Parrocchia di San Martino a Vado

InStrada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

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Anno VII  -  N. 38       Dicembre   2009



La Chiesa, dono di Dio all’umanità

 

 

 

SOMMARIO

 

q       Editoriale                                        pag. 3   Il Piano Pastorale

pag. 4   Presentazione del Vescovo

 

q       Riflessione sul tema                        pag. 5   IL Concilio

pag. 8   Chiesa sacramento di salvezza

 

q       Le preghiere del mese                    pag. 14  Preghiere varie

 

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 15  La Chiesa vive in mezzo a noi

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 20  La Rassegna letteraria

q       Rubrica                                           pag. 23  I Santuari d’Italia

 

q       Attualità                                          pag. 25  Caduta del muro di Berlino

 

q       Notizie dal Casentino                     pag. 27  Rubrica del Direttore

pag. 28  Opus dei in Casentino

 

q       Approfondimenti                             pag. 29  Urlavo dal silenzio del coma

 

q       Testimonianze                                 pag. 30  Amore per la vita

 

Il giornalino può essere scaricato su internet

all’indirizzo www.parrocchiastrada.net

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni, Amalia Bonciani

REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 
 



Editoriale

 

 

Il piano pastorale

 

Il piano pastorale diocesano ci porta quest’anno ad una riflessione profonda, teologica e spirituale sulla Chiesa. Ogni chiesa particolare, aiutata dal dettato del Concilio Vaticano II deve rinnovarsi,  crescere e ricercare il progetto di Dio nell’oggi della storia.

La Chiesa è il dono che Dio a fatto all’umanità. Con essa Dio vuole condurre ad una autentica comprensione del Suo Mistero. La Chiesa nasce dalla Trinità e vive della Trinità.

La Chiesa è quell’organismo vivente che trae la sua vitalità e fecondità da chi l’ha voluta e fondata.

Il Padre l’ha pensata fin dall’inizio della storia del mondo. Gesù Cristo, venuto ad abitare in mezzo a noi, ha inaugurato il Regno di Dio in terra e l’ha resa presente nella comunità che ha costituito. Grazie all’azione incessante dello Spirito riceve vita e santificazione e a capacità di rimanere fedele alla chiamata originaria.

La Chiesa si costruisce nel mondo anche con gli sforzi dei suoi membri che devono imitare la logica del dare e del ricevere che presiede nei rapporti tra le tre persone divine. Ogni dimensione della vita ecclesiale prende forma ed orientamento dal mistero trinitario; il ministero gerarchico, i carismi che la alimentano e la rinnovano, il senso di corresponsabilità di tutti i membri del corpo, han futuro nella misura in cui si accoglie e si vive il dinamismo interno della vita trinitaria. Nella contemplazione del Mistero trinitario, oggi, la chiesa è chiamata a coltivare e sviluppare molto una spiritualità di comunione.

Se la chiesa manifesterà questo volto avrà efficacia nei confronti del mondo e cadranno le resistenze alle sue parole di pace, giustizia e fraternità.

 

                                   Il vostro parroco, don Roberto


Presentazione del Vescovo

 

 

Carissimi nel Signore,

con gioia affido alla comunità diocesana il nuovo Piano pastorale per l’anno 2009/2010. Esso costituisce l’ideale prosecuzione del cammino svolto negli ultimi due anni, nei quali abbiamo riflettuto sulla figura di Gesù e su quella dell’apostolo Paolo. Dopo un’ampia e condivisa riflessione, si è dunque deciso di dedicare il Piano pastorale di quest’anno al tema della Chiesa, la comunità che Gesù stesso ha fondato per dare continuità, nella storia, alla sua presenza e all’annuncio del Vangelo, e per la quale san Paolo ha dato tutto se stesso nello svolgimento del suo ministero di apostolo e di fondatore, a sua volta, di numerose comunità cristiane. Partendo da un’ampia descrizione della vita della Chiesa e da una riflessione intorno al suo mistero, il Piano pastorale vuole soprattutto mettere a fuoco la figura di Chiesa che emerge dal cammino della nostra vita diocesana, e che è frutto del dettato del concilio Vaticano II e dell’importante riflessione del nostro Sinodo diocesano, ma anche del discernimento che andiamo compiendo di fronte ai doni e alle sfide che la nostra Chiesa è chiamata a vivere e ad affrontare nella costante ricerca del progetto di Dio.

Riflettere intorno alla Chiesa, infatti, significa soprattutto mettersi in cerca delle giuste chiavi di lettura che ci vengono offerte proprio dalle scelte pastorali più importanti ed essenziali che ci stanno davanti. Così come resta vero che ogni scelta pastorale si deve costantemente verificare alla luce di una profonda riflessione teologica e spirituale.

Come già negli anni scorsi, il Piano pastorale intende valorizzare al massimo il cammino dell’anno liturgico, offrendo anche un opportuno e prezioso riferimento al nostro Libro sinodale, che potrà essere assai proficuamente rimesso a tema nella riflessione delle nostre comunità cristiane. Ancora una volta affido l’inizio dell’anno pastorale all’intercessione materna di Maria, Madre della Chiesa: perché possiamo comprendere sempre più profondamente l’immenso dono che la Chiesa è per l’umanità, e così crescere nella consapevolezza della missione cui il Signore ci chiama per farlo conoscere e amare da tutti.

 

+ Luciano, vescovo


Introduzione

Il concilio ecumenico Vaticano II

 

Possiamo volgere con gratitudine il nostro sguardo al

Concilio Vaticano II: se lo leggiamo e recepiamo guidati da

una giusta ermeneutica, esso può essere e diventare sempre

di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento

della Chiesa.

BENEDETTO XVI

 

1. Un provvidenziale evento di grazia

Il Concilio Vaticano II è senza dubbio l’evento più importante nella storia della Chiesa del XX secolo, così come è un nodo centrale nell’intera storia dell’umanità alla soglia del terzo millennio cristiano. Nonostante le difficoltà in cui si trova il cammino della Chiesa, nonché le tensioni nate da divergenti interpretazioni dell’evento conciliare, i frutti del Concilio sono sotto gli occhi di tutti: basta scorrere i titoli e gli argomenti delle quattro grandi Costituzioni, dei nove Decreti e delle tre Dichiarazioni per renderci conto che esso è stato un evento straordinario, che ha restituito alla Chiesa quello sguardo universale che le è proprio e che è parte integrante della sua missione. Sguardo rivolto alla sua vita interna, ai dinamismi del suo cammino spirituale, ma anche all’esterno, al mondo in cui è inserita, alle sfide che esso sempre pone ai discepoli di Cristo.

Come è stato autorevolmente indicato, se c’è una grande novità nel Concilio Vaticano II, essa è stata soprattutto quella del coraggioso e aperto confronto con la storia. Papa Giovanni XXIII vi aveva dato, per così dire, il la nel suo discorso di apertura, l’11 ottobre 1962, quando affermava di dissentire dai profeti di sventura, che «annunziano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo». E aggiungeva: «Nel presente momento storico, la Provvidenza ci sta conducendo ad un nuovo ordine di rapporti umani che, per opera degli uomini e per lo più al di là della loro stessa aspettativa, si volgono verso il compimento di disegni superiori e inattesi; e tutto, anche le umane avversità, dispone per il maggior bene della Chiesa». Un confronto che si è aperto in tutte le direzioni della storia, il passato, il presente e il futuro, come Paolo VI stesso riassumeva nel messaggio finale, letto la mattina dell’8 dicembre 1965: «Momento unico questo; momento di un significato e di una ricchezza incomparabili! In questo raduno universale, in questo punto privilegiato del tempo e dello spazio, convergono nello stesso tempo il passato, il presente e l’avvenire. Il passato: infatti è riunita qui la Chiesa di Cristo, con la sua tradizione, la sua storia, i suoi concili, i suoi dottori, i suoi santi… Il presente: infatti noi ci lasciamo per andare verso il mondo di oggi, con le sue miserie, i suoi dolori, i suoi peccati, ma anche con le sue prodigiose conquiste, i suoi valori, le sue virtù… L’avvenire, infine, è là nell’appello imperioso dei popoli ad una maggiore giustizia, nella loro volontà di pace, nella loro sete cosciente o incosciente di una vita più alta: quella precisamente che Cristo può e vuole dar loro». Davvero, «mai un’assise conciliare aveva prestato tanta attenzione alle sfide del tempo; mai la storia era entrata con tanta consapevolezza nell’autocoscienza della Chiesa; mai allo stesso modo i Vescovi in Concilio avevano avuto coscienza di essere essi stessi protagonisti di una svolta dalle conseguenze epocali»

 

2. Uno sguardo al passato: la riscoperta della tradizione

All’inizio del primo documento conciliare, la Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla sacra liturgia, i Padri sinodali hanno voluto puntualizzare lo scopo e il compito di un Concilio: «far crescere ogni giorno più la vita cristiana tra i fedeli; meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti; favorire ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo; rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa»6. In questo spirito, il Vaticano II è stato davvero un ritorno alle fonti della fede, una provvidenziale riscoperta delle radici della nostra identità cristiana.

E lo ha fatto a partire dalla liturgia. Come affermava Paolo VI il giorno in cui fu promulgata la costituzione Sacrosanctum Concilium, con la scelta di trattare prima di ogni altro il tema della liturgia, il Concilio opportunamente confermava «la giusta gerarchia delle cose e dei doveri, professando che il primo posto è di Dio e che il nostro primo dovere è la preghiera a Dio; la liturgia è la prima fonte di quel divino scambio per cui ci è comunicata la vita stessa di Dio, la prima scuola del nostro animo, il primo dono al popolo cristiano… il primo invito all’umanità che sciolga la sua lingua reciprocamente con noi»

Frutto provvidenziale di quel documento è stata la riforma liturgica, oggi ormai realizzatasi stabilmente in tutta la Chiesa, la quale ha costituito, al di là di alcune tensioni e incomprensioni, un salutare risveglio della vita liturgica nelle nostre comunità cristiane. Essa, infatti, ci ha restituito la semplicità e la bellezza dei riti, la ricchezza della parola di Dio nella liturgia, la grande scuola di fede dell’anno liturgico, la ministerialità dell’assemblea celebrante, il decisivo ruolo della musica per la liturgia. Una riforma certo compiuta, ma che continua a richiedere una piena e capillare formazione liturgica, una comprensione sempre più profonda e vitale della centralità della liturgia che proprio il Concilio ha definito «azione sacra per eccellenza», tanto che «nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado»8Un’altra straordinaria riscoperta della tradizione è stata, poi, la rinnovata coscienza del primato della parola di Dio sulla Chiesa e sull’esistenza cristiana.

È il tema della Costituzione dogmatica Dei Verbum, che ha restituito, in un certo senso, la Bibbia ai cristiani, e ha messo in atto un movimento di riscoperta e di approfondimento della parola di Dio davvero sorprendente e ricco di frutti spirituali. La parola di Dio è forza che agisce nel cuore della storia, verità che illumina e che chiede di essere costantemente interrogata e attualizzata: è il rapporto costante e vitale con la parola di Dio che fa di noi dei cristiani adulti e responsabili, comunità continuamente evangelizzata e per questo sempre

più ricca di un nuovo slancio di evangelizzazione9. Come ha scritto papa Benedetto XVI, «la Chiesa non vive di se stessa ma del Vangelo e dal Vangelo sempre trae orientamento per il suo cammino… È infatti la parola di Dio che, per l’azione dello Spirito Santo, guida i credenti verso la pienezza della verità»10.

Nel suo sguardo verso il passato, il Concilio ha anche ripensato e ripresentato il volto di una Chiesa in cui il primato della comunione, gerarchicamente ordinata, la chiama a una sempre più convinta missione nel mondo e nelle culture (Lumen Gentium). Così come ha riletto il compito del ministero episcopale (Christus Dominus) e sacerdotale (Presbiterorum ordinis e Optatam totius) nella fedeltà alla tradizione, ma con rinnovata attenzione verso i tempi nuovi in cui siamo chiamati a vivere il nostro impegno cristiano. Come insegna il Concilio, il cambiamento ci sfida a scommettere ancora una volta sulla fedeltà di Dio, che non cessa di chiamare uomini e donne a servirlo con tutta la loro vita. Forte deve essere il nostro appello alle vocazioni sacerdotali e religiose, le quali, oltre a essere una vicenda soprattutto personale e interiore, sono anche la testimonianza e il segno visibile del primato di Dio nella nostra vita: «al di là di tutto ciò che muta stanno realtà immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli»

 

 


Prima parte del piano

 

La Chiesa sacramento di salvezza

(Avvento-Natale)

ICONA BIBLICA

«Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

 

“Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele”.

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui».    Luca 2,22-33

 

1. La Chiesa, luce delle genti

Le parole con le quali il santo vecchio Simeone saluta il bambino Gesù portato dai genitori al tempio di Gerusalemme sono le stesse con le quali ha inizio il documento del concilio Vaticano II sulla Chiesa, e che danno anche il titolo alla costituzione: «Cristo è la luce delle genti» (LG 1). Simeone non ha più da attendere, e può andare in pace incontro al Signore, perché i suoi occhi hanno ormai contemplato il dono di Dio, attraverso il quale tutte le genti conosceranno il mistero della salvezza. Una salvezza offerta a tutti i popoli, ma che passa attraverso  l’elezione di un popolo in mezzo agli altri, popolo che Dio stesso si è scelto, come si legge nella Prima lettera di Pietro: «Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio» (1Pt 2,9-10).

È questo il vero dono che Dio ha fatto all’umanità, non un’invenzione umana, ma un’iniziativa totalmente divina, il dono per eccellenza che Dio ci ha fatto per condurci a una sempre più piena e universale comprensione del suo mistero. È sempre da questo punto, in effetti, che occorre partire quando si intenda riflettere sulla Chiesa: dalla consapevolezza che non abbiamo a che fare con un prodotto delle nostre forze umane, un’organizzazione per quanto efficiente e ben strutturata. È Dio stesso ad aver raccolto il suo popolo per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo, ed è Dio che sempre torna a convocarlo perché formi la comunità di coloro che rispondono al suo appello e vivono ascoltando la sua Parola e alimentando la propria vita spirituale attraverso i sacramenti. Davvero, se non fosse per la continua assistenza e azione dello Spirito, la Chiesa non potrebbe muovere un solo passo in avanti, come confermano le innumerevoli realtà umane che, nel corso dei secoli, hanno raggiunto situazioni di potere e di forza anche impressionanti e che, nonostante tutto, sono oggi solo oggetto di studio nei libri di storia. La Chiesa è viva e giovane perché è animata dallo Spirito. Attraverso la Chiesa si realizza misteriosamente l’incontro tra il divino e l’umano, tra l’invisibile e il visibile. È in questo senso che Lumen Gentium definisce la Chiesa «in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1), suggerendo chiaramente che «la Chiesa non è una realtà soltanto spirituale, ma vive nella storia, per così dire, in carne e ossa… L’essenza del sacramento, infatti, è proprio che si tocca nel visibile l’invisibile, che il visibile toccabile apre la porta a Dio stesso»22. Riflettere sulla Chiesa, dunque, significa interrogarsi, da un lato, sulla sua dimensione originariamente spirituale, appunto sul dono che Dio ha offerto all’umanità attraverso la convocazione del suo popolo in mezzo a tutti i popoli. Dall’altro, occorrerà sempre riflettere sulle forme concrete con le quali il popolo di Dio vive e realizza la chiamata ricevuta da Dio, cercando di discernere fino a che punto le forme storiche della vita della Chiesa sono coerenti con il senso profondo della chiamata divina, e in cosa debbano correggersi o migliorarsi.

 

2. La Chiesa nasce dalla Trinità

È con un atteggiamento di contemplazione e di gratitudine che Lumen Gentium ci invita a guardare alla genesi della Chiesa dal grembo d’amore della Trinità. Come indica il senso originario del termine greco (ekklesia), infatti, la Chiesa è un popolo di uomini e donne che sono stati convocati, chiamati a uscire dal mondo vecchio in cui vivevano precedentemente per entrare a far parte del nuovo popolo di Dio. Lo afferma con chiarezza san Cirillo di Gerusalemme:

«È giustamente chiamata “chiesa” perché essa chiama-fuori/convoca e raccoglie insieme tutti quanti». Si tratta di una convocazione che il Padre ha pensato fin dall’inizio della storia del mondo, con un pensiero di amore e di cura che si è progressivamente rivelato nella storia del popolo ebraico: «L’eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, creò l’universo; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina; dopo la loro caduta in Adamo non li abbandonò, ma sempre prestò loro gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore».

È in Cristo che tale convocazione ha finalmente assunto connotati storici concreti. Inaugurando in terra il regno dei cieli, infatti, il Signore Gesù, venuto ad abitare in mezzo a noi, ci ha rivelato il mistero del Padre e, con la sua obbedienza fino alla morte e alla morte di croce, ha realizzato la redenzione del mondo. «Il Figlio di Dio ha percorso la via di una reale incarnazione per rendere gli uomini partecipi della natura divina; per noi egli si è fatto povero, pur essendo ricco, per arricchire noi con la sua povertà. Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita in riscatto dei molti, cioè di tutti» (AG 3). Si tratta, indubbiamente, di una convocazione che attende di essere pienamente realizzata, e che è in continuo progresso nel corso della storia: «La Chiesa, ossia il regno di Cristo già presente in mistero, per la potenza di Dio cresce visibilmente nel mondo. Questo inizio e questa crescita sono significati dal sangue e dall’acqua, che uscirono dal costato aperto di Gesù crocifisso, e sono preannunziati dalle parole del Signore circa la sua morte in croce: “Ed io, quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me” (Gv 12,32)» (LG 3).

Grazie all’azione incessante dello Spirito santo, infine, la Chiesa riceve vita e santificazione ed è continuamente messa in grado, nel mutare dei tempi e delle culture, di rimanere fedele alla sua chiamata originaria, vale a dire a Gesù Cristo, imitandone la fede, la speranza e la carità: «È lo Spirito che dà la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna; per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali. Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione. Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità, la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti» (LG 4).

La Chiesa è, dunque, un corpo vivente, che deriva la sua vitalità, fecondità e unità certamente dagli sforzi che i suoi membri continuamente mettono in atto per vivere pienamente la loro vocazione. Al di là di tutto, tuttavia, essa è soprattutto «un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (LG 4). L’unità della Trinità rifluisce continuamente nella vita della Chiesa, secondo la logica del dare e del ricevere che presiede ai rapporti tra le tre divine Persone. Ogni dimensione della vita ecclesiale prende forma e orientamento dal mistero trinitario: il ministero gerarchico, i carismi che continuamente alimentano e rinnovano la vita della Chiesa, il senso di corresponsabilità che anima tutti i membri del corpo ecclesiale, che ha vita e futuro solo nella misura in cui accoglie il dinamismo del dono dato e ricevuto. Soprattutto, nella costante contemplazione del mistero trinitario, la Chiesa è chiamata a coltivare e sviluppare un’autentica spiritualità di comunione. La quale, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II, «significa capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo mistico, dunque, come “uno che mi appartiene”, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia». Inoltre, spiritualità della comunione è «capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un “dono per me”, oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine saper “fare spazio” al fratello, portando “i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie». «Senza questo cammino spirituale – concludeva con lucidità il papa –, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione.

Diventerebbero apparati senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita».

 

3. La Chiesa vive della Trinità

Per mettere in luce i tratti esistenziali della nostra appartenenza alla Chiesa non c’è forse modo migliore che rievocare il noto episodio evangelico di Gesù che, camminando sulle acque in direzione della barca sulla quale si trovano i discepoli spaventati, comanda a Pietro di venirgli incontro sul lago: «Pietro rispose a Gesù: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù» (Mt 14,28-29). Ecco, essere membri della Chiesa, appartenere al popolo di coloro che Dio ha “chiamato fuori” per entrare a far parte del popolo nuovo dei redenti è proprio questo camminare di Pietro sulle acque: «È  questa la Chiesa! È esistere per il comando del Signore: in quel momento Pietro non trae l’esistenza dalla propria natura individuale creata, ma esiste a causa della chiamata di Cristo e grazie al fatto che corrisponde a tale chiamata; egli trae l’esistenza  dal rapporto con Cristo, ed è questo che la Chiesa annuncia». Ed è evidente che non si tratta di un essere “chiamati fuori” per disinteressarci del Mondo, quanto piuttosto per essere inviati al mondo come membra del popolo nuovo che Dio si è acquistato.

La Chiesa nata dalla Trinità è dunque chiamata a essere costantemente e sempre più autenticamente, per l’assistenza dello Spirito Santo, Chiesa che vive della Trinità, che cioè dalla chiamata di Dio fa derivare tutta la propria identità. Molti sono gli aspetti che potrebbero essere messi in luce. In primo luogo, rimanendo fedele al disegno del Padre, la comunità cristiana sa bene che il progetto di Dio è rivolto a tutti gli uomini: ha preso, sì, avvio dalla convocazione di un solo popolo in mezzo a tutti gli altri, ma è per mezzo di questo popolo che è la Chiesa che Dio vuole raggiungere tutta l’umanità, finché «come di tutti è il creatore, così possa essere anche “tutto in tutti” (1Cor 15,28)» (AG 2). È solo alla fine dei tempi che tale progetto troverà pieno compimento: «Allora, infatti, come si legge nei santi Padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, “dal giusto Abele fino all’ultimo eletto”, saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa

universale» (LG 2). Se, dunque, la Chiesa custodisce la verità rivelatale dal Figlio di Dio, essa sa di custodirla per il bene di tutti, e non può far altro che annunciarla con mitezza e con vivo spirito di misericordia, dal momento che gode di un dono di grazia ricevuto in modo del tutto gratuito da parte di Dio.

Nata sotto la Croce, nel cuore del mistero pasquale, la Chiesa continua a fare memoria viva di quel mistero di salvezza nella celebrazione eucaristica, «culmine e fonte di tutta la vita della Chiesa» (SC 10). È nell’Eucaristia, infatti, che si manifesta in pienezza la logica trinitaria del dare e del ricevere, come ci illustra la celebre icona della Trinità di Andrei Rublev. Per questo, è alla vita liturgica che la Chiesa torna continuamente a nutrirsi della forza spirituale che la sostiene, è alla scuola della liturgia che essa sempre di nuovo apprende la propria vera fisionomia, particolarmente quell’unità che la caratterizza come «segno e strumento di unità di tutto il genere umano» (LG 1): «Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato,viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione. E insieme, col sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo. Tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che è la luce del mondo; da lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a lui siamo diretti» (LG 3).

Alla scuola dell’Eucaristia, pane  spezzato e vino versato, la comunità cristiana apprende anche il mistero dello sconvolgente nascondimento di Cristo nella sua incarnazione, comprendendo in modo sempre nuovo le parole con le quali Gesù stesso annunciò la sua missione nella sinagoga di Nazareth: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi» (Lc 4,18). A immagine del  suo fondatore, dunque, anche la Chiesa sa bene di essere stata mandata prima di tutto a cercare e salvare coloro che erano perduti, contestando con coraggio le logiche del mondo che premiano soltanto i ricchi e i potenti e prendendosi cura degli emarginati e dei diseredati, dei poveri e dei sofferenti, in una parola, degli ultimi della terra. C’è un ultimo aspetto che la Chiesa è chiamata a comprendere e vivere a partire dal mistero della Trinità. Ed è la fede nella promessa incrollabile di Dio. Può accadere, talvolta, di essere vittime di pensieri di scoraggiamento. Qualcuno si chiede come mai, dopo duemila anni di cristianesimo, il mondo continua a essere sconvolto da guerre e violenze per certi aspetti sempre più efferate. In realtà, il regno di Dio è in cammino, e la corsa del cristianesimo è,in un certo  senso, solo ai primi passi. Non perché il Vangelo abbia perduto di efficacia il mondo fa ancora resistenza alle sue parole di pace, di giustizia e di fraternità. Si tratta di un cammino lungo, e i cui frutti emergono nella storia – come ci insegna la parabola del grano e della zizzania – in mezzo a contraddizioni e inaspettate battute d’arresto. Nella sua navigazione, tuttavia, la Chiesa è sempre assistita dall’azione dello Spirito santo che, «con la forza del Vangelo, la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo» (LG 4). Nel messaggio conclusivo rivolto ai giovani, l’8 dicembre1965, papa Paolo VI usa espressioni davvero toccanti per descrivere questa verità forse un po’ dimenticata nella nostra esperienza ecclesiale: «Ricca di un lungo passato sempre in essa vivente, e camminando verso la perfezione umana nel tempo e verso i destini ultimi della storia e della vita, la Chiesa è la vera giovinezza del mondo. Essa possiede ciò che fa la forza o la bellezza dei giovani: la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste»


Le preghiere del mese

 

 


 

FELICE  NATALE !

 

 

Quando Gesù verrà nella tua strada

Sarà come un fanciullo,

come un uomo.

Non sarà vestito di luce,

non avrà aureola,

non titolo onorifico.

Non avrà una bella apparenza.

Sarà un uomo o una donna qualsiasi, ricco o povero.

Cerva di riconoscerlo!

Se ha fame,

dagli da mangiare

un po’ del tuo amore.

Se ha sete,

dagli da bere l’acqua della giustizia.

Se è forse malato,

guariscilo con la tua amicizia.

Se è uno straniero,

aprigli la casa del tuo cuore.

Quando Gesù verrà sul tuo cammino,

cerca di riconoscerlo.

 

 

 

 

 

Ti ho incontrato Signore quando meno ti aspettavo, fu una scoperta quasi inavvertita al principio. I tuoi passi furono silenziosi, come quelli di una mamma che ha paura di svegliare il bambino. Le tue parole furono appena pronunciate, con dolcezza ineffabile. La tua mano sfiorò i miei vestiti e i miei occhi si aprirono ad una luce dorata. Ti riconobbi dopo aver camminato un girono intero,capii allora che, quando ti cercavo già ti possedevo; eri tu che mi cercavi, aspettavi solo che ti riconoscessi. Eri tu o Signore, nel sorriso che avevo colto a me vicino; nella parola dolce e misteriosa che avevo ascoltato;nei solchi del patire dove l’uomo è straziato; nel povero, negli occhi di un bambino, nella coppia di innamorati…

Tardi ti ho conosciuto Signore, ma in tempo per spendere validamente la mia vita, in tempo per cantare eternamente l’amore.

E fissando il mio volto sul tuoi, Gesù, ho visto l volto radioso di Dio che, fissandomi, ha trasfigurato in bellezza il mio.

 




                     Veglia di Preghiera

 

LA CHIESA VIVE IN MEZZO A NOI

 

CANTO DI ESPOSIZIONE

 

Sac.: O Signore mio Dio, onnipotente e misericordioso, io ti adoro con l’umile atteggiamento che mi ispira la presenza della tua grandezza.

Mi accosto a te con fiducia perché tu sei il Padre buono che mi ha amato per primo, che tante volte mi ha perdonato, che sempre mi accoglie con paterna bontà.

Io credo in te, o Signore, perché tu sei la verità e hai mandato il Figlio tuo nel mondo per annunciare il Vangelo di vita e di salvezza.

Io spero in te perché tu sei fedele alle tue promesse e hai mandato il Figlio tuo nel mondo per cercare e trovare ciò che era perduto.

Io ti amo perché tu sei infinitamente amabile e hai mandato il Figlio tuo nel mondo per rivelarci la tua tenerezza paterna.

 

Sac.: Raccolti ai piedi di Gesù, presente nel sacramento dell’Eucaristia, esprimiamo a lui la nostra fede e la nostra adorazione e diciamo insieme:

 

Noi ti adoriamo e crediamo in te.

 

-  O Gesù, pane vivo disceso dal cielo,

-  O Gesù, cibo di vita e di risurrezione,

-  O Gesù, vittima di propiziazione per i nostri peccati,

-  O Gesù, nostro amico fratello,

-  O Gesù, sorgente di purezza e di santità,

-  O Gesù, sostegno e forza nel nostro cammino,

-  O Gesù, sollievo e confronto nelle nostre angosce,

-  O Gesù, viatico divino nella nostra morte.

 

Dal Vangelo di Luca     (Luca 2,22-33)

“Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore  e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le sue braccia e benedisse Dio, dicendo:

“Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti

e gloria del tuo popolo, Israele”.

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui”.

Parola del Signore

 

RIFLESSIONE                                       CANTO

 

Preghiera comune

Ringraziamo il Signore Gesù, qui presente sotto i segni eucaristici, perché si è degnato di chiamarci alla sua Chiesa una e santa e diciamo insieme:

 

Gloria a te, o Cristo!

 

1.    Perché ci ha raccolti dalle regioni nelle quali eravamo dispersi e ci hai riuniti nelle tua Chiesa santa, ti ringraziamo o Signore.

2.    Perché ci hai illuminati con la tua parola, ti ringraziamo o Signore.

3.    Perché ci hai svelato i segreti del tuo regno, ti ringraziamo o Signore.

4.    Perché ci hai ammessi al tuo banchetto e ci hai nutrito con il fiore di frumento, noi ti ringraziamo o Signore.

5.    Perché hai prolungato la tua presenza nel mondo per mezzo della Chiesa, tuo mistico Corpo, noi ti ringraziamo o Signore.

 

Lettore: Io sono il Pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

Tutti: Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna.

Lettore: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui.

Tutti: Noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio.

Lettore: E’ lo spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che ho dette sono spirito e vita.

Tutti: Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna. Noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio.

(TUTTI)

Lasciarsi amare,

Tu non domandi di più

non mi domandi se ti voglio bene.

Ti basta ch’io mi lasci amare

dall’amore,

portare dall’amore,

perché anch’io sono un “lontano”.

Allora domani faccio la comunione,

sei tu che mi ospiti.

Io sono l’esule che torna alla patria:

il prodigio che dal deserto

dell’amore

torna alla casa dell’amore,

nel giorno dell’amore.    (Mazzolari)                                   CANTO

 

L. DALLA LUMEN GENTIUM        n. 1-2-3

 

PAROLA DELLA CHIESA – RIFLESSIONE

 

Rispondiamo ad ogni invocazione:         ascoltaci, o Signore

 

Perché i cristiani ascoltino le ispirazioni dello Spirito Santo che li chiama alla preghiera personale, li convoca per la celebrazione eucaristica, li educa alla comunione fraterna. Preghiamo.

 

Perché corrispondiamo all’amore di Gesù per noi con un generoso impegno a vivere i suoi insegnamenti. Preghiamo

 

Perché non dimentichiamo mai l’ammonimento di Gesù sulla vera identità dei suoi discepoli: “Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri”. Preghiamo.

 

Perché sappiamo accoglierci reciprocamente, nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità, nel perdono delle offese, nel dialogo sincero, nella collaborazione. Preghiamo.

 

Perché le nostre assemblee eucaristiche domenicali siano davvero segno ed espressione vera del popolo di Dio, che ha come capo Cristo Gesù e come unica legge quella dell’amore. Preghiamo.

 

Perché l’incontro con Cristo nell’Eucarestia ci sospinga verso i fratelli, soprattutto verso quelli che vivono più lontani dalla comunità cristiana. Preghiamo.

 

Perché ogni volta che ci avviciniamo all’Eucarestia ci lasciamo purificare dai nostri egoismi, dalle nostre pigrizie, dalle nostre resistenze davanti alla grazia, e da ogni altra forma di peccato. Preghiamo.

 

CANTO

 

PREGHIERA

 

TUTTI:

Vieni, Spirito d’amore

e ispiraci una profonda stima dell’altro,

chiunque esso sia,

una stima seria

che riconosce in Dio il valore di ogni persona,

una stima soprannaturale

che si fonda sul sacrificio di Cristo per ogni uomo,

una stima sincera,

che scopre nell’anima altrui il bene che tu le infondi,

una stima chiaroveggente,

che non si fa illusioni

e bada più alle qualità che ai difetti delle persone,

una stima comprensiva,

che è pronta a scusare le debolezze umane

una stima fiduciosa,

che sa contare sull’azione segreta e meravigliosa

della tua grazia in ogni persona,

una stima perseverante

che non si lascia scoraggiare da nessun inganno

e conserva sempre la speranza del meglio

una stima generosa

che sa apprezzare i meriti altrui

esprime le bellezze nascoste in ogni anima.

 

SILENZIO


 

TUTTI

La sua bontà non fu arrestata

Dalla nostra cattiveria,

la quale, inchiodandogli le mani,

non gli chiuse le braccia:

Sbrecciandogli il cuore,

ne fece straripare l’amore.

 

Noi non siamo diventati più buoni

poiché tu sei venuto tra noi:

ma la nostra tristezza

non scalfì il tuo amore.

 

Tu sei rimasto buono

in un mondo di tristi

e l’occhio paziente

della tua misericordia

ci vede buoni.

 

Un po’ d’acqua che diventa vino:

qualche pane che si moltiplica:

un cieco che vede;

un morto che risorge

è poco in confronto alla tua bontà

che dà un volto buono a tutti i cattivi.

Perché tu mo guardi così,

anch’io oggi sono buono.

                            (Mazzieri)

 

BENEDIZIONE EUCARISTICA

 

CANTO FINALE

 


Notizie della nostra Comunità

 

Rassegna Letteraria “In Cammino con Gesù”:

Domenica 15 novembre sesta edizione: CREDO LA CHIESA

 

Si spengono i riflettori sulla sesta edizione della Rassegna di testimonianze letterarie “In cammino con Gesù”. Riflettori non da gran teatro a da televisione; semplici fari di una piccola parrocchia nel verde autunnale del Casentino che hanno illuminato però tante emozioni.

Domenica 15 novembre nella splendida pieve romanica di Strada Castel San Niccolò, si è svolta la consueta presentazione delle opere della Rassegna, alla presenza di amici venuti da lontano, di autorità civili, degli ospiti di onore e della comunità parrocchiale. Nel commentare una manifestazione che si ripete ininterrottamente da sei anni, si teme sempre di poter essere ripetitivi. Tuttavia, ripensando alla giornata, che si snoda su una scaletta ormai collaudata, riesco a scorgere emozioni ancora nuove. Il tema di grande attualità di quest’anno, CREDO LA CHIESA, ha raccolto intorno alla nostra Rassegna, persone di tutta Italia che davvero hanno voluto essere testimoni visibili dell’amore e dell’orgoglio di una appartenenza a quella grande Madre, Chiesa, che, come intitola il nuovo Piano Pastorale diocesano 2009/2010, è dono di Dio all’umanità. Uno dei primi commenti sull’argomento ci è stato offerto dal nostro Vescovo Luciano, per la seconda volta alla rassegna, ospite di onore che ha ricevuto dal parroco, don Roberto Bresciani, la targa ricordo della rassegna, in ringraziamento della lunga azione pastorale che ha svolto nella nostra terra.

La rassegna quest’anno ha voluto premiare al merito, anche un sacerdote che avesse dedicato tutta la vita alla salvezza della anime, alla loro cura pastorale, facendo sentire la Chiesa prossima, vicina alla gente. Un prete che avesse saputo unire la chiarezza dottrinale alla misericordia pastorale. Tale scelta non poteva ricadere che su Mons. Erasmo Magnaneschi, parroco della Consuma da 64 anni, sacerdote novantenne e giornalista attento ai fatti del mondo riguardanti la Chiesa per oltre 60 anni, il quale ha dimostrato ancora una volta la sua perfetta lucidità di pensiero e di giudizio, testimoniando l’amore per la sua terra, la Consuma e per il suo gregge, di uomini semplici ed illustri.

Poi è stata la volta dei rappresentanti la Prelatura dell’OPUS DEI. Volendo dare un riconoscimento ad una organizzazione profondamente ancorata alla Chiesa ed al Papa, che fosse rappresentativa soprattutto della componente laicale, non pensavamo di poter ottenere tanto in termini di attenzione verso la nostra piccola realtà locale.

Don Robin Weatherill - sacerdote della Prelatura dell'Opus Dei, che è venuto a ritirare il premio da parte del Prelato, mons. Javier Echevarría – e il medico dott. Marco Roggi – laico dell’Opus Dei di Arezzo - ci hanno offerto l’emozione che traspariva dalle loro parole e dai loro volti, per una fede semplicemente ed intensamente vissuta nel proprio lavoro, ispirata dal grande carisma del fondatore san Josemaría. La disponibilità l’affetto e la testimonianza che ci hanno trasmesso ha davvero superato ogni nostra aspettativa.

Quest’anno c’è stato il ritorno dei bambini alla rassegna: hanno animato la giornata con il loro canto e la loro presenza attenta e paziente nella consegna di tutti i premi. Come di consuetudine loro stessi, che hanno partecipato alla sezione comunione, sono stati tutti premiati. I premi veri e propri invece sono arrivati a quattro ragazzi della sezione Cresima, Lorenzo Danesi di Strada in Casentino Anna Baggiani di Montemignaio Laura Ceccarelli di Strada in Casentino e Giovanna Viti di Pratovecchio. Per i Giovani invece Elena Landi - Rufina (FI) e per gi adulti Maria Bertilla Franchetti – Gazzolo (Verona), Maria Maddalena Monti - Rovellasca (Como) e Franca Oberti - Calco (Lecco). Un grazie per la loro disponibilità a raggiungerci per condividere con noi emozioni dei loro vissuti, che, ci hanno confidato essere per la prima volta capaci e desiderosi di esternare anche ad altri. E questo è davvero il primato di questa nostra iniziativa, che ci ricompensa immensamente.

Un particolare riconoscimento alla giuria, che si è resa disponibile a questo servizio e a questa fatica: Don Roberto Bersciani, presidente della giuria, Angela Lachi, Stefano Ceccherini, Luisa Pecorini e Luciana Lachi.

Durante la premiazione sono state lette da Cristina del Sere e dal Dott. Giorgio Trevisan i brani scelti dalla giuria, interpretazioni che hanno sorpreso e meravigliato non soltanto l’emotività, ma anche suscitato un apprezzamento reale da parte degli ospiti e di tutti gli intervenuti. Un grazie anche alla Piccola orchestra  “Quinte tra le note” diretta da Leonardo Rossi che ha allietato la serata.

Tutti gli ospiti e i premiati arrivati da lontano, sono stati accolti nella Casa di Accoglienza EMMAUS delle suore Orsoline di Somasca a Prato di Strada; un ringraziamento per la loro disponibilità e capacità di mettere a proprio agio l’ospite, in clima di serenità e vera accoglienza.

Infine un ringraziamento per le insegnanti che hanno collaborato per la partecipazione dei ragazzi, a Serena Ongaro, Stefania Conticini, Annalisa Magni e Nada Biondi del Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo II, Giancarlo Ferrini responsabile del suono, i molti amici che dedicano parte del loro tempo e professionalità alla comunità.

Antonio FANI


 

Rubrica Santuari d’Italia

a cura di Paola Boncompagni

 

SANTUARIO BASILICA MADONNA DEI MIRACOLI

Motta di Livenza (TV)

Lungo la strada che da Motta va verso Oderzo, ad un crocicchio, c’era, e vi è ancora sul fianco dell’attuale Santuario, una Cappella, un Capitello così chiamato, con l’Immagine della Madonna con in braccio il Bambino. Un certo Giovanni Cigana di Motta, un contadino semplice e devoto, padre di sei figli che ha saputo educare cristianamente, quando il tempo glielo permette, è solito fermarsi davanti a questa Immagine della Madonna per recitare il Santo Rosario.

La sera di venerdì 8 marzo 1510, il Cigana sta preparando gli arnesi per arare, il giorno seguente all’alba, un campicello di sua proprietà, quando giunge l’Amministratore del signor Girolamo Moro, al quale presta servizio, che gli ordina a nome del padrone di recarsi il giorno seguente, con altri due operai, a Porto Buffolè, distante da Motta circa 15 chilometri, a prendere certe tavole. Il Cigana fa presente il suo lavoro già programmato per il giorno seguente, ma inutilmente; deve obbedire e cambiare ogni progetto a malincuore. Pensando però tra sé come poter mettere insieme l’ordine del padrone con il desiderio di arare il suo piccolo campo, gli viene in mente un certo Luigi Facchini, uomo abile e generoso, che abita proprio nelle vicinanze del campo, poco distante dal Capitello della Madonna. Certamente l’amico accetterà di aiutarlo!

Il giorno seguente, di buon’ora si mette in cammino e giunto davanti al Capitello, nonostante la fretta, si ferma per recitare devotamente 7 Pater, Ave e Gloria come per impetrare l’intercessione della Madonna. Quando si alza per proseguire il viaggio, getta lo sguardo a destra, su di un campo seminato a frumento, e vede seduta a terra, davanti a sé, una fanciulla dell’età di circa 12 anni con le mani incrociate sulle ginocchia e la testa inclinata a sinistra: ha le vesti bianche come la neve, sfavillanti di luce, le guance rosee, ed il capo coperto da un velo. Pensando sia una ragazza del posto, le rivolge in dialetto, il saluto solito di quelle parti «Dio vi dia il buon giorno», al quale la fanciulla risponde «Buon giorno e Buon Anno» e continua «Uomo dabbene, dove intendete andare?». Con tutta naturalezza l’uomo risponde «Voglio andare a parlare ad uno perché venga ad ararmi un piccolo tratto di terreno». La giovane continua «Oh quello verrà volentieri e vi servirà volentieri, perché anche voi siete solito aiutarlo; e vi ripeto che verrà volentieri e vi servirà volentieri».

Il Cigana si meraviglia che la fanciulla gli abbia detto per ben due volte «vi ripeto che verrà volentieri e vi servirà volentieri», ma colmo di una gioia che non sa spiegarsi, esclama con devozione: «Sia ringraziato Iddio e la Vergine, giacché verrà così volentieri»!

Come pronuncia queste parole, i suoi occhi si aprono ed il cuore gli dice che quella fanciulla non riconosciuta è realmente la Madonna, la Vergine Maria. Indescrivibile è la commozione del povero uomo che confuso si butta in ginocchio, mentre l’Apparizione si leva in piedi e gli parla, lasciandogli tre ordini:

– per tre sabati consecutivi, digiuni con la propria famiglia;

– per nove giorni di seguito inviti i compaesani ad unirsi al suo digiuno, per ottenere la misericordia ed il perdono di Dio;
– parli a Suo nome e comunichi che è Suo desiderio che in quel luogo venga eretta in Suo onore una chiesa in legno, che in seguito sarà trasformata in Tempio stabile di pietra.

Se l’apparizione della Madonna ha riempito di commozione il cuore del Cigana, gli impegni che gli vengono dati lo spaventano e, con tanta umiltà esclama «Madonna mia, nessuno mi vorrà credere né prestare fede». Ma l’Apparizione lo assicura «Questa sera stessa darò nel sole un segno straordinario che serva ad autenticare le tue parole». Riavutosi alquanto dallo stordimento, il bravo uomo resta incerto se continuare il suo viaggio o mettersi subito ad annunciare quanto la Madonna gli ha ordinato; si decide di raggiungere la casa del Facchini, non molto distante, e di chiedergli il favore di arare il campicello. Udita la richiesta, subito il Facchini gli risponde di sì, ripetendogli per ben due volte con le stesse parole usate dalla Vergine, la sua disponibilità. Rientrato in casa, il Cigana annuncia ai familiari ed ai conoscenti la visione avuta, le richieste della Madonna e soprattutto il segno promesso a conferma dell’apparizione avvenuta. Verso il tramonto di quello stesso giorno, 9 marzo 1510, il sole dopo essere stato quasi nascosto per un’ora dalle nubi, appare di un rosso così vivo che sembra uscire da un bagno di sangue.

La devozione verso la Madonna, già grande nel cuore del Cigana, esplode e si diffonde: a tutti parla della visione avuta, ma soprattutto delle richieste della Vergine riguardanti il digiuno dei tre sabati consecutivi, per ottenere perdono dei peccati e misericordia da Dio, e la costruzione della piccola chiesa. Gli abitanti di Motta e dei paesi vicini, già spaventati dallo spettro dell’epidemia di peste che da parecchi anni infierisce nella zona mietendo numerose vittime, e dalla minaccia di continue guerre sempre incombenti, accolgono con entusiasmo le parole del Cigana ed eseguono le richieste della Madonna. L’entusiasmo cresce oltre ogni misura, le grazie si moltiplicano; in pochi giorni è costruita in legno la piccola Chiesa.

Spontanea sorge tra il popolo la consuetudine di chiamare la Madonna di Motta col titolo di Madonna dei Miracoli. Dopo la costruzione di una piccola cappella in legno, nel luogo dell’apparizione, in soli 4 anni viene costruita la grande chiesa il cui progetto è da attribuirsi a Jacopo Sansovino. Opere dei più celebri artisti di tutti i tempi abbelliscono le pareti del Santuario, il cui cuore è la cappella dell’Apparizione, luogo dove i pellegrini venerano l’antica immagine della Vergine col Bambino, incoronata nel 1859.

Nel prossimo marzo 2010, Papa Benedetto XVI celebrerà i 500 anni dall’apparizione della Madonna. Il Papa inoltre ha già concesso l’indulgenza plenaria per l’anno giubilare 2010-2011.


 Attualità

 

La lezione della caduta del muro di Berlino: non relegare la fede al privato

A vent'anni dalla caduta del muro di Berlino, il portavoce della Santa Sede constata che molti non hanno ancora compreso la lezione di quell'avvenimento storico: la fede non può essere relegata alla sfera privata.

"Che festa di popolo a Berlino!", ricordando il crollo del simbolo della Guerra Fredda. "Quanto stupore e quanta gioia in tutta l'Europa e nel mondo vedendo e rivedendo quelle immagini incredibili!".

"Per quasi trent'anni chi cercava di superarlo fuggendo verso la libertà rischiava la vita, decine e decine di persone erano morte sotto gli occhi inorriditi dei testimoni di passaggio. Avevamo creduto che il grande carcere protetto da quel muro - e più ampiamente dalla 'cortina di ferro' - avrebbe resistito ancora per molti anni".

Invece, "le aspirazioni alla libertà e le debolezze intrinseche nei regimi fondati su un'ideologia nemica di Dio e della persona umana avevano lavorato in profondità nei popoli dell'Est, preparando un crollo epocale, non accompagnato - fatto fortunato e raro - da grandi versamenti di sangue".

"Senza voler semplificare un processo storico estremamente complesso, ci è spontaneo ricordare il ruolo dell'elezione e della persona di Giovanni Paolo II, dei suoi viaggi in una Polonia rimasta in larghissima parte fedelmente cattolica e delle loro conseguenze sulle aspirazioni e le domande di libertà del suo popolo e di quelli vicini".

"Quando l'anziano Pontefice passava infine sotto la Porta di Brandeburgo, non solo la Germania era riunificata, ma l'Europa respirava con i suoi due polmoni, dell'Ovest e dell'Est, e la fede cristiana aveva dimostrato di aver contribuito ancora una volta all'unione e alla civiltà del continente, superando la prova crudele dell'ateismo di Stato".

"E' bene ricordarlo, quando si insiste a ridurre questa fede nell'ambito strettamente privato", afferma padre Lombardi, pochi giorni dopo la sentenza del Tribunale europeo per i Diritti Umani che proibisce i crocifissi nelle scuole.

 

Lech Wałęsa: la caduta del Muro? Merito soprattutto di Giovanni Paolo II

L'apertura dell'Est e la caduta del Muro di Berlino sono dovuti principalmente all'intervento di Giovanni Paolo II e alla forza motrice della Divina Provvidenza, ha affermato il cofondatore del sindacato polacco Solidarność e in seguito Presidente della Polonia, Lech Wałęsa, a Berlino nelle celebrazioni per il 20° anniversario della caduta del Muro.

Bisognerebbe costruire il futuro dell'Europa unita sulla base della verità della storia, non sulla menzogna, ha dichiarato: non sono stati solo i politici a tenere in mano in quel momento i fili della situazione.

“La verità è molto importante quando parliamo del corso della storia”.

Sotto una pioggia insistente, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha attraversato sorridendo insieme a centinaia di pesone il ponte della Bornholmer Strasse, uno dei primi posti di frontiera aperti nel 1989. Il cancelliere ha confessato che si è trattato di uno dei momenti più felici della sua vita.

Le celebrazioni per la caduta del Muro sono iniziate con un servizio religioso nella chiesa del Getsemani, simbolo della dissidenza di Berlino Est. Insieme all'ex Presidente sovietico Mikhail Gorbaciov e a Lech Wałęsa, così come ad altre persone che hanno lottato per i diritti civili, la Merkel ha passato simbolicamente la frontiera dove dal 13 agosto 1961 più di cento persone sono state brutalmente fucilate.

Wałęsa ha lodato il ruolo del Papa polacco nella caduta del Muro di Berlino. Durante il suo discorso sono state trasmesse scene della leggendaria visita di Giovanni Paolo II in Polonia e della sollevazione dei minatori. Le immagini hanno fatto sentire che nel cantiere navale Lenin di Danzica ha avuto inizio un'Europa libera. “L'Europa ha un disperato bisogno dei valori che hanno promosso questa rivoluzione”, ha ribadito Wałęsa durante la cerimonia, seguita da milioni di telespettatori alla televisione tedesca. In precedenza, sotto la Porta di Brandeburgo, la Merkel aveva ricordato il giorno della caduta del Muro di Berlino come quello della “vittoria della libertà”, una libertà che non deve essere vista come un bene “sottinteso”, ma come qualcosa per cui si lotta ogni giorno.

Il 3 giugno 1979, il Papa disse ai rappresentanti del regime comunista: “Permettete, Egregi Signori, che io continui a considerare questo bene come mio, e che risenta la mia partecipazione ad esso così profondamente come se abitassi ancora in questa terra e fossi ancora cittadino di questo Stato”.

Giovanni Paolo II, la “sentinella del portone della libertà”, come lo ha definito l'ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, è passato il 23 giugno 1996 per la Porta di Brandeburgo al termine della sua visita alla Germania riunificata.

“Ora che sono passato per la Porta di Brandeburgo, sento che la Seconda Guerra Mondiale è davvero finita”, commentò in quell'occasione profondamente commosso.


Notizie dal Casentino

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

LA MIA GENTE

 “Cerco negli altri quello di cui ho bisogno” potrebbe essere il motto che accompagna l’esperienza di due giovani Marinella e Maurizio che da quel viaggio in Brasile nella primavera del 2007 qualcosa per loro è cambiato.

Sono loro infatti insieme ad altri tre soci i fondatori di un’associazione no profit “La mia gente”, nata lo scorso luglio che ha come fine il sostegno a popolazioni in disagio sociale ed economico attraverso l’azione della cooperazione internazionale con Associazioni, enti o gruppi presenti sul territorio. In modo particolare l’aiuto adesso è rivolto all’orfanotrofio “Nossa Senhora de Nazarè” a Prado del Bahia. Marinella con la voce commossa racconta la sua esperienza e parte proprio dal suo primo incontro con Rossana Fantuzzi, la compagna di Aususto Daolio, il cantante dei Nomadi morto di tumore, che ha fondato un’associazione “Augusto per la vita” finalizzata alla ricerca contro il cancro. L’Associazione “la Mia gente” nasce dopo otto anni di viaggi e di aiuti  da parte di Rossana Fantuzzi a quest’orfanotrofio. A fondarla sono stati proprio Rossana Fantuzzi, Daniela Terzolo presidente del Nomadi Fans club di Asti, Marinella Goretti e Maurizio Brunelli che hanno negli ultimi anni aiutato Daniela a raccogliere i fondi destinando i soldi dei regali del loro matrimonio a queste due associazioni. Lo scopo primario di quest’associazione è di finanziare la costruzione del II piano dell’orfanotrofio dove inserire anche un ambulatorio per le emergenze. Ogni mese infatti viene versato un contributo per il sostentamento e la realizzazione della nuova struttura. Attualmente i bambini sono 17 e crescono circondati dall’affetto di persone che hanno scelto di dedicare la loro vita a questi piccoli angeli meno fortunati di altri. Per la realizzazione di quest’ambulatorio pediatrico oltre alle autorità locali è stata chiamata in causa anche la Provincia di Asti utilizzando i fondi destinati ai progetti di solidarietà per il Terzo Mondo.  “Tornare in autunno in Brasile – racconta Marinella – è il prossimo obiettivo che ci siamo prefissi per seguire lo stato dei lavori e giocare un po’ con quei bambini, regalare loro un sorriso per sorridere noi. Vorrei sottolineare che i fortunati siamo noi ad avere incontrato queste piccole creature che ci fanno sentire bene perché nella loro semplicità riescono a trasmettere una grande umanità”. Tutti coloro che fossero interessati a conoscere più da vicino questa realtà e aderire all’associazione possono contattare Marinella.


Notizie dal Casentino

OPUS DEI in Casentino:

da una lettera del Dottor Marco ROGGI

 

Caro Antonio,

Mi dispiace di non essere stato in grado di scriverti nulla sull'Opus Dei in Casentino: quello che so è piuttosto frammentario. Tieni conto che la presenza dell'Opera in tutte le Province della Toscana, dopo 25 anni di inizio dell'attività a Firenze, è una cosa guardata con invidia (santa) da altre regioni, dove il "lavoro" è iniziato da più tempo e la diffusione è meno capillare. Si sa che San Josemarìa è stato alla Verna, ma non ti saprei dire quando e quante volte. Una signora di Casalino, Maddalena, è stata la domestica del Centro dell'Opus Dei a Firenze, quando era in via Fossombroni. D'estate tornava in vacanza dai suoi e invitava i numerari (compreso don Robin) a pranzo. Era una donna semplice, ma i numerari ne citavano spesso e volentieri i detti e le riflessioni ("Come dice Maddalena ..."), e non è poco per persone che hanno dimestichezza con la Scrittura e i Padri della Chiesa. Anche lei ha avuto influenza sull'Opera in Toscana! Tornando alla Verna, nell'oratorio del centro di Firenze la pala d'altare è una riproduzione dell'Annunciazione robbiana (ricavata dal calco, e quindi fedelissima) che si trova nella basilica del Santuario. Infine il 15 novembre a Strada è stata per noi una bell'occasione per incontrare tante persone (venerdi ero a pranzo nel centro di Firenze e ne parlavamo con gioia e simpatia) e, per ora, è stato il momento più significativo, se non altro per il riconoscimento ricevuto, della presenza dell'Opus Dei in Casentino. Mi auguro che sia stato un seme che sia molto fruttuoso. Il Signore lo sa.

A presto, Marco.


Approfondimenti

"Urlavo dal silenzio del coma"

Lo credevano incosciente da ventitre anni, un test svela che sente e capisce. Dopo un incidente Rom Houben è ancora completamente paralizzato «Ma ora sono nato un'altra volta».

Quando finalmente ha potuto comunicare, battendo un dito su una speciale tastiera collegata a un personal computer, Rom Houben ha ammesso che negli infiniti giorni passati nella prigione di un incoscienza apparente «aveva cercato di evadere sognando». Per i medici era in coma, paralizzato da un incidente automobilistico nel 1983. Stato vegetativo persistente, è la diagnosi che ha accompagnato la sua scheda personale, almeno sino a che i ricercatori hanno trovato una via per capire che il cervello era ancora in attività. Gli hanno insegnato a esprimersi e lui l’ha fatto. «Urlavo senza che nessuno potesse sentire - è riuscito a dire -. Sono stato il testimone della mia sofferenza mentre i dottori cercavano di parlarmi, sino al giorno in cui ci hanno rinunciato».

C’era ancora Ronald Reagan alla Casa Bianca e il Muro di Berlino era in piedi, quando Houben è stato dato per spacciato. Il suo dramma s’è consumato nove anni prima di quello che ha colpito Eluana Englaro, la donna di Lecco ridotta a un vegetale nel 1992 e morta lo scorso febbraio in seguito alla sospensione della nutrizione artificiale. In medicina è difficile mettere a confronto singoli casi per trarre delle conclusioni esatte, però è chiaro che l’avventura di Rom, che oggi ha 46 anni, è potenzialmente in grado di riaprire il dibattito sul trattamento dei pazienti in stato di incoscienza permanente. L’intenzione di Steven Laureys, il neurologo dell’Università di Liegi che in un articolo ha reso pubblica la vicenda di Houben, è proprio questa. Attirare l’attenzione sui tanti casi di coma che, a suo avviso, potrebbero essere stati erroneamente diagnosticati in tutto il mondo. All’inizio, con uno nuova tecnologia di «scanning», gli specialisti hanno potuto dimostrare che l’attività celebrare non era interrotta. In un secondo momento, utilizzando uno strumento ad alta sensibilità, dunque in grado di registrare movimenti anche minimi, hanno cominciato «a parlare con Rom» che ha potuto raccontare la sua storia. Le rivelazioni  «Come nascere una seconda volta», è stata una delle sensazioni che è riuscito a esternare.

La paralisi era stata istantanea, ha fatto sapere ai medici, un dramma nel dramma per un ventenne dinamico, appassionato di arti marziali. Ci sono voluti altri 23 anni perché Laureys e i suoi trovassero il bandolo della matassa. «Per tutto questo tempo ho sognato una vita migliore. - ha spiegato ai medici - E "frustrazione" è una parola che certamente non basta a definire come mi sono sentito». Adesso «voglio leggere, parlare con gli amici attraverso il computer e profittare della mia vita, adesso che la gente sa che non sono morto».

«Non è un caso isolato»  Laureys, belga, quarantunenne, auspica che Rom sia il simbolo della sua battaglia contro il coma irreversibile diagnosticato troppo alla leggera. In un uno studio firmato per la rivista scientifica «BioMedCentral Neurology», lo specialista ha scritto di ritenere tutt’altro che isolate le circostanze in cui si è trovato il giovane belga. «Al 41 per cento di chi è in stato di minima incoscienza viene diagnosticato erroneamente uno stato vegetativo - sostiene - mentre sappiamo che tutti coloro che risultano consapevoli possono essere curati e compiere progressi significativi». Il passo successivo è quello di tracciare un punto interrogativo sui casi clinici ritenuti senza ritorno. Rom Houben, in buona sostanza, può diventare il simbolo di chi si oppone all'eutanasia. Lui, in fondo, è uno che ce l'ha fatta.

 

 

Testimonianze

 

AMORE  PER  LA  VITA: io lo chiamo DIO

 

A volte mi sento un burattino incapace di ribellarsi alla volontà di colui che manovra i fili del nostro destino.

Mi sono trasformata in marionetta nel giorno in cui ho scoperto di aver contratto una grave malattia. L’unica cosa che mi restava da fare era pregare affinché colui che aveva deciso per me mi aiutasse a scorgere uno spiraglio di luce alla fine del tunnel nel quale mi ero inoltrata.

Quella che avrebbe dovuto essere l’estate più emozionante, perché finalmente  sarei entrata nel “mondo dei grandi” compiendo i magici diciotto anni, si è trasformata in un incubo nel quale tutte le gioie, le feste e le risate sono diventate come per incanto, pianto, paura, ansia e tanto tanto dolore! Tutto iniziò con una telefonata nella quale mi si invitava a fare un controllo ematologico.

E’ così che uno stupido esame si è trasformato in un incubo.

Fui ricoverata urgentemente in ospedale, ignara del perché mi trovassi là; solo pochi giorni dopo scoprii il nome della malattia, terrificante: Leucemia! Fino ad allora pensavo che certi avvenimenti fossero frutto solo della fantasia dei registri dei film drammatici, ma questo non era un film, era la mia vita! Da quel giorno l’Ilaria è cambiata: ha abbandonato le vesti della ragazza sciocca, amante della baldoria e dello scherzo, per adottare invece quelle di colei che, conscia della gravità della sua situazione, cerca di farsi forte, espandendo parole di conforto a coloro che soffrivano intorno a lei. Non potevo urlare la mia paura, ne implorare la mia morte; raccontare ciò che stavo intimamente provando significava solo torturare psicologicamente parenti ed amici già affranti.

Le pagine di un vecchio quaderno bianco ed una penna sempre pronta sono diventati i miei amici più intimi, quelli che sapevano ma non potevano dir niente…..

non è stata facile, l’amarezza di quei momenti è impossibile trascriverla, ma di una cosa sono assolutamente sicura: certe esperienza lasciano in te un qualcosa di magico, di profondo, di grande ed inspiegabile.

E’ un qualcosa di astratto che si è insinuato dentro al mio corpo e mi accompagnerà fino alla morte..E’ come se uno sconosciuto mi avesse avvolta in un lenzuolo e caricata su una carrozza trainata da due cavalli bianchi per portarmi a compiere un magnifico viaggio..ed io lo seguo fiduciosa, non ho paura perché Lui mi ama ed agisce solo per il mio bene.

Durante il nostro lungo cammino, pur rimanendo in silenzio, mi ha insegnato tante cose che prima ignoravo completamente. La vita non è fatta solo di egoismi, soldi e bellezza, ma di tante piccole particelle quali l’amore, la comprensione, il dolore e la paura di morire.

Adesso il mio viaggio sta per terminare e presto riapproverò sulla terra insinuandomi nuovamente nel mondo dell’odio, ma ora sono maturata e più che altro adesso so che LUI” è accanto a me e mi aiuterà sempre nei momenti del bisogno.

C’è chi lo chiama coraggio, chi forza di volontà, chi amore per la vita…io lo chiamo DIO

                                                                                     Ilaria Giuliani   18 anni

 

Ringraziamo di cuore Ilaria che ha fatto giungere alla nostra redazione questa testimonianza, che speriamo colpisca il cuore di molti giovani. A lei i nostri migliori auguri per questo Natale.