimo sociale”.
Mons. Gastone Simoni, nato nel 1937 a
Castelfranco di Sopra (Ar), in Diocesi di Fiesole, sacerdote dal 1° gennaio
1960 e in seguito vicario generale, fu nominato vescovo di Prato il 7 dicembre
del 1991. Interessato da sempre alla pastorale sociale, nel 1977 ha dato vita
al periodico «Supplemento d'anima» per i cattolici impegnati nella vita sociale
e politica e nel 2001, insieme ad alcuni amici, al Collegamento Sociale
Cristiano.
Approfondimenti
E’ davvero interessante
l’itinerario umano di Walter Veltroni…
Una
ricerca di Dio forse inconsapevole, ma appassionata. E’ questo che sta
accadendo a Walter Veltroni e che traspare dalle sue incursioni nella narrativa:
il libro, “La scoperta dell’alba”, uscito il 30 agosto. Incursioni che sembrano
molto interessanti e commoventi come sempre lo è il desiderio di Dio, il
viaggio accidentato verso il senso della vita. In questo sto dalla parte di
Veltroni e voglio spiegare precisamente perché mi sono fatto questa idea “religiosa”
(anzi, cristiana) di lui e del suo itinerario.
E’
uscito dalla politica quando era al massimo del successo, leader naturale e
acclamato del centrosinistra. Anche questa è stata considerata una furbizia, ma
non mi pare che andare a fare il sindaco di Roma per occuparsi di fognature, di
vecchietti e di tram, sia una grande astuzia (infatti nessuno dei suoi colleghi
lo imita). Forse era nausea sincera della politichetta e bisogno di un’altra
dimensione. Umana. Era il sintomo di un’inquietudine che andava oltre la
politica. E che infatti si è espressa in forma narrativa. Il libro di racconti
“Senza Patricio” mi ha sorpreso e colpito per questo. Perché è un libro sulla
nostalgia di Dio. Veltroni esordisce così: “Un giorno, passando per una strada
di Buenos Aires, ho visto una scritta su un muro: ‘Patricio, te amo. Papà’.
Non mi era mai capitato, in quasi cinquant’anni, di vedere un graffito dedicato
da un padre a un figlio. E ho immaginato storie che possono aver prodotto il
gesto di quella scritta”. La questione di fondo è la ricerca del padre, perché
il dolore della sua perdita precoce è ancora vivo nell’autore e perché in fondo
questo è il cuore vero dell’avventura umana. La ricerca di un padre che ti dice
“ti amo” è la ricerca di Dio. Anzi, del Dio cristiano, perché “Padre” è il nome
proprio che i cristiani hanno dato a quel Mistero ignoto che dall’antichità si
dice “Dio”. Gesù ha svelato a noi la Sua identità di “Padre”. Non tutti la
vedono così: ad esempio l’Islam rifiuta che Dio sia da considerare “Padre”. Invece
Gesù ci ha svelato la Sua identità di Padre amorevole e così anche la nostra
identità di figli amatissimi. Quella scritta di Buenos Aires (“Patricio, te
amo. Papà”) che ha commosso Veltroni e ha fatto scattare la felice idea dei racconti,
è un fatto storico: è in realtà la “Scrittura”. E’ la Bibbia, la grande
dichiarazione d’amore del Padre a Israele. Che Gesù ha rivelato essere una
dichiarazione d’amore per ciascun uomo. “Padre nostro”, così comincia la
preghiera che ci ha insegnato. E’ il Padre appassionato che nella Bibbia dice a
te e a me: “non ti dimenticherò mai”.
Varie
«Ci sono tanti,
infiniti motivi per credere a Medjugorje...». Padre Livio Fanzaga, direttore di
Radio Maria, conosce il fenomeno delle apparizioni da 25 anni, è amico dei sei
veggenti, ha pubblicato una decina di libri sul fenomeno Medjugorje.
Il vescovo di
Mostar ha detto al Tg2 che il Papa gli è parso dubbioso...
«Il vescovo è
contrario, non riconosce le apparizioni, non ha mai voluto incontrare i veggenti.
Quanto al Papa, a me ha molto colpito invece, la corrispondenza tra il suo
magistero e i messaggi della Madonna».
A che cosa si
riferisce?
«Alla decisione
di Benedetto XVI di proporre due giorni di digiuno e preghiera per l'Irak,
un'iniziativa chiesta dalla Madonna di Medjugorje. E soprattutto i tratti
apocalittici del suo magistero, se per apocalisse si intende la rivelazione
della lotta bene e male». Non le sembra di esagerare? Il suo ultimo libro
s'intitola «Satana nei messaggi di Medjugorje», e alle apparizioni sono legati
«segreti» catastrofici...
«Non credo sia
catastrofismo cogliere nell'attuale momento storico, come fa il Papa, la
ribellione dell'uomo a Dio. Benedetto XVI non esita a smascherare la deriva
anticristica del mondo contemporaneo, cioè la pretesa dell'uomo di sostituirsi
a Dio, un processo che può sfociare in una catastrofe. Papa Ratzinger ha detto
che sull'Occidente “incombe la minaccia del giudizio di Dio”, che se viviamo
contro Dio «allora ci distruggiamo a vicenda e distruggiamo il mondo”». Ma
quello di Gesù non è un messaggio di speranza e di fiducia?
«Certo. E
infatti la Madonna non annuncia catastrofi, vuole richiamarci alla conversione.
In un mondo dominato dalle ideologie del male, lei viene a proporci la fede.
Non dice che dobbiamo aver paura, ma che dobbiamo fidarci di Dio. Ci prepara ad
affrontare tempi difficili, ma noi sappiamo che il male non avrà l'ultima
parola».
Mi dia dei buoni
motivi per credere a Medjugorje.
«Il vero motivo
sono i frutti straordinari. Un paesino sconosciuto e irraggiungibile da un
quarto di secolo è diventato un faro per l'intera umanità. C'è una fioritura di
pietà mariana ed eucaristica;
la gente va e
torna contenta».
25 anni di
apparizioni: non sono troppi?
«Non spetta a
noi giudicare le azioni della Madonna. Ricordo che in Francia, a Laus, nel
Seicento Maria apparve a una contadina per 54 anni di seguito e
quell'apparizione è stata riconosciuta». I veggenti sono credibili?
«Proprio nella
durata del fenomeno sta un indizio di credibilità: se fosse qualcosa di umano,
si sarebbero stancati. Invece sono ragazzi bravi, puliti, normali, che non si
sono mai contraddetti.
Gli esperimenti
scientifici hanno dimostrato che effettivamente non mentono». E il giudizio
della Chiesa?
«I vescovi hanno
dato un giudizio attendista, che lascia aperti ulteriori sviluppi.
La Chiesa non si
può pronunciare finché le apparizioni continuano».
RAGAZZE
SPERICOLATE E ANTICONFORMISTE:
IL FASCINO
DELLA CLAUSURA, L’AVVENTURA DI DIO, L’ABBRACCIO FORTE E DOLCE DI GESU’
I mass media trasformano ogni
piccola scemenza in una tendenza, ogni stravaganza finto-trasgressiva in una
moda, ogni sgallettata che appare in tv in un “evento” da immortalare. Ma non
si sono accorti di un fenomeno che – questo sì – è l’unico veramente
trasgressivo e anticonfomista: l’aumento delle giovani ragazze che scelgono la
clausura. Anche la televisione – dovendo riempire ore del palinsesto per propagare
le “eroiche” gesta dell’Isola dei famosi, così da rincoglionire il pubblico
sotto tonnellate di Nulla – sta alla larga da questo eroismo autentico e da
questo sorprendente amore. I dati sono semplici. Fra il 2004 e il 2005, in Italia,
sono aumentate di 300 unità le vocazioni claustrali. Trecento giovani ragazze
italiane, spesso laureate, del tutto normali, figlie del loro tempo (discoteche
comprese), che si sono “innamorate” così e hanno lasciato tutto, proprio tutto,
scegliendo le quattro mura di una clausura e una vita di totale povertà,
silenzio e preghiera, per questo Amore.
Varie
L’UOMO
NEL POZZO
Un
uomo cadde in un pozzo da cui non riusciva a uscire.
Una persona di buon cuore che passava di là disse: "Mi dispiace davvero tanto
per te. Partecipo al tuo dolore".
Un politico impegnato nel sociale che passava di là disse: "Era logico
che, prima o poi, qualcuno ci sarebbe finito dentro".
Un pio disse: "Solo i cattivi cadono nei pozzi".
Uno scienziato calcolò come aveva fatto l'uomo a cadere nel pozzo.
Un politico dell'opposizione si impegnò a fare un esposto contro il governo.
Un giornalista promise un articolo polemico sul giornale della domenica dopo.
Un uomo pratico gli chiese se erano alte le tasse per il pozzo.
Una persona triste disse: "Il mio pozzo è peggio!".
Un umorista sghignazzò: "Prendi un caffè che ti tira su!".
Un ottimista disse: "Potresti star peggio".
Un pessimista disse: "Scivolerai ancora più giù".
Gesù, vedendo l'uomo, lo prese per mano e lo tirò fuori dal pozzo.
Il più grande bisogno del mondo...
Un po' più di gentilezza e un po' meno avidità,
Un po' più dare e un po' meno pretendere;
Un po' più sorrisi e un po' meno smorfie;
Un po' meno calci a chi è steso per terra;
Un po' più "noi" e un po' meno "io";
Un po' più risate e un po' meno pianti;
Un po' più fiori sulla strada della vita;
e un po' meno sulle tombe.
Bruno Ferrero,
A volte basta
un raggio di sole
Per finire…
ESPERIENZA
DI DIO
Un
mistico tornò dal deserto.
«Dicci»,
gli chiesero avidamente, «com'è Dio?».
Ma
come poteva esprimere in parole
ciò
che aveva sperimentato nel profondo del suo cuore?
È
possibile esprimere in parole la verità?
Alla fine diede loro una formula
-
così imprecisa, così inadeguata –
nella
speranza che alcuni di loro si sentissero tentati,
a
sperimentare essi stessi
ciò che egli aveva sperimentato.
Essi s'impadronirono della formula.
Ne
fecero un testo sacro.
L'imposero
a tutti come un articolo di fede.
Affrontarono
grandi sofferenze
per
diffonderla in paesi stranieri.
E
alcuni dettero persino la propria vita per essa.
E il mistico rimase triste.
Sarebbe
stato meglio se non avesse mai parlato.
