Parrocchia di San Martino a Vado

InStrada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

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Bimestrale di Formazione ed Informazione

della Comunità di Strada in Casentino

 

 

 

 

 

 


 

 

Anno VI  -  N. 32       Novembre - Dicembre 2008



Conquistati da Gesù Cristo

Numero speciale sul piano pastorale diocesano 2008/2009

 

 

 

SOMMARIO

 

 

q       Editoriale                                        pag. 3   Essere Discepoli

 

q       Il Vescovo                                        pag. 4    Presentazione del piano

 

q       Il piano 2007/2008                          pag. 5    Prima parte

 

q       Le preghiere del mese                    pag. 10  Preghiere

 

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 11  Guai a me se non predicassi…

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 16   Rinnovamento Carismatico

pag. 17   Circolo Parrocchiale

pag. 18   Pellegrinaggio a Lourdes

 

q       Attualità                                          pag. 21  Varie dal mondo e dalla Chiesa

 

q       Novità                                             pag. 29  Segnalazioni particolari

 

q       Approfondimenti                             pag. 30   Risorgimento e scuola

 

Il giornalino può essere scaricato su internet

all’indirizzo www.parrocchiastrada.net

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 


 



Editoriale

 

“Essere Discepoli”

 

Per diventare discepoli di un "qualsiasi Maestro", credo, occorra vivere un'esperienza che ti tocchi nel profondo. Questo è successo a Paolo nei confronti di Gesù. Prima di Damasco, Paolo era solo venuto in contatto con alcuni seguaci di Lui, che voleva mettere a tacere imprigionandoli.

Dopo quell'esperienza, quell'incontro fu come sedotto, conquistato dal suo Interlocutore. Caddero le sicurezze che possedeva; fu messo di fronte al Mistero di quella Presenza; si sentì amato ed illuminato a tal punto da trarre immediatamente conclusioni personali:

Il PERSECUTORE diventò BANDITORE della Sua causa.

Da allora nella sua vita tutto divenne subordinato al Maestro di Nazareth, Gesù Cristo. " Per me vivere è Cristo.." (Fil. 1,21), "Tutto reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Gesù Cristo,mio Signore" (Fi1.3,8) ... "Ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in Lui" (Fi1.3,8-9)

La figura di  Paolo è un esempio prezioso ed incoraggiante a dare il nostro assenzo di fede con fiducia e disponibilità.

Mi auguro che avvicinando questo apostolo tutti quanti si possa crescere nella comprensione dell'evento Gesù ed incrementare la nostra azione evangelizzatrice.

 

Il vostro parroco, don Roberto

 

 

 


Presentazione del Vescovo

Carissimi nel Signore,

 

con gioia affido alla comunità diocesana il Piano pastorale per l’anno 2008/2009. Com’è ben indicato nel titolo, esso intende essere uno strumento di lavoro per vivere in comunione con tutta la Chiesa il dono di grazia dell’anno dedicato a san Paolo. Un anno di grande opportunità, dal momento che l’apostolo Paolo, benché vissuto così vicino all’esperienza storia del Signore Gesù – sulla quale abbiamo ampiamente e fecondamene riflettuto lo scorso anno –, si trova di fatto nelle nostre stesse condizioni. Come noi, neanche Paolo ha conosciuto Gesù durante la sua vita terrena, ma lo ha scoperto nella vita fervente ed eroica delle prime comunità. Come noi, anche Paolo ha vissuto nella fede, come lui stesso solennemente dichiara scrivendo ai Galati: «Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (2,20).

Nondimeno, Paolo è divenuto un apostolo totalmente donato alla causa del Vangelo e che, anzi, ha saputo aprire al Vangelo tutto il vasto orizzonte del mondo pagano, cui preferibilmente ha indirizzato la sua predicazione. Egli, dunque, ci offre un esempio davvero prezioso e incoraggiante, un sostegno spirituale, un’intercessione presso Dio proprio per quelle sfide dell’evangelizzazione che ci stanno davanti e che richiedono di imparare ad annunciare il Vangelo anche nel cuore dei grandi cambiamenti del nostro tempo.

Com’è ormai consuetudine, nella sua articolazione, il Piano pastorale intende valorizzare al massimo il cammino dell’anno liturgico, soffermando ogni volta la nostra riflessione su temi della vita e del messaggio paolino più attinenti al periodo liturgico corrispondente. Per questo motivo, con certo che sarà ancora più facile e immediato inserire la riflessione proposta all’interno del cammino delle varie comunità.

Ancora una volta affido l’inizio dell’anno pastorale all’intercessione materna di Maria, Madre di Gesù e Madre nostra: perché l’esemplarità dell’apostolo Paolo faccia di tutti noi degli ardenti discepoli e testimoni del Signore Gesù sulle strade del mondo.

 

Fiesole, 8 settembre 2008

Festa della Natività della Beata Vergine Maria                          + Luciano, vescovo


Prima parte del piano

 

Tempo di Avvento – Tempo di Natale

 

«Sono stato conquistato da Gesù Cristo»

 

Quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.

Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Lettera ai Filippesi 3,7-14

 

1. Paolo, un convertito

 

Accostandoci all’esperienza umana e spirituale di san Paolo, la prima domanda che dobbiamo porci è certamente questa: in che cosa è consistita la sua “conversione”? Certo, si tratta di un’esperienza che ha radici nella profondità della coscienza di Paolo e che rimane, tutto sommato, un mistero inaccessibile. È noto come il grande scrittore Alessandro Manzoni, a chi lo interrogava riguardo alla sua conversione, rispondesse proprio facendo riferimento all’esperienza dell’Apostolo: «è stato come sulla via di Damasco».

In ogni caso, non c’è dubbio che Paolo sia e rimanga un convertito. Nell’esperienza della sua conversione è racchiuso il centro stesso della sua avventura spirituale e di tutta la sua riflessione, il fulcro di tutto quello che avrebbe vissuto successivamente. A quell’evento, Paolo si è continuamente riferito, fino a descrivere la propria vita come conquistata da Cristo e su di lui fondata. Emblematiche, in proposito, alcune affermazioni delle sue lettere:  «Questa vita nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha  amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20); «Per me il vivere è Cristo» (Fil 1,21); «Sono stato conquistato da Gesù Cristo» (Fil 3,12). Paolo, insomma, non può concepire la propria esistenza al di fuori dell’incontro con Cristo e di una relazione vitale con la sua persona.

È lo stesso papa Benedetto XVI ad averci offerto la migliore chiave di lettura proprio nel discorso di apertura dell’Anno Paolino: «Tutto ciò che Paolo fa, parte da questo centro. La sua fede è l’esperienza dell’essere amato da Gesù Cristo in modo tutto personale; è la coscienza del fatto che Cristo ha affrontato la morte non per un qualcosa di anonimo, ma per amore di lui – di Paolo – e che, come Risorto lo ama tuttora, che cioè Cristo si è donato per lui. La sua fede è l’essere colpito dall’amore di Gesù Cristo, un amore che lo sconvolge fin nell’intimo e lo trasforma. La sua fede non è una teoria, un’opinione su Dio e sul mondo. La sua fede è l’impatto dell’amore di Dio sul suo cuore. E così questa stessa fede è amore per Gesù Cristo».

Può essere interessante riferire anche un pensiero del poeta fiorentino Mario Luzi, che descriveva così i tratti della personalità paolina: «Il nucleo della forza di Paolo sta nell’assunzione totale ed esclusiva di Gesù Cristo come termine di ogni verità e di ogni giudizio. Si tratta anzi di una vera immedesimazione con la sua persona e di una piena integrazione col suo corpo avvenuta (e predicata) mediante il battesimo nella morte di Gesù».

Alla conversione di Paolo non è probabilmente estranea l’impressione ricevuta dal martirio di Stefano, cui l’Apostolo era presente, come ci riferiscono gli Atti degli Apostoli: un evento di cui la liturgia fa memoria proprio il giorno successivo al Natale del Signore. La morte di Stefano, infatti, dovette ripresentare agli occhi del giovane e zelante ebreo la stessa morte di Gesù Cristo, la sua stessa sorprendente capacità di perdonare i suoi assassini: «Poi piegò le ginocchia e gridò forte: “Signore, non imputar loro questo peccato”. Detto questo, morì» (At 7,60). E possiamo immaginare che Saulo abbia riflettuto a lungo su quella morte, nel corso del cammino interiore che lo avrebbe condotto alla conversione.

 

Riscoprire il senso profondo della conversione di Paolo può indubbiamente aiutarci a sintonizzare il nostro cammino con la spiritualità tipica del tempo di Avvento e di Natale che stiamo vivendo: tempo in cui riceviamo l’invito a preparare la strada al Signore e ad accoglierlo come novità assoluta nella nostra vita, a sincronizzare il nostro tempo interiore con un evento, quello dell’incarnazione, che ha cambiato per sempre non solo la storia del mondo, ma anche la nostra vicenda personale. Paolo è, in questo senso, un testimone appassionato proprio di questa svolta radicale e provvidenziale operata dall’avvento di Gesù Cristo: «Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve» (1Cor 7,29).

 

2. La novità cristiana, evento battesimale

 

Quella che l’Apostolo sperimenta nell’esperienza della conversione non è una novità di carattere soltanto morale: non diventa, cioè, semplicemente più buono o più paziente. A partire da Damasco, Paolo pensa ormai in un modo totalmente nuovo il proprio rapporto con Dio. Non ripone più la sua fiducia in se stesso e nella propria identità ebraica, ma nella fedeltà e nell’amore di Dio che si sono manifestati in Cristo. Paolo supera decisamente la concezione di Dio secondo la quale si può arrivare a lui solo salendo dal basso verso l’alto, con uno sforzo della volontà che ci rende perfetti osservanti della legge. Sta qui il suo vangelo della grazia, ossia quella novità cristiana in cui la salvezza non è conquistata con le nostre forze, ma gratuitamente ricevuta e accolta dall’iniziativa misericordiosa di Dio.

Così, se Paolo torna spesso a parlare della sua conversione, non è per far sfoggio della propria vicenda interiore, ma proprio per dare testimonianza di come, al centro del suo cambiamento di vita, per lui e per noi, si trovi l’esperienza della grazia di Dio: «Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù» (Rm 3,21-24).

La stessa novità cristiana sperimentata da Paolo raggiunge ognuno di noi in modo pieno e definitivo attraverso il battesimo, proprio come Paolo scrive nella Lettera ai Romani: «Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4). E se le esigenze evangeliche ci spingono in direzione di una radicalità sempre più piena, tanto più vivo si fa in noi il bisogno di una continua conversione, cioè di riaccogliere e rinnovare in noi la grazia della novità battesimale: quanto ci è dato vivere proprio attraverso il sacramento della penitenza, vero atteggiamento di conversione permanente.

 

Il tema della gratuità della salvezza è un altro aspetto che ci chiama fortemente in causa in questo tempo di Avvento e Natale: esso, infatti, ci invita ad assumere un profondo atteggiamento di adorazione verso il dono che Dio stesso ha fatto di sé in Gesù Cristo. Un’adorazione che si apre immediatamente al rendimento di grazie e che alimenta in noi il desiderio di fare anche della nostra vita un dono gratuito e disinteressato per il bene dei fratelli.

 

3. Il primato della fede, rivestirsi di Gesù Cristo

 

Per Paolo è chiarissimo che si diventa partecipi della salvezza unendoci a Cristo mediante la fede: morendo con lui al peccato e partecipando alla forza della sua risurrezione. Ne segue che la vita in Cristo non è essenzialmente il risultato del nostro fare o della molteplicità delle nostre opere, ma è espressione del nostro essere, ossia di una coscienza illuminata dalla luce di Cristo e abitata dalla sua stessa vita per la grazia dello Spirito santo: «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). È il primato della fede sulle opere, che erroneamente è stato motivo di dolorose divisioni nella storia della Chiesa, ma che noi oggi riscopriamo in tutta la sua verità e fecondità spirituale.

In un tempo che sembra fondare forse più di sempre il senso dell’esi­stenza nella possibilità dei propri mezzi, nella forza dell’organizzazione e delle iniziative, in un fare che sembra aver tolto ogni spazio alla riflessione, alla contemplazione e alla vita interiore, il richiamo di Paolo risuona particolarmente attuale e urgente anche per la vita della stessa comunità cristiana, che non può mai dare per scontato di essere al riparo dalla mentalità dominante. «Per questa grazia, infatti, siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2,8-9).

Nessun moralismo in Paolo: al cristiano non è richiesta alcuna “prestazione” religiosa o misura di efficienza, ma il lasciar trasparire la ricchezza, la bellezza e la novità di una vita interiore abitata da Cristo. E questo, certo, chiede di esser manifestato anche nelle opere, affinché esse stesse siano un’autentica espressione della vita spirituale. È in questo modo che si può finalmente risanare la drammatica dicotomia tra la fede e la vita, tra la preghiera e l’impegno, tra interno ed esterno, contro ogni forma di ipocrita apparenza.

Sono molte le espressioni con le quali Paolo caratterizza lo specifico della vita cristiana, ricorrendo a immagini che illustrano il dinamismo della vita nuova ricevuta nel battesimo: «quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,26). E ancora: «noi abbiamo il pensiero di Cristo» (1Cor 2,16), «noi siamo il profumo di Cristo» (2Cor 2,15). In fondo – come scrive Paolo ai Romani –, si tratta di non conformarsi «alla mentalità di questo secolo», ma di trasformarsi rinnovando la nostra mente, «per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2). Questo è il nostro vero e fecondo culto spirituale!

È proprio nella liturgia che, giorno dopo giorno e anno dopo anno, impariamo a riconoscere e a vivere il dono della vita di Cristo in noi: ascoltando la sua Parola e ricevendo il suo Corpo e il suo Sangue, infatti, noi diventiamo sempre più aperti e docili all’azione della grazia e comprendiamo che l’oggi della salvezza – che risuona con forza nei testi del tempo di Avvento e di Natale – è l’oggi del nostro pieno e definitivo sì all’iniziativa d’amore di Dio. Proprio il sì che, sull’esempio di Cristo, Paolo ha pronunciato per mezzo di tutta la sua vita: «Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu «sì» e «no», ma in lui c'è stato il “sì”» (2Cor 1,19).


Le preghiere del mese

 

PREGHIERE  CON  FRASI  EVANGELICHE

 


 

“Non giudicate, affinché non siate giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato.” (Mt 7, 1-2)

 

“Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?”

(Gv 11, 26)

 

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri.” (Gv 14, 35)

 

“Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande”  (Lc 6, 35)

 

“Chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande.” (Lc 9, 48)

 

“Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.” (Lc 14, 11)

 

“Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.” (Lc 15, 7)

 

 “Chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto.” (Lc 11, 9)

 

“Nella vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?” (Mt 6, 25)

 

“Dove sono riuniti due o tre nel mio nome, io sono in mezzo a loro.” (Mt 18, 20)

 

“Amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e sacrifici” (Mc 12, 33)

 

“Non chiunque mi dice ‘Signore, Signore’ entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio.” (Mt 7, 21)

 

 



                     Veglia di Preghiera

ADORAZIONE EUCARISTICA

 

“Guai a me se non predicassi il Vangelo!”

 

ESPOSIZIONE DEL SS. SACRAMENTO

 

Primo momento:     LA CONTEMPLAZIONE

“Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi” (Sal 26,13)

 

“È pertanto Dio, che è Amore, a condurre la Chiesa verso le frontiere dell'umanità e a chiamare gli evangelizzatori ad abbeverarsi «a quella prima originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l'amore di Dio» (Deus caritas est, 7). Solo da questa fonte si possono attingere l'attenzione, la tenerezza, la compassione, l'accoglienza, la disponibilità, l'interessamento ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie ai messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi completamente e incondizionatamente a spargere nel mondo il profumo della carità di Cristo”.

 

Così il Papa ci ricorda che “andare alla fonte”, attraverso la preghiera e la meditazione, è un presupposto necessario per un’azione missionaria ispirata dal messaggio evangelico. Senza il desiderio di essere vicini a Dio attraverso la preghiera, tutte le nostre azioni  sono vuote di significato.

 

In silenzio, contempliamo ora l’Eucarestia, lasciando che le parole del Papa sulla preghiera, prima e fondamentale forma di annuncio missionario, risuonino in noi.

 

SILENZIO    INVOCAZIONI

 

Chiediamo a Dio di favorire in noi la contemplazione, liberandoci innanzitutto dai desideri e dai timori che la ostacolano e offrendoci il dono prezioso dell’umiltà:

 

        Dal desiderio di essere stimato       Liberami, Gesù

        Dal desiderio di essere onorato       Liberami, Gesù

        Dal desiderio di essere lodato       Liberami, Gesù

        Dal desiderio di essere preferito agli altri       Liberami, Gesù

        Dal desiderio di essere approvato       Liberami, Gesù

        Dal timore di essere umiliato       Liberami, Gesù

        Dal timore di essere disprezzato       Liberami, Gesù

        Dal timore di essere calunniato       Liberami, Gesù

        Dal timore di essere dimenticato       Liberami, Gesù

        Dal timore di essere messo in ridicolo       Liberami, Gesù

 

CANTO

Secondo momento:  LA VOCAZIONE

“Considerate, fratelli, la vostra vocazione” ( 1Cor 1, 26a )

 

“Il mandato missionario continua ad essere una priorità assoluta per tutti i battezzati, chiamati ad essere servi e apostoli di Cristo Gesù in questo inizio di millennio. Il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, affermava già nell'Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi che «evangelizzare è la grazia, la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda» (n. 14). Come modello di questo impegno apostolico, mi piace indicare particolarmente san Paolo, l'Apostolo delle genti, poiché quest'anno celebriamo uno speciale giubileo a lui dedicato. È l'Anno Paolino, che ci offre l'opportunità di familiarizzare con questo insigne Apostolo, che ebbe la vocazione di proclamare il Vangelo ai Gentili, secondo quanto il Signore gli aveva preannunciato: «Va', perché io ti manderò lontano, tra i pagani» (At 22, 21). Come non cogliere l'opportunità offerta da questo speciale giubileo alle Chiese locali, alle comunità cristiane e ai singoli fedeli, per propagare fino agli estremi confini del mondo l'annuncio del Vangelo, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (cfr Rm 1, 16)?”.

 

Benedetto XVI ricorda che la missione di annunciare il Vangelo è una chiamata per ogni cristiano, sull’esempio eminente dell’apostolo Paolo.

 

In silenzio, contempliamo ora l’Eucarestia, riflettendo sulle possibilità che la nostra vocazione specifica ci offre per essere missionari nella vita di ogni giorno.

 

SILENZIO   INVOCAZIONI

 

Gesù, vera luce eterna           Guida i nostri passi

Gesù, sole di giustizia           Guida i nostri passi

Gesù, che ci ami           Guida i nostri passi

Gesù, modello di ogni virtù           Guida i nostri passi

Gesù, nostro rifugio           Guida i nostri passi

Gesù, padre dei poveri           Guida i nostri passi

Gesù, nostra via e nostra vita           Guida i nostri passi

Gesù, bontà infinita           Guida i nostri passi

Gesù, maestro degli Apostoli           Guida i nostri passi

Gesù, Parola di vita           Guida i nostri passi

 

CANTO

Terzo momento:    LA RESPONSABILITA

“Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere” ( 1 Cor 9, 16a )

 

“È importante ribadire che, pur in presenza di crescenti difficoltà, il mandato di Cristo di evangelizzare tutte le genti resta una priorità. Nessuna ragione può giustificarne un rallentamento o una stasi, poiché «il mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce la vita e la missione essenziale della Chiesa» (Paolo VI, Esort. Evangelii nuntiandi, 14). Missione che «è ancora agli inizi e noi dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 1) . Come non pensare qui al Macedone che, apparso in sogno a Paolo, gridava: «Passa in Macedonia e aiutaci»? Oggi sono innumerevoli coloro che attendono l'annuncio del Vangelo, coloro che sono assetati di speranza e di amore. Quanti si lasciano interpellare a fondo da questa richiesta di aiuto che si leva dall'umanità, lasciano tutto per Cristo e trasmettono agli uomini la fede e l'amore per Lui! (cfr Spe salvi, 8)”.

 

La chiamata alla missione induce all’assunzione di una responsabilità, verso se stessi e verso il prossimo. Il Papa ci esorta a non considerarci mai soddisfatti: la Missione della Chiesa è ancora agli inizi e c’è sempre molto da fare.

In silenzio, contempliamo ora l’Eucarestia, pregando in particolare per i missionari che vivono la loro esperienza di fede in comunità di prima evangelizzazione, affidandoli alla Volontà del Padre.

 

SILENZIO     INVOCAZIONI

 

Divina Volontà, faro luminoso del Padre       Venga il tuo Regno

Divina Volontà, faro redentivo del Figlio       Venga il tuo Regno

Divina Volontà, faro santificante dello Spirito Santo     Venga il tuo Regno

Divina Volontà, sostegno della Creazione       Venga il tuo Regno

 Divina Volontà, che trasformi l’umano in divino       Venga il tuo Regno

Divina Volontà, trasformatrice dei cuori       Venga il tuo Regno

Divina Volontà, Luce dell’umanità       Venga il tuo Regno

Divina Volontà, che regni nelle anime pacifiche       Venga il tuo Regno

Divina Volontà, che operi nel silenzio dei cuori       Venga il tuo Regno

Divina Volontà, specchio della santità divina       Venga il tuo Regno

 

CANTO

Quarto momento:      LA CARITA

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” ( Gv 13, 35 )

 

“È dunque un dovere impellente per tutti annunciare Cristo e il suo messaggio salvifico. «Guai a me - affermava san Paolo - se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). Sulla via di Damasco egli aveva sperimentato e compreso che la redenzione e la missione sono opera di Dio e del suo amore. L'amore di Cristo lo portò a percorrere le strade dell'Impero Romano come araldo, apostolo, banditore, maestro del Vangelo, del quale si proclamava «ambasciatore in catene» (Ef 6, 20). La carità divina lo rese «tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno» (1 Cor 9, 22). Guardando all'esperienza di san Paolo, comprendiamo che l'attività missionaria è risposta all'amore con cui Dio ci ama. Il suo amore ci redime e ci sprona verso la missio ad gentes; è l'energia spirituale capace di far crescere nella famiglia umana l'armonia, la giustizia, la comunione tra le persone, le razze e i popoli, a cui tutti aspirano (cfr Enc. Deus caritas est, 12)”.

 

Il Papa ci ricorda che non c’è missione senza la Carità. Siamo chiamati a imitare l’apostolo Paolo, che lasciò ogni preoccupazione per donarsi totalmente a Dio e agli uomini, animato da quello spirito di carità che basta a se stesso, senza il bisogno di altre effimere soddisfazioni.

 

In silenzio, contempliamo ora l’Eucarestia, il segno più significativo di questo Amore, da cui dobbiamo sempre trarre ispirazione.

 

SILENZIO     INVOCAZIONI

 

Ripetiamo: Usaci misericordia

Signore, che hai convertito Paolo persecutore     

Signore, che sei stato buono con Paolo      

Signore, che ti sei rivelato in Paolo come Figlio di Dio

Signore, che hai fatto di Paolo l’apostolo delle genti    

Signore, che hai reso Paolo fedelissimo ministro della Chiesa

Signore, che hai vissuto e operato in Paolo    

Signore, che hai unito inseparabilmente Paolo al tuo amore   

Signore, che hai dato a Paolo la forza di sopportare la

Signore, che sei stato glorificato dal ministero di

Signore, che hai dato ai popoli il tuo Vangelo attraverso

 

CANTO

Quinto momento:    IL RINGRAZIAMENTO

“Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito, perché sei stato la mia salvezza”                ( Sal 117, 21 )

 

“Cari fratelli e sorelle, «duc in altum»! Prendiamo il largo nel vasto mare del mondo e, seguendo l'invito di Gesù, gettiamo senza paura le reti, fiduciosi nel suo costante aiuto. Ci ricorda san Paolo che non è un vanto predicare il Vangelo (cfr 1 Cor 9, 16), ma un compito e una gioia. Cari fratelli Vescovi, seguendo l'esempio di Paolo ognuno si senta «prigioniero di Cristo per i gentili» (Ef 3, 1), sapendo di poter contare nelle difficoltà e nelle prove sulla forza che ci viene da Lui”.

 

Annunciare la Parola di Dio, prima di essere un dovere, è per ogni cristiano una gioia. Chiediamo a Cristo di illuminarci e vivere la nostra testimonianza di fede come missione di ringraziamento a Dio, per l’Amore che ci dona, pur nelle sofferenze.

 

In silenzio, contempliamo ora l’Eucarestia, a cui rivolgiamo interiormente i nostri sentimenti di riconoscenza per tutto ciò che ci ha concesso fino ad oggi.

 

INVOCAZIONI

 

Padre, unico nostro Dio

Noi  ti ringraziamo sempre per ogni cosa

Padre, Dio vivente nei secoli                 

Padre, che solo sei buono

Padre, che sei più grande del nostro cuore

Padre, dal quale tutto proviene e per il quale noi siamo

Padre, Dio della misericordia e di ogni consolazione

Padre, dal quale ci vengono grazia e pace

Padre, che fai sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti

Padre, che sei onorato solo da chi onora anche il Figlio

Padre, che noi possiamo vedere guardando Gesù                           CANTO

 

BENEDIZIONE DEL SS. SACRAMENTO

REPOSIZIONE DEL SS. SACRAMENTO

 
 



Notizie della nostra Comunità

 

RINNOVAMENTO CARISMATICO DELLO SPIRITO SANTO

Gruppo di Preghiera SACRA FAMIGLIA DI NAZARET

 


 Con la preghiera farete cose grandi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per il Bene di mio figlio

gli dico di NO

A partire dall’età della scuola la mente dei nostri figli comincia a sfuggirci, tanto più cerchiamo di tenerli sotto controllo tanto più diventano inafferrabili. Ed assistiamo a tanti fatti di cronaca che ci sconvolgono. Una soprattutto è la domanda: di chi è la colpa? E tante le risposte: la famiglia, la scuola, il sistema occidentale, la televisione, il consumismo, la perdita dei valori, il permissivismo. Ma se su molti di questi presunti colpevoli non abbiamo la possibilità di intervenire, almeno sul fronte del permissivismo i genitori possono fare molto, cominciando da subito, dai primissimi anni di vita.

Molti genitori si ritrovano sulla strada del “tutto è permesso” senza neppure rendersene conto, perché fin da quando il bambino era piccolo è sembrato crudele “dire di no” e ora i ragazzi sono abituati ad ottenere sempre tutto ciò che vogliono. Qualcuno penserà che tanto male ha fatto anche l’educazione autoritaria. eppure, pur essendo entrambi sbagliati, tra permissivismo ed autoritarismo, è senz’altro molto più dannoso il primo.

Rubrica a cura della

Sig.ra Amalia Bonciani

 

 
Ad affermarlo recenti studi di neurospichiatri infantili dell’università di Pisa. I bambini allevati in una totale mancanza di regole e di controllo sono poi deboli nell’affrontare le difficoltà della vita che inevitabilmente, crescendo, incontrano. Se il vecchio autoritarismo poteva generare rabbia repressa, desiderio di ribellione e disprezzo dell’autorità, il permissivismo fa di peggio: genera scarsa considerazione per gli altri e per la vita sociale, insoddisfazione continua, chiusura in se stessi e mancanza di motivazioni esistenziali.

Quindi non si urla, non si aggredisce il bambino, ma si danno comunque regole e si controlla che vengano rispettate. Il controllo sul comportamento esige una continua verifica da parte dei genitori, che tutto sommato il bambino o ragazzo apprezza perchè per lui è una manifestazione di attenzione. IMPORTANTE: è necessario essere coerenti: ossia essere i primi, con i propri comportamenti, a rispettare quello che si richiede ai figli.


Notizie della nostra Comunità

 

Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II

                            Centro culturale sportivo ricreativo

 

 

INIZIATIVE  CULTURALI

 

Nel corso di questi ultimi mesi, anche in considerazione del possibile utilizzo del locale ex cinema, in seguito alla ristrutturazione appena terminata, la nostra associazione ha dato vita a diverse iniziative di carattere culturale, in linea con gli indirizzi programmatici presenti nel nostro statuto.

Dopo il corso di nutrizione svolto a primavera in collaborazione con i medici della ASL, dopo le mostre di pittura dei ragazzi delle scuole elementari, abbiamo avuto la possibilità di ospitare opere di scultura su pietra realizzate per la mostra permanente di Assisi, realizzate grazie all’instancabile operato di un nostro socio ed amico Silvano LANDI.

In particolare le due opere, LA VISIONE DELLA FEDE realizzata da Luigi e Giacomo CARLETTI di Borgo alla Collina e IL MIRACOLO DELLA SORGENTE realizzata da Paolo GIABBANI di Stia, andranno ad arricchire, nei sotterranei della Basilica di San Francesco ad Assisi insieme ad altre circa 60 sculture, la cosiddetta “Galleria Frate Francesco”,

Infine ad ottobre la conferenza organizzata in collaborazione con l’AGE Toscana, l’associazione genitori riconosciuta dal Ministero della Pubblica Istruzione che raccoglie i genitori dei ragazzi di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Abbiamo pensato che dare la possibilità ai genitori del Casentino di confrontarsi sul tema scuola con una associazione nazionale, potesse contribuire a chiarire tanti aspetti sul mondo della scuola che è in continuo cambiamento e sul quale i ragazzi scommettono il loro percorso formativo e quindi il loro futuro.

Il presidente Antonio FANI


Notizie della nostra Comunità

 

Pellegrinaggio a Lourdes: diario di ritorno

 

Lourdes, situata ai piedi dei Pirenei, è una città di 16 000 abitanti. È attraversata dal fiume Gave che bagna anche  la grotta di Massabielle. E’ stata abitata fin dalla preistoria; vi si sono poi  succeduti Galli, Romani, Barbari e Mori. Il  paese è stato in possesso degli Inglesi e poi dei Francesi. A metà del 1800,  Lourdes era una cittadina di 4000 abitanti. Il suo castello  era abitato da una guarnigione di soldati. Questo paese era  un punto  di passaggio per chi si recava alle cure termali nei luoghi vicini o per gli  escursionisti dei Pirenei. Tutto sommato sarebbe stato un paese come tanti, se la Madonna non avesse scelto di apparire proprio qui.

Già un’antica leggenda legava Maria a Lourdes.

Nel 778, Carlo Magno assedia la fortezza di questo paese occupata dai Saraceni e dal loro capo, Mirat. Un’aquila, all’improvviso, sorvola la fortezza e lascia cadere ai piedi di Mirat l’enorme trota che ha nel becco. Astutamente, il capo saraceno la fa recapitare a Carlo Magno, per fargli credere che avevano riserve abbondanti di cibo. Questi si prepara a ritirarsi, quando il Vescovo, che lo accompagna, pensa di proporre a Mirat di arrendersi, non al re, ma alla Regina del cielo. Il capo saraceno accetta e si fa battezzare con il nome di Lorus che diviene poi, per la città, Lourdes.

Ma dalla leggenda si passa alla storia.

150 anni fa, l’11 febbraio 1858, Bernardette Soubirous  è alla ricerca di legna da ardere, quando sente un colpo di vento, si gira verso la grotta di Massabielle e vede “Aquerò” , “quella lì”, come lei la chiama, fin quando la Vergine, nel dialetto di Lourdes, non le dirà il suo nome: “Que soy era Immaculada Councepciou”.

E la storia cambia. Cambia per Bernardette, cambia per i 5 - 6 milioni di pellegrini che ogni anno si avvicinano a questa grotta. Quest’ anno, giubileo  per i 150 anni dalle apparizioni, i pellegrini sono ancora  più numerosi.

Prima di partecipare al pellegrinaggio organizzato da padre Guido,  mi sono  documentata sulle apparizioni: 18 in tutto, da febbraio a luglio di quell’anno. Mi ha colpito il silenzio di Maria. Pochissime le parole: “… penitenza!… prega per la conversione dei peccatori… vai a bere alla sorgente e a lavarti… si venga qui in processione e si costruisca una cappella... sono l’Immacolata Concezione” . Poche altre parole, legate più direttamente a Bernardette.

Anche la figura di Bernardette mi ha colpito: primogenita di 9 fratelli, di cui solo 4 rimasti in vita, all’inizio ha vissuto in una famiglia dove amore, preghiera e generosità erano sovrani; poi sono caduti in miseria, senza per questo perdere questa loro ricchezza interiore.

Bernardette era povera: viveva con la famiglia nel cachot [prigione], una stanza per 6 persone e la finestra che dava in una concimaia! Era semi analfabeta, non era un’aquila per intelligenza, era anche malata, eppure la Vergine ha scelto proprio lei. “Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti – dice san Paolo [1 Cor. 1, 27 – 29]  Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti… perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio”.

Quando sono arrivata davanti alla grotta, ho pensato che non era poi diversa da qualsiasi altra grotta che si può trovare anche vicino a noi. I giorni successivi ho visto che proprio lì ce ne erano di più maestose per ospitare la “bianca regina dei Pirenei”, come la chiamava mia zia, arrivata a Lourdes  in pellegrinaggio, malata fra i malati, più di 70 anni fa.

Questa era una grotta dove il Gave depositava i suoi detriti e dove si rifugiavano maiali e pecore. Eppure  Maria, con la sua scelta, l’ha resa unica.

L’acqua della sorgente, scoperta da Bernardette su indicazione della Madonna, le processioni e la fiaccolata serale sono le costanti delle giornate di Lourdes intorno alle tre basiliche sorte sopra la grotta.

Razionalmente tutti sappiamo che ci sono i malati, vedere quelle lunghe file, è un’altra cosa: le immagini passano dal cuore prima che dalla testa. Tutti abbiamo recitato almeno qualche rosario, ma sentire ripetere il saluto a Maria in tutte le lingue, dure o cantilenanti, note o sconosciute, è un’altra cosa. Ed è un’altra cosa vedere la massa enorme di persone che prega in questo luogo.

Non è facile trasformare le preghiere in preghiera; la preghiera che non ha più bisogno di parole ed è incontro con Chi ci ama.

Lourdes è noto per i miracoli: pochi riconosciuti dalla Chiesa, molti secondo i fedeli. Poco tempo prima di partire, una mia cugina mi aveva raccontato un “ miracolo” accaduto nel 1948 a una ragazza di Subbiano. L’amica paralizzata di questa mia zia, era tornata da Lourdes con le sue gambe e il fratello, che l’aveva vista scendere dal treno, era svenuto lui! Prima lei ha lavorato per sostenere la famiglia, poi è diventata suora domenicana con il nome di Maria Immacolata.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali, – dice Dante Alighieri  che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disianza vuol volar sanz’ali”. E continua:  “La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre”.

Ma è la conversione del cuore quella che Maria ha chiesto a Bernardette, ripetendo per tre volte “penitenza!”. E’ a Gesù che  Maria vuole portare.

Ed è proprio mentre facevamo la Via Crucis che padre Guido, “il cappuccino”, dalla seconda stazione quando Gesù è caricato della croce, è arrivato direttamente a quella della Risurrezione.

“Siamo invitati, come Gesù, a portare la nostra croce. Ma siccome non ce la facciamo da noi, è Lui che ci deve aiutare. E quindi, quando ci troviamo in difficoltà, basta un pensiero, basta che la nostra mente pensi a Cristo che ha portato la croce per noi e insieme a lui accettiamo tutto quello che ci capita nella terra, perché insieme a Lui possiamo portare questa croce con maggiore

 fervore e con maggiore…”

 

Qui è finito il  suo ultimo  messaggio terreno. Avermi portato là, lo considero il suo regalo… ancora tutto da scartare.  

                                                                                     Luciana  Lachi


Attualità

 

Angelus del Papa: Quel sangue di Dio, che sconfigge le forze del male

C'è nel mondo un male così serio e mortale, che richiede il sangue di Dio per essere sconfitto. All'Angelus, il Papa ha toccato con accenti esoterici e mistici, il mistero soprannaturale del male "nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono" ed in cui il Cristo non smette di chiamare interiormente ognuno ad unirsi a Lui per vincerle.

La lotta non è finita. "Se, per salvarci, il Figlio di Dio ha dovuto soffrire e morire crocifisso, la causa è la gravità della malattia da cui doveva guarirci: un male così serio e mortale da richiedere tutto il suo sangue", ha detto il Pontefice, aggiungendo: "Ma la lotta non è finita", perché "il male esiste e resiste in ogni generazione, anche ai nostri giorni" e "per portare a pieno compimento l’opera della salvezza, il Redentore continua ad associare a sé e alla sua missione uomini e donne disposti a prendere la croce e a seguirlo".

C'è, dunque, una stretta relazione tra la radice del male, che si manifesta nel mondo e il potere della Croce di Cristo, ed è la capacità soprannaturale di quella Croce di continuare a spandere sul mondo la protezione data dal sangue di Dio.

Uomini e donne in missione per amore. Ma, affinché questa protezione possa continuare ad operare, fino alla sconfitta definitiva del male nella vita umana, è necessario, che ci sia anche oggi chi risponde alla chiamata interiore del Cristo di unirsi al suo sacrificio per combattere con Lui.

"Come per Cristo, così pure per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono". Quanto più le forze del male emergono, tanto più "il Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito".

"Invochiamo l’aiuto della Vergine Santa, che per prima e sino alla fine ha seguito Gesù sulla via della croce. Ci aiuti Lei ad andare con decisione dietro al Signore."

 

PAPA E IMMIGRAZIONE. IL PROBLEMA E' LA MISSIONE

La tentazione di strumentalizzare le parole del Papa è sempre forte, e non ha fatto eccezione l’Angelus del 17 agosto in cui Benedetto XVI ha fatto cenno alla questione del razzismo. Immediata – anche se ingiustificata a leggere le parole del Papa – la traduzione politica riferita alle leggi sull’immigrazione e la sicurezza. Triste che siano anche esponenti cattolici a prestarsi a questo tipo di letture politiche. Soprattutto è passato inosservato il richiamo alla "universalità della missione della Chiesa", che consiste essenzialmente nell'annuncio di Cristo. In questa prospettiva allora l'immigrazione diventa occasione di annuncio...

 

PAPA: VERO NEMICO DELL'AMBIENTE E' L'ATEISMO

Il vero nemico dell'ambiente è l'ateismo. Lo ha detto il Papa parlando con il clero di Bressanone, svelando la falsità della posizione che accusa l'antropocentrismo della tradizione cristiana quale responsabile dei problemi ambientali. Con l'esempio del monachesimo, il Papa ha invece dimostrato come sia stato proprio il cristianesimo a esaltare il creato, e ha invitato i cattolici a riprendere la ormai dimenticata dottrina della Creazione. E' qui che "la Chiesa deve fare di più", non nel seguire le mode ecologiste.

 

 

"L'EUCARESTIA NON E' UN DIRITTO E VA NEGATA A CHI SOSTIENE L'ABORTO"

L’Eucarestia non è un diritto, ma un dono. E come tale si deve essere nella condizione di riceverlo. E’ quanto afferma il nuovo responsabile del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, mons. Raymond L. Burke, in una intervista in cui ribadisce anche l'obbligo dei sacerdoti di rifiutare l'Eucarestia ai politici che sostengono l'aborto procurato: "Innanzitutto per la salvezza della persona stessa, per impedirle di commettere sacrilegio" e poi "per la salvezza della Chiesa".

 

Il Papa: superare le crisi matrimoniali è possibile

Recuperare la speranza perché torni ad ardere la fiamma dell'amore

 

 Benedetto XVI è convinto che sia possibile superare le crisi matrimoniali e che il rapporto delle coppie che ci riescono diventi più profondo.

Perché la fiamma dell'amore torni ad ardere, il Papa constata la necessità di persone che sostengano i coniugi nei momenti di oscurità, dando loro soprattutto speranza contro la corrente comune al giorno d'oggi di presentare il divorzio come la soluzione più facile.

Il Pontefice lo ha spiegato questo ricevendo i partecipanti all'incontro internazionale del movimento Retrouvaille (http://www.retrouvaille.org), iniziativa sorta nel 1977 dall'intuizione che ha definito “provvidenziale” della coppia canadese formata da Guy e Jeannine Beland per aiutare le coppie in grave crisi. Il movimento è oggi presente in numerosi Paesi.

Il Papa ha considerato che la crisi coniugale – parlando di “crisi serie e gravi” – rappresenta una realtà “a due facce”.

Da una parte, ha spiegato, “si presenta, specialmente nella sua fase acuta e più dolorosa, come un fallimento, come la prova che il sogno è finito o si è trasformato in un incubo e, purtroppo 'non c’è più niente da fare'”.

Secondo il Papa, tuttavia, “c’è un’altra faccia, a noi spesso sconosciuta, ma che Dio vede”. Ogni crisi, infatti, “è passaggio ad una nuova fase di vita”, “una speranza più grande della disperazione”.

E' in quel momento che è necessaria l'opera di persone come quelle che partecipano al movimento Retrouvaille, ha indicato il Papa.

“Nei momenti più bui, la speranza i coniugi l’hanno smarrita; allora c’è bisogno di altri che la custodiscono, di un 'noi', di una compagnia di veri amici che, nel massimo rispetto, ma anche con sincera volontà di bene, siano pronti a condividere un po’ della propria speranza con chi l’ha perduta. Non in modo sentimentale o velleitario, ma organizzato e realistico”.

In questo modo, nel momento della rottura, offrono alla coppia “un riferimento positivo, a cui affidarsi nella disperazione”.

“In effetti, quando il rapporto degenera, i coniugi piombano nella solitudine, sia individuale che di coppia. Perdono l’orizzonte della comunione con Dio, con gli altri e con la Chiesa”. In questo contesto, incontri come quelli proposti dal movimento “offrono l’'appiglio' per non smarrirsi del tutto, e per risalire gradualmente la china”.

Per questo motivo, il Papa ha presentato le persone che aiutano le coppie in crisi come “custodi di una speranza più grande per gli sposi che l’hanno perduta”.

“Quando una coppia in difficoltà o – come dimostra la vostra esperienza – persino già separata, si affida a Maria e si rivolge a Colui che ha fatto dei due 'una sola carne', può essere certa che quella crisi diventerà, con l’aiuto del Signore, un passaggio di crescita, e che l’amore ne uscirà purificato, maturato, rafforzato”, ha affermato.

Questo, ha avvertito, “può farlo solo Dio, che vuole servirsi dei suoi discepoli come di validi collaboratori, per accostare le coppie, ascoltarle, aiutarle a riscoprire il tesoro nascosto del matrimonio, il fuoco rimasto sepolto sotto la cenere”.

“E’ Lui che ravviva e torna a far ardere la fiamma; non certo allo stesso modo dell’innamoramento, bensì in maniera diversa, più intensa e profonda: sempre però la stessa fiamma”.

Il programma Retrouvaille, come spiega la sua pagina web, consiste in un'esperienza di un weekend combinata con una serie di 6-12 sessioni post-weekend per 3 mesi.

Fornisce gli strumenti per aiutare a ricostruire il matrimonio e sottolinea soprattutto la comunicazione tra marito e moglie, dando agli sposi l'opportunità di riscoprirsi e di esaminare la vita insieme in un modo nuovo e positivo.

 

India: sale a 60 il numero dei cristiani assassinati

Secondo i dati forniti da “AsiaNews”, provenienti dall'All India Christian Council, oltre ai 60 morti ci sono più di 18.000 feriti, 178 chiese distrutte, oltre 4.600 case bruciate e 13 scuole e centri sociali danneggiati. Più di 50.000 cristiani sono inoltre fuggiti dai propri villaggi e si sono rifugiati nei campi o nelle foreste.

L'ondata di violenza, lungi dallo scemare, si aggrava giorno dopo giorno, come sottolinea in un comunicato il segretario generale della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia (FABC), monsignor Orlando B. Quevedo, Arcivescovo di Cotabato (Filippine).

Nel messaggio, scritto a nome dei Vescovi di tutta l'Asia, monsignor Quevedo esprime la preoccupazione per la violenza contro i cattolici e i cristiani delle altre confessioni.

Ciò che allarma maggiormente, si legge, è la mancanza d'azione da parte delle autorità locali e nazionali, alle quali i presuli chiedono di porre fine alle aggressioni condannando i responsabili.

“Come è tragica oggi l'immagine di quello che una volta era un Paese di grande armonia e tolleranza religiosa, il apese di Gandhi, rovinata da una minoranza di estremisti”, aggiunge il messaggio.

Domenica scorsa, circa 400 persone hanno manifestato a Nuova Delhi per chiedere al Governo azioni per frenare la violenza estremista. La Conferenza Episcopale Indiana, per bocca di uno dei suoi portavoce, Dominic Emmanuel, ha espresso la “profonda preoccupazione” per il disinteresse mostrato dalle autorità di fronte alla situazione dei cristiani.

I fondamentalisti hanno anche incendiato a Kandhamal la casa delle Missionarie della Carità, l'ordine fondato da Marte Teresa di Calcutta.

 

OTTOBRE  DEL  Rosario

In questo mese del S. Rosario cerchiamo di comprendere il valore di questa preghiera, così tanto raccomandata dalla Madonna e dalla Chiesa.

Non farti condizionare dal fatto che si tratti di una preghiera ripetitiva. Infatti, mentre reciti l'Ave Maria col cuore, la Madonna si fa presente in te e ti avvolge col suo amore materno.

Mentre tu preghi Lei opera sulla tua anima, ricolmandala di luce, di purezza e di pace.

Se sei stanco, lei ti ridà le forze. Se sei angosciato Lei ti rasserena. Se hai paura, Lei ti infonde coraggio. Se ti senti solo, Lei ti fa sentire la sua vicinanza. Se sei ferito nell'anima o nel copro, Lei versa l'olio delle tenerezza sulle tue piaghe.

Il Santo Rosario è un abbraccio con la Madre. Riposi sul suo Cuore e ti riscaldi col suo amore. Con Lei riprendi il cammino al seguito di Gesù, nella certezza che non smarrirai la via.

 

 

Cina, esecuzioni sprint per asportare i reni

Sarà la coda di paglia, la sindrome da Gorky Park; ma secondo me, così diamo nell’occhio anche di più. Un occidentale e un cinese ai giardinetti, tra delicati salici piangenti, foreste di bambù e rigogliose magnolie: che avranno da dirsi quei due? Lui però ha insistito. Dice che qui si sente più a suo agio.

Wu non è il suo vero nome. Ma anche questo era nei patti. Da una tasca della giacca, l’avvocato estrae un vecchio ritaglio del South China Morning Post. È datato 1 aprile 2006. Si parla di trapianti. «Una volta che i giudici hanno dato il loro consenso - c’è scritto - i medici possono recarsi sul luogo dell’esecuzione con un automezzo sterile.

Per molti chirurghi è un’esperienza scioccante, poiché generalmente i condannati non muoiono subito, all’atto dell’esecuzione. Solo che i medici devono agire con rapidità, per preservare la freschezza degli organi. In una certa misura, dunque, anche loro partecipano alla soppressione di una vita. Ma non c’è scelta...».

La Cina detiene il primato mondiale delle esecuzioni capitali. Milledieci morti ammazzati nel 2007, dicono le cifre ufficiali. In realtà il numero è molto più elevato. Duemila, tremila, cinquemila? Nessuno lo saprà mai. È considerato segreto di Stato. Resta il fatto che in occasione dell’Assemblea nazionale del popolo, nel marzo 2005, Chen Zhonglin, uno dei delegati, ha detto che in Cina le esecuzioni capitali sono circa «diecimila l’anno».

«Da noi - racconta mister Wu - la Corte popolare suprema include il numero dei condannati a morte nella più generale statistica delle condanne a pene superiori o uguali a cinque anni».
Inutile protestare. Gli avvocati, in Cina, vivono già con due piedi in una scarpa. Già l’idea di difendere un mascalzone viene giudicata dalle autorità una bestemmia. La questione è stata definita una volta per tutte nel 1997 con una manicomiale modifica del Codice penale (vedi all’articolo 306). Secondo le nuove disposizioni, dunque, qualora un procuratore giudichi che le testimonianze fornite da un avvocato difensore contraddicono le sue convinzioni, il procuratore medesimo può chiedere l’arresto del legale per falsa testimonianza.

«I crimini per cui è facile rimediare una pallottola nella nuca vanno dalla corruzione all’evasione fiscale, fino alla diffusione di segreti di Stato. Ma si può morire anche per un furto o per spaccio di droga», mi spiega Wu.

Si dice che gli organi dei condannati vengano comprati e venduti da una sorta di mafia dei trapianti. Wu fa sì con la testa. «Non è un segreto», dice, e cita un sito che promette «viscere subito». Sessantamila dollari per un trapianto di rene. Poco più del doppio per farsi un cuore nuovo.

E la tortura? Va ancora così di moda? «Sì, sì», dice Wu accendendosi l’ultima sigaretta. Cita un episodio che avevo già letto nel bel libro dedicato al «rovescio delle medaglie» dal missionario del Pime e direttore di Asia News Bernardo Cervellera. È la storia di She Xianglin, condannato all’ergastolo nell’aprile del 2005 (era reo confesso) per l’omicidio della moglie. La quale moglie, qualche mese dopo, venne sorpresa a spasso con un fidanzato fresco di giornata. Xianglin venne naturalmente scarcerato. Ma da allora zoppica vistosamente, e di quella storia, a chi gli domanda com’era andata in carcere, non vuole più parlare.

 

 

 

 

 

Novità

 

Vi segnaliamo LE NOVITA’ nella CHIESA

 

SINODO DEI VESCOVI SULLA PAROLA

 

UN ANNO DEDICATO ALLA PAROLA

 

LETTURA IN DIRETTA DELLA BIBBIA

 

PER LA PRIMA VOLTA UN RABBINO (EBREO)

PARLA AL SINODO DEI VESCOVI

 

NON C’E’ PACE SENZA DIFESA ALLA VITA

 

RISCOPERTA DELLA VITA EREMITICA

NELLA FAMIGLIA FRANCESCANA

 

VOTO ELETTRONICO IN LATINO
AL SINODO DEI VESCOVI A ROMA

 

 

 

 

 

Notizie dal Casentino

 

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

 

 

 

Questo numero non ha la rubrica del Direttore, la quale è molto impegnata in famiglia a cui si è aggiunta  MATILDE.

Auguroni a Silvia e Loenardo per la loro bambina!!

 

Un abbraccio da tutta la redazione del giornalino.


Approfondimenti

 

Quel Risorgimento di parte studiato a scuola…

 

In questi mesi sui giornali sono apparsi articoli nei quali si mette in guardia dal tentare qualsiasi “revisionismo storico” sul Risorgimento per non cadere nel “ridicolo” e non mettere in pericolo lo stesso stato nazionale.

Eppure “gli interrogativi sulle scelte operate nel 1861 e confermate nei decenni successivi sono legittimi. Nascono da un’esigenza attuale, quella di trarre dall’indagine intorno alle radici dell’Italia odierna, risposte convincenti sulla debolezza del nesso nazione-società-Stato, che sembra non avere avuto fin dall’inizio la saldezza desiderata”.

Molti in questi giorni hanno fatto di tutta l’erba un fascio, accomunando gli sconfitti del 20 settembre 1870 a Porta Pia, agli sconfitti del 1945. Mi sembra ingiusto e assurdo. Non tutti i vinti hanno torto. I nazisti erano un esercito occupante che, fra l’altro, in Italia, si macchiò di stragi orrende. Mentre lo Stato Pontificio era uno stato sovrano, più antico e anche più italiano di quello piemontese (nel quale i Savoia parlavano addirittura francese). Quindi nel 1870 vinsero gli occupanti e gli aggressori. Nel 1945 vinsero i liberatori. C’è una bella differenza. Non confondiamo storie diverse. E mi pare giusto che dopo 130 anni si possano ricordare anche i romani che difesero lo stato pontificio (peraltro Pio IX aveva dato ordine di resa per evitare inutili spargimenti di sangue). Personalmente non ho nessuna nostalgia del “Papa re”, perché ritengo – come disse Paolo VI – che sia stata provvidenziale la fine del potere temporale dei papi, che già Pio IX sentiva come una zavorra equivoca per la missione spirituale e universale della Chiesa (come si vede Dio scrive diritto anche su righe storte). Questo però non significa tacere sul fatto che: 1) quello stato pontificio era del tutto legittimo (come e più degli altri stati italiani: il Regno delle due Sicilie, quello piemontese e il Granducato di Toscana); 2) il potere temporale dei papi nascendo fu la salvezza dell’Italia: lo ha dimostrato uno storico anticlericale come Edward Gibbon; 3) l’invasione dello stato pontificio da parte dello stato piemontese, con la confisca di una quantità immensa di beni appartenenti alla Chiesa (e la persecuzione dei religiosi, cacciati dai conventi) è una clamorosa ingiustizia e non ha alcun fondamento giuridico e morale; 4) i Patti Lateranensi sono stati solo un parziale risarcimento; 5) la conquista militare piemontese degli altri stati italiani è stato il peggior modo di fare l’unità d’Italia. Perché l’hanno fatta contro gli italiani. Così ci è stato inflitto uno stato centralista e burocratico, che ha defraudato il Meridione (e non si è più ripreso), che si è fondato sul debito pubblico, e ha dato inizio a una industrializzazione assistita che ha viziato fin dalla nascita la nostra economia. E’ infine lo “Stato etico” ed elitario del Risorgimento (dove votava una piccolissima minoranza) che ci ha portato all’immane tragedia della Grande Guerra e al fascismo.

Tragedie dovute al fatto che la casta risorgimentale e massonica al potere, in sostanza tenne fuori dallo Stato gran parte della nazione che era contadina e cattolica. “L’Italia” ha scritto Ernesto Galli della Loggia “è l’unico Paese d’Europa (e non solo dell’area cattolica) la cui unità nazionale (…) sia avvenuta in aperto, feroce contrasto con la propria Chiesa nazionale”. Così, “tra il 1861 e il 1915, il popolo anziché essere una riserva di consenso, costituì un problema per le élites liberali che fecero l’Italia. Con conseguenze drammatiche nella definizione dei modi di fare e di intendere la politica”. Com’è noto a tutti – eccetto ai faziosi – Pio IX era un convinto patriota italiano e il suo progetto di Italia federale era di gran lunga il più realistico e pacifico. Attraverso il Rosmini tentò di mettere d’accordo i vari stati italiani, fra estate 1847 e autunno 1948, sul modello dello Zollverein tedesco (che poi è la via che è stata praticata dalla comunità europea). Quel progetto, che era realizzabilissimo, avrebbe risparmiato alla nostra nazione una gran quantità di vite umane e una enorme dissipazione di denaro pubblico. Inoltre ci avrebbe evitato tutti i problemi – a partire dalla questione meridionale – che ci portiamo dietro da due secoli. E avrebbe valorizzato le diverse identità culturali locali, di cui l’Italia è ricca. Il progetto d’Italia federale di Pio IX fallì per colpa del no del Piemonte che coltivava il suo progetto di espansione dinastica grazie all’appoggio di forze e potenze internazionali che avevano interesse a spazzar via il papato e ad avere un’Italietta succube e sottomessa alla loro politica estera.

Oggi che si torna a parlare di federalismo si può riconoscere una certa lungimiranza a Pio IX ? Anche perché il federalismo di quel momento storico innescava una dinamica unitaria fra i diversi regni italiani, quello di oggi rischia di innescare spinte centrifughe. Perciò, paradossalmente, va realizzato con il sentimento nazionale da cui era animato Pio IX, che può essere il punto di incontro ispirativo sia dei federalisti, sia di chi ha a cuore l’unità nazionale.