Parrocchia di San Martino a Vado

InStrada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

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Bimestrale di Formazione ed Informazione

della Comunità di Strada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno VII  -  N. 37       Ottobre Novembre   2009



La Santa Messa

 

 

 

SOMMARIO

 

q       Editoriale                                        pag. 3   Riflettere sulla Messa

 

q       Riflessione sul tema                        pag. 4    La Messa

 

q       Le preghiere del mese                    pag. 6  Preghiere varie

 

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 7  In comunione con Cristo

q       Avvento 2009-10-08                        pag. 12  La Corona d’Avvento

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 13  No alla bestemmia

q       Rubrica                                           pag. 15  I Santuari d’Italia

 

q       Attualità                                          pag. 17  RU486:pillola della morte

pag. 18  Enzo Iannacci

pag. 19  Dalla Gran Bretagna allo sbando

q       Notizie dal Casentino                     pag. 20  Rubrica del Direttore

 

q       Approfondimenti                             pag. 21   Notizie dal  Papa

pag. 23   Il caso Galileo

 

q       I racconti di don Bosco                            pag. 25  Il sogno delle due colonne

 

Il giornalino può essere scaricato su internet

all’indirizzo www.parrocchiastrada.net

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni, Amalia Bonciani

REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 


Editoriale

 

 

 

 

Riflettere sulla MESSA

 

 

 

Quando ci poniamo a riflettere sulla Messa, le cose su cui fermarsi sarebbero molte. Per una comprensione essenziale è molto utile conoscere i nomi con cui è stata chiamata a partire dalla sua istituzione.

Ogni nome, ogni definizione ci conduce ad un significato più nascosto, ci suggerisce l’atteggiamento interiore per entrare nel suo mistero e viverla personalmente.

La Messa è…assemblea liturgica; è….sacrificio di lode; è…Pane della vita; è….Comunione; è…Cena del Signore….

Avvicinando l’atto centrale del culto cristiano portiamoci le dimensioni più profonde della nostra persona. E la mente e il cuore, la conoscenza ed i sentimenti renderanno fruttuosa ed efficace la nostra partecipazione.

 

                                         Il vostro parroco, don Roberto

 

 

 


Riflessione sul tema

 

L A   M E S S A

 

Nomi e significati dell’Eucarestia

cfr.CdA 85; CCC 1328-1332

 

Gesù istituisce il sacramento del suo Corpo e del suo Sangue per stare sempre con l’umanità; vuole dare se stesso agli uomini di tutti i tempi.

Nei secoli la Chiesa ha circondato questo Santo Sacrificio di tanti segni di adorazione, di amore, di bellezza, di arte; e l’ha chiamato con tanti nomi:

- Eucaristia, che significa rendimento di grazie a Dio per la creazione, redenzione e santificazione;

- Cena del Signore risorto, per indicare la sua presenza viva, efficace e familiare;

- Assemblea eucaristica, perché celebrata insieme;

- Memoriale della Passione e Risurrezione del Signore, perché è una memoria che si rinnova;

- Santo Sacrificio, perché ricorda l’offerta sulla croce;

- Sacrificio di lode, perché è l’omaggio più grande a Dio;

- Frazione del pane: per richiamare il gesto di Gesù che si dona e si sacrifica;

- Pane di vita, perché è nutrimento per il credente;

- Pane degli angeli e Pane del cielo come anticipo del futuro;

- Comunione, perché Cristo ci unisce a sé e tra noi;

- Viatico, perché accompagna il credente nel passo finale;

- Santa Messa (da ite, missa est=andate la messa è), perché i fedeli sono mandati nel mondo a testimoniare la salvezza di Cristo.

 

La Messa è l’atto centrale del culto cristiano.

Agli inizi della Chiesa era inserita in un pasto fraterno a cui partecipavano tutti i credenti.

Tale celebrazione era fatta prima nelle case; passò successivamente nelle chiese, con il rito suggestivo che tutti conosciamo.

 

CCC = Catechismo della Chiesa Cattolica

CdA = Catechismo degli Adulti


 

Il memoriale della Cena dura nei secoli

cfr. CCC 1357, 1362ss

 

Il rito dell’Eucaristia conserva lungo i secoli la struttura dell’ultima cena di Gesù: “il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fae questo, ogni vola che ne bevete, in memoria di me” (1 Cor 11,23-25).

- Un’altra cena: due discepoli sconsolati li e ignari andavano da Gerusalemme a Emmaus parlando di Gesù.

Il Risorto, unitosi  loro, in incognito li rimprovera: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”…E spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui…Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzo e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24,25s.30s).

Diranno più tardi: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture? (Lc24,32). Aveva preso parte alla “liturgia della Parola” e poi alla “liturgia eucaristica”: la Santa Cena.

- Nell’anno 155, il martire Giustino descrive la Messa di allora: ”Nel giorno chiamato del sole (=domenica) tanto quelli che abitano in città come quelli che abitano in campagna, si radunano nello stesso luogo, e si fa la lettura delle memore degli apostoli e degli scritti dei profeti, sin che il tempo lo promette…Colui che presiede tiene un discorso, per esortare…

Poi tutti insieme ci leviamo e innalziamo preghiere; indi, cessate le preci, si reca pane e vino e acqua; e il capo della comunità eleva preghiere e ringraziamenti con tute le sue forze e il popolo acclama, dicendo: Amen. Quindi si fa la distribuzione e la spartizione a ciascuno degli alimenti consacrati e se ne manda, per mezzo dei diaconi, anche ai non presenti”.

 

(Le riflessioni sono state tratte da A. Vigano: L’Eucaristia Ed. ELLECIDI)


Le preghiere del mese

 


PREGHIERA IN DIFESA DELLA VITA

 

“(…) è urgente una grande preghiera per la vita, che attraversi il mondo intero.”

(Giovanni Paolo II)

 

Salve Regina.

 

O Maria,

aurora del mondo nuovo,

Madre dei viventi,

affidiamo a Te la causa della vita:

guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere, di poveri cui è reso difficile vivere,

di uomini e donne vittime di disumana violenza,

di anziani e malati uccisi dall’indifferenza o da una presunta pietà.

Fa’ che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita.

Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo,

la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta la loro esistenza

e il coraggio di testimoniarlo

con tenacia operosa, per costruire,

insieme con tutti gli uomini di buona volontà,

la civiltà della verità e dell’amore

a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.

 

Coroncina in riparazione delle bestemmie

 

Pater – Ave – Gloria

 

sui grani grossi:

Oh ammirabile nome di Dio!

sui grani piccoli:

Sempre sia lodato, benedetto, amato, adorato, glorificato, il Santissimo, il Sacratissimo, l’Adoratissimo eppure incomprensibile Nome di Dio in cielo, in terra egli inferi, da tutte le creature uscite dalle mani di Dio. Per il Sacro Cuore il nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell’altare. Amen

Al termine: Gloria al Padre

 

sui grani grossi: Diamo gloria, omaggio, onore a Gesù, il Redentore! Alla Vergine Maria e ai Santi

    lode sia!

                       Padre nostro….

sui grani piccoli: Signore, Vi benedico per quelli che vi maledicono.

O Vergine Immacolata, siate sempre benedetta!

Al termine: Dio sia benedetto…..

 



                     Veglia di Preghiera

 

IN COMUNIONE CON CRISTO

 

CANTO – ESPOSIZIONE

 

PREGHIERA  (Tutti)


Ti adoriamo e a te cantiamo

Dio, Padre della vita,

creatore della luce,

fonte dell’amore,

datore di ogni bene.

Hai rivelato la potenza del tuo amore in Gesù,

sottraendolo al buio della tomba

in cui l’uomo voleva rinchiuderlo

per farlo sedere accanto a te nella luce.

Risplenda su di noi

la verità della sua risurrezione:

riprenda ad ardere il nostro cuore

nell’ascoltare la sua parola,

e la nostra vita diventi

un pane spezzato per gli altri,

testimonianza viva della carità di Gesù, tuo Figlio,

nell’unita dello Spirito Santo

per tutti i secoli dei secoli

Amen.


 

Dal Vangelo di Giovanni:  Gesù è la vera vite

Gesù disse ancora: “Io sono la vera vite. Il Padre mio è contadino. Ogni ramo che è in me e non dà frutto, egli lo taglia e getta via, e i rami che danno frutto. li libera da tutto ciò che impedisce frutti più abbondanti. Voi siete gia liberati grazie alla parola che vi ho annunziato. Rimanete uniti a me, e io rimarrò unito a voi. Come il tralcio non può dar frutto da solo, se non rimane unito alla vite, neppure voi potete dar frutto, se non rimanete uniti a me.

Io sono la vite. Voi siete i tralci. Se uno rimane unito a me e io a lui, egli produce molto frutto; senza di me non potete far nulla.

Se uno non rimane unito a me, è gettato via come i tralci che diventano secchi e che la gene raccoglie per bruciare.

Se rimanete uniti a me, e le mie parole sono radicate in voi, chiedete quello che volete e vi sarà dato. La gloria del Padre mio risplende quando portate molto frutto e diventate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi: rimanete nel mio amore! Se metterete in pratica i miei comandamenti, sarete radicati nel mio amore; allo stesso modo io ho messo in pratica i comandamenti del Padre mio e sono radicato nel suo amore. Vi ho detto questo, perché la mia gioia sia anche vostra e la vostra gioia sia perfetta.

Parola del Signore

RIFLESSIONE – SILENZIO

 

Rit: Insegnaci a stare con te, o Signore

-         In ogni situazione della nostra vita

-         In ogni passo della tua Chiesa

-         In ogni travaglio di questa società

-         Nei momenti bui della nostra fede

-         Nei momenti della prova e del dolore

-         Nei mmenti in cui ci è difficile amare

-         Quando non sappiamo cogliere i tuoi doni

-         Quando non sappiamo ascoltare la tua Parola

-         Quando non sappiamo accostarci alla tua mensa

-         Come tuoi discepoli e adoratori

 

PRECI PER CHIEDERE VOCAZIONI ALLA NOSTRA HIESA

1) Chiediamo al Signore la luce dello Spirito perché ogni battezzato conosca bene la propria vocazione, vi corrisponda e contribuisca alla costruzione della Chiesa come tempio formato di pietre viventi, preghiamo

2) Chiediamo al Signore forza e coraggio perché nella nostra chiesa locale non manchino persone generose, uomini e donne, giovani e ragazzi che si mettano al servizio di Dio in modo stabile in obbedienza agli appelli dei fratelli, preghiamo

3) Perché il Signore susciti nella nostra Chiesa vari ministri della Parola e dell’Eucarestia, perché non manchi a nessuno il nutrimento di Dio, preghiamo

4) Per la nostra diocesi: perché resa feconda dalla Parola di Dio, favorisca la crescita di vocazioni ai ministeri sacerdotali e diaconali e i diversi carismi della vita religiosa, preghiamo

5) Signore Gesù che più volte nella tua missione hai rivolto l’invito a seguirti, fa’ che molti giovani  siano disponibili a diventare operai del vangelo e a vivere la missione di Cristo e della Chiesa, per questo preghiamo

6) O Signore, Tu hai parole di vita eterna: fai che i giovani trovino nel tuo messaggio una proposta  valida per la loro vita, preghiamo

7) Per i giovani e gli adolescenti: perché aprano il loro animo all’ascolto docile della parola di Dio che li chiama a donarsi a Cristo e ai fratelli nella libertà e nella gioia dello spirito, preghiamo

8) Per le famiglie, perché sappiano creare al loro interno quel clima di fede e di carità che permette lo sviluppo e la maturazione di una vocazione, preghiamo

CANTO

 

Mese missionario:    PREGHIERA COMUNE

Sac: Signore Gesù, che si morto sulla croce per la salvezza di tutti gli uomini, e hai dato alla tua Chiesa il mandato di predicare il Vangelo a tutte le genti, vedi quanta parte dell’umanità ancora non ti conosce e non crede in te, unico Salvatore. Ti preghiamo di suscitare nella tua Chiesa lo zelo per la salvezza degli uomini e di animare molte anime generose perché donino la propria vita per la diffusione del Vangelo. Ti invochiamo insieme dicendo:    Ascoltaci, o Signore

 

1. Perché tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità, preghiamo

2. Perché il Vangelo sia annunciato ad ogni creatura, preghiamo

3. Perché non manchi alle missioni l’apporto di molti sacerdoti, religiosi e laici generosi, preghiamo

4. Perché le nuove Chiese nei paesi di missione possano sempre più svilupparsi ed essere testimonianza di cristo, preghiamo

5. Perché il Signore conforti, aiuti e guidi coloro che soffrono per la diffusione del Vangelo,   preghiamo

 

 

DIALOGO DI PREGHIERA

 

G   Noi siamo il Corpo di Cristo

T    E ciascuno per la sua parte membra di Lui

G   Il corpo è uno, sebbene abbia molte membra.

T    E queste non adempiono tutte la stessa funzione.

G   Così anche noi, benché molti, formiamo un Corpo solo, in Cristo.

T    E siamo, ciascuno per la sua parte membra gli uni degli altri.

G   Quando c’è un membro che soffre, gli altri soffrono con lui.

T    E se un membro è nella gioia, gli altri gioiscono con lui

G…Vi sono molti carismi, ma un solo Spirito.

T    A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data, in vista della utilità comune.

G   Ciascuno perciò agisca secondo il “dono” ricevuto, mettendolo a servizio degli altri.

T    Questa è opera dell’unico e medesimo Spirito.

G   Egli distribuisce i suoi doni a ciascuno come vuole.

T    Conserviamo l’unità dello Spirito nel vincolo della pace.

G…Un corpo solo ed uno spirito solo.

T    Come una sola è la speranza a cui siamo stati chiamati per la nostra vocazione.

G   Uno solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

T    Un solo Dio e Padre di tutti, che opera in tutti ed è in tutti

 

CANTO

 

Ripetere le acclamazioni

Facci dono del tuo amore, Signore.

Effondi su di noi il tuo Spirito.

Accoglici nella tua misericordia.

Guarisci le nostre ferite.

Spezza il nostro cuore di pietra.

Rendici capaci di accoglienza.

Insegnaci ad amarci l’un l’altro.

Fa’ che siamo uno con Te.

Plasmaci in un solo corpo.

Esaudiscici, o Signore.

 

TUTTI: CANTO ALLA CHIESA

 

Voglio cantare una canzone d’amore alla mia chiesa. vecchia come il mondo e giovane come l’alba di questa mattina.

Voglio danzare al rito della musica del cuore davanti a tutta la chiesa

che è disseminata in tutto il mondo.

Voglio gridare all’universo intero che è profondo il mio amore.

I gelosi le stanno lontano perché dicono che ha parecchie rughe sul volto:

anch’io del resto le vedo: eppure l’amo.

Tace quando vorrei che parlasse: eppure l’amo.

Parla quando vorrei che tacesse: eppure l’amo.

L’amo perché mi ha generato alla fede,

mi ha partorito alla luce del Regno di Dio,

mi ha condotto alla dura scuola di Cristo,

mi ha fatto diventare corpo vivo di Cristo,

mi ha costituito fratello universale di tutti.

L’amo perché capisce le mie stanchezze e i miei crucci,

non mi dimentica quando da lei me ne vado lontano,

non mi respinge quando, tutto stracciato, torno da lei.

L’amo perché è fatta da pochi santi e da molti peccatori come me,

perché è generosa nell’amore e fedele nella promessa,

perché solo a lei posso dire i miei peccati, senza sentirmi né umiliare, né condannare, né giudicare

 

L’amo perché sa aspettare le mie lente maturazioni,

perché, malgrado tutto, sempre è più madre, di ogni altra madre,

perché è sempre più comprensiva di tutti,

è sempre più giovane di tutti,

è sempre più nuova di tutti,

è sempre meno sporca di tutti,

è sempre più Cristo di tutti.

 

L’amo perché in essa la mia dignità è pari a quella di tutti gli altri,

anche se gli altri si chiamano prete, vescovo, papa,

giacchè il battesimo chiama tutti con il nome di fratelli

e lo Spirito che è in tutti ci fa chiamare Dio “nostro padre”,

costituendoci un sol corpo, in Cristo unito.

 

Per te, chiesa mia, ho scommesso la vita e so con certezza che non perderò,

perché Cristo è accanto a te, è in te, è te, per tutti i secoli dei secoli.

E Cristo è Dio.

 

CANTO FINALE   BENEDIZIONE EUCARISTICA


Avvento 2009

La corona dell’Avvento

L’Avvento, inizio dell’anno liturgico, è periodo di conversione e di preghiera e comprende le quattro settimane durante le quali la Chiesa si prepara a celebrare la festa della nascita di Gesù. Agli inizi del 1900, proveniente dalla tradizione germanica, vede l’ingresso nelle case cattoliche italiane la corona dell’avvento. La corona ha la funzione di annunciare l’avvicinarsi del Natale soprattutto ai bambini, prepararsi ad esso, suscitare la preghiera comune e manifestare che Gesù è la vera luce che vince le tenebre e il male. La corona ha una forma circolare segno di eternità ed unità, di regolarità e vittoria. I rami sempre verdi dell’abete che ornano la corona sono segni della speranza e della vita che non finisce, eterna appunto. Questi rami richiamano anche l’entrata di Gesù in Gerusalemme, accolto con l’agitare di rami e salutato come Re e Messia. Per ornare la corona, si usano nastri rossi (simbolo dell’amore di Gesù che diventa uomo) o violetti (segno della penitenza e della conversione). Le quattro candele che vengono fissate dentro i rami della corona, oltre a rappresentare le quattro  domeniche del periodo dell’Avvento, hanno un loro significato simbolico. La prima candela si chiama Candela del Profeta e ci ricorda che molti secoli prima della nascita di Gesù, alcuni profeti predissero la sua venuta. La seconda candela, chiamata Candela di Betlemme, ci rammenta la nascita di Gesù. La terza candela è chiama Candela dei Pastori, poiché furono i pastori che per primi adorarono il Bambino Gesù e che diffusero la lieta novella. La quarta candela è la Candela degli Angeli. Le candele benedette vanno accese una per settimana ogni domenica quando la famiglia è riunita. Di solito l’accensione è riservata al più piccolo, proprio perché questa tradizione è nata per preparare i bambini al Natale. Durante la settimana si possono riaccendere le candele (una per la prima settimana, due per la seconda…)quando si prega o si mangia insieme, quando arriva un ospite….Il consumismo moderno si è impadronito della corona dell’Avvento e ne ha predisposte di tutte le forme e con materiali diversi, facendone motivo ornamentale non solo per case e chiese, ma anche per negozi, piazze….Considerati i significati simbolici della sua forma, del materiale e perfino dei colori usati nella sua composizione, è necessario però che la corona dell’Avvento venga fatta attenendosi quanto più possibile alla tradizione, con la speranza che la luce delle sue candele riaccenda nelle famiglie il desiderio ormai spesso spento di conversione, di comunione e di preghiera.


Notizie della nostra Comunità

 

Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II

                      Centro culturale sportivo ricreativo

 

La Campagna contro la bestemmia del Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II:

 

Molti che frequentano il Circolo avranno visto in questi mesi, dei libretti contro la bestemmia, appesi alla bacheca; stimolati in questo grazie alla sensibilità di Amalia, spieghiamo qui il perché di questa scelta.

 

Se la vita diventa una bestemmia

Parlare della bestemmia cercando di far capire che è qualcosa di realmente pericoloso per la propria vita terrena e che può seriamente compromettere la salvezza eterna della propria anima, è compito arduo. E' difficile parlare della gravità della bestemmia oggi, un tempo in cui gli uomini hanno adottato atteggiamenti e filosofie di comportamento che sono esse stesse delle bestemmie verso Dio. Basti pensare ai Paesi europei che hanno permesso la costituzione di associazioni legalmente riconosciute impegnate a favore della pedofilia. Questa è soltanto una delle mostruosità che gridano al cielo consumandosi nella nostra società e che noi metabolizziamo senza alcuna reazione di protesta. Potremmo parlare degli aborti, delle manipolazioni genetiche, di quelle nonne che grazie alle nuove tecnologie danno alla luce di questo mondo i propri nipoti: l'ovulo della madre e il seme del padre vengono innestati nell'utero della nonna del nascituro. Cercando di tornare all'argomento centrale di questo scritto, possiamo dire che la bestemmia è una locuzione con contenuti dissacranti e svalutanti verso Dio, di cui si mettono alla berlina e si rovesciano le qualità oggetto del culto dei fedeli e praticanti. L'insegnamento morale della Chiesa Cattolica applica il secondo comandamento: "Non pronunciare il nome di Dio invano" alle bestemmie, anzi, vede nella bestemmia un gesto ancora più grave di quello stigmatizzato dal secondo comandamento. Alcuni uomini e padri della Chiesa, come Sant'Agostino, San Girolamo, San Tommaso d'Aquino - solo per citarne alcuni - hanno ritenuto la bestemmia come il peccato più grave tra tutti i peccati mortali.

 

La stessa convinzione possiamo riscontrarla anche in quello che San Padre Pio da Pietrelcina spesso affermava: "La bestemmia attira la maledizione di Dio sulla tua casa ed è la via più sicura per andare all'inferno". C'é stato un tempo in cui la bestemmia era percepita come un fatto estremamente grave, non solo dal singolo ma dalla collettività. Infatti, era considerato, il bestemmiare, non solo blasfemo e offensivo del sentimento religioso ma anche un reato dalle legislazioni penali di diversi Paesi sia teocratici che laici. Oggi che tutto, o quasi, è permesso, anche la bestemmia trova il suo spazio senza essere condannata. Peggio: il più delle volte costituisce un momento di svago per noi uomini. Pensiamo a tutte quelle volte che "attori comici” bestemmiando scherniscono il sacro per far ridere a vantaggio del profano; a quei "cantautori" che non si fanno alcuno scrupolo nell'inserire nei propri testi musicali delle bestemmie più o meno esplicite. Termino scrivendo quello che affermava Sant'Antonio di Padova: “Dinanzi a genitori che piangono desolati il loro bambino morto, io prego il Signore di risuscitarlo; dinanzi alla povertà di un padre che mi domanda un pezzo di pane per sfamare i suoi figli, io mi commuovo e prego Dio che gli sia provveduto; ma dinanzi a sposi che desiderano un figlio e sono bestemmiatori, io prego il Signore che nasca loro un figlio sordo e muto: sordo per non sentire le bestemmie dei genitori e muto perché non le ripeta!”.

 

 

Art. 724 del codice Penale. Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti 

Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, è punito con l'ammenda da lire ventimila a seicentomila. Alla stessa pena soggiace chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti.

 

No alla Bestemmia su facebook


 

Rubrica

a cura di Paola Boncompagni

SANTUARI D’ITALIA:      SANTA MARIA DEL SASSO

Tra Tevere ed Arno, nel Casentino, a undici chilometri dalla Verna, sotto Bibbiena, sorge isolato il Santuario della Madonna del sasso, dove si venera anche, nella cappella inferiore, la Madonna del Buio. La chiesa è ricordata già nel 1204, ma è stata ricostruita nelle forme rinascimentali tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500. L’annesso Monastero domenicano, oggi abitato da una comunità di monache domenicane, pare sia stato fondato dal Savonarola; insigne benefattore sia del Santuario sia del Monastero è stato Lorenzo de’ Medici, il Magnifico. L’interno del Santuario è un gioiello di eleganza rinascimentale, ricco di opere d’arte, segno della grande devozione mariana che esso ha rappresentato per il Casentino nei secoli.

In questa località solitaria, abitata solo da un eremita camaldolese, nel 1347 viene notata, per più giorni consecutivi, una bianca colomba che sistematicamente si posa su uno dei grandi sassi che si trovano tra il verde della zona. I contadini tentano ripetutamente di avvicinarsi e di toccarla, ma la colomba vola via. Anche l’eremita non riesce a toccarla, né tanto meno a catturarla. Solo i bambini possono avvicinarsi al sasso e toccare la bianca colomba. Questo per trenta giorni, poi la colomba sparisce.

Il 23 giugno di quello stesso anno, una donna di Bibbiena scende con la figlioletta Caterina al torrente Vessa, che scorre vicino al masso della colomba, per lavare i panni. Mentre la madre è intenta al suo lavoro, la bambina, vagando per il verde prato a raccogliere fiori campestri, si avvicina al masso e vede meravigliata una Signora vestita di bianco che soavemente la saluta, la esorta alla purezza e all’amore di Dio. Poi le riempie il grembiulino di baccelli colti in un campo vicino. La piccola corre dalla mamma e le racconta ogni cosa, ma la donna non dà peso alle sue parole, giudicandole fantasie puerili. Si avviano verso casa e cammin facendo Caterina si lamenta che i baccelli le pesano in grembo, ma la mamma, carica a sua volta del bucato, la esorta a farsi forza e coraggio. Giunte in casa, la donna prende i baccelli ed inizia a sgranarli per poi cuocerli per la cena. Ma un grido le sfugge di gola: i baccelli sono pieni di sangue, presagio di sciagura, di calamità di guerra, di pestilenza!

L’anno seguente infatti in Toscana scoppia la terribile e famosa peste descritta dal Boccaccio nel Decamerone, e che, a detta di Sant’Antonino, nella sola Firenze colpisce sessantamila persone, cioè i due terzi della cittadinanza. Quell’apparizione, quel sangue sono un avvertimento della Madonna: occorre pregare molto, emendarsi dai peccati, fare penitenza. Gli abitanti di Bibbiena si recano processionalmente ai piedi del sasso e deliberano di costruire in quel luogo una chiesa votiva. Sorge così la chiesetta chiamata “dell’Eremita Martino” che esiste ancora oggi. I prodigi si moltiplicano: sovente appaiono globi di luce color azzurro-dorato, compare nuovamente la bianca colomba, miracoli guarigioni e grazie spirituali sono frequenti. Cresce la devozione alla “madonna del Sasso”, la cui immagine affrescata rimane miracolosamente intatta nell’incendio che nel 1486 distrugge completamente la chiesa. I Padri Domenicani, custodi del Santuario, si adoperano subito per la costruzione dell’attuale Santuario. Nella cripta, ai piedi del masso, nel 1500 viene posta una bellissima statua lignea della Madonna del Sasso.

Nel 1511, gli abitanti di Bibbiena, chiedono ai monaci di poter avere la bella statua per la loro chiesa di Santo Spirito. Con grande solennità la statua viene processionalmente portata nella chiesa di Santo Spirito, ma il giorno dopo viene ritrovata al suo posto primitivo.

Riportata in Bibbiena, nonostante la vigilante sorveglianza notturna, la statua scompare ed impronte sulla neve della notte, conducono al Sasso. La tradizione popolare così tramanda l’avvenimento: “la santa statua della Vergine se ne venne al Sasso, piede e piede, camminando sopra la neve, e quivi giunta, a porte chiuse entrò e al suo primiero luogo si pose”. La statua viene allora definitivamente collocata nella chiesa inferiore, notoriamente buia, vicino alla cappella dell’Eremita con scritta significativa “in tenebris lucet”, da cui il titolo “Madonna del Buio”.

Tutto il complesso di S. Maria del Sasso, viene riconosciuto nel 1899, come monumento nazionale e del 1947 Pio XII onora il Santuario col titolo e la dignità di Basilica minore. Le due immagini della Vergine: quella del Sasso e quella del Buio, nell’anno centenario dell’apparizione, 1947, con decreto pontificio, sono solennemente incoronate con corone d’oro-

Dalla Verna, dove si è recato in devoto pellegrinaggio, il 17 settembre del 1993, Giovanni Paolo II rivolge questo saluto ed augurio a tutti i devoti della “Madonna del Sasso” e della “Madonna de Buio”:

“….Sulla via della gioia vera, a cui il vostro cuore anela, vi guidi Maria, Madre di Gesù, Madre di Francesco e di tutti i santi. Maria, costantemente invocata dalle popolazioni di questa regione ricca di santuari e cappelle a Lei dedicati. Mi piace ricordare, in particolare, l’antico e suggestivo Santuario di Santa Maria del Sasso, che si trova a pochi chilometri da qui e che rappresenta un importante punto di riferimento per la devozione mariana dell’intero Casentino.

 


Attualità

 

RU486:  LA PILLOLA DELLA MORTE

 

LA RAGIONE ci basta per dire che la pillola per abortire RU486 (da poco introdotta anche in Italia) non va utilizzata. Ecco perché:

 

1)    NON E’ UNA MEDICINA,  NON CURA NESSUNA MALATTIA

2)    NON AIUTA LA DONNA

3)    UCCIDE UN BAMBINO (INNOCENTE)

4)    E’ ATROCE PER LE DONNE (CHE SPESSO VEDONO L’EMBRIONE ESPULSO DAL LORO CORPO: SARA’ UN TRAUMA CHE RIMARRA’ LORO PER UTTTA LA VITA)

5)    NEL MONDO SONO FINORA MORTE 29 DONNE PER L’USO DELLA RU486 (RISCHIO DI MORTE 10 VOLTE SUPERIORE RISPETTO ALL’ABORTO CHIRURGICO)

6)    A VOLTE LA RU486 FALLISCE E BISOGNA POI PROCEDERE ALL’ABORTO CHIRURGICO

7)    E’ UNA BOMBA ORMONALE CHE FA MALE ALLA SALUTE DELLA DONNA

8)    NON RENDE DOLCE L’ABORTO (CHE RESTA SEMPRE UN FATTO ORRENDO)

9)    SERVE SOLO PER SCARICARE COLPE E RESPONSABILITA’ SULLE DONNE (COSI’ I MEDICI SE NE LAVANO LE MANI NON DOVENDO PIU’ COMPIERE L’ABORTO LORO DIRETTAMENTE)

 

Per chi ha FEDE, poi, è ancora più chiaro. Ecco perché:

 

PUO’ UN CATTOLICO UTILIZZARE LA RU486?

NO! Un cattolico non può utilizzare la pillola abortiva RU486. Chi compie un aborto (donna o medico) incorre nella SCOMUNICA AUTOMATICA. Cioè ce abortisce o usa la RU486 è automaticamente fuori dalla Chiesa Cattolica, non può avere i sacramenti (comunione e confessione), e se muore senza pentirsi va all’inferno.

 

MEDICI E FARMACISTI CATTOLICI POSSONO PRESCRIVERE CON RICETTA O DARE A UNA DONNA LA RU486?

NO! Anche chi fornisce la RU486 è AUTOMATICAMENTE SCOMUNICATO

 

PUO’ UN CATTOLICO DIRE DI ESSERE PERSONALMENTE CONTRARIO ALLA RU486, MA DI NON POTER IMPORRE LA SUA IDEA A CHI LA PENSA DIVERSAMENTE?

NO! La RU486 uccide un innocente. Nessuno può permettere l’uccisione dell’innocente. Altrimenti potremmo dire che è possibile uccidere chiunque, basta farlo con una pillola e con una legge che lo permetta.

NESSUNO PUO’ DISPORRE DELLA VITA ALTRUI. TANTO PIU’ SE CHI VIENE UCCISO E UN BAMBINO INDIFESO E INNOCENTE NELLA PANCIA DELLA MAMMA. L’ABORTO E’ SEMPRE UN DELITTO E COME TALE VA COMBATTUTO.


Attualità

 

"La decisione dell’agenzia del farmaco di commercializzare e distribuire la Ru486 in tutte le strutture sanitarie del Paese è un evento di importanza assolutamente epocale. Del resto avevamo già notato, ai tempi dell’infelicissima esperienza di Eluana Englaro, che l’imbattersi della nostra società contro l’urto della mentalità laicista e anticristiana sta obiettivamente demolendo i punti sostanziali, sul piano antropologico ed etico, che hanno retto per più di due millenni la nostra tradizione italiana".

  (Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino, 4/8/2009)

 

Enzo Jannacci: «Credo in Dio»

Il cantautore rivela ad "Avvenire": «Non sono ateo, sto vivendo una maturazione del mio credo religioso»

ROMA - «Credo in Dio e non sono ateo»: lo rivela Enzo Jannacci in un'intervista esclusiva per «Avvenire», nella quale racconta il suo percorso di ricerca della fede. Un'intervista che anticipa la partecipazione del cantautore milanese al Meeting di Rimini, giunto alla sua 30/ma edizione. Il cantautore spiega di affrontare una «costante dialettica interna» attraverso la lettura della Bibbia e del Vangelo. «Sto vivendo una maturazione del mio credo religioso», dichiara, raccontando di quando vide «la carezza del Nazareno a un povero operaio stanco su un tram di Milano».

 

CAREZZA DEL NAZARENO - Uno Jannacci che parla di questo cammino «con i piedi di piombo», senza enfasi o retorica, e che confessa la convinzione che «uno non nasce con la fede dentro, in qualche interstizio della propria anima o dell'ipotalamo». L'intervista è lunga e tocca anche gli aspetti dolorosi della vicenda Eluana Englaro, quando Jannacci rilasciò un'intervista al Corriere della Sera nella quale diceva «avremmo così tanto bisogno di una carezza del Nazareno». E proprio nel Meeting che ha come tema 'La conoscenza è sempre un avvenimento', l'artista milanese termina con una riflessione personale: «Quando uno ha la fortuna di riconoscere e di alimentare un'esperienza di fede, prova le stesse situazioni emotive dell'amore, vede la luce attraverso uno spettro diverso, ha voglia di parlare con gli altri, di cantare. Sì, di cantare come ho fatto io la scorsa settimana, in auto, a squarciagola».


Attualità

 

 

DALLA GRAN BRETAGNA ALLO SBANDO

 

IN VIGORE LA LEGGE CHE DEFINISCE GENITORE ANCHE LA PARTNER DELLA MADRE BIOLOGICA INSEMINATA ARTIFICIALMENTE

 

 Da alcune settimane le donne omoses­suali che avranno un figlio attraverso l’insemina­zione artificiale potranno re­gistrare il nome della loro partner alla voce “secondo genitore” sui certificati di na­scita.

  Le nuove regole sono entrate in vigore dopo mesi di cri­tiche da parte di chi le consi­dera un’ulteriore minaccia al valore della famiglia tradizio­nale.

  E prevedono anche la can­cellazione dell’obbligo, da parte delle cliniche per la fe­condazione artificiale, di prendere in considerazione «la necesità di un padre» quando accettano di acco­gliere una paziente.

  Le donne che sono già legate a un’altra donna da unione civile vedranno il nome della partner automaticamente in­serito nel certificato di nasci­ta di un figlio ottenuto grazie alla donazione di sperma e all’inseminazione artificiale. Le donne singol che partoriranno, dopo l’inseminazione ar­tificiale, potranno inserire nel documento un’altra donna alla voce «secondo genitore» anche se non sono unite in matrimonio. In questo caso il partner dovrà dichiarare per iscritto il consenso.

  Le nuove regole saranno ap­plicate a molte delle duemi­la donne che ogni anno in Gran Bretagna accedono al­l’inseminazione artificiale da donatore anonimo. Secondo alcuni le nuove direttive mi­neranno il territorio legale vi­sto che i «secondi genitori» indicati sui certificati di na­scita assumeranno gli stessi diritti e responsabilità legali del genitore biologico.

  Le direttive hanno sollevato molta preoccupazione e non solo tra le associazione a fa­vore della famiglia tradizio­nale e nella Chiesa.

  Per la deputata laburista Ge­raldine Smith «avere un cer­tificato di nascita con due madri è pura follia. È molto ingiusto da parte dello Stato nascondere la paternità ge­netica a una persona. In que­sto modo si mettono davan­ti alle necessità dei bambini non ancora nati gli interessi degli adulti». Anche la parlamentare conservatrice Nadi­ne Dorries è d’accordo: «Tut­to ci indica che il modello tra­dizionale di madre e padre che si prendono cura di un minore, funziona meglio».

 


Notizie dal Casentino

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

MARINA

 

Marina Gallai, classe 1940, pensionata, simpatia da vendere e in fondo un po’ artista di “Strada”. Quest’ultimo particolare la rende una persona interessante, ma soprattutto felice. La storia di Marina è quella di una donna semplice, attiva nel mondo del volontariato, che un giorno d’inverno, passeggiando per il paese di Strada in Casentino, in prossimità del fiume Solano, è rimasta affascinata da un sasso, dalla sua particolare forma rotondeggiante e da lì è nata l’idea: perché non disegnarci sopra. Così ha preso il sasso, è andata a casa e con il pennello e i colori ha cominciato a disegnare un gattino. Da quel giorno cerca i sassi migliori per dipingere il suo unico soggetto, il gatto, per non farsi uccidere dalla noia che la rendeva triste e nervosa. Come per caso, spinta dagli organizzatori della mostra della pietra, ha portato le sue creazioni alla manifestazione ed ha avuto un successo che è andato oltre le aspettative. “Era da molto tempo – commenta Marina - che pensavo di fare qualcosa con i sassi, ma non avevo mai trovato la giusta ispirazione, ora sono felice come non lo sono mai stata perché il mio lavoro serve a me che mi fa sentire utile e realizzata e poi agli altri. Infatti il ricavato andrà tutto in beneficenza, una parte alla bambina che ho in adozione, ormai da 7 anni, in Burkina Faso e il resto all’Associazione Agnese Con Noi”. Marina racconta e con una mano dipinge, la sua vita è cambiata e lo si legge negli occhi, lucidi per la commozione. Adesso è serena e continuerà a coltivare la sua passione, nella casa nel centro storico, entusiasta per aver riscosso l’approvazione degli amici e della gente, incuriosita e affascinata dalla particolarità dell’oggetto.


Approfondimenti del Papa

 

Il Papa raccomanda il Rosario, specialmente ai giovani

Nel giorno in cui si celebra la Memoria della Beata Vergine del Rosario Benedetto XVI ha esortato tutti i fedeli a fare del Rosario il centro della propria vita cristiana. Al termine dell'Udienza generale in piazza San Pietro, il Papa ha ricordato che quest'oggi la Chiesa celebrava la memoria della Beata Vergine Maria del Rosario. Una ricorrenza istituita da San Pio V per commemorare la vittoria riportata dalle nazioni cristiane nel 1571 a Lepanto contro la flotta islamica. “A voi, cari giovani, la raccomando perché vi aiuti a compiere la volontà di Dio e a trovare nel Cuore Immacolato di Maria un rifugio sicuro”, ha detto. “Faccia sperimentare a voi, cari malati, il conforto della nostra Madre celeste, perché da Lei sorretti affrontiate i momenti della prova”.  “Per voi, cari sposi novelli, la recita di questa preghiera costituisca l’appuntamento giornaliero della vostra famiglia che crescerà così, grazie all’intercessione di Maria, nell’unità e nella fedeltà al Vangelo”, ha quindi aggiunto.

Benedetto XVI: Cristo è la "medicina" contro il relativismo

Il Papa propone l'esempio di san Giovanni Leonardi, patrono dei farmacisti

Cristo è “la vera medicina” per i mali spirituali derivanti dalla crisi del pensiero moderno e dal relativismo. E' quanto ha detto in sintesi Benedetto XVI richiamando la figura di san Giovanni Leonardi. Fondatore dei Chierici Regolari della Madre di Dio e Patrono dei farmacisti, san Giovanni Leonardi - di cui si ricordano i 400 anni dalla morte - fu una “luminosa figura di sacerdote”, che a metà del XVI secolo fece di Cristo il centro assoluto della sua opera apostolica.

Da adolescente studiò e presto affinò la vocazione alla farmacopea, aprendosi pure all’altra vocazione, quella del sacerdozio, che coltivava da tempo e che lo portò a trasmettere agli uomini “la medicina di Dio”, il Cristo Risorto, che per Leonardi fu la “misura di tutte le cose”.

“Animato dalla convinzione che di tale medicina necessitano tutti gli esseri umani più di ogni altra cosa, san Giovanni Leonardi cercò di fare dell’incontro personale con Gesù Cristo la ragione fondamentale della propria esistenza”, ha detto il Santo Padre.

 

“Il primato di Cristo su tutto divenne per lui il concreto criterio di giudizio e di azione e il principio generatore della sua attività sacerdotale”.

Questa passione per Cristo lo portò anche a farsi promotore presso Papa Paolo V di un rinnovamento morale e di costumi a partire all’interno della Chiesa. Il religioso, ha ricordato il Papa, sosteneva che “chi vuole operare una seria riforma religiosa e morale deve fare anzitutto, come un buon medico, un'attenta diagnosi dei mali che travagliano la Chiesa per poter così essere in grado di prescrivere per ciascuno di essi il rimedio più appropriato”. E notava che “il rinnovamento della Chiesa deve verificarsi parimenti nei capi e nei dipendenti, in alto e in basso. Deve cominciare da chi comanda ed estendersi ai sudditi”.

Ai suoi occhi, la Chiesa appariva realisticamente “santa ma fragile” e, dunque, ha spiegato il Pontefice, san Giovanni Leonardi cercò di renderla sempre più bella, un segno “trasparente” del suo capo.

“Capì che ogni riforma va fatta dentro la Chiesa e mai contro la Chiesa – ha affermato il Papa –. In questo, san Giovanni Leonardi è stato veramente straordinario e il suo esempio resta sempre attuale”.

L’azione di San Leonardi si sviluppa, ha notato ancora Benedetto XVI, negli stessi anni - tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 - nei quali cominciano “a delinearsi le premesse della futura cultura contemporanea”, caratterizzata “da una indebita scissione tra fede e ragione”.

Una cultura che ha prodotto “tra i suoi effetti negativi la marginalizzazione di Dio, con l’illusione di una possibile e totale autonomia dell’uomo il quale sceglie di vivere 'come se Dio non ci fosse'”.

“E’ la crisi del pensiero moderno, che più volte ho avuto modo di evidenziare e che approda spesso in forme di relativismo”.

Anche in questo caso, ha affermato il Pontefice, la risposta di san Giovanni Leonardi è chiara e attuale: “Cristo innanzitutto” al centro del cuore, della storia e del cosmo.

“E di Cristo – ha ricordato il Santo Padre - l’umanità ha estremo bisogno, perchè Lui è la nostra ‘misura’. Non c’è ambiente che non possa essere toccato dalla sua forza; non c’è male che non trovi in Lui rimedio, non c’è problema che in Lui non si risolva”.

“‘O Cristo o niente’! Ecco la sua ricetta per ogni tipo di riforma spirituale e sociale”, ha quindi concluso.

 


Approfondimenti

 

Il caso GALILEO

 

In occasione dell'anno internazionale dell'astronomia proclamato nel 2009 dall'ONU, a memoria dei 400 anni dall'utilizzazione astronomica da parte di Galileo del cannocchiale, il Prof. Rino Cammilleri, ha messo in evidenza le inesattezze e le evidenti bugie che la cultura contemporanea insegna a scuola, in televisione e sui giornali sullo scienziato cattolico che ha dato origine alla scienza moderna. Galileo non si considerò mai avversario della Chiesa. Conservò la fede cattolica fino alla morte, fu amico per lungo tempo di papi e di cardinali, e da molti religiosi fu protetto e incoraggiato nelle sue ricerche. Quando nel 1611 si recò a Roma fu ricevuto persino da Papa Paolo V, con il quale ebbe un lungo e caloroso colloquio. Anche dopo la sentenza del 1633, che, oltre all'abiura, lo "condannava" a recitare una volta la settimana i sette salmi penitenziali per un periodo di tre anni, fu ospitato nella villa del cardinale di Siena. Quindi, si trasferì nella sua villa di Arcetri, detta "il gioiello", alla periferia di Firenze. Morì con la benedizione del Papa e ricevendo l'indulgenza plenaria, segno che la Chiesa non lo considerava certamente un avversario né lui considerava tale la Chiesa. Proprio una favola quella dell'inimicizia, della contrapposizione invincibile, dell'insanabile rottura tra lo scienziato pisano e la Chiesa cattolica. Una favola che per primo contesterebbe proprio lo scienziato pisano. Non va dimenticato, infatti, che al termine della sua vita movimentata, lasciò scritto che "in tutte le opere mie, non sarà chi trovar possa pur minima ombra di cosa che declini dalla pietà e dalla riverenza di Santa Chiesa".

Del resto la teoria eliocentrica (la Terra e i pianeti ruotano attorno al sole) non fu inventata da Galileo. Fu compiutamente enunciata da Copernico, sacerdote cattolico polacco, morto 21 anni prima della nascita di Galileo. Se Copernico decise di pubblicare i suoi studi solo l'anno della sua morte fu per timore di essere dileggiato dai colleghi di studi, non certo da uomini di Chiesa (i papi Clemente VII e Paolo III, cui l'opera di Copernico era dedicata), dai quali ebbe favori e incoraggiamenti.

Cammilleri ha infine ricordato che Galileo non portò alcuna prova scientifica che potesse sostenere senza ombra di dubbio la teoria eliocentrica. Per "provare" che la Terra ruotava intorno al sole sosteneva che le maree erano dovute allo "scuotimento" delle acque causato dal movimento terrestre. Ma questo argomento era scientificamente insostenibile. Avevano ragione i suoi "giudici inquisitoriali", i quali sapevano bene che le maree sono dovute all'attrazione lunare.

Infine il professore ha ricordato che Galileo non passò nemmeno un minuto in carcere, non venne mai torturato, non gli fu impedito di incontrare colleghi e religiosi, di scrivere, di studiare e di pubblicare libri. Fu con l'Illuminismo e con Voltaire che si riesumò il processo a Galileo, con lo scienziato che fu preso strumentalmente come "testimonial" del perseguitato dalla Chiesa, e da allora sono state scritte pagine di storia che di vero hanno ben poco.

 

Alcuni commenti famosi:

 

« La Chiesa dell'epoca di Galilei si attenne alla ragione più che lo stesso Galilei, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galilei fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione»                                  P. Feyerabend

«Come la maggior parte dei suoi avversari, Galileo non fa distinzione tra quello che è l’approccio scientifico ai fenomeni naturali e la riflessione sulla natura, di ordine filosofico, che esso generalmente richiama. È per questo che egli rifiutò il suggerimento che gli era stato dato di presentare come un’ipotesi il sistema di Copernico, fin tanto che esso non fosse confermato da prove irrefutabili. Era quella, peraltro, un’esigenza del metodo sperimentale di cui egli fu il geniale iniziatore. [...] Il problema che si posero dunque i teologi dell’epoca era quello della compatibilità dell’eliocentrismo e della Scrittura. Così la scienza nuova, con i suoi metodi e la libertà di ricerca che essi suppongono, obbligava i teologi a interrogarsi sui loro criteri di interpretazione della Scrittura. La maggior parte non seppe farlo. Paradossalmente, Galileo, sincero credente, si mostrò su questo punto più perspicace dei suoi avversari teologi.»                                                                         Giovanni Paolo II


I racconti di don Bosco

 

Il sogno delle due colonne

Tra i sogni di Don Bosco, uno dei più noti è quello conosciuto con il titolo di «Sogno delle due colonne». Lo raccontò la sera del 30 maggio 1862. «Figuratevi — disse — di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio sopra uno scoglio isolato, e di non vedere attorno a voi altro che mare. In tutta quella vasta superficie di acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, con le prore terminate a rostro di ferro acuto a mo’ di strale. Queste navi sono armate di cannoni e cariche di fucili, di armi di ogni genere, di materie incendiarie e anche di libri. Esse si avanzano contro una nave molto più grande e alta di tutte, tentando di urtarla con il rostro, di incendiarla e di farle ogni guasto possibile. A quella maestosa nave, arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle che da lei ricevono ordini ed eseguiscono evoluzioni per difendersi dalla flotta avversaria. Ma il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici. In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra. Sopra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, ai cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: “AUXILIUM CHRISTIANO RUM”; sull’altra, che è molto più alta e grossa, sta un’OSTIA di grandezza proporzionata alla colonna, e sotto un altro cartello con le parole: “SALUS CREDENTIUM”. Il comandante supremo della grande nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, convoca intorno a sé i piloti delle navi secondarie per tenere consiglio e decidere sul da farsi. Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa. Tengono consesso, ma infuriando sempre più la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi. Fattasi un po’ di bonaccia, il Papa raduna intorno a sé i piloti per la seconda volta, mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca ritorna spaventosa. Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portare la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte àncore e grossi ganci attaccati a catene. Le navi nemiche tentano di assalirla e farla sommergere: le une con gli scritti, con i libri, con materie incendiarie, che cercano di gettare a bordo; le altre con i cannoni, con i fucili, con i rostri. Il combattimento si fa sempre più accanito; ma inutili riescono i loro sforzi: la grande nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi, riporta nei suoi fianchi larga e profonda fessura, ma subito spira un soffio dalle due colonne e le falle si richiudono e i fori si otturano. Frattanto i cannoni degli assalitori scoppiano, i fucili e ogni altra arma si spezzano, molte navi si sconquassano e si sprofondano nel mare. Allora i nemici, furibondi, prendono a combattere ad armi corte: con le mani, con i pugni e con le bestemmie. A un tratto il Papa, colpito gravemente, cade. Subito è soccorso, ma cade una seconda volta e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio. Se nonché, appena morto il Papa, un altro Papa sottentra al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così rapidamente che la notizia della morte del Papa giunge con la notizia della elezione del suo successore. Gli avversari cominciano a perdersi di coraggio. Il nuovo Papa, superando ogni ostacolo, guida la nave in mezzo alle due colonne, quindi con una catenella che pende dalla prora la lega a un’ancora della colonna su cui sta l’Ostia, e con un’altra catenella che pende a poppa la lega dalla parte opposta a un’altra àncora che pende dalla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata.
Allor
a succede un gran rivolgimento: tutte le navi nemiche fuggono, si disperdono, si urtano, si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le altre, mentre le navi che hanno combattuto valorosamente con il Papa, vengono anch’esse a legarsi alle due colonne.

Nel mare ora regna una grande calma». A questo punto Don Bosco interroga Don Rua: — Che cosa pensi di questo sogno? Don Rua risponde: — Mi pare che la nave del Papa sia la Chiesa, le navi gli uomini, il mare il mondo. Quelli che difendono la grande nave sono i buoni, affezionati alla Chiesa; gli altri, i suoi nemici che la com battono con ogni sorta di armi. Le due colonne di salvezza mi sembra che siano la devozione a Maria SS. e al SS. Sacramento del l’Eucaristia. — Hai detto bene — commenta Don Bosco —; bisogna soltanto correggere una espressione. Le navi dei nemici sono le persecuzioni. Si preparano gravissimi travagli per la Chiesa. Quello che finora fu, è quasi nulla rispetto a quello che deve accadere. Due soli mezzi restano per salvarsi fra tanto scompiglio: Devozione a Maria SS., frequente Comunione.

 

 


Perle di …saggezza …per l’uomo

 

«Si vive nel provvisorio, si pensa che per ora la vita va male, per ora bisogna arrangiarsi, per ora bisogna anche umiliarsi, ma che tutto ciò è provvisorio...Ci prepariamo a morire col rimpianto di non avere vissuto...

La libertà non è una cosa che si possa ricevere in regalo.

Si può vivere anche in un paese di dittatura ed essere liberi, a una semplice condizione, basta lottare contro la dittatura. L'uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore incorrotto è libero...

Per contro si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi:

malgrado l'assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi.»

Ignazio Silone

 

 

La VERITA’ che è l’unica cosa che ci renderà veramente liberi (Gv. 8-32) è alla base anche di ogni nostra vera CARITA’, ossia atto di amore verso noi stessi e verso gli altri.

 

 

LETTERA ENCICLICA CARITAS IN VERITATE
DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
AI FEDELI LAICI E A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ
SULLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE
NELLA CARITÀ E NELLA VERITÀ

 

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