Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino

Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino
Anno
V - N. 28 Gennaio
– Febbraio 2008
Voi chi dite ce io sia?
Numero speciale sul piano pastorale diocesano
2007/2008
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Conoscere il Cristo
q Il piano 2007/2008 pag. 4 Seconda parte
q Il piano 2007/2008 pag. 8 Terza parte
q Le preghiere del mese pag.
12 Preghiere
q Veglia di preghiera pag.
13 Croce, maestra del cristiano
q Notizie della nostra comunità pag.
18 Rinnovamento Carismatico
pag.
19 Circolo Parrocchiale
q Notizie dal Casentino pag. 20 Rubrica del Direttore
q Attualità pag. 21 Il Caso Prandelli
q Approfondimenti pag. 22 Famiglia e Pace
pag. 23 Chiesa e Politica
pag. 25 Televisione
pag. 26
q Varie pag. 30 Le Crociate
Pag. 32 Conversione di Tony Blair
Il giornalino può essere scaricato su internet
all’indirizzo www.parrocchiastrada.net
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in Casentino
(AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
“Conoscere il Cristo”
Leggendo i vangeli Gesù
viene presentato come un maestro (Rabbì) itinerante, un maestro celibe
(nell'ebraismo il matrimonio era uno degli obblighi più importanti), un maestro
che sceglie i suoi discepoli, un maestro che esprime le sue convinzioni senza
appellarsi a nessun ("insegnava come uno che ha autorità e non come gli
scribi" Mc 1,22).
L'autorità l'ha ricevuta
dal Padre che lo ha inviato. Il suo insegnamento lo porge spesso in parabole,
genere utilizzato anche da altri rabbì del tempo, ma Gesù lo ha usato in
maniera eccellente: per scuotere le persone, per rendere il suo insegnamento
comprensibile immediatamente, per immergere l'ascoltatore nel mistero di Dio
che è rivelato all'uomo.
Tuttavia la verità e la
forza della testimonianza di Gesù ci raggiungono nell'unità della sua persona:
tra parola ed azione, tra gesti ed insegnamenti è il cuore de1suo annunzio. I
miracoli stessi assumono i carattere di segni che rendono visibile le opere di
Dio e quanto annuncia. Incontrare Geàù è l'esperienza cristiana che deve essere
vissuta costantemente dal credente. Nella liturgia
L'evento della Passione,
Morte e Resurrezione di Gesù costituisce il cuore del vangelo e del mistero
cristiano. Gesù è stato crocifisso ed ha subito il supplizio più orribile che
sia stato inventato. Ciò avvenne sotto Ponzio Pilato, procuratore senza
scrupoli, abituato ad un uso spregiudicato del potere: di fronte a Gesù
presentatogli dal Sinedrio come bestemmiatore e falso profeta, decise assai in
fretta che venisse crocifisso. La celebrazione della Pasqua è preceduta dalla
Quaresima periodo di preparazione nella meditazione, nel digiuno, nella carità.
L'itinerario quaresimale è scuola per eccellenza dei discepoli di Cristo. Con
il triduo pasquale infine si fa memoria degli avvenimenti fondamentali della
Storia della Salvezza compiutasi in Gesù. La celebrazione della Cena del
Signore con i due segnidella lavanda e dell’istituzione dell’Eucarestia; la
celebrazione della Passione con l’adorazione della Croce, la preghiera
universale;
Il cristiano per esigenze legate alla sua fede deve conoscere
sempre più da vicino la persona di Gesù di Nazareth, il Figlio di credenti,
appare opera particolarmente necessaria ed urgente.
Il vostro parroco, don Roberto
Seconda parte del piano – Tempo Ordinario
2. La vita pubblica di Gesù: eventi e
parole intimamente connessi
2.1 Parlava con autorità
Un dato certo
emerge riguardo alla vita pubblica di Gesù. Ed è che egli fu molto presto riconosciuto come un maestro (rabbì in ebraico). Così gli si rivolgono indifferentemente sia
gli amici che i denigratori, i farisei come i discepoli. Se a Nazareth era conosciuto
come il figlio di Giuseppe, il carpentiere, in Palestina egli è riconosciuto
come il maestro Gesù di Nazareth.
Gli storici
hanno ormai individuato con una certa precisione il periodo di tempo entro il quale si è svolto il ministero pubblico di
Gesù: poco più di due anni, dall’inizio
dell’anno 28 d.C., con il battesimo ricevuto da Giovanni Battista, ai primi di aprile del 30 d.C., al momento
della sua morte in Croce sotto Ponzio Pilato. È uno spazio di tempo nel quale stanno racchiuse tre celebrazioni della
Pasqua ebraica, proprio come racconta il vangelo di Giovanni, scritto più
tardi degli altri vangeli, ma per molti aspetti più preciso dal punto di vista
storico.
In verità, Gesù
non è il solo rabbì presente in quel
tempo, ma ci sono alcune differenze che caratterizzano il suo ministero. In
primo luogo, il fatto di non avere una
sede fissa, diversamente dagli altri maestri: Gesù frequenta soprattutto le sinagoghe, e predicherà a lungo
anche nel tempio di Gerusalemme.
L’unico luogo che sembra aver costituito un punto di riferimento più stabile
per il suo ministero, è la casa di Pietro
a Cafarnao, dove gli scavi archeologici hanno individuato una stanza che fu
certamente la dimora di Gesù, luogo del suo insegnamento e del suo riposo.
Un altro
elemento di differenza è il fatto che Gesù
era un rabbì celibe: un dato storico
indubitabile, data la stranezza del fatto nel mondo ebraico, in cui il
matrimonio era uno degli obblighi più importanti. Così come risulta del tutto
singolare il fatto che sia Gesù a scegliere i propri discepoli, mentre
solitamente erano i discepoli a scegliere un maestro piuttosto che un altro.
Infine, ed è
l’aspetto che maggiormente ci interroga, Gesù
esprime le sue convinzioni senza appellarsi a nessuno. «Insegnava loro come
uno che ha autorità, e non come gli scribi» ci riferisce il vangelo di Marco
(1,22), sottolineando un aspetto che doveva suscitare stupore negli uditori di
Gesù: «ed erano stupiti del suo insegnamento». Non di rado, il giovane rabbì di
Nazaret arriva addirittura a introdurre le sue affermazioni con «io vi dico»,
dimostrando di avere piena consapevolezza della propria autorità.
Un’autorità che Gesù non manca, tuttavia, di spiegare,
facendoci sapere di averla ricevuta da
Colui che lo ha inviato: «La mia dottrina non è mia – dice infatti nel
vangelo di Giovanni –, ma di colui che mi ha mandato» (7,16). E ancora: «io non
faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo»
(8,28). «E questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il
Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo
giorno» (6,40).
L’intimità di
Gesù con il mistero della volontà del Padre e la sua filiale obbedienza a
questa volontà manifestano in lui il solo e vero mediatore tra l’umanità e il
mistero profondo e insondabile della misericordia di Dio. È Gesù ad averci fatto conoscere e soprattutto sperimentare il vero
volto del nostro Dio: «Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio
unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1,18).
2.2 Perché Gesù parlava in parabole
Gesù ha voluto
trasmettere molta parte del suo insegnamento attraverso il racconto delle parabole: uno strumento già utilizzato da altri rabbì del suo tempo, ma nell’uso del
quale egli senza dubbio eccelle indiscutibilmente. Sbaglieremmo, tuttavia, a
considerare le parabole un semplice mezzo didattico, come quando facciamo un
esempio, e poi diciamo: ecco, l’esempio vuol dire questo e quello. In verità, Gesù parla in parabole per scuotere le
persone: racchiude nel racconto parabolico quel mistero di Dio che non è
mai semplicemente una questione solo astratta e teorica, ma richiede un
coinvolgimento e una decisione personale.
Così, proprio
per quello che intendono comunicare, le
parabole non sono in nessun modo un insegnamento tranquillo. Piuttosto,
sono armi di guerra, momenti di lotta, grida che nascono da una profonda emozione
interiore, anche se velata e dosata a scopo pedagogico. Spesso, quando Gesù le
racconta, ha davanti persone che si riconoscono subito in uno o l’altro dei
personaggi del racconto: il figlio prodigo o il figlio fedele, i custodi della
vigna, le vergini sagge o quelle stolte, il mercante che scopre la perla
preziosa. Anche il mondo creato è coinvolto in pieno in questa passione di Gesù
per l’uomo: i tanti riferimenti naturali
contenuti nelle parabole, infatti, dal simbolo del seme a quello del lievito,
alle immagini della vigna o del fico sterile e così via, rimandano sempre alla sola questione che conti: l’adesione o meno al
dinamismo del regno di Dio.
In verità, se
c’è una via per entrare in contatto, con una certa sicurezza e profondità, con
la personalità di Gesù, queste sono
proprio le parabole, con la ricchezza delle loro immagini e dei loro
riferimenti, con i sentimenti che mettono in campo, con la singolarissima
sensibilità che rivelano. Soprattutto,
il mondo delle parabole ci fa penetrare nella stessa forza comunicativa che
Gesù ha del mistero di Dio e, insieme, nella sua sapienza, nella sua
attenzione all’altro, nella sua ironia, nel suo umorismo, nella sua capacità di
passare attraverso situazioni difficili con grande eleganza. Davvero, le parabole sono un modo di conoscere il
mistero di Dio in Cristo rivelato all’uomo.
Sta qui la ricchezza di rivelazione contenuta nella
parola di Dio, che fa della proclamazione comunitaria e della lettura
personale della Sacra Scrittura un aspetto decisivo del nostro cammino di fede.
Molto opportunamente, la liturgia fa sì che, nel corso di tre anni successivi, partecipando regolarmente alla
celebrazione della messa domenicale, i fedeli possano ascoltare quasi tutto il
Nuovo Testamento, nonché i passi più significativi dell’Antico: una ricchezza
di parola di Dio che nutre e orienta il cammino della comunità cristiana e che
occorre custodire e valorizzare in ogni modo, preparandoci con cura alla celebrazione
domenicale, dedicandoci alla pratica della lectio
divina, approfondendo la nostra conoscenza della Bibbia. Come diceva san
Girolamo, infatti, il traduttore della Bibbia in latino, «l’ignoranza delle
Scritture è ignoranza di Cristo»!
2.3 Gesù operatore di segni e prodigi
E, tuttavia, la
verità e la forza dell’insegnamento e della testimonianza di Gesù ci raggiungono
soprattutto nell’unità indivisibile
della sua persona: in quel singolare incontro, continuamente riproposto nel
racconto evangelico, tra la parola di Gesù e la sua azione, tra i gesti e i
segni che caratterizzano costantemente la sua attività pubblica e i grandi
discorsi in cui egli stesso riassume il cuore del suo annuncio.
Il Concilio
Vaticano II ha sintetizzato tutto questo con parole efficaci, a proposito della
rivelazione evangelica, affermando che «l’economia
della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo
che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e
rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole
proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto» (DV 2).
I miracoli
costituiscono, a tutti gli effetti, una parte cospicua dei racconti evangelici.
Gesù è stato anche un guaritore, ma di
segno totalmente diverso dai non pochi guaritori che il mondo antico conosceva.
In primo luogo, perché i suoi miracoli risultano inconfondibili per il loro
numero straordinario, per la molteplice tipologia e per l’autorità con cui Gesù
li riferisce a se stesso.
Ma, soprattutto, perché Gesù attribuisce ai miracoli il carattere
di segno, di manifestazione visibile di quanto lui stesso va annunciando.
Segni per la fede di chi li riceve, ma anche per attestare la sua vera identità
e il significato della sua missione, come nel caso del cieco nato guarito a
Gerusalemme. A chi gli chiede spiegazioni di quella malattia, infatti, Gesù
risponde così: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero
in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato
finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché
sono nel mondo, sono la luce del mondo» (Gv 9,3-5).
La liturgia è per eccellenza l’esperienza
nella quale, ancora oggi, si ripete l’intimo intrecciarsi di eventi e parole
che ha caratterizzato la missione storica di Gesù:
– nella celebrazione
eucaristica, in cui la mensa della Parola e quella del Pane costituiscono i
due aspetti dell’unica esperienza del Signore che raccoglie, illumina, nutre e
trasforma il popolo riunito nel suo nome.
– quando
vengono amministrati i sacramenti, in cui la proclamazione della Parola si apre all’azione dello
Spirito che realizza efficacemente quello che
Così, celebrando
nel ritmo dei giorni la presenza salvifica del Signore in mezzo a lei, la comunità cristiana fa nuovamente
esperienza della grazia sprigionatasi nel corso della vita terrena del Signore
Gesù, ne riascolta
Terza
parte del piano – Quaresima e Settimana Santa
3.
Il mistero pasquale, evento centrale della nostra fede
3.1
Fu crocifisso sotto Ponzio Pilato
L’evento della passione, morte e
risurrezione di Gesù costituisce il cuore di tutto il mistero cristiano, e gli stessi quattro vangeli, se li
osserviamo nel loro complesso, sono soprattutto il racconto degli ultimi giorni
trascorsi da Gesù a Gerusalemme. La tradizione
cristiana indica sinteticamente questo evento come
Seguendo soprattutto il vangelo di
Giovanni, possiamo ormai indicare con una certa sicurezza il giorno della morte
in croce di Gesù: essa
avvenne il quattordici del mese di nisan (mese ebraico che corrisponde
sostanzialmente al nostro mese di aprile), nel sedicesimo anno dell’impero di
Tiberio. Ovvero, secondo il nostro calendario, il 7 aprile dell’anno 30 d.C.. Era un venerdì, vigilia di Pasqua e
anche vigilia del sabato, tanto che Gesù deve esser rimasto praticamente solo
al momento della morte: infatti, secondo quanto ci riferiscono i vangeli, i
membri del Sinedrio che lo avevano condannato a morte assistettero solo in
parte alla sua esecuzione, desiderosi di tornare a casa per poter mangiare
Anche la
modalità della sua esecuzione è un dato storico inconfutabile. Gesù è stato crocifisso, subendo quello che
molti, già all’epoca, consideravano il supplizio più turpe e orribile che mai
fosse stato inventato. Scriveva Cicerone alcuni decenni prima di Cristo:
«La stessa parola croce sia lontana non solo dal corpo dei cittadini romani, ma
anche dai loro pensieri, dagli occhi e dalle orecchie». Si trattava di un
supplizio al quale i romani ricorrevano continuamente, e non sorprende che lo
si sia utilizzato anche per Gesù: un’esecuzione che non aveva niente di glorioso
e non era neanche bella da raccontare, come per esempio può esserlo la morte di
Socrate per mezzo della cicuta.
«Fu crocifisso sotto Ponzio Pilato» recita il Credo con il quale ogni domenica esprimiamo le verità della nostra
fede. Ed è un dato confermato anche
dallo storiografo latino di origine ebraica Giuseppe Flavio, che scrive nel
110 d.C.. Proprio all’intervento di Pilato si deve, in effetti, il fatto che
Gesù sia morto in croce. Come suo solito, il procuratore romano era salito a
Gerusalemme da Cesarea di Filippo, dove risiedeva normalmente, in occasione
della Pasqua ebraica, che ogni anno attirava a Gerusalemme fino a 400.000 pellegrini,
ed era spesso teatro di disordini. Pilato
non conosceva gli scrupoli del giudice giusto, ed era piuttosto abituato a un uso spregiudicato del proprio potere, cosa
che, qualche anno più tardi, gli sarebbe costato addirittura l’esilio: di
fronte al caso di Gesù, presentatogli dal Sinedrio come un bestemmiatore e un
falso profeta che pretendeva di dichiararsi lo stesso Figlio di Dio, si
comportò nello stesso modo, decretando assai in fretta che fosse crocifisso.
3.2
Il tempo della Quaresima, primavera dello Spirito
A tal punto la
celebrazione annuale della Pasqua costituisce il centro della vita della Chiesa
che la comunità cristiana fin dai primi secoli ha sentito la necessità di farla
precedere da un adeguato periodo di
preparazione, che aiuti i fedeli a non giungere con poca consapevolezza ai
giorni santi della Pasqua. È il tempo di Quaresima, che si apre con il
Mercoledì delle Ceneri e che fa memoria, nella sua stessa lunghezza, dei
quaranta giorni di digiuno di Gesù prima dell’inizio del suo ministero
pubblico. «Convertiti e credi al
Vangelo» esclama il sacerdote nel momento di imporre le ceneri sulla testa
dei fedeli. E questa espressione può ben sintetizzare la fisionomia del tempo
di Quaresima: tempo propriamente
battesimale, in cui ognuno torna a incamminarsi sui passi della sequela di
Gesù, concentrandosi nell’ascolto della Parola, nella pratica del digiuno,
nella carità verso i fratelli.
L’itinerario quaresimale è, dunque, scuola
per eccellenza dei discepoli di Cristo. E tanto più lo è quest’anno, in cui seguiamo le letture del ciclo A, nel quale
torniamo a leggere le grandi pagine evangeliche che la tradizione da sempre ha
associato al cammino di conversione richiesto dalla Quaresima: un percorso che
non finisce di sollecitarci a una sequela coraggiosa e piena di Cristo nostro Signore.
Con la prima domenica di Quaresima, la liturgia della Parola ci conduce
all’incontro con Cristo tentato da satana nel deserto: la triplice tentazione
del nemico riassume, per così dire, il confronto sempre aperto tra la logica
del mondo e la logica di Dio, tra l’autoaffermazione dell’uomo e il primato
dell’amore con cui Dio ci ama. Vincendo
le tentazioni, e quel preciso tipo di tentazioni, Gesù rivela il segreto della
propria missione e della propria identità. Il regno di Dio non si affermerà
con la potenza dei miracoli, con i giochi di prestigio della religione o della
magia né, tanto meno, attraverso l’uso del potere o della forza. Piuttosto,
attraverso la totale dedizione ai poveri e ai sofferenti, il dono della propria
vita per noi, «quando ancora eravamo peccatori», come ben sottolinea san Paolo.
È a questo Gesù che il battesimo intende
assimilarci, facendo di noi, insieme con lui, servitori del mondo e della vita.
La seconda domenica di Quaresima ci conduce, insieme a Gesù e ai tre
discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, sul monte della Trasfigurazione. Gesù si
mostra nella pienezza della sua divinità e, conversando con Mosè ed Elia, la
legge e i profeti, indica il vero senso
del suo “esodo” a Gerusalemme: una gloria che passa attraverso l’ignominia
della Croce, perché è lì, e soltanto lì, che Dio, una volta per tutte,
potrà rivelare e attestare, in Gesù Cristo, il suo amore per noi.
Con la terza domenica di Quaresima, entriamo più direttamente
nell’itinerario battesimale che, nei primi secoli dell’era cristiana, costituiva
il percorso immediato di preparazione dei candidati al sacramento del
Battesimo, che veniva amministrato proprio durante la celebrazione della Veglia
pasquale. Il dialogo tra Gesù e la
samaritana al pozzo evoca, infatti, quel dono dell’acqua viva che zampilla per
la vita eterna, che è la grazia dello Spirito santo, effusa su di noi per
mezzo del Battesimo. Il dono dello Spirito fa di noi, come dice Gesù alla samaritana,
dei veri adoratori in spirito e verità: «Dio è spirito, e chi vuole adorarlo,
deve adorarlo in spirito e verità» (Gv
4,24). Ed è proprio così: con il battesimo, ognuno di noi è stato costituito
figlio di Dio, sacerdote, re e profeta, e la nostra vita è divenuta autentico
culto a Dio in spirito e verità. Ed è a partire dalla grazia del battesimo che
si sviluppano, nel corpo della Chiesa, tutti i carismi e i ministeri che la
arricchiscono e la sostengono nel suo cammino.
Il vangelo del cieco nato
che si legge nella quarta domenica di
Quaresima ci presenta un’altra dimensione del battesimo, e precisamente il dono dell’illuminazione interiore che progressivamente
ci apre alla conoscenza tutta intera del mistero di Dio. È così importante
questo aspetto del sacramento del battesimo che, nell’antichità, coloro che lo
avevano appena ricevuto venivano chiamati semplicemente gli illuminati. Ed è un dono che riceviamo
gratuitamente, e che nessuno può arrogarsi da solo. Proprio su questo punto,
infatti, Gesù si scontra con i farisei in occasione della guarigione del cieco
nato: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi
vediamo, il vostro peccato rimane» (Gv
9,41). Il peccato, dunque, non consiste nella cecità – uno stato che è metafora
molto eloquente della nostra condizione umana –, ma nel negare di essere
ciechi. In conclusione, allora, il dono
di luce del battesimo è soprattutto la scoperta della misericordia e del perdono
di Dio, senza il quale non possiamo fare nulla.
La quinta e ultima domenica di Quaresima ci mette infine davanti la
scena della risurrezione di Lazzaro: nella commozione di Gesù che piange di
fronte alla morte dell’amico, il vangelo lascia intravedere il mistero del
cuore di un Dio che combatte con tutte
le forze contro l’aggressione della morte nei confronti del creato e
particolarmente dell’uomo. Gesù stesso si presenta a Marta, sorella di Lazzaro,
come colui che ha vinto la morte per sempre: «Io sono la risurrezione e la
vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non
morrà in eterno» (Gv 11,25-26). Ed è precisamente in questa vita senza fine
che ognuno di noi viene innestato per mezzo del battesimo: vita più forte
della morte, dono di sé più forte di ogni egoismo, autentica novità pasquale che trasforma un’esistenza solitaria e sterile
in una vita che porta frutto nella carità per la vita del mondo.
3.3
La celebrazione annuale del mistero pasquale
I vangeli
riportano con ricchezza di particolari i
numerosi avvenimenti che segnarono gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù,
e che la liturgia celebra nei giorni più santi dell’intero anno liturgico, vale
a dire durante
Con la vittoria
di Cristo sulla morte, nessuna paura ha più diritto di cittadinanza nel cuore
dell’uomo, e ci è dato di cominciare a camminare in quella vita nuova fatta di
perdono e di riconciliazione, di dono e di cura gli uni verso gli altri, che
identifica i veri discepoli di Cristo.
Le preghiere del mese

Gesù regna dalla croce
Suo scettro una canna,
corona le spine,
gioielli i chiodi,
croce mortale il trono,
veste di porpora il sangue,
guardie gli uccisori,
servi della sua corte
le peggiori canaglie,
bevanda è amaro fiele,
musica scherno e beffa:
è questa la gloria
del nostro Dio in terra!
Che vuole il Figlio di Dio
scendendo nella miseria
e prendendosi in spalla
una croce così pesante?
E perché patisce
sempre di più fino a morte?
Non cerca nient’altro
che un bacio da te.
Angelus Silesius
Ti voglio amare con pari amore
O Gesù! Il tuo amore per noi
è immenso, come immensa
è la tua potenza e,
se l’amore si paga con
l’amore,
ti voglio amare anch’io con
pari amore.
Vorrei amarti tanto
da poter dire con tutta
franchezza
e sincerità cristiana:
“Sono crocifisso alla Croce
di Gesù Cristo
e non voglio saper altro
se non Gesù Cristo
e Gesù Cristo crocifisso!
Nessuno può più separarmi
dalla carità di Gesù, né la
fame,
né la sete, né il caldo, né
il freddo,
né le persecuzioni, né i
tormenti
e neppure la stessa morte!”.
San Pio da Pietrelcina
Maria sulla via del Calvario
Vergine Madre,
sulla via del Calvario
incontri Gesù, carico della
croce:
il volto sfigurato,
stanche le membra martoriate,
la voce senza lamento,
lo sguardo pieno di amore.
Lo incontri e comprendi:
con lui ascendi il colle del
sacrificio,
con lui condividi la passione
per la salvezza dell’uomo.
Hans Urs von Balthasar

Veglia di Preghiera
Canto d’inizio:
Vieni,
Spirito Santo, / memoria delle opere di Dio / che metti le ali / alla gioia
dell’attesa / del ritorno glorioso di Cristo, / per condurci dal tempo
all’eternità. / Vieni, Spirito Santo, / dono offerto dall’alto / sollecitudine
amorosa di Dio, / letizia di chi si sente amato / e toccato dal tuo riverbero
di pace infinita. / Vieni, Spirito Santo, / che ricapitoli i frammenti di
giubilo / dispersi nei cuori e nella storia, / e doni significati inediti / a
gioie e delusioni, paure e desideri. / Vieni, Spirito Santo, / torrente inestinguibile
di grazia / che imprimi la traiettoria salvifica / alla nostra vicenda umana /
per saziare il nostro anelito di beatitudine. / Amen
Lettore:
Dagli scritti di S. Agostino:
Non a caso Cristo scelse un tal genere di morte: lo
fece per essere maestro di quella larghezza, altezza, lunghezza e profondità di
cui parla San Paolo (Ef 3, 14-19).
1° Momento: LE OPERE BUONE
ascolto
della parola di dio
Dal libro di Tobia (4,5-11)
Ogni giorno, o figlio,
ricordati del Signore; non peccare né trasgredire i suoi comandi. Compi opere
buone in tutti i giorni della tua vita e non metterti per la strada dell'ingiustizia.
Se agirai con rettitudine, riusciranno le tue azioni, come quelle di chiunque
pratichi la giustizia. Dei tuoi beni fà elemosina. Non distogliere mai lo
sguardo dal povero, così non si leverà da te lo sguardo di Dio. La tua
elemosina sia proporzionata ai beni che possiedi: se hai molto, dà molto; se
poco, non esitare a dare secondo quel poco. Così ti preparerai un bel tesoro
per il giorno del bisogno, poiché l'elemosina libera dalla morte e salva
dall'andare tra le tenebre. Per tutti quelli che la compiono, l'elemosina è un
dono prezioso davanti all'Altissimo. Parola di Dio.
T:
Rendiamo grazie a Dio.
Racconto: Le
mani di Dio
Lettore: Dicono che Dio, quando creò l'uomo e la donna,
dimenticò un particolare: le mani. Appena se ne accorse, vi pose rimedio da
eccellente artista qual è: modellò mani bellissime, tenere e delicate per la
donna, forti e grandi per l'uomo. Cominciarono ad usarle. A volte le usavano
bene, altre volte male. Allora Dio decise di incarnarsi, per avere lui stesso
le mani e insegnare loro come dovevano usarle. Mostrò loro come benedire,
accarezzare, curare, regalare, donarsi. Permise che inchiodassero le sue mani
per dimostrare che era possibile tenerle sempre aperte, pronte ad accogliere…
Dimostrò così che due chiodi non avrebbero mai potuto inchiodare la libertà!
Preghiera comunitaria
Concedimi, Dio misericordioso, / di desiderare con
ardore / quel che Tu approvi, / di ricercarlo con prudenza, / di riconoscerlo
secondo verità, / di compierlo in modo perfetto, / a lode e gloria del Tuo
nome. / Metti ordine nella mia vita, / fammi conoscere / ciò che vuoi che io
faccia, / concedimi di compierlo come si deve / e come è utile alla salvezza
della mia anima. / Che io cammini verso di Te, Signore, / seguendo una strada
sicura, diritta, praticabile / e capace di condurre alla meta, / una strada che
non si smarrisca / fra il benessere o fra le difficoltà. / Che io ti renda grazie
/ quando le cose vanno bene, / e nelle avversità conservi la pazienza, / senza
esaltarmi nella prosperità / e senza abbattermi nei momenti più duri. / Che io
mi stanchi di ogni gioia / in cui Tu non sei presente, / che non desideri nulla
/ all’infuori di Te. / Ogni lavoro da compiere per Te / mi sia gradito,
Signore, / e insopportabile senza di Te / ogni riposo. / Donami di rivolgere
spesso / il mio cuore a Te, / e quando cedo alla debolezza, / fa’ che riconosca
la mia colpa con dolore, / e col fermo proposito di correggermi. / Amen.
(S. Tommaso d’Aquino)
Canto
di chiusura del primo momento:
2° momento:
ascolto della parola di dio
Dal libro del
Siracide (2,1-11)
Figlio, se ti presenti
per servire il Signore, preparati alla tentazione. Abbi un cuore retto e sii
costante, non ti smarrire nel tempo della seduzione. Stà unito a lui senza
separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. Accetta quanto ti
capita, sii paziente nelle vicende dolorose, perché con il fuoco si prova
l'oro, e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Affidati a lui ed
egli ti aiuterà; segui la via diritta e spera in lui. Quanti temete il Signore,
aspettate la sua misericordia; non deviate per non cadere. Voi che temete il
Signore, confidate in lui; il vostro salario non verrà meno. Voi che temete il
Signore, sperate i suoi benefici, la felicità eterna e la misericordia.
Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore
ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O
chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato? Perché il Signore è clemente e
misericordioso, rimette i peccati e salva al momento della tribolazione. Parola
di Dio.
T:
Rendiamo grazie a Dio.
Riflessione
Lettore: E’ inevitabile che nella vita si faccia esperienza
della prova, che si venga chiamati a sostenere situazioni difficili e faticose,
che ci si imbatta in vicende dolorose. Nessuno ne è risparmiato: né il Figlio
di Dio, Gesù, né Maria, né il credente! E’ in questi casi che la perseveranza
rivela il suo volto. Ciascuno di noi è chiamato ad essere forte, convinti che
la prova sostenuta con pazienza e perseveranza tempra il cuore e la mente e ci
rende ancora più accetti a Dio. Condizione necessaria per sostenere la prova
con la perseveranza è la fiducia in Dio, l’abbandono a Lui, nella convinzione
che il suo amore per noi è forte, sincero e fedele. Fidarsi di Dio significa:
mantenersi sulla retta via, evitando di cercare soluzioni ingiuste, cercando
magari di restituire il male che riceviamo dagli altri sugli altri. Significa
non pretendere di vedere cambiamenti nell’arco di poco tempo, ma prepararsi ad
affrontare i tempi stabiliti da Dio, senza perdere la pazienza. Infine,
significa invocare continuamente e senza stancarsi il Signore, bussando alla
sua porta con confidenza ed umiltà. Il Signore infatti non delude quanti
credono in lui, non abbandona i suoi. Tante volte invece in noi prevale lo
scoraggiamento e la paura e allora ci si lascia andare alla sfiducia.
Gettiamoci nelle braccia di Dio, perché grande è la sua misericordia.
Preghiera comunitaria
Signore Gesù, / nostro amato redentore, / compi in noi
/ la tua opera di salvezza / e fa di noi la tua Chiesa. / Rendici forti e
perseveranti / nelle vicende dolorose, / mantieni ferma / la nostra fiducia in
te, / preservaci dallo scoraggiamento / e dalla paura. / Donaci un cuore / mite
e paziente, / ben disposto / e sensibile verso tutti, / capace di ascoltare / e
di capire. / Il tuo Spirito di verità / ci renda testimoni / coerenti e fedeli,
/ non opportunisti o volubili, / fermi nel ricercare il bene, / mai disposti a
compromessi. / Il tuo Spirito di santità / sostenga il nostro sforzo di
conversione / e la nostra quotidiana lotta / contro il male. / Ci aiuti a portare
ogni giorno / il tuo giogo dolce e soave, / ad entrare per la porta stretta /
che conduce alla vita, / perché tutto si compia / secondo la tua volontà. / La
fortezza di Maria / ai piedi della croce / ci sia di stimolo ed esempio. /
Amen.
Canto
di chiusura del secondo momento:
3° momento:
ascolto della parola di dio
Dalla Prima
Lettera di S. Pietro apostolo
(1,13-21)
Perciò, dopo
aver preparato la vostra mente all’azione, siate vigilanti, fissate ogni
speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come
figli obbedienti, non conformatevi ai desideri d’un tempo, quando eravate
nell’ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi
anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi,
perché io sono santo. E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi
personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel
tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo di cose
corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota
condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come
di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della
fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. E voi per
opera sua credete in Dio, che l’ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e
così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio. Parola di
Dio.
T:
Rendiamo grazie a Dio.
Preghiera comunitaria: Dal Salmo 70
Rit. Solo in Dio riposa l’anima mia, in Lui la
mia speranza.
In te mi
rifugio, Signore, / ch'io non resti confuso in eterno. / Liberami, difendimi
per la tua giustizia, / porgimi ascolto e salvami.
Sei tu,
Signore, la mia speranza, / la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. / Su di te
mi appoggiai fin dal grembo materno, / dal seno di mia madre tu sei il mio
sostegno; / a te la mia lode senza fine.
Della tua lode
è piena la mia bocca, / della tua gloria, tutto il giorno. / Io non cesso di
sperare, / moltiplicherò le tue lodi.
La mia bocca
annunzierà la tua giustizia, / proclamerà sempre la tua salvezza, / che non so
misurare. / Dirò le meraviglie del Signore, / ricorderò che tu solo sei giusto.
Allora ti
renderò grazie sull'arpa, / per la tua fedeltà, o mio Dio; / ti canterò sulla cetra,
o santo d'Israele. / Cantando le tue lodi, esulteranno le mie labbra / e la mia
vita, che tu hai riscattato.
Canto di chiusura del terzo momento:
4° momento:
ascolto della parola di dio
Dalla
lettera di San Paolo apostolo agli Efesini (2,1-10)
Anche voi
eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste
alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello
spirito che ora opera negli uomini ribelli. Nel numero di quei ribelli, del
resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra
carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per
natura meritevoli d'ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il
grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci
ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui
ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per
mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante
la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per questa grazia infatti siete salvi
mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle
opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in
Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le
praticassimo. Parola di Dio.
T: Rendiamo
grazie a Dio.
Riflessione
Lettore:
(Giovanni Paolo II)
Preghiera comunitaria
O grazia beata, / che fai ricco di virtù / chi è
povero nello spirito / e fai ricco di molti beni / chi è umile di cuore, /
vieni, / discendi in me, / colmami, fin dal mattino, / della tua consolazione,
/ cosicché l'anima mia / non venga meno / per stanchezza e aridità interiore! /
Ti scongiuro, o Signore: / che io trovi grazia ai tuoi occhi. / La tua gloria
mi basta, / pur se non otterrò / tutto quello cui tende la natura umana. /
Anche se sarò tentato / e angustiato da molte tribolazioni, / non temerò alcun
male, / finché la tua grazia / sarà con me. / Essa mi dà forza, / guida ed
aiuto; / vince tutti i nemici, / è più sapiente di tutti i sapienti. / Essa è
maestra di verità e di vita, / luce del cuore, / conforto nell'afflizione. /
Essa mette in fuga la tristezza, / toglie il timore, / alimenta la pietà, /
genera le lacrime. / Che cosa sono io mai, / senza la grazia, / se non un legno
secco, / un ramo inutile, / da buttare via? / La tua grazia, dunque, / o
Signore, / mi preceda sempre e mi segua, / e mi conceda di essere / sempre pronto
a operare, / per Gesù Cristo, Figlio tuo. / Amen.
Canto FINALE

Notizie della nostra Comunità
Con la preghiera farete cose grandi
IL
CREDO DI CHI SIFFRE
Credo,
o
Dio mio Padre, che soffrendo con pazienza. completo nella mia carne quello che
manca ai patimenti di Cristo (Colossesi 1,24).
Credo che non abbiamo qui, sulla terra, una dimora stabile, ma
andiamo in cerca di una patria migliore, quella celeste ed eterna (Ebrei 13,14;
Credo
che
tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Romani 8,28).
Credo che chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia (Salmo 126,5).
Credo che le
sofferenze del momento presente non sono assolutamente paragonabili alla gloria
futura che dovrà essere rivelata in noi, perché noi non fissiamo lo sguardo
sulle cose visibili, d'un momento, ma su quelle invisibili, eterne (Romani 8,18;Cor
4,1 ). ", "
Credo che nessuno
di noi vive per se stesso né muore per se stesso, perché se noi viviamo, Viviamo
per il Signore, e se moriamo, moriamo per il Signore: sia che viviamo, sia che
moriamo apparteniamo dunque al Signore (Rom 14,7 9).
, '. Credo che Dio
tergerà le lacrime dagli occhi dei giusti, e che per loro non ci sarà più ne
lutto né lamento, né affanno, perché il mondo di prima sarà scomparso (Apoc
21,4).
Credo che io fin
d'ora sono figlio di Dio e che quando Egli si sarà manifestato, sarò simile a
Lui, perché lo vedrò così come Egli è; io stesso con i miei occhi contemplerò
il mio Salvatore (1 Giov3,2; Giobbe, 19,27).
Messaggio
di Medjugorje
25
Gennaio 2008
"Cari
figli, con il tempo quaresimale voi vi avvicinate ad un tempo di grazia. Il
vostro cuore è come terra arata ed è pronto a ricevere il frutto che crescerà
nel bene. Figlioli, voi siete liberi di scegliere il bene oppure il male. Per
questo vi invito: pregate e digiunate. Seminate la gioia e nei vostri cuori il
frutto della gioia crescerà per il vostro bene e gli altri lo vedranno e lo
riceveranno attraverso la vostra vita. Rinunciate al peccato e scegliete la
vita eterna. Io sono con voi e intercedo per voi presso mio Figlio. Grazie per aver risposto alla mia
chiamata."
Rubrica a cura della
Sig.ra Amalia Bonciani
Notizie
della nostra Comunità
Ultime notizie
Domenica 13 gennaio si è tenuta presso il Circolo
l’assemblea annuale dei soci per l’approvazione del Bilancio consuntivo 2007 e
di quello preventivo 2008. E’ stato dato a tutti gli intervenuti copia del
prospetto riepilogativo delle entrate e uscite del bilancio del nostro circolo,
per mese e per genere di spesa. Erano presenti, oltre al parroco ed al presidente,
anche i membri del direttivo, ed in particolare Paolo Tapinassi Vice
Presidente, Stefania Conticini Segretaria, Silvio Paggetti Tesoriere. Gli
organi amministrativi e direttivi del Circolo sono stati eletto l’anno passato
e saranno in carica fino al 2011. Ringraziamo tutti gli intervenuti per il
sostegno che hanno dimostrato con la fiducia totale nei confronti dell’operato
del Circolo approvando all’unanimità il bilancio; in particolare si sottolineano
alcuni interventi di “vecchi” frequentatori degli ambienti parrocchiali, che
hanno applaudito alla trasparenza degli atti di bilancio, in controtendenza col
passato.
Ringraziamenti ai volontari
Si ringraziano sentitamente tutti i volontari del
Circolo che si sono adoperati nelle attività del circolo, in particolare nei
servizi bar e nelle feste sociali di capodanno e carnevale., nonché nella
fatica per il nuovo forno.
Festa annuale del Circolo
La festa annuale del Circolo cade nel giorno in cui si
celebra la festa della Divina Misericordia, domenica in Albis, ossia la prima
dopo Pasqua, festa istituita da Giovanni Paolo II. Quest’anno 2008 è l’anno della Divina Misericordia: a Roma ci sarà
un grande convegno Apostolico Mondiale dal 2 al 6 Aprile, allo scopo di
rispondere alla grande chiamata della Divina Misericordia rivolta a tutta
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A
cura del direttore Silvia
PECORINI
IL LAGO DEGLI IDOLI
La più grande stipe votiva etrusca mai rinvenuta
Il Lago degli
Idoli è localizzato nel versante casentinese del Monte Falterona ad una quota
di circa 1380 mt. Il lago prosciugato nell’anno 1838 per effettuare gli scavi archeologici,
ha restituito una stipe votiva che può essere considerata la più ricca di reperti
mai scoperta. I ritrovamenti avvennero in modo casuale quando nel 1838 una
pastorella rinvenne una statuetta bronzea. Da allora si costituì a Stia una
società formata da un gruppo di amatori locali che intrapresero una campagna di
scavo. Dopo pochi giorni il lago fu prosciugato e nel complesso furono
ritrovate oltre 600 statuette. I reperti furono venduti per arrivare nei più importanti
Musei del mondo: il British Museum, il Louvre e
Attualità
CASO PRANDELLI
Dal Mondo dello Sport un
esempio di attaccamento alla famiglia ed ai valori morali anche in presenza di
un grande dolore
È scomparsa Manuela, moglie dell'allenatore della
Fiorentina, Cesare Prandelli. La donna era malata da tempo, già dall'estate del
2004, quando il tecnico di Orzinuovi lasciò la panchina della Roma proprio per
assistere la moglie.
Manuela Caffi aveva 45 anni ed era nata a Orzinuovi
(Bs) come il marito. È morta attorno alle 13. Lascia i figli Niccolò di 24 anni
(diplomato Isef e impegnato nello staff del padre nella Fiorentina) e Carolina
di 21, studentessa universitaria.
Duemila persone per salutare Manuela, la moglie che
Prandelli ha protetto con tenacia e tenerezza insieme a Nicolò e Carolina, la
famiglia che più di ogni altra cosa è stata per lui il centro del mondo.
UN ADDIO
educato e orgoglioso, Manuela avrebbe voluto così. «Signore, in questo momento ci sentiamo tutti un po’ traditi, non hai
ascoltato le nostre preghiere, ma sappiamo che se hai richiamato a te questa
sposa degna, questa madre esemplare, questa donna generosa, un motivo ci deve
essere nel tuo disegno»: anche don Franco Bertanza si commuove quando
ricorda dall’altare la fede di Manuela, i suoi incontri, e quell’unica crisi di
sconforto prima del ciclo di chemio, era solo poche settimane fa. E’ un
abbraccio misurato e caldo, i giocatori della Fiorentina guardano da lontano il
loro allenatore, vorrebbero abbracciarlo. Ma forse gli occhi incrociano il
vuoto, si spingono nel nulla. Sguardi persi: Donadel, Frey e Mutu sembrano i
più colpiti, alla fine anche Vieri esce provato dalla chiesa, raggiunge i
compagni che formano una cornice scura nel centro della piazza, le telecamere e
i fotografi restano a distanza, i tifosi in disparte, nessun brusio copre il
rumore dell’applauso che cresce quando, dalla porta della chiesa, esce la bara
accompagnata da Cesare, Nicolò e Carolina. Rispetto, dignità, protezione.
Approfondimenti
Chi osteggia la famiglia minaccia la pace
Visto che il linguaggio della pace si impara in famiglia, chi
osteggia quest'ultima minaccia la pace, ha affermato Benedetto XVI.
Il Papa ha iniziato il primo giorno dell'anno con una concelebrazione
eucaristica nella Basilica di San Pietro nella Solennità di Maria Santissima,
Madre di Dio, invocando la pace sulle famiglie e sul mondo intero.
In seguito, recitando l'Angelus insieme a varie migliaia di
pellegrini riuniti in piazza San Pietro, ha commentato il tema di quest'anno
della Giornata Mondiale della Pace - che si celebra il 1° gennaio -, "Famiglia
umana, comunità di pace".
"Lo stesso amore che costruisce e tiene unita la famiglia,
cellula vitale della società, favorisce l'instaurarsi tra i popoli della terra
di quei rapporti di solidarietà e di collaborazione che si addicono a membri dell'unica
famiglia umana", ha spiegato.
"Chi anche inconsapevolmente osteggia l'istituto familiare -
ha detto citando il Messaggio per
"Non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stiamo
tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle".
Per questo motivo, ha sottolineato, è "veramente importante
che ciascuno assuma le proprie responsabilità davanti a Dio e riconosca in Lui
la sorgente originaria della propria e dell'altrui esistenza".
"Da questa consapevolezza scaturisce un impegno a fare
dell'umanità una vera comunità di pace, retta da una legge comune, che aiuti la
libertà ad essere veramente se stessa ... e che protegga il debole dal sopruso
del più forte", ha proposto.
Iniziando il
Cardinal Bertone:
In un'intervista apparsa su Famiglia Cristiana, il
Segretario di Stato vaticano, toccando alcune delle principali questioni
internazionali, a partire proprio dalla realtà italiana, ha sottolineato che la preoccupazione principale della Chiesa
è la difesa dei valori della vita.
"
Il porporato ha quindi sottolineato la necessità di “ravvivare le
sinergie anche tra i media cattolici”: “sinergie tra editori cattolici, facoltà
di Scienze della comunicazione, giornali, radio e televisioni”.
“C’è un progetto a cui stiamo lavorando per collegare L’Osservatore
ad alcuni quotidiani italiani. E la stessa cosa va fatta per le Organizzazioni
non governative cattoliche: azioni comuni, non separate o, peggio ancora,
contrapposte”, ha continuato.
“L’idea conciliare di 'Chiesa-comunione' deve essere tradotta nell’azione
quotidiana delle Ong e dei media cattolici: fare rete e incidere con maggiore
efficacia, altrimenti rischiamo il declino e perdiamo la sfida del confronto
con la società contemporanea”, ha affermato.
Per rispondere ad alcuni ambienti che dipingono l'Italia come un
Paese condizionato dalla Chiesa, il Cardinale Bertone ha poi evidenziato che
“la concezione di laicità opposta a religiosità è antistorica”.
Dopo un anno in cui
Il porporato ha richiamato la posizione di Gramsci e di tanti
altri esponenti comunisti nei confronti della religione, “ben diversa da quella
di certi laicisti attuali, che ritengono che un cattolico non possa avere un
concetto positivo di laicità”. Sui cosiddetti valori non negoziabili, vita e
famiglia in primo luogo, il Cardinale Bertone ha ricordato che il 2007 è stato
“molto impegnativo” per i cattolici italiani. A questo proposito ha accennato
all'ultimo "incidente di percorso" rappresentato dall'inserimento di
una norma anti-omofobia nel decreto sulla sicurezza.
"La posizione della Chiesa – ha ribadito il porporato – non è
partigiana, ma corrisponde al diritto naturale. Il partito comunista di
Gramsci, Togliatti, Berlinguer non avrebbe mai approvato le derive che si profilano
oggi”.
“Grandi intellettuali comunisti e socialisti che ho conosciuto
personalmente avevano una visione laica, ma morale, cioè credevano in un progetto
morale ed etico autentico”.
Partendo da questa valutazione il porporato ha poi espresso
l'auspicio che il nascente Partito democratico “si ispiri alla tradizione dei
grandi partiti popolari, che avevano un saldo ancoraggio nei principi morali
della convivenza sociale”.
In Italia, secondo il Cardinale Bertone, c'è oggi “trepidazione,
delusione, a volte anche paura. L’aspirazione al benessere, l’abitudine ad
avere sempre tutto, a vivere comunque nell’agiatezza, l’euforia della ricchezza
proposta come unica meta di speranza oggi sono messe a repentaglio dalla situazione
economica”.
A suo avviso, va poi aggiunto che la situazione italiana viene
spesso dipinta a tinte fosche, a danno di quell'Italia che s'impegna per gli altri.
I mezzi di comunicazione sociale raccontano spesso di situazioni
al limite, mentre la famiglia normale, “quella dove si fatica, ma ci si vuole
bene, si educano i figli anche alla solidarietà, all'impegno per gli altri”, e
che contribuisce alla “mentalità generosa, solidale, altruistica” che
caratterizza l'Italia, sembra scomparsa dall'orizzonte.
TELEVISIONE
In occasione della festa di S. Francesco di Sales, protettore dei
giornalisti, eccovi due spunti di riflessione particolarmente autorevoli
su come usare criticamente i media, in particolare
" I media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la
diffusione delle idee, ma possono e devono essere strumenti al servizio di un
mondo più giusto e solidale. Non manca, purtroppo, il rischio che essi si
trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l'uomo a logiche dettate dagli
interessi dominanti del momento.
E' il caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per la
collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Con il
pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare ed ad
imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per
favorire gli ascolti, la cosidetta audience, a volte non si esista a ricorrere
alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza" (Benedetto XVI).
" Se siete in difficoltà o nel bisogno, venite a me. Se non
avete la forza di digiunare a pane e acqua, potete rinunciare ad altre cose.
Oltre che al cibo, sarebbe bene rinunciare alla televisione, perché dopo aver
guardato i programmi televisivi, siete distratti e non riuscite a pregare.
Potreste rinunciare anche all'alcool, alle sigarette e ad altri piaceri. Sapete
da voi stessi ciò che dovreste fare" ( Regina della Pace - Medjugorje
8-12-1981).
Approfondimenti
Il magistero
pontificio contro
Che cos’è la
massoneria? Un'associazione filantropica impegnata a diffondere fratellanza,
uguaglianza, illuminismo oppure un centro di potere occulto? Perché
Che cos'è la massoneria e quali sono gli argomenti e le ragioni
che hanno portato
Pellicciari: Io mi occupo di massoneria moderna: quella che nasce
a Londra nel 1717 e vede i propri principi definiti nelle Costituzioni scritte
dal pastore James Anderson nel 1723. Questo tipo di massoneria è condannata dai
pontefici praticamente subito: Clemente XII emette la bolla “In eminenti”
appena ventun anni dopo la sua comparsa. Il Papa intende risparmiare alle
popolazione i “gravissimi danni” che la nuova associazione può procurare sia
sul piano spirituale che su quello temporale. In questa prima bolla sono
espressi i principali argomenti che i Papi svilupperanno nel corso di due
secoli per condannare
Quanto ai motivi della condanna, sinteticamente, sono i seguenti:
- la segretezza dell’associazione
(“se non operassero iniquamente, non odierebbero tanto decisamente la luce”)
- il giuramento con cui i massoni si
impegnano “a mantenere un inviolabile silenzio intorno alle cose che esse [società
segrete] compiono segretamente”, giuramento accompagnato da “esagerazione di
gravi pene”.
A questo riguardo basti prendere in considerazione il giuramento
del profano [non massone] al suo ingresso in Loggia come apprendista: “prometto
e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera Massoneria; di non far conoscere
ad alcuno ciò che mi verrà svelato, sotto pena di aver tagliata la gola,
strappato il cuore e la lingua, le viscere lacere, fatto il mio corpo cadavere
in pezzi, indi bruciato e ridotto in polvere, questa sparsa al vento per
esecrata memoria ed infamia eterna”.
- l’indifferentismo in
campo religioso: “si uniscono fra loro uomini di qualunque religione e setta”.
Mettere sullo stesso piano le varie credenze religiose equivale a svalutarle
tutte, ad unico vantaggio di quel centro di unione – la massoneria – in cui
tutte possono ‘pacificamente’ convergere.
Perché la massoneria manifesta profonda ostilità nei confronti
della religione cattolica?
Pellicciari: Al di là della propaganda, gli stessi massoni, sono
ben consapevoli dell’inconciliabilità della Rivelazione con i principi che professano.
Nel 1873 così scrive
Fin dalla prima enciclica i Pontefici mettono in chiaro che non ci
sono Logge buone e Logge cattive: sono tutte ugualmente accomunate nell’universale
condanna: “condanniamo e proibiamo le predette Società, Unioni, Riunioni,
Adunanze, Aggregazioni o Conventicole dei Liberi Muratori, o con qualunque
altro nome chiamate”.
Nell'Ottocento gli ideologismi radicali di destra e sinistra si incrociano
con la massoneria. Cosa hanno detto i Papi in proposito?
Pellicciari: I Papi, nel loro magistero, hanno anticipato, e di
molto, i fatti. Fin dal 1849 Pio IX afferma che sogli ideologismi di destra e
sinistra sono il naturale sviluppo dell’azione delle società segrete. Ecco cosa
scrive: “le domande di nuove istituzioni ed il progresso tanto predicato da
tali uomini [i membri delle società segrete] mirano unicamente a tenere sempre
vive le agitazioni, a eliminare ogni principio di giustizia, di virtù, di
onestà, di religione; e ad introdurre, a propagare ed a far largamente dominare
in ogni luogo, con gravissimo danno e rovina di tutta la società umana,
l’orribile e fatalissimo sistema, contrario principalmente al diritto ed alla
stessa ragione naturale”. Anche Leone XIII ipotizza un legame di figliolanza
fra massoneria e sistemi radicali ideologici siano essi di destra che di sinistra.
Trent’anni prima
Secondo i Papi massoneria e sistemi politici radicali sono quindi
contigui?
Pellicciari: Nel mio libro elenco una serie di forti analogie fra l’ideologia
massonica e altre ideologie. Mi limito qui alla constatazione di un unico
fatto: al centro della bandiera della defunta DDR (Repubblica Democratica Tedesca)
spiccava il disegno di un compasso.
Che tipo di provvedimenti sono stati presi nel passato? Quale
validità hanno oggi?
Pellicciari: I Papi hanno reiteratamente scomunicato i massoni.
Nel 1983 il nuovo Codice di Diritto canonico promulgato da Giovanni Paolo II
non fa menzione della massoneria. Questa circostanza ha offerto ai ‘fratelli’
lo spunto per sostenere la fine della condanna pontificia nei confronti
dell’istituzione cui appartengono (cosa che peraltro avevano reiteratamente
affermato nel corso del tempo, sempre immotivatamente). Questo il contesto in
cui il Cardinal Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per
Alcuni SIMBOLI della MASSONERIA:
“Le Crociate non furono guerre di aggressione”
Sostiene il giornalista Arrigo Petacco nel libro “L’ultima crociata”
“Le Crociate non furono
guerre di aggressione, ma di legittima difesa di fronte alla jihad, la guerra
santa iniziata secoli prima, all’assalto della cristianità”. Lo ha detto Arrigo
Petacco, giornalista e divulgatore storico, nel presentare il suo ultimo libro
a Bologna.
Ecco il libro: “L’ultima crociata. Quando gli ottomani arrivarono
alle porte dell’Europa” (Mondatori), Arrigo Petacco ha affermato di aver avuto
l'idea per il libro dal discorso pronunciato da Benedetto XVI a Ratisbona.
Senza voler suscitare ulteriori polemiche, Petacco ha spiegato che
le critiche all'Islam, contenute nel famoso colloquio avvenuto presumibilmente
verso la fine del XIV secolo tra l’imperatore Manuele II il Paleologo e un
saggio musulmano, spiegano perchè “le Crociate furono una necessità”.
“I cristiani si sono trovati sempre a dover reagire a degli attacchi”,
ha detto Petacco, facendo notare ad esempio che, con un secolo e mezzo
d'anticipo sulla prima Crociata, una spedizione musulmana aveva addirittura
risalito il Tevere da Ostia, arrivando a saccheggiare San Pietro e a tentare il
rapimento del Pontefice, che si salvò soltanto per un caso e in extremis.
“Se
Fino a quel momento, ha tenuto a precisare Arrigo Petacco, i Papi
non avevano mai impugnato la spada: “Fino ad allora
“C’erano state infatti le invasioni barbariche, ma
Ma quando si affacciano in Europa, ha sottolineato, “i musulmani
non sono un popolo barbaro, hanno già la loro religione, codificata e precisa,
con un preciso disegno politico: l’islamizzazione del mondo. Perché Islam,
ricordiamolo, significa ‘sottomissione’”.
“Quando infatti – ha precisato infine lo scrittore – nel 1095
Urbano II proclamò la prima crociata, la cristianità stava per essere assorbita
dall’Islam, che era dilagato nel Mediterraneo 'a macchia d’olio', e con la
spada aveva conquistato tutto il Nord dell’Africa e l’Asia Minore,
circondato Costantinopoli e occupato
Qui i carolingi ne bloccarono l'avanzata nel 732, con la battaglia
di Poitiers; ma da quel momento fino a quella che Petacco chiama l’ “ultima
crociata”, organizzata nel 1683 per liberare Vienna dall’assedio dei Turchi,
“gli attacchi e le incursioni islamiche sono stati continui, via mare e via terra,
per secoli”.
Al termine della conferenza Arrigo Petacco ha detto di aver avuto
l’onore di ricevere una lettera di apprezzamento del suo libro da parte del
Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone.
Varie
La
conversione dell'ex premier Tony Blair
La notizia della conversione al cattolicesimo dell'ex
premier britannico Tony Blair ha innescato un notevole dibattito. Il Cardinale
Cormac Murphy-O'Connor ha presieduto
Cresciuto nella Chiesa anglicana, Blair si unisce ora
alla moglie Cherie e ai figli nella Chiesa cattolica. Voci sulla sua possibile
conversione circolavano già da anni, innescati anche dalla regolare frequenza
di Blair alla Messa domenicale con la famiglia. Un fattore che avrebbe ritardato
l'ingresso dell'ex premier nella Chiesa cattolica, secondo alcuni, sarebbe
stato quello di non voler apparire eccessivamente religioso in una società sempre
più secolarizzata. In effetti, meno della metà dei Ministri del suo Governo
ammette di credere in Dio, come riferito dal quotidiano Daily Mail del
23 dicembre. Secondo un sondaggio svolto da quel giornale, solo 8 dei 22 ministri
sarebbero disposti a dire di essere cristiani, mentre due di loro ammettono di
essere atei.
Gli anglicani Riportando i dati sulla frequenza in chiesa, il
giornale evidenzia che i cattolici sono ora più numerosi degli anglicani in
termini di partecipazione alla Messa domenicale. Secondo il Telgraph, un
sondaggio svolto dall'organizzazione Christian Research rileva la
partecipazione di 861.000 fedeli alla Messa
Declino e
Ripresa L'ultimo rapporto si colloca
a conclusione di un anno in cui una serie di articoli di stampa ha ribadito il
calo nel numero degli aderenti alle principali confessioni religiose.
"È dall'epoca vittoriana che non si aveva un
dibattito così intenso e sostenuto sulla fede religiosa", ha osservato il
quotidiano Times in un editoriale apparso alla Vigilia di Natale. Forse la
polemica sul ruolo della religione e sulla fede servirà a far riflettere le
persone sulle proprie convinzioni personali. Non tutte le notizie, del resto,
sono negative. Il 18 settembre, un rapporto pubblicato sul sito Internet di
Christian Today osserva che le vocazioni al sacerdozio sono aumentate nella
diocesi cattolica di Westminster.