Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino

Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino

Anno
V - N. 27 Novembre
- Dicembre 2007
Voi chi dite ce io sia?
Numero speciale sul piano pastorale diocesano
2007/2008
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Conoscere il Cristo
q Il Vescovo pag.
4 Presentazione del piano
q Il piano 2007/2008 pag. 5 Prima parte
q Le preghiere del mese pag.
10 Preghiere
q Veglia di preghiera pag.
11 Avvento di Speranza
q Lectio Divina pag. 15 Matteo 25
q Notizie della nostra comunità pag.
17 Rinnovamento Carismatico
pag.
18 Circolo Parrocchiale
q Notizie dal Casentino pag. 20 Rubrica del Direttore
q Attualità pag. 22 Don Benzi
q Approfondimenti pag. 24 Scuole Paritarie & altro
pag. 27 Crowe, il figliol prodigo
pag. 27 Aborto in Italia
pag. 29 Eutanasia
q Varie pag. 30 Giorgio
Il giornalino può essere scaricato su internet
all’indirizzo www.parrocchiastrada.net
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in
Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
“Conoscere il Cristo
Il cristiano per
esigenze legate alla sua fede deve conoscere sempre più da vicino la persona di
Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio e Salvatore dell'uomo. Negli ultimi tempi,
sopratutto nei mezzi di comunicazione, sono apparse presentazioni molto distorte
di Gesù, del vangelo e della Chiesa. Rispondendo anche a tali provocazioni il
Piano Pastorale Diocesano vuole spingerela comunità cristiana tutta quanta, ad
una conoscenza più vera e storicamente fondata della persona e delle vicende
riguardanti la vita di Gesù. Questa riflessione si propone di ottenere come
risultato una convinzione più solida delle ragioni delle fede ed una maggior
profondità di rapporto personale con Cristo nell'esperienza religiosa.
Il piano
pastorale si muove seguendo il cammino dell'anno liturgico nel quale
Il vostro parroco, don Roberto
Lavori nei locali Ex Cinema
Si
informano i lettori che, dopo la sistemazione del tetto dell’ex cinema
parrocchiale, sono ripresi i lavori nei locali sottostanti.
Ringrazio
tutti quei soci che si impegnano in forma del tutto gratuita, non solo nella gestione
del bar e delle diverse attività parrocchiali in favore di ragazzi e delle
famiglie, ma anche nel collaborare affinché i lavori affidati alle ditte
esterne, si svolgano nel modo più funzionale possibile e nel minor tempo.
Si coglie
l’occasione per dare atto che l’Amministrazione comunale di Castel San Niccolò
ha incluso anche il nostro Circolo fra i destinatari dei contributi in favore
dei centri civici e sociali, assegnando alla Parrocchia la somma di €. 3296,86. Nell’esprimere i più
sentiti ringraziamenti, mi auguro che tale segno di sostegno alle nostre
iniziative si protragga anche per gli anni venturi.
don Roberto
Presentazione del
Vescovo
Carissimi
nel Signore,
con gioia affido alla
comunità diocesana il nuovo Piano pastorale per l’anno 2007/2008. Già il suo
titolo esprime bene il tema intorno al quale vogliamo impegnarci a riflettere:
conoscere più da vicino la persona di Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio e
Salvatore dell’uomo, colui attraverso il quale è stato rivelato al mondo il mistero
nascosto da secoli, che cioè Dio è Padre e ha tanto amato il mondo da dare il
suo Figlio unigenito e, attraverso di Lui, lo Spirito santo, grazia costitutiva
della vita della Chiesa.
Non è scontato che la nostra
comunità diocesana torni a riflettere su Gesù Cristo: negli ultimi tempi,
infatti, si sono susseguite, soprattutto a livello dei mezzi di comunicazione
sociale, distorte interpretazioni e presentazioni di Gesù di Nazareth, del
Vangelo e della Chiesa da lui fondata. Tali provocazioni non possono far altro
che spingerci a una conoscenza più approfondita e anche storicamente fondata
della vicenda del Signore Gesù: l’occasione, credo, provvidenziale per
approfondire le ragioni della nostra fede e il nostro stesso rapporto personale
con il Signore.
Alla scelta del tema di
quest’anno si è arrivati, come già per i Piani pastorali degli anni precedenti,
attraverso una prolungata e condivisa riflessione. Da quest’anno, inoltre, si è
creduto opportuno richiedere anche alcuni suggerimenti scritti a tutti coloro
che, a vario titolo, sono coinvolti con l’attuazione del Piano pastorale a
livello delle parrocchie, delle Unità pastorali e dei Vicariati. Delle numerose
indicazioni pervenute, si è poi tenuto debitamente conto al momento della
preparazione effettiva del testo, con la volontà di rendere questa consultazione
ancora più puntuale il prossimo anno. Un particolare ringraziamento va, dunque,
a coloro che hanno fatto pervenire i loro suggerimenti, che hanno contribuito a
fare più che mai di questo strumento un’occasione di condivisione e di comunione.
Nella sua articolazione, il
Piano pastorale intende valorizzare al massimo il cammino dell’anno liturgico
nel quale, ogni anno,
+
Luciano, vescovo
Ancora una volta affido
l’inizio dell’anno pastorale all’intercessione materna di Maria, Madre di Gesù
e Madre nostra: perché possiamo conoscere più intimamente il suo Figlio e
accoglierlo nella nostra vita come Lei lo ha accolto, per poter a nostra volta,
nel grembo della Chiesa, generarlo in coloro ai quali il Signore ci invia.
Prima parte del piano
Tempo di Avvento – Tempo di Natale
1.
Una nascita che ha cambiato il mondo
1.1 Nacque a Betlemme di Giudea, al tempo
di re Erode
Luogo e data di nascita: sono queste le prime informazioni che ci
vengono richieste quando dobbiamo fornire le nostre generalità. Per noi è
questione di un attimo, perché si tratta di notizie che conosciamo perfettamente:
le troviamo scritte in tutti i documenti ufficiali e sono per noi
indispensabili per definire molti nostri diritti e doveri. Ma anche per festeggiare,
ogni anno, il compleanno nostro e di tutti i nostri cari.
Questo è normale
nel nostro mondo moderno e occidentale. In altri luoghi e, soprattutto, nel
passato, non era così. Nell’antichità,
non era consuetudine per nessuno ricordare il giorno della propria nascita:
non c’è biografia antica, da quella di Alessandro Magno a quelle di Cesare o di
Ottaviano Augusto, che lo riporti con esattezza. Più facile poteva essere far
memoria del luogo dove si era nati.
È esattamente quello che è accaduto per
Gesù: la data nella quale
ogni anno noi festeggiamo il Natale, però, non è banalmente o stupidamente
falsa, come qualcuno continua ad affermare. È piuttosto convenzionale, scelta nel IV secolo per festeggiare una
nascita che è certamente avvenuta un qualche giorno di poco più di duemila anni
fa. Perché, allora, il 25 dicembre?
Perché in quel giorno erano fissate due feste simbolicamente rilevanti per
l’evento che si voleva ricordare: la festa pagana del Sol invictus, che festeggiava il sole che cominciava nuovamente a
crescere dopo il giorno più corto dell’anno; e la festa ebraica del 25 di
kasleu, in cui si commemorava la nuova dedicazione del Tempio al tempo dei
Maccabei. Niente di meglio che collocare in quel giorno la festa della nascita
di Colui che i cristiani riconoscono e acclamano come vera luce del mondo e
solo redentore dell’uomo!
Due cose,
tuttavia, ci sono state consegnate unanimi dai vangeli circa la nascita di Gesù:
che Gesù è nato a Betlemme al tempo del
re Erode.
I vangeli dell’infanzia – vengono
chiamati così i primi capitoli dei vangeli di Luca e di Matteo, gli unici a
darci notizie sui primi anni della vita di Gesù – lo ripetono a più riprese:
Gesù è nato a Betlemme, capoluogo della Giudea, sotto Erode il Grande, che
regnò sulla Palestina dal 41 al
La tradizione dei credenti e le stesse ricerche archeologiche intorno alla
basilica della Natività dimostrano, inoltre, che essa divenne un luogo di culto
già alla fine del I secolo, vale a dire poche decine di anni dopo la morte e
risurrezione di Cristo.
Altri due
elementi arricchiscono il quadro storico: il
riferimento alla stella che guida i magi a Betlemme, e al censimento voluto, come si legge in Luca, direttamente
dall’imperatore Ottaviano Augusto. Due notizie intorno alle quali gli studiosi
si interrogano ancora e che, in ogni caso, sembrano simbolicamente anticipare
il valore universale di quella nascita, intorno alla quale tutto il mondo e la
stessa natura si danno convegno.
1.2
L’avvento di Dio, ieri, oggi e nei secoli
In effetti, la
verità storica della nascita di Gesù è solo un aspetto del grande mistero di
grazia e di salvezza che è contenuto in quell’evento, e che è, in definitiva,
quello che più direttamente interessa i discepoli di Cristo di ieri e di oggi.
È importante
avere notizie certe sulla nascita di Gesù. Più
importante ancora è comprendere e accogliere il valore di quella nascita.
La liturgia, come abbiamo visto, ci viene in aiuto, poiché essa, allora come
oggi, non si ferma tanto ai dati storici dell’evento della nascita di Cristo,
ma celebra soprattutto il significato spirituale e universale di quella nascita.
Proprio per
questo, ai giorni luminosi del Natale del Signore la liturgia fa precedere un
prezioso tempo di preparazione, il tempo
dell’Avvento, con il quale, ogni anno, inizia il ciclo dell’anno liturgico.
È come se
È un avvento triplice quello che la
liturgia ci invita a meditare nelle quattro settimane che precedono il Natale:
– l’avvento
storico di Gesù, nato dal
grembo di Maria
– l’avvento
ultimo, chiamato in greco
parusia, verso il quale il mondo e
– l’avvento
nascosto e quotidiano di Dio che viene oggi ed è sempre presente nella sua Chiesa, come si
legge nel Concilio, «nel sacrificio della messa, sia nella persona del
ministro… sia soprattutto sotto le specie eucaristiche… con la sua virtù nei sacramenti…
nella sua parola… quando
Ed è una
meditazione nella quale ci accompagnano alcune
figure chiave dell’attesa e dell’accoglienza del mistero di Dio:
– il
profeta Isaia, con il suo
forte annuncio del tempo nuovo della riconciliazione del mondo con Dio, colui
che è esperto del vedere e ci
insegna a scorgere, attraverso il ritmo apparentemente ripetitivo della vita, il germoglio che spunta nel deserto e fa
nuove tutte le cose
– il
precursore Giovanni Battista la cui predicazione, un tempo come oggi, è un potente appello a disporci interiormente, ma anche concretamente,
nel nostro stile di vita, nelle nostre scelte comunitarie e personali, alla venuta del Salvatore, Principe di
giustizia e di pace
– Maria,
Madre di Dio, che ha
accolto prima nel cuore e poi nel grembo il Verbo fatto uomo, donna dell’attesa
e della sconfinata fiducia in Dio, la
cui maternità si prolunga nella vita della Chiesa e in quella di ognuno di
noi, generati alla fede attraverso il suo esempio e la sua intercessione di Madre della Chiesa.
In effetti, se
c’è nel corso dell’anno un tempo mariano
per eccellenza, questo è il tempo di Avvento, la cui intera fisionomia
spirituale e celebrativa ricalca quella della Madre di Dio: un tempo di gioia e
di speranza, di cui è indispensabile custodire la grazia e la tonalità, dal momento
che l’identità stessa della fede
cristiana è fondata sull’esperienza dell’attesa fervente dell’avvento di Dio.
Esercitare e testimoniare, nel clima
dell’Avvento, la virtù teologale della speranza può anche costituire una salutare provocazione di fronte alla cultura in cui viviamo, segnata
da una preoccupante caduta di speranza e di fiducia nel futuro.
Davanti a noi, così insegna la nostra fede, nel futuro del mondo e dell’umanità non stanno
cataclismi ecologici o nucleari, ma la radiosa certezza dell’incontro con il
volto del Signore Gesù, colui per mezzo del quale e in vista del quale
tutte le cose sono state create e sussistono: «perché piacque a Dio di fare
abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le
cose» (Col 1,16.19-20).
1.3
Veniva nel mondo la luce vera
A Betlemme, al
tempo di re Erode, è venuta a noi la
vera luce del mondo, ci è nato il Salvatore che ha stabilito la nuova ed eterna
alleanza tra Dio e il suo popolo. Un significato che troviamo narrato particolarmente
nel Prologo del vangelo di Giovanni
in cui, se non sono riportati riferimenti storici precisi come nei vangeli
dell’infanzia, incontriamo, però, il senso più grande della venuta del Verbo
in mezzo a noi. E non certo casualmente la liturgia ci fa leggere solennemente
questa pagina nella Messa del giorno del Natale del Signore.
Vi si legge:
«Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo… E il Verbo si
fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi… Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo
ricevuto e grazia su grazia… Dio nessuno
l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo
ha rivelato» (Gv 1,9.14.16.18).
È proprio la
liturgia a presentarci il tempo di
Natale come tempo della Manifestazione del Signore, che ha il suo culmine nella
solennità dell’Epifania: nella nascita del Salvatore, ci è stato pienamente
e definitivamente rivelato il mistero nascosto da secoli, l’infinito amore che
sta nel cuore di Dio e per il quale, come si legge ancora nel vangelo di
Giovanni, il Padre ha mandato a noi suo Figlio: «Dio infatti ha tanto amato il
mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia,
ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).
Quella di Gesù a
Betlemme è veramente la nascita che ha
cambiato il mondo, annunciata e attesa da secoli, cuore e centro della storia.
E non è certo casuale che ancora oggi noi contiamo i nostri anni non a partire
dalla fondazione di Roma, come facevano i romani, o dalla fuga di Maometto
dalla Mecca, com’è per i musulmani. Ma dalla nascita di Cristo! Non, però, un
dato puramente cronologico, ma fondativo, a partire dal quale è mutato per sempre il nostro rapporto con
Dio e con la nostra stessa vita.
In quell’evento,
infatti, come canta ancora la liturgia, «risplende in piena luce il misterioso
scambio che ci ha redenti: la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’uomo
mortale è innalzato a dignità perenne e noi, uniti a Dio in comunione
mirabile, condividiamo la sua vita immortale» (Messale romano, Prefazio di Natale).
In fondo, il compito della Chiesa sta tutto nella
continua manifestazione di questo incontro definitivo tra Dio e l’uomo, nel
renderlo visibile e sperimentabile attraverso la sua stessa vita, nelle
relazioni che la abitano, nei pensieri che la illuminano, nelle scelte che la
orientano.
È lo stile di
vita che san Paolo indicava ai suoi discepoli della comunità di Filippi, un clima di comunione segnato dalla gioia e
dalla certezza che il Signore è vicino, così come dall’apertura verso tutto
quello che di bene esiste intorno a noi: «Rallegratevi nel Signore, sempre;
ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La
vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non
angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre
richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa
ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, tutto quello
che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita
lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato,
ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della
pace sarà con voi!» (Fil 4,4-9)
Le preghiere del mese
Se
non nasce in te
Se mille volte nascesse Cristo a Betlemme
ma non in te: sei perduto in eterno.
Quando per la prima volta Dio ha generato suo Figlio
ha scelto me e te per luogo della sua nascita.
Se lo spirito di Dio ti tocca con la sua essenza
in te nascerà il figlio dell’eternità.
Se l’anima tua è vergine e pura come Maria
dev’essere all’istante gravida di Dio.
L’opera a Dio più cara, a lui più intima,
è poter generare suo Figlio in te.
Nulla di più soave che veder come Dio un bambino;
nulla di più santo che sentirlo crescere in sé.
Angelus
Silesius
Parola
divenuta carne
Cristo,
immagine radiosa del Padre,
principe della pace,
che riconcili Dio con l’uomo
e l’uomo con Dio,
Parola eterna divenuta carne,
e carne divinizzata
nell’incontro sponsale,
in Te soltanto
abbracceremo Dio.
Tu che Ti sei fatto piccolo
Per lasciarTi afferrare dalla
sete
della nostra conoscenza e del
nostro amore,
donaci di cercarTi con
desiderio,
di credere in Te
nell’oscurità della fede,
di aspettarTi ancora
nell’ardente speranza,
di amarTi nella libertà
e nella gioia del cuore.
Fa’ che non ci lasciamo
vincere
Dalla potenza delle tenebre,
sedurre dallo scintillio
di ciò che passa.
Donaci perciò il tuo spirito,
che diventi Egli stesso in
noi
desiderio e fede,
speranza e umile amore.
Allora Ti cercheremo,
Signore, nella notte,
vigileremo per Te in ogni
tempo,
e i giorni della nostra vita
mortale
diventeranno come splendida aurora,
in cui Tu verrai,
stella del mattino,
per essere finalmente per noi
il Sole, che non conosce
tramonto.
Amen. Alleluia!
Bruno Forte
Veglia di Preghiera
AVVENTO:
Canto
(Durante il canto si porta l’icona e si accende una
candela davanti ad essa)
I momento: Dio ama la speranza
Lettura1: “La fede che più amo, dice Dio, è la speranza. La
fede, no, non mi sorprende. La fede non è sorprendente. Io risplendo talmente
nella mia creazione. Nel sole e nella luna e nelle stelle. In tutte le mie
creature. Negli astri del firmamento e nei pesci del mare. Nell'universo delle
mie creature. Sulla faccia della terra e sulla faccia delle acque. E nell'uomo.
Mia creatura. Nei popoli e negli uomini e nei re e nei popoli. Nell'uomo e
nella donna sua compagna. E soprattutto nei bambini. Mie creature. Nello
sguardo e nella voce dei bambini. Perché i bambini sono più creature mie. La
carità, dice Dio, non mi sorprende. La carità, no, non è sorprendente. Queste povere
creature son così infelici che, a meno di aver un cuore di pietra, come
potrebbero non aver carità le une per le altre. Come potrebbero non aver carità
per i loro fratelli. Come potrebbero non togliersi il pane di bocca, il pane di
ogni giorno, per darlo a dei bambini infelici che passano. E da loro mio figlio
ha avuto una tale carità.”
Gioisci, figlia di Sion,esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di
Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura. In quel
giorno si dirà a Gerusalemme: “Non temere, Sion, non lasciarti cadere le
braccia! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Esulterà di
gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di
gioia, come nei giorni di festa”. Ho allontanato da te il male, perchè tu non
abbia a subirne la vergogna.
Silenzio
Canto
Preghiera insieme: Signore Gesù, tu hai detto: “tutto quello che avete fatto a uno dei
miei fratelli l’avete fatto a me.” Tu, Signore Gesù, rinasci in ogni bambino, ti
identifichi con quelli che hanno fame, che sono malati, che sono nudi; che non
hanno dove rifugiarsi, con tutti quelli che sono affamati non solo di pane, di
vestiti, di casa, ma di amore. Gesù, rendici degni di servirti nei poveri che
vivono e muoiono nella povertà e nella fame.
Attraverso le nostre mani dona loro il pane quotidiano. Per mezzo del
nostro amore ricolmali di gioia e di pace. Gesù, tu doni a noi il tuo corpo
realmente presente
nel pane dell’Eucaristia. Aiutaci a riconoscerti presente e a servirti nel
corpo sofferente dei nostri fratelli.
II momento: La speranza guarda oltre
Dalla Lettera di san Paolo ai Colossesi
(Col 1,28-)
E anche voi,
che un tempo eravate stranieri e nemici con la mente intenta alle opere cattive
che facevate, ora egli vi ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo
di carne, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto:
purché restiate fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla
speranza promessa nel vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunziato
ad ogni creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato ministro.
Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia
carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è
Lettura2: “Ma
la speranza, dice Dio, la speranza, sì, che mi sorprende. Me stesso. Questo sì
che è sorprendente. Che questi poveri figli vedano come vanno le cose e credano
che domani andrà meglio. Che vedano come vanno le cose oggi e credano che andrà
meglio domattina. Questo sì che è sorprendente ed è certo la più grande
meraviglia della nostra grazia. Ed io stesso ne sono sorpreso. E dev'esser
perché la mia grazia possiede davvero una forza incredibile. E perché sgorga da
una sorgente e come un fiume inesauribile. Da quella prima volta che sgorgò e
da sempre che sgorga. Ciò che mi sorprende, dice Dio, è la speranza. E non so
darmene ragione. Questa piccola speranza che sembra una cosina da nulla. Questa
speranza bambina. Immortale.”
Silenzio
Preghiera:
Aiutami,
o Signore, aiutami a guardare lungo la notte,così che possa scoprire quanto numerose
sono lo stelle. Aiutami a guardare al di
là Dell’impossibile umano,ove comincia il
tuo possibile. Aiutami a non aver paura del male,pensando al bene che esiste, anche
se non sempre si vede. Più sono debole e più sono potente, perché quando c’è
meno posto per me, c’è più posto per te. Dammi una mano, o Signore, perché io
possa guardare con speranza i germogli di vita, che ogni giorno si aprono nel
mondo. Perché io possa camminare sulle
strade della speranza cristiana, per essere umile dispensatore della tua parola
che salva e redime anche i più delicati sospiri del mondo, che partorisce il
suo domani nella sofferenza e nella stanchezza dell’oggi.
Canto
III momento: La speranza bambina che
guarda la vita
Lettura: “
Silenzio
Canto: Symbolum ‘80
(Durante il canto ognuno accende da quella della
speranza la sua candela)
Preghiera corale
Conosco i tuoi passi, piccolo Dio. Hanno il ritmo
dei giorni. È il passo del sole che si poggia morbido sulla terra. È il passo
del vento e della notte. Tu cammini con il mio cuore. Tu, piccolo Dio, corri,
ti fermi, riposi e riparti.
Conosco i tuoi passi: hanno la velocità della
storia, i battiti di un cuore materno e paterno, la dolcezza del cuore
innamorato. Conosco i tuoi passi,
piccolo Dio: hanno il ritmo della tua
Chiesa, dei credenti entusiasti, dei testimoni, dei giovani. Vieni con il tuo passo e donaci ritmo: il
tuo.
Orazione
Concedi, ti preghiamo, Signore,di saper riconoscere
il tuo giorno e di lasciare indietro il pianto delle nostre tristezze per
entrare nel canto della tua gioia. Ma prima concedici, Signore, il coraggio di
entrare con te nella “tua ora”, di camminare sulle piste della fede nel buio
della notte, tenendo accesa nel cuore la stella della speranza come chi sa di
andare, sicuro, verso l’aurora. Tu che
vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen
Canto finale
Lectio Divina
Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria
TESTO: Matteo
25
31 Quando
il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà
sul trono della sua gloria. 32 E saranno riunite davanti a lui tutte le
genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore
dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti
del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla
fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da
mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete
ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato,
carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno:
Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare,
assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto
forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E
quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto
queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti,
nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché
ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete
dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi
avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 44 Anch
'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o
assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni
volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli,
non l'avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e
i giusti alla vita eterna».
LECTIO
Una
descrizione grandiosa del giorno del Signore conclude gli insegnamenti di Gesù
a proposito della fine dei tempi. Il linguaggio della parabola è più esplicito
che simbolico e l'insegnamento raggiunge una sintesi assoluta. Tutto è costruito
su antitesi: destra e sinistra, benedetti e maledetti, "mi avete
fatto" e "non mi avete fatto", supplizio e vita. L'impressione è
grandiosa. il Figlio dell' uomo è presentato come re e "tutte le
genti"sono radunate davanti a lui. Gli angeli lo circondano ed egli siede
su un trono glorioso. Ma l'impressione più grande è l'assimilazione del re
"a uno solo di questi miei fratelli più piccoli". il discorso non
cala sull'argomento della fede ma delle sue conseguenze nella vita di un uomo
che si lascia trasformare da essa. Non la fede sarà il metro del giudizio, ma
l'amore concreto verso i piccoli. Ogni progetto di percorrere la strada verso
Dio saltando l'uomo viene sconfessato. Vigilare, essere attivi e operosi si
traduce alla fine nell'unica cosa richiesta e possibile a tutti, anche a chi
non conosce il re: amare gli ultimi.
MEDITATIO
Noi siamo
sotto la regalità di Cristo in quanto apparteniamo al suo corpo che è
COLLA TIO
La
consapevolezza di vivere e operare in una storia che trova il suo senso solo
nel riferimento a Cristo e al suo disegno di redenzione, dà all'uomo sicurezza
nel vivere e nell'agire. L' uomo ha parte personalmente nel disegno di
redenzione in quanto membro della Chiesa e con la sua personalità si impegna a
praticare le Opere di misericordia perché con esse verrà giudicato. I primi
cristiani le chiamavano Opere di Cristo, Opera Christi. Poi prevalse il nome di
Opere di misericordia. Prima vennero considerate le sei Opere indicate da Gesù,
ma la perfezione, secondo l'antico modo di pensare, era nel sette e quindi
aggiunsero una settima opera: seppellire i morti. Poi ne vennero aggiunte altre
sette indicate come opere di misericordia spirituale. Occorre però una cautela:
guardarsi da una interpretazione troppo letterale. Quei comportamenti - sei,
sette o quattordici che siano - non esauriscono gli impegni multiformi che
l'amore concreto del prossimo può assumere nelle varie circostanze. Ne esistono
altre affidate al quotidiano discernimento del cristiano.
Notizie della nostra
Comunità
Con la preghiera farete cose grandi
NON
POSSO DIRE:
PADRE
NOSTRO
Non posso
dire PADRE se non c'è spazio nella mia vita per gli altri e i loro bisogni.
Non posso
dire NOSTRO se io non mostro questa relazione nella mia vita quotidiana.
Non posso dire
CHE SEI NEI CIELI se tutti i miei interessi e attività sono su questa terra.
Non posso
dire SIA SANTIFICATO IL TUO NOME se io che porto il suo Nome non sono
santo.
Non posso
dire VENGA IL TUO REGNO se non voglio rinunciare alla mia sovranità e
accettare la giustizia del regno di Dio.
Non posso
dire SIA FATTA
Non posso
dire COME IN CIELO E COSÌ IN TERRA se non sono pronto a mettere ora me stesso
al Suo servizio.
Non posso
dire DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO se non mi forzo sinceramente per averlo
o se fingo di non conoscere i veri bisogni altrui.
Non posso dire E RIMETTI I NOSTRI PECCATI COME NOI LI
RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI se continuo a serbare rancore contro qualcuno.
Non posso dire NON CI INDURRE IN TENTAZIONE se per
mia volontà rimango in una situazione dove sarò probabilmente tentato.
Non posso dire LIBERACI DEL MALE se non sono pronto a lottare
nel regno spirituale con l'arma decisiva della preghiera.
Non posso dire TUO È IL REGNO se non ubbidisco come
un suddito fedele.
Non posso dire TUO È IL REGNO E TUA
Non posso dire NEI SECOLI se mi affanno per gli eventi di
ogni giorno
Non posso dire E COSÌ SIA se non posso dire sinceramente
"ad ogni costo questa è la mia preghiera".
Rubrica a cura della
Sig.ra Amalia Bonciani
Notizie
della nostra Comunità
Quale risposta a questo calcio e a questo tifo?
L’indomani dei fatti accaduti alla stazione di
servizio di Arezzo dove ha perso la vita Gabriele
Sandri in un modo incomprensibile; l’indomani dei fatti di Roma e Bergamo
dove veri e propri terroristi organizzati hanno sfruttato una tragedia per
innescare una guerriglia indegna per il nostro paese; l’indomani degli arresti
di ultras scatenati di Milano, Bergamo, Roma e Taranto, non possiamo non interrogarci.
In modo particolare l’interrogativo non può riguardare
noi del Circolo Parrocchiale, in quanto società sportiva dilettantistica.
Vale la pena
investire ancora nel calcio, come metodo educativo alla vita, al sacrificio,
alla condivisione di squadra, al rispetto verso gli altri, alla competizione
seria?
Questa riflessione parte l’indomani, guarda che
coincidenza, della notizia della morte di don
Marcello Morelli, salesiano, di Pratovecchio che ha cominciato a Strada
(alcuni fra quelli con i capelli bianchi se lo ricorderanno) nel 1937 il suo
cammino accanto ai giovani nello sport. Fino all’ultimo ha accompagnato i
giocatori della Fiorentina, per i
quali quindicinalmente celebrava
Quindi la domanda ritorna: vale ancora la pena? Quando
vedo i molti genitori che sono i primi ad esagerare, ad incitare i loro figli
per il raggiungimento di un traguardo che non sia la loro formazione umana, ma
l’ottenimento di un risultato a tutti i costi, la domanda mi si ripropone insistente.
Con il nostro circolo abbiamo investito nel mondo del
calcio: abbiamo aperto il campo da tennis al calcetto, per far sfruttare l’area
forse più bella del parco di Viale Italia; questa estate abbiamo organizzato
una scuola calcio per bambini ed adolescenti e la partecipazione è stata buona;
tutti i giorni gli spazi sono aperti per far giocare i nostri ragazzi. Tutto questo
ci porta ad avvicinarli, a trasmettere loro dei valori umani e cristiani, o si
inserisce in quel turbine di negatività che ci ha condotto ai risultati che
oggi sono sotto gli occhi di tutti?
Senza presunzione, continuiamo con la speranza di
poter, nel nostro piccolo, segnare delle differenze. E la speranza non è
utopia. Un esempio ci è dato dall’AC
Ancona, squadra di serie C, che è stata acquistata dal CSI, nostra società
di affiliazione, proprio per promuovere un sistema sostenibile ed attuabile di
sport, ispirato ai principi cristiani. Non solo interessi economici da una
parte e violenza dall’altra, ma un mondo serio e corretto in cui realizzare le
proprie aspirazioni (da giocatori) e riversare le proprie aspettative ed ideali
(da tifosi).
Il nostro allenatore, Silvio Paggetti, a cui dobbiamo
gratitudine e riconoscenza, ha portato, sabato 24 novembre, i nostri ragazzi al
Centro tecnico di Coverciano, sede
della Nazionale di Calcio Italiana, per visitare il museo del calcio e
disputare una partita amichevole nei campetti in erba sintetica del centro
tecnico stesso. In questi momenti cerchiamo di trasmettere ai nostri ragazzi
l’importanza del gruppo, contro gli individualismi e le divisioni. Stiamo
organizzando un torneo fra parrocchie ed abbiamo preso contatto con realtà
simili alla nostra della provincia di Arezzo e nel Valdarno, per far percepire
ai nostri ragazzi che anche altri condividono il loro cammino, i loro impegni,
le loro fatiche, le loro promesse.
Il presidente Antonio FANI
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A
cura del direttore Silvia
PECORINI
Il
26 luglio 2003 è stata inaugurata, presso il Centro Visite di Stia del Parco
Nazionale Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, una struttura
permanente per la didattica e la divulgazione dell’astronomia: il “Planetario del Parco”. Il Planetario,
modello Galileo III prodotto dalle Officine Galileo di Firenze, è stato
utilizzato sino ad alcuni anni fa dal Museo della Scienza di Firenze ed è stato
donato dallo stesso Museo fiorentino al Parco Nazionale. Il Planetario del
Parco rappresenta l’unica struttura per la didattica e la divulgazione
dell’astronomia in Provincia di Arezzo e l’unica presente nel territorio di un
Parco Nazionale.
Il Planetario ricostruisce, al chiuso di una
stanza con un’apposita cupola, la volta celeste così come la vedremmo
all’aperto in un luogo lontano dalle fastidiose luci delle città. Grazie a
questo strumento è possibile riconoscere le varie costellazioni, i moti
apparenti di stelle, Luna, Sole e pianeti, imparare a orientarsi con le stelle.
Il planetario può ospitare gruppi sino
ad un massimo di 28 visitatori per turno. Il Centro dispone di una serie di
strumentazioni e materiali didattici di supporto (strumenti per misurazioni
ed osservazioni, foto, diapositive, video, cd-rom, software, riviste, libri e
materiale informativo) messi a disposizione dal Gruppo Astrofili Aretini.
Recentemente la struttura è stata arricchita con nuovi allestimenti tematici,
un vero e proprio percorso museale all’interno dell’affascinante mondo
dell’astronomia, con pannelli didattici dedicati alla storia dell’astronomia,
ai metodi di indagine astronomica, ai corpi del sistema solare,
all’inquinamento luminoso.
Due
modelli in scala riproducono il sistema solare e la struttura interna del
pianeta Terra. L’ampio piazzale esterno viene utilizzato per esperienze sul
moto del sole e ospita alcune installazioni didattiche. In particolare è in
progetto la realizzazione di una “terrazza
del Sole”, comprendente una serie di strumenti pedagogici che permettono
l’esecuzione di esperimenti sul moto giornaliero e annuale del Sole e la misura
del tempo.
Le
attività divulgative del Planetario, consistono in serate aperte al pubblico
(gratuite o a pagamento) su temi generici o relativi agli eventi astronomici
più rilevanti. Le serate si svolgono prevalentemente nel periodo estivo e
generalmente con il supporto di telescopi che, posizionati nel piazzale
esterno, permettono di completare l’offerta della lezione. Il centro ha
avviato, con notevole successo, le attività didattiche rivolte alle scuole di
ogni ordine e grado (più di 500 alunni nel 2007). Il Planetario offre infatti
l’opportunità di integrare l’esperienza didattica degli insegnamenti di scienze
e geografia astronomica attraverso attività sperimentali altrimenti non
attuabili in orario scolastico. L’articolazione delle proposte didattiche
sviluppate consente di utilizzare il Planetario con lezioni calibrate all’età e
al grado di apprendimento degli alunni che così possono usufruire di tale ausilio didattico lungo tutto
il corso di studi.
PROSSIMI EVENTI ( BOX)
8 Dicembre: ore 17.00
Pomeriggio
dedicato ai ragazzi con apertura pomeridiana del Planetario
22 Dicembre: ore 21.00
Conferenza
pubblica su "La stella di Natale" e lezioni al Planetario sul cielo
invernale
Per info e prenotazioni
0575.520511 / 335.6244440
Attualità
E' MORTO DON BENZI, RIPASSIAMO
“Un
infaticabile apostolo della carità”. Così l’ha definito papa Benedetto XVI nel
messaggio di cordoglio inviato per la morte di Don Oreste Benzi, fondatore
della Comunità Giovanni XXIII. Don Benzi lo abbiamo più volte visto in tv per i
suoi interventi per liberare le prostitute – soprattutto africane ed est
europee – dalla schiavitù. Ma è stato molto di più. Proprio la sera del 31
ottobre aveva organizzato in una discoteca di Rimini una contro-festa di
Halloween insieme al vescovo di San Marino, monsignor Luigi Negri, per incontrare
i giovani e sfidarli sul senso della loro esistenza.
Molte
testimonianze commoventi si sono lette sui giornali, e anche sul sito della sua
associazione, ma un pensiero vorremmo rivolgere a tutti quelli che fin dalle
prime ore dopo la morte hanno fatto a gara per eprimere il loro cordoglio.
Giusto, doveroso e degno di rispetto l’omaggio a quest’uomo da qualunque parte
esso provenga, ma perché parlare a sproposito e coprire con parole piene di
miele la propria ostilità a ciò che don Benzi era e rappresentava? Abbiamo
letto di “una lezione alla politica”, “testimonianza su cui riflettere”, “un insegnamento
da non dimenticare”. E allora forse è il caso di ricordare quell’insegnamento
citando alcuni pensieri espressi da don Benzi:
Sul caso Welby e l'eutanasia: "Interessava troppo ai politici.
Avrei voluto dire alla moglie che non era troncando la vita, ma dando spazio
alla vita che si poteva superare la sofferenza. Questo sarebbe stato il bello e
una svolta nella storia. Ma non è potuto accadere, interessava troppo ai politici".
"Ho mandato un messaggio a Piergiorgio in cui gli ho detto : 'vedrai quanto
è bella la vita. Chiunque soffre dà la possibilità all'uomo di ritrovare se
stesso, di non ignorare l'altro, di ricomporre un'unità profonda. Non è la
malattia che fa star male ma è l'abbandono che vien fatto della persona malata
che lo fa soffrire’".
La nostra società e la vita: "E’ una società vecchia,
cioè una società di vecchi capaci solo di spegnere le realtà più belle create
da Dio: il matrimonio, la famiglia, la dignità della donna, la libertà dello
spirito, l'amore di Dio e del prossimo". La difesa della vita dal concepimento
alla morte naturale era per don Benzi "il primo dei grandi appuntamenti
che Cristo sta dando a tutti i cristiani e soprattutto alle comunità e movimenti
riconosciuti dalla Chiesa: la lotta per difendere la donna a non abortire, la
lotta per garantire un'assistenza dignitosa ai malati terminali, la lotta per
il riconoscimento della vera famiglia, la lotta per vincere la droga, l'impegno
per accogliere veramente gli immigrati a partire dai fratelli nella fede,
l'impegno per accogliere gli zingari a partire dai fratelli nella fede,
l'impegno per accogliere i carcerati e per superare le carceri, l'impegno per
non essere impiegati della carità ma innamorati di Cristo, l'impegno per essere
popolo, la lotta per la liberazione dalla schiavitù della prostituzione".
Al Family Day: “Non esiste scientificamente l’omosessualità, è
una devianza”.
Sulla prostituzione: “Se non ci fosse la domanda, non
ci sarebbe l’offerta. Se gli italiani non chiedessero prestazioni sessuali a
pagamento, non ci sarebbe la tratta delle donne che vengono schiavizzate e
forzate, da criminali singoli o associati, a dare le prestazioni sessuali
richieste. Questa ingente quantità di persone colpite dalla schiavitù, dalla disoccupazione,
dalla fame, dalla guerra, sono le vittime di una società disumana, di una
società in cui l'uomo è una "cosa" accanto alle altre”.
Approfondimenti
Senza
le scuole paritarie lo Stato spenderebbe 6 milioni di Euro in più
Rapporto dell’Agesc sui costi della scuola pubblica e di quella
paritaria
L’Associazione genitori delle scuole cattoliche (Agesc) ha appena pubblicato un Rapporto da cui risulta che le scuole paritarie, oltre a contribuire
al progetto educativo, fanno risparmiare allo Stato sei milioni e duecentomila
Euro. Contrariamente a quanto si pensi, infatti, per lo Stato i costi delle
scuole paritarie sono inferiori a quelli delle scuole pubbliche. Il rapporto
dell’Agesc prende in esame gli stanziamenti concessi alla scuola paritaria in
un arco di tempo che va dal 1996 al
La nostra scuola
materna parrocchiale “Alterini” è una scuola paritaria legalmente riconosciuta
dall’anno 2000.
ULTIME DALLA
TOSCANA
Da un
articolo di Alessandro Gnocchi
Benvenuti nel cosiddetto «Paese normale» che molti
promettevano da tempo.
Questo, rapidamente, il fatto: l’Unione europea
stanzia da alcuni anni dei fondi per promuovere lo svolgimento di corsi
professionali per i nostri ragazzi. Corsi che, quando sono ben progettati e ben
realizzati, insegnano davvero un mestiere e introducono nel mondo del lavoro i
giovani. Così
«La somma è modesta, l’idea è grande» commenta
trionfalmente un comunicato dell’ufficio stampa della Regione Toscana, che
aggiunge per la precisione: «Non è però il primo esperimento che si tenta in
Toscana in questo settore. Nel centro per l’impiego di Pistoia si era già
iniziato ad utilizzare la carta per permettere ai trans di studiare ed aggiornarsi
per poi trovare un canale d’ingresso in un’azienda, un ufficio, un ospedale, un
luogo in cui costruire un futuro e dei rapporti umani e professionali senza
sentirsi emarginati, strani, diversi, osservati».
Se qualcuno pensa di essere finito su Scherzi a parte
si svegli. Questa è realtà. L’idea brillante, questa volta, è venuta
all’assessore al Lavoro, Gianfranco Simoncini, che spiega come il sussidio sia
«diretto alle fasce deboli del mercato e non c’è dubbio che quella dei trans lo
sia. Vogliamo dare a queste persone una concreta opportunità di fare una vita
normale, evitando che l’isolamento le spinga a prostituirsi per riuscire a
guadagnare dei soldi. Dobbiamo toglierle dal marciapiede».
E i cattolici dove sono? Non pervenuti. Tutti
tacciono. Tace pure il sito della diocesi di Firenze, che non dà la notizia né
la commenta in alcun modo. E pure quello del settimanale cattolico Toscana
Oggi.
Ecco il paradosso: i deboli mica sono gli
handicappati, o le mamme con tre figli, o gli anziani. Abbandonata la prole al
suo destino, lo Stato sociale si rivolge a nuove categorie meritevoli della
mano compassionevole dell’autorità. E tutto questo scialo di denaro pubblico,
perché? Per strizzare l’occhio alla «diversità» e assumere come modello
culturale la nuova ideologia del «genere», secondo la quale «maschile» e
«femminile» non sono più dei dati oggettivi, che la biologia ci mette davanti
senza possibilità di equivoco. «Maschio» e «femmina» sarebbero solo delle
«categorie culturali», che devono essere superate dalla libera determinazione
del singolo. Tutto questo non considerando che la stragrande maggioranza della
gente - tanto disprezzata dalle élite culturali - su certi valori non tollera
tradimenti. Non ama le amministrazioni che buttano via 290 milioni delle
vecchie lire per destinarli alla «categoria socialmente debole dei trans».
Anche Bendetto XVI contro le tasse
Roma - Anche
nella contrarietà delle persone verso le tasse "si vede che alcuni corsi
della storia non cambiano": è la battuta a braccio pronunciata dal Papa
durante l’udienza generale, davanti a circa 15mila fedeli. Benedetto XVI
analizzava la figura di san Giovanni
Crisostomo, vissuto nel terzo secolo e in particolare una serie di omelie
pronunciate dal santo durante la cosiddetta rivolta delle statue (in
quell’occasione la popolazione dell’impero in Oriente prese a distruggere le
statue dell’Imperatore contro l’imposizione delle tasse). "Si vede che
alcuni corsi della storia non cambiano...", ha commentato papa Ratzinger
con un sorriso.
Approfondimenti
Crowe, il figliol prodigo
A 43 anni
l'attore australiano ha deciso di farsi battezzare come i suoi due figli
È proprio vero che le vie del
Signore sono infinite. A 43 anni suonati Russell Crowe ha espresso il
desiderio di battezzarsi. "Ho iniziato a pensarci di
recente - ha detto il premio Oscar alla rivista Men's Journal -. Se credo sia
importante battezzare i miei figli, perché la stessa cosa non deve valere per
me?". La cerimonia si svolgerà nella cappella bizantina che l'attore ha
fatto costruire all'interno della sua proprietà australiana nel
ABORTO IN ITALIA
Ultime in numeri e paradossi a confronto
Tratto da un articolo di Antonio Socci
Il 5 ottobre nelle pagine di Repubblica si leggeva
questo titolo: “Aborti, mai così pochi in Italia”. Cosa volete che siano
130.033 aborti legali in un anno (senza
contare quelli farmaceutici) su 560 mila bambini nati. In tutto fanno 4 milioni
e 500 mila aborti legali da quando è stata approvata la 194. Dicono sia una
grande conquista civile. Tutti i media, al seguito del ministro Turco, ci hanno
spiegato trionfalmente che 130 mila sono davvero “pochi”. E dunque allegria!
Brindiam nei lieti calici! Ma non ci sono solo le “buone” notizie come questa.
Purtroppo ci sono anche le “stragi”. Infatti il 3
ottobre sempre
Il ministro Pecoraro Scanio prospetta “l’arresto per
questi criminali” e annuncia di costituirsi parte civile.
Fulco Pratesi, presidente del Wwf, è fra gli indignati
speciali: “Si tratta di un atto criminale gravissimo. Un Paese civile non può
permettersi questi scempi”. E’ sempre dei tre orsi che si parla… Perché pare
che l’orso sia diventato il metro della civiltà. Che vita è la vostra se non
avete un orso in giardino. La scrittrice Dacia Maraini, nostra coscienza
civile, l’ha spiegato da par suo: “L’orso non si fa vedere facilmente, ma la
sua presenza è come una certezza di vita, qualcosa che ci fa sentire meno soli,
meno padroni e tiranni, meno distruttori e soprattutto meno volgari” (Corriere
della sera, 4 ottobre 2007).
L’orso ci fa sentire “meno soli e meno volgari”? C’è
qualcuno al Corriere della sera che chiede e pubblica commenti del genere e che
sa spiegarci questa folgorante rivelazione? Esistono orsi di compagnia?
Fra tutti, il genocidio più censurato è quello di cui
parlavo all’inizio di questo articolo. Lo si continua a presentare addirittura
come una conquista civile. La domanda nasce allora spontanea e ci deve
interrogare tutti nel profondo della coscienza:
130 mila bambini valgono almeno quanto un orso
marsicano?
Approfondimenti
Il caso Welby:
sentenza Riccio e via giudiziaria all’eutanasia
Pubblichiamo di seguito un’estrapolazione
dell’intervento della dottoressa Claudia Navarini, docente presso
Nella sentenza del luglio 2007, diffusa il 17 ottobre,
il giudice Zaira Secchi proscioglieva il dottor Mario Riccio, l’anestesista che
il 20 dicembre 2006 aveva sedato terminalmente Piergiorgio Welby per poi interrompere
la ventilazione meccanica che da anni lo manteneva in vita. Il caso prima, e la
sentenza di recente, hanno fatto a lungo discutere. Pur senza ripercorrere
l’intera vicenda, così fortemente maneggiata, reclamizzata, abusata da associazioni
e agenzie culturali, forze politiche e talora dai mezzi di informazione,
conviene riflettere su alcuni aspetti di questo pronunciamento, che forniscono
un interessante quadro del contesto sociale attuale nel nostro Paese.
Come il dottor Riccio è stato dichiarato non punibile,
si riconosce anche l’esclusione di responsabilità per i medici che non hanno
adempiuto alla volontà del malato. I due comportamenti medici, quello che ha
portato alla morte volontariamente e quelli che hanno difeso la vita debole a
loro affidata, sarebbero equivalenti. Una tale prospettiva è compatibile soltanto
con un’idea di medico e di medicina profondamente adulterate, che escludono la
deontologia professionale, una serie di valori oggettivi nello svolgimento
della pratica clinica e finanche la dignità della persona del medico, ridotto
inesorabilmente a mero esecutore della volontà del paziente. Ciò che è
veramente in gioco in questa sentenza assolutoria è la legittimazione
dell’eutanasia, che si definisce come un atto (generalmente medico) volto ad
eliminare la vita di un malato allo scopo di eliminare ogni dolore.
La fine programmata di Welby, nelle descrizioni
riportate dalla sentenza, suona desolante e incolore, quasi banalizzata: un
quiz a premi in televisione prima dell’iniezione di sedativo, la musica di Bob
Dylan, un breve commiato dai parenti più stretti, il sonno mortale, il distacco
del respiratore, mentre nella più totale incoscienza il respiro si affievoliva
lentamente, per quaranta lunghissimi minuti. E intorno, un modesto e attento
pubblico: qualche parente, qualche parlamentare.
NOI CATTOLICI DICIAMO NO
ALL’EUTANASIA
Varie
GIORGIO
“La causa di canonizzazione di Giorgio
Il processo di beatificazione è
stato aperto il 9 gennaio 1986 dal Cardinale Silvano Piovanelli e i cui atti –
sedici scatole, che racchiudono le valutazioni dei teologi sugli scritti editi
e inediti – sono stati trasmessi a Roma, il 6 maggio 2005, dal Cardinale Ennio Antonelli.
“Il mondo,
Il suo vero carisma, era “la
capacità di essere testimone della speranza cristiana, dovunque, nella Chiesa,
nella vita pubblica, nel mondo”.
Giorgio
Raggiunta Roma, nell’anno successivo
tiene all’Ateneo Lateranense - su iniziativa dell’Istituto Cattolico Attività
Sociali - un corso di lezioni pubblicate sotto il titolo Le premesse della politica.
Sindaco di Firenze dal 1951 al 1958
e poi nuovamente dal 1961 al 1965 lasciò una traccia indelebile nella coscienza
e nel volto di questa città attraverso le numerose realizzazioni amministrative
e le straordinarie iniziative di carattere politico e sociale. Moltissime le
opere di ricostruzioni da lui promosse nella periferia, e costante il suo
impegno a difesa dei lavoratori e a sostengo dei poveri. Giocò un ruolo
importante nella elaborazione della Carta Costituzionale sostenendo il valore
immanente della persona emana e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali;
lottando anche per l’inserimento del diritto al lavoro come elemento
inalienabile della dignità dell’uomo. Il 6 gennaio