Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino – Diocesi di Fiesole


Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino

Anno
IV - N. 23 Marzo
– Aprile 2007
L’Apocalisse:
l’invito a essere testimoni
nella speranza
SOMMARIO
q
Editoriale pag.
3 Il bene ed il male
q
Spiritualità pag.
4 Una comunità che vive
la testimonianza
q
Le preghiere del mese pag. 6 Preghiere
q
Cosa dice la Chiesa pag. 8 Per
l’ignorante ed il sapiente
q
La ragione e la fede
pag. 9 Rimettere
al centro la Parola
di Dio
q
Veglia di preghiera
pag. 11 La Chiesa
q
Notizie della nostra comunità pag. 15 Visita Pastorale
pag. 17 Festa annuale del Circolo
q
Attualità Cristiane pag. 19 Il
Commissario Calabresi
pag. 21 Festa delle
Misericordie
pag. 22 Compleanno
del Papa
q
Notizie da Casentino pag. 23 Rubrica
q
Approfondimenti pag. 25 DICO
pag. 27 La tomba di
Gesù?
Pag.
29 Il coraggio della verità nella
vita pubblica
q
Varie pag. 30 Messaggio
per la Quaresima
q
Per finire… pag. 31 Decalogo della quotidianità
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in
Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
Riconoscere il bene ed il male nelle
proprie comunità.
Le lettere alle sette Chiese del libro
dell’Apocalisse non hanno lo scopo di intimidire e mettere paura, ma di
incoraggiare e sostenere chi vive nella prova richiamando a seguire Cristo
nelle fedeltà, nella fortezza e nella speranza. C’è in esse un invito ad una
fiducia totale in Dio e in Cristo e a distaccarsi continuamente dal male.
Nella storia umana c’è uno scontro, sempre
in atto, tra il bene ed il male. Nelle lettere si rimproverano i vizi ed i
peccati e si incoraggiano le virtù, le autentiche testimonianze.
Per accogliere il messaggio in esse
contenuto le Chiese destinatarie e quelle attuali devono compiere un’operazione
in se stesse: riconoscere il bene ed il male nelle proprie comunità.
Compiendo questa riflessione si dà una
lettura profetica alla vita ecclesiale e le varie comunità rinnoveranno le
testimonianza dell’amore del Signore e dell’amore scambievole.
La resurrezione di Cristo, vittoria sul
male e sulla morte, è l’evento che ci propone di affrontare la realtà del
vivere terreno con ottimismo e grande fiducia.
Ciò ci permetterà di offrire al mondo una
testimonianza FEDELE e VISIBILE e risulterà efficace e vincente nei confronti
dell’uomo di oggi.

Il vostro parroco, don Roberto
Spiritualità
di Antonella
Fani
L’Apocalisse, al contrario di quello che solitamente si pensa, non è un libro che parla di profezie catastrofiche sul futuro. Troppo spesso, difatti, l’uomo dimentica che Dio non vuole dei sudditi sottomessi per la paura di essere puniti, ma persone che scelgono liberamente di amarlo e testimoniare il suo amore.
La letteratura apocalittica presente nell’Antico e Nuovo Testamento, genere letterario di cui anche l’Apocalisse fa parte, nasce in un tempo di crisi e di difficoltà. Il suo scopo non è quello di presagire disgrazie, ma di aiutare a leggere in profondità la storia in cui oggi viviamo. Lo fa con un linguaggio difficile da comprendere, pieno di simboli ed immagini, che pertanto deve essere adeguatamente interpretato.
Le lettere alle sette Chiese, che si ritrovano nei primi capitoli dell’Apocalisse, non sono destinate a delle Chiese particolari: “sette” è il numero della totalità, pertanto indicano situazioni con cui da sempre e per sempre ogni comunità ecclesiale si dovrà confrontare.
Un ritornello si ripete: “Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”. L’orecchio è lo strumento per un sentire che deve arrivare al cuore, che deve farsi ascolto. È l’orecchio del cuore, che solo può educarci al vero bene.
La storia degli uomini è percepita all’interno dello scontro tra bene e male, ma l’Apocalisse incoraggia a riporre una fiducia totale in Dio e a distaccarsi dal male. La chiave giusta con cui leggere la storia e il mistero del male è quella della croce: il mistero di sofferenza e di gloria alla luce del quale tutto può essere vissuto e interpretato. La vittoria non può essere ottenuta in un modo diverso da quello del Signore, ovvero di un amore pronto al sacrificio di sé per essere tale fino in fondo.
Questa lettura della storia e di ogni vicenda umana è profetica: non si ferma alle impressioni momentanee, alle piccole ripicche, agi interessi immediati. Alla luce della Resurrezione il male non viene negato, ma non ha più l’ultima parola. Qualsiasi cosa possa accadere, la vita ha già vinto.
Ogni uomo è invitato non a chiudersi in se stesso e ad attendere la fine dei tempi, ma a vivere la testimonianza dell’amore del Signore fino in fondo. Scegliere di donare la vita per questa causa potrebbe voler dire accettare di non essere compresi, derisi, anche perseguitati, ma nonostante ciò non bisogna desistere da un annuncio di bene e di pace possibile per tutti.
L’Apocalisse ha lo stile di una lettera: era pensata per essere letta ed ascoltata in pubblico nella comunità. A sua volta la comunità doveva discutere sulle proprie impressioni, confrontarsi nelle decisioni da prendere per cambiare gli atteggiamenti non conformi all’insegnamento del Signore e per aiutarsi vicendevolmente ad amarsi come il Signore aveva loro insegnato.
La storia, anche nelle circostanze che sembrano contraddire il bene ed essere solo fonte di discordia e di morte, è tenuta in mano da uno solo che siede sul trono, l’Agnello, ossia il Signore Gesù. Egli ha testimoniato che nella morte ha vinto il bene: la vittoria dell’egoismo personale, degli interessi privati o di un falso bene (perché magari raggiunto con l’inganno o con la violenza) non ha futuro.
Ecco che ogni comunità di oggi per essere profetica deve essere testimone visibile (e non ‘udibile’!) di questo amore vissuto reciprocamente. Deve guardare lontano e non al pettegolezzo di turno; deve guardare al Signore, l’unico re, e non ai tanti potenti del mondo che si contendono un trono; deve agire riponendo in Lui la fiducia, perché Egli solo è l’unico fedele che non delude.
L’Apocalisse invita a leggere la storia tenendo presenti le difficoltà in cui viviamo, ma con un ottimismo ed una speranza di fondo: la Resurrezione di Cristo ha già vinto il male, per quanto violento possa sembrarci. È un libro che si compie oggi, che dà un codice per interpretare le vicende storiche attuali.
Solo
quando avremo taciuto
Solo quando
avremo taciuto noi,
Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi
solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano
le grandi cose della vita:
la conversione,
l'amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa
pure per noi,
e il Cielo non risponde
al nostro grido, e la terra
rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell'abbandono
rischia di farci disperare,
rimanici accanto.
In quel momento,
rompi pure il silenzio:
per dirci parole d'amore!
E sentiremo i brividi della Pasqua.
Tonino
Bello
Preghiera dell’accoglienza
Signore,
aiutami ad essere per tutti
un amico,
che attende senza stancarsi,
che accoglie con bontà,
che dà con amore,
che ascolta senza fatica,
che ringrazia con gioia.
Un amico
che si è sempre certi di
trovare
quando se ne ha bisogno.
Aiutami ad essere una presenza sicura, a cui ci si può rivolgere
quando lo si desidera;
ad offrire un'amicizia riposante,
ad irradiare una pace gioiosa,
la tua pace, o Signore.
Fa' che sia disponibile
e accogliente soprattutto
verso i più deboli e indifesi.
Così senza compiere
opere straordinarie, io potrò
aiutare gli altri
a sentirti più vicino,
Signore della tenerezza.
Il Signore della danza
Danzate, ovunque voi siate,
dice Dio, perché io
sono il Signore della danza:
io guiderò la danza di tutti voi.
Dovunque voi siate,
io guiderò la danza di tutti voi.
Io danzavo
il primo mattino dell'universo,
io danzavo circondato dalla luna,
dalle stelle e dal sole,
disceso dal cielo
danzavo sulla terra
e sono venuto al mondo
a Betlemme.
Io danzavo per lo scriba
e il fariseo, ma essi
non hanno voluto seguirmi;
io danzavo per i peccatori,
per Giacomo e per Giovanni,
ed essi mi hanno seguito
e sono entrati nella danza.
Io danzavo il giorno di sabato,
io ho guarito il paralitico,
la gente diceva che era vergogna.
Mi hanno sferzato
mi hanno lasciato nudo
e mi hanno appeso ben in alto
su una croce per morirvi.
Io danzavo il Venerdì,
quando il cielo divenne tenebre.
Oh, è difficile danzare
con il demonio sulle spalle!
Essi hanno sepolto il mio corpo
e hanno creduto
che fosse tutto finito,
ma io sono la danza
e guido sempre il ballo.
Essi hanno voluto sopprimermi
ma io sono balzato
ancora più in alto
perché io sono la Vita
che non può morire:
e io vivrò in voi
e voi vivrete in me
perché io sono, dice Dio,
il Signore della danza.
Sidney
Carter
Cosa
dice la Chiesa
PER
L’IGNORANTE ED IL SAPIENTE
Non ti
sembra di abitare già, qui sulla terra, nel regno dei cieli, quando si vive fra
questi testi sacri, quando li si medita, quando non si conosce o non si cerca
di conoscere nessun’altra cosa? Non vorrei che ti fosse di danno, nella sacra
Scrittura, la semplicità e - vorrei dire - la banalità delle parole. Può essere
che simile stesura dipenda da un difetto di interpretazione, oppure che sia
stata voluta appositamente per renderne più facile la comprensione al pubblico,
e per far sì che, in un’unica e medesima frase, tanto l’uomo di cultura quanto
l’ignorante potessero coglierne il senso secondo la propria capacità.
Da
parte mia, non sono così superficiale e stupido da farmi passare per uno che
tutte queste cose le conosce o che vuole cogliere in terra i frutti di quelle
radici che sono piantate nel cielo. Confesso però che ne ho il desiderio e che
ho pure voglia di mettercela tutta.
Se
rifiuto di farti da maestro, ti assicuro però che puoi avermi come compagno. A
chi chiede si dà, a chi bussa si apre, chi cerca trova. Cerchiamo d’imparare
qui in terra quelle verità la cui conoscenza non verrà meno in cielo.
Girolamo, Le Lettere, II, 53,10
(al sacerdote Paolino)
La ragione e la fede
Antonella Fani
RIMETTERE AL CENTRO LA PAROLA DI DIO
Nelle lettere alle sette
chiese dell’Apocalisse[1]
(che, adeguatamente interpretate, aiutano a rileggere la situazione storica
delle comunità ecclesiali di ogni tempo) sono evidenziati tre problemi
fondamentali che affliggono la Chiesa: l’allontanamento dalla tradizione e
dall’autentico messaggio cristiano, le persecuzioni, la mondanizzazione dei
costumi.
La perdita di un contatto
veritiero (cioè vitale e autenticamente vissuto) con la Tradizione è ciò che affligge
le Chiese di Efeso, Tiatira e Sardi: un aspetto importante che deve essere
approfondito e su cui ognuno di noi deve confrontarsi personalmente alla luce
della Parola di Dio.
La Chiesa di Efeso, secondo l’Autore dell’Apocalisse, è passata da una
vivacità iniziale e da una bella operosità (in cui gli appartenenti alla
comunità sapevano esortarsi a vicenda e distinguere chi predicava e viveva il
Vangelo, da chi si diceva tale ma poi operava il falso) ad un progressivo
raffreddamento. Il Signore, poiché vede che la comunità ecclesiale «ha
abbandonato il suo amore di prima», invita a effettuare una revisione sul proprio stile di vita, per
non far sì che le venga tolta la predilezione data.
Anche la Chiesa di Tiatira aveva avuto un buon inizio, compiendo opere di
carità, fede e servizio, e migliorando progressivamente in tutto questo.
Tuttavia ‘oggi’ il Signore le rimprovera di aver ceduto ‘ad una donna’ che si è
spacciata per ‘profetessa’, inducendo alla fornicazione
e a mangiare carni immolate agli idoli. Il Signore ha cercato di mandarle
dei segnali, di darle tempo per comprendere che il suo modo di agire non era
più nel bene, ma invano.
È per questo che Dio dovrà «moltiplicare
i suoi dolori» perché possa arrivare a comprendere la verità. Il Signore vede
il cuore di ogni uomo, ogni passione e affetto interiore, ed ogni comportamento
esteriore: sarà lui a rendere giustizia direttamente e a svelare l’autoinganno
di ciascuno. A quelli che, invece, pur conoscendo l’erroneità di tali concezioni
e azioni, avranno perseverato nel bene, non imporrà altri pesi.
La Chiesa di Sardi, invece, sembra
vitale ed attiva, ma in realtà «è morta». La situazione è grave, ma la
Chiesa vive con tranquillità, perché ne è incosciente. Deve aprire gli occhi e
guardare in faccia la realtà, per non continuare ad illudersi e per incrementare
ciò che rimane di buono affinché tutto non si perda.
Di fronte a queste
caratteristiche, ognuno può confrontare ed esaminare la propria condotta di
vita e quella della propria comunità parrocchiale, attualizzandone il messaggio
per vivere un’autentica esperienza di conversione e di cammino ecclesiale nel
Signore.
La situazione di Efeso invita a rivedere l’affetto che abbiamo per il Signore, perché il rischio è sempre quello di un progressivo raffredda
mento. L’amore deve essere il fondamento di ogni comunità,
non ce ne può essere un altro. Una comunità ecclesiale non esiste se non
vive tendendo all’unione e all’amore per tutti. Questa comunione deve poi essere visibile
esteriormente: inutile la partecipazione esteriore se nel quotidiano ciascuno non
cerca di mettere in pratica con atteggiamenti di accoglienza.
Tiatira, invece, rappresenta
una comunità che ha tante caratteristiche positive: lì si vedono concretamente
atteggiamenti di amore reciproco. Eppure vengono tollerati pensieri e
atteggiamenti non conformi al Vangelo.
Crede di seguire gli insegnamenti di Gesù ma li associa ad altri comportamenti
non conformi al suo messaggio.
Ognuno, quindi, è chiamato a
rivedere quanto viva in profondità il
Vangelo, quanto l’amore sia
il vero riferimento di ogni azione e di ogni pensiero; quanto il messaggio
cristiano non sia stato filtrato e ‘adattato’ per questioni di comodo o perché
ritenuto troppo radicale e difficile da portare avanti. Tali atteggiamenti a
lungo andare non potranno che portare difficoltà e sofferenze: sarà la vita
stessa a farci riflettere sul nostro agire. I dolori causati dalle nostre
azioni potranno indicarci l’erroneità elle stesse.
Sardi rappresenta la comunità
attiva, ben organizzata ed impegnata, che magari viaggia a pieno ritmo, ma che
in realtà sta per morire perché non ha una autentica vita cristiana. Il modo di vivere della comunità resta superficiale,
perché non è radicata nell’ascolto della Parola di Dio. È verso questa
comunità che il Signore ha le parole più dure: «Ti si crede vivo, invece sei morto».
Il Vangelo non si riduce ad
un fare: senza l’ascolto della Parola di Dio, la vita cristiana è un’illusione.
Il Signore chiama prima di tutto ad un apporto
vitale con lui, unica vera fonte per un reale amore dei fratelli, che vada
oltre i tornaconti personali, le amicizie e le simpatie. Solo l’amore che nasce
dal Signore è autentico, perché è per
tutti, accoglie tutti, così come il Signore ha fatto.
w'wvw'vw'wvw'wvw'w
Veglia di Preghiera
Introduzione: In
comunione con il Vescovo e con tutta la nostra diocesi viviamo questa
particolare esperienza di Chiesa radunata in preghiera. Adoreremo il Signore Gesù, l’Agnello immolato presente
nel segno povero del Pane.
Faremo memoria di tre momenti in cui la Chiesa scopre il Signore: la Chiesa vive il Cristo nella liturgia, la
Chiesa scopre la funzione pasquale dell’Agnello, la Chiesa vede in Cristo la
sua origine storica e il suo futuro.
♫ Canto
d’Esposizione Eucaristica
1.
La Chiesa vive il Cristo nella liturgia
Dal libro dell’Apocalisse (1,9-10.12.16a-17)
“Io Giovanni, in un giorno
di domenica fui afferrato dallo Spirito. Voltandomi vidi sette candelabri d’oro
e in mezzo ad essi un personaggio simile al Figlio dell’uomo: era vestito con
una tunica che scendeva fino ai piedi, era cinto al petto da una fascia d’oro,
e aveva nella sua mano destra sette stelle. Quando lo vidi caddi ai suoi piedi
come morto. Ma egli, posando la sua destra su di me, mi rassicurò dicendo: Non
temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, il Vivente”.
L1:
La prima parte della prima visione dell'Apocalisse ci induce
a pensare al Cristo glorioso in un contesto di Tempio, di Chiesa e di preghiera
(vedi "i candelabri"). Gesù
Cristo, simile a "Figlio di uomo", ha ottenuto la vittoria sul male e
con la sua Risurrezione sono iniziati sia la fine dei tempi che il tempo del
giudizio. Gesù è re glorioso di un
regno vero, misterioso, incompiuto, ma in espansione. Si tratta di un regno
quasi fisico, di un estendersi del regno dei cieli nel mondo. Cristo ha potere
sulla Chiesa. Pensiamo alla sette stelle nella mano destra che rappresenta la
potenza di Dio. Gesù ha in mano le sette Chiese: anche in questo caso il numero
è simbolico ed indica la totalità.
L2:
Nell'Apocalisse Cristo Signore è Dio nella sua triplice
funzione di re, sacerdote e profeta. Siamo di fronte a una grande liturgia
battesimale. Giovanni a Patmos sta contemplando il suo essere un re, un
sacerdote, un profeta perché è stato incorporato a Cristo. La prima parte della
visione ci presenta dunque il Cristo glorioso, lo stesso Cristo che in modo
rivoluzionario e sconvolgente diventa pane, cioè l'Eucarestia.
· Raccogli nell’unità la tua Chiesa
· Custodisci il nostro Papa Benedetto XVI
· Proteggi il nostro Vescovo Luciano
· Rivesti del tuo amore i sacerdoti
· Santifica i religiosi
· Sorreggi tutti i laici
♫ Canto
2.
La Chiesa scopre la funzione pasquale di Cristo
Dal libro dell’Apocalisse (5,6-10.12)
“Vidi un Agnello in piedi,
come ucciso, con sette corna e sette occhi, che sono i sette spiriti di Dio. I
quattro Viventi e i ventiquattro Anziani si prostrarono davanti all’Agnello, tenendo
ciascuno un’arpa e coppe d’oro piene di profumi che sono le preghiere e
cantavano un canto nuovo: Tu sei degno di prendere il Libro e di aprire i suoi
sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù e lingua e popolo e nazione e regneranno su tutta la
terra. Tu sei degno di ricevere potenza e ricchezza sapienza e forza onore, gloria
e lode nei secoli dei secoli. Amen.
L: Il termine ‘Agnello’
ricorre 28 volte nell’Apocalisse, e 28 è il prodotto di 7x4, due numeri che
indicano nella simbologia ebraica pienezza e totalità. Il
sacrificio dell'Agnello si incarna qui in una persona, il misterioso Messia,
Gesù, il "servo di Jahwè" che salverà tutti con la sua
sofferenza. L'agnello richiama:
qualcuno che dà la vita per gli altri, e qualcuno che viene ucciso per
permettere agli altri di vivere.
Con questa parola l’Apocalisse vuol indicare nella figura di
Gesù-Messa la mitezza, l'obbedienza e la non-ribellione, ma anche un contenuto di giudizio nella mitezza e nell’amore
salvifico di Dio.
L2:
Le "sette corna" di cui è
dotato l'agnello sono un simbolo di potenza ma anche il segno dell'efficienza
messianica, della salvezza di Dio che non cade a vuoto. I "sette occhi" simboleggiano i sette
spiriti mandati su tutta la terra. L'Agnello possiede, perciò, la pienezza
dello Spirito. Se gli occhi sono segno della Provvidenza di Dio che tutto vede
e a tutto provvede, allora a questo agnello è stato demandato anche tale
potere. Potremmo senz'altro definire l'Agnello come il "provvidente",
Colui che pensa a guidare la storia e la vita di ciascuno di noi. Quando ci
scoraggiamo, perché abbiamo la sensazione che le nostre preghiere non portino
ad alcun effetto, rileggiamo questo brano dell'Apocalisse per riacquistare la
certezza che le nostre suppliche, comunque portate davanti al Signore, valgono.
L3:
nell'espressione "siamo un regno di sacerdoti" c’è la dimensione
della regalità offerta a tutti. Siamo
tutti re e regine secondo lo stile di Cristo, che è lo stile del servizio.
Siamo re e sacerdoti che si mettono al servizio di Dio servendo l'umanità. Ben
a ragione possiamo affermare di essere tutti dei "pontefici",cioè
delle persone che costituiscono un ponte
tra Dio e l'umanità, e di avere dignità regale e sacerdotale in quanto
associati alla morte e alla resurrezione di Gesù attraverso il Battesimo.
Canone cantato
3. La Chiesa vede in Cristo
la sua origine e il suo futuro
Dal libro dell’Apocalisse (21,2-3.5-6.10.14)
“Vidi la Città santa, la
nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, adorna come una sposa per il suo
sposo. Una voce potente diceva: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini e
dimorerà con loro ed essi saranno suo popolo e lui il Dio-con-loro”. E Colui
che sedeva sul Trono disse: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine.
A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita”. E mi
trasportò su un monte altissimo, dove mi mostrò la Città santa, Gerusalemme. Le
mura della città poggiano su dodici basamenti, su cui sono scritti i nomi dei
dodici apostoli dell’Agnello”.
L1:
Il Signore sta facendo una nuova creazione, che non è futura
perché il verbo viene espresso al tempo presente. Quindi, la nuova creazione è
già in atto; Dio non attenderà la fine
dei tempi per donarci la gioia, per toglierci il lutto, la morte, il lamento e
l'affanno. Il Signore già oggi crea cose nuove, che porterà evidentemente a
compimento nella loro pienezza alla fine dei tempi, quando lo incontreremo. Siamo
di fronte a una situazione non solo di consolazione, ma d'impegno.
L2:
La prospettiva cambia diametralmente: i semi del regno (il
granello di senape, ad esempio) sono già piantati e stanno crescendo. E' bello
sentirsi parte di questa novità perché con il battesimo noi siamo entrati nella
nuova creazione, primizia della comunione piena con Dio alla fine dei tempi. Il
nostro Signore è il Dio dell'Alleanza che non rinnega mai il suo popolo e il
patto che ha stabilito con lui.
♫ Canto
L: La
preghiera è gradita al Padre e da lui esaudita quando nasce da volontà
concordi. Ora la rivolgiamo a Dio con il sostegno della intercessione di Maria
e dei Santi.
R: Ascolta, Padre la nostra preghiera.
·
Per la Chiesa: perché
sia comunione di persone e di comunità, nella ricerca di ciò che Dio vuole,
nella intesa fraterna e nella tensione verso un’unica speranza.
·
Per tutti i cristiani:
perché siano consapevoli della tradizione di fede e di santità dei credenti che
li hanno preceduti, e siano capaci di trasmettere alle nuove generazioni esempi
significativi di vita secondo il vangelo.
·
Per tutte le comunità
ecclesiali: perché in Maria riconoscano il modello di ascolto, di preghiera, di
offerta, di servizio, e aspirino ad essere in comunione con lei.
·
Per la nostra comunità:
perché stabilisca rapporti di collaborazione effettiva con le persone e le comunità
che ricorda nelle sue eucarestia e sia presente in tutte le attività di
cooperazione fra le chiese.
·
….
Preghiera (tutti) “Come il grano sparso sopra
i colli e raccolto divenne un solo pane, così si raccolga la tua Chiesa,
Signore. Ricordati di preservarla da ogni male e di renderla perfetta nel tuo
amore. Santificala e radunala dai quattro venti nel tuo Regno”. (dalla Didakè)
Benedizione ♫
Canto finale
Notizie della nostra
Comunità
Gruppo famiglie e Gruppo Giovani preparano l’ultima visita
pastorale del nostro vescovo,
Sua Ecc. Mons. Luciano Giovanetti
È iniziata a livello vicariale, coordinata dai vicari
diocesani per la famiglia e per i giovani, la preparazione dell’ultima visita
pastorale del nostro Vescovo, che fra due anni lascerà l’incarico di guida
della diocesi per raggiunti limiti di età. In occasione di questa sua visita
pastorale il Vescovo ha indetto la missione Giovani e la missione famiglie per
preparare nelle varie parrocchie la visita pastorale. Sarà la primavera estate
2007 ad accogliere il vescovo in Casentino. Per questo urgono i preparativi. A
Romena a metà del mese di gennaio, si è tenuto il primo incontro collegiale,
con la presentazione ai vari gruppi giovani e gruppi famiglie provenienti da
tutte le parrocchie del Casentino fiesolano. Successivamente si sono avuto
altri incontri; a Prato di Strada per il gruppo giovani e a Casalino per il
gruppo famiglie si sono tenuti approfondimenti specifici per organizzarsi.
In queste occasioni si sono promosse iniziative per i
prossimi mesi a preparazione della visita pastorale: prima fra tutte la grande
festa della famiglia per tutta la Diocesi che quest’anno si terrà, per la prima
volta, in Casentino a Romena. Tutte le famiglie della diocesi che operano nella
pastorale familiare, saranno radunate per confrontarsi sui temi scottanti che affliggono
la famiglie del terzo millennio.
Nel mese di maggio ci sarà la visita pastorale alla nostra
parrocchia.
APPUNTAMENTI
Martedì Santo 3 aprile 2007:
Pratovecchio Chiesa della Prepositura
Veglia di preghiera per i gruppi
giovani
Sabato 2 Giugno: Comunità di
Romena
Festa diocesana della famiglia
Organizzata dai gruppi famiglia
del Casentino
Appuntamenti
SETTIMANA DEL CONGRESSO
EUCARISTICO VICARIALE
Alla fine
del mese di Marzo ci sarà la conclusione del Congresso Eucaristico Vicariale
del Casentino. Vi proponiamo un programma dettagliato di tutte le iniziative ad
esso correlate.
Venerdì 23 marzo 2007 -
Pieve di San Martino a Vado
Ore 20.30: Esposizione, adorazione
e benedizione Eucaristica
Ore 21.15: meditazione tenuta da
don Francesco PASETTO
sul tema
“Principi teologici
dell’Eucarestia”
Mercoledì 28 marzo 2007 – Valiana
Chiesa di San Romolo
Ore 20.30: Esposizione, adorazione
e benedizione Eucaristica
Ore 21.15: meditazione tenuta da
don Francesco PASETTO
sul tema
“Eucarestia vincolo di carità”
Venerdì 30 marzo 2007 – Pieve di
santa Maria Assunta a Stia
Ore 21.00: Solenne concelebrazione
presieduta dal Vescovo
Animata da tutte le corali
parrocchiale del Casentino
Mercoledì 2 maggio, alle ore 21.00, il Vescovo
incontrerà la comunità di Strada in Casentino, nei suoi organismi di
partecipazione ecclesiale e nei gruppi di impegno pastorale parrocchiale: sono
chiamati a partecipare i Componenti dei consigli parrocchiali, del direttivo
del Circolo parrocchiale, dei catechisti, del gruppo donne del ricamo, dei
gruppi di preghiera.
Notizie della nostra
Comunità
Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II
Domenica 15 Aprile 2007,
prima domenica dopo Pasqua, detta domenica in Albis (ossia dei bianco vestiti,
quelli cioè che hanno celebrato il battesimo la notte di Pasqua), il Circolo
Parrocchiale Giovani Paolo II, festeggia per la seconda volta dalla sua
fondazione (20 dicembre 2005) la sua festa annuale.
Come tutti hanno potuto
vedere anche dalle immagini esposte nei locali del circolo, è stata individuata
come festa annuale, la medesima solennità istituita dal Papa Giovanni Paolo II,
da cui prendiamo il nome. È la festa
della Divina Misericordia.
Il culto nei confronti della divina misericordia trae
origine dalle rivelazioni di una suora polacca. Gesù ha affidato a questa
religiosa semplice, senza istruzione, ma forte e infinitamente fiduciosa in
Dio, una grande missione: il messaggio della Divina Misericordia rivolto al
mondo intero. La prima forma del culto della Divina Misericordia è l'immagine
di Gesù Misericordioso. Il modello è stato mostrato dallo stesso Gesù nella
visione che Suor Faustina ebbe la sera del 22 febbraio 1931. Durante
tale visione Gesù le disse: "Dipingi un'immagine secondo il modello che
vedi, con sotto scritto:"Gesù confido in Te". Desidero che questa
immagine venga venerata nel mondo intero e che venga solennemente benedetta
nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della
Misericordia "…In quel giorno l'anima che si accosta alla confessione e
alla S. Comunione riceve il perdono totale delle colpe e delle pene".
L'immagine rappresenta il Cristo risorto nell'atto di camminare avvolto in un
lungo abito bianco. Il Suo sguardo è come sulla croce e, con la destra alzata,
benedice il mondo; sulle mani e sui piedi i segni della crocifissione. Dal
Cuore trafitto escono due raggi: uno rosso che simboleggia il Sacramento
dell'Eucarestia ed uno pallido che simboleggia i Sacramenti del Battesimo e della
Penitenza. I due raggi rappresentano anche l'alleanza di Dio con l'uomo fatta per
mezzo del sangue di Cristo, come pure i S. Sacramenti e le grazie dello Spirito
Santo il cui simbolo biblico è l'acqua.
29 giugno 2002 Il
Santo Padre Giovanni Paolo Il concede l'indulgenza nel giorno della domenica
della Divina Misericordia.
17 agosto 2002
Il Santo Padre Giovanni Paolo Il consacra l'umanità alla Divina Misericordia.
02 aprile 2005
Il Santo Padre Giovanni Paolo Il muore alle ore 21.37, già essendo la solennità
della Divina Misericordia.
Il circolo
propone a tutti i suo soci, come a tutta la comunità di Strada in Casentino, di
partecipare alla celebrazione eucaristica che si terrà in concomitanza della S.
messa domenicale delle ore 11.30 alla Pieve. Si cercherà di organizzare la presenza
di sacerdoti per le confessioni in modo da poter acquisire l’indulgenza.
Inoltre, nel
pomeriggio, sempre nella splendida Pieve di San Martino a Vado, il Circolo
offrirà a tutta la comunità uno splendido concerto, di un gruppo di bandisti
riuniti sotto la direzione del maestro Leonardo Rossi, insieme ad un gruppo corale;
cantori e bandisti sono tutti provenienti dal Casentino e si sono già esibiti
in molti paesi della nostra vallata.

Attualità cristiane
Il Commissario Calabresi: presto beato!!
Giovanni Paolo II definì il
commissario Luigi Calabresi “testimone del Vangelo e eroico difensore del bene
comune”. Il cardinal Ruini si mostra benevolente verso don Ennio Innocenti che
chiede l’apertura del processo di beatificazione, “Avvenire” dedica al
Commissario una bella pagina, dando ormai per aperta la sua “causa”.
Un bellissimo documento inedito,
appena riemerso, ci indica un nome (a lungo infangato): Luigi Calabresi, più noto come
“il Commissario Calabresi”, il giovane poliziotto massacrato a 34 anni dalla
violenza estremista. Sì, lui davvero era un grande idealista. In questo suo
bellissimo scritto – anticipato ieri da Avvenire – si legge: “Ancora qualche settimana
e sarò Commissario di Pubblica Sicurezza. Lo dico perché sappiate in quale mondo
sto per entrare con queste mie idee. Ma è una strada che ho scelto per
vocazione, perché mi piace, perché sono convinto, perché costituisce una prova
difficile. Avrei molti altri modi di guadagnarmi uno stipendio, ma sono affascinato
dall’esperienza che può fare in polizia uno come me, che vuol vivere una vita
profondamente, integralmente cristiana. Io sono giovane. Ma riandando indietro
con la memoria, mi pare che un tempo il metro con cui si valutavano gli uomini
era diverso. Si valutavano per ciò che erano, per ciò che rappresentavano, per
la posizione e la stima di cui godevano, per il gradino che occupavano nella
scala sociale e così via. Oggi invece conta il successo, questa medaglia di
basso conio che su una faccia porta stampato il denaro e dall’altra il sesso”.
Sappiamo come Calabresi fu
accusato dopo la tragica fine di Pinelli, pur non entrandoci affatto. Il
linciaggio morale a cui fu sottoposto, a rileggerlo sui giornali della Sinistra
del tempo (e a ricordare le piazze di allora), fa spavento. A Giampaolo Pansa
confidò: “Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio, non so come potrei
resistere”.
Anche Enzo Tortora fu testimone
di questi fatti e scrisse di Calabresi: “Credeva in Dio, fermamente. Quando una
volta gli chiesi, nel periodo più buio delle accuse, degli attacchi, degli
insulti, come faceva a resistere, senza mai un cedimento di nervi, senza uno
scatto, a quell’autentico linciaggio morale a cui era sottoposto, mi rispose
sorridendo: ‘E’ semplice, credo in Dio. E credo nella mia buona fede. Non ho
mai fatto nulla di cui possa vergognarmi. E non odio nemmeno i miei nemici; ho
angoscia per loro, non odio. E’ una parola – odio – che proprio non conosco’ ”.
In realtà se fosse possibile
tornare indietro nel tempo, a quegli anni, i veri idealisti dovrebbero essere
cercati del tutto altrove. Era vero. Calabresi era sempre stato un eroico
servitore dello stato, pieno di sensibilità cristiana. E’ nota la foto uscita
sul Corriere della sera il 22 novembre 1969 dove si vede il giovane commissario
che soccorre Mario Capanna, sottraendolo all’aggressione di alcuni suoi
avversari. Poi arrivò l’attentato di Piazza Fontana e il caso Pinelli. Poi
arrivò l’assassinio di Calabresi, il 17 maggio 1972. Il suo nome ha continuato
a essere un tabù per il pensiero dominante (nessuna sala del Senato gli è
dedicata come invece è accaduto per certi “manifestanti”). La generazione del
Sessantotto è da tempo al potere e con il potere pretende anche la gloria. Ma
la gloria non le spetta. La gloria spetta a un uomo buono e infangato come
Calabresi. Morto ammazzato. E la gloria vera. E’ notizia di ieri infatti che il
cardinal Ruini ha dato il nulla osta per l’avvio del processo di beatificazione
del commissario (la bella pagina di Avvenire di ieri evidentemente preparava
questo annuncio). Per decenni né le istituzioni, né i moderati, né i cattolici
hanno ricordato quest’uomo.
Dobbiamo dirlo e forse
gridarlo: “la meglio gioventù” fu incarnata da Luigi Calabresi. Ed è giusto che
sia la Chiesa a farcelo capire, nel nome di quel Dio che “disperde i superbi
nei pensieri del loro cuore, che rovescia i potenti dai troni e innalza gli
umili”.
Benedetto XVI invita i
volontari delle Misericordie d’Italia a essere testimoni della carità
Ricevuti in udienza insieme
ai Donatori di sangue “Fratres”
Testimonianza concreta della
carità, fedeltà alle radici cristiane ed educazione dei giovani nel servizio al
prossimo: sono queste le consegne lasciate da Benedetto XVI ai circa 7.000
confratelli della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia e dei
Donatori di sangue “Fratres”, ricevuti in udienza nell’Aula Paolo VI del
Vaticano.
Nate a Firenze nel lontano
1244 per iniziativa di San Pietro martire da Verona, le Confraternite della
Misericordia in Italia oltre ai numerosi gruppi “Fratres” sono oggi oltre 700.
In tutto le due associazioni contano più di centomila volontari fra i 15 e i 70
anni che operano soprattutto in Toscana e nell’Italia centro-meridionale,
animati dai principi evangelici, nei diversi ambiti socio-sanitari. Ogni sede
dovrebbe offrire infatti alle persone assistenza di tipo sanitario ed
assistenza di tipo sociale, soprattutto in aiuto agli handicappati, agli
emarginati e agli anziani, così come un servizio sanitario tramite anche il
servizio 118 per le emergenze, ed il trasporto sanitario ordinario, e un
servizio di protezione civile.
A presentare a Benedetto XVI
le due associazioni in qualità di Arcivescovo di Firenze al quale spetta la
guida spirituale della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia del capoluogo
toscano è stato il Cardinale Ennio Antonelli. Nel suo indirizzo di saluto il
porporato ha detto che le Misericordie d'Italia “vogliono armonizzare la
qualità professionale e l'efficienza tecnologica, oggi richieste dai moderni
servizi in ambito socio-sanitario, con le forme più semplici e dirette di
volontariato”. “Vogliono soprattutto tenere vive, in tutta la loro attività, le
motivazioni spirituali, curare la formazione cristiana degli iscritti e promuovere
nella società la cultura del dono”, ha poi aggiunto l’Arcivescovo di Firenze.
Nel prendere la parola il Santo Padre ha lodato l’opera della Confederazione
delle Misericordie d’Italia così come il loro “zelo”, e la “‘fantasia’ nella
carità che deriva da un cuore pulsante, di cui è ‘motore’ l’amore per l’uomo in
difficoltà”. “Con la vostra presenza e la vostra azione contribuite a
diffondere il Vangelo dell’amore di Dio per tutti gli uomini”, ha continuato il
Pontefice. “Quanto è necessario che anche oggi, anzi specialmente in questa nostra
epoca segnata da tante sfide umane e spirituali, i cristiani proclamino con le
opere l’amore misericordioso di Dio! Ogni battezzato dovrebbe essere un
‘vangelo vissuto’”, ha quindi sottolineato. “L’amore è un linguaggio che giunge
diretto al cuore e lo apre alla fiducia. Vi esorto allora, come faceva san
Pietro con i primi cristiani, ad essere sempre pronti ‘a rispondere a chiunque
vi domandi ragione della speranza che è in voi’ (1 Pt 3,15)”, ha poi aggiunto
Benedetto XVI.
Nel saluto indirizzato al
Papa, il Presidente delle Misericordie d'Italia, Gianfranco Gambelli, ha
ringraziato Benedetto XVI “per il dono dell'Enciclica Deus caritas est,
nella quale ha posto particolare attenzione al mondo dei servizi e di quel
volontariato che quotidianamente testimonia gli insegnamenti evangelici”. “Sarà
per noi – ha detto Gambelli – luce nel nostro cammino del servizio di carità e
amore”, una luce tanto più preziosa “in questi tempi nei quali sono ancora più
evidenti le disuguaglianze e nei quali c'è più bisogno di Misericordia e di
testimoni del Vangelo”.
Compleanno del Papa 15 Aprile 2007 -
80 anni
Il Santo Padre, per il particolare affetto che lo lega
alla sua Chiesa di Roma, ha accettato di festeggiare il suo 80° compleanno, con
la celebrazione di una Santa Messa che Egli stesso presiederà in Piazza S.
Pietro, domenica 15 aprile, vigilia del suo compleanno, alle ore 10.
Pertanto domenica 15 aprile tutti i parroci, i
sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, i religiosi e le religiose e i fedeli
laici della Diocesi di Roma saranno calorosamente invitati a partecipare a
questa Eucaristia, secondo le modalità che saranno fatte conoscere al più
presto.
Sarà
questo per noi un giorno particolarmente lieto, nel quale ringrazieremo il Signore
per il dono che ci ha fatto con il nostro Papa Benedetto XVI. Sarà anche il
giorno in cui, in un clima intensamente pasquale, pregheremo con il Papa e per
il Papa, chiedendo per Lui l'abbondanza delle benedizioni divine, che lo
sostenga e lo conforti nello spirito e nel corpo, per essere per noi tutti
modello e guida sicura nella fede, nell'amore di Dio e dei fratelli e nella
speranza che non delude. In quella domenica, dedicata alla Divina Misericordia,
pregheremo con il Papa anche per la nostra Chiesa, affinché, testimoni con
generosità la gioia della fede e si impegni nell'educazione delle giovani
generazioni e nella promozione dell'amore cristiano, della vita e della
famiglia.
Notizie
dal Casentino
Rubrica VIVERE IN
CASENTINO
A cura del direttore Silvia PECORINI
Un
ricordo ad Alboino SEGHI, maestro, giornalista, vero cristiano, amico, scomparso
da poco. Con tutto il nostro affetto lo ricordiamo e preghiamo per
lui.
La redazione
“La pietra è
forza,
potere,
sacralità,
da quando l’uomo
l’ha
‘domata’.
Lui vive con
lei e in lei,
protezione,
focolare e altare”
Alboino Seghi
L’ARMONIA DELLA FEDE
Strada è terra di maestri scalpellini, di artisti che
plasmano con la sapienza delle loro mani un pezzo di pietra. Roberto Vignali è
uno di questi, un giovane che non proviene da una delle storiche famiglie che
si sono distinte in quest’arte, ma un allievo del “maestro” Raffaello Colozzi.
Una passione nata improvvisamente, senza essere
coltivata, passeggiando nella piazza delle Logge di Strada che esponeva le sue
opere in pietra facendo bella mostra di sé. Un vecchio mestiere che si insinua
nella vita di un giovane e lo fa diventare un protagonista, uno dei “prescelti”
che troveranno spazio nella Basilica di Assisi. Forse i lettori si ricorderanno
le opere della mostra “Omaggio a Francesco” che nel loro girovagare trovarono
una collocazione anche ad Assisi. Sarà stata la Divina Provvidenza o
l’intercessione di San Francesco, ma una delle opere si ruppe e così Padre
Vincenzo Colli e il Maresciallo Landi nella loro ispirazione pensarono bene di
far fare un Trittico, da porre in maniera definitiva all’interno della
Basilica. I committenti scelsero tre temi “ Il
Cammino della fede”, che ha realizzato Fabio Puri, “Il peso della fede” e “L’Armonia
della fede” di Roberto Vignali. Tutte e tre di grande valore, ma su Roberto
e su L’Armonia della Fede mi
soffermerò. Roberto è un giovane dei suoi tempi, che vive la sua età e
ritrovare una sua opera in uno dei luoghi sacri più importanti della cristianità,
un po’ più in basso del grande Giotto, non può che renderlo felice.
Ore ed ore di lavoro, passate a scolpire il chiostro
della Basilica di San Francesco, con una precisione e un’attenzione
straordinaria, che rendono le sue mani opere d’arte stesse. La sensazione e
l’emozione che provoca quest’immagine è grande, l’armonia della fede la si
percepisce nell’immagine stessa che è armonia nella sua interezza. Roberto può
esserne orgoglioso, il suo tempo prezioso ha donato ai posteri un’opera altrettanto
preziosa.
Nel prossimo numero Il Cammino della Fede di Fabio Puri.
Approfondimenti
DICO:
VIVA IL PUBBLICANO, ABBASSO IL FARISEO
E’ giusto fare l’elogio
degli “incoerenti”. Cioè di quei politici che da giorni sono bersagliati con
sberleffi e insulti perché sono contro i DICO pur avendo una situazione familiare
irregolare. La loro “contraddizione” non è un motivo di “poca credibilità”, ma
l’esatto contrario: è un argomento di maggiore credibilità, è una prova di
maggiore serietà e responsabilità. Meritano ancora più stima di un politico che
si schierasse contro i Dico avendo una situazione familiare perfettamente
regolare (dal punto di vista cattolico).
Si sente dire e si legge: molti uomini politici sono separati, divorziati e risposati, come fanno a schierarsi contro i Dico e a dichiararsi paladini del valore della famiglia? Questa critica, politica e morale, è superficiale, totalmente sbagliata. Anzitutto il valore sociale e civile della famiglia, riconosciuto dall’articolo 29 della Costituzione, riguarda tutte le famiglie, anche quelle formate con matrimonio civile o dopo un divorzio. Quindi un divorziato può riconoscersi in esso. In secondo luogo chi è eventualmente convivente, in una coppia di fatto, e si schiera contro i DICO mi pare ancora più credibile perché va contro un suo interesse immediato (casomai mi parrebbe conflitto di interessi il contrario). Dimostra grande senso di responsabilità quel politico che legifera perseguendo il bene del Paese anche andando contro il proprio. In terzo luogo prova che chiunque, in qualunque situazione personale si trovi, può riconoscere l’assurdità giuridica dei DICO che danno il sigillo statale alla “famiglia gay” per garantire certi diritti individuali che si potevano già ottenere attraverso il Codice civile.
Peraltro la Chiesa ha sempre
giudicato i politici per le loro scelte in relazione al bene comune e alla
“libertas Ecclesiae”, non in base ai loro peccati personali dei quali si occupa
nel confessionale. La Chiesa nella sua saggezza millenaria, sa anche che non esistono
politici senza peccato, perché non esistono uomini senza peccato.
La Chiesa conosce bene
l’uomo perché lo guarda con gli occhi di Cristo, il quale, duemila anni fa, di
fronte a una donna scoperta in adulterio che la folla stava per lapidare, lanciò
una sfida: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Dopo venti secoli
siamo ancora in attesa di qualcuno che tiri quel sasso. Del resto – anche da un
punto di vista morale - per un cristiano è doveroso fare l’elogio dei “pubblici
peccatori”, che si riconoscono poveracci, e diffidare delle “persone perbene”
che ostentano le proprie virtù private. Per un motivo molto semplice: perché
così ha fatto Gesù. Sta scritto molto chiaramente nel Vangelo, è una pagina
famosa e bellissima: “Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano
di esser giusti e disprezzavano gli altri: ‘Due uomini salirono al tempio a pregare:
uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così
tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri,
ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la
settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi
a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto
dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua
giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi
si umilia sarà esaltato’ ” (Luca 18, 10-14).
La vera purezza consiste nel
restare certi ed entusiasti della Verità a prescindere da come la si vive,
senza scandalizzarsi dei peccati propri o altrui. L’entusiasmo con cui gli
amici di Gesù parlavano di lui ai quattro venti non era affatto delegittimato
dai loro limiti, dalle loro paure e dai loro peccati. Nel “Processo a Gesù” di
Diego Fabbri, san Pietro parla con appassionata commozione di Gesù e quando gli
rinfacciano di averlo tradito, l’apostolo risponde: “se non sai che si può
amare e tradire, che uomo sei?”. L’uomo autentico ama il Vero più di se stesso
e non riduce la Verità alla misura dei propri limiti. Questo è il cattolicesimo.
MEGLIO CREDERE IN DIO CHE
IN “DICO”…
C’è
un aspetto tutto interno al mondo cattolico nella polemica che si è scatenata
sui “Dico”. Un gruppo di cattolici progressisti hanno lanciato un appello ai
vescovi perché si auto-imbavaglino e non pubblichino la Nota annunciata da
Ruini, che impegnerebbe i parlamentari cattolici a un voto in difese della famiglia.
Costoro scrivono:
“L’annunciato intervento della presidenza della Cei, che imporrebbe ai
parlamentari cattolici di rifiutare il progetto di legge sui ‘diritti delle
convivenze’, è di inaudita gravità. Con un atto di questa natura l’Italia
ricadrebbe nella deprecata condizione di conflitto tra la condizione di
credente e quella di cittadino”.A parte l’assurdità dell’argomento – il
cristiano infatti è e deve essere sempre“nel mondo, ma non del mondo” – è
strana questa richiesta di autocensura. Chi ama la libertà non può pretendere
che qualcuno si imbavagli. Inoltre la Chiesa in materia si è già pronunciata.
La Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dal cardinal Ratzinger,
in data 3 giugno 2003, emanò il documento CONSIDERAZIONI CIRCA I
PROGETTI DI RICONOSCIMENTO LEGALE DELLE UNIONI TRA PERSONE OMOSESSUALI,
approvato e fatto pubblicare da Giovanni Paolo II. In esso si leggeva:
“ Se tutti i fedeli sono tenuti
ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici
cattolici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che
è loro propria. In presenza di progetti di legge favorevoli alle unioni
omosessuali, sono da tener presenti le seguenti indicazioni etiche.
Nel caso in cui si proponga
per la prima volta all'Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al
riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico
ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo
e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del
proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della
società è un atto gravemente immorale.”
La notizia sulla tomba di Gesù mette in discussione
la serietà dei mezzi di comunicazione
L’impatto che sta avendo il
documentario sulla presunta tomba di Gesù deve spingerci a mettere in discussione
la professionalità dei mezzi di comunicazione, ha affermato padre Thomas
Rosica. Padre Rosica, C.S.B., studioso di Sacra Scrittura, ha riconosciuto in
alcune dichiarazioni rilasciate a ZENIT che “ciò che è più inquietante di
questa recente trovata pubblicitaria sulla tomba di Gesù e sui presunti
ritrovamenti di DNA di Gesù e della sua famiglia è che i media hanno versato
tanto inchiostro e sprecato tanto spazio per una totale assurdità”.Nel documentario,
si sostiene che sulla base delle informazioni ricavate da una tomba rinvenuta
nel marzo del 1980 nella zona di Talpiot, a sud-est di Gerusalemme, Gesù era
sposato con Maria Maddalena e aveva un figlio. Il documentario “The Lost
Tomb of Jesus” è riuscito ad avere un grande impatto mediatico anche perché
è stato realizzato da James Cameron, regista del film “Titanic”, afferma il
sacerdote.
“Pensare che la Vision
Television sarebbe disposta a spendere tanto denaro per acquistare il
‘film’ sulla tomba di Gesù mette in discussione la stessa ragion d’essere della
rete televisiva”, ha affermato. “Perché i cosiddetti archeologi di quest’ultimo
scoop hanno aspettato 27 anni prima di fare qualsiasi cosa relativa a
questa ‘scoperta’?”
“E’ molto meglio che James
Cameron faccia film sul Titanic piuttosto che buttarsi in campi di storia
religiosa di cui non sa quasi nulla”, ha risposto padre Rosica, che è anche
docente di Sacre Scritture alle Università di Toronto, Londra e Windsor. “Più
che scuotere la fede dei cristiani e dei cattolici, questa storia mette in
discussione la follia di quanti si autoproclamano esperti e non hanno né fede
né integrità. La storia danneggia il serio lavoro di archeologi onesti e intelligenti
che danno significativi contributi alla storia e alla civiltà”. “Questa storia
fa sorgere serie riserve sui metodi dell’Autorità Israeliana sulle Antichità e
di altre agenzie che stanno sovvenzionando la frenesia dei media e suscitando
dubbi sui loro sforzi nell’essere custodi della terra e del patrimonio di Gesù
di Nazareth”. “Ancora una volta, i cristiani e i cattolici seri imparano da
questa follia e si volgono al Nuovo Testamento e alla Chiesa per incontrare
Gesù Risorto, Signore della storia, che la tomba non potrebbe contenere e che
nessun ossario potrebbe possedere”.

Approfondimenti
Il coraggio della verità
nella vita pubblica
Benedetto
XVI ritiene che in tempi caratterizzati dal soggettivismo sia più necessario
che mai nella vita pubblica il coraggio di dire e seguire la verità.
Riferendosi
al contesto culturale attuale, caratterizzato dal soggettivismo, “che fa sì che
ognuno tenda a considerarsi come unico punto di riferimento e a ritenere che
quello che lui pensa abbia carattere di verità”, il successore dell’apostolo
Pietro ha chiesto di “formare le coscienze sui valori fondamentali, che non
possono essere scherniti senza mettere in pericolo l'uomo e la società stessa”.
Ha
ricordato che “è necessario, nella vita personale e nella vita pubblica, avere
il coraggio di dire la verità e di seguirla, di essere liberi rispetto al mondo
circostante che tende spesso a imporre i suoi modi di vedere e i comportamenti
da adottare”. “La vera libertà consiste nel procedere lungo il cammino della
verità, secondo la propria vocazione, sapendo che ognuno dovrà rendere conto
della propria vita al suo Creatore e Salvatore”, ha sottolineato il Pontefice.
Per
questo, ha considerato che i giovani si trovano in questo momento davanti alla
sfida di “non vivere semplicemente nell'esteriorità, nell'apparire, ma nello
sviluppare la vita interiore, ambito unificatore dell'essere e dell'agire,
luogo del riconoscimento della nostra dignità di figli di Dio chiamati alla
libertà”. “E’ importante che l'uomo non si lasci ostacolare da catene
esteriori, come il relativismo, la ricerca del potere e del profitto a ogni costo,
la droga, rapporti affettivi sregolati, la confusione nel campo del matrimonio,
il non riconoscimento dell'essere umano in tutte le fasi della sua esistenza,
dal suo concepimento alla sua fine naturale”. “Dobbiamo avere il coraggio di
ricordare ai nostri contemporanei cos'è l'uomo e cos'è l'umanità”, ha detto il
Papa. Per questo, ha concluso invitando “le Autorità civili e le persone che
hanno una funzione nella trasmissione dei valori ad avere sempre questo
coraggio della verità sull'uomo”.
Il Papa invita i cristiani a pregare per i governanti
che li perseguitano: Cesare non è tutto
Approfondimenti
“Cari figli, aprite il vostro cuore alla misericordia
di Dio in questo tempo quaresimale. Il Padre celeste desidera liberare dalla schiavitù
del peccato ciascuno di voi. Perciò, figlioli, fate buon uso di questo tempo e
attraverso l’incontro con Dio nella confessione lasciate il peccato e decidetevi
per la santità. Fate questo per amore di Gesù che ha redento tutti voi con il
suo Sangue, affinché siate felici e in pace. Non dimenticate, figlioli: la
vostra libertà è la vostra debolezza, perciò seguite i miei messaggi con
serietà. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
“Oggi vi parlerò di quello che avete dimenticato. Cari
figli, il mio nome è amore, per questo sono con voi così tanto del vostro
tempo, e questo è amore, perché un grande amore mi manda. Cerco da voi lo
stesso. Chiedo l’amore nelle vostre famiglie. Chiedo che nel vostro fratello
riconosciate l’amore. Solo così, tramite l’amore, vedrete il volto del più
grande amore. Che il digiuno e la preghiera siano la vostra guida. Aprite i
vostri cuori all’amore, anzi alla salvezza. Grazie”.
Il 4 marzo 20 mila persone,
non organizzate da alcun partito o convocate dalle tv, sono state al Mazda
Palace di Milano, per un incontro di preghiera con padre Jozo Zovko, il
carismatico frate che fu parroco di Medjugorje (vi è stata anche la
testimonianza di due dei veggenti). Ventimila sono tanti, ma sono stati
invisibili e nessun giornale ne ha parlato. Come accade ogni anno. Perché
vengono ignorati? Perché sono cristiani, addirittura devoti alla Madonna. Tanti
giovani, padri e madri, che pregano (non sono i “cattolici del Palazzo” e delle
poltrone) perciò sono considerati persone di serie B. Rappresentano un
avvenimento che “non esiste”. Ma ci sono
e pregano con Maria.
Per finire…
DECALOGO
DELLA QUOTIDIANITÀ
1. Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata
senza voler risolvere i problemi della mia vita tutti in una volta
2. Solo per oggi avrò la massima
cura del mio aspetto, vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò cortese
nei modi, non criticherò nessuno, non pretenderò di migliorare o disciplinare
alcuno, tranne me stesso.
3. Solo per oggi sarò felice nella
certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell'altro mondo, ma
anche in questo.
4. Solo per oggi mi adatterò alle
circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei
desideri.
5. Solo per oggi dedicherò dieci
minuti del mio tempo a qualche buona lettura, ricordando che, come il cibo è
necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita
dell'anima.
6. Solo per oggi compirò una buona
azione e non lo dirò a nessuno
7. Solo per oggi mi farò un
programma che forse non riuscirà a puntino, ma lo farò e mi guarderò dai due
malanni: la fretta e l'indecisione.
8. Solo per oggi crederò fermamente
nonostante le apparenze che la Provvidenza di Dio si occupa di me come se
nessun altro esistesse al mondo.
9. Solo per oggi farò almeno una
cosa che non desidero fare, e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti farò in
modo che nessuno se ne accorga.
10. Solo per oggi non avrò timori,
in modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere
alla bontà.
Posso
ben fare per dodici ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare
per tutta la vita. Basta a ciascun giorno il suo affanno.
Papa Giovanni XXIII
DOMENICA 15 APRILE 2007
FESTA DELLA
DIVINA MISERICORDIA
PROGRAMMA
ORE 11.30: S. MESSA IN PIEVE CON
CONFESSIONI PER L’ACQUISTO DELL’INDULGENZA CONCESSA DA GIOVANNI PAOLO II
ORE 16.0: CONCERTO IN PIEVE
Pietro Mascagni
MESSA
DI
GLORIA
IN FA MAGGIORE
Per tenore, basso, coro, e filarmonica
Filarmonica Casentinese (Direttore
Leonardo Rossi)
Coro “S. Cecilia”di Bibbiena diretto
da Paolo Santini
Coro “G: Monaco” di Talla diretto da
Emanuele Butteri
Tenore … Giovanni Detti
Bassi…Franco Giovannini Giovanni Brami