Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino



Anno
VII -
N. 38 Dicembre 2009
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Il Piano Pastorale
pag. 4 Presentazione del Vescovo
q Riflessione sul tema pag. 5 IL Concilio
pag. 8 Chiesa sacramento di salvezza
q Le preghiere del mese pag.
14 Preghiere varie
q Veglia di preghiera pag.
15
q Notizie della nostra comunità pag.
20
q Rubrica pag. 23 I Santuari d’Italia
q Attualità pag. 25 Caduta del muro di Berlino
q Notizie dal Casentino pag. 27 Rubrica del Direttore
pag. 28 Opus dei in Casentino
q Approfondimenti pag. 29 Urlavo dal silenzio del coma
q Testimonianze pag. 30 Amore per la vita
Il giornalino può essere scaricato su internet
all’indirizzo www.parrocchiastrada.net
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni,
Amalia Bonciani REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A -
Strada in Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
Il
piano pastorale
Il piano pastorale diocesano ci porta
quest’anno ad una riflessione profonda, teologica e spirituale sulla Chiesa.
Ogni chiesa particolare, aiutata dal dettato del Concilio Vaticano II deve
rinnovarsi, crescere e ricercare il
progetto di Dio nell’oggi della storia.
Il Padre l’ha pensata fin dall’inizio della
storia del mondo. Gesù Cristo, venuto ad abitare in mezzo a noi, ha inaugurato
il Regno di Dio in terra e l’ha resa presente nella comunità che ha costituito.
Grazie all’azione incessante dello Spirito riceve vita e santificazione e a
capacità di rimanere fedele alla chiamata originaria.
Se la chiesa manifesterà questo volto avrà efficacia nei confronti del
mondo e cadranno le resistenze alle sue parole di pace, giustizia e fraternità.
Il vostro
parroco, don Roberto
Presentazione del
Vescovo
Carissimi nel Signore,
con gioia affido alla comunità
diocesana il nuovo Piano pastorale per l’anno 2009/2010. Esso costituisce
l’ideale prosecuzione del cammino svolto negli ultimi due anni, nei quali
abbiamo riflettuto sulla figura di Gesù e su quella dell’apostolo Paolo. Dopo
un’ampia e condivisa riflessione, si è dunque deciso di dedicare il Piano
pastorale di quest’anno al tema della Chiesa, la comunità che Gesù stesso ha
fondato per dare continuità, nella storia, alla sua presenza e all’annuncio del
Vangelo, e per la quale san Paolo ha dato tutto se stesso nello svolgimento del
suo ministero di apostolo e di fondatore, a sua volta, di numerose comunità
cristiane. Partendo da un’ampia descrizione della vita della Chiesa e da una
riflessione intorno al suo mistero, il Piano pastorale vuole soprattutto
mettere a fuoco la figura di Chiesa che emerge dal cammino della nostra vita
diocesana, e che è frutto del dettato del concilio Vaticano II e
dell’importante riflessione del nostro Sinodo diocesano, ma anche del
discernimento che andiamo compiendo di fronte ai doni e alle sfide che la
nostra Chiesa è chiamata a vivere e ad affrontare nella costante ricerca del
progetto di Dio.
Riflettere intorno alla
Chiesa, infatti, significa soprattutto mettersi in cerca delle giuste chiavi di
lettura che ci vengono offerte proprio dalle scelte pastorali più importanti ed
essenziali che ci stanno davanti. Così come resta vero che ogni scelta
pastorale si deve costantemente verificare alla luce di una profonda
riflessione teologica e spirituale.
Come già negli anni scorsi,
il Piano pastorale intende valorizzare al massimo il cammino dell’anno
liturgico, offrendo anche un opportuno e prezioso riferimento al nostro Libro
sinodale, che potrà essere assai proficuamente rimesso a tema nella
riflessione delle nostre comunità cristiane. Ancora una volta affido l’inizio
dell’anno pastorale all’intercessione materna di Maria, Madre della Chiesa:
perché possiamo comprendere sempre più profondamente l’immenso dono che
+ Luciano, vescovo
Introduzione
Il concilio ecumenico Vaticano II
Possiamo volgere con
gratitudine il nostro sguardo al
Concilio Vaticano II:
se lo leggiamo e recepiamo guidati da
una giusta
ermeneutica, esso può essere e diventare sempre
di più una grande
forza per il sempre necessario rinnovamento
della Chiesa.
BENEDETTO XVI
1. Un provvidenziale
evento di grazia
Il Concilio Vaticano II è
senza dubbio l’evento più importante nella storia della Chiesa del XX secolo,
così come è un nodo centrale nell’intera storia dell’umanità alla soglia del terzo
millennio cristiano. Nonostante le difficoltà in cui si trova il cammino della
Chiesa, nonché le tensioni nate da divergenti interpretazioni dell’evento
conciliare, i frutti del Concilio sono sotto gli occhi di tutti: basta scorrere
i titoli e gli argomenti delle quattro grandi Costituzioni, dei nove Decreti
e delle tre Dichiarazioni per renderci conto che esso è stato un
evento straordinario, che ha restituito alla Chiesa quello sguardo universale
che le è proprio e che è parte integrante della sua missione. Sguardo rivolto
alla sua vita interna, ai dinamismi del suo cammino spirituale, ma anche
all’esterno, al mondo in cui è inserita, alle sfide che esso sempre pone ai
discepoli di Cristo.
Come è stato autorevolmente
indicato, se c’è una grande novità nel Concilio Vaticano II, essa è stata
soprattutto quella del coraggioso e aperto confronto con la storia. Papa Giovanni
XXIII vi aveva dato, per così dire, il la nel suo discorso di apertura, l’11
ottobre 1962, quando affermava di dissentire dai profeti di sventura, che
«annunziano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo». E
aggiungeva: «Nel presente momento storico,
2. Uno sguardo al
passato: la riscoperta della tradizione
All’inizio del primo
documento conciliare,
E lo ha fatto a partire
dalla liturgia. Come affermava Paolo VI il giorno in cui fu promulgata la
costituzione Sacrosanctum Concilium, con la scelta di trattare prima di
ogni altro il tema della liturgia, il Concilio opportunamente confermava «la
giusta gerarchia delle cose e dei doveri, professando che il primo posto è di
Dio e che il nostro primo dovere è la preghiera a Dio; la liturgia è la prima
fonte di quel divino scambio per cui ci è comunicata la vita stessa di Dio, la
prima scuola del nostro animo, il primo dono al popolo cristiano… il primo
invito all’umanità che sciolga la sua lingua reciprocamente con noi»
Frutto provvidenziale di
quel documento è stata la riforma liturgica, oggi ormai realizzatasi
stabilmente in tutta
È il tema della
Costituzione dogmatica Dei Verbum, che ha restituito, in un certo senso,
più ricca di un nuovo
slancio di evangelizzazione9. Come ha scritto papa Benedetto XVI, «
Nel suo sguardo verso il
passato, il Concilio ha anche ripensato e ripresentato il volto di una Chiesa
in cui il primato della comunione, gerarchicamente ordinata, la chiama a una
sempre più convinta missione nel mondo e nelle culture (Lumen Gentium).
Così come ha riletto il compito del ministero episcopale (Christus Dominus)
e sacerdotale (Presbiterorum ordinis e Optatam totius) nella
fedeltà alla tradizione, ma con rinnovata attenzione verso i tempi nuovi in cui
siamo chiamati a vivere il nostro impegno cristiano. Come insegna il Concilio,
il cambiamento ci sfida a scommettere ancora una volta sulla fedeltà di Dio,
che non cessa di chiamare uomini e donne a servirlo con tutta la loro vita.
Forte deve essere il nostro appello alle vocazioni sacerdotali e religiose, le
quali, oltre a essere una vicenda soprattutto personale e interiore, sono anche
la testimonianza e il segno visibile del primato di Dio nella nostra vita: «al
di là di tutto ciò che muta stanno realtà immutabili; esse trovano il loro
ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli»
Prima parte del piano
(Avvento-Natale)
ICONA BIBLICA
«Quando furono compiuti i
giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il
bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge
del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per
offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come
prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome
Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo
Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non
avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso
dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino
Gesù per fare ciò che
“Ora puoi lasciare, o
Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei
occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele”.
Il padre e la madre di Gesù
si stupivano delle cose che si dicevano di lui». Luca 2,22-33
1.
Le parole con le quali il
santo vecchio Simeone saluta il bambino Gesù portato dai genitori al tempio di
Gerusalemme sono le stesse con le quali ha inizio il documento del concilio
Vaticano II sulla Chiesa, e che danno anche il titolo alla costituzione:
«Cristo è la luce delle genti» (LG 1). Simeone non ha più da attendere,
e può andare in pace incontro al Signore, perché i suoi occhi hanno ormai
contemplato il dono di Dio, attraverso il quale tutte le genti conosceranno il
mistero della salvezza. Una salvezza offerta a tutti i popoli, ma che passa
attraverso l’elezione di un popolo in
mezzo agli altri, popolo che Dio stesso si è scelto, come si legge nella Prima
lettera di Pietro: «Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa,
popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di
lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi
eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio» (1Pt 2,9-10).
È questo il vero dono
che Dio ha fatto all’umanità, non un’invenzione umana, ma un’iniziativa
totalmente divina, il dono per eccellenza che Dio ci ha fatto per
condurci a una sempre più piena e universale comprensione del suo mistero. È
sempre da questo punto, in effetti, che occorre partire quando si intenda
riflettere sulla Chiesa: dalla consapevolezza che non abbiamo a che fare con
un prodotto delle nostre forze umane, un’organizzazione per quanto efficiente e
ben strutturata. È Dio stesso ad aver raccolto il suo popolo per mezzo di
suo Figlio Gesù Cristo, ed è Dio che sempre torna a convocarlo perché formi la
comunità di coloro che rispondono al suo appello e vivono ascoltando la sua
Parola e alimentando la propria vita spirituale attraverso i sacramenti.
Davvero, se non fosse per la continua assistenza e azione dello Spirito,
2.
È con un atteggiamento di
contemplazione e di gratitudine che Lumen Gentium ci invita a guardare
alla genesi della Chiesa dal grembo d’amore della Trinità. Come indica il senso
originario del termine greco (ekklesia), infatti,
«È giustamente chiamata
“chiesa” perché essa chiama-fuori/convoca e raccoglie insieme tutti
quanti». Si tratta di una convocazione che il Padre ha pensato fin
dall’inizio della storia del mondo, con un pensiero di amore e di cura che
si è progressivamente rivelato nella storia del popolo ebraico: «L’eterno
Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, creò
l’universo; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita
divina; dopo la loro caduta in Adamo non li abbandonò, ma sempre prestò loro
gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore».
È in Cristo che tale
convocazione ha finalmente assunto connotati storici concreti. Inaugurando in terra il regno dei cieli, infatti, il
Signore Gesù, venuto ad abitare in mezzo a noi, ci ha rivelato il mistero del
Padre e, con la sua obbedienza fino alla morte e alla morte di croce, ha
realizzato la redenzione del mondo. «Il Figlio di Dio ha percorso la via di una
reale incarnazione per rendere gli uomini partecipi della natura divina; per
noi egli si è fatto povero, pur essendo ricco, per arricchire noi con la sua
povertà. Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e
per dare la sua vita in riscatto dei molti, cioè di tutti» (AG 3). Si
tratta, indubbiamente, di una convocazione che attende di essere pienamente
realizzata, e che è in continuo progresso nel corso della storia: «
Grazie all’azione
incessante dello Spirito santo, infine,
Diventerebbero apparati
senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di
crescita».
3.
Per mettere in luce i
tratti esistenziali della nostra appartenenza alla Chiesa non c’è forse modo
migliore che rievocare il noto episodio evangelico di Gesù che, camminando
sulle acque in direzione della barca sulla quale si trovano i discepoli
spaventati, comanda a Pietro di venirgli incontro sul lago: «Pietro rispose a
Gesù: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed
egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque
e andò verso Gesù» (Mt 14,28-29). Ecco, essere membri della Chiesa,
appartenere al popolo di coloro che Dio ha “chiamato fuori” per entrare a
far parte del popolo nuovo dei redenti è proprio questo camminare di Pietro
sulle acque: «È questa
universale» (LG 2).
Se, dunque,
Nata sotto
Alla scuola
dell’Eucaristia, pane spezzato e vino
versato, la comunità cristiana apprende anche il mistero dello sconvolgente
nascondimento di Cristo nella sua incarnazione, comprendendo in modo sempre
nuovo le parole con le quali Gesù stesso annunciò la sua missione nella
sinagoga di Nazareth: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha
consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in
libertà gli oppressi» (Lc 4,18). A immagine del suo fondatore, dunque, anche
Le preghiere del mese
FELICE NATALE !
Quando Gesù verrà nella tua strada
Sarà come un fanciullo,
come un uomo.
Non sarà vestito di luce,
non avrà aureola,
non titolo onorifico.
Non avrà una bella apparenza.
Sarà un uomo o una donna qualsiasi, ricco o povero.
Cerva di riconoscerlo!
Se ha fame,
dagli da mangiare
un po’ del tuo amore.
Se ha sete,
dagli da bere l’acqua della giustizia.
Se è forse malato,
guariscilo con la tua amicizia.
Se è uno straniero,
aprigli la casa del tuo cuore.
Quando Gesù verrà sul tuo cammino,
cerca di riconoscerlo.
Ti
ho incontrato Signore quando meno ti aspettavo, fu una scoperta quasi inavvertita
al principio. I tuoi passi furono silenziosi, come quelli di una mamma che ha
paura di svegliare il bambino. Le tue parole furono appena pronunciate, con
dolcezza ineffabile. La tua mano sfiorò i miei vestiti e i miei occhi si
aprirono ad una luce dorata. Ti riconobbi dopo aver camminato un girono
intero,capii allora che, quando ti cercavo già ti possedevo; eri tu che mi
cercavi, aspettavi solo che ti riconoscessi. Eri tu o Signore, nel sorriso che
avevo colto a me vicino; nella parola dolce e misteriosa che avevo
ascoltato;nei solchi del patire dove l’uomo è straziato; nel povero, negli
occhi di un bambino, nella coppia di innamorati…
Tardi
ti ho conosciuto Signore, ma in tempo per spendere validamente la mia vita, in
tempo per cantare eternamente l’amore.
E
fissando il mio volto sul tuoi, Gesù, ho visto l volto radioso di Dio che,
fissandomi, ha trasfigurato in bellezza il mio.

Veglia di Preghiera
CANTO DI ESPOSIZIONE
Sac.: O Signore mio Dio,
onnipotente e misericordioso, io ti adoro con l’umile atteggiamento che mi
ispira la presenza della tua grandezza.
Mi accosto a te con fiducia
perché tu sei il Padre buono che mi ha amato per primo, che tante volte mi ha
perdonato, che sempre mi accoglie con paterna bontà.
Io credo in te, o Signore,
perché tu sei la verità e hai mandato il Figlio tuo nel mondo per annunciare il
Vangelo di vita e di salvezza.
Io spero in te perché tu sei
fedele alle tue promesse e hai mandato il Figlio tuo nel mondo per cercare e
trovare ciò che era perduto.
Io ti amo perché tu sei
infinitamente amabile e hai mandato il Figlio tuo nel mondo per rivelarci la
tua tenerezza paterna.
Sac.: Raccolti ai piedi di
Gesù, presente nel sacramento dell’Eucaristia, esprimiamo a lui la nostra fede
e la nostra adorazione e diciamo insieme:
Noi ti adoriamo e crediamo in
te.
- O Gesù, pane vivo disceso dal cielo,
- O Gesù, cibo di vita e di risurrezione,
- O Gesù, vittima di propiziazione per i nostri
peccati,
- O Gesù, nostro amico fratello,
- O Gesù, sorgente di purezza e di santità,
- O Gesù, sostegno e forza nel nostro cammino,
- O Gesù, sollievo e confronto nelle nostre
angosce,
- O Gesù, viatico divino nella nostra morte.
Dal Vangelo di Luca (Luca 2,22-33)
“Quando furono compiuti i
giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il
bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge
del Signore Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore e per offrire in sacrificio una coppia di
tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un
uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione
d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato
che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il
bambino Gesù per fare ciò che
“Ora puoi lasciare, o
Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua
parola,
perché i miei occhi hanno
visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a
tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo,
Israele”.
Il padre e la madre di Gesù
si stupivano delle cose che si dicevano di lui”.
Parola del Signore
RIFLESSIONE CANTO
Preghiera comune
Ringraziamo il Signore Gesù,
qui presente sotto i segni eucaristici, perché si è degnato di chiamarci alla
sua Chiesa una e santa e diciamo insieme:
Gloria a te, o Cristo!
1. Perché ci ha raccolti dalle regioni nelle quali eravamo
dispersi e ci hai riuniti nelle tua Chiesa santa, ti ringraziamo o Signore.
2. Perché ci hai illuminati con la tua parola, ti
ringraziamo o Signore.
3. Perché ci hai svelato i segreti del tuo regno, ti
ringraziamo o Signore.
4. Perché ci hai ammessi al tuo banchetto e ci hai
nutrito con il fiore di frumento, noi ti ringraziamo o Signore.
5. Perché hai prolungato la tua presenza nel mondo per
mezzo della Chiesa, tuo mistico Corpo, noi ti ringraziamo o Signore.
Lettore: Io
sono il Pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
Tutti:
Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna.
Lettore: Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui.
Tutti: Noi
abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio.
Lettore: E’
lo spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che ho dette
sono spirito e vita.
Tutti:
Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna. Noi abbiamo creduto
e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio.
(TUTTI)
Lasciarsi amare,
Tu non domandi di più
non mi domandi se ti voglio
bene.
Ti basta ch’io mi lasci amare
dall’amore,
portare dall’amore,
perché anch’io sono un
“lontano”.
Allora domani faccio la
comunione,
sei tu che mi ospiti.
Io sono l’esule che torna
alla patria:
il prodigio che dal deserto
dell’amore
torna alla casa dell’amore,
nel giorno dell’amore. (Mazzolari) CANTO
L. DALLA LUMEN GENTIUM n. 1-2-3
PAROLA DELLA CHIESA – RIFLESSIONE
Rispondiamo ad ogni invocazione: ascoltaci, o Signore
Perché i cristiani ascoltino
le ispirazioni dello Spirito Santo che li chiama alla preghiera personale, li
convoca per la celebrazione eucaristica, li educa alla comunione fraterna.
Preghiamo.
Perché corrispondiamo
all’amore di Gesù per noi con un generoso impegno a vivere i suoi insegnamenti.
Preghiamo
Perché non dimentichiamo mai
l’ammonimento di Gesù sulla vera identità dei suoi discepoli: “Da questo
riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri”.
Preghiamo.
Perché sappiamo accoglierci
reciprocamente, nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità, nel
perdono delle offese, nel dialogo sincero, nella collaborazione. Preghiamo.
Perché le nostre assemblee
eucaristiche domenicali siano davvero segno ed espressione vera del popolo di
Dio, che ha come capo Cristo Gesù e come unica legge quella dell’amore.
Preghiamo.
Perché l’incontro con Cristo
nell’Eucarestia ci sospinga verso i fratelli, soprattutto verso quelli che
vivono più lontani dalla comunità cristiana. Preghiamo.
Perché ogni volta che ci
avviciniamo all’Eucarestia ci lasciamo purificare dai nostri egoismi, dalle
nostre pigrizie, dalle nostre resistenze davanti alla grazia, e da ogni altra
forma di peccato. Preghiamo.
CANTO
PREGHIERA
TUTTI:
Vieni, Spirito d’amore
e ispiraci una profonda stima
dell’altro,
chiunque esso sia,
una stima seria
che riconosce in Dio il
valore di ogni persona,
una stima soprannaturale
che si fonda sul sacrificio di
Cristo per ogni uomo,
una stima sincera,
che scopre nell’anima altrui
il bene che tu le infondi,
una stima chiaroveggente,
che non si fa illusioni
e bada più alle qualità che
ai difetti delle persone,
una stima comprensiva,
che è pronta a scusare le debolezze
umane
una stima fiduciosa,
che sa contare sull’azione
segreta e meravigliosa
della tua grazia in ogni
persona,
una stima perseverante
che non si lascia scoraggiare
da nessun inganno
e conserva sempre la speranza
del meglio
una stima generosa
che sa apprezzare i meriti
altrui
esprime le bellezze nascoste
in ogni anima.
SILENZIO
TUTTI
La sua bontà non fu arrestata
Dalla nostra cattiveria,
la quale, inchiodandogli le
mani,
non gli chiuse le braccia:
Sbrecciandogli il cuore,
ne fece straripare l’amore.
Noi non siamo diventati più
buoni
poiché tu sei venuto tra noi:
ma la nostra tristezza
non scalfì il tuo amore.
Tu sei rimasto buono
in un mondo di tristi
e l’occhio paziente
della tua misericordia
ci vede buoni.
Un po’ d’acqua che diventa
vino:
qualche pane che si
moltiplica:
un cieco che vede;
un morto che risorge
è poco in confronto alla tua
bontà
che dà un volto buono a tutti
i cattivi.
Perché tu mo guardi così,
anch’io oggi sono buono.
(Mazzieri)
BENEDIZIONE EUCARISTICA
CANTO FINALE
Notizie della nostra Comunità
Rassegna Letteraria “In
Cammino con Gesù”:
Domenica
15 novembre sesta edizione: CREDO
Si spengono i riflettori sulla sesta edizione della Rassegna
di testimonianze letterarie “In cammino con Gesù”. Riflettori non da gran
teatro a da televisione; semplici fari di una piccola parrocchia nel verde autunnale
del Casentino che hanno illuminato però tante emozioni.
Domenica 15 novembre nella splendida pieve romanica di
Strada Castel San Niccolò, si è svolta la consueta presentazione delle opere
della Rassegna, alla presenza di amici venuti da lontano, di autorità civili,
degli ospiti di onore e della comunità parrocchiale. Nel commentare una manifestazione
che si ripete ininterrottamente da sei anni, si teme sempre di poter essere
ripetitivi. Tuttavia, ripensando alla giornata, che si snoda su una scaletta
ormai collaudata, riesco a scorgere emozioni ancora nuove. Il tema di grande attualità
di quest’anno, CREDO
La rassegna quest’anno ha voluto premiare al merito,
anche un sacerdote che avesse dedicato tutta la vita alla salvezza della anime,
alla loro cura pastorale, facendo sentire
Poi è stata la volta dei rappresentanti
Don Robin Weatherill - sacerdote della Prelatura
dell'Opus Dei, che è venuto a ritirare il premio da parte del Prelato, mons.
Javier Echevarría – e il medico dott. Marco Roggi – laico dell’Opus Dei di
Arezzo - ci hanno offerto l’emozione che traspariva dalle loro parole e dai
loro volti, per una fede semplicemente ed intensamente vissuta nel proprio
lavoro, ispirata dal grande carisma del fondatore san Josemaría. La disponibilità
l’affetto e la testimonianza che ci hanno trasmesso ha davvero superato ogni
nostra aspettativa.
Quest’anno c’è stato il ritorno dei bambini alla
rassegna: hanno animato la giornata con il loro canto e la loro presenza attenta
e paziente nella consegna di tutti i premi. Come di consuetudine loro stessi,
che hanno partecipato alla sezione comunione, sono stati tutti premiati. I
premi veri e propri invece sono arrivati a quattro ragazzi della sezione
Cresima, Lorenzo Danesi di Strada in Casentino Anna Baggiani di Montemignaio
Laura Ceccarelli di Strada in Casentino e Giovanna Viti di Pratovecchio. Per i
Giovani invece Elena Landi - Rufina (FI) e per gi adulti Maria Bertilla
Franchetti – Gazzolo (Verona), Maria Maddalena Monti - Rovellasca (Como) e
Franca Oberti - Calco (Lecco). Un grazie per la loro disponibilità a
raggiungerci per condividere con noi emozioni dei loro vissuti, che, ci hanno
confidato essere per la prima volta capaci e desiderosi di esternare anche ad
altri. E questo è davvero il primato di questa nostra iniziativa, che ci
ricompensa immensamente.
Un particolare riconoscimento alla giuria, che si è resa
disponibile a questo servizio e a questa fatica: Don Roberto Bersciani,
presidente della giuria, Angela Lachi, Stefano Ceccherini, Luisa Pecorini e
Luciana Lachi.
Durante la premiazione sono state lette da Cristina del
Sere e dal Dott. Giorgio Trevisan i brani scelti dalla giuria, interpretazioni
che hanno sorpreso e meravigliato non soltanto l’emotività, ma anche suscitato
un apprezzamento reale da parte degli ospiti e di tutti gli intervenuti. Un
grazie anche alla Piccola orchestra
“Quinte tra le note” diretta da Leonardo Rossi che ha allietato la
serata.
Tutti gli ospiti e i premiati arrivati da lontano, sono
stati accolti nella Casa di Accoglienza EMMAUS delle suore Orsoline di Somasca
a Prato di Strada; un ringraziamento per la loro disponibilità e capacità di
mettere a proprio agio l’ospite, in clima di serenità e vera accoglienza.
Infine un ringraziamento per le insegnanti che hanno
collaborato per la partecipazione dei ragazzi, a Serena Ongaro, Stefania
Conticini, Annalisa Magni e Nada Biondi del Circolo Parrocchiale Giovanni Paolo
II, Giancarlo Ferrini responsabile del suono, i molti amici che dedicano parte
del loro tempo e professionalità alla comunità.
Antonio
FANI
Rubrica Santuari
d’Italia
a cura di Paola Boncompagni
SANTUARIO BASILICA MADONNA DEI MIRACOLI
Motta di Livenza (TV)
Lungo
la strada che da Motta va verso Oderzo, ad un crocicchio, c’era, e vi è ancora
sul fianco dell’attuale Santuario, una Cappella, un Capitello così chiamato,
con l’Immagine della Madonna con in braccio il Bambino. Un certo Giovanni
Cigana di Motta, un contadino semplice e devoto, padre di sei figli che ha
saputo educare cristianamente, quando il tempo glielo permette, è solito
fermarsi davanti a questa Immagine della Madonna per recitare il Santo Rosario.
La
sera di venerdì 8 marzo 1510, il Cigana sta preparando gli arnesi per arare, il
giorno seguente all’alba, un campicello di sua proprietà, quando giunge
l’Amministratore del signor Girolamo Moro, al quale presta servizio, che gli
ordina a nome del padrone di recarsi il giorno seguente, con altri due operai,
a Porto Buffolè, distante da Motta circa
Il
giorno seguente, di buon’ora si mette in cammino e giunto davanti al Capitello,
nonostante la fretta, si ferma per recitare devotamente 7 Pater, Ave e Gloria
come per impetrare l’intercessione della Madonna. Quando si alza per proseguire
il viaggio, getta lo sguardo a destra, su di un campo seminato a frumento, e
vede seduta a terra, davanti a sé, una fanciulla dell’età di circa 12 anni con
le mani incrociate sulle ginocchia e la testa inclinata a sinistra: ha le vesti
bianche come la neve, sfavillanti di luce, le guance rosee, ed il capo coperto
da un velo. Pensando sia una ragazza del posto, le rivolge in dialetto, il
saluto solito di quelle parti «Dio vi dia il buon giorno», al quale la
fanciulla risponde «Buon giorno e Buon Anno» e continua «Uomo dabbene, dove
intendete andare?». Con tutta naturalezza l’uomo risponde «Voglio andare a
parlare ad uno perché venga ad ararmi un piccolo tratto di terreno». La giovane
continua «Oh quello verrà volentieri e vi servirà volentieri, perché anche voi
siete solito aiutarlo; e vi ripeto che verrà volentieri e vi servirà
volentieri».
Il
Cigana si meraviglia che la fanciulla gli abbia detto per ben due volte «vi
ripeto che verrà volentieri e vi servirà volentieri», ma colmo di una gioia che
non sa spiegarsi, esclama con devozione: «Sia
ringraziato Iddio e
Come
pronuncia queste parole, i suoi occhi si aprono ed il cuore gli dice che quella
fanciulla non riconosciuta è realmente
– per tre sabati consecutivi,
digiuni con la propria famiglia;
– per nove giorni di seguito
inviti i compaesani ad unirsi al suo digiuno, per ottenere la misericordia ed
il perdono di Dio;
– parli a Suo nome e comunichi che è Suo desiderio che in quel luogo venga
eretta in Suo onore una chiesa in legno, che in seguito sarà trasformata in
Tempio stabile di pietra.
Se
l’apparizione della Madonna ha riempito di commozione il cuore del Cigana, gli
impegni che gli vengono dati lo spaventano e, con tanta umiltà esclama «Madonna
mia, nessuno mi vorrà credere né prestare fede». Ma l’Apparizione lo assicura
«Questa sera stessa darò nel sole un segno straordinario che serva ad
autenticare le tue parole». Riavutosi alquanto dallo stordimento, il bravo uomo
resta incerto se continuare il suo viaggio o mettersi subito ad annunciare
quanto
La
devozione verso
Spontanea
sorge tra il popolo la consuetudine di chiamare
Nel
prossimo marzo 2010, Papa Benedetto XVI celebrerà i 500 anni dall’apparizione
della Madonna. Il Papa inoltre ha già concesso l’indulgenza plenaria per l’anno
giubilare 2010-2011.
Attualità
La lezione della caduta del muro di
Berlino: non relegare
A
vent'anni dalla caduta del muro di Berlino, il portavoce della Santa Sede
constata che molti non hanno ancora compreso la lezione di quell'avvenimento
storico: la fede non può essere relegata alla sfera privata.
"Che
festa di popolo a Berlino!", ricordando il crollo del simbolo della Guerra
Fredda. "Quanto stupore e quanta gioia in tutta l'Europa e nel mondo
vedendo e rivedendo quelle immagini incredibili!".
"Per
quasi trent'anni chi cercava di superarlo fuggendo verso la libertà rischiava
la vita, decine e decine di persone erano morte sotto gli occhi inorriditi dei
testimoni di passaggio. Avevamo creduto che il grande carcere protetto da quel
muro - e più ampiamente dalla 'cortina di ferro' - avrebbe resistito ancora per
molti anni".
Invece,
"le aspirazioni alla libertà e le debolezze intrinseche nei regimi fondati
su un'ideologia nemica di Dio e della persona umana avevano lavorato in
profondità nei popoli dell'Est, preparando un crollo epocale, non accompagnato
- fatto fortunato e raro - da grandi versamenti di sangue".
"Senza
voler semplificare un processo storico estremamente complesso, ci è spontaneo ricordare
il ruolo dell'elezione e della persona di Giovanni Paolo II, dei suoi viaggi in
una Polonia rimasta in larghissima parte fedelmente cattolica e delle loro
conseguenze sulle aspirazioni e le domande di libertà del suo popolo e di
quelli vicini".
"Quando
l'anziano Pontefice passava infine sotto
"E'
bene ricordarlo, quando si insiste a ridurre questa fede nell'ambito
strettamente privato", afferma padre Lombardi, pochi giorni dopo la
sentenza del Tribunale europeo per i Diritti Umani che proibisce i crocifissi
nelle scuole.
Lech Wałęsa:
L'apertura
dell'Est e la caduta del Muro di Berlino sono dovuti principalmente all'intervento
di Giovanni Paolo II e alla forza motrice della Divina Provvidenza, ha
affermato il cofondatore del sindacato polacco Solidarność e in
seguito Presidente della Polonia, Lech Wałęsa, a Berlino nelle
celebrazioni per il 20° anniversario della caduta del Muro.
Bisognerebbe
costruire il futuro dell'Europa unita sulla base della verità della storia, non
sulla menzogna, ha dichiarato: non sono stati solo i politici a tenere in mano
in quel momento i fili della situazione.
“La
verità è molto importante quando parliamo del corso della storia”.
Sotto
una pioggia insistente, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha attraversato
sorridendo insieme a centinaia di pesone il ponte della Bornholmer Strasse, uno
dei primi posti di frontiera aperti nel 1989. Il cancelliere ha confessato che
si è trattato di uno dei momenti più felici della sua vita.
Le
celebrazioni per la caduta del Muro sono iniziate con un servizio religioso
nella chiesa del Getsemani, simbolo della dissidenza di Berlino Est. Insieme
all'ex Presidente sovietico Mikhail Gorbaciov e a Lech Wałęsa, così
come ad altre persone che hanno lottato per i diritti civili,
Wałęsa
ha lodato il ruolo del Papa polacco nella caduta del Muro di Berlino. Durante
il suo discorso sono state trasmesse scene della leggendaria visita di Giovanni
Paolo II in Polonia e della sollevazione dei minatori. Le immagini hanno fatto
sentire che nel cantiere navale Lenin di Danzica ha avuto inizio un'Europa
libera. “L'Europa ha un disperato bisogno dei valori che hanno promosso questa
rivoluzione”, ha ribadito Wałęsa durante la cerimonia, seguita da milioni
di telespettatori alla televisione tedesca. In precedenza, sotto
Il
3 giugno 1979, il Papa disse ai rappresentanti del regime comunista:
“Permettete, Egregi Signori, che io continui a considerare questo bene come
mio, e che risenta la mia partecipazione ad esso così profondamente come se
abitassi ancora in questa terra e fossi ancora cittadino di questo Stato”.
Giovanni
Paolo II, la “sentinella del portone della libertà”, come lo ha definito l'ex
cancelliere tedesco Helmut Kohl, è passato il 23 giugno 1996 per
“Ora
che sono passato per
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A
cura del direttore Silvia
PECORINI
“Cerco negli altri quello di cui ho bisogno”
potrebbe essere il motto che accompagna l’esperienza di due giovani Marinella e
Maurizio che da quel viaggio in Brasile nella primavera del 2007 qualcosa per
loro è cambiato.
Sono
loro infatti insieme ad altri tre soci i fondatori di un’associazione no profit
“La mia gente”, nata lo scorso luglio che ha come fine il sostegno a
popolazioni in disagio sociale ed economico attraverso l’azione della
cooperazione internazionale con Associazioni, enti o gruppi presenti sul
territorio. In modo particolare l’aiuto adesso è rivolto all’orfanotrofio
“Nossa Senhora de Nazarè” a Prado del Bahia. Marinella con la voce commossa
racconta la sua esperienza e parte proprio dal suo primo incontro con Rossana
Fantuzzi, la compagna di Aususto Daolio, il cantante dei Nomadi morto di
tumore, che ha fondato un’associazione “Augusto per la vita” finalizzata alla
ricerca contro il cancro. L’Associazione “
Notizie dal Casentino
OPUS
DEI in Casentino:
da una lettera del Dottor Marco ROGGI
Caro Antonio,
Mi dispiace di non essere stato in grado di scriverti
nulla sull'Opus Dei in Casentino: quello che so è piuttosto frammentario. Tieni
conto che la presenza dell'Opera in tutte le Province della Toscana, dopo 25
anni di inizio dell'attività a Firenze, è una cosa guardata con invidia (santa)
da altre regioni, dove il "lavoro" è iniziato da più tempo e la
diffusione è meno capillare. Si sa che San Josemarìa è stato alla Verna,
ma non ti saprei dire quando e quante volte. Una signora di Casalino, Maddalena,
è stata la domestica del Centro dell'Opus Dei a Firenze, quando era in via
Fossombroni. D'estate tornava in vacanza dai suoi e invitava i numerari
(compreso don Robin) a pranzo. Era una donna semplice, ma i numerari ne
citavano spesso e volentieri i detti e le riflessioni ("Come dice Maddalena ..."), e non è
poco per persone che hanno dimestichezza con
A presto, Marco.
Approfondimenti
"Urlavo dal
silenzio del coma"
Lo credevano
incosciente da ventitre anni, un test svela che sente e capisce. Dopo un
incidente Rom Houben è ancora completamente paralizzato «Ma ora sono nato un'altra
volta».
Quando finalmente ha
potuto comunicare, battendo un dito su una speciale tastiera collegata a un
personal computer, Rom Houben ha ammesso che negli infiniti giorni passati
nella prigione di un incoscienza apparente «aveva cercato di evadere sognando».
Per i medici era in coma, paralizzato da un incidente automobilistico nel 1983.
Stato vegetativo persistente, è la diagnosi che ha accompagnato la sua scheda
personale, almeno sino a che i ricercatori hanno trovato una via per capire che
il cervello era ancora in attività. Gli hanno insegnato a esprimersi e lui l’ha
fatto. «Urlavo senza che nessuno potesse sentire - è riuscito a dire -. Sono
stato il testimone della mia sofferenza mentre i dottori cercavano di parlarmi,
sino al giorno in cui ci hanno rinunciato».
C’era ancora Ronald
Reagan alla Casa Bianca e il Muro di Berlino era in piedi, quando Houben è
stato dato per spacciato. Il suo dramma s’è consumato nove anni prima di quello
che ha colpito Eluana Englaro, la donna di Lecco ridotta a un vegetale nel 1992
e morta lo scorso febbraio in seguito alla sospensione della nutrizione
artificiale. In medicina è difficile mettere a confronto singoli casi per
trarre delle conclusioni esatte, però è chiaro che l’avventura di Rom, che oggi
ha 46 anni, è potenzialmente in grado di riaprire il dibattito sul trattamento
dei pazienti in stato di incoscienza permanente. L’intenzione di Steven
Laureys, il neurologo dell’Università di Liegi che in un articolo ha reso
pubblica la vicenda di Houben, è proprio questa. Attirare l’attenzione sui
tanti casi di coma che, a suo avviso, potrebbero essere stati erroneamente diagnosticati
in tutto il mondo. All’inizio, con uno nuova tecnologia di «scanning», gli
specialisti hanno potuto dimostrare che l’attività celebrare non era
interrotta. In un secondo momento, utilizzando uno strumento ad alta
sensibilità, dunque in grado di registrare movimenti anche minimi, hanno
cominciato «a parlare con Rom» che ha potuto raccontare la sua storia. Le rivelazioni «Come nascere una seconda volta», è stata una
delle sensazioni che è riuscito a esternare.
La paralisi era stata
istantanea, ha fatto sapere ai medici, un dramma nel dramma per un ventenne dinamico,
appassionato di arti marziali. Ci sono voluti altri 23 anni perché Laureys e i
suoi trovassero il bandolo della matassa. «Per tutto questo tempo ho sognato
una vita migliore. - ha spiegato ai medici - E "frustrazione" è una
parola che certamente non basta a definire come mi sono sentito». Adesso
«voglio leggere, parlare con gli amici attraverso il computer e profittare
della mia vita, adesso che la gente sa che non sono morto».
«Non è un caso
isolato» Laureys, belga, quarantunenne,
auspica che Rom sia il simbolo della sua battaglia contro il coma irreversibile
diagnosticato troppo alla leggera. In un uno studio firmato per la rivista
scientifica «BioMedCentral Neurology», lo specialista ha scritto di ritenere
tutt’altro che isolate le circostanze in cui si è trovato il giovane belga. «Al
41 per cento di chi è in stato di minima incoscienza viene diagnosticato
erroneamente uno stato vegetativo - sostiene - mentre sappiamo che tutti coloro
che risultano consapevoli possono essere curati e compiere progressi significativi».
Il passo successivo è quello di tracciare un punto interrogativo sui casi
clinici ritenuti senza ritorno. Rom Houben, in buona sostanza, può diventare il
simbolo di chi si oppone all'eutanasia. Lui, in fondo, è uno che ce l'ha fatta.
Testimonianze
AMORE PER
A
volte mi sento un burattino incapace di ribellarsi alla volontà di colui che
manovra i fili del nostro destino.
Mi
sono trasformata in marionetta nel giorno in cui ho scoperto di aver contratto
una grave malattia. L’unica cosa che mi restava da fare era pregare affinché
colui che aveva deciso per me mi aiutasse a scorgere uno spiraglio di luce alla
fine del tunnel nel quale mi ero inoltrata.
Quella
che avrebbe dovuto essere l’estate più emozionante, perché finalmente sarei entrata nel “mondo dei grandi”
compiendo i magici diciotto anni, si è trasformata in un incubo nel quale tutte
le gioie, le feste e le risate sono diventate come per incanto, pianto, paura,
ansia e tanto tanto dolore! Tutto iniziò con una telefonata nella quale mi si
invitava a fare un controllo ematologico.
E’
così che uno stupido esame si è trasformato in un incubo.
Fui
ricoverata urgentemente in ospedale, ignara del perché mi trovassi là; solo
pochi giorni dopo scoprii il nome della malattia, terrificante: Leucemia! Fino
ad allora pensavo che certi avvenimenti fossero frutto solo della fantasia dei
registri dei film drammatici, ma questo non era un film, era la mia vita! Da
quel giorno l’Ilaria è cambiata: ha abbandonato le vesti della ragazza sciocca,
amante della baldoria e dello scherzo, per adottare invece quelle di colei che,
conscia della gravità della sua situazione, cerca di farsi forte, espandendo
parole di conforto a coloro che soffrivano intorno a lei. Non potevo urlare la
mia paura, ne implorare la mia morte; raccontare ciò che stavo intimamente
provando significava solo torturare psicologicamente parenti ed amici già
affranti.
Le
pagine di un vecchio quaderno bianco ed una penna sempre pronta sono diventati
i miei amici più intimi, quelli che sapevano ma non potevano dir niente…..
non
è stata facile, l’amarezza di quei momenti è impossibile trascriverla, ma di
una cosa sono assolutamente sicura: certe esperienza lasciano in te un qualcosa
di magico, di profondo, di grande ed inspiegabile.
E’
un qualcosa di astratto che si è insinuato dentro al mio corpo e mi
accompagnerà fino alla morte..E’ come se uno sconosciuto mi avesse avvolta in
un lenzuolo e caricata su una carrozza trainata da due cavalli bianchi per
portarmi a compiere un magnifico viaggio..ed io lo seguo fiduciosa, non ho
paura perché Lui mi ama ed agisce solo per il mio bene.
Durante
il nostro lungo cammino, pur rimanendo in silenzio, mi ha insegnato tante cose
che prima ignoravo completamente. La vita non è fatta solo di egoismi, soldi e
bellezza, ma di tante piccole particelle quali l’amore, la comprensione, il
dolore e la paura di morire.
Adesso
il mio viaggio sta per terminare e presto riapproverò sulla terra insinuandomi
nuovamente nel mondo dell’odio, ma ora sono maturata e più che altro adesso so
che LUI” è accanto a me e mi aiuterà sempre nei momenti del bisogno.
C’è
chi lo chiama coraggio, chi forza di volontà, chi amore per la vita…io lo
chiamo DIO
Ilaria
Giuliani 18 anni
Ringraziamo di cuore Ilaria che ha fatto
giungere alla nostra redazione questa testimonianza, che speriamo colpisca il
cuore di molti giovani. A lei i nostri migliori auguri per questo Natale.