“Autorizzano di nuovo ciò che la legge 40 e gli elettori avevano proibito”


Dure critiche di Dallapiccola alla senatrice Binetti
di Marina Valensise

Tratto da Il Foglio del 21 luglio 2006

Roma. Il presidente di Scienza e vita, Bruno Dallapiccola, è deluso dal voto di ieri in Senato. Parla di “sconfitta subita in maniera anche brutale e senza rispetto per la storia d’Italia”. Dice che gli dispiace di avere perso tanto tempo per la legge sulla fecondazione assistita, e poi il referendum, “se poi bastava un colpo di spugna per cancellare tutto”. Della mozione dell'Unione presentata dal ministro Fabio Mussi e votata da 152 senatori parla come di “una trappola, tesa da navigati politici a persone forse in buona fede, forse no, che ci sono cascati come allocchi, abbandonando posizioni condivise”.

Di fatto, il più grande genetista italiano, il ricercatore all’avanguardia per i suoi studi di embriologia, pensa che il Senato approvando quella mozione abbia impegnato il governo italiano a violare la legge votata dal Parlamento e ratificata dal referendum. Se le parole hanno un senso, infatti, la nuova maggioranza di sinistra autorizza la sperimentazione sugli embrioni che l’art.13 della legge 40 espressamente vieta. “Paola Binetti non so se dorma o sia sveglia, ma nel momento in cui metti mano all’embrione congelato per vedere se è vivo, lo devi scongelare. Gliel’ho detto mille volte. E per scongelarlo devi metterlo in cultura per stabilire se è vivo o morto: a quel punto o lo impianti in un utero, o lo usi per sperimentazioni. Ma se non c’è un utero pronto ad accoglierlo, lo usi per sperimentazione”. E’ per questo, dunque, che anche Dallapiccola ha l’impressione di una presa in giro. “Allora ditelo chiaramente, anziché stare a parlare di sostegno e valorizzazione della ricerca sulle staminali adulte e embrionali. L’unica roba seria sarebbe stato accettare la formula chiara della mozione Bottiglione: siamo contro le ricerche sulle staminali derivate da embrione, perché siamo contrari alla distruzione dell'embrione. Invece si è preferito girare la frittata: finanziamo la ricerca sulle staminali adulte e cordonali, però vogliamo vedere se gli embrioni congelati sono ancora vivi … Come se gli italiani non capissero che in questo modo si autorizza la sperimentazione sugli embrioni, che è proprio quello che la legge 40 ha vietato”.

Certo, per professarsi un cattolico adulto, il presidente del Consiglio Romano Prodi e i suoi seguaci della Margherita avrebbero potuto mostrarsi più accorti. “La carne è debole”, osserva Dallapiccola. “E gli interessi di partito sono superiori al principi di coscienza. Se i cattolici adulti in Senato non hanno capito che quella mozione è una sconfitta, devono avere un ottimismo geneticamente determinato. Di fatto è una sconfitta per tutti coloro che nell’area cattolica e non solo, visto che Scienza e vita è un comitato trasversale che accoglie laici e cattolici, tenevano saldo il principio che la vita inizia al momento del concepimento”.

Quanto all’impraticabilità politica di una mozione che non si sa a cosa impegni il governo, se a cassare l’art.6 del programma quadro, e quindi a mantenere la minoranza di blocco, o se ad approvarlo, e dunque a disattendere lo stesso voto del Senato, Dallapiccola dice: “Mussi ha ribadito: ‘noi continueremo da ago della bilancia a fregare la minoranza di blocco’. Di fatto abbiamo aperto una breccia alla sperimentazione sugli embrioni crioconservati. E anche i biologi come Ignazio Marino che citano come esempio il successo delle staminali nate per partenogenesi, cioè non da embrioni, non si rendono conto che una cosa è la ricerca di base, altra cosa è finalizzarla ad attività applicative. Il successo attraverso la duplicazione del genoma materno è un fenomeno al quale guardiamo tutti con curiosità, ma avviene occasionalmente in natura e determina cellule con carattere tumorale. Ora non vorrei mettermi a fare ricerche di base su una cellula che ha un genoma patologico, scambiandolo per qualcosa che abbia una potenzialità applicativa. Da medico prima che da ricercatore, personalmente mi dispiace che si pensi di fare questo tipo di sacrificio, in ragione di una presunta capacità terapeutica, ancora tutta da dimostrare. Del resto, le evidenze recenti inducono all'ottimismo: prima che la ricerca sulle staminali embrionali dia risultati passibili di valore terapeutico, il successo della ricerca di base è già tale che renderà possibile produrre staminali adulte con potenzialità superiori a quelle embrionali”. Quanto alla comparabilità, argomento chiave del radicale Marco Cappato e di chi insiste come lui a mettere mano allembrione, “Perché non speriementarla prima sull’animale” obietta Dallapiccola. E poi, quandanche si dimostrasse che le staminali embrionali sono utili alla terapia, siamo davvero pronti, a livello di umanità, produre embrioni umani per curare malattie? Mi auguro di non vedere questo scenario raccapricciante”.




SULLE STAMINALI CONTRO IL VOLERE POPOLARE


Paolo Viana

L'assedio sembrava finito. Sul campo restava soltanto un grande cavallo di legno, ma nessuno credette a Cassandra e Troia cadde per sempre. Si respira la stessa ambiguità, dopo la battaglia delle risoluzioni sulla ricerca embrionale, combattuta ieri pomeriggio al Senato. La risoluzione della maggioranza impegna il governo Prodi a sostenere in seno al Consiglio europeo il finanziamento delle «ricerche che non implichino la distruzione di embrioni» e a valorizzare «la ricerca sulle cellule staminali adulte, comprese le cordonali». Tuttavia, essa si è fermata sulla soglia del coraggio. Quel coraggio che avrebbe richiesto un sì netto, senza subordinate ambigue e inaccettabili, cioè senza l'autorizzazione di ricerche sugli embrioni congelati. Quel coraggio dal testo approvato non traspare. E la sua assenza fa crescere l'inquietudine delle coscienze di tantissimi cittadini, cattolici ma non solo, che, forti del principio di precauzione, si fermano dinanzi al mistero dell'embrione anche quando esso è stato, senza sua colpa, violentemente congelato.
Ovvio che non si disconosce lo sforzo fatto per arrivare a una situazione accettabile, ma il risultato su cui ci si è arrestati ci appare chiaramente insoddisfacente. E moralmente non accettabile. Tra l'altro solleva un sincero quanto inquietante interrogativo sulla tenuta di quella trasversalità circa le questioni etiche che pure in passato era stata sperimentata e che all'inizio di questa legislatura veniva garantita. Forse in quest'occasione il richiamo della foresta è stato ancora molto forte. Troppo. Ed è un peccato per chi vuol guardare avanti a testa alta.
Ma torniamo alle ambiguità. Quella, ad esempio, contenuta nel secondo comma della risoluzione di centrosinistra. Incoraggia l'Europa a fare quello che è vietato in Italia dalla legge 40, ovvero a utilizzare per la ricerca gli embrioni crioconservati, in cui tanti di noi vedono pulsare la vita e che invece verrebbero distrutti per estrarre le cellule staminali . L'ha spiegato, senza pudore né imbarazzo, lo stesso ministro della Ricerca, Fabio Mussi, autore di quello strappo europeo (il ritiro dell'adesione italiana alla minoranza di blocco contro la ricerca sugli embrioni) che ieri non è stato ricucito. Anzi, ha ottenuto per un pelo il viatico del Senato ma l'ampia benedizione del vicepremier Massimo D'Alema, il quale intervenendo alla Camera ha difeso l'operato del compagno di partito e le sue scelte «lungimiranti» a difesa degli interessi del Paese.
Mussi poi ha fatto anche di più. Ha svelato sino in fondo il suo progetto: un'aperta contestazione della volontà popolare espressa attraverso il referendum sulla legge 40. Il ministro ha tirato fuori dal cilindro un'espressione inglese: «cut-off date». In sostanza l'indicazione di un termine convenzionale entro il quale un embrione crioconservato viene considerato non più impiantabile e potrebbe quindi, a suo avviso (non di scienziato), essere utilizzato come "materia prima" nei laboratori di ricerca. E su questa proposta il ministro intende impegnare il governo italiano e il Consiglio europeo.
Il vicepremier D'Alema, dal canto suo, rendendo ancor più indigesto lo spettacolo politico, ha derubricato la fuga del governo italiano dalla "minoranza di blocco" come un gesto di galateo istituzionale e di calcolo politico, nel senso che l'Italia non può impedire agli altri Paesi europei le ricerche sugli embrioni e comunque, se insistesse nel tentativo di applicare anche a livello comunitario la propria normativa nazionale, potrebbe incorrere in «ritorsioni» e mettere a repentaglio i finanziamenti destinati a progetti più «interessanti» per il nostro Paese. Insomma, per la Farnesina la realpolitik e la logica stringente degli interessi valgono più di un'espressa volontà popolare. Ma soprattutto contano di più della somma dei valori e della scommessa di futuro serbata gelosamente nel cuore degli italiani: nell'embrione c'è la scintilla della vita.



STAMINALI: OSS.ROMANO, NON ACCETTABILE SOLUZIONE TROVATA ANCHE IN POLITICA SERVONO ESEMPI DI FEDE E GESTI CONCRETI


(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 21 lug - ''Sulla difesa della vita non ci possono essere compromessi. Non ha alcun senso dunque qualsiasi trattativa politica che abbia ad oggetto la ricerca sulle cellule staminali embrionali''. L'Osservatore Romano in un articolo commenta cosi' le ultime vicende legate alle iniziative parlamentari in materia di ricerca sulle staminali. Nessun riferimento esplicito alla posizione assunta dalla senatrice Paola Binetti, cosi' come dagli altri senatori cattolici dell'Unione che hanno dato il via ad un ''compromesso'' ritenuto dalle autorita' ecclesiastiche non in linea con il Magistero, ma il quotidiano della Santa Sede sembra proprio rivolgersi a loro in un passo dell'articolo: ''non e' accettabile la soluzione trovata nei giorni scorsi in Senato sulla mozione presentata dalla maggioranza. La convergenza - si legge - su presunti compromessi che dovrebbero rendere accettabili principi che non lo sono tradisce un ossequioso omaggio alle ragioni della politica, in sfregio alla coerenza e al rispetto del magistero della Chiesa''. Per il Vaticano e' chiaro che ci sarebbe, invece, bisogno ''di recuperare la fierezza della propria fede: non basta evidentemente proclamare la propria appartenenza ad un'area di riferimento, vantare conoscenze che possano giustificare la richiesta di voti. Servono, anche in politica, esempi di fede vissuta, gesti concreti, il coraggio di opporre con forza un no, un'obiezione che sgorghi dal profondo della propria coscienza. Sempre che si abbia il buon gusto di ascoltarla, la propria coscienza di cattolico''.