Parrocchia di San Martino a Vado

InStrada in Casentino

 

 

 

 

 

 

 

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Bimestrale di Formazione ed Informazione

della Comunità di Strada in Casentino

 

 

 

 

 

 


 

 

Anno VII  -  N. 39       Gennaio - Febbraio   2010



La Chiesa, dono di Dio all’umanità

 

 

 

SOMMARIO

 

q       Editoriale                                        pag. 3   Il Piano Pastorale

 

q       Riflessione sul tema                        pag. 4   Seconda parte del Piano

             Un popolo che ascolta e cerca la volontà di Dio

 

q       Le preghiere del mese                    pag. 10  Preghiere varie

 

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 11  Misteri e vocazioni nella

   Chiesa

q       Notizie della nostra comunità         pag. 16  Le suore ringraziano

q       Rubrica                                           pag. 17  I Santuari d’Italia

 

q       Attualità                                          pag. 19  HAITI: perché?

 

q       Notizie dal Casentino                     pag. 21  Rubrica del Direttore

 

q       Approfondimenti                             pag. 22  Ambientalisti neopagani

   Giovanni Paolo II e Pio XII

   Telethon e la vita

q       Per finire                                        pag. 27  Attenzione alla segnaletica

 

Il giornalino può essere scaricato su internet

all’indirizzo www.parrocchiastrada.net

EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni, Amalia Bonciani

REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A - Strada in Casentino (AR)

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 


Editoriale

Il piano pastorale

 

Se la chiesa manifesterà questo volto avrà efficacia nei confronti del mondo e cadranno le resistenze alle sue parole di pace, giustizia e fraternità.

Il Concilio Vaticano II definisce la Chiesa popolo sacerdotale, regale e profetico. Un popolo che ha come Capo Cristo: come condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio; come legge il precetto dell’amore e per fine il Regno di Dio (LG. 9)

Gli appartenenti a questo popolo sono tutti soggetti alla missione della Chiesa, chiamati ad essere luce del mondo e sale della terra e strumento di redenzione dell’umanità.

Questo nuovo popolo ha un cammino tracciato davanti a sé che è quello della santità da realizzare nel vivere quotidiano.

Un popolo guidato e santificato dai ministri che rendono attuale la presenza di Gesù maestro, sacerdote e pastore lungo il corso della storia. E’ ai vescovi ed ai presbiteri che è affidata la cura pastorale dei fedeli. “il Sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù” soleva dire il Santo Curato d’Ars.

Questo popolo è composto da varie vocazioni e da varie membra: “Voi siete corpo di Cristo, e ognuno secondo la sua parte, le sue membra” (1Cor. 12,27).

Le vocazioni nella Chiesa non devono contrapporsi o competere tra loro, ma concorrere e collaborare all’unico disegno di salvezza.

Il popolo cristiano (ministri, vocazioni di speciale consacrazione, laici) è incamminato a incontrare Gesù, parlare di Lui, farlo conoscere al mondo, testimoniare la sua vittoria sul peccato e sulla morte, vivere la vita nuova che egli ha inaugurato con la sua morte e Resurrezione.

Tutte le vocazioni che fioriscono nella Chiesa partecipano a questa meravigliosa avventura dello Spirito, corroborati e sostenuti da Cristo fonte di ogni bene.

 

                                           Il vostro parroco, don Roberto

 


Seconda parte del piano

(Tempo per annum-Quaresima)

 

Un popolo che ascolta e cerca la volontà di Dio

 

ICONA BIBLICA

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli riuniti nel cenacolo: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non portafrutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete inme e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimanenella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come ioho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”». Giovanni 15,1-11

 

1. La Chiesa, popolo di Dio chiamato alla santità

Nel lungo discorso che rivolge ai discepoli durante l’ultima cena, il SignoreGesù pensa soprattutto al futuro della comunità da lui fondata. Vuole rassicurare i suoi amici che la sua partenza da loro non impedirà in nessun modo il cammino della Chiesa e che, anzi, i suoi discepoli saranno più che mai innestati nell’unica vite che continuerà a portare frutto per l’eternità. «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla». Ai discepoli di Cristo la presenza del Signore è assicurata definitivamente. E proprio attraverso la vivificante azione dello Spirito che, oggi come allora, attraversoi sacramenti dell’iniziazione cristiana – il battesimo, la cresima e l’Eucaristia –, ci fa entrare in diretto contatto con il mondo nuovo della risurrezione, rendendoci membri a tutti gli effetti del popolo dei redenti, i “santi”, come Paolo chiama i cristiani nelle sue lettere. Tralci innestati nella vite, i credenti in Cristo sono un popolo di chiamati, popolo autenticamente messianico, nel quale si realizzano finalmente le attese di tutta l’umanità.

Lumen Gentium così descrive la titolarità, l’identità, la legge e la meta verso cui è orientato questo popolo sacerdotale, regale e profetico: questo popolo «ha per capo Cristo… Ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio… Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati… ha per fine il regno di Dio» (LG 9). Cristo come capo, la libertà e la dignità dei figli di Dio come fisionomia quotidiana di vita, il precetto dell’amore come unica legge, il regno di Dio come meta ultima del nostro cammino: non c’è dubbio che si tratti di un meraviglioso invito alla radicalità dell’appartenenza ecclesiale, che dovrebbe mettere in fuga ogni nostra titubanza, ogni tentazione di rassegnazione e stanchezza. Appunto, tutti i battezzati sono soggetti della missione della Chiesa, proprio perché chiamati a far parte di questa vera e propria avventura dello Spirito, per la quale, come afferma ancora Lumen Gentium, il popolo di Dio, «costituito da Cristo per una comunione di vita, di carità e di verità, è pure da lui assunto a essere strumento della redenzione di tuttie, quale luce del mondo e sale della terra, è inviato a tutto il mondo». Viene in mente la bellissima immagine dell’Apocalisse in cui sono descritti i martiri che seguono l’Agnello ovunque vada, biancovestiti, e con palme nelle mani, cantando a Dio di cuore inni, salmi e cantici spirituali! Questo popolo nuovo che appartiene a Cristo è un popolo chiamato alla santità, e proprio perchè è incamminato verso la pienezza della comunione con Dio. In questa prospettiva, la santità non è tanto legata a modelli ormai superati, che la facevano coincidere con un certo “eroismo” individuale, con la ricerca di record o primati spirituali. La santità cristiana – è il tema del quinto capitolo di Lumen Gentium – si realizza nel nostro vivere quotidiano e fedelecome membri di una Chiesa che è essa stessa santa perché sta aggrappata a Gesù Cristo e vive come lui ha vissuto, con il coraggio e la libertà – per riprendere l’immagine evocata precedentemente – di “camminare sul mare” con lui. È dal nostro legame con Gesù Cristo che ha origine la comunione all’interno della Chiesa: appartenenza che viene prima di qualsiasi altro schieramento, indispensabile e solido fondamento di ogni autentica comunità cristiana.

 

2. Il ministero sacerdotale a servizio del popolo di Dio

Perché la sua presenza di maestro, sacerdote e pastore potesse prolungarsi in mezzo al suo popolo, Gesù stesso, per mezzo degli apostoli, ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori, cioè i vescovi, i quali, a loro volta, hanno legittimamente affidato a vari membri della Chiesa, nell’ordine del presbiterato e del diaconato, l’ufficio del loro ministero (cfr. LG 28). Congiunti ai vescovi nella dignità sacerdotale e in virtù del sacramento dell’ordine a immagine di Cristo, sommo ed eterno sacerdote, i presbiteri «sono consacrati per predicare il Vangelo, essere i pastori fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento. Partecipi, nel loro grado di ministero, dell’ufficio dell’unico mediatore, che è il Cristo, annunziano a tutti la parola di Dio. Esercitano il loro sacro ministero soprattutto nel culto eucaristico, dove, agendo in persona di Cristo e proclamando il suo mistero, uniscono le preghiere dei fedeli al sacrificio del loro capo e nel sacrificio della messa rendono presente e applicano fino alla venuta del Signore, l’unico sacrificio del Nuovo Testamento, quello cioè di Cristo, il quale una volta per tutte offrì se stesso al Padre quale vittima immacolata» (LG 28). Ai presbiteri, inoltre, sono affidati il ministero della riconciliazione e del conforto, della guida della comunità, della predicazione e dell’insegnamento, compiti che essi potranno ben assolvere nella misura in cui crederanno ciò che hanno letto e meditato nella legge del Signore, insegneranno ciò che credono, vivranno ciò che insegnano.

La celebrazione, in questo anno in cui si commemorano i 150 anni della morte del santo Curato d’Ars, dell’Anno sacerdotale è indubbiamente un’occasione propizia per prendere piena coscienza del grande dono che il ministero ordinato rappresenta a servizio di tutto il popolo di Dio. San Giovanni Maria Vianney era solito ripetere che «il sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù»: un’espressione toccante, l’ha definita papa Benedetto XVI nella lettera di indizione dell’Anno sacerdotale, «che ci permette anzitutto di evocare con tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità. Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo, cercando di aderire a Lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza. Come non sottolineare le loro fatiche apostoliche, il loro servizio infaticabile e nascosto, la loro carità tendenzialmente universale? E che dire della fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione: quella di “amici di Cristo”, da Lui particolarmente chiamati, prescelti e inviati?»

È ai presbiteri in modo tutto particolare che è affidata la cura dei fedeli «che hanno spiritualmente generato col battesimo e l’insegnamento. Divenuti spontaneamente modelli del gregge, presiedano e servano la loro comunità locale, in modo che questa possa degnamente esser chiamata col nome di cui è insignito l’unico popolo di Dio nella sua totalità, cioè Chiesa di Dio» (LG 28).

Come ha ricordato ancora papa Benedetto XVI, proprio perché costituiti a servizio dell’unico popolo di Dio, popolo sacerdotale, regale e profetico, i presbiteri sono chiamati ad ampliare progressivamente gli spazi di collaborazione nei confronti dei fedeli laici, in mezzo ai quali, in virtù del sacerdozio ministeriale, si trovano «per condurre tutti all’unità della carità, ‘amandosi l’un l’altro con la carità fraterna, prevenendosi a vicenda nella deferenza’» (PO 9). Ed è il papa stesso a ricordare il caloroso invito con il quale il concilio Vaticano II incoraggia i presbiteri a «riconoscere e promuovere sinceramente la dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico nell’ambito della missione della Chiesa…

Siano pronti ad ascoltare il parere dei laici, considerando con interesse fraterno le loro aspirazioni e giovandosi della loro esperienza e competenza nei diversi campi dell’attività umana, in modo da poter insieme a loro riconoscere i segni dei tempi». Non meno necessaria è la consapevolezza, da parte dei presbiteri, che il ministero ordinato «ha una radicale ‘forma comunitaria’ e può essere assolto solo nella comunione dei presbiteri con il loro Vescovo. Occorre che questa comunione fra i sacerdoti e col proprio Vescovo, basata sul sacramento dell’Ordine e manifestata nella concelebrazione eucaristica, si traduca nelle diverse forme concrete di una fraternità sacerdotale effettiva ed affettiva. Solo così i sacerdoti sapranno vivere in pienezza il dono del celibato e saranno capaci di far fiorire comunità cristiane nelle quali si ripetano i prodigi della prima predicazione del Vangelo»28. Una comunione, come abbiamo visto, che il modello trinitario chiede di estendere a tutto il corpo ecclesiale, che guarda ai sacerdoti come a quella porzione eletta che non può venir meno per la vita e la fecondità spirituale del popolo di Dio. Anzi, la vitalità di una comunità cristiana si misura soprattutto a partire dalle vocazioni presbiterali che in essa si manifestano, segno eloquente di una maturità spirituale effettivamente raggiunta. Da qui deriva, inoltre, il forte invito a pregare intensamente per le vocazioni, perché il Signore non faccia mai mancare alla sua Chiesa il dono del ministero ordinato.


 

3. Le altre vocazioni del corpo ecclesiale

Come ci ha suggerito anche l’immagine della vite e dei tralci evocata all’inizio di questa seconda scheda, il corpo ecclesiale è composto di varie membra, le quali, pur essendo molte, formano un corpo solo, risultando ognuna indispensabile per il buon funzionamento dell’unico organismo vivente: «voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra» (1Cor 12,27). Le vocazioni che fioriscono nella Chiesa sono, dunque, tutte orientate all’unico fine verso il quale il popolo di Dio è incamminato: incontrare Gesù Cristo, parlare di lui, farlo conoscere al mondo, testimoniare la sua vittoria sul peccato e sulla morte, vivere la vita nuova che egli ha inaugurato attraverso la sua morte e risurrezione. Nessuna contrapposizione o competizione può stabilirsi fra le varie membra della Chiesa, ma una medesima obbedienza alla volontà di Dio che ci ha raccolti e ci chiama a collaborare all’unico disegno di salvezza. Ed è proprio valorizzando le varie vocazioni che la caratterizzano che la Chiesa risponde pienamente al suo mandato, che è quello di essere segno e strumento di unità di tutto il genere umano. Accanto alla vocazione al ministero ordinato, sulla quale già abbiamo riflettuto, spiccano nel corpo della Chiesa le vocazioni di speciale consacrazione, alle quali la costituzione Lumen Gentium dedica non casualmente l’intero capitolo sesto. Attraverso di esse, infatti, lo Spirito santo continua a introdurre nella Chiesa il dinamismo dei carismi che ispirano uomini e donne a incarnare in modo nuovo e nuovamente fecondo l’unica e originaria esperienza evangelica. È la storia, così ampiamente documentata in duemila anni di cristianesimo, dei tanti istituti religiosi – ordini, congregazioni, istituti secolari, nuove comunità – che hanno animato e ancora animano la comunità cristiana, offrendo parole nuove ai nuovi contesti storici, sociali e culturaliin cui la rivelazione cristiana attende di essere tradotta in vita vissuta. In un certo senso, le vocazioni di speciale consacrazione sono le “sentinelle di frontiera” che impediscono al corpo ecclesiale di ripiegarsi su un quotidiano ripetitivo e stanco, e che rischia talvolta di dimenticare l’orizzonte di eternità verso il quale tutti siamo incamminati. Non a caso, Lumen Gentium parla dei consigli evangelici come di un dono divino, un dono di grazia, appunto, un carisma, «che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre

conserva» (LG 43). Molto opportunamente, sempre nel contesto dell’Anno sacerdotale, papa Benedetto XVI ha rivolto ai presbiteri un caldo invito «a saper cogliere la nuova primavera che lo Spirito sta suscitando ai giorni nostri nella Chiesa, non per ultimo attraverso i Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità.

“Lo Spirito nei suoi doni è multiforme… Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo inaspettato, in luoghi inaspettati e in forme prima non immaginate… ma ci dimostra anche che Egli opera in vista dell’unico Corpo e nell’unità dell’unico Corpo”»

Porzione preponderante del popolo di Dio è certamente quel vasto mondo del laicato che ha al centro, come cuore pulsante, la vocazione degli sposi cristiani, nella quale essi, in forza del sacramento del matrimonio, «significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa, si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale; accettando ed educando la prole essi hanno così, nel loro stato di vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio» (LG 11). Non si sottolineerà mai abbastanza il valore cruciale della famiglia per qualsiasi società umana. È in essa, infatti, che nascono, crescono e si formano alla vita e ai valori i cittadini del futuro. È qui, dopo tutto, che si gioca in buona parte quella sfida educativa che i nostri Vescovi hanno indicato come la priorità pastorale per i prossimi anni. Autentico laboratorio di umanizzazione, dove si apprendono le coordinate della vita personale e comunitaria, la famiglia è al centro anche della vita della Chiesa, luogo per eccellenza dove si trasmettono i principi della fede e dove maturano i figli di Dio che formano e ancora formeranno la Chiesa. Davvero, come afferma ancora Lumen Gentium, nella famiglia, «che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli i primi maestri della fede e assecondare la vocazione propria di ognuno, quella sacra in modo speciale»

Numerose sono le forme associative attraverso le quali il laicato esprime la sua appartenenza e la sua ministerialità ecclesiale, più specificamente orientata, come vedremo nella prossima scheda, verso le cosiddette realtà terrene. Nella nostra diocesi le associazioni laicali, a cominciare dall’Azione Cattolica, sono varie e particolarmente attive. Anche attraverso di esse, e nella comunione con le altre vocazioni ecclesiali, la comunità cristiana si scopre soprattutto


Le preghiere del mese

 

 


PREGHIERA PER

I SACERDOTI

O Gesù mio, ti prego per la Chiesa intera: concedile l'amore e la luce dei tuo Spirito, rendi efficaci le parole dei sacerdoti, affinché spezzino anche i cuori più induriti e li facciano ritornare a te, o Signore. Signore, dacci sacerdoti santi, e tu stesso conservali nella serenità. Fa' che la potenza della tua Misericordia li accompagni dovunque e li custodisca contro le insidie che il demonio non cessa di tendere all'anima di ogni sacerdote.

La potenza della tua Misericordia, o Signore, distrugga tutto ciò che potrebbe offuscare la santità dei sacerdote, perché tu sei onnipotente. Ti chiedo, Gesù, di benedire con una luce speciale i sacerdoti dai quali mi confesserò nella mia vita. Amen.

(Santa Faustina)

 

 

PREGHIERA PER

I SACERDOTI

O Gesù, sommo ed

eterno sacerdote,
custodisci il tuo sacerdote dentro il Tuo Sacro Cuore.
Conserva immacolate

le sue mani unte
che toccano ogni giorno

il Tuo Sacro Corpo.
Custodisci pure

le sue labbra
arrossate dal Tuo

Prezioso Sangue.
Mantieni puro e celeste

il suo cuore
segnato dal Tuo sublime carattere sacerdotale.
Fa' che cresca nella fedeltà e nell'amore per Te
e preservalo dal contagio del mondo.
Col potere di trasformare il pane e il vino
donagli anche quello di

trasformare i cuori.
Benedici e rendi fruttuose le sue fatiche
e dagli un giorno la corona della vita eterna.

(Santa Teresa di Gesù Bambino)



                     Veglia di Preghiera

 

MINISTERI E VOCAZIONI NELLA CHIESA

 

CANTO D’ESPOSIZIONE

TUTTI:

Accogli, o Signore, il nostro grido che sale a te dalla nostra situazione di povertà e di peccato. Riempici dei tuoi doni di misericordia e di pace. Facci nuovi nel tuo amore. Il tuo passaggio di Salvatore nella nostra vita ci rende testimoni e apostoli di quella Buona Notizia di cui la società di oggi ha estremamente bisogno; per questo noi scegliamo di stare qui con te, di adorati per essere autentici e forti, ed annunciare a tutti l’amore che tu vivi con il Padre nello Spirito Santo e che riveli a noi e al mondo ora e nei secoli dei secoli. Amen.

 

Ripetiamo le seguenti invocazioni:

- Mio Signore e mio Dio

- Tu solo hai parole di vita eterna

- Abbi misericordia nel tuo amore

- Facci venire a te, o Signore

- Cancella il nostro peccato

- Crea in noi un cuore puro

- Non respingerci dalla tua presenza

- Noi ti amiamo, o Signore

 

PRIMA LETTURA

 

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi

Come infatti il corpo, pur essendo uno, a molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: “Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo”, non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: “Poiché io non sono un occhio, non appartengo al corpo”, non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse tutto udito, dove l’odorato? Ora invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto del corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: “Non ho bisogno di te”; ne la testa ai piedi: “Non ho bisogno di voi”: Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le una delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.

Parola di Dio                                                                                 (12, 12-27)

 

BREVE RIFLESSIONE

 

Ravviva il nostro Battesimo, Signore

- Nell’ascolto perseverante della tua parola

- Nell’accettazione serena delle nostre croci

- Nella gioiosa adesione al volere del Padre

- Nel superamento delle nostre situazioni di peccato

- Nell’impegno di testimoniare una fede autentica

- Nel desiderio di trasmettere a tutti la speranza cristiana

- Nel divenire come un dono ad ogni fratello

- Nell’apprendere e nel vivere sempre la preghiera continua

- Nella regolare e crescente frequenza alla riconciliazione

- Nell’amore profondo ad una vita eucaristica di unione con te

 

CANTO:

 

- Signore, noi ti adoriamo

- Signore, perdona le nostre miserie

- Signore, ascolta la nostra preghiera

- Signore, non dimentica chi si è allontanato

- Signore, accresci tu la nostra fede

- Signore, guarisci le nostre infermità

- Signore, parla ancora la nostro cuore

- Signore, noi ti amiamo

 

 

TUTTI

Signore, noi vogliamo che tutta la nostra vita sia plasmata da te, attratta dalla tua presenza d’amore per sentirci in modo vivo un solo corpo con te. La società ha bisogno di comunità vitali che siano fermento di novità e di rinascita morale e umana, ha bisogno che noi battezzati ci impegniamo come membra palpitanti e attive del tuo Corpo di Salvatore.

La nostra adorazione a te, pane di rigenerazione, è l’atteggiamento del povero che ha fame di te e della tua parola. Saziaci con il tuo amore, perché battezzati, cioè immersi con te nell’amore trinitario, possiamo rendere onore e gloria al Padre per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

SECONDA LETTURA

Dalla lettera del Santo Padre per l’anno sacerdotale

Il suo esempio mi induce a evidenziare gli spazi di collaborazione che è doveroso estendere sempre più ai fedeli laici, coi quali i presbiteri formano l’unico popolo sacerdotale e in mezzo ai quali, in virtù del sacerdozio ministeriale, si trovano “per condurre tutti all’unità della carità, amandosi l’un l’altro con la carità fraterna, prevenendosi a vicenda nella deferenza” (Rin 12,10)”.

 

E’ da ricordare, in questo contesto, il caloroso invito con i quale il Concilio Vaticano II incoraggia i presbiteri a “riconoscere e promuovere sinceramente la dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico nell’ambito della missione della Chiesa….Siano pronti ad ascoltare il parere dei laici, considerando con interesse fraterno le loro aspirazioni e giovandosi della oro esperienza e competenza nei diversi campi dell’attività umana, in modo da poter insieme a loro riconoscere i segni dei tempi”.

Ai suoi parrocchiani il Santo Curato insegnava soprattutto con la testimonianza della vita. Dal suo esempio i fedeli imparavano a pregare, sostando volentieri davanti al tabernacolo per una visita a Gesù Eucaristia.

“Non c’è bisogno di parlar molto per ben pregare” – spiegava loro il Curato -  Si sa che Gesù è la, nel santo tabernacolo: apriamogli il nostro cuore, rallegriamoci della sua santa presenza. E’ questa la migliore preghiera”.

Ed esortava: “Venite alla comunione, fratelli miei, venite da Gesù. Venite a vivere di Lui per poter vivere con Lui….”E’ vero che non ne siete degni, ma ne avete bisogno!”.

Tale educazione dei fedeli alla presenza eucaristica e alla comunione acquistava un’efficacia particolarissima, quando i fedeli lo vedevano celebrare il Santo Sacrificio della Messa. Chi vi assisteva diceva che “non era possibile trovare una figura che meglio esprimesse l’adorazione…Contemplava l’Ostia amorosamente”. “Tutte le buone opere riunite non equivalgono al sacrificio della Messa, perché quelle sono opere di uomini, mentre la Santa Messa è opera di Dio”, diceva.

Era convinto che dalla Messa dipendesse tutto il fervore della vita di un prete: “La causa della rilassatezza del sacerdote è che non fa attenzione alla Messa! Mio Dio, come è da compiangere un prete che celebra come se facesse una cosa ordinaria!”. Ed aveva preso l’abitudine di offrire sempre, celebrando, anche il sacrificio della propria vita: “Come fa bene un prete ad offrirsi a Dio in sacrificio tutte le mattine!”.

Questa immedesimazione personale al Sacrificio della Croce lo conduceva – con un solo movimento interiore – dall’altare al confessionale.

I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento.

Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormenta rivoluzionaria aveva soffocato a lungo la pratica religiosa.

Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso.

Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece si che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco disponibile all’ascolto e al perdono.

Parola della Chiesa

 

BREVE RIFLESSIONE

 

La tua parola, o Signore, come la tua presenza nel pane sono per noi, non solo uno stimolo alla conversione ma anche un motivo di grande fiducia e di speranza in un cammino di riconciliazione. Per questo con cuore riconoscente ti preghiamo:

 

Rinnova, o Signore, nella tua misericordia

 

- La tua Chiesa, perché sia la prima testimone del tuo amore

- Ogni comunità sociale, perché scelga vie di riconciliazione e di pace

- Gli istituti a Te consacrati, perché siano nel perdono vere comunità pasquali

- Le nostre parrocchie, perché siano centri di formazione cristiana e di fraternità

- Le famiglie, perché siano il primo luogo di educazione alla fede e al perdono

- Coloro che soffrono, perché il loro dolore sia purificazione per molti

- I sacerdoti, perché sappiano annunciare con la parola e la vita la tua presenza

- Ogni uomo che cerca la verità, perché lo trovi nella rivelazione del tuo amore

 

CANTO

 

Ascoltaci, o Signore

 

- Perché il magistero della Chiesa e l’opera dei sacerdoti per la santificazione delle famiglie

   raccolgano frutti nella società, preghiamo

- Perché coloro che, consacrati al Signore nel celibato, vivono nella famiglia religiosa la loro

   crescita umana nella fraternità, siano sempre sereni, preghiamo

- Perché ogni famiglia del mondo trovi nell’amore reciproco la sua stabilità e la sicurezza nel  

   proprio paese, preghiamo

- Perché nella famiglia possiamo sempre condividere un impegno di preghiera, di coerenza nelle 

   scelte sociali e di testimonianza evangelica, preghiamo

 

BENEDIZIONE EUCARISTICA

 

CANTO FINALE

 

 

 


Notizie della nostra Comunità

 

 

UN  GRAZIE  DALLE  SUORE

 

Le suore Orsoline Elide e Pellegrina che gestiscono l’asilo parrocchiale ALTERINI e molte attività pastorali della parrocchia, ci chiedono di esprimere un grazie davvero grande, con gioia e riconoscneza, verso tutti coloro che sono di sostegno alla loro opera.

 

In particolare i genitori dei bambini che frequentano la scuola materna, i quali si rendono sempre disponibili alle richieste delle suore e manifestano schietta gratitudine alla missione da loro svolta nei confronti dei figli.

Un ringraziamento va inoltre ai volontari del circolo parrocchiale Giovanni Paolo II, anche loro sempre pronti alle chiamate delle suore.

 

Ed il nuovo girello…

 

Alcuni di voi avranno notato che nel piazzale della scuola materna ha ripreso il suo posto la giostra girevole che mancava da molti mesi; ed un posto non da vecchia signora, ma da gioco completamente ristrutturato, alla cui realizzazione hanno contribuito davvero in tanti.

 

Un grazie al vecchio alpino Landi, che è sempre a disposizione della parrocchia, ora come in passato, a cui ci lega una profonda gratitudine e stima; a lui si deve la promozione ed organizzazione delle varie tappe:

un grazie alle mani volontarie (lavoro e materiali) di Paolo Bucarelli, Francesco Conticini, Lido e Giacobbe Gerini, Robero Bagnoli e Giorgio Bondi.

 

Le suore promettono a tutti un ricordo costante nelle loro preghiere;  questo è davvero il più bel gesto di riconoscenza che ogni cristiano può sperare per se stesso.


 

Rubrica Santuari d’Italia

a cura di Paola Boncompagni

 

SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DELLA CORNABUSA

 

A Cepino di Sant’Omobono prov di Bergamo, nel verde della Valle Imagna, a circa 700 m., quasi nascosta in un recesso della montagna, si trova la grotta-santuario della Beata Vergine Dolorosa della Cornabusa.  Il nome “cornabusa” deriva dall’insieme di due parole del dialetto bergamasco: “corna” che significa “roccia” e busa” che significa “foro, buco” e dunque buco nella roccia, caverna, grotta. Il santuario è molto originale. E’ composto da una grande caverna naturale; due pareti imponenti scolpite dalla natura sostengono un enorme strato calcareo che forma il soffitto. Da molti secoli, questo è un centro di devozione per gli abitanti della vallata e la destinazione di un gran numero di pellegrinaggi provenienti anche da altre regioni e nazioni. Papa Giovanni XXIII fu particolarmente devoto alla Cornabusa, dove  si fermava a pregare ogni volta che tornava a Sotto il Monte; la sua devozione gli era stata trasmessa dai suoi antenati che erano originari del villaggio. Egli ha definito questo santuario, il santuario più bello del mondo, perché costruito dalla mani di Dio e non dagli uomini.

Il santuario ha le sue origini nella II metà dell’anno 1400, non in seguito ad un’apparizione della Vergine, ma ad un miracolo fatto da Lei in favore di una fanciulla sordomuta dalla nascita. La giovane portava le sue capre a pascolare in quei boschi quando, per proteggersi da un violento temporale, si rifugiò in questa grotta. Mentre aspettava la fine del temporale, andò a vedere quello che c’era nel fondo della grotta e là trovò una statua della Beata Vergine con in braccio il Figlio deposto dalla Croce. Stupita di trovare in un luogo così isolato e sconosciuto alla maggior parte delle persone una statua della Vergine, la fanciulla cominciò a guardarla e, dopo un attimo di stupore, si mise a recitare il rosario. Noi non sappiamo ciò che ella abbia domandato alla Madonna, ma, ad un tratto, iniziò a sentire il rumore del tuono, degli animali e dello scorrere dell’acqua. Spaventata da questi suoni che non aveva mai udito, la giovane corse a casa chiamando a voce alta i suoi genitori, che si stupirono che la loro figlia potesse parlare e ascoltare. Le chiesero allora cosa le fosse accaduto e lei, dopo aver raccontato i fatti, si fece accompagnare alla grotta dalla sua famiglia.

(Da ogni parte accorse grande folla di popolo per vedere coi propri occhi quando veniva narrato del rinvenimento di questa sacra immagine. Nelle notti seguenti, alcuni fedeli trasportarono, prima nella chiesa di Nedilita e poi in quella di Cepino, la statua della Vergine, ma ogni volta, all’indomani, la trovarono di nuovo al suo posto nella grotta. Pensando allora che non fosse rimasta fra loro perché non l’avevano trasportata coi dovuti onori, decisero di trasportarla di nuovo con una solennissima processione. Adunati i sacerdoti, convocato il popolo…ma, appena la prodigiosa Effige giunse all’inizio della discesa che conduce alla valle, ecco che con la faccia si rivolse indietro verso la grotta sotto gli occhi stupiti del popolo e del clero presente, indicando, con questo nuovo prodigio, che là voleva tornare ed essere venerata. La processione retrocedette immediatamente e la sacra Immagine fu ricollocata trionfalmente al suo posto).

La notizia si diffuse nella vallata e in poco tempo si manifestò una così viva devozione per la Vergine, che il Vicario Generale del Vescovo di Bergamo, il 4 febbraio 1510, dette il permesso di celebrare una S. Messa tutti i sabati, trasformando così la grotta in chiesa.

All’interno della grotta, fu eretta una prima cappella, in seguito ingrandita, e fu costruita anche una piccola casa d’accoglienza. Furono costruiti anche un campanile e, lungo la mulattiera, otto cappelle che rappresentano i dolori della Vergine e la scoperta miracolosa della pastorella sordomuta. Ancora oggi è viva l’antica tradizione dei devoti di bagnarsi gli occhi e il volto con l’acqua che sgorga dalla sorgente dietro la statua. Ma cosa faceva quella statua nella grotta? Probabilmente vi fu portata all’inizio del 1400, quando in Europa imperversava la guerra fra Guelfi e Ghibellini. Anche i signorotti delle nostre vallate, parteggiando chi per gli uni, che per gli altri, si dichiararono guerra.

Gli abitanti del villaggio, dunque, quando avevano sentore dell’avvicinamento dei soldati che rubavano, uccidevano e bruciavano tutto, venivano a rifugiarsi nella grotta coi loro poveri beni, perché la grotta era poco conosciuta, facilmente difendibile, abbastanza grande da offrire asilo a molte persone e soprattutto con una riserva di acqua che permetteva di resistere anche a lunghi assedi. La tradizione vuole che un’anziana signora, abbia portato con sé per salvarla dalle razzie, ciò che aveva di più caro e sacro: questa statua di Maria Vergine Dolorosa.

Tornata la pace, le persone dimenticarono la statua, finché fu ritrovata dalla pastorella che ne fu benedetta. Il 4 ottobre 1908, al rito d’incoronazione della Madonna, presenziò anche il giovane Angelo Roncalli. Il 4 febbraio di quest’anno, grandi festeggiamenti e celebrazioni religiose si svolgeranno in occasione dei 500 anni dall’apertura della grotta come luogo di culto.

 


Attualità

 

HAITI: perché?

 

Il terremoto di Haiti, con le devastazioni e le decine di migliaia di cadaveri, fra i quali moltissimi bambini, ha provocato dolore e sgomento. Perché tutto questo, se Dio è amore? E' un interrogativo spontaneo che ci sollecita ad approfondire la fede.

Lo spettacolo raccapricciante di una moltitudine di cadaveri ci richiama a una realtà che preferiamo nascondere il più possibile: l'onnipresenza del dolore e della morte nella vita umana.  Si tratta di una costatazione: basta aprire gli occhi.

Ma chi, come i cristiani, guarda con gli occhi della fede che cosa vede? Vede le anime immortali di tutti coloro che, morendo, si aprono all'amore di Dio e vengono accolte nel suo Regno di gioia e di pace, Vede i morti che la terra ha ingoiato risuscitare nell'ultimo giorno a immagine della gloria di Cristo risorto. Vede nei sopravissuti che hanno perso ogni cosa la presenza di Gesù che chiede aiuto.

" Vidi poi un nuovo cielo e una terra nuova...Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme....Udii allora una voce potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate" ( Apocalisse 21, 1-4).

La sofferenza e la morte che affliggono l'esistenza umana non sono l'ultima parola. In Cristo risorto avremo la gioia e la vita immortale.

 

Benedetto XVI: la Chiesa resterà accanto al popolo haitiano

 

La Chiesa cattolica non abbandonerà il popolo haitiano e farà tutto il possibile per contribuire alla ricostruzione. E' quanto si legge nei messaggi che Benedetto XVI ha scritto di suo pugno al Presidente di Haiti, René Préval, e al Presidente della Conferenza episcopale di questo paese, l’Arcivescovo Louis Kérebreau, per manifestare ancora una volta il proprio cordoglio per le vittime del terremoto del 12 gennaio e la propria vicinanza ai superstiti.

Nella lettera al Presidente della Repubblica di Haiti, il Papa chiede “a Dio di accogliere nella pace del suo regno tutti coloro che hanno trovato la morte nel sisma e di infondere consolazione nelle loro famiglie che, spesso, non hanno potuto dare una sepoltura degna ai loro cari scomparsi”.

Un bilancio ufficiale diffuso nei giorni scorsi dalle autorità haitiane parla di 111.499 morti e 193.891 feriti, mentre gli sfollati sarebbero tre milioni.

“Prego anche – aggiunge – affinché lo spirito di solidarietà dimori in tutti i cuori e la calma possa regnare nelle strade cosicché l'aiuto generoso che sta giungendo da tutti i Paesi rechi sollievo a tutti e le persone che oggi sono prive di ogni cosa provino il conforto di sapere che l'intera comunità internazionale si sta prendendo concretamente cura di loro”.

“Apprezzo vivamente – continua poi – l'impegno di tutti coloro che, haitiani e stranieri, a volte mettendo a rischio la propria vita, stanno facendo tutto il possibile per cercare e soccorrere i sopravvissuti e li ringrazio di tutto cuore”.

Il Pontefice assicura infine che “la Chiesa cattolica, attraverso le sue istituzioni, al di là della viva emozione suscitata, resterà accanto alle persone provate da questa disgrazia e che, conformemente alle sue forze, le aiuterà a ritrovare possibilità di un futuro aperto”.

Nel messaggio all'Arcivescovo di Cap-Haïtien e Presidente della Conferenza Episcopale di Haiti, il Papa assicura la sua “grande vicinanza spirituale” e la sua “preghiera fervente per tutte le persone coinvolte in questa catastrofe”.

“Chiedo a Dio – scrive il Santo Padre – di accogliere nella pace del suo Regno tutti coloro che hanno trovato la morte nel sisma, in particolare monsignor Serge Miot, Arcivescovo di Port-au-Prince, che ha condiviso la sorte di tanti suoi fedeli fra i quali figurano sacerdoti, persone consacrate e seminaristi”.

“In questo momento buio, invoco Nostra Signora del Perpetuo Soccorso affinché si faccia Madre di tenerezza e sappia guidare i cuori cosicché la solidarietà prevalga sull'isolamento e sul 'ciascuno per sé'”.

Il Pontefice esprime quindi apprezzamento per la “rapidissima mobilitazione della comunità internazionale, unanimemente commossa per la sorte degli haitiani” e “di tutta la Chiesa che, attraverso le sue istituzioni, non mancherà di apportare il suo aiuto ai primi soccorsi e alla ricostruzione paziente delle zone devastate”.

 


Notizie dal Casentino

 

Rubrica VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

PRIMATO ECOLOGICO … A STRADA

 

Dopo 4 anni di stallo riapre in Casentino un’azienda di produzione industriale. 140 pannolini al minuto, per un totale di circa 14 milioni di pezzi l’anno, questi i numeri della produzione della nuova fabbrica Wip che ha sede a Castel San Niccolò ed è operativa dallo scorso novembre. Si tratta della prima linea produttiva messa in atto direttamente dalla Wip che ha scelto il Casentino proprio per la sue peculiarità e per le sue bellezze storico artistiche per dare inizio ad un progetto di industria ecocompatibile. “Un progetto pilota – sostiene Marco Benedetti amministratore delegato - non solo legato allo sviluppo della singola azienda, ma quale esempio di sostenibilità per le imprese. L’economia italiana passa per un nuovo stile che è quello della sostenibilità per una resa sociale e industriale”. Da una vendita iniziale solo ai gruppi di acquisto oggi la WIP distribuisce i pannolini ed altri prodotti ecologici per il 70% sul mercato estero, soprattutto Francia, Scandinavia, Germania, Arabia Saudita, Spagna, Grecia, Corea del Sud e per l’altro 30% in Italia, prevalentemente al nord nei negozi specializzati e nelle farmacie. “La previsione – continua Benedetti - è di introdurre nella produzione, entro il 2011, degli assorbenti e quindi creare nuova occupazione. Attualmente i dipendenti sono 6, tutti locali e professionalizzati e ci auspichiamo di poter arrivare a 30 unità”. Primo impianto integrato di filtraggio della cellulosa, a basso impatto ambientale anche dal punto di vista dell’energia, la fabbrica Wip è stata inaugurata sabato 23 Gennaio e contestualmente anche il Centro Studi che sorgerà proprio all’interno dell’azienda. Il Centro sarà curato dall’associazione no profit Dalla Terra alla Terra che ha come Presidente il Senatore Ferrante Francesco che avrà due scopi: una parte di didattica ambientale rivolta alle scuole e una parte dedicata alla ricerca sulla biodegradabilità. Da internet si legge:

Rappresenta un modello innovativo di industria a basso impatto ambientale. - sottolinea Banca Etica - Processo di lavorazione e prodotto finito sono così innovativi che la Wip è stata l’unica azienda italiana invitata a presentare i propri articoli nella sezione ‘iniziative industriali innovative’ del meeting internazionale sul clima di Copenhagen”.


Approfondimenti

Il Papa: gli ambientalisti sono i neopagani

 

La pace non è minacciata soltanto da guerre e terrorismo, ma anche dall’abuso dei beni naturali, che vanno salvaguardati cambiando modello di sviluppo, senza però assolutizzare la natura perché altrimenti si finisce per cadere in «un nuovo panteismo con accenti neopagani». Lo scrive Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale della Pace, presentata ieri in Vaticano. Un messaggio all’insegna del realismo, che non cede a visioni catastrofiste, e invita invece a impostare «in modo equilibrato» l’approccio ai problemi ambientali, ricordando che Dio ha affidato all’uomo il ruolo di «custode e amministratore responsabile del creato». Il documento prende le distanze da un certo ecologismo che considera l’uomo il cancro del pianeta. Se la Chiesa «esprime perplessità dinanzi ad una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo», spiega il Papa, «lo fa perché tale concezione elimina la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi», dimenticando «l’identità e il ruolo superiore dell’uomo» e favorendo una «visione egualitaristica della “dignità” di tutti gli esseri viventi». «Si dà adito, così – continua il Pontefice – a un nuovo panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza per l’uomo». Anche la posizione contraria, che assolutizza la tecnica e il potere umano, «finisce per essere un grave attentato non solo alla natura, ma anche alla stessa dignità umana».

«Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato» è il titolo del messaggio papale. Ratzinger scrive che la sua salvaguardia «diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità». La Chiesa non entra nel merito delle soluzioni tecniche, ma richiama la relazione tra il Creatore, l’essere umano e il creato. Di fronte ai cambiamenti climatici, alla desertificazione, all’inquinamento dei fiumi e all’aumento di «eventi naturali estremi», il messaggio propone come risposta «una revisione profonda» del modello di sviluppo e una riflessione «sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni». Chiede «un governo responsabile sull’ambiente», e denuncia come il degrado sia «spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici». Benedetto XVI riconosce la «responsabilità storica» dei Paesi industrializzati», ma afferma che anche quelli meno sviluppati «non sono esonerati» dal rispetto del creato. Quindi auspica che si favoriscano «comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il fabbisogno di energia» e promuovendo «la ricerca e l’applicazione di energie di minore impatto ambientale», come quella solare. Altre priorità sono l’attenzione «alla questione planetaria dell’acqua», le «strategie di sviluppo rurale incentrate sui piccoli coltivatori», la gestione delle foreste, lo smaltimento dei rifiuti. «La questione ecologica – conclude Ratzinger – non va affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila all’orizzonte; a motivarla deve essere soprattutto la ricerca di un’autentica solidarietà a dimensione mondiale».

Durante la conferenza stampa il cardinale Renato Martino, rispondendo a una domanda sull’energia nucleare, non citata nel documento, si è detto favorevole al nucleare civile. Proprio ieri, infine, l’ex vicepresidente americano Al Gore che da Copenaghen aveva lanciato l’allarme sulla possibilità che l’intera calotta polare artica sparisca nei prossimi 5-7 anni, è stato pubblicamente smentito dallo scienziato che lui stesso aveva citato. «Non mi è chiaro come sia arrivato a questa cifra, io non farei mai una stima di probabilità così precisa», ha dichiarato al Times Wieslav Maslowski

 

 

Giovanni Paolo II e Pio XII "venerabili"

Un decreto autorizzato dal Papa riconosce le loro virtù eroiche

Benedetto XVI ha autorizzato questo sabato la pubblicazione dei decreti che riconoscono le virtù eroiche dei Papi Giovanni Paolo II e Pio XII, che in questo modo passano a essere riconosciuti come "venerabili" dalla Chiesa.

Si tratta del primo passo importante del processo romano per la causa di beatificazione dei due Pontefici. Perché possano essere elevati agli altari sarà necessario il riconoscimento di un miracolo attribuito alla loro intercessione dopo la morte da parte di una commissione scientifica, una commissione teologica, una di Cardinali e Vescovi, e infine, dello stesso Papa.

Perché siano dichiarati santi sarà necessario il riconoscimento di un altro miracolo attribuito alla loro intercessione. I decreti sono stati autorizzati da Benedetto XVI durante l'udienza che ha concesso all'Arcivescovo Angelo Amato, S.D.B., prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.

Il processo è stato spiegato da Benedetto XVI ricevendo i superiori, gli officiali e i collaboratori della Congregazione in occasione del 40° anniversario dell'istituzione di questo organismo vaticano.

"Le principali tappe del riconoscimento della santità da parte della Chiesa, cioè la beatificazione e la canonizzazione, sono unite tra loro da un vincolo di grande coerenza - ha affermato -. Ad esse vanno aggiunte, come indispensabile fase preparatoria, la dichiarazione dell'eroicità delle virtù o del martirio di un Servo di Dio e l'accertamento di qualche dono straordinario, il miracolo, che il Signore concede per intercessione di un suo Servo fedele".

"Quanta sapienza pedagogica si manifesta in tale itinerario! In un primo momento, il Popolo di Dio è invitato a guardare a quei fratelli che, dopo un primo accurato discernimento, vengono proposti come modelli di vita cristiana; quindi, viene esortato a rivolgere loro un culto di venerazione e di invocazione circoscritto nell'ambito di Chiese locali o di Ordini religiosi".

Infine, ha aggiunto, "è chiamato ad esultare con l'intera comunità dei credenti per la certezza che, grazie alla solenne proclamazione pontificia, un suo figlio o una sua figlia ha raggiunto la gloria di Dio, dove partecipa alla perenne intercessione di Cristo in favore dei fratelli".

In questo cammino, ha dichiarato il Pontefice, "la Chiesa accoglie con gioia e stupore i miracoli che Dio, nella sua infinita bontà, gratuitamente le dona, per confermare la predicazione evangelica. Accoglie, altresì, la testimonianza dei martiri come la forma più limpida e intensa di configurazione a Cristo".

La Chiesa svolge questi processi perché "nell'itinerario per il riconoscimento della santità emerge una ricchezza spirituale e pastorale che coinvolge tutta la comunità cristiana".

"La santità, cioè la trasfigurazione delle persone e delle realtà umane a immagine del Cristo risorto, rappresenta lo scopo ultimo del piano di salvezza divina", ha concluso.

 

 

LA CARITA' SENZA DISCERNIMENTO E' COME UNA FOGLIA PORTATA DAL VENTO: TELETHON UTILIZZA EMBRIONI UMANI PER LA RICERCA

 

Grande enfasi, come ogni anno, sulle TV e tra i media italiani ha la campagna di raccolta fondi per la ricerca scientifica che va sotto il nome di Telethon. Illustri e credibili testimonial televisivi ci invitano durante i programmi TV a devolvere, magari tramite un semplice sms, i nostri soldi per una buona causa, la ricerca scientifica.

Ma noi siamo chiamati come sempre a fare attenzione e a verificare che cosa si finanzia perché come dice il detto “la carità senza discernimento è come una foglia portata dal vento”.

Avendo ricevuto alcune segnalazioni circa il fatto che Telethon finanzierebbe anche progetti di ricerca con l’utilizzo di embrioni umani, abbiamo verificato, poiché ciò sarebbe moralmente inaccettabile per il semplice fatto che è sbagliato cercare di curare delle malattie di esseri umani, usando come cavie e quindi eliminando altri esseri umani.

Abbiamo quindi trovato conferma a quanto detto negli atti pubblicati sul sito della Pontificia Accademia Pro Vita della XI ASSEMBLEA GENERALE nell’intervento del Dr. JEAN-MARIE LE MÉNÉ dal titoli “ETICA SANITARIA E GESTIONE DELLA SALUTE MONDIALE”

(...) pubblichiamo qui sotto un breve estratto che parla proprio delle attività di Telethon

"Dato che l’epidemia di AIDS ha avuto una grande copertura mediatica, le associazioni hanno rivestito un ruolo importante nelle discussioni. La valutazione dei fatti scientifici non è rimasta in seno all’ambiente specialistico, ma è stata fatta oggetto di appropriazione da parte di una lobby. Le decisioni finanziarie ne sono state influenzate a scapito di altre scelte sanitarie. È emersa una formula mista, che ha visto uniti esperti e gruppi di pressione, a guida della ricerca sulle malattie genetiche e ora sulla terapia cellulare. Con gli ingenti fondi raccolti e distribuiti ogni anno da Telethon, alcune associazioni gestionali sono diventate attori-chiave nella scelta dei temi e dei gruppi di ricerca all’interno di organismi pubblici. Ma i fini perseguiti e i mezzi usati non sono esenti da critiche. L’autorizzazione della diagnosi preimpianto è stato il risultato diretto delle pressioni esercitate da Telethon. La nascita del primo bambino dopo diagnosi preimpianto è stata resa possibile grazie ai finanziamenti di Telethon, che se ne è rallegrata. In passato, alcune emittenti televisive di Telethon avevano già presentato “babythons”, ossia bambini nati senza malattie grazie alla diagnosi prenatale. Il passo successivo ha avuto inizio con la presa di posizione di Telethon a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali e sulla clonazione terapeutica…”

 

Quindi sarebbe buona cosa non devolvere soldi a Telethon. Ricordiamo sempre che l’uomo è il fine della ricerca e mai può essere usato come mezzo, ledendone il diritto alla vita.

 


Testimonianze

ATTENZIONE ALLA SEGNALETICA

 

Direzione

obbligatoria:

I due principali comandamenti della carità:

 

“Amare DIO e amare il PROSSIMO”.

Precedenza:

Ai più poveri ed emarginati.

“Imparate a fare il bene, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”.

Is.1-10.

Posto di

rifornimento:

 

Preghiera e frequenza ai Sacramenti.

 

“Venite, prostrati adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati”. Sl. 94.

Senso vietato:

Evitare il peccato.

“Santificate i vostri cuori, umiliatevi davanti al Signore ed Egli vi esalterà”. Gc. 4.7-8-10.

Pericolo

generico:

 

Essere lontani da Dio.

“Fammi conoscere Signore, le tue vie… guidami nella tua verità, e istruiscimi perché sei Tu, il Dio della mia salvezza”. Sl. 24.

Parcheggio:

 

 

Visitare gli infermi ed anziani abbandonati.

“In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose ad un solo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”. Mt. 25. 31-46.

 


 

 

Divieto di

suonare:

 

 

Fai il bene e non suonare la tromba. Dio l’ha scritto nel suo libro.

“La tua destra non sappia quello che fa la tua sinistra, perché la tua elemosina resti segreta, e il Padre tuo ti ricompenserà”. Mt. 6. 1-6.

Divieto di

inversione:

 

 

Non retrocedere negli impegni assunti.

“Ricordati Signore del tuo amore, della tua fedeltà che è da sempre, ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore”. Sl. 24

Limite di

velocità:

 

 

Non rimandare al domani il bene che puoi fare oggi.

 

“Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me”. Sl. 22

 

Alt Polizia:

 

 

Dio può chiederti conto in qualunque momento.

“Se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, salverà la sua anima dalla morte e coprirà la moltitudine dei peccati”. Gc.5. 16-19-20.

Ospedale:

 

 

Dio ci giudicherà sull’amore.

 

“Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve". Is.1. 16-20