Parrocchia di San Martino a Vado
Strada in Casentino


Bimestrale di Formazione ed Informazione della Comunità di Strada in Casentino


Anno
IX - N. 50 Novembre -
Dicembre 2011
Gioite, Cristo è nato!
SOMMARIO
q Editoriale pag.
3 Un numero sul Natale
q Riflessioni sul Natale pag. 4 Articoli vari da Corrispondenza
q La parola di don Peri pag.
8 Riflessione del 1988
q Le preghiere del mese pag.
10 Preghiere sul Natale
q Veglia di preghiera pag.
11 Gesù, l’inviato del Padre
q Notizie della nostra comunità pag. 15
Rassegna 2011
q I nostri articoli pag. 19 Giovani Fede e Ragione
pag.
21 I Santuari d’Italia
pag.
23 Ragazzi e lettura
pag.
24 Pianeta bambini
q Notizie dal Casentino pag. 26 Rubrica del Direttore
q Attualità pag. 28 Lucio Magri suicida
q Cultura e fede pag. 30 Ognuno sia luce
q Notizie dal Vaticano pag. 31 Il presepe in San Pietro
Il giornalino può essere scaricato su internet
all’indirizzo www.parrocchiastrada.net
EDITORE: Giancarlo BRESCIANI (Resp. Leg.
Parrocchia San Martino a Vado) DIRETTORE RESPONSABILE: Silvia PECORINI COLLABORATORI: Serena Tarani, Paola Boncompagni,
Amalia Bonciani Andrea Baroncini, Gilda
Novellino, Carla Benucci, Cosimo Fani
Grafica, stampa e coordinamento: Antonio Fani Autorizzazione
Tribunale di Arezzo n° 3 del 23/02/2005
Editoriale
Per il “Cinquantesimo”,
un numero sul Natale
Siamo arrivati al traguardo del cinquantesimo
numero e di questo siamo grati al Signore.
Nel lungo cammino del giornalino parrocchiale non
c’è stato mai un numero dedicato al Natale. Vogliamo proporre una riflessione
sul mistero della nascita di Gesù, consapevoli che è un mistero che svela i segreti
di Dio e tante dimensioni della esperienza religiosa cristiana.
La venuta del FIGLIO di DIO nella nostra storia ci
manifesta il Suo Amore verso gli uomini. La volontà di condividere la
condizione umana ci rivela la vicinanza alla nostra vita terrena.
E’ molto fruttuoso per un credente meditare sulla
luce che Gesù reca al genere umano e sugli obiettivi primari della sua venuta: liberare l’uomo
dalla miseria del peccato e innalzarlo alla sua dignità perenne di Figlio di
Dio.
Colgo l’occasione per augurare a tutti Sante
Festività in famiglia.
Il vostro
parroco, don Roberto

Riflessioni
sul Natale
Da CORRISPONDENZA anno 2006
Nella notte del Santo
Natale risuona la voce del profeta Isaia con parole cariche di consolazione e
di speranza: “Il popolo che camminava
nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse…. Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio
“ (Is. 9,1-2.5)
Il profeta, se da una
parte è ben consapevole delle tenebre che avvolgono il faticoso cammino
dell’umanità, dall’altra intravede il sorgere di una luce nuova, capace di dissipare
le tenebre e di aprire lo sguardo su nuovi orizzonti e nuove prospettive.
Questa luce nuova ora
non è più solo una promessa, perché “ è
venuta nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo…. E il Verbo si
fece carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi” (Gv. 1,9.14).
Cristo Gesù è la luce
vera che può illuminare il cuore degli uomini dando una risposta ai loro
interrogativi più profondi. E’ la luce che siamo invitati ad accogliere
innanzitutto personalmente, mediante un rapporto intimo e familiare con Gesù,
affinché nasca ed abiti ogni giorno in ciascuno di noi, coltivando quotidianamente
l’amicizia e la comunione con Lui, lasciandoci riconciliare, ascoltando con
fiducia e con amore la sua parola, l’unica che può restituire al mondo la verità
di Dio e la verità dell’uomo e che può indicare la strada della giustizia,
della pace, della vita.
Solo la nascita del
Figlio di Dio può illuminare d’altra parte anche la vasta e drammatica notte
del mondo, che ancora tenta di respingere e di soffocare la luce: “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre
non l’hanno accolta” (Gv. 1,5). Solo questo Bambino “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della
pace” (Is. 9,6) può farci comprendere
quanto valga la vita di ogni essere umano: troppo sangue scorre ancora sulla
terra, troppa violenza e troppi conflitti minacciano il futuro dell’uomo e la
pacifica convivenza delle nazioni! Ma guardando al Bambino di Betlemme ci
sentiamo consolati e incoraggiati: il Figlio di Dio ha voluto condividere tutte
le nostre miserie, per risollevarci. Il gesto mirabile dell’Amore di Dio che si
fa Carne ci coinvolge, dunque, e ci spinge di nuovo ad impegnare, con
Una seria
responsabilità, allora, che dobbiamo assumere senz’altro e che oggi si fa particolarmente
urgente è quella di saper coniugare il patrimonio della fede con la vita concreta
degli uomini, con i problemi e le sfide di questo tempo, mediante una rinnovata
e competente mediazione culturale, una sorta di “nuova incarnazione”.
La luce di Cristo, in
tanti modi diversi ha segnato la storia degli uomini e dell’umanità. E’ la luce
che ha ispirato l’arte, la musica, la letteratura, l’architettura, ma
soprattutto i gesti e le opere della carità, della misericordia,
dell’educazione, del servizio, disseminati nel tempo e nel tessuto concreto
della vita della nostra gente e delle nostre comunità.
La festa del Natale, ci
aiuta a far memoria delle nostre migliori radici cristiane, costituisca per tutti
noi un pressante invito a un rinnovato slancio missionario, perché la luce di
Cristo illumini l’umanità dei nostri giorni. “Informatevi circa i sentieri del passato dove sta la buona e
prendetela, così troverete pace per le anime vostre” (Ger. 6,16).
+Luciano Giovannetti

Da CORRISPONDENZA anno
2010
E’ BENE VIVERE IL NATALE
Natale. Giorno atteso,
desiderato, preparato.
Ma nell’attuale clima di
materialismo consumistico per tante persone ha perso ogni significato.
Dai più è sentito come festa
di famiglia: “Natale con i tuoi”, dice un proverbio. E il Natale è anche una
vera festa di famiglia, con un bisogno di calore umano, di armonia, di volersi
più bene, di essere migliori nei sentimenti e negli affetti. E’ facile
lasciarsi prendere dal sentimentalismo: fiocchi di neve, candeline, regali,
auguri reciproci, alberi luccicanti…. E davanti al presepio sentirsi invadere
da un senso di tenerezza per quel bambino adagiato nella bambagia, come per
qualunque altro neonato.
Un credente non può fermarsi
qui. Deve andare oltre e chiedersi: chi è questo Bambino? E se ha l’orecchio
del cuore aperto gli giungerà come uno squillo l’annuncio dato dall’angelo ai
pastori che vegliavano di notte il loro gregge e all’improvviso furono avvolti
dalla luce della gloria del Signore: “Oggi vi è nato nella città di Davide il
Salvatore che è il Cristo Signore”.
I nomi di questo Bambino
sono straordinari: Salvatore, Cristo, Signore. Ci fanno intuire che in lui è la
sorgente della nostra salvezza.
L’uomo del terzo millennio
ha ancora bisogno di un “Salvatore”? “E’ ancora necessario un “Salvatore” per
l’uomo che ha raggiunto
E nell’attuale epoca
post moderna, ha forse ancora più bisogno di un Salvatore, perché più complessa
è diventata la società in cui vive e più insidiose si sono fatte le minacce per
la sua integrità personale e morale (...) Cristo è il salvatore anche dell’uomo
di oggi”.
S. Agostino scuote
l’uomo indifferente e quasi intorpidito con un forte richiamo: “Svegliato, o
uomo! Per te Dio si è fatto uomo. Saresti morto per sempre, se lui non fosse
nato nel tempo. Non avrebbe liberato dal peccato la sua natura, se lui non
avesse assunto una natura simile a quella del peccato. Ti saresti trovato per
sempre in uno stato di miseria, se lui non ti avesse usato misericordia: Non
avresti riavuto la vita, se lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti
venuto meno, se lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto se lui
non fosse arrivato. Celebriamo con gioia l’arrivo della nostra salvezza (..).
Quale dono maggiore di questo poté Dio far risplendere ai nostri occhi? Avendo
un Figlio unigenito, Dio l’ha fatto figlio dell’uomo, e così ha reso il figlio
dell’uomo figlio di Dio”.
E, subito dopo,
l’ammonimento: “Reso partecipe della natura divina, non voler tornare
all’abiezione di un tempo!”. Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio.
I Santi erano – e sono – affascinati da questa realtà.
S. Caterina da Siena, in
una Orazione, parla del mistero dell’Incarnazione con l’immagine di Cristo,
albero di vita, innestato nell’albero morto della nostra umanità. Presa da
grande stupore e ammirazione, esclama: “O dolce e soave innesto! Tu, somma
dolcezza, ti sei degnato di unirti con la nostra amarezza; Tu, splendore, con
le tenebre; Tu, sapienza, con la stortezza; Tu, vita, con la morte; Tu
infinito, con noi finiti. Chi ti costrinse a restituirle la vita, avendoti essa
fatto tanta ingiuria? Solamente l’amore. O amore, inestimabile amore,
ammirabili solo le cose che hai operate nella tua creatura umana!”.
Potremmo ricordare anche
il rapimento della Beata Angela da Foligno: “Oh incomprensibile amore! Al di
sopra di quest’amore, che ha fatto si che il mio Dio si è fatto uomo per farmi Dio,
non c’è amore più grande”.
Oppure potremmo
riascoltare S. Agostino: “Quali lodi potremo cantare all’amore di Dio, quali
grazie potremo rendere? Ci ha amato tanto che per noi è nato nel tempo lui, per
mezzo del quale è stato creato il tempo”.
L’amore gratuito di Dio
è la vera motivazione della nostra salvezza. San Giovanni lo ha affermato con
chiarezza: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito” (3,16). A
quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (1,12).
Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo
siamo realmente!” (1GV 3,1).
“Figli di Dio”: questa è
la nuova situazione del credente, la nuova relazione tra l’uomo e Dio stabilita
da Cristo, la nuova vita di comunione con il Padre nello Spirito. Familiarità,
intimità, reciproca apparenza. Quale dignità più grande poteva sognare la
creatura umana?
All’amore si risponde
con l’amore. E come non rispondere a un amore così smisurato? Lo dice il canto
natalizio: “Sic nos amantem quis non redamaret?” (Adeste, fideles). Ne deriva
l’esigenza di vivere nell’amore. Un amore modellato su quello del Figlio Amato.
Un amore fato di donazione, di servizio, di abnegazione di sé. Chiamandoci ad
essere figli nel Figlio, il Padre ci chiede di riconoscerci tutti fratelli.
Gesù è nato per tutti.
San Leone Magno scrive:
“Il nostro Salvatore oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la
tristezza nel giorno in cui nasce
“Dobbiamo proclamarlo –
come diceva il Papa - non solo con le parole, ma anche con l’intera nostra
vota, dando al mondo la testimonianza di comunità unite e aperte, nelle quali
regna la fraternità e il perdono, l’accoglienza e il servizio reciproco, la
verità, la giustizia e l’amore”.
Il cuore umano anela
alla pace, alla felicità. Siamo convinti che “ciò di cui il mondo ha bisogno è
l’amore di Dio, è incontrare Cristo e credere il Lui”.
Perciò è bello, anche
oggi, celebrare il Natale.
E’bene vivere il Natale.
Benedettine di Santa Maria del Fiore a
Lapo
La parola di don Peri
Abbiamo ritrovato, ed altre volte già pubblicato, questi
testi che don Peri scriveva per le sue parrocchia. Siamo convinti che molti in
casa ancora li conservano. Preghiamo di portarceli per pubblicarli. Intanto vi
alleghiamo questo sul Natale che ci è stato offerto da Marzia Danesi che ringraziamo
con affetto.
Carissimi
in Gesù e in Maria,
sono tanto contento
quando, davanti all’altare, vicino a Gesù, prego e chiedo per voi quanto
desidero inviarvi per il S. Natale.
Nei miei incontri con le
famiglie ho capito quanto sia grande la preoccupazione dei genitori per
l’avvenire dei loro figli. Con questa mia, intendo rispondere a loro,
invitandoli a recitare con me questa preghiera: “Vieni, Signore Gesù e aumenta
la nostra fede, la nostra carità, e rinforza la nostra volontà per portare il
tuo messaggio rinnovatore.”
La società è come un
mare in tempesta. Il sole non illumina ma è presente e, nel tempo, tornerà a
brillare e a portare con la sua luce, vita alla natura e benessere all’uomo.
Così, in questa società, infangata dal vizio, il
Signore è sempre presente, in ascolto, per provvedere. Infatti nel vangelo
leggiamo: “le forze del male non prevarranno”. Dice Gesù: “Io, ho vinto il
mondo” e agli apostoli, impauriti per il mare in tempesta dirà: “ Uomini di
poca fede, perché avete dubitato?”.
Genitori, è certo che i
vostri figli desiderano vivere in pace, sicuri per il loro domani. Purtroppo i
notiziari quotidiani mettono sempre in
evidenza tutto il marciume di ogni giorno. Poche volte evidenziano avvenimenti
puliti ed onesti.
Però, credo, e quasi
tutti siamo d’accordo, nel riconoscere che la percentuale dei giovani viziati
che schiamazzano nella notte è molto, molto inferiore a quella dei giovani,
studenti e operai che vivono onestamente.
C’è un rimedio, utile ed
efficace: ritornare a Dio, osservare i suoi comandamenti. Tuffarsi ancora nel
vangelo per credere, amare e servire, per vedere noi stessi nel fratello
sofferente, anzi, vederci il volto di Cristo sofferente.
Noi, convinti che non
sono i missili il vero pericolo per l’umanità, ma il crollo dei valori morali,
la malattia che minaccia la vita, non dobbiamo scoraggiarci, ma reagire con
tanta fede e pregare, pregare, perché
Dio ci perdoni e ritorni a vivere dentro di noi. Solo così l’uomo egoista, che
ha portato tanta immoralità e morte nel mondo, dovrà riflettere e rimediare sia
per il male fatto ai giovani, sia per il gran danno fatto alla natura.
Il Papa ha detto:
“Aprite, spalancate le porte a Cristo; solo Lui conosce a fondo l’uomo” e
l’uomo, povero e inclinato al male, troverà in Cristo ricchezza nella sua
parola e fortezza nella sua grazia. Genitori, sicuri che il Signore è con noi,
avanti…..
Genitori, siate per i
vostri figli, una lampada sempre accesa, con la vostra preghiera, una parola
sempre affettuosa, per la loro guida, un esempio continuo per trascinarli per
la giusta via, quella di Dio.
Da ricordare: “E’ con il
bene che si vince il male”.
Con questa mia letterina
ho aperto a voi mente e cuore, perché sentiate, in questi giorni santi, la mia
affettuosa presenza per essere con Gesù: “un cuor solo e un’anima sola”.
A tutti un abbraccio con
tanti cari saluti e tanti AUGURI per la prossime S. Feste.
Vi
benedico in Xto Don Elio Peri
Torre – Strada, 9 dicembre 1988
Le preghiere del mese
A cura di Gilda
Novellino
IL REGALO DI DIO
È Natale.
Dio si fa bambino.
Il Signore realizza il suo sogno.
Egli viene
per te, per me, per tutti.
È fragile, è debole, è piccolo.
Segno di contraddizione.
Egli viene, comunque.
Come incontrarlo?
Come riconoscerlo?
Come accoglierlo?
Lui è la grande speranza.
Lui è il fondamento
di ogni vera speranza,
regalo di Natale di Dio all'umanità.
Entra, Signore, nella mia storia
così nulla potrà mai
essere come prima.
A GESU’ BAMBINO
di Umberto
Saba
La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.
Vieni Bambino Gesù
Vieni Bambino Gesù,
vieni nella famiglie,
vieni nei nostri cuori,
vieni a proteggere la vita nascente,
vieni nei cuori dei bambini.
Con la tua nascita,
Gesù Bambino,
hai rinnovato la famiglia:
oggi ogni bimbo, ogni mamma e papà
vengono a te con fede e con amore
e ti riconoscono Re e Salvatore.




Veglia di Preghiera
GESU’: L’INVIATO DEL
PADRE, IL SALVATORE
CANTO INIZIALE
Gesù, vogliamo ora rendere
comunitaria la nostra preghiera e la nostra volontà di accoglierti perché,
incarnandoti nuovamente nella nostra vita, possiamo testimoniarti nelle nostre
opere. Per questo diciamo:
RIT: Vieni, Signore
Gesù!
-
Nella tua Chiesa, perché manifesti a tutti la tua incarnazione.
-
Nel mondo, perché accolga il tuo messaggio di pace e di fraternità.
-
Nelle famiglie, perché da te imparino quella semplicità e povertà che unisce i
cuori.
-
Nelle comunità consacrate, perché scoprano il significato di un’autentica oblazione.
-
Nei giovani, perché con te sappiano incarnare i veri valori della vita evangelica.
-
Nei sacerdoti e religiosi, perché annuncino il tuo amore con totale disponibilità.
-
Nei genitori, perché ricostruiscano la loro famiglia nella fede sul modello
della tua.
-
Nei sofferenti e negli anziani, perché la tua presenza sia di conforto e di
speranza.
-
In noi che crediamo e adoriamo, perché abbiamo a testimoniarti nella sincerità
dell’amore.
INSIEME
Si, vogliamo adorarti,
Signore Gesù, come ti adorava Maria nel suo grembo, come ti contemplava
bambini, come ti ascoltava nella Sinagoga, come gioiva per i tuoi prodigi.
Gesù, rendici capaci come lei di seguirti fedelmente fino ai piedi della croce,
per ripetere anche noi il “sì” di maternità, di paternità, e di servizio nella
tua Chiesa. Abbiamo anche noi bisogno di meditare maggiormente nel nostro cuore
i disegni del Padre, per divenire anche noi con te e con
1)
DIO SI MANIFESTA AGLI UOMINI
SAC: Dal vangelo secondo Luca (2,7-14)
Mentre
si trovavano a Betlemme, si compirono per Maria i giorni del parto.
Diede alla luce il suo
figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché
non c’era posto per loro nell’albergo.
C’erano in quella
regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro
gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del
Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo
disse loro: “ Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto
il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo
Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che
giace in una mangiatoria”.
E subito apparve con
l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria
a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”.
Parola del Signore
Breve
riflessione del sacerdote
PREGHIERA
DELL’ASSEMBLEA
Signore
Gesù,
vieni:
accresci
la nostra fede,
rendi
più certa la nostra speranza,
ravviva
la nostra carità.
Signore
Gesù,
vieni:
distruggi
il male,
consolida
il bene,
dona
la grazia.
Signore
Gesù,
vieni:
rianima
gli sfiduciati,
conforta
i sofferenti,
rasserena
i dolenti.
Signore
Gesù,
vieni:
converti
i peccatori,
scuoti
gli indifferenti,
rendi
più generosi i buoni.
Signore
Gesù,
vieni:
dona
la pace,
porta
la salvezza,
entra
in tutti i cuori.
Amen
GESU’
VIENE MESSO NELLA CULLA CANTO
G. Preghiamo con le
parole della Venerabile Geltrude Comensoli che raccomandava: “Saettate più volte
al giorno il Santo Bambino Gesù e
A. Noi ti invochiamo,
ascoltaci o Bambino divino.
G.
“O Gesù Bambino fate che mi perda in Voi, datemi grazie di vincere i miei
difetti”.
A. Noi ti ascoltiamo,
ascoltaci o Bambino divino.
G.
“Traetemi a voi dolce amore Gesù Bambino”.
A. Noi ti invochiamo,
ascoltaci o Bambino divino.
G.
“Fatemi simile a voi, dolce, umile, obbediente e povera”
A. Noi ti invochiamo,
ascoltaci o Bambino divino.
G.
“O sospirato delle genti dolcissimo Salvatore, venite ad illuminarmi a
santificarmi ed unirmi intimamente
a voi”.
A. Noi ti invochiamo,
ascoltaci o Bambino divino
G.
“O Gesù Bambino, venite ad appianare i colli, le vie storte raddrizzate”.
A. Noi ti invochiamo,
ascoltaci o Bambino divino
T.
Guarda, o Padre, al tuo popolo,
che professa la sua fede in Gesù Cristo,
nato da Maria Vergine,
crocifisso e risorto,
presente in questo sacramento
e fa che attinga da questa sorgente di ogni
grazia
frutti di salvezza eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
2)
L’ACCOGLIENZA DI GESU’ Lc.
20,1-19
RIFLESSIONE DEL
SACERDOTE
Preghiera a Cristo
Abbiamo bisogno di Te,
di Te solo, e di nessun altro. Tu solamente, che ci ami, puoi sentire per noi
tutti che soffriamo, la pietà che ciascuno di noi sente per se stesso.
Tu solo puoi sentire
quanto è grande, immisurabilmente grande, il bisogno che c’è di Te, in questo
mondo, in questa ora del mondo.
Nessun altro, nessuno
dei tanti che vivono, nessuno di quelli che dormono nella nota della gloria,
può dare a noi bisognosi, riversi nell’atroce penuria, nella miseria più
tremenda di tutte, quella dell’anima, il bene che salva.
Tutti hanno bisogno di
Te, anche quelli che non lo sanno, e quelli che non lo sanno assai più di
quelli che sanno. L’affamato s’immagina di cercare il pane ed ha fame di Te. L’assetato
crede di voler l’acqua ed ha sete di Te.
Il malato s’illude di
agognare la salute ed il suo male è l’assenza di Te.
Chi cerca la bellezza
del mondo cerca senza accorgersene, Te, che sei la bellezza intera e perfetta;
chi persegue nei pensieri la verità, desidera, senza volere, Te, che sei
l’unica verità, degna di essere saputa; chi s’affanna dietro la pace cerca Te,
sola pace dove possono riposare i cuori inquieti.
Essi Ti chiamano senza
sapere che Ti chiamano, e il loro grido è inesprimibilmente più doloroso del
nostro....
Hai detto una volta: “Se
uno è solo io sono con lui. Rimuovi la pietra e lì mi troverai, incidi il legno
ed io sono qui”. Ma per scoprirTi nella pietra e nel legno è necessaria la volontà
di cercarTi, la capacità di vederTi, e oggi i più degli uomini non vogliono,
non sanno trovarTi.
Se non fai sentire
Noi ti preghiamo dunque,
Cristo, noi, i rinnegatori, i colpevoli,
i nati fuori del tempo, noi che ci rammentiamo ancora di Te e ci
sforziamo di vivere con te, ma sempre lontani da Te, noi gli ultimi, i
disperati, i reduci dei perigli e dai precipizi, noi Ti preghiamo che Tu ritorni,
ancora una volta fra gli uomini che Ti uccisero, fra gli uomini che seguitano
ad ucciderTi, per ridare a tutti noi assassini, nel buio, la luce della vita
vera... (G. Papini)
CANTO
PREGHIERA
DI RENDIMENTO DI GRAZIE
E’
apparsa la grazie e la misericordia di Dio
che
ci dona la salvezza.
Padre
Santo,
è
giusto renderti grazie
perché
tu sei un Dio ricco di misericordia.
Per
il tuo grande amore col quale ci hai amati,
da
morti che eravamo per i peccati,
ci
hai fatti rivivere in Cristo.
Tu
non cessi mai di chiamare i tuoi figli
a
una vita sempre più piena
e
nella tua infinità bontà
offri
a tutti il tuo perdono,
invitando
l peccatore
ad
affidarsi unicamente alla tua misericordia.
Sei
più grande del nostro cuore.
Ti
ringraziamo
perché
tu togli il nostro cuore di pietra
e
ci doni un cuore di carne.
Sull’ammasso
di pietre in rovina
effondi
il tuo Spirito
che
fa nuova vita.
Diventiamo
pietre preziose per il Regno.
Accanto
a Cristo pietra angolare
potremo
costruire la nostra esistenza
come
tempio vivo dove tu abiti.
Dove
risuona
il
canto di gioia e di riconoscenza
che
innalziamo a te,
padre
creatore,
allo
spirito Consolatore,
a
Cristo tuo Figlio che sempre cammina con noi.
BENEDIZIONE
EUCARISTICA
Notizie
della nostra Comunità
Rassegna di Testimonianze di
cultura e di fede
“In Cammino con Gesù”:
Domenica 20 novembre Ottava edizione:
Il Creato, casa per l’uomo
L’ottava edizione della Rassegna
di testimonianze culturali e di fede “In cammino con Gesù” si chiude ancora una
volta con un bilancio davvero positivo: bella giornata di caldo sole, con
ospiti di onore e vincitori premiati che hanno dato tanto, in termini di reale
partecipazione emotiva.
Onestamente si è creato un clima
davvero singolare, intessuto di emozioni vere, date anche dal parlare di un
tema, quello del CREATO, che ha coinvolto molto, adulti e ragazzi, visti anche
gli ultimi avvenimenti di cronaca, italiana e mondiale.
Domenica 20 novembre nella splendida
pieve romanica di Strada Castel San Niccolò, si è svolta la consueta
presentazione delle opere della Rassegna, alla presenza di amici venuti da
lontano, di autorità civili, degli ospiti di onore e della comunità parrocchiale.
Nel commentare una manifestazione che si ripete ininterrottamente da otto anni,
si teme sempre di poter essere ripetitivi. Tuttavia, ripensando alla giornata,
che si snoda su una scaletta ormai collaudata, quest’anno più di altre
edizioni, siamo riusciti a realizzare tutte le migliori aspettative, con grande
presenza di pubblico. Il nostro parroco don
Roberto Bresciani ha mostrato a tutti i collaboratori particolare
soddisfazione per la riuscita della manifestazione. Le potenzialità dimostrate
anche in questa ottava edizione ci incoraggiano davvero a continuare,
nonostante questa esperienza sia, per una piccola comunità come la nostra con
poche risorse, sia umane che finanziarie, una fatica davvero grande.
Dopo i complimenti del parroco,
grande testimonianza di affetto anche da parte di sua Eccellenza Mons. Mario MEINI, vescovo di Fiesole, che è
intervenuto alla Rassegna, nonostante il sovrapporsi di altri impegni.
Il premio al merito che
Quest’anno in modo particolare, i
bambini sono stati fra i veri protagonisti della giornata: nell’interpretazione
di brani musicali con un grande coro di circa 40 elementi, diretti da Emiliana Paggetti, hanno davvero
portato quel valore aggiunto alla Rassegna: hanno animato la giornata con il
loro canto e la loro presenza attenta e paziente nella consegna di tutti i
premi. Come di consuetudine loro stessi, che hanno partecipato alla sezione comunione,
sono stati tutti premiati.
I premi veri e propri invece sono
arrivati a tre ragazzi della sezione Cresima, Laura Ceccarelli, Alessandro Cargi
e Alessia Curinga di Strada in Casentino.
Per giovani ed adulti invece:
Domenico Ruggiero di Trani, Niccolo’ Sanacori di Monterotondo (RM), Carla
Serafini di Arezzo e Franca Boattini di Pratovecchio (AR).
Un particolare riconoscimento
alla giuria, che si è resa disponibile a questo servizio e a questa fatica: Don
Roberto Bersciani, presidente della giuria, Angela Lachi, Stefano Ceccherini,
Luisa Pecorini, Donatella Agnolucci, Tullio Biondi e Antonella Fani.
Durante la premiazione sono state
lette da Cristina del Sere e dal Dott. Giorgio Trevisan i brani scelti dalla
giuria, che ringraziamo per la loro sempre puntuale e generosa collaborazione.
Precisa e di buon livello la
partecipazione del Coro Insieme vocale Orophonia, di Badia Prataglia, diretto
dal maestro Patrizio Paoli.
Particolarmente toccante anche il
momento della premiazione degli ospiti della Casa di riposo RSA di Castel San
Niccolò, che quest’anno hanno partecipato con un progetto ideato da Carla
Benucci, educatrice professionale. La loro emozione e soddisfazione nel
ricevere l’attestato individuale, ha ripagato i perplessi nei confronti di
questa iniziativa.
Significativa anche la
partecipazione del gruppo giovani nel servizio alla giornata, guidato dalla
impeccabile Debora Bongianni.
Infine un ringraziamento per le
insegnanti che hanno collaborato (
Antonio FANI
Pubblichiamo
infine una lettera, fra le tante che ci lusingano, giunta alla segreteria del
Premio
Caro Ingegnere Fani,
Non trovo espressioni adeguate a ringraziare Lei e
A nome di mia moglie tantissimi rallegramenti
per quanto hanno scritto i giovani delle classi II e III,
opere che leggiamo e rileggiamo con rinnovato piacere. Mia moglie La ringrazia
di cuore anche per averle pubblicato tutti i suoi scritti. Mi rendo conto
che non poche sono state le difficoltà incontrate sotto ogni
profilo, ma averle superate con grinta e successo in nome del
binomio Fede-Cultura, per Lei e tutti coloro che hanno collaborato a
questa ottava edizione, costituisce motivo di meritata soddisfazione
e stimolo a proseguire. Il Signore Vi ricompensi in larga misura e accolga,
a tal fine, anche le umili preghiere di noi Sanacori tutti. Infiniti cari
saluti e buon lavoro.
I nostri articoli
Rubrica: GIOVANI FEDE
E RAGIONE
A
cura di Andrea BARONCINI
IL PRIVILEGIO DEI BAMBINI
Oggi è opinione comune che l'uomo sviluppi le sue
conoscenze muovendo dai contenuti più semplici e salendo grazie a complicati
processi intellettivi ai concetti più elevati. E, dato che il concetto più alto
è quello di Dio, si pensa che non possa essere presente nella mente di un
bambino in quanto necessita del pieno esercizio del pensiero logico-astratto.
Da questa convinzione discende che è inutile, anzi
dannoso, iniziare il bambino alla religione, alle sue verità e ai suoi doveri.
Ci penserà da adulto a risolvere il problema supremo dell'esistenza. Nel
frattempo si comincia a dibattere di temi sociali, a parlare dell'amicizia, e
degli amori. Con il risultato di presentare un mondo privo di senso.
Papa Benedetto XVI il 21 gennaio 2008 nella Lettera
alla diocesi di Roma sul compito urgente dell'educazione scrisse: Già in un
piccolo bambino c'è un grande desiderio di sapere e di capire, che si manifesta
nelle sue continue domande e richieste di spiegazioni. Sarebbe dunque una ben
povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle
informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità,
soprattutto a quella verità che può essere guida nella vita.”
E' davvero ben povera educazione quella che ha gettato
via queste potenzialità del bambino con il preciso scopo di soffocare in lui
l'intuizione di Dio. Mala educazione che ha lavorato con astuzia, cominciando a
demitizzare le fiabe allo scopo di rendere meramente terrena la storia
raccontata nel Vangelo, che è poi la storia regina di tutte le storie.
L'età dell'infanzia è l'età dello stupore, delle
domande, dei perché. Condizione per raggiungere o almeno intuire la verità (che
è poi Dio stesso), è proprio questa apertura, questa freschezza, questa mente
sgombra da pregiudizi e schemi di fronte all'enigma della vita, alla realtà
meravigliosa e terribile che è il mondo dentro e fuori di noi. Insomma tra
le difficoltà di credere – oggi soprattutto – c'è
prima di ogni altra cosa la perdita di quella semplicità e di quel dono dello
stupore che caratterizzano i bambini. Dice Gesù: “Se non diventerete come i
fanciulli, non entrerete nel Regno dei cieli.”(Mt 18,3)
Gli adulti hanno
pregiudizi che spesso impediscono le domande fondamentali. Nel caso
riemergano poi, è imposto di ricacciarle dentro, di rimuoverle lontano, per non
fare la figura – appunto – dei bambini. Degli ingenui.
Ed è, invece, proprio di una sana ingenuità che
avremmo bisogno per intuire
Il cristiano crede che Dio sia per tutti, non solo per
gli iniziati, per i profeti, per quelli che sanno, che conoscono. La fede in
Lui non ha segreti che solo un'élite spirituale o culturale possa penetrare,
capire ed usare.
Come avviene, tra l'altro, in quella sorta di “Chiesa
della modernità” che è la massoneria. Nella quale ad ogni grado corrisponde una
parte della rivelazione occulta: solo ai vertici si conosce tutto. Nel
cristianesimo invece, tutto è (e deve essere) svelato, tutto sta nel catechismo
che ciascuno può esaminare.
Vengono in mente altre parole di Gesù che, non a caso,
stanno nel pacchetto di istruzioni date ad apostoli e discepoli prima di
inviarli a predicare: “non vi è nulla di nascosto che non debba essere svelato
e nulla di segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle
tenebre, ditelo nella luce; e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui
tetti” (Mt 10,26)
Ai bambini non solo deve essere spiegata la religione
cattolica con i suoi dogmi e i suoi sacramenti, ma anzi c'è da aspettarsi che
la capiscano prima e ben più profondamente di un adulto.
Il Dio bambino, che stiamo per festeggiare, si intende
alla perfezione con i suoi coetanei.
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Rubrica: SANTUARI ITALIANI
A
cura di Paola BONCOMPAGNI
Il Santuario di S.Maria delle Grazie di STIA
Il Santuario
di S.Maria delle Grazie è noto per l’apparizione della Madonna, avvenuta, secondo
le cronache, il 20 maggio
Il luogo dove si era rifugiata Giovanna continuava
a risplendere di una luce fulgentissima quando un pastore, Pietro Campodonico,
avvicinatosi constatò di persona il prodigio. Poco dopo Giovanna ripetè la
narrazione a Messer Luca, pievano di Stia, che non tardò a crederle, conoscendo
la bontà e semplicità di Giovanna: subito egli si portò processionalmente, coi
parrocchiani, sul posto in cui era avvenuto il miracolo. Sentimenti di pietà
religiosa si risvegliarono in tutta la gente del contado, divulgandosi non
solo nelle parrocchie vicine, ma all’intera vallata
del Casentino, fino alle città di Arezzo, Firenze e Siena.
La costruzione della Chiesa, iniziata per volontà
unanime di autorità (tra cui “messer Luca lo Pievano” di Stia ed il Conte Neri
di Porciano) e di popolo, con le offerte ed i doni lasciati dai devoti, fu
condotta a termine l’8 settembre 1432. Nel settembre del 1474 un improvviso
incendio distrusse totalmente l’edificio con tutta la suppellettile e le immagini.
Si provvide subito alla ricostruzione da parte dello Spedalingo di S.Maria
Nuova, cui
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Rubrica: RAGAZZI
E LETTURA
A
cura di Cosimo FANI
La solitudine dei numeri primi
La solitudine dei numeri primi è un libro scritto da Paolo
Giordano che vede nei protagonisti, due ragazzi fuori dal normale, a causa di
episodi vissuti nell’infanzia che costituiscono l’incipit del romanzo, crescere
la convinzione di non appartenere totalmente alla mentalità umana.
In matematica un numero primo è un numero che è divisibile
solo per se stesso o per 1. Entrambi i protagonisti si sentono come due numeri “primi
speciali, che i matematici chiamano "primi gemelli" (17 e 19 per
esempio) vicinissimi, i più vicini della loro razza, ma non abbastanza da poter
interagire tra di loro, da potersi sfiorare.
Vivranno le loro vite, faranno le loro scelte, ma il
destino, il fato, il charma (o qualunque cosa sia, essi pensano) li farà rincontrare,
ma insieme non potranno mai essere felici…per questo in un modo o nell’ altro
la stessa entità che li ha fatti conoscere e che continua a farli soffrire, si
diverte a separarli forse per vedere come reagiranno.
Questo romanzo è la storia dolorosa e commovente di Alice e
di Mattia, e dei personaggi che li affiancano nella loro estenuante lotta
contro se stessi. Paolo Giordano tocca con sguardo lucido e profondo, con una
scrittura di sorprendente fermezza e maturità, una materia che brucia per le
sue implicazioni emotive. E regala ai lettori un romanzo capace di scuotere,
per come alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene più rarefatte e
di trattenuta emozione, piene di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.
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Rubrica: PIANETA
BAMBINI
A
cura di Carla BENUCCI educatore professionale psicomotricista funzionale
Novembre è
il mese che, per ricorrenza religiosa nonché laica, è dedicato al ricordo dei
nostri cari defunti e a tutti i santi.
Ciascuno di
noi li ricorda con messe,visite al Cimitero,mai come in questi giorni vi si vedono
persone, fiori e colori.
Andando a
far vista ai miei morti ho osservato che da tutto questo teniamo lontano i nostri
figli, non li portiamo con noi al Camposanto per non parlare poi di quando c'è
una cerimonia funebre.
Questo
perché in noi genitori c'è una sorta di volontà di voler preservare i nostri
figli da tutte quelle situazioni dolorose che si possono verificare nell'arco
della loro vita, aiutati anche dalla nostra società che tende a mascherare
l'evento certo della morte e della sofferenza, senza considerare che l'atto
stesso del crescere comporta delle sofferenze e rinunce.
Mi è
capitato di sentir dire da qualche
genitore che non riesce a portare il proprio figlio al funerale di qualche
parente perché i funerali lo “impressionano” oppure perché vuole fargli evitare
situazioni dolorose che lo potrebbero
far star male.
I bambini
però hanno paura delle nostre paure, il loro disagio riflette il nostro disagio
e la nostra difficoltà a pensare la sofferenza e la perdita con sufficiente
serenità.
Una volta le
famiglie erano molto numerose e capitava non di rado che ci fossero situazioni
dolorose alle quali far fronte ed il bambino si trovava a vivere eventi tristi
più volte nel corso della sua vita.
Per i
genitori non era cosa semplice allora, come adesso, spiegare ad un bambino il
dolore e la morte, ma loro mettevano in atto, anche inconsapevolmente, dei
comportamenti che lo compensavano dalla perdita.
Il bambino
in base alla gravità dell'evento, riceveva più attenzioni, più coccole, più deroghe
alle regole di vita quotidiana e così il triste evento non aveva solo l'amaro
sapore della perdita ma anche piacere, un'aggiunta di rassicurazioni affettive
che avevano un fine compensatorio.
Adesso ai
bambini è uso comune evitare quanto più possibile le esperienze dolorose, senza
comprendere che così si rendono più fragili, non si danno loro gli strumenti
per elaborare l' evento doloroso.
In
contrapposizione però i bambini sono costantemente sottoposti alla visione di
immagini dolorose,basti pensare anche a certe immagine scioccanti di esecuzioni
capitali che ultimamente sono state trasmesse ripetutamente dal telegiornale
oppure ad alcuni videogiochi dove ci si diverte ad uccidere nemici e mostri; poi il gioco continua, freddo e distaccato senza coinvolgimento
emotivo.
Quando sono
stata alla messa per i defunti al Cimitero ho sentito le persone che si rivedevano
dopo un po' di tempo, si salutavano e si fermavano a ricordare i propri defunti
raccontandosi fatti ed aneddoti che erano accaduti quando i propri cari erano
ancora in vita; “ti ricordi quando andavamo insieme a cercare i funghi lui
veniva con noi e ne trovava sempre più di tutti” oppure “ti ricordi quella
domenica che siamo andati tutti insieme a mangiare....quanto ci siamo
divertiti!”
Questo è importante, la morte ed il dolore spiegano e danno un senso alla vita, non si parla di morte ma di vita, di gioia di stare insieme, del nonno che ci regalava di nascosto dai genitori le caramelle o che ci raccontava le storie prima di dormire;i ricordi ci aiutano ad elaborare il dolore della perdita.
Il dolore e
le frustrazioni ci rendono emotivamente più forti,vivere un' esperienza
negativa ci rende capaci di reagire e di non farci sopraffare dalla paura, il
dolore va affrontato per poter essere superato.
Noi genitori
non dobbiamo evitare di far vivere i
momenti dolorosi ai nostri figli, non dobbiamo preservarli dal dolore e dalle
frustrazioni, i bambini sono in grado
di capire ed è necessario che sia spiegato loro in modo chiaro ed onesto evitando
di ricorrere alle bugie con il falso obiettivo di renderlo più accettabile.
Quando ad un
bambino si parla di un evento doloroso,
sarebbe meglio prepararlo in situazioni serene, coccolandolo, tenendolo in
collo, accarezzandolo e parlandogli dei nostri ricordi più belli, tutto questo
lo aiuta a vivere la sottrazione perché
diventa condivisione, affetto,tenerezza, dolcezza ricordi
ed emozioni e noi genitori non dobbiamo aver paura di parlarne
perché fondamentale è “esserci” più che
avere la sicurezza di aver detto la cosa giusta .
Notizie dal Casentino
Rubrica: VIVERE IN CASENTINO
A
cura del direttore Silvia
PECORINI
LE
ANTICHE VARIETA’ DI FRUTTIFERI DEL CASENTINO
Recupero, caratterizzazione e
valorizzazione delle risorse genetiche autoctone di interesse agro-alimentare
Presentato nei mesi scorsi in Comunità Montana il volume “Le
antiche varietà di fruttiferi del Casentino”, il testo illustra i risultati del
progetto “Recupero, conservazione e valorizzazione del germoplasma frutticolo
autoctono del Casentino”, finanziato dall’ARSIA e attuato dalla scuola
Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione paritetica con
Casentino. Progetto sponsorizzato e finanziato dall’ARSIA-Regione
Toscana (2005-2009), con gli obiettivi di censire e caratterizzare il
patrimonio frutticolo locale a rischio di estinzione.
Un lavoro iniziato fin dagli anni duemila attraverso una
metodica raccolta di informazioni fornite da diversi anziani agricoltori casentinesi
e censite dal personale del servizio agricoltura della Comunità Montana.
I risultati della suddetta ricerca sono presentati in questo
volume. Questo importante lavoro è frutto dell’attenzione e dell’esperienza
delle persone che a vario titolo sono state interpellate e coinvolte, vuol essere
uno strumento di sintesi dei dati censiti e un mezzo per divulgare le
conoscenze agricole ed etnobotaniche che ruotano attorno a questo ricco
bagaglio di agro-biodiversità. Infatti uno degli obiettivi è quello di incentivare
anche le popolazioni locali al recupero di queste antiche varietà frutticole,
un germoplasma da salvaguardare e da ridiffondere sul territorio casentinese.
Attualità
LUCIO MAGRI E'
ANDATO A MORIRE IN SVIZZERA CON UN SUICIDIO ASSISTITO: CHE DIRE?
Di fronte al caso
di Lucio Magri, che è andato a morire in Svizzera con un suicidio assistito,
vorremmo dire tre cose.
Innanzitutto,
questa è una tristissima vicenda umana, che suscita sentimenti di pietà. Attenzione:
pietà per un uomo che dice di non voler più vivere e che purtroppo trova persone
disposte ad aiutarlo nel suo proposito. Non certo pietà per la
"categoria", cioè per quelli che si vogliono togliere la vita e ci
riescono; perché, altrimenti, bisognerebbe "per motivi pietosi" modificare
tutti i protocolli di soccorso e di emergenza pacificamente accettatati dalla
nostra società. Bisognerebbe lasciare in pace quelli che si vogliono gettare
dal cornicione, bisognerebbe sostituire i teloni dei vigili del fuoco con un
letto di chiodi per fachiri, bisognerebbe non soccorrere e non salvare quelli
che hanno tentato di uccidersi e non sono ancora morti. Ciò che fa pena è
l'immagine di un uomo, intellettuale vivace, stanco di vivere, oppresso –
dicono alcuni – dall'insopportabile percezione del fallimento dell'ideologia
marxista; o – dicono altri - dal dolore per la morte della carissima moglie.
Chi conosce la fragilità dell'uomo sa che non c'è peccato di cui, potenzialmente,
non saremmo capaci. Compreso un delitto terribile contro la propria vita, come
il suicidio, azione con la quale, recita un paradosso di Chesterton, è come se
l'uomo volesse uccidere tutti gli uomini.
Seconda
osservazione: se è giusto provare pietà per le persone, non è affatto giusto
provare pietà per le ideologie false e bugiarde. Magri è stato uno dei
fondatori del Manifesto, e un colto rappresentante del pensiero marxista. E qui
dobbiamo constatare che il comunismo, insieme a tutte le altre letture
ideologiche del reale, scava nell'uomo un vuoto che diventa con il passare
degli anni insopportabilmente pesante. Scenario ancor più aggravato dalla
sconfitta clamorosa che la storia ha decretato per il socialismo realizzato. Si
ha un bel dire, facendo gli spacconi, che Dio non serve. Può funzionare finchè
la sorte ti sorride, ma arriva un giorno in cui le cose ti si rivoltano contro,
e allora le pagine di Marx, o di Gramsci, o di Sartre, non riescono a dare
conforto. E diventano, anzi, pistole armate nella tua mano. Dobbiamo dircelo e
dobbiamo dirlo ai giovani: ci sono cattivi maestri e cattive dottrine, mentre
la vita pretende una verità più grande, che
Terza, ma non
ultima considerazione: la vicenda del povero Magri è un perfetto caso di
scuola, che spiega che cosa intendiamo quando stiamo parlando di eutanasia. Il
cosiddetto suicidio assistito, infatti, ha molto più a che fare con la
fattispecie dell'eutanasia che con quella del suicidio: il suicida è uno che si
ammazza con le sue mani; nel suicidio assistito ci sono altri che mettono la
vittima in condizione di morire, e che quindi cooperano in modo decisivo a un
atto che, forse, il poveretto non avrebbe la forza di compiere. Ma c'è
dell'altro: Lucio Magri non aveva, almeno secondo le notizie diffuse, una
malattia mortale, o una patologia degenerativa che ne divorasse il corpo.
Accusava invece un grave stato depressivo che lo ha spinto ad andare in
Svizzera per ottenere la morte.
Ora, da anni
vogliono farci credere che l'eutanasia è una faccenda che riguarda solo i malati
terminali oppure le persone con una sindrome progressiva inesorabile. Ma si tratta di una truffa logica e
concettuale: la vera posta in gioco è il potere di ciascuno sulla propria vita.
Le motivazioni che spingono una persona a dichiarare che vuole la morte sono le
più disparate: vanno dal dolore fisico assoluto al disgusto per la vita che
pure è priva di malattie del corpo. Se lo stato definisce che in alcuni casi si
può ottenere la morte per mano di terzi, a quel punto stabilisce a quale
altezza si deve collocare l'assicella delle vite senza qualità. E anche se in
prima istanza respinge al mittente una richiesta come quella di Lucio Magri,
con il tempo lo stato è costretto a rivedere il criterio e ad ammettere che, in
fondo, se uno non vuole vivere è affar suo. Magri è purtroppo il simbolo di una
tragedia più grande, che percorre la nostra società, la quale assomiglia sempre
di più a una vera e propria civiltà dell'eutanasia. A un luogo, cioè, dove la
vita è essenzialmente un non senso, e dove quindi chiedere e ottenere la morte
è la cosa più normale del mondo. Ovviamente, questa "cultura" avrà un
suo effetto di "trascinamento" lungo il pendio scivoloso, e prima si
legalizzerà la morte dei malati gravi con il loro consenso (reale o presunto);
poi arriverà la morte di quelli che non l'hanno chiesta, ma poveretti quanto
soffrono; e infine arriverà la morte di quelli che sono sani come un pesce, ma
sono stufi di vivere. Il marxismo è morto, il liberalismo anche, e l'umanità
sazia e disperatissima non si sente tanto bene. Solo un Dio ci può salvare.
Cultura e fede
"Ognuno
sia una luce per chi gli sta accanto"
Il Papa ha illuminato l'albero di Natale più grande
del mondo
Premendo i pulsanti di un
tablet, dal suo appartamento in Vaticano, papa Benedetto XVI ha acceso via web
l’albero di Natale più grande del mondo a Gubbio:
Prima dell’accensione, il
Santo Padre ha espresso un “triplice, semplice augurio”. Il primo auspicio espresso
da Benedetto XVI è che “il nostro sguardo, quello della mente e del cuore, non
si fermi solamente all’orizzonte di questo nostro mondo, alle cose materiali,
ma sia un po’ come questo albero, sappia tendere verso l’alto, sappia
rivolgersi a Dio”.
Il secondo augurio
manifestato dal Papa è che il Signore “ricordi come anche noi abbiamo bisogno
di una luce che illumini il cammino della nostra vita e ci dia speranza, specialmente
in questo nostro tempo in cui sentiamo in modo particolare il peso delle difficoltà,
dei problemi, delle sofferenze, e un velo di tenebra sembra avvolgerci”.
E se c’è una luce “capace di
illuminare veramente il nostro cuore e donarci una speranza ferma, sicura”,
quella luce è “proprio il Bambino che contempliamo nel Santo Natale, in una
semplice e povera grotta, perché è il Signore che si fa vicino a ciascuno di
noi e chiede che lo accogliamo nuovamente nella nostra vita”.
L’ultimo augurio rivolto dal
Pontefice è rivolto a ognuno di noi perché “sappia portare un po’ di luce negli
ambienti in cui vive: in famiglia, al lavoro, nel quartiere, nei paesi, nelle
città”.
Ogni uomo deve essere “una
luce per chi gli sta accanto”, uscire “dall’egoismo che spesso chiude il cuore
e spinge a pensare solo a se stessi”, donando “un po’ di attenzione all’altro,
un po’ d’amore”.
E sono proprio la bontà e
l’amore, ha concluso il Santo Padre, che risiedono in “ogni piccolo gesto” ad
avere il potere di “illuminare l’oscurità della notte, anche quella più buia”.
Notizie dal Vaticano
Il
presepe di piazza San Pietro omaggia
L'opera è nel segno del ricordo del
beato Giovanni Paolo II
Il presepe di piazza San
Pietro di quest’anno è un omaggio alla Vergine Maria, nel segno del ricordo del
beato Giovanni Paolo II.
Lo stemma del pontefice polacco,
infatti, “vuol essere un omaggio al mistero centrale del cristianesimo:
Del resto la devozione mariana
di papa Wojtyla si esprime nel motto Totus Tuus che egli scelse già da cardinale.
“L’intera scenografia del
Presepe si ispira ad un genere iconografico tradizionale. Inserita nei luoghi
in cui storicamente si è svolto il sacro evento, la scena principale è definita
da elementi che riproducono le architetture ed i luoghi tipici del paesaggio
palestinese e spaccati di vita quotidiana”.
A sinistra della Natività
sono ricostruiti un tempio e alcune abitazioni, in una delle quali “la
disposizione e la scelta delle statue rimandano al lieto annuncio della nascita
a Maria da parte dell’angelo Gabriele” .
L’edificio sacro riprodotto
nella scenografia, invece, vuole ricordare l’episodio della presentazione di
Gesù a Tempio in occasione della quale Simeone profetizzò il dolore di Maria
per la morte del Figlio .
A destra della Natività è
riprodotto un fabbricato utilizzato da una famiglia: in primo piano emergono
due figure femminili, a ricordo dell’incontro di Maria con Elisabetta. La
rappresentazione è completata con i tradizionali personaggi provenienti dal
presepio allestito nel 1842 da San Vincenzo Pallotti nella Basilica di
Sant’Andrea della Valle.
L’accensione del presepe a
San Pietro, arrivato alla sua 32° rappresentazione, avverrà il 24 dicembre
all’imbrunire. Il progetto e la realizzazione del presepe e l’allestimento
dell’Alberto di Natale, come ogni anno, sono curati dai Servizi Tecnici del
Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
Gaudete,
gaudete
Christus est natus
Ex Maria virginae, gaudete!
(canzone medioevale)
Gioite,
gioite
Cristo
è nato
da
Maria vergine, gioite!
NATALE
DI GIOIA A
TUTTI
AUGURI DALLA REDAZIONE
DEL GIORNALINO