Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino

Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino
Anno
VI - N. 33 Gennaio
Febbraio 2009
Mi sono fatto tutto a tutti
Numero speciale sul piano pastorale diocesano 2008/2009
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Mi sono fatto tutto a tutti
q Il piano 2007/2008 pag. 4 Seconda parte
q Le preghiere del mese pag.
9 Preghiere
q Veglia di preghiera pag.
10 Il Servizio…
q Notizie della nostra comunità pag.
15 Pellegrinaggio dei Giovani in
Terra Santa
q Rubrica pag. 17 I Santuari d’Italia
q Attualità pag. 20 Varie dal mondo e dalla Chiesa
pag. 24 Chiesa ed INTERNET
q Notizie dal Casentino pag. 28 Il Vivaio di Cerreta
q Approfondimenti pag. 29 Crollo del Capitalismo?
Il giornalino può essere scaricato su internet
all’indirizzo www.parrocchiastrada.net
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni,
Amalia Bonciani REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A -
Strada in Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
MI SONO FATTO TUTTO A TUTTI
Paolo una
volta convertito e preso dall’amore di Dio manifestato nella persona di Gesù,
si mette a servizio di Cristo e del suo corpo che è
Vuol essere
in questo un vero imitatore del Suo Maestro, che venendo nel mondo assume la
condizione di servo dell’umanità. Nella esperienza avuta sulla via di Damasco
ha compreso che Gesù è vivente nei cristiani ed il servizio a Cristo diventa
servizio alle comunità, alla Chiesa.
Appartenere
alla comunità cristiana significa aver consapevolezza della trasformazione
operata da Cristo che rinnova la vita in tutte le sue dimensioni e fa superare
tutte le barriere culturali, etniche e sociali. Il rinnovamento cristiano comporta
un impegno personale e comunitario insieme: “Rivestitevi di sentimenti di
misericordia, bontà, mansuetudine, pazienza”. (Col3, 5.9).
Le comunità
si riuniscono per la preghiera, per il rendimento di grazie a Dio, per vivere
in fraternità.
Alla
comunità autenticamente cristiana appartiene il mandato della missione e del
servizio.
Il vostro
parroco, don Roberto
Seconda parte del piano
Tempo di Ordinario
2. «Mi sono fatto tutto a tutti». La sollecitudine di
Paolo per le Chiese
Rivestitevi,
come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di
umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi
scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi
vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione. E la pace di Cristo regni nei
vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate
riconoscenti!
La parola di
Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni
sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici
spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel
nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.
Lettera ai Colossesi, 3,12-16
1. Paolo, servo di Gesù Cristo
In molte delle sue lettere, Paolo si mostra
fiero del suo titolo di apostolo: egli è l’«inviato di Cristo» (cfr. 1Ts 2,6). Così si presenta scrivendo ai
corinzi: «Paolo, chiamato a essere apostolo
di Gesù
Cristo
per volontà
di Dio»
(1Cor 1,1). Non minore è la sua
fierezza nel designarsi «servo di Cristo». Rivolgendosi ai romani, affianca i
due “titoli” identificando l’apostolato con il servizio incondizionato a Cristo
Gesù: «Paolo, servo di Cristo Gesù,
apostolo
per vocazione,
prescelto
per annunziare
il vangelo
di Dio»
(Rm 1,1). Per Paolo, servire
significa innanzitutto appartenere: nella qualità di inviato e di servo, Paolo
si pone totalmente alle dipendenze del Cristo, di Gesù che è il Re-Messia.
Tutti i cristiani appartengono a Cristo, ma questa appartenenza è più profonda
ancora nel caso di coloro che egli si è scelto per affidare loro un ministero.
La missione
di Paolo consiste, appunto, nel proclamare la “buona notizia” del Cristo e
l’avvento, in lui, del regno di Dio nella storia, con totale dedizione: «cerco forse di piacere agli uomini?
Se ancora io piacessi agli uomini,
non sarei più servo di Cristo!»
(Gal 1,10). Servo di Cristo vuol dire
unicamente servire il Signore, ed è per svolgere questo ministero che Paolo si
mostra pieno di sollecitudine verso tutti, specialmente verso i più deboli, con
umiltà e con mitezza, pur di guadagnare qualcuno a Cristo, non a se stesso: «mi
sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno» (1Cor
9,22).
Per la stessa
ragione, Paolo si mostra perseverante in mezzo a qualunque prova o difficoltà.
Si presenta così ai corinzi, mettendo a confronto lo slancio del proprio
ministero con quello dei suoi antagonisti giudeocristiani: «Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro:
molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie,
infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte» (2Cor
11,23). In questo senso, Paolo intende essere un vero imitatore del Servo per
eccellenza, Gesù Cristo il quale, come l’Apostolo stesso evoca nel suo celebre
inno della lettera ai Filippesi, «pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil
2,6-8). Il discepolo non deve aspettarsi di essere trattato meglio del suo maestro,
né il servo di essere trattato meglio del suo padrone (cfr. Mt 10,25). L’umiltà, le lacrime e le
prove sono le condizioni nelle quali il Signore vuole essere servito da coloro
ai quali affida una responsabilità nella Chiesa.
Nelle prime domeniche del
tempo ordinario, la liturgia ci richiama con forza a riscoprire il senso della
chiamata da parte di Cristo alla sequela di lui e al servizio del regno di Dio.
L’esempio di Paolo costituisce, così, un forte invito a riconsiderare la nostra
fondamentale chiamata battesimale. Ci ricorda il senso del nostro impegno personale
nella Chiesa e nella comunità umana, ci spinge all’esercizio di un serio
discernimento per individuare meglio il servizio che ci viene richiesto da Gesù
mediante la sua Chiesa, ci richiama alla responsabilità per una migliore
formazione umana e spirituale capace di ottenere i tratti specifici della
personalità dell’apostolo.
2. Servire
Cristo nel suo corpo che è
Fin dall’esperienza della
sua conversione, Paolo ha scoperto che c’è una misteriosa ma concretissima identità
tra Gesù Cristo e la comunità cristiana. Così va intesa la parola che il
Signore gli rivolge rispondendo alla sua domanda al momento del loro incontro:
«E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu
perseguiti» (At 26,15). In un certo
senso, potremmo dire che è la comunità cristiana stessa che gli è venuta incontro
sulla via di Damasco. E se Paolo si era impegnato prestissimo a perseguitarla,
è perché evidentemente trovava in essa qualcosa che non si combinava bene con
le proprie convinzioni e che lo turbava profondamente. Come notavamo lo scorso
anno, è stata davvero l’esperienza viva ed entusiasta della comunità cristiana
delle origini a permettere la rapidissima,
ancor oggi sorprendente, diffusione della novità del cristianesimo nel
mondo antico.
Paolo si incontra così con
lo scandalo e la follia di Cristo crocifisso e risorto, accoglie l’esperienza
di fede della comunità credente e ne diviene in un modo unico e originale
testimone e apostolo. Colui che perseguitava il corpo di Cristo che è
Agli occhi di Paolo, la comunità cristiana
è il luogo in cui il vangelo può e deve essere vissuto alla lettera, senza
sconti, con quello slancio radicale che è la condizione indispensabile per
poter essere davvero liberi in Cristo: è per questo che l’Apostolo ha dato
tutto se stesso per l’edificazione delle Chiese. Comunità cristiane che hanno
anche, e inevitabilmente, una valenza “politica”, dal momento che l’esperienza viva della libertà al loro interno è la proposta più alternativa
che esista, il vero antidoto a ogni tipo di schiavitù sociale, storica e
culturale, la vera e percorribile via di liberazione.
L’obiettivo di Paolo è quello di dar vita
a comunità vive e apostoliche, comunità che siano espressione concreta di
quanto lui stesso ha vissuto a livello personale, quando ha compreso che
l’annuncio cristiano non poteva rimanere chiuso nel ristretto orizzonte del
mondo ebraico, ma chiedeva di uscire dal tempio e dalla sinagoga per rivolgersi
a tutta l’umanità. Comunità fondate da Paolo, incoraggiate e formate da Apollo
e da altri discepoli, ma che hanno al centro solo la persona di Gesù Cristo, il
Signore e unico Maestro: Paolo non si stanca di difendere la centralità di
Cristo e di ribadirla, come accade nella prima lettera ai Corinzi: «Mi è stato
segnalato a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono
discordie tra voi. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di
Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “E io di Cefa”, “E io di Cristo!”. Cristo è
stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di
Paolo che siete stati battezzati?» (1Cor
1,13).
Per i primi cristiani, e per Paolo in modo
particolare, era chiarissimo che appartenere a Cristo significava appartenere
alla Chiesa e prendersi cura del suo cammino, anche con tutte le sue fatiche e
debolezze. Si tratta di una provocazione che ci interpella profondamente e che
chiede di verificare il nostro amore per la comunità cristiana: quanto siamo disposti
a mettere in gioco le nostre energie e la nostra stessa vita per il bene e la
crescita della comunità? Non è meno urgente, inoltre, conquistare nuova consapevolezza
del compaginarsi della Chiesa in quanto corpo nelle sue fondamentali articolazioni:
diocesi, vicariati, parrocchie.
3. Il progetto-comunità di san Paolo
C’è un vero e proprio “progetto-comunità” alla
radice dell’impegno apostolico di Paolo. Un progetto che troviamo descritto in
modo dettagliato nella lettera ai Colossesi, e che possiamo suddividere in tre
punti. In primo luogo, Paolo richiama con forza la consapevolezza della radicale trasformazione operata da Cristo,
che chiede di diventare trasformazione della vita: «Se dunque siete risorti con
Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di
Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete
morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!» (Col 3,1-4). La condizione dei risorti è
vita nuova radicata con Cristo in Dio e dunque anche autocoscienza di questa
novità, positivamente custodita e coltivata: «cercate le cose di lassù».
È in
quest’opera di trasformazione – ed è il secondo punto – che si iscrive il superamento
di tutte le barriere culturali, etniche e sociali che Paolo stesso esigeva con
forza dalle sue comunità (cfr. 1Cor
11,18-22): «Qui non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti»
(Col 3,11). Si tratta di una trasformazione
che va quotidianamente alimentata. E questo prima di tutto nell’impegno
dell’ascesi personale e comunitaria: «Mortificate quella parte di voi che appartiene
alla terra… Non mentitevi gli uni gli altri… Rivestitevi… di sentimenti di misericordia,
di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza» (Col 3,5.9.12-13). Ma anche e soprattutto nell’esercizio costante del
perdono reciproco, nella preghiera e
nel continuo rendimento di grazie:
«Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi… E siate riconoscenti! La
parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con
ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici
spirituali» (3,13-17). Si direbbe che, per Paolo, il ringraziamento è, a un
tempo, il punto di partenza e di arrivo di tutta la vita della comunità, canto
fermo che fa memoria giorno dopo giorno del dono di Dio, che l’ha strappata dal
potere delle tenebre e l’ha trasferita nel suo regno di luce infinita.
È a questa
comunità autenticamente cristiana,
ovvero di Cristo, che può allora appartenere
il mandato della missione e del servizio. È il terzo aspetto del
progetto-comunità paolino, sul quale torneremo nell’ultima scheda, e che così
da vicino richiama la prospettiva ecclesiologica del concilio Vaticano II:
«Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli
uomini, sapendo che come ricompensa riceverete dal Signore l’eredità. Servite a Cristo Signore» (3,23-24). È
il vero mandato della comunità cristiana, al suo interno e verso ogni persona: servire l’uomo in Cristo e come Cristo.
Al centro della vita della comunità paolina emerge la
dimensione fondamentale del ringraziamento: esso ha la sua espressione più alta
proprio nella celebrazione dell’Eucaristia. Lasciamoci di nuovo interrogare
sulla centralità dell’Eucaristia nella nostra vita personale e comunitaria e
sul significato decisivo dell’Eucaristia domenicale per la vita e la missione
della Chiesa. È nella liturgia, infatti, cioè nell’incontro vivo con il Signore
risorto, che la comunità trova l’origine della propria identità, il fondamento
della comunione, le motivazioni per costruire il proprio progetto pastorale.
Le preghiere del mese
Guarda la stella, invoca Maria
O uomo, che nell’ondeggiare
delle vicende di questo
mondo,
più che camminare per terra,
hai l’impressione di essere
sballottato tra marosi e
tempeste,
non distogliere gli occhi
dal fulgore di questa stella
se non vuoi essere
inghiottito dalle onde.
Se soffiano i venti delle
tentazioni,
se t’incagli negli scogli
delle tribolazioni,
guarda la stella, invoca
Maria.
Se sei sbattuto dai cavalloni
Della superbia,
dell’ambizione,
della maldicenza, della
gelosia,
guarda la stella, invoca
Maria.
Se l’ira o l’avarizia
O la concupiscenza della
carne
Sembrano sconquassare la navicella
Del tuo spirito, guarda
Maria.
Se turbato dell’enormità dei
tuoi peccati,
confuso per la coscienza
della tua turpitudine,
atterrito al pensiero
del tremendo giudizio di Dio,
cominci a sentirti risucchiare
dal baratro della tristezza,
dall’abisso della
disperazione,
pensa a Maria.
Nei pericoli, nelle angustie,
nelle incertezze, pensa a
Maria,
invoca Maria.
Maria ti sia sempre sulla
bocca,
sempre nel tuo cuore;
e per ottenere l’aiuto della
sua preghiera,
non cessare di imitarne gli
esempi.
Seguendo lei, non andrai
fuori strada,
pregando lei non verrà meno
la speranza, pensando a lei
non sbaglierai.
Se Maria ti regge, non
cadrai,
sotto la sua protezione
non avrai timore,
se Ella ti guida
non ti stancherai,
se ti è propizia arriverai;
e così sperimenterai in te
stesso
quanto a proposito sia stato
detto:
E il nome della Vergine era
Maria.
San Bernardo di Chiaravalle
Veglia di Preghiera
IL SERVIZIO
ADORAZIONE
EUCARISTICA
O Gesù, vero Figlio di Dio e
fratello nostro, noi ti adoriamo presente sotto i veli eucaristici e ti
ringraziamo di averci amati fino al punto da offrire la tua vita per la nostra
salvezza.
Tu sei l’agnello di Dio che
togli i peccati del mondo; Tu hai preso si di te le nostre colpe e le hai espiate
con la tua immolazione sull’altare della Croce.
Davanti a Te, o Gesù, noi
vogliamo rinnovare le promesse del nostro battesimo; e tu aiutaci vivere da veri cristiani, impegnai nello
sforzo di una continua conversione e di una perfetta adesione alle tua parola.
Accetta le nostre opere
penitenziali e le nostre quotidiane sofferenze perché, unite ai meriti della
tua passione, diventino mezzo di redenzione e di vita per noi, per i nostri
cari e per tutti gli uomini.
DAL VANGELO DI LUCA Chi è il più importante
Tra i discepoli sorse una
discussione per stabilire chi tra essi doveva essere considerato il più
importante. Ma Gesù disse loro: “I re comandano sui loro popoli e quelli che
hanno il potere si fanno chiamare benefattori del popolo. Voi però non dovete
agire così! Anzi, chi tra voi è il più importante diventi come il più piccolo;
chi comanda diventi come quello che serve. Secondo voi, chi è più importante:
chi siede a tavola oppure che sta a servire? Quello che siede a tavola, non vi
pare? Eppure io sto in mezzo a voi come un servo. Voi siete quelli rimasti
sempre con me, anche nelle mie prove. Ora, io vi faccio eredi di quel regno che
Dio, mio Padre, ha dato a me. Quando comincerò a regnare, voi mangerete e
berrete con me, alla mia tavola. E sederete su dodici troni per giudicare le
dodici tribù del popolo d’Israele.”
Parola del Signore
RIFLESSIONE
Litanie della SS. Eucarestia
Signore, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Padre Celeste, Dio Abbi pietà di noi
Figlio, Redentore del mondo,
Dio Abbi pietà di noi
Spirito Santo, Dio Abbi pietà di noi
Santa Trinità Unico Dio Abbi pietà di noi
Santissima Eucarestia,
Dono ineffabile del Padre,
Segno dell’amore supremo del
Figlio,
Prodigio di carità dello
Spirito Santo,
Sacramento del Corpo di
Cristo, nato dalla Vergine Maria,
Sacramento del Sangue di
Cristo, versato per noi sulla Croce,
Memoriale della Morte e
Risurrezione del Signore,
Frutto di mirabile e
singolare trasformazione,
Gloria del Sacerdozio
cattolico,
Dimora di Dio con gli uomini,
Arca della nuove ed eterna
alleanza,
Manna nascosta piena di
dolcezza,
Vero pane disceso dal cielo
per la vita del mondo.
Agnello della nuova pasqua,
Viatico della Chiesa
pellegrinante,
Convito messianico offerto a
tutti i popoli,
Mistero della fede,
Sostegno della speranza,
Vincolo della carità,
Forza e sollievo dell’umana
fatica,
Farmaco delle nostre
infermità,
Seme di immortalità,
Sacrificio di riconciliazione
e di propiziazione,
Sacrificio di riconciliazione
e di pace,
Sacrificio di lode e di
ringraziamento,
Sorgente di gioia purissima,
Sacramento che germina i
vergini,
Sacramento dell’unità della
Chiesa,
Sacramento della perfezione
cristiana,
Sacramento della nuovo
creazione,
Causa della nostra
risurrezione,
Pregustazione dell’eterno
Convito,
Pegno della gloria futura,
Agnello di Dio, che togli i
peccati del mondo Perdonaci, Signore
Agnello di Dio, che togli i
peccati del mondo Esaudiscici, Signore
Agnello di Dio, che togli i
peccati del mondo Abbi pietà di noi
Rit. Rendici testimoni del tuo amore, o Signore
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi.
Gli ha dato vittoria la sua destra
E il suo braccio santo. Rit.
Il signore ha manifestato la sua salvezza.
Agli occhi dei popoli ha rilevato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa di Israele. Rit.
Tutti i confini della terra hanno veduto
La salvezza del nostro Dio.
Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia. Rit.
(dal Salmo 97)
(TUTTI)
La sua bontà non fu arrestata
Dalla nostra cattiveria,
la quale, inchiodandogli le
mani,
non gli chiuse le braccia:
Sbrecciandogli il cuore,
ne fece straripare l’amore.
Noi non siamo diventati più
buoni
Poiché tu sei venuto tra noi:
ma la nostra tristezza
non scalfì il tuo amore.
Tu sei rimasto buono
In un mondo di tristi
e l’occhio paziente
della tua misericordia
ci vede buoni.
Un po’ d’acqua che diventa
vino:
qualche pane che si
moltiplica:
un cieco che vede:
un morto che risorge
è poco in confronto alla tua
bontà
che dà un volto buono a tutti
i cattivi.
Perché tu mi guardi così,
anch’io oggi sono buono.
(Mazzolari)
(TUTTI)
Lasciarsi amare,
Tu non domandi di più
Non mi domandi se ti voglio
bene.
Ti basta ch’io mi lasci amare
dall’amore,
portare dall’amore,
perché anch’io sono un
“lontano”.
Allora domani faccio la
comunione,
Sei tu che mi ospiti.
Io sono l’esule che torna
alla patria:
il prodigio che dal deserto
dell’amore
torna alla casa dell’amore,
nel giorno dell’amore. (Mazzolari)
LETTORE
Dalla prima lettera di San Paolo ap. Ai Corinzi (12,4-13.26-27)
Vi sono (nella Chiesa)
diversità di carismi, ma uno solo è lo spirito; vi sono diversità di ministeri,
ma no solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio,
che opera tutto in tutti.
E a ciascuno è data una
manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune: a uno viene
concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per
mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio della scienza; a uno la fede per
mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo
dell’unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia;
a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle
lingue; a un altro infine l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose
è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.
Come infatti il corpo, pur
essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un
corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in
un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schivi o liberi; e
tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito…
Se un membro del corpo
soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le
membra gioiscono con lui. Ora siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per
la sua parte.
Parola di Dio.
RIFLESSIONE
Canto
PREGHIERA COMUNE
Ringraziamo il Signore Gesù,
qui presente sotto i segni eucaristici, perché si è degnato di chiamarci alla
sua Chiesa una e santa, e diciamo insieme:
Gloria a te, o Cristo!
1. Perché ci hai raccolti dalle regioni nelle quali
eravamo dispersi e ci hai riuniti nella tua Chiesa santa, ti ringraziamo o
Signore.
2. Perché ci hai illuminati con la tua parola, ti
ringraziamo, o Signore.
3. Perché ci hai svelato i segreti del tuo regno, ti
ringraziamo, o Signore.
4. Perché ci hai ammessi al tuo banchetto e ci hai nutrito
con il fiore di frumento, noi ti ringraziamo, o Signore.
5. Perché hai prolungato la tua presenza nel mondo per
mezzo della Chiesa, tuo mistico Corpo, noi ti ringraziamo, o Signore.
A.
Signore, ti ringraziamo per il Corpo e il Sangue di tuo Figlio che ci rende
tuoi per sempre.
G. Signore, ti preghiamo per il tuo popolo, la chiesa,
fondata sul sacrificio della tua persona, rendila salda e fedele alla sua
appartenenza a te.
A.
Signore, conserva fedele a te
G.
Signore, ti preghiamo per i cristiani che partecipano assiduamente alla Messa domenicale;
rendili
più solidali tra loro e aperti alla vera fraternità con tutti gli uomini.
A. Signore, rendi i cristiani capaci di testimoniare il
tuo amore nella solidarietà e nella fraternità.
G.
Signore, ti chiediamo perdono perché siamo egoisti e incapaci di condividere
tutti i nostri
beni con i nostri fratelli più
svantaggiati.
A.
Signore, rendi noi qui presenti, capaci di amare come tu ci insegni
nell’eucarestia.
G.
Signore, ti preghiamo per tutti gli uomini che non ti conoscono, per tutti
coloro che hanno
smarrito la fede, tutti coloro che sono
nel dubbio.
A.
Ti preghiamo, Signore, attirali tutti a te con la potenza del tuo amore.
G.
Signore, concedi a noi, divenuti tuo popolo mediante il sangue di tuo Figlio,
di vivere nella
fedeltà al tuo amore e nella solidarietà
vicendevole.
Canto finale
Notizie della nostra Comunità
Durante le
vacanze di Natale, durante i combattimenti in Terra Santa, alcuni giovani della
Diocesi erano là:…c’era anche Imma…
Tutto è cominciato a
luglio del 2008 quando ho ricevuto la telefonata del DonGa (don Gabriele Bandini,
Rettore del Seminario di Fiesole) che mi invitava al pellegrinaggio che avrebbe
fatto per
In quei giorni si
parlava già del prossimo pellegrinaggio; il pellegrinaggio dei giovani in Terra
Santa.
I m m a
Dopo alcuni incontri di preparazione, siamo partiti il
26 dicembre per Nazareth: eravamo 52 ragazzi di età compresa tra i 18 e i 35
anni, 7 sacerdoti della nostra diocesi, don Gabriele e il Vescovo Luciano
Giovannetti.
Dall’articolo tratto
da
Un ringraziamento
particolare e di cuore a DON GABRIELE, che con il suo amore, la sua fede, la
sua semplicità, il suo essere sempre presente e la sua dolcezza, mi accompagna
nel cammino verso il Volto di Dio.
Un ringraziamento
grande al Vescovo Luciano che ci ha accompagnati donandoci pace e calore, lo
stesso calore che ha un nonno per i suoi nipoti; grazie a tutti i ragazzi che
erano con me in questo viaggio, per la loro sensibilità, per la loro bellezza
d'animo, per la loro amicizia, l'amicizia vera, sincera. Un grazie a Chiara
Squillantini di Stia, che mi ha portato a conoscere queste persone meravigliose
e mi sostiene in questo cammino, a Laura e Martina, per la loro amicizia e la
loro presenza; a don Mirko e tutti gli altri preti che erano con noi; a DON
FABIO CELLI un grazie enorme, con le sue parole, il suo amore il suo carisma: ci
ha seguiti e accompagnati all'amore di Dio. Un grazie a mia sorella Elena e alla
mia famiglia, che mi ha appoggiato per questo viaggio e mi ha sempre insegnato
che l'unica cosa fondamentale nella vita è Dio. Un ringraziamento speciale ad
Andrea (Garga), Mattia, Giuseppe e Matteo perchè mi hanno ascoltato, perchè
hanno condiviso con me le loro esperienze, perchè con le loro parole, i loro
abbracci, la loro umiltà sono Segno della tenerezza di Dio; ad Alessandra, Paolo
e tutti quelli che ci hanno aiutato nell'auto finanziamento.
A tutti voi che
leggete queste pagine vorrei solo dire: cerchiamo di non affannarci solo ad accumulare
ricchezza, fama, consensi…non servono a niente...Dio ci ama cosi come siamo, piu'
siamo umili e piu' ci ama; amiamoci gli uni con gli altri e qualsiasi cosa
chiederemo a Dio ce lo darà. Lui è l'unica ricchezza di cui abbiamo bisogno, la
troveremo solo pregando e ascoltando le parole di Nostro Signore.
Il viaggio continua
per tutti…che Dio sia sempre nei nostri cuori.
![]()
Rubrica
a cura della Dott.ssa Paola Boncompagni
I Santuari d’Italia:
LE TRE FONTANE
La
località delle Tre Fontane è situata in una piccola valle sul percorso della
via Laurentina a Roma, in una zona anticamente conosciuta come Aquae Salviae.
Il complesso abbaziale delle Tre Fontane è composto da tre antichissime chiese
all’interno di una cinta muraria e deve il suo nome a quella della più antica
di queste chiese, costruita dai cristiani nel V secolo nel luogo dove l’Apostolo
Paolo fu decapitato nel 67 d.C. La tradizione vuole che la testa del martire,
cadendo a terra, rimbalzasse tre volte facendo scaturire ogni volta una fonte.
Lungo la navata di questa chiesa tre nicchie ospitano le Tre fontane, mentre in
un angolo si conserva la colonna sulla quale sarebbe stato decapitato
l’Apostolo. I frati trappisti a cui fu affidata l’Abbazia nel 1868, dopo aver
bonificato la zona dalla malaria, vi piantarono una gran quantità di
eucaliptus, ma negli anni della guerra
mondiale, il bel bosco di eucaliptus e le sue grotte nella cave di tufo, diventarono
luogo di ritrovo per prostitute e soldati, ma anche rifugio per delinquenti e
sbandati. Ma proprio questa terra di peccato, sarà testimone dell’evento
miracolo di cui il 12 aprile 1947, pomeriggio di un sabato in Albis, è protagonista
un tranviere romano protestante. BRUNO CORNACCHIOLA, di 34 anni, all’ombra di
un eucalipto, prende appunti per la conferenza che dovrà tenere il giorno dopo.
L’uomo è nato in uno dei quartieri più poveri e malfamati della capitale, da
poveri genitori. durante la sua permanenza in Spagna, dove era andato
volontario per combattere nel 1936, convinto dalla propaganda di un militare
tedesco protestante, entra nella chiesa avventista e diviene accanito nemico
della Chiesa Cattolica, della Vergine e del Papa.
Mentre
i suoi figli, Gianfranco, Carlo ed Isola, rispettivamente di 4, 7 e 10 anni,
giocano a palla, Cornacchiola cerca nella Bibbia dei protestanti, sostegni a
quella parte del suo discorso che dedicherò alla confutazione dei dogmi
riguardanti
Sono
circa le 15.30, La bella Signora appare in una grotta sopra un masso di tufo,
prima ai tre bambini, poi preceduta da un intenso profumo di fiori, all’uomo
che fino a quel momento aveva osteggiato la devozione alla Madre del Redentore ed i privilegi
mariani.
«Sono colei che sono nella Trinità
divina... Sono
Continuando,
«Alcuni a cui tu narrerai questa
visione non ti crederanno, ma non lasciarti deprimere». Al termine dell'incontro,
Nel 1982, durante un’apparizione,
Vergine Santissima della Rivelazione, che sei nella
Trinita' Divina,
degnati, Ti preghiamo, di rivolgere a noi, il tuo
sguardo misericordioso
e benigno. Oh
Maria! Tu che sei la nostra potente avvocata presso Dio,
che con questa
terra di peccato ottieni grazie e miracoli
per la conversione degli increduli e dei peccatori, f
a che otteniamo dal Tuo Figlio Gesu' con la salvezza
dell'anima,
anche la
perfetta salute del corpo, e le grazie di cui abbiamo bisogno.
Concedi alla
Chiesa ed al Capo di essa, il Romano Pontefice,
la gioia di vedere la conversione dei suoi nemici,
la propagazione
del Regno di Dio su tutta la terra,
l'unita' dei credenti in Cristo, la pace delle
nazioni,
affinche' possiamo meglio amarti e servirti in questa
vita
e meritare di
venire un giorno a vederti
e ringraziarti eternamente in Cielo. Amen.
Tre Ave – una Salve
Regina
(100 giorni di indulgenza) Nihil obstat
Ilario vescovo
Attualità
Il Presidente
del Messico sottolinea il rapporto tra rottura familiare e violenza
Di fronte alle
migliaia di persone che hanno partecipato all'inaugurazione del Congresso
Teologico-Pastorale precedente il VI Incontro Mondiale delle Famiglie, il
Presidente del Messico, Felipe Calderón Hinojosa, ha constatato che all'aumento
delle rotture familiari corrisponde un aumento della violenza.
Insieme al Capo
di Stato messicano, hanno inaugurato il Congresso il presidente del Pontificio
Consiglio per
Il Centro
Esposizioni Bancomer, situato ovest della capitale del Paese, è stato testimone
di un nuovo record di presenze a questo tipo di congressi teologici, visto che
gli iscritti sono stati circa 10.000.
Nel suo
intervento, il Presidente Calderón Hinojosa ha segnalato il legame esistente in
Messico tra rottura familiare e crimine organizzato, soprattutto nel caso del
narcotraffico, che l'attuale amministrazione federale sta combattendo in modo
inusitato nella storia moderna.
“Oggi le
famiglie messicane affrontano un panorama e un ambiente caratterizzati dall'insicurezza.
Il crimine, la violenza e l'esacerbazione della violenza minacciano la
tranquillità di quanti amiamo di più, e minaccia quella tranquillità anche
l'apologia del delitto. Per questo abbiamo dispiegato e continueremo a
dispiegare tutto il potere statale contro coloro che minacciano la pace e
vogliono schiavizzare con la droga i nostri figli”, ha osservato il Presidente.
Calderón
Hinojosa ha ricordato la sua formazione in scuole religiose, ha chiesto la
fedeltà della coppia e ha ricordato che è sotto la protezione di San Filippo di
Gesù, primo santo messicano, insistendo sul fatto che il vincolo matrimoniale è
una scuola di umanesimo e che la sua rottura è un passaporto per la violenza.
Nella parte
centrale del suo discorso, il Presidente, che ha partecipato all'atto insieme
alla moglie, Margarita Zavala, ha sottolineato che “la proliferazione di individui
che fanno della violenza, del crimine e dell'odio la loro forma di vita
coincide, purtroppo, in grande misura con la frammentazione e la
disfunzionalità che hanno colpito il loro ambiente familiare”.
Il Capo di Stato
ha quindi riconosciuto che “una grande percentuale delle persone che muoiono
durante scontri tra gruppi criminali in Messico è composta da giovani sradicati
da un nucleo familiare, adolescenti e giovani che si sono formati nell'assoluta
carenza non solo di valori familiari, ma della famiglia stessa”.
Facendosi eco di
milioni di famiglie messicane, Calderón Hinojosa ha infine affermato che Papa
Benedetto XVI è costantemente invitato a partecipare alla vita del Messico – visitato
cinque volte da Giovanni Paolo II – e che verrebbe ricevuto “a braccia aperte”.
Benedetto XVI: “Chi è con
Cristo non ha nulla da temere”
Catechesi del
Papa all'udienza generale sulle Lettere ai Colossesi e agli Efesini
Cristo è
superiore a qualsivoglia forma di potere “che presumesse di umiliare l'uomo”,
per questo con lui ogni paura si dissolve.
Continuando il
suo ciclo di catechesi dedicate a San Paolo, il Papa ha riflettuto quest'oggi
sulle Lettere ai Colossesi e agli Efesini.
Si tratta, ha
spiegato il Papa, di Lettere che sintetizzano alcuni concetti basilari del magistero
della Chiesa: Cristo è il “capo” della Chiesa e il Signore del cosmo, mentre
“Mi sembra – ha
proseguito – che questo sia importante anche per noi, che dobbiamo imparare a
far fronte a tutte le paure, perché Lui è sopra ogni dominazione, è il vero
Signore del mondo”. In quanto “orma di Dio”, Cristo è il Signore anche del
cosmo, ha detto il Papa, ricordando l’iconografia bizantina che spesso lo
ritrae - nelle absidi delle Chiese - in veste di Pantokràtor, “seduto in
alto sul mondo intero”.
Una visione, ha
osservato il Pontefice, “che è concepibile solo da parte della Chiesa, per due
motivi: Sia in quanto
“Tutto questo
significa che noi dobbiamo considerare positivamente le realtà terrene, poiché
Cristo le ricapitola in sé, e in pari tempo dobbiamo vivere in pienezza la nostra
specifica identità ecclesiale, che è la più omogenea all'identità di Cristo
stesso”
La signoria di
Cristo sulla Chiesa e sul cosmo, ha proseguito Benedetto XVI, è in ultima
analisi il segno “dell’imperscrutabile disegno divino sulle sorti dell’uomo, dei
popoli e del mondo”. “Con questo
linguaggio le due Epistole ci dicono che è in Cristo che si trova il compimento
di questo mistero. Se siamo con Cristo, anche se non possiamo intellettualmente
capire tutto, sappiamo di essere nel nucleo del 'mistero' e sulla strada della
verità”.
“I Padri della
Chiesa, del resto, ci dicono che l’amore comprende di più che la sola ragione”,
ha osservato il Papa.
Per questo il
dominio di Cristo ci insegna che non dobbiamo avere paura e qual è il corretto
rapporto con il Creato. “Se cominciamo a capire che il cosmo è l'impronta di
Cristo, impariamo il nostro retto rapporto con il cosmo, con tutti i problemi
della conservazione del cosmo”.
“Impariamo a
vederlo con la ragione, ma con una ragione mossa dall’amore, e con l’umiltà e
il rispetto che consentono di agire in modo retto”, ha poi concluso.
Cardinale Arinze: il celibato sacerdotale consacra più
strettamente a Cristo
Nuovo libro del porporato: "Riflessioni sul sacerdozio,
lettera a un giovane sacerdote"
"
"Cristo ha vissuto una vita verginale, ha insegnato ai suoi
discepoli la castità e ha proposto la verginità a coloro che sono disponibili e
in grado di seguire una tale chiamata", spiega il Cardinale, prefetto emerito
della Congregazione per il Culto Divino e
"Nella vita sacerdotale, la continenza perpetua per il regno
dei cieli esprime e stimola la carità pastorale. È una sorgente speciale di fecondità
spirituale nel mondo" e "una testimonianza che risplende davanti al
mondo come via efficace per la sequela di Cristo".
Nel mondo di oggi, "immerso in una preoccupazione esagerata
per il sesso e la sua desacralizzazione", "un presbitero che vive con
gioia, fedeltà e positivamente il proprio voto di castità è un testimone che
non può essere ignorato", osserva il porporato.
Attraverso il celibato sacerdotale, prosegue, "il presbitero
viene consacrato più strettamente a Cristo nell'esercizio della paternità spirituale",
si manifesta "con più prontezza" "come ministro di Cristo, sposo
della Chiesa", e "può davvero presentarsi come segno vivo del mondo
futuro, che è già presente per mezzo della fede e della carità".
Il sacerdote, avverte il Cardinale, "non deve dubitare del
valore o della possibilità del celibato a causa della minaccia rappresentata
dalla solitudine", presente in una certa dose in ogni stato di vita, anche
in quella matrimoniale.
Sarebbe dunque uno sbaglio cercare di evitare la solitudine
"buttandosi sempre più nell'attività e organizzando sempre nuovi incontri,
viaggi o visite". Ciò di cui il sacerdote ha bisogno è invece "il
silenzio, la quiete e il raccoglimento per stare alla presenza di Dio, dare maggior
attenzione a Dio e incontrare Cristo nella preghiera personale davanti al tabernacolo",
perché "solo allora sarà capace di vedere Cristo in ogni persona che incontra
nel ministero".
Per vivere bene il celibato è anche importante l'apporto della
fraternità, al punto che "l'ideale è che il Vescovo faccia in modo che i
sacerdoti vivano in due o tre per parrocchia, piuttosto che da soli",
perché "abbiamo bisogno gli uni degli altri per far crescere al massimo le
nostre potenzialità".
Attualità
CHIESA IN INTERNET:
“NELLA RETE VOGLIAMO STARCI E NON
CAPITARCI”
“Non c’è
opposizione tra virtuale e reale. Il contrario del virtuale non è il reale,
quanto piuttosto ciò che è attuale. Il virtuale rappresenta, dunque, una forma
potenziale, nel senso che può lievitare fino a stabilire un legame sociale”.
Questa “una prima conclusione” del convegno nazionale, promosso dall'Ufficio
per le comunicazioni sociali e dal Servizio informatico della CEI, sul tema
“Chiesa in rete
A tracciare un
bilancio dei lavori, che si sono conclusi ieri a Roma, è don Domenico Pompili,
direttore dell’Ufficio CEI per le comunicazioni sociali. In un’intervista al
SIR, Pompili spiega che la “prima acquisizione”, emersa durante l’incontro, è
che “non bisogna scegliere tra virtuale e reale, semmai integrare. Sono due
esperienze che, in qualche modo, si completano a vicenda; l'importante è che
dalle connessioni telematiche si giunga a delle relazioni compiute”.
A questo dato,
prosegue il direttore dell’Ufficio CEI, “si aggancia una seconda conclusione:
l'individualismo networkizzato (secondo la definizione del sociologo Castells)
dice che certamente la fruizione quotidiana di Internet è fatta da singoli
individui, ma paradossalmente questa produce relazioni.
L'individualismo
può essere superato attraverso una trama di socialità, che è propria dei social
network, come avviene con Facebook,
dove più che per lo scambio di semplici contenuti ci s'incontra personalmente”.
“La terza conclusione” del convegno, prosegue Pompili, “è che, in ambito ecclesiale,
bisogna curare l'identità, ma anche i linguaggi.
Ancor prima di
navigare occorre avere un'identità precisa e, per questo, riconoscibile. Questo
vuol dire utilizzare tutti i linguaggi, che la tecnologia oggi offre. La
disanima dei siti presenti nelle diverse realtà ha mostrato una ricchezza impressionante
di linguaggi. C’è una grande creatività diffusa: attualmente sono in Rete circa
12 mila siti cattolici. Questo dà la misura di quanta ricchezza ci sia".
“
Cosa ha detto il PAPA
“Vorrei concludere questo messaggio
rivolgendomi, in particolare, ai giovani cattolici, per esortarli a portare nel
mondo digitale la testimonianza della loro fede. Carissimi, sentitevi impegnati
ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo
i valori su cui poggia la vostra vita! Nei primi tempi della Chiesa, gli Apostoli
e i loro discepoli hanno portato
Il Papa incoraggia
“E' importantissimo
capire che noi lavoriamo sul Vaticano, ma siamo naturalmente in rapporto con
“Noi siamo convinti
di fare una offerta bella e costruttiva per il popolo della Rete e prendiamo
questa strada con fiducia in atteggiamento di amicizia e dialogo con tutti, disposti
anche noi ad imparare molto. Speriamo di fare un lungo cammino”, ha concluso.
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A
cura del direttore Silvia
PECORINI
Il
Vivaio Forestale di Cerreta è ubicato nella Foresta di Camaldoli a
Approfondimenti
2009: CROLLO DEL CAPITALISMO ?
Il 1989 segnò il crollo dell’Est comunista. Venti anni
dopo, il 2009, vedrà il crollo dell’Occidente? Nouriel Roubini parla della “più
grande bolla finanziaria e creditizia della storia”. E afferma senza indugio:
“Il sistema finanziario del mondo ricco si sta dirigendo verso un crollo”. Non
è solo un disastro finanziario, perché il Mercato è stato la moderna religione
dell’Occidente: è anche un fallimento ideologico e morale. La tempesta è appena cominciata e non si sa
quando e come ne usciremo. Personalmente consiglio di tener presenti due
bussole per non smarrirvisi del tutto. Dirò dopo i loro nomi. Ma prima facciamo
un passo indietro. Prima bisogna riconoscere l’enormità del fallimento
dell’Occidente. Bisogna evitare di usare lo stesso paraocchi ideologico dei
comunisti, che, incuranti delle smentite della storia, continuavano a
professare il “dottrina marxista” come la scienza economica e sociale
definitiva e infallibile.
Certi liberisti puri e duri oggi sono egualmente
dogmatici. Sul Corriere della
sera, Piero Ostellino, commentando i recenti dati natalizi sul ribasso dei
prezzi e il relativo aumento del potere d’acquisto delle famiglie, ne traeva
questa singolare conclusione: “il mercato ha messo le cose a posto da solo. Non
c’è stato bisogno dell’intervento della politica. Che avrebbe fatto danni. I
prezzi sono scesi a causa della crisi economica”. Non c’è stato bisogno
dell’intervento della politica? Viene da chiedersi in che pianeta viva
Ostellino. Forse non gli è giunta la notizia del più gigantesco intervento
degli Stati nelle economie americane ed europee degli ultimi 50 anni, intervento
che (solo) per ora che ha evitato la catastrofe finanziaria del mondo
(facendoci trascorrere un Natale non tragico). Intervento tuttora in corso che
molto altro dovrà fare.
Certo, bastava già tener presente la crisi del ’29 e
quello che ne seguì per rendersi che lo Stato è un attore fondamentale
dell’economia moderna. Forse la novità di oggi è che pure l’intervento pubblico
potrebbe non bastare più. Il “rischio Argentina”, la bancarotta, è un fantasma
che agita i sonni di tanti. In ogni caso per evitarlo o per limitare il
disastro o per rinascere dalle macerie, bisogna disporre di un pensiero della
crisi, capire l’errore e trovare una diversa strada.
I due avversari
Il crollo del comunismo del 1989 ebbe
un’interpretazione ufficiale, tanto sbandierata quanto sbagliata. Fu il testo
di Francis Fukuyama, “La fine della storia e l’ultimo uomo” (1992). Vi si
proclamava l’Occidente democratico e capitalistico come universale approdo
della storia del mondo. Il “trionfo dell’Occidente” che pretendeva di
concludere idealmente la storia fu tradotto dagli Usa di Clinton con il “pensiero
unico” del mercato e dell’uomo consumatore (il primato assoluto dell’economia
ebbe la sua traduzione tecnocratica anche nell’Europa della moneta unica).
Al regno universale del mercato fu annessa anche
Nel 2001 ci fu la prima smentita della storia: l’11
settembre, le “Torri gemelle”, così vicine a Wall Street. Cosa significava quel
fatto lo aveva spiegato in anticipo Samuel Huntington nel suo “Lo scontro di civiltà”
(1996). Huntington criticava il “nuovo ordine mondiale”, in polemica con Fukuyama,
spiegando che non esiste solo il mercato e che la storia è fatta di diverse
civiltà, culture, religioni e identità. Le quali non si fanno spazzar via dalla
religione del produrre e consumare. Huntington ammonì che quella mercatista era
una “illusione di armonia destinata ben presto a rivelarsi appunto tale”.
Infatti arrivò l’11 settembre 2001. Confermando l’analisi di Huntington che
vedeva la cultura islamica fra le più refrattarie all’omologazione occidentale.
Paradossalmente il testo di Huntington fu poi usato (suo malgrado) in chiave
“neocon” come premessa ideologica del progetto di esportazione della
democrazia, ovvero delle guerre di Bush. Che è stato un altro tentativo –
fallito – di omologare il mondo al modello occidentale. Finché è esplosa
definitivamente la crisi del sistema americano. Ma perché siamo arrivati a
questo? Dove abbiamo sbagliato? E’ inverosimile che ad accendere una luce siano
coloro che hanno provocato la notte. Ma dov’è un intellettuale, un libro, un
pensiero che può accendere una luce diversa nella notte?
Buttare Smith
Consiglio un profetico saggio di Joseph Ratzinger del
1985 che annunciava (con anni di anticipo) sia il crollo del comunismo che del
capitalismo liberista. E li prevedeva provocati da uno stesso errore
filosofico. In sintesi Ratzinger punta il dito sull’idea “risalente a Adam
Smith” che sta alla base del pensiero liberista e della rapacità e degli errori
che hanno portato gli Usa al collasso. Per questa idea “il mercato è incompatibile
con l’etica, giacché i componenti volontaristicamente ‘morali’ sono contrari
alle regole del mercato e non farebbero altro che tagliar fuori dal mercato gli
imprenditori ‘moraleggianti’. Per questo l’etica economica è stata considerata
per molto tempo come un ‘ferro di legno’, perché nell’economia si deve guardare
solo all’efficienza e non alla moralità. La logica interna del mercato ci
dispenserebbe dalla necessità di dover fare affidamento sulla moralità più o
meno grande del singolo soggetto economico, in quanto il corretto gioco delle
regole del mercato garantirebbe al massimo il progresso e pure l’equità della
distribuzione”. Sebbene si definisca “liberista”, obietta Ratzinger, questa
filosofia, nella sua essenza, è “deterministica” perché presuppone che “il
libero gioco delle forze di mercato spinga verso una sola direzione, cioè verso
l’equilibrio fra offerta e domanda, verso l’efficienza economica e il
progresso”, con lo “sconcertante presupposto” che “le leggi naturali del
mercato sono essenzialmente buone e conducono necessariamente al bene, senza
dipendere dalla moralità della singola persona”.
La realtà dice l’opposto e non solo con la crisi
attuale, ma – già prima - con le grandi contraddizioni planetarie prodotte
dall’economia capitalistica: la fame e la miseria di tre quarti dell’umanità,
squilibri e tensioni sociali crescenti e gravissime devastazioni ambientali. Il
marxismo, spiega Ratzinger, è un “determinismo” ancora più spinto, perciò più
violento e fallimentare (“promette la totale liberazione come frutto di un
determinismo”). Entrambi i casi si basano sull’utopia ideologica di un meccanismo
così perfetto – come diceva Eliot – da rendere inutile all’uomo essere buono.
Invece, spiega Peter Koslowski, “l’economia non è retta solo dalle leggi
economiche, ma è guidata dagli uomini”. L’eliminazione del “fattore uomo” nel
marxismo è stata radicale. Nel liberismo più sfumata, ma simile e alla fine il
profitto come regola a se stesso ha prodotto il disastro. Occorre qualcosa che
stia sopra al profitto e sopra al meccanismo della produzione. Ma qua la crisi
planetaria si intreccia con la scelta individuale, con ciò che rende
personalmente “buono” l’essere umano. Quindi con Dio. Tremonti nel suo libro
“La paura e la speranza” ha il merito di averlo intuito. E di aderire
all’appello della Chiesa – davanti a questa grande crisi di civiltà - di un
radicale ripensamento delle nostre scelte individuali e collettive, di
un’autocritica e di una grande conversione.
Tratto da un articolo di Antonio Socci
ULTIME… DI COPERTINA
Vi
segnalo un libro "
" La preghiera è la
medicina che guarisce". Queste parole della Regina della pace vanno prese
alla lettera. Noi siamo come un fiore che, senza qualche goccia d'acqua ogni
giorno, appassisce e muore.
La preghiera, se fatta
col cuore, è una medicina straordinaria che guarisce tutto l'uomo. Guarisce la
mente, che viene liberata dalle oscurità, dalle preoccupazioni e dalle
ossessioni quotidiane. Guarisce il cuore, perchè porta la pace e la serenità.
Guarisce la volontà, perchè infonde forza e costanza. Anche il corpo ne viene
beneficato.
Non ci sono medicine che
possano guarire dal male di vivere, dagli scoraggiamenti, dalle angosce e dalla
disperazione. Ciò che non ti può dare la medicina, te lo dona la grazia della
preghiera.
Trova ogni giorno
qualche momento per rientrare in te stesso e per ritrovare Gesù nel tuo cuore.
Non solo è l'amico con cui confidarti, ma è anche il medico che ti guarisce. La
sua luce e la sua forza risanano tutta la nostra persona, ben oltre le
possibilità di cui l'uomo dispone.