Parrocchia di San Martino a Vado

InStrada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

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Bimestrale di Formazione ed Informazione

della Comunità di Strada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno V  -  N. 28       Gennaio – Febbraio  2008



Voi chi dite ce io sia?

Numero speciale sul piano pastorale diocesano 2007/2008

 

 

 

SOMMARIO

 

 

q       Editoriale                                        pag. 3   Conoscere il Cristo

q       Il piano 2007/2008                          pag. 4    Seconda parte

q       Il piano 2007/2008                          pag. 8    Terza parte

q       Le preghiere del mese                    pag. 12  Preghiere

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 13  Croce, maestra del cristiano

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 18   Rinnovamento Carismatico

pag. 19   Circolo Parrocchiale

 

q       Notizie dal Casentino                     pag. 20   Rubrica del Direttore

q       Attualità                                          pag. 21  Il Caso Prandelli

 

q       Approfondimenti                             pag. 22   Famiglia e Pace

pag. 23   Chiesa e Politica

pag. 25   Televisione

pag. 26   La Massoneria

 

q       Varie                                                         pag. 30  Le Crociate

Pag. 32  Conversione di Tony Blair

Il giornalino può essere scaricato su internet

all’indirizzo www.parrocchiastrada.net

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 


 



Editoriale

“Conoscere il Cristo”

 

Leggendo i vangeli Gesù viene presentato come un maestro (Rabbì) itinerante, un maestro celibe (nell'ebraismo il matrimonio era uno degli obblighi più importanti), un maestro che sceglie i suoi discepoli, un maestro che esprime le sue convinzioni senza appellarsi a nessun ("insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi" Mc 1,22).

L'autorità l'ha ricevuta dal Padre che lo ha inviato. Il suo insegnamento lo porge spesso in parabole, genere utilizzato anche da altri rabbì del tempo, ma Gesù lo ha usato in maniera eccellente: per scuotere le persone, per rendere il suo insegnamento comprensibile immediatamente, per immergere l'ascoltatore nel mistero di Dio che è rivelato all'uomo.

Tuttavia la verità e la forza della testimonianza di Gesù ci raggiungono nell'unità della sua persona: tra parola ed azione, tra gesti ed insegnamenti è il cuore de1suo annunzio. I miracoli stessi assumono i carattere di segni che rendono visibile le opere di Dio e quanto annuncia. Incontrare Geàù è l'esperienza cristiana che deve essere vissuta costantemente dal credente. Nella liturgia la Chiesa fa nuovamente esperienza della grazia sprigionatasi nel corso della vita terrena di Gesù, ne riascolta la Parola, ne rivive i gesti conformando la propria vita a quella del suo maestro e Signore. L'incontro vero con Gesù è inizio di una vita nuova: di sequela di Lui, di comunione con Lui e con i fratelli, di missione portando il vangelo agli altri.

L'evento della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù costituisce il cuore del vangelo e del mistero cristiano. Gesù è stato crocifisso ed ha subito il supplizio più orribile che sia stato inventato. Ciò avvenne sotto Ponzio Pilato, procuratore senza scrupoli, abituato ad un uso spregiudicato del potere: di fronte a Gesù presentatogli dal Sinedrio come bestemmiatore e falso profeta, decise assai in fretta che venisse crocifisso. La celebrazione della Pasqua è preceduta dalla Quaresima periodo di preparazione nella meditazione, nel digiuno, nella carità. L'itinerario quaresimale è scuola per eccellenza dei discepoli di Cristo. Con il triduo pasquale infine si fa memoria degli avvenimenti fondamentali della Storia della Salvezza compiutasi in Gesù. La celebrazione della Cena del Signore con i due segnidella lavanda e dell’istituzione dell’Eucarestia; la celebrazione della Passione con l’adorazione della Croce, la preghiera universale; la Veglia Pasquale nella ricchezza dei suoi riti (liturgia della luce, liturgia della Parola, liturgia Battesimale) convocano tutto il popolo cristiano alle sorgenti della salvezza e della grazia del mistero più alto di tutto l'anno liturgico.

Il cristiano per esigenze legate alla sua fede deve conoscere sempre più da vicino la persona di Gesù di Nazareth, il Figlio di credenti, appare opera particolarmente necessaria ed urgente.

Il vostro parroco, don Roberto

 


Seconda  parte del piano – Tempo Ordinario

 

2. La vita pubblica di Gesù: eventi e parole intimamente connessi

 

2.1 Parlava con autorità

Un dato certo emerge riguardo alla vita pubblica di Gesù. Ed è che egli fu molto presto riconosciuto come un maestro (rabbì in ebraico). Così gli si rivolgono indifferentemente sia gli amici che i denigratori, i farisei come i discepoli. Se a Nazareth era conosciuto come il figlio di Giuseppe, il carpentiere, in Palestina egli è riconosciuto come il maestro Gesù di Nazareth.

Gli storici hanno ormai individuato con una certa precisione il periodo di tempo entro il quale si è svolto il ministero pubblico di Gesù: poco più di due anni, dall’inizio dell’anno 28 d.C., con il battesimo ricevuto da Giovanni Battista, ai primi di aprile del 30 d.C., al momento della sua morte in Croce sotto Ponzio Pilato. È uno spazio di tempo nel quale stanno racchiuse tre celebrazioni della Pasqua ebraica, proprio come racconta il vangelo di Giovanni, scritto più tardi degli altri vangeli, ma per molti aspetti più preciso dal punto di vista storico.

In verità, Gesù non è il solo rabbì presente in quel tempo, ma ci sono alcune differenze che caratterizzano il suo ministero. In primo luogo, il fatto di non avere una sede fissa, diversamente dagli altri maestri: Gesù frequenta soprattutto le sinagoghe, e predicherà a lungo anche nel tempio di Gerusalemme. L’unico luogo che sembra aver costituito un punto di riferimento più stabile per il suo ministero, è la casa di Pietro a Cafarnao, dove gli scavi archeologici hanno individuato una stanza che fu certamente la dimora di Gesù, luogo del suo insegnamento e del suo riposo.

Un altro elemento di differenza è il fatto che Gesù era un rabbì celibe: un dato storico indubitabile, data la stranezza del fatto nel mondo ebraico, in cui il matrimonio era uno degli obblighi più importanti. Così come risulta del tutto singolare il fatto che sia Gesù a scegliere i propri discepoli, mentre solitamente erano i discepoli a scegliere un maestro piuttosto che un altro.

Infine, ed è l’aspetto che maggiormente ci interroga, Gesù esprime le sue convinzioni senza appellarsi a nessuno. «Insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi» ci riferisce il vangelo di Marco (1,22), sottolineando un aspetto che doveva suscitare stupore negli uditori di Gesù: «ed erano stupiti del suo insegnamento». Non di rado, il giovane rabbì di Nazaret arriva addirittura a introdurre le sue affermazioni con «io vi dico», dimostrando di avere piena consapevolezza della propria autorità.

Un’autorità che Gesù non manca, tuttavia, di spiegare, facendoci sapere di averla ricevuta da Colui che lo ha inviato: «La mia dottrina non è mia – dice infatti nel vangelo di Giovanni –, ma di colui che mi ha mandato» (7,16). E ancora: «io non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo» (8,28). «E questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (6,40).

L’intimità di Gesù con il mistero della volontà del Padre e la sua filiale obbedienza a questa volontà manifestano in lui il solo e vero mediatore tra l’umanità e il mistero profondo e insondabile della misericordia di Dio. È Gesù ad averci fatto conoscere e soprattutto sperimentare il vero volto del nostro Dio: «Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1,18).

 

2.2 Perché Gesù parlava in parabole

Gesù ha voluto trasmettere molta parte del suo insegnamento attraverso il racconto delle parabole: uno strumento già utilizzato da altri rabbì del suo tempo, ma nell’uso del quale egli senza dubbio eccelle indiscutibilmente. Sbaglieremmo, tuttavia, a considerare le parabole un semplice mezzo didattico, come quando facciamo un esempio, e poi diciamo: ecco, l’esempio vuol dire questo e quello. In verità, Gesù parla in parabole per scuotere le persone: racchiude nel racconto parabolico quel mistero di Dio che non è mai semplicemente una questione solo astratta e teorica, ma richiede un coinvolgimento e una decisione personale.

Così, proprio per quello che intendono comunicare, le parabole non sono in nessun modo un insegnamento tranquillo. Piuttosto, sono armi di guerra, momenti di lotta, grida che nascono da una profonda emozione interiore, anche se velata e dosata a scopo pedagogico. Spesso, quando Gesù le racconta, ha davanti persone che si riconoscono subito in uno o l’altro dei personaggi del racconto: il figlio prodigo o il figlio fedele, i custodi della vigna, le vergini sagge o quelle stolte, il mercante che scopre la perla preziosa. Anche il mondo creato è coinvolto in pieno in questa passione di Gesù per l’uomo: i tanti riferimenti naturali contenuti nelle parabole, infatti, dal simbolo del seme a quello del lievito, alle immagini della vigna o del fico sterile e così via, rimandano sempre alla sola questione che conti: l’adesione o meno al dinamismo del regno di Dio.

In verità, se c’è una via per entrare in contatto, con una certa sicurezza e profondità, con la personalità di Gesù, queste sono proprio le parabole, con la ricchezza delle loro immagini e dei loro riferimenti, con i sentimenti che mettono in campo, con la singolarissima sensibilità che rivelano. Soprattutto, il mondo delle parabole ci fa penetrare nella stessa forza comunicativa che Gesù ha del mistero di Dio e, insieme, nella sua sapienza, nella sua attenzione all’altro, nella sua ironia, nel suo umorismo, nella sua capacità di passare attraverso situazioni difficili con grande eleganza. Davvero, le parabole sono un modo di conoscere il mistero di Dio in Cristo rivelato all’uomo.

Sta qui la ricchezza di rivelazione contenuta nella parola di Dio, che fa della proclamazione comunitaria e della lettura personale della Sacra Scrittura un aspetto decisivo del nostro cammino di fede. Molto opportunamente, la liturgia fa sì che, nel corso di tre anni successivi, partecipando regolarmente alla celebrazione della messa domenicale, i fedeli possano ascoltare quasi tutto il Nuovo Testamento, nonché i passi più significativi dell’Antico: una ricchezza di parola di Dio che nutre e orienta il cammino della comunità cristiana e che occorre custodire e valorizzare in ogni modo, preparandoci con cura alla celebrazione domenicale, dedicandoci alla pratica della lectio divina, approfondendo la nostra conoscenza della Bibbia. Come diceva san Girolamo, infatti, il traduttore della Bibbia in latino, «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo»!

 

2.3 Gesù operatore di segni e prodigi

E, tuttavia, la verità e la forza dell’insegnamento e della testimonianza di Gesù ci raggiungono soprattutto nell’unità indivisibile della sua persona: in quel singolare incontro, continuamente riproposto nel racconto evangelico, tra la parola di Gesù e la sua azione, tra i gesti e i segni che caratterizzano costantemente la sua attività pubblica e i grandi discorsi in cui egli stesso riassume il cuore del suo annuncio.

Il Concilio Vaticano II ha sintetizzato tutto questo con parole efficaci, a proposito della rivelazione evangelica, affermando che «l’economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto» (DV 2).

I miracoli costituiscono, a tutti gli effetti, una parte cospicua dei racconti evangelici. Gesù è stato anche un guaritore, ma di segno totalmente diverso dai non pochi guaritori che il mondo antico conosceva. In primo luogo, perché i suoi miracoli risultano inconfondibili per il loro numero straordinario, per la molteplice tipologia e per l’autorità con cui Gesù li riferisce a se stesso.

Ma, soprattutto, perché Gesù attribuisce ai miracoli il carattere di segno, di manifestazione visibile di quanto lui stesso va annunciando. Segni per la fede di chi li riceve, ma anche per attestare la sua vera identità e il significato della sua missione, come nel caso del cieco nato guarito a Gerusalemme. A chi gli chiede spiegazioni di quella malattia, infatti, Gesù risponde così: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo» (Gv 9,3-5).

La liturgia è per eccellenza l’esperienza nella quale, ancora oggi, si ripete l’intimo intrecciarsi di eventi e parole che ha caratterizzato la missione storica di Gesù:

       nella celebrazione eucaristica, in cui la mensa della Parola e quella del Pane costituiscono i due aspetti dell’unica esperienza del Signore che raccoglie, illumina, nutre e trasforma il popolo riunito nel suo nome.

       quando vengono amministrati i sacramenti, in cui la proclamazione della Parola si apre all’azione dello Spirito che realizza efficacemente quello che la Parola ha annunciato.

Così, celebrando nel ritmo dei giorni la presenza salvifica del Signore in mezzo a lei, la comunità cristiana fa nuovamente esperienza della grazia sprigionatasi nel corso della vita terrena del Signore Gesù, ne riascolta la Parola, ne rivive i gesti, e sempre più si conforma nella sua vita a quella del suo Signore e Maestro, Gesù, l’uomo nuovo che, come attestano i vangeli, «ha fatto bene ogni cosa» e continuamente agisce nella sua Chiesa per mezzo della forza dello Spirito santo.

 


Terza  parte del piano – Quaresima e Settimana Santa

 

3. Il mistero pasquale, evento centrale della nostra fede

 

3.1 Fu crocifisso sotto Ponzio Pilato

L’evento della passione, morte e risurrezione di Gesù costituisce il cuore di tutto il mistero cristiano, e gli stessi quattro vangeli, se li osserviamo nel loro complesso, sono soprattutto il racconto degli ultimi giorni trascorsi da Gesù a Gerusalemme. La tradizione cristiana indica sinteticamente questo evento come la Pasqua del Signore, e torna solennemente a celebrarlo ogni anno, facendo memoria di quell’opera della salvezza che proprio nel mistero pasquale ha trovato il suo pieno e definitivo compimento.

Seguendo soprattutto il vangelo di Giovanni, possiamo ormai indicare con una certa sicurezza il giorno della morte in croce di Gesù: essa avvenne il quattordici del mese di nisan (mese ebraico che corrisponde sostanzialmente al nostro mese di aprile), nel sedicesimo anno dell’impero di Tiberio. Ovvero, secondo il nostro calendario, il 7 aprile dell’anno 30 d.C.. Era un venerdì, vigilia di Pasqua e anche vigilia del sabato, tanto che Gesù deve esser rimasto praticamente solo al momento della morte: infatti, secondo quanto ci riferiscono i vangeli, i membri del Sinedrio che lo avevano condannato a morte assistettero solo in parte alla sua esecuzione, desiderosi di tornare a casa per poter mangiare la Pasqua con la famiglia.

Anche la modalità della sua esecuzione è un dato storico inconfutabile. Gesù è stato crocifisso, subendo quello che molti, già all’epoca, consideravano il supplizio più turpe e orribile che mai fosse stato inventato. Scriveva Cicerone alcuni decenni prima di Cristo: «La stessa parola croce sia lontana non solo dal corpo dei cittadini romani, ma anche dai loro pensieri, dagli occhi e dalle orecchie». Si trattava di un supplizio al quale i romani ricorrevano continuamente, e non sorprende che lo si sia utilizzato anche per Gesù: un’ese­cuzione che non aveva niente di glorioso e non era neanche bella da raccontare, come per esempio può esserlo la morte di Socrate per mezzo della cicuta.

«Fu crocifisso sotto Ponzio Pilato» recita il Credo con il quale ogni domenica esprimiamo le verità della nostra fede. Ed è un dato confermato anche dallo storiografo latino di origine ebraica Giuseppe Flavio, che scrive nel 110 d.C.. Proprio all’intervento di Pilato si deve, in effetti, il fatto che Gesù sia morto in croce. Come suo solito, il procuratore romano era salito a Gerusalemme da Cesarea di Filippo, dove risiedeva normalmente, in occasione della Pasqua ebraica, che ogni anno attirava a Gerusalemme fino a 400.000 pellegrini, ed era spesso teatro di disordini. Pilato non conosceva gli scrupoli del giudice giusto, ed era piuttosto abituato a un uso spregiudicato del proprio potere, cosa che, qualche anno più tardi, gli sarebbe costato addirittura l’esilio: di fronte al caso di Gesù, presentatogli dal Sinedrio come un bestemmiatore e un falso profeta che pretendeva di dichiararsi lo stesso Figlio di Dio, si comportò nello stesso modo, decretando assai in fretta che fosse crocifisso.

 

3.2 Il tempo della Quaresima, primavera dello Spirito

A tal punto la celebrazione annuale della Pasqua costituisce il centro della vita della Chiesa che la comunità cristiana fin dai primi secoli ha sentito la necessità di farla precedere da un adeguato periodo di preparazione, che aiuti i fedeli a non giungere con poca consapevolezza ai giorni santi della Pasqua. È il tempo di Quaresima, che si apre con il Mercoledì delle Ceneri e che fa memoria, nella sua stessa lunghezza, dei quaranta giorni di digiuno di Gesù prima dell’inizio del suo ministero pubblico. «Convertiti e credi al Vangelo» esclama il sacerdote nel momento di imporre le ceneri sulla testa dei fedeli. E questa espressione può ben sintetizzare la fisionomia del tempo di Quaresima: tempo propriamente battesimale, in cui ognuno torna a incamminarsi sui passi della sequela di Gesù, concentrandosi nell’ascolto della Parola, nella pratica del digiuno, nella carità verso i fratelli.

L’itinerario quaresimale è, dunque, scuola per eccellenza dei discepoli di Cristo. E tanto più lo è quest’anno, in cui seguiamo le letture del ciclo A, nel quale torniamo a leggere le grandi pagine evangeliche che la tradizione da sempre ha associato al cammino di conversione richiesto dalla Quaresima: un percorso che non finisce di sollecitarci a una sequela coraggiosa e piena di Cristo nostro Signore.

Con la prima domenica di Quaresima, la liturgia della Parola ci conduce all’incontro con Cristo tentato da satana nel deserto: la triplice tentazione del nemico riassume, per così dire, il confronto sempre aperto tra la logica del mondo e la logica di Dio, tra l’autoaffermazione dell’uomo e il primato dell’amore con cui Dio ci ama. Vincendo le tentazioni, e quel preciso tipo di tentazioni, Gesù rivela il segreto della propria missione e della propria identità. Il regno di Dio non si affermerà con la potenza dei miracoli, con i giochi di prestigio della religione o della magia né, tanto meno, attraverso l’uso del potere o della forza. Piuttosto, attraverso la totale dedizione ai poveri e ai sofferenti, il dono della propria vita per noi, «quando ancora eravamo peccatori», come ben sottolinea san Paolo. È a questo Gesù che il battesimo intende assimilarci, facendo di noi, insieme con lui, servitori del mondo e della vita.

La seconda domenica di Quaresima ci conduce, insieme a Gesù e ai tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, sul monte della Trasfigurazione. Gesù si mostra nella pienezza della sua divinità e, conversando con Mosè ed Elia, la legge e i profeti, indica il vero senso del suo “esodo” a Gerusalemme: una gloria che passa attraverso l’ignominia della Croce, perché è lì, e soltanto lì, che Dio, una volta per tutte, potrà rivelare e attestare, in Gesù Cristo, il suo amore per noi.

Con la terza domenica di Quaresima, entriamo più direttamente nell’itinerario battesimale che, nei primi secoli dell’era cristiana, costituiva il percorso immediato di preparazione dei candidati al sacramento del Battesimo, che veniva amministrato proprio durante la celebrazione della Veglia pasquale. Il dialogo tra Gesù e la samaritana al pozzo evoca, infatti, quel dono dell’acqua viva che zampilla per la vita eterna, che è la grazia dello Spirito santo, effusa su di noi per mezzo del Battesimo. Il dono dello Spirito fa di noi, come dice Gesù alla samaritana, dei veri adoratori in spirito e verità: «Dio è spirito, e chi vuole adorarlo, deve adorarlo in spirito e verità» (Gv 4,24). Ed è proprio così: con il battesimo, ognuno di noi è stato costituito figlio di Dio, sacerdote, re e profeta, e la nostra vita è divenuta autentico culto a Dio in spirito e verità. Ed è a partire dalla grazia del battesimo che si sviluppano, nel corpo della Chiesa, tutti i carismi e i ministeri che la arricchiscono e la sostengono nel suo cammino.

Il vangelo del cieco nato che si legge nella quarta domenica di Quaresima ci presenta un’altra dimensione del battesimo, e precisamente il dono dell’illuminazione interiore che progressivamente ci apre alla conoscenza tutta intera del mistero di Dio. È così importante questo aspetto del sacramento del battesimo che, nell’antichità, coloro che lo avevano appena ricevuto venivano chiamati semplicemente gli illuminati. Ed è un dono che riceviamo gratuitamente, e che nessuno può arrogarsi da solo. Proprio su questo punto, infatti, Gesù si scontra con i farisei in occasione della guarigione del cieco nato: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane» (Gv 9,41). Il peccato, dunque, non consiste nella cecità – uno stato che è metafora molto eloquente della nostra condizione umana –, ma nel negare di essere ciechi. In conclusione, allora, il dono di luce del battesimo è soprattutto la scoperta della misericordia e del perdono di Dio, senza il quale non possiamo fare nulla.

La quinta e ultima domenica di Quaresima ci mette infine davanti la scena della risurrezione di Lazzaro: nella commozione di Gesù che piange di fronte alla morte dell’amico, il vangelo lascia intravedere il mistero del cuore di un Dio che combatte con tutte le forze contro l’aggressione della morte nei confronti del creato e particolarmente dell’uomo. Gesù stesso si presenta a Marta, sorella di Lazzaro, come colui che ha vinto la morte per sempre: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno» (Gv 11,25-26). Ed è precisamente in questa vita senza fine che ognuno di noi viene innestato per mezzo del battesimo: vita più forte della morte, dono di sé più forte di ogni egoismo, autentica novità pasquale che trasforma un’esistenza solitaria e sterile in una vita che porta frutto nella carità per la vita del mondo.

 

3.3 La celebrazione annuale del mistero pasquale

I vangeli riportano con ricchezza di particolari i numerosi avvenimenti che segnarono gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, e che la liturgia celebra nei giorni più santi dell’intero anno liturgico, vale a dire durante la Settimana Santa. Essa si apre con la commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, la Domenica delle Palme. Ha poi un secondo momento decisivo nella celebrazione, in cattedrale, della Messa del Crisma, presieduta dal Vescovo con tutto il suo presbiterio, durante la quale vengono consacrati gli olii che serviranno per amministrare i sacramenti. La settimana infine culmina con la celebrazione del Triduo pasquale del Giovedì Santo, del Venerdì della Passione del Signore, del Sabato Santo e della Pasqua di Risurrezione. In esso, la comunità cristiana torna ogni anno a rivivere alcuni dei gesti cruciali di tutta l’opera della salvezza compiutasi in Cristo.

Con la vittoria di Cristo sulla morte, nessuna paura ha più diritto di cittadinanza nel cuore dell’uomo, e ci è dato di cominciare a camminare in quella vita nuova fatta di perdono e di riconciliazione, di dono e di cura gli uni verso gli altri, che identifica i veri discepoli di Cristo.


Le preghiere del mese

PREGHIERE

 


Gesù regna dalla croce

 

Suo scettro una canna,

corona le spine,

gioielli i chiodi,

croce mortale il trono,

veste di porpora il sangue,

guardie gli uccisori,

servi della sua corte

le peggiori canaglie,

bevanda è amaro fiele,

musica scherno e beffa:

è questa la gloria

del nostro Dio in terra!

Che vuole il Figlio di Dio

scendendo nella miseria

e prendendosi in spalla

una croce così pesante?

E perché patisce

sempre di più fino a morte?

Non cerca nient’altro

che un bacio da te.

 

         Angelus Silesius

 

 

Ti voglio amare con pari amore

 

O Gesù! Il tuo amore per noi

è immenso, come immensa

è la tua potenza e,

se l’amore si paga con l’amore,

ti voglio amare anch’io con pari amore.

Vorrei amarti tanto

da poter dire con tutta franchezza

e sincerità cristiana:

“Sono crocifisso alla Croce di Gesù Cristo

e non voglio saper altro

se non Gesù Cristo

e Gesù Cristo crocifisso!

Nessuno può più separarmi

dalla carità di Gesù, né la fame,

né la sete, né il caldo, né il freddo,

né le persecuzioni, né i tormenti

e neppure la stessa morte!”.

 

San Pio da Pietrelcina

 

Maria sulla via del Calvario

 

Vergine Madre,

sulla via del Calvario

incontri Gesù, carico della croce:

il volto sfigurato,

stanche le membra martoriate,

la voce senza lamento,

lo sguardo pieno di amore.

Lo incontri e comprendi:

con lui ascendi il colle del sacrificio,

con lui condividi la passione

per la salvezza dell’uomo.

 

         Hans Urs von Balthasar

 


                     Veglia di Preghiera

 

LA CROCE, MAESTRA DEL CRISTIANO

 

Canto d’inizio:

 

Vieni, Spirito Santo, / memoria delle opere di Dio / che metti le ali / alla gioia dell’attesa / del ritorno glorioso di Cristo, / per condurci dal tempo all’eternità. / Vieni, Spirito Santo, / dono offerto dall’alto / sollecitudine amorosa di Dio, / letizia di chi si sente amato / e toccato dal tuo riverbero di pace infinita. / Vieni, Spirito Santo, / che ricapitoli i frammenti di giubilo / dispersi nei cuori e nella storia, / e doni significati inediti / a gioie e delusioni, paure e desideri. / Vieni, Spirito Santo, / torrente inestinguibile di grazia / che imprimi la traiettoria salvifica / alla nostra vicenda umana / per saziare il nostro anelito di beatitudine. / Amen

 

Lettore: Dagli scritti di S. Agostino:

Non a caso Cristo scelse un tal genere di morte: lo fece per essere maestro di quella larghezza, altezza, lunghezza e profondità di cui parla San Paolo (Ef 3, 14-19). La larghezza è rappresentata dal legno trasversale: e raffigura le opere buone, perché su di esso sono inchiodate le mani. La lunghezza è rappresentata dal tronco stesso visibile fino a terra: esso dà il senso della stabilità e della perseveranza […]. L’altezza è rappresentata da quella parte della croce che si eleva al disopra del legno trasversale, cioè sopra il capo del crocifisso: essa indica la superna attesa di coloro che vivono nella santa speranza. E quella parte della croce che viene piantata e nascosta, sostenendo tutto il resto, sta a rappresentare la profondità della grazia gratuitamente offerta.

 

1° Momento: LE OPERE BUONE

 

ascolto della parola di dio

Dal libro di Tobia (4,5-11)

Ogni giorno, o figlio, ricordati del Signore; non peccare né trasgredire i suoi comandi. Compi opere buone in tutti i giorni della tua vita e non metterti per la strada dell'ingiustizia. Se agirai con rettitudine, riusciranno le tue azioni, come quelle di chiunque pratichi la giustizia. Dei tuoi beni fà elemosina. Non distogliere mai lo sguardo dal povero, così non si leverà da te lo sguardo di Dio. La tua elemosina sia proporzionata ai beni che possiedi: se hai molto, dà molto; se poco, non esitare a dare secondo quel poco. Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, poiché l'elemosina libera dalla morte e salva dall'andare tra le tenebre. Per tutti quelli che la compiono, l'elemosina è un dono prezioso davanti all'Altissimo. Parola di Dio.

T: Rendiamo grazie a Dio.

 

Racconto: Le mani di Dio

Lettore: Dicono che Dio, quando creò l'uomo e la donna, dimenticò un particolare: le mani. Appena se ne accorse, vi pose rimedio da eccellente artista qual è: modellò mani bellissime, tenere e delicate per la donna, forti e grandi per l'uomo. Cominciarono ad usarle. A volte le usavano bene, altre volte male. Allora Dio decise di incarnarsi, per avere lui stesso le mani e insegnare loro come dovevano usarle. Mostrò loro come benedire, accarezzare, curare, regalare, donarsi. Permise che inchiodassero le sue mani per dimostrare che era possibile tenerle sempre aperte, pronte ad accogliere… Dimostrò così che due chiodi non avrebbero mai potuto inchiodare la libertà!

 

Preghiera comunitaria

Concedimi, Dio misericordioso, / di desiderare con ardore / quel che Tu approvi, / di ricercarlo con prudenza, / di riconoscerlo secondo verità, / di compierlo in modo perfetto, / a lode e gloria del Tuo nome. / Metti ordine nella mia vita, / fammi conoscere / ciò che vuoi che io faccia, / concedimi di compierlo come si deve / e come è utile alla salvezza della mia anima. / Che io cammini verso di Te, Signore, / seguendo una strada sicura, diritta, praticabile / e capace di condurre alla meta, / una strada che non si smarrisca / fra il benessere o fra le difficoltà. / Che io ti renda grazie / quando le cose vanno bene, / e nelle avversità conservi la pazienza, / senza esaltarmi nella prosperità / e senza abbattermi nei momenti più duri. / Che io mi stanchi di ogni gioia / in cui Tu non sei presente, / che non desideri nulla / all’infuori di Te. / Ogni lavoro da compiere per Te / mi sia gradito, Signore, / e insopportabile senza di Te / ogni riposo. / Donami di rivolgere spesso / il mio cuore a Te, / e quando cedo alla debolezza, / fa’ che riconosca la mia colpa con dolore, / e col fermo proposito di correggermi. / Amen.

(S. Tommaso d’Aquino)

Canto di chiusura del primo momento:

 

2° momento: LA PERSEVERANZA

 

ascolto della parola di dio

Dal libro del Siracide (2,1-11)

Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione. Abbi un cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo della seduzione. Stà unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. Accetta quanto ti capita, sii paziente nelle vicende dolorose, perché con il fuoco si prova l'oro, e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Affidati a lui ed egli ti aiuterà; segui la via diritta e spera in lui. Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia; non deviate per non cadere. Voi che temete il Signore, confidate in lui; il vostro salario non verrà meno. Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici, la felicità eterna e la misericordia. Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato? Perché il Signore è clemente e misericordioso, rimette i peccati e salva al momento della tribolazione. Parola di Dio.

T: Rendiamo grazie a Dio.

Riflessione

Lettore: E’ inevitabile che nella vita si faccia esperienza della prova, che si venga chiamati a sostenere situazioni difficili e faticose, che ci si imbatta in vicende dolorose. Nessuno ne è risparmiato: né il Figlio di Dio, Gesù, né Maria, né il credente! E’ in questi casi che la perseveranza rivela il suo volto. Ciascuno di noi è chiamato ad essere forte, convinti che la prova sostenuta con pazienza e perseveranza tempra il cuore e la mente e ci rende ancora più accetti a Dio. Condizione necessaria per sostenere la prova con la perseveranza è la fiducia in Dio, l’abbandono a Lui, nella convinzione che il suo amore per noi è forte, sincero e fedele. Fidarsi di Dio significa: mantenersi sulla retta via, evitando di cercare soluzioni ingiuste, cercando magari di restituire il male che riceviamo dagli altri sugli altri. Significa non pretendere di vedere cambiamenti nell’arco di poco tempo, ma prepararsi ad affrontare i tempi stabiliti da Dio, senza perdere la pazienza. Infine, significa invocare continuamente e senza stancarsi il Signore, bussando alla sua porta con confidenza ed umiltà. Il Signore infatti non delude quanti credono in lui, non abbandona i suoi. Tante volte invece in noi prevale lo scoraggiamento e la paura e allora ci si lascia andare alla sfiducia. Gettiamoci nelle braccia di Dio, perché grande è la sua misericordia.

 

Preghiera comunitaria

Signore Gesù, / nostro amato redentore, / compi in noi / la tua opera di salvezza / e fa di noi la tua Chiesa. / Rendici forti e perseveranti / nelle vicende dolorose, / mantieni ferma / la nostra fiducia in te, / preservaci dallo scoraggiamento / e dalla paura. / Donaci un cuore / mite e paziente, / ben disposto / e sensibile verso tutti, / capace di ascoltare / e di capire. / Il tuo Spirito di verità / ci renda testimoni / coerenti e fedeli, / non opportunisti o volubili, / fermi nel ricercare il bene, / mai disposti a compromessi. / Il tuo Spirito di santità / sostenga il nostro sforzo di conversione / e la nostra quotidiana lotta / contro il male. / Ci aiuti a portare ogni giorno / il tuo giogo dolce e soave, / ad entrare per la porta stretta / che conduce alla vita, / perché tutto si compia / secondo la tua volontà. / La fortezza di Maria / ai piedi della croce / ci sia di stimolo ed esempio. / Amen.

 

Canto di chiusura del secondo momento:

 

3° momento: LA SPERANZA

 

ascolto della parola di dio

Dalla Prima Lettera di S. Pietro apostolo (1,13-21)

Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all’azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri d’un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo. E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. E voi per opera sua credete in Dio, che l’ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio. Parola di Dio.

T: Rendiamo grazie a Dio.

 

Preghiera comunitaria: Dal Salmo 70

Rit. Solo in Dio riposa l’anima mia, in Lui la mia speranza.

 

In te mi rifugio, Signore, / ch'io non resti confuso in eterno. / Liberami, difendimi per la tua giustizia, / porgimi ascolto e salvami.

 

Sei tu, Signore, la mia speranza, / la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. / Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, / dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno; / a te la mia lode senza fine.

 

Della tua lode è piena la mia bocca, / della tua gloria, tutto il giorno. / Io non cesso di sperare, / moltiplicherò le tue lodi.

 

La mia bocca annunzierà la tua giustizia, / proclamerà sempre la tua salvezza, / che non so misurare. / Dirò le meraviglie del Signore, / ricorderò che tu solo sei giusto.

 

Allora ti renderò grazie sull'arpa, / per la tua fedeltà, o mio Dio; / ti canterò sulla cetra, o santo d'Israele. / Cantando le tue lodi, esulteranno le mie labbra / e la mia vita, che tu hai riscattato.

 

Canto di chiusura del terzo momento:

 

4° momento: LA GRAZIA

 

ascolto della parola di dio

Dalla lettera di San Paolo apostolo agli Efesini (2,1-10)

Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli d'ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo. Parola di Dio.

T: Rendiamo grazie a Dio.

 

Riflessione

Lettore: La Croce è una nuova rivelazione di Dio. […] Per tutto Israele Dio era soprattutto Maestà e Giustizia. Veniva considerato come giudice, che ricompensa e punisce. Dio, di cui parla Gesù, è Dio che manda il proprio Figlio non “per giudicare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3,17). Egli è Dio dell’amore, il Padre che non retrocede davanti al sacrificio del Figlio per salvare l’uomo. 3. San Paolo, con lo sguardo fisso alla stessa rivelazione di Dio, ripete per due volte nella lettera agli Efesini “Per grazia... siete stati salvati” (Ef 2,5). “Per grazia... siete salvi mediante la fede” (Ef 2,8). Eppure questo Paolo, […] fino alla sua conversione fu l’uomo della Legge Antica. Sulla strada di Damasco gli si rivelò Cristo e da quel momento Paolo capì di Dio ciò che proclama: “...Dio, ricco di misericordia, per il grande amore col quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete salvati” (Ef 4,5). Che cosa è la Grazia? “È un dono di Dio”. Il dono che si spiega col suo Amore. Il dono è là dove è l’amore. E l’Amore si rivela mediante la Croce. […] L’Amore, che si rivela mediante la Croce, è proprio la Grazia. In essa si svela il più profondo Volto di Dio. Egli non è soltanto il giudice. È Dio di infinita maestà e di estrema giustizia. È Padre, che vuole che il mondo sia salvato; che capisca il significato della Croce. […] Con umiltà confessiamo le nostre colpe, le nostre negligenze, la nostra indifferenza nei confronti di questo Amore, che si è rivelato nella Croce. E contemporaneamente rinnoviamoci nello spirito con il grande desiderio della Vita, della Vita della Grazia, che eleva continuamente l’uomo, lo rinforza, lo impegna. Quella grazia che dà la piena dimensione alla nostra esistenza sulla terra. Così sia.

(Giovanni Paolo II)

Preghiera comunitaria

O grazia beata, / che fai ricco di virtù / chi è povero nello spirito / e fai ricco di molti beni / chi è umile di cuore, / vieni, / discendi in me, / colmami, fin dal mattino, / della tua consolazione, / cosicché l'anima mia / non venga meno / per stanchezza e aridità interiore! / Ti scongiuro, o Signore: / che io trovi grazia ai tuoi occhi. / La tua gloria mi basta, / pur se non otterrò / tutto quello cui tende la natura umana. / Anche se sarò tentato / e angustiato da molte tribolazioni, / non temerò alcun male, / finché la tua grazia / sarà con me. / Essa mi dà forza, / guida ed aiuto; / vince tutti i nemici, / è più sapiente di tutti i sapienti. / Essa è maestra di verità e di vita, / luce del cuore, / conforto nell'afflizione. / Essa mette in fuga la tristezza, / toglie il timore, / alimenta la pietà, / genera le lacrime. / Che cosa sono io mai, / senza la grazia, / se non un legno secco, / un ramo inutile, / da buttare via? / La tua grazia, dunque, / o Signore, / mi preceda sempre e mi segua, / e mi conceda di essere / sempre pronto a operare, / per Gesù Cristo, Figlio tuo. / Amen.

 

Canto FINALE


Notizie della nostra Comunità

 


RINNOVAMENTO CARISMATICO DELLO SPIRITO SANTO

Gruppo di Preghiera SACRA FAMIGLIA DI NAZARET


 

 Con la preghiera farete cose grandi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL CREDO DI CHI SIFFRE

 

Credo, o Dio mio Padre, che soffrendo con pazienza. completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo (Colossesi 1,24).

Credo che non abbiamo qui, sulla terra, una dimora stabile, ma andiamo in cerca di una patria migliore, quella celeste ed eterna (Ebrei 13,14; 1 L 16)

Credo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Romani 8,28).

       Credo che chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia (Salmo 126,5).

Credo che le sofferenze del momento presente non sono assolutamente paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, d'un momento, ma su quelle invisibili, eterne (Romani 8,18;Cor 4,1 ).              ", "

Credo che nessuno di noi vive per se stesso né muore per se stesso, perché se noi viviamo, Viviamo per il Signore, e se moriamo, moriamo per il Signore: sia che viviamo, sia che moriamo apparteniamo dunque al Signore (Rom 14,7 9).

, '. Credo che Dio tergerà le lacrime dagli occhi dei giusti, e che per loro non ci sarà più ne lutto né lamento, né affanno, perché il mondo di prima sarà scomparso (Apoc 21,4).

Credo che io fin d'ora sono figlio di Dio e che quando Egli si sarà manifestato, sarò simile a Lui, perché lo vedrò così come Egli è; io stesso con i miei occhi contemplerò il mio Salvatore (1 Giov3,2; Giobbe, 19,27).

Messaggio di Medjugorje

25 Gennaio 2008

"Cari figli, con il tempo quaresimale voi vi avvicinate ad un tempo di grazia. Il vostro cuore è come terra arata ed è pronto a ricevere il frutto che crescerà nel bene. Figlioli, voi siete liberi di scegliere il bene oppure il male. Per questo vi invito: pregate e digiunate. Seminate la gioia e nei vostri cuori il frutto della gioia crescerà per il vostro bene e gli altri lo vedranno e lo riceveranno attraverso la vostra vita. Rinunciate al peccato e scegliete la vita eterna. Io sono con voi e intercedo per voi presso mio Figlio.  Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

 

 

Rubrica a cura della

Sig.ra Amalia Bonciani


 

Notizie della nostra Comunità

 

 

Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II

                            Centro culturale sportivo ricreativo

 

 

Ultime notizie

 

Domenica 13 gennaio si è tenuta presso il Circolo l’assemblea annuale dei soci per l’approvazione del Bilancio consuntivo 2007 e di quello preventivo 2008. E’ stato dato a tutti gli intervenuti copia del prospetto riepilogativo delle entrate e uscite del bilancio del nostro circolo, per mese e per genere di spesa. Erano presenti, oltre al parroco ed al presidente, anche i membri del direttivo, ed in particolare Paolo Tapinassi Vice Presidente, Stefania Conticini Segretaria, Silvio Paggetti Tesoriere. Gli organi amministrativi e direttivi del Circolo sono stati eletto l’anno passato e saranno in carica fino al 2011. Ringraziamo tutti gli intervenuti per il sostegno che hanno dimostrato con la fiducia totale nei confronti dell’operato del Circolo approvando all’unanimità il bilancio; in particolare si sottolineano alcuni interventi di “vecchi” frequentatori degli ambienti parrocchiali, che hanno applaudito alla trasparenza degli atti di bilancio, in controtendenza col passato.

 

Ringraziamenti ai volontari

 

Si ringraziano sentitamente tutti i volontari del Circolo che si sono adoperati nelle attività del circolo, in particolare nei servizi bar e nelle feste sociali di capodanno e carnevale., nonché nella fatica per il nuovo forno.

 

Festa annuale del Circolo

 

La festa annuale del Circolo cade nel giorno in cui si celebra la festa della Divina Misericordia, domenica in Albis, ossia la prima dopo Pasqua, festa istituita da Giovanni Paolo II. Quest’anno 2008 è l’anno della Divina Misericordia: a Roma ci sarà un grande convegno Apostolico Mondiale dal 2 al 6 Aprile, allo scopo di rispondere alla grande chiamata della Divina Misericordia rivolta a tutta la Chiesa da Giovanni Paolo II. Quindi anche noi siamo chiamati ad impegnarci perché i festeggiamenti assumano un carattere singolare e magari, perché no, potremo organizzare un viaggio a Roma in occasione del Convegno mondiale.


Notizie dal Casentino

 

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

IL LAGO DEGLI IDOLI

La più grande stipe votiva etrusca mai rinvenuta

 

Il  Lago degli Idoli è localizzato nel versante casentinese del Monte Falterona ad una quota di circa 1380 mt. Il lago prosciugato nell’anno 1838 per effettuare gli scavi archeologici, ha restituito una stipe votiva che può essere considerata la più ricca di reperti mai scoperta. I ritrovamenti avvennero in modo casuale quando nel 1838 una pastorella rinvenne una statuetta bronzea. Da allora si costituì a Stia una società formata da un gruppo di amatori locali che intrapresero una campagna di scavo. Dopo pochi giorni il lago fu prosciugato e nel complesso furono ritrovate oltre 600 statuette. I reperti furono venduti per arrivare nei più importanti Musei del mondo: il British Museum, il Louvre e la Walters Art Gallery di Baltimora. Dal 1839 la zona fu meta di scavatori e nel tempo sono stati rinvenuti altri oggetti come una gamba votiva. Grazie al Gruppo Archeologico Casentinese sono stati in seguito ritrovati dei bronzetti appartenenti a collezioni private. La quantità e la qualità degli oggetti pervenuti dimostra che questo luogo di culto, difficile da raggiungere e in una zona impervia, deve aver avuto un importante ruolo nell’antichità. La maggior parte degli studiosi concorda che la stipe votiva si sia accumulata perché il sito si trovava lungo un tracciato viario molto importante che collegava l’Etruria centro – settentrionale a quella Padana e, attraverso i porti di Adria e Spina, al mondo greco. La vicinanza con le sorgenti del fiume Arno e il fatto che gli Etruschi ritenessero che il lago coincidesse con le sorgenti stesse, potrebbero aver determinato la sacralità del luogo. La Comunità Montana del Casentino in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, la Regione Toscana,  la Provincia di Arezzo, l’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, il Monte Falterona e Campigna, i Comuni di Stia, Bibbiena e  Poppi sta lavorando ad un progetto per cui il lago è stato ricostituito così da assumere nuovamente l’antico aspetto, ossia quello che appariva ai frequentatori che dal VI al III secolo a. C. salivano le pendici del monte Falterona per deporre le offerte alle divinità. Il riempimento del bacino, la cui  dimensione  è stata individuata durante le operazioni di scavo archeologico, avverrà in modo assolutamente naturale attraverso apporti idrici provenienti sia dalle precipitazioni meteoriche che dalle acque di percolazione del versante. Nel 2008 verranno realizzati i lavori di inerbimento delle sponde, attraverso la semina di specie erbacee tipiche del luogo e la messa a dimora di erbe palustri provenienti da ambienti simili. Il grande lavoro realizzato in questi anni ha portato al rinvenimento di 14.000 oggetti archeologici, riallacciando il legame tra storia, leggenda, mito e realtà. Il piccolo lago è risultato come una sorta di grande banca dati da cui si sono ottenute  informazioni in quantità tale da richiedere anni per la loro completa elaborazione.

 


Attualità

 

CASO  PRANDELLI

Dal Mondo dello Sport un esempio di attaccamento alla famiglia ed ai valori morali anche in presenza di un grande dolore

 

È scomparsa Manuela, moglie dell'allenatore della Fiorentina, Cesare Prandelli. La donna era malata da tempo, già dall'estate del 2004, quando il tecnico di Orzinuovi lasciò la panchina della Roma proprio per assistere la moglie.

Manuela Caffi aveva 45 anni ed era nata a Orzinuovi (Bs) come il marito. È morta attorno alle 13. Lascia i figli Niccolò di 24 anni (diplomato Isef e impegnato nello staff del padre nella Fiorentina) e Carolina di 21, studentessa universitaria.

Duemila persone per salutare Manuela, la moglie che Prandelli ha protetto con tenacia e tenerezza insieme a Nicolò e Carolina, la famiglia che più di ogni altra cosa è stata per lui il centro del mondo.

UN ADDIO educato e orgoglioso, Manuela avrebbe voluto così. «Signore, in questo momento ci sentiamo tutti un po’ traditi, non hai ascoltato le nostre preghiere, ma sappiamo che se hai richiamato a te questa sposa degna, questa madre esemplare, questa donna generosa, un motivo ci deve essere nel tuo disegno»: anche don Franco Bertanza si commuove quando ricorda dall’altare la fede di Manuela, i suoi incontri, e quell’unica crisi di sconforto prima del ciclo di chemio, era solo poche settimane fa. E’ un abbraccio misurato e caldo, i giocatori della Fiorentina guardano da lontano il loro allenatore, vorrebbero abbracciarlo. Ma forse gli occhi incrociano il vuoto, si spingono nel nulla. Sguardi persi: Donadel, Frey e Mutu sembrano i più colpiti, alla fine anche Vieri esce provato dalla chiesa, raggiunge i compagni che formano una cornice scura nel centro della piazza, le telecamere e i fotografi restano a distanza, i tifosi in disparte, nessun brusio copre il rumore dell’applauso che cresce quando, dalla porta della chiesa, esce la bara accompagnata da Cesare, Nicolò e Carolina. Rispetto, dignità, protezione.

 

 


Approfondimenti

 

La famiglia, "principale 'agenzia' di pace", secondo Benedetto XVI

 

Chi osteggia la famiglia minaccia la pace

 

Visto che il linguaggio della pace si impara in famiglia, chi osteggia quest'ultima minaccia la pace, ha affermato Benedetto XVI.

Il Papa ha iniziato il primo giorno dell'anno con una concelebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro nella Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, invocando la pace sulle famiglie e sul mondo intero.

In seguito, recitando l'Angelus insieme a varie migliaia di pellegrini riuniti in piazza San Pietro, ha commentato il tema di quest'anno della Giornata Mondiale della Pace - che si celebra il 1° gennaio -, "Famiglia umana, comunità di pace". 

"Lo stesso amore che costruisce e tiene unita la famiglia, cellula vitale della società, favorisce l'instaurarsi tra i popoli della terra di quei rapporti di solidarietà e di collaborazione che si addicono a membri dell'unica famiglia umana", ha spiegato.

"Chi anche inconsapevolmente osteggia l'istituto familiare - ha detto citando il Messaggio per la Giornata - rende fragile la pace nell'intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale 'agenzia' di pace". 

"Non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle".

Per questo motivo, ha sottolineato, è "veramente importante che ciascuno assuma le proprie responsabilità davanti a Dio e riconosca in Lui la sorgente originaria della propria e dell'altrui esistenza". 

"Da questa consapevolezza scaturisce un impegno a fare dell'umanità una vera comunità di pace, retta da una legge comune, che aiuti la libertà ad essere veramente se stessa ... e che protegga il debole dal sopruso del più forte", ha proposto.

Iniziando il 2008, in cui si celebra il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, il Papa ha invitato la comunità internazionale "a percorrere un cammino di autentica solidarietà e di stabile pace".

 

Cardinal Bertone: la Chiesa, una risorsa per la comunità politica italiana

 

La Chiesa è “una risorsa per tutti, anche per il nostro Paese”, sostiene il Cardinale Tarcisio Bertone, che lancia l'idea di una rete cattolica nei campi dell'informazione e della solidarietà.

In un'intervista apparsa su Famiglia Cristiana, il Segretario di Stato vaticano, toccando alcune delle principali questioni internazionali, a partire proprio dalla realtà italiana, ha sottolineato che la preoccupazione principale della Chiesa è la difesa dei valori della vita.

"La Chiesa – ha affermato – è una risorsa anche per la comunità politica italiana", in un Paese dove “la speranza si è un po’ smarrita”.

Il porporato ha quindi sottolineato la necessità di “ravvivare le sinergie anche tra i media cattolici”: “sinergie tra editori cattolici, facoltà di Scienze della comunicazione, giornali, radio e televisioni”.

“C’è un progetto a cui stiamo lavorando per collegare L’Osservatore ad alcuni quotidiani italiani. E la stessa cosa va fatta per le Organizzazioni non governative cattoliche: azioni comuni, non separate o, peggio ancora, contrapposte”, ha continuato.

“L’idea conciliare di 'Chiesa-comunione' deve essere tradotta nell’azione quotidiana delle Ong e dei media cattolici: fare rete e incidere con maggiore efficacia, altrimenti rischiamo il declino e perdiamo la sfida del confronto con la società contemporanea”, ha affermato.

Per rispondere ad alcuni ambienti che dipingono l'Italia come un Paese condizionato dalla Chiesa, il Cardinale Bertone ha poi evidenziato che “la concezione di laicità opposta a religiosità è antistorica”.

Dopo un anno in cui la Chiesa italiana è stata spesso fatto oggetto di pesanti attacchi, il Segretario di Stato vaticano ha ricordato come ai tempi della Democrazia cristiana e del Partito comunista ci fosse più rispetto.

Il porporato ha richiamato la posizione di Gramsci e di tanti altri esponenti comunisti nei confronti della religione, “ben diversa da quella di certi laicisti attuali, che ritengono che un cattolico non possa avere un concetto positivo di laicità”. Sui cosiddetti valori non negoziabili, vita e famiglia in primo luogo, il Cardinale Bertone ha ricordato che il 2007 è stato “molto impegnativo” per i cattolici italiani. A questo proposito ha accennato all'ultimo "incidente di percorso" rappresentato dall'inserimento di una norma anti-omofobia nel decreto sulla sicurezza.

"La posizione della Chiesa – ha ribadito il porporato – non è partigiana, ma corrisponde al diritto naturale. Il partito comunista di Gramsci, Togliatti, Berlinguer non avrebbe mai approvato le derive che si profilano oggi”.

“Grandi intellettuali comunisti e socialisti che ho conosciuto personalmente avevano una visione laica, ma morale, cioè credevano in un progetto morale ed etico autentico”.

Partendo da questa valutazione il porporato ha poi espresso l'auspicio che il nascente Partito democratico “si ispiri alla tradizione dei grandi partiti popolari, che avevano un saldo ancoraggio nei principi morali della convivenza sociale”.

In Italia, secondo il Cardinale Bertone, c'è oggi “trepidazione, delusione, a volte anche paura. L’aspirazione al benessere, l’abitudine ad avere sempre tutto, a vivere comunque nell’agiatezza, l’euforia della ricchezza proposta come unica meta di speranza oggi sono messe a repentaglio dalla situazione economica”.

A suo avviso, va poi aggiunto che la situazione italiana viene spesso dipinta a tinte fosche, a danno di quell'Italia che s'impegna per gli altri.

I mezzi di comunicazione sociale raccontano spesso di situazioni al limite, mentre la famiglia normale, “quella dove si fatica, ma ci si vuole bene, si educano i figli anche alla solidarietà, all'impegno per gli altri”, e che contribuisce alla “mentalità generosa, solidale, altruistica” che caratterizza l'Italia, sembra scomparsa dall'orizzonte.

 

TELEVISIONE

In occasione della festa di S. Francesco di Sales, protettore dei giornalisti, eccovi due spunti di riflessione particolarmente autorevoli su come usare criticamente i media, in particolare la TV.

" I media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e devono essere strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale. Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l'uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento.

E' il caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per la collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare ed ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosidetta audience, a volte non si esista a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza" (Benedetto XVI).

" Se siete in difficoltà o nel bisogno, venite a me. Se non avete la forza di digiunare a pane e acqua, potete rinunciare ad altre cose. Oltre che al cibo, sarebbe bene rinunciare alla televisione, perché dopo aver guardato i programmi televisivi, siete distratti e non riuscite a pregare. Potreste rinunciare anche all'alcool, alle sigarette e ad altri piaceri. Sapete da voi stessi ciò che dovreste fare" ( Regina della Pace - Medjugorje 8-12-1981).


Approfondimenti

 

Il magistero pontificio contro la massoneria

 

Che cos’è la massoneria? Un'associazione filantropica impegnata a diffondere fratellanza, uguaglianza, illuminismo oppure un centro di potere occulto? Perché la Chiesa la condanna? Da dove nasce l’avversione della massoneria alla Chiesa cattolica? A queste e altre domande cerca di rispondere un libro appena uscito dal titolo “I Papi e la massoneria” scritto dalla storica del Risorgimento Angela Pellicciari.

Che cos'è la massoneria e quali sono gli argomenti e le ragioni che hanno portato la Chiesa Cattolica e i Papi a condannarla?

Pellicciari: Io mi occupo di massoneria moderna: quella che nasce a Londra nel 1717 e vede i propri principi definiti nelle Costituzioni scritte dal pastore James Anderson nel 1723. Questo tipo di massoneria è condannata dai pontefici praticamente subito: Clemente XII emette la bolla “In eminenti” appena ventun anni dopo la sua comparsa. Il Papa intende risparmiare alle popolazione i “gravissimi danni” che la nuova associazione può procurare sia sul piano spirituale che su quello temporale. In questa prima bolla sono espressi i principali argomenti che i Papi svilupperanno nel corso di due secoli per condannare la Massoneria. E vale la pena di ricordare che i pronunciamenti antimassonici pontifici sono numerosissimi: secondo il religioso paolino Rosario Esposito ben 586.

Quanto ai motivi della condanna, sinteticamente, sono i seguenti:
- la segretezza dell’associazione (“se non operassero iniquamente, non odierebbero tanto decisamente la luce”)
- il giuramento con cui i massoni si impegnano “a mantenere un inviolabile silenzio intorno alle cose che esse [società segrete] compiono segretamente”, giuramento accompagnato da “esagerazione di gravi pene”.

A questo riguardo basti prendere in considerazione il giuramento del profano [non massone] al suo ingresso in Loggia come apprendista: “prometto e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera Massoneria; di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà svelato, sotto pena di aver tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua, le viscere lacere, fatto il mio corpo cadavere in pezzi, indi bruciato e ridotto in polvere, questa sparsa al vento per esecrata memoria ed infamia eterna”.

- l’indifferentismo in campo religioso: “si uniscono fra loro uomini di qualunque religione e setta”. Mettere sullo stesso piano le varie credenze religiose equivale a svalutarle tutte, ad unico vantaggio di quel centro di unione – la massoneria – in cui tutte possono ‘pacificamente’ convergere.

Perché la massoneria manifesta profonda ostilità nei confronti della religione cattolica?

Pellicciari: Al di là della propaganda, gli stessi massoni, sono ben consapevoli dell’inconciliabilità della Rivelazione con i principi che professano. Nel 1873 così scrive la Rivista della Massoneria Italiana: “Un vero Israelita o un vero cattolico possono essere veraci figli della Massoneria? No – se prima non riconoscono false e non rinnegano quelle parti della loro credenza religiosa che distruggono il principio massonico”. La massoneria esige dagli iniziandi “l’assoluta renunzia e la negazione di quei dogmi delle religioni rivelate, che ostassero alla libertà, alla uguaglianza e alla fratellanza degli uomini”. A questo proposito i Papi asseriscono che, dietro l’apparente ossequio della legge morale, di alcuni massoni si nasconde un attacco frontale al Decalogo e alla legge naturale. E’ infatti vero che, stando alle Costituzioni, il massone “per sua condizione” è tenuto ad obbedire alla legge morale, è pur vero però che la legge morale cui il massone fa riferimento è quella stabilita dagli stessi ‘fratelli’ nelle logge.

Fin dalla prima enciclica i Pontefici mettono in chiaro che non ci sono Logge buone e Logge cattive: sono tutte ugualmente accomunate nell’universale condanna: “condanniamo e proibiamo le predette Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o Conventicole dei Liberi Muratori, o con qualunque altro nome chiamate”.

Nell'Ottocento gli ideologismi radicali di destra e sinistra si incrociano con la massoneria. Cosa hanno detto i Papi in proposito?

Pellicciari: I Papi, nel loro magistero, hanno anticipato, e di molto, i fatti. Fin dal 1849 Pio IX afferma che sogli ideologismi di destra e sinistra sono il naturale sviluppo dell’azione delle società segrete. Ecco cosa scrive: “le domande di nuove istituzioni ed il progresso tanto predicato da tali uomini [i membri delle società segrete] mirano unicamente a tenere sempre vive le agitazioni, a eliminare ogni principio di giustizia, di virtù, di onestà, di religione; e ad introdurre, a propagare ed a far largamente dominare in ogni luogo, con gravissimo danno e rovina di tutta la società umana, l’orribile e fatalissimo sistema, contrario principalmente al diritto ed alla stessa ragione naturale”. Anche Leone XIII ipotizza un legame di figliolanza fra massoneria e sistemi radicali ideologici siano essi di destra che di sinistra. Trent’anni prima La Civiltà Cattolica aveva affermato la stessa cosa: “Le sette socialistiche o nazifasciste che di presente minacciano l’Europa e che massimamente cominciano a prendere forme e sembianze spiccate, altro non sono che sviluppamenti novelli e trasformazioni dell’Illuminismo. La sostanza, lo scopo, i mezzi, lo spirito, i principii, sono i medesimi”.

Secondo i Papi massoneria e sistemi politici radicali sono quindi contigui?
Pellicciari: Nel mio libro elenco una serie di forti analogie fra l’ideologia massonica e altre ideologie.   Mi limito qui alla constatazione di un unico fatto: al centro della bandiera della defunta DDR (Repubblica Democratica Tedesca) spiccava il disegno di un compasso.

Che tipo di provvedimenti sono stati presi nel passato? Quale validità hanno oggi?

Pellicciari: I Papi hanno reiteratamente scomunicato i massoni. Nel 1983 il nuovo Codice di Diritto canonico promulgato da Giovanni Paolo II non fa menzione della massoneria. Questa circostanza ha offerto ai ‘fratelli’ lo spunto per sostenere la fine della condanna pontificia nei confronti dell’istituzione cui appartengono (cosa che peraltro avevano reiteratamente affermato nel corso del tempo, sempre immotivatamente). Questo il contesto in cui il Cardinal Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblica nel 1983 una Dichiarazione sulla massoneria con l’esplicita approvazione del Santo Padre. Scrive Ratzinger: “È stato chiesto se sia mutato il giudizio della Chiesa nei confronti della massoneria per il fatto che nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene espressamente menzionata come nel Codice anteriore. Questa Congregazione è in grado di rispondere che tale circostanza è dovuta a un criterio redazionale seguito anche per altre associazioni ugualmente non menzionate in quanto comprese in categorie più ampie. Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione”.

 

Alcuni  SIMBOLI della MASSONERIA:

Il compasso e la squadra massonici; si possono trovare con o senza la G

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“Le Crociate non furono guerre di aggressione”

Sostiene il giornalista Arrigo Petacco nel libro “L’ultima crociata”

 

 “Le Crociate non furono guerre di aggressione, ma di legittima difesa di fronte alla jihad, la guerra santa iniziata secoli prima, all’assalto della cristianità”. Lo ha detto Arrigo Petacco, giornalista e divulgatore storico, nel presentare il suo ultimo libro a Bologna.

Ecco il libro: “L’ultima crociata. Quando gli ottomani arrivarono alle porte dell’Europa” (Mondatori), Arrigo Petacco ha affermato di aver avuto l'idea per il libro dal discorso pronunciato da Benedetto XVI a Ratisbona.

Senza voler suscitare ulteriori polemiche, Petacco ha spiegato che le critiche all'Islam, contenute nel famoso colloquio avvenuto presumibilmente verso la fine del XIV secolo tra l’imperatore Manuele II il Paleologo e un saggio musulmano, spiegano perchè “le Crociate furono una necessità”.

“I cristiani si sono trovati sempre a dover reagire a degli attacchi”, ha detto Petacco, facendo notare ad esempio che, con un secolo e mezzo d'anticipo sulla prima Crociata, una spedizione musulmana aveva addirittura risalito il Tevere da Ostia, arrivando a saccheggiare San Pietro e a tentare il rapimento del Pontefice, che si salvò soltanto per un caso e in extremis.

“Se la Chiesa alla fine non avesse reagito, chiamando a impugnare le armi”, ha affermato, “probabilmente oggi saremmo tutti musulmani”.

Fino a quel momento, ha tenuto a precisare Arrigo Petacco, i Papi non avevano mai impugnato la spada: “Fino ad allora la Chiesa non aveva fatto altro che predicare il cristianesimo, e con intelligenza”.

“C’erano state infatti le invasioni barbariche, ma la Chiesa, senza essere ricorsa alla forza, aveva mantenuto un grande prestigio, i barbari li aveva cristianizzati – ha spiegato –. Basti pensare che Carlo Magno, un franco analfabeta, era diventato imperatore del Sacro Romano Impero, con la benedizione e ricevendo la corona da parte del Pontefice”.

Ma quando si affacciano in Europa, ha sottolineato, “i musulmani non sono un popolo barbaro, hanno già la loro religione, codificata e precisa, con un preciso disegno politico: l’islamizzazione del mondo. Perché Islam, ricordiamolo, significa ‘sottomissione’”.

“Quando infatti – ha precisato infine lo scrittore – nel 1095 Urbano II proclamò la prima crociata, la cristianità stava per essere assorbita dall’Islam, che era dilagato nel Mediterraneo 'a macchia d’olio', e con la spada  aveva conquistato tutto il Nord dell’Africa e l’Asia Minore, circondato Costantinopoli e occupato la Sicilia, parte della Calabria, e tutta la Spagna, arrivando addirittura a varcare i Pirenei e ad entrare in Francia”.

Qui i carolingi ne bloccarono l'avanzata nel 732, con la battaglia di Poitiers; ma da quel momento fino a quella che Petacco chiama l’ “ultima crociata”, organizzata nel 1683 per liberare Vienna dall’assedio dei Turchi, “gli attacchi e le incursioni islamiche sono stati continui, via mare e via terra, per secoli”.

Al termine della conferenza Arrigo Petacco ha detto di aver avuto l’onore di ricevere una lettera di apprezzamento del suo libro da parte del Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone.


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La conversione dell'ex premier Tony Blair

La notizia della conversione al cattolicesimo dell'ex premier britannico Tony Blair ha innescato un notevole dibattito. Il Cardinale Cormac Murphy-O'Connor ha presieduto la Messa in cui Blair è stato accolto nella Chiesa cattolica, svoltasi presso la Sede arcivescovile di Westminster il 21 dicembre scorso.

Cresciuto nella Chiesa anglicana, Blair si unisce ora alla moglie Cherie e ai figli nella Chiesa cattolica. Voci sulla sua possibile conversione circolavano già da anni, innescati anche dalla regolare frequenza di Blair alla Messa domenicale con la famiglia. Un fattore che avrebbe ritardato l'ingresso dell'ex premier nella Chiesa cattolica, secondo alcuni, sarebbe stato quello di non voler apparire eccessivamente religioso in una società sempre più secolarizzata. In effetti, meno della metà dei Ministri del suo Governo ammette di credere in Dio, come riferito dal quotidiano Daily Mail del 23 dicembre. Secondo un sondaggio svolto da quel giornale, solo 8 dei 22 ministri sarebbero disposti a dire di essere cristiani, mentre due di loro ammettono di essere atei.

 

Gli anglicani  Riportando i dati sulla frequenza in chiesa, il giornale evidenzia che i cattolici sono ora più numerosi degli anglicani in termini di partecipazione alla Messa domenicale. Secondo il Telgraph, un sondaggio svolto dall'organizzazione Christian Research rileva la partecipazione di 861.000 fedeli alla Messa

 

Declino e Ripresa L'ultimo rapporto si colloca a conclusione di un anno in cui una serie di articoli di stampa ha ribadito il calo nel numero degli aderenti alle principali confessioni religiose.

"È dall'epoca vittoriana che non si aveva un dibattito così intenso e sostenuto sulla fede religiosa", ha osservato il quotidiano Times in un editoriale apparso alla Vigilia di Natale. Forse la polemica sul ruolo della religione e sulla fede servirà a far riflettere le persone sulle proprie convinzioni personali. Non tutte le notizie, del resto, sono negative. Il 18 settembre, un rapporto pubblicato sul sito Internet di Christian Today osserva che le vocazioni al sacerdozio sono aumentate nella diocesi cattolica di Westminster.