Parrocchia di San Martino a Vado

InStrada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

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Bimestrale di Formazione ed Informazione

della Comunità di Strada in Casentino

 

 

 

 

 

 


 

 

Anno VI  -  N. 35       Maggio  -  Giugno  2009



Guai a me se non predicassi il Vangelo

Numero speciale sul piano pastorale diocesano 2008/2009

 

 

 

SOMMARIO

 

 

q       Editoriale                                        pag. 3   Predicare il Vangelo

 

q       Il piano 2007/2008                          pag. 4    Quarta parte

 

q       Le preghiere del mese                    pag. 9  Preghiere

 

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 10  La missione evangelizzatrice

    della Chiesa

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 15  Pro Terremoto Abruzzo

 

q       Rubrica                                           pag. 16  I Santuari d’Italia

 

q       Attualità                                          pag. 18  Il terremoto in Abruzzo

pag. 22  Il preservativo colabrodo

q       Notizie dal Casentino                     pag. 23  Il Parco Nazionale

pag. 24  La SCA di Pratovecchio

 

q       Approfondimenti                             pag. 26   Il Femminismo caritatevole

 

Il giornalino può essere scaricato su internet

all’indirizzo www.parrocchiastrada.net

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni, Amalia Bonciani

REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 


 



Editoriale

 

Predicare il Vangelo

 

Il vangelo è un buona notizia che non va soltanto accolto, ma annunciata. San Paolo chiamato da Cristo in maniera così forte e sconvolgente sulla via di Damasco, sente che l’evangelizzazione è come scritto nel suo DNA e lo fa esclamare:  “guai a me se non predicassi il vangelo”. Egli vive la missione come un compito materno e paterno nei confronti dei suoi destinatari e delle sue comunità (Tess. 2.1-12).

E’ una evangelizzazione gratuita, aperta a tutti, rivolta al singolo ma in vista della comunità. Una evangelizzazione sempre realizzata con l’aiuto di collaboratori e scolta con dedizione e spirito di sacrificio. La missione evangelizzatrice chiede, per essere credibile la testimonianza della vita. Paolo VI affermava nella Evangeli nuntiandi:

“… l’uomo contemporaneo ascosta più volentieri i testimoni che i maestri” (n.41).

Il tempo ed il contesto in cui Paolo ha organizzato la missione di evangelizzazione non sono  molto diversi dai nostri. Porta l‘annunzio in un orizzonte caratterizzato da varietà di culture, da pluralismo religioso, da paganesimo ed indifferenza.

Tuttavia Paolo si muove su una duplice direzione, che senza dubbio deve essere anche la nostra.

Da un lato si evidenzia la novità dell’esperienza cristiana (siamo discepoli di un Crocifisso che è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani 1Cor1,23); e dall’altro colloca l’annuncio cristiano nell’orizzonte della ricerca umana entrando in dialogo con le domande più profonde del suo tempo.

Seguendo San Paolo potremmo essere nel nostro oggi diffusori del “profumo della conoscenza di Cristo nel mondo intero (2Cor 2,14).

 

                     Il vostro parroco, don Roberto

 

 

 


Quarta parte del piano

Tempo di Pasqua

 

«Guai a me se non predicassi il vangelo»:

diffondere il buon odore di Cristo

 

 Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata vana. Ma dopo avere prima sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come ben sapete, abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro appello non è stato mosso da volontà di inganno, né da torbidi motivi, né abbiamo usato frode alcuna; ma come Dio ci ha trovati degni di affidarci il vangelo così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori.

Mai infatti abbiamo pronunziato parole di adulazione, come sapete, né avuto pensieri di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.


Voi ricordate infatti, fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio. Voi siete testimoni, e Dio stesso è testimone, come è stato santo, giusto, irreprensibile il nostro comportamento verso di voi credenti; e sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

Dalla Prima lettera ai Tessalonicesi 2,1-12

 

1. Lo stile missionario di Paolo

 

In Paolo, l’incontro con Cristo coincide fin dall’inizio con l’invio missionario. È quanto lui stesso confida scrivendo ai Galati: «Quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco» (1,15-17). Chiamato per divenire annunziatore, Paolo accetta che le esigenze dell’annuncio sovvertano tutta la sua esistenza. D’ora in poi, Paolo vive per Cristo e tutto mette a servizio della causa del Vangelo.

Non solo, ma comprende immediatamente che la sua missione non potrà esser rivolta solo al mondo ebraico: Gesù lo ha raggiunto in modo del tutto gratuito, senza alcun merito personale, per pura grazia. Ma se la salvezza di Cristo è gratuita, allora non può essere che incondizionata, non può che raggiungere tutti, al di là di qualsiasi appartenenza. Per Paolo, in altri termini, non c’è più spazio per una missione che distingua fra popolo e popolo, vicini e lontani! «Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,26-28).

Tra gli elementi che caratterizzano la missione di Paolo emerge in primo luogo il fatto che la missione è sì rivolta al singolo interpellato come persona, ma sempre in vista della costruzione di una comunità. Lo stesso sacramento del Battesimo è certamente un’esperienza personale, ma è anche e soprattutto l’inserimento della persona all’interno della comunità. In altre parole, per Paolo, come per tutto il cristianesimo antico, è impensabile un’esperienza privata della fede.

Un secondo elemento significativo è il ricorso ai collaboratori. Paolo non agisce mai in modo individuale: anche le sue lettere sono generalmente lettere scritte da un gruppo di persone, almeno idealmente. E non si tratta di una scelta funzionale, ma teologica: nel suo stesso stile, infatti, la missione deve manifestare il primato della comunione e della carità.

Altro aspetto emblematico dello stile missionario di Paolo è la scelta di dedicarsi esclusivamente all’evangelizzazione delle città. Da Filippi a Tessalonica, da Efeso a Corinto, Paolo fonda comunità in quasi tutte le più grandi città del mondo antico: ancora una volta, però, non siamo davanti a una strategia pastorale, ma alla volontà di andare incontro alle persone nel loro luogo di vita, lì dove sono a contatto stretto con il proprio lavoro, le proprie responsabilità. Una missione, in altri termini, che cerca il contatto con le culture e si lascia anche sfidare da esse, nella certezza che l’annuncio evangelico non teme alcun confronto ma è capace di penetrare qualsiasi contesto.

Ma è soprattutto il profondo rapporto dell’evangelizzatore con la comunità da lui fondata a costituire una lezione che non ha perduto nulla della sua attualità: Paolo, lo abbiamo letto nel brano della Prima lettera ai Tessalonicesi – e lo farà anche scrivendo ai Galati (cfr. Gal 4,19) –, non esita a ricorrere alla metafora paterna e materna per descrivere la dedizione e l’affetto che lo legano ai cristiani di Tessalonica. Si tratta di uno stile di grande cura nei confronti di coloro che sono evangelizzati. Non di un atteggiamento banalmente sentimentale, ma della determinazione a dare la vita per loro: un amore concreto, profondo, che si traduce sul piano delle scelte, della donazione di sé, sul piano del sacrificio. In fondo, Paolo non fa altro che ripetere quanto vissuto e testimoniato dal suo Maestro, il buon Pastore che dà la vita per le sue pecore (cfr. Gv 10,11).

Come attestano tutti i vangeli, le apparizioni del Risorto hanno come conseguenza immediata quella di restituire vita alla comunità primitiva, di spingerla con coraggio verso la missione, di rinsaldarla nella sua unità. La missione, in altri termini, e com’è accaduto anche a Paolo, scaturisce dall’incontro con il Signore risorto. In questo senso, il tempo di Pasqua è tempo particolarmente propizio proprio per riscoprire la dimensione missionaria della nostra vita cristiana: la stessa comunione ecclesiale è al tempo stesso origine, ma anche conseguenza dell’impegno missionario della comunità.

 

2. Essere testimoni per essere maestri

 

Come ampiamente documentato, i temi dell’evangelizzazione e della missionarietà sono dimensioni centrali in Paolo. Ma, come documenta, fra le altre, una delle più belle pagine degli Atti degli Apostoli, il discorso di Paolo agli anziani di Mileto, anche per l’Apostolo delle genti l’evangeliz­za­zione passa attraverso la testimonianza. «Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei. Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case, scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro GesùPer questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi» (At 20,18-21.31).

Non è tanto o soprattutto la sublimità di parola, arriverà a dire Paolo scrivendo ai Corinzi, a rendere efficace la missione: «quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza… venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio» (1Cor 2,1.3-5). Non, dunque, l’artificio delle nostre strategie, ma la povertà della nostra quotidiana fedeltà al vangelo può davvero toccare i cuori dei nostri contemporanei e aprirli al mistero dell’avvento del Regno. È quanto affermava già papa Paolo VI quando riconosceva che «l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri. O se ascolta i maestri lo fa in quanto sono dei testimoni» (Evangelii nuntiandi, n. 41).

Così, un aspetto decisivo del nostro impegno missionario è prima di tutto quello di essere presenti nel mondo nel segno della comunione, l’unica via in cui il Vangelo può essere sempre di nuovo rivelato nella sua viva credibilità. Un compito che ci coinvolge a livello personale ma, soprattutto, a livello delle nostre comunità cristiane, chiamate a essere lievito e provocazione proprio a partire dal rinnovamento della nostra mente, del nostro pensare, camminando come comunità in una vita nuova fondata sul perdono e sulla riconciliazione, e così poter diffondere ovunque il buon profumo di Cristo: «Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero!» (2Cor 2,14).

Il tempo di Pasqua è tempo in cui la comunità si raccoglie nel Cenacolo, tempo della celebrazione dell’Eu­ca­ristia e dell’attesa dello Spirito santo, tempo in cui il Signore ci visita con la sua grazia e ci abilita alla missione. In questo senso, nella luce della Pasqua, la comunità cristiana è chiamata più che mai a fare esperienza viva del Signore risorto, per diventare sempre più quel popolo nuovo che, così come ha fatto lo stesso Paolo, rende maggiormente credibile la propria parola con la forza e la chiarezza della testimonianza.

 

3. Le nuove frontiere dell’evangelizzazione

 

A uno sguardo attento non può sfuggire che il contesto in cui Paolo ha organizzato la sua missione di evangelizzazione non è molto diverso dal nostro. Si trattava e si tratta di un orizzonte culturale segnato da un sorprendente pluralismo religioso. E non è un caso che Paolo faccia di tutto per distinguersi da quei predicatori itineranti che non facevano altro, in definitiva, che usare la religione per tentare di sopravvivere. Paolo si sente investito di un compito totalmente diverso. La sua stessa scelta di lavorare e di non dipendere dalle offerte delle comunità vuole andare in questa direzione: che nessuno possa dire che egli approfitta di Gesù Cristo! E proprio rivolgendosi a questo mondo complesso, e in cui i culti più svariati si propongono sulle “bancarelle” di un vero e proprio mercato del religioso, Paolo sembra muoversi in una duplice direzione: da un lato, la forte e piena coscienza della discontinuità radicale dell’esperienza cristiana rispetto a ogni logica mondana. Noi siamo discepoli di un Crocifisso che è scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani (cfr. 1Cor 1,23). Dall’altro, come nel celebre discorso al­l’Areo­pago di Atene, il tentativo di collocare l’annuncio cristiano nell’orizzonte più ampio della ricerca umana e di far entrare in dialogo l’esperienza cristiana con le domande più profonde del suo tempo. Parlando agli abitanti della città simbolo della cultura antica, Paolo dimostra di conoscere bene la loro cultura e le coordinate della loro religiosità. Ed è proprio riferendosi alla singolare credenza dei greci nei confronti di un Dio ignoto che spera di poter introdurre l’annuncio della risurrezione di Cristo.

Sappiamo che il tentativo di Atene si concluse in modo fallimentare, e forse non si trattò neppure dell’unico passo falso dell’attività apostolica di Paolo. Non di meno, esso continua a parlarci con chiarezza del coraggio con cui Paolo andava incontro alle sfide della missione, non temendo di affrontarle e, in taluni casi, addirittura di rischiare un fallimento. Un’esortazione che coinvolge tutti noi, posti come siamo di fronte a orizzonti missionari del tutto inediti e che ci sfidano: la varietà delle culture, la presenza in mezzo a noi di cristiani di altre confessioni, di persone di altre religioni, soprattutto quell’indifferenza religiosa che appare la zona più difficilmente raggiungibile dal nostro sforzo missionario.

Icona emblematica e quasi riepilogativa di tutto il suo ministero apostolico è, per Paolo come per Pietro e per tanti altri allora e fino ai nostri giorni, il suo martirio a Roma. In effetti, esso è, in un certo senso il sigillo e il modello più alto della missione, la quale è inevitabilmente dono totale e fino alla fine di se stessi, seme che muore per portare frutto. Proprio quello Paolo stesso aveva compreso: «quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,10)!

 

Una delle parole più emblematiche di Gesù riguardo alla missione è quella rivolta a Pietro, sulla barca, e riferitaci dal vangelo di Luca: «Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”» (Lc 5,4). Solo aprendo i propri orizzonti la missione cristiana può trovare sempre di nuovo le proprie più intime motivazioni. L’invito di Gesù a prendere il largo, infatti, è invito a sintonizzarsi non con le nostre povertà, paure o grettezze, ma con l’orizzonte del cuore di Dio Padre, il quale ci sollecita continuamente a dare voce e concretezza al vengono di Cristo. È quanto ha vissuto testimoniato lo stesso Paolo, divenendo un formidabile apostolo del suo Maestro e Signore Gesù Cristo. Un apostolo che continua a parlare fino a oggi.

 


Le preghiere del mese

 


Preghiera per la vita

O Maria, aurora del mondo

nuovo, madre dei viventi,

affidiamo a te la causa della vita:

Guarda, o Madre, al numero

sconfinato di bimbi cui viene

impedito di nascere, di poveri

cui è reso difficile vivere, di

uomini e donne vittime di

disumana violenza, di anziani

e malati uccisi

dall’indifferenza

o da una presunta pietà.

Fa che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare

Con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il

Vangelo della vita.

Ottieni loro la grazi di accoglierlo come dono sempre nuovo,

la gioia di celebrarlo con gratitudine in tuta la loro esistenza e il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire, insieme con tutti gli uomini di buona volontà,

la civiltà della verità e dell’amore.

A lode e gloria di Dio creatore e mante della vita.

(Giovanni Paolo II)


 

 

PREGHIERA

AL VOLTO SANTO

O Gesù, che nella tua crudele Passione divenisti “l’obbrobrio degli uomini e l’uomo dei dolori”, io venero il tuo Volto divino, sul quale splendevano la bellezza e la dolcezza della divinità e che ora è divenuto per me come il volto di un lebbroso… Ma io riconosco sotto quei tratti sfigurati il tuo infinito amore e mi consumo dal desiderio di amarti e di farti amare da tutti gli uomini. Le lacrime che sgorgano con tanta abbondanza dagli occhi tuoi sono come perle preziose, che mi è caro raccogliere, per riscattare con il loro infinito valore le anime dei poveri peccatori. O Gesù, il tuo Volto adorabile rapisce il mio cuore, ti supplico di imprimere in me la tua somiglianza divina e di infiammarmi del tuo amore, affinché possa giungere a contemplare in cielo il tuo Volto glorioso. Amen.

(Santa Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo)

 



                     Veglia di Preghiera

 

 

LA MISSIONE EVANGELIZZATRICE DELLA CHIESA

 

CANTO - ESPOSIZIONE

 

ADORAZIONE

 

     O Gesù, nostro Salvatore, noi ti ringraziamo perché ci hai raccolti nel tuo regno, e ti supplichiamo perché tutte le genti giungano alla conoscenza della verità.

     Tu hai affidato alla tua Chiesa l’immane compito di continuare la tua opera di salvezza, di annunciare il Vangelo e di rigenerare tutti gli uomini nel lavacro di redenzione.

     Guarda, o Signore, quanta parte dell’umanità ancora non ti conosce; suscita nella tua Chiesa molti apostoli, infondi nel loro cuore un zelo ardente, fortifica la loro volontà perché non tremino davanti al sacrificio.

     Rendi la tua Chiesa bella e splendente perché divenga sempre più il segno levato sui popoli e sulle nazioni, la luce del mondo e il sale della terra.

     Rendi tutti noi più generosi, perché sappiamo aiutare chi accetta fino in fondo la tua parola e dona la sua vita per la causa del tuo Vangelo.

 

 

Dalla Prima lettera ai Tessalonicesi 2,1-12

      Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata vana. Ma dopo avere prima sofferto e subito oltraggi a Filippi, come ben sapete, abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro appello non è stato mosso da volontà di inganno, né da torbidi motivi, né abbiamo usato frode alcuna; ma come Dio ci ha trovati degni di affidarci il vangelo così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori.

      Mai infatti abbiamo pronunciato parole di adulazione, come sapete, né avuto pensieri di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Così affezionati a noi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.

 

 

      Voi ricordate infatti, fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio. Voi siete testimoni, e Dio stesso è testimone, come è stato santo, giusto, irreprensibile il nostro comportamento verso di voi credenti: e sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

Parola di Dio

 

RIFLESSIONE – SILENZIO

 

PREGHIERA COMUNE

     Signore Gesù, che sei morto sulla croce per la salvezza di tutti gli uomini, e hai dato alla tua Chiesa il mandato di predicare il Vangelo a tutte le genti, vedi quanta parte dell’umanità ancora non ti conosce e non crede in te, unico Salvatore.

     Ti preghiamo di suscitare nella tua Chiesa lo zelo per la salvezza degli uomini e di animare molte anime generose perché donino la propria vita per la diffusione del vangelo. Ti invochiamo insieme dicendo:

 

Ascoltaci, o Signore.

 

1. Perché tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità, preghiamo.

2.  Perché il Vangelo sia annunciato ad ogni creatura, preghiamo.

3. Perché non manchi alle missioni l’apporto di molti sacerdoti, religiosi e laici generosi,   preghiamo.

4. Perché le nuove Chiese nei paesi di missione possano sempre più svilupparsi ed essere   testimonianza di Cristo, preghiamo.

5. Perché il Signore conforti, aiuti e guidi coloro che soffrono per la diffusione del Vangelo,  preghiamo.

 

     O Dio, tu vuoi che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità. Manda dunque nella tua messe gli operai che annuncino con apostolico coraggio la tua parola. Il tuo Vangelo si diffonda e sia accolto con onore, e tutti i popoli conoscano te, unico vero Dio e Colui che tu hai mandato, Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore.

    Amen.      

                                                                         CANTO

 

 

 

 

 

Dalla lettera Evangeli Nuntiandi di Paolo VI

     La testimonianza della vita – 41. Ed anzitutto senza ripetere tutto quello che abbiamo già sopra ricordato, è bene sottolineare questo: per la Chiesa, la testimonianza di una vita autenticamente cristiana, abbandonata in Dio in una comunione che nulla deve interrompere, ma ugualmente donata al prossimo con uno zelo senza limiti, è il primo mezzo di evangelizzazione. “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri” – dicevamo lo scorso anno a un gruppo di laici – o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. San Pietro esprimeva bene ciò quando descriveva lo spettacolo di una vita casta e rispettosa che “conquista senza bisogno di parole quelli che si rifiutano di credere alla Parola”. E’ dunque mediante la sua condotta, mediante la sua vita che la Chiesa evangelizzerà innanzitutto il mondo, vale a dire mediante la sua testimonianza vissuta di fedeltà al Signore Gesù, di povertà e di distacco, di libertà di fronte ai poteri di questo mondo, in una parola, di santità.

Parola della Chiesa.                                         RIFLESSIONE – SILENZIO

 

     Raccolti ai piedi del Signore, chiediamogli la grazia che la nostra vita sia viva testimonianza della fede che professiamo e diciamo insieme:

 

Rendici tuoi testimoni, o Signore

 

1. O Gesù, che ci hai scelti e chiamati, fa che siamo profondamente convinti della nostra fede e la  testimoniamo con la parola e con le opere di giustizia e di carità. Noi ti preghiamo:

2. O Gesù, che hai detto ai tuoi discepoli: “Voi siete il sale e la luce del mondo”, fa che il nostro  esempio cristiano risplenda davanti agli uomini, perché vedendo le nostre opere buone, rendano  gloria al Padre che è nei cieli. Noi ti preghiamo:

3. O Gesù, che hai detto ai tuoi discepoli:  “Amatevi l’un l’altro, perché da questo conosceranno che

    siete miei discepoli e il mondo crederà in me”, fa che testimoniamo davanti a tutti il nostro amore fraterno e la nostra unità. Noi ti preghiamo:

4. O Gesù, che hai costituito la tua Chiesa porto di salvezza e prolungamento della tua vita, fa che tutta la comunità cristiana viva secondo il tuo Vangelo e diventi luce e speranza per le genti. Noi ti preghiamo:

 

LETTORE:

Perché credo in Gesù Cristo?

Perché ha creduto all’amicizia fino a farne la legge del mondo nuovo e a morire per questo. Eri morto ci dissero i padri morto come muore ogni

 

mito sulla terra. Così fu il vuoto intorno a noi e dentro noi fu come quando il vento impazzisce e tutto spazza via. E abbiamo trovato te nell’occhio delle stelle nel sapore del mattino fra l’erba tenera dei prati e nel dolore di chi soffre nel sorriso di chi ama nella fame di chi ha fame nelle canzoni popolari e nella musica di Bach. Credo in lui perché amava la vita e divideva tutto on gli altri. Perché non ha mai flirtato con la menzogna; perché ha avuto pura quando si è sentito tradito. Li credo perche parlava di un altro chiamandolo suo Padre; perché ai suoi occhi un capo di Stato, un lebbroso, una prostituta, un bimbo, un contadino, avevano tutti lo stesso valore, lo stesso cuore, la medesima sete di amare e di vivere.

Né i tribunali romani, né i fucili a cannocchiale, né la nostra vigliaccheria, sono riusciti a far tacere la sua voce. E ci credo  nonostante le guerre di religione nonostante le chiese brutte e le feste cristiane talvolta tristi da piangere. Anche se siamo in pochi a a credere in lui sul serio.

 

Preghiera per gli uomini d’oggi

 

LETTORE:

Per coloro che ti cercano ma han paura di darlo a vedere.

Come Nicodemo:         “più coraggio, Signore”  RIPETERE TUTTI

 

Per quanti interrogano per conoscere la verità e non aspettano risposta.

Come Pilato:                “più luce, Signore”    TUTTI

 

Per quanti ostentano le loro ricchezze davanti all’indigenza dei poveri.

Come Epulone:            “più delicatezza, Signore”     TUTTI

 

Per quanti si accontentano di una religione di esteriorità.

Come i Farisei:           “più autenticità, Signore”   TUTTI

 

Per quanti non credono solo a ciò che toccano con mano.

Come Tommaso:         “più fede, Signore”    TUTTI

 

Per quanti  si incontrano con il dolore e voltano il capo.

Come i personaggi  della parabola del Samaritano:

                                     “più carità, Signore”    TUTTI

 

Per quanti rinnegano ciò che credono.

Come Pietro:                “più coerenza, Signore”   TUTTI

 

Per quanti si tirano indietro davanti all’impegno più grande.

Come il giovano ricco:    “più generosità, Signore”    TUTTI

 

 

 

Per quanti ti seguono controvoglia.

Come il Cireneo:            “più slancio, Signore”   TUTTI

 

Per coloro che non fanno altro che lamentarsi.

Come le donne di Gerusalemme:    “più iniziativa, Signore”   TUTTI

 

Pensando a tutti i benefici ricevuti dal Signore, eleviamo a lui la nostra preghiera di riconoscenza e diciamo insieme:

 

Noi ti ringraziamo, o Signore

 

-         Per aver creato un mondo bello, tutto per noi:

-         Per averci creati e conservati in vita:

-         Per esserti fatto uomo per la nostra salvezza:

-         Per la fede cristiana alla quale ci hai chiamati:

-         Per averci comunicato la tua santa grazia:

-         Per averci donato la tua parola:

-         Per la tua presenza eucaristica in mezzo a noi:

-         Per averci liberati dal peccato:

-         Per averci tenuti lontani da tanti mali:

-         Per il cibo che ci doni ogni giorno:

-         Per il vestito, la casa, la serenità, e la libertà:

-         Per la gioia eterna che ci hai promesso:

 

O Dio, fonte di ogni bene, principio del nostro essere e del nostro agire, fa che riconosciamo i benefici della tua paterna bontà e ti amiamo con tutto il cuore e tutte le forze. Per Cristo nostro Signore.

Amen.

 

CANTO

 

BENEDIZIONE EUCARISTICA

 


Notizie della nostra Comunità

 

 

Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II

                      Centro culturale sportivo ricreativo

 

Affiliato CSI

 

          Iniziativa “Pro terremoto Abruzzo”

 

Mi sento in dovere di ringraziare sentitamente, a nome del Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II, tutti i commercianti ed artigiani di Strada in Casentino e Ponte a Poppi che hanno aderito alla iniziativa da noi proposta “Pro terremoto Abruzzo”. Hanno dimostrato una generosità inaspettata e riconosciuta da tutti gli intervenuti al Circolo.

Con i materiali donati e raccolti dalle nostre volontarie, abbiamo realizzato nelle giornate di sabato 25 e domenica 26 aprile un totale di €. 993,00, cifra che è stata interamente destinata a due operatori presenti nelle zone del sisma:

la CARITAS Italiana, per opere di assistenza e sostegno economico durante l’emergenza e la ricostruzione;

l’Università Cattolica del Sacro Cuore per realizzare un prefabbricato per la Curia de L’Aquila e per la struttura dei Salesiani de L’Aquila, oratorio e studentato universitario.

 

Un ringraziamento anche a tutti i volontari del Circolo che anche in questa occasione, hanno sacrificato due intere giornate per la nostra comunità.

 

Colgo l’occasione anche per invitare a farsi avanti, quanti potrebbero essere interessati ad offrire il proprio servizio volontario al Circolo e magari hanno timore a proporsi: per noi non c’è soddisfazione più grande vedere arrivare nuovi amici disposti a dare il loro aiuto alla nostra associazione.

 

                                                                                            Ing. Antonio FANI, Presidente


 

Rubrica

a cura di Paola Boncompagni

 

Santuario del Volto Santo a Manoppello

 

Poco fuori del centro storico di Manoppello c’è il Santuario del Volto Santo, dov’è custodita un’importante reliquia del mondo cristiano. Questa reliquia giunse a Manoppello portata da uno sconosciuto pellegrino, scomparso senza lasciare traccia subito dopo averla consegnata al fisico, dott. Leonelli. L’evento, verificatosi fuori della Chiesa di S. Nicola a Manoppello, ebbe la testimonianza di svariate persone che dissero di ave visto il pellegrino fare la consegna entrando in chiesa da dove non fu mai più visto uscire. Il pacco donato al dott. Leonelli conteneva un panno arrotolato si cui era impresso un volto, un viso maschile, giovane, con lunghi capelli e barba divisa in bande, ritenuto essere quello di Cristo. La custodia della reliquia, alla morte del dottor Leonelli, passò di generazione in generazione fino al 1646, anno in cui fu ceduto definitivamente all’Ordine dei Frati Cappuccini di Manoppello, piccola località abruzzese in provincia di Pescara, ai piedi del massiccio montuoso della Majella. La chiesa originaria, fu progressivamente ampliata, fino ad arrivare alle dimensioni e forme attuali del Santuario. Il Volto Santo è un’immagine acherotipa, cioè non disegnata o dipinta da mano umana (non sono riscontrabili residui o pigmenti di colore) ed ha una caratteristica unica al mondo: è visibile identicamente da ambedue le parti e, se la luce lo attraversa posteriormente, l’immagine svanisce. Quando si entra nel Santuario, infatti, si vede immediatamente l’altare al centro del presbiterio, con il tabernacolo e l’ostensorio che lo conserva, ma l’immagine sembra invisibile, come se la teca non contenesse nulla. Dalle scale laterali una moltitudine di persone sale e scende ogni giorno in religiosa processione per rendere omaggio al velo e, solo quando si è ad una certa distanza, si può cogliere perfettamente la sua fisionomia; diciamo cioè che l’immagine “si materializza”. Alcuni studi comparativi condotti sulla Sacra Sindone e sul Volto Santo hanno portato alla conclusione che le dimensioni dei volti presenti sulle due tele sono le stesse. Risulta inoltre che il volto della Sindone e quello che appare nel velo di Manoppello sono sovrapponibili, con l’unica differenza che nella reliquia di Manoppello, la bocca e gli occhi sono aperti. Studi condotti per lunghi anni da docenti universitari hanno portato inoltre alla conclusione che il misterioso panno di Manoppello sia il velo della Veronica, la donna che, secondo la tradizione cattolica, deterse il sudore e il sangue dal volto di Cristo sulla via del Calvario.

Del velo della Veronica non si sentì parlare fio al XII secolo, quando, giunta a Roma, veniva esposta durante gli Anni Santi, come si usava fare con la Sindone, per promuoverne il culto. Nel 1608, la cappella della Basilica di S. Pietro in cui si trovava il velo della Veronica fu abbattuta; forse in questa circostanza potrebbe essere stata trafugata dal reliquiario in cui era conservato. E’ certo comunque che, da quando i Cappuccini di Manoppello ne entrarono legalmente in possesso, la Veronica in S. Pietro non è più stata esposta al pubblico, sono cessate le ostensioni e vengono perfino vietate tutte le riproduzioni dell’immagine sacra.

Il 1 settembre 2006 anche Papa benedetto XVI, ha fatto visita, in forma privata, al Santuario di Manoppello per venerare l’immagine del Volto Santo. In occasione di questa visita, il Santo Padre ha detto fra l’altro:”…Per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie mani innocenti e cuori puri. Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dalla verità dell’amore che vince l’indifferenza, il dubbio, la menzogna e l’egoismo; cuori puri, cioè cuori rapiti dalla bellezza divina, cuori che portano impresso il volto di Cristo. Come per colui che sta vivendo un amore, la vera gioia è quella di vedere il volto amato….Chi incontra Gesù ed è disposto a seguirlo fino al sacrificio della vita, chi si lascia attrarre e trasformare dal fulgore del suo Volto, vive l’esperienza dei Santi che hanno riconosciuto e amato nei fratelli, specialmente i più poveri e bisognosi, il volto di quel Dio  lungo contemplato con amore nella preghiera….”

 


Attualità

 

La resistenza delle religiose tra i terremotati de L'Aquila

 

Il terremoto del 6 aprile scorso a L’Aquila, ha danneggiato gravemente anche le case delle religiose presenti nel capoluogo abruzzese.

In via XX settembre, una delle strade del centro che ha registrato maggiori crolli tra i quali la Casa dello studente, c'era il convento delle Suore Francescane Alcantarine con il pensionato universitario, ugualmente inagibili.

Suor Oliva Lombardi abitava lì con altre 14 consorelle, adesso è nella tendopoli di Collemaggio con otto di esse.

Mentre le altre suore si recano con due pulmini nelle frazioni di Tornimparte e di Onna per collaborare all'animazione delle aree di ricovero, suor Lombardi continua il lavoro in Caritas. Da quattro anni si occupa della formazione dei nuovi cooperatori, adesso collabora con il Centro di coordinamento istituito a Pettino da Caritas italiana.

In via Fortebraccio, è crollata giù anche la casa delle Suore francescane missionarie di Gesù bambino, fondate da Barbara icarelli, un edificio storico del 1400 che ospitava oltre la casa madre dell’ordine, le scuole elementari e medie gestite dalle religiose e un pensionato universitario.

“Già dai primi giorni – racconta la superiora suor Luciana Fagnano – abbiamo cercato di metterci in contatto con i ragazzi, ma gli elenchi con i numeri di telefono erano rimasti nella scuola. Da un alunno che sapevamo a Lanciano dai nonni, piano piano, a catena, siamo risaliti ai numeri di tutti gli altri”.

Una “caccia al tesoro” dall'esito felice perché i ragazzi stanno tutti bene. “Sia i genitori che i ragazzi – afferma la superiora – ci chiedono di continuare la scuola e sono preoccupati di cosa accadrà a settembre, per il prossimo anno scolastico”.

“Per molti ragazzi, che hanno compiuto da noi tutto il ciclo della scuola primaria, la nostra casa è un ambiente familiare; nel chiostro giocavano a pallone – aggiunge –. Nemmeno noi abbiamo risposte per il futuro, tranne la nostra intenzione di non andar via da L'Aquila e ricominciare appena possibile”.

Le suore zelatrici del Sacro Cuore, o Istituto Ferrari, avevano, oltre alla casa madre di via S. Chiara d’Aquili, la casa di ospitalità “S. Giuseppe” e l’Istituto S. Caterina per universitarie e anziane, sempre a L’Aquila, e una casa famiglia a S. Gregorio, altro piccolo paese gravemente danneggiato dal terremoto.

Nel crollo di questo edificio hanno perso la vita due suore della congregazione. Suor Lidia Pupatti, la madre generale, spiega: “Il nostro ordine appartiene a L'Aquila, dove è stato fondato nel 1890 dalla nobildonna Maria Ferrari, per un'attenzione ai malati e agli anziani, ma soprattutto all'educazione della gioventù”.

Per questo: “non abbiamo altre sedi dove trasferirci e anche se ci dessero una struttura fuori diocesi, tutte le nostre attività sono qui”.

 

Cosa chiede il terremoto alla nostra fede?

 

L'AQUILA, martedì, 28 aprile 2009.- Quando l'immagine di Benedetto XVI riempie i maxi-schermo, il silenzio scende sulla piazza d'armi della scuola della Guardia di Finanza di Coppito, diventata ormai il cuore istituzionale della città ferita dal terremoto.

Il Papa è a Onna, in ritardo sul programma a causa del maltempo che gli ha impedito di giungere da Roma in elicottero. La sua voce familiare si diffonde nella piazza dove lo aspettano centinaia di aquilani, giunti dalle tendopoli, dagli alloggi sulla fascia costiera, dalle case ospitali di parenti.

Raccolta, intensamente concentrata, ad occhi chiusi, la gente prende il primo contatto con il Pastore, il Padre venuto a consolare i suoi figli. La pioggia e il freddo non scoraggiano l'attesa per la parola che risponda alle molte domande sollevate dall'evento terremoto.

Non solo “perché il lutto? perché la sofferenza?” - le domande di un'umanità colpita sebbene non sconfitta -, ma anche quelle della comunità cristiana: “cosa chiedono questi avvenimenti alla nostra fede?”.

“Vegliare ed essere pronti”. Paola Di Profio è una catechista di Pizzoli; questo è stato il tema della preparazione alla Pasqua.  “Il Signore – afferma – non ci abbandona mai e la visita del Papa significa proprio questo. Come cattolici siamo chiamati a non arrenderci davanti agli avvenimenti e ad essere testimoni di speranza”. A partire da segni precisi, come quella di rientrare subito nella casa dichiarata agibile.

“Un po' di timore rimane – spiega – ma ho fatto questa scelta come un gesto di speranza anche per i bambini del catechismo. Come mamme sentiamo l'esigenza di dare sicurezza ai figli e vedo che anche le altre mamme si stanno convincendo”.

Don Francesco Pierpaoli, direttore del centro “Giovanni Paolo II” di Loreto, è a L'Aquila per portare gli arredi liturgici prestati dalla diocesi marchigiana per l'accoglienza del Papa. Un gesto già avvenuto in occasione dei funerali di 105 vittime del terremoto, svoltesi in questo stesso luogo due settimane fa.

“I segni liturgici – afferma – aiutano a leggere la realtà che rappresentano; così i segni dei tempi, come un terremoto, un evento naturale, devono aiutarci a leggere la nostra realtà di chiesa, la nostra fedeltà all'essenziale”.

“Forse non è casuale – aggiunge – aver “riscoperto” in questa occasione la figura di Celestino V, una figura che richiama alla santità di vita e alla rinascita della vita spirituale sugli aspetti materiali”.

Suor Lamberta Mazzon, delle Missionarie della dottrina cristiana, si definisce una “suora felice”, sebbene sfollata perché il suo convento la notte del 6 aprile è stato gravemente danneggiato e le suore sono scampate a malapena. Adesso è a Sulmona.

“Non ci manca niente e ci manca tutto – ammette –: l'aria, i ragazzi della scuola, i colleghi, le strade”. Sebbene di origini venete è aquilana nel cuore: “Ieri – racconta – siamo andati con i vigili del fuoco e l'elmetto a fare un sopralluogo nella nostra casa. Abbiamo attraversato il centro ma è irriconoscibile, completamente devastato, come bombardato”.

“Il Papa – afferma – ci conferma nella volontà e nel coraggio di continuare e di ricostruire. Non solo a livello materiale. Abbiamo bisogno di ricostruirci nel profondo, nelle relazioni, nelle amicizie disperse, nei rapporti di vicinato sconvolto”.

Tutto questo “a partire da una risposta di fede che rimetta al centro il senso della vita insieme. Il terremoto è per noi l'occasione di chiederci quali sono state le nostre priorità come persone e come comunità cristiana, che tipo di società stiamo costruendo”.

Riflessioni che sembrano anticipare le parole di Benedetto XVI giunto nella piazza accolto dagli applausi e persino da una pausa della pioggia.

“Come cristiani – afferma il Papa – dobbiamo chiederci: cosa vuole dirci il Signore? Anche come comunità civile occorre un esame di coscienza”.

Scorrono le lacrime sui visi degli aquilani che avrebbero voluto accogliere il Papa per la grande festa del Giubileo aquilano del prossimo 28 agosto.

“Coraggio – li invita il Santo Padre – anche se ferita, l'Aquila tornerà a volare”.


Attualità

Il preservativo colabrodo

 

Lo spacciano per sicuro ma non è vero! Il virus dell’Hiv può trasmettersi anche se il preservativo è correttamente usato. Perché non informano i giovani di questo pericolo?

Forse per non mettere in pericolo il business di certe lobbies. Una propaganda interessata, cui non mancano ingenti mezzi economici, sostiene, in assenza quasi totale di voci contraddittorie, che l'uso del preservativo garantisce totalmente dal contagio del virus Hiv, impedendo la diffusione della peste del secolo, dell'AIDS.   ECCO  LE  VERITA’:

Chi è sieropositivo ha una malattia mortale di cui l'AIDS non è che lo stadio finale. Chi è sieropositivo può contagiare gli altri.

Attualmente non esiste alcuna medicina o vaccino che guarisca da questa malattia e dunque l'unico mezzo per non contrarre questo virus è la prevenzione.                 Per il preservativo c’è da dire:

Innanzitutto partiamo da una constatazione: la probabilità di rimanere incinta utilizzando costantemente, in ogni rapporto sessuale, il preservativo varia il 9% e il 14%. Vale a dire che, se 100 coppie, per un anno intero usano esclusivamente il preservativo come anticoncezionale, circa 12 donne rimangono incinte.

Il preservativo presenta fori 50 volte più grandi del virus dell'AIDS e quindi questo virus può benissimo attraversare la parete di gomma del profilattico. La maniera migliore per verificare la veridicità di questi dati era testare nella realtà la presunta sicurezza offerta dai preservativi. Questo è appunto ciò che ha fatto la dottoressa Susan C. Weller che ha studiato la frequenza della trasmissione del virus, usando sempre il preservativo per un anno, tra coppie di marito e moglie nelle quali uno solo dei due partners è sieropositivo. In questo studio è emerso che ben il 30% delle persone sane si è ammalato nell'arco di un anno; ciò a dimostrare che questi soggetti, nonostante l'uso continuato del preservativo, sono stati contagiati dal loro coniuge.

 

Ricorda:

Il preservativo presenta fori il cui diametro è 50 volte più grande della grandezza del virus dell'AIDS L'astensione dai rapporti sessuali con persone sieropositive e la fedeltà reciproca nel matrimonio sono l'unica garanzia sicura contro il contagio. Studi epidemiologi, scientificamente condotti, dimostrano come nel 7-15% dei casi, fino al 30% in alcuni studi, l'infezione si verifichi nonostante l'uso del preservativo.


Notizie dal Casentino

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

TURISMO NATURA: IL PARCO NAZIOANLE DELLE FORESTE CASENTINESI

Il Parco è il secondo parco d’Italia più gettonato secondo il rapporto di Ecotur

 

Il VI rapporto Ecotur sul turismo natura, realizzato tra gli altri dall’ISTAT e dall’ENIT, rileva che nel 2008 il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è tra i Parchi più visitati dal turista, secondo solo al Parco Nazionale d’Abruzzo.

Il turismo all’area aperta sembra risentire solo marginalmente la crisi che sta investendo l’economia mondiale. Sempre più persone ricercano una nuova forma di turismo, l’ecoturismo, un modo più responsabile di viaggiare nelle aree naturali, nel rispetto dell’ambiente e a sostegno delle popolazioni locali. A conferma di questa proiezione ci sono i dati del flusso turistico che nell’area protetta fanno registrare un trand positivo, con un incremento di presenze del 10% rispetto al 2007. L’anno si è concluso con un aumento di visitatori soprattutto nei due maggiori centri del versante toscano de Parco, Badia Prataglia per il suo aspetto naturalistico e Camaldoli per la sua sacralità. Sempre più scolaresche hanno scelte come meta il parco e attività di educazione ambientale per le loro visite programmate. La maggior parte dei soggiorni non include il pernottamento anche se cresce la formula dell’weekend. Tra gli eventi promossi restano sicuramente le escursioni a riscuotere un maggiore successo, anche se si è registrato una flessione nei primi mesi della stagione estiva. Cresce invece l’interesse per il Parco d’Inverno con camminate nei paesaggi innevati dei centri montani del Parco Ormai da qualche anno si sta sviluppando una  nuova formula di turismo dettata dal desiderio sempre crescente di vivere a contatto con la natura, di praticare sport e attività all’area aperta, di frequentare luoghi poco affollati lontano dal caos delle città. La programmazione delle attività per il 2009 continua e con l’arrivo della primavera si riapre la stagione. Il calendario delle iniziative, che sarà disponibile a breve, prevede escursioni guidate a piedi e in MTB, attività con i cavalli e gli asini, serate sotto la cupola del planetario o escursioni in notturna con gli astrofili, iniziative dedicate alla conoscenza dei sapori del parco.      www.parcoforestecasentinesi.it


Notizie dal Casentino

 

Anche in Casentino si comincia a sentire il vento della crisi mondiale e già molte famiglie risentono della mancanza di lavoro e riducono i consumi cercando di risparmiare. Tante sarebbero le situazioni da segnalare che vengono vissute nel silenzio. Questo per dire che ogni disoccupato di qualsiasi settore, magari anche senza cassa integrazione, meriterebbe di essere menzionato.

Abbiamo scelto di pubblicare il caso esposto nella riflessione che segue, fatta da un membro della nostra comunità, per la singolarità particolare della vicenda.

 

UN CASO UNICO:

CHIUSURA... NON PER MANCANZA DI LAVORO

 

Sopprimono, a Pratovecchio, uno stabilimento SANO, la cartiera “gioiello” ed attuale polmone economico del Casentino. PERCHÉ?

 

Il sito produttivo di proprietà SCA Hygiene Products, multinazionale svedese leader mondiale nella produzione e trasformazione di carta, è quello dedicato a servire il mercato italiano: produzione annua 2008: 27000 tonnellate di prodotto finito per un fatturato di 50 milioni di Euro pari al 64% di SCA Italia; produzione annua prevista per il 2009: 29000 tonnellate.

Venerdi 27 marzo 2009 SCA Italia apre la procedura di mobilità per licenziamento collettivo di tutti i 136 dipendenti del sito di Pratovecchio per cessazione attività.

Nulla lasciava presagire una simile decisione. Il mese di gennaio 2009 aveva infatti registrato produzioni da record, consentite dall’estensione dei turni di lavoro a sabato e domenica grazie ad un accordo sindacale sottoscritto in data 7 gennaio 2009 con validità fino a giugno 2010.

Il sito produttivo di Pratovecchio, è stato fondato nel 1962 da imprenditori locali, è stato acquisito dalla multinazionale nel recente 2002. Fino a questo momento non ha mai avuto un momento di crisi infatti produce marchi privati per le maggiori catene distributive italiane: CONAD (di cui è fornitore unico), COOP, FINIPER, ESSELUNGA, SUN ecc. Molti di questi clienti sono storici da decenni.

 

Pratovecchio si distingue per il numero di certificazioni: - di prodotto: FSC, PEFC, ECOLABEL (esclusiva all'interno di SCA Italia); - di processo: ISO 9001-2000; - ambientali ISO 14001-2004 (esclusiva in SCA Italia).

E per scelte tecnologiche uniche per SCA Italia: - realizzazione di una cartiera a ciclo chiuso, senza reflui di scarico a ridotto impatto ambientale; - istallazione di un impianto di cogenerazione per l’autoproduzione di energia elettrica e vapore a massimo rendimento.

Investimenti importanti soprattutto se contestualizzati in una vallata toscana di ca. 25.000 abitanti, zona depressa ed attualmente in grave difficoltà in seguito all’odierna crisi finanziaria (già persi circa 1000 posti di lavoro).

SCA giustifica questa chiusura di Pratovecchio con la necessità di riallocare i suoi volumi sugli altri siti della Lucchesia, che attualmente sono in difficoltà per la perdita di produzione poiché spostata all’estero.

Dunque, SCA con questa decisione, oltre a creare un danno sociale irreparabile, mette a rischio il proprio portafoglio clienti italiani, trasferendoli in siti non specializzati per questo tipi di clientela.

Vale veramente la pena dismettere un sito in piena efficienza con una tradizione industriale di 40 anni?

I lavoratori di Pratovecchio vogliono continuare a servire i clienti con la dedizione di sempre e per questo sono in sciopero dal 21 marzo scorso e presidiano lo stabilimento affiancati da tutte le istituzioni locali, e dalla cittadinanza mentre il management ha abbandonato il sito rendendosi irreperibile ed interrompendo la fornitura ai clienti del tutto ignari dell’accaduto. Di fronte ad un tale scandalo tutti: i lavoratori, i sindacati, i cittadini, i commercianti, le associazioni, la chiesa, le istituzioni locali, politici e persino personaggi dello spettacolo si sono uniti al presidio per contrastare la decisione, attualmente irremovibile di SCA. Il presidio, che si è distinto da subito oltre che per determinazione anche per civiltà, unione ed organizzazione, non sembra scoraggiarsi di fronte al colosso, anzi con il suo comportamento continua ad attirare l’interesse e la solidarietà di tutti coloro che vengono a conoscenza della sua storia.

 


Approfondimenti

 

Il Cardinale Martino spiega il femminismo caritatevole

 

     Manifestazione del 1977

In conclusione della Prima Conferenza Internazionale sul tema "Vita, famiglia, sviluppo: il ruolo delle donne nella promozione dei diritti umani", il Cardinale Renato Raffaele Martino ha illustrato il femminismo caritatevole incoraggiando il mondo femminile a costruire il cristianesimo del Sì.

Un “Sì a Dio”, Padre di tutta l'umanità e Creatore dell'uomo e della donna a sua immagine e somiglianza; un “Sì alla vita” soprattutto a quella “rifiutata con l'aborto e l'eutanasia e a quella manipolata arbitrariamente dalle nuove tecnologie”; un “Sì alla famiglia” fondata sul matrimonio tra l'uomo e la donna e un “Sì alle donne e al loro genio”.

Per dare consistenza e forma a quel nuovo femminismo sollecitato dal Santo Padre bisogna che “le donne cristiane scelgano di essere le interpreti e le protagoniste di questo cristianesimo del Sì”.

Facendo riferimento al dibattito che si è svolto durante la conferenza, il Cardinale Martino ha sottolineato che “l’emancipazione femminile fu ed è un evento epocale, contrassegnato da contrastanti e ambivalenti significati, su cui deve esercitarsi un costante, paziente, intelligente e oculato discernimento cristiano per ritenere il buono, per combattere il cattivo, per orientare l'incerto: un discernimento cristiano, ispirato e guidato da un umanesimo integrale e solidale, fermamente proteso a far avanzare la civiltà dell'amore”.

Il Presidente del dicastero vaticano ha respinto il tentativo di negare la natura femminile rifiutando il disegno del Creatore ed ha ribadito che “ci sono delle questioni

 

 non negoziabili che non ammettono deroghe e la democrazia non può essere un compromesso al ribasso, perché, in questo caso, il bene comune si trasformerebbe nel minor male comune”.

Dopo aver rilevato la necessità di investire in maniera massiccia sulle donne attraverso l'educazione e la formazione, il porporato ha precisato che l'attuale crisi economico-finanziaria “evidenzia un deficit pericoloso di valori morali e religiosi” a cui si può rispondere solo con una “formazione integrale” ed un “etica, culturale e religiosa”.

Per il Presidente di Giustizia e Pace “non c’è l’economia da sola e poi l’etica o la religione. Non c’è la giustizia da sola e poi l’amore e la carità. Non c’è la produzione e poi la distribuzione. Non c’è l’efficienza e poi la solidarietà. Non c’è la legge naturale e poi la legge nuova”.

Pensare le cose in questo modo “vuol dire accettare che il mondo possa funzionare senza Dio. Se la salvezza di Dio non investe tutti i piani, alla fine, viene espulsa da tutti i piani”.

Il Cardinale Martino ha quindi denunciato come uno “scandalo inaccettabile” l'estrema povertà, che oggi si presenta con il volto sofferente delle donne e dei bambini. Per questo ha impegnato il nuovo femminismo a costruire “un mondo più giusto e più solidale”.

“Non ci sarà nessun nuovo femminismo senza Dio, soprattutto se non si scopre Dio come Amore”, ha esclamato il porporato.

“Il vecchio femminismo – ha infine concluso – era fondato sull’individualismo egocentrico e, spesso, egoista; il nuovo femminismo deve essere intessuto di amore per la vita, per la famiglia, per gli altri: un femminismo regolato dalla regina delle virtù: la carità”.

 


 

ULTIME… DI COPERTINA

 

 

I   Vescovi   Italiani :

con il Papa “sempre e incondizionamente”

 

 

A nome e per conto dei Vescovi italiani, il Cardinale Angelo Bagnasco durante i lavori del Consiglio Episcopale Permanente dice:

 

“la migliore tradizione del nostro

cattolicesimo” è quella di “stare con

il Papa, sempre e incondizionatamente”.

 

…“Si è prolungato, oltre ogni buon senso, un pesante lavorio di critica − dall’Italia e soprattutto dall’estero − nei riguardi del nostro amatissimo Papa”.

 

Il Presidente della CEI ha chiesto ai governi di “mantenere i propri impegni, al di là della demagogia e di logiche di controllo neo-colonialista” ricordando che i Vescovi ed i cattolici tutti non accetteranno che “il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso”.

 

Così sono respinte le critiche ricevute durante il viaggio in Africa e sulla tematica del preservativo ribadendo “la pertinenza delle parole del Papa sull’argomento”.

 

“Per tutti – ha concluso – egli rappresenta un’autorità morale che questo viaggio ha semmai fatto ancor più apprezzare”.