Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino

Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino
Anno
VII - N. 37 Ottobre
Novembre 2009
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Riflettere sulla Messa
q Riflessione sul tema pag. 4
q Le preghiere del mese pag.
6 Preghiere varie
q Veglia di preghiera pag.
7 In comunione con Cristo
q Avvento 2009-10-08 pag. 12
q Notizie della nostra comunità pag.
13 No alla bestemmia
q Rubrica pag. 15 I Santuari d’Italia
q Attualità pag. 17 RU486:pillola della morte
pag. 18 Enzo Iannacci
pag. 19 Dalla Gran Bretagna allo sbando
q Notizie dal Casentino pag. 20 Rubrica del Direttore
q Approfondimenti pag. 21 Notizie dal Papa
pag. 23 Il caso Galileo
q I racconti di don Bosco pag. 25 Il sogno delle due colonne
Il giornalino può essere scaricato su internet
all’indirizzo www.parrocchiastrada.net
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni, Amalia
Bonciani REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A -
Strada in Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
Riflettere sulla MESSA
Quando ci
poniamo a riflettere sulla Messa, le cose su cui fermarsi sarebbero molte. Per
una comprensione essenziale è molto utile conoscere i nomi con cui è stata
chiamata a partire dalla sua istituzione.
Ogni nome,
ogni definizione ci conduce ad un significato più nascosto, ci suggerisce
l’atteggiamento interiore per entrare nel suo mistero e viverla personalmente.
Avvicinando
l’atto centrale del culto cristiano portiamoci le dimensioni più profonde della
nostra persona. E la mente e il cuore, la conoscenza ed i sentimenti renderanno
fruttuosa ed efficace la nostra partecipazione.
Il vostro parroco, don Roberto
Riflessione sul tema
L A M E S S A
Nomi e
significati dell’Eucarestia
cfr.CdA 85; CCC 1328-1332
Gesù istituisce il sacramento del suo Corpo e del suo Sangue per stare sempre con l’umanità;
vuole dare se stesso agli uomini di tutti i tempi.
Nei secoli
- Eucaristia, che significa rendimento
di grazie a Dio per la creazione, redenzione e santificazione;
- Cena del
Signore risorto, per indicare la sua
presenza viva, efficace e familiare;
- Assemblea
eucaristica, perché celebrata
insieme;
- Memoriale della Passione e Risurrezione del Signore, perché è
una memoria che si rinnova;
- Santo
Sacrificio, perché ricorda l’offerta
sulla croce;
- Sacrificio
di lode, perché è l’omaggio più
grande a Dio;
- Frazione
del pane: per richiamare il gesto di
Gesù che si dona e si sacrifica;
- Pane di
vita, perché è nutrimento per il
credente;
- Pane degli
angeli e Pane del cielo come anticipo
del futuro;
- Comunione, perché Cristo ci unisce a sé e tra noi;
- Viatico, perché accompagna il credente nel passo finale;
- Santa Messa (da ite, missa
est=andate la messa è), perché i fedeli sono mandati nel mondo a testimoniare
la salvezza di Cristo.
Agli inizi della Chiesa era inserita in un pasto
fraterno a cui partecipavano tutti i credenti.
Tale celebrazione era fatta prima nelle case; passò
successivamente nelle chiese, con il rito suggestivo che tutti conosciamo.
CCC = Catechismo della Chiesa Cattolica
CdA = Catechismo degli Adulti
Il memoriale
della Cena dura nei secoli
cfr. CCC 1357, 1362ss
Il rito dell’Eucaristia conserva lungo i secoli la
struttura dell’ultima cena di Gesù:
“il Signore Gesù, nella notte in cui
veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per
voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese
anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue;
fae questo, ogni vola che ne bevete, in memoria di me” (1 Cor 11,23-25).
- Un’altra cena:
due discepoli sconsolati li e ignari andavano da Gerusalemme a Emmaus parlando
di Gesù.
Il Risorto, unitosi
loro, in incognito li rimprovera: “Stolti
e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il
Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”…E spiegò
loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui…Quando fu a tavola con
loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzo e lo diede loro. Ed ecco
si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24,25s.30s).
Diranno più tardi: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo
il cammino, quando ci spiegava le Scritture? (Lc24,32). Aveva preso parte
alla “liturgia della Parola” e poi
alla “liturgia eucaristica”:
- Nell’anno 155,
il martire Giustino descrive
Poi tutti insieme ci leviamo e innalziamo preghiere; indi, cessate le preci, si reca pane e vino e
acqua; e il capo della comunità eleva preghiere e ringraziamenti con tute le
sue forze e il popolo acclama, dicendo: Amen. Quindi si fa la distribuzione e la spartizione a
ciascuno degli alimenti consacrati e se ne manda, per mezzo dei diaconi, anche
ai non presenti”.
(Le
riflessioni sono state tratte da A. Vigano: L’Eucaristia Ed. ELLECIDI)
Le preghiere del mese
PREGHIERA IN DIFESA DELLA VITA
“(…) è urgente una grande preghiera per la vita, che attraversi il mondo
intero.”
(Giovanni Paolo II)
Salve Regina.
O Maria,
aurora del
mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a Te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui
viene impedito di nascere, di poveri cui è reso difficile vivere,
di uomini e donne vittime di disumana violenza,
di anziani e malati uccisi dall’indifferenza o da una
presunta pietà.
Fa’ che quanti credono nel tuo Figlio sappiano
annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della
vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre
nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta la
loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo
con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà,
la civiltà della verità e dell’amore
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
Coroncina in riparazione delle bestemmie
Pater – Ave – Gloria
sui grani grossi:
Oh ammirabile nome di Dio!
sui grani piccoli:
Sempre sia lodato, benedetto, amato, adorato,
glorificato, il Santissimo, il Sacratissimo, l’Adoratissimo eppure incomprensibile
Nome di Dio in cielo, in terra egli inferi, da tutte le creature uscite dalle
mani di Dio. Per il Sacro Cuore il nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo
Sacramento dell’altare. Amen
Al termine: Gloria al Padre
sui grani grossi: Diamo gloria, omaggio, onore a Gesù, il Redentore!
Alla Vergine Maria e ai Santi
lode sia!
Padre
nostro….
sui grani piccoli: Signore, Vi benedico per quelli che vi maledicono.
O Vergine Immacolata, siate
sempre benedetta!
Al termine: Dio sia
benedetto…..
Veglia di Preghiera
IN COMUNIONE CON CRISTO
CANTO – ESPOSIZIONE
PREGHIERA (Tutti)
Ti adoriamo e a te cantiamo
Dio, Padre della vita,
creatore della luce,
fonte dell’amore,
datore di ogni bene.
Hai rivelato la potenza del
tuo amore in Gesù,
sottraendolo al buio della
tomba
in cui l’uomo voleva
rinchiuderlo
per farlo sedere accanto a te
nella luce.
Risplenda su di noi
la verità della sua
risurrezione:
riprenda ad ardere il nostro
cuore
nell’ascoltare la sua parola,
e la nostra vita diventi
un pane spezzato per gli
altri,
testimonianza viva della
carità di Gesù, tuo Figlio,
nell’unita dello Spirito
Santo
per tutti i secoli dei secoli
Amen.
Dal Vangelo di Giovanni: Gesù
è la vera vite
Gesù disse ancora: “Io sono la vera vite. Il Padre mio
è contadino. Ogni ramo che è in me e non dà frutto, egli lo taglia e getta via,
e i rami che danno frutto. li libera da tutto ciò che impedisce frutti più
abbondanti. Voi siete gia liberati grazie alla parola che vi ho annunziato.
Rimanete uniti a me, e io rimarrò unito a voi. Come il tralcio non può dar frutto
da solo, se non rimane unito alla vite, neppure voi potete dar frutto, se non
rimanete uniti a me.
Io sono
Se uno non rimane unito a me, è gettato via come i
tralci che diventano secchi e che la gene raccoglie per bruciare.
Se rimanete uniti a me, e le mie parole sono radicate
in voi, chiedete quello che volete e vi sarà dato. La gloria del Padre mio
risplende quando portate molto frutto e diventate miei discepoli. Come il Padre
ha amato me, così io ho amato voi: rimanete nel mio amore! Se metterete in pratica
i miei comandamenti, sarete radicati nel mio amore; allo stesso modo io ho
messo in pratica i comandamenti del Padre mio e sono radicato nel suo amore. Vi
ho detto questo, perché la mia gioia sia anche vostra e la vostra gioia sia
perfetta.
Parola del Signore
RIFLESSIONE – SILENZIO
Rit: Insegnaci
a stare con te, o Signore
-
In ogni
situazione della nostra vita
-
In ogni passo
della tua Chiesa
-
In ogni travaglio
di questa società
-
Nei momenti bui
della nostra fede
-
Nei momenti della
prova e del dolore
-
Nei mmenti in cui
ci è difficile amare
-
Quando non
sappiamo cogliere i tuoi doni
-
Quando non
sappiamo ascoltare
-
Quando non
sappiamo accostarci alla tua mensa
-
Come tuoi
discepoli e adoratori
PRECI PER CHIEDERE VOCAZIONI ALLA NOSTRA
HIESA
1) Chiediamo al Signore la luce dello Spirito perché
ogni battezzato conosca bene la propria vocazione, vi corrisponda e
contribuisca alla costruzione della Chiesa come tempio formato di pietre
viventi, preghiamo
2) Chiediamo al Signore forza e coraggio perché nella
nostra chiesa locale non manchino persone generose, uomini e donne, giovani e
ragazzi che si mettano al servizio di Dio in modo stabile in obbedienza agli
appelli dei fratelli, preghiamo
3) Perché il Signore susciti nella nostra Chiesa vari
ministri della Parola e dell’Eucarestia, perché non manchi a nessuno il
nutrimento di Dio, preghiamo
4) Per la nostra diocesi: perché resa feconda dalla
Parola di Dio, favorisca la crescita di vocazioni ai ministeri sacerdotali e
diaconali e i diversi carismi della vita religiosa, preghiamo
5) Signore Gesù che più volte nella tua missione hai
rivolto l’invito a seguirti, fa’ che molti giovani siano disponibili a diventare operai del vangelo
e a vivere la missione di Cristo e della Chiesa, per questo preghiamo
6) O Signore, Tu hai parole di vita eterna: fai che i
giovani trovino nel tuo messaggio una proposta
valida per la loro vita, preghiamo
7) Per i giovani e gli adolescenti: perché aprano il
loro animo all’ascolto docile della parola di Dio che li chiama a donarsi a
Cristo e ai fratelli nella libertà e nella gioia dello spirito, preghiamo
8) Per le famiglie, perché sappiano creare al loro
interno quel clima di fede e di carità che permette lo sviluppo e la
maturazione di una vocazione, preghiamo
CANTO
Mese missionario: PREGHIERA COMUNE
Sac: Signore Gesù, che si morto sulla croce per la
salvezza di tutti gli uomini, e hai dato alla tua Chiesa il mandato di
predicare il Vangelo a tutte le genti, vedi quanta parte dell’umanità ancora
non ti conosce e non crede in te, unico Salvatore. Ti preghiamo di suscitare
nella tua Chiesa lo zelo per la salvezza degli uomini e di animare molte anime
generose perché donino la propria vita per la diffusione del Vangelo. Ti
invochiamo insieme dicendo: Ascoltaci, o Signore
1. Perché tutti gli uomini
siano salvi e giungano alla conoscenza della verità, preghiamo
2. Perché il Vangelo sia
annunciato ad ogni creatura, preghiamo
3. Perché non manchi alle
missioni l’apporto di molti sacerdoti, religiosi e laici generosi, preghiamo
4. Perché le nuove Chiese nei
paesi di missione possano sempre più svilupparsi ed essere testimonianza di
cristo, preghiamo
5. Perché il Signore
conforti, aiuti e guidi coloro che soffrono per la diffusione del Vangelo, preghiamo
DIALOGO DI PREGHIERA
G Noi siamo il Corpo di Cristo
T E ciascuno
per la sua parte membra di Lui
G Il corpo è uno, sebbene abbia molte membra.
T E queste
non adempiono tutte la stessa funzione.
G Così anche noi, benché molti, formiamo un
Corpo solo, in Cristo.
T E siamo,
ciascuno per la sua parte membra gli uni degli altri.
G Quando c’è un membro che soffre, gli altri
soffrono con lui.
T E se un
membro è nella gioia, gli altri gioiscono con lui
G…Vi sono
molti carismi, ma un solo Spirito.
T A ciascuno
la manifestazione dello Spirito è data, in vista della utilità comune.
G Ciascuno perciò agisca secondo il “dono”
ricevuto, mettendolo a servizio degli altri.
T Questa è
opera dell’unico e medesimo Spirito.
G Egli distribuisce i suoi doni a ciascuno
come vuole.
T Conserviamo
l’unità dello Spirito nel vincolo della pace.
G…Un corpo
solo ed uno spirito solo.
T Come una
sola è la speranza a cui siamo stati chiamati per la nostra vocazione.
G Uno solo Signore, una sola fede, un solo
battesimo.
T Un solo Dio
e Padre di tutti, che opera in tutti ed è in tutti
CANTO
Ripetere le acclamazioni
Facci dono del tuo amore,
Signore.
Effondi su di noi il tuo
Spirito.
Accoglici nella tua
misericordia.
Guarisci le nostre ferite.
Spezza il nostro cuore di
pietra.
Rendici capaci di accoglienza.
Insegnaci ad amarci l’un
l’altro.
Fa’ che siamo uno con Te.
Plasmaci in un solo corpo.
Esaudiscici, o Signore.
TUTTI: CANTO ALLA CHIESA
Voglio cantare una canzone
d’amore alla mia chiesa. vecchia come il mondo e giovane come l’alba di questa
mattina.
Voglio danzare al rito della
musica del cuore davanti a tutta la chiesa
che è disseminata in tutto il
mondo.
Voglio gridare all’universo
intero che è profondo il mio amore.
I gelosi le stanno lontano
perché dicono che ha parecchie rughe sul volto:
anch’io del resto le vedo:
eppure l’amo.
Tace quando vorrei che
parlasse: eppure l’amo.
Parla quando vorrei che
tacesse: eppure l’amo.
L’amo perché mi ha generato
alla fede,
mi ha partorito alla luce del
Regno di Dio,
mi ha condotto alla dura
scuola di Cristo,
mi ha fatto diventare corpo
vivo di Cristo,
mi ha costituito fratello
universale di tutti.
L’amo perché capisce le mie
stanchezze e i miei crucci,
non mi dimentica quando da
lei me ne vado lontano,
non mi respinge quando, tutto
stracciato, torno da lei.
L’amo perché è fatta da pochi
santi e da molti peccatori come me,
perché è generosa nell’amore
e fedele nella promessa,
perché solo a lei posso dire
i miei peccati, senza sentirmi né umiliare, né condannare, né giudicare
L’amo perché sa aspettare le
mie lente maturazioni,
perché, malgrado tutto,
sempre è più madre, di ogni altra madre,
perché è sempre più
comprensiva di tutti,
è sempre più giovane di
tutti,
è sempre più nuova di tutti,
è sempre meno sporca di
tutti,
è sempre più Cristo di tutti.
L’amo perché in essa la mia
dignità è pari a quella di tutti gli altri,
anche se gli altri si
chiamano prete, vescovo, papa,
giacchè il battesimo chiama
tutti con il nome di fratelli
e lo Spirito che è in tutti
ci fa chiamare Dio “nostro padre”,
costituendoci un sol corpo,
in Cristo unito.
Per te, chiesa mia, ho
scommesso la vita e so con certezza che non perderò,
perché Cristo è accanto a te,
è in te, è te, per tutti i secoli dei secoli.
E Cristo è Dio.
CANTO FINALE BENEDIZIONE
EUCARISTICA
Avvento 2009
La corona
dell’Avvento
L’Avvento, inizio dell’anno liturgico, è periodo di
conversione e di preghiera e comprende le quattro settimane durante le quali
Notizie della nostra Comunità
Molti che frequentano
il Circolo avranno visto in questi mesi, dei libretti contro la bestemmia,
appesi alla bacheca; stimolati in questo grazie alla sensibilità di Amalia,
spieghiamo qui il perché di questa scelta.
Se la vita diventa una bestemmia
Parlare
della bestemmia cercando di far capire che è qualcosa di realmente pericoloso
per la propria vita terrena e che può seriamente compromettere la salvezza
eterna della propria anima, è compito arduo. E' difficile parlare della gravità
della bestemmia oggi, un tempo in cui gli uomini hanno adottato atteggiamenti e
filosofie di comportamento che sono esse stesse delle bestemmie verso Dio.
Basti pensare ai Paesi europei che hanno permesso la costituzione di associazioni
legalmente riconosciute impegnate a favore della pedofilia. Questa è soltanto
una delle mostruosità che gridano al cielo consumandosi nella nostra società e
che noi metabolizziamo senza alcuna reazione di protesta. Potremmo parlare
degli aborti, delle manipolazioni genetiche, di quelle nonne che grazie alle
nuove tecnologie danno alla luce di questo mondo i propri nipoti: l'ovulo della
madre e il seme del padre vengono innestati nell'utero della nonna del nascituro.
Cercando di tornare all'argomento centrale di questo scritto, possiamo dire che
la bestemmia è una locuzione con contenuti dissacranti e svalutanti verso Dio,
di cui si mettono alla berlina e si rovesciano le qualità oggetto del culto dei
fedeli e praticanti. L'insegnamento morale della Chiesa Cattolica applica il
secondo comandamento: "Non pronunciare il nome di Dio invano" alle
bestemmie, anzi, vede nella bestemmia un gesto ancora più grave di quello
stigmatizzato dal secondo comandamento. Alcuni uomini e padri della Chiesa,
come Sant'Agostino, San Girolamo, San Tommaso d'Aquino - solo per citarne
alcuni - hanno ritenuto la bestemmia come il peccato più grave tra tutti i
peccati mortali.
La
stessa convinzione possiamo riscontrarla anche in quello che San Padre Pio da
Pietrelcina spesso affermava: "La
bestemmia attira la maledizione di Dio sulla tua casa ed è la via più sicura
per andare all'inferno". C'é stato un tempo in cui la bestemmia era
percepita come un fatto estremamente grave, non solo dal singolo ma dalla
collettività. Infatti, era considerato, il bestemmiare, non solo blasfemo e offensivo
del sentimento religioso ma anche un reato dalle legislazioni penali di diversi
Paesi sia teocratici che laici. Oggi che tutto, o quasi, è permesso, anche la
bestemmia trova il suo spazio senza essere condannata. Peggio: il più delle
volte costituisce un momento di svago per noi uomini. Pensiamo a tutte quelle
volte che "attori comici” bestemmiando scherniscono il sacro per far
ridere a vantaggio del profano; a quei "cantautori" che non si fanno
alcuno scrupolo nell'inserire nei propri testi musicali delle bestemmie più o
meno esplicite. Termino scrivendo quello che affermava Sant'Antonio di Padova: “Dinanzi
a genitori che piangono desolati il loro bambino morto, io prego il Signore di
risuscitarlo; dinanzi alla povertà di un padre che mi domanda un pezzo di pane
per sfamare i suoi figli, io mi commuovo e prego Dio che gli sia provveduto; ma
dinanzi a sposi che desiderano un figlio e sono bestemmiatori, io prego il
Signore che nasca loro un figlio sordo e muto: sordo per non sentire le bestemmie
dei genitori e muto perché non le ripeta!”.
Art. 724 del codice Penale. Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i
defunti
Chiunque pubblicamente bestemmia, con
invettive o parole oltraggiose, contro
No alla
Bestemmia su facebook
Rubrica
a cura di Paola Boncompagni
SANTUARI
D’ITALIA: SANTA MARIA DEL SASSO
Tra Tevere ed Arno, nel Casentino, a undici chilometri
dalla Verna, sotto Bibbiena, sorge isolato il Santuario della Madonna del
sasso, dove si venera anche, nella cappella inferiore,
In questa località solitaria, abitata solo da un
eremita camaldolese, nel 1347 viene notata, per più giorni consecutivi, una
bianca colomba che sistematicamente si posa su uno dei grandi sassi che si
trovano tra il verde della zona. I contadini tentano ripetutamente di
avvicinarsi e di toccarla, ma la colomba vola via. Anche l’eremita non riesce a
toccarla, né tanto meno a catturarla. Solo i bambini possono avvicinarsi al
sasso e toccare la bianca colomba. Questo per trenta giorni, poi la colomba
sparisce.
Il 23 giugno di quello stesso anno, una donna di
Bibbiena scende con
L’anno seguente infatti in Toscana scoppia la
terribile e famosa peste descritta dal Boccaccio nel Decamerone, e che, a detta
di Sant’Antonino, nella sola Firenze colpisce sessantamila persone, cioè i due
terzi della cittadinanza. Quell’apparizione, quel sangue sono un avvertimento
della Madonna: occorre pregare molto, emendarsi dai peccati, fare penitenza.
Gli abitanti di Bibbiena si recano processionalmente ai piedi del sasso e
deliberano di costruire in quel luogo una chiesa votiva. Sorge così la
chiesetta chiamata “dell’Eremita Martino” che esiste ancora oggi. I prodigi si
moltiplicano: sovente appaiono globi di luce color azzurro-dorato, compare
nuovamente la bianca colomba, miracoli guarigioni e grazie spirituali sono
frequenti. Cresce la devozione alla “madonna del Sasso”, la cui immagine affrescata
rimane miracolosamente intatta nell’incendio che nel 1486 distrugge
completamente
Nel 1511, gli abitanti di Bibbiena, chiedono ai monaci
di poter avere la bella statua per la loro chiesa di Santo Spirito. Con grande
solennità la statua viene processionalmente portata nella chiesa di Santo
Spirito, ma il giorno dopo viene ritrovata al suo posto primitivo.
Riportata in Bibbiena, nonostante la vigilante
sorveglianza notturna, la statua scompare ed impronte sulla neve della notte,
conducono al Sasso. La tradizione popolare così tramanda l’avvenimento: “la
santa statua della Vergine se ne venne al Sasso, piede e piede, camminando
sopra la neve, e quivi giunta, a porte chiuse entrò e al suo primiero luogo si
pose”. La statua viene allora definitivamente collocata nella chiesa inferiore,
notoriamente buia, vicino alla cappella dell’Eremita con scritta significativa
“in tenebris lucet”, da cui il titolo “Madonna del Buio”.
Tutto il complesso di S. Maria del Sasso, viene
riconosciuto nel 1899, come monumento nazionale e del 1947 Pio XII onora il
Santuario col titolo e la dignità di Basilica minore. Le due immagini della
Vergine: quella del Sasso e quella del Buio, nell’anno centenario
dell’apparizione, 1947, con decreto pontificio, sono solennemente incoronate
con corone d’oro-
Dalla Verna, dove si è recato in devoto
pellegrinaggio, il 17 settembre del 1993, Giovanni Paolo II rivolge questo
saluto ed augurio a tutti i devoti della “Madonna del Sasso” e della “Madonna
de Buio”:
“….Sulla via della gioia vera, a cui il vostro cuore anela, vi guidi Maria, Madre di Gesù, Madre di Francesco e di tutti i santi. Maria, costantemente invocata dalle popolazioni di questa regione ricca di santuari e cappelle a Lei dedicati. Mi piace ricordare, in particolare, l’antico e suggestivo Santuario di Santa Maria del Sasso, che si trova a pochi chilometri da qui e che rappresenta un importante punto di riferimento per la devozione mariana dell’intero Casentino.
Attualità
RU486:
1)
NON E’ UNA MEDICINA,
NON CURA NESSUNA MALATTIA
2)
NON AIUTA
3)
UCCIDE UN BAMBINO (INNOCENTE)
4)
E’ ATROCE PER LE DONNE (CHE SPESSO VEDONO L’EMBRIONE ESPULSO
DAL LORO CORPO: SARA’ UN TRAUMA CHE RIMARRA’ LORO PER UTTTA
5)
NEL MONDO SONO FINORA MORTE 29 DONNE PER L’USO DELLA
RU486 (RISCHIO DI MORTE 10 VOLTE SUPERIORE RISPETTO ALL’ABORTO CHIRURGICO)
6)
A VOLTE
7)
E’ UNA BOMBA ORMONALE CHE FA MALE ALLA SALUTE DELLA
DONNA
8)
NON RENDE DOLCE L’ABORTO (CHE RESTA SEMPRE UN FATTO ORRENDO)
9)
SERVE SOLO PER SCARICARE COLPE E RESPONSABILITA’ SULLE
DONNE (COSI’ I MEDICI SE NE LAVANO LE MANI NON DOVENDO PIU’ COMPIERE L’ABORTO
LORO DIRETTAMENTE)
Per chi ha FEDE, poi, è ancora più chiaro.
Ecco perché:
PUO’ UN CATTOLICO UTILIZZARE
NO! Un cattolico non può utilizzare la pillola abortiva
RU486. Chi compie un aborto (donna o medico) incorre nella SCOMUNICA AUTOMATICA. Cioè ce abortisce o usa
MEDICI E
FARMACISTI CATTOLICI POSSONO PRESCRIVERE CON RICETTA O DARE A UNA DONNA
NO! Anche chi fornisce
PUO’ UN
CATTOLICO DIRE DI ESSERE PERSONALMENTE CONTRARIO ALLA RU486, MA DI NON POTER
IMPORRE
NO!
NESSUNO PUO’
DISPORRE DELLA VITA ALTRUI. TANTO PIU’ SE CHI VIENE UCCISO E UN BAMBINO INDIFESO
E INNOCENTE NELLA PANCIA DELLA MAMMA. L’ABORTO E’ SEMPRE UN DELITTO E COME TALE
VA COMBATTUTO.
Attualità
"La decisione
dell’agenzia del farmaco di commercializzare e distribuire
(Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino, 4/8/2009)
Enzo Jannacci: «Credo in
Dio»
Il cantautore rivela ad "Avvenire": «Non sono ateo, sto
vivendo una maturazione del mio credo religioso»
ROMA -
«Credo in Dio e non sono ateo»: lo rivela Enzo Jannacci in un'intervista esclusiva
per «Avvenire», nella quale racconta il suo percorso di ricerca della fede.
Un'intervista che anticipa la partecipazione del cantautore milanese al Meeting
di Rimini, giunto alla sua 30/ma edizione. Il cantautore spiega di affrontare
una «costante dialettica interna» attraverso la lettura della Bibbia e del
Vangelo. «Sto vivendo una maturazione del mio credo religioso», dichiara,
raccontando di quando vide «la carezza del Nazareno a un povero operaio stanco
su un tram di Milano».
CAREZZA DEL
NAZARENO - Uno Jannacci che parla di
questo cammino «con i piedi di piombo», senza enfasi o retorica, e che confessa
la convinzione che «uno non nasce con la fede dentro, in qualche interstizio
della propria anima o dell'ipotalamo». L'intervista è lunga e tocca anche gli
aspetti dolorosi della vicenda Eluana Englaro, quando Jannacci rilasciò un'intervista
al Corriere della Sera nella quale diceva «avremmo così tanto bisogno di
una carezza del Nazareno». E proprio nel Meeting che ha come tema 'La conoscenza
è sempre un avvenimento', l'artista milanese termina con una riflessione
personale: «Quando uno ha la fortuna di riconoscere e di alimentare
un'esperienza di fede, prova le stesse situazioni emotive dell'amore, vede la
luce attraverso uno spettro diverso, ha voglia di parlare con gli altri, di
cantare. Sì, di cantare come ho fatto io la scorsa settimana, in auto, a
squarciagola».
Attualità
DALLA GRAN BRETAGNA ALLO SBANDO
IN VIGORE
Da alcune settimane le donne omosessuali che
avranno un figlio attraverso l’inseminazione artificiale potranno registrare
il nome della loro partner alla voce “secondo genitore” sui certificati di nascita.
Le nuove regole sono entrate in vigore dopo
mesi di critiche da parte di chi le considera un’ulteriore minaccia al valore
della famiglia tradizionale.
E prevedono anche la cancellazione
dell’obbligo, da parte delle cliniche per la fecondazione artificiale, di
prendere in considerazione «la necesità di un padre» quando accettano di accogliere
una paziente.
Le donne che sono già legate a un’altra donna
da unione civile vedranno il nome della partner automaticamente inserito nel
certificato di nascita di un figlio ottenuto grazie alla donazione di sperma e
all’inseminazione artificiale. Le donne singol che partoriranno, dopo
l’inseminazione artificiale, potranno inserire nel documento un’altra donna
alla voce «secondo genitore» anche se non sono unite in matrimonio. In questo
caso il partner dovrà dichiarare per iscritto il consenso.
Le nuove regole saranno applicate a molte
delle duemila donne che ogni anno in Gran Bretagna accedono all’inseminazione
artificiale da donatore anonimo. Secondo alcuni le nuove direttive mineranno
il territorio legale visto che i «secondi genitori» indicati sui certificati
di nascita assumeranno gli stessi diritti e responsabilità legali del genitore
biologico.
Le direttive hanno sollevato molta
preoccupazione e non solo tra le associazione a favore della famiglia tradizionale
e nella Chiesa.
Per la deputata laburista Geraldine Smith
«avere un certificato di nascita con due madri è pura follia. È molto ingiusto
da parte dello Stato nascondere la paternità genetica a una persona. In questo
modo si mettono davanti alle necessità dei bambini non ancora nati gli
interessi degli adulti». Anche la parlamentare conservatrice Nadine Dorries è
d’accordo: «Tutto ci indica che il modello tradizionale di madre e padre che
si prendono cura di un minore, funziona meglio».
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A
cura del direttore Silvia
PECORINI
MARINA
Marina Gallai, classe 1940, pensionata, simpatia da vendere e in
fondo un po’ artista di “Strada”. Quest’ultimo particolare la rende una persona
interessante, ma soprattutto felice. La storia di Marina è quella di una donna
semplice, attiva nel mondo del volontariato, che un giorno d’inverno,
passeggiando per il paese di Strada in Casentino, in prossimità del fiume
Solano, è rimasta affascinata da un sasso, dalla sua particolare forma
rotondeggiante e da lì è nata l’idea: perché non disegnarci sopra. Così ha
preso il sasso, è andata a casa e con il pennello e i colori ha cominciato a
disegnare un gattino. Da quel giorno cerca i sassi migliori per dipingere il
suo unico soggetto, il gatto, per non farsi uccidere dalla noia che la rendeva
triste e nervosa. Come per caso, spinta dagli organizzatori della mostra della
pietra, ha portato le sue creazioni alla manifestazione ed ha avuto un successo
che è andato oltre le aspettative. “Era da molto tempo – commenta Marina - che
pensavo di fare qualcosa con i sassi, ma non avevo mai trovato la giusta
ispirazione, ora sono felice come non lo sono mai stata perché il mio lavoro
serve a me che mi fa sentire utile e realizzata e poi agli altri. Infatti il
ricavato andrà tutto in beneficenza, una parte alla bambina che ho in adozione,
ormai da 7 anni, in Burkina Faso e il resto all’Associazione Agnese Con Noi”.
Marina racconta e con una mano dipinge, la sua vita è cambiata e lo si legge
negli occhi, lucidi per la commozione. Adesso è serena e continuerà a coltivare
la sua passione, nella casa nel centro storico, entusiasta per aver riscosso
l’approvazione degli amici e della gente, incuriosita e affascinata dalla
particolarità dell’oggetto.
Approfondimenti del Papa
Il
Papa raccomanda il Rosario, specialmente ai giovani
Nel giorno in cui si celebra
Benedetto
XVI: Cristo è la "medicina" contro il relativismo
Il Papa propone l'esempio di san Giovanni Leonardi,
patrono dei farmacisti
Cristo è “la vera medicina” per i mali spirituali
derivanti dalla crisi del pensiero moderno e dal relativismo. E' quanto ha
detto in sintesi Benedetto XVI richiamando la figura di san Giovanni Leonardi.
Fondatore dei Chierici Regolari della Madre di Dio e Patrono dei farmacisti,
san Giovanni Leonardi - di cui si ricordano i 400 anni dalla morte - fu una
“luminosa figura di sacerdote”, che a metà del XVI secolo fece di Cristo il
centro assoluto della sua opera apostolica.
Da adolescente studiò e presto affinò la vocazione
alla farmacopea, aprendosi pure all’altra vocazione, quella del sacerdozio, che
coltivava da tempo e che lo portò a trasmettere agli uomini “la medicina di
Dio”, il Cristo Risorto, che per Leonardi fu la “misura di tutte le cose”.
“Animato dalla convinzione che di tale medicina
necessitano tutti gli esseri umani più di ogni altra cosa, san Giovanni
Leonardi cercò di fare dell’incontro personale con Gesù Cristo la ragione fondamentale
della propria esistenza”, ha detto il Santo Padre.
“Il primato di Cristo su tutto divenne per lui il
concreto criterio di giudizio e di azione e il principio generatore della sua
attività sacerdotale”.
Questa passione per Cristo lo portò anche a farsi
promotore presso Papa Paolo V di un rinnovamento morale e di costumi a partire
all’interno della Chiesa. Il religioso, ha ricordato il Papa, sosteneva che
“chi vuole operare una seria riforma religiosa e morale deve fare anzitutto,
come un buon medico, un'attenta diagnosi dei mali che travagliano
Ai suoi occhi,
“Capì che ogni riforma va fatta dentro
L’azione di San Leonardi si sviluppa, ha notato ancora
Benedetto XVI, negli stessi anni - tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 -
nei quali cominciano “a delinearsi le premesse della futura cultura
contemporanea”, caratterizzata “da una indebita scissione tra fede e ragione”.
Una cultura che ha prodotto “tra i suoi effetti
negativi la marginalizzazione di Dio, con l’illusione di una possibile e totale
autonomia dell’uomo il quale sceglie di vivere 'come se Dio non ci fosse'”.
“E’ la crisi del pensiero moderno, che più volte ho
avuto modo di evidenziare e che approda spesso in forme di relativismo”.
Anche in questo caso, ha affermato il Pontefice, la
risposta di san Giovanni Leonardi è chiara e attuale: “Cristo innanzitutto” al
centro del cuore, della storia e del cosmo.
“E di Cristo – ha ricordato il Santo Padre - l’umanità
ha estremo bisogno, perchè Lui è la nostra ‘misura’. Non c’è ambiente che non
possa essere toccato dalla sua forza; non c’è male che non trovi in Lui
rimedio, non c’è problema che in Lui non si risolva”.
“‘O Cristo o niente’! Ecco la sua ricetta per ogni
tipo di riforma spirituale e sociale”, ha quindi concluso.
Approfondimenti
Il caso GALILEO
In occasione
dell'anno internazionale dell'astronomia proclamato nel 2009 dall'ONU, a memoria
dei 400 anni dall'utilizzazione astronomica da parte di Galileo del
cannocchiale, il Prof. Rino Cammilleri, ha messo in evidenza le inesattezze e
le evidenti bugie che la cultura contemporanea insegna a scuola, in televisione
e sui giornali sullo scienziato cattolico che ha dato origine alla scienza
moderna. Galileo non si considerò mai
avversario della Chiesa. Conservò la fede cattolica fino alla morte, fu
amico per lungo tempo di papi e di cardinali, e da molti religiosi fu protetto
e incoraggiato nelle sue ricerche. Quando nel 1611 si recò a Roma fu ricevuto
persino da Papa Paolo V, con il quale ebbe un lungo e caloroso colloquio. Anche
dopo la sentenza del 1633, che, oltre all'abiura, lo "condannava" a
recitare una volta la settimana i sette salmi penitenziali per un periodo di
tre anni, fu ospitato nella villa del cardinale di Siena. Quindi, si trasferì
nella sua villa di Arcetri, detta "il gioiello", alla periferia di
Firenze. Morì con la benedizione del Papa e ricevendo l'indulgenza plenaria, segno
che
Del resto la
teoria eliocentrica (
Cammilleri
ha infine ricordato che Galileo non portò alcuna prova scientifica che potesse
sostenere senza ombra di dubbio la teoria eliocentrica. Per "provare"
che
Infine il
professore ha ricordato che Galileo non passò nemmeno un minuto in carcere, non
venne mai torturato, non gli fu impedito di incontrare colleghi e religiosi, di
scrivere, di studiare e di pubblicare libri. Fu con l'Illuminismo e con
Voltaire che si riesumò il processo a Galileo, con lo scienziato che fu preso
strumentalmente come "testimonial" del perseguitato dalla Chiesa, e
da allora sono state scritte pagine di storia che di vero hanno ben poco.
Alcuni
commenti famosi:
«
«Come la maggior parte dei suoi avversari, Galileo non fa
distinzione tra quello che è l’approccio scientifico ai fenomeni naturali e la
riflessione sulla natura, di ordine filosofico, che esso generalmente richiama.
È per questo che egli rifiutò il suggerimento che gli era stato dato di
presentare come un’ipotesi il sistema di Copernico, fin tanto che esso non
fosse confermato da prove irrefutabili. Era quella, peraltro, un’esigenza del
metodo sperimentale di cui egli fu il geniale iniziatore. [...] Il problema che
si posero dunque i teologi dell’epoca era quello della compatibilità
dell’eliocentrismo e della Scrittura. Così la scienza nuova, con i suoi metodi
e la libertà di ricerca che essi suppongono, obbligava i teologi a interrogarsi
sui loro criteri di interpretazione della Scrittura. La maggior parte non seppe
farlo. Paradossalmente, Galileo, sincero credente, si mostrò su questo punto
più perspicace dei suoi avversari teologi.» Giovanni Paolo II
I racconti di don Bosco
Il sogno delle due colonne
Tra i sogni di
Don Bosco, uno dei più noti è quello conosciuto con il titolo di «Sogno delle
due colonne». Lo raccontò la sera del 30 maggio 1862. «Figuratevi — disse — di
essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio sopra uno scoglio isolato, e di
non vedere attorno a voi altro che mare. In tutta quella vasta superficie di
acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, con le
prore terminate a rostro di ferro acuto a mo’ di strale. Queste navi sono
armate di cannoni e cariche di fucili, di armi di ogni genere, di materie
incendiarie e anche di libri. Esse si avanzano contro una nave molto più grande
e alta di tutte, tentando di urtarla con il rostro, di incendiarla e di farle
ogni guasto possibile. A quella maestosa nave, arredata di tutto punto, fanno
scorta molte navicelle che da lei ricevono ordini ed eseguiscono evoluzioni per
difendersi dalla flotta avversaria. Ma il vento è loro contrario e il mare
agitato sembra favorire i nemici. In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano
dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra.
Sopra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, ai cui piedi pende un
largo cartello con questa iscrizione: “AUXILIUM CHRISTIANO RUM”; sull’altra,
che è molto più alta e grossa, sta un’OSTIA di grandezza proporzionata alla colonna,
e sotto un altro cartello con le parole: “SALUS CREDENTIUM”. Il comandante supremo
della grande nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il
mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, convoca intorno a sé i piloti
delle navi secondarie per tenere consiglio e decidere sul da farsi. Tutti i
piloti salgono e si adunano intorno al Papa. Tengono consesso, ma infuriando
sempre più la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi. Fattasi un
po’ di bonaccia, il Papa raduna intorno a sé i piloti per la seconda volta,
mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca ritorna spaventosa. Il
Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portare la nave in
mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte
àncore e grossi ganci attaccati a catene. Le navi nemiche tentano di assalirla
e farla sommergere: le une con gli scritti, con i libri, con materie incendiarie,
che cercano di gettare a bordo; le altre con i cannoni, con i fucili, con i
rostri. Il combattimento si fa sempre più accanito; ma inutili riescono i loro
sforzi: la grande nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene
talvolta che, percossa da formidabili colpi, riporta nei suoi fianchi larga e
profonda fessura, ma subito spira un soffio dalle due colonne e le falle si
richiudono e i fori si otturano. Frattanto i cannoni degli assalitori scoppiano,
i fucili e ogni altra arma si spezzano, molte navi si sconquassano e si sprofondano
nel mare. Allora i nemici, furibondi, prendono a combattere ad armi corte: con
le mani, con i pugni e con le bestemmie. A un tratto il Papa, colpito gravemente,
cade. Subito è soccorso, ma cade una seconda volta e muore. Un grido di vittoria
e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile
tripudio. Se nonché, appena morto il Papa, un altro Papa sottentra al suo
posto. I piloti radunati lo hanno eletto così rapidamente che la notizia della
morte del Papa giunge con la notizia della elezione del suo successore. Gli
avversari cominciano a perdersi di coraggio. Il nuovo Papa, superando ogni ostacolo,
guida la nave in mezzo alle due colonne, quindi con una catenella che pende dalla
prora la lega a un’ancora della colonna su cui sta l’Ostia, e con un’altra catenella
che pende a poppa la lega dalla parte opposta a un’altra àncora che pende dalla
colonna su cui è collocata
Allor
Nel mare ora
regna una grande calma». A questo punto Don Bosco interroga Don Rua: — Che cosa
pensi di questo sogno? Don Rua risponde: — Mi pare che la nave del Papa sia
Perle di …saggezza …per l’uomo
«Si vive nel provvisorio, si pensa che per
ora la vita va male, per ora bisogna arrangiarsi, per ora bisogna anche
umiliarsi, ma che tutto ciò è provvisorio...Ci prepariamo a morire col rimpianto
di non avere vissuto...
La libertà non è una cosa che si possa
ricevere in regalo.
Si può vivere anche in un paese di
dittatura ed essere liberi, a una semplice condizione, basta lottare contro la
dittatura. L'uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore
incorrotto è libero...
Per contro si può vivere nel paese più
democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi:
malgrado l'assenza di ogni coercizione
violenta, si è schiavi.»
Ignazio Silone
LETTERA ENCICLICA CARITAS IN VERITATE
DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO
XVI
AI VESCOVI AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
AI FEDELI LAICI E A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ
SULLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE
NELLA CARITÀ E NELLA VERITÀ
Se la cerchi c’è anche in Parrocchia e al Circolo