Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino

Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino

Anno
VI - N. 35 Maggio -
Giugno 2009
Guai a me se non predicassi
il Vangelo
Numero speciale sul piano pastorale diocesano 2008/2009
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Predicare il Vangelo
q Il piano 2007/2008 pag. 4 Quarta parte
q Le preghiere del mese pag.
9 Preghiere
q Veglia di preghiera pag.
10 La missione evangelizzatrice
della Chiesa
q Notizie della nostra comunità pag.
15 Pro Terremoto Abruzzo
q Rubrica pag. 16 I Santuari d’Italia
q Attualità pag. 18 Il terremoto in Abruzzo
pag. 22 Il preservativo colabrodo
q Notizie dal Casentino pag. 23 Il Parco Nazionale
pag. 24
q Approfondimenti pag. 26 Il Femminismo caritatevole
Il giornalino può essere scaricato su internet
all’indirizzo www.parrocchiastrada.net
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni,
Amalia Bonciani REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A -
Strada in Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
Predicare il Vangelo
Il vangelo
è un buona notizia che non va soltanto accolto, ma annunciata. San Paolo
chiamato da Cristo in maniera così forte e sconvolgente sulla via di Damasco,
sente che l’evangelizzazione è come scritto nel suo DNA e lo fa esclamare: “guai a me se non predicassi il vangelo”.
Egli vive la missione come un compito materno e paterno nei confronti dei suoi
destinatari e delle sue comunità (Tess. 2.1-12).
E’ una
evangelizzazione gratuita, aperta a tutti, rivolta al singolo ma in vista della
comunità. Una evangelizzazione sempre realizzata con l’aiuto di collaboratori e
scolta con dedizione e spirito di sacrificio. La missione evangelizzatrice
chiede, per essere credibile la testimonianza della vita. Paolo VI affermava
nella Evangeli nuntiandi:
“… l’uomo
contemporaneo ascosta più volentieri i testimoni che i maestri” (n.41).
Il tempo ed
il contesto in cui Paolo ha organizzato la missione di evangelizzazione non
sono molto diversi dai nostri. Porta
l‘annunzio in un orizzonte caratterizzato da varietà di culture, da pluralismo
religioso, da paganesimo ed indifferenza.
Tuttavia
Paolo si muove su una duplice direzione, che senza dubbio deve essere anche la
nostra.
Da un lato
si evidenzia la novità dell’esperienza cristiana (siamo discepoli di un
Crocifisso che è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani 1Cor1,23); e dall’altro
colloca l’annuncio cristiano nell’orizzonte della ricerca umana entrando in
dialogo con le domande più profonde del suo tempo.
Seguendo
San Paolo potremmo essere nel nostro oggi diffusori del “profumo della
conoscenza di Cristo nel mondo intero (2Cor 2,14).
Il vostro parroco, don Roberto
Quarta parte del piano
Tempo di Pasqua
«Guai a me se non predicassi il vangelo»:
diffondere il buon odore di Cristo
Voi
stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è
stata vana. Ma dopo avere prima sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come ben
sapete, abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi il vangelo di
Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro appello non è stato mosso da volontà di
inganno, né da torbidi motivi, né abbiamo usato frode alcuna; ma come Dio ci ha
trovati degni di affidarci il vangelo così lo predichiamo, non cercando di piacere
agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori.
Mai infatti abbiamo pronunziato
parole di adulazione, come sapete, né avuto pensieri di cupidigia: Dio ne è
testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri,
pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo
stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie
creature. Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo
di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.
Voi ricordate infatti,
fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando notte e giorno per
non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio. Voi siete
testimoni, e Dio stesso è testimone, come è stato santo, giusto, irreprensibile
il nostro comportamento verso di voi credenti; e sapete anche che, come fa un
padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, incoraggiandovi e
scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo
regno e alla sua gloria.
Dalla Prima
lettera ai Tessalonicesi 2,1-12
1. Lo stile missionario di Paolo
In Paolo, l’incontro con Cristo coincide
fin dall’inizio con l’invio missionario. È quanto lui stesso confida scrivendo
ai Galati: «Quando colui che mi
scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di
rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito,
senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano
apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco» (1,15-17).
Chiamato per divenire annunziatore, Paolo accetta che le esigenze dell’annuncio
sovvertano tutta la sua esistenza. D’ora in poi, Paolo vive per Cristo e tutto
mette a servizio della causa del Vangelo.
Non solo, ma comprende immediatamente che
la sua missione non potrà esser rivolta solo al mondo ebraico: Gesù lo ha
raggiunto in modo del tutto gratuito, senza alcun merito personale, per pura
grazia. Ma se la salvezza di Cristo è gratuita,
allora non può essere che incondizionata, non può che raggiungere tutti, al di
là di qualsiasi appartenenza. Per Paolo, in altri termini, non c’è più spazio
per una missione che distingua fra popolo e popolo, vicini e lontani! «Tutti
voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete
stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è più giudeo né
greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti
voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal
3,26-28).
Tra gli elementi che caratterizzano la
missione di Paolo emerge in primo luogo il fatto che la missione è sì rivolta
al singolo interpellato come persona, ma sempre in vista della costruzione di
una comunità. Lo stesso sacramento del Battesimo è certamente un’esperienza
personale, ma è anche e soprattutto l’inserimento della persona all’interno
della comunità. In altre parole, per Paolo, come per tutto il cristianesimo
antico, è impensabile un’esperienza privata della fede.
Un secondo elemento significativo è il
ricorso ai collaboratori. Paolo non agisce mai in modo individuale: anche le
sue lettere sono generalmente lettere scritte da un gruppo di persone, almeno
idealmente. E non si tratta di una scelta funzionale, ma teologica: nel suo
stesso stile, infatti, la missione deve manifestare il primato della comunione
e della carità.
Altro aspetto emblematico dello stile
missionario di Paolo è la scelta di dedicarsi esclusivamente
all’evangelizzazione delle città. Da Filippi a Tessalonica, da Efeso a Corinto,
Paolo fonda comunità in quasi tutte le più grandi città del mondo antico:
ancora una volta, però, non siamo davanti a una strategia pastorale, ma alla
volontà di andare incontro alle persone nel loro luogo di vita, lì dove sono a
contatto stretto con il proprio lavoro, le proprie responsabilità. Una
missione, in altri termini, che cerca il contatto con le culture e si lascia
anche sfidare da esse, nella certezza che l’annuncio evangelico non teme alcun
confronto ma è capace di penetrare qualsiasi contesto.
Ma è soprattutto il profondo rapporto
dell’evangelizzatore con la comunità da lui fondata a costituire una lezione
che non ha perduto nulla della sua attualità: Paolo, lo abbiamo letto nel brano
della Prima lettera ai Tessalonicesi – e lo farà anche scrivendo ai Galati
(cfr. Gal 4,19) –, non esita a ricorrere
alla metafora paterna e materna per descrivere la dedizione e l’affetto che lo
legano ai cristiani di Tessalonica. Si tratta di uno stile di grande cura nei
confronti di coloro che sono evangelizzati. Non di un atteggiamento banalmente
sentimentale, ma della determinazione a dare la vita per loro: un amore
concreto, profondo, che si traduce sul piano delle scelte, della donazione di
sé, sul piano del sacrificio. In fondo, Paolo non fa altro che ripetere quanto
vissuto e testimoniato dal suo Maestro, il buon Pastore che dà la vita per le
sue pecore (cfr. Gv 10,11).
Come
attestano tutti i vangeli, le apparizioni del Risorto hanno come conseguenza immediata
quella di restituire vita alla comunità primitiva, di spingerla con coraggio verso
la missione, di rinsaldarla nella sua unità. La missione, in altri termini, e
com’è accaduto anche a Paolo, scaturisce dall’incontro con il Signore risorto.
In questo senso, il tempo di Pasqua è tempo particolarmente propizio proprio
per riscoprire la dimensione missionaria della nostra vita cristiana: la stessa
comunione ecclesiale è al tempo stesso origine, ma anche conseguenza
dell’impegno missionario della comunità.
2. Essere testimoni per essere
maestri
Come ampiamente documentato, i temi
dell’evangelizzazione e della missionarietà sono dimensioni centrali in Paolo.
Ma, come documenta, fra le altre, una delle più belle pagine degli Atti degli
Apostoli, il discorso di Paolo agli anziani di Mileto, anche per l’Apostolo
delle genti l’evangelizzazione passa attraverso la testimonianza. «Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei. Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case, scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù… Per questo vigilate, ricordando
che per tre anni, notte e giorno,
io non ho cessato
di esortare fra le lacrime ciascuno di voi» (At
20,18-21.31).
Non è tanto o soprattutto la
sublimità di parola, arriverà a dire Paolo scrivendo ai Corinzi, a rendere
efficace la missione: «quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la
testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza… venni in mezzo a
voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio
messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione
dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata
sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio» (1Cor 2,1.3-5). Non, dunque, l’artificio delle nostre strategie, ma
la povertà della nostra quotidiana fedeltà al vangelo può davvero toccare i
cuori dei nostri contemporanei e aprirli al mistero dell’avvento del Regno. È
quanto affermava già papa Paolo VI quando riconosceva che «l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni
che i maestri. O se ascolta i maestri lo fa in quanto sono dei testimoni» (Evangelii nuntiandi, n. 41).
Così,
un aspetto decisivo del nostro impegno missionario è prima di tutto quello di essere presenti nel mondo nel segno della
comunione, l’unica via in cui il Vangelo può essere sempre di nuovo rivelato
nella sua viva credibilità. Un compito che ci coinvolge a livello personale ma,
soprattutto, a livello delle nostre comunità cristiane, chiamate a essere lievito
e provocazione proprio a partire dal rinnovamento della nostra mente, del
nostro pensare, camminando come comunità in una vita nuova fondata sul perdono
e sulla riconciliazione, e così poter diffondere ovunque il buon profumo di Cristo:
«Siano rese
grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde
per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero!» (2Cor 2,14).
Il tempo di Pasqua è tempo in cui la comunità si raccoglie nel
Cenacolo, tempo della celebrazione dell’Eucaristia e dell’attesa dello
Spirito santo, tempo in cui il Signore ci visita con la sua grazia e ci abilita
alla missione. In questo senso, nella luce della Pasqua, la comunità cristiana
è chiamata più che mai a fare esperienza viva del Signore risorto, per diventare
sempre più quel popolo nuovo che, così come ha fatto lo stesso Paolo, rende
maggiormente credibile la propria parola con la forza e la chiarezza della
testimonianza.
3. Le nuove frontiere dell’evangelizzazione
A uno sguardo attento non può
sfuggire che il contesto in cui Paolo ha organizzato la sua missione di
evangelizzazione non è molto diverso dal nostro. Si trattava e si tratta di un
orizzonte culturale segnato da un sorprendente pluralismo religioso. E non è un
caso che Paolo faccia di tutto per distinguersi da quei predicatori itineranti
che non facevano altro, in definitiva, che usare la religione per tentare di
sopravvivere. Paolo si sente investito di un compito totalmente diverso. La sua
stessa scelta di lavorare e di non dipendere dalle offerte delle comunità vuole
andare in questa direzione: che nessuno possa dire che egli approfitta di Gesù
Cristo! E proprio rivolgendosi a questo mondo complesso, e in cui i culti più
svariati si propongono sulle “bancarelle” di un vero e proprio mercato del
religioso, Paolo sembra muoversi in una duplice direzione: da un lato, la forte
e piena coscienza della discontinuità radicale dell’esperienza cristiana
rispetto a ogni logica mondana. Noi siamo discepoli di un Crocifisso che è
scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani (cfr. 1Cor 1,23). Dall’altro, come nel celebre discorso all’Areopago di
Atene, il tentativo di collocare l’annuncio cristiano nell’orizzonte più ampio
della ricerca umana e di far entrare in dialogo l’esperienza cristiana con le domande
più profonde del suo tempo. Parlando agli abitanti della città simbolo della
cultura antica, Paolo dimostra di conoscere bene la loro cultura e le
coordinate della loro religiosità. Ed è proprio riferendosi alla singolare
credenza dei greci nei confronti di un Dio ignoto che spera di poter introdurre
l’annuncio della risurrezione di Cristo.
Sappiamo che il tentativo di
Atene si concluse in modo fallimentare, e forse non si trattò neppure
dell’unico passo falso dell’attività apostolica di Paolo. Non di meno, esso
continua a parlarci con chiarezza del coraggio con cui Paolo andava incontro
alle sfide della missione, non temendo di affrontarle e, in taluni casi,
addirittura di rischiare un fallimento. Un’esortazione che coinvolge tutti noi,
posti come siamo di fronte a orizzonti missionari del tutto inediti e che ci
sfidano: la varietà delle culture, la presenza in mezzo a noi di cristiani di
altre confessioni, di persone di altre religioni, soprattutto
quell’indifferenza religiosa che appare la zona più difficilmente raggiungibile
dal nostro sforzo missionario.
Icona emblematica
e quasi riepilogativa di tutto il suo ministero apostolico è, per Paolo come
per Pietro e per tanti altri allora e fino ai nostri giorni, il suo martirio a
Roma. In effetti, esso è, in un certo
senso il sigillo e il modello più alto della missione, la quale è inevitabilmente
dono totale e fino alla fine di se stessi, seme che muore per portare frutto.
Proprio quello Paolo stesso aveva compreso: «quando sono debole, è allora che
sono forte» (2Cor 12,10)!
Una
delle parole più emblematiche di Gesù riguardo alla missione è quella rivolta a
Pietro, sulla barca, e riferitaci dal vangelo di Luca: «Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e
calate le reti per la pesca”» (Lc 5,4). Solo aprendo
i propri orizzonti la missione cristiana può trovare sempre di nuovo le proprie
più intime motivazioni. L’invito di Gesù a prendere il largo, infatti, è invito
a sintonizzarsi non con le nostre povertà, paure o grettezze, ma con
l’orizzonte del cuore di Dio Padre, il quale ci sollecita continuamente a dare
voce e concretezza al vengono di Cristo. È quanto ha vissuto testimoniato lo
stesso Paolo, divenendo un formidabile apostolo del suo Maestro e Signore Gesù
Cristo. Un apostolo che continua a parlare fino a oggi.
Le preghiere del mese
Preghiera per la vita
O Maria, aurora del mondo
nuovo, madre dei viventi,
affidiamo a te la causa della
vita:
Guarda, o Madre, al numero
sconfinato di bimbi cui viene
impedito di nascere, di
poveri
cui è reso difficile vivere,
di
uomini e donne vittime di
disumana violenza, di anziani
e malati uccisi
dall’indifferenza
o da una presunta pietà.
Fa che quanti credono nel tuo
Figlio sappiano annunciare
Con franchezza e amore agli uomini
del nostro tempo il
Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazi di
accoglierlo come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con
gratitudine in tuta la loro esistenza e il coraggio di testimoniarlo con tenacia
operosa, per costruire, insieme con tutti gli uomini di buona volontà,
la civiltà della verità e
dell’amore.
A lode e gloria di Dio
creatore e mante della vita.
(Giovanni Paolo II)
PREGHIERA
AL VOLTO SANTO
O Gesù, che nella tua crudele
Passione divenisti “l’obbrobrio degli uomini e l’uomo dei dolori”, io venero il
tuo Volto divino, sul quale splendevano la bellezza e la dolcezza della
divinità e che ora è divenuto per me come il volto di un lebbroso… Ma io
riconosco sotto quei tratti sfigurati il tuo infinito amore e mi consumo dal desiderio
di amarti e di farti amare da tutti gli uomini. Le lacrime che sgorgano con
tanta abbondanza dagli occhi tuoi sono come perle preziose, che mi è caro
raccogliere, per riscattare con il loro infinito valore le anime dei poveri peccatori.
O Gesù, il tuo Volto adorabile rapisce il mio cuore, ti supplico di imprimere
in me la tua somiglianza divina e di infiammarmi del tuo amore, affinché possa
giungere a contemplare in cielo il tuo Volto glorioso. Amen.
(Santa Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo)

Veglia di Preghiera
CANTO - ESPOSIZIONE
ADORAZIONE
O Gesù,
nostro Salvatore, noi ti ringraziamo perché ci hai raccolti nel tuo regno, e ti
supplichiamo perché tutte le genti giungano alla conoscenza della verità.
Tu hai
affidato alla tua Chiesa l’immane compito di continuare la tua opera di salvezza,
di annunciare il Vangelo e di rigenerare tutti gli uomini nel lavacro di
redenzione.
Guarda, o
Signore, quanta parte dell’umanità ancora non ti conosce; suscita nella tua
Chiesa molti apostoli, infondi nel loro cuore un zelo ardente, fortifica la
loro volontà perché non tremino davanti al sacrificio.
Rendi
Rendi tutti
noi più generosi, perché sappiamo aiutare chi accetta fino in fondo la tua
parola e dona la sua vita per la causa del tuo Vangelo.
Dalla Prima
lettera ai Tessalonicesi 2,1-12
Voi stessi
infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata
vana. Ma dopo avere prima sofferto e subito oltraggi a Filippi, come ben
sapete, abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi il vangelo di
Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro appello non è stato mosso da volontà di
inganno, né da torbidi motivi, né abbiamo usato frode alcuna; ma come Dio ci ha
trovati degni di affidarci il vangelo così lo predichiamo, non cercando di
piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori.
Mai
infatti abbiamo pronunciato parole di adulazione, come sapete, né avuto
pensieri di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria
umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di
apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre
nutre e ha cura delle proprie creature. Così affezionati a noi, avremmo desiderato
darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete
diventati cari.
Voi
ricordate infatti, fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando
notte e giorno per non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il
vangelo di Dio. Voi siete testimoni, e Dio stesso è testimone, come è stato
santo, giusto, irreprensibile il nostro comportamento verso di voi credenti: e
sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato
ciascuno di voi, incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera
degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
Parola di Dio
RIFLESSIONE – SILENZIO
PREGHIERA
COMUNE
Signore
Gesù, che sei morto sulla croce per la salvezza di tutti gli uomini, e hai dato
alla tua Chiesa il mandato di predicare il Vangelo a tutte le genti, vedi
quanta parte dell’umanità ancora non ti conosce e non crede in te, unico
Salvatore.
Ti
preghiamo di suscitare nella tua Chiesa lo zelo per la salvezza degli uomini e di
animare molte anime generose perché donino la propria vita per la diffusione
del vangelo. Ti invochiamo insieme dicendo:
Ascoltaci, o
Signore.
1. Perché tutti gli uomini siano salvi e giungano alla
conoscenza della verità, preghiamo.
2. Perché il
Vangelo sia annunciato ad ogni creatura, preghiamo.
3. Perché non manchi alle missioni l’apporto di molti
sacerdoti, religiosi e laici generosi,
preghiamo.
4. Perché le nuove Chiese nei paesi di missione
possano sempre più svilupparsi ed essere
testimonianza di Cristo, preghiamo.
5. Perché il Signore conforti, aiuti e guidi coloro
che soffrono per la diffusione del Vangelo,
preghiamo.
O Dio, tu
vuoi che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità.
Manda dunque nella tua messe gli operai che annuncino con apostolico coraggio
la tua parola. Il tuo Vangelo si diffonda e sia accolto con onore, e tutti i
popoli conoscano te, unico vero Dio e Colui che tu hai mandato, Gesù Cristo tuo
Figlio e nostro Signore.
Amen.
CANTO
Dalla
lettera Evangeli Nuntiandi di Paolo VI
La
testimonianza della vita – 41. Ed anzitutto senza ripetere tutto quello che
abbiamo già sopra ricordato, è bene sottolineare questo: per
Parola della Chiesa. RIFLESSIONE
– SILENZIO
Raccolti ai
piedi del Signore, chiediamogli la grazia che la nostra vita sia viva testimonianza
della fede che professiamo e diciamo insieme:
Rendici tuoi
testimoni, o Signore
1. O Gesù, che ci hai scelti e chiamati, fa che siamo
profondamente convinti della nostra fede e la
testimoniamo con la parola e con le opere di giustizia e di carità. Noi
ti preghiamo:
2. O Gesù, che hai detto ai tuoi discepoli: “Voi siete
il sale e la luce del mondo”, fa che il nostro
esempio cristiano risplenda davanti agli uomini, perché vedendo le
nostre opere buone, rendano gloria al
Padre che è nei cieli. Noi ti preghiamo:
3. O Gesù, che hai detto ai tuoi discepoli: “Amatevi l’un l’altro, perché da questo conosceranno
che
siete miei
discepoli e il mondo crederà in me”, fa che testimoniamo davanti a tutti il nostro
amore fraterno e la nostra unità. Noi ti preghiamo:
4. O Gesù, che hai costituito
LETTORE:
Perché credo in Gesù Cristo?
Perché ha creduto all’amicizia fino a farne la legge
del mondo nuovo e a morire per questo. Eri morto ci dissero i padri morto come
muore ogni
mito sulla terra. Così fu il vuoto intorno a noi e
dentro noi fu come quando il vento impazzisce e tutto spazza via. E abbiamo
trovato te nell’occhio delle stelle nel sapore del mattino fra l’erba tenera
dei prati e nel dolore di chi soffre nel sorriso di chi ama nella fame di chi
ha fame nelle canzoni popolari e nella musica di Bach. Credo in lui perché amava
la vita e divideva tutto on gli altri. Perché non ha mai flirtato con la
menzogna; perché ha avuto pura quando si è sentito tradito. Li credo perche
parlava di un altro chiamandolo suo Padre; perché ai suoi occhi un capo di
Stato, un lebbroso, una prostituta, un bimbo, un contadino, avevano tutti lo
stesso valore, lo stesso cuore, la medesima sete di amare e di vivere.
Né i tribunali romani, né i fucili a cannocchiale, né
la nostra vigliaccheria, sono riusciti a far tacere la sua voce. E ci credo nonostante le guerre di religione nonostante
le chiese brutte e le feste cristiane talvolta tristi da piangere. Anche se
siamo in pochi a a credere in lui sul serio.
Preghiera
per gli uomini d’oggi
LETTORE:
Per coloro che ti cercano ma han paura di darlo a
vedere.
Come Nicodemo:
“più coraggio, Signore” RIPETERE TUTTI
Per quanti interrogano per conoscere la verità e non
aspettano risposta.
Come Pilato:
“più
luce, Signore” TUTTI
Per quanti ostentano le loro ricchezze davanti
all’indigenza dei poveri.
Come Epulone:
“più
delicatezza, Signore” TUTTI
Per quanti si accontentano di una religione di
esteriorità.
Come i Farisei: “più
autenticità, Signore” TUTTI
Per quanti non credono solo a ciò che toccano con
mano.
Come Tommaso:
“più fede, Signore” TUTTI
Per quanti si
incontrano con il dolore e voltano il capo.
Come i personaggi della parabola del Samaritano:
“più carità,
Signore” TUTTI
Per quanti rinnegano ciò che credono.
Come Pietro: “più coerenza, Signore”
TUTTI
Per quanti si tirano indietro davanti all’impegno più
grande.
Come il giovano ricco: “più
generosità, Signore” TUTTI
Per quanti ti seguono controvoglia.
Come il Cireneo: “più slancio, Signore”
TUTTI
Per coloro che non fanno altro che lamentarsi.
Come le donne di Gerusalemme: “più
iniziativa, Signore” TUTTI
Pensando a tutti i benefici ricevuti dal Signore, eleviamo
a lui la nostra preghiera di riconoscenza e diciamo insieme:
Noi ti
ringraziamo, o Signore
-
Per aver creato
un mondo bello, tutto per noi:
-
Per averci creati
e conservati in vita:
-
Per esserti fatto
uomo per la nostra salvezza:
-
Per la fede
cristiana alla quale ci hai chiamati:
-
Per averci
comunicato la tua santa grazia:
-
Per averci donato
la tua parola:
-
Per la tua
presenza eucaristica in mezzo a noi:
-
Per averci
liberati dal peccato:
-
Per averci tenuti
lontani da tanti mali:
-
Per il cibo che
ci doni ogni giorno:
-
Per il vestito,
la casa, la serenità, e la libertà:
-
Per la gioia
eterna che ci hai promesso:
O Dio, fonte di ogni bene, principio del nostro essere
e del nostro agire, fa che riconosciamo i benefici della tua paterna bontà e ti
amiamo con tutto il cuore e tutte le forze. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
CANTO
BENEDIZIONE
EUCARISTICA
Notizie della nostra Comunità
Iniziativa “Pro terremoto Abruzzo”
Mi
sento in dovere di ringraziare sentitamente, a nome del Circolo Parrocchiale
Giovanni Paolo II, tutti i commercianti
ed artigiani di Strada in Casentino e Ponte a Poppi che hanno aderito alla iniziativa
da noi proposta “Pro terremoto Abruzzo”. Hanno dimostrato una generosità
inaspettata e riconosciuta da tutti gli intervenuti al Circolo.
Con
i materiali donati e raccolti dalle nostre volontarie, abbiamo realizzato nelle
giornate di sabato 25 e domenica 26 aprile un totale di €. 993,00, cifra che è
stata interamente destinata a due operatori presenti nelle zone del sisma:
l’Università
Cattolica del Sacro Cuore per realizzare un prefabbricato per
Un
ringraziamento anche a tutti i volontari del Circolo che anche in questa occasione,
hanno sacrificato due intere giornate per la nostra comunità.
Colgo
l’occasione anche per invitare a farsi avanti, quanti potrebbero essere interessati
ad offrire il proprio servizio volontario al Circolo e magari hanno timore a
proporsi: per noi non c’è soddisfazione più grande vedere arrivare nuovi amici
disposti a dare il loro aiuto alla nostra associazione.
Ing. Antonio FANI, Presidente
Rubrica
a cura di Paola Boncompagni
Santuario del Volto Santo a Manoppello
Poco fuori del centro storico di Manoppello c’è il
Santuario del Volto Santo, dov’è custodita un’importante reliquia del mondo
cristiano. Questa reliquia giunse a Manoppello portata da uno sconosciuto
pellegrino, scomparso senza lasciare traccia subito dopo averla consegnata al
fisico, dott. Leonelli. L’evento, verificatosi fuori della Chiesa di S. Nicola
a Manoppello, ebbe la testimonianza di svariate persone che dissero di ave
visto il pellegrino fare la consegna entrando in chiesa da dove non fu mai più
visto uscire. Il pacco donato al dott. Leonelli conteneva un panno arrotolato
si cui era impresso un volto, un viso maschile, giovane, con lunghi capelli e
barba divisa in bande, ritenuto essere quello di Cristo. La custodia della reliquia,
alla morte del dottor Leonelli, passò di generazione in generazione fino al
1646, anno in cui fu ceduto definitivamente all’Ordine dei Frati Cappuccini di
Manoppello, piccola località abruzzese in provincia di Pescara, ai piedi del
massiccio montuoso della Majella. La chiesa originaria, fu progressivamente
ampliata, fino ad arrivare alle dimensioni e forme attuali del Santuario. Il
Volto Santo è un’immagine acherotipa, cioè non disegnata o dipinta da mano
umana (non sono riscontrabili residui o pigmenti di colore) ed ha una
caratteristica unica al mondo: è visibile identicamente da ambedue le parti e,
se la luce lo attraversa posteriormente, l’immagine svanisce. Quando si entra
nel Santuario, infatti, si vede immediatamente l’altare al centro del
presbiterio, con il tabernacolo e l’ostensorio che lo conserva, ma l’immagine
sembra invisibile, come se la teca non contenesse nulla. Dalle scale laterali
una moltitudine di persone sale e scende ogni giorno in religiosa processione
per rendere omaggio al velo e, solo quando si è ad una certa distanza, si può
cogliere perfettamente la sua fisionomia; diciamo cioè che l’immagine “si
materializza”. Alcuni studi comparativi condotti sulla Sacra Sindone e sul
Volto Santo hanno portato alla conclusione che le dimensioni dei volti presenti
sulle due tele sono le stesse. Risulta inoltre che il volto della Sindone e
quello che appare nel velo di Manoppello sono sovrapponibili, con l’unica
differenza che nella reliquia di Manoppello, la bocca e gli occhi sono aperti.
Studi condotti per lunghi anni da docenti universitari hanno portato inoltre
alla conclusione che il misterioso panno di Manoppello sia il velo della
Veronica, la donna che, secondo la tradizione cattolica, deterse il sudore e il
sangue dal volto di Cristo sulla via del Calvario.
Del velo della Veronica non si sentì parlare fio al
XII secolo, quando, giunta a Roma, veniva esposta durante gli Anni Santi, come
si usava fare con
Il 1 settembre 2006 anche Papa benedetto XVI, ha fatto
visita, in forma privata, al Santuario di Manoppello per venerare l’immagine
del Volto Santo. In occasione di questa visita, il Santo Padre ha detto fra
l’altro:”…Per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle
vicende di ogni giorno, sono necessarie mani innocenti e cuori puri. Mani innocenti,
cioè esistenze illuminate dalla verità dell’amore che vince l’indifferenza, il
dubbio, la menzogna e l’egoismo; cuori puri, cioè cuori rapiti dalla bellezza
divina, cuori che portano impresso il volto di Cristo. Come per colui che sta
vivendo un amore, la vera gioia è quella di vedere il volto amato….Chi incontra
Gesù ed è disposto a seguirlo fino al sacrificio della vita, chi si lascia
attrarre e trasformare dal fulgore del suo Volto, vive l’esperienza dei Santi
che hanno riconosciuto e amato nei fratelli, specialmente i più poveri e
bisognosi, il volto di quel Dio lungo
contemplato con amore nella preghiera….”
Attualità
Il terremoto del 6 aprile scorso a L’Aquila, ha danneggiato
gravemente anche le case delle religiose presenti nel capoluogo abruzzese.
In via XX settembre, una delle strade del centro che ha registrato
maggiori crolli tra i quali
Suor Oliva Lombardi abitava lì con altre 14 consorelle, adesso è
nella tendopoli di Collemaggio con otto di esse.
Mentre le altre suore si recano con due pulmini nelle frazioni di
Tornimparte e di Onna per collaborare all'animazione delle aree di ricovero,
suor Lombardi continua il lavoro in Caritas. Da quattro anni si occupa della
formazione dei nuovi cooperatori, adesso collabora con il Centro di coordinamento
istituito a Pettino da Caritas italiana.
In via Fortebraccio, è crollata giù anche la casa delle Suore francescane missionarie di Gesù
bambino, fondate da Barbara icarelli, un edificio storico del 1400 che
ospitava oltre la casa madre dell’ordine, le scuole elementari e medie gestite
dalle religiose e un pensionato universitario.
“Già dai primi giorni – racconta la superiora suor Luciana Fagnano
– abbiamo cercato di metterci in contatto con i ragazzi, ma gli elenchi con i
numeri di telefono erano rimasti nella scuola. Da un alunno che sapevamo a
Lanciano dai nonni, piano piano, a catena, siamo risaliti ai numeri di tutti
gli altri”.
Una “caccia al tesoro” dall'esito felice perché i ragazzi stanno
tutti bene. “Sia i genitori che i ragazzi – afferma la superiora – ci chiedono
di continuare la scuola e sono preoccupati di cosa accadrà a settembre, per il
prossimo anno scolastico”.
“Per molti ragazzi, che hanno compiuto da noi tutto il ciclo della
scuola primaria, la nostra casa è un ambiente familiare; nel chiostro giocavano
a pallone – aggiunge –. Nemmeno noi abbiamo risposte per il futuro, tranne la
nostra intenzione di non andar via da L'Aquila e ricominciare appena
possibile”.
Le suore zelatrici del Sacro Cuore, o Istituto Ferrari, avevano,
oltre alla casa madre di via S. Chiara d’Aquili, la casa di ospitalità “S. Giuseppe”
e l’Istituto S. Caterina per universitarie e anziane, sempre a L’Aquila, e una
casa famiglia a S. Gregorio, altro piccolo paese gravemente danneggiato dal
terremoto.
Nel crollo di questo edificio hanno perso la vita due suore della
congregazione. Suor Lidia Pupatti, la madre generale, spiega: “Il nostro ordine
appartiene a L'Aquila, dove è stato fondato nel 1890 dalla nobildonna Maria
Ferrari, per un'attenzione ai malati e agli anziani, ma soprattutto all'educazione
della gioventù”.
Per questo: “non abbiamo altre sedi dove trasferirci e anche se ci
dessero una struttura fuori diocesi, tutte le nostre attività sono qui”.
Cosa
chiede il terremoto alla nostra fede?
L'AQUILA, martedì, 28 aprile 2009.- Quando l'immagine di Benedetto
XVI riempie i maxi-schermo, il silenzio scende sulla piazza d'armi della scuola
della Guardia di Finanza di Coppito, diventata ormai il cuore istituzionale
della città ferita dal terremoto.
Il Papa è a Onna, in ritardo sul programma a causa del maltempo
che gli ha impedito di giungere da Roma in elicottero. La sua voce familiare si
diffonde nella piazza dove lo aspettano centinaia di aquilani, giunti dalle
tendopoli, dagli alloggi sulla fascia costiera, dalle case ospitali di parenti.
Raccolta, intensamente concentrata, ad occhi chiusi, la gente
prende il primo contatto con il Pastore, il Padre venuto a consolare i suoi
figli. La pioggia e il freddo non scoraggiano l'attesa per la parola che risponda
alle molte domande sollevate dall'evento terremoto.
Non solo “perché il lutto? perché la sofferenza?” - le domande di un'umanità
colpita sebbene non sconfitta -, ma anche quelle della comunità cristiana:
“cosa chiedono questi avvenimenti alla nostra fede?”.
“Vegliare ed essere pronti”. Paola Di Profio è una catechista di
Pizzoli; questo è stato il tema della preparazione alla Pasqua. “Il Signore – afferma – non ci abbandona mai e
la visita del Papa significa proprio questo. Come cattolici siamo chiamati a
non arrenderci davanti agli avvenimenti e ad essere testimoni di speranza”. A
partire da segni precisi, come quella di rientrare subito nella casa dichiarata
agibile.
“Un po' di timore rimane – spiega – ma ho fatto questa scelta come
un gesto di speranza anche per i bambini del catechismo. Come mamme sentiamo
l'esigenza di dare sicurezza ai figli e vedo che anche le altre mamme si stanno
convincendo”.
Don Francesco Pierpaoli, direttore del centro “Giovanni Paolo II”
di Loreto, è a L'Aquila per portare gli arredi liturgici prestati dalla diocesi
marchigiana per l'accoglienza del Papa. Un gesto già avvenuto in occasione dei
funerali di 105 vittime del terremoto, svoltesi in questo stesso luogo due
settimane fa.
“I segni liturgici – afferma – aiutano a leggere la realtà che
rappresentano; così i segni dei tempi, come un terremoto, un evento naturale,
devono aiutarci a leggere la nostra realtà di chiesa, la nostra fedeltà
all'essenziale”.
“Forse non è casuale – aggiunge – aver “riscoperto” in questa occasione
la figura di Celestino V, una figura che richiama alla santità di vita e alla
rinascita della vita spirituale sugli aspetti materiali”.
Suor Lamberta Mazzon, delle Missionarie della dottrina cristiana,
si definisce una “suora felice”, sebbene sfollata perché il suo convento la
notte del 6 aprile è stato gravemente danneggiato e le suore sono scampate a
malapena. Adesso è a Sulmona.
“Non ci manca niente e ci manca tutto – ammette –: l'aria, i
ragazzi della scuola, i colleghi, le strade”. Sebbene di origini venete è aquilana
nel cuore: “Ieri – racconta – siamo andati con i vigili del fuoco e l'elmetto a
fare un sopralluogo nella nostra casa. Abbiamo attraversato il centro ma è
irriconoscibile, completamente devastato, come bombardato”.
“Il Papa – afferma – ci conferma nella volontà e nel coraggio di
continuare e di ricostruire. Non solo a livello materiale. Abbiamo bisogno di
ricostruirci nel profondo, nelle relazioni, nelle amicizie disperse, nei
rapporti di vicinato sconvolto”.
Tutto questo “a partire da una risposta di fede che rimetta al
centro il senso della vita insieme. Il terremoto è per noi l'occasione di
chiederci quali sono state le nostre priorità come persone e come comunità cristiana,
che tipo di società stiamo costruendo”.
Riflessioni che sembrano anticipare le parole di Benedetto XVI
giunto nella piazza accolto dagli applausi e persino da una pausa della pioggia.
“Come cristiani – afferma il Papa – dobbiamo chiederci: cosa vuole
dirci il Signore? Anche come comunità civile occorre un esame di coscienza”.
Scorrono le lacrime sui visi degli aquilani che avrebbero voluto
accogliere il Papa per la grande festa del Giubileo aquilano del prossimo 28
agosto.
“Coraggio – li invita il Santo Padre – anche se ferita, l'Aquila
tornerà a volare”.
Attualità
Il preservativo colabrodo
Lo spacciano per sicuro ma non è
vero! Il virus dell’Hiv può trasmettersi anche se il preservativo è correttamente
usato. Perché non informano i giovani di questo pericolo?
Forse per non mettere in pericolo
il business di certe lobbies. Una propaganda interessata, cui non mancano
ingenti mezzi economici, sostiene, in assenza quasi totale di voci contraddittorie,
che l'uso del preservativo garantisce totalmente dal contagio del virus Hiv,
impedendo la diffusione della peste del secolo, dell'AIDS. ECCO LE VERITA’:
Chi è sieropositivo ha una
malattia mortale di cui l'AIDS non è che lo stadio finale. Chi è sieropositivo
può contagiare gli altri.
Attualmente non esiste alcuna
medicina o vaccino che guarisca da questa malattia e dunque l'unico mezzo per
non contrarre questo virus è la prevenzione. Per il preservativo c’è da dire:
Innanzitutto partiamo da una
constatazione: la probabilità di rimanere incinta utilizzando costantemente, in
ogni rapporto sessuale, il preservativo varia il 9% e il 14%. Vale a dire che,
se 100 coppie, per un anno intero usano esclusivamente il preservativo come
anticoncezionale, circa 12 donne rimangono incinte.
Il
preservativo presenta fori 50 volte più grandi del virus dell'AIDS e quindi
questo virus può benissimo attraversare la parete di gomma del profilattico. La maniera migliore
per verificare la veridicità di questi dati era testare nella realtà la
presunta sicurezza offerta dai preservativi. Questo è appunto ciò che ha fatto
la dottoressa Susan C. Weller che ha studiato la frequenza della trasmissione
del virus, usando sempre il preservativo per un anno, tra coppie di marito e
moglie nelle quali uno solo dei due partners è sieropositivo. In questo studio
è emerso che ben il 30% delle persone sane si è ammalato nell'arco di un anno;
ciò a dimostrare che questi soggetti, nonostante l'uso continuato del
preservativo, sono stati contagiati dal loro coniuge.
Ricorda:
Il preservativo
presenta fori il cui diametro è 50 volte più grande della grandezza del virus
dell'AIDS L'astensione dai rapporti sessuali con persone sieropositive e la
fedeltà reciproca nel matrimonio sono l'unica garanzia sicura contro il
contagio. Studi epidemiologi, scientificamente condotti, dimostrano come nel
7-15% dei casi, fino al 30% in alcuni studi, l'infezione si verifichi
nonostante l'uso del preservativo.
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A
cura del direttore Silvia
PECORINI
TURISMO NATURA: IL PARCO NAZIOANLE DELLE
FORESTE CASENTINESI
Il Parco è il
secondo parco d’Italia più gettonato secondo il rapporto di Ecotur
Il VI rapporto Ecotur sul turismo natura, realizzato
tra gli altri dall’ISTAT e dall’ENIT, rileva che nel 2008 il Parco Nazionale
delle Foreste Casentinesi è tra i Parchi più visitati dal turista, secondo solo
al Parco Nazionale d’Abruzzo.
Il turismo all’area aperta sembra risentire solo
marginalmente la crisi che sta investendo l’economia mondiale. Sempre più
persone ricercano una nuova forma di turismo, l’ecoturismo, un modo più
responsabile di viaggiare nelle aree naturali, nel rispetto dell’ambiente e a
sostegno delle popolazioni locali. A conferma di questa proiezione ci sono i
dati del flusso turistico che nell’area protetta fanno registrare un trand positivo,
con un incremento di presenze del 10% rispetto al 2007. L’anno si è concluso
con un aumento di visitatori soprattutto nei due maggiori centri del versante toscano
de Parco, Badia Prataglia per il suo aspetto naturalistico e Camaldoli per la
sua sacralità. Sempre più scolaresche hanno scelte come meta il parco e
attività di educazione ambientale per le loro visite programmate. La maggior
parte dei soggiorni non include il pernottamento anche se cresce la formula
dell’weekend. Tra gli eventi promossi restano sicuramente le escursioni a
riscuotere un maggiore successo, anche se si è registrato una flessione nei
primi mesi della stagione estiva. Cresce invece l’interesse per il Parco
d’Inverno con camminate nei paesaggi innevati dei centri montani del Parco
Ormai da qualche anno si sta sviluppando una
nuova formula di turismo dettata dal desiderio sempre crescente di
vivere a contatto con la natura, di praticare sport e attività all’area aperta,
di frequentare luoghi poco affollati lontano dal caos delle città. La programmazione
delle attività per il 2009 continua e con l’arrivo della primavera si riapre la
stagione. Il calendario delle iniziative, che sarà disponibile a breve, prevede
escursioni guidate a piedi e in MTB, attività con i cavalli e gli asini, serate
sotto la cupola del planetario o escursioni in notturna con gli astrofili,
iniziative dedicate alla conoscenza dei sapori del parco. www.parcoforestecasentinesi.it
Notizie dal Casentino
Anche in Casentino si comincia a sentire il vento
della crisi mondiale e già molte famiglie risentono della mancanza di lavoro e
riducono i consumi cercando di risparmiare. Tante sarebbero le situazioni da
segnalare che vengono vissute nel silenzio. Questo per dire che ogni
disoccupato di qualsiasi settore, magari anche senza cassa integrazione,
meriterebbe di essere menzionato.
Abbiamo scelto di pubblicare il caso esposto nella riflessione
che segue, fatta da un membro della nostra comunità, per la singolarità
particolare della vicenda.
UN CASO UNICO:
CHIUSURA... NON PER MANCANZA DI LAVORO
Sopprimono, a Pratovecchio, uno stabilimento SANO, la
cartiera “gioiello” ed attuale polmone economico del Casentino. PERCHÉ?
Il sito produttivo di proprietà SCA Hygiene Products,
multinazionale svedese leader mondiale nella produzione e trasformazione di
carta, è quello dedicato a servire il mercato italiano: produzione annua 2008:
27000 tonnellate di prodotto finito per un fatturato di 50 milioni di Euro pari
al 64% di SCA Italia; produzione annua prevista per il 2009: 29000 tonnellate.
Venerdi 27 marzo 2009 SCA Italia apre
la procedura di mobilità per licenziamento collettivo di tutti i 136 dipendenti
del sito di Pratovecchio per cessazione attività.
Nulla lasciava presagire una simile decisione. Il mese
di gennaio 2009 aveva infatti registrato produzioni da record, consentite
dall’estensione dei turni di lavoro a sabato e domenica grazie ad un accordo
sindacale sottoscritto in data 7 gennaio 2009 con validità fino a giugno 2010.
Il sito produttivo di Pratovecchio, è stato fondato
nel 1962 da imprenditori locali, è stato acquisito dalla multinazionale nel
recente 2002. Fino a questo momento non ha mai avuto un momento di crisi
infatti produce marchi privati per le maggiori catene distributive italiane:
CONAD (di cui è fornitore unico), COOP, FINIPER, ESSELUNGA, SUN ecc. Molti di
questi clienti sono storici da decenni.
Pratovecchio si distingue per il numero di
certificazioni: - di prodotto: FSC, PEFC, ECOLABEL (esclusiva all'interno di
SCA Italia); - di processo: ISO 9001-2000; - ambientali ISO 14001-2004
(esclusiva in SCA Italia).
E per scelte tecnologiche uniche per SCA Italia: -
realizzazione di una cartiera a ciclo chiuso, senza reflui di scarico a ridotto
impatto ambientale; - istallazione di un impianto di cogenerazione per
l’autoproduzione di energia elettrica e vapore a massimo rendimento.
Investimenti importanti soprattutto se
contestualizzati in una vallata toscana di ca. 25.000 abitanti, zona depressa
ed attualmente in grave difficoltà in seguito all’odierna crisi finanziaria
(già persi circa 1000 posti di lavoro).
SCA giustifica questa chiusura di Pratovecchio con la
necessità di riallocare i suoi volumi sugli altri siti della Lucchesia, che
attualmente sono in difficoltà per la perdita di produzione poiché spostata
all’estero.
Dunque, SCA con questa decisione, oltre a creare un
danno sociale irreparabile, mette a rischio il proprio portafoglio clienti
italiani, trasferendoli in siti non specializzati per questo tipi di clientela.
Vale veramente la pena dismettere un sito in piena
efficienza con una tradizione industriale di 40 anni?
I lavoratori di Pratovecchio vogliono continuare a
servire i clienti con la dedizione di sempre e per questo sono in sciopero dal
21 marzo scorso e presidiano lo stabilimento affiancati da tutte le istituzioni
locali, e dalla cittadinanza mentre il management ha abbandonato il sito
rendendosi irreperibile ed interrompendo la fornitura ai clienti del tutto ignari
dell’accaduto. Di fronte ad un tale scandalo tutti: i lavoratori, i sindacati,
i cittadini, i commercianti, le associazioni, la chiesa, le istituzioni locali,
politici e persino personaggi dello spettacolo si sono uniti al presidio per
contrastare la decisione, attualmente irremovibile di SCA. Il presidio, che si
è distinto da subito oltre che per determinazione anche per civiltà, unione ed
organizzazione, non sembra scoraggiarsi di fronte al colosso, anzi con il suo
comportamento continua ad attirare l’interesse e la solidarietà di tutti coloro
che vengono a conoscenza della sua storia.
Approfondimenti
Il Cardinale Martino spiega il femminismo caritatevole
Manifestazione del 1977
In conclusione della Prima Conferenza Internazionale sul tema
"Vita, famiglia, sviluppo: il ruolo delle donne nella promozione dei
diritti umani", il Cardinale Renato Raffaele Martino ha illustrato il
femminismo caritatevole incoraggiando il mondo femminile a costruire il cristianesimo
del Sì.
Un “Sì a Dio”, Padre di tutta l'umanità e Creatore dell'uomo e
della donna a sua immagine e somiglianza; un “Sì alla vita” soprattutto a
quella “rifiutata con l'aborto e l'eutanasia e a quella manipolata arbitrariamente
dalle nuove tecnologie”; un “Sì alla famiglia” fondata sul matrimonio tra l'uomo
e la donna e un “Sì alle donne e al loro genio”.
Per dare consistenza e forma a quel nuovo femminismo sollecitato
dal Santo Padre bisogna che “le donne cristiane scelgano di essere le interpreti
e le protagoniste di questo cristianesimo del Sì”.
Facendo riferimento al dibattito che si è svolto durante la
conferenza, il Cardinale Martino ha sottolineato che “l’emancipazione femminile
fu ed è un evento epocale, contrassegnato da contrastanti e ambivalenti
significati, su cui deve esercitarsi un costante, paziente, intelligente e oculato
discernimento cristiano per ritenere il buono, per combattere il cattivo, per
orientare l'incerto: un discernimento cristiano, ispirato e guidato da un
umanesimo integrale e solidale, fermamente proteso a far avanzare la civiltà dell'amore”.
Il Presidente del dicastero vaticano ha respinto il tentativo di
negare la natura femminile rifiutando il disegno del Creatore ed ha ribadito
che “ci sono delle questioni
non negoziabili che non
ammettono deroghe e la democrazia non può essere un compromesso al ribasso,
perché, in questo caso, il bene comune si trasformerebbe nel minor male
comune”.
Dopo aver rilevato la necessità di investire in maniera massiccia
sulle donne attraverso l'educazione e la formazione, il porporato ha precisato
che l'attuale crisi economico-finanziaria “evidenzia un deficit pericoloso di
valori morali e religiosi” a cui si può rispondere solo con una “formazione
integrale” ed un “etica, culturale e religiosa”.
Per il Presidente di Giustizia e Pace “non c’è l’economia da sola
e poi l’etica o la religione. Non c’è la giustizia da sola e poi l’amore e la carità.
Non c’è la produzione e poi la distribuzione. Non c’è l’efficienza e poi la
solidarietà. Non c’è la legge naturale e poi la legge nuova”.
Pensare le cose in questo modo “vuol dire accettare che il mondo
possa funzionare senza Dio. Se la salvezza di Dio non investe tutti i piani,
alla fine, viene espulsa da tutti i piani”.
Il Cardinale Martino ha quindi denunciato come uno “scandalo
inaccettabile” l'estrema povertà, che oggi si presenta con il volto sofferente
delle donne e dei bambini. Per questo ha impegnato il nuovo femminismo a
costruire “un mondo più giusto e più solidale”.
“Non ci sarà nessun nuovo femminismo senza Dio, soprattutto se non
si scopre Dio come Amore”, ha esclamato il porporato.
“Il vecchio femminismo – ha infine concluso – era fondato
sull’individualismo egocentrico e, spesso, egoista; il nuovo femminismo deve
essere intessuto di amore per la vita, per la famiglia, per gli altri: un
femminismo regolato dalla regina delle virtù: la carità”.
ULTIME… DI COPERTINA
I
Vescovi Italiani :
con
il Papa “sempre e incondizionamente”
A nome e per conto dei Vescovi italiani, il Cardinale Angelo Bagnasco durante i lavori del Consiglio Episcopale
Permanente dice:
“la migliore tradizione del nostro
cattolicesimo” è quella di “stare con
il Papa, sempre e incondizionatamente”.
…“Si è prolungato, oltre ogni buon senso, un pesante lavorio di
critica − dall’Italia e soprattutto dall’estero − nei riguardi del
nostro amatissimo Papa”.
Il Presidente della CEI ha chiesto ai governi di “mantenere i
propri impegni, al di là della demagogia e di logiche di controllo
neo-colonialista” ricordando che i Vescovi ed i cattolici tutti non accetteranno
che “il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso”.
Così sono respinte le critiche ricevute durante il viaggio in
Africa e sulla tematica del preservativo ribadendo “la pertinenza delle parole
del Papa sull’argomento”.
“Per tutti – ha concluso – egli rappresenta un’autorità morale che
questo viaggio ha semmai fatto ancor più apprezzare”.