Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino

Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino

Anno
VI - N. 32 Novembre
- Dicembre 2008
Conquistati da Gesù Cristo
Numero speciale sul piano pastorale diocesano 2008/2009
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Essere Discepoli
q Il Vescovo pag.
4 Presentazione del piano
q Il piano 2007/2008 pag. 5 Prima parte
q Le preghiere del mese pag.
10 Preghiere
q Veglia di preghiera pag.
11 Guai a me se non predicassi…
q Notizie della nostra comunità pag.
16 Rinnovamento Carismatico
pag.
17 Circolo Parrocchiale
pag.
18 Pellegrinaggio a Lourdes
q Attualità pag. 21 Varie dal mondo e dalla Chiesa
q Novità pag. 29 Segnalazioni particolari
q Approfondimenti pag. 30 Risorgimento e scuola
Il giornalino può essere scaricato su internet
all’indirizzo www.parrocchiastrada.net
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI REDAZIONE: Piazza Piave n° 17/A - Strada in
Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
“Essere Discepoli”
Per
diventare discepoli di un "qualsiasi Maestro", credo, occorra vivere un'esperienza
che ti tocchi nel profondo. Questo è successo a Paolo nei confronti di Gesù.
Prima di Damasco, Paolo era solo venuto in contatto con alcuni seguaci di Lui,
che voleva mettere a tacere imprigionandoli.
Dopo
quell'esperienza, quell'incontro fu come sedotto, conquistato dal suo Interlocutore.
Caddero le sicurezze che possedeva; fu messo di fronte al Mistero di quella
Presenza; si sentì amato ed illuminato a tal punto da trarre immediatamente
conclusioni personali:
Il
PERSECUTORE diventò BANDITORE della Sua causa.
Da allora
nella sua vita tutto divenne subordinato al Maestro di Nazareth, Gesù Cristo. "
Per me vivere è Cristo.." (Fil. 1,21), "Tutto reputo una perdita di
fronte alla sublimità della conoscenza di Gesù Cristo,mio Signore"
(Fi1.3,8) ... "Ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come
spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in Lui"
(Fi1.3,8-9)
La figura
di Paolo è un esempio prezioso ed
incoraggiante a dare il nostro assenzo di fede con fiducia e disponibilità.
Mi auguro
che avvicinando questo apostolo tutti quanti si possa crescere nella comprensione
dell'evento Gesù ed incrementare la nostra azione evangelizzatrice.
Il vostro
parroco, don Roberto
Presentazione del
Vescovo
Carissimi
nel Signore,
con gioia affido alla
comunità diocesana il Piano pastorale per l’anno 2008/2009. Com’è ben indicato
nel titolo, esso intende essere uno strumento di lavoro per vivere in comunione
con tutta
Nondimeno, Paolo è divenuto
un apostolo totalmente donato alla causa del Vangelo e che, anzi, ha saputo
aprire al Vangelo tutto il vasto orizzonte del mondo pagano, cui preferibilmente
ha indirizzato la sua predicazione. Egli, dunque, ci offre un esempio davvero
prezioso e incoraggiante, un sostegno spirituale, un’intercessione presso Dio
proprio per quelle sfide dell’evangelizzazione che ci stanno davanti e che
richiedono di imparare ad annunciare il Vangelo anche nel cuore dei grandi
cambiamenti del nostro tempo.
Com’è ormai consuetudine,
nella sua articolazione, il Piano pastorale intende valorizzare al massimo il
cammino dell’anno liturgico, soffermando ogni volta la nostra riflessione su
temi della vita e del messaggio paolino più attinenti al periodo liturgico corrispondente.
Per questo motivo, con certo che sarà ancora più facile e immediato inserire la
riflessione proposta all’interno del cammino delle varie comunità.
Ancora una volta affido
l’inizio dell’anno pastorale all’intercessione materna di Maria, Madre di Gesù
e Madre nostra: perché l’esemplarità dell’apostolo Paolo faccia di tutti noi
degli ardenti discepoli e testimoni del Signore Gesù sulle strade del mondo.
Fiesole, 8 settembre 2008
Festa della Natività della
Beata Vergine Maria
+ Luciano, vescovo
Prima parte del piano
Tempo di Avvento – Tempo di Natale
«Sono stato conquistato
da Gesù Cristo»
Quello che
poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di
Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della
conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte
queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di
essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con
quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da
Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza
della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli
conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non però che
io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi
sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da
Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto
so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per
arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.
Lettera ai
Filippesi 3,7-14
1. Paolo, un
convertito
Accostandoci all’esperienza
umana e spirituale di san Paolo, la prima domanda che dobbiamo porci è
certamente questa: in che cosa è consistita la sua “conversione”? Certo, si
tratta di un’esperienza che ha radici nella profondità della coscienza di Paolo
e che rimane, tutto sommato, un mistero inaccessibile. È noto come il grande
scrittore Alessandro Manzoni, a chi lo interrogava riguardo alla sua conversione,
rispondesse proprio facendo riferimento all’esperienza dell’Apostolo: «è stato
come sulla via di Damasco».
In ogni caso, non c’è dubbio
che Paolo sia e rimanga un convertito. Nell’esperienza della sua conversione è
racchiuso il centro stesso della sua avventura spirituale e di tutta la sua
riflessione, il fulcro di tutto quello che avrebbe vissuto successivamente. A
quell’evento, Paolo si è continuamente riferito, fino a descrivere la propria
vita come conquistata da Cristo e su di lui fondata. Emblematiche, in
proposito, alcune affermazioni delle sue lettere: «Questa vita nella carne io la vivo nella fede
del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha
dato se stesso per me» (Gal 2,20);
«Per me il vivere è Cristo» (Fil
1,21); «Sono stato conquistato da Gesù Cristo» (Fil 3,12). Paolo, insomma, non può concepire la propria esistenza
al di fuori dell’incontro con Cristo e di una relazione vitale con la sua
persona.
È lo stesso papa Benedetto
XVI ad averci offerto la migliore chiave di lettura proprio nel discorso di
apertura dell’Anno Paolino: «Tutto ciò che Paolo fa, parte da questo centro. La
sua fede è l’esperienza dell’essere amato da Gesù Cristo in modo tutto personale;
è la coscienza del fatto che Cristo ha affrontato la morte non per un qualcosa
di anonimo, ma per amore di lui – di Paolo – e che, come Risorto lo ama
tuttora, che cioè Cristo si è donato per lui. La sua fede è l’essere colpito
dall’amore di Gesù Cristo, un amore che lo sconvolge fin nell’intimo e lo trasforma.
La sua fede non è una teoria, un’opinione su Dio e sul mondo. La sua fede è
l’impatto dell’amore di Dio sul suo cuore. E così questa stessa fede è amore
per Gesù Cristo».
Può essere interessante
riferire anche un pensiero del poeta fiorentino Mario Luzi, che descriveva così
i tratti della personalità paolina: «Il nucleo della forza di Paolo sta
nell’assunzione totale ed esclusiva di Gesù Cristo come termine di ogni verità
e di ogni giudizio. Si tratta anzi di una vera immedesimazione con la sua
persona e di una piena integrazione col suo corpo avvenuta (e predicata)
mediante il battesimo nella morte di Gesù».
Alla conversione di Paolo
non è probabilmente estranea l’impressione ricevuta dal martirio di Stefano,
cui l’Apostolo era presente, come ci riferiscono gli Atti degli Apostoli: un
evento di cui la liturgia fa memoria proprio il giorno successivo al Natale del
Signore. La morte di Stefano, infatti, dovette ripresentare agli occhi del
giovane e zelante ebreo la stessa morte di Gesù Cristo, la sua stessa
sorprendente capacità di perdonare i suoi assassini: «Poi piegò le ginocchia e
gridò forte: “Signore, non imputar loro questo peccato”. Detto questo, morì» (At 7,60). E possiamo immaginare che
Saulo abbia riflettuto a lungo su quella morte, nel corso del cammino interiore
che lo avrebbe condotto alla conversione.
Riscoprire il senso profondo della conversione di
Paolo può indubbiamente aiutarci a sintonizzare il nostro cammino con la
spiritualità tipica del tempo di Avvento e di Natale che stiamo vivendo: tempo
in cui riceviamo l’invito a preparare la strada al Signore e ad accoglierlo
come novità assoluta nella nostra vita, a sincronizzare il nostro tempo
interiore con un evento, quello dell’incarnazione, che ha cambiato per sempre
non solo la storia del mondo, ma anche la nostra vicenda personale. Paolo è, in
questo senso, un testimone appassionato proprio di questa svolta radicale e
provvidenziale operata dall’avvento di Gesù Cristo: «Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve» (1Cor 7,29).
2. La novità cristiana, evento battesimale
Quella che
l’Apostolo sperimenta nell’esperienza della conversione non è una novità di
carattere soltanto morale: non diventa, cioè, semplicemente più buono o più
paziente. A partire da Damasco, Paolo pensa ormai in un modo totalmente nuovo
il proprio rapporto con Dio. Non ripone più la sua fiducia in se stesso e nella
propria identità ebraica, ma nella fedeltà e nell’amore di Dio che si sono
manifestati in Cristo. Paolo supera decisamente la concezione di Dio secondo la
quale si può arrivare a lui solo salendo dal basso verso l’alto, con uno sforzo
della volontà che ci rende perfetti osservanti della legge. Sta qui il suo vangelo della grazia, ossia quella novità cristiana in cui la salvezza non
è conquistata con le nostre forze, ma gratuitamente ricevuta e accolta
dall’iniziativa misericordiosa di Dio.
Così, se
Paolo torna spesso a parlare della sua conversione, non è per far sfoggio della
propria vicenda interiore, ma proprio per dare testimonianza
di come, al centro del suo cambiamento di vita, per lui e per noi, si trovi
l’esperienza della grazia di Dio: «Ora invece, indipendentemente dalla
legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai
profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli
che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della
gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù
della redenzione realizzata da Cristo Gesù» (Rm 3,21-24).
La stessa
novità cristiana sperimentata da Paolo raggiunge ognuno di noi in modo pieno e
definitivo attraverso il battesimo,
proprio come Paolo scrive nella Lettera ai Romani: «Per mezzo del battesimo
siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte, perché come Cristo fu risuscitato
dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare
in una vita nuova» (Rm 6,4). E se le
esigenze evangeliche ci spingono in direzione di una radicalità sempre più
piena, tanto più vivo si fa in noi il bisogno di una continua conversione, cioè
di riaccogliere e rinnovare in noi la grazia della novità battesimale: quanto
ci è dato vivere proprio attraverso il sacramento della penitenza, vero atteggiamento
di conversione permanente.
Il tema della gratuità della salvezza è un
altro aspetto che ci chiama fortemente in causa in questo tempo di Avvento e
Natale: esso, infatti, ci invita ad assumere un profondo atteggiamento di
adorazione verso il dono che Dio stesso ha fatto di sé in Gesù Cristo.
Un’adorazione che si apre immediatamente al rendimento di grazie e che alimenta
in noi il desiderio di fare anche della nostra vita un dono gratuito e
disinteressato per il bene dei fratelli.
3. Il primato della fede, rivestirsi di Gesù
Cristo
Per Paolo è chiarissimo che
si diventa partecipi della salvezza unendoci a Cristo mediante la fede: morendo
con lui al peccato e partecipando alla forza della sua risurrezione. Ne segue
che la vita in Cristo non è essenzialmente il risultato del nostro fare o della
molteplicità delle nostre opere, ma è espressione del nostro essere, ossia di
una coscienza illuminata dalla luce di Cristo e abitata dalla sua stessa vita
per la grazia dello Spirito santo: «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in
me» (Gal 2,20). È il primato della fede
sulle opere, che erroneamente è stato motivo di dolorose divisioni nella storia
della Chiesa, ma che noi oggi riscopriamo in tutta la sua verità e fecondità
spirituale.
In un tempo che sembra
fondare forse più di sempre il senso dell’esistenza nella possibilità dei
propri mezzi, nella forza dell’organizzazione e delle iniziative, in un fare
che sembra aver tolto ogni spazio alla riflessione, alla contemplazione e alla
vita interiore, il richiamo di Paolo risuona particolarmente attuale e urgente
anche per la vita della stessa comunità cristiana, che non può mai dare per
scontato di essere al riparo dalla mentalità dominante. «Per questa grazia,
infatti, siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di
Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2,8-9).
Nessun moralismo in Paolo:
al cristiano non è richiesta alcuna “prestazione” religiosa o misura di
efficienza, ma il lasciar trasparire la ricchezza, la bellezza e la novità di
una vita interiore abitata da Cristo. E questo, certo, chiede di esser
manifestato anche nelle opere, affinché esse stesse siano un’autentica
espressione della vita spirituale. È in questo modo che si può finalmente
risanare la drammatica dicotomia tra la fede e la vita, tra la preghiera e
l’impegno, tra interno ed esterno, contro ogni forma di ipocrita apparenza.
Sono molte le
espressioni con le quali Paolo caratterizza lo specifico della vita cristiana,
ricorrendo a immagini che illustrano il dinamismo della vita nuova ricevuta nel
battesimo: «quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di
Cristo» (Gal 3,26). E ancora: «noi
abbiamo il pensiero di Cristo» (1Cor 2,16),
«noi siamo il profumo di Cristo» (2Cor 2,15).
In fondo – come scrive Paolo ai Romani –, si tratta di non conformarsi «alla
mentalità di questo secolo», ma di trasformarsi rinnovando la nostra mente,
«per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto»
(Rm 12,2). Questo è il nostro vero e
fecondo culto spirituale!
È proprio
nella liturgia che, giorno dopo giorno e anno dopo anno, impariamo a riconoscere
e a vivere il dono della vita di Cristo in noi: ascoltando la sua Parola e ricevendo
il suo Corpo e il suo Sangue, infatti, noi diventiamo sempre più aperti e
docili all’azione della grazia e comprendiamo che l’oggi della
salvezza – che risuona con forza nei testi del tempo di Avvento e di Natale – è
l’oggi del nostro pieno e definitivo sì all’iniziativa d’amore di Dio. Proprio
il sì che, sull’esempio di Cristo, Paolo ha pronunciato per mezzo di tutta la
sua vita: «Il Figlio di Dio, Gesù
Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu «sì» e
«no», ma in lui c'è stato il “sì”» (2Cor 1,19).
Le preghiere del mese
“Non giudicate, affinché non siate giudicati; non
condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato.” (Mt 7,
1-2)
“Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno.
Credi tu questo?”
(Gv 11, 26)
“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se
avrete amore gli uni per gli altri.” (Gv 14, 35)
“Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza
sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande”
(Lc 6, 35)
“Chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande.”
(Lc 9, 48)
“Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà
esaltato.” (Lc 14, 11)
“Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore
convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.”
(Lc 15, 7)
“Chiedete con
perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente,
e vi sarà aperto.” (Lc 11, 9)
“Nella vostra vita non affannatevi di quello che
mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete;
la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?” (Mt 6, 25)
“Dove sono riuniti due o tre nel mio nome, io sono in
mezzo a loro.” (Mt 18, 20)
“Amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e
con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli
olocausti e sacrifici” (Mc 12, 33)
“Non chiunque mi dice ‘Signore, Signore’ entrerà nel
regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio.” (Mt 7, 21)
Veglia di Preghiera
ADORAZIONE EUCARISTICA
“Guai a me se non
predicassi il Vangelo!”
ESPOSIZIONE
DEL SS. SACRAMENTO
Primo momento:
“Sono certo
di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi” (Sal 26,13)
“È pertanto Dio, che è Amore, a condurre
Così il Papa ci ricorda che “andare alla fonte”,
attraverso la preghiera e la meditazione, è un presupposto necessario per
un’azione missionaria ispirata dal messaggio evangelico. Senza il desiderio di
essere vicini a Dio attraverso la preghiera, tutte le nostre azioni sono vuote di significato.
In silenzio,
contempliamo ora l’Eucarestia, lasciando che le parole del Papa sulla preghiera,
prima e fondamentale forma di annuncio missionario, risuonino in noi.
SILENZIO INVOCAZIONI
Chiediamo a
Dio di favorire in noi la contemplazione, liberandoci innanzitutto dai desideri
e dai timori che la ostacolano e offrendoci il dono prezioso dell’umiltà:
Dal desiderio di essere
stimato Liberami, Gesù
Dal desiderio di essere
onorato Liberami, Gesù
Dal
desiderio di essere lodato Liberami,
Gesù
Dal
desiderio di essere preferito agli altri
Liberami, Gesù
Dal
desiderio di essere approvato Liberami, Gesù
Dal
timore di essere umiliato Liberami, Gesù
Dal
timore di essere disprezzato Liberami,
Gesù
Dal
timore di essere calunniato Liberami, Gesù
Dal
timore di essere dimenticato Liberami, Gesù
Dal
timore di essere messo in ridicolo Liberami, Gesù
CANTO
Secondo momento:
“Considerate,
fratelli, la vostra vocazione” ( 1Cor
1, 26a )
“Il mandato missionario continua ad
essere una priorità assoluta per tutti i battezzati, chiamati ad essere servi e apostoli di
Cristo Gesù in questo inizio
di millennio. Il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, affermava
già nell'Esortazione apostolica Evangelii
nuntiandi che «evangelizzare è la grazia, la vocazione propria della
Chiesa, la sua identità più profonda» (n. 14). Come modello di questo impegno
apostolico, mi piace indicare particolarmente san Paolo, l'Apostolo delle
genti, poiché quest'anno celebriamo uno speciale giubileo a lui dedicato. È
l'Anno Paolino, che ci offre l'opportunità di familiarizzare con questo insigne
Apostolo, che ebbe la vocazione di proclamare il Vangelo ai Gentili, secondo
quanto il Signore gli aveva preannunciato: «Va', perché io ti manderò lontano,
tra i pagani» (At 22, 21). Come
non cogliere l'opportunità offerta da questo speciale giubileo alle Chiese
locali, alle comunità cristiane e ai singoli fedeli, per propagare fino agli
estremi confini del mondo l'annuncio del Vangelo, potenza di Dio per la
salvezza di chiunque crede (cfr Rm 1, 16)?”.
Benedetto XVI ricorda che la missione di annunciare il
Vangelo è una chiamata per ogni cristiano, sull’esempio eminente dell’apostolo
Paolo.
In silenzio,
contempliamo ora l’Eucarestia, riflettendo sulle possibilità che la nostra
vocazione specifica ci offre per essere missionari nella vita di ogni giorno.
SILENZIO INVOCAZIONI
Gesù, vera luce eterna Guida
i nostri passi
Gesù, sole di giustizia Guida
i nostri passi
Gesù, che ci ami Guida
i nostri passi
Gesù, modello di ogni virtù Guida
i nostri passi
Gesù, nostro rifugio Guida
i nostri passi
Gesù, padre dei poveri Guida
i nostri passi
Gesù, nostra via e nostra vita Guida
i nostri passi
Gesù, bontà infinita Guida
i nostri passi
Gesù, maestro degli Apostoli Guida
i nostri passi
Gesù, Parola di vita Guida
i nostri passi
CANTO
Terzo
momento:
“Non è
infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere” ( 1 Cor 9, 16a )
“È importante ribadire che, pur in
presenza di crescenti difficoltà, il mandato di Cristo di evangelizzare tutte
le genti resta una priorità. Nessuna ragione può giustificarne un rallentamento
o una stasi, poiché «il mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce
la vita e la missione essenziale della Chiesa» (Paolo VI, Esort. Evangelii
nuntiandi, 14). Missione che «è ancora agli inizi e noi dobbiamo impegnarci con
tutte le forze al suo servizio» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 1)
. Come non pensare qui al Macedone che, apparso in sogno a Paolo, gridava:
«Passa in Macedonia e aiutaci»? Oggi sono innumerevoli coloro che attendono l'annuncio
del Vangelo, coloro che sono assetati di speranza e di amore. Quanti si
lasciano interpellare a fondo da questa richiesta di aiuto che si leva
dall'umanità, lasciano tutto per Cristo e trasmettono agli uomini la fede e
l'amore per Lui! (cfr Spe salvi, 8)”.
La chiamata alla missione induce all’assunzione di una
responsabilità, verso se stessi e verso il prossimo. Il Papa ci esorta a non
considerarci mai soddisfatti:
In silenzio,
contempliamo ora l’Eucarestia, pregando in particolare per i missionari che
vivono la loro esperienza di fede in comunità di prima evangelizzazione, affidandoli
alla Volontà del Padre.
SILENZIO INVOCAZIONI
Divina
Volontà, faro luminoso del Padre Venga il tuo Regno
Divina Volontà, faro redentivo del Figlio Venga
il tuo Regno
Divina Volontà, faro
santificante dello Spirito Santo Venga il tuo Regno
Divina Volontà, sostegno della Creazione Venga
il tuo Regno
Divina Volontà,
che trasformi l’umano in divino Venga il tuo Regno
Divina Volontà, trasformatrice dei cuori Venga
il tuo Regno
Divina Volontà, Luce dell’umanità Venga
il tuo Regno
Divina Volontà, che regni nelle anime pacifiche Venga
il tuo Regno
Divina Volontà, che operi nel silenzio dei cuori Venga
il tuo Regno
Divina Volontà, specchio della santità divina Venga
il tuo Regno
CANTO
Quarto
momento:
“Da questo
tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”
( Gv 13, 35 )
“È dunque un dovere impellente per tutti
annunciare Cristo e il suo messaggio salvifico. «Guai a me - affermava san
Paolo - se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). Sulla via di Damasco egli aveva sperimentato e
compreso che la redenzione e la missione sono opera di Dio e del suo amore.
L'amore di Cristo lo portò a percorrere le strade dell'Impero Romano come
araldo, apostolo, banditore, maestro del Vangelo, del quale si proclamava
«ambasciatore in catene» (Ef 6, 20).
La carità divina lo rese «tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno» (1
Cor 9, 22). Guardando all'esperienza di san Paolo, comprendiamo che
l'attività missionaria è risposta all'amore con cui Dio ci ama. Il suo amore ci
redime e ci sprona verso la missio ad gentes; è l'energia
spirituale capace di far crescere nella famiglia umana l'armonia, la giustizia,
la comunione tra le persone, le razze e i popoli, a cui tutti aspirano (cfr
Enc. Deus caritas est, 12)”.
Il Papa ci ricorda che non c’è missione senza
In silenzio,
contempliamo ora l’Eucarestia, il segno più significativo di questo Amore, da
cui dobbiamo sempre trarre ispirazione.
SILENZIO INVOCAZIONI
Ripetiamo: Usaci
misericordia
Signore, che hai convertito Paolo persecutore
Signore, che sei stato buono con Paolo
Signore, che ti sei rivelato in Paolo come Figlio di
Dio
Signore, che hai fatto di Paolo l’apostolo delle
genti
Signore, che hai reso Paolo fedelissimo ministro della
Chiesa
Signore, che hai vissuto e operato in Paolo
Signore, che hai unito inseparabilmente Paolo al tuo
amore
Signore, che hai dato a Paolo la forza di sopportare
la
Signore, che sei stato glorificato dal ministero di
Signore, che hai dato ai popoli il tuo Vangelo
attraverso
CANTO
Quinto momento: IL RINGRAZIAMENTO
“Ti rendo
grazie, perché mi hai esaudito, perché sei stato la mia salvezza” ( Sal 117, 21 )
“Cari fratelli e sorelle, «duc in altum»! Prendiamo il largo
nel vasto mare del mondo e, seguendo l'invito di Gesù, gettiamo senza paura le
reti, fiduciosi nel suo costante aiuto. Ci ricorda san Paolo che non è un vanto
predicare il Vangelo (cfr 1 Cor 9,
16), ma un compito e una gioia. Cari fratelli Vescovi, seguendo l'esempio di
Paolo ognuno si senta «prigioniero di Cristo per i gentili» (Ef 3, 1), sapendo di poter contare
nelle difficoltà e nelle prove sulla forza che ci viene da Lui”.
Annunciare
In silenzio,
contempliamo ora l’Eucarestia, a cui rivolgiamo interiormente i nostri sentimenti
di riconoscenza per tutto ciò che ci ha concesso fino ad oggi.
INVOCAZIONI
Padre, unico nostro Dio
Noi ti
ringraziamo sempre per ogni cosa
Padre, Dio vivente nei secoli
Padre, che solo sei buono
Padre, che sei più grande del
nostro cuore
Padre, dal quale tutto
proviene e per il quale noi siamo
Padre,
Dio della misericordia e di ogni consolazione
Padre, dal quale ci vengono
grazia e pace
Padre, che fai sorgere il
sole sui giusti e sugli ingiusti
Padre, che sei onorato solo
da chi onora anche il Figlio
Padre,
che noi possiamo vedere guardando Gesù CANTO
BENEDIZIONE
DEL SS. SACRAMENTO REPOSIZIONE
DEL SS. SACRAMENTO
Notizie della nostra Comunità
Con la preghiera farete cose grandi
Per
il Bene di mio figlio
gli
dico di NO
A partire
dall’età della scuola la mente dei nostri figli comincia a sfuggirci, tanto più
cerchiamo di tenerli sotto controllo tanto più diventano inafferrabili. Ed
assistiamo a tanti fatti di cronaca che ci sconvolgono. Una soprattutto è la domanda:
di chi è la colpa? E tante le risposte: la famiglia, la scuola, il sistema occidentale,
la televisione, il consumismo, la perdita dei valori, il permissivismo. Ma se
su molti di questi presunti colpevoli non abbiamo la possibilità di
intervenire, almeno sul fronte del permissivismo i genitori possono
fare molto, cominciando da subito, dai primissimi anni di vita.
Molti
genitori si ritrovano sulla strada del “tutto è permesso” senza neppure
rendersene conto, perché fin da quando il bambino era piccolo è sembrato crudele
“dire di no” e ora i ragazzi sono abituati ad ottenere sempre tutto ciò che
vogliono. Qualcuno penserà che tanto male ha fatto anche l’educazione
autoritaria. eppure, pur essendo entrambi sbagliati, tra permissivismo ed
autoritarismo, è senz’altro molto più dannoso il primo.
Rubrica a cura della Sig.ra Amalia Bonciani
Ad
affermarlo recenti studi di neurospichiatri infantili dell’università di Pisa.
I bambini allevati in una totale mancanza di regole e di controllo sono poi
deboli nell’affrontare le difficoltà della vita che inevitabilmente, crescendo,
incontrano. Se il vecchio autoritarismo poteva generare rabbia repressa,
desiderio di ribellione e disprezzo dell’autorità, il permissivismo fa di
peggio: genera scarsa considerazione per gli altri e per la vita sociale,
insoddisfazione continua, chiusura in se stessi e mancanza di motivazioni
esistenziali.
Quindi non
si urla, non si aggredisce il bambino, ma si danno comunque regole e si
controlla che vengano rispettate. Il controllo sul comportamento esige una
continua verifica da parte dei genitori, che tutto sommato il bambino o ragazzo
apprezza perchè per lui è una manifestazione di attenzione. IMPORTANTE: è necessario essere
coerenti: ossia essere i primi, con i propri comportamenti, a rispettare quello
che si richiede ai figli.
Notizie
della nostra Comunità
INIZIATIVE CULTURALI
Nel corso
di questi ultimi mesi, anche in considerazione del possibile utilizzo del
locale ex cinema, in seguito alla ristrutturazione appena terminata, la nostra
associazione ha dato vita a diverse iniziative di carattere culturale, in linea
con gli indirizzi programmatici presenti nel nostro statuto.
Dopo il corso di nutrizione svolto a primavera
in collaborazione con i medici della ASL, dopo le mostre di pittura dei ragazzi delle scuole elementari, abbiamo
avuto la possibilità di ospitare opere di scultura su pietra realizzate per la
mostra permanente di Assisi, realizzate grazie all’instancabile operato di un nostro
socio ed amico Silvano LANDI.
In
particolare le due opere,
Infine ad
ottobre la conferenza organizzata in collaborazione con l’AGE Toscana, l’associazione genitori riconosciuta dal Ministero
della Pubblica Istruzione che raccoglie i genitori dei ragazzi di tutte le
scuole di ogni ordine e grado. Abbiamo pensato che dare la possibilità ai
genitori del Casentino di confrontarsi sul tema scuola con una associazione
nazionale, potesse contribuire a chiarire tanti aspetti sul mondo della scuola
che è in continuo cambiamento e sul quale i ragazzi scommettono il loro percorso
formativo e quindi il loro futuro.
Il presidente Antonio FANI
Notizie della nostra
Comunità
Pellegrinaggio
a Lourdes: diario di ritorno
Lourdes,
situata ai piedi dei Pirenei, è una città di 16 000 abitanti. È attraversata
dal fiume Gave che bagna anche la grotta
di Massabielle. E’ stata abitata fin dalla preistoria; vi si sono poi succeduti Galli, Romani, Barbari e Mori. Il paese è stato in possesso degli Inglesi e poi
dei Francesi. A metà del 1800, Lourdes
era una cittadina di 4000 abitanti. Il suo castello era abitato da una guarnigione di soldati.
Questo paese era un punto di passaggio per chi si recava alle cure
termali nei luoghi vicini o per gli escursionisti
dei Pirenei. Tutto sommato sarebbe stato un paese come tanti, se
Già
un’antica leggenda legava Maria a Lourdes.
Nel
778, Carlo Magno assedia la fortezza di questo paese occupata dai Saraceni e
dal loro capo, Mirat. Un’aquila, all’improvviso, sorvola la fortezza e lascia
cadere ai piedi di Mirat l’enorme trota che ha nel becco. Astutamente, il capo
saraceno la fa recapitare a Carlo Magno, per fargli credere che avevano riserve
abbondanti di cibo. Questi si prepara a ritirarsi, quando il Vescovo, che lo
accompagna, pensa di proporre a Mirat di arrendersi, non al re, ma alla Regina
del cielo. Il capo saraceno accetta e si fa battezzare con il nome di Lorus che
diviene poi, per la città, Lourdes.
Ma
dalla leggenda si passa alla storia.
150
anni fa, l’11 febbraio 1858, Bernardette Soubirous è alla ricerca di legna da ardere, quando
sente un colpo di vento, si gira verso la grotta di Massabielle e vede “Aquerò”
, “quella lì”, come lei la chiama, fin quando
E la
storia cambia. Cambia per Bernardette, cambia per i 5 - 6 milioni di pellegrini
che ogni anno si avvicinano a questa grotta. Quest’ anno, giubileo per i 150 anni dalle apparizioni, i
pellegrini sono ancora più numerosi.
Prima
di partecipare al pellegrinaggio organizzato da padre Guido, mi sono
documentata sulle apparizioni:
Anche
la figura di Bernardette mi ha colpito: primogenita di 9 fratelli, di cui solo
4 rimasti in vita, all’inizio ha vissuto in una famiglia dove amore, preghiera
e generosità erano sovrani; poi sono caduti in miseria, senza per questo
perdere questa loro ricchezza interiore.
Bernardette
era povera: viveva con la famiglia nel cachot [prigione], una stanza per 6 persone
e la finestra che dava in una concimaia! Era semi analfabeta, non era un’aquila
per intelligenza, era anche malata, eppure
Quando
sono arrivata davanti alla grotta, ho pensato che non era poi diversa da
qualsiasi altra grotta che si può trovare anche vicino a noi. I giorni
successivi ho visto che proprio lì ce ne erano di più maestose per ospitare la
“bianca regina dei Pirenei”, come la chiamava mia zia, arrivata a Lourdes in pellegrinaggio, malata fra i malati, più
di 70 anni fa.
Questa
era una grotta dove il Gave depositava i suoi detriti e dove si rifugiavano
maiali e pecore. Eppure Maria, con la
sua scelta, l’ha resa unica.
L’acqua
della sorgente, scoperta da Bernardette su indicazione della Madonna, le processioni
e la fiaccolata serale sono le costanti delle giornate di Lourdes intorno alle
tre basiliche sorte sopra la grotta.
Razionalmente
tutti sappiamo che ci sono i malati, vedere quelle lunghe file, è un’altra
cosa: le immagini passano dal cuore prima che dalla testa. Tutti abbiamo
recitato almeno qualche rosario, ma sentire ripetere il saluto a Maria in tutte
le lingue, dure o cantilenanti, note o sconosciute, è un’altra cosa. Ed è
un’altra cosa vedere la massa enorme di persone che prega in questo luogo.
Non è
facile trasformare le preghiere in preghiera; la preghiera che non ha più
bisogno di parole ed è incontro con Chi ci ama.
Lourdes
è noto per i miracoli: pochi riconosciuti dalla Chiesa, molti secondo i fedeli.
Poco tempo prima di partire, una mia cugina mi aveva raccontato un “ miracolo”
accaduto nel
Donna, se’ tanto grande e tanto vali, – dice Dante Alighieri – che qual vuol grazia e a te
non ricorre, sua disianza vuol volar sanz’ali”. E continua: “La tua benignità non pur soccorre a chi
domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre”.
Ma è
la conversione del cuore quella che Maria ha chiesto a Bernardette, ripetendo
per tre volte “penitenza!”. E’ a Gesù che Maria vuole portare.
Ed è
proprio mentre facevamo
“Siamo
invitati, come Gesù, a portare la nostra croce. Ma siccome non ce la facciamo
da noi, è Lui che ci deve aiutare. E quindi, quando ci troviamo in difficoltà,
basta un pensiero, basta che la nostra mente pensi a Cristo che ha portato la
croce per noi e insieme a lui accettiamo tutto quello che ci capita nella
terra, perché insieme a Lui possiamo portare questa croce con maggiore
fervore e con maggiore…”
Qui è
finito il suo ultimo messaggio terreno. Avermi portato là, lo considero
il suo regalo… ancora tutto da scartare.
Luciana Lachi
Attualità
Angelus del Papa: Quel sangue di Dio, che sconfigge le forze del male
C'è nel mondo un male così serio e mortale, che richiede il sangue
di Dio per essere sconfitto. All'Angelus, il Papa ha toccato con accenti
esoterici e mistici, il mistero soprannaturale del male "nel nostro mondo
attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono" ed in
cui il Cristo non smette di chiamare interiormente ognuno ad unirsi a Lui per
vincerle.
La lotta non è
finita. "Se,
per salvarci, il Figlio di Dio ha dovuto soffrire e morire crocifisso, la causa
è la gravità della malattia da cui doveva guarirci: un male così serio e
mortale da richiedere tutto il suo sangue", ha detto il Pontefice,
aggiungendo: "Ma la lotta non è finita", perché "il male esiste
e resiste in ogni generazione, anche ai nostri giorni" e "per portare
a pieno compimento l’opera della salvezza, il Redentore continua ad associare a
sé e alla sua missione uomini e donne disposti a prendere la croce e a seguirlo".
C'è, dunque, una stretta relazione tra la radice del male, che si
manifesta nel mondo e il potere della Croce di Cristo, ed è la capacità soprannaturale
di quella Croce di continuare a spandere sul mondo la protezione data dal
sangue di Dio.
Uomini e donne in
missione per amore. Ma, affinché questa protezione possa continuare ad operare, fino
alla sconfitta definitiva del male nella vita umana, è necessario, che ci sia
anche oggi chi risponde alla chiamata interiore del Cristo di unirsi al suo
sacrificio per combattere con Lui.
"Come per Cristo, così pure per i cristiani portare la croce
non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore nel nostro
mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e
distruggono". Quanto più le forze del male emergono, tanto più "il
Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito".
"Invochiamo l’aiuto della Vergine Santa, che per prima e sino
alla fine ha seguito Gesù sulla via della croce. Ci aiuti Lei ad andare con decisione
dietro al Signore."
PAPA E
IMMIGRAZIONE. IL PROBLEMA E' LA MISSIONE
La tentazione di strumentalizzare le parole del Papa è sempre
forte, e non ha fatto eccezione l’Angelus del 17 agosto in cui Benedetto XVI ha
fatto cenno alla questione del razzismo. Immediata – anche se ingiustificata a
leggere le parole del Papa – la traduzione politica riferita alle leggi
sull’immigrazione e la sicurezza. Triste che siano anche esponenti cattolici a
prestarsi a questo tipo di letture politiche. Soprattutto è passato inosservato
il richiamo alla "universalità della missione della Chiesa", che
consiste essenzialmente nell'annuncio di Cristo. In questa prospettiva allora
l'immigrazione diventa occasione di annuncio...
PAPA: VERO NEMICO
DELL'AMBIENTE E' L'ATEISMO
Il vero nemico dell'ambiente è l'ateismo. Lo ha detto il Papa
parlando con il clero di Bressanone, svelando la falsità della posizione che accusa
l'antropocentrismo della tradizione cristiana quale responsabile dei problemi
ambientali. Con l'esempio del monachesimo, il Papa ha invece dimostrato come
sia stato proprio il cristianesimo a esaltare il creato, e ha invitato i
cattolici a riprendere la ormai dimenticata dottrina della Creazione. E' qui
che "
"L'EUCARESTIA
NON E' UN DIRITTO E VA NEGATA A CHI SOSTIENE L'ABORTO"
L’Eucarestia non è un diritto, ma un dono. E come tale si deve
essere nella condizione di riceverlo. E’ quanto afferma il nuovo responsabile
del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, mons. Raymond L. Burke, in
una intervista in cui ribadisce anche l'obbligo dei sacerdoti di rifiutare
l'Eucarestia ai politici che sostengono l'aborto procurato: "Innanzitutto
per la salvezza della persona stessa, per impedirle di commettere sacrilegio"
e poi "per la salvezza della Chiesa".
Il
Papa: superare le crisi matrimoniali è possibile
Recuperare la speranza perché torni ad ardere la fiamma dell'amore
Benedetto XVI è convinto
che sia possibile superare le crisi matrimoniali e che il rapporto delle coppie
che ci riescono diventi più profondo.
Perché la fiamma dell'amore torni ad ardere, il Papa constata la necessità
di persone che sostengano i coniugi nei momenti di oscurità, dando loro soprattutto
speranza contro la corrente comune al giorno d'oggi di presentare il divorzio
come la soluzione più facile.
Il Pontefice lo ha spiegato questo ricevendo i partecipanti
all'incontro internazionale del movimento Retrouvaille (http://www.retrouvaille.org),
iniziativa sorta nel 1977 dall'intuizione che ha definito “provvidenziale”
della coppia canadese formata da Guy e Jeannine Beland per aiutare le coppie in
grave crisi. Il movimento è oggi presente in numerosi Paesi.
Il Papa ha considerato che la crisi coniugale – parlando di “crisi
serie e gravi” – rappresenta una realtà “a due facce”.
Da una parte, ha spiegato, “si presenta, specialmente nella sua
fase acuta e più dolorosa, come un fallimento, come la prova che il sogno è
finito o si è trasformato in un incubo e, purtroppo 'non c’è più niente da
fare'”.
Secondo il Papa, tuttavia, “c’è un’altra faccia, a noi spesso
sconosciuta, ma che Dio vede”. Ogni crisi, infatti, “è passaggio ad una nuova
fase di vita”, “una speranza più grande della disperazione”.
E' in quel momento che è necessaria l'opera di persone come quelle
che partecipano al movimento Retrouvaille, ha indicato il Papa.
“Nei momenti più bui, la speranza i coniugi l’hanno smarrita;
allora c’è bisogno di altri che la custodiscono, di un 'noi', di una compagnia
di veri amici che, nel massimo rispetto, ma anche con sincera volontà di bene,
siano pronti a condividere un po’ della propria speranza con chi l’ha perduta.
Non in modo sentimentale o velleitario, ma organizzato e realistico”.
In questo modo, nel momento della rottura, offrono alla coppia “un
riferimento positivo, a cui affidarsi nella disperazione”.
“In effetti, quando il rapporto degenera, i coniugi piombano nella
solitudine, sia individuale che di coppia. Perdono l’orizzonte della comunione
con Dio, con gli altri e con
Per questo motivo, il Papa ha presentato le persone che aiutano le
coppie in crisi come “custodi di una speranza più grande per gli sposi che
l’hanno perduta”.
“Quando una coppia in difficoltà o – come dimostra la vostra esperienza
– persino già separata, si affida a Maria e si rivolge a Colui che ha fatto dei
due 'una sola carne', può essere certa che quella crisi diventerà, con l’aiuto
del Signore, un passaggio di crescita, e che l’amore ne uscirà purificato,
maturato, rafforzato”, ha affermato.
Questo, ha avvertito, “può farlo solo Dio, che vuole servirsi dei
suoi discepoli come di validi collaboratori, per accostare le coppie, ascoltarle,
aiutarle a riscoprire il tesoro nascosto del matrimonio, il fuoco rimasto
sepolto sotto la cenere”.
“E’ Lui che ravviva e torna a far ardere la fiamma; non certo allo
stesso modo dell’innamoramento, bensì in maniera diversa, più intensa e
profonda: sempre però la stessa fiamma”.
Il programma Retrouvaille, come spiega la sua pagina web,
consiste in un'esperienza di un weekend combinata con una serie di 6-12 sessioni
post-weekend per 3 mesi.
Fornisce gli strumenti per aiutare a ricostruire il matrimonio e
sottolinea soprattutto la comunicazione tra marito e moglie, dando agli sposi
l'opportunità di riscoprirsi e di esaminare la vita insieme in un modo nuovo e
positivo.
India:
sale a 60 il numero dei cristiani assassinati
Secondo i dati forniti da “AsiaNews”, provenienti dall'All India
Christian Council, oltre ai 60 morti ci sono più di 18.000 feriti, 178
chiese distrutte, oltre 4.600 case bruciate e 13 scuole e centri sociali danneggiati.
Più di 50.000 cristiani sono inoltre fuggiti dai propri villaggi e si sono
rifugiati nei campi o nelle foreste.
L'ondata di violenza, lungi dallo scemare, si aggrava giorno dopo
giorno, come sottolinea in un comunicato il segretario generale della
Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia (FABC), monsignor Orlando B.
Quevedo, Arcivescovo di Cotabato (Filippine).
Nel messaggio, scritto a nome dei Vescovi di tutta l'Asia,
monsignor Quevedo esprime la preoccupazione per la violenza contro i cattolici
e i cristiani delle altre confessioni.
Ciò che allarma maggiormente, si legge, è la mancanza d'azione da
parte delle autorità locali e nazionali, alle quali i presuli chiedono di porre
fine alle aggressioni condannando i responsabili.
“Come è tragica oggi l'immagine di quello che una volta era un
Paese di grande armonia e tolleranza religiosa, il apese di Gandhi, rovinata da
una minoranza di estremisti”, aggiunge il messaggio.
Domenica scorsa, circa 400 persone hanno manifestato a Nuova Delhi
per chiedere al Governo azioni per frenare la violenza estremista.
I fondamentalisti hanno anche incendiato a Kandhamal la casa delle
Missionarie della Carità, l'ordine fondato da Marte Teresa di Calcutta.
OTTOBRE DEL Rosario
In
questo mese del S. Rosario cerchiamo di comprendere il valore di questa
preghiera, così tanto raccomandata dalla Madonna e dalla Chiesa.
Non
farti condizionare dal fatto che si tratti di una preghiera ripetitiva.
Infatti, mentre reciti l'Ave Maria col cuore,
Mentre
tu preghi Lei opera sulla tua anima, ricolmandala di luce, di purezza e di
pace.
Se
sei stanco, lei ti ridà le forze. Se sei angosciato Lei ti rasserena. Se hai paura,
Lei ti infonde coraggio. Se ti senti solo, Lei ti fa sentire la sua vicinanza.
Se sei ferito nell'anima o nel copro, Lei versa l'olio delle tenerezza sulle
tue piaghe.
Il
Santo Rosario è un abbraccio con
Sarà la coda di paglia, la sindrome
da Gorky Park; ma secondo me, così diamo nell’occhio anche di più. Un
occidentale e un cinese ai giardinetti, tra delicati salici piangenti, foreste
di bambù e rigogliose magnolie: che avranno da dirsi quei due? Lui però ha insistito.
Dice che qui si sente più a suo agio.
Wu non è il suo vero nome. Ma anche
questo era nei patti. Da una tasca della giacca, l’avvocato estrae un vecchio
ritaglio del South China Morning Post. È datato 1 aprile 2006. Si parla di
trapianti. «Una volta che i giudici hanno dato il loro consenso - c’è scritto -
i medici possono recarsi sul luogo dell’esecuzione con un automezzo sterile.
Per molti chirurghi è un’esperienza
scioccante, poiché generalmente i condannati non muoiono subito, all’atto
dell’esecuzione. Solo che i medici devono agire con rapidità, per preservare la
freschezza degli organi. In una certa misura, dunque, anche loro partecipano
alla soppressione di una vita. Ma non c’è scelta...».
«Da noi - racconta mister Wu -
Inutile protestare. Gli avvocati, in Cina, vivono già con due piedi in una
scarpa. Già l’idea di difendere un mascalzone viene giudicata dalle autorità
una bestemmia. La questione è stata definita una volta per tutte nel 1997 con
una manicomiale modifica del Codice penale (vedi all’articolo 306). Secondo le
nuove disposizioni, dunque, qualora un procuratore giudichi che le
testimonianze fornite da un avvocato difensore contraddicono le sue
convinzioni, il procuratore medesimo può chiedere l’arresto del legale per
falsa testimonianza.
«I crimini per cui è facile
rimediare una pallottola nella nuca vanno dalla corruzione all’evasione
fiscale, fino alla diffusione di segreti di Stato. Ma si può morire anche per
un furto o per spaccio di droga», mi spiega Wu.
Si dice che gli organi dei
condannati vengano comprati e venduti da una sorta di mafia dei trapianti. Wu
fa sì con la testa. «Non è un segreto», dice, e cita un sito che promette
«viscere subito». Sessantamila dollari per un trapianto di rene. Poco più del
doppio per farsi un cuore nuovo.
E la tortura? Va ancora così di
moda? «Sì, sì», dice Wu accendendosi l’ultima sigaretta. Cita un episodio che
avevo già letto nel bel libro dedicato al «rovescio delle medaglie» dal missionario
del Pime e direttore di Asia News Bernardo Cervellera. È la storia di She
Xianglin, condannato all’ergastolo nell’aprile del 2005 (era reo confesso) per
l’omicidio della moglie. La quale moglie, qualche mese dopo, venne sorpresa a
spasso con un fidanzato fresco di giornata. Xianglin venne naturalmente
scarcerato. Ma da allora zoppica vistosamente, e di quella storia, a chi gli
domanda com’era andata in carcere, non vuole più parlare.
Novità
Vi segnaliamo LE NOVITA’ nella CHIESA
SINODO DEI VESCOVI SULLA PAROLA
UN ANNO DEDICATO ALLA PAROLA
LETTURA IN DIRETTA DELLA BIBBIA
PER
PARLA AL SINODO DEI VESCOVI
NON C’E’ PACE SENZA DIFESA ALLA VITA
RISCOPERTA DELLA VITA EREMITICA
NELLA FAMIGLIA FRANCESCANA
VOTO ELETTRONICO IN LATINO
AL SINODO DEI VESCOVI A ROMA
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A
cura del direttore Silvia
PECORINI
Questo numero non ha la rubrica del Direttore, la
quale è molto impegnata in famiglia a cui si è aggiunta MATILDE.
Auguroni a Silvia e Loenardo per la loro bambina!!
Un abbraccio da tutta la redazione del giornalino.
Approfondimenti
Quel
Risorgimento di parte studiato a scuola…
In questi mesi sui giornali sono apparsi articoli nei
quali si mette in guardia dal tentare qualsiasi “revisionismo storico” sul
Risorgimento per non cadere nel “ridicolo” e non mettere in pericolo lo stesso
stato nazionale.
Eppure “gli interrogativi sulle scelte operate nel
1861 e confermate nei decenni successivi sono legittimi. Nascono da un’esigenza
attuale, quella di trarre dall’indagine intorno alle radici dell’Italia odierna,
risposte convincenti sulla debolezza del nesso nazione-società-Stato, che
sembra non avere avuto fin dall’inizio la saldezza desiderata”.
Molti in questi giorni hanno fatto di tutta l’erba un
fascio, accomunando gli sconfitti del 20 settembre
Tragedie dovute al fatto che la casta risorgimentale e
massonica al potere, in sostanza tenne fuori dallo Stato gran parte della
nazione che era contadina e cattolica. “L’Italia” ha scritto Ernesto Galli
della Loggia “è l’unico Paese d’Europa (e non solo dell’area cattolica) la cui
unità nazionale (…) sia avvenuta in aperto, feroce contrasto con la propria Chiesa
nazionale”. Così, “tra il 1861 e il 1915, il popolo anziché essere una riserva
di consenso, costituì un problema per le élites liberali che fecero l’Italia.
Con conseguenze drammatiche nella definizione dei modi di fare e di intendere
la politica”. Com’è noto a tutti – eccetto ai faziosi – Pio IX era un convinto
patriota italiano e il suo progetto di Italia federale era di gran lunga il più
realistico e pacifico. Attraverso il Rosmini tentò di mettere d’accordo i vari
stati italiani, fra estate 1847 e autunno 1948, sul modello dello Zollverein
tedesco (che poi è la via che è stata praticata dalla comunità europea). Quel
progetto, che era realizzabilissimo, avrebbe risparmiato alla nostra nazione
una gran quantità di vite umane e una enorme dissipazione di denaro pubblico.
Inoltre ci avrebbe evitato tutti i problemi – a partire dalla questione
meridionale – che ci portiamo dietro da due secoli. E avrebbe valorizzato le
diverse identità culturali locali, di cui l’Italia è ricca. Il progetto
d’Italia federale di Pio IX fallì per colpa del no del Piemonte che coltivava
il suo progetto di espansione dinastica grazie all’appoggio di forze e potenze
internazionali che avevano interesse a spazzar via il papato e ad avere
un’Italietta succube e sottomessa alla loro politica estera.
Oggi che si torna a parlare di federalismo si può
riconoscere una certa lungimiranza a Pio IX ? Anche perché il federalismo di
quel momento storico innescava una dinamica unitaria fra i diversi regni
italiani, quello di oggi rischia di innescare spinte centrifughe. Perciò,
paradossalmente, va realizzato con il sentimento nazionale da cui era animato
Pio IX, che può essere il punto di incontro ispirativo sia dei federalisti, sia
di chi ha a cuore l’unità nazionale.