Parrocchia di San Martino a Vado

InStrada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

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Bimestrale di Formazione ed Informazione

della Comunità di Strada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno VI  -  N. 36       Luglio  Agosto   2009



La Santa Messa

 

 

 

SOMMARIO

 

q       Editoriale                                        pag. 3   Capire la Messa

 

q       Riflessione sul tema                        pag. 4    La Messa

q       Il Magistero                                    pag. 6    L’insegnamento della Chiesa

q       Riflessioni particolari                     pag. 7    Pane e felicità

pag. 8   Una nuova alleanza con Dio

 

q       Le preghiere del mese                    pag. 9  Preghiere

 

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 10  La fede Eucaristica

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 14  Galleria Frate Francesco

 

q       Rubrica                                           pag. 16  I Santuari d’Italia

 

q       Attualità                                          pag. 18  Preghiera e bambini

pag. 19  Dimensione sessualità

q       Notizie dal Casentino                     pag. 21  Rubrica del Direttore

q       Lettere dei lettori                                     pag. 23  Pellegrinaggio a Medjugorje

 

q       Approfondimenti                             pag. 25   Notizie dal e sul Papa

pag. 26   Uomo e Luna

 

Il giornalino può essere scaricato su internet

all’indirizzo www.parrocchiastrada.net

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni, Amalia Bonciani

REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 


 



Editoriale

 

 

Capire la MESSA

 

 

Per noi cristiani è importante capire la Santa Messa, perché è il centro di tutta la vita cristiana e costituisce l’atto di culto più significativo della nostra fede. In essa viene ripresentato con la sua efficacia il sacrificio di Gesù sulla croce.

E’ il più intimo incontro con Cristo: lo incontriamo nella Sua Parola e nel Suo Corpo; lo incontriamo nei fratelli cioè nell’assemblea liturgica e nel sacerdote, che agisce in nome di Gesù.

Le statistiche rilevano che in Italia solo il 20-23% dei fedeli partecipa alla celebrazione eucaristica domenicale.

Di questi partecipanti, quanti sono convinti di ciò che fanno?

Quanti sono coinvolti nella morte e resurrezione del Signore?

Quanti vivono e realizzano il significato della Comunione?

Iniziamo nel giornalino alcune riflessioni, che saranno oggetto di argomento delle prossime edizioni del nostro bimestrale parrocchiale, con l’intento di aiutare con semplicità la comprensione e la riscoperta di questo grande dono di Dio.

Riusciremo nello scopo?

Solo lo Spirito conosce le cose di Dio e può farcele comprendere: per questo invochiamolo.

 

                                         Il vostro parroco, don Roberto

 

 

 


Riflessione sul tema

 

L A   M E S S A

La Messa è il centro della vita di fede dei cristiani, perché è la celebrazione liturgica più importante che la Chiesa eleva a Dio durante il suo pellegrinaggio terreno. Infatti nella Messa, attraverso il sacrificio eucaristico, si rende presente, cioè si attualizza l’opera redentiva di Gesù: il mistero pasquale di passione , morte e risurrezione. Per questo motivo si dice che la Messa è un “Memoriale”, che non significa semplice ricordo ma ripresentazione reale del sacrifico pasquale. Nella Messa incontriamo Gesù in modo unico e totale: nella sua Parola, nel suo Corpo e nei fratelli.

I soggetti principali della Messa sono Gesù Cristo e la Chiesa. Infatti la celebrazione eucaristica è azione di Gesù e della Chiesa, che compie il sacrificio obbedendo al comandamento di Gesù, attraverso i suoi ministri e fedeli riuniti in assemblea liturgica. Gesù è il sommo ed eterno sacerdote della nuova Alleanza che agisce nella celebrazione eucaristica attraverso l’azione dello Spirito Santo ri-presentando sull’altare il sacrificio della croce, mediante la consacrazione del pane e del vino nel suo Corpo e Sangue: “dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi” (Lc 22,20). La conversione di sostanza che avviene nel pane e nel vino è chiamata transustanziazione: il pane e il vino sono realmente il Corpo e il Sangue di Gesù.

La Chiesa, Sposa di Cristo, corpo mistico e popolo di Dio, partecipa alla Messa con tutti i suoi componenti: i ministri sacri, che celebrano in nome di Cristo; e i fedeli, che partecipano attivamente seguendo con attenzione quanto avviene, rispondendo agli inviti del sacerdote celebrante, pregando e cantando le parti ad essi assegnate, e specialmente ricevendo l’Eucarestia.

Il termine Messa non ha un significato particolare, deriva semplicemente dalle parole di congedo che venivano formulate in latino: “ Ite, missa est”.

San Paolo, in modo più appropriato, chiama la Messa: “Cena del Signore” (cfr. 1Cor 11,20), perché la Messa è un convito. Gesù ha istituito l’Eucarestia come un banchetto, nel quale tutti coloro che vi partecipano dovrebbero cibarsi del suo Corpo e Sangue (cfr. Lc 22,14-20).

L’Eucarestia è segno dell’alleanza tra Dio e il suo popolo; infatti Gesù “prese il pane, e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (Mt 26,26-28).

Per vivere in pienezza la Messa, dobbiamo comunicarci al Corpo di Gesù, perché l’Eucarestia è il cibo che ci sostiene nel cammino della vita, ci fa dimorare in Gesù, come ci ricorda lui stesso: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui” (Gv 6,56).

Il termine Eucarestia proviene dal greco “eucaristia” e significa “rendimento di grazie”; uno dei motivi della celebrazione della Messa, infatti, consiste nel ringraziare Dio per tutto ciò che ha fatto per noi. L’Eucarestia è rendere presente il mistero pasquale di Gesù. San Paolo, in proposito, ricorda: “Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1Cor 11,26).

Tutti i giorni su internet:

Messa on-line - www.oasidavid.it


Il Magistero

 

L’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA

Dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II

LA MESSA E IL MISTERO PAQUALE

“Il nostro Salvatore nell’ultima Cena, la notte in cui fu tradito, istituì il sacrificio del suo corpo e del suo sangue, onde perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della croce, e per affidare cos’ alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua resurrezione: sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel qual si riceve Cristo, l’anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura. Perciò la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene nei suoi riti e nelle sue preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, pianamente e attivamente; siano formati dalla parola di Dio; si nutrano alla mensa del corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino a offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell’unità con Dio e tra di loro, di modo che Dio sia finalmente tutto in tutti” (SC 47-48).

 

Dal Decreto Presbyterorum Ordinis del Concilio Vaticano II

FONTE E CULMINE DI TUTTA L’EVANGELIZZAZIONE

“Tutti i sacramenti, come pure tutti i misteri ecclesiastici e le opere d’apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e a essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra pasqua, lui il pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini i quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire assieme a lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create. Per questo l’Eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione, cosicché i catecumeni sono introdotti poco a poco a parteciparvi, e i fedeli, già segnati dal sacro Battesimo e dalla Confermazione, ricevendo l’Eucaristia trovano il loro pieno inserimento nel corpo di Cristo” (PO 5).


Riflessioni particolari

 

Prima RIFLESSIONE:   Pane e felicità

C’era grande entusiasmo per Gesù dopo la moltiplicazione dei pani; la gente diceva di Lui: “Questi è davvero il profeta che deve venire”(Gv ); i beneficati erano pronti a fare di Lui il loro Re-Messia. E Gesù risponde all’entusiasmo dei presenti con una offerta incredibile: offre “il pane di Dio che viene dal cielo e dà la vita al mondo” (cfr. Gv 6,33): era evidente l’allusione al miracolo della manna nel deserto. La gente risponde: “Dacci sempre questo pane” (Gv 6,34).

Ma qui incominciano le difficoltà, perché il “pane di vita” che Gesù offre è lo stesso suo corpo; per ricevere e mangiare questo pane devono credere che Lui è “disceso dal cielo” (cfr. Gv 6,38)

Molti dei presenti rifiutano questo discorso, perché vedono in Lui un uomo come gli altri, anche se dotato di particolari qualità.

Poi Gesù li manda ancor più in crisi quando dice che, per avere la vita, devono “mangiare la carne del Figlio dell’uomo e bere il suo sangue” (cfr. Gv 6,53).

A queste parole non solo i nemici di Gesù ma anche molti discepoli si allontanano da Lui.

Eppure Gesù non ritira la sua affermazione. Con le sue parole anticipa il gesto che farà nell’ultima cena, in cui dona agli apostoli se stesso come cibo e bevanda.

Gesù, vero nutrimento per l’umanità, vuole assicurare quanti crederanno in Lui che avranno la vita eterna perché Egli davvero è il “pane del cielo”, ma ha anche detto: “Se il chicco di frumento non muore, non porta frutto” (cfr. Gv 12,24).

Proprio nella sua morte, Egli diventa per noi “il pane di vita”. C’è felicità a scoprire e mangiare questo pane di “vita eterna” (cfr. Gv 6,54).


 

Seconda  RIFLESSIONE: Una nuova alleanza con Dio

La Pasqua ebraica rinnovava il ricordo della liberazione dalla schiavitù in Egitto; l’agnello immolato ricordava la costituzione di Israele in popolo e l’alleanza con Dio al Sinai; il sangue delle vittime sanciva l’alleanza; i corpi delle vittime erano o bruciati in onore di Jahvè, o offerti ai sacerdoti, o mangiati dal popolo.

Il culto ebraico conosceva altri due tipi di sacrificio: l’olocausto nel quale la vittima veniva interamente bruciata per significare la totalità dell’offerta a Jahvè, e il sacrificio di espiazione, nel quale il sangue veniva versato in aspersioni per purificare l’offerente. Quando Gesù e gli undici celebrano la Pasqua ebraica qualcosa inaspettatamente cambia: Gesù “…prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro dicendo:” Prendete, questo è il mio corpo”. Poi rese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti” (Mc 14,22-24).

Nel pane spezzato Egli dà il suo corpo da mangiare, nel calice Egli dà da bere il suo sangue “versato per molti in remissione dei peccati” (Mt 26,28).

Nelle parole di Gesù, riportate nel Nuovo Testamento, ci sono tutti i particolari della Pasqua ebraica:

-         spezzò, diede, versò: è immolazione come l’olocausto;

-         per voi, per molti: è la finalità del sacrificio;

-         in remissione di peccati: è l’alleanza di un popolo nuovo;

-         fate questo in memoria di me: è il nuovo memoriale.

 

Gesù riassume il sacrifico antico e lo rinnova.

Tutto appare come prima, è tutto è diverso da prima: l’agnello della Pasqua ebraica non c’è pi, ne ha peso il posto il Corpo e il Sangue di Cristo.

(DA A. VIGANO: L’EUCARESTIA    Elledici)


Le preghiere del mese

 


 

O Misericordissimo Gesù che bruciate di un così ardente amore per le anime, Vi scongiuro, per l’agonia del Vostro Santissimo Cuore e per i dolori della Vostra Madre Immacolata, di purificare con il Vostro Sangue tutti i peccatori della terra che sono in agonia o che devono morire oggi stesso. Cuore agonizzante di Gesù, abbiate pietà dei morenti.

3 Ave Maria. (preghiera indulgenziata)

 

 

"Spalancate le porte del vostro cuore al Signore. Non temete. L'amore di Dio non ci carica di pesi che non siamo in grado di portare. Egli offre l'aiuto necessario. Poi c'è Maria, che come dice S. Alberto Magno, distribuisce a tutti, tutti i beni".

Sua Santità Giovanni Paolo II

28 Febbraio 1982

 


 

 

ATTO DI AMORE

di S. Giovanni M. Vianney

 Curato D'Ars

Ti amo, mio Dio, e il mio desiderio

é di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita.

 

Ti amo, o Dio infinitamente amabile,

e preferisco morire amandoti,

piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.

Ti amo, Signore, e l’unica grazia che ti chiedo

è di amarti eternamente.

Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo,

soltanto per avere la felicità di amarti perfettamente.

Mio Dio, se la mia lingua non può dire ad ogni istante: ti amo,

voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro.

Ti amo, mio divino Salvatore, perché sei stato crocifisso per me,

e mi tieni quaggiù crocifisso con te.

Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti

e sapendo che ti amo.

 

 


                     Veglia di Preghiera

 

LA FEDE EUCARISTICA

 

Canto   -    ADORAZIONE

 

Tutti: O Gesù, Sacerdote vero ed eterno, tu hai voluto istituire , nell’ultima cena con i tuoi Apostoli, il sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue come sacrificio perenne, e hai comandato alla tua Chiesa di perpetuare l’offerta in tua memoria.

Il tuo Corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo Sangue per noi versato è nostra bevanda e ci lava da ogni colpa.

Noi ti preghiamo che questo grande mistero nutra e santifichi sempre i tuoi fedeli, perché una sola fede li illumini e una sola carità li riunisca su tutta la terra.

Fa che ci accostiamo sempre con fede e con amore alla mensa di questo grande sacramento, perché l’effusione del tuo Spirito ci trasformi in immagini della tua gloria.

 

PREGHIERA COMUNE

 

C: Raccolti ai piedi di Gesù, presente nel sacramento dell’Eucarestia, esprimiamo a lui la nostra fede e la nostra adorazione e diciamo insieme:

 

Noi ti adoriamo e crediamo in te

 

O Gesù, pane vivo disceso dal cielo,

O Gesù, cibo di vita e di risurrezione,

O Gesù, vittima di propiziazione per i nostri peccati,

O Gesù, nostro amico e fratello,

O Gesù, sorgente di purezza e di santità,

O Gesù, sostegno e forza nel nostro cammino,

O Gesù, sollievo e conforto nelle nostre angosce,

O Gesù, viatico divino nella nostra morte,

 

Dan Vangelo di Giovanni

Attraversato il lago, trovarono Gesù e gli dissero: “Maestro, quando sei venuto qui?”. Gesù rispose: “Voi mi cercate, ma non per i segni miracolosi! Ve lo dico io: voi mi cercate solo perché avete mangiato il pane e vi siete levati la fame. Non datevi da fare per il cibo che si consuma e si guasta, ma per il cibo che dura e conduce alla vita eterna. Ve lo darà il Figlio dell’uomo. Dio ha messo il suo segno di approvazione”.

La gente domandò a Gesù: “Quali sono le opere che Dio vuole da noi? Siamo pronti a farle!”.

Gesù rispose: “Un’opera sola Dio vuole da voi, questa: che crediate in colui che Dio ha mandato”.

Gli risposero: “Che cosa fai di straordinario, perché crediamo in te? I nostri antenati mangiarono la manna nel deserto come dice la Bibbia: Ha dato loro da mangiare un pane venuto dal cielo. Tu, che opere fai?”.

Gesù disse loro: “Io vi assicuro che non è Mosè che vi ha dato il pane venuto dal cielo. E’ il Padre mio che vi dà il vero pane venuto dal cielo e dà la vita al mondo”.

La gente gli disse: “Signore, dacci sempre questo pane!”.

Gesù disse: “Io sono il pane che dà la vita. Chi si avvicina a me con fede, non avrà più fame; chi mette la sua fiducia in me, non avrà più sete. Ma come vi ho già detto, non volete credere. Eppure mi avete veduto!

Tutti quelli che il Padre mi dà, si avvicineranno a me; e chi si avvicina a me con fede, io non lo respingerò. Non sono venuto dal cielo per fare quello che voglio io: Devo fare la volontà del Padre che mi ha mandato. E questa è la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che mi ha dato, ma invece, li faccia rivivere nell’ultimo giorno. Il Padre mio vuole così: chi riconosce il Figlio e crede in lui avrà la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Quegli ebrei che parlavano con Gesù si misero a protestare perché aveva detto: “Io sono il pane venuto dal cielo”; e osservavano: “Costui è Gesù, non è vero? E’ il figlio di Giuseppe. Conosciamo bene suo padre e sua madre. Come mai ora dice: “Io sono venuto dal cielo?”.

Gesù rispose: “Smettetela di protestare tra di voi. Nessuno può avvicinarsi a me con fede, se non lo attira il Padre che mi ha mandato. E io lo risusciterò nell’ultimo giorno. I profeti hanno scritto queste parole: Tutti saranno istruiti da Dio; ebbene chiunque ascolta Dio Padre ed è istruito da lui si avvicina a me con fede. Nessuno però ha visto il Padre se non il Figlio che viene dal Padre. Egli ha visto il Padre.

Ve lo assicuro: chi crede in me ha la vita eterna. Io sono il pane che dà la vita. I vostri antenati, nel deserto, mangiarono la manna e poi morirono ugualmente; invece il pane venuto dal cielo è diverso: chi ne mangia non morirà. Io sono il pane, quello vivo, venuto dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà per sempre. Il pane che io gli darò è il mio corpo, dato perché il mondo abbia la vita.

Gli avversari di Gesù si misero a discutere tra di loro. Dicevano: “Come può darci il suo corpo da mangiare?”.

Gesù replicò: “Io vi dichiaro una cosa: chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane unito a me e io a lui. Il padre è la vita: io sono stato mandato da lui e ho la vita grazie a lui; così chi mangia me avrà la vita grazie a me. Questo è il pane venuto dal cielo. Non è come il pane che mangiarono i vostri antenati e morirono ugualmente; chi mangia questo pane vivrà per sempre”.

Così parlò Gesù insegnando nella sinagoga di Cafàrnao.

Parola del Signore

RIFLESSIONE – SILENZIO

 

Preghiamo insieme (di S. Ambrogio)

 

Cristo Gesù !

Se la ferita mi duole, tu sei il Medico; se la febbre mi brucia, tu sei la Fonte; se l’iniquità mi perseguita, tu sei la Giustizia; se la debolezza mi estenua, tu sei la Forza; se la morte mi spaventa, tu sei la Vita; se il cielo mi attrae, tu sei la Via; se il buio mi sommerge, Tu sei la Luce; se la fame mi consuma, tu sei il Cibo; Ti voglio amare e lodare per sempre.

 Amen                                                                                            CANTO

 

Preghiera di ringraziamento per il dono dell’Eucaristia (Don Alberione)

 

O Gesù, Maestro Divino, ringrazio e benedico il tuo cuore amorosissimo per il gran dono dell’Eucaristia. Il tuo amore ti fa dimorare nel santo tabernacolo, rinnovare la tua passione nella Messa, darti in cibo delle nostre anime nella comunione. Che io ti conosca, o Dio nascosto! Che io attinga acque salutari alla fonte del tuo cuore!

Concedimi di visitarti ogni giorno in questo sacramento; di comprendere e partecipare attivamente alla santa Messa; di comunicarmi spesso e con le dovute disposizioni. Amen

 

Ad ogni invocazione si risponde:  Abbi pietà di noi.

 


 

Gesù, Figlio dell’Eterno Padre,

Gesù, maestà infinita,

Gesù, tempio santo di Dio,

Gesù, tabernacolo dell’Altissimo,

Gesù, casa di Dio e porta del cielo,

Gesù, fornace di carità,

Gesù, fonte di giustizia e di carità,

Gesù, pieno di bontà e di amore,

Gesù,  abisso di ogni virtù,

Gesù, degno di ogni lode,

Gesù, Re e centro di tutti i cuori,

Gesù, fonte di vita e di santità,

Gesù, colmato di insulti,

Gesù, annientato dalle nostre colpe,

Gesù, obbediente fino alla morte,

Gesù, trafitto dalla lancia,

Gesù, fonte di ogni consolazione,

Gesù, vita e risurrezione nostra,

Gesù, pace e riconciliazione nostra,

Gesù, vittima per i peccatori,

 

Gesù, salvezza di chi spera in te,

Gesù, speranza di chi muore in te,

Gesù, gioia di tutti santi.


                                                                                            CANTO

Acclamazioni

 

Cel.:   “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.

Tutti:   Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna.

Cel.:    “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui”

Tutti:   Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio.

Cel.:…”E’ lo spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito

             e vita”.

Tutti:    Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e

             conosciuto che tu se il Santo di Dio.

Cel.:     “Io sono la vera vite, voi i tralci…ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più

              frutto”.

Tutti:      Noi crediamo che tu sei in noi; ci vogliamo impegnare a rimanere sempre con te.

Cel.:       “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”.

Tutti:     Signore Gesù, vogliamo essere sempre con te, non vogliamo seccare ed essere bruciati dal

              non-senso.

Cel.:       “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà

               dato”.

Tutti:       Promettiamo di accogliere sempre le tue parole, di osservare i tuoi comandamenti come tu

                hai osservato con fedeltà i comandamenti del Padre.

Cel.:        “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri”.

Tutti:        Amare significa donare la vita per gli altri. Aiutaci ad amre in questo modo. Così

                 sapremo di non essere tuoi servi ma tuoi amici.

CANTO FINALE   BENEDIZIONE EUCARISTICA


Notizie della nostra Comunità

 

La Galleria FRATE FRANCESCO:

nella Basilica di San Francesco ad Assisi un pezzo di Strada

 

In questi ultimi mesi sono arrivate a tutti gli scultori che hanno realizzato opere per la mostra omaggio a Francesco, notizie in merito alla collocazione delle loro sculture all’interno della Basilica di San Francesco ad Assisi, inviate dal curatore della mostra stessa, il Sig. Silvano Landi.

 

Riportiamo qui di seguito la lettera di padre Vincenzo Coli

 

Casella di testo: Caro Silvano, Pace e Bene.
Finalmente ti posso scrivere. Ti mando l’informazione desiderata che puoi inviare ai tutti gli Amici.
Penso che siamo riusciti a trovare una sistemazione dignitosa e bella allo stesso tempo. Il luogo, come detto, è riservato in modo del tutto particolare, ai giovani ed è un invito a confrontarsi con Francesco. Uno stimolo a pensare attraverso la via della creatività e della bellezza rese presenti in una materia delicata e difficile, che richiede ideali, passione e costanza!
Gli Amici potranno chiedere in portineria come abbiamo sempre pensato, o chiedere altre informazioni se dettate dal nuovo Custode. Il Sig. Elio potrà dare le dovute informazioni aggiornate.
Ti saluto caramente e ti auguro tanta salute. Il tuo amore per Francesco ti aiuti a crescere in una fede sempre più matura che sa “comprendere” nel modo più giusto possibile, anche i limiti umani! Un abbraccio, 
									Padre Vincenzo Coli

 

 

La “Galleria Frate Francesco” è nata con la donazione di più di 40 opere, quasi tutte in pietra serena, ed in riferimento, più o meno esplicito, al famoso ciclo giottesco, di 28 episodi del grande Giotto.

 

 

È stata collocata nei locali cosiddetti di Frate Elia e fa bela mostra di sé, inserendosi nelle severe e bellissime stanze nel modo più naturale possibile. Per averne un’idea, bisogna visitarla, vederla. Un dono splendido a San Francesco, che viene impreziosito da tutto il complesso monumentale. Soprattutto i donatori artisti possono chiedere in portineria, di potere ammirare e contemplare la propria opera insieme alle altre.

Il “trittico” di cui è tanto innamorato il nostro carissimo Silvano Landi, è costituito da tre opere in pietra serena e si presenta come una parabola della vita dell’uomo come cammino!

 

Le tre opere, che sono state in mostra anche al Circolo Parrocchiale, sono: Il cammino della fede (Fabio Puri), Il peso e la forza della fede (Pietro Viti) e L’armonia della fede (Roberto Vignali).

Sono poste la prima, all’inizio della scalinata che porta al Chiostro superiore, una delle zone più antiche di tutto il Sacro Convento; la seconda a metà scalinata, quando il cammino può farsi faticoso ed infine la terza, al termine, quando con lo sguardo si può ammirare tutta la bellezza del Chiostro di Sisto IV, in un rincorrersi di armoniose linee architettoniche.

 

 


 

Rubrica

a cura di Paola Boncompagni

 

SANTUARI D’ITALIA:        SANT’ANDREA DELLE FRATTE

 A Roma, nella zona tra piazza di Spagna e via del Tritone, si trova la basilica di Sant’Andrea delle Fratte. Questa non è solo una delle belle e storiche chiese della “città eterna”; entrandoci ci si accorge che si tratta di un luogo dove è accaduto qualcosa di straordinario. Infatti, alla sinistra della porta principale, si nota subito un altare particolarmente illuminato, sull’arco del quale si leggono queste parole:”Qui apparve la Madonna del Miracolo – 20 gennaio 1842”.

Protagonista di questo straordinario avvenimento fu Alphonse Ratisbonne, giovane avvocato appartenente ad una ricchissima famiglia ebraica di banchieri di Strasburgo. Suo fratello Théodore, convertitosi al Cristianesimo, era stato ordinato sacerdote nel 1830, anno delle apparizioni mariane a Santa Caterina Labouré. Don Théodore diventerà propagandista entusiasta e instancabile della devozione all’Immacolata della Medaglia Miracolosa, cui raccomanderà ogni giorno il fratello. In effetti il giovane Alphonse, amante di feste e piaceri a cui si abbandona con passione, è fedele all’ebraismo più come rito e tradizione che come pratica religiosa, ma la sua avversione al Cristianesimo e al Cattolicesimo in particolare, lo porterà a deridere il fratello convertito che partendo saluta i familiari, assicurandoli che avrebbe pregato per tutti loro e a rompere ogni relazione con lui. Un giorno Ratisbonne decide, per distrarsi, di fare un viaggio che lo porti fino a Gerusalemme, per vedere la Terra dei suoi padri e, con un’imprevista variazione al suo programma, sceglie di vistare anche Roma, dove arriva il giorno dell’Epifania del 1842. Qui è ospite del barone De Bussières, fervente cattolico, che, non solo impegna gli amici a pregare per quel giovane ebreo, ma, quasi come per una sfida, gli chiede di portare  la Medaglia Miracolosa e di ricopiare il testo della preghiera di S. Bernardo alla Madonna che inizia: “Ricordati, o Vergine Maria, che non si è mai sentito al mondo che qualcuno abbia invocato il Tuo soccorso e sia stato abbandonato…”. Ratisbonne accetta dicendo” vuol dire che sarà per e un’occasione, nelle mie conversazioni con gli amici, di mettere in ridicolo le vostre credenze” E poi messa al collo la Medaglia, ridendo esclama: “ Eccomi ormai cattolico, apostolico, romano”. La mattina del 20 gennaio, Alphonse accompagna alla Chiesa di Sant’Andrea delle Frattre il De Bussières che deve prendere accordi per i preparativi di un funerale. Il nobile va in sacrestia, mentre Ratisbonne, dopo qualche esitazione, entra nella chiesa vuota. Nessuna cosa attira la sua attenzione; passeggia guardandosi intorno mentre un cane nero scodinzola, saltellando, davanti a lui.

Ben presto anche il cane scompare e… ecco come egli stesso descrive l’avvenimento che sconvolgerà radicalmente la sua vita: “All’improvviso mi sentii preso da uno strano turbamento e vidi come scendere un velo davanti a me. La chiesa mi sembrò tutta oscura, eccettuata una cappella;  come se la luce si fosse concentrata tutta là. Levai gli occhi e vidi, in piedi sull’altare, viva, grande, maestosa, bellissima e dall’aria misteriosa, la Santa Vergine Maria, simile nell’atto e nella struttura all’immagine della Medaglia che mi era stata donata perché la portassi. Cercai più volte di alzare gli occhi verso di Lei, ma il suo splendore e il rispetto me li fecero abbassare, senza impedirmi però di sentire l’evidenza dell’apparizione. Fissai lo sguardo allora sulle sue mani e vidi in esse l’espressione del perdono e della misericordia. Una forza irresistibile mi spingeva verso di Lei. Alla sua presenza, benché Ella no abbia detto alcuna parola, compresi di colpo l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la bellezza della religione cattolica. Lei non mi ha detto nulla, ma ho capito tutto. Sono caduto ebreo e mi sono alzato cristiano”. Come divorato dal desiderio di ricevere il battesimo, undici giorni dopo fa la sua abiura pubblica ed è ammesso al sacramento, assumendo il semplice nome di “Maria”. Da questo momento Ratisbonne inizia un bellissimo cammino spirituale che lo porta al sacerdozio nella Compagnia di Gesù e poi nella Congregazione dei religiosi di Nostra Signora di Sion, costituita per la conversione degli ebrei e dei musulmani, fondando una sede in Palestina, dove muore da Santo.Il 18 gennaio 1848, l’altare sul quale apparve la Vergine Maria, già dedicato a San Michele, fu a Lei consacrato e la chiesa diventò Santuario Mariano.

La chiesa della “Madonna del Miracolo” vide grande affluenza di popolo da ogni nazione ed anche un lungo elenco di santi e beati vi hanno pregato (S: Giovanni Bosco, Santa Teresa del Bambin Gesù, S: Luigi Orione). Anche S. Massimiliano Kolbe,  che su quell’altare dell’apparizione volle celebrare la sua prima S. Messa, amò in modo speciale la Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte: la storia di Ratisbonne gli fece comprendere il valore della Medaglia Miracolosa di cui si servirà, dopo aver fondato il Movimento della Milizia dell’Immacolata, come scuso e insegna dei “cavalieri dell’Immacolata”. Per le devozioni e le molte conversioni che si registrarono, Papa Benedetto XV chiamò questo santuario la LOURDES ROMANA.


Attualità

 

Benedetto XVI ai bambini:

“pregare può cambiare il mondo”

 

 “Pregare può cambiare il mondo”. E' questo il messaggio che Benedetto XVI ha voluto lasciare ricevendo in udienza i bambini dell'Opera per l'Infanzia Missionaria.

“La preghiera è una realtà: Dio ci ascolta e, quando preghiamo, Dio entra nella nostra vita, diventa presente tra di noi, operante – ha spiegato –. Pregare è una cosa molto importante, che può cambiare il mondo, perché rende presente la forza di Dio”.

Per questo, ha chiesto di “cominciare la giornata con una piccola preghiera e poi anche finire il giorno con una piccola preghiera”, “pregare prima del pranzo, prima della cena, e in occasione della comune celebrazione della domenica”.

“Una domenica senza la Messa, la grande preghiera comune della Chiesa, non è una vera domenica: manca proprio il cuore della domenica e così anche la luce per la settimana”, ha osservato.

Allo stesso modo, ha chiesto ai bambini di “insegnare agli altri a pregare: pregare con loro e così introdurre gli altri nella comunione con Dio”.

Accanto alla preghiera, ha sottolineato l'importanza di “ascoltare, cioè imparare realmente che cosa ci dice Gesù”, e di “conoscere la Sacra Scrittura, la Bibbia”, perché nella storia di Gesù “impariamo come è Dio”.

 

Anche nella nostra parrocchia ci sono degli angioletti che pregano: ricordiamo in modo particolare quelli della Scuola Materna Alterini che ogni mattina e prima del pranzo pregano per tutti noi: spesso non ci rendiamo conto di quanto bene loro e la loro preghiera, grazie alla suore, possano fare per la nostra comunità.


Attualità

 

Occorre rieducare alla dimensione profonda della sessualità

Il Segretario generale della CEI nel ricordare la testimonianza di santa Maria Goretti

Di fronte al “degrado morale” che si riflette nella rappresentazione svilente della sessualità e della dignità della persona umana, occorre tornare a educare i giovani a considerare il corpo non come un mero oggetto.

E' quanto ha detto il Vescovo Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), nell'omelia pronunciata questo lunedì mattina nella casa del martirio di santa Maria Goretti, alle Ferriere (Latina), nel giorno dedicato alla sua memoria liturgica.

La vicenda di santa Maria Goretti, ha esordito il presule, sta lì a dimostrare, insieme alla sua “testimonianza di fedeltà alla propria coscienza e a Dio”, “gli effetti distruttivi e mortali a cui conduce l’istinto assecondato senza remore e diventato animalesco”.

Ma soprattutto, ha continuato, “la festa di santa Maria Goretti fa affiorare alle nostre labbra parole desuete, come purezza, castità, verginità, che facciamo fatica a pronunciare, che ci fanno forse arrossire”.

Sì, perché “il paradosso” sta nell'essere arrivati “ad agire e a parlare con sfrontatezza senza limiti di cose di cui si dovrebbe veramente arrossire e vergognare”.

Ecco quindi che l’esempio di santa Maria Goretti ci fa riflettere su alcune verità umane e cristiane fondamentali: la dignità e l’identità della persona, la grandezza del corpo, la bontà della sessualità, la natura della libertà.

Nel promuovere questi valori, ha precisato il mons. Crociata, la Chiesa non è spinta da “alcun disprezzo del corpo”, o “tabù circa la sessualità”, o neppure da “alcun timore della libertà. La Chiesa prova “pena” per “lo spettacolo quotidiano di degrado morale che si consuma in tante immagini proiettate dai mezzi di comunicazione e nelle cronache di vite senza fine devastate”.

“Assistiamo – ha detto – ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria, con cui fin dall’antichità si è voluto stigmatizzare la fatua esibizione di una eleganza che in realtà mette in mostra uno sfarzo narcisista”.

“Salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere”, ha osservato.

Per questo, ha sottolineato, “abbiamo bisogno di riscoprire che il corpo non è un oggetto di cui usare dissennatamente, che anche il corpo è persona; e la sessualità ne è la dimensione più profonda e intima, che orienta e dirige all’amicizia, all’amore e alla comunione”.

“Una libertà intesa come sfrenatezza e sregolatezza non porta affatto all’autentica espressione di sé e alla gioia dell’amore, ma all’uso dell’altro, alla sua sottomissione e all’annullamento come persona”, ha infatti spiegato.

“La violenza che giunge ad uccidere si colloca in continuità con l’alienazione di relazioni disordinate, anzi ne costituisce la logica conseguenza – ha continuato –. Se l’altro è solo un oggetto del mio desiderio, e uno strumento del mio piacere, allora posso farne quello che voglio”.

Purezza e castità, ha proseguito, riappaiono quindi come i “valori costitutivi” di un percorso formativo legato a questa dimensione profonda della sessualità, la cui responsabilità ricade sui genitori ed educatori, ma anche sulle istituzioni e la società intera.

“Abbiamo dinanzi a noi un compito educativo enorme, che è anche e anzitutto autoeducativo, se non in tanti casi autocorrettivo”, ha poi concluso.


Notizie dal Casentino

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

Nedda Gottardi

 

“L’eredità di Nedda” è il titolo del blog che Nedda Gottardi ha creato, grazie all’aiuto di sua figlia, circa 4 anni fa. A fare notizia non è il blog, ma la protagonista, una nonna di 86 anni che vive a Gabella, una località nel comune di Castel San Niccolò. La signora Gottardi nacque in provincia di Trento e una volta conseguito il diploma di maestra esercitò la professione per dodici anni a Incisa Valdarno e per sette anni a Firenze. Successivamente frequentò per qualche mese l’Università iscrivendosi al corso di “Vigilanza Didattica” per poi, terminati gli studi, intraprendere la carriera di Direttrice, ma la nascita del primo figlio interruppe questo percorso. Vive in Casentino ormai da 15 anni, e dopo la perdita del marito è rimasta sola nella sua casa isolata, ma con le pareti pregne della sua ricchezza interiore. Non ti stancheresti mai di ascoltarla, le sue parole non sono vane, ma raccontano un vissuto e un presente.

Il nome del blog incuriosisce perché come dice Nedda “ai miei figli non lascio ricchezze, ma solo quello che scrivo, ricordi, consigli e un po’ di saggezza. Ho iniziato a usare il computer 5 anni fa, avevo creato un sito – continua la nonna seduta al tavolo della sua casa in campagna immersa tra i colori e i profumi della natura – dove scrivevo  i miei racconti, le mie novelle, ma mancava qualcosa perché non potevo conoscere chi leggeva e sapere cosa pensava. Da qui è nato il mio blog dove scrivo di attualità, fenomeni sociali e la didattica, la mia grande passione. Prendetevi tempo – suggerisce - per conoscere gli alunni, ognuno di essi è un mondo diverso, e ricordatevi di sorridere spesso, i problemi teneteli fuori dall’aula. I libri sono per me una finestra sul mondo, mentre un blog ti permette di essere per le strade del mondo, di vivere con la gente di oggi e non con i ricordi”. Dalle sue parole traspare umanità, saggezza e serenità, ci tiene a sottolineare come il blog sia un mezzo per dare “ho ricevuto molto dalla vita e penso ancora di poter trasmettere agli altri esperienze, speranze e gioie. La scrittura, la pittura, la lettura mi accompagnano durante le mie giornate e mi aiutano a vivere, ad essere me stessa. Non mi stancherò mai di incitare anche gli altri anziani a seguire il mio esempio.” Nonna Nedda incontra nel suo viaggio virtuale persone dagli interessi diversi, bambini che si entusiasmano a leggere le sue novelle, insegnanti che le chiedono consigli, giovani con problemi di depressione, madri interessate alla sua pedagogia, non dimentichiamoci un particolare, Nedda è mamma di sei figli. La sua storia ha suscitato l’interesse degli organi di stampa nazionale, giornali e televisione anche perché è la blogger più anziana d’Italia. Anche la biblioteca locale l’ha ospitata proprio in questi giorni in un incontro con i bambini della II elementare nel ciclo di incontri promossi per incentivare alla lettura. Nedda è stata per loro come un libro aperto, ha risposto alle loro domande, curiose, ma anche significative addirittura sulla noia. La storia di Nedda, singolare e inusuale, ci fa riflettere sull’importanza della tecnologia, se questa viene usata nel modo corretto può essere veramente di aiuto e sopperire in alcuni casi a una mancanza fisica, a far sentire una persona di 86 anni ancora utile e presente in una vita che merita di essere vissuta intensamente e che non conosce la noia.

 


Lettere dei lettori

 

In pellegrinaggio a Medjugorje

Alla fine di maggio 2009, mi sono recata a Medjugorje nel mio 3° pellegrinaggio in quella terra meravigliosa. Come sempre è stato un’esperienza stupenda, ma a differenza delle precedenti, questa volta quello che mi ha veramente colpito è stata la presenza dei giovani.

Eravamo circa una cinquantina e con noi un meraviglioso gruppo di ragazzi dai 14 ai 33 anni pieni di amore e di vera fede cristiana.

Uno di questi ragazzi ha voluto scrivere una testimonianza del suo 1° pellegrinaggio che risale al 2007, quando aveva solo 17 anni; si chiama Daniela Mazzetti, è di Soci e vorrei condividere le pagine che lei ha scritto con tutti voi, perché mi è sembrato veramente molto bella. Brava Daniela.

Gilda Novellino

 

Sono poche ore che sono rientrata a casa dal nostro pellegrinaggio, e in ogni minuto che è passato, ho sentito dentro di me il bisogno e il desiderio di esternare quello che Medjugorje mi ha donato. Il nome di questo piccolo paesino della Bosnia-Erzegovina, ha cominciato a farsi sentire nel mio cammino circa quattro anni fa, quando la i mamma, dopo tanti sacrifici è riuscita ad andarci, realizzando uno dei sogni più grandi…”incontrare la nostra mamma celeste!” Quando è partita, non ho neanche capito bene perché partecipasse a questa gita, uso questo termine pur essendo sbagliato, proprio perché non sapendo cosa succedesse l, ai miei occhi era solo una gita spirituale, in cui tutti i giorno sarebbero andati a messa e avrebbero detto rosari su rosari. Mi sembrava una cosa talmente strana che non mi sono neanche preoccupata più di tanto che cosa potesse significare per lei.

Al ritorno, nonostante la stanchezza, lei era la serenità in persona, era entusiasta e raccontava talmente fiera quello che aveva visto e provato, che mi sembra ancora di vedere la luce nei suoi occhi. Io ascoltavo passivamente i suoi racconti e anzi, per quello che ascoltavo rimanevo un po’ male, se così posso dire…non faceva altro che parlare di monti, veggenti, segreti.. e io dentro di me, mi chiedevo se fosse impazzita. Per me era tutto molto strano, perché come succede a molti adolescenti, avevo abbandonato la fede…e proprio per questo non riuscivo neanche lontanamente a capire quello che lei era andata a fare là a Medjugorje. Io avevo compiuto da poco diciassette anni…ero in quella fase della vita in cui tutto sembra dovuto, in cui la gran parte dei giovani mette al primo posto cose futili senza rendersi conto che tutto ciò porta lontano, incredibilmente lontano dalla famiglia, dai valori e dai sentimenti che ti riempiono il cuore di gioia.

Dopo un paio d’anni, seppur nel pieno della gioventù, passai periodi un po’ difficili, per quello che può significare difficile a 19 anni.. insomma senza entrare troppo nei dettagli ci sono state alcune vicende che mi hanno profondamente deluso. Pur non volendolo ammettere su me stessa, mi sentivo vuota e fragile; niente di quello che facevo mi soddisfaceva. Ero giunta al punto in cui fai delle cose e segui dei percorsi perché probabilmente deve essere così, ma non ci vedi niente di buono. Guardavo solamente all’apparenza e alla superficie degli eventi, non coltivavo più alcun tipo d’interesse. Mi rendevo conto che qualcosa in me era cambiato e che avevo bisogno di qualcuno o qualcosa che mi aiutasse a riscoprire la bellezza della vita….quella bellezza e quella gioia di vivere che non hanno niente a che fare con una serata in discoteca, il jeans alla moda o la vacanza dei sogni, così come credono la gran parte dei miei coetanei.

E’ così che mia mamma, capendo e vedendo il mio stato d’animo, mi ha preso per mano e mi ha convinto a seguirla in quella che probabilmente è stata una delle esperienza più profonde del mio percorso.

Senza sapere che cosa mi aspettasse ho accettato di partecipare al pellegrinaggio a Medjugorje organizzato da Pina nell’aprile 2007

I giorni prima della partenza ero agitatissima… Nel profondo mi sentivo come un bambino che non vede l’ora di scartare un regalo tanto atteso; ma allo stesso tempo ero intimorita da quello che avrei potuto provare e capire. Avevo paura di aprirmi a quanto c’è di più vero in ognuno di noi e cioè l’amore che il Padre e la Madre hanno per noi. Mi chiedevo come avrei fatto a sopportare messe, rosari e tutto il resto in un contesto completamente lontano dalla mia realtà quotidiana. Io mi ero allontanata già da alcuni anni da tutto questo…... se mi si diceva di andare a messa, torcevo il naso e se ci andavo, la trovavo una seccatura tremenda.

Durante il viaggio il pensiero fisso era che non vedevo l’ora di tornare a casa. Mi sono chiesta mille volte per quale motivo quella gente che mi accompagnava, nonostante la distanza e la fatica, non era stanca di tornare a Medjugorje. La risposta l’ho trovata poche ore dopo l’arrivo..emergeva chiara dalle facce, dalle parole e dalle storie di ogni persona che era là. E’ la Regina della Pace che parla al cuore, è la sua voce che si fa strada nell’intimo anche quando il pellegrino è “un cane randagio” che approda a Medjugorje senza neppure sapere il perché.

La prima cosa che mi ha colpito è stato un calore misterioso, un calore che ti avvolge e compenetra l’anima.

A Medjugorje, il cuore avverte una presenza materna, un mare di tenerezza a cui abbandonarsi ed un a gioia che è, senza esagerare, un anticipo di paradiso sulla terra. Si scende dal monte con le lacrime agli occhi, con l’animo leggero e con la certezza che un amore forte e fedele veglia su di noi ogni istante della nostra vita.

Io ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato perché ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa di inestimabile, e soprattutto Pina e tutta la sua famiglia.

Spero che quanti decideranno di partecipare a un pellegrinaggio a Medjugorje, possano attraverso l’amore di Maria, riabbracciare il Padre e continuare in un cammino di santità.                                                                Daniela Mazzetti


Approfondimenti del Papa

 

SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Basilica di San Paolo Fuori le Mura  Domenica, 28 giugno 2009

 [Estratto]

.......... Lo stesso pensiero di un necessario rinnovamento del nostro essere persona umana, Paolo lo ha illustrato ulteriormente in due brani della Lettera agli Efesini, sui quali pertanto vogliamo ancora riflettere brevemente. Nel quarto capitolo della Lettera l’Apostolo ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l’età adulta, una fede matura. Non possiamo più rimanere “fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (4, 14). Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede “matura”, una “fede adulta”. La parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Ma lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede “fai da te”, quindi. E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo “schema” del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una “fede adulta”.

È la fede che egli vuole. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo. Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s’esprime e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo. Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci conduce al grande “sì”. Descrive la fede matura, veramente adulta in maniera positiva con l’espressione: “agire secondo verità nella carità” (cfr Ef 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del male è la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo. Guardando a Cristo riconosciamo un’ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l’essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri.

Ancora un altro pensiero importante appare nel versetto di san Paolo. L’Apostolo ci dice che, agendo secondo verità nella carità, noi contribuiamo a far sì che il tutto (ta panta) – l’universo – cresca tendendo a Cristo. Paolo, in base alla sua fede, non s’interessa soltanto della nostra personale rettitudine e non soltanto della crescita della Chiesa. Egli s’interessa dell’universo. Lo scopo ultimo dell’opera di Cristo è l’universo – la trasformazione dell’universo, di tutto il mondo umano, dell’intera creazione. Chi insieme con Cristo serve la verità nella carità, contribuisce al vero progresso del mondo. Sì, è qui del tutto chiaro che Paolo conosce l’idea di progresso. Cristo, il suo vivere, soffrire e risorgere è stato il vero grande salto del progresso per l’umanità, per il mondo. Ora, però, l’universo deve crescere in vista di Lui. Dove aumenta la presenza di Cristo, là c’è il vero progresso del mondo. Là l’uomo diventa nuovo e così diventa nuovo il mondo.......

NOTIZIE SUL PAPA

Il gesso dovuto alla recente caduta non sembra aver ostacolato troppo le vacanze del Papa, che alterna qualche passeggiata ai soggiorni casalinghi. Tuttavia, nonostante le pause al chiuso dello chalet di Les Combes, Benedetto XVI non ha ancora inaugurato il notebook recentemente ricevuto in dono da Telecom (nella foto) per mano del suo presidente Franco Bernabè. «Non è abituato a scrivere al pc, non è così tecnologico - ha commentato padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano che ha raggiunto il Pontefice in montagna -. Specialmente nel lavoro di creazione preferisce usare la penna». C’è da credere dunque che il computer nuovo di zecca non vedrà nascere il libro su Gesù che il Papa sta impostando.


Approfondimenti

 

 

UOMO  e LUNA

A quarant'anni dalla missione speciale dell'Apollo 11 che portò l'uomo per la prima volta sulla Luna, continua ad essere ancora attuale una lezione: il sorprendente valore dell'ingegno umano quando è cosciente dei suoi limiti.

Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha dedicato l'editoriale del rotocalco “Octava Dies”, del Centro Televisivo Vaticano, al ricordo di quel 20 luglio del 1969 in cui il comandante Neil Armstrong pose piede sulla Luna.

Papa Paolo VI, dedicò numerosi interventi a quel “fantastico volo”, già nel corso della preparazione, poi durante il viaggio e infine dopo “il ritorno trionfale degli astronauti”, che il 16 ottobre 1969 vennero ricevuti in udienza speciale dal Pontefice, al quale regalarono una pietra lunare di 22 chili, oggi conservata presso l’Osservatorio della Specola Vaticana di Castel Gandolfo.

Papa Montini, al termine dell'Angelus del 20 luglio, parlò di “un giorno grande, un giorno storico per l’umanità”.

Papa Paolo VI, che aveva da poco pubblicato l’enciclica Populorum progressio, confessò la sua “speranza che l’intelligenza umana e la capacità prodigiosa della scienza e della tecnica venissero messe al servizio del bene”.

“Anche la nuova enciclica di Benedetto XVI tutta dedicata al vero sviluppo dell’umanità si conclude ricordandoci che l’uomo non deve diventare schiavo di una nuova ideologia dell’onnipotenza della tecnica, ma perseguire con responsabilità quello sviluppo integrale che ha nella carità e nella verità la sua forza propulsiva”.

“Possiamo volare nello spazio e intervenire nelle sorgenti della vita: ma come e perché?

La sfida è sempre davanti a noi”, e ci deve far seriamente riflettere.