Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino

Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino
Anno
VI - N. 36 Luglio Agosto 2009
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Capire
q Riflessione sul tema pag. 4
q Il Magistero pag. 6 L’insegnamento della
Chiesa
q Riflessioni particolari pag. 7 Pane e felicità
pag. 8 Una nuova alleanza con Dio
q Le preghiere del mese pag.
9 Preghiere
q Veglia di preghiera pag.
10 La fede Eucaristica
q Notizie della nostra comunità pag.
14 Galleria Frate Francesco
q Rubrica pag. 16 I Santuari d’Italia
q Attualità pag. 18 Preghiera e bambini
pag. 19 Dimensione sessualità
q Notizie dal Casentino pag. 21 Rubrica del Direttore
q Lettere dei lettori pag. 23 Pellegrinaggio a Medjugorje
q Approfondimenti pag. 25 Notizie dal e sul Papa
pag. 26 Uomo e Luna
Il giornalino può essere scaricato su internet
all’indirizzo www.parrocchiastrada.net
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni,
Amalia Bonciani REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A -
Strada in Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
Capire
Per noi
cristiani è importante capire
E’ il più
intimo incontro con Cristo: lo incontriamo nella Sua Parola e nel Suo Corpo; lo
incontriamo nei fratelli cioè nell’assemblea liturgica e nel sacerdote, che
agisce in nome di Gesù.
Le
statistiche rilevano che in Italia solo il 20-23% dei fedeli partecipa alla celebrazione
eucaristica domenicale.
Di questi
partecipanti, quanti sono convinti di ciò che fanno?
Quanti sono
coinvolti nella morte e resurrezione del Signore?
Quanti
vivono e realizzano il significato della Comunione?
Iniziamo
nel giornalino alcune riflessioni, che saranno oggetto di argomento delle
prossime edizioni del nostro bimestrale parrocchiale, con l’intento di aiutare
con semplicità la comprensione e la riscoperta di questo grande dono di Dio.
Riusciremo
nello scopo?
Solo lo
Spirito conosce le cose di Dio e può farcele comprendere: per questo invochiamolo.
Il vostro parroco, don Roberto
Riflessione sul tema
L A M E S S A
I soggetti
principali della Messa sono Gesù
Cristo e
Il termine Messa non ha un significato particolare, deriva semplicemente dalle
parole di congedo che venivano formulate in latino: “ Ite, missa est”.
San Paolo, in modo più appropriato,
chiama
L’Eucarestia è segno dell’alleanza tra
Dio e il suo popolo; infatti Gesù “prese il pane, e, pronunziata la
benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Prendete e
mangiate; questo è il mio corpo”. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie,
lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue
dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (Mt 26,26-28).
Per vivere in pienezza
Il termine Eucarestia proviene dal greco “eucaristia” e significa “rendimento di grazie”; uno dei motivi
della celebrazione della Messa, infatti, consiste nel ringraziare Dio per tutto
ciò che ha fatto per noi. L’Eucarestia è rendere presente il mistero pasquale
di Gesù. San Paolo, in proposito, ricorda: “Ogni volta che mangiate di questo
pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli
venga” (1Cor 11,26).
Tutti i giorni su internet:
Messa on-line -
www.oasidavid.it
Il Magistero
L’INSEGNAMENTO
DELLA CHIESA
Dalla Costituzione Sacrosanctum
Concilium del Concilio Vaticano II
“Il nostro Salvatore nell’ultima Cena,
la notte in cui fu tradito, istituì il sacrificio del suo corpo e del suo
sangue, onde perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della
croce, e per affidare cos’ alla sua diletta sposa,
Dal
Decreto Presbyterorum Ordinis del
Concilio Vaticano II
FONTE
E CULMINE DI TUTTA L’EVANGELIZZAZIONE
“Tutti i sacramenti, come pure tutti i
misteri ecclesiastici e le opere d’apostolato, sono strettamente uniti alla
sacra Eucaristia e a essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è
racchiuso tutto il bene spirituale della chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra
pasqua, lui il pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito
Santo e vivificante, dà vita agli uomini i quali sono in tal modo invitati e
indotti a offrire assieme a lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose
create. Per questo l’Eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta
l’evangelizzazione, cosicché i catecumeni sono introdotti poco a poco a
parteciparvi, e i fedeli, già segnati dal sacro Battesimo e dalla Confermazione,
ricevendo l’Eucaristia trovano il loro pieno inserimento nel corpo di Cristo”
(PO 5).
Riflessioni particolari
Prima RIFLESSIONE: Pane e felicità
C’era grande entusiasmo per Gesù dopo la
moltiplicazione dei pani; la gente diceva di Lui: “Questi è davvero il profeta che deve venire”(Gv ); i beneficati
erano pronti a fare di Lui il loro Re-Messia. E Gesù risponde all’entusiasmo
dei presenti con una offerta incredibile: offre “il pane di Dio che viene dal cielo e dà la vita al mondo” (cfr. Gv
6,33): era evidente l’allusione al miracolo della manna nel deserto. La gente
risponde: “Dacci sempre questo pane” (Gv
6,34).
Ma qui incominciano le difficoltà,
perché il “pane di vita” che Gesù offre è lo stesso suo corpo; per ricevere e
mangiare questo pane devono credere che
Lui è “disceso dal cielo” (cfr. Gv 6,38)
Molti dei presenti rifiutano questo
discorso, perché vedono in Lui un uomo come gli altri, anche se dotato di
particolari qualità.
Poi Gesù li manda ancor più in crisi
quando dice che, per avere la vita, devono “mangiare la carne del Figlio dell’uomo e bere il suo sangue” (cfr.
Gv 6,53).
A queste parole non solo i nemici di
Gesù ma anche molti discepoli si allontanano da Lui.
Eppure Gesù non ritira la sua
affermazione. Con le sue parole anticipa il gesto che farà nell’ultima cena, in
cui dona agli apostoli se stesso come cibo
e bevanda.
Gesù,
vero nutrimento per l’umanità, vuole
assicurare quanti crederanno in Lui che avranno la vita eterna perché Egli davvero è il “pane del cielo”, ma ha anche detto: “Se il chicco di frumento non muore, non porta frutto” (cfr. Gv
12,24).
Proprio nella sua morte, Egli diventa
per noi “il pane di vita”. C’è felicità a scoprire e mangiare questo pane di “vita eterna” (cfr. Gv 6,54).
Seconda RIFLESSIONE: Una nuova alleanza con Dio
Il culto ebraico conosceva altri due
tipi di sacrificio: l’olocausto nel
quale la vittima veniva interamente bruciata per significare la totalità
dell’offerta a Jahvè, e il sacrificio di
espiazione, nel quale il sangue veniva versato in aspersioni per purificare
l’offerente. Quando Gesù e gli undici celebrano
Nel pane spezzato Egli dà il suo corpo
da mangiare, nel calice Egli dà da bere il suo sangue “versato per molti in remissione dei peccati” (Mt 26,28).
Nelle parole di Gesù, riportate nel
Nuovo Testamento, ci sono tutti i particolari della Pasqua ebraica:
-
spezzò, diede, versò: è immolazione come l’olocausto;
-
per voi, per molti: è la finalità del sacrificio;
-
in remissione di peccati: è l’alleanza di un popolo nuovo;
-
fate questo in memoria di me: è il nuovo memoriale.
Gesù riassume il
sacrifico antico e lo rinnova.
Tutto appare come
prima, è tutto è diverso da prima: l’agnello della Pasqua ebraica non c’è pi,
ne ha peso il posto il Corpo e il Sangue di Cristo.
(DA A. VIGANO:
L’EUCARESTIA Elledici)
Le preghiere del mese
O Misericordissimo Gesù che bruciate di un così
ardente amore per le anime, Vi scongiuro, per l’agonia del Vostro Santissimo
Cuore e per i dolori della Vostra Madre Immacolata, di purificare con il Vostro
Sangue tutti i peccatori della terra che sono in agonia o che devono morire
oggi stesso. Cuore agonizzante di Gesù, abbiate pietà dei morenti.
3 Ave Maria. (preghiera
indulgenziata)
"Spalancate le porte del vostro cuore al
Signore. Non temete. L'amore di Dio non ci carica di pesi che non siamo in
grado di portare. Egli offre l'aiuto necessario. Poi c'è Maria, che come dice
S. Alberto Magno, distribuisce a tutti, tutti i beni".
Sua Santità Giovanni Paolo II
28 Febbraio 1982
ATTO DI AMORE
di S. Giovanni M. Vianney
Curato D'Ars
Ti amo, mio Dio, e il mio
desiderio
é di amarti fino all’ultimo
respiro della mia vita.
Ti amo, o Dio infinitamente
amabile,
e preferisco morire amandoti,
piuttosto che vivere un solo
istante senza amarti.
Ti amo, Signore, e l’unica
grazia che ti chiedo
è di amarti eternamente.
Ti amo, mio Dio, e desidero
il cielo,
soltanto per avere la
felicità di amarti perfettamente.
Mio Dio, se la mia lingua non
può dire ad ogni istante: ti amo,
voglio che il mio cuore te lo
ripeta ogni volta che respiro.
Ti amo, mio divino Salvatore,
perché sei stato crocifisso per me,
e mi tieni quaggiù crocifisso
con te.
Mio Dio, fammi la grazia di
morire amandoti
e sapendo che ti amo.
Veglia di Preghiera
Canto - ADORAZIONE
Tutti: O Gesù, Sacerdote vero ed eterno, tu hai voluto
istituire , nell’ultima cena con i tuoi Apostoli, il sacramento del tuo Corpo e
del tuo Sangue come sacrificio perenne, e hai comandato alla tua Chiesa di
perpetuare l’offerta in tua memoria.
Il tuo Corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà
forza, il suo Sangue per noi versato è nostra bevanda e ci lava da ogni colpa.
Noi ti preghiamo che questo grande mistero nutra e
santifichi sempre i tuoi fedeli, perché una sola fede li illumini e una sola carità
li riunisca su tutta la terra.
Fa che ci accostiamo sempre con fede e con amore alla
mensa di questo grande sacramento, perché l’effusione del tuo Spirito ci
trasformi in immagini della tua gloria.
PREGHIERA COMUNE
C: Raccolti ai piedi di Gesù, presente nel sacramento
dell’Eucarestia, esprimiamo a lui la nostra fede e la nostra adorazione e
diciamo insieme:
Noi ti adoriamo e crediamo in te
O Gesù, pane vivo disceso dal cielo,
O Gesù, cibo di vita e di risurrezione,
O Gesù, vittima di propiziazione per i nostri peccati,
O Gesù, nostro amico e fratello,
O Gesù, sorgente di purezza e di santità,
O Gesù, sostegno e forza nel nostro cammino,
O Gesù, sollievo e conforto nelle nostre angosce,
O Gesù, viatico divino nella nostra morte,
Dan Vangelo
di Giovanni
Attraversato il lago, trovarono Gesù e gli dissero:
“Maestro, quando sei venuto qui?”. Gesù rispose: “Voi mi cercate, ma non per i
segni miracolosi! Ve lo dico io: voi mi cercate solo perché avete mangiato il
pane e vi siete levati la fame. Non datevi da fare per il cibo che si consuma e
si guasta, ma per il cibo che dura e conduce alla vita eterna. Ve lo darà il
Figlio dell’uomo. Dio ha messo il suo segno di approvazione”.
La gente domandò a Gesù: “Quali sono le opere che Dio
vuole da noi? Siamo pronti a farle!”.
Gesù rispose: “Un’opera sola Dio vuole da voi, questa:
che crediate in colui che Dio ha mandato”.
Gli risposero: “Che cosa fai di straordinario, perché
crediamo in te? I nostri antenati mangiarono la manna nel deserto come dice
Gesù disse loro: “Io vi assicuro che non è Mosè che vi
ha dato il pane venuto dal cielo. E’ il Padre mio che vi dà il vero pane venuto
dal cielo e dà la vita al mondo”.
La gente gli disse: “Signore, dacci sempre questo
pane!”.
Gesù disse: “Io sono il pane che dà
Tutti quelli che il Padre mi dà, si avvicineranno a
me; e chi si avvicina a me con fede, io non lo respingerò. Non sono venuto dal
cielo per fare quello che voglio io: Devo fare la volontà del Padre che mi ha
mandato. E questa è la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda
nessuno di quelli che mi ha dato, ma invece, li faccia rivivere nell’ultimo
giorno. Il Padre mio vuole così: chi riconosce il Figlio e crede in lui avrà la
vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Quegli ebrei che parlavano con Gesù si misero a
protestare perché aveva detto: “Io sono il pane venuto dal cielo”; e
osservavano: “Costui è Gesù, non è vero? E’ il figlio di Giuseppe. Conosciamo
bene suo padre e sua madre. Come mai ora dice: “Io sono venuto dal cielo?”.
Gesù rispose: “Smettetela di protestare tra di voi.
Nessuno può avvicinarsi a me con fede, se non lo attira il Padre che mi ha
mandato. E io lo risusciterò nell’ultimo giorno. I profeti hanno scritto queste
parole: Tutti saranno istruiti da Dio; ebbene chiunque ascolta Dio Padre ed è
istruito da lui si avvicina a me con fede. Nessuno però ha visto il Padre se
non il Figlio che viene dal Padre. Egli ha visto il Padre.
Ve lo assicuro: chi crede in me ha la vita eterna. Io
sono il pane che dà
Gli avversari di Gesù si
misero a discutere tra di loro. Dicevano: “Come può darci il suo corpo da
mangiare?”.
Gesù replicò: “Io vi dichiaro
una cosa: chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane unito a me e io a
lui. Il padre è la vita: io sono stato mandato da lui e ho la vita grazie a
lui; così chi mangia me avrà la vita grazie a me. Questo è il pane venuto dal
cielo. Non è come il pane che mangiarono i vostri antenati e morirono
ugualmente; chi mangia questo pane vivrà per sempre”.
Così parlò Gesù insegnando
nella sinagoga di Cafàrnao.
Parola del Signore
RIFLESSIONE – SILENZIO
Preghiamo insieme (di S.
Ambrogio)
Cristo Gesù !
Se la ferita mi duole, tu sei il Medico; se la febbre
mi brucia, tu sei
Amen CANTO
Preghiera di ringraziamento per il dono
dell’Eucaristia (Don Alberione)
O Gesù, Maestro Divino, ringrazio e benedico il tuo
cuore amorosissimo per il gran dono dell’Eucaristia. Il tuo amore ti fa
dimorare nel santo tabernacolo, rinnovare la tua passione nella Messa, darti in
cibo delle nostre anime nella comunione. Che io ti conosca, o Dio nascosto! Che
io attinga acque salutari alla fonte del tuo cuore!
Concedimi di visitarti ogni giorno in questo
sacramento; di comprendere e partecipare attivamente alla santa Messa; di
comunicarmi spesso e con le dovute disposizioni. Amen
Ad ogni invocazione si
risponde: Abbi pietà di noi.
Gesù, Figlio dell’Eterno
Padre,
Gesù, maestà infinita,
Gesù, tempio santo di Dio,
Gesù, tabernacolo
dell’Altissimo,
Gesù, casa di Dio e porta del
cielo,
Gesù, fornace di carità,
Gesù, fonte di giustizia e di
carità,
Gesù, pieno di bontà e di
amore,
Gesù, abisso di ogni virtù,
Gesù, degno di ogni lode,
Gesù, Re e centro di tutti i
cuori,
Gesù, fonte di vita e di
santità,
Gesù, colmato di insulti,
Gesù, annientato dalle nostre
colpe,
Gesù, obbediente fino alla
morte,
Gesù, trafitto dalla lancia,
Gesù, fonte di ogni
consolazione,
Gesù, vita e risurrezione
nostra,
Gesù, pace e riconciliazione
nostra,
Gesù, vittima per i
peccatori,
Gesù, salvezza di chi spera
in te,
Gesù, speranza di chi muore
in te,
Gesù, gioia di tutti santi.
CANTO
Acclamazioni
Cel.: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se
uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.
Tutti: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole
di vita eterna.
Cel.: “Chi mangia la mia carne e beve il mio
sangue dimora in me e io in lui”
Tutti: Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei
il Santo di Dio.
Cel.:…”E’ lo spirito che dà
la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito
e vita”.
Tutti: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole
di vita eterna; noi abbiamo creduto e
conosciuto che tu se il Santo di
Dio.
Cel.: “Io sono la vera vite, voi i tralci…ogni
tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più
frutto”.
Tutti: Noi crediamo che tu sei in noi; ci
vogliamo impegnare a rimanere sempre con te.
Cel.: “Chi rimane in me e io in lui, fa molto
frutto, perché senza di me non potete far nulla”.
Tutti: Signore Gesù, vogliamo essere sempre con
te, non vogliamo seccare ed essere bruciati dal
non-senso.
Cel.: “Se rimanete in me e le mie parole
rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà
dato”.
Tutti: Promettiamo di accogliere sempre le tue
parole, di osservare i tuoi comandamenti come tu
hai osservato con fedeltà i
comandamenti del Padre.
Cel.: “Questo è il mio comandamento: che vi
amiate gli uni gli altri”.
Tutti: Amare significa donare la vita per gli
altri. Aiutaci ad amre in questo modo. Così
sapremo di non essere tuoi
servi ma tuoi amici.
CANTO FINALE BENEDIZIONE
EUCARISTICA
Notizie della nostra Comunità
nella
Basilica di San Francesco ad Assisi un pezzo di Strada
In questi
ultimi mesi sono arrivate a tutti gli scultori che hanno realizzato opere per
la mostra omaggio a Francesco, notizie in merito alla collocazione delle loro
sculture all’interno della Basilica di San Francesco ad Assisi, inviate dal
curatore della mostra stessa, il Sig. Silvano
Landi.
Riportiamo qui di seguito la lettera di padre Vincenzo
Coli

La “Galleria Frate Francesco” è nata con la donazione
di più di 40 opere, quasi tutte in pietra serena, ed in riferimento, più o meno
esplicito, al famoso ciclo giottesco, di 28 episodi del grande Giotto.
È stata collocata nei locali cosiddetti di Frate Elia
e fa bela mostra di sé, inserendosi nelle severe e bellissime stanze nel modo
più naturale possibile. Per averne un’idea, bisogna visitarla, vederla. Un dono
splendido a San Francesco, che viene impreziosito da tutto il complesso
monumentale. Soprattutto i donatori artisti possono chiedere in
portineria, di potere ammirare e contemplare la propria opera insieme alle
altre.
Il “trittico” di cui è tanto innamorato il nostro
carissimo Silvano Landi, è costituito da tre opere in pietra serena e si
presenta come una parabola della vita dell’uomo come cammino!
Le tre opere, che sono state in mostra anche al Circolo
Parrocchiale, sono: Il cammino della fede (Fabio Puri), Il peso e la forza della fede
(Pietro Viti) e L’armonia della fede (Roberto Vignali).
Sono poste la prima, all’inizio della scalinata che
porta al Chiostro superiore, una delle zone più antiche di tutto il Sacro
Convento; la seconda a metà scalinata, quando il cammino può farsi faticoso ed
infine la terza, al termine, quando con lo sguardo si può ammirare tutta la
bellezza del Chiostro di Sisto IV, in un rincorrersi di armoniose linee architettoniche.
Rubrica
a cura di Paola Boncompagni
SANTUARI
D’ITALIA: SANT’ANDREA DELLE FRATTE
A Roma, nella
zona tra piazza di Spagna e via del Tritone, si trova la basilica di
Sant’Andrea delle Fratte. Questa non è solo una delle belle e storiche chiese
della “città eterna”; entrandoci ci si accorge che si tratta di un luogo dove è
accaduto qualcosa di straordinario. Infatti, alla sinistra della porta
principale, si nota subito un altare particolarmente illuminato, sull’arco del
quale si leggono queste parole:”Qui apparve
Protagonista di questo straordinario avvenimento fu
Alphonse Ratisbonne, giovane avvocato appartenente ad una ricchissima famiglia
ebraica di banchieri di Strasburgo. Suo fratello Théodore, convertitosi al
Cristianesimo, era stato ordinato sacerdote nel 1830, anno delle apparizioni
mariane a Santa Caterina Labouré. Don Théodore diventerà propagandista
entusiasta e instancabile della devozione all’Immacolata della Medaglia
Miracolosa, cui raccomanderà ogni giorno il fratello. In effetti il giovane
Alphonse, amante di feste e piaceri a cui si abbandona con passione, è fedele
all’ebraismo più come rito e tradizione che come pratica religiosa, ma la sua
avversione al Cristianesimo e al Cattolicesimo in particolare, lo porterà a
deridere il fratello convertito che partendo saluta i familiari, assicurandoli
che avrebbe pregato per tutti loro e a rompere ogni relazione con lui. Un
giorno Ratisbonne decide, per distrarsi, di fare un viaggio che lo porti fino a
Gerusalemme, per vedere
Ben presto anche il cane scompare e… ecco come egli
stesso descrive l’avvenimento che sconvolgerà radicalmente la sua vita:
“All’improvviso mi sentii preso da uno strano turbamento e vidi come scendere
un velo davanti a me. La chiesa mi sembrò tutta oscura, eccettuata una
cappella; come se la luce si fosse
concentrata tutta là. Levai gli occhi e vidi, in piedi sull’altare, viva,
grande, maestosa, bellissima e dall’aria misteriosa,
La chiesa della “Madonna del Miracolo” vide grande
affluenza di popolo da ogni nazione ed anche un lungo elenco di santi e beati
vi hanno pregato (S: Giovanni Bosco, Santa Teresa del Bambin Gesù, S: Luigi Orione).
Anche S. Massimiliano Kolbe, che su
quell’altare dell’apparizione volle celebrare la sua prima S. Messa, amò in modo
speciale
Attualità
Benedetto XVI ai bambini:
“pregare può cambiare il mondo”
“Pregare può cambiare il mondo”. E' questo il
messaggio che Benedetto XVI ha voluto lasciare ricevendo in udienza i bambini
dell'Opera per l'Infanzia Missionaria.
“La
preghiera è una realtà: Dio ci ascolta e, quando preghiamo, Dio entra nella
nostra vita, diventa presente tra di noi, operante – ha spiegato –. Pregare è
una cosa molto importante, che può cambiare il mondo, perché rende presente la
forza di Dio”.
Per
questo, ha chiesto di “cominciare la giornata con una piccola preghiera e poi
anche finire il giorno con una piccola preghiera”, “pregare prima del pranzo,
prima della cena, e in occasione della comune celebrazione della domenica”.
“Una
domenica senza
Allo stesso modo, ha chiesto ai
bambini di “insegnare agli altri a pregare: pregare con loro e così introdurre
gli altri nella comunione con Dio”.
Accanto
alla preghiera, ha sottolineato l'importanza di “ascoltare, cioè imparare realmente
che cosa ci dice Gesù”, e di “conoscere
Anche nella nostra parrocchia ci
sono degli angioletti che pregano: ricordiamo in modo particolare quelli
della Scuola Materna Alterini che
ogni mattina e prima del pranzo pregano per tutti noi: spesso non ci rendiamo
conto di quanto bene loro e la loro preghiera, grazie alla suore, possano fare
per la nostra comunità.
Attualità
Occorre
rieducare alla dimensione profonda della sessualità
Il Segretario generale della CEI nel ricordare la testimonianza di santa
Maria Goretti
Di fronte al “degrado morale” che si riflette nella rappresentazione
svilente della sessualità e della dignità della persona umana, occorre tornare
a educare i giovani a considerare il corpo non come un mero oggetto.
E' quanto ha detto il Vescovo Mariano Crociata, Segretario
generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), nell'omelia pronunciata
questo lunedì mattina nella casa del martirio di santa Maria Goretti, alle
Ferriere (Latina), nel giorno dedicato alla sua memoria liturgica.
La vicenda di santa Maria Goretti, ha esordito il presule, sta lì
a dimostrare, insieme alla sua “testimonianza di fedeltà alla propria coscienza
e a Dio”, “gli effetti distruttivi e mortali a cui conduce l’istinto assecondato
senza remore e diventato animalesco”.
Ma soprattutto, ha continuato, “la festa di santa Maria Goretti fa
affiorare alle nostre labbra parole desuete, come purezza, castità, verginità,
che facciamo fatica a pronunciare, che ci fanno forse arrossire”.
Sì, perché “il paradosso” sta nell'essere arrivati “ad agire e a
parlare con sfrontatezza senza limiti di cose di cui si dovrebbe veramente arrossire
e vergognare”.
Ecco quindi che l’esempio di santa Maria Goretti ci fa riflettere
su alcune verità umane e cristiane fondamentali: la dignità e l’identità della
persona, la grandezza del corpo, la bontà della sessualità, la natura della
libertà.
Nel promuovere questi valori, ha precisato il mons. Crociata,
“Assistiamo – ha detto – ad un disprezzo esibito nei confronti di
tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio
gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria, con cui fin dall’antichità
si è voluto stigmatizzare la fatua esibizione di una eleganza che in realtà
mette in mostra uno sfarzo narcisista”.
“Salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla
moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di
tipo politico, economico o di altro genere”, ha osservato.
Per questo, ha sottolineato, “abbiamo bisogno di riscoprire che il
corpo non è un oggetto di cui usare dissennatamente, che anche il corpo è
persona; e la sessualità ne è la dimensione più profonda e intima, che orienta
e dirige all’amicizia, all’amore e alla comunione”.
“Una libertà intesa come sfrenatezza e sregolatezza non porta
affatto all’autentica espressione di sé e alla gioia dell’amore, ma all’uso
dell’altro, alla sua sottomissione e all’annullamento come persona”, ha infatti
spiegato.
“La violenza che giunge ad uccidere si colloca in continuità con
l’alienazione di relazioni disordinate, anzi ne costituisce la logica conseguenza
– ha continuato –. Se l’altro è solo un oggetto del mio desiderio, e uno
strumento del mio piacere, allora posso farne quello che voglio”.
Purezza e castità, ha proseguito, riappaiono quindi come i “valori
costitutivi” di un percorso formativo legato a questa dimensione profonda della
sessualità, la cui responsabilità ricade sui genitori ed educatori, ma anche
sulle istituzioni e la società intera.
“Abbiamo dinanzi a noi un compito educativo enorme, che è anche e
anzitutto autoeducativo, se non in tanti casi autocorrettivo”, ha poi concluso.
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A
cura del direttore Silvia
PECORINI
Nedda Gottardi
“L’eredità di Nedda” è il titolo del blog che Nedda Gottardi ha
creato, grazie all’aiuto di sua figlia, circa 4 anni fa. A fare notizia non è
il blog, ma la protagonista, una nonna di 86 anni che vive a Gabella, una località
nel comune di Castel San Niccolò. La signora Gottardi nacque in provincia di
Trento e una volta conseguito il diploma di maestra esercitò la professione per
dodici anni a Incisa Valdarno e per sette anni a Firenze. Successivamente
frequentò per qualche mese l’Università iscrivendosi al corso di “Vigilanza Didattica”
per poi, terminati gli studi, intraprendere la carriera di Direttrice, ma la
nascita del primo figlio interruppe questo percorso. Vive in Casentino ormai da
15 anni, e dopo la perdita del marito è rimasta sola nella sua casa isolata, ma
con le pareti pregne della sua ricchezza interiore. Non ti stancheresti mai di ascoltarla,
le sue parole non sono vane, ma raccontano un vissuto e un presente.
Il nome del blog incuriosisce perché come dice Nedda “ai miei
figli non lascio ricchezze, ma solo quello che scrivo, ricordi, consigli e un
po’ di saggezza. Ho iniziato a usare il computer 5 anni fa, avevo creato un
sito – continua la nonna seduta al tavolo della sua casa in campagna immersa
tra i colori e i profumi della natura – dove scrivevo i miei racconti, le mie novelle, ma mancava
qualcosa perché non potevo conoscere chi leggeva e sapere cosa pensava. Da qui
è nato il mio blog dove scrivo di attualità, fenomeni sociali e la didattica,
la mia grande passione. Prendetevi tempo – suggerisce - per conoscere gli
alunni, ognuno di essi è un mondo diverso, e ricordatevi di sorridere spesso, i
problemi teneteli fuori dall’aula. I libri sono per me una finestra sul mondo,
mentre un blog ti permette di essere per le strade del mondo, di vivere con la
gente di oggi e non con i ricordi”. Dalle sue parole traspare umanità, saggezza
e serenità, ci tiene a sottolineare come il blog sia un mezzo per dare “ho ricevuto
molto dalla vita e penso ancora di poter trasmettere agli altri esperienze,
speranze e gioie. La scrittura, la pittura, la lettura mi accompagnano durante
le mie giornate e mi aiutano a vivere, ad essere me stessa. Non mi stancherò
mai di incitare anche gli altri anziani a seguire il mio esempio.” Nonna Nedda
incontra nel suo viaggio virtuale persone dagli interessi diversi, bambini che
si entusiasmano a leggere le sue novelle, insegnanti che le chiedono consigli,
giovani con problemi di depressione, madri interessate alla sua pedagogia, non
dimentichiamoci un particolare, Nedda è mamma di sei figli. La sua storia ha
suscitato l’interesse degli organi di stampa nazionale, giornali e televisione
anche perché è la blogger più anziana d’Italia. Anche la biblioteca locale l’ha
ospitata proprio in questi giorni in un incontro con i bambini della II elementare
nel ciclo di incontri promossi per incentivare alla lettura. Nedda è stata per
loro come un libro aperto, ha risposto alle loro domande, curiose, ma anche
significative addirittura sulla noia. La storia di Nedda, singolare e inusuale,
ci fa riflettere sull’importanza della tecnologia, se questa viene usata nel
modo corretto può essere veramente di aiuto e sopperire in alcuni casi a una
mancanza fisica, a far sentire una persona di 86 anni ancora utile e presente
in una vita che merita di essere vissuta intensamente e che non conosce la
noia.
Lettere dei lettori
In pellegrinaggio a Medjugorje
Alla fine di maggio
Eravamo circa una cinquantina e con noi un
meraviglioso gruppo di ragazzi dai 14 ai 33 anni pieni di amore e di vera fede
cristiana.
Uno di questi ragazzi ha voluto scrivere una
testimonianza del suo 1° pellegrinaggio che risale al 2007, quando aveva solo
17 anni; si chiama Daniela Mazzetti, è di Soci e vorrei condividere le pagine
che lei ha scritto con tutti voi, perché mi è sembrato veramente molto bella.
Brava Daniela.
Gilda
Novellino
Sono poche ore che sono rientrata a casa dal nostro
pellegrinaggio, e in ogni minuto che è passato, ho sentito dentro di me il
bisogno e il desiderio di esternare quello che Medjugorje mi ha donato. Il nome
di questo piccolo paesino della Bosnia-Erzegovina, ha cominciato a farsi sentire
nel mio cammino circa quattro anni fa, quando la i mamma, dopo tanti sacrifici
è riuscita ad andarci, realizzando uno dei sogni più grandi…”incontrare la
nostra mamma celeste!” Quando è partita, non ho neanche capito bene perché
partecipasse a questa gita, uso questo termine pur essendo sbagliato, proprio
perché non sapendo cosa succedesse l, ai miei occhi era solo una gita
spirituale, in cui tutti i giorno sarebbero andati a messa e avrebbero detto rosari
su rosari. Mi sembrava una cosa talmente strana che non mi sono neanche
preoccupata più di tanto che cosa potesse significare per lei.
Al ritorno, nonostante la stanchezza, lei era la
serenità in persona, era entusiasta e raccontava talmente fiera quello che aveva
visto e provato, che mi sembra ancora di vedere la luce nei suoi occhi. Io
ascoltavo passivamente i suoi racconti e anzi, per quello che ascoltavo rimanevo
un po’ male, se così posso dire…non faceva altro che parlare di monti,
veggenti, segreti.. e io dentro di me, mi chiedevo se fosse impazzita. Per me
era tutto molto strano, perché come succede a molti adolescenti, avevo
abbandonato la fede…e proprio per questo non riuscivo neanche lontanamente a
capire quello che lei era andata a fare là a Medjugorje. Io avevo compiuto da poco
diciassette anni…ero in quella fase della vita in cui tutto sembra dovuto, in
cui la gran parte dei giovani mette al primo posto cose futili senza rendersi
conto che tutto ciò porta lontano, incredibilmente lontano dalla famiglia, dai
valori e dai sentimenti che ti riempiono il cuore di gioia.
Dopo un paio d’anni, seppur nel pieno della gioventù,
passai periodi un po’ difficili, per quello che può significare difficile a 19
anni.. insomma senza entrare troppo nei dettagli ci sono state alcune vicende
che mi hanno profondamente deluso. Pur non volendolo ammettere su me stessa, mi
sentivo vuota e fragile; niente di quello che facevo mi soddisfaceva. Ero giunta
al punto in cui fai delle cose e segui dei percorsi perché probabilmente deve
essere così, ma non ci vedi niente di buono. Guardavo solamente all’apparenza e
alla superficie degli eventi, non coltivavo più alcun tipo d’interesse. Mi
rendevo conto che qualcosa in me era cambiato e che avevo bisogno di qualcuno o
qualcosa che mi aiutasse a riscoprire la bellezza della vita….quella bellezza e
quella gioia di vivere che non hanno niente a che fare con una serata in
discoteca, il jeans alla moda o la vacanza dei sogni, così come credono la gran
parte dei miei coetanei.
E’ così che mia mamma, capendo e vedendo il mio stato
d’animo, mi ha preso per mano e mi ha convinto a seguirla in quella che
probabilmente è stata una delle esperienza più profonde del mio percorso.
Senza sapere che cosa mi aspettasse ho accettato di
partecipare al pellegrinaggio a Medjugorje organizzato da Pina nell’aprile 2007
I giorni prima della partenza ero agitatissima… Nel
profondo mi sentivo come un bambino che non vede l’ora di scartare un regalo
tanto atteso; ma allo stesso tempo ero intimorita da quello che avrei potuto
provare e capire. Avevo paura di aprirmi a quanto c’è di più vero in ognuno di
noi e cioè l’amore che il Padre e
Durante il viaggio il pensiero fisso era che non
vedevo l’ora di tornare a casa. Mi sono chiesta mille volte per quale motivo
quella gente che mi accompagnava, nonostante la distanza e la fatica, non era
stanca di tornare a Medjugorje. La risposta l’ho trovata poche ore dopo
l’arrivo..emergeva chiara dalle facce, dalle parole e dalle storie di ogni
persona che era là. E’
La prima cosa che mi ha colpito è stato un calore
misterioso, un calore che ti avvolge e compenetra l’anima.
A Medjugorje, il cuore avverte una presenza materna,
un mare di tenerezza a cui abbandonarsi ed un a gioia che è, senza esagerare,
un anticipo di paradiso sulla terra. Si scende dal monte con le lacrime agli
occhi, con l’animo leggero e con la certezza che un amore forte e fedele veglia
su di noi ogni istante della nostra vita.
Io ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato
perché ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa di inestimabile, e soprattutto
Pina e tutta la sua famiglia.
Spero che quanti decideranno di partecipare a un
pellegrinaggio a Medjugorje, possano attraverso l’amore di Maria, riabbracciare
il Padre e continuare in un cammino di santità.
Daniela Mazzetti
Approfondimenti del Papa
SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E
PAOLO
OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Basilica
di San Paolo Fuori le Mura Domenica, 28
giugno 2009
[Estratto]
.......... Lo stesso pensiero di un necessario
rinnovamento del nostro essere persona umana, Paolo lo ha illustrato ulteriormente
in due brani della Lettera agli Efesini, sui quali pertanto vogliamo
ancora riflettere brevemente. Nel quarto capitolo della Lettera l’Apostolo ci
dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l’età adulta, una fede matura.
Non possiamo più rimanere “fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e
là da qualsiasi vento di dottrina…” (4, 14). Paolo desidera che i cristiani
abbiano una fede “matura”, una “fede adulta”. La parola “fede adulta” negli
ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Ma lo s’intende spesso
nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi
Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una
fede “fai da te”, quindi. E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro
il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio,
perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci
vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice
lo “schema” del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che
Paolo chiama una “fede adulta”.
È la fede che egli vuole. Qualifica invece come infantile
il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo. Così fa parte della fede
adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal
primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della
violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte
della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per
tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo.
La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa
s’oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello
Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s’esprime e si manifesta nella
comunione con Gesù Cristo. Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla
negazione, ma ci conduce al grande “sì”. Descrive la fede matura, veramente
adulta in maniera positiva con l’espressione: “agire secondo verità nella
carità” (cfr Ef 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla
fede, si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del male è
la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è la verità. La verità
sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si
rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo. Guardando a Cristo riconosciamo
un’ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue
sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l’essenza di Dio.
Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova
della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che
la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri.
Ancora un altro pensiero importante appare nel
versetto di san Paolo. L’Apostolo ci dice che, agendo secondo verità nella
carità, noi contribuiamo a far sì che il tutto (ta panta) – l’universo –
cresca tendendo a Cristo. Paolo, in base alla sua fede, non s’interessa
soltanto della nostra personale rettitudine e non soltanto della crescita della
Chiesa. Egli s’interessa dell’universo. Lo scopo ultimo dell’opera di Cristo è
l’universo – la trasformazione dell’universo, di tutto il mondo umano,
dell’intera creazione. Chi insieme con Cristo serve la verità nella carità,
contribuisce al vero progresso del mondo. Sì, è qui del tutto chiaro che Paolo
conosce l’idea di progresso. Cristo, il suo vivere, soffrire e risorgere è
stato il vero grande salto del progresso per l’umanità, per il mondo. Ora,
però, l’universo deve crescere in vista di Lui. Dove aumenta la presenza di
Cristo, là c’è il vero progresso del mondo. Là l’uomo diventa nuovo e così
diventa nuovo il mondo.......
NOTIZIE SUL PAPA
Il gesso dovuto alla recente caduta non sembra aver
ostacolato troppo le vacanze del Papa, che alterna qualche passeggiata ai
soggiorni casalinghi. Tuttavia, nonostante le pause al chiuso dello chalet di Les
Combes, Benedetto XVI non ha ancora inaugurato il notebook recentemente
ricevuto in dono da Telecom (nella foto) per mano del suo presidente Franco
Bernabè. «Non è abituato a scrivere al pc, non è così tecnologico - ha
commentato padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano che ha raggiunto il
Pontefice in montagna -. Specialmente nel lavoro di creazione preferisce usare
la penna». C’è da credere dunque che il computer nuovo di zecca non vedrà
nascere il libro su Gesù che il Papa sta impostando.
Approfondimenti
UOMO e LUNA
A quarant'anni dalla
missione speciale dell'Apollo 11 che portò l'uomo per la prima volta sulla
Luna, continua ad essere ancora attuale una lezione: il sorprendente valore dell'ingegno
umano quando è cosciente dei suoi limiti.
Padre Federico Lombardi,
Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha dedicato l'editoriale del
rotocalco “Octava Dies”, del Centro Televisivo Vaticano, al ricordo di quel 20
luglio del
Papa Paolo VI, dedicò
numerosi interventi a quel “fantastico volo”, già nel corso della preparazione,
poi durante il viaggio e infine dopo “il ritorno trionfale degli astronauti”,
che il 16 ottobre 1969 vennero ricevuti in udienza speciale dal Pontefice, al
quale regalarono una pietra lunare di 22 chili, oggi conservata presso
l’Osservatorio della Specola Vaticana di Castel Gandolfo.
Papa Montini, al termine
dell'Angelus del 20 luglio, parlò di “un giorno grande, un giorno storico per
l’umanità”.
Papa Paolo VI, che aveva
da poco pubblicato l’enciclica Populorum progressio, confessò la sua
“speranza che l’intelligenza umana e la capacità prodigiosa della scienza e
della tecnica venissero messe al servizio del bene”.
“Anche la nuova
enciclica di Benedetto XVI tutta dedicata al vero sviluppo dell’umanità si
conclude ricordandoci che l’uomo non deve diventare schiavo di una nuova
ideologia dell’onnipotenza della tecnica, ma perseguire con responsabilità
quello sviluppo integrale che ha nella carità e nella verità la sua forza propulsiva”.
“Possiamo volare nello
spazio e intervenire nelle sorgenti della vita: ma come e perché?
La sfida è sempre
davanti a noi”, e ci deve far seriamente riflettere.