Parrocchia di San Martino a Vado

InStrada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

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Bimestrale di Formazione ed Informazione

della Comunità di Strada in Casentino

 

 

 

 

 

 


 

 

Anno V  -  N. 27       Novembre - Dicembre 2007



Voi chi dite ce io sia?

Numero speciale sul piano pastorale diocesano 2007/2008

 

 

 

SOMMARIO

 

 

q       Editoriale                                        pag. 3   Conoscere il Cristo

q       Il Vescovo                                        pag. 4    Presentazione del piano

q       Il piano 2007/2008                          pag. 5    Prima parte

q       Le preghiere del mese                    pag. 10  Preghiere

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 11  Avvento di Speranza

q       Lectio Divina                                  pag. 15  Matteo 25

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 17   Rinnovamento Carismatico

pag. 18   Circolo Parrocchiale

 

q       Notizie dal Casentino                     pag. 20   Rubrica del Direttore

q       Attualità                                          pag. 22  Don Benzi

 

q       Approfondimenti                             pag. 24   Scuole Paritarie & altro

pag. 27   Crowe, il figliol prodigo

pag. 27   Aborto in Italia

pag. 29   Eutanasia

 

q       Varie                                                         pag. 30  Giorgio La Pira

 

Il giornalino può essere scaricato su internet

all’indirizzo www.parrocchiastrada.net

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 


 



Editoriale

“Conoscere il Cristo

 

Il cristiano per esigenze legate alla sua fede deve conoscere sempre più da vicino la persona di Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio e Salvatore dell'uomo. Negli ultimi tempi, sopratutto nei mezzi di comunicazione, sono apparse presentazioni molto distorte di Gesù, del vangelo e della Chiesa. Rispondendo anche a tali provocazioni il Piano Pastorale Diocesano vuole spingerela comunità cristiana tutta quanta, ad una conoscenza più vera e storicamente fondata della persona e delle vicende riguardanti la vita di Gesù. Questa riflessione si propone di ottenere come risultato una convinzione più solida delle ragioni delle fede ed una maggior profondità di rapporto personale con Cristo nell'esperienza religiosa.

Il piano pastorale si muove seguendo il cammino dell'anno liturgico nel quale la Chiesa rivive lo svolgersi della vita storica di Gesù. In un mondo come il nostro rimotivare nella fede coloro che si dicono credenti, appare opera particolarmente necessaria ed urgente.

Il vostro parroco, don Roberto

 

Lavori nei locali Ex Cinema

 

Si informano i lettori che, dopo la sistemazione del tetto dell’ex cinema parrocchiale, sono ripresi i lavori nei locali sottostanti.

Ringrazio tutti quei soci che si impegnano in forma del tutto gratuita, non solo nella gestione del bar e delle diverse attività parrocchiali in favore di ragazzi e delle famiglie, ma anche nel collaborare affinché i lavori affidati alle ditte esterne, si svolgano nel modo più funzionale possibile e nel minor tempo.

Si coglie l’occasione per dare atto che l’Amministrazione comunale di Castel San Niccolò ha incluso anche il nostro Circolo fra i destinatari dei contributi in favore dei centri civici e sociali, assegnando alla Parrocchia la somma di €. 3296,86. Nell’esprimere i più sentiti ringraziamenti, mi auguro che tale segno di sostegno alle nostre iniziative si protragga anche per gli anni venturi.

                                                                                              don Roberto


Presentazione del Vescovo

Carissimi nel Signore,

 

con gioia affido alla comunità diocesana il nuovo Piano pastorale per l’anno 2007/2008. Già il suo titolo esprime bene il tema intorno al quale vogliamo impegnarci a riflettere: conoscere più da vicino la persona di Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio e Salvatore dell’uomo, colui attraverso il quale è stato rivelato al mondo il mistero nascosto da secoli, che cioè Dio è Padre e ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito e, attraverso di Lui, lo Spirito santo, grazia costitutiva della vita della Chiesa.

Non è scontato che la nostra comunità diocesana torni a riflettere su Gesù Cristo: negli ultimi tempi, infatti, si sono susseguite, soprattutto a livello dei mezzi di comunicazione sociale, distorte interpretazioni e presentazioni di Gesù di Nazareth, del Vangelo e della Chiesa da lui fondata. Tali provocazioni non possono far altro che spingerci a una conoscenza più approfondita e anche storicamente fondata della vicenda del Signore Gesù: l’occasione, credo, provvidenziale per approfondire le ragioni della nostra fede e il nostro stesso rapporto personale con il Signore.

Alla scelta del tema di quest’anno si è arrivati, come già per i Piani pastorali degli anni precedenti, attraverso una prolungata e condivisa riflessione. Da quest’anno, inoltre, si è creduto opportuno richiedere anche alcuni suggerimenti scritti a tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti con l’attuazione del Piano pastorale a livello delle parrocchie, delle Unità pastorali e dei Vicariati. Delle numerose indicazioni pervenute, si è poi tenuto debitamente conto al momento della preparazione effettiva del testo, con la volontà di rendere questa consultazione ancora più puntuale il prossimo anno. Un particolare ringraziamento va, dunque, a coloro che hanno fatto pervenire i loro suggerimenti, che hanno contribuito a fare più che mai di questo strumento un’occasione di condivisione e di comunione.

Nella sua articolazione, il Piano pastorale intende valorizzare al massimo il cammino dell’anno liturgico nel quale, ogni anno, la Chiesa rivive tutto il cammino della vita storica di Gesù, la sua nascita e manifestazione al mondo, i suoi insegnamenti e gesti, il mistero della sua passione, morte e risurrezione. Per questo motivo, credo che sarà ancora più facile e immediato inserire la riflessione proposta all’interno del cammino delle varie comunità.

+ Luciano, vescovo

 
Ancora una volta affido l’inizio dell’anno pastorale all’intercessione materna di Maria, Madre di Gesù e Madre nostra: perché possiamo conoscere più intimamente il suo Figlio e accoglierlo nella nostra vita come Lei lo ha accolto, per poter a nostra volta, nel grembo della Chiesa, generarlo in coloro ai quali il Signore ci invia.


Prima parte del piano

 

Tempo di Avvento – Tempo di Natale

 

 1. Una nascita che ha cambiato il mondo

 

1.1 Nacque a Betlemme di Giudea, al tempo di re Erode

 

Luogo e data di nascita: sono queste le prime informazioni che ci vengono richieste quando dobbiamo fornire le nostre generalità. Per noi è questione di un attimo, perché si tratta di notizie che conosciamo perfettamente: le troviamo scritte in tutti i documenti ufficiali e sono per noi indispensabili per definire molti nostri diritti e doveri. Ma anche per festeggiare, ogni anno, il compleanno nostro e di tutti i nostri cari.

Questo è normale nel nostro mondo moderno e occidentale. In altri luoghi e, soprattutto, nel passato, non era così. Nell’antichità, non era consuetudine per nessuno ricordare il giorno della propria nascita: non c’è biografia antica, da quella di Alessandro Magno a quelle di Cesare o di Ottaviano Augusto, che lo riporti con esattezza. Più facile poteva essere far memoria del luogo dove si era nati.

È esattamente quello che è accaduto per Gesù: la data nella quale ogni anno noi festeggiamo il Natale, però, non è banalmente o stupidamente falsa, come qualcuno continua ad affermare. È piuttosto convenzionale, scelta nel IV secolo per festeggiare una nascita che è certamente avvenuta un qualche giorno di poco più di duemila anni fa. Perché, allora, il 25 dicembre? Perché in quel giorno erano fissate due feste simbolicamente rilevanti per l’evento che si voleva ricordare: la festa pagana del Sol invictus, che festeggiava il sole che cominciava nuovamente a crescere dopo il giorno più corto dell’anno; e la festa ebraica del 25 di kasleu, in cui si commemorava la nuova dedicazione del Tempio al tempo dei Maccabei. Niente di meglio che collocare in quel giorno la festa della nascita di Colui che i cristiani riconoscono e acclamano come vera luce del mondo e solo redentore dell’uomo!

Due cose, tuttavia, ci sono state consegnate unanimi dai vangeli circa la nascita di Gesù: che Gesù è nato a Betlemme al tempo del re Erode.

I vangeli dell’infanzia – vengono chiamati così i primi capitoli dei vangeli di Luca e di Matteo, gli unici a darci notizie sui primi anni della vita di Gesù – lo ripetono a più riprese: Gesù è nato a Betlemme, capoluogo della Giudea, sotto Erode il Grande, che regnò sulla Palestina dal 41 al 4 a.C.. Un re sanguinario, ci dice la storia, e ce ne danno conferma l’episodio della strage degli innocenti e il suo terrore di essere soppiantato sul trono.

La tradizione dei credenti e le stesse ricerche archeologiche intorno alla basilica della Natività dimostrano, inoltre, che essa divenne un luogo di culto già alla fine del I secolo, vale a dire poche decine di anni dopo la morte e risurrezione di Cristo.

Altri due elementi arricchiscono il quadro storico: il riferimento alla stella che guida i magi a Betlemme, e al censimento voluto, come si legge in Luca, direttamente dall’imperatore Ottaviano Augusto. Due notizie intorno alle quali gli studiosi si interrogano ancora e che, in ogni caso, sembrano simbolicamente anticipare il valore universale di quella nascita, intorno alla quale tutto il mondo e la stessa natura si danno convegno.

 

1.2 L’avvento di Dio, ieri, oggi e nei secoli

 

In effetti, la verità storica della nascita di Gesù è solo un aspetto del grande mistero di grazia e di salvezza che è contenuto in quell’evento, e che è, in definitiva, quello che più direttamente interessa i discepoli di Cristo di ieri e di oggi.

È importante avere notizie certe sulla nascita di Gesù. Più importante ancora è comprendere e accogliere il valore di quella nascita. La liturgia, come abbiamo visto, ci viene in aiuto, poiché essa, allora come oggi, non si ferma tanto ai dati storici dell’evento della nascita di Cristo, ma celebra soprattutto il significato spirituale e universale di quella nascita.

Proprio per questo, ai giorni luminosi del Natale del Signore la liturgia fa precedere un prezioso tempo di preparazione, il tempo dell’Avvento, con il quale, ogni anno, inizia il ciclo dell’anno liturgico. È come se la Chiesa volesse metterci in guardia dal rischio di abituarci a questo evento decisivo della storia del mondo e nostra personale: Dio che si fa uomo e viene ad abitare in mezzo a noi!

È un avvento triplice quello che la liturgia ci invita a meditare nelle quattro settimane che precedono il Natale:

       l’avvento storico di Gesù, nato dal grembo di Maria

       l’avvento ultimo, chiamato in greco parusia, verso il quale il mondo e la Chiesa si muovono «nell’attesa della sua venuta»

       l’avvento nascosto e quotidiano di Dio che viene oggi ed è sempre presente nella sua Chiesa, come si legge nel Concilio, «nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro… sia soprattutto sotto le specie eucaristiche… con la sua virtù nei sacramenti… nella sua parola… quando la Chiesa prega e loda» (SC 7).

 

Ed è una meditazione nella quale ci accompagnano alcune figure chiave dell’attesa e dell’accoglienza del mistero di Dio:

       il profeta Isaia, con il suo forte annuncio del tempo nuovo della riconciliazione del mondo con Dio, colui che è esperto del vedere e ci insegna a scorgere, attraverso il ritmo apparentemente ripetitivo della vita, il germoglio che spunta nel deserto e fa nuove tutte le cose

       il precursore Giovanni Battista la cui predicazione, un tempo come oggi, è un potente appello a disporci interiormente, ma anche concretamente, nel nostro stile di vita, nelle nostre scelte comunitarie e personali, alla venuta del Salvatore, Principe di giustizia e di pace

       Maria, Madre di Dio, che ha accolto prima nel cuore e poi nel grembo il Verbo fatto uomo, donna dell’attesa e della sconfinata fiducia in Dio, la cui maternità si prolunga nella vita della Chiesa e in quella di ognuno di noi, generati alla fede attraverso il suo esempio e la sua intercessione di Madre della Chiesa.

 

In effetti, se c’è nel corso dell’anno un tempo mariano per eccellenza, questo è il tempo di Avvento, la cui intera fisionomia spirituale e celebrativa ricalca quella della Madre di Dio: un tempo di gioia e di speranza, di cui è indispensabile custodire la grazia e la tonalità, dal momento che l’identità stessa della fede cristiana è fondata sull’esperienza dell’attesa fervente dell’avvento di Dio.

Esercitare e testimoniare, nel clima dell’Avvento, la virtù teologale della speranza può anche costituire una salutare provocazione di fronte alla cultura in cui viviamo, segnata da una preoccupante caduta di speranza e di fiducia nel futuro.

Davanti a noi, così insegna la nostra fede, nel futuro del mondo e dell’umanità non stanno cataclismi ecologici o nucleari, ma la radiosa certezza dell’incontro con il volto del Signore Gesù, colui per mezzo del quale e in vista del quale tutte le cose sono state create e sussistono: «perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose» (Col 1,16.19-20).

 

1.3 Veniva nel mondo la luce vera

 

A Betlemme, al tempo di re Erode, è venuta a noi la vera luce del mondo, ci è nato il Salvatore che ha stabilito la nuova ed eterna alleanza tra Dio e il suo popolo. Un significato che troviamo narrato particolarmente nel Prologo del vangelo di Giovanni in cui, se non sono riportati riferimenti storici precisi come nei vangeli dell’in­fan­zia, incontriamo, però, il senso più grande della venuta del Verbo in mezzo a noi. E non certo casualmente la liturgia ci fa leggere solennemente questa pagina nella Messa del giorno del Natale del Signore.

Vi si legge: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo… E il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi… Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia… Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1,9.14.16.18).

È proprio la liturgia a presentarci il tempo di Natale come tempo della Manifestazione del Signore, che ha il suo culmine nella solennità dell’Epifania: nella nascita del Salvatore, ci è stato pienamente e definitivamente rivelato il mistero nascosto da secoli, l’infinito amore che sta nel cuore di Dio e per il quale, come si legge ancora nel vangelo di Giovanni, il Padre ha mandato a noi suo Figlio: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Quella di Gesù a Betlemme è veramente la nascita che ha cambiato il mondo, annunciata e attesa da secoli, cuore e centro della storia. E non è certo casuale che ancora oggi noi contiamo i nostri anni non a partire dalla fondazione di Roma, come facevano i romani, o dalla fuga di Maometto dalla Mecca, com’è per i musulmani. Ma dalla nascita di Cristo! Non, però, un dato puramente cronologico, ma fondativo, a partire dal quale è mutato per sempre il nostro rapporto con Dio e con la nostra stessa vita.

In quell’evento, infatti, come canta ancora la liturgia, «risplende in piena luce il misterioso scambio che ci ha redenti: la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’uomo mortale è innalzato a dignità perenne e noi, uniti a Dio in comunione mirabile, condividiamo la sua vita immortale» (Messale romano, Prefazio di Natale).

In fondo, il compito della Chiesa sta tutto nella continua manifestazione di questo incontro definitivo tra Dio e l’uomo, nel renderlo visibile e sperimentabile attraverso la sua stessa vita, nelle relazioni che la abitano, nei pensieri che la illuminano, nelle scelte che la orientano.

È lo stile di vita che san Paolo indicava ai suoi discepoli della comunità di Filippi, un clima di comunione segnato dalla gioia e dalla certezza che il Signore è vicino, così come dall’apertura verso tutto quello che di bene esiste intorno a noi: «Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!» (Fil 4,4-9)


Le preghiere del mese

PREGHIERE


 

 

Se non nasce in te

Se mille volte nascesse Cristo a Betlemme

ma non in te: sei perduto in eterno.

Quando per la prima volta Dio ha generato suo Figlio

ha scelto me e te per luogo della sua nascita.

Se lo spirito di Dio ti tocca con la sua essenza

in te nascerà il figlio dell’eternità.

Se l’anima tua è vergine e pura come Maria

dev’essere all’istante gravida di Dio.

L’opera a Dio più cara, a lui più intima,

è poter generare suo Figlio in te.

Nulla di più soave che veder come Dio un bambino;

nulla di più santo che sentirlo crescere in sé.

Angelus Silesius

 

 

Parola divenuta carne

Cristo,

immagine radiosa del Padre,

principe della pace,

che riconcili Dio con l’uomo

e l’uomo con Dio,

Parola eterna divenuta carne,

e carne divinizzata nell’incontro sponsale,

in Te soltanto

abbracceremo Dio.

Tu che Ti sei fatto piccolo

Per lasciarTi afferrare dalla sete

della nostra conoscenza e del nostro amore,

donaci di cercarTi con desiderio,

di credere in Te nell’oscurità della fede,

di aspettarTi ancora nell’ardente speranza,

di amarTi nella libertà

e nella gioia del cuore.

Fa’ che non ci lasciamo vincere

Dalla potenza delle tenebre,

sedurre dallo scintillio

di ciò che passa.

Donaci perciò il tuo spirito,

che diventi Egli stesso in noi

desiderio e fede,

speranza e umile amore.

Allora Ti cercheremo, Signore, nella notte,

vigileremo per Te in ogni tempo,

e i giorni della nostra vita mortale

diventeranno come splendida aurora,

in cui Tu verrai,

stella del mattino,

per essere finalmente per noi

il Sole, che non conosce tramonto.

Amen. Alleluia!

Bruno Forte

 



                     Veglia di Preghiera

AVVENTO: LA SPERANZA

 

Canto

(Durante il canto si porta l’icona e si accende una candela davanti ad essa)

 

I momento: Dio ama la speranza

 

Lettura1: “La fede che più amo, dice Dio, è la speranza. La fede, no, non mi sorprende. La fede non è sorpren­dente. Io risplendo talmente nella mia creazione. Nel sole e nella luna e nelle stelle. In tutte le mie creature. Negli astri del firmamento e nei pesci del mare. Nell'universo delle mie creature. Sulla faccia della terra e sulla faccia delle acque. E nell'uomo. Mia creatura. Nei popoli e negli uomini e nei re e nei popoli. Nell'uomo e nella donna sua compagna. E soprattutto nei bambini. Mie creature. Nello sguardo e nella voce dei bambini. Perché i bambini sono più creature mie. La carità, dice Dio, non mi sorprende. La carità, no, non è sorprendente. Queste povere creature son così infelici che, a meno di aver un cuore di pietra, come potrebbero non aver carità le une per le altre. Come potrebbero non aver carità per i loro fratelli. Come potrebbero non togliersi il pane di bocca, il pane di ogni giorno, per darlo a dei bambini infelici che passano. E da loro mio figlio ha avuto una tale carità.”

 

Lettura Biblica: Sof 3,14-18

Gioisci, figlia di Sion,esulta, Israele,  e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: “Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa”. Ho allontanato da te il male, perchè tu non abbia a subirne la vergogna.

Silenzio

 

Canto

 

Preghiera insieme: Signore Gesù, tu hai detto: “tutto quello che avete fatto a uno dei miei fratelli l’avete fatto a me.” Tu, Signore Gesù, rinasci in ogni bambino, ti identifichi con quelli che hanno fame, che sono malati, che sono nudi; che non hanno dove rifugiarsi, con tutti quelli che sono affamati non solo di pane, di vestiti, di casa, ma di amore. Gesù, rendici degni di servirti nei poveri che vivono e muoiono nella povertà e nella fame.  Attraverso le nostre mani dona loro il pane quotidiano. Per mezzo del nostro amore ricolmali di gioia e di pace. Gesù, tu doni a noi il tuo corpo

realmente presente nel pane dell’Eucaristia. Aiutaci a riconoscerti presente e a servirti nel corpo sofferente dei nostri fratelli.

 

II momento: La speranza guarda oltre

 

Dalla Lettera di san Paolo ai Colossesi (Col 1,28-)

E anche voi, che un tempo eravate stranieri e nemici con la mente intenta alle opere cattive che facevate, ora egli vi ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto: purché restiate fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunziato ad ogni creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato ministro. Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola, cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo. Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.

 

Lettura2:   “Ma la speranza, dice Dio, la speranza, sì, che mi sorprende. Me stesso. Questo sì che è sorprendente. Che questi poveri figli vedano come vanno le cose e credano che domani andrà meglio. Che vedano come vanno le cose oggi e credano che andrà meglio domattina. Questo sì che è sorprendente ed è certo la più grande meraviglia della nostra grazia. Ed io stesso ne sono sorpreso. E dev'esser perché la mia grazia possiede davvero una forza incredibile. E perché sgorga da una sorgente e come un fiume inesauribile. Da quella prima volta che sgorgò e da sempre che sgorga. Ciò che mi sorprende, dice Dio, è la speranza. E non so darmene ragione. Questa piccola speranza che sembra una cosina da nulla. Questa speranza bambina. Immortale.”

Silenzio

 

Preghiera:

Aiutami, o Signore, aiutami a guardare lungo la notte,così che possa scoprire quanto numerose sono lo stelle.  Aiutami a guardare al di là Dell’impossibile umano,ove comincia il tuo possibile. Aiutami a non aver paura del male,pensando al bene che esiste, anche se non sempre si vede. Più sono debole e più sono potente, perché quando c’è meno posto per me, c’è più posto per te. Dammi una mano, o Signore, perché io possa guardare con speranza i germogli di vita, che ogni giorno si aprono nel mondo.     Perché io possa camminare sulle strade della speranza cristiana, per essere umile dispensatore della tua parola che salva e redime anche i più delicati sospiri del mondo, che partorisce il suo domani nella sofferenza e nella stanchezza dell’oggi.

 

Canto

 

III momento: La speranza bambina che guarda la vita

 

Lettura:   La Speranza è una bambina insignificante. Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell'anno scorso. Ma è proprio questa bambina che attraverserà i mondi. Questa bambina insignificante. Lei sola, por­tando gli altri, che attraverserà i mondi passati. Come la stella ha guidato i tre re dal più remoto Oriente. Verso la culla di mio figlio. Così una fiamma tremante. Lei sola guiderà le Virtù e i Mondi. Una fiamma squarcerà delle tenebre eterne. Avanza. Fra le due sorelle maggiori. Il popolo cristiano non vede che le due sorelle maggiori, non ha occhi che per le due sorelle maggiori. Quella a destra e quella a sinistra. E quasi non vede quella ch'è al centro. La piccola, quella che va ancora a scuola. E che cammina. Persa fra le gonne delle sorelle. E ama credere che sono le due grandi a portarsi dietro la piccola per mano. Al centro. Fra loro due. Per farle fare questa strada accidentata della salvezza. Ciechi che sono a non veder invece che è lei al centro a spinger le due sorelle maggiori. E che senza di lei loro non sarebbero nulla. È lei, questa piccola, che spinge avanti ogni cosa. Perché la Fede non vede se non ciò che è. E lei, lei vede ciò che sarà. La Carità non ama se non ciò che è. E lei, lei ama ciò che sarà. La Speranza vede quel che non è ancora e che sarà. Ama quel che non è ancora e che sarà. Nel futuro del tempo e dell'eternità. E in mezzo alle due sorelle maggiori sembra lasciarsi tirare. Come una bambina che non abbia la forza di camminare. E venga trascinata su questa strada contro la sua volontà. Mentre è lei a far camminar le altre due. E a trascinarle, e a far camminare tutti quanti, e a trascinarli. Perché si lavora sempre solo per i bambini.”

 

Silenzio

 

Canto: Symbolum ‘80

(Durante il canto ognuno accende da quella della speranza la sua candela)

 

Preghiera corale

Conosco i tuoi passi, piccolo Dio. Hanno il ritmo dei giorni. È il passo del sole che si poggia morbido sulla terra. È il passo del vento e della notte. Tu cammini con il mio cuore. Tu, piccolo Dio, corri, ti fermi, riposi e riparti.

Conosco i tuoi passi: hanno la velocità della storia, i battiti di un cuore materno e paterno, la dolcezza del cuore innamorato.   Conosco i tuoi passi, piccolo Dio:  hanno il ritmo della tua Chiesa, dei credenti entusiasti, dei testimoni, dei giovani.  Vieni con il tuo passo e donaci ritmo: il tuo.

 

 

Orazione

Concedi, ti preghiamo, Signore,di saper riconoscere il tuo giorno e di lasciare indietro il pianto delle nostre tristezze per entrare nel canto della tua gioia. Ma prima concedici, Signore, il coraggio di entrare con te nella “tua ora”, di camminare sulle piste della fede nel buio della notte, tenendo accesa nel cuore la stella della speranza come chi sa di andare, sicuro,  verso l’aurora. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen

 

Canto finale


Lectio Divina

Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria

 

TESTO: Matteo 25

31 Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. 41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 44 Anch 'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

 

LECTIO

Una descrizione grandiosa del giorno del Signore conclude gli insegnamenti di Gesù a proposito della fine dei tempi. Il linguaggio della parabola è più esplicito che simbolico e l'insegnamento raggiunge una sintesi assoluta. Tutto è costruito su antitesi: destra e sinistra, benedetti e maledetti, "mi avete fatto" e "non mi avete fatto", supplizio e vita. L'impressione è grandiosa. il Figlio dell' uomo è presentato come re e "tutte le genti"sono radunate davanti a lui. Gli angeli lo circondano ed egli siede su un trono glorioso. Ma l'impressione più grande è l'assimilazione del re "a uno solo di questi miei fratelli più piccoli". il discorso non cala sull'argomento della fede ma delle sue conseguenze nella vita di un uomo che si lascia trasformare da essa. Non la fede sarà il metro del giudizio, ma l'amore concreto verso i piccoli. Ogni progetto di percorrere la strada verso Dio saltando l'uomo viene sconfessato. Vigilare, essere attivi e operosi si traduce alla fine nell'unica cosa richiesta e possibile a tutti, anche a chi non conosce il re: amare gli ultimi.

 

MEDITATIO

Noi siamo sotto la regalità di Cristo in quanto apparteniamo al suo corpo che è la Chiesa. Nel corpo naturale il principio dell'unità congiunge le parti in modo che le singole manchino di una propria sussistenza autonoma; invece nel corpo di Cristo le membra sono unite tra di loro in modo che le singole godano di una propria personalità. In una compagine sociale umana avente per fine l'utilità, lo scopo è il bene di tutti e di ciascun membro; la Chiesa è costituita per il bene dei fedeli e per la gloria di Dio: "Tutte le cose sono vostre, voi siete di Cristo, Cristo poi è di Dio" (1 Coro 3,23). Essere membra del regno di Cristo significa sviluppare il proprio specifico personale in santità e giustizia, dando frutti nello Spirito. Per questo dobbiamo sviluppare una personalità forte, viva, operante che si apra a tutte le relazioni presenti nel corpo di Cristo.

 

COLLA TIO

La consapevolezza di vivere e operare in una storia che trova il suo senso solo nel riferimento a Cristo e al suo disegno di redenzione, dà all'uomo sicurezza nel vivere e nell'agire. L' uomo ha parte personalmente nel disegno di redenzione in quanto membro della Chiesa e con la sua personalità si impegna a praticare le Opere di misericordia perché con esse verrà giudicato. I primi cristiani le chiamavano Opere di Cristo, Opera Christi. Poi prevalse il nome di Opere di misericordia. Prima vennero considerate le sei Opere indicate da Gesù, ma la perfezione, secondo l'antico modo di pensare, era nel sette e quindi aggiunsero una settima opera: seppellire i morti. Poi ne vennero aggiunte altre sette indicate come opere di misericordia spirituale. Occorre però una cautela: guardarsi da una interpretazione troppo letterale. Quei comportamenti - sei, sette o quattordici che siano - non esauriscono gli impegni multiformi che l'amore concreto del prossimo può assumere nelle varie circostanze. Ne esistono altre affidate al quotidiano discernimento del cristiano.


Notizie della nostra Comunità

 

RINNOVAMENTO CARISMATICO DELLO SPIRITO SANTO

Gruppo di Preghiera SACRA FAMIGLIA DI NAZARET

 


 Con la preghiera farete cose grandi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NON POSSO DIRE:

PADRE NOSTRO

Non posso dire PADRE se non c'è spazio nella mia vita per gli altri e i loro bisogni.

Non posso dire NOSTRO se io non mostro questa relazione nella mia vita quotidiana.

Non posso dire CHE SEI NEI CIELI se tutti i miei interessi e attività sono su questa terra.

Non posso dire SIA SANTIFICATO IL TUO NOME se io che porto il suo Nome non sono santo.

Non posso dire VENGA IL TUO REGNO se non voglio rinunciare alla mia sovranità e accettare la giustizia del regno di Dio.

Non posso dire SIA FATTA LA TUA VOLONTA se non accetto la volontà di Dio nella mia vita o sono irritato a causa della Sua volontà.

Non posso dire COME IN CIELO E COSÌ IN TERRA se non sono pronto a mettere ora me stesso al Suo servizio.

Non posso dire DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO se non mi forzo sinceramente per averlo o se fingo di non conoscere i veri bisogni altrui.

Non posso dire E RIMETTI I NOSTRI PECCATI COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI se continuo a serbare rancore contro qualcuno.

Non posso dire NON CI INDURRE IN TENTAZIONE se per mia volontà rimango in una situazione dove sarò probabilmente tentato.

Non posso dire LIBERACI DEL MALE se non sono pronto a lottare nel regno spirituale con l'arma decisiva della preghiera.

Non posso dire TUO È IL REGNO se non ubbidisco come un suddito fedele.

Non posso dire TUO È IL REGNO E TUA LA GLORIA se ho paura ai ciò che possono dire i miei vicini.

Non posso dire NEI SECOLI se mi affanno per gli eventi di ogni giorno

Non posso dire E COSÌ SIA se non posso dire sinceramente "ad ogni costo questa è la mia preghiera".

 

 

Rubrica a cura della

Sig.ra Amalia Bonciani

 



Notizie della nostra Comunità

 

 

Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II

                            Centro culturale sportivo ricreativo

 

 

Quale risposta a questo calcio e a questo tifo?

 

L’indomani dei fatti accaduti alla stazione di servizio di Arezzo dove ha perso la vita Gabriele Sandri in un modo incomprensibile; l’indomani dei fatti di Roma e Bergamo dove veri e propri terroristi organizzati hanno sfruttato una tragedia per innescare una guerriglia indegna per il nostro paese; l’indomani degli arresti di ultras scatenati di Milano, Bergamo, Roma e Taranto, non possiamo non interrogarci.

In modo particolare l’interrogativo non può riguardare noi del Circolo Parrocchiale, in quanto società sportiva dilettantistica.

Vale la pena investire ancora nel calcio, come metodo educativo alla vita, al sacrificio, alla condivisione di squadra, al rispetto verso gli altri, alla competizione seria?

Questa riflessione parte l’indomani, guarda che coincidenza, della notizia della morte di don Marcello Morelli, salesiano, di Pratovecchio che ha cominciato a Strada (alcuni fra quelli con i capelli bianchi se lo ricorderanno) nel 1937 il suo cammino accanto ai giovani nello sport. Fino all’ultimo ha accompagnato i giocatori della Fiorentina, per i quali quindicinalmente celebrava la S. Messa. Un giorno Della Valle gli disse: “Bisognerebbe fargli una Messa cantata per vedere se si svegliano”. Una vita passata a svolgere apostolato fra i giovani tramite il calcio, nello spirito di don Bosco.

Quindi la domanda ritorna: vale ancora la pena? Quando vedo i molti genitori che sono i primi ad esagerare, ad incitare i loro figli per il raggiungimento di un traguardo che non sia la loro formazione umana, ma l’ottenimento di un risultato a tutti i costi, la domanda mi si ripropone insistente.

Con il nostro circolo abbiamo investito nel mondo del calcio: abbiamo aperto il campo da tennis al calcetto, per far sfruttare l’area forse più bella del parco di Viale Italia; questa estate abbiamo organizzato una scuola calcio per bambini ed adolescenti e la partecipazione è stata buona; tutti i giorni gli spazi sono aperti per far giocare i nostri ragazzi. Tutto questo ci porta ad avvicinarli, a trasmettere loro dei valori umani e cristiani, o si inserisce in quel turbine di negatività che ci ha condotto ai risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti?

Senza presunzione, continuiamo con la speranza di poter, nel nostro piccolo, segnare delle differenze. E la speranza non è utopia. Un esempio ci è dato dall’AC Ancona, squadra di serie C, che è stata acquistata dal CSI, nostra società di affiliazione, proprio per promuovere un sistema sostenibile ed attuabile di sport, ispirato ai principi cristiani. Non solo interessi economici da una parte e violenza dall’altra, ma un mondo serio e corretto in cui realizzare le proprie aspirazioni (da giocatori) e riversare le proprie aspettative ed ideali (da tifosi).

Il nostro allenatore, Silvio Paggetti, a cui dobbiamo gratitudine e riconoscenza, ha portato, sabato 24 novembre, i nostri ragazzi al Centro tecnico di Coverciano, sede della Nazionale di Calcio Italiana, per visitare il museo del calcio e disputare una partita amichevole nei campetti in erba sintetica del centro tecnico stesso. In questi momenti cerchiamo di trasmettere ai nostri ragazzi l’importanza del gruppo, contro gli individualismi e le divisioni. Stiamo organizzando un torneo fra parrocchie ed abbiamo preso contatto con realtà simili alla nostra della provincia di Arezzo e nel Valdarno, per far percepire ai nostri ragazzi che anche altri condividono il loro cammino, i loro impegni, le loro fatiche, le loro promesse.

 

Il presidente Antonio FANI


Notizie dal Casentino

 

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

 

 

IL PLANETARIO

DEL PARCO NAZIONALE FORESTE CASENTINESI

 

 

 

Il 26 luglio 2003 è stata inaugurata, presso il Centro Visite di Stia del Parco Nazionale Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, una struttura permanente per la didattica e la divulgazione dell’astronomia: il “Planetario del Parco”. Il Planetario, modello Galileo III prodotto dalle Officine Galileo di Firenze, è stato utilizzato sino ad alcuni anni fa dal Museo della Scienza di Firenze ed è stato donato dallo stesso Museo fiorentino al Parco Nazionale. Il Planetario del Parco rappresenta l’unica struttura per la didattica e la divulgazione dell’astronomia in Provincia di Arezzo e l’unica presente nel territorio di un Parco Nazionale.

 Il Planetario ricostruisce, al chiuso di una stanza con un’apposita cupola, la volta celeste così come la vedremmo all’aperto in un luogo lontano dalle fastidiose luci delle città. Grazie a questo strumento è possibile riconoscere le varie costellazioni, i moti apparenti di stelle, Luna, Sole e pianeti, imparare a orientarsi con le stelle. Il planetario può ospitare gruppi sino ad un massimo di 28 visitatori per turno. Il Centro dispone di una serie di strumentazioni e materiali didattici di supporto (strumenti per misurazioni ed osservazioni, foto, diapositive, video, cd-rom, software, riviste, libri e materiale informativo) messi a disposizione dal Gruppo Astrofili Aretini. Recentemente la struttura è stata arricchita con nuovi allestimenti tematici, un vero e proprio percorso museale all’interno dell’affascinante mondo dell’astronomia, con pannelli didattici dedicati alla storia dell’astronomia, ai metodi di indagine astronomica, ai corpi del sistema solare, all’inquinamento luminoso.

 

Due modelli in scala riproducono il sistema solare e la struttura interna del pianeta Terra. L’ampio piazzale esterno viene utilizzato per esperienze sul moto del sole e ospita alcune installazioni didattiche. In particolare è in progetto la realizzazione di una  “terrazza del Sole”, comprendente una serie di strumenti pedagogici che permettono l’esecuzione di esperimenti sul moto giornaliero e annuale del Sole e la misura del tempo.

Le attività divulgative del Planetario, consistono in serate aperte al pubblico (gratuite o a pagamento) su temi generici o relativi agli eventi astronomici più rilevanti. Le serate si svolgono prevalentemente nel periodo estivo e generalmente con il supporto di telescopi che, posizionati nel piazzale esterno, permettono di completare l’offerta della lezione. Il centro ha avviato, con notevole successo, le attività didattiche rivolte alle scuole di ogni ordine e grado (più di 500 alunni nel 2007). Il Planetario offre infatti l’opportunità di integrare l’esperienza didattica degli insegnamenti di scienze e geografia astronomica attraverso attività sperimentali altrimenti non attuabili in orario scolastico. L’articolazione delle proposte didattiche sviluppate consente di utilizzare il Planetario con lezioni calibrate all’età e al grado di apprendimento degli alunni che così possono  usufruire di tale ausilio didattico lungo tutto il corso di studi.

 

PROSSIMI EVENTI ( BOX)

8 Dicembre: ore 17.00

Pomeriggio dedicato ai ragazzi con apertura pomeridiana del Planetario

22 Dicembre: ore 21.00

Conferenza pubblica su "La stella di Natale" e lezioni al Planetario sul cielo invernale

 

Per info e prenotazioni 0575.520511 / 335.6244440

 

 


Attualità

 

E' MORTO DON BENZI, RIPASSIAMO LA LEZIONE

 

“Un infaticabile apostolo della carità”. Così l’ha definito papa Benedetto XVI nel messaggio di cordoglio inviato per la morte di Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Giovanni XXIII. Don Benzi lo abbiamo più volte visto in tv per i suoi interventi per liberare le prostitute – soprattutto africane ed est europee – dalla schiavitù. Ma è stato molto di più. Proprio la sera del 31 ottobre aveva organizzato in una discoteca di Rimini una contro-festa di Halloween insieme al vescovo di San Marino, monsignor Luigi Negri, per incontrare i giovani e sfidarli sul senso della loro esistenza.

Molte testimonianze commoventi si sono lette sui giornali, e anche sul sito della sua associazione, ma un pensiero vorremmo rivolgere a tutti quelli che fin dalle prime ore dopo la morte hanno fatto a gara per eprimere il loro cordoglio. Giusto, doveroso e degno di rispetto l’omaggio a quest’uomo da qualunque parte esso provenga, ma perché parlare a sproposito e coprire con parole piene di miele la propria ostilità a ciò che don Benzi era e rappresentava? Abbiamo letto di “una lezione alla politica”, “testimonianza su cui riflettere”, “un insegnamento da non dimenticare”. E allora forse è il caso di ricordare quell’insegnamento citando alcuni pensieri espressi da don Benzi:

Sul caso Welby e l'eutanasia: "Interessava troppo ai politici. Avrei voluto dire alla moglie che non era troncando la vita, ma dando spazio alla vita che si poteva superare la sofferenza. Questo sarebbe stato il bello e una svolta nella storia. Ma non è potuto accadere, interessava troppo ai politici". "Ho mandato un messaggio a Piergiorgio in cui gli ho detto : 'vedrai quanto è bella la vita. Chiunque soffre dà la possibilità all'uomo di ritrovare se stesso, di non ignorare l'altro, di ricomporre un'unità profonda. Non è la malattia che fa star male ma è l'abbandono che vien fatto della persona malata che lo fa soffrire’".

La nostra società e la vita: "E’ una società vecchia, cioè una società di vecchi capaci solo di spegnere le realtà più belle create da Dio: il matrimonio, la famiglia, la dignità della donna, la libertà dello spirito, l'amore di Dio e del prossimo". La difesa della vita dal concepimento alla morte naturale era per don Benzi "il primo dei grandi appuntamenti che Cristo sta dando a tutti i cristiani e soprattutto alle comunità e movimenti riconosciuti dalla Chiesa: la lotta per difendere la donna a non abortire, la lotta per garantire un'assistenza dignitosa ai malati terminali, la lotta per il riconoscimento della vera famiglia, la lotta per vincere la droga, l'impegno per accogliere veramente gli immigrati a partire dai fratelli nella fede, l'impegno per accogliere gli zingari a partire dai fratelli nella fede, l'impegno per accogliere i carcerati e per superare le carceri, l'impegno per non essere impiegati della carità ma innamorati di Cristo, l'impegno per essere popolo, la lotta per la liberazione dalla schiavitù della prostituzione".

Al Family Day: “Non esiste scientificamente l’omosessualità, è una devianza”.

Sulla prostituzione: “Se non ci fosse la domanda, non ci sarebbe l’offerta. Se gli italiani non chiedessero prestazioni sessuali a pagamento, non ci sarebbe la tratta delle donne che vengono schiavizzate e forzate, da criminali singoli o associati, a dare le prestazioni sessuali richieste. Questa ingente quantità di persone colpite dalla schiavitù, dalla disoccupazione, dalla fame, dalla guerra, sono le vittime di una società disumana, di una società in cui l'uomo è una "cosa" accanto alle altre”.

 


Approfondimenti

 

Senza le scuole paritarie lo Stato spenderebbe 6 milioni di Euro in più

Rapporto dell’Agesc sui costi della scuola pubblica e di quella paritaria

 

L’Associazione genitori delle scuole cattoliche (Agesc) ha appena pubblicato un Rapporto da cui risulta che le scuole paritarie, oltre a contribuire al progetto educativo, fanno risparmiare allo Stato sei milioni e duecentomila Euro. Contrariamente a quanto si pensi, infatti, per lo Stato i costi delle scuole paritarie sono inferiori a quelli delle scuole pubbliche. Il rapporto dell’Agesc prende in esame gli stanziamenti concessi alla scuola paritaria in un arco di tempo che va dal 1996 al 2006. In base ai risultati, un bambino costa 6.116 Euro se va alla scuola materna statale, mentre costa 584 Euro se va a quella paritaria; un alunno della primaria statale costa 7.366 euro, contro gli 866 Euro della paritaria; uno studente delle medie statali 7.688 euro, contro i 106 euro di uno studente di una scuola media paritaria; così come uno delle superiori statali costa 8.108 euro, contro i 51 Euro se va in una paritaria. Secondo i calcoli pubblicati nel Rapporto, a fronte di un investimento di 566 milioni di Euro per le scuole paritarie, lo Stato risparmia 6 milioni e 245 mila Euro. Non gestendo il milione di studenti degli istituti paritari, lo Stato risparmia 3.436 miliardi di Euro alle materne, 1.202 miliardi alle elementari, 496 milioni per le medie e 1.110 miliardi alle superiori, per un totale di 6 miliardi e 245 milioni di euro. Queste cifre – ha sottolineato Maria Grazia Colombo, Presidente dcell’Agesc in una intervista ad Avvenire pubblicata l’11 ottobre scorso – “evidenziano la convenienza della nostra esistenza per lo Stato. Un’evidenza così chiara che non si comprende come non passi l’idea che occorra evitare l’estinzione di questa realtà educativa”, se non altro per motivi economici. Per questo l’Agesc chiede per la Finanziaria 2008 un incremento del 3,7% di quanto risparmia con le paritarie, per una somma complessiva di 800 milioni di euro, di cui 440 alle materne, 250 alle elementari, 40 a medie e superiori e 70 all’integrazione per i disabili. In merito al riconoscimento della parità scolastica monsignor Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in una intervista a “Tempo pieno”, la rivista dell’Agesc, ha affermato che la via “è quella di riconoscere la libertà di educazione dei genitori che sono i soggetti primi ed insostituibili”.

 

La nostra scuola materna parrocchiale “Alterini” è una scuola paritaria legalmente riconosciuta dall’anno 2000.

 

ULTIME  DALLA  TOSCANA

Da un articolo di  Alessandro Gnocchi

 

La Regione Toscana ha destinato 150mila euro del Fondo sociale europeo alla creazione di carte di credito riservate a transessuali e transgender in cerca di lavoro. Roba da far drizzare tutti i peli della barba.

Benvenuti nel cosiddetto «Paese normale» che molti promettevano da tempo.

Questo, rapidamente, il fatto: l’Unione europea stanzia da alcuni anni dei fondi per promuovere lo svolgimento di corsi professionali per i nostri ragazzi. Corsi che, quando sono ben progettati e ben realizzati, insegnano davvero un mestiere e introducono nel mondo del lavoro i giovani. Così la Regione Toscana ha pensato di inventarsi con quei fondi una carta prepagata di 2.500 euro procapite da spendere in due anni, utilizzabile solo per frequentare corsi di formazione. Bene, diranno molti. Però, c’è un però: la carta è riservata a coloro che esibiscano un certificato del servizio sanitario con la diagnosi di «disturbo di identità di genere».

«La somma è modesta, l’idea è grande» commenta trionfalmente un comunicato dell’ufficio stampa della Regione Toscana, che aggiunge per la precisione: «Non è però il primo esperimento che si tenta in Toscana in questo settore. Nel centro per l’impiego di Pistoia si era già iniziato ad utilizzare la carta per permettere ai trans di studiare ed aggiornarsi per poi trovare un canale d’ingresso in un’azienda, un ufficio, un ospedale, un luogo in cui costruire un futuro e dei rapporti umani e professionali senza sentirsi emarginati, strani, diversi, osservati».

Se qualcuno pensa di essere finito su Scherzi a parte si svegli. Questa è realtà. L’idea brillante, questa volta, è venuta all’assessore al Lavoro, Gianfranco Simoncini, che spiega come il sussidio sia «diretto alle fasce deboli del mercato e non c’è dubbio che quella dei trans lo sia. Vogliamo dare a queste persone una concreta opportunità di fare una vita normale, evitando che l’isolamento le spinga a prostituirsi per riuscire a guadagnare dei soldi. Dobbiamo toglierle dal marciapiede».

E i cattolici dove sono? Non pervenuti. Tutti tacciono. Tace pure il sito della diocesi di Firenze, che non dà la notizia né la commenta in alcun modo. E pure quello del settimanale cattolico Toscana Oggi.

Ecco il paradosso: i deboli mica sono gli handicappati, o le mamme con tre figli, o gli anziani. Abbandonata la prole al suo destino, lo Stato sociale si rivolge a nuove categorie meritevoli della mano compassionevole dell’autorità. E tutto questo scialo di denaro pubblico, perché? Per strizzare l’occhio alla «diversità» e assumere come modello culturale la nuova ideologia del «genere», secondo la quale «maschile» e «femminile» non sono più dei dati oggettivi, che la biologia ci mette davanti senza possibilità di equivoco. «Maschio» e «femmina» sarebbero solo delle «categorie culturali», che devono essere superate dalla libera determinazione del singolo. Tutto questo non considerando che la stragrande maggioranza della gente - tanto disprezzata dalle élite culturali - su certi valori non tollera tradimenti. Non ama le amministrazioni che buttano via 290 milioni delle vecchie lire per destinarli alla «categoria socialmente debole dei trans».

 

Anche Bendetto XVI contro le tasse

 

Roma - Anche nella contrarietà delle persone verso le tasse "si vede che alcuni corsi della storia non cambiano": è la battuta a braccio pronunciata dal Papa durante l’udienza generale, davanti a circa 15mila fedeli. Benedetto XVI analizzava la figura di san Giovanni Crisostomo, vissuto nel terzo secolo e in particolare una serie di omelie pronunciate dal santo durante la cosiddetta rivolta delle statue (in quell’occasione la popolazione dell’impero in Oriente prese a distruggere le statue dell’Imperatore contro l’imposizione delle tasse). "Si vede che alcuni corsi della storia non cambiano...", ha commentato papa Ratzinger con un sorriso.

 


Approfondimenti

 

Crowe, il figliol prodigo

 

A 43 anni l'attore australiano ha deciso di farsi battezzare come i suoi due figli

 

È proprio vero che le vie del Signore sono infinite. A 43 anni suonati Russell Crowe ha espresso il desiderio di battezzarsi. "Ho iniziato a pensarci di recente - ha detto il premio Oscar alla rivista Men's Journal -. Se credo sia importante battezzare i miei figli, perché la stessa cosa non deve valere per me?". La cerimonia si svolgerà nella cappella bizantina che l'attore ha fatto costruire all'interno della sua proprietà australiana nel 2003, in occasione del matrimonio con Danielle Spencer, e dove entrambi i suoi figli, Charlie di 3 anni e Tennyson, 1 anno, sono stati battezzati

 

 

ABORTO  IN  ITALIA

Ultime in numeri e paradossi a confronto

Tratto da un articolo di Antonio Socci

 

Il 5 ottobre nelle pagine di Repubblica si leggeva questo titolo: “Aborti, mai così pochi in Italia”. Cosa volete che siano 130.033 aborti legali in un anno  (senza contare quelli farmaceutici) su 560 mila bambini nati. In tutto fanno 4 milioni e 500 mila aborti legali da quando è stata approvata la 194. Dicono sia una grande conquista civile. Tutti i media, al seguito del ministro Turco, ci hanno spiegato trionfalmente che 130 mila sono davvero “pochi”. E dunque allegria! Brindiam nei lieti calici! Ma non ci sono solo le “buone” notizie come questa.

Purtroppo ci sono anche le “stragi”. Infatti il 3 ottobre sempre La Repubblica titolava drammaticamente: “Strage di orsi in Abruzzo”. Sono stati trovati avvelenati tre orsi nel Parco. L’articolo iniziava così: “Una strage, una mattanza che nasconde un piano criminale’ contro il Parco Nazionale d’Abruzzo”. Tutti i tiggì hanno parlato di questo orrore. Un’ondata di emozione ha scosso il Paese.

Il ministro Pecoraro Scanio prospetta “l’arresto per questi criminali” e annuncia di costituirsi parte civile. La Lipu pure.  L’associazione “Amici dell’orso Bernardo” ha fatto una fiaccolata di protesta. La Lega antivivisezione parla di “emergenza criminale” che sarebbe “purtroppo diffusa” fra “cacciatori, pastori e cercatori di tartufi”. “Il Wwf” c’informa Repubblica “ha addirittura messo una taglia di 10 mila euro sui killer”

Fulco Pratesi, presidente del Wwf, è fra gli indignati speciali: “Si tratta di un atto criminale gravissimo. Un Paese civile non può permettersi questi scempi”. E’ sempre dei tre orsi che si parla… Perché pare che l’orso sia diventato il metro della civiltà. Che vita è la vostra se non avete un orso in giardino. La scrittrice Dacia Maraini, nostra coscienza civile, l’ha spiegato da par suo: “L’orso non si fa vedere facilmente, ma la sua presenza è come una certezza di vita, qualcosa che ci fa sentire meno soli, meno padroni e tiranni, meno distruttori e soprattutto meno volgari” (Corriere della sera, 4 ottobre 2007).

L’orso ci fa sentire “meno soli e meno volgari”? C’è qualcuno al Corriere della sera che chiede e pubblica commenti del genere e che sa spiegarci questa folgorante rivelazione? Esistono orsi di compagnia? La Maraini va a lezione di buone maniere dagli orsi? Capisco il commovente grido di dolore della scrittrice quando ha saputo del luttuoso evento: “Di fronte alla carneficina provo strazio e stupore”. Simpatizziamo anche noi con l’orso Bernardo. Ma siamo proprio sicuri che non ci siano altre carneficine, un po’ più tremende, che passano nell’indifferenza o che addirittura vengono presentate come “conquiste civili” ? Il dolore degli esseri umani innocenti ha mai interessato i nostri intellettuali?

Fra tutti, il genocidio più censurato è quello di cui parlavo all’inizio di questo articolo. Lo si continua a presentare addirittura come una conquista civile. La domanda nasce allora spontanea e ci deve interrogare tutti nel profondo della coscienza:

130 mila bambini valgono almeno quanto un orso marsicano?

 


Approfondimenti

 

Il caso Welby:

sentenza Riccio e via giudiziaria all’eutanasia

Pubblichiamo di seguito un’estrapolazione dell’intervento della dottoressa Claudia Navarini, docente presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, presente a Strada in Casentino nel giugno 2005 in occasione della conferenza pre Referendum.

Nella sentenza del luglio 2007, diffusa il 17 ottobre, il giudice Zaira Secchi proscioglieva il dottor Mario Riccio, l’anestesista che il 20 dicembre 2006 aveva sedato terminalmente Piergiorgio Welby per poi interrompere la ventilazione meccanica che da anni lo manteneva in vita. Il caso prima, e la sentenza di recente, hanno fatto a lungo discutere. Pur senza ripercorrere l’intera vicenda, così fortemente maneggiata, reclamizzata, abusata da associazioni e agenzie culturali, forze politiche e talora dai mezzi di informazione, conviene riflettere su alcuni aspetti di questo pronunciamento, che forniscono un interessante quadro del contesto sociale attuale nel nostro Paese.

Come il dottor Riccio è stato dichiarato non punibile, si riconosce anche l’esclusione di responsabilità per i medici che non hanno adempiuto alla volontà del malato. I due comportamenti medici, quello che ha portato alla morte volontariamente e quelli che hanno difeso la vita debole a loro affidata, sarebbero equivalenti. Una tale prospettiva è compatibile soltanto con un’idea di medico e di medicina profondamente adulterate, che escludono la deontologia professionale, una serie di valori oggettivi nello svolgimento della pratica clinica e finanche la dignità della persona del medico, ridotto inesorabilmente a mero esecutore della volontà del paziente. Ciò che è veramente in gioco in questa sentenza assolutoria è la legittimazione dell’eutanasia, che si definisce come un atto (generalmente medico) volto ad eliminare la vita di un malato allo scopo di eliminare ogni dolore.

La fine programmata di Welby, nelle descrizioni riportate dalla sentenza, suona desolante e incolore, quasi banalizzata: un quiz a premi in televisione prima dell’iniezione di sedativo, la musica di Bob Dylan, un breve commiato dai parenti più stretti, il sonno mortale, il distacco del respiratore, mentre nella più totale incoscienza il respiro si affievoliva lentamente, per quaranta lunghissimi minuti. E intorno, un modesto e attento pubblico: qualche parente, qualche parlamentare.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

NOI CATTOLICI DICIAMO NO ALL’EUTANASIA

 

Varie

GIORGIO  LA  PIRA  PRESTO  BEATO

 

 “La causa di canonizzazione di Giorgio La Pira cammina speditamente. Non possiamo fare previsioni sui tempi. Ma è una causa che sta molto a cuore a tutti”, afferma il Cardinale José Saraiva Martins, C.F.M., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Il processo di beatificazione è stato aperto il 9 gennaio 1986 dal Cardinale Silvano Piovanelli e i cui atti – sedici scatole, che racchiudono le valutazioni dei teologi sugli scritti editi e inediti – sono stati trasmessi a Roma, il 6 maggio 2005, dal Cardinale Ennio Antonelli.

 “Il mondo, la Chiesa hanno bisogno di santi come La Pira. Pensiamo al suo coraggio, alla sua speranza, al suo essere cristiano senza paura di professare la propria fede in ogni situazione”.

Il suo vero carisma, era “la capacità di essere testimone della speranza cristiana, dovunque, nella Chiesa, nella vita pubblica, nel mondo”.

Giorgio La Pira nasce a Pozzallo (Ragusa) il 9 gennaio 1904 da un’umile famiglia. Laureatosi in Giurisprudenza si trasferisce a Firenze, dove nel 1934 ottiene la cattedra di Diritto romano e dà vita alla Messa di San Procolo per l’assistenza spirituale e materiale dei poveri, così chiamata dalla chiesa abbandonata che la ospitò inizialmente. Incontrerà Cristo all'età di vent'anni e nel 1924 vive “la prima santa Pasqua”. Tra il 1929 ed il 1939 svolge un’intensa attività da studioso che lo mette in contatto con l’Università Cattolica di Milano. Si dedica appieno all’Azione Cattolica giovanile e alla pubblicistica cattolica, scrivendo in numerose riviste, tra cui il famoso Frontespizio.  Nel 1939 fonda e dirige la rivista Principi nella quale - in pieno regime fascista, che ne vieterà presto la pubblicazione - pone le premesse cristiane per un’autentica democrazia. Arriva poi il 1943, anno di nascita del foglio clandestino San Marco, mentre la polizia segreta fa di tutto per arrestarlo.

 

Raggiunta Roma, nell’anno successivo tiene all’Ateneo Lateranense - su iniziativa dell’Istituto Cattolico Attività Sociali - un corso di lezioni pubblicate sotto il titolo Le premesse della politica.

Sindaco di Firenze dal 1951 al 1958 e poi nuovamente dal 1961 al 1965 lasciò una traccia indelebile nella coscienza e nel volto di questa città attraverso le numerose realizzazioni amministrative e le straordinarie iniziative di carattere politico e sociale. Moltissime le opere di ricostruzioni da lui promosse nella periferia, e costante il suo impegno a difesa dei lavoratori e a sostengo dei poveri. Giocò un ruolo importante nella elaborazione della Carta Costituzionale sostenendo il valore immanente della persona emana e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali; lottando anche per l’inserimento del diritto al lavoro come elemento inalienabile della dignità dell’uomo. Il 6 gennaio 1951, in ginocchio davanti all'altare di San Filippo Neri nella Chiesa Nuova a Roma, La Pira capisce che la sua nuova vocazione è quella di dedicarsi interamente alla pace. Nel recarsi nel 1959 in URSS, La Pira, davanti al Soviet Supremo al Cremlino, affrontò oltre alla questione del disarmo anche il tema della libertà religiosa come elemento essenziale di un processo completo di edificazione pacifica. Negli incontri tenuti con gli intellettuali più rappresentativi del paese, invece, esortò più volte a disfarsi dei rottami dell’ateismo di Stato.  Emblematici i "Convegni per la pace e la civiltà cristiana", promossi da La Pira a Firenze dal 1952 al 1956, allo scopo di favorire l’amicizia tra cristiani, ebrei e musulmani. La Pira lavorò sempre al servizio del bene comune, sottraendosi ai condizionamenti del potere ed alla ricerca del prestigio o dell’interesse personale. Alimentò sempre l'impegno civile e politico con la preghiera, in una continua tensione tra contemplazione e azione. Nutriva una profonda devozione per la Santissima Trinità e in merito all’importanza dell’Eucaristia affermava: “Il cristianesimo è tutto nell’Eucaristia [...]. Così si edifica il corpo di Cristo, il popolo cristiano, la città di Dio e, sul suo modello, la città umana […]. L’Eucaristia organizza il popolo del Signore, edifica le città, i popoli, le nazioni e la civiltà”.