Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino

Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino

Anno
VII - N. 39 Gennaio
- Febbraio 2010
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Il Piano Pastorale
q Riflessione sul tema pag. 4 Seconda parte del Piano
Un popolo che ascolta e cerca la
volontà di Dio
q Le preghiere del mese pag.
10 Preghiere varie
q Veglia di preghiera pag.
11 Misteri e vocazioni nella
Chiesa
q Notizie della nostra comunità pag.
16 Le suore ringraziano
q Rubrica pag. 17 I Santuari d’Italia
q Attualità pag. 19 HAITI: perché?
q Notizie dal Casentino pag. 21 Rubrica del Direttore
q Approfondimenti pag. 22 Ambientalisti neopagani
Giovanni Paolo II e Pio XII
Telethon e la vita
q Per finire pag. 27 Attenzione alla segnaletica
Il giornalino può essere scaricato su internet
all’indirizzo www.parrocchiastrada.net
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni,
Amalia Bonciani REDAZIONE: Antonio Fani - P.za Piave n° 17/A -
Strada in Casentino (AR) Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
Il piano pastorale
Se la
chiesa manifesterà questo volto avrà efficacia nei confronti del mondo e cadranno
le resistenze alle sue parole di pace, giustizia e fraternità.
Il Concilio
Vaticano II definisce
Gli
appartenenti a questo popolo sono tutti soggetti alla missione della Chiesa,
chiamati ad essere luce del mondo e sale della terra e strumento di redenzione
dell’umanità.
Questo
nuovo popolo ha un cammino tracciato davanti a sé che è quello della santità da
realizzare nel vivere quotidiano.
Un popolo
guidato e santificato dai ministri che rendono attuale la presenza di Gesù
maestro, sacerdote e pastore lungo il corso della storia. E’ ai vescovi ed ai
presbiteri che è affidata la cura pastorale dei fedeli. “il Sacerdozio è
l’amore del cuore di Gesù” soleva dire il Santo Curato d’Ars.
Questo
popolo è composto da varie vocazioni e da varie membra: “Voi siete corpo di
Cristo, e ognuno secondo la sua parte, le sue membra” (1Cor. 12,27).
Le
vocazioni nella Chiesa non devono contrapporsi o competere tra loro, ma concorrere
e collaborare all’unico disegno di salvezza.
Il popolo
cristiano (ministri, vocazioni di speciale consacrazione, laici) è incamminato
a incontrare Gesù, parlare di Lui, farlo conoscere al mondo, testimoniare la
sua vittoria sul peccato e sulla morte, vivere la vita nuova che egli ha
inaugurato con la sua morte e Resurrezione.
Tutte le vocazioni che fioriscono nella Chiesa partecipano a questa
meravigliosa avventura dello
Spirito, corroborati e sostenuti da Cristo fonte di ogni bene.
Il vostro
parroco, don Roberto
Seconda parte del piano
(Tempo per
annum-Quaresima)
Un popolo che
ascolta e cerca la volontà di Dio
ICONA
BIBLICA
«In
quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli riuniti nel cenacolo: “Io sono la vite
vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non portafrutto, lo
taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi
siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete inme e io
in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimanenella
vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci.
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non
potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e
secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me
e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate
miei discepoli. Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel
mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come
ioho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho
detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”».
Giovanni 15,1-11
1.
Nel
lungo discorso che rivolge ai discepoli durante l’ultima cena, il SignoreGesù
pensa soprattutto al futuro della comunità da lui fondata. Vuole rassicurare i
suoi amici che la sua partenza da loro non impedirà in nessun modo il cammino
della Chiesa e che, anzi, i suoi discepoli saranno più che mai innestati
nell’unica vite che continuerà a portare frutto per l’eternità. «Chi rimane in
me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla».
Ai discepoli di Cristo la presenza del Signore è assicurata definitivamente. E
proprio attraverso la vivificante azione dello Spirito che, oggi come allora, attraversoi
sacramenti dell’iniziazione cristiana – il battesimo, la cresima e l’Eucaristia
–, ci fa entrare in diretto contatto con il mondo nuovo della risurrezione,
rendendoci membri a tutti gli effetti del popolo dei redenti, i “santi”, come
Paolo chiama i cristiani nelle sue lettere. Tralci innestati nella vite, i
credenti in Cristo sono un popolo di chiamati, popolo autenticamente
messianico, nel quale si realizzano finalmente le attese di tutta l’umanità.
Lumen
Gentium così descrive la titolarità,
l’identità, la legge e la meta verso cui è orientato questo popolo sacerdotale,
regale e profetico: questo popolo «ha per capo Cristo… Ha per condizione la
dignità e la libertà dei figli di Dio… Ha per legge il nuovo precetto di amare
come lo stesso Cristo ci ha amati… ha per fine il regno di Dio» (LG 9).
Cristo come capo, la libertà e la dignità dei figli di Dio come fisionomia
quotidiana di vita, il precetto dell’amore come unica legge, il regno di Dio
come meta ultima del nostro cammino: non c’è dubbio che si tratti di un
meraviglioso invito alla radicalità dell’appartenenza ecclesiale, che dovrebbe mettere
in fuga ogni nostra titubanza, ogni tentazione di rassegnazione e stanchezza.
Appunto, tutti i battezzati sono soggetti della missione della Chiesa,
proprio perché chiamati a far parte di questa vera e propria avventura dello
Spirito, per la quale, come afferma ancora Lumen Gentium, il popolo di
Dio, «costituito da Cristo per una comunione di vita, di carità e di verità, è
pure da lui assunto a essere strumento della redenzione di tuttie, quale luce
del mondo e sale della terra, è inviato a tutto il mondo». Viene in mente la
bellissima immagine dell’Apocalisse in cui sono descritti i martiri che seguono
l’Agnello ovunque vada, biancovestiti, e con palme nelle mani, cantando a Dio
di cuore inni, salmi e cantici spirituali! Questo popolo nuovo che appartiene a
Cristo è un popolo chiamato alla santità, e proprio perchè è incamminato verso
la pienezza della comunione con Dio. In questa prospettiva, la santità non è
tanto legata a modelli ormai superati, che la facevano coincidere con un certo
“eroismo” individuale, con la ricerca di record o primati spirituali. La
santità cristiana – è il tema del quinto capitolo di Lumen Gentium – si
realizza nel nostro vivere quotidiano e fedelecome membri di una Chiesa che è
essa stessa santa perché sta aggrappata a Gesù Cristo e vive come lui ha
vissuto, con il coraggio e la libertà – per riprendere l’immagine evocata
precedentemente – di “camminare sul mare” con lui. È dal nostro legame con Gesù
Cristo che ha origine la comunione all’interno della Chiesa: appartenenza che
viene prima di qualsiasi altro schieramento, indispensabile e solido fondamento
di ogni autentica comunità cristiana.
2.
Il ministero sacerdotale a servizio del popolo di Dio
Perché
la sua presenza di maestro, sacerdote e pastore potesse prolungarsi in mezzo al
suo popolo, Gesù stesso, per mezzo degli apostoli, ha reso partecipi della sua
consacrazione e della sua missione i loro successori, cioè i vescovi, i quali,
a loro volta, hanno legittimamente affidato a vari membri della Chiesa,
nell’ordine del presbiterato e del diaconato, l’ufficio del loro ministero
(cfr. LG 28). Congiunti ai vescovi nella dignità sacerdotale e in virtù
del sacramento dell’ordine a immagine di Cristo, sommo ed eterno sacerdote, i
presbiteri «sono consacrati per predicare il Vangelo, essere i pastori fedeli e
celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento.
Partecipi, nel loro grado di ministero, dell’ufficio dell’unico mediatore, che
è il Cristo, annunziano a tutti la parola di Dio. Esercitano il loro sacro
ministero soprattutto nel culto eucaristico, dove, agendo in persona di Cristo
e proclamando il suo mistero, uniscono le preghiere dei fedeli al sacrificio
del loro capo e nel sacrificio della messa rendono presente e applicano fino
alla venuta del Signore, l’unico sacrificio del Nuovo Testamento, quello cioè
di Cristo, il quale una volta per tutte offrì se stesso al Padre quale vittima
immacolata» (LG 28). Ai presbiteri, inoltre, sono affidati il ministero
della riconciliazione e del conforto, della guida della comunità, della
predicazione e dell’insegnamento, compiti che essi potranno ben assolvere nella
misura in cui crederanno ciò che hanno letto e meditato nella legge del
Signore, insegneranno ciò che credono, vivranno ciò che insegnano.
La
celebrazione, in questo anno in cui si commemorano i 150 anni della morte del
santo Curato d’Ars, dell’Anno sacerdotale è indubbiamente un’occasione propizia
per prendere piena coscienza del grande dono che il ministero ordinato
rappresenta a servizio di tutto il popolo di Dio. San Giovanni Maria Vianney
era solito ripetere che «il sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù»:
un’espressione toccante, l’ha definita papa Benedetto XVI nella lettera di
indizione dell’Anno sacerdotale, «che ci permette anzitutto di evocare con
tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo
per
È
ai presbiteri in modo tutto particolare che è affidata la cura dei fedeli «che
hanno spiritualmente generato col battesimo e l’insegnamento. Divenuti
spontaneamente modelli del gregge, presiedano e servano la loro comunità
locale, in modo che questa possa degnamente esser chiamata col nome di cui è
insignito l’unico popolo di Dio nella sua totalità, cioè Chiesa di Dio» (LG 28).
Come
ha ricordato ancora papa Benedetto XVI, proprio perché costituiti a servizio
dell’unico popolo di Dio, popolo sacerdotale, regale e profetico, i presbiteri
sono chiamati ad ampliare progressivamente gli spazi di collaborazione nei
confronti dei fedeli laici, in mezzo ai quali, in virtù del sacerdozio
ministeriale, si trovano «per condurre tutti all’unità della carità, ‘amandosi
l’un l’altro con la carità fraterna, prevenendosi a vicenda nella deferenza’» (PO
9). Ed è il papa stesso a ricordare il caloroso invito con il quale il
concilio Vaticano II incoraggia i presbiteri a «riconoscere e promuovere
sinceramente la dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico nell’ambito
della missione della Chiesa…
Siano
pronti ad ascoltare il parere dei laici, considerando con interesse fraterno le
loro aspirazioni e giovandosi della loro esperienza e competenza nei diversi
campi dell’attività umana, in modo da poter insieme a loro riconoscere i segni
dei tempi». Non meno necessaria è la consapevolezza, da parte dei presbiteri,
che il ministero ordinato «ha una radicale ‘forma comunitaria’ e può essere
assolto solo nella comunione dei presbiteri con il loro Vescovo. Occorre che
questa comunione fra i sacerdoti e col proprio Vescovo, basata sul sacramento
dell’Ordine e manifestata nella concelebrazione eucaristica, si traduca nelle
diverse forme concrete di una fraternità sacerdotale effettiva ed affettiva.
Solo così i sacerdoti sapranno vivere in pienezza il dono del celibato e
saranno capaci di far fiorire comunità cristiane nelle quali si ripetano i
prodigi della prima predicazione del Vangelo»28. Una comunione, come abbiamo visto,
che il modello trinitario chiede di estendere a tutto il corpo ecclesiale, che
guarda ai sacerdoti come a quella porzione eletta che non può venir meno per la
vita e la fecondità spirituale del popolo di Dio. Anzi, la vitalità di una comunità
cristiana si misura soprattutto a partire dalle vocazioni presbiterali che in
essa si manifestano, segno eloquente di una maturità spirituale effettivamente
raggiunta. Da qui deriva, inoltre, il forte invito a pregare intensamente
per le vocazioni, perché il Signore non faccia mai mancare alla sua Chiesa
il dono del ministero ordinato.
3.
Le altre vocazioni del corpo ecclesiale
Come
ci ha suggerito anche l’immagine della vite e dei tralci evocata all’inizio di
questa seconda scheda, il corpo ecclesiale è composto di varie membra, le
quali, pur essendo molte, formano un corpo solo, risultando ognuna
indispensabile per il buon funzionamento dell’unico organismo vivente: «voi
siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra» (1Cor 12,27).
Le vocazioni che fioriscono nella Chiesa sono, dunque, tutte orientate
all’unico fine verso il quale il popolo di Dio è incamminato: incontrare Gesù
Cristo, parlare di lui, farlo conoscere al mondo, testimoniare la sua vittoria
sul peccato e sulla morte, vivere la vita nuova che egli ha inaugurato attraverso
la sua morte e risurrezione. Nessuna contrapposizione o competizione può
stabilirsi fra le varie membra della Chiesa, ma una medesima obbedienza alla
volontà di Dio che ci ha raccolti e ci chiama a collaborare all’unico disegno
di salvezza. Ed è proprio valorizzando le varie vocazioni che la caratterizzano
che
conserva»
(LG 43). Molto opportunamente, sempre nel contesto dell’Anno
sacerdotale, papa Benedetto XVI ha rivolto ai presbiteri un caldo invito «a
saper cogliere la nuova primavera che lo Spirito sta suscitando ai giorni
nostri nella Chiesa, non per ultimo attraverso i Movimenti ecclesiali e le
nuove Comunità.
“Lo
Spirito nei suoi doni è multiforme… Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo
inaspettato, in luoghi inaspettati e in forme prima non immaginate… ma ci
dimostra anche che Egli opera in vista dell’unico Corpo e nell’unità dell’unico
Corpo”»
Porzione
preponderante del popolo di Dio è certamente quel vasto mondo del laicato che
ha al centro, come cuore pulsante, la vocazione degli sposi cristiani, nella
quale essi, in forza del sacramento del matrimonio, «significano e partecipano
il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e
Numerose
sono le forme associative attraverso le quali il laicato esprime la sua
appartenenza e la sua ministerialità ecclesiale, più specificamente orientata,
come vedremo nella prossima scheda, verso le cosiddette realtà terrene. Nella
nostra diocesi le associazioni laicali, a cominciare dall’Azione Cattolica,
sono varie e particolarmente attive. Anche attraverso di esse, e nella comunione
con le altre vocazioni ecclesiali, la comunità cristiana si scopre soprattutto
Le preghiere del mese
PREGHIERA PER
I SACERDOTI
O Gesù mio, ti prego per
La potenza della tua
Misericordia, o Signore, distrugga tutto ciò che potrebbe offuscare la santità
dei sacerdote, perché tu sei onnipotente. Ti chiedo, Gesù, di benedire con una
luce speciale i sacerdoti dai quali mi confesserò nella mia vita. Amen.
(Santa Faustina)
PREGHIERA PER
I SACERDOTI
O Gesù, sommo ed
eterno sacerdote,
custodisci il tuo sacerdote dentro il Tuo Sacro Cuore.
Conserva immacolate
le sue mani unte
che toccano ogni giorno
il Tuo Sacro Corpo.
Custodisci pure
le sue labbra
arrossate dal Tuo
Prezioso Sangue.
Mantieni puro e celeste
il suo cuore
segnato dal Tuo sublime carattere sacerdotale.
Fa' che cresca nella fedeltà e nell'amore per Te
e preservalo dal contagio del mondo.
Col potere di trasformare il pane e il vino
donagli anche quello di
trasformare i cuori.
Benedici e rendi fruttuose le sue fatiche
e dagli un giorno la corona della vita eterna.
(Santa Teresa di Gesù Bambino)

Veglia di Preghiera
MINISTERI E VOCAZIONI NELLA CHIESA
CANTO D’ESPOSIZIONE
TUTTI:
Accogli, o Signore, il nostro grido che sale a te
dalla nostra situazione di povertà e di peccato. Riempici dei tuoi doni di
misericordia e di pace. Facci nuovi nel tuo amore. Il tuo passaggio di Salvatore
nella nostra vita ci rende testimoni e apostoli di quella Buona Notizia di cui
la società di oggi ha estremamente bisogno; per questo noi scegliamo di stare
qui con te, di adorati per essere autentici e forti, ed annunciare a tutti
l’amore che tu vivi con il Padre nello Spirito Santo e che riveli a noi e al
mondo ora e nei secoli dei secoli. Amen.
Ripetiamo le seguenti invocazioni:
- Mio Signore e mio Dio
- Tu solo hai parole di vita eterna
- Abbi misericordia nel tuo amore
- Facci venire a te, o Signore
- Cancella il nostro peccato
- Crea in noi un cuore puro
- Non respingerci dalla tua presenza
- Noi ti amiamo, o Signore
PRIMA
LETTURA
Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi
Come infatti il corpo, pur essendo uno, a molte membra
e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E
in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un
solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un
solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra.
Se il piede dicesse: “Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo”, non
per questo non farebbe più parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: “Poiché io
non sono un occhio, non appartengo al corpo”, non per questo non farebbe più
parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse
tutto udito, dove l’odorato? Ora invece, Dio ha disposto le membra in modo
distinto del corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo,
dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non
può l’occhio dire alla mano: “Non ho bisogno di te”; ne la testa ai piedi: “Non
ho bisogno di voi”: Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono
necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le
circondiamo di maggior rispetto e quelle indecorose sono trattate con maggior
decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il
corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione
nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le una delle altre. Quindi se
un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato,
tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra,
ciascuno per la sua parte.
Parola di Dio (12,
12-27)
BREVE RIFLESSIONE
Ravviva il nostro Battesimo, Signore
- Nell’ascolto perseverante
della tua parola
- Nell’accettazione serena
delle nostre croci
- Nella gioiosa adesione al
volere del Padre
- Nel superamento delle
nostre situazioni di peccato
- Nell’impegno di
testimoniare una fede autentica
- Nel desiderio di
trasmettere a tutti la speranza cristiana
- Nel divenire come un dono
ad ogni fratello
- Nell’apprendere e nel
vivere sempre la preghiera continua
- Nella regolare e crescente
frequenza alla riconciliazione
- Nell’amore profondo ad una
vita eucaristica di unione con te
CANTO:
- Signore, noi ti adoriamo
- Signore, perdona le nostre miserie
- Signore, ascolta la nostra preghiera
- Signore, non dimentica chi si è allontanato
- Signore, accresci tu la nostra fede
- Signore, guarisci le nostre infermità
- Signore, parla ancora la nostro cuore
- Signore, noi ti amiamo
TUTTI
Signore, noi vogliamo che tutta la nostra vita sia
plasmata da te, attratta dalla tua presenza d’amore per sentirci in modo vivo
un solo corpo con te. La società ha bisogno di comunità vitali che siano
fermento di novità e di rinascita morale e umana, ha bisogno che noi battezzati
ci impegniamo come membra palpitanti e attive del tuo Corpo di Salvatore.
La nostra adorazione a te, pane di rigenerazione, è
l’atteggiamento del povero che ha fame di te e della tua parola. Saziaci con il
tuo amore, perché battezzati, cioè immersi con te nell’amore trinitario,
possiamo rendere onore e gloria al Padre per tutti i secoli dei secoli. Amen.
SECONDA
LETTURA
Dalla lettera del Santo Padre per l’anno sacerdotale
Il suo esempio mi induce a evidenziare gli spazi di
collaborazione che è doveroso estendere sempre più ai fedeli laici, coi quali i
presbiteri formano l’unico popolo sacerdotale e in mezzo ai quali, in virtù del
sacerdozio ministeriale, si trovano “per
condurre tutti all’unità della carità, amandosi l’un l’altro con la carità
fraterna, prevenendosi a vicenda nella deferenza” (Rin 12,10)”.
E’ da ricordare, in questo contesto, il caloroso
invito con i quale il Concilio Vaticano II incoraggia i presbiteri a “riconoscere e promuovere sinceramente la
dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico nell’ambito della missione
della Chiesa….Siano pronti ad ascoltare il parere dei laici, considerando con
interesse fraterno le loro aspirazioni e giovandosi della oro esperienza e
competenza nei diversi campi dell’attività umana, in modo da poter insieme a
loro riconoscere i segni dei tempi”.
Ai suoi
parrocchiani il Santo Curato insegnava soprattutto con la testimonianza della
vita. Dal suo esempio i fedeli imparavano a pregare, sostando volentieri
davanti al tabernacolo per una visita a Gesù Eucaristia.
“Non c’è
bisogno di parlar molto per ben pregare”
– spiegava loro il Curato - “Si sa che Gesù è la, nel santo tabernacolo:
apriamogli il nostro cuore, rallegriamoci della sua santa presenza. E’ questa
la migliore preghiera”.
Ed esortava: “Venite
alla comunione, fratelli miei, venite da Gesù. Venite a vivere di Lui per poter
vivere con Lui….”E’ vero che non ne siete degni, ma ne avete bisogno!”.
Tale educazione dei fedeli alla presenza eucaristica e
alla comunione acquistava un’efficacia particolarissima, quando i fedeli lo
vedevano celebrare il Santo Sacrificio della Messa. Chi vi assisteva diceva che
“non era possibile trovare una figura che meglio esprimesse
l’adorazione…Contemplava l’Ostia amorosamente”. “Tutte le buone opere riunite non equivalgono al sacrificio della Messa,
perché quelle sono opere di uomini, mentre
Era convinto che dalla Messa dipendesse tutto il
fervore della vita di un prete: “La causa
della rilassatezza del sacerdote è che non fa attenzione alla Messa! Mio Dio,
come è da compiangere un prete che celebra come se facesse una cosa
ordinaria!”. Ed aveva preso l’abitudine di offrire sempre, celebrando, anche il
sacrificio della propria vita: “Come fa bene un prete ad offrirsi a Dio in
sacrificio tutte le mattine!”.
Questa immedesimazione personale al Sacrificio della
Croce lo conduceva – con un solo movimento interiore – dall’altare al
confessionale.
I sacerdoti
non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi
a constatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento.
Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione
non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la
tormenta rivoluzionaria aveva soffocato a lungo la pratica religiosa.
Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con
il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato
e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima
della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso.
Con le lunghe
permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece si che i fedeli cominciassero
ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri
di trovarvi il loro parroco disponibile all’ascolto e al perdono.
Parola della Chiesa
BREVE
RIFLESSIONE
La tua parola, o Signore, come la tua presenza nel
pane sono per noi, non solo uno stimolo alla conversione ma anche un motivo di
grande fiducia e di speranza in un cammino di riconciliazione. Per questo con
cuore riconoscente ti preghiamo:
Rinnova, o Signore, nella tua misericordia
-
- Ogni comunità sociale, perché scelga vie di
riconciliazione e di pace
- Gli istituti a Te consacrati, perché siano nel
perdono vere comunità pasquali
- Le nostre parrocchie, perché siano centri di
formazione cristiana e di fraternità
- Le famiglie, perché siano il primo luogo di
educazione alla fede e al perdono
- Coloro che soffrono, perché il loro dolore sia
purificazione per molti
- I sacerdoti, perché sappiano annunciare con la
parola e la vita la tua presenza
- Ogni uomo che cerca la verità, perché lo trovi nella
rivelazione del tuo amore
CANTO
Ascoltaci, o Signore
- Perché il magistero della Chiesa e l’opera dei
sacerdoti per la santificazione delle famiglie
raccolgano
frutti nella società, preghiamo
- Perché coloro che, consacrati al Signore nel
celibato, vivono nella famiglia religiosa la loro
crescita umana
nella fraternità, siano sempre sereni, preghiamo
- Perché ogni famiglia del mondo trovi nell’amore
reciproco la sua stabilità e la sicurezza nel
proprio
paese, preghiamo
- Perché nella famiglia possiamo sempre condividere un
impegno di preghiera, di coerenza nelle
scelte
sociali e di testimonianza evangelica, preghiamo
BENEDIZIONE EUCARISTICA
CANTO FINALE
Notizie della nostra Comunità
UN GRAZIE
DALLE SUORE
Le suore Orsoline Elide e Pellegrina che gestiscono
l’asilo parrocchiale ALTERINI e molte attività pastorali della parrocchia, ci
chiedono di esprimere un grazie davvero grande, con gioia e riconoscneza, verso
tutti coloro che sono di sostegno alla loro opera.
In particolare i genitori dei bambini che frequentano
la scuola materna, i quali si rendono sempre disponibili alle richieste delle
suore e manifestano schietta gratitudine alla missione da loro svolta nei
confronti dei figli.
Un ringraziamento va inoltre ai volontari del circolo
parrocchiale Giovanni Paolo II, anche loro sempre pronti alle chiamate delle
suore.
Ed il nuovo girello…
Alcuni di voi avranno notato che nel piazzale della
scuola materna ha ripreso il suo posto la giostra girevole che mancava da molti
mesi; ed un posto non da vecchia signora, ma da gioco completamente
ristrutturato, alla cui realizzazione hanno contribuito davvero in tanti.
Un grazie al vecchio alpino Landi, che è sempre a
disposizione della parrocchia, ora come in passato, a cui ci lega una profonda
gratitudine e stima; a lui si deve la promozione ed organizzazione delle varie
tappe:
un grazie alle mani volontarie (lavoro e materiali) di
Paolo Bucarelli, Francesco Conticini, Lido e Giacobbe Gerini, Robero Bagnoli e
Giorgio Bondi.
Le suore
promettono a tutti un ricordo costante nelle loro preghiere; questo è davvero il più bel gesto di
riconoscenza che ogni cristiano può sperare per se stesso.
Rubrica Santuari
d’Italia
a cura di Paola Boncompagni
SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DELLA CORNABUSA
A Cepino di Sant’Omobono prov di Bergamo, nel verde
della Valle Imagna, a circa
Il santuario ha le sue origini nella II metà dell’anno
1400, non in seguito ad un’apparizione della Vergine, ma ad un miracolo fatto
da Lei in favore di una fanciulla sordomuta dalla nascita. La giovane portava
le sue capre a pascolare in quei boschi quando, per proteggersi da un violento
temporale, si rifugiò in questa grotta. Mentre aspettava la fine del temporale,
andò a vedere quello che c’era nel fondo della grotta e là trovò una statua
della Beata Vergine con in braccio il Figlio deposto dalla Croce. Stupita di trovare
in un luogo così isolato e sconosciuto alla maggior parte delle persone una
statua della Vergine, la fanciulla cominciò a guardarla e, dopo un attimo di
stupore, si mise a recitare il rosario. Noi non sappiamo ciò che ella abbia
domandato alla Madonna, ma, ad un tratto, iniziò a sentire il rumore del tuono,
degli animali e dello scorrere dell’acqua. Spaventata da questi suoni che non
aveva mai udito, la giovane corse a casa chiamando a voce alta i suoi genitori,
che si stupirono che la loro figlia potesse parlare e ascoltare. Le chiesero
allora cosa le fosse accaduto e lei, dopo aver raccontato i fatti, si fece
accompagnare alla grotta dalla sua famiglia.
(Da ogni parte accorse grande folla di popolo per vedere
coi propri occhi quando veniva narrato del rinvenimento di questa sacra
immagine. Nelle notti seguenti, alcuni fedeli trasportarono, prima nella chiesa
di Nedilita e poi in quella di Cepino, la statua della Vergine, ma ogni volta,
all’indomani, la trovarono di nuovo al suo posto nella grotta. Pensando allora
che non fosse rimasta fra loro perché non l’avevano trasportata coi dovuti
onori, decisero di trasportarla di nuovo con una solennissima processione.
Adunati i sacerdoti, convocato il popolo…ma, appena
La notizia si diffuse nella vallata e in poco tempo si
manifestò una così viva devozione per
All’interno della grotta, fu eretta una prima cappella,
in seguito ingrandita, e fu costruita anche una piccola casa d’accoglienza.
Furono costruiti anche un campanile e, lungo la mulattiera, otto cappelle che
rappresentano i dolori della Vergine e la scoperta miracolosa della pastorella
sordomuta. Ancora oggi è viva l’antica tradizione dei devoti di bagnarsi gli occhi
e il volto con l’acqua che sgorga dalla sorgente dietro
Gli abitanti del villaggio, dunque, quando avevano
sentore dell’avvicinamento dei soldati che rubavano, uccidevano e bruciavano tutto,
venivano a rifugiarsi nella grotta coi loro poveri beni, perché la grotta era
poco conosciuta, facilmente difendibile, abbastanza grande da offrire asilo a
molte persone e soprattutto con una riserva di acqua che permetteva di
resistere anche a lunghi assedi. La tradizione vuole che un’anziana signora,
abbia portato con sé per salvarla dalle razzie, ciò che aveva di più caro e
sacro: questa statua di Maria Vergine Dolorosa.
Tornata la pace, le persone dimenticarono la statua,
finché fu ritrovata dalla pastorella che ne fu benedetta. Il 4 ottobre 1908, al
rito d’incoronazione della Madonna, presenziò anche il giovane Angelo Roncalli.
Il 4 febbraio di quest’anno, grandi festeggiamenti e celebrazioni religiose si
svolgeranno in occasione dei 500 anni dall’apertura della grotta come luogo di culto.
Attualità
HAITI: perché?
Il terremoto di Haiti, con le devastazioni e le decine
di migliaia di cadaveri, fra i quali moltissimi bambini, ha provocato dolore e
sgomento. Perché tutto questo, se Dio è amore? E' un interrogativo spontaneo
che ci sollecita ad approfondire la fede.
Lo spettacolo raccapricciante di una moltitudine
di cadaveri ci richiama a una realtà che preferiamo nascondere il più
possibile: l'onnipresenza del dolore e della morte nella vita umana. Si
tratta di una costatazione: basta aprire gli occhi.
Ma chi, come i cristiani, guarda con gli occhi della
fede che cosa vede? Vede le anime immortali di tutti coloro che,
morendo, si aprono all'amore di Dio e vengono accolte nel suo Regno di
gioia e di pace, Vede i morti che la terra ha ingoiato risuscitare nell'ultimo
giorno a immagine della gloria di Cristo risorto. Vede nei sopravissuti che
hanno perso ogni cosa la presenza di Gesù che chiede aiuto.
" Vidi poi un nuovo cielo e una terra
nuova...Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme....Udii allora una voce
potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli
tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento,
né affanno, perché le cose di prima sono passate" ( Apocalisse 21, 1-4).
La sofferenza e la morte che affliggono l'esistenza
umana non sono l'ultima parola. In Cristo risorto avremo la gioia e la vita
immortale.
Benedetto
XVI:
Nella lettera al Presidente della Repubblica di Haiti,
il Papa chiede “a Dio di accogliere nella pace del suo regno tutti coloro che
hanno trovato la morte nel sisma e di infondere consolazione nelle loro
famiglie che, spesso, non hanno potuto dare una sepoltura degna ai loro cari
scomparsi”.
Un bilancio ufficiale diffuso nei giorni scorsi dalle
autorità haitiane parla di 111.499 morti e 193.891 feriti, mentre gli sfollati
sarebbero tre milioni.
“Prego anche – aggiunge – affinché lo spirito di
solidarietà dimori in tutti i cuori e la calma possa regnare nelle strade
cosicché l'aiuto generoso che sta giungendo da tutti i Paesi rechi sollievo a
tutti e le persone che oggi sono prive di ogni cosa provino il conforto di
sapere che l'intera comunità internazionale si sta prendendo concretamente cura
di loro”.
“Apprezzo vivamente – continua poi – l'impegno di tutti
coloro che, haitiani e stranieri, a volte mettendo a rischio la propria vita,
stanno facendo tutto il possibile per cercare e soccorrere i sopravvissuti e li
ringrazio di tutto cuore”.
Il Pontefice assicura infine che “
Nel messaggio all'Arcivescovo di Cap-Haïtien e
Presidente della Conferenza Episcopale di Haiti, il Papa assicura la sua
“grande vicinanza spirituale” e la sua “preghiera fervente per tutte le persone
coinvolte in questa catastrofe”.
“Chiedo a Dio – scrive il Santo Padre – di accogliere
nella pace del suo Regno tutti coloro che hanno trovato la morte nel sisma, in
particolare monsignor Serge Miot, Arcivescovo di Port-au-Prince, che ha
condiviso la sorte di tanti suoi fedeli fra i quali figurano sacerdoti, persone
consacrate e seminaristi”.
“In questo momento buio, invoco Nostra Signora del
Perpetuo Soccorso affinché si faccia Madre di tenerezza e sappia guidare i
cuori cosicché la solidarietà prevalga sull'isolamento e sul 'ciascuno per
sé'”.
Il Pontefice esprime quindi apprezzamento per la
“rapidissima mobilitazione della comunità internazionale, unanimemente commossa
per la sorte degli haitiani” e “di tutta
Notizie dal Casentino
Rubrica VIVERE IN CASENTINO
A cura del direttore Silvia PECORINI
PRIMATO ECOLOGICO … A STRADA
Dopo 4 anni di stallo riapre in Casentino un’azienda
di produzione industriale. 140 pannolini al minuto, per un totale di circa 14
milioni di pezzi l’anno, questi i numeri della produzione della nuova fabbrica
Wip che ha sede a Castel San Niccolò ed è operativa dallo scorso novembre. Si
tratta della prima linea produttiva messa in atto direttamente dalla Wip che ha
scelto il Casentino proprio per la sue peculiarità e per le sue bellezze storico
artistiche per dare inizio ad un progetto di industria ecocompatibile. “Un
progetto pilota – sostiene Marco Benedetti amministratore delegato - non solo
legato allo sviluppo della singola azienda, ma quale esempio di sostenibilità
per le imprese. L’economia italiana passa per un nuovo stile che è quello della
sostenibilità per una resa sociale e industriale”. Da una vendita iniziale solo
ai gruppi di acquisto oggi
Rappresenta un modello innovativo di industria a basso
impatto ambientale. - sottolinea Banca Etica - Processo di lavorazione e prodotto finito sono così innovativi che
Approfondimenti
Il Papa: gli ambientalisti
sono i neopagani
La pace non è minacciata soltanto da guerre e
terrorismo, ma anche dall’abuso dei beni naturali, che vanno salvaguardati
cambiando modello di sviluppo, senza però assolutizzare la natura perché
altrimenti si finisce per cadere in «un nuovo panteismo con accenti neopagani».
Lo scrive Benedetto XVI nel messaggio per
«Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato» è il
titolo del messaggio papale. Ratzinger scrive che la sua salvaguardia «diventa
oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità».
Durante la conferenza stampa il cardinale Renato
Martino, rispondendo a una domanda sull’energia nucleare, non citata nel
documento, si è detto favorevole al nucleare civile. Proprio ieri, infine, l’ex
vicepresidente americano Al Gore che da Copenaghen aveva lanciato l’allarme
sulla possibilità che l’intera calotta polare artica sparisca nei prossimi 5-7
anni, è stato pubblicamente smentito dallo scienziato che lui stesso aveva
citato. «Non mi è chiaro come sia arrivato a questa cifra, io non farei mai una
stima di probabilità così precisa», ha dichiarato al Times Wieslav Maslowski
Giovanni
Paolo II e Pio XII "venerabili"
Un decreto autorizzato dal Papa riconosce le loro virtù eroiche
Benedetto XVI ha autorizzato questo sabato la pubblicazione dei decreti
che riconoscono le virtù eroiche dei Papi Giovanni Paolo II e Pio XII, che in
questo modo passano a essere riconosciuti come "venerabili" dalla Chiesa.
Si tratta del primo passo importante del processo romano per la
causa di beatificazione dei due Pontefici. Perché possano essere elevati agli
altari sarà necessario il riconoscimento di un miracolo attribuito alla loro
intercessione dopo la morte da parte di una commissione scientifica, una
commissione teologica, una di Cardinali e Vescovi, e infine, dello stesso Papa.
Perché siano dichiarati santi sarà necessario il riconoscimento di
un altro miracolo attribuito alla loro intercessione. I decreti sono stati autorizzati
da Benedetto XVI durante l'udienza che ha concesso all'Arcivescovo Angelo
Amato, S.D.B., prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.
Il processo è stato spiegato da Benedetto XVI ricevendo i
superiori, gli officiali e i collaboratori della Congregazione in occasione del
40° anniversario dell'istituzione di questo organismo vaticano.
"Le principali tappe del riconoscimento della santità da parte
della Chiesa, cioè la beatificazione e la canonizzazione, sono unite tra loro
da un vincolo di grande coerenza - ha affermato -. Ad esse vanno aggiunte, come
indispensabile fase preparatoria, la dichiarazione dell'eroicità delle virtù o
del martirio di un Servo di Dio e l'accertamento di qualche dono straordinario,
il miracolo, che il Signore concede per intercessione di un suo Servo fedele".
"Quanta sapienza pedagogica si manifesta in tale itinerario!
In un primo momento, il Popolo di Dio è invitato a guardare a quei fratelli
che, dopo un primo accurato discernimento, vengono proposti come modelli di
vita cristiana; quindi, viene esortato a rivolgere loro un culto di venerazione
e di invocazione circoscritto nell'ambito di Chiese locali o di Ordini
religiosi".
Infine, ha aggiunto, "è chiamato ad esultare con l'intera
comunità dei credenti per la certezza che, grazie alla solenne proclamazione
pontificia, un suo figlio o una sua figlia ha raggiunto la gloria di Dio, dove
partecipa alla perenne intercessione di Cristo in favore dei fratelli".
In questo cammino, ha dichiarato il Pontefice, "
"La santità, cioè la trasfigurazione delle persone e delle realtà
umane a immagine del Cristo risorto, rappresenta lo scopo ultimo del piano di
salvezza divina", ha concluso.
Grande enfasi, come ogni anno,
sulle TV e tra i media italiani ha la campagna di raccolta fondi per la ricerca
scientifica che va sotto il nome di Telethon.
Illustri e credibili testimonial televisivi ci invitano durante i programmi TV
a devolvere, magari tramite un semplice sms, i nostri soldi per una buona
causa, la ricerca scientifica.
Ma noi siamo chiamati come sempre
a fare attenzione e a verificare che cosa si finanzia perché come dice il detto
“la carità senza discernimento è come una foglia portata dal vento”.
Avendo ricevuto alcune
segnalazioni circa il fatto che Telethon finanzierebbe anche progetti di
ricerca con l’utilizzo di embrioni umani, abbiamo verificato, poiché ciò
sarebbe moralmente inaccettabile per il semplice fatto che è sbagliato cercare
di curare delle malattie di esseri umani, usando come cavie e quindi eliminando
altri esseri umani.
Abbiamo
quindi trovato conferma a quanto detto negli atti pubblicati sul sito della
Pontificia Accademia Pro Vita della XI ASSEMBLEA GENERALE nell’intervento del
Dr. JEAN-MARIE LE MÉNÉ dal titoli “ETICA SANITARIA E GESTIONE DELLA SALUTE
MONDIALE”
(...) pubblichiamo qui sotto un
breve estratto che parla proprio delle attività di Telethon
"Dato che l’epidemia di AIDS
ha avuto una grande copertura mediatica, le associazioni hanno rivestito un
ruolo importante nelle discussioni. La valutazione dei fatti scientifici non è
rimasta in seno all’ambiente specialistico, ma è stata fatta oggetto di appropriazione
da parte di una lobby. Le decisioni finanziarie ne sono state influenzate a
scapito di altre scelte sanitarie. È emersa una formula mista, che ha visto
uniti esperti e gruppi di pressione, a guida della ricerca sulle malattie genetiche
e ora sulla terapia cellulare. Con gli ingenti fondi raccolti e distribuiti
ogni anno da Telethon, alcune associazioni gestionali sono diventate
attori-chiave nella scelta dei temi e dei gruppi di ricerca all’interno di organismi
pubblici. Ma i fini perseguiti e i mezzi usati non sono esenti da critiche.
L’autorizzazione della diagnosi preimpianto è stato il risultato diretto delle
pressioni esercitate da Telethon. La nascita del primo bambino dopo diagnosi
preimpianto è stata resa possibile grazie ai finanziamenti di Telethon, che se
ne è rallegrata. In passato, alcune emittenti televisive di Telethon avevano
già presentato “babythons”, ossia bambini nati senza malattie grazie alla diagnosi
prenatale. Il passo successivo ha avuto inizio con la presa di posizione di
Telethon a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali e sulla
clonazione terapeutica…”
Quindi sarebbe buona cosa non devolvere soldi a Telethon. Ricordiamo
sempre che l’uomo è il fine della ricerca e mai può essere usato come mezzo, ledendone
il diritto alla vita.
Testimonianze
ATTENZIONE ALLA SEGNALETICA
|
Direzione obbligatoria:
|
I due
principali comandamenti della carità: “Amare DIO e amare il PROSSIMO”. |
|
Precedenza:
|
Ai più
poveri ed emarginati. “Imparate a fare il bene, soccorrete
l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”. Is.1-10. |
|
Posto di rifornimento:
|
Preghiera
e frequenza ai Sacramenti. “Venite, prostrati adoriamo, in ginocchio
davanti al Signore che ci ha creati”. Sl. 94. |
|
Senso vietato:
|
Evitare il
peccato. “Santificate i vostri cuori, umiliatevi
davanti al Signore ed Egli vi esalterà”. Gc. 4. |
|
Pericolo generico:
|
Essere
lontani da Dio. “Fammi conoscere Signore, le tue vie…
guidami nella tua verità, e istruiscimi perché sei Tu, il Dio della mia salvezza”.
Sl. 24. |
|
Parcheggio:
|
Visitare
gli infermi ed anziani abbandonati. “In verità vi dico: ogni volta che
avete fatto queste cose ad un solo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”.
Mt. 25. 31-46. |
|
Divieto di suonare:
|
Fai il
bene e non suonare la tromba. Dio l’ha scritto nel suo libro. “La tua destra non sappia quello che fa
la tua sinistra, perché la tua elemosina resti segreta, e il Padre tuo ti
ricompenserà”. Mt. 6. 1-6. |
|
Divieto di inversione:
|
Non
retrocedere negli impegni assunti. “Ricordati Signore del tuo amore, della
tua fedeltà che è da sempre, ricordati di me nella tua misericordia, per la
tua bontà, Signore”. Sl. 24 |
|
Limite di velocità:
|
Non
rimandare al domani il bene che puoi fare oggi. “Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me”. Sl. 22 |
|
Alt Polizia:
|
Dio può chiederti
conto in qualunque momento. “Se uno di voi si allontana dalla
verità e un altro ve lo riconduce, salverà la sua anima dalla morte e coprirà
la moltitudine dei peccati”. Gc.5. 16-19-20. |
|
Ospedale:
|
Dio ci
giudicherà sull’amore. “Anche se i vostri peccati fossero come
scarlatto, diventeranno bianchi come neve". Is.1. 16-20 |