Parrocchia di San Martino a Vado

Strada in Casentino

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Bimestrale di Formazione ed Informazione

della Comunità di Strada in Casentino

 

 

 

 

 

50° numero !!

 

 

 


Anno IX  -  N. 50         Novembre   -   Dicembre   2011



Gioite, Cristo è nato!

 

 

SOMMARIO

 

q       Editoriale                                        pag. 3  Un numero sul Natale

 

q       Riflessioni sul Natale                     pag. 4  Articoli vari da Corrispondenza

 

q       La parola di don Peri                     pag. 8  Riflessione del 1988

 

q       Le preghiere del mese                    pag. 10  Preghiere sul Natale

 

q       Veglia  di  preghiera                       pag. 11  Gesù, l’inviato del Padre

 

q       Notizie della nostra comunità         pag. 15  Rassegna 2011

 

q       I nostri articoli                                pag. 19  Giovani Fede e Ragione

pag. 21  I Santuari d’Italia

pag. 23  Ragazzi e lettura

pag. 24  Pianeta bambini

 

q       Notizie dal Casentino                     pag. 26  Rubrica del Direttore

 

q       Attualità                                          pag. 28  Lucio Magri suicida

 

q       Cultura e fede                                 pag. 30  Ognuno sia luce

 

q       Notizie dal Vaticano                       pag. 31  Il presepe in San Pietro

 

Il giornalino può essere scaricato su internet

all’indirizzo www.parrocchiastrada.net


EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg. Parrocchia San Martino a Vado)

DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI

COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni, Amalia Bonciani

Andrea Baroncini, Gilda Novellino, Carla Benucci, Cosimo Fani

Grafica, stampa e coordinamento: Antonio Fani

Autorizzazione Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005

 

Editoriale

 

 

 

 


Per il “Cinquantesimo”, un numero sul Natale

 

Siamo arrivati al traguardo del cinquantesimo numero e di questo siamo grati al Signore.

Nel lungo cammino del giornalino parrocchiale non c’è stato mai un numero dedicato al Natale. Vogliamo proporre una riflessione sul mistero della nascita di Gesù, consapevoli che è un mistero che svela i segreti di Dio e tante dimensioni della esperienza religiosa cristiana.

La venuta del FIGLIO di DIO nella nostra storia ci manifesta il Suo Amore verso gli uomini. La volontà di condividere la condizione umana ci rivela la vicinanza alla nostra vita terrena.

E’ molto fruttuoso per un credente meditare sulla luce che Gesù reca al genere umano e sugli obiettivi  primari della sua venuta: liberare l’uomo dalla miseria del peccato e innalzarlo alla sua dignità perenne di Figlio di Dio.

Colgo l’occasione per augurare a tutti Sante Festività in famiglia.

 

 

                                                       Il vostro parroco, don Roberto

 


 Riflessioni sul Natale

Da CORRISPONDENZA  anno 2006

 

LA LUCE SPLENDE NELLE TENEBRE

 

Nella notte del Santo Natale risuona la voce del profeta Isaia con parole cariche di consolazione e di speranza: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse…. Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio  (Is. 9,1-2.5)

Il profeta, se da una parte è ben consapevole delle tenebre che avvolgono il faticoso cammino dell’umanità, dall’altra intravede il sorgere di una luce nuova, capace di dissipare le tenebre e di aprire lo sguardo su nuovi orizzonti e nuove prospettive.

Questa luce nuova ora non è più solo una promessa, perché “ è venuta nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo…. E il Verbo si fece carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”  (Gv. 1,9.14).

Cristo Gesù è la luce vera che può illuminare il cuore degli uomini dando una risposta ai loro interrogativi più profondi. E’ la luce che siamo invitati ad accogliere innanzitutto personalmente, mediante un rapporto intimo e familiare con Gesù, affinché nasca ed abiti ogni giorno in ciascuno di noi, coltivando quotidianamente l’amicizia e la comunione con Lui, lasciandoci riconciliare, ascoltando con fiducia e con amore la sua parola, l’unica che può restituire al mondo la verità di Dio e la verità dell’uomo e che può indicare la strada della giustizia, della pace, della vita.

Solo la nascita del Figlio di Dio può illuminare d’altra parte anche la vasta e drammatica notte del mondo, che ancora tenta di respingere e di soffocare la luce: “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv. 1,5). Solo questo Bambino “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”  (Is. 9,6) può farci comprendere quanto valga la vita di ogni essere umano: troppo sangue scorre ancora sulla terra, troppa violenza e troppi conflitti minacciano il futuro dell’uomo e la pacifica convivenza delle nazioni! Ma guardando al Bambino di Betlemme ci sentiamo consolati e incoraggiati: il Figlio di Dio ha voluto condividere tutte le nostre miserie, per risollevarci. Il gesto mirabile dell’Amore di Dio che si fa Carne ci coinvolge, dunque, e ci spinge di nuovo ad impegnare, con la Sua, tutta la nostra vita, per la salvezza del mondo!

Una seria responsabilità, allora, che dobbiamo assumere senz’altro e che oggi si fa particolarmente urgente è quella di saper coniugare il patrimonio della fede con la vita concreta degli uomini, con i problemi e le sfide di questo tempo, mediante una rinnovata e competente mediazione culturale, una sorta di “nuova incarnazione”.

La luce di Cristo, in tanti modi diversi ha segnato la storia degli uomini e dell’umanità. E’ la luce che ha ispirato l’arte, la musica, la letteratura, l’architettura, ma soprattutto i gesti e le opere della carità, della misericordia, dell’educazione, del servizio, disseminati nel tempo e nel tessuto concreto della vita della nostra gente e delle nostre comunità.

La festa del Natale, ci aiuta a far memoria delle nostre migliori radici cristiane, costituisca per tutti noi un pressante invito a un rinnovato slancio missionario, perché la luce di Cristo illumini l’umanità dei nostri giorni. “Informatevi circa i sentieri del passato dove sta la buona e prendetela, così troverete pace per le anime vostre  (Ger. 6,16).

                                                                                        +Luciano Giovannetti

Da CORRISPONDENZA anno 2010

 

E’ BENE VIVERE IL NATALE

 

Natale. Giorno atteso, desiderato, preparato.

Ma nell’attuale clima di materialismo consumistico per tante persone ha perso ogni significato.

Dai più è sentito come festa di famiglia: “Natale con i tuoi”, dice un proverbio. E il Natale è anche una vera festa di famiglia, con un bisogno di calore umano, di armonia, di volersi più bene, di essere migliori nei sentimenti e negli affetti. E’ facile lasciarsi prendere dal sentimentalismo: fiocchi di neve, candeline, regali, auguri reciproci, alberi luccicanti…. E davanti al presepio sentirsi invadere da un senso di tenerezza per quel bambino adagiato nella bambagia, come per qualunque altro neonato.

Un credente non può fermarsi qui. Deve andare oltre e chiedersi: chi è questo Bambino? E se ha l’orecchio del cuore aperto gli giungerà come uno squillo l’annuncio dato dall’angelo ai pastori che vegliavano di notte il loro gregge e all’improvviso furono avvolti dalla luce della gloria del Signore: “Oggi vi è nato nella città di Davide il Salvatore che è il Cristo Signore”.

I nomi di questo Bambino sono straordinari: Salvatore, Cristo, Signore. Ci fanno intuire che in lui è la sorgente della nostra salvezza.

L’uomo del terzo millennio ha ancora bisogno di un “Salvatore”? “E’ ancora necessario un “Salvatore” per l’uomo che ha raggiunto la Luna e Marte e si dispone a conquistare l’universo; per l’uomo che esplora senza limiti i segreti della natura e riesce a decifrare persino i codici meraviglioso del genoma umano?”. Lo chiedeva anche Benedetto XVI in un messaggio. E rispondeva: “Malgrado le tante forme di progresso, l’essere umano è rimasto quello di sempre: una libertà tesa tra bene e male, tra vita e morte. E’ proprio li, nel suo intimo, in quello che la Bibbia chiama il “cuore”, che egli ha sempre necessità di essere “salvato”.

E nell’attuale epoca post moderna, ha forse ancora più bisogno di un Salvatore, perché più complessa è diventata la società in cui vive e più insidiose si sono fatte le minacce per la sua integrità personale e morale (...) Cristo è il salvatore anche dell’uomo di oggi”.

S. Agostino scuote l’uomo indifferente e quasi intorpidito con un forte richiamo: “Svegliato, o uomo! Per te Dio si è fatto uomo. Saresti morto per sempre, se lui non fosse nato nel tempo. Non avrebbe liberato dal peccato la sua natura, se lui non avesse assunto una natura simile a quella del peccato. Ti saresti trovato per sempre in uno stato di miseria, se lui non ti avesse usato misericordia: Non avresti riavuto la vita, se lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti venuto meno, se lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto se lui non fosse arrivato. Celebriamo con gioia l’arrivo della nostra salvezza (..). Quale dono maggiore di questo poté Dio far risplendere ai nostri occhi? Avendo un Figlio unigenito, Dio l’ha fatto figlio dell’uomo, e così ha reso il figlio dell’uomo figlio di Dio”.

La Chiesa, a Natale, nella divina liturgia così canta il mistero: “Oggi risplende in piena luce il misterioso scambio che ci ha redenti: la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’uomo mortale è innalzato a dignità perenne” (3° prefazio). Per questo è sempre attuale la famosa espressione di San Leone Magno: “Riconosci, cristiano, la tua dignità!”.

E, subito dopo, l’ammonimento: “Reso partecipe della natura divina, non voler tornare all’abiezione di un tempo!”. Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio. I Santi erano – e sono – affascinati da questa realtà.

S. Caterina da Siena, in una Orazione, parla del mistero dell’Incarnazione con l’immagine di Cristo, albero di vita, innestato nell’albero morto della nostra umanità. Presa da grande stupore e ammirazione, esclama: “O dolce e soave innesto! Tu, somma dolcezza, ti sei degnato di unirti con la nostra amarezza; Tu, splendore, con le tenebre; Tu, sapienza, con la stortezza; Tu, vita, con la morte; Tu infinito, con noi finiti. Chi ti costrinse a restituirle la vita, avendoti essa fatto tanta ingiuria? Solamente l’amore. O amore, inestimabile amore, ammirabili solo le cose che hai operate nella tua creatura umana!”.

Potremmo ricordare anche il rapimento della Beata Angela da Foligno: “Oh incomprensibile amore! Al di sopra di quest’amore, che ha fatto si che il mio Dio si è fatto uomo per farmi Dio, non c’è amore più grande”.

Oppure potremmo riascoltare S. Agostino: “Quali lodi potremo cantare all’amore di Dio, quali grazie potremo rendere? Ci ha amato tanto che per noi è nato nel tempo lui, per mezzo del quale è stato creato il tempo”.

L’amore gratuito di Dio è la vera motivazione della nostra salvezza. San Giovanni lo ha affermato con chiarezza: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito” (3,16). A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (1,12). Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente!” (1GV 3,1).

“Figli di Dio”: questa è la nuova situazione del credente, la nuova relazione tra l’uomo e Dio stabilita da Cristo, la nuova vita di comunione con il Padre nello Spirito. Familiarità, intimità, reciproca apparenza. Quale dignità più grande poteva sognare la creatura umana?

All’amore si risponde con l’amore. E come non rispondere a un amore così smisurato? Lo dice il canto natalizio: “Sic nos amantem quis non redamaret?” (Adeste, fideles). Ne deriva l’esigenza di vivere nell’amore. Un amore modellato su quello del Figlio Amato. Un amore fato di donazione, di servizio, di abnegazione di sé. Chiamandoci ad essere figli nel Figlio, il Padre ci chiede di riconoscerci tutti fratelli. Gesù è nato per tutti.

San Leone Magno scrive: “Il nostro Salvatore oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la Vita. Nessuno è escluso da questa felicità. La causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore è venuto per la liberazione di tutti”. Dobbiamo diffondere questo messaggio di gioia e di speranza.

“Dobbiamo proclamarlo – come diceva il Papa - non solo con le parole, ma anche con l’intera nostra vota, dando al mondo la testimonianza di comunità unite e aperte, nelle quali regna la fraternità e il perdono, l’accoglienza e il servizio reciproco, la verità, la giustizia e l’amore”.

Il cuore umano anela alla pace, alla felicità. Siamo convinti che “ciò di cui il mondo ha bisogno è l’amore di Dio, è incontrare Cristo e credere il Lui”.

Perciò è bello, anche oggi, celebrare il Natale.

E’bene vivere il Natale.

                                                   Benedettine di Santa Maria del Fiore a Lapo


La parola di don Peri

 

Abbiamo ritrovato, ed altre volte già pubblicato, questi testi che don Peri scriveva per le sue parrocchia. Siamo convinti che molti in casa ancora li conservano. Preghiamo di portarceli per pubblicarli. Intanto vi alleghiamo questo sul Natale che ci è stato offerto da Marzia Danesi che ringraziamo con affetto.

 

Carissimi in Gesù e in Maria,

sono tanto contento quando, davanti all’altare, vicino a Gesù, prego e chiedo per voi quanto desidero inviarvi per il S. Natale.

Nei miei incontri con le famiglie ho capito quanto sia grande la preoccupazione dei genitori per l’avvenire dei loro figli. Con questa mia, intendo rispondere a loro, invitandoli a recitare con me questa preghiera: “Vieni, Signore Gesù e aumenta la nostra fede, la nostra carità, e rinforza la nostra volontà per portare il tuo messaggio rinnovatore.”

La società è come un mare in tempesta. Il sole non illumina ma è presente e, nel tempo, tornerà a brillare e a portare con la sua luce, vita alla natura e benessere all’uomo.

Così,  in questa società, infangata dal vizio, il Signore è sempre presente, in ascolto, per provvedere. Infatti nel vangelo leggiamo: “le forze del male non prevarranno”. Dice Gesù: “Io, ho vinto il mondo” e agli apostoli, impauriti per il mare in tempesta dirà: “ Uomini di poca fede, perché avete dubitato?”.

Genitori, è certo che i vostri figli desiderano vivere in pace, sicuri per il loro domani. Purtroppo i notiziari quotidiani  mettono sempre in evidenza tutto il marciume di ogni giorno. Poche volte evidenziano avvenimenti puliti ed onesti.

Però, credo, e quasi tutti siamo d’accordo, nel riconoscere che la percentuale dei giovani viziati che schiamazzano nella notte è molto, molto inferiore a quella dei giovani, studenti e operai che vivono onestamente.

 

 

C’è un rimedio, utile ed efficace: ritornare a Dio, osservare i suoi comandamenti. Tuffarsi ancora nel vangelo per credere, amare e servire, per vedere noi stessi nel fratello sofferente, anzi, vederci il volto di Cristo sofferente.

Noi, convinti che non sono i missili il vero pericolo per l’umanità, ma il crollo dei valori morali, la malattia che minaccia la vita, non dobbiamo scoraggiarci, ma reagire con tanta fede e  pregare, pregare, perché Dio ci perdoni e ritorni a vivere dentro di noi. Solo così l’uomo egoista, che ha portato tanta immoralità e morte nel mondo, dovrà riflettere e rimediare sia per il male fatto ai giovani, sia per il gran danno fatto alla natura.

Il Papa ha detto: “Aprite, spalancate le porte a Cristo; solo Lui conosce a fondo l’uomo” e l’uomo, povero e inclinato al male, troverà in Cristo ricchezza nella sua parola e fortezza nella sua grazia. Genitori, sicuri che il Signore è con noi, avanti…..

Genitori, siate per i vostri figli, una lampada sempre accesa, con la vostra preghiera, una parola sempre affettuosa, per la loro guida, un esempio continuo per trascinarli per la giusta via, quella di Dio.

Da ricordare: “E’ con il bene che si vince il male”.

Con questa mia letterina ho aperto a voi mente e cuore, perché sentiate, in questi giorni santi, la mia affettuosa presenza per essere con Gesù: “un cuor solo e un’anima sola”.

A tutti un abbraccio con tanti cari saluti e tanti AUGURI per la prossime S. Feste.

 

Vi benedico in Xto Don Elio Peri

                                                                               Torre – Strada, 9 dicembre 1988

 


 

Le preghiere del mese

A cura di  Gilda Novellino

 


 

IL REGALO DI DIO

È Natale.
Dio si fa bambino.
Il Signore realizza il suo sogno.
Egli viene
per te, per me, per tutti.
È fragile, è debole, è piccolo.
Segno di contraddizione.
Egli viene, comunque.
Come incontrarlo?
Come riconoscerlo?
Come accoglierlo?
Lui è la grande speranza.
Lui è il fondamento
di ogni vera speranza,
regalo di Natale di Dio all'umanità.
Entra, Signore, nella mia storia
così nulla potrà mai
essere come prima.

 

 

 

 

A GESU’ BAMBINO

 di Umberto Saba

La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.

 

 

Vieni Bambino Gesù

 

Vieni Bambino Gesù,
vieni nella famiglie,
vieni nei nostri cuori,
vieni a proteggere la vita nascente,
vieni nei cuori dei bambini.
Con la tua nascita,
Gesù Bambino,
hai rinnovato la famiglia:
oggi ogni bimbo, ogni mamma e papà
vengono a te con fede e con amore
e ti riconoscono Re e Salvatore.

 




Veglia di Preghiera

 


GESU’: L’INVIATO DEL PADRE, IL SALVATORE

CANTO INIZIALE

Gesù, vogliamo ora rendere comunitaria la nostra preghiera e la nostra volontà di accoglierti perché, incarnandoti nuovamente nella nostra vita, possiamo testimoniarti nelle nostre opere. Per questo diciamo:

 

RIT:  Vieni, Signore Gesù!

- Nella tua Chiesa, perché manifesti a tutti la tua incarnazione.

- Nel mondo, perché accolga il tuo messaggio di pace e di fraternità.

- Nelle famiglie, perché da te imparino quella semplicità e povertà che unisce i cuori.

- Nelle comunità consacrate, perché scoprano il significato di un’autentica oblazione.

- Nei giovani, perché con te sappiano incarnare i veri valori della vita evangelica.

- Nei sacerdoti e religiosi, perché annuncino il tuo amore con totale disponibilità.

- Nei genitori, perché ricostruiscano la loro famiglia nella fede sul modello della tua.

- Nei sofferenti e negli anziani, perché la tua presenza sia di conforto e di speranza.

- In noi che crediamo e adoriamo, perché abbiamo a testimoniarti nella sincerità dell’amore.

 

INSIEME

Si, vogliamo adorarti, Signore Gesù, come ti adorava Maria nel suo grembo, come ti contemplava bambini, come ti ascoltava nella Sinagoga, come gioiva per i tuoi prodigi. Gesù, rendici capaci come lei di seguirti fedelmente fino ai piedi della croce, per ripetere anche noi il “sì” di maternità, di paternità, e di servizio nella tua Chiesa. Abbiamo anche noi bisogno di meditare maggiormente nel nostro cuore i disegni del Padre, per divenire anche noi con te e con la Madre, costruttori del suo Regno di amore. Per questo continuiamo a pregarti con la preghiera della Chiesa oggi e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

 

1) DIO SI MANIFESTA AGLI UOMINI

SAC:  Dal vangelo secondo Luca        (2,7-14)

Mentre si trovavano a Betlemme, si compirono per Maria i giorni del parto.

Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “ Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoria”.

E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”.                                                            Parola del Signore

 

Breve riflessione del sacerdote

 

PREGHIERA DELL’ASSEMBLEA


Signore Gesù,

vieni:

accresci la nostra fede,

rendi più certa la nostra speranza,

ravviva la nostra carità.

 

Signore Gesù,

vieni:

distruggi il male,

consolida il bene,

dona la grazia.

 

Signore Gesù,

vieni:

rianima gli sfiduciati,

conforta i sofferenti,

rasserena i dolenti.

 

Signore Gesù,

vieni:

converti i peccatori,

scuoti gli indifferenti,

rendi più generosi i buoni.

 

Signore Gesù,

vieni:

dona la pace,

porta la salvezza,

entra in tutti i cuori.

Amen


 

GESU’ VIENE MESSO NELLA CULLA                                     CANTO

 

G. Preghiamo con le parole della Venerabile Geltrude Comensoli che raccomandava: “Saettate più volte al giorno il Santo Bambino Gesù e la SS. ma  Vergine, con fervorose giaculatorie”.

A. Noi ti invochiamo, ascoltaci o Bambino divino.

G. “O Gesù Bambino fate che mi perda in Voi, datemi grazie di vincere i miei difetti”.

A. Noi ti ascoltiamo, ascoltaci o Bambino divino.

G. “Traetemi a voi dolce amore Gesù Bambino”.

A. Noi ti invochiamo, ascoltaci o Bambino divino.

G. “Fatemi simile a voi, dolce, umile, obbediente e povera”

A. Noi ti invochiamo, ascoltaci o Bambino divino.

G. “O sospirato delle genti dolcissimo Salvatore, venite ad illuminarmi a santificarmi ed unirmi intimamente

     a voi”.

A. Noi ti invochiamo, ascoltaci o Bambino divino

G. “O Gesù Bambino, venite ad appianare i colli, le vie storte raddrizzate”.

A. Noi ti invochiamo, ascoltaci o Bambino divino

T. Guarda, o Padre, al tuo popolo,

    che professa la sua fede in Gesù Cristo,

    nato da Maria Vergine,

    crocifisso e risorto,

    presente in questo sacramento

    e fa che attinga da questa sorgente di ogni grazia

    frutti di salvezza eterna.

    Per Cristo nostro Signore.  Amen.

 

2) L’ACCOGLIENZA DI GESU’                 Lc. 20,1-19

 

RIFLESSIONE DEL SACERDOTE

 

Preghiera a Cristo

Abbiamo bisogno di Te, di Te solo, e di nessun altro. Tu solamente, che ci ami, puoi sentire per noi tutti che soffriamo, la pietà che ciascuno di noi sente per se stesso.

Tu solo puoi sentire quanto è grande, immisurabilmente grande, il bisogno che c’è di Te, in questo mondo, in questa ora del mondo.

Nessun altro, nessuno dei tanti che vivono, nessuno di quelli che dormono nella nota della gloria, può dare a noi bisognosi, riversi nell’atroce penuria, nella miseria più tremenda di tutte, quella dell’anima, il bene che salva.

Tutti hanno bisogno di Te, anche quelli che non lo sanno, e quelli che non lo sanno assai più di quelli che sanno. L’affamato s’immagina di cercare il pane ed ha fame di Te. L’assetato crede di voler l’acqua ed ha sete di Te.

Il malato s’illude di agognare la salute ed il suo male è l’assenza di Te.

Chi cerca la bellezza del mondo cerca senza accorgersene, Te, che sei la bellezza intera e perfetta; chi persegue nei pensieri la verità, desidera, senza volere, Te, che sei l’unica verità, degna di essere saputa; chi s’affanna dietro la pace cerca Te, sola pace dove possono riposare i cuori inquieti.

Essi Ti chiamano senza sapere che Ti chiamano, e il loro grido è inesprimibilmente più doloroso del nostro....

Hai detto una volta: “Se uno è solo io sono con lui. Rimuovi la pietra e lì mi troverai, incidi il legno ed io sono qui”. Ma per scoprirTi nella pietra e nel legno è necessaria la volontà di cercarTi, la capacità di vederTi, e oggi i più degli uomini non vogliono, non sanno trovarTi.

Se non fai sentire la Tua mano sopra il loro capo e la Tua voce nei loro cuori seguiteranno a cercare solamente se stessi, senza trovarsi, perché nessuno si possiede se non Ti possiede.

Noi ti preghiamo dunque, Cristo, noi, i rinnegatori, i colpevoli,  i nati fuori del tempo, noi che ci rammentiamo ancora di Te e ci sforziamo di vivere con te, ma sempre lontani da Te, noi gli ultimi, i disperati, i reduci dei perigli e dai precipizi, noi Ti preghiamo che Tu ritorni, ancora una volta fra gli uomini che Ti uccisero, fra gli uomini che seguitano ad ucciderTi, per ridare a tutti noi assassini, nel buio, la luce della vita vera...                   (G. Papini)

CANTO

PREGHIERA DI RENDIMENTO DI GRAZIE


E’ apparsa la grazie e la misericordia di Dio

che ci dona la salvezza.

Padre Santo,

è giusto renderti grazie

perché tu sei un Dio ricco di misericordia.

Per il tuo grande amore col quale ci hai amati,

da morti che eravamo per i peccati,

ci hai fatti rivivere in Cristo.

Tu non cessi mai di chiamare i tuoi figli

a una vita sempre più piena

e nella tua infinità bontà

offri a tutti il tuo perdono,

invitando l peccatore

ad affidarsi unicamente alla tua misericordia.

Sei più grande del nostro cuore.

Ti ringraziamo

perché tu togli il nostro cuore di pietra

e ci doni un cuore di carne.

Sull’ammasso di pietre in rovina

effondi il tuo Spirito

che fa nuova vita.

Diventiamo pietre preziose per il Regno.

Accanto a Cristo pietra angolare

potremo costruire la nostra esistenza

come tempio vivo dove tu abiti.

Dove risuona

il canto di gioia e di riconoscenza

che innalziamo a te,

padre creatore,

allo spirito Consolatore,

a Cristo tuo Figlio che sempre cammina con noi.


 

BENEDIZIONE EUCARISTICA


 

Notizie della nostra Comunità

 

Rassegna di Testimonianze di cultura e di fede

 “In Cammino con Gesù”:

Domenica 20 novembre Ottava edizione:

Il Creato, casa per l’uomo

 

L’ottava edizione della Rassegna di testimonianze culturali e di fede “In cammino con Gesù” si chiude ancora una volta con un bilancio davvero positivo: bella giornata di caldo sole, con ospiti di onore e vincitori premiati che hanno dato tanto, in termini di reale partecipazione emotiva.

Onestamente si è creato un clima davvero singolare, intessuto di emozioni vere, date anche dal parlare di un tema, quello del CREATO, che ha coinvolto molto, adulti e ragazzi, visti anche gli ultimi avvenimenti di cronaca, italiana e mondiale.

Domenica 20 novembre nella splendida pieve romanica di Strada Castel San Niccolò, si è svolta la consueta presentazione delle opere della Rassegna, alla presenza di amici venuti da lontano, di autorità civili, degli ospiti di onore e della comunità parrocchiale. Nel commentare una manifestazione che si ripete ininterrottamente da otto anni, si teme sempre di poter essere ripetitivi. Tuttavia, ripensando alla giornata, che si snoda su una scaletta ormai collaudata, quest’anno più di altre edizioni, siamo riusciti a realizzare tutte le migliori aspettative, con grande presenza di pubblico. Il nostro parroco don Roberto Bresciani ha mostrato a tutti i collaboratori particolare soddisfazione per la riuscita della manifestazione. Le potenzialità dimostrate anche in questa ottava edizione ci incoraggiano davvero a continuare, nonostante questa esperienza sia, per una piccola comunità come la nostra con poche risorse, sia umane che finanziarie, una fatica davvero grande.

Dopo i complimenti del parroco, grande testimonianza di affetto anche da parte di sua Eccellenza Mons. Mario MEINI, vescovo di Fiesole, che è intervenuto alla Rassegna, nonostante il sovrapporsi di altri impegni.

Il premio al merito che la Rassegna quest’anno ha assegnato è stato riservato al dott. Roberto LEONI, proveniente dal Ministero della Pubblica Istruzione dove è Dirigente Tecnico e Consigliere di Gabinetto del Ministro; nella nostra Rassegna è stato segnalato come Presidente della Fondazione SORELLA NATURA, dal cui nome si intuisce subito lo stretto legame con il tema del CREATO. Le sue parole di grande affetto e stima per la nostra iniziativa, si sono incentrate soprattutto nei confronti dei bambini, numerosissimi quest’anno, cercando di stimolare la consapevolezza di essere proprio loro i futuri destinatari della custodia del Creato. La potenzialità del cambiamento in positivo non deve però partire da posizioni catastrofistiche, di idealizzazione, o peggio, di divinizzazione della natura.

Quest’anno in modo particolare, i bambini sono stati fra i veri protagonisti della giornata: nell’interpretazione di brani musicali con un grande coro di circa 40 elementi, diretti da Emiliana Paggetti, hanno davvero portato quel valore aggiunto alla Rassegna: hanno animato la giornata con il loro canto e la loro presenza attenta e paziente nella consegna di tutti i premi. Come di consuetudine loro stessi, che hanno partecipato alla sezione comunione, sono stati tutti premiati.

I premi veri e propri invece sono arrivati a tre ragazzi della sezione Cresima, Laura Ceccarelli, Alessandro Cargi e Alessia Curinga di Strada in Casentino.

Per giovani ed adulti invece: Domenico Ruggiero di Trani, Niccolo’ Sanacori di Monterotondo (RM), Carla Serafini di Arezzo e Franca Boattini di Pratovecchio (AR).

Un particolare riconoscimento alla giuria, che si è resa disponibile a questo servizio e a questa fatica: Don Roberto Bersciani, presidente della giuria, Angela Lachi, Stefano Ceccherini, Luisa Pecorini, Donatella Agnolucci, Tullio Biondi e Antonella Fani.

Durante la premiazione sono state lette da Cristina del Sere e dal Dott. Giorgio Trevisan i brani scelti dalla giuria, che ringraziamo per la loro sempre puntuale e generosa collaborazione.

Precisa e di buon livello la partecipazione del Coro Insieme vocale Orophonia, di Badia Prataglia, diretto dal maestro Patrizio Paoli.

Particolarmente toccante anche il momento della premiazione degli ospiti della Casa di riposo RSA di Castel San Niccolò, che quest’anno hanno partecipato con un progetto ideato da Carla Benucci, educatrice professionale. La loro emozione e soddisfazione nel ricevere l’attestato individuale, ha ripagato i perplessi nei confronti di questa iniziativa.

Significativa anche la partecipazione del gruppo giovani nel servizio alla giornata, guidato dalla impeccabile Debora Bongianni.

Infine un ringraziamento per le insegnanti che hanno collaborato (la Rassegna fa parte di un progetto del POF dell’Istituto Comprensivo di Stia), a Serena Ongaro, Stefania Conticini, Annalisa Magni, Giancarlo Ferrini e Giovanni Martini.

Antonio FANI

 

Discorso del Papa ai partecipanti all'incontro promosso dalla Fondazione Sorella Natura: “l’umanità non ha futuro se non rispetta il Creato”

Come anticipato alla Strada dal Dottor Roberto Leoni, premiato speciale al merito per la Rassegna di quest’anno, molti bambini e ragazzi sono stati ricevuti dal Papa Benedetto XVI il 28 novembre u.s.

E’ con grande gioia che do a tutti voi il mio benvenuto a questo incontro dedicato all’impegno per "sorella natura", per usare il nome della Fondazione che lo ha promosso. Saluto cordialmente il Cardinale Rodríguez Maradiaga e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto anche a nome vostro e per il dono della preziosa riproduzione del Codice 338, che contiene le fonti francescane più antiche. Saluto il Presidente, Signor Roberto Leoni, come pure le Autorità e Personalità e i numerosi insegnanti e genitori. Ma soprattutto saluto voi, cari ragazzi e ragazze, cari giovani! E’ proprio per voi che ho voluto questo incontro, e vorrei dirvi che apprezzo molto la vostra scelta di essere "custodi del creato", e che in questo avete il mio appoggio pieno.

Prima di tutto dobbiamo ricordare che la vostra Fondazione e questo stesso incontro hanno una profonda ispirazione francescana. Anche la data odierna è stata scelta per fare memoria della proclamazione di san Francesco d’Assisi quale Patrono dell’ecologia da parte del mio amato Predecessore, il beato Giovanni Paolo II, nel 1979. Tutti voi sapete che san Francesco è anche Patrono d’Italia. Forse però non sapete che a dichiararlo tale fu il Papa Pio XII, nel 1939, quando lo definì "il più italiano dei santi, il più santo degli italiani". Se dunque il santo Patrono d’Italia è anche Patrono dell’ecologia, mi pare giusto che le giovani e i giovani italiani abbiano una speciale sensibilità per "sorella natura", e si diano da fare concretamente per la sua difesa.

 

Pubblichiamo infine una lettera, fra le tante che ci lusingano, giunta alla segreteria del Premio

 

Caro Ingegnere Fani,

Non trovo espressioni adeguate a ringraziare Lei e la Sua gentile Signora per la premura con la quale ci  avete  inviato la  raccolta delle opere  presentate alla Rassegna. Lavoro apprezzato quanto appassionante, degno di ammirazione che anno dopo anno raduna  sul cammino che porta a Gesù il popolo di Dio di ogni età, dai bambini della Scuola Primaria agli adulti, creando  nei piccoli un prezioso imprinting  di fede e cultura  che  resterà impresso, manifestandosi negli anni dell'età avanzata con la loro presenza  e quella dei loro discendenti  alle future edizioni della Rassegna.

A nome di mia moglie tantissimi rallegramenti  per  quanto hanno scritto  i giovani delle classi  II e III, opere che leggiamo e rileggiamo con rinnovato piacere. Mia moglie La ringrazia di cuore anche per averle pubblicato tutti i suoi scritti. Mi rendo conto che non  poche sono state le difficoltà incontrate  sotto ogni profilo,  ma averle superate  con grinta e successo in nome del binomio Fede-Cultura, per Lei e tutti coloro che hanno collaborato a questa ottava edizione, costituisce motivo di  meritata soddisfazione  e stimolo a proseguire. Il Signore Vi ricompensi  in larga misura e accolga, a tal fine, anche le umili preghiere di noi Sanacori tutti. Infiniti cari saluti e buon lavoro. 


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Rubrica:  GIOVANI  FEDE  E  RAGIONE

A cura di  Andrea BARONCINI

 

IL PRIVILEGIO DEI BAMBINI

 

Oggi è opinione comune che l'uomo sviluppi le sue conoscenze muovendo dai contenuti più semplici e salendo grazie a complicati processi intellettivi ai concetti più elevati. E, dato che il concetto più alto è quello di Dio, si pensa che non possa essere presente nella mente di un bambino in quanto necessita del pieno esercizio del pensiero logico-astratto.

Da questa convinzione discende che è inutile, anzi dannoso, iniziare il bambino alla religione, alle sue verità e ai suoi doveri. Ci penserà da adulto a risolvere il problema supremo dell'esistenza. Nel frattempo si comincia a dibattere di temi sociali, a parlare dell'amicizia, e degli amori. Con il risultato di presentare un mondo privo di senso.

Papa Benedetto XVI il 21 gennaio 2008 nella Lettera alla diocesi di Roma sul compito urgente dell'educazione scrisse: Già in un piccolo bambino c'è un grande desiderio di sapere e di capire, che si manifesta nelle sue continue domande e richieste di spiegazioni. Sarebbe dunque una ben povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere guida nella vita.”

E' davvero ben povera educazione quella che ha gettato via queste potenzialità del bambino con il preciso scopo di soffocare in lui l'intuizione di Dio. Mala educazione che ha lavorato con astuzia, cominciando a demitizzare le fiabe allo scopo di rendere meramente terrena la storia raccontata nel Vangelo, che è poi la storia regina di tutte le storie.

L'età dell'infanzia è l'età dello stupore, delle domande, dei perché. Condizione per raggiungere o almeno intuire la verità (che è poi Dio stesso), è proprio questa apertura, questa freschezza, questa mente sgombra da pregiudizi e schemi di fronte all'enigma della vita, alla realtà meravigliosa e terribile che è il mondo dentro e fuori di noi. Insomma tra

le difficoltà di credere – oggi soprattutto – c'è prima di ogni altra cosa la perdita di quella semplicità e di quel dono dello stupore che caratterizzano i bambini. Dice Gesù: “Se non diventerete come i fanciulli, non entrerete nel Regno dei cieli.”(Mt 18,3)

Gli adulti hanno  pregiudizi che spesso impediscono le domande fondamentali. Nel caso riemergano poi, è imposto di ricacciarle dentro, di rimuoverle lontano, per non fare la figura – appunto – dei bambini. Degli ingenui.

Ed è, invece, proprio di una sana ingenuità che avremmo bisogno per intuire la Verità: che proprio perché è la più profonda, è anche la più semplice.

Il cristiano crede che Dio sia per tutti, non solo per gli iniziati, per i profeti, per quelli che sanno, che conoscono. La fede in Lui non ha segreti che solo un'élite spirituale o culturale possa penetrare, capire ed usare.

Come avviene, tra l'altro, in quella sorta di “Chiesa della modernità” che è la massoneria. Nella quale ad ogni grado corrisponde una parte della rivelazione occulta: solo ai vertici si conosce tutto. Nel cristianesimo invece, tutto è (e deve essere) svelato, tutto sta nel catechismo che ciascuno può esaminare.

Vengono in mente altre parole di Gesù che, non a caso, stanno nel pacchetto di istruzioni date ad apostoli e discepoli prima di inviarli a predicare: “non vi è nulla di nascosto che non debba essere svelato e nulla di segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti” (Mt 10,26)

Ai bambini non solo deve essere spiegata la religione cattolica con i suoi dogmi e i suoi sacramenti, ma anzi c'è da aspettarsi che la capiscano prima e ben più profondamente di un adulto.

Il Dio bambino, che stiamo per festeggiare, si intende alla perfezione con i suoi coetanei.


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Rubrica:  SANTUARI  ITALIANI

A cura di  Paola BONCOMPAGNI

 

Il Santuario di S.Maria delle Grazie di STIA

 

 Il Santuario di S.Maria delle Grazie è noto per l’apparizione della Madonna, avvenuta, secondo le cronache, il 20 maggio 1428 a Monna Giovanna, una semplice popolana, abitante nelle vicinanze di questo luogo, allora Fattoria appartenente all’Ospedale di S.Maria Nuova di Firenze. Correva appunto l’anno 1428 e Monna Giovanna un giorno, approfittando di un momento di tempo sereno, si allontanò dal suo casolare per attendere al lavoro dei campi. All’improvviso fu sorpresa da un forte temporale e, non potendo rientrare in casa, trovò rifugio in una spelonca coperta di tronchi d’albero, situata sopra un masso banco. Giunta al riparo, Giovanna si mise a pregare. A un tratto fu avvolta da una luce di eccezionale splendore e le apparve una figura celestiale di Donna di straordinaria maestà e bellezza che posava il piede sul masso bianco. Giovanna sentì e comprese che la Signora era la Madre di Dio. La Vergine le parlò maternamente dicendole che “Se le genti volevano allontanare tanti castighi e sciagure maggiori, dovevano edificare qui, in suo onore, una Chiesa nel luogo da Lei stessa prescelto; una volta che l’avessero costruita, rendessero omaggio e venerazione a Lei con preghiere costanti”.

Il luogo dove si era rifugiata Giovanna continuava a risplendere di una luce fulgentissima quando un pastore, Pietro Campodonico, avvicinatosi constatò di persona il prodigio. Poco dopo Giovanna ripetè la narrazione a Messer Luca, pievano di Stia, che non tardò a crederle, conoscendo la bontà e semplicità di Giovanna: subito egli si portò processionalmente, coi parrocchiani, sul posto in cui era avvenuto il miracolo. Sentimenti di pietà religiosa si risvegliarono in tutta la gente del contado, divulgandosi non

 

solo nelle parrocchie vicine, ma all’intera vallata del Casentino, fino alle città di Arezzo, Firenze e Siena.

 La costruzione della Chiesa, iniziata per volontà unanime di autorità (tra cui “messer Luca lo Pievano” di Stia ed il Conte Neri di Porciano) e di popolo, con le offerte ed i doni lasciati dai devoti, fu condotta a termine l’8 settembre 1432. Nel settembre del 1474 un improvviso incendio distrusse totalmente l’edificio con tutta la suppellettile e le immagini. Si provvide subito alla ricostruzione da parte dello Spedalingo di S.Maria Nuova, cui la Chiesa apparteneva, coadiuvato delle offerte dei fedeli. Nel 1490 l’edificio era già ricostruito come ora lo vediamo: il Santuario si chiamò fin dall’inizio S.Maria delle Grazie: il 20 maggio di ogni anno i fedeli dei paesi vicini sono soliti venire processionalmente a celebrare la festa dell’apparizione. La Chiesa è un elegante edificio di architettura fiorentina, preceduto da un portico sulla sinistra della facciata, campanile a vela a tre luci in pietra arenaria. L’interno è costituito da una sola navata con ampio presbiterio. Alle pareti laterali sono addossati due altari di pietra lavorata, di cui notevole quello di sinistra del sec.XV, finemente scolpito. Alla parete sinistra è murato un pulpito in pietra di forma ottagonale, sostenuto da due mensole. Il presbiterio, opera di pregio artistico del sec. XVI, di forma quadrata, è incorniciato nel prospetto da due pilastri ed un archivolto in pietra, decorati da fogliami in rilievo, finemente lavorati ed è recinto all’interno da un cornicione in pietra, decorato da una serie di 30 teste di cherubini in terracotta smaltata, intercalate da 5 stemmi dell’Ospedale di S.M.Nuova. Nei pennacchi stanno i tondi dei 4 Evangelisti, anch’essi in terracotta invetriata. Tanto i tondi che il fregio invetriato sono opera di arte robbiana, della bottega di Andrea (1435-1528), da riferirsi all’inizio del sec.XVI. Nei vani sottostanti, a forma di centina, sono collocate a destra e a sinistra, due grandi robbiane raffiguranti l’Apparizione della Madonna alla Beata Giovanna ed al presepio. Sotto le robbiane ricorre un sedile in legno intarsiato del sec.XV. Al centro del presbiterio, l’altare maggiore, in marmo lavorato, sorge sopra il masso dove apparve la Vergine.


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Rubrica:  RAGAZZI E LETTURA

A cura di  Cosimo FANI 

 

La solitudine dei numeri primi

 

La solitudine dei numeri primi è un libro scritto da Paolo Giordano che vede nei protagonisti, due ragazzi fuori dal normale, a causa di episodi vissuti nell’infanzia che costituiscono l’incipit del romanzo, crescere la convinzione di non appartenere totalmente alla mentalità umana.

In matematica un numero primo è un numero che è divisibile solo per se stesso o per 1. Entrambi i protagonisti si sentono come due numeri “primi speciali, che i matematici chiamano "primi gemelli" (17 e 19 per esempio) vicinissimi, i più vicini della loro razza, ma non abbastanza da poter interagire tra di loro, da potersi sfiorare.

Vivranno le loro vite, faranno le loro scelte, ma il destino, il fato, il charma (o qualunque cosa sia, essi pensano) li farà rincontrare, ma insieme non potranno mai essere felici…per questo in un modo o nell’ altro la stessa entità che li ha fatti conoscere e che continua a farli soffrire, si diverte a separarli forse per vedere come reagiranno.

Questo romanzo è la storia dolorosa e commovente di Alice e di Mattia, e dei personaggi che li affiancano nella loro estenuante lotta contro se stessi. Paolo Giordano tocca con sguardo lucido e profondo, con una scrittura di sorprendente fermezza e maturità, una materia che brucia per le sue implicazioni emotive. E regala ai lettori un romanzo capace di scuotere, per come alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene più rarefatte e di trattenuta emozione, piene di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

 


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Rubrica:  PIANETA BAMBINI

A cura di  Carla BENUCCI  educatore professionale psicomotricista funzionale

 

LA PAURA DEL DOLORE

 

Novembre è il mese che, per ricorrenza religiosa nonché laica, è dedicato al ricordo dei nostri cari defunti e a tutti i santi.

Ciascuno di noi li ricorda con messe,visite al Cimitero,mai come in questi giorni vi si vedono persone, fiori e colori.

Andando a far vista ai miei morti ho osservato che da tutto questo teniamo lontano i nostri figli, non li portiamo con noi al Camposanto per non parlare poi di quando c'è una cerimonia funebre.

Questo perché in noi genitori c'è una sorta di volontà di voler preservare i nostri figli da tutte quelle situazioni dolorose che si possono verificare nell'arco della loro vita, aiutati anche dalla nostra società che tende a mascherare l'evento certo della morte e della sofferenza, senza considerare che l'atto stesso del crescere comporta delle sofferenze e rinunce.

Mi è capitato di sentir dire  da qualche genitore che non riesce a portare il proprio figlio al funerale di qualche parente perché i funerali lo “impressionano” oppure perché vuole fargli evitare situazioni dolorose  che lo potrebbero far star male.

I bambini però hanno paura delle nostre paure, il loro disagio riflette il nostro disagio e la nostra difficoltà a pensare la sofferenza e la perdita con sufficiente serenità.

Una volta le famiglie erano molto numerose e capitava non di rado che ci fossero situazioni dolorose alle quali far fronte ed il bambino si trovava a vivere eventi tristi più volte nel corso della sua vita.

Per i genitori non era cosa semplice allora, come adesso, spiegare ad un bambino il dolore e la morte, ma loro mettevano in atto, anche inconsapevolmente, dei comportamenti che lo compensavano dalla perdita.

Il bambino in base alla gravità dell'evento, riceveva più attenzioni, più coccole, più deroghe alle regole di vita quotidiana e così il triste evento non aveva solo l'amaro sapore della perdita ma anche piacere, un'aggiunta di rassicurazioni affettive che avevano un fine compensatorio.

Adesso ai bambini è uso comune evitare quanto più possibile le esperienze dolorose, senza comprendere che così si rendono più fragili, non si danno loro gli strumenti per elaborare l' evento doloroso.

In contrapposizione però i bambini sono costantemente sottoposti alla visione di immagini dolorose,basti pensare anche a certe immagine scioccanti di esecuzioni capitali che ultimamente sono state trasmesse ripetutamente dal telegiornale oppure ad alcuni videogiochi dove ci si diverte ad uccidere  nemici e mostri; poi il gioco  continua, freddo e distaccato senza coinvolgimento emotivo.

Quando sono stata alla messa per i defunti al Cimitero ho sentito le persone che si rivedevano dopo un po' di tempo, si salutavano e si fermavano a ricordare i propri defunti raccontandosi fatti ed aneddoti che erano accaduti quando i propri cari erano ancora in vita; “ti ricordi quando andavamo insieme a cercare i funghi lui veniva con noi e ne trovava sempre più di tutti” oppure “ti ricordi quella domenica che siamo andati tutti insieme a mangiare....quanto ci siamo divertiti!”

Questo è importante, la morte ed il dolore  spiegano  e danno un senso alla vita, non si parla di morte ma di vita, di gioia di stare insieme, del nonno che ci regalava di nascosto dai genitori le caramelle o che ci raccontava le storie prima di dormire;i ricordi ci aiutano ad elaborare il dolore della perdita.

Il dolore e le frustrazioni ci rendono emotivamente più forti,vivere un' esperienza negativa ci rende capaci di reagire e di non farci sopraffare dalla paura, il dolore va affrontato per poter essere superato.

Noi genitori non dobbiamo  evitare di far vivere i momenti dolorosi ai nostri figli, non dobbiamo preservarli dal dolore e dalle frustrazioni, i   bambini sono in grado di capire ed è necessario che sia spiegato loro in modo chiaro ed onesto evitando di ricorrere alle bugie con il falso obiettivo di renderlo più accettabile.

Quando ad un bambino si parla di un  evento doloroso, sarebbe meglio prepararlo in situazioni serene, coccolandolo, tenendolo in collo, accarezzandolo e parlandogli dei nostri ricordi più belli, tutto questo lo aiuta a vivere la sottrazione perché  diventa condivisione, affetto,tenerezza, dolcezza  ricordi  ed emozioni e noi genitori non dobbiamo aver paura di parlarne perché  fondamentale è “esserci” più che avere la sicurezza di aver detto la cosa giusta .


Notizie dal Casentino

 

 

Rubrica: VIVERE IN CASENTINO

A cura del direttore Silvia PECORINI

 

LE ANTICHE VARIETA’ DI FRUTTIFERI DEL CASENTINO

Recupero, caratterizzazione e valorizzazione delle risorse genetiche autoctone di interesse agro-alimentare

Presentato nei mesi scorsi in Comunità Montana il volume “Le antiche varietà di fruttiferi del Casentino”, il testo illustra i risultati del progetto “Recupero, conservazione e valorizzazione del germoplasma frutticolo autoctono del Casentino”, finanziato dall’ARSIA e attuato dalla scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione paritetica con la Comunità Montana del Casentino. L’ente montano infatti si occupa da anni della conservazione del proprio patrimonio agricolo e della sua identità culturale. Nel tempo sono state intraprese varie iniziative che hanno recuperato e valorizzato i prodotti agricoli, che la moderna agricoltura ha di fatto trascurato, sostenendo, ad esempio, la ricostruzione di alcune filiere produttive e promovendo ex-novo la costituzione di consorzi tra produttori. Tutto ciò a tutela delle produzioni tipiche locali, quali il prosciutto del Casentino, la patata rossa di Cetica, la farina di castagne del Pratomagno e del Casentino o il pecorino abbucciato aretino. Inoltre l’Ente ha sviluppato progetti di ricerca per la salvaguardia delle antiche razze di animali e varietà vegetali, come fruttiferi e vitigni autoctoni, nonché lo studio delle potenzialità produttive ed economiche per la loro valorizzazione sul territorio. Infine ricordiamo la proficua collaborazione instaurata con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che anch’essa da tempo si occupa di aspetti e problematiche legati all’agro biodiversità, con la quale è stato realizzato il progetto territoriale Recupero, conservazione e valorizzazione del germoplasma frutticolo autoctono del

 

Casentino. Progetto sponsorizzato e finanziato dall’ARSIA-Regione Toscana (2005-2009), con gli obiettivi di censire e caratterizzare il patrimonio frutticolo locale a rischio di estinzione.

Un lavoro iniziato fin dagli anni duemila attraverso una metodica raccolta di informazioni fornite da diversi anziani agricoltori casentinesi e censite dal personale del servizio agricoltura della Comunità Montana.

I risultati della suddetta ricerca sono presentati in questo volume. Questo importante lavoro è frutto dell’attenzione e dell’esperienza delle persone che a vario titolo sono state interpellate e coinvolte, vuol essere uno strumento di sintesi dei dati censiti e un mezzo per divulgare le conoscenze agricole ed etnobotaniche che ruotano attorno a questo ricco bagaglio di agro-biodiversità. Infatti uno degli obiettivi è quello di incentivare anche le popolazioni locali al recupero di queste antiche varietà frutticole, un germoplasma da salvaguardare e da ridiffondere sul territorio casentinese.

La Comunità Montana mantiene viva, ancora una volta, la sua funzione di tutela del territorio e di promozione di un patrimonio, in questo caso frutticolo, di grande valore per il Casentino.


 

Attualità

 

LUCIO MAGRI E' ANDATO A MORIRE IN SVIZZERA CON UN SUICIDIO ASSISTITO: CHE DIRE?

Di fronte al caso di Lucio Magri, che è andato a morire in Svizzera con un suicidio assistito, vorremmo dire tre cose.

Innanzitutto, questa è una tristissima vicenda umana, che suscita sentimenti di pietà. Attenzione: pietà per un uomo che dice di non voler più vivere e che purtroppo trova persone disposte ad aiutarlo nel suo proposito. Non certo pietà per la "categoria", cioè per quelli che si vogliono togliere la vita e ci riescono; perché, altrimenti, bisognerebbe "per motivi pietosi" modificare tutti i protocolli di soccorso e di emergenza pacificamente accettatati dalla nostra società. Bisognerebbe lasciare in pace quelli che si vogliono gettare dal cornicione, bisognerebbe sostituire i teloni dei vigili del fuoco con un letto di chiodi per fachiri, bisognerebbe non soccorrere e non salvare quelli che hanno tentato di uccidersi e non sono ancora morti. Ciò che fa pena è l'immagine di un uomo, intellettuale vivace, stanco di vivere, oppresso – dicono alcuni – dall'insopportabile percezione del fallimento dell'ideologia marxista; o – dicono altri - dal dolore per la morte della carissima moglie. Chi conosce la fragilità dell'uomo sa che non c'è peccato di cui, potenzialmente, non saremmo capaci. Compreso un delitto terribile contro la propria vita, come il suicidio, azione con la quale, recita un paradosso di Chesterton, è come se l'uomo volesse uccidere tutti gli uomini.

Seconda osservazione: se è giusto provare pietà per le persone, non è affatto giusto provare pietà per le ideologie false e bugiarde. Magri è stato uno dei fondatori del Manifesto, e un colto rappresentante del pensiero marxista. E qui dobbiamo constatare che il comunismo, insieme a tutte le altre letture ideologiche del reale, scava nell'uomo un vuoto che diventa con il passare degli anni insopportabilmente pesante. Scenario ancor più aggravato dalla sconfitta clamorosa che la storia ha decretato per il socialismo realizzato. Si ha un bel dire, facendo gli spacconi, che Dio non serve. Può funzionare finchè la sorte ti sorride, ma arriva un giorno in cui le cose ti si rivoltano contro, e allora le pagine di Marx, o di Gramsci, o di Sartre, non riescono a dare conforto. E diventano, anzi, pistole armate nella tua mano. Dobbiamo dircelo e dobbiamo dirlo ai giovani: ci sono cattivi maestri e cattive dottrine, mentre la vita pretende una verità più grande, che la Chiesa insegna da duemila anni. Una verità che non rimuove le tragedie dall'esistenza, ma che le riempie di un senso che conforta perfino le persone disperate.

Terza, ma non ultima considerazione: la vicenda del povero Magri è un perfetto caso di scuola, che spiega che cosa intendiamo quando stiamo parlando di eutanasia. Il cosiddetto suicidio assistito, infatti, ha molto più a che fare con la fattispecie dell'eutanasia che con quella del suicidio: il suicida è uno che si ammazza con le sue mani; nel suicidio assistito ci sono altri che mettono la vittima in condizione di morire, e che quindi cooperano in modo decisivo a un atto che, forse, il poveretto non avrebbe la forza di compiere. Ma c'è dell'altro: Lucio Magri non aveva, almeno secondo le notizie diffuse, una malattia mortale, o una patologia degenerativa che ne divorasse il corpo. Accusava invece un grave stato depressivo che lo ha spinto ad andare in Svizzera per ottenere la morte.

Ora, da anni vogliono farci credere che l'eutanasia è una faccenda che riguarda solo i malati terminali oppure le persone con una sindrome progressiva inesorabile.  Ma si tratta di una truffa logica e concettuale: la vera posta in gioco è il potere di ciascuno sulla propria vita. Le motivazioni che spingono una persona a dichiarare che vuole la morte sono le più disparate: vanno dal dolore fisico assoluto al disgusto per la vita che pure è priva di malattie del corpo. Se lo stato definisce che in alcuni casi si può ottenere la morte per mano di terzi, a quel punto stabilisce a quale altezza si deve collocare l'assicella delle vite senza qualità. E anche se in prima istanza respinge al mittente una richiesta come quella di Lucio Magri, con il tempo lo stato è costretto a rivedere il criterio e ad ammettere che, in fondo, se uno non vuole vivere è affar suo. Magri è purtroppo il simbolo di una tragedia più grande, che percorre la nostra società, la quale assomiglia sempre di più a una vera e propria civiltà dell'eutanasia. A un luogo, cioè, dove la vita è essenzialmente un non senso, e dove quindi chiedere e ottenere la morte è la cosa più normale del mondo. Ovviamente, questa "cultura" avrà un suo effetto di "trascinamento" lungo il pendio scivoloso, e prima si legalizzerà la morte dei malati gravi con il loro consenso (reale o presunto); poi arriverà la morte di quelli che non l'hanno chiesta, ma poveretti quanto soffrono; e infine arriverà la morte di quelli che sono sani come un pesce, ma sono stufi di vivere. Il marxismo è morto, il liberalismo anche, e l'umanità sazia e disperatissima non si sente tanto bene. Solo un Dio ci può salvare.


Cultura e fede

 

"Ognuno sia una luce per chi gli sta accanto"

 

Il Papa ha illuminato l'albero di Natale più grande del mondo

Premendo i pulsanti di un tablet, dal suo appartamento in Vaticano, papa Benedetto XVI ha acceso via web l’albero di Natale più grande del mondo a Gubbio: 750 metri di altezza per 450 di larghezza, illuminato tra le mura medioevali, il monte Ingino e la basilica di Sant’Ubaldo, patrono della cittadina umbra.

Prima dell’accensione, il Santo Padre ha espresso un “triplice, semplice augurio”. Il primo auspicio espresso da Benedetto XVI è che “il nostro sguardo, quello della mente e del cuore, non si fermi solamente all’orizzonte di questo nostro mondo, alle cose materiali, ma sia un po’ come questo albero, sappia tendere verso l’alto, sappia rivolgersi a Dio”.

Il secondo augurio manifestato dal Papa è che il Signore “ricordi come anche noi abbiamo bisogno di una luce che illumini il cammino della nostra vita e ci dia speranza, specialmente in questo nostro tempo in cui sentiamo in modo particolare il peso delle difficoltà, dei problemi, delle sofferenze, e un velo di tenebra sembra avvolgerci”.

E se c’è una luce “capace di illuminare veramente il nostro cuore e donarci una speranza ferma, sicura”, quella luce è “proprio il Bambino che contempliamo nel Santo Natale, in una semplice e povera grotta, perché è il Signore che si fa vicino a ciascuno di noi e chiede che lo accogliamo nuovamente nella nostra vita”.

L’ultimo augurio rivolto dal Pontefice è rivolto a ognuno di noi perché “sappia portare un po’ di luce negli ambienti in cui vive: in famiglia, al lavoro, nel quartiere, nei paesi, nelle città”.

Ogni uomo deve essere “una luce per chi gli sta accanto”, uscire “dall’egoismo che spesso chiude il cuore e spinge a pensare solo a se stessi”, donando “un po’ di attenzione all’altro, un po’ d’amore”.

E sono proprio la bontà e l’amore, ha concluso il Santo Padre, che risiedono in “ogni piccolo gesto” ad avere il potere di “illuminare l’oscurità della notte, anche quella più buia”.


Notizie dal Vaticano

 

Il presepe di piazza San Pietro omaggia la Vergine Maria

L'opera è nel segno del ricordo del beato Giovanni Paolo II

Il presepe di piazza San Pietro di quest’anno è un omaggio alla Vergine Maria, nel segno del ricordo del beato Giovanni Paolo II.

Lo stemma del pontefice polacco, infatti, “vuol essere un omaggio al mistero centrale del cristianesimo: la Redenzione. Raffigura essenzialmente una croce con una grande ‘M’ maiuscola, che ricorda la presenza della Madonna sotto la Croce”.

Del resto la devozione mariana di papa Wojtyla si esprime nel motto Totus Tuus che egli scelse già da cardinale.

“L’intera scenografia del Presepe si ispira ad un genere iconografico tradizionale. Inserita nei luoghi in cui storicamente si è svolto il sacro evento, la scena principale è definita da elementi che riproducono le architetture ed i luoghi tipici del paesaggio palestinese e spaccati di vita quotidiana”.

A sinistra della Natività sono ricostruiti un tempio e alcune abitazioni, in una delle quali “la disposizione e la scelta delle statue rimandano al lieto annuncio della nascita a Maria da parte dell’angelo Gabriele” .

L’edificio sacro riprodotto nella scenografia, invece, vuole ricordare l’episodio della presentazione di Gesù a Tempio in occasione della quale Simeone profetizzò il dolore di Maria per la morte del Figlio .

A destra della Natività è riprodotto un fabbricato utilizzato da una famiglia: in primo piano emergono due figure femminili, a ricordo dell’incontro di Maria con Elisabetta. La rappresentazione è completata con i tradizionali personaggi provenienti dal presepio allestito nel 1842 da San Vincenzo Pallotti nella Basilica di Sant’Andrea della Valle.

L’accensione del presepe a San Pietro, arrivato alla sua 32° rappresentazione, avverrà il 24 dicembre all’imbrunire. Il progetto e la realizzazione del presepe e l’allestimento dell’Alberto di Natale, come ogni anno, sono curati dai Servizi Tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.


 

 

Gaudete, gaudete
Christus est natus
Ex Maria virginae, gaudete!

(canzone medioevale)

 

 

Gioite, gioite

Cristo è nato

da Maria vergine, gioite!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  NATALE  DI  GIOIA  A  TUTTI

AUGURI DALLA  REDAZIONE  DEL  GIORNALINO